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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Sono state richieste le comunicazioni anche da parte del Consigliere Berthier ed è stato chiesto un intervento del Presidente da parte dei Consiglieri Greco Lucchina, Liardo e Marrone relativamente a quanto accaduto ieri davanti a Palazzo Chigi. Io esprimo quanto condiviso alla Conferenza dei Capigruppo, intanto stigmatizzando quanto accaduto di fronte a Palazzo Chigi ieri mattina, esprimendo solidarietà alle famiglie e ai Carabinieri feriti, di cui uno versa in gravissime condizioni, pregando anche, come Presidente dell'Aula, di abbassare i toni del dibattito (tra l'altro, questa richiesta è condivisa dall'Ufficio di Presidenza), in un momento così difficile a livello nazionale. Quindi, avendo definito in Conferenza dei Capigruppo di aprire le comunicazioni di questo argomento con l'intervento del Sindaco in merito, vi prego di abbassare i toni del dibattito anche in questa sede. La parola al Sindaco. SINDACO Intervengo per esprimere prima di tutto la solidarietà, mia personale e della Città, ai due Carabinieri che sono risultati feriti, uno dei quali - come sappiamo - molto più gravemente di quanto nelle prime ore si potesse immaginare, esprimere ovviamente l'esecrazione di tutta la nostra comunità per questo episodio drammatico di violenza, che naturalmente, se anche affonda le sue radici in una disperazione umana, non giustifica il ricorso ad una violenza, che peraltro si scarica su persone assolutamente inermi e incolpevoli di quel disagio. Più in generale, rispetto ad un dibattito che si è aperto in queste ore, io credo che abbiamo tutti il dovere di avere atteggiamenti di sobrietà, sia nei nostri comportamenti, sia nella rappresentazione che la politica dà di sé ai cittadini e nella rappresentazione che viene data quotidianamente della politica dal sistema dell'informazione. Sappiamo bene come il giudizio dell'opinione pubblica, nei confronti della politica, sia particolarmente severo e critico, e ci sono molte ragioni perché sia così. Tuttavia, la severità e la criticità del giudizio non possono portare a delle generalizzazioni che non si applicano a nessun altro comparto dell'attività della nostra società. Il fatto che a Milano si sia scoperta la clinica degli orrori, non ha portato nessuno a dire che tutti i medici erano degli irresponsabili o addirittura erano responsabili di quei misfatti. Il fatto che ci siano delle persone che nella loro professione non rispettano né le Leggi, né il codice deontologico, non porta a criminalizzare un'intera professione. È curioso che, invece, alla politica si applichi una generalizzazione che non si applica a nessun'altra categoria e a nessun'altra attività della nostra società. Se ci sono dei medici che non sono capaci di fare il loro lavoro, si richiama la loro responsabilità, non si dice che tutti i medici sono degli incapaci. Se ci sono degli architetti che non sono in grado di costruire edifici sicuri, non c'è nessuno che dice che tutti gli architetti sono degli incapaci. Ci sono dei politici che hanno dei comportamenti assolutamente censurabili e, invece, immediatamente si dice che tutti i politici sono così. È un transfer che forse bisognerebbe cominciare a mettere in discussione, perché è una generalizzazione che colpisce in modo assolutamente ingiusto i tanti che ricoprono ruoli politici istituzionali, facendolo con onestà, nel rispetto delle leggi e cercando di profondere il massimo delle competenze e della dedizione che ciascuno ha nella propria attività. Se tutti ci riconducessimo a valutazioni più sobrie, forse nel Paese non si determinerebbe un clima tale da poter poi consentire, a chi è in condizioni di esasperazione, di compiere qualsiasi atto, ma naturalmente questo richiama la responsabilità di ciascuno. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Ringrazio il Presidente e il Sindaco per queste parole, soprattutto per testimoniare anche la vicinanza dell'Istituzione del Comune di Torino a quelle famiglie e a quegli agenti dell'Arma dei Carabinieri che sono caduti sotto il fuoco di ieri a Roma, davanti a Palazzo Chigi. Mi aspetto che tutti noi ci richiamiamo alla drammaticità vissuta in questo momento da queste persone. In questo mio intervento non voglio fare il censore di nessuno, soprattutto dei miei pari, perché non è la mia funzione; al limite, se avesse voluto farlo, sarebbe toccato a chi presiede questa Istituzione, che, per sue motivazioni, ha preferito non farlo. Io mi limito solo a richiamare quella che dovrebbe essere la responsabilizzazione di chiunque accetti l'onere e l'onore di rivestire un ruolo istituzionale, perché chi ritiene di fare politica, fuori dalle Istituzioni, tutto sommato, è vincolato solo a quella responsabilizzazione che ha ogni persona da Codice Penale o da Codice Civile. Ritengo, invece, che chi si assume il mandato di porsi di fronte alla fiducia degli elettori e quindi raccoglie il consenso e va poi ad insediarsi, anche senza giuramento, ai nostri livelli amministrativi, però comunque si assume la responsabilità di sedere su questi banchi a rappresentare i cittadini, dovrebbe dimostrare un supplemento di maturità. E non tanto nell'ottica di andare, invece, a rinunciare al dissenso. Dico questo con la serenità di chi siede, con grande convinzione, in un partito di opposizione a questo Governo. Lo dico nella misura in cui, se una persona, che viene ritenuta quanto meno non patologicamente insana di mente, prende una pistola e, in modo premeditato, vada ad aprire il fuoco davanti ad un palazzo della politica, vuol dire oggettivamente che qualcosa non va. E dire che quello non è un problema, ma il problema è invece il fatto che molti desiderassero che ci fossero dei Ministri di fronte a quei proiettili, ritengo che porti ad una specie di dissociazione mentale da social network, per cui andiamo a commentare dei fatti gravissimi, incuranti del fatto che c'è un esponente delle Forze Armate che era lì a fare il suo dovere, che adesso invece lotta tra la vita e la morte, visto che la prognosi è ancora riservata. Quindi, a me sinceramente non me ne frega niente - scusate i termini - che ci fosse un esponente delle Forze dell'Ordine, un Ministro o un comune cittadino (visto che anche una donna incinta è finita comunque sulla traiettoria di questi colpi), bensì che, come politica, si arrivi a non dare alle persone disperate - perché la disperazione può cambiare quantitativamente, ma umanamente non si può negare che ci sia sempre stata - uno sbocco che sia politico al dissenso e alla disperazione, che l'indignazione per le cose che non vanno non sfoci in una proposta politica alternativa a chiunque sia in quel momento al potere, ma diventi solo un odio indiscriminato di vendetta nei confronti di tutto ciò che può essere identificato come un capro espiatorio. Ora, io mi limito soltanto a richiamare davvero tutti noi a questa opera di responsabilizzazione, non per continuare le polemiche, ma per cercare di evitare che, in futuro, persone che vertono nella medesima condizione disperata - e ce ne sono anche di peggio, e noi di fronte a questo Palazzo ne vediamo molto frequentemente - vadano poi non dico ad emulare, però quantomeno non ritengano che sia quella una strada per esprimere la propria indignazione e la propria rabbia, perché quello sarà il nostro fallimento, non il loro, non quello delle Forze dell'Ordine che devono mantenere l'ordine pubblico e di nessun altro, ma una nostra responsabilità, anche come amministratori del territorio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Capisco che mi sembra un po' surreale questo dibattito, perché l'origine è molto semplice ed è molto chiara. Io credo che non ci debba essere alcuna compiacenza nei confronti di chi usa un'arma da fuoco e spara contro altre persone. Questa è una città in cui in passato c'ara gente che gioiva perché dirigenti FIAT venivano colpiti in quanto dirigenti FIAT, e altri politici venivano colpiti in quanto politici. È vero che la metafora ormai è cambiata moltissimo da quando qualcuno minacciava di mandare i fucili nelle Valli del Piemonte o della Lombardia, chissà dove; e credo ci sia una malattia contagiosa per cui di fronte a un episodio non