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LEVI Marta (Vicepresidente) Sono state richieste le comunicazioni del Sindaco in merito al coinvolgimento di dirigenti e funzionari del Comune sulla vicenda Murazzi. La parola al Sindaco. SINDACO Come sapete, nelle settimane scorse, la Magistratura ha notificato a otto dirigenti dell'Amministrazione Comunale l'apertura di un'indagine in relazione alla vicenda dei Murazzi, di cui questo Consiglio Comunale si è occupato ripetutamente. Ovviamente, per quello che ci riguarda abbiamo messo a disposizione dell'Autorità Giudiziaria tutti i documenti e tutte le informazioni necessarie. Gli Uffici ritengono di aver adempiuto, nel corso della gestione di questa materia, all'adempimento delle procedure che la legge e i nostri Regolamenti comportano. Quindi, da questo punto di vista, siamo naturalmente fiduciosi che la Magistratura accerterà che tutto si è svolto regolarmente. Qualora così non fosse, valuteremo quali sono gli addebiti che la Magistratura riterrà di elevare e, sulla base di quello, assumeremo le decisioni che sono necessarie. Allo stato attuale dei fatti, essendo un'indagine appena aperta, non mi pare che l'Amministrazione sia nelle condizioni se non di auspicare che gli accertamenti siano il più rapidi possibili e, naturalmente, augurarsi che dagli accertamenti risulti che da parte degli Uffici sia stato adempiuto a ogni procedura con la correttezza e il rispetto dei principi di legalità e di legge, che sono ovvi e normali per un'Amministrazione come la nostra. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io, in realtà, sono abbastanza stupito, più che del merito della risposta del Sindaco Fassino, del contorno; non dei toni, ma di come il Sindaco Fassino sta riducendo la questione. Noi parliamo di 7 dirigenti comunali, più uno in pensione, uno dei quali è il vicedirettore, che sta attualmente svolgendo funzioni da direttore, in assenza del nuovo direttore, che peraltro il Sindaco era impegnato a nominare entro 28 giorni e ormai siamo già fuori di 10 giorni rispetto all'impegno originario della mozione votata all'unanimità dalla Sala Rossa. Soprattutto in un momento particolare, che ha portato addirittura al blocco di un provvedimento come la deliberazione del Piano d'Ambito, che addirittura disegnava una cornice urbanistica, quindi neanche così collegata alla vicenda dei canoni. Anch'io sono dell'idea che bisogna rispettare il lavoro della Magistratura, che non ha senso dare commenti politici a caldo, quando siamo di fronte solo a un atto che, giustamente, da garantisti, dovremmo riportare a livello originario, cioè l'avviso di garanzia del fatto che c'è un'indagine in corso. Io, però, non ci sto a sentirci dire che il nostro intervento finisce qua. Perché noi, con la vicenda CSEA, abbiamo, anche in quel caso, se non all'unanimità, comunque a stragrande maggioranza, votato l'istituzione di una Commissione di indagine consiliare. Anche in quel caso c'era un'indagine della Magistratura, non solo in corso, ma iniziata da poco. In questo caso, l'opposizione, non la maggioranza, ha richiesto (con le undici firme necessarie, ma erano di più) l'istituzione di un'analoga Commissione di indagine su questa vicenda. Però, in questo caso - mistero - in Conferenza dei Capigruppo la maggioranza ci ha opposto il divieto di discuterla in tempi di urgenza in Consiglio, quindi si perderà in tutti i corsi e ricorsi di calendarizzazione di Commissioni e iter burocratici vari. Mi chiedo cosa ci sia di diverso. Non ci sarà per caso qualcosa da nascondere? Non si vorrà delegare ai magistrati quello che non è il loro compito? Non quello di approfondire se sussistano o meno le eventuali responsabilità penali personali, rispetto alla loro condotta di dirigenti Comunali, bensì quello di capire se c'è stato un corto circuito di influenza politica, rispetto a una dinamica che invece riguarda un mancato introito della Città non su un singolo concessionario, ma su un'intera categoria, su un'intera area della movida. Un'area della movida che nel dibattito Consiliare e sulle pagine dei giornali stiamo dipingendo come un romantico ambiente underground creativo giovanile, invece adesso c'è un'indagine della Magistratura, con i sigilli della Polizia e con tutto un bel letamaio che sta emergendo alla luce. Voglio concludere solo con una domanda e spero che il Sindaco voglia dare una risposta. Perché nel caso di CSEA è stato detto "sì" alla Commissione di indagine, mentre in questo caso è stato detto "no"? C'è il parallelismo delle indagini iniziate da poco a livello giudiziario, per cui non può essere questa la ragione, perché non si richiede di andare ad approfondire le responsabilità dei singoli, si va a vedere se c'è stata una influenza politica o meno. Prendo atto del fatto, perché oramai è già stato votato, che in Conferenza dei Capigruppo si è voluto ostacolare l'approfondimento e la votazione della richiesta di istituire questa Commissione. Visto che la mozione non è stata ritirata, è un dibattito che - ve lo dico da opposizione a maggioranza - è stato solo rinviato. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Sindaco, le do alcuni spunti per poter ottenere da lei una risposta, nell'eventuale replica, sulla questione ormai annosa dei Murazzi. Innanzitutto, mi faccia fare una distinzione netta fra quello che è stato il passato (dal 2007 in avanti) e quello che è il presente, con la deliberazione che oggi sarà votata dalla sua maggioranza, senza che noi manterremo il numero legale, questo di sicuro. La questione di oggi, a mio giudizio personale, può sanare il passato, può mettere dei paletti importanti, può finalmente continuare a far vivere i Murazzi, perché la vita dei Murazzi è un aspetto essenziale, perché sono un momento di aggregazione, di svago, di tempo libero, di cui i giovani debbano sicuramente usufruire. Inoltre, secondo noi, potrebbe anche eventualmente mettere in sintonia quella zona con i cittadini e il loro diritto al riposo. Però questo è il presente. Il passato invece non deve condizionare il presente, ed è per questo che io sono contento, dal punto di vista politico, che la deliberazione sia arrivata in Aula, perché la Magistratura sta facendo il proprio dovere, sta facendo le proprie indagini, verificando il passato, ma noi amministriamo una Città e non può essere la Magistratura a dare all'Aula del Consiglio Comunale la possibilità di decidere o meno su una deliberazione che il Consiglio Comunale ritiene giusta o non giusta, ma che può e deve votare. Pertanto questo è il primo ragionamento sul fatto che io sono contento che la deliberazione sia arrivata in Aula. Invece, sul passato, Sindaco, credo che i Murazzi siano un fallimento certificato di questo sbandierato atteggiamento amministrativo del centrosinistra dal 1996 ad oggi, dove si annuncia tutto in pompa magna, ma alla fine non si riesce ad arrivare a un risultato. I Murazzi sono l'emblema di questo fallimento, non si è riusciti a coniugare, in una zona nevralgica della Città, alcune cose sostanziali. Detto questo, che però è un'opinione del tutto soggettiva e assolutamente ininfluente all'interno del dibattito, chiedo al Sindaco (rispetto all'eventuale replica che farà), innanzitutto, se c'è stata imparzialità in questi anni, cioè se tutti i locali siano stati trattati alla stessa maniera. Non parlo dei Murazzi, parlo dei locali torinesi in genere. Quindi, il primo compito di un amministratore sano è avere come bussola l'imparzialità e l'equità di trattamento, perché questo è uno degli aspetti essenziali. Mi ricordo che in quegli anni si discuteva del fatto che l'alluvione avesse sicuramente toccato i Murazzi, ma avesse coinvolto anche gli esercenti che avevano fuori i dehor, i tendoni, gli ombrelloni, ma in quel caso il danno ambientale per loro non c'è stato. Sicuramente il danno ambientale è stato superiore per i Murazzi, ma anche lì abbiamo cercato di far ragionare l'Amministrazione e su questo non c'è stato verso, non ci hanno sentito. Pertanto, imparzialità ed equità. Secondo. Con onestà intellettuale (riprendo le parole del Sindaco, che ritengo assolutamente proprie e corrette), noi vorremmo che il Sindaco ci rispondesse sulle responsabilità politiche, che è il nocciolo vero di tutta la questione. Noi facciamo sempre riferimento a una frase che abbiamo letto su un organo di disinformazione (Lo Spiffero), secondo il quale il Presidente Altamura avrebbe detto (se sono corrette le parole che ho sentito): "Io volevo fare determinate cose. Però, all'interno della mia maggioranza o comunque all'interno della politica purtroppo questo non è stato possibile farlo". Allora, il Presidente Altamura, o il Sindaco, ci spieghino che cosa voleva dire il Presidente Altamura rispetto a questa situazione. È possibile che Lo Spiffero non abbia detto la verità, per cui è possibile che queste parole non siano vere, però lo vorremmo sapere. Dopodiché andiamo ancora avanti. Quanto possono i dirigenti mettere in discussione le deliberazioni della Giunta? Secondo me, assolutamente mai. Io ritengo (questa è un'opinione del tutto personale) che i dirigenti che sono sotto indagine, con avviso di garanzia, siano assolutamente innocenti. Questa è una mia opinione, perché l'opposizione si occupa di questo tema da sempre, già nella precedente tornata amministrativa, ma ancora di più nel marzo 2012 il sottoscritto fece una richiesta a uno dei dirigenti indagati, chiedendogli una serie di cose, tra cui anche di quanto sono morosi gli attuali locali. La dirigente che mi fece tutta la cronistoria, in maniera molto limpida e molto trasparente, disse tra le altre cose che loro avevano tolto alcune concessioni, avevano ad esempio allontanato... LEVI Marta (Vicepresidente) Consigliere Tronzano, la richiamo al rispetto dei tempi. TRONZANO Andrea Porti pazienza, Presidente, utilizzo un po' di tempo in più. Dicevo che il dirigente tolse la concessione ad esempio al "The beach", allo "Zenit", e alla fine disse che i restanti concessionari avevano provveduto a pagare il rateo del debito pregresso e i canoni di concessione. Inoltre, per tutto il 2008, noi abbassammo i canoni del 25% attraverso una deliberazione della Giunta, per eventi alluvionali. Ad esempio, vorrei che il Sindaco ci spiegasse fino a che punto fosse soltanto l'alluvione, o se fossero altri elementi ad aver abbassato il canone. Inoltre, se questo canone è stato abbassato per i Murazzi, lo è stato anche per altri locali della Città, in caso di necessità o in caso di bisogno? Presidente, ho quasi terminato. Vado sempre a memoria. Mi pare che il bando preveda che la manutenzione straordinaria sia in carico al concessionario; pertanto, anche su questo vorrei una spiegazione. Ma vado a memoria, quindi potrei sbagliarmi. Nella sostanza, Sindaco, gli spunti che le ho dato per la replica, secondo me, sono importanti. Credo sia doveroso da parte di questa Amministrazione dare una risposta alle responsabilità politiche, che io ho ben chiare in capo a chi siano. Non riguardano sicuramente il già Assessore Altamura, per il periodo dal 2007 in avanti, perché a mio giudizio ha ben operato su quell'aspetto, ma riguardano altri Assessori presenti nella Giunta Chiamparino. Presidente, le chiedo scusa per il tempo rubato e aspetto delle delucidazioni dal Sindaco. LEVI Marta (Vicepresidente) Non l'ha rubato a me. Però, spieghi al Consigliere Liardo che non c'è più tempo per il suo intervento. