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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 28 Gennaio 2013 ore 10,00
Paragrafo n. 17
ORDINE DEL GIORNO 2012-00813
"FERMIAMO L'ACQUISIZIONE DEI CACCIABOMBARDIERI JSF DA PARTE DEL GOVERNO ITALIANO" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI GRIMALDI E CURTO IN DATA 16 FEBBRAIO 2012.
Interventi

LEVI Marta (Vicepresidente)
Passiamo all'esame della proposta di ordine del giorno n. mecc. 201200813/002,
presentata dai Consiglieri Grimaldi e Curto in data 16 febbraio 2012, avente per
oggetto:
"Fermiamo l'acquisizione dei cacciabombardieri JSF
da parte del Governo italiano"

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola, per l'illustrazione, al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Questa è una mozione storica, la definirei così, perché l'avevamo depositata insieme
al Consigliere Grimaldi più di un anno fa, a riprova di una posizione che teniamo da
molti mesi, come movimento politico, rispetto all'inutilità del progetto sugli F35, che
risulta abbastanza chiaro.
Cosa sono gli F35? L'F35 è il nuovo cacciabombardiere progettato e per la gran
parte realizzato negli Stati Uniti, che dovrebbe sostituire, nell'acquisizione da parte
del Ministero della Difesa, la produzioni di casa nostra, in particolare la produzioni
dell'Eurofighter.
Per quanto ci riguarda, la contrarietà non riguarda soltanto la sostituzione di un
modello rispetto a un altro, ma riguarda un modello di difesa che, tanto per
cominciare, è molto caro e sottrae risorse che, in un momento come questo, a nostro
parere, dovrebbero andare ad altri comparti dello Stato, in particolare al welfare.
Stiamo parlando di cifre particolarmente importanti. Si parla dai 90 milioni di Euro,
compresa la manutenzione, per gli F35 in uso all'Aeronautica Militare, ai 114
milioni di Euro, compresa manutenzione, per gli F35 in uso alla Marina, quindi a
"decollo corto", così si dice. Credo che ognuno di noi possa rapidamente immaginare
cosa si potrebbe realizzare con ognuna di queste macchine.
Dall'altra parte, però, dopo la presa di posizione che abbiamo avuto, devo dire
condivisa da diverse forze dell'arco costituzionale, e anche dopo la presa di
posizione in cui il segretario del Partito Democratico, Pierluigi Bersani, candidato
premier, ha seguito la posizione del Presidente nazionale di Sinistra Ecologia Libertà,
Nichi Vendola, c'è stata una reazione sul tema del lavoro.
Io su questo vorrei dare una risposta precisa. Rinunciare agli F35 non vuol dire
mettere a rischio dei posti di lavoro. Aver scelto gli F35 ha voluto dire mettere a
rischio dei posti di lavoro. Credo che chi ha fatto questa scelta dovrebbe avere il
coraggio di rispondere a questo interrogativo: perché preferire una produzione
americana, passando da Paesi ideatori, progettatori, realizzatori a Paesi produttori di
produzione di altre, per una demagogia strumentale che ha previsto anche il
trasferimento di una parte della produzione da Torino a Cameri? Questo per la
demagogia di un pezzo di nord, che è convinto che mettendo contro le persone, i
territori e i lavoratori si possa ottenere un risultato elettorale.
Questa è soltanto un ordine del giorno approvato da un Consiglio Comunale
importante come quello di Torino, ma rappresenta un gesto concreto, un fatto
politico, quello di dire che noi dobbiamo costruire un altro modello di sviluppo, che
non fa delle spese militari il proprio centro. Con quelle spese, invece, possiamo
armare la società, armarla di scuole, armarla di diritti, armarla di welfare, anche in un
momento di crisi, perché da lì passa la speranza per lo sviluppo di questo Paese.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Io mi limito a rilevare un paio di elementi. Mi ricordo che il Capogruppo Curto, che
in questo momento fa questa proposta, ha più volte elogiato la "Primavera araba", in
particolare l'insurrezione contro Gheddafi. Lo so che il Consigliere aderisce a una
visione romantica, per cui le piazze mosse dai social network hanno ribaltato i regimi
dittatoriali, ma la rivoluzione araba l'hanno fatta i cacciabombardieri francesi che
intercettavano tutte le colonne di Gheddafi che andavano in giro per il deserto,
avendo una dominazione strategica logistica del cielo.
