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LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) In tutti questi anni il tema CSEA ha impegnato moltissimo il Consiglio Comunale, le Commissioni e la Giunta Comunale, in particolare il sottoscritto. Per dare un'idea, dal 2009 al 2012 il sottoscritto, tra incontri sindacali, incontri con l'azienda, incontri in Commissione e incontri in Regione, ha più di 100 appuntamenti legati al tema di CSEA, per cui di tutto l'evolversi del sistema CSEA abbiamo discusso più volte sia in Commissione che in Consiglio. Credo che la comunicazione, così come richiesta dal Capogruppo Curto, debba soffermarsi essenzialmente sulle questioni degli ultimi giorni. Negli ultimi giorni, l'avvocato, che agisce in nome e per conto, nel corso della procedura fallimentare ha chiamato in causa l'insieme del Consiglio di Amministrazione che ha retto CSEA fino al 2012, ovviamente con un cambio all'interno del Consiglio di Amministrazione per quanto riguarda la rappresentanza della Città di Torino. Questo è tuttora in corso e credo che durerà per un certo periodo, sia per quanto riguarda i livelli di approfondimento, sia per la possibilità di una transazione. Essendo entrato nel merito di tale questione, come in tutti i fallimenti, le azioni chiamate anche diversamente, ma che sostanzialmente possiamo considerare azioni di responsabilità, riguardano un tema che è relativo alla procedura fallimentare. Ovviamente, la Città di Torino, essendo creditrice di alcune partite nei confronti di CSEA, in particolare per quanto riguarda il tema utenze sedi, si è insinuata nella procedura fallimentare. Per cui, se la procedura fallimentare avrà un recupero di risorse, accanto agli altri creditori e agli altri fornitori, una parte riguarderà anche la Città di Torino. Ricordo che, a tal fine, i problemi principali sono nel rapporto con l'INPS, con il Fisco e con i lavoratori, oltre che con le aziende fornitrici dei servizi presenti in quel Consorzio. C'è poi una seconda parte, che invece riguarda oggi la parte penale. Come avete visto - noi l'abbiamo visto dai giornali -, noi non abbiamo avuto né il modo, né il tempo di avere ulteriori informazioni - e non credo sarà possibile averne nei prossimi giorni - per poter comprendere di più le questioni che sono alla base della contestazione. In realtà, da quanto ci risulta, sostanzialmente ci sono gli arresti domiciliari con l'accusa di bancarotta fraudolenta (ovviamente bisogna vedere l'articolazione dell'insieme degli addebiti) e, per un membro del Consiglio di Amministrazione, anche un avviso di garanzia senza gli arresti domiciliari. Per cui, rispetto alle dichiarazioni che abbiamo visto, sarà necessario verificare nel prosieguo la possibilità o meno di una costituzione di parte civile da parte della Città tale possibilità andrà verificata in rapporto sia alla titolarità, sia alla possibilità stessa di poter procedere in tal senso. Quindi anche questa è una questione che non si risolverà a breve, nei prossimi giorni. Ovviamente metteremo in atto tutti gli approfondimenti: sentiremo degli avvocati penalisti, a partire dalla nostra Avvocatura, ma non solo, per approfondire questo argomento e per capire quali sono le reali possibilità che abbiamo. Oltre ad affrontare questo argomento, vorrei però ricordare altre due questioni. In realtà, per quanto riguarda la questione CSEA - come ricorda chi era nel precedente Consiglio -, c'è sempre stata un'audizione negli anni, ma in particolare il tema di CSEA è venuto fuori a partire dal 2009 con una dichiarazione di crisi, dovuta sostanzialmente ad una riduzione dei ricavi di circa 2 milioni e mezzo in quel periodo, che nel 2009 portò ad un'apertura di crisi, che poi venne trasformata in cassa integrazione. Nell'autunno del 2009 porta anche a sottoscrivere la rateizzazione del debito nei confronti di Inps e Inpdap (altrimenti ci sarebbe stato il problema del rapporto con la Regione per quanto riguardava la possibilità della prosecuzione dei corsi), dal momento che, come tutte le aziende che lavorano per il pubblico, bisogna avere a disposizione il documento che dichiara che queste situazioni sono a posto, sono sotto controllo e non c'è contenzioso. Di fatto, per queste ragioni, il 2009 si chiude con uno sbilancio significativo; tuttavia, il capitale sociale viene intaccato, ma ciò non mette in discussione la possibilità di continuità dell'Azienda stessa. Il 2010 si chiude con un'approvazione del bilancio con un leggero utile. In realtà, immediatamente dopo - normalmente i bilanci si chiudono in quel di luglio -, già a settembre 2011 si aggrava la crisi di liquidità ed è ripartito tutto quello che questo Consiglio ha vissuto in quel periodo. Tra settembre e ottobre 2011 ci sono una serie di incontri, sia a livello di parti sociali, sia a livello di Consiglio, con un dibattito in particolare, quello del 17 ottobre 2011; riporto questo, perché riassume l'insieme dell'intervento. In tale dibattito vengono assunti alcuni impegni. Innanzitutto, viene assunto l'impegno di rinominare la rappresentanza, in seno a quel Consiglio di Amministrazione, della parte Città, che era scaduta con il Bilancio 2010 e che non era stata nominata, stante la situazione che ricordavo, con il compito preciso di andare a fondo e di cercare una soluzione a breve, nella continuità dell'Azienda. Per questa ragione ci si impegna anche - e c'è un impegno esplicito, in particolare, da parte della Provincia di Torino - a fare di tutto per anticipare le risorse economiche, in modo tale da permettere a CSEA di pagare gli stipendi, perché siamo sostanzialmente in una fase in cui non venivano pagati. Inoltre, viene assunto l'impegno, da parte della Città, di favorire il credito nel rapporto con le banche - da qui poi la lettera successiva di patronage - e immediatamente di un nuovo Consiglio di Amministrazione, a partire dai nostri, ovviamente concordato in particolare con il Presidente del Consorzio stesso. Si avvia una prima due diligence interna, sia per quanto riguarda la parte del conto economico, sia - finita la parte del conto economico - sulla situazione patrimoniale. In realtà, se ricordate, la III Commissione audisce sostanzialmente le persone che il Sindaco aveva indicato nel Consiglio, dandone comunicazione il 24 ottobre alla Capigruppo e il 4 novembre, avendoli nominati. Nei primi giorni di gennaio ha luogo l'audizione, da parte della Commissione, dei nostri presenti in Consiglio di Amministrazione, i quali dicono sostanzialmente che la situazione è pesante, non ritengono che tale situazione debba necessariamente portare ad un rischio di fallimento, ma si pongono