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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 5 Marzo 2007 ore 14,00
Paragrafo n. 15

Comunicazioni dell'Assessore Tessore su "Saluto al Consiglio Comunale"
Interventi

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Questa sera i lavori del Consiglio Comunale iniziano con le comunicazioni dell'Assessore Tessore. Queste comunicazioni, richieste alla Presidenza ed accolte dalla Conferenza dei Capigruppo, avrebbero dovuto essere svolte la scorsa seduta, ma per diverse ragioni si è ritenuto opportuno rinviarle a questa sera.
La parola all'Assessore Tessore.

TESSORE Elda (Assessore)
Grazie Presidente, grazie signor Sindaco di essere qui e grazie a tutti i Consiglieri e agli Assessori presenti in Aula in questo momento.
Ho chiesto di fare queste comunicazioni, perché domani, 6 marzo, finirà la mia attività di Assessore al Comune di Torino; attività che mi ha vista partecipare fin dal primo istante alla Giunta Chiamparino e nella quale ho cercato di profondere tutte le mie energie e la mia passione.
Volevo fare questo saluto al Consiglio Comunale, perché, anche se i Consiglieri spesso si lamentano che gli Assessori non tengono abbastanza in considerazione il Consiglio, credo che ci sia sempre stato e continui ad esserci, almeno nel mio caso, uno scambio forte fra Consiglio Comunale, nelle diverse Commissioni e nella sua completezza, ed i settori di mia competenza. C'è stato uno scambio forte fatto di dialettica politica di consensi e dissensi, ma ho sempre trovato - e questo lo dico in particolare per la minoranza - un dissenso motivato ed anche una volontà a partecipare ad atti, quali quelli regolamentari, per migliorarli insieme. Il dissenso politico è il sale della democrazia (guai se vivessimo nell'unanimismo!), ma spesso c'è stato un assenso costruttivo al lavoro da me svolto in tutti questi anni con il Consiglio Comunale precedente e con quello attuale.
Vorrei fare un ringraziamento non formale ai Capigruppo, che più di tutti si fanno carico delle diverse questioni; un ringraziamento non formale, perché quest'Aula (precisamente il secondo banco a sinistra) è stata per me una delle grandi palestre politiche di questi miei 40 anni di attività politica: 17 anni di questi 40 li ho passati in questo edificio. Infatti, ricordo che una delle condizioni che posi al Sindaco per fare l'Assessore era di avere l'ufficio a Palazzo Civico, perché ero sempre stata qui, o sui banchi del Partito Socialista Italiano o tra i banchi degli Assessori, nelle mie diverse funzioni e nelle diverse epoche.
Sono state date diverse motivazioni alle mie dimissioni e credo valga la pena ricordare all'Aula come sia nata questa mia decisione e come si sia sviluppata. Avevo già annunciato al Sindaco Chiamparino e alla cittadinanza, attraverso i giornali, che non sarei rimasta all'Assessorato per più di due anni e mezzo, perché coincide con il fatto che fra due anni compirò 60 anni, che è già un'età pensionabile, ma non solo per questo. Credo e ho sempre creduto - tanti anni fa, per me fu così - che la palestra del Consiglio Comunale e quella di Assessore, debba vedere un ricambio, che non sia un fatto ideologico, perché ci vuole saggezza ed esperienza - io di saggezza forse non ne ho tanta, ma di esperienza sì - di chi ha vissuto per tanti anni la macchina politica-amministrativa, ma ci vogliono anche le nuove energie, i nuovi linguaggi, perché mai, come dal 1980 in poi, la nostra società è cambiata ed è importante che a governare la Città ci siano persone che riconoscano questo cambiamento e che siano in grado di colloquiare con i nuovi linguaggi, che non sono soltanto Internet o i telefonini, ma sono emerse proprio nuove culture, che sono quelle dei giovani che saranno la forza del nostro futuro. Pensavo, quindi, che, prima di diventare una cera del museo delle cere di Palazzo Civico, fosse opportuno che, dopo 17 anni (sarebbero diventati quasi 20), lasciassi il mio posto.