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Io so che non è responsabilità del Sindaco in carica tutto quello che è successo, perché si trova a gestire l'ennesimo scandalo di una mala Amministrazione che l'ha preceduta. Penso al concorso per i dirigenti, agli affidamenti, a CSEA, ai vari... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, il caso Martina, che fa parte di tutta la questione affidamenti; ho visto vigili e geometri arrestati. Sindaco, io non le do colpa di quello che è successo; però, oggi ci troviamo di fronte a un ennesimo fatto che denigra il nome di questa Città. Ed è per questo che a questo punto bisogna intervenire in maniera forte sull'apparato comunale, affinché tutto questo non si ripeta più, perché la nostra paura è che questo possa succedere ancora su cose che ad oggi, ovviamente, non possiamo ancora sapere. Ed è per questo che abbiamo proposto una Commissione d'Indagine, come diceva prima il Capogruppo Marrone, esattamente com'era stato fatto su CSEA. La nostra paura oggi è che ci sia la volontà di coprire, da parte di un'Amministrazione di sinistra, qualcosa di davvero poco limpido, perché non concedere una Commissione d'Indagine consiliare, che permette di fare chiarezza su una questione davvero poco chiara, all'opinione pubblica sembra un tentativo di tenere nascosto qualcosa, soprattutto dopo aver letto, su due quotidiani, affermazioni davvero pesanti. Per questo sono preoccupato del fatto che il Sindaco dica che va tutto bene, come ha detto prima nel suo intervento: "Ci auguriamo che vada tutto bene". Bisogna intervenire in maniera forte, anche perché purtroppo le parole del Sindaco sono state sconfessate troppo spesso in questo anno e mezzo. Io sono sicuro che le sue parole erano in buona fede, ma sono state sconfessate troppo spesso anche dall'azione giudiziaria, vedi il caso CSEA, di cui abbiamo parlato prima. Per questo propongo al Sindaco di fermare oggi la deliberazione sui Murazzi, per non dare uno schiaffo a chi sta indagando. Oggi sono stati ascoltati in Procura i dirigenti ed è per questo che, probabilmente, è il caso di fermarsi a riflettere un attimo, cercando di capire se e come poter migliorare ulteriormente e mettersi nella condizione di poter proporre alla Città un piano sicuro per il futuro, perché non possiamo permetterci, tra qualche anno, di ricadere nella stessa situazione. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Liardo. Ha un minuto di tempo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, un minuto, altrimenti la prossima volta in Conferenza dei Capigruppo si decidono altri tempi. Prima, al Consigliere Viale, ho concesso esattamente un minuto. LIARDO Enzo Comunque ci sono stati addirittura dei precedenti (non quando dirigeva lei l'Aula) in cui diversi Gruppi Consiliari si sono passati i propri minuti a disposizione per intervenire. Perciò, la ringrazio del minuto concesso, anche se non è sufficiente per dire tutto quello che vorrei. Dico solo che, nel mese di gennaio, ho discusso un'interpellanza (sono confortato dalla presenza dell'Assessore) in cui chiedevo, a fronte di tanti cittadini che si lamentavano dell'IMU e dei costi che la Città di Torino gli ha chiesto, di verificare quali associazioni non pagano l'affitto dei locali. Tra l'altro, avevo chiesto i cinque anni e adesso ripresento l'interpellanza, perché mi è stato messo per iscritto un anno solo. Ci sono delle situazioni drammatiche di locali affittati dal Comune di cui non vengono pagati i canoni. Ma, guarda caso, in questa interpellanza non c'è la presenza neanche di un locale presente all'interno del comprensorio dei Murazzi. Questo è stranissimo, infatti bisognerà approfondirlo. In conclusione (ringrazio per il tempo concessomi), ribadisco e sottolineo che ci sono delle realtà molto importanti per la Città di Torino che non pagano cifre enormi. Vorrei capire che intenzioni ha il Comune di Torino rispetto a questi soggetti. Perché a fronte dei sacrifici richiesti ai cittadini e alla situazione dei Servizi Sociali che non riescono a dare risposte alle persone che si trovano in situazioni drammatiche, che almeno venga riscosso il dovuto da parte del Comune di Torino. In tempi non sospetti, avevo invitato il Sindaco a prendere le distanze dalle passate Amministrazioni. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara È sempre complesso intervenire al principio di una vicenda, ancor di più se si tratta di un'inchiesta penale della Magistratura. Però, penso che comunque il Consiglio Comunale ha il compito di vagliare le responsabilità penali dei soggetti coinvolti, o meglio, non abbiamo questo compito, ma dobbiamo rispondere al nostro mandato, quindi manifestare una visione di lungo periodo, assegnare delle responsabilità politiche e tutelare gli interessi di tutta la cittadinanza. Il Sindaco, ancora una volta, si sta assumendo delle responsabilità che non le sono proprie, ma che derivano dalla Giunta precedente. Quindi, mi viene da domandarmi perché il Sindaco (come è già avvenuto nel caso Martina e nel caso dei concorsi dei dirigenti, che è già stato citato anche da altri Consiglieri) si presti a fare, di fatto, da bersaglio a qualcosa che, evidentemente, non le compete direttamente. Però, qualche giorno fa, proprio domenica, il Sindaco ha detto che il \"Sistema Torino\" non esiste, che è solamente una formula propagandistica. Ebbene, io penso che alla luce di questo suo ennesimo assumersi le responsabilità altrui, ci dovrà spiegare quantomeno il perché. La vicenda dei Murazzi è nota a ogni angolo della Città. Si mormora da tempo che esistono figli e figliastri; soggetti che hanno interlocutori privilegiati ed altri che, invece, devono fare la fila allo sportello. Lo si è visto con la modalità di assegnazione dei locali dei Murazzi ai vincitori del famoso bando del 2007. Lo si è visto soprattutto (almeno così pare, ovviamente aspetteremo gli esiti delle indagini) con la mancata sollecitudine nel richiedere loro quanto dovuto. Ovviamente, come ho detto in premessa, non spetta a noi indagare su eventuali protezioni politiche. Siamo certi che la Procura farà egregiamente il suo lavoro, ma riteniamo, ancora una volta, che questa potrebbe essere la punta dell'iceberg di una gestione superficiale (dico \"superficiale\", non dico in malafede, in questo caso) dei beni della collettività. L'ha detto il Consigliere Tronzano prima di me: siamo certi che i tanti locali commerciali, edifici e immobili di proprietà della Città siano sempre stati gestiti nell'interesse generale? Sindaco, il \"Sistema Torino\" non è un'invenzione, ma come è stato scritto qualche giorno fa su un importante quotidiano (non l'ho scritta io questa frase, la riporto) \"è proprio quell'abbraccio tra certa politica, università, finanza, aziende partecipate, cultura e associazionismo di cui il PD è il cardine\". Ribadisco, queste non sono parole mie. Anche in questa inchiesta penso siano finiti in mezzo probabilmente degli innocenti, amministratori, dirigenti e funzionari di questa Amministrazione che svolgono correttamente il loro dovere tutti i giorni. E, come ho avuto modo di dire anche in altre occasioni, questi sono la maggioranza. Però il Sindaco non può negare quanto sta emergendo anche in questa occasione. Vorrei ribadire anche in questa sede che riconoscere l'esistenza di un sistema non significa negare ciò che di buono è stato fatto in questi anni e viene fatto tutt'oggi, ma significa dire chiaramente che il treno è uscito dai binari e che il ciclo iniziato da Castellani (è una mia opinione personale) si deve chiudere. Ogni sistema, buono o cattivo che sia in origine, Sindaco, degenera a un certo punto. Io penso che oggi voi non siate più quella forza innovativa che meravigliava l'Italia, quel famoso laboratorio torinese di cui si parlava a suo tempo. Ora, secondo me, è tempo di cambiare, ma cambiare non vuol dire dare una mano di bianco su un muro che, a mio avviso, sta cominciando a perdere i pezzi, ma vuol dire cambiare tutto all'insegna di due parole chiave, Sindaco, gliel'ho già detto più volte: trasparenza e partecipazione. Perché solo il controllo diretto dei cittadini e il loro coinvolgimento può far tornare Torino a un'avanguardia della sperimentazione politica, economica e sociale. Purtroppo non basta convocare degli Stati Generali e delle conferenza stampa, oppure far realizzare un servizio televisivo su Torino, sia da una parte che dall'altra. A mio avviso bisogna tagliare i ponti col passato e costruire un modello nuovo per il futuro. Io non so se il Sindaco sarà in grado di farlo, ho le mie forti perplessità, ma spetta al Sindaco dimostrare che stiamo sbagliando a pensare che lui non sarà in grado di farlo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Oggi discutiamo dei Murazzi, ma - come stava dicendo il Consigliere Appendino - discutiamo in parte della Città. Ebbene, se discutiamo in parte della Città, devo rendere atto al Sindaco di un coraggio. Così come spesso ho cercato l'interlocuzione anche critica con il Sindaco, oggi devo proprio riconoscergli invece il coraggio e la coerenza (per quanto io possa non condividere) nel continuare a difendere, a provare a confrontarsi in maniera protettiva con l'esperienza che arriva dall'Amministrazione procedente. Mi ha stupito la scena che ha preceduto le comunicazioni in Aula, in cui non si capiva chi avrebbe risposto, tra i portatori storici di conoscenze su questa vicenda. Ancora una volta la scelta del Sindaco della nostra città, del capo della nostra maggioranza di rispondere a nome di tutta l'Amministrazione, credo sia stata una scelta di coraggio e coerenza. Quindi, credo vada dato a Cesare quello che è di Cesare. Dall'altra parte, però, non possiamo non renderci conto che siamo davanti ad una inchiesta significativa che mette sotto indagine la nostra struttura amministrativa in un momento di vacanza del ruolo del Direttore Generale, la più alta figura apicale di questa Amministrazione. Per questa ragione, penso ci si debba interrogare. Mi stupisce l'invito dell'opposizione ad una Commissione d'Inchiesta, perché, invece, credo che, proprio su questo caso (per chi, come me, conosce poco la vicenda dei Murazzi e, anzi, è più interessato ad ascoltare, a capire, a farsi un'idea), il perimetro più adeguato sarebbe quello della Commissione Controllo di Gestione, anche