sicuramente dei problemi che devono essere approfonditi. Di qui si riparte per questa nuova situazione. Nell'evolversi di pochi giorni della due diligence interna, la seconda, avviata sia dal Presidente che da noi, che dai nostri rappresentanti, in realtà si determina il fatto che è necessario addivenire ad indicare persone che facciano queste cose, che abbiano competenze e caratteristiche professionali proprie. Sulla base di questo, si concorda con il Presidente e gli si fa la proposta di portare sia il professor Ambrosini che il dottor Ceruzzi a fare questa operazione di maggiore approfondimento rispetto a quello che potevano fare i nostri membri del Consiglio di Amministrazione. Ovviamente si trova una situazione di forte difficoltà, dal punto di vista patrimoniale, in particolare sul tema del rapporto crediti/debiti: i crediti sono assolutamente incerti, i debiti invece sono assolutamente certi. Per cui, tra la fine di gennaio e tutto il mese di febbraio si discute su questo argomento, sulla possibilità o meno di arrivare ad una ricapitalizzazione. C'è una serie di discussioni e di prese di posizione del Consiglio in merito. Vengono fatti molti approfondimenti, da parte del liquidatore, sul quale possibilità ci fosse per cercare di salvare la situazione, utilizzando a quel punto già una procedura concorsuale. Parliamo di concordato preventivo. Si discute moltissimo sulla possibilità di un'amministrazione straordinaria, ma alla fine si deve prendere atto che l'amministrazione straordinaria non è possibile, perché da marzo, arrivare alla fine dei corsi senza avere la liquidità per pagare gli stipendi, in realtà diventa impossibile. Per cui, sostanzialmente, il liquidatore, il dottor Filippo Brogi, che entra in funzione il 7 marzo, ai primi di aprile ritiene che non ci sia la possibilità di adottare nessuna di queste forme, per cui si va sostanzialmente all'assemblea straordinaria, che poi richiede il fallimento. Come si potrebbe vedere da un'analisi assolutamente attenta, per analizzare a posteriori il comportamento, a partire dall'Amministrazione e dalla Giunta, per le responsabilità che ha il sottoscritto, l'intendimento è sempre quello di cercare di trovare un modo per salvare sia i 300 posti di lavoro che i 3.000 corsisti. Questo avviene in tutte le realtà in cui c'è una situazione di difficoltà e di crisi. Non è che l'atteggiamento medio istituzionale, laddove c'è una situazione di crisi, tenda sostanzialmente a rimetterla in discussione nel più breve tempo possibile, cerca di farla uscire e poi di accertarne le responsabilità. Prendete qualsiasi vertenza. Possiamo citare quella che si conosce tutti, la De Tomaso. Credo che si sappia, non da adesso, che, quando è fallita la De Tomaso, la possibilità di fare una nuova vettura in quel di Grugliasco era difficile. Nonostante questo, si è fatto di tutto per cercare di tenerla in piedi, per cercare di salvare sostanzialmente le 1.000 persone che ci sono dentro. Tuttora si sta facendo questo tentativo. Per cui, l'atteggiamento, complessivamente inteso, è teso sostanzialmente a questa situazione. Non per nulla richiamo il Consiglio dell'ottobre, che è anche frutto dell'incontro che avvenne, da parte del Sindaco e del sottoscritto, in quel momento, con i lavoratori che occupavano la piazza e che avevano fatto lo sciopero della fame in quei giorni. A fronte di questo, adesso, sul tema persone, noi siamo di fronte a due ricorsi e siamo di fronte al fatto che la Città ha presentato una memoria, in tal senso, da parte dell'Avvocatura. Abbiamo una prima discussione in Commissione, credo che sia necessario valutare quella situazione, non oggi e non in questo ambito, ma in rapporto alle condizioni complessive dell'Ente e ai diritti che per i lavoratori si pongono. Per questa ragione, oggi eviterei di approfondire questo tema, anche perché non è il tema richiesto dalla comunicazione, ma anche perché ovviamente è un tema che possiamo solo affrontare nel prosieguo di questa discussione nelle prossime settimane, in rapporto - come dicevo - sia all'evolversi di quella situazione che oggi è presente presso il Giudice del Lavoro, sia rispetto ad una condizione complessiva dell'Ente. LEVI Marta (Vicepresidente) Ricordo che la Conferenza dei Capigruppo ha scelto di raddoppiare i tempi per i Gruppi sulle comunicazioni, quindi i tempi per i Consiglieri sono 10 minuti a Gruppo, complessivi. La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Io voglio scusarmi anticipatamente con il Vicesindaco, perché non sono riuscito a capire proprio tutte le dinamiche che ha appena elencato. Chiedo scusa. Io avrei voluto sentire, intanto, se eventualmente chi è stato il responsabile di questa situazione ha iniziato a pagare, perché io ritengo che purtroppo, però, chi paga già da tanti anni - e sottolineo "da tanti anni" - sono i lavoratori. Però io vorrei fare un passo indietro per quanto riguarda un discorso meramente politico, perché i segnali del disastro che sarebbe avvenuto e che si stava compiendo erano già noti a questo Consiglio, tant'è che del caso CSEA si parlava già nel 2009, nel 2010, nel 2008; qui ho tutti i vari articoli giornalistici, e tutte le interpellanze che altre Giunte - devo sottolineare -, sempre di questo colore, avevano, in qualche modo, anche in maniera non super partes, presentato a questo Consiglio. Le ho tutte qui. Ma vorrei avere una risposta politica, per la quale questo Consiglio - non tutto, tant'è che fu un margine ristrettissimo -, di fronte a tutte queste situazioni, che già erano ben note a quest'Aula, ma anche nelle Amministrazioni precedenti, delle quali tanti di questo Consiglio facevano parte, non abbia deciso, alla fine, di bocciare; non dico che avrebbe salvato le sorti dello CSEA, sarei un presuntuoso a dirlo, ma noi, come politica, avremmo dato un segnale ben preciso. Invece mi sono sempre sentito rispondere determinate cose, e le voglio ripetere. Proprio un'affermazione del Vicesindaco asseriva che il Comune non doveva interferire nelle scelte del CdA. Questo è stato detto, è agli atti. Mentre il Comune stesso aveva delegato la formazione professionale allo CSEA negli anni passati. Gli elementi del Consiglio di Amministrazione che il Comune ha inviato in questi anni cosa hanno fatto? Non hanno fatto nulla, anche se, in base all'articolo 14, avrebbero dovuto relazionare ogni mese al Consiglio, cosa che non hanno mai fatto. Ma ci sono state anche delle cose assurde, e penso che questo Consiglio ne fosse al corrente, ma non ha mai preso posizione. Queste sono le risposte che voglio sentire. Queste sono le risposte che non ho sentito quando presentai quella mozione per sfiduciare