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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 3 Giugno 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 2
INTERPELLANZA 2013-02226
"ORA I CITTADINI RIPAGANO AL COMUNE L'ASSISTENZA DOMICILIARE?" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BERTOLA ED APPENDINO IN DATA 16 MAGGIO 2013.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Iniziamo l'adunanza del Consiglio Comunale discutendo l'interpellanza n. mecc.
201302226/002, presentata in data 16 maggio 2013, avente per oggetto:

"Ora i cittadini ripagano al Comune l'assistenza domiciliare?"

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Tisi.

TISI Elide (Assessore)
Nel merito di questa interpellanza, questa vicenda era seguita non soltanto dal
Servizio di Circoscrizione, che in questi casi è il riferimento del cittadino, ma anche
dai Servizi centrali, in quanto era stato segnalato questo errore commesso in sede di
definizione dei patrimoni immobiliari, in base ai quali la signora dovrà, sulla base di
un piano di rateizzazione, rimborsare questa cifra che gli era stata indebitamente
riconosciuta.
Intanto, rispetto alle richieste fatte dai Consiglieri, i casi analoghi a questi, noti in
Città, risultano essere due: uno è questo e un altro riguarda un caso di un'entità
economica molto più contenuta, che ha una caratteristica simile, dovuta a un errore
materiale dell'operatore che ha fatto i conteggi.
In casi come questo, però, voglio precisare che, a differenza di quando c'è una errata
indicazione da parte del cittadino, in cui vengono applicati effettivamente gli
interessi di mora, laddove invece l'errore sia da attribuirsi al Servizio non vengono
calcolati gli interessi di mora; questa è anche l'indicazione che viene data dai Servizi
Sociali per casi di questo genere.
La rateizzazione di 24 mesi è il massimo previsto, che corrisponderebbe a poco più
di 60,00 Euro mensili a carico del cittadino.
L'opportunità di chiedere la restituzione, pur creando delle condizioni di possibilità
da parte del cittadino, credo che sia assolutamente da mantenere, anche perché
corrisponde a dei principi di equità tra cittadini che, diversamente, verrebbero a
mancare.
La signora, in realtà, fruiva di questo contributo per sostenere delle cure familiari. Ha
continuato comunque a fruire di parte dell'intervento, mantenendo l'importo, seppure
ridotto rispetto a quello precedente. Le è stata anche proposta la possibilità, oltre che
di rateizzare, di richiedere un prestito, così come previsto nella deliberazione di
giugno, che però la signora non ha ritenuto di accogliere.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Ringrazio l'Assessore per la risposta. Sono contento di sentire che i casi del genere
sono soltanto due. Noi abbiamo ricevuto la segnalazione di questa situazione e
chiaramente ci è venuto il dubbio se si trattasse di un errore specifico del caso in
questione, o se fosse stato un errore più generico, magari dovuto alle procedure
informatiche, e quindi fosse più ampio.
Per fortuna sono soltanto due casi in tutta la città e questa è una buona notizia. Però,
resta la situazione che francamente trovo un po' imbarazzante per la Città, nel senso
che stiamo parlando di un piano di assistenza a una persona anziana non
autosufficiente, che, per quanto possieda un alloggio che supera il valore di
50.000,00 Euro, che comunque non è certo una reggia, sicuramente non è una
persona che vive in condizioni di lusso, anzi è una persona che nonostante stia
probabilmente un po' meglio di quelli che non hanno un appartamento che vale
50.000,00 Euro, però sicuramente fa fatica ad arrivare a fine mese.
Per cui, un conto è se il cittadino mente su una dichiarazione, omette di fare un atto
di sua competenza, eccetera, fruendo indebitamente della prestazione per un tempo
non dovuto; però, in questo caso si tratta semplicemente di una persona a cui il
contributo è stata revocato a febbraio anziché a novembre. Quindi, ha fruito per
quattro mesi in più di questa assistenza, di cui ha usufruito negli anni precedenti,
essenzialmente per sopravvivere, date le sue condizioni.
Onestamente è un po' difficile dire a un cittadino - che non ha commesso nessun
errore, ma che semplicemente non ha saputo che gli sarebbe stato revocato il
contributo, perché chi doveva revocarlo si è sbagliato e non gliel'ha revocato - che ha
fruito di questa assistenza per quasi 2.000,00 Euro e adesso deve restituire la somma.
È vero che ci sono i principi di equo trattamento, per cui capisco anche il desiderio di
evitare che questo possa diventare un modo per fornire prestazioni indebite, anche
perché non possiamo essere sicuri dell'efficienza del meccanismo e inoltre
potrebbero esserci dei potenziali arbitri. Però, nel momento in cui il cittadino non è
colpevole, onestamente andargli a chiedere 2.000,00 Euro a me sembra... Spero che
ci sia un principio di equità anche verso il cittadino in questione, che non ha nessuna
colpa per quello che è successo.
Non so come questo possa essere affrontato dal punto di vista normativo, però
francamente credo che forse siano altri i casi in cui l'Amministrazione deve
recuperare gli arretrati non pagati. In questo caso mi è sembrato un trattamento
veramente un pochino rigido. Tanto più che se i casi sono solo due, mi sembra che
l'ammontare della cifra non sia tale da modificare il Bilancio della Città per il
prossimo anno.
Dopodiché, non è neanche il ruolo della politica intercedere per singoli casi, infatti
sono anche un po' imbarazzato a parlare di un caso specifico; però credo che se
l'errore viene commesso dalla Città, debba essere la Città farsi carico del costo
dell'errore, non il cittadino.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
L'interpellanza è discussa.

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