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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 201301351/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 5 aprile 2013, avente per oggetto: "Rendiconto del Comune per l'esercizio 2012. Approvazione" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico che in data 19/04/2013 la competente Commissione ha rimesso il provvedimento in Aula. Il dibattito è già avvenuto. Si tratta solo di intervenire in fase di replica da parte dell'Assessore per le risposte alle questioni poste e poi vi saranno le dichiarazioni di voto, dopo la votazione degli emendamenti e prima della votazione finale. La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) La discussione la settimana scorsa si è interrotta dopo la replica del Sindaco, con alcune questioni ancora aperte che succintamente volevo riprendere. Nella discussione del Rendiconto, ovviamente, si sono toccati alcuni temi legati alla relazione che ogni anno, ritualmente, ma anche nel merito, viene portata all'Aula e poi osservazioni di altro genere che intervenivano su alcune questioni legate ad aspetti tecnici, ma anche a questioni politiche. Ne citerò alcune che richiedevano replica o perlomeno attenzione da parte della Giunta. A vario titolo, con la minoranza, si è discusso (ricordo gli interventi dei Consiglieri Marrone, Tronzano, Greco Lucchina e Carbonero) in particolare, sul tema del preteso riferimento della Giunta a normative nazionali, quasi si volesse giustificare, in qualche modo, una terzietà su alcune scelte o un obbligo di attuazione di alcune scelte. Anche se questo è quello che ho scritto, ho riferito nella relazione, questo non deve mai essere inteso come elemento di deresponsabilizzazione sulle scelte, in quanto - come ho anche riferito - rispondiamo di ciò che è l'attribuzione delle risorse e di come sono spese. Il Rendiconto effettivamente cos'è, se non - come dice la parola stessa - la certificazione di come si è speso il conto, ossia di come sono attribuite le risorse? Certo è, e lo dimostrano (lo dico perché è di schiacciante attualità in questo momento), che ci sono alcuni parametri di incidenza di interventi di scelte terze che non sono eludibili sull'influenza che hanno sui conti della Città. In queste ore, lo dico perché è argomento delicatissimo e anche molto atteso, insediandosi un nuovo Governo, quest'ultimo ha riferito sul tema dell'IMU, aprendo su quest'ultima una discussione. Se oggi mi si chiedesse qual è la portata di questo tipo di pronunciamento rispetto alla tenuta dei conti, sarebbe un bel punto interrogativo. Certo è che gli elementi introdotti dalla discussione e anche dalle mozioni che il Consiglio Comunale, l'anno scorso, portò sulla prima casa, sulle aree fabbricabili, sugli immobili sfitti, eccetera, riferiti all'IMU, probabilmente saranno da individuarsi dentro una discussione nuova sull'IMU o sulla nuova IMU o su una ex IMU, non so quale sarà la soluzione definitiva che, però, certamente ha un impatto evidente sui conti della Città. Questa discussione sarà prontamente riportata all'Aula (non tanto su quanto successo, ma sulla fotografia della fase attuale), appena avremo elementi che possano mettere a confronto ciò che è successo nel 2012, il Rendiconto, e ciò che è prevedibile che succeda nel 2013. La settimana scorsa, insieme alla deliberazione, abbiamo approvato una deliberazione sull'IMU, che riferiva dell'IMU modificata; forse, in questo momento, quella deliberazione è già vecchia e, evidentemente, ne affronteremo insieme la discussione. Poi, si è parlato di questioni che riguardavano alcuni cavalli di battaglia (li definirei così non nel senso ironico del termine, ma perché sono questioni spinose e aperte da tanti anni): residui attivi, derivati ed indebitamento, cioè 3 macrocategorie che penso che siano state particolarmente considerate come aree delicate nel Bilancio della Città non solo nei conti 2012, ma anche nelle osservazioni fatte dagli organismi interni ed esterni di controllo. Penso però - e per questo rimando alla relazione in allora operata - che mai come nel documento che corroborava la