i vertici CSEA. E mi piacerebbe sentirle stasera. Ma vorrei, ad esempio, elencare il caso più eclatante: nel Consiglio d'Amministrazione di CSEA c'erano due soci di uno studio, uno era nel Consiglio d'Amministrazione e l'altro era nel Consiglio dei Sindaci. Ma di che cosa stiamo parlando? Ma queste cose non erano note al 20% del Comune presente nel CdA? La Pubblica Amministrazione quanti soldi ha versato al CSEA? La Provincia ne sa qualcosa, ma penso anche il Comune; anzi, dal rapporto che avevo chiesto... anche se tra le note c'era scritto che comunque non dovevo andare a fondo, perché mi è stato risposto che praticamente con quella richiesta avevo violato il principio della riservatezza. Oggi siamo arrivati all'epilogo. Ovviamente ci sarà qualcuno che paga, ma vorrei capire tutte queste risorse che la collettività ha buttato. Ma a me oggi non interessano le risorse, perché tanto sappiamo come vanno a finire queste cose. A me interessa la sorte dei lavoratori, che non hanno nessuna colpa. Questo mi fa ancora più arrabbiare. Capisco se un'azienda chiude perché dismette un prodotto che non va più in uso, ma la formazione professionale (come ho avuto già modo di dire in tanti interventi) serve alla collettività. A parte che alcune aziende chiedono ancora degli specializzati, mentre arrivano tutti con il diploma e la laurea; poi c'è anche tutta la schiera degli extracomunitari, per i quali la scuola professionale era una risorsa. Perciò la richiesta c'è e purtroppo abbiamo 280 persone che non hanno più un posto di lavoro. Vorrei queste risposte. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Oggi non sarà facile questo intervento, perché ci troviamo in una situazione paradossale. Provo a spiegarmi. Il Vicesindaco ha fatto un'esposizione che abbiamo già ascoltato diverse volte, infatti la questione in oggetto ha una storia molto lunga; come ha detto giustamente il Vicesindaco, ci siamo confrontati in quest'Aula diverse volte sul tema CSEA, proprio a partire da punti di vista diversi. Il Vicesindaco mi ha molto colpito quando oggi ha detto che lo sbilancio di CSEA nel 2009 ha portato le difficoltà nel pagare gli oneri previdenziali e poi nel 2010 si è andati a erodere il capitale sociale di CSEA, determinando un avvicinamento pericoloso al fallimento, che poi arriva a marzo 2012. Quella che ho nelle mani è un'ordinanza applicativa di misure cautelari che il Gip di Torino ha applicato ai signori Perone e Ruspini. In un passaggio dell'ordinanza credo che si dica tutto. Il Giudice dice: \"I Bilanci di CSEA dal 2007 in avanti sono dunque risultati viziati da gravissime falsità e omissioni, tali da alterare in modo rilevante, e comunque largamente superiore alle soglie (di cui all'articolo 26 e 21), la rappresentazione della situazione economica, patrimoniale, finanziaria di CSEA, perché proprio grazie ai Bilanci falsi è riuscita a ottenere ulteriore credito in modo da consentire una procrastinazione del fallimento, dichiarazione stato di insolvenza e con essa un'ulteriore perdita della ricchezza allocata all'interno di un'impresa di fatto condannata a generare perdite. Dalle verifiche effettuate dal curatore, è emerso che qualora il Bilancio fosse stato redatto secondo corretti principi contabili, il patrimonio netto contabile di CSEA sarebbe stato negativo quantomeno già dal 31 dicembre 2007. Conseguentemente (conclude il curatore) deve ritenersi che la perdita del capitale sociale si sia verificata già al 31/12/2007. L'organo amministrativo è riuscito ad occultare tale situazione grazie agli artifici e alle falsità contabili sopra illustrate, iscrizione di ricavi fittizi, appostazione di ratei attivi e omessa svalutazione di perdite creditorie. Tali alterazioni di Bilancio hanno determinato una illecita protrazione dell'attività, che ha generato un aggravio di passivo stimabile in circa 4 milioni di Euro\". In altri termini, il Gip di Torino ci dice, con una certa chiarezza, che CSEA era sostanzialmente fallito almeno al 31 dicembre 2007 e che da lì in poi (perché l'analisi dei Bilanci fatta dal Gip va dal 2007 al 2012) ogni azione di falsificazione dei Bilanci stessi, di relazione fra il Collegio dei Revisori dei Conti, il Consiglio d'Amministrazione, l'Assemblea dei Soci che approvava i Bilanci e la composizione dei Bilanci stessi, era tesa all'occultamento di questa situazione di fallimento di fatto. Cosa dice ancora il Gip? Dice che mentre tutto questo avveniva, il signor Perone, in particolare, ma anche il signor Ruspini, continuavano a distrarre fondi attraverso l'illecita corresponsione all'amministratore delegato di ingenti somme per i suoi emolumenti, attraverso la fatturazione della società di comodo IBIS S.r.l. per 190.000,00 Euro nel 2007, 150.000,00 Euro nel 2008, 79.000,00 Euro nel 2009, 94.000,00 Euro nel 2010 e 104.000,00 Euro nel 2011. Inoltre, attraverso la società controllata CSEA MED e un sistema di false iscrizioni in Bilancio, il Gip ci dice che CSEA deliberava a CSEA MED dei contributi (la faccio semplice), CSEA MED non li iscriveva a Bilancio, i contributi venivano fatti uscire con assegni titolati a CSEA, che venivano poi girati all'amministratore delegato, che li incassava. Questo ce lo dice Valle Barbara in una testimonianza lasciata ai Magistrati. Stiamo parlando chiaramente di fatti gravissimi, che la Procura fa bene a indagare e deve continuare ad indagare, perché hanno profili penali molto chiari. Ma sono anche fatti (e qui sta lo stupore rispetto alla relazione data) che per certi versi chiariscono il confronto che c'è stato in quest'Aula, in cui questo Consiglio, in forma praticamente unanime, a partire dall'autunno 2011 aveva sottolineato qual era la situazione di fatto. Il 17/10/2011, dopo che il 6 ottobre avevamo audito i vertici di CSEA, nella III Commissione presieduta dal Collega Mangone, e dopo che Perone e Mauro ci avevano garantito che i conti di CSEA erano in ordine, dopo che noi gli avevamo detto che non ci sembrava proprio, perché c'era un insolvenza di fatto verso i lavoratori, e dopo che la Regione Piemonte e la Provincia di Torino avevano evidenziato alcune criticità (parlo di me, ma potrei parlare di molti Colleghi, perché questi sono gli atti del Consiglio Comunale che sono andato a riprendermi proprio per questa occasione, e in cui tutti i Gruppi Consiliari, dal Partito Democratico a Sinistra Ecologia e Libertà, a tutti i Gruppi dell'opposizione chiedevano un passo indietro del management di CSEA), io dichiaravo: \"CSEA è una società consortile tendenzialmente senza scopo di lucro, ma è una società in cui il privato e il pubblico si dovevano incontrare per rappresentare la frontiera