perché sarebbe interessante capire quali sono i soggetti che gestiscono quelle strutture e anche i soggetti che lo fanno davvero, ossia, qual è il rapporto fra chi ha la concessione e chi, di fatto poi, con la formula della subconcessione, è il vero applicatore, è il vero fruitore degli spazi stessi. Il dato fondamentale, che è quello che affronteremo - e sono contento della scelta del Partito Democratico, che credo vedremo dopo, e quindi della nostra maggioranza - è quello secondo cui l'unico modo per fugare ogni dubbio sulla programmazione strategica dei Murazzi è rivendicare - come abbiamo sempre fatto - la riqualificazione di quell'area e tracciare la prospettiva per la trasformazione e il recupero di quegli spazi. In altri termini, se l'aria lungo il fiume è un po' stantia, occorre aprire le porte e le finestre e farla circolare. Non si può eludere, però, la questione più generale che fa riferimento a quello che non credo sia un "Sistema Torino", ma rappresenti un'impalcatura, una struttura, spesso a nido d'ape - ma prevalentemente molto verticale -, concentrata nelle mani di poche figure, che, prima, ha gestito il periodo delle Olimpiadi e poi, quando la Città doveva atterrare da un processo distributivo molto chiaro, ha costruito spesso posizioni di - possiamo dirlo - privilegio. La scorsa settimana abbiamo affrontato, nella Commissione Controllo di Gestione, gli affidamenti sotto soglia del soggetto controllato "Turismo Torino" e abbiamo verificato che, fra gli anni 2005-2006, quest'ultimo ha affidato sotto soglia circa 18 milioni di Euro, senza alcuna procedura di evidenza pubblica. Abbiamo valutato che, negli anni 2009-2010 (ossia prima che ci fosse quel cambio di passo che, credo, con più forza, la nostra Amministrazione dovrebbe rivendicare), abbiamo affidato sotto soglia circa 3 milioni di Euro su un Bilancio di 8 milioni, ossia il 40% delle risorse disponibili. Questo dimostra che esistono aree che non credo siano di illegalità, ma di opacità - e questo spetta alla Magistratura accertarlo - in cui non è chiaro il rapporto tra pubblico e privato o delle aree in cui, giocando e calpestando entrambi i passaggi della linea, si possono ricavare degli spazi di interesse. Venerdì prossimo, nella V Commissione, congiuntamente con la I, affronteremo il tema dei siti olimpici della Città di Torino, che abbiamo costruito per diverse centinaia di milioni di Euro, che sono stati oggetto di ampie discussioni, che abbiamo patrimonializzato nel 2008 per 217 milioni di Euro (quindi siamo passati da un valore di 800 ad un valore di 200) e che abbiamo dato in gestione per 2.200.000,00 Euro per trent'anni. Nulla di grave, di per sé, rispetto a questa piramide economico-finanziaria, se viene rispettato con chiarezza il rapporto fra pubblico e privato e il rapporto fra controllato e controllore. Laddove, invece, questo rapporto dovesse venir frainteso, contraddetto o invaso dall'uno e dall'altro campo, è chiaro che si potrebbero determinare aree di opacità. Credo sia del Consiglio Comunale di Torino il compito di verificare e di aprire le finestre. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Cercherò di stare un po' più al tema, perché l'oggetto delle comunicazioni, se non sbaglio, atteneva alla vicenda degli avvisi di garanzia ai dirigenti e, correttamente, il Sindaco, su questo, doveva rispondere ed ha risposto, per quanto possibile. Riterrei di rimandare - non me ne vogliate - l'interessante e utile discussione sui massimi sistemi (più o meno Torino...) ad un'altra sessione dedicata alle strutture a nido d'ape, piuttosto che ad altri tipi di strutture verticali, orizzontali, tangenziali o trasversali. Ovviamente, in virtù di questi elementi, quando affronteremo quel dibattito, che non mi pare essere l'oggetto del dibattito odierno, diremo la nostra. L'abbiamo detto, lo diremo e continueremo a mantenere la nostra linea di valutazione politica, perché riteniamo che, su questo futuro di Torino non si ragioni mai abbastanza insieme, in maniera collettiva e pubblica. Quindi, dal confronto e dallo scambio di opinioni, non può far altro che emergere una posizione condivisa. Sul piano, nel merito, della comunicazione richiesta dai Colleghi, credo che debba essere fatta chiarezza rispetto alla richiesta (mossa, in maniera del tutto strumentale dalla minoranza Consiliare, nella Conferenza dei Capigruppo di venerdì) di istituire, ex articolo 93, una Commissione d'Indagine, facendo assumere a questa questione analoghi connotati rispetto a quella di CSEA. Ricordo ai Colleghi che la ragione per cui la maggioranza si è opposta a questa richiesta, ex articolo 93 (non alla discussione sulla vostra mozione, ma alla questione d'urgenza) è dovuta al fatto che, mentre in un caso c'erano stati degli atti dell'Autorità giudiziaria di arresti di persone a conclusione della procedura di indagine, in questo caso si parla di avvisi di garanzia. Dobbiamo soltanto metterci d'accordo per quanto riguarda il metro che vogliamo adottare. Siamo nella fase di avvio delle indagini e (a nostro modo di vedere, nel giorno in cui tali questioni sono emerse) abbiamo fatto bene, in via prudenziale, a valutare anche l'opportunità di sospendere eventualmente la vicenda della deliberazione, perché ritenevamo utile fare un supplemento di riflessione. Abbiamo fatto questo supplemento di riflessione, la maggioranza ha discusso e speriamo che - come mi è parso di cogliere nel dibattito di questi