Ed è andata così. Gheddafi l'hanno fermato gli aerei da guerra, Consigliere Curto,
non l'ha fermato il popolo. Poi, il popolo l'ha fucilato. Diciamo che ogni tanto mi
sembra che alla sinistra tornino utili gli aerei da guerra.
Questo lo dico perché si tratta soprattutto di un fattore economico, per cui in un
momento di crisi industriale abbiamo in ogni caso uno stabilimento piemontese, non
nel torinese, ma in provincia di Novara, che dà del lavoro a delle persone e alle loro
famiglie, per la produzione di questi articoli, per cui addirittura li esportiamo e li
vendiamo ad altri eserciti, ritengo che, al di là delle battute, il giorno in cui il
Capogruppo di SEL, Michele Curto, riuscirà a impedire che ci sia qualcuno che
vuole fare una guerra, sarò il primo a dire di usare tutti gli Euro destinati agli eserciti
per fare campi di grano e delle comuni stile "peace and love".
Però, finché ci sarà un solo rivoluzionario arabo che invece vorrà farsi le sue
rivoluzioni, per poi magari instaurare regimi integralisti islamici, o qualcosa di
simile, con l'uso delle armi, allora ritengo che un Paese occidentale - addirittura al di
là dei suoi confini nazionali, magari auspicando degli eserciti europei, delle
articolazioni più ampie - debba essere dotato della giusta tecnologia che vada nella
direzione di risparmiare il più possibile la vita dei nostri soldati che vanno al fronte.
E tutte le tecnologie che vanno nell'investimento militare d'aria, oggettivamente
vanno in questa direzione.
Per cui, se la sinistra ci sfida sul terreno del no alla guerra, guardate che la guerra non
la vuole nessuno. Per cui, facciamo un bell'ordine del giorno che esprima
indignazione nei confronti dei conflitti nel mondo e di tutte le ricadute negative sui
civili, sui militari di tutti gli eserciti: una bella mozione "John Lennon" ci troverà
perfettamente d'accordo.
Se invece parliamo di colpire una produzione tecnologica, industriale e militare
necessaria anche al nostro Paese, in quel caso non li seguiamo, perché allora chiedo
che impegni tutti i Paesi del mondo - però poi lo devono fare - a smettere di produrre
armi. Cominciare noi, non credo sia la strategia migliore.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Io sono il primo firmatario di questa mozione, ma questo Consiglio Comunale ha già
votato un atto in tal senso nel 2009, primo firmatario Giulio Cesare Rattazzi. In
quell'anno, mi regalò una serie di libri sulla Costituzione e il senso repubblicano del
ripudio della guerra, spiegandomi quali sono state le opere che dagli anni Sessanta al
2000 lo Stato ha acquisito per la difesa militare, non in violazione di quel ripudio
della guerra.
Ve ne ho parlato perché mi diceva (potete leggerlo in quella mozione del 2009) che
questi cacciabombardieri hanno qualcosa di diverso rispetto alle altre armi. Non è
solo la velocità di crociera subsonica, come si dice nel suo protocollo, ma il fatto che
sono utilizzati per l'attacco e hanno due stive interne per le bombe, che possono
essere anche di tipo nucleare.
Proprio per questo motivo, tantissimi movimenti per la pace, tantissime associazioni
(dalle Acli all'Arci) e tantissime sigle sindacali (CGIL, CISL e UIL) hanno chiesto di
rivedere questo programma di armamenti.