della formazione professionale, che ormai è stato completamente tradita dai fatti, perché CSEA troviamo un pubblico al 39%, ma poi ci troviamo la parte di un privato al 12,6% (come la IBIS, che è una società in liquidazione), che di fatto ha come unico scopo fatturare a CSEA il compenso dell'Amministratore Delegato, di proprietà delle figlie dello stesso. È un privato, ma nei fatti non rappresenta e non giustifica più quella forma statutaria per cui è stata pensato CSEA, esattamente come tre quarti della compagine privata che di fatto è vuota nell'essenza. Stiamo parlando di società, di scatole cinesi farlocche o in liquidazione, che scelgono sostanzialmente fanta attività, perché non hanno personale\". Questo lo dice la Camera di Commercio di Torino. Insomma, parlavamo chiaro in quest'Aula e dicevamo chiaramente che c'era qualcosa che non andava nel CSEA, e abbiamo parlato più chiaro anche nei mesi successivi, fino a che a un certo punto (lo ricordo con chiarezza), di fronte alla decisione della Giunta di non rappresentare la Città di Torino all'assemblea straordinaria dei soci del marzo 2012 (mi ricordo le discussioni in Commissione, perché non fu presentata la deliberazione che avrebbe permesso alla Città di chiedere un'azione di responsabilità nei tempi e nei modi dovuti), leggendo lo Statuto di CSEA, abbiamo chiesto come fosse possibile che permettiamo a questo fanta-privato criminale (perché così va chiamato) di gestire una società, quando lo Statuto della società dice che \"sono esclusi di diritto i soci che siano dichiarati falliti o sottoposti a liquidazione coatta amministrativa, ovvero quelli che abbiano richiesto l'ammissione della procedura di concordato preventivo. La IBIS è fallita nel corso della storia di CSEA ed è stata sostituita da un'altra IBIS, con lo stesso nome. Eppure questa cosa la dicevamo, così come, già da marzo dello scorso anno, con un atto impegnativo di questa Aula, chiedevamo all'Amministrazione di procedere contro i vertici, con un'azione di responsabilità e con la verifica di un possibile danno all'Amministrazione e chiaramente anche ai lavoratori. Questo atto è a disposizione di tutti e credo che vada letto, perché analizza, dal punto di vista di due accusati, la situazione di CSEA. Non è una fotografia generale sull'Azienda; non è neanche la fotografia che insieme a 150 lavoratori, nel marzo dell'anno scorso, avevamo presentato alla Procura della Repubblica, con un esposto pubblico che aveva fatto anche molto notizia, quindi avrebbe potuto essere ulteriore fonte di discussione. Però, questo atto ci dice con chiarezza due cose; una l'ho già detta, la responsabilità enorme, probabilmente penale, che quell'amministratore delegato e il suo sodale Ruspini avevano nell'amministrazione di quella società. Ma l'altra la lascia sullo sfondo e non può fare altrettanto un atto come questo, che è un atto cautelare, Ma sullo sfondo, il Gip dice che per dieci anni ad amministrare quella società (dai membri del Consiglio di Amministrazione, al management, alla gestione dei lavoratori, mi riferisco al capo del personale, alla composizione dell'Assemblea dei soci) ci sono state sempre le stesse persone. Ad approvare quei Bilanci ci sono state sempre le stesse persone, e le cita: Vito Mauro, Renato Perone, Vincenzo Corona, Sergio Ferrero, Gianfranco Ressi, Piero Ruspini, Roberto De Michelis, incaricato della Città di Torino, Giovanni Granito, incaricato della Città di Torino... LEVI Marta (Vicepresidente) Consigliere Curto, la invito a rispettare il tempo a sua disposizione. CURTO Michele ... e Sergio Vogogna, incaricato della Città di Torino. Sergio Vogogna nell'aprile 2006 e poi a seguire, in una situazione, come dice il Gip, di fallimento conclamato della società, svolgeva per la società stessa attività professionali in violazione, peraltro, ai dettami della società consortile senza scopo di lucro, che non poteva quindi distribuire neanche indirettamente degli utili, così come Granito faceva attività di consulenza per CSEA MED, nella stessa formula con cui facevano altri amministratori. In altri termini, la seconda cosa che ci dice questo atto (arrivo alla conclusione Presidente) è che chi doveva controllare non ha controllato: o non ha saputo farlo, o non ha voluto farlo. Questo è certo, perché se no non si sarebbe determinata una situazione macroeconomica chiara: CSEA ha perso 15 milioni di Euro in quindici anni di attività; inoltre, CSEA aveva una dotazione di 30 milioni di Euro alla sua nascita e, come dice il Gip, CSEA non fa un'attività che permetta una perdita di gestione. Per questa ragione, Colleghi, io ringrazio la Giunta delle comunicazioni in Aula. Penso che questo Consiglio Comunale debba svolgere un'azione ispettiva, di controllo rispetto a questi fatti. Penso che l'Ente debba svolgere un'azione di tutela rispetto a i propri interessi. Per questa ragione, insieme alla Collega Centillo avevamo depositato una mozione con cui impegnavamo l'Amministrazione a farsi carico di questi compiti, ma dopo la lettura di questo atto abbiamo valutato di proporre un emendamento con cui chiediamo l'istituzione di una Commissione d'inchiesta su CSEA, per valutare le responsabilità oggettive e tutelare l'Ente stesso. Per questa ragione chiedo a questo Consiglio Comunale di valutare quella mozione il più rapidamente possibile e di approvarla, sottraendola alla strumentalizzazione politica. In tal senso, lo strumento della Commissione d'inchiesta è perfetto, perché permette di secretare gli atti e di svolgere un'azione di sindacato ispettivo nella tranquillità che è dovuta a un fatto così delicato, che riguarda i lavoratori di questa Città. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Sarò abbastanza breve, perché molto è già stato detto, però ci sono due elementi che secondo me mancano ancora in questa discussione. Il primo è, che mi è sembrata mancare totalmente, è un'assunzione di responsabilità politica, perché non vorrei che adesso scaricassimo tutta la responsabilità della fine di CSEA su Perone, perché è stato lui che... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Appunto, il problema vero è chi l'ha messo di lì, chi l'ha tenuto lì per anni, di fronte a una situazione che era chiara a tutti. C'è una responsabilità politica di questa Amministrazione e dell'Amministrazione precedente. E io non ho sentito una assunzione di responsabilità politica di questo genere, nemmeno il minimo di buona volontà di chiedere scusa per gli errori fatti. Ma secondo me si dovrebbe andare oltre a chiedere scusa. Ho sentito l'intervento del Collega Curto, che sottoscrivo appieno, compresa la richiesta della Commissione d'inchiesta. Però, onestamente, bisognerebbe trarne qualche conseguenza politica, perché a questo punto mi sembra un atto di sfiducia vero e proprio verso la gestione del Vicesindaco, almeno di questa partecipata, se non di tutte le Partecipate. Credo ci sia anche un atto di coerenza da fare in questo senso. Quindi, forse è il caso che prima o poi qualcuno si assuma le proprie responsabilità sulla gestione di CSEA e sulla gestione di tutte le Partecipate. La seconda cosa che vorrei dire è la questione dei lavoratori, specie quelli ex Comunali. Allora, anche su questo, va bene, parliamone in Commissione, approfondiamo, eccetera. Però, come eravamo prudenti prima del rientro nel Patto di Stabilità, perché non era il caso di fare promesse che non si era certi di poter mantenere, adesso nel Patto di Stabilità ci siamo rientrati e forse è il caso di trarne le dovute conseguenze, almeno per quella parte di lavoratori ex Comunali, che avevano delle clausole di protezione nell'accordo con cui sono passati in CSEA, che sarebbe il caso di far rispettare. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia Non è un momento facile questo, nel senso che è vero che in questi anni ci siamo sempre detti tutto su CSEA. Questo dimostra che le Istituzioni sono in grado di parlarsi francamente, perché il numero di appuntamenti a cui ha fatto riferimento il Vicesindaco, cioè circa cento appuntamenti, credo siano sovrapponibili rispetto agli appuntamenti che ciascuno di noi ha avuto, tra riunioni e incontri con i lavoratori. Insomma, sul caso CSEA credo che non abbiamo certo risparmiato le energie. Purtroppo l'epilogo che abbiamo visto in questi giorni, che era un epilogo annunciato, non dà la soddisfazione di dire: "L'avevamo detto". È veramente molto triste, perché l'auspicio era che non si arrivasse ad avere, dei trecento lavoratori, due terzi ancora in difficoltà, di cui un terzo in contenzioso con il Comune di Torino; altri sono nella condizione, tra poche settimane, di non avere più la cassa integrazione e che se già con la cassa integrazione sono andati avanti grazie perlopiù all'aiuto dei propri familiari, il fatto che ci si troverà, tra poche settimane, in una condizione dove non c'è neanche più la cassa integrazione, a me fa tremare i polsi, non solo dal punto di vista politico, ma dal punto di vista umano. Quindi, qualche dato di contesto, secondo me, lo dobbiamo richiamare, oltre ai trecento lavoratori, i tremila ragazzi, le tremila famiglie che sono state, l'anno scorso, trascinate fino a luglio per poter avere la formazione garantita. L'altro dato di contesto che vorrei richiamare è il fatto che comunque la Città di Torino - è per questo che ci siamo infervorati molto - era il socio di maggioranza relativa di CSEA, che è una partecipata del Comune di Torino. Quindi, quando abbiamo affrontato le questioni, le abbiamo affrontate possibilmente con un maggiore senso di responsabilità rispetto a quello che utilizziamo quando, pur responsabilmente, affrontiamo elementi di crisi. Per questo, sia la questione del possibile danno erariale, sia la possibilità di capire come chiudere con gli altri lavoratori del Comune di Torino, senza andare avanti sul piano giudiziario, sia l'individuazione di responsabilità precise erano gli elementi della mozione che avevamo preparato. Per uno strano gioco delle parti, l'ordine del giorno che avevamo presentato qualche mese fa e che, in realtà, era una mozione, non è stata verificata, perché il titolo anziché essere corretto in mozione, è rimasto ordine del giorno, quindi non ha previsto la verifica da parte delle Commissioni competenti, per chiedere alla Giunta - è la domanda che le faccio oggi, Vicesindaco - come è andata avanti quella parte riferita all'individuazione delle responsabilità. Avevamo proprio chiesto di capire, prima di sapere che si finisse come siamo finiti, quali azioni intendeva portare avanti la Città. Certamente bisognerà vedere che cosa decide il giudice. Qui nessuno è forcaiolo. Ma è importante sapere come noi andiamo avanti, perché è una partecipata del Comune di Torino, abbiamo ancora due terzi dei lavoratori in grossa difficoltà e abbiamo un sistema, che è quello della formazione professionale, che ancora sta subendo le difficoltà di questo crac, che peraltro anche dal punto di vista del modello di gestione di un'azienda partecipata, ci mette in gravissima difficoltà. Per questo credo che, a fronte della trasparenza che tutti abbiamo sempre cercato di mettere, non ci siano problemi ad andare avanti e quindi ad andare fino in fondo attraverso la Commissione d'inchiesta. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Questa sera ci troviamo nuovamente ad affrontare la questione CSEA. Ringrazio il Consigliere Curto per aver chiesto le comunicazioni in Aula su questa questione e ringrazio ovviamente la Giunta per averle fornite. Mi limiterò ad alcune minime considerazione, anche per consentire al Collega Viale di poter eventualmente esternare. È chiaro che è successo un fatto nuovo. Mi verrebbe da replicare polemicamente a quanto ha asserito il Collega Liardo, ricordandogli che la politica deve sicuramente fischiare falli, però la politica deve anche trovare delle soluzioni ai problemi della gente. Noi, ovviamente, nel gioco delle parti, ci auspichiamo sempre che l'opposizione collabori a individuare delle soluzioni. Abbiamo un'opposizione che fischia i falli e alza i cartellini; molto raramente - su questa questione mai - abbiamo sentito fare una proposta, che fosse una, su come uscire dalla situazione in cui si sono trovati i ragazzi che hanno fatto i corsi, e che grazie alla lettere di patronage hanno potuto concluderli, e i lavoratori. Chiudo la parentesi e chiedo scusa, però non ce l'ho fatta a non replicare all'atteggiamento polemico del Collega del PdL. Credo che sia successo un fatto nuovo. La Magistratura sta conducendo un'inchiesta, ha arrestato delle persone; siamo nelle more di capire la verità giudiziaria quale sviluppo avrà. Il Collega Curto ha in mano degli atti giudiziari, non tutti i Consiglieri li hanno. È chiaro che la valutazione di atti giudiziari non compete a quest'Aula. Alle forze politiche di quest'Aula compete una valutazione eminentemente politica. Ribadisco, a costo di sembrare una voce fuori dal coro, che bisogna stare molto attenti a non trasformare le aule della politica in aule giudiziarie e che bisogna stare molto attenti a confinare il dibattito politico nell'alveo che gli è proprio, lasciando le questioni giudiziarie in quanto tali nelle aule che gli sono proprie. Tutte le volte che la politica ha mescolato politica e giustizia, credo che abbia fatto