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CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) Passiamo alla discussione congiunta dell'interpellanza n. mecc. 200700542/02, presentata in data 30 gennaio 2007, avente per oggetto: "Fusione Sanpaolo Intesa" e dell'interpellanza n. mecc. 200700817/02, presentata in data 12 febbraio 2007, avente per oggetto: "Fusione Sanpaolo-Banca Intesa; a rischio gli obiettivi della Compagnia di San Paolo per la nostra città" CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) La parola, per la risposta, al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Inizierei a rispondere all'interpellanza presentata dal Gruppo di Alleanza Nazionale. Relativamente alla prima domanda ("se è a conoscenza del fatto che per la prima volta i dipendenti del Sanpaolo non hanno ricevuto il cedolino..."), posso dire che ciò è accaduto per due motivi: innanzitutto, poiché il 27 (giorno di pagamento, secondo quanto previsto dal Contratto Nazionale di Lavoro) non era lavorativo, lo stipendio è stato pagato il 26 e ciò ha anche comportato un problema dal punto di vista organizzativo; poi, come giustamente citato nell'interpellanza, il cedolino dev'essere preparato dalla nuova gestione, perciò il cedolino è stato e sarà consegnato in ritardo, da parte di Intesa, rispetto alla normale situazione. Ritengo non solo comprensibile tale situazione, ma anche importante che, in quel mese, pur essendo stato il primo rispetto all'accorpamento, non si siano verificati sostanziali ritardi, poiché lo stipendio è stato pagato secondo quanto previsto contrattualmente. Riguardo alla seconda domanda ("se è a conoscenza del fatto che il Capo del Personale del Sanpaolo ... ha rassegnato le proprie dimissioni per divergenze con i propri superiori"), sono assolutamente d'accordo con quanto detto, ovvero che si tratti di una "persona apprezzata da tutto il personale e capace d'instaurare un ottimo rapporto..."; tuttavia, sappiamo che le dimissioni sono state date per motivi strettamente personali, almeno secondo quanto dichiarato dallo stesso interessato, quindi per motivi suoi - ritengo sia anche comprensibile -, perché avrebbe dovuto assumere un incarico che lo avrebbe costretto a girare tutta l'Italia, mentre, in questa fase, preferisce stare