giorni - anche alcune forze della minoranza possano condividere il provvedimento; quindi, noi, terminate queste comunicazioni, ci accingeremo a votare il Piano Integrato d'Ambito. È chiaro che noi - e anticipo una posizione politica su questa questione -, avendo massima fiducia nella Magistratura, confidiamo che le vicende giudiziarie, che hanno coinvolto i nostri dirigenti, si risolvano positivamente ed è chiaro, e anticipo, che, qualora questo non si dovesse verificare, adotteremo, come è accaduto per casi analoghi in passato, analogo metro di giudizio. Se, nell'ambito delle indagini, emergeranno comportamenti, fatti o atti sbagliati, contra legem o reati penali commessi da chicchessia, l'atteggiamento del Partito Democratico sarà molto chiaro e molto netto e sarà quello che sintetizzerei nell'espressione "Se qualcuno ha sbagliato, è giusto che paghi!", anche dal punto di vista professionale. Questo lo diciamo con grande chiarezza, in un momento in cui continuiamo a nutrire piena fiducia sul fatto che la chiarezza, rispetto all'eventuale accertamento di responsabilità giudiziaria, possa venire repentinamente dipanata, a tutela ovviamente dell'Amministrazione e delle persone che, in questo momento, sono sottoposte ad indagini. Con la massima correttezza continuiamo a dire che, se non ci sono atti o fatti provati, noi continuiamo a ribadire la nostra fiducia, qualora la vicenda giudiziaria prendesse altre pieghe, non saranno fatti sconti ad alcuno e per nessuno e se qualcuno ha sbagliato è giusto che questo qualcuno paghi le conseguenze di questi errori. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Intervengo brevemente, perché credo occorra apprezzare il fatto che, oggi, abbia risposto il Sindaco e non qualcun altro. Qualcuno, infatti, ha contemplato il fatto che gli Assessori non parlano, eccetera. Di fronte a una questione che riguarda la precedente Amministrazione, della quale molti sono presenti in quest'Aula, il Sindaco potrebbe dire che intervenga qualcun altro. Credo che occorra avere l'accortezza di tenere separate le discussioni che abbiamo fatto sui Murazzi e sulla deliberazione che oggi andremo a votare e che avremmo dovuto votare già da due settimane (quindi le vicende giudiziarie sembrano arrivate a babbo morto, ossia a deliberazione già approvata, e sicuramente nessuno le mette in collegamento), con il fatto che ci sia un procedimento in corso i cui sviluppi nessuno di noi conosce; se qualcuno li conosce in anticipo o ha qualcosa da dire, vale sempre la vecchia regola che si diceva una volta, ossia "attraversa il cortile e va dall'altra parte", adesso deve spostarsi in corso Vittorio, però è sempre la stessa regola. Poiché, molte volte, sentivo dire che tutto andava male e si sapeva, lo sapevano tutti, mi chiedo perché, quando uno sa qualcosa non lo dica e non lo esponga nei modi dovuti. Ritengo, quindi, tenere separate la vicenda giudiziaria (come ha detto il Capogruppo, che avrà i suoi percorsi e vedremo cosa accadrà), da quella che, invece, è la vicenda politica, di discussione di merito, di una deliberazione del Piano d'Ambito e poi del bando per il rinnovo dei locali, a scadenza quest'anno, che affronteremo. Le due questioni mi sembrano completamente separate. Chi le collega, deve dire perché le collega e deve anche assumersi responsabilità concrete di verità o di esposizione, altrimenti si lancia semplicemente un po' di fango in giro che, alla fine, da qualche parte s'attacca. Vorrei precisare che non è così, perché, essendo stato in questo Consiglio Comunale vent'anni fa, negli anni Novanta, in altro contesto (quando la vicenda dei Murazzi veniva periodicamente affrontata in quest'Aula, per altri motivi, in quanto la situazione era diversa da quella attuale, ma è inutile entrare nei particolari) non vorrei che, oggi, le responsabilità, che sono di tutti, diventassero automaticamente di coloro che ci sono adesso e qualcuno si chiamasse fuori soltanto perché "è passato sulla barca, ma non si è mai messo a remare". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO È stata posta un'interrogazione relativa alle comunicazioni che l'Autorità Giudiziaria ha inviato a 7 dirigenti dell'Amministrazione Comunale (e a un ottavo che lo era in fase precedente) e io ho risposto relativamente a questo tema. Il dibattito, poi, si è ampliato a tutta la vicenda dei Murazzi. Se vogliamo fare una discussione di ordine generale è del tutto legittimo farla. In parte l'abbiamo già fatta, la faremo di nuovo tra poco, quando sottoporremo al Consiglio una deliberazione che abbiamo assunto per delineare un quadro, sia regolamentare sia di iniziativa, del tutto nuovo, che consenta di dare alla vicenda dei Murazzi una soluzione soddisfacente sia per gli interessi della Città sia per coloro che più propriamente alle attività dei Murazzi sono interessati. Da questo punto di vista, la deliberazione che esamineremo tra poco è tutt'altro che improntata a un vincolo di continuità; essa rappresenta, semmai, lo sforzo per delineare un quadro di insieme nuovo e diverso che consenta di dare soluzione alle numerose aporie, ai numerosi problemi che si sono manifestati via via nel tempo nella vicenda dei Murazzi. Quando sarà illustrata la deliberazione avremo modo di approfondire, ulteriormente, questo tema e lo faremo sulla base delle considerazioni che ciascuno - a partire dagli Assessori competenti - farà. Penso che il compito del Sindaco sia questo. Non