si distinguono le singole responsabilità, che sono sempre personali, dal fatto che ci sia una legittimazione, perché comunque va bene; cioè, dire che chi rappresenta le Istituzioni non possa permettersi di dire che un episodio di violenza è in qualche modo giustificato o dare l'impressione che lo possa essere. Per cui credo che il Consigliere Bertola abbia sbagliato. Ha rettificato, ma non ha smentito fino in fondo e credo l'abbia fatto per sottovalutazione, non perché sia convinto, ma perché si pensa che siccome tanti la pensano così, sia possibile e giusto farlo. Ieri c'è stato un derby e chissà quanta gente ha detto "avessero sparato a un gobbo"; ma è una battuta, nessuno dice che bisognerebbe farlo. Le dichiarazioni più pericolose che ho sentito in questi giorni non sono state quelle del Consigliere Bertola (e di quelli che gli hanno risposto sul blog), che ha avuto solamente il torto di dire quello che tutti dicono; ma spesso non dirlo è già un'azione politica, perché altrimenti i "dieci, cento, mille", "colpirne uno per educarne cento", è molto semplice. Tra l'altro, dai Ministri ai Consiglieri, siamo tutti politici e dubito che un disperato animato dal proposito di colpire qualcuno per dare una lezione, distingua fra me e il Consigliere Bertola. Forse (per sdrammatizzare un minimo) avendo un bersaglio grosso davanti, è più facile che colpisca lui. Chiudo dicendo che le parole di ieri più difficili da accettare sono quelle del Presidente della Camera Boldrini, perché un Presidente della Camera (che non è più il portavoce di una parte politica, per cui può dire quello che vuole e lo dice in funzione di un obiettivo), mentre va a trovare i Carabinieri feriti (peraltro la nostra solidarietà va ai Carabinieri ma anche alle altre vittime di ieri), non può dire che la crisi trasforma le vittime in carnefici, quasi legittimando che un momento di difficoltà per tutti dia una legittimazione a usare la violenza. Non si può fare e non lo può fare il Presidente della Camera. Lo può fare il Consigliere Bertola, come polemica politica, ma non lo può fare il Presidente della Camera, perché occorre avere rispetto delle Istituzioni. Molti non l'hanno notato, perché alla fine è prevalso il fatto che andasse a trovare i Carabinieri, ma questo sillogismo, per cui le difficoltà economiche, le condizioni dei più deboli giustifichino qualunque tipo di azione, è profondamente sbagliato. Ci sono persone in condizioni ben peggiori, ma non vanno in giro a sparare. Io non vado mai a indagare dietro le situazioni personali (i giornali lo fanno a dismisura), però è chiaro che non è un esempio edificante per nessuno prendere una pistola, andare davanti al Parlamento e sparare a qualcuno. Questo sia chiaro. Ho voluto dire questo perché mi hanno particolarmente dato fastidio le parole pronunciate ieri dal Presidente della Camera, persona che rispetto, che stimo e di cui condivido quasi sempre le azioni. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Associandomi sostanzialmente a tutti gli interventi che mi hanno preceduto, anche l'ultimo del Collega Viale, di cui condivido in parte le affermazioni in merito al Presidente della Camera, vorrei però sottolineare un aspetto. Mi spiace che non ci sia il Sindaco Fassino, perché ogni forma di violenza deve essere sempre incanalata, in qualsiasi momento storico. Spiace proprio la sua assenza in questo momento, perché ricordo (su questo voglio richiamare l'attenzione del Collega Bertola, a cui - come ho avuto modo di dire in Capigruppo - rinnovo, nonostante tutto, la mia stima, però voglio invitarlo veramente a essere molto prudente su queste situazioni) che da ragazzino (fine anni Sessanta, inizi anni Settanta) certe forme di violenza nascevano proprio da certi gruppi che interpretavano la violenza sotto una forma che nasceva proprio dalla politica. Ricordo ancora da ragazzino certi comizi, dove venivano distribuiti bastoni, in maniera estremamente organizzata, da partiti legittimi, non partiti extraparlamentari, che venivano usati contro le Forze dell'Ordine. Queste sono scene che io ricordo perfettamente, anche se ero molto giovane. Perciò