Dall'altra parte la mia decisione è dovuta anche a ragioni di tipo personale, perché ho avuto la fortuna (ritengo che questa sia una fortuna) di nascere nell'immediato dopoguerra in una famiglia molto disagiata e di cominciare a lavorare molto giovane; ho fatto un po' tutti i lavori, dalla cameriera nei bar, alla parrucchiera, all'impiegata; mentre lavoravo, studiavo ed è stata un'esperienza molto importante anche se molto faticosa. Nel complesso, sono circa 45 anni che ininterrottamente, nelle diverse realtà, lavoro e adesso ho il piacere di cercare di portare a compimento la mia vita dedicandomi di più alla mia famiglia, a me stessa e alle mie grandi passioni. Naturalmente questo mestiere non lo permette, perché è un mestiere che si deve fare a tempo pieno, anzi, strapieno ed è un mestiere che per essere fatto bene, secondo me, deve essere fatto con grande passione e con un grande amore per la politica.
Questo nostro mestiere, amici e compagni, è un mestiere molto particolare, perché è il più precario che esista: dobbiamo essere pronti in qualsiasi momento a lasciare i nostri incarichi, o perché ciò che facciamo non viene giudicato in modo positivo, o perché il responso degli elettori dà una lettura diversa in sede elettorale, proponendo personaggi diversi. È un mestiere che dobbiamo affrontare sempre sapendo che il giorno dopo potremmo non essere più né Assessori, né Consiglieri Comunali, ma è altrettanto vero che sia un vero mestiere e debba essere fatto con una grande professionalità; non è una professione, ma ha bisogno di grande professionalità (che è variabile, perché crescendo ci si impegna su diversi campi), richiede molto tempo e richiede aver voglia di studiare ancora, perché per fare l'Assessore bisogna studiare le leggi, le realtà e il territorio di cui ci occupiamo. Quindi, è un mestiere non solo a tempo pieno come orario, ma anche come impegno mentale, perché io non credo e non ho mai creduto, anche se ci possono essere casi eccezionali, che si possa fare questo mestiere pensando ad altro o facendo altro. Per me questo impegno era diventato veramente difficile e stancante.
Le ragioni, quindi, delle mie dimissioni sono di tipo politico, ma anche di tipo personale. Ho accelerato questa mia decisione, parlandone molto con il Sindaco, perché ho nuovamente avuto (così come mi era successo all'arrivo da Salt Lake City con la bandiera olimpica) un periodo di difficoltà di salute, di tipo emotivo e, sulla base di questo, anche i medici mi hanno consigliato di rallentare i miei ritmi. Queste sono le uniche e vere motivazioni che mi hanno spinto a dimettermi, perché la passione politica non manca e quella rimarrà per tutta la vita.
Domani è un giorno importante perché festeggio 36 anni di matrimonio, senza separazioni e senza che mio marito mi abbia lasciata. Quarant'anni fa, sempre nel mese di marzo, cominciavo l'attività politica: prima nel Movimento Femminista, poi nel Partito Radicale (che allora non era un partito) e, infine, nel Partito Socialista, che continua ad essere il mio partito.
Continuo ad essere una riformista liberal socialista e questa passione rimarrà per tutta la vita, perché non è a comando, però il tempo da dedicare a me è più importante.
Voglio dire esplicitamente che, come è stato pubblicato dai giornali e come circola in qualche corridoio, non mi sono dimessa per ragioni giudiziarie. Chi fa l'amministratore deve sapere, innanzitutto, che nella sua vita può incontrare (e quasi sempre accade) problemi per presunti reati o può anche soltanto essere oggetto di indagini che vanno a verificare, giustamente, il suo lavoro.
In questi problemi sono incappata tre volte, questa è la terza.
La prima volta, con il compianto Carpanini e altri, fummo incriminati di corruzione continuata (non so se mi spiego) e interrogati dagli allora grandi accusatori Sorbello e Caminiti. Fummo, poi, assolti in istruttoria, perché la Magistratura torinese è una buonissima Magistratura che sa far bene il proprio lavoro e non ha problemi di tipo ideologico su cui basare le proprie scelte.
La seconda volta, quando mi fu affidato il compito di risanare il Teatro Regio, che, all'epoca, aveva 12 miliardi di deficit, e mi vidi costretta (dopo uno studio, fatto fare apposta su come contenere i costi) a non rinnovare più i contratti (a termine, peraltro) del corpo di ballo dello stesso Teatro. Oggi, infatti, per fortuna, il Teatro Regio non ha più un corpo di ballo. Alcuni ballerini mi fecero causa: fui assolta in primo grado; fecero ricorso e fui assolta in secondo grado.
