Cittą di Torino

Consiglio Comunale

Cittą di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 25 Marzo 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 22
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA CONSILIARE 2013-00113
NUOVO REGOLAMENTO PER L'ASSEGNAZIONE E LA GESTIONE DEGLI ORTI URBANI.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201300113/002,
presentata dai Consiglieri Grimaldi, Levi, Alunno, Onofri, Nomis e Ventura in data
19 ottobre 2012, avente per oggetto:

"Nuovo Regolamento per l'assegnazione e la gestione degli orti urbani".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Comunico che in data 14/03/2013 la competente Commissione ha rimesso il
provvedimento in Aula.
A questa proposta di deliberazione sono stati presentati 78 emendamenti.
La parola, per l'illustrazione, al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Vorrei dire al Consigliere D'Amico (che, giustamente, ne fa una questione politica
più generale), a tutte le opposizioni e ai Colleghi che, ovviamente, come tutti voi
avrei preferito discutere questa proposta di deliberazione in un clima diverso, visto
che - lo ricordo a tutti - è la prima proposta deliberazione di iniziativa consiliare di
questa tornata amministrativa.
Vorrei ringraziare i Consiglieri che hanno scritto con me questa prima parte del
Regolamento e, poi, i tanti Colleghi che hanno contribuito a modificarla, ad
emendarla e a rendere questa discussione democratica in tutto il territorio. Primi fra
tutti ringrazio il Consigliere Alunno, che ha girato con me tutta la città, insieme ai
Consiglieri Nomis, Ventura, Onofri e Levi; è stata un'esperienza incredibile, lo dico
perché, forse, ci siamo presi tutto il tempo necessario per arrivare a questa
discussione. Ringrazio anche tutti quei Consiglieri, soprattutto di opposizione, che
hanno girato con noi in quelle Circoscrizioni e tutti i Presidenti di Circoscrizione che
hanno avviato un processo inedito, che consiglio anche alla Giunta, cioè quello di
discutere preventivamente con noi, ritornare nei territori, acquisire quelle discussioni,
trasformare quelle discussioni in emendamenti e, poi, arrivare a questa conclusione.
È stato un iter lungo, perché tutti i Consiglieri della Commissione Ambiente - che
ringrazio - hanno fatto sopralluoghi per sei mesi in quegli orti urbani.
Questo è un Regolamento che ha tanti anni alle spalle, ma ci sembrava doveroso
ripartire dalle finalità culturali, vista la proposta della Giunta di presentarci questo
nuovo progetto "Torino Città da Coltivare" ed il mutato clima culturale
(cambiamento che c'è stato in questi 30 anni dal Regolamento del 1986).
Come abbiamo detto tante volte - e lo dicevamo anche con il Consigliere Alunno
qualche settimana fa a Mirafiori, in Barriera di Milano e nelle Circoscrizioni che da
più tempo hanno cambiato questo Regolamento -, fondamentalmente nel 1986 si
voleva regolarizzare una vecchia concezione del ritorno alla terra dei migranti, che
avevano occupato abusivamente - secondo una stima del Politecnico - circa 2 milioni
di metri quadrati. Come diceva la deliberazione del Consiglio Comunale, 20.000
famiglie avevano occupato tantissimi spazi abusivamente e nel 1986 si voleva
restituire quei percorsi alla legalità; le finalità erano perlopiù sociali, erano una sorta
di estensione del diritto alla casa popolare.
Siamo ripartiti da lì, perché ci sembrava giusto continuare ad avere quella finalità
sociale: l'ISEE sarà sotto i 15.000,00 Euro e ci sarà sempre la maggiore anzianità
(come hanno richiesto in tanti), ma con i Consiglieri ci è sembrato giusto ripartire da
lì per dire che l'orto era cambiato; intanto doveva essere abbattuta quell'idea un po'
privatistica.
Oggi i quartieri che da più tempo hanno in qualche modo iniziato a rendere
quell'esperienza un'esperienza di aggregazione urbana e di presidio sociale l'hanno
unita a tantissime altre finalità; noi ne inseriamo alcune che devono essere preservate
almeno al 20%: le finalità educative delle scuole (e ringrazio non solo l'Assessore
Lavolta, ma anche l'Assessore Pellerino, che con il progetto Smart School e Smart
City continueranno a lavorare in questo solco), ma, per esempio, ci sono anche
tantissime cooperative che chiedono, in orario diurno, degli spazi terapeutici per i
loro ragazzi e ci sono nuovi cittadini, nuove famiglie e ragazzi che vogliono mettersi
insieme a coltivare quest'esperienza.
Credo che, intanto, dobbiamo ringraziare quel territorio che ci ha insegnato
