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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 29 Aprile 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 26

Richieste di comunicazioni al Sindaco ed al Presidente in ordine alle dichiarazioni del Consigliere Bertola su episodio avvenuto davanti a Palazzo Chigi.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Sono state richieste le comunicazioni anche da parte del Consigliere Berthier ed è
stato chiesto un intervento del Presidente da parte dei Consiglieri Greco Lucchina,
Liardo e Marrone relativamente a quanto accaduto ieri davanti a Palazzo Chigi.
Io esprimo quanto condiviso alla Conferenza dei Capigruppo, intanto stigmatizzando
quanto accaduto di fronte a Palazzo Chigi ieri mattina, esprimendo solidarietà alle
famiglie e ai Carabinieri feriti, di cui uno versa in gravissime condizioni, pregando
anche, come Presidente dell'Aula, di abbassare i toni del dibattito (tra l'altro, questa
richiesta è condivisa dall'Ufficio di Presidenza), in un momento così difficile a
livello nazionale.
Quindi, avendo definito in Conferenza dei Capigruppo di aprire le comunicazioni di
questo argomento con l'intervento del Sindaco in merito, vi prego di abbassare i toni
del dibattito anche in questa sede.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Intervengo per esprimere prima di tutto la solidarietà, mia personale e della Città, ai
due Carabinieri che sono risultati feriti, uno dei quali - come sappiamo - molto più
gravemente di quanto nelle prime ore si potesse immaginare, esprimere ovviamente
l'esecrazione di tutta la nostra comunità per questo episodio drammatico di violenza,
che naturalmente, se anche affonda le sue radici in una disperazione umana, non
giustifica il ricorso ad una violenza, che peraltro si scarica su persone assolutamente
inermi e incolpevoli di quel disagio.
Più in generale, rispetto ad un dibattito che si è aperto in queste ore, io credo che
abbiamo tutti il dovere di avere atteggiamenti di sobrietà, sia nei nostri
comportamenti, sia nella rappresentazione che la politica dà di sé ai cittadini e nella
rappresentazione che viene data quotidianamente della politica dal sistema
dell'informazione.
Sappiamo bene come il giudizio dell'opinione pubblica, nei confronti della politica,
sia particolarmente severo e critico, e ci sono molte ragioni perché sia così. Tuttavia,
la severità e la criticità del giudizio non possono portare a delle generalizzazioni che
non si applicano a nessun altro comparto dell'attività della nostra società.
Il fatto che a Milano si sia scoperta la clinica degli orrori, non ha portato nessuno a
dire che tutti i medici erano degli irresponsabili o addirittura erano responsabili di
quei misfatti. Il fatto che ci siano delle persone che nella loro professione non
rispettano né le Leggi, né il codice deontologico, non porta a criminalizzare un'intera
professione.
È curioso che, invece, alla politica si applichi una generalizzazione che non si applica
a nessun'altra categoria e a nessun'altra attività della nostra società.
Se ci sono dei medici che non sono capaci di fare il loro lavoro, si richiama la loro
responsabilità, non si dice che tutti i medici sono degli incapaci. Se ci sono degli
architetti che non sono in grado di costruire edifici sicuri, non c'è nessuno che dice
che tutti gli architetti sono degli incapaci.
Ci sono dei politici che hanno dei comportamenti assolutamente censurabili e,
invece, immediatamente si dice che tutti i politici sono così. È un transfer che forse
bisognerebbe cominciare a mettere in discussione, perché è una generalizzazione che
colpisce in modo assolutamente ingiusto i tanti che ricoprono ruoli politici
istituzionali, facendolo con onestà, nel rispetto delle leggi e cercando di profondere il
massimo delle competenze e della dedizione che ciascuno ha nella propria attività.
Se tutti ci riconducessimo a valutazioni più sobrie, forse nel Paese non si
determinerebbe un clima tale da poter poi consentire, a chi è in condizioni di
esasperazione, di compiere qualsiasi atto, ma naturalmente questo richiama la
responsabilità di ciascuno.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Ringrazio il Presidente e il Sindaco per queste parole, soprattutto per testimoniare
anche la vicinanza dell'Istituzione del Comune di Torino a quelle famiglie e a quegli
agenti dell'Arma dei Carabinieri che sono caduti sotto il fuoco di ieri a Roma,
davanti a Palazzo Chigi. Mi aspetto che tutti noi ci richiamiamo alla drammaticità
vissuta in questo momento da queste persone.