credo che il compito del Sindaco - lo dico chiaramente e vale per oggi e per il futuro - sia quello di aprire processi retrospettivi, ricercando presunte responsabilità di questo o di quello. Non lo fa nessun Sindaco di nessun colore politico che abbia un minimo di senso di responsabilità, in nessun Comune italiano. Non mi risulta che il Sindaco Pisapia, arrivato a guidare il Comune di Milano, abbia aperto un processo retrospettivo nei confronti della signora Moratti e ha fatto bene a non farlo. Non risulta che il Sindaco Doria, arrivato alla guida della Città di Genova, abbia aperto un processo retrospettivo sui comportamenti della Giunta precedente guidata dal Sindaco Vincenzi e via di questo passo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, il processo di Alessandria è stato aperto dalla Corte dei Conti nei confronti di un Sindaco che ha mandato in dissesto il suo Comune. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Da questo punto di vista, quindi, penso che sia un comportamento moralmente onesto e istituzionalmente responsabile che un Sindaco governi la Città sulla base del programma che ha indicato agli elettori e sulla base del quale è stato eletto e, se si producono fatti che richiamano una relazione con ciò che è stato deciso e realizzato precedentemente, si vede quali sono i problemi e si cerca di dar loro una soluzione. Punto e finito. Se qualcuno pensa che, invece, il compito del Consiglio Comunale consista, come risulta da alcuni interventi che ho sentito anche in questa seduta, nel fatto che ogni volta che c'è una vicenda si debba aprire un processo contro qualcuno e qualcosa, vi dico chiaramente che per quanto mi riguarda è un gioco che lascio ad altri. Anche se sono d'accordo con quello che ha detto il Consigliere Lo Russo e, quindi, se vogliamo discutere di Torino, delle sue prospettive, del suo futuro, propongo di venire presto in Consiglio per una riflessione di ordine generale su questo punto, vorrei, però, fare qualche considerazione, visto che è stato richiamato il tema, su questo punto. Anche qui, cerchiamo di capirci con chiarezza, per quanto riguarda il significato di questo nodo continuità/discontinuità che va riferito ad alcuni temi molto precisi. La prima grande questione riguarda le vocazioni intorno a cui si è definita, via via, l'identità della Città. Ogni tanto qualcuno scrive: "Bisogna ridefinire la vocazione di Torino". Guardate che le vocazioni di grandi comunità e di grandi città non si definiscono ogni cinque, sei anni. Torino è diventata una Città industriale, qual è stata per un secolo, alla metà del secolo precedente. Quella vocazione industriale, che ha caratterizzato Torino lungo tutto il Novecento, è iniziata alla fine del 1800 e si è protratta per quasi tutto il Novecento. Si è consumata sul finire del secolo e, a partire di lì, Torino, per merito di quei Sindaci che qui sono vituperati per altre ragioni, ha messo in campo un processo di ridefinizione della sua identità, che ne ha fatto una Città plurale. Se, per un secolo, questa è stata una Città che si è caratterizzata per essere stata manifatturiera, produttiva, industriale, l'unica vera grande factory town di questo Paese, sappiamo tutti che, negli ultimi vent'anni, Torino ha conosciuto una trasformazione che ne ha allargato il profilo. E, senza rinunciare a quella sua identità industriale, che, ancora oggi, ne rappresenta un punto di forza, è venuta arricchendo il suo profilo e la sua identità di una pluralità di vocazioni. È sempre di più un centro di eccellenza nel campo delle tecnologie, dell'innovazione e della ricerca, grazie alle sue università; è una Città che, grazie alle fusioni bancarie di Intesa Sanpaolo e di Unicredit è diventata una piazza finanziaria più importante, perché, nella stessa, vi sono presidi strategici di quegli istituti bancari. È una Città che ha investito moltissimo in questi anni in cultura ed è diventata una grande capitale di cultura, che della stessa ha fatto non solo un fatto estetico, ma anche economico e sociale che definisce l'identità della Città. In funzione dell'investimento culturale, sta diventando, sempre di più, una Città con vocazione turistica. È una Città che ha un profilo plurale che ha definito nuove vocazioni della Città. Questo percorso che ci ha condotto in questi vent'anni sarà il percorso anche nei prossimi anni. Non è che dobbiamo andare a cercare con il lanternino una nuova vocazione di Torino, perché le vocazioni dei prossimi anni di Torino saranno queste, a partire dal considerare quali sono i motori che hanno determinato queste vocazioni. Uno dei motori che ha determinato la pluralità delle vocazioni e l'allargamento del profilo dell'identità di Torino, per esempio, è stata la trasformazione urbana. Quei dieci milioni di metri quadrati di area industriale che si sono svuotati tra il 1980 e il 1990 e che, all'inizio, sembravano la manifestazione della fine di una storia, di un declino irreversibile della Città, sono poi diventati, come sappiamo, un motore di trasformazione, perché ogni trasformazione urbana è stata anche l'occasione per insediare, su quell'area, al posto di quello che c'era prima, nuove vocazioni, vuoi che fossero i poli universitari, attività terziarie o di residenza, attività culturali o anche attività produttive. Sarà così anche nei prossimi anni. Il destino di questa Città sarà sempre di più quello di essere una Città plurale nelle vocazioni. In questo