tantissime cose. Non solo ho visto i Consiglieri ritornare, in qualche modo, ad un
rapporto diretto anche con alcune conflittualità ed esigenze che ci sono, ma ci siamo
accorti che, prima di tutto, gli orti urbani - e così deve essere -, da una parte, sono
stati un pezzo di presidio sociale e, dall'altra parte, hanno rappresentato anche
l'attenzione che ci chiedeva un pezzo di popolazione per non dilapidare quegli ultimi
metri quadrati di risorse agricole della città.
Questo è un secondo mandato che diamo alla Giunta (è presente anche l'Assessore
Curti); credo che sempre di più, come dice la fotografia di "Torino Città da
Coltivare", quella fotografia debba diventare una trasformazione urbanistica. Per
questo motivo facciamo un appello al Sindaco: l'allora Piano Regolatore cancellava
la destinazione agricola, rendendola tutta ad una finalità verde e, in qualche modo, ad
aree parco; credo che questa Consiliatura sia pronta a definire quelle aree e a dire che
quelle aree non sono trasformabili, perché, come abbiamo detto più volte, mentre
un'area verde si può spostare e rigenerare, un'area agricola ha bisogno di più di
10.000 anni di tempo per ritrovare le caratteristiche chimiche e biologiche che, in
qualche modo, l'hanno lasciata lì nel territorio.
Termino il mio intervento, perché ci sono tanti emendamenti e la discussione ci
porterà lontano: il senso più profondo non era solo nel cambiare le finalità, ma il
modo di gestione. Per questo motivo abbiamo avuto una discussione aperta con il
centrodestra e credo che l'emendamento che ha trovato la sintesi sia quello in cui si
dice che siamo davanti ad un Regolamento quadro; le Circoscrizioni non sono un
condominio, quindi non possiamo togliere loro il diritto ed il dovere di regolamentare
e di fare i bandi, ma è certo - come ci chiedevano molti Consiglieri delle opposizioni
- che non possono stravolgere questo Regolamento quadro. In questo senso, mi
auguro che, come diceva il Consigliere Liardo, verranno ritirati alcuni emendamenti,
perché siamo andati incontro dicendo che, ovviamente, ogni Circoscrizione potrà
integrare questo Regolamento, ma senza stravolgerne il senso e le modalità.
Credo che questo sia giusto, come è giusto - come ci chiedono le Circoscrizioni - che
almeno una parte dei canoni - ovviamente, non stiamo parlando delle esigenze,
quindi di pagare l'acqua e le spese vive, che rimarranno in capo alle Circoscrizioni -
che incasseremo possa essere data alle Circoscrizioni, proprio per far vivere questo
progetto che riteniamo sia ambizioso.
Oltre al mutato cambiamento culturale ed oltre ad aver modificato i divieti e le
modalità d'uso, noi diciamo una cosa molto importante: non solo che questo
territorio va preservato con un'agricoltura biologica (cioè senza l'uso di componenti
chimici, quindi tentando di preservare quei territori), ma vorremmo che queste
esperienze - come ci ha raccontato, per esempio, l'ex Presidente di Circoscrizione
Alunno - possano servire anche ad una restituzione sociale. Il Consigliere Alunno lo
dirà meglio di me, ma quello che ho imparato è che, in questo momento, anche la
manutenzione del verde è un costo proibitivo per le Circoscrizioni. Noi inseriamo
una modalità, che è quella che sotto i 2.500 metri quadrati si possa arrivare alle
convenzioni, anche chiedendo indietro parte di quella restituzione sociale.
Se mettiamo assieme le esigenze sociali che continuano ad esserci, se uniamo quelle
educative, quelle terapeutiche, le modalità aggregative e quelle collettive ed
aggiungiamo il tema della restituzione sociale, noi - come ci chiedono Italia Nostra,
l'ANCI ed il Ministero delle Politiche Agricole -, non solo riportiamo il diritto alla
terra in città, ma, in un momento di crisi, contribuiamo sensibilmente a cambiare
anche i valori più profondi di quello che ci dice la terra. Forse la metafora più bella,
quella che i bambini ci insegnano nelle poche esperienze che abbiamo messo in
campo e che speriamo si moltiplicheranno, è che la terra è fatica, che la terra è
educazione, ma che la terra è anche il rispetto dei tempi della vita.
Gli anziani che ci chiedono di avere ancora quei 100 metri quadrati - noi abbiamo
modificato da 50 a 100 - sono quelli che ci dicono che non vogliono essere degli
ortolani che prendono per loro, perché vogliono restituire, anche in termini educativi,
ai più piccoli quella che è una grande esperienza che ha fatto un pezzo di storia
dell'Italia e che speriamo faccia parte anche della storia del futuro.

Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)