In questo mio intervento non voglio fare il censore di nessuno, soprattutto dei miei
pari, perché non è la mia funzione; al limite, se avesse voluto farlo, sarebbe toccato a
chi presiede questa Istituzione, che, per sue motivazioni, ha preferito non farlo.
Io mi limito solo a richiamare quella che dovrebbe essere la responsabilizzazione di
chiunque accetti l'onere e l'onore di rivestire un ruolo istituzionale, perché chi ritiene
di fare politica, fuori dalle Istituzioni, tutto sommato, è vincolato solo a quella
responsabilizzazione che ha ogni persona da Codice Penale o da Codice Civile.
Ritengo, invece, che chi si assume il mandato di porsi di fronte alla fiducia degli
elettori e quindi raccoglie il consenso e va poi ad insediarsi, anche senza giuramento,
ai nostri livelli amministrativi, però comunque si assume la responsabilità di sedere
su questi banchi a rappresentare i cittadini, dovrebbe dimostrare un supplemento di
maturità. E non tanto nell'ottica di andare, invece, a rinunciare al dissenso.
Dico questo con la serenità di chi siede, con grande convinzione, in un partito di
opposizione a questo Governo.
Lo dico nella misura in cui, se una persona, che viene ritenuta quanto meno non
patologicamente insana di mente, prende una pistola e, in modo premeditato, vada ad
aprire il fuoco davanti ad un palazzo della politica, vuol dire oggettivamente che
qualcosa non va. E dire che quello non è un problema, ma il problema è invece il
fatto che molti desiderassero che ci fossero dei Ministri di fronte a quei proiettili,
ritengo che porti ad una specie di dissociazione mentale da social network, per cui
andiamo a commentare dei fatti gravissimi, incuranti del fatto che c'è un esponente
delle Forze Armate che era lì a fare il suo dovere, che adesso invece lotta tra la vita e
la morte, visto che la prognosi è ancora riservata.
Quindi, a me sinceramente non me ne frega niente - scusate i termini - che ci fosse
un esponente delle Forze dell'Ordine, un Ministro o un comune cittadino (visto che
anche una donna incinta è finita comunque sulla traiettoria di questi colpi), bensì che,
come politica, si arrivi a non dare alle persone disperate - perché la disperazione può
cambiare quantitativamente, ma umanamente non si può negare che ci sia sempre
stata - uno sbocco che sia politico al dissenso e alla disperazione, che l'indignazione
per le cose che non vanno non sfoci in una proposta politica alternativa a chiunque
sia in quel momento al potere, ma diventi solo un odio indiscriminato di vendetta nei
confronti di tutto ciò che può essere identificato come un capro espiatorio.
Ora, io mi limito soltanto a richiamare davvero tutti noi a questa opera di
responsabilizzazione, non per continuare le polemiche, ma per cercare di evitare che,
in futuro, persone che vertono nella medesima condizione disperata - e ce ne sono
anche di peggio, e noi di fronte a questo Palazzo ne vediamo molto frequentemente -
vadano poi non dico ad emulare, però quantomeno non ritengano che sia quella una
strada per esprimere la propria indignazione e la propria rabbia, perché quello sarà il
nostro fallimento, non il loro, non quello delle Forze dell'Ordine che devono
mantenere l'ordine pubblico e di nessun altro, ma una nostra responsabilità, anche
come amministratori del territorio.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Capisco che mi sembra un po' surreale questo dibattito, perché l'origine è molto
semplice ed è molto chiara. Io credo che non ci debba essere alcuna compiacenza nei
confronti di chi usa un'arma da fuoco e spara contro altre persone.
Questa è una città in cui in passato c'ara gente che gioiva perché dirigenti FIAT
venivano colpiti in quanto dirigenti FIAT, e altri politici venivano colpiti in quanto
politici.