Quello che diceva prima il Consigliere Curto, cioè il fatto che il centrosinistra sia
arrivato, finalmente anche all'unanimità, a chiedere di rivedere quei programmi,
credo sia importante, non solo in una campagna elettorale, ma in generale, che per la
prima volta si metta in contrapposizione il fatto che non si stanno tagliando posti di
lavoro, ma che quei 15 miliardi potrebbero servire, proprio in questo momento di
crisi, come dicevano i sindacati in questi giorni, a produrre posti di lavori. Servono
per mettere in sicurezza il Paese, per utilizzare quelle risorse per gli Enti Locali e per
la difesa del welfare, per non negare a questo Paese la possibilità di uscire dalla crisi
senza perdere un posto di lavoro nei prossimi anni.
Io chiedo di essere coerenti con gli indirizzi già dati da questa Amministrazione. Nel
2009 chiedevamo al Governo di non firmare quel protocollo; oggi, che quel
protocollo è stato firmato e non sono ancora state riviste le stime di quegli
investimenti, chiediamo di essere coerenti con quelle linee di indirizzo politico e con
la Costituzione che dice che l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla
libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Sono contento di vedere esponenti del centrosinistra che nei Governi di qualche anno
fa davano l'assenso al bombardamento di aree a noi molto vicine e oggi si tirano
indietro.
Tornando alla mozione, dico che è un indotto che in questo Paese porta circa 52.000
posti di lavoro, che la Nato chiede ai Paesi membri uno sviluppo in termini di
armamenti del 2%, dove la Gran Bretagna ha il 2,37%, la Francia l'1,61%, la
Germania l'1,28%, mentre il nostro Paese fortunatamente ha lo 0,92%.
Questo oggi vuol dire che siamo comunque in una situazione non così grave, come
viene dipinta da questa mozione.
Cosa vuol dire in termini occupazionali? Vuol dire 52.000 posti di lavoro sul
territorio nazionale, dove la maggior parte di queste aziende sono Finmeccanica e
Fincantieri, che ovviamente sono un'eccellenza. Importiamo ed esportiamo questo
tipo di produzione in tutto il mondo.
Soltanto per la Regione Piemonte, questo vuol dire circa 10.000 posti di lavoro; 750
sono già partiti a Cameri con la costruzione delle strutture per poter portare
all'interno le catene di montaggio di questi aerei, più circa 2.000 posti di lavoro,
soltanto nella zona di Cameri, dove verranno assemblati, per circa quarant'anni. Noi
garantiamo, quindi, posti di lavoro per quarant'anni.
Non condivido, ma posso capire lo spirito. È chiaro, però, che in un momento come
questo, mi trovi in un imbarazzo anche pesante. Sappiamo, infatti, che i soldi, magari
raccolti dalle tasse degli italiani, come l'IMU, vengono utilizzati per fare prestiti a
Fondazioni bancarie per rimettere in sesto i loro conti e poi si viene a fare le pulci su
atti di questo tipo che portano e mantengono posti di lavoro e li prolungano per
almeno altri quarant'anni. Per questo il mio "no" è convinto.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Volevo rassicurare i Colleghi del centrodestra che qui non c'è nessun illuso utopista
che pensa che non siano più necessarie le armi e che il mondo sia completamente in
pace e credo che anche chi, come me, è intrinsecamente pacifista, nel momento in cui
assume delle responsabilità di amministrazione, ha anche il dovere di garantire la
sicurezza delle persone che amministra e quindi anche di considerare questo genere
di spese.
Bisogna, però, anche capire che in questo momento, in un momento di crisi e di
emergenza di questo genere ci sono anche delle priorità nella spesa pubblica e allora
forse non è questo il momento di investire tutti questi soldi in queste spese militari,
dato che per fortuna viviamo in un periodo di sicurezza, almeno dal punto di vista
militare tradizionale. Peraltro oltretutto - come è già stato ricordato - si tratta anche di
velivoli spiccatamente offensivi.