male. Detto ciò, rimaniamo alla valutazione politica. È del tutto evidente che occorre andare a fondo. Il Partito Democratico non si è mai sottratto alle richieste di chiarezza su queste questioni. Il giudizio politico, ovviamente, rimane in capo alle forze politiche. Probabilmente ciascuno si sarà fatto una propria opinione sul fatto se il 20% in capo al Comune di Torino avrebbe consentito in questi anni di fare andare le cose in maniera diversa, o era comunque troppo poco per far andare le cose in maniera diversa. Ciascuno ha la sua opinione politica, anche sull'operato di chi ha governato questo processo. Quello che però è inaccettabile e intollerabile è che si mescolino le carte. Noi pensiamo che da questo punto di vista sia giusto andare fino in fondo. Se a valle di una verifica (il Collega Curto ha fatto una proposta, vediamo quale sarà nell'arco dello sviluppo del dibattito di questi giorni la proposta migliore), si verificasse che la Città è parte lesa da parte di privati che hanno amministrato quell'Ente e che, sulla base di quello che appare evidente dagli attuali atti giudiziari, si sono comportati male, è giusto che la Città chieda i danni a queste persone, nelle forme giuridicamente compatibili e corrette. Pensiamo che su questa questione si debba, quindi, andare fino in fondo e non ci sottraiamo alla valutazione negativa di come questa vicenda si è sviluppata. L'attribuzione di responsabilità giudiziaria è in capo alla Magistratura, l'individuazione delle responsabilità politiche è in capo alla politica. Ovviamente, qui, Collega Liardo, le opinioni possono anche legittimamente divergere. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Viale. Ha a disposizione un paio di minuti. VIALE Silvio Credo di esserci stato quando alla fine degli anni Novanta si decise l'operazione di CSEA; non ho i dettagli, perché non è la mia materia, tanto è vero che ammetto di non sapere chi sono gli altri sei soci del Consiglio d'Amministrazione. Il Consigliere Comunale che sa chi sono e mi dice chi li ha nominati, vince una cena. Mi pare che nessuno lo sappia. Questo dimostra come molte volte noi discutiamo semplicemente sulle questioni politiche di convenienza del momento e non guardiamo mai al di là del naso. Io sono orgoglioso di essere stato l'unico, il 5 marzo, che si è astenuto su quell'ordine del giorno che tutti, dal Sindaco Fassino all'ultimo, hanno votato, perché era evidentissimo come si sarebbe svolta questa vicenda e che ci fossero forti pressioni politiche, legittime in tutti i sensi, per cercare di condizionare delle situazioni incondizionabili e contro la logica, mettendo sotto la graticola il Comune, il Vicesindaco, l'Assessore, eccetera. Si è voluto procedere su questioni di competenza della Magistratura? Quando si fa un esposto alla Magistratura, poi non si va su un altro tavolo a dire che abbiamo scherzato. Decide la Magistratura. Siamo arrivati a un ulteriore passo avanti che coinvolge l'Amministratore Delegato? Se ci saranno gli sviluppi, il Comune si costituirà parte civile nei confronti di chi ha danneggiato e via dicendo. Ma per il resto, io non vedo Commissioni d'inchiesta che sono Commissioni politiche permanenti di polemica e non risolvono niente. L'ultima cosa sui dipendenti CSEA che potrebbero arrivare al Comune di Torino. Io non ho nulla in contrario, purché sia chiaro il percorso: chi ha la responsabilità del personale in questo Comune mi dica qual è la quota di lavoratori che possiamo assumere nel prossimo periodo. Perché non vorrei che poi per questioni varie assumiamo alcuni e non altri, non facciamo una scelta generale, dolorosa, ma nell'interesse dell'economia del Comune, ma ci facciamo prendere di volta in volta a secondo di cosa ci passa davanti al naso quella mattina. Ecco perché mi sono astenuto quella volta. Condivido poco, e credo sia da approfondire, quello che ha detto il Vicesindaco, perché è una situazione molto complessa, ma credo che pensare di mettere sotto inchiesta il Vicesindaco, piuttosto che il Sindaco, con una Commissione d'inchiesta, senza valutare il comportamento di tutti gli attori del Consiglio d'Amministrazione (nome, cognome e provenienza politica), è scorretto e non mi troverà mai d'accordo. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Il mio intervento è mosso da quello del Capogruppo del PD, Consigliere Lo Russo, al quale mi limito a replicare che le carte non sono rimescolate, ma, fortunatamente, sono tutte sul tavolo, ben spiegate e molto chiare, con la chiarezza di una votazione elettronica, di un resoconto elettronico di un voto. A me sembra che lo sport in voga di questa giornata sia il "tiro all'amministratore" che diventa il privato. Se noi lo chiamiamo "privato", è come se si trattasse di un signore che passa di lì, che non ha responsabilità e soprattutto che non si capisce da chi sia stato nominato. Mi sento addirittura dire dai Consiglieri del PD che non si sa da chi siano stati nominati questi soggetti. Non è la Giunta istituzionalmente che li nomina? Mi viene da dire le Giunte, nei limiti in cui il colore politico delle Amministrazioni è sempre stato il medesimo. Certamente, non mi appassiona l'idea di andare a tirare fuori dagli armadi e dai bauli scheletri, per vedere di quale colore sono e, nel dettaglio, chi è il Sindaco che li ha nominati. Non faccio questo per un semplice motivo, perché non ne ho bisogno. Questi privati, che non sono scesi da un disco volante, non sono usciti da un'ombra dietro una porta, non sono delle creature metafisiche che si sono insediate ai vertici di un Cda per magia, ma sono stati collocati a ricoprire quel ruolo dalla politica cittadina, sono stati anche messi sotto giudizio politico e amministrativo, non giudiziario, da parte di quest'Aula. L'occasione non si è presentata ieri, ma il 14 dicembre 2011, sulla base di una votazione di una mozione, presentata dal Consigliere Liardo il 24 ottobre 2011 e che si intitolava "Doveroso cambio dei vertici di CSEA". Vi domando se ci sia una parola, un singolo vocabolo di questo titolo che oggi non sia determinante, alla luce di un Amministratore Delegato che è in manette. Su questa mozione si è espressa l'Aula, perché qui non siamo al bar; abbiamo un dovere di controllo politico e amministrativo e questa è una responsabilità che con il voto ci assumiamo di fronte non solo ai cittadini, ma a tutte le autorità di questo Stato. In quell'occasione, c'è stata una votazione che, purtroppo, non ha raccolto l'unanimità, perché, ad eccezione di SEL (a cui va la nostra riconoscenza), tutto il resto del centrosinistra (chi era presente, perché alcuni Consiglieri - ci tengo a dirlo sempre per