È vero che la metafora ormai è cambiata moltissimo da quando qualcuno minacciava
di mandare i fucili nelle Valli del Piemonte o della Lombardia, chissà dove; e credo
ci sia una malattia contagiosa per cui di fronte a un episodio non si distinguono le
singole responsabilità, che sono sempre personali, dal fatto che ci sia una
legittimazione, perché comunque va bene; cioè, dire che chi rappresenta le Istituzioni
non possa permettersi di dire che un episodio di violenza è in qualche modo
giustificato o dare l'impressione che lo possa essere.
Per cui credo che il Consigliere Bertola abbia sbagliato. Ha rettificato, ma non ha
smentito fino in fondo e credo l'abbia fatto per sottovalutazione, non perché sia
convinto, ma perché si pensa che siccome tanti la pensano così, sia possibile e giusto
farlo. Ieri c'è stato un derby e chissà quanta gente ha detto "avessero sparato a un
gobbo"; ma è una battuta, nessuno dice che bisognerebbe farlo.
Le dichiarazioni più pericolose che ho sentito in questi giorni non sono state quelle
del Consigliere Bertola (e di quelli che gli hanno risposto sul blog), che ha avuto
solamente il torto di dire quello che tutti dicono; ma spesso non dirlo è già un'azione
politica, perché altrimenti i "dieci, cento, mille", "colpirne uno per educarne cento",
è molto semplice. Tra l'altro, dai Ministri ai Consiglieri, siamo tutti politici e dubito
che un disperato animato dal proposito di colpire qualcuno per dare una lezione,
distingua fra me e il Consigliere Bertola. Forse (per sdrammatizzare un minimo)
avendo un bersaglio grosso davanti, è più facile che colpisca lui.
Chiudo dicendo che le parole di ieri più difficili da accettare sono quelle del
Presidente della Camera Boldrini, perché un Presidente della Camera (che non è più
il portavoce di una parte politica, per cui può dire quello che vuole e lo dice in
funzione di un obiettivo), mentre va a trovare i Carabinieri feriti (peraltro la nostra
solidarietà va ai Carabinieri ma anche alle altre vittime di ieri), non può dire che la
crisi trasforma le vittime in carnefici, quasi legittimando che un momento di
difficoltà per tutti dia una legittimazione a usare la violenza. Non si può fare e non lo
può fare il Presidente della Camera. Lo può fare il Consigliere Bertola, come
polemica politica, ma non lo può fare il Presidente della Camera, perché occorre
avere rispetto delle Istituzioni.
Molti non l'hanno notato, perché alla fine è prevalso il fatto che andasse a trovare i
Carabinieri, ma questo sillogismo, per cui le difficoltà economiche, le condizioni dei
più deboli giustifichino qualunque tipo di azione, è profondamente sbagliato. Ci sono
persone in condizioni ben peggiori, ma non vanno in giro a sparare. Io non vado mai
a indagare dietro le situazioni personali (i giornali lo fanno a dismisura), però è
chiaro che non è un esempio edificante per nessuno prendere una pistola, andare
davanti al Parlamento e sparare a qualcuno. Questo sia chiaro.
Ho voluto dire questo perché mi hanno particolarmente dato fastidio le parole
pronunciate ieri dal Presidente della Camera, persona che rispetto, che stimo e di cui
condivido quasi sempre le azioni.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Associandomi sostanzialmente a tutti gli interventi che mi hanno preceduto, anche
l'ultimo del Collega Viale, di cui condivido in parte le affermazioni in merito al
Presidente della Camera, vorrei però sottolineare un aspetto.
Mi spiace che non ci sia il Sindaco Fassino, perché ogni forma di violenza deve
essere sempre incanalata, in qualsiasi momento storico. Spiace proprio la sua assenza
in questo momento, perché ricordo (su questo voglio richiamare l'attenzione del
Collega Bertola, a cui - come ho avuto modo di dire in Capigruppo - rinnovo,
nonostante tutto, la mia stima, però voglio invitarlo veramente a essere molto
prudente su queste situazioni) che da ragazzino (fine anni Sessanta, inizi anni
Settanta) certe forme di violenza nascevano proprio da certi gruppi che
interpretavano la violenza sotto una forma che nasceva proprio dalla politica.
Ricordo ancora da ragazzino certi comizi, dove venivano distribuiti bastoni, in
maniera estremamente organizzata, da partiti legittimi, non partiti extraparlamentari,
che venivano usati contro le Forze dell'Ordine. Queste sono scene che io ricordo
perfettamente, anche se ero molto giovane. Perciò tutta la violenza, in qualsiasi
momento storico, è da condannare. Ogni forma di violenza è da incanalare.