senso, indipendentemente da chi faccia il Sindaco nei prossimi anni, queste vocazioni proseguiranno e quindi c'è un elemento di continuità, non con il secolo scorso, ma con quello che è accaduto negli ultimi vent'anni, che è un percorso non esaurito. Perché se vogliamo far diventare sempre di più Torino centro di eccellenza, per esempio, nella ricerca, nell'università e nella tecnologia, bisognerà continuare a investire sempre di più nel profilo universitario di questa Città e in questi settori. L'investimento in cultura che abbiamo fatto fin qui, e che sta diventando una cifra della Città, abbiamo bisogno di proseguirlo per far diventare, sempre di più, questo un elemento identitario essenziale dello sviluppo di Torino. E quella vocazione turistica, che è legata all'investimento in cultura, abbiamo bisogno di consolidarla e di espanderla ulteriormente. Quindi l'invocare discontinuità rispetto alle vocazioni della Città non ha senso, perché la strada intrapresa non un secolo fa, ma negli ultimi vent'anni, è una strada che, proprio perché vent'anni sono niente, rispetto alla vocazione di una Città, proseguirà. Dopodiché, è chiaro che c'è qualche cosa di profondamente cambiato, per cui bisogna introdurre anche fattori di discontinuità, ma i fattori di discontinuità non attengono alla vocazione della Città; i fattori di discontinuità attengono al fatto che ci sono tre variabili fondamentali che sono cambiate rispetto al percorso degli ultimi vent'anni. La prima variabile che è cambiata riguarda il fatto che siamo in una fase di profonda crisi economica, quando, invece, gran parte del percorso che abbiamo alle spalle è avvenuto in una fase espansiva e questo evidentemente pesa e conta. Il secondo elemento di cambiamento, di discontinuità, riguarda il fatto che il quadro delle risorse disponibili non è lo stesso. Quella grande trasformazione che Torino ha conosciuto è avvenuta in una disponibilità di risorse pubbliche e private che oggi non c'è nella stessa dimensione. Il terzo elemento è relativo al fatto che, non soltanto qui nel nostro territorio, ma in tutta Italia, è in corso una ridefinizione degli assetti istituzionali, pensiamo al superamento della Provincia, all'idea di fare la Città Metropolitana, a tutte queste cose che determinano un quadro istituzionale del tutto nuovo. Allora, qui, sì, occorre introdurre fattori di discontinuità. Ma la discontinuità non è la negazione di ciò che c'è stato prima, non è neanche la recriminazione di quanto c'è stato prima. La discontinuità è cogliere che ci sono delle variabili fondamentali che sono venute meno, sostituite da variabili diverse e che quindi bisogna collocare la propria azione dentro un quadro che richiede elementi di innovazione; di innovazione nel reperimento delle risorse, nell'organizzazione e nelle modalità erogative dei servizi, nel rapporto tra pubblico e privato, nella gestione della Città e anche nella selezione della classe dirigente. Questi sono i fattori di discontinuità e di innovazione, per dare corso, invece, con un elemento di continuità, al consolidamento di quel nuovo profilo dell'identità della Città che Torino è venuta assumendo negli ultimi vent'anni. Mi fermo qui perché, per questo tema, si dovrebbe dedicare un Consiglio e fare una discussione ampia, però occorre mettere la discussione nei termini giusti, se no il rischio è che ci si imbarchi nella ricerca dell'araba fenice e, com'è noto, l'araba fenice, oltre che nella letteratura, fin qui, non l'ha ancora trovata nessuno. Da questo punto di vista, quindi, mi permetto di dire che anche la discussione su che cosa sarà questa Città, eccetera, dobbiamo farla mettendo i piedi su un terreno che sia solido e non sia fragile. In ogni caso, di questo avremo, penso, modo di discutere molto presto, sulla base di una volontà dell'Amministrazione - e in primo luogo mia - di proporre, non solo a questo Consiglio, ma all'intera Città, una riflessione che ci consenta di dare corso, nel migliore dei modi, alle scelte che permettano a questa Città di superare la crisi e conoscere nuovamente un ciclo di sviluppo. Tornando alla questione dei Murazzi, la deliberazione che presentiamo vuol essere uno strumento con cui vogliamo aprire una fase nuova nella gestione di questo problema e penso che per fare questo ci siano tutte le possibilità, probabilmente, anche facendo tesoro dell'esperienza condotta fin qui e dei problemi che in tale esperienza si sono appalesati. Quanto, infine, al fatto che qualcuno mi ha rimproverato di auspicare che la Pubblica Amministrazione abbia tenuto comportamenti corretti, rispondo che sarebbe ben curioso che il Sindaco auspicasse il contrario. A parte l'auspicio, ovviamente, mi sono fatto scrupolo di parlare con tutti i dirigenti che sono stati oggetto dell'avviso di garanzia. I dirigenti che hanno ricevuto l'avviso di garanzia hanno rivendicato non solo la loro buona fede, ma hanno ribadito al Sindaco di aver agito con il rispetto più scrupoloso di tutti i passaggi che le procedure hanno previsto e io non posso che prendere atto di queste dichiarazioni. Se, invece, non sarà così, c'è qualcuno che ha la responsabilità di accertarlo e, quindi, valuteremo. Non penso che il Sindaco potesse tenere un comportamento diverso dal misurarsi con le persone interessate e dal prendere atto di quanto quelle persone hanno dichiarato. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consideriamo concluse le comunicazioni. |