Comunque, anche dal punto di vista della sicurezza militare, siamo comunque in un
periodo sufficientemente tranquillo per i nostri confini. Non mi risulta che siamo
continuamente minacciati da eserciti nemici alle nostre porte.
In un momento di così grande crisi, quindi, sarebbe veramente il caso di spostare gli
investimenti della spesa pubblica da questo genere di spese ad altre che, oltre ad
essere eticamente meno problematiche per molti di noi, hanno anche una ricaduta più
diretta nei servizi e nella qualità della vita dei cittadini, dal momento che parliamo di
12 miliardi di Euro che, tanto per ricordarlo, sono 3 anni di gettito dell'IMU sulla
prima casa.
Visto che è stata citata questa eccellenza di Finmeccanica, credo che basti aprire i
giornali per vedere i motivi per cui certe grandi commesse pubbliche sono state date
a Finmeccanica. In questo caso, quindi, non abbiamo motivo di pensare che ci sia
qualcosa di male, però fa pensare come questa pervicacia da parte delle Istituzioni
centrali nello spendere enormi cifre di denaro in queste grandi opere, anche se si
tratta di commesse, possa essere motivata anche da ragionamenti non strettamente
legati al bene comune.
Capiamo, naturalmente, il problema dei posti di lavoro e nessuno vuole mettere in
mezzo alla strada dall'oggi al domani i lavoratori, però crediamo che se occorre
cominciare a riconvertire i settori, il fatto che ci sono dei lavoratori in un determinato
settore industriale, non vuol dire che siamo obbligati a mantenerlo all'infinito, perché
altrimenti si perdono posti di lavoro. Potremmo, invece, cercare di capire come
riconvertire le produzioni militari che abbiamo sul nostro territorio in produzioni
pacifiche, che magari hanno anche prospettive occupazionali migliori.
Per tutti questi motivi, sottoscriviamo appieno questo ordine del giorno e voteremo
favorevolmente.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
L'ordine del giorno pone una questione vera, che è quella di tagliare le spese militari.
In una situazione come quella che stiamo vivendo, dove si sta rivisitando tutta la
macchina dello Stato, credo che sia troppo importante tagliare le spese militari e
operare di più per la pace.
Non nascondo che il costo - che mi risulta essere di 15 miliardi per 90 veicoli - sia
enorme e permetterebbe di finanziare il Welfare italiano.
Si tratta, quindi, di una scelta politica importante che credo, però, non vada fatta in
modo strumentale e demagogico e quindi credo che sarebbe molto utile uscire da una
logica in cui ciascuno di noi dice agli altri che cosa si deve fare e potrebbe, invece,
essere utile, insieme, richiamare il Governo che verrà a incidere sulle spese militari e
a non determinare, però, una situazione che, per esempio, nel nostro Piemonte, dal
punto di vista occupazionale, rischia di creare preoccupazione.
Occorre, quindi, certamente abbassare le spese militari e non procedere in questa
direzione, sapendo contestualmente come affrontare il problema dell'occupazione,
perché ci sono circa 60 aziende italiane coinvolte nella produzione.
Quindi, ciò che possiamo fare (che non è mettere la bandierina a chi dice di più, in un
senso o nell'altro) è chiedere che si rivisiti questo programma e che, a fronte della
diminuzione degli investimenti, ci sia, però, un governo della situazione, perché
prima di tutto viene il lavoro.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Naturalmente è giusto che anche il Consiglio Comunale discuta di questi argomenti
che pur esulano dalla competenza e dalla responsabilità di un'Amministrazione;
tuttavia, il tema è rilevante.
Proprio per questo, inviterei a fare una discussione attenta. Ho letto il testo e nello
stesso vi sono una serie di affermazioni che rischiano di essere più frutto di un a
priori ideologico che della realtà.