Questa volta c'è stata una indagine della Magistratura torinese sulla Medals Plaza, credo, uno dei simboli più importanti di queste Olimpiadi di cui, naturalmente, sono molto orgogliosa e la cui realizzazione è avvenuta con tempistiche assolutamente non comunali, ma (come ho detto, rispondendo ad una interpellanza), seguendo tutte le regole dell'Amministrazione pubblica. Tutte le gare sono state pubbliche, nazionali o internazionali, a seconda del valore. La Magistratura ha pensato (o a quest'ultima è stato suggerito) di verificare a fondo questo tema, quindi vi è stata un'inchiesta durata sei mesi.
Avevo già avuto modo di dire, rispondendo ad una interpellanza (e allora era una speranza), che i due sostituti procuratori, Toso e Parodi, che avevano seguito l'indagine, ne avevano richiesto l'archiviazione, firmata anche dal loro capo, Saluzzo. Non ho mai parlato più di tanto di questo, perché, anche in questi casi, si tratta di normale attività di noi politici. Voglio, quindi, smentire le notizie circolate, perché, anzi, con mia grande felicità e soddisfazione, da un esame attentissimo sui documenti, con periti, eccetera, non è stato rilevato alcun reato di concussione o corruzione (ma questo non era neanche da dire, nel senso che, per quanto mi riguarda, non esistono cose come queste). È stato, invece, appurato (e ci sono 40 pagine di relazione) che tutto è stato svolto secondo le regole amministrative e le modalità corrette che un ente pubblico deve praticare anche nei casi di massima urgenza, come in questo.
Le motivazioni, quindi, delle mie dimissioni non dipendono da questo, ma da quanto vi ho detto.
Nella vita, a un certo punto, si deve scegliere e credo che lo stupore che ho visto in tante persone (e ringrazio tutta la città del grande omaggio che mi ha fatto, mandando telegrammi, fiori e quant'altro) per le dimissioni di un politico sia veramente pazzesco e questo fa pensare!
Nella mia vita, mi sono dimessa tre volte: quando non ero d'accordo sullo Stadio delle Alpi (ed ero l'Assessore competente), che, invece, il mio partito sosteneva; dall'incarico al Regio (sempre da Assessore competente), dopo i due grandi successi della Bohème del Centenario e dell'Otello con i Berliner e Abbado, perché, dopo sette anni, avevo risanato il deficit del Teatro (e questo è il meno), ma avevo esaurito la mia capacità creativa e quindi la gestione sarebbe diventata di routine e non più adatta a me che, invece, ho bisogno di sfide e questa volta mi dimetto, dopo aver ricoperto (credo, abbastanza bene) le deleghe della scorsa tornata amministrativa e aver cominciato ad operare su quelle dell'attuale, per motivi del tutto personali.
Credo che bisognerebbe cominciare a pensare che le dimissioni siano anche un fatto naturale. Non è vero che i politici, quando hanno un "cadreghino" non lo lascino mai! Ho visto, anzi, molte persone della società civile, molti professori universitari (quando la politica aveva perso ogni credibilità), uscire dall'Università senza mai più rientrarvi, perché molto attaccati alla gestione del potere (in senso positivo, naturalmente) che la politica ci dà.
Non vedo, quindi, con stupore le mie dimissioni, perché nella vita ho sempre cercato di agire, avendo come scopo ultimo la valorizzazione di questa città e dei suoi cittadini e per fare questo ho combattuto anche battaglie molto dure e con una certa grinta, tanto da essere spesso considerata troppo dura, troppo poco mediatrice, come politico, ma ciascuno ha l'animo che ha!