Perciò mi permetto di invitare il Collega Bertola a stare molto attento, perché tante
frasi che ho cercato di analizzare, non ritengo siano estremamente gravi, però
purtroppo bisogna sempre vedere con chi ci si confronta, perché spesso ci sono delle
menti deboli che interpretano un pensiero non riconducibile alla violenza come se lo
fosse, finendo per degenerare nelle pubbliche piazze. Questo dimostra anche i timori
di tutti, in questi giorni, per quanto concerne il discorso del 1° maggio.
Perciò stiamo veramente tutti attenti. Volevo dirlo in prima persona al Sindaco
Fassino: in qualsiasi momento storico bisogna condannare ogni forma di violenza.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Berthier.

BERTHIER Ferdinando
Ringrazio il Sindaco, anche se non è presente, per aver accolto l'invito a esprimersi
sui fatti recenti. Ringrazio anche i Colleghi che mi hanno preceduto, perché hanno
sottolineato la gravità dei fatti.
Sdrammatizzare quanto il Collega Bertola ha dichiarato, penso che sia un po' troppo.
Anzi, spero che prima che finisca questa discussione, il Consigliere chiarisca quello
che realmente voleva dire, perché è chiaro che la grammatica non è il suo forte
quando scrive su Facebook, perché forse si è dimenticato qualche segno di
punteggiatura per sottolineare il disagio, ma non condividere l'atto in sé.
Quindi, sarebbe utile (visto che quanto diciamo in Aula viene pubblicato) che il
Consigliere desse un segnale più chiaro ai suoi, tra virgolette, "seguaci", onde evitare
che ci sia una giustificazione. Sicuramente stiamo parlando di figure deboli, a
disagio, che in questo momento vivono male la loro esistenza; ma questo non può
giustificare un atto violento ed essere avallato da chi rappresenta le Istituzioni.
Ringrazio anche il Presidente Ferraris per aver intercesso affinché il Sindaco ci
rispondesse. Al di là delle dichiarazioni fatte in tv nelle ultime ore, che non ho potuto
ascoltare, gradirei che ci fosse una presa di posizione ufficiale diversa da quella che
purtroppo è stata interpretata da molti.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola il Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Io prendo un pochino le distanze dal dibattito, perché ritengo che il Consigliere
Bertola sia un libero cittadino che può dire, assumendosi la responsabilità, tutto
quello che vuole e non credo che questa sia un'Aula di tribunale e che il Consigliere
sia un imputato. Quindi ci tengo a prendere le distanze da questo tipo di dibattito,
però ritengo fondamentale che l'Aula dia il messaggio che comunque la politica non
è quella cosa brutta che viene descritta.
Sì, ci sono angoli di politica che purtroppo tutti i giorni creano situazioni di disagio
per la cittadinanza, che poi portano anche persone in difficoltà a fare gesti estremi.
Però deve essere compito di noi amministratori e di chi vuole definirsi politico nel
senso nobile del termine, fare un atto invece di mediazione, perché io leggo
dichiarazioni di attivisti di alcuni movimenti che invece metterebbero le bombe nei
palazzi della democrazia. È questo che a me dispiace.
Io mi auguro che tutte le persone dotate di un minimo di buon senso prendano le
distanze da chi fa questo tipo di affermazioni, perché penso che la democrazia, quella
vera, quella partecipata, dove i cittadini sono vicini alle Istituzioni, sia assolutamente
la vita di un Paese che si vuole definire evoluto, specie se pensiamo cosa ha
significato l'assenza di democrazia, soprattutto per un Paese come il nostro, quando
uno solo decideva per tutti e tutti supinamente dovevano sottostare alle decisioni,
molto spesso anche folli, di una persona sola.
Per questo invito tutti ad abbassare e a moderare i toni, spiegando cosa vuol dire fare
la buona politica, quella di chi amministra un Comune e sa cosa vuol dire avere a che
fare tutti i giorni con la sopravvivenza dell'Istituzione, in un momento così difficile.