deliberazione del Consiglio Comunale riferita al riscontro alla Corte dei Conti del gennaio 2013 si sia analiticamente prospettato qual è l'andamento di questi 3 macroinsiemi, che sono problematici per ragioni diverse. I derivati hanno un'aleatorietà, per quanto ormai stipulati quasi oltre 10 anni fa; il debito ha un andamento di contenimento, per quanto, ovviamente, la massa di indebitamento non possa che rientrare progressivamente; i residui attivi sono oggetto di attenzioni, per cui gli avanzi di Bilancio sono destinati non alla maggiore spesa, ma proprio all'accantonamento per risorse derivanti da fondi svalutazione. Questo Bilancio ha certificato queste 3 linee guida, perché, di fatto, si esce con un numero enormemente più basso di residui attivi, segno di una grande attenzione, dovuta anche alla collaborazione del Collegio dei Revisori, che peraltro ringrazio nuovamente. Sul debito si è fatto un lavoro che, naturalmente, serve al contenimento, ma anche a dimostrare che si può regimentare quel debito dentro politiche di rientro che non abbiano un impatto immediato sulla spesa, ma che naturalmente tendano a guardare nel medio periodo (da qui a 4 o 5 anni) con enormi risultati di rientro, perché ribadisco che la curva del rientro è molto ripida, in particolare nei prossimi 4 o 5 anni. Il tema dei derivati, come sapete bene, è delicato. Questa Amministrazione e la precedente hanno trovato questi provvedimenti già inseriti dentro i contratti di mutuo, ma bisogna dirsi una cosa - e qui vorrei fare una considerazione veramente politica -: la fase dei derivati, cioè di rimodulazione del debito, così come quella in cui si applicavano i plusvalori da alienazioni o gli oneri di urbanizzazione al Bilancio di parte corrente, è stata - ed è necessario che la politica lo capisca in modo costruttivo - una fase in cui in allora le politiche non contenitive della spesa, ma di tentativo di mantenere la spesa invariata sul piano delle prestazioni erogate al Welfare, trovavano una risposta alle minori risorse generate dalla fiscalità con strumenti diversi; oggi potremmo dire sbagliati, perché, obiettivamente, sono stati strumenti che, in alcuni casi, hanno creato una bolla finanziaria non supportata da dati economici. Ci sono voluti 10 anni - penso che vada detto chiaramente - perché il sistema pubblico locale e nazionale capisse e non è un problema se li abbia fatti Tremonti o Visco o Padoa Schioppa o chi per essi, ma è un tema macroeconomico (quindi, non addebito a nessuno la responsabilità politica) ed è necessario fotografare un periodo in cui si pensava che la spesa pubblica poteva essere sostenuta, in una fase fordista, dalla fiscalità e dal debito e, in una fase post-fordista (come gli anni Novanta e Duemila), da un surrogato della spesa pubblica, alimentato da fenomeni di natura finanziaria. Questa fotografia - che, di fatto, è poi alla base, laddove spinta troppo, della crisi del subprime americano - ha creato lo stesso fenomeno in Italia, cioè lo svuotamento della bolla finanziaria di quel tipo di politica economico e finanziaria, con conseguente accelerazione della crisi, non solo per gli anni che viviamo, ma anche per recuperare gli anni passati in cui la bolla finanziaria aveva alimentato la spesa pubblica. Oggi c'è questa stretta enorme sulla finanza locale perché sommiamo gli effetti di una politica nazionale e locale non corretta, secondo i canoni attuali, degli ultimi 10 anni (direi 1999, 1998, 2006, che sono gli anni in cui la Finanziaria 2001 prevedeva i derivati negli Enti Locali) fino ad oggi. È chiaro che la portata della responsabilità di chi amministra oggi non è soltanto quella di fare a meno di quelle risorse, ma è anche quella di fare, tra virgolette, "a meno" degli effetti indiretti che quelle risorse hanno portato nei bilanci, consolidando spesa accumulata, che però, di fatto, ereditiamo e consolidiamo. Quindi, fare i conti oggi con quelle realtà, con quel debito e con quei derivati, dovendo però trovare reali risposte economiche alla spesa, questa non è una semplificazione del modello economico che abbiamo davanti. Mi premeva fare un ragionamento