Ogni volta che si parla di armamenti si continua ad invocare l'articolo 11 della
Costituzione per spiegare che quest'ultimo dice che l'Italia ripudia la guerra come
strumento di risoluzione dei conflitti. Questa, però, è una lettura parziale, non perché
la Costituzione non dica ciò, ma perché l'articolo 11 è fatto anche di una seconda
frase, che si omette sempre di citare, che recita che l'Italia ritiene di doversi
assumere la responsabilità di partecipare a tutte le iniziative per la stabilità e la
sicurezza internazionale che le Istituzioni internazionali adottano.
Segnalo che tutte le presenze militari italiane nel mondo sono presenze non decise
unilateralmente dal Governo italiano (questo, infatti, violerebbe l'articolo 11 della
Costituzione), ma in ottemperanza e in applicazione a decisioni assunte da Istituzioni
internazionali, segnatamente dall'ONU e dal suo Consiglio di sicurezza.
Per quanto riguarda la seconda questione, ritengo che il fatto che un aereo sia in
grado di portare armamenti di vario tipo, non significa necessariamente che, per solo
questa ragione, li debba usare. Quindi, anche questo è un a priori che, secondo me,
non ha senso.
A parte questo, vorrei che si riflettesse sul fatto che oggi il nostro Paese, attraverso le
sue strutture militari, è parte di organizzazioni internazionali da cui discendono
anche livelli di integrazione di carattere tecnico-militare.
Il fatto di prendere decisioni che riducono questo livello di integrazione, fino al
punto da rischiare di mettere il nostro Paese nelle condizioni di non essere partecipe
di Istituzioni internazionali, di cui è parte, è molto rischioso.
Queste sono alcune delle ragioni per le quali, se l'ordine del giorno dovesse essere
approvato così, non lo voterei, perché non lo condivido.
Altra cosa è sostenere - e questo invece ha un fondamento - che, in un momento nel
quale il Paese è chiamato a fare i conti con compatibilità finanziarie, particolarmente
stringenti e onerose, è necessario anche che si faccia una verifica sulla dimensione di
ogni spesa e di ogni investimento, ivi compresa la dimensione delle spese e degli
investimenti di natura militare dedicata alle Forze Armate.
Questo è ragionevole. Si fa la spending review su tanti argomenti, la si può fare
anche su questo capitolo di Bilancio.
Se il dispositivo dell'ordine del giorno, quindi, è revocare l'adesione al programma,
penso che, almeno per parte mia, non sia accoglibile.
Se, viceversa, si vuole proporre e votare un ordine del giorno che chieda al Governo
di verificare la possibilità che l'adesione al programma Eurofighter, eccetera, sia
ricondotta a dimensioni finanziarie compatibili, con gli obiettivi di risanamento
finanziario dello Stato e con la necessità di dedicare maggiori risorse, politiche e
sociali, di sostegno del lavoro (detto in una forma più semplice, non la revoca del
programma, ma la verifica di una sua riduzione in termini quantitativi), questa è una
tesi che può essere accettata e può essere anche, credo da questo Consiglio, votata
perché non significa mettere in discussione l'adesione ad un programma, ma
graduarne le sue dimensioni finanziarie alle compatibilità generali del nostro
Bilancio.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Sono pervenuti un emendamento e una mozione che richiede la votazione per parti.
L'emendamento, presentato dal Consigliere Lo Russo, sostituisce il "sollecita"
dell'ordine del giorno, tutto il paragrafo, con il seguente testo: "Sollecita il Governo
italiano a verificare la possibilità che l'impegno finanziario, relativo al programma
pluriennale del sistema JSF, sia contenuto in dimensioni finanziarie compatibili con
gli obiettivi di risanamento finanziario dello Stato e con le necessità di dedicare
risorse a politiche sociali e di sviluppo al lavoro".
Vi informo, inoltre, che è pervenuta, sempre a firma del Consigliere Lo Russo, la
richiesta di votazione per parti: "premesso", seconda votazione da "considerato che",
terza votazione "ricordato che", quarta votazione "sollecita". Cioè ogni singolo
pezzo dell'ordine del giorno.