Ripeto, secondo me, non deve passare un messaggio di colpevolizzazione del
Consigliere Bertola. Mi auguro che il Consigliere intervenga in quest'Aula spiegando
definitivamente le sue dichiarazioni pubblicate su Facebook.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Mi dispiace che abbiamo discusso di una cosa che non esiste, nel senso che forse
posso aver sbagliato a non esplicitare di più quello che a me francamente sembra
ovvio: cioè la condanna della violenza, la solidarietà con i Carabinieri e con le altre
persone colpite. Però se uno legge quello che ho scritto io e non quello che è stato
riportato, rigirato, tagliato e incollato da parte dell'informazione, vede chiaramente
che la mia è esattamente una denuncia della situazione.
Credo che la politica non debba fare l'errore di pensare che questo sia stato
semplicemente un caso isolato, di uno squilibrato (come si diceva quando abbiamo
scritto questo commento), che non si può ripetere. In realtà, io mi sento di lanciare un
allarme sul fatto che nel Paese si è creato un clima, un bacino (io ho scritto milioni,
magari sono centinaia di migliaia), comunque c'è una parte importante dell'Italia che
sente questo tipo di rabbia verso le Istituzioni. Credo che sia ora di dirlo chiaramente,
perché finché continuiamo a illuderci che basti negare il problema, basti dire che va
tutto bene, che tutto sommato c'è qualche isolato che magari impazzisce, ma non c'è
un problema di rabbia, di scollamento tra i cittadini e le Istituzioni, credo che non
faremmo un passo avanti per risolvere il problema.
Anzi, penso che parte del problema sia proprio che questa fetta d'Italia si sente
sempre meno ascoltata dalle Istituzioni, si sente soltanto trattata a porte chiuse in
faccia e l'unico provvedimento concreto che ieri è stato annunciato dal nuovo
Governo, non è un provvedimento per venire incontro alle necessità di questi
disperati, non è un provvedimento per mettere del denaro a chi magari ha perso la
casa, il lavoro, la famiglia e per questo è talmente disperato da commettere una follia
come quella che è stata commessa a Roma, ma è stato il rafforzamento delle scorte
della classe politica. Questo è anche comprensibile in una situazione del genere, però
è un messaggio di nuovo terribile per chi già si sente escluso e percepisce le
Istituzioni come qualcosa di chiuso, di barricato dietro alla Polizia in assetto
antisommossa.
Per cui, credo che sarebbe utile avere una discussione finalmente senza tante
ipocrisie di qual è lo stato di questo Paese, di come si può concretamente arrivare a
rispondere alle esigenze di una parte che si sente sempre meno rappresentata dallo
Stato. Invece purtroppo ho assistito a strumentalizzazioni. Sicuramente c'è una parte
del mondo dell'informazione a cui fa piacere magari attaccare il Movimento 5 Stelle,
per cui ha preso il mio commento per rigirarlo in ogni modo; però credo che
veramente ci sia un problema di comprensione, non tanto da parte di chi fa politica al
nostro livello, che comunque parla tutti i giorni al mercato, sul pullman con le
persone e quindi ha sentito queste cose girare, ma forse da parte di chi fa politica a
massimi livelli e anche di chi fa informazione ai massimi livelli, che forse ha
veramente un po' perso il contatto con la realtà e non si rende conto di qual è la
situazione e l'umore del Paese in questo momento. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO).

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Per cortesia, lasciamo terminare l'intervento.

BERTOLA Vittorio
Io rispetto l'opinione di tutti; se qualche Collega vuole commentare è libero di farlo.
Io volevo soltanto chiarire il senso di ciò che ho scritto, che peraltro è chiaro a chi
conosce la grammatica; quindi, non penso di avere bisogno io di un libro di
grammatica, forse ne ha bisogno qualche mio Collega.
Dopodiché ognuno resterà della sua opinione, e questo forse è il problema.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Consigliere Bertola, ho atteso il suo intervento e confesso che ho difficoltà a
intervenire, perché lei avrebbe dovuto esordire in quest'Aula chiedendo
semplicemente scusa. Scusate, perché ho sbagliato. Può capitare: chi fa politica e
dice tante cose, può anche capitare che dica ogni tanto qualche sciocchezza; lei ha
scritto una sciocchezza e non è il mondo dell'informazione, il destino cinico e baro
che ce l'ha con il Movimento 5 Stelle, che ha male interpretato le sue affermazioni.