tutta la violenza, in qualsiasi momento storico, è da condannare. Ogni forma di violenza è da incanalare. Perciò mi permetto di invitare il Collega Bertola a stare molto attento, perché tante frasi che ho cercato di analizzare, non ritengo siano estremamente gravi, però purtroppo bisogna sempre vedere con chi ci si confronta, perché spesso ci sono delle menti deboli che interpretano un pensiero non riconducibile alla violenza come se lo fosse, finendo per degenerare nelle pubbliche piazze. Questo dimostra anche i timori di tutti, in questi giorni, per quanto concerne il discorso del 1° maggio. Perciò stiamo veramente tutti attenti. Volevo dirlo in prima persona al Sindaco Fassino: in qualsiasi momento storico bisogna condannare ogni forma di violenza. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Berthier. BERTHIER Ferdinando Ringrazio il Sindaco, anche se non è presente, per aver accolto l'invito a esprimersi sui fatti recenti. Ringrazio anche i Colleghi che mi hanno preceduto, perché hanno sottolineato la gravità dei fatti. Sdrammatizzare quanto il Collega Bertola ha dichiarato, penso che sia un po' troppo. Anzi, spero che prima che finisca questa discussione, il Consigliere chiarisca quello che realmente voleva dire, perché è chiaro che la grammatica non è il suo forte quando scrive su Facebook, perché forse si è dimenticato qualche segno di punteggiatura per sottolineare il disagio, ma non condividere l'atto in sé. Quindi, sarebbe utile (visto che quanto diciamo in Aula viene pubblicato) che il Consigliere desse un segnale più chiaro ai suoi, tra virgolette, "seguaci", onde evitare che ci sia una giustificazione. Sicuramente stiamo parlando di figure deboli, a disagio, che in questo momento vivono male la loro esistenza; ma questo non può giustificare un atto violento ed essere avallato da chi rappresenta le Istituzioni. Ringrazio anche il Presidente Ferraris per aver intercesso affinché il Sindaco ci rispondesse. Al di là delle dichiarazioni fatte in tv nelle ultime ore, che non ho potuto ascoltare, gradirei che ci fosse una presa di posizione ufficiale diversa da quella che purtroppo è stata interpretata da molti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola il Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Io prendo un pochino le distanze dal dibattito, perché ritengo che il Consigliere Bertola sia un libero cittadino che può dire, assumendosi la responsabilità, tutto quello che vuole e non credo che questa sia un'Aula di tribunale e che il Consigliere sia un imputato. Quindi ci tengo a prendere le distanze da questo tipo di dibattito, però ritengo fondamentale che l'Aula dia il messaggio che comunque la politica non è quella cosa brutta che viene descritta. Sì, ci sono angoli di politica che purtroppo tutti i giorni creano situazioni di disagio per la cittadinanza, che poi portano anche persone in difficoltà a fare gesti estremi. Però deve essere compito di noi amministratori e di chi vuole definirsi politico nel senso nobile del termine, fare un atto invece di mediazione, perché io leggo dichiarazioni di attivisti di alcuni movimenti che invece metterebbero le bombe nei palazzi della democrazia. È questo che a me dispiace. Io mi auguro che tutte le persone dotate di un minimo di buon senso prendano le distanze da chi fa questo tipo di affermazioni, perché penso che la democrazia, quella vera, quella partecipata, dove i cittadini sono vicini alle Istituzioni, sia assolutamente la vita di un Paese che si vuole definire evoluto, specie se pensiamo cosa ha significato l'assenza di democrazia, soprattutto per un Paese come il nostro, quando uno solo decideva per tutti e tutti supinamente dovevano sottostare alle decisioni, molto spesso anche folli, di una persona sola. Per questo invito tutti ad abbassare e a moderare i toni, spiegando cosa vuol dire fare la buona politica, quella di chi amministra un Comune e sa cosa vuol dire avere a che fare tutti i giorni con la sopravvivenza dell'Istituzione, in un momento così difficile. Ripeto, secondo me, non deve passare un messaggio di colpevolizzazione del Consigliere Bertola. Mi auguro che il Consigliere intervenga in quest'Aula spiegando definitivamente le sue dichiarazioni pubblicate su Facebook. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Mi dispiace che abbiamo discusso di una cosa che non esiste, nel senso che forse posso aver sbagliato a non esplicitare di più quello che a me francamente sembra ovvio: cioè la condanna della violenza, la solidarietà con i Carabinieri e con le altre persone colpite. Però se uno legge quello che ho scritto io e non quello che è stato riportato, rigirato, tagliato e incollato da parte dell'informazione, vede chiaramente che la mia è esattamente una denuncia della situazione. Credo che la politica non debba fare l'errore di pensare che questo sia stato semplicemente un caso isolato, di uno squilibrato (come si diceva quando abbiamo scritto questo commento), che non si può ripetere. In realtà, io mi sento di lanciare un allarme sul fatto che nel Paese si è creato un clima, un bacino (io ho scritto milioni, magari sono centinaia di migliaia), comunque c'è una parte importante dell'Italia che sente questo tipo di rabbia verso le Istituzioni. Credo che sia ora di dirlo chiaramente, perché finché continuiamo a illuderci che basti negare il problema, basti dire che va tutto bene, che tutto sommato c'è qualche isolato che magari impazzisce, ma non c'è un problema di rabbia, di scollamento tra i cittadini e le Istituzioni, credo che non faremmo un passo avanti per risolvere il problema. Anzi, penso che parte del problema sia proprio che questa fetta d'Italia si sente sempre meno ascoltata dalle Istituzioni, si sente soltanto trattata a porte chiuse in faccia e l'unico provvedimento concreto che ieri è stato annunciato dal nuovo Governo, non è un provvedimento per venire incontro alle necessità di questi disperati, non è un provvedimento per mettere del denaro a chi magari ha perso la casa, il lavoro, la famiglia e per questo è talmente disperato da commettere una follia come quella che è stata commessa a Roma, ma è stato il rafforzamento delle scorte della classe politica. Questo è anche comprensibile in una situazione del genere, però è un messaggio di nuovo terribile per chi già si sente escluso e percepisce le Istituzioni come qualcosa di chiuso, di barricato dietro alla Polizia in assetto antisommossa. Per cui, credo che sarebbe utile avere una discussione finalmente senza tante ipocrisie di qual è lo stato di questo Paese, di come si può concretamente arrivare a rispondere alle esigenze di una parte che si sente sempre meno rappresentata dallo Stato. Invece purtroppo ho assistito a strumentalizzazioni. Sicuramente c'è una parte del mondo dell'informazione a cui fa piacere magari attaccare il Movimento 5 Stelle, per cui ha preso il mio commento per rigirarlo in ogni modo; però credo che veramente ci sia un problema di comprensione, non tanto da parte di chi fa politica al nostro livello, che comunque parla tutti i giorni al mercato, sul pullman con le persone e quindi ha sentito queste cose girare, ma forse da parte di chi fa politica a massimi livelli e anche di chi fa informazione ai massimi livelli, che forse ha veramente un po' perso il contatto con la realtà e non si rende conto di qual è la situazione e l'umore del Paese in questo momento. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per cortesia, lasciamo terminare l'intervento. BERTOLA Vittorio Io rispetto l'opinione di tutti; se qualche Collega vuole commentare è libero di farlo. Io volevo soltanto chiarire il senso di ciò che ho scritto, che peraltro è chiaro a chi conosce la grammatica; quindi, non penso di avere bisogno io di un libro di grammatica, forse ne ha bisogno qualche mio Collega. Dopodiché ognuno resterà della sua opinione, e questo forse è il problema. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Consigliere Bertola, ho atteso il suo intervento e confesso che ho difficoltà a intervenire, perché lei avrebbe dovuto esordire in quest'Aula chiedendo semplicemente scusa. Scusate, perché ho sbagliato. Può capitare: chi fa politica e dice tante cose, può anche capitare che dica ogni tanto qualche sciocchezza; lei ha scritto una sciocchezza e non è il mondo dell'informazione, il destino cinico e baro che ce l'ha con il Movimento 5 Stelle, che ha male interpretato le sue affermazioni. Lei ha già fatto un intervento più o meno analogo in occasione degli scontri che avvennero in Val di Susa, qualche mese fa. In quella occasione venne in quest'Aula a spiegare che era lecito dal punto di vista politico, che andava compreso e che occorreva un'assunzione non dico di giustificazionismo, però di comprensione. Cioè lei e il suo Movimento vi mettevate dalla parte di chi capiva, collocando tutti gli altri dalla parte di chi non capiva. Io la tranquillizzo, perché noi capiamo molto bene il disagio che in questo momento molti cittadini affrontano nel Paese, capiamo molto bene la crisi di rappresentatività che ha la politica, l'esigenza che ha il sistema dei partiti di rigenerarsi e di tornare a essere interprete delle ansie e delle aspirazioni dei cittadini, soprattutto di quelli che sono più in difficoltà. Però il suo discorso, che fa per la seconda volta in quest'Aula, in occasione del ferimento di persone che, nello svolgimento del loro dovere, hanno il compito di garantire l'ordine pubblico, è una china pericolosa, Collega Bertola. Lei avrebbe dovuto in quest'Aula iniziare scusandosi del post che ha pubblicato. La invito a riflettere - ponendosi qualche dubbio ogni tanto, perché la vedo sempre molto convinto delle cose che afferma, sia per iscritto che quando parla come Consigliere Comunale - sul fatto che forse la reazione di condanna scatenata da questo atteggiamento politico di giustificazione dell'atto avvenuto a Roma, forse non è proprio del tutto priva di fondamento. Ogni tanto qualche dubbio, Consigliere Bertola, se lo ponga anche, perché lei svolge il ruolo di cittadino, ma anche di Capogruppo di una forza politica, a cui va il nostro rispetto, che è stata democraticamente votata dai cittadini, ma che le consegna una responsabilità alta e "altra", rispetto a quella che gli altri cittadini, che non rivestono il ruolo istituzionale di Consigliere Comunale, come quello che svolge lei, hanno. La inviterei ad avere, nelle prossime ore, un atteggiamento di comprensione del fatto che uno può sbagliare, dica che ha sbagliato. Può capitare. È più logico, è più giusto, è più corretto. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Onofri. ONOFRI Laura Vorrei sottolineare con quanta irresponsabile leggerezza si parla ormai di dare la morte, morte che sarebbe giusta per un politico, per qualsiasi politico senza differenze e senza pietà. Quel che più atterrisce, paradossalmente, non è neppure il ritorno all'idea di una violenza necessaria, ma lo svuotamento della drammaticità che un'idea del genere dovrebbe portare con sé. Allora, la violenza evocata e invocata sta diventando luogo comune, chiacchiera da bar, battuta conviviale, ovvietà da condividere. Farei attenzione a questa barbarie del linguaggio che è una finestra spalancata sull'orrore dei gesti, dei comportamenti, della mentalità. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere D'Amico. D'AMICO Angelo Innanzitutto, intervengo per testimoniare la mia vicinanza, e quella della comunità umana e politica che "Progett'Azione" rappresenta, alle persone colpite e alle loro famiglie. Condivido le parole del Sindaco in merito al fatto di non rendere tutti uguali coloro che svolgono il proprio lavoro, che sia quello del politicante o qualsiasi altra professione. Il Capogruppo del PD mi ha, tra virgolette, "rubato" l'intervento, perché anch'io intendevo esprimere lo stesso concetto. Sarebbe stato più semplice da parte del Consigliere Bertola cospargersi il capo di cenere chiedendo scusa su una cosa che magari è potuta sfuggire, pur avendo la piena legittimità di scrivere. Comprendo, però, (quando afferma che i media, le persone hanno perso il senso della realtà) che, Consigliere Bertola, la vostra è una realtà virtuale. Siete esclusivamente collegati a un computer e dialogate tra di voi tramite un filo, tramite una rete, la vostra è una realtà virtuale ed è molto più semplice scrivere delle cose nascondendosi, anche se ci si mette la faccia e