trasparente, perché altrimenti sembra che si sia stati matti a farli, oppure semplicemente a sottovalutarne il rischio. No, penso che ci sia stata una lettura di politica economica non corretta in quegli anni, che pensava di traghettare la spesa del welfare post-fordista con strumenti di finanza; questo è il punto. Si tratta di un errore storico che stiamo pagando tutti, ma che, probabilmente, in quel momento storico (13 o 15 anni fa) veniva vissuto come il migliore elemento di ammortizzatore sociale. Oggi abbiamo cambiato universalmente opinione, penso che questa Amministrazione ne sia la prova e la precedente ha provato a fare, per quanto possibile, del suo meglio per evitare di ripetere quegli errori; questa, però, è sostanzialmente la fotografia. In questo contesto, questo Rendiconto dà quel segnale. Lo può fare, però, in un momento in cui la situazione è così complicata, senza mettere a carico del Bilancio, della fiscalità, o della spesa alcune scelte anche difficili? No, purtroppo non lo può fare. Sarebbe più facile fare questa scelta di disintossicazione della finanza sugli Enti Locali e sullo Stato se avessimo una fase di crescita economica, perché avremmo gettiti fiscali che correggerebbero quell'andamento; invece questa difficoltà viene dal fatto che quegli anni non hanno controvertito la crisi, l'hanno solo anticipata e oggi si manifesta in tutti i suoi effetti. Affrontare oggi la crisi senza degli strumenti finanziari, senza fiscalità e senza crescita è la grande sfida dei Governi, qualunque estrazione politica essi abbiano, che sono in Europa, in Italia, negli Enti Locali e nelle Regioni. Guardate il Governo Hollande (che è socialdemocratico) come affronta la situazione e come è contestato su alcune scelte. Potremmo fare lo stesso ragionamento guardando altri Governi liberali di altre zone d'Europa oppure analizzando come stanno affrontando la questione le Regioni ed i Comuni italiani; però la risposta non c'è e bisogna trovarla andando avanti passo a passo. Il Bilancio 2013 sarà difficile - chiudo con questo ragionamento, perché sarà così -, però oggi si apre uno scenario nuovo e, magari, da parte del Governo entrante verranno cambiati gli indirizzi economici anche sugli Enti Locali e naturalmente ne prenderemo atto. Penso quindi che sia da sospendere in qualche modo il giudizio sul presente e sia necessario chiudere il passato (sperando ed auspicando in un voto favorevole sul Rendiconto), perché quella fase e quei conti sono stati condotti con questi criteri e, secondo me, con principi di buona responsabilità, mentre, per quanto riguarda il presente ed il futuro, dobbiamo invece attendere nuove indicazioni economiche e prospettive nuove da parte del Governo entrante, che naturalmente recepiremo e spero che condivideremo con la Commissione - che su questo tema si è sempre dimostrata attenta -, fronteggiando e discutendo trasparentemente anche quello che ci arriverà durante l'anno. Vi è certamente l'auspicio che si abbia contezza del fatto che questa congiuntura generale farà i conti con politiche di welfare e di crisi economica ancora molto forti, pertanto i nostri Bilanci dovranno recepire tra gli indirizzi politici che a noi competono anche i bisogni nuovi ed emergenti o i vecchi, a seconda della loro maturazione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'analisi degli emendamenti. L'emendamento n. 1, presentato dall'Assessore Passoni, recita: FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 1: Presenti 23, favorevoli 23. L'emendamento n. 1 è approvato. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) L'emendamento n. 2, presentato dall'Assessore Passoni, recita: FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Non essendoci richieste di intervento, pongo in votazione l'emendamento n. 2: Presenti 23, favorevoli 23. L'emendamento n. 2 è approvato. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Vi sono dichiarazioni di voto? No. Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di deliberazione così emendata: Presenti 33, astenuti nessuno, favorevoli 23, contrari 10. La proposta di deliberazione è approvata. |