Lei ha già fatto un intervento più o meno analogo in occasione degli scontri che
avvennero in Val di Susa, qualche mese fa. In quella occasione venne in quest'Aula a
spiegare che era lecito dal punto di vista politico, che andava compreso e che
occorreva un'assunzione non dico di giustificazionismo, però di comprensione. Cioè
lei e il suo Movimento vi mettevate dalla parte di chi capiva, collocando tutti gli altri
dalla parte di chi non capiva.
Io la tranquillizzo, perché noi capiamo molto bene il disagio che in questo momento
molti cittadini affrontano nel Paese, capiamo molto bene la crisi di rappresentatività
che ha la politica, l'esigenza che ha il sistema dei partiti di rigenerarsi e di tornare a
essere interprete delle ansie e delle aspirazioni dei cittadini, soprattutto di quelli che
sono più in difficoltà. Però il suo discorso, che fa per la seconda volta in quest'Aula,
in occasione del ferimento di persone che, nello svolgimento del loro dovere, hanno
il compito di garantire l'ordine pubblico, è una china pericolosa, Collega Bertola. Lei
avrebbe dovuto in quest'Aula iniziare scusandosi del post che ha pubblicato.
La invito a riflettere - ponendosi qualche dubbio ogni tanto, perché la vedo sempre
molto convinto delle cose che afferma, sia per iscritto che quando parla come
Consigliere Comunale - sul fatto che forse la reazione di condanna scatenata da
questo atteggiamento politico di giustificazione dell'atto avvenuto a Roma, forse non
è proprio del tutto priva di fondamento.
Ogni tanto qualche dubbio, Consigliere Bertola, se lo ponga anche, perché lei svolge
il ruolo di cittadino, ma anche di Capogruppo di una forza politica, a cui va il nostro
rispetto, che è stata democraticamente votata dai cittadini, ma che le consegna una
responsabilità alta e "altra", rispetto a quella che gli altri cittadini, che non rivestono
il ruolo istituzionale di Consigliere Comunale, come quello che svolge lei, hanno.
La inviterei ad avere, nelle prossime ore, un atteggiamento di comprensione del fatto
che uno può sbagliare, dica che ha sbagliato. Può capitare. È più logico, è più giusto,
è più corretto.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Onofri.

ONOFRI Laura
Vorrei sottolineare con quanta irresponsabile leggerezza si parla ormai di dare la
morte, morte che sarebbe giusta per un politico, per qualsiasi politico senza
differenze e senza pietà.
Quel che più atterrisce, paradossalmente, non è neppure il ritorno all'idea di una
violenza necessaria, ma lo svuotamento della drammaticità che un'idea del genere
dovrebbe portare con sé.
Allora, la violenza evocata e invocata sta diventando luogo comune, chiacchiera da
bar, battuta conviviale, ovvietà da condividere. Farei attenzione a questa barbarie del
linguaggio che è una finestra spalancata sull'orrore dei gesti, dei comportamenti,
della mentalità.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere D'Amico.

D'AMICO Angelo
Innanzitutto, intervengo per testimoniare la mia vicinanza, e quella della comunità
umana e politica che "Progett'Azione" rappresenta, alle persone colpite e alle loro
famiglie.
Condivido le parole del Sindaco in merito al fatto di non rendere tutti uguali coloro
che svolgono il proprio lavoro, che sia quello del politicante o qualsiasi altra
professione.
Il Capogruppo del PD mi ha, tra virgolette, "rubato" l'intervento, perché anch'io
intendevo esprimere lo stesso concetto. Sarebbe stato più semplice da parte del
Consigliere Bertola cospargersi il capo di cenere chiedendo scusa su una cosa che
magari è potuta sfuggire, pur avendo la piena legittimità di scrivere. Comprendo,
però, (quando afferma che i media, le persone hanno perso il senso della realtà) che,
Consigliere Bertola, la vostra è una realtà virtuale.