correttezza - del centrosinistra, del Partito Democratico in particolare, non erano presenti alla seduta, non solo alla votazione) ha votato in modo compatto contro la mozione e quindi blindando la situazione, perché quando si dice di non voler rinnovare un vertice, gli si conferma la fiducia politica, anche se è un vertice che adesso è in manette per aver, se la Magistratura lo confermerà, rubato. Questi erano elementi che non conoscevamo, quando abbiamo posto in votazione quella mozione, perché gli elementi sui quali ci esprimevamo erano di natura meramente politica e amministrativa. La mozione parlava di una gestione che, a prescindere da valutazioni di legalità o di reati, era profondamente errata, perché già si era a conoscenza, e se ne era discusso nelle Commissioni, di assunzioni addirittura in periodi di cassa integrazione già attivata, di gestioni non chiare degli immobili con spese non motivate di ristrutturazioni, quando le sedi poi venivano prese altrove. C'erano elementi di amministrazione torbida, chiaramente torbida, permettetemi il bisticcio di parole e quest'Aula si è assunta una responsabilità amministrativa e politica: questi Consiglieri, non chi ha nominato i vertici in anni passati. Questo dato politico non lo cancella nessuno. Quindi, ritengo si debba andare avanti con le mozioni. Permettetemi un emendamento un po' provocatorio; chiederò di emendare il titolo e quindi di mettervi a fianco "lacrime di coccodrillo", perché sul latte versato siamo tutti bravi a presentare mozioni, mentre questa mozione, di oltre un anno fa, forse avrebbe dato un segnale e avrebbe salvato maggiormente la faccia alla Città. Adesso, invece, cerchiamo i colpevoli, che tanto non troveremo, perché su questo ha ragione il Consigliere Viale. Ormai, i colpevoli li dovrà trovare la Magistratura. Noi non siamo inquirenti; noi dovevamo prevenire questa situazione. Il Consigliere Liardo ci ha dato questa opportunità… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il voto ha un peso, non è una cosa da prendere alla leggera, ha un significato e oggi ha un significato pesante. Cito soltanto due elementi sulla mozione, perché entro nel pratico: viva la mozione, viva l'indagine, però non Commissioni d'inchiesta, perché, come spesso è stato detto dai banchi della maggioranza, c'è una Commissione ad hoc, la Commissione Controllo di Gestione che ha le Commissioni pubbliche a cui possono partecipare i lavoratori e i cittadini. Signori, amici e compagni, il motivo, per cui siamo arrivati ad un tale livello di "cancrena" di CSEA, è che forse si è fatto tutto un po' troppo sottotraccia. Propongo di fare le cose all'aperto, di parlarne nelle Commissioni pubbliche davanti a tutti, di fare accessi agli atti pubblici, di discuterne tutti insieme, tanto nessuno ha nulla da temere in quest'Aula, per cui ne possiamo parlare tutti pubblicamente. Quindi, propongo di non avvalersi di una Commissioni di Indagine, ma della Commissione Controllo di Gestione. Visto che, fortunatamente, si tratta di uno strumento in mano all'opposizione, approfitto per invitare il Presidente Carbonero, prima che si voti questa mozione, ad assumere un'iniziativa diretta e autonoma, per approfondire il tema in quella sede, dove tutto è alla luce del sole, senza secretamenti, senza alcuna opera di copertura delle informazioni. Infine, visto che si è parlato della costituzione di parte civile, vorrei ricordare che se c'è una responsabilità, la stessa non è solo di quell'Amministratore, è anche di chi l'ha nominato, di chi gli ha permesso di rimanere lì e anche di chi gli ha confermato la fiducia. Se la Città si deve costituire parte civile, perché è stata offesa dai reati eventualmente commessi da questi personaggi, non si devono presentare soltanto questi ultimi, ma anche i loro legittimatari politici e amministrativi. A quel punto, sul banco degli imputati ci vanno tutti e non solo chi, adesso, fa comodo scaricare con i titoli sui giornali, perché la responsabilità politica è chiara, manifesta e innegabile. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Per quanto mi riguarda, non ho alcun problema a rispondere in qualsiasi sede, tantomeno in Consiglio Comunale, come ho sempre fatto. D'altra parte, ciò che ho fatto, in bene o in male, l'ho sempre riferito. Sono abituato ad occuparmi di situazioni di crisi e mi sono occupato anche di questa. So che è difficile trovare soluzioni e che, quando non si trovano, cercare il colpevole è difficile, soprattutto dal punto di vista politico. Comunque, prego, nel senso che potremmo fare una storia, però attenzione a dove vi iscrivete, perché, se una cosa va bene, siamo sempre tutti artefici di quella cosa, se una cosa va male, non si capisce mai dove stia l'altro. Attenzione, siamo tutti, sempre. Non vale questo gioco. Sono state fatte delle affermazioni in Aula e anche delle dichiarazioni alla stampa di una questione inesistente. A quanto afferma Il Consigliere Liardo, quando dice che il Vicesindaco ha ribadito che non possiamo intervenire su chi ha la responsabilità di gestione CSEA, rispondo che ho detto semplicemente quello che chiunque di voi sa; se non sa questo è un guaio, perché se si fanno queste affermazioni senza sapere ciò, è grave. Quando cambia il Sindaco, nominiamo direttamente tre Consiglieri d'Amministrazione. Non nominiamo né il Presidente né il Vicepresidente né l'Amministratore Delegato né un Revisore dei conti. Non c'è una nomina politica, non riuscirete a trovarla; potete andare in giro con il lanternino a cercare la nomina politica, non esiste. Nel 1997 la Città di Torino ha dismesso la formazione professionale; l'ha dismessa, come è avvenuto anche adesso per altre situazioni, e l'ha affidata a un gruppo privato. Nel gruppo privato ha mantenuto una quota di partecipazione di minoranza. Si tratta esattamente di questo e nulla di più. È evidente che non possiamo sfiduciare gli altri. In qualsiasi società in cui si è, non si possono sfiduciare soggetti nominati da altri. Per quanto riguarda il fatto che non abbiamo provato a cambiare l'organizzazione, ci sono fatti che dimostrano che non è così. Nel luglio 2011, infatti, l'Assemblea vota che venga modificato lo Statuto, per permettere di aggiungere ai soci privati un socio in più, nella persona di Viano, direttore di un importante centro del Canavese, per avviare un'operazione di sostituzione. Sono, però, intervenuti altri miei Colleghi, non di questa Istituzione, ma di altre, che l'hanno fatto desistere. Questa è la possibilità di poter intervenire. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Si tratta di soci privati con cui si può discutere, si può chiacchierare, ma non si può fare diversamente, nel senso che la responsabilità sta nella loro possibilità, sia in termini di maggioranza, sia nei posti essenziali. I posti essenziali in una società sono il Presidente, la maggioranza in Consiglio, come abbiamo visto nella modifica degli Statuti, e i revisori. Questa è la situazione. Non ho altre informazioni, ma se mi sono richieste, non ho problemi a fornire quelle in mio possesso. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Sindaco. SINDACO Questa è una vicenda che, come sappiamo, si trascina da molti anni, ossia da quando l'Amministrazione Comunale di quel tempo decise, per ragioni, anche allora, di compatibilità di bilancio e altre di natura organizzativa, che le attività di formazione professionale fossero svolte da un soggetto di natura privatistica, di cui il Comune avrebbe continuato ad essere socio, ma di minoranza. Da allora, comincia una vicenda, quella dello CSEA, piuttosto travagliata, come peraltro - vorrei ricordare - è travagliato da tantissimi anni tutto il campo della formazione professionale. Ricordo che in quegli anni si fece una grossa operazione di salvataggio dello IAL, un altro grande istituto di formazione professionale, e una serie di altre attività, perché l'attività di formazione professionale, com'è noto, tutto è, meno che un'attività che produce reddito. Anzi, non soltanto a Torino e in Piemonte, ma in generale in Italia, si è rivelata nel tempo un'attività onerosa, costosa e complessa, quindi da sostenere finanziariamente da parte di Enti che, nel corso di questi anni, hanno visto ridursi le risorse a loro disposizione. Detto questo (naturalmente, posso dire quello che so non avendo vissuto quegli anni), quello che mi pare abbia cercato di fare l'Amministrazione Comunale nei vari passaggi è stato di evitare che precipitasse una situazione di crisi tale da compromettere, prima di tutto, l'attività di formazione delle oltre 3.000 persone, molte delle quali giovani, che hanno fruito e fruiscono di quei corsi. La preoccupazione principale dell'Amministrazione non è consistita nel tutelare qualcosa o qualcuno, men che meno la dirigenza dello CSEA, ma nel non determinare una cesura, un'interruzione traumatica di un'attività di formazione che si sarebbe tradotta in una penalizzazione di chi fruiva di quella attività. Nel corso di questa vicenda, forse, i passaggi possono aver rivelato dei problemi, delle difficoltà, degli errori. In ogni caso, laddove questi ci sono stati, non ci sono state responsabilità, di natura soggettiva dell'Amministrazione Comunale e dei suoi rappresentanti, volte a produrre una qualsiasi forma di illegalità. Oggi, c'è un'inchiesta della Magistratura. Quest'ultima accerterà le responsabilità e nel fare questo ci dirà chi ha mantenuto comportamenti illeciti e illegali. Qualora ci siano titolo e ragioni perché il Comune faccia valere la tutela, la difesa dei propri interessi e del proprio ruolo, faremo valere in tutte le sedi giudiziarie, in cui questo sia praticabile, i nostri diritti e le nostre tutele. Nessuno è qui a difendere qualcosa in modo acritico. Peraltro, ricordo che abbiamo cambiato, proprio l'anno scorso, i membri del Consiglio d'Amministrazione. Abbiamo nominato tre nuovi membri del Consiglio d'Amministrazione perché avvertivamo la necessità di produrre un fatto di innovazione che ci consentisse di uscire da una crisi che si trascinava da troppo tempo. Grazie all'attività di quei nostri tre Consiglieri d'Amministrazione si è arrivati, alla fine, ad accertare le reali dinamiche finanziarie che investivano la crisi dello CSEA, fino al punto che quelle cifre hanno rivelato che non c'era altra possibile sorte che la liquidazione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Visto che è stato richiesto di rispondere per quelli che ho nominato io, rispondo che la prima cosa che costoro hanno fatto è stata quella di accertare esattamente quali fossero i conti e, grazie a quell'accertamento, è emerso che la situazione dei conti era molto più grave di quanto precedentemente fosse stato detto. Su quella base, si è arrivati alla decisione (ovvero a prendere atto, più che a una decisione) che non c'erano le condizioni per proseguire un'azione di salvataggio e che non c'era nient'altro da fare, in ottemperanza alle leggi, che avviare una procedura di liquidazione. L'Amministrazione, però, non si è limitata a fare questo, ma si è preoccupata soprattutto (in particolare, insieme alla Provincia) di far subentrare altri Enti di formazione professionale nelle attività di formazione che svolgeva lo CSEA, in ragione tale che coloro che seguivano i corsi dello CSEA non fossero compromessi nella loro attività di formazione e potessero avere un'altra sede, un altro luogo di formazione, com'è avvenuto. Ancora oggi, c'è un comunicato della Provincia che sottolinea questo impegno che Provincia e Comune hanno realizzato insieme. Dopodiché, dico con grande chiarezza che i primi ad essere interessati a una piena trasparenza sono coloro che hanno funzioni e responsabilità pubbliche, come chi siede in questo Consiglio e chi ha la responsabilità di governare la Città. Ben venga, quindi, l'indagine della Magistratura la quale accerterà tutte le responsabilità, chi ne ha, ne risponderà e, se ci saranno degli interessi offesi dell'Amministrazione Comunale, faremo valere in tutte le sedi le nostre azioni di tutela. Non capisco francamente che cosa si possa fare di più oggi e che cosa si potesse fare di più ieri, considerato che, certamente, eravamo membri del Consiglio dell'Amministrazione, ma come uno degli azionisti, peraltro minoritario, e che in quel Consiglio d'Amministrazione sedevano, e siedono (sono seduti fino alla liquidazione), rappresentanti di soggetti terzi che non rispondono a noi della loro volontà e dei loro atti, ma a coloro che li hanno nominati. Penso che la questione sia molto più semplice di come si cerchi di ricostruire. Capisco che il periodo preelettorale solleciti la situazione qui e anche fuori di qui. Il capolista della lista del Popolo della Libertà, l'Onorevole Capezzone, si è immediatamente prodigato in dichiarazioni inopportune, stante sia una persona che, credo, abbia visto Torino (nella quale viene a fare il candidato) per la prima volta in queste settimane. Comunque, il fatto che in campagna elettorale uno pensi di poter dire "la qualunque", fa parte delle regole del gioco e, in questo caso, "la qualunque" è stata detta e noi non abbiamo niente da nascondere. Ripeto, la Magistratura farà il suo corso; noi seguiremo e accompagneremo le sue indagini e laddove ci sia da far valere la tutela dell'azione dell'Amministrazione, lo faremo. |