Detto questo, voglio ringraziare tutti i Consiglieri e le Consigliere della maggioranza per l'appoggio che mi è stato dato in tutti questi anni. Certamente, non sono persona che porta rancore in quei casi singoli in cui, invece, dalla maggioranza, sono arrivati, per motivazioni per me ancora non del tutto comprensibili, strali che mi sarei aspettata soltanto dalla minoranza. Credo, però (e lo dico, visto che non ci sarò più), che la maggioranza dovrebbe essere più attenta e più solidale con la Giunta e con il Sindaco (con il Sindaco lo è certamente), perché ogni scontro interno è un favore che facciamo alle minoranze. Naturalmente, ciascuno deve poter esprimere la propria opinione in tutte le sedi, ma si possono però raccogliere i suggerimenti della maggioranza anche in sedi diverse da quelle pubbliche, oltre che nelle Commissioni, eccetera.
Se posso fare un appello, visto che non è vero che questi cinque anni saranno più facili dei cinque precedenti (per mille ragioni che conoscete e che non sto a dire), credo che una maggioranza solida non soltanto numericamente, ma anche politicamente sarebbe un bel traguardo per arrivare al 2011.
Un grazie anche a tutti i funzionari, al Segretario Generale, alla Dottoressa Piccolini e a tutti coloro i quali hanno seguito il Consiglio Comunale in questi anni.
Un grazie ai Vigili del nostro Palazzo che ci hanno sempre protetti, anche nei momenti più difficili, e all'Ufficio Stampa del Comune di Torino che mi è stato sempre molto vicino e mi ha aiutata a rendere pubblico quanto (spero di buono) abbiamo fatto.
Da domani sera tornerò ad essere una cittadina qualunque e, magari, da cittadina qualunque, verrò a trovarvi qualche volta per protestare per qualcosa!
Grazie mille.

COPPOLA Michele (Vicepresidente)
Inizio questa breve replica, alla quale sono stato delegato dalla Conferenza dei Capigruppo, dicendole che l'assenza del Presidente Castronovo, come lei sa, è un'assenza non dovuta ad altri impegni di lavoro o ad una sua non volontà di essere qui a salutarla, ma al periodo di convalescenza a cui è costretto.
Quindi, a nome mio, a nome del Presidente Castronovo, a nome della Conferenza dei Capigruppo, dell'intero Consiglio Comunale e, sicuramente, anche raccogliendo nella mia voce i pensieri e le parole del Sindaco, la ringraziamo per aver voluto incontrare il Consiglio Comunale e di salutarlo questa sera in maniera ufficiale.
La Conferenza dei Capigruppo ha chiesto all'Ufficio di Presidenza di prendere la parola, prova che non si voleva dare seguito ad un dibattito che evidenziasse maggiormente le ragioni che hanno unito, o magari evidenziasse maggiormente le ragioni che in taluni casi unito non hanno, ma che si voleva scegliere una voce unica che si esprimesse in maniera congiunta. Ricordando, come ha fatto lei stessa, che il percorso durato più di 5 anni - per quanto riguarda la scorsa tornata amministrativa e lo scorcio di questa iniziale - è stato un percorso intenso, con uno scambio forte. Talvolta, con il dibattito acceso, sempre motivato, talune volte di accondiscendenza.
Ci tengo a dire, anche a livello personale, che la vita è davvero creativa, è più creativa di un pubblicitario, perché - magari non lo ricorda - nel 2003, quando sono stato eletto Vicepresidente per la prima volta, c'era lei a rappresentare la Giunta e prese la parola per fare l'"in bocca al lupo" di buon lavoro al neocostituito Ufficio di Presidenza. Questa sera, le circostanze portano me, a nome di tutto il Consiglio Comunale, a salutarla e a ringraziarla per il lavoro svolto. Non sono chiamato ad entrare nel merito del suo intervento, non sarebbe corretto se io lo facessi. Questa sera, avrei preferito essere seduto tra i banchi dell'opposizione ed esprimere un apprezzamento esclusivamente personale. Però, come le dicevo, questa sera non sono chiamato a fare questo.
Ci tengo a dirle che mi ha colpito sentirla ricordare quanto sia importante scegliere ragazzi nuovi, che parlino un linguaggio diverso. Sono tornato da poche ore da New York, che è una città che affascina, una città che piace, dove si parlano linguaggi nuovi, linguaggi molto veloci, per cui devo dire che quel riferimento mi ha colpito in modo particolare. Certo, lei compie 60 anni, ma ci sono persone che anche a 100 anni sono ancora giovani e lei, sicuramente, è una di queste. Buon lavoro.
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