Siete esclusivamente collegati a un computer e dialogate tra di voi tramite un filo,
tramite una rete, la vostra è una realtà virtuale ed è molto più semplice scrivere delle
cose nascondendosi, anche se ci si mette la faccia e il nome, e quindi gridare al ladro,
scrivendolo chiusi in una stanza con un computer, che non in piazza. E quando lo
fate in piazza, questo molto spesso reca anche gravi disagi ai cittadini.
Attenzione, il tempo non è dei migliori; è nato un Governo, chiamiamolo il
"governissimo", che da alcuni è condiviso, da altri no, ma credo che dobbiamo tutti
mettere un po' da parte le nostre appartenenze ideologiche e dobbiamo collaborare.
Questo lo si chiede anche al Movimento 5 Stelle, perché, Consigliere Bertola, in una
democrazia vince chi ha la maggioranza e purtroppo il Movimento 5 Stelle questa
maggioranza non ce l'ha; ha ottenuto un buon risultato, ma non ha la maggioranza.
Se si grida: "O governiamo noi o tutti a casa" si hanno atteggiamenti squadristici che
abbiamo già sentito in altri periodi storici e sicuramente non parliamo di democrazia
quando citiamo queste frasi. Quindi, anch'io le rivolgo, in buona fede, un po' di
attenzione quando si scrive, anche per la carica che ognuno di noi ricopre.
Dobbiamo fare molta attenzione, il 1° maggio è vicino, quindi io avrei molto timore
a scatenare tali questioni in prossimità di una ricorrenza così importante.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
I fatti di ieri sono di una gravità inaudita, non è necessario che lo dica io.
Il nostro è un Paese che giorno dopo giorno continua a rappresentare un
peggioramento della situazione e tocca probabilmente, anche simbolicamente, una
degenerazione democratica che scavalca il giorno precedente, senza che la classe
politica e le varie aule democratiche, compreso questo Consiglio Comunale,
riescano, rappresentando una cifra morale superiore, ad invertire questa progressiva
degenerazione.
Mi dispiace dirlo, ma, per certi versi, anche il dibattito di oggi non si sottrae a questa
china, non perché non condivida molte delle cose dette dai Colleghi prima di me, ma
perché non vedo, in questo dibattito, la capacità di contrastare quel progressivo
allontanamento dei rappresentati rispetto ai rappresentanti, o peggio, di chi non vuole
più essere rappresentato, rispetto a chi invece ricopre un ruolo istituzionale e
democratico.
Per evitare di arrivare a questo punto, senza banalizzare quello che è successo ieri,
avremmo dovuto interrogarci per tempo sul perché un terzo della popolazione
italiana non si reca più alle urne, dovremmo interrogarci per tempo sul perché le
forme della politica, della democrazia non riescono più a trovare forme efficaci di
rappresentanza e di governo, dovremo interrogarci per tempo sul perché, davanti a
fatti gravi e di sangue, anche in questa nostra Città, il primo pensiero, se pur
drammatico, vada all'idea che il senso comune (e in questo, trovo probabilmente
banale e vuoto di capacità di leva politica, ma assolutamente normale, lo scritto del
Consigliere Bertola) colpevolizzi la politica e le rappresentanze democratiche, invece
che individuare nella politica e nella rappresentanza democratica il punto e la leva
del cambiamento e della trasformazione sociale.
Penso che se continuiamo a nasconderci in falsi dibattiti, non svolgeremo il nostro
ruolo democratico e soprattutto il nostro ruolo storico.
Mi ha molto colpito l'intervento del Consigliere Onofri sull'etimologia e l'utilizzo
etimologico della parola "violenza" e l'accresciuto senso comune che questa parola
ha nella discussione pubblica. Mi inquieta, però, che non siamo in grado di coniugare
e di percepire questa violenza nel dibattito di ogni giorno che riguarda le cittadine e i
cittadini di questo Paese; l'accresciuta violenza che sta nelle vite delle donne e degli
uomini che noi dovremmo rappresentare; l'incapacità di trasformare la situazione, il
quadro sociale dentro cui viviamo, per espellere quella violenza dalle loro vite,
perché venga espulsa dal dizionario e dal linguaggio collettivo e politico di ogni
giorno.
Se non faremo questo, Colleghi, io temo che ci troveremo ogni giorno a celebrare e a
commentare come parti terze un ulteriore abbassamento della qualità democratica del
nostro Paese.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Consideriamo concluse le comunicazioni.

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