Per quanto riguarda l'emendamento, ha chiesto di intervenire il Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Accolgo con grande favore l'emendamento del Consigliere Lo Russo, nella misura in
cui, essendo contrario alla mozione, quest'ultimo ne cambia il senso e quindi è un
buon emendamento. Di fatto trasforma una mozione, che è contraria alla produzione
di articoli militari, in una che chiede di verificare la sostenibilità finanziaria per
produrre articoli militari, spostando il piano, dal valore etico alla valutazione
meramente economico-contabile. Quindi, in realtà, è un ottimo emendamento.
Credo, quindi, che rimarremo dell'idea di votare "no", perché capiamo il senso
ideologico della mozione. Ci tenevo comunque a esprimere un parere positivo
rispetto a questo emendamento che pone una diga alla deriva ideologica avanzata
dalla sinistra radicale all'interno della coalizione di centrosinistra di cui fanno parte
PD e SEL.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Lei ha letto il testo dell'emendamento che, peraltro, è stato concordato con il
Sindaco.
Respingo al mittente l'accusa di ambiguità del Consigliere Marrone, con grande
determinazione. La mia storia personale, peraltro, parla in tutt'altra direzione e
quindi per me è una questione molto seria.
Il testo che emergerebbe dall'emendamento all'ordine del giorno tiene conto di due
esigenze politiche. La prima, che per noi è prioritaria, è di rimettere in discussione un
modello di sviluppo e di difesa che ha fatto del programma dei cacciabombardieri
uno dei suoi cardini e che, per ragioni etiche e morali, può, anzi aggiungiamo deve,
essere rimesso in discussione.
Questo non è in contraddizione, né apparente né sostanziale, con un'impostazione
che vede la messa in discussione di un'impostazione con l'esigenza di attendere a
degli obblighi che questo Paese ha, che ha contratto un Governo democraticamente
eletto prima di noi, dal punto di vista politico, di alleanze strutturali del sistema di
difesa internazionale e che si trascina dietro, per il nostro territorio, corpose
conseguenze occupazionali.
Il fatto di mettere in evidenza, attraverso un emendamento, queste due condizioni, da
un lato l'esigenza politica di rimettere in discussione i programmi assunti dal
Governo (peraltro in termini, come ha evidenziato il Consigliere Marrone, etici e
morali, e cioè se oggi sia ancora giusto pensare a un sistema di difesa integrato del
Paese Italia che, attraverso il programma in questione - e di questo ringrazio i
Consiglieri di SEL per aver presentato quest'ordine del giorno - oggettivamente può
essere soggetto a critiche) e, nel contempo, siccome siamo una forza politica
responsabile e seria e non siamo dei "Gianduja" o dei "quaquaraquà", l'esigenza di
garantire... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Consigliere Coppola, intendevo in senso di maschera carnevalesca; è vero che lei è
un grande esperto, ma il senso... (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Siccome siamo persone serie, sappiamo benissimo che questi processi avvengono per
vie graduali.
Credo non possa quindi essere sminuito il valore simbolico di un atto, votato dal
Consiglio Comunale, che mette in discussione l'attuale impegno finanziario sui
cacciabombardieri, facendolo rientrare - in virtù di una motivazione etica e morale
sull'opportunità di spendere quattrini per un sistema di difesa - nell'ambito del più
generale e importante obiettivo che è quello di garantire equità e sostenibilità in una
fase di particolare crisi finanziaria per il Paese.
Ritengo che questa sia una mediazione al rialzo e non al ribasso e credo vada in
questo senso riconosciuta. Ribadendo la nostra forte perplessità su un modello di
difesa che questi anni di centrodestra hanno imposto al Paese, noi ci vantiamo
politicamente di aver messo in discussione questo modello, ma siccome siamo
persone serie, sappiamo stare al mondo e sappiamo essere una forza politica in grado
di garantire un equilibrio e gli impegni presi, rimettiamo in discussione la questione
con la gradualità necessaria in questo caso.
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