il nome, e quindi gridare al ladro, scrivendolo chiusi in una stanza con un computer, che non in piazza. E quando lo fate in piazza, questo molto spesso reca anche gravi disagi ai cittadini. Attenzione, il tempo non è dei migliori; è nato un Governo, chiamiamolo il "governissimo", che da alcuni è condiviso, da altri no, ma credo che dobbiamo tutti mettere un po' da parte le nostre appartenenze ideologiche e dobbiamo collaborare. Questo lo si chiede anche al Movimento 5 Stelle, perché, Consigliere Bertola, in una democrazia vince chi ha la maggioranza e purtroppo il Movimento 5 Stelle questa maggioranza non ce l'ha; ha ottenuto un buon risultato, ma non ha la maggioranza. Se si grida: "O governiamo noi o tutti a casa" si hanno atteggiamenti squadristici che abbiamo già sentito in altri periodi storici e sicuramente non parliamo di democrazia quando citiamo queste frasi. Quindi, anch'io le rivolgo, in buona fede, un po' di attenzione quando si scrive, anche per la carica che ognuno di noi ricopre. Dobbiamo fare molta attenzione, il 1° maggio è vicino, quindi io avrei molto timore a scatenare tali questioni in prossimità di una ricorrenza così importante. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele I fatti di ieri sono di una gravità inaudita, non è necessario che lo dica io. Il nostro è un Paese che giorno dopo giorno continua a rappresentare un peggioramento della situazione e tocca probabilmente, anche simbolicamente, una degenerazione democratica che scavalca il giorno precedente, senza che la classe politica e le varie aule democratiche, compreso questo Consiglio Comunale, riescano, rappresentando una cifra morale superiore, ad invertire questa progressiva degenerazione. Mi dispiace dirlo, ma, per certi versi, anche il dibattito di oggi non si sottrae a questa china, non perché non condivida molte delle cose dette dai Colleghi prima di me, ma perché non vedo, in questo dibattito, la capacità di contrastare quel progressivo allontanamento dei rappresentati rispetto ai rappresentanti, o peggio, di chi non vuole più essere rappresentato, rispetto a chi invece ricopre un ruolo istituzionale e democratico. Per evitare di arrivare a questo punto, senza banalizzare quello che è successo ieri, avremmo dovuto interrogarci per tempo sul perché un terzo della popolazione italiana non si reca più alle urne, dovremmo interrogarci per tempo sul perché le forme della politica, della democrazia non riescono più a trovare forme efficaci di rappresentanza e di governo, dovremo interrogarci per tempo sul perché, davanti a fatti gravi e di sangue, anche in questa nostra Città, il primo pensiero, se pur drammatico, vada all'idea che il senso comune (e in questo, trovo probabilmente banale e vuoto di capacità di leva politica, ma assolutamente normale, lo scritto del Consigliere Bertola) colpevolizzi la politica e le rappresentanze democratiche, invece che individuare nella politica e nella rappresentanza democratica il punto e la leva del cambiamento e della trasformazione sociale. Penso che se continuiamo a nasconderci in falsi dibattiti, non svolgeremo il nostro ruolo democratico e soprattutto il nostro ruolo storico. Mi ha molto colpito l'intervento del Consigliere Onofri sull'etimologia e l'utilizzo etimologico della parola "violenza" e l'accresciuto senso comune che questa parola ha nella discussione pubblica. Mi inquieta, però, che non siamo in grado di coniugare e di percepire questa violenza nel dibattito di ogni giorno che riguarda le cittadine e i cittadini di questo Paese; l'accresciuta violenza che sta nelle vite delle donne e degli uomini che noi dovremmo rappresentare; l'incapacità di trasformare la situazione, il quadro sociale dentro cui viviamo, per espellere quella violenza dalle loro vite, perché venga espulsa dal dizionario e dal linguaggio collettivo e politico di ogni giorno. Se non faremo questo, Colleghi, io temo che ci troveremo ogni giorno a celebrare e a commentare come parti terze un ulteriore abbassamento della qualità democratica del nostro Paese. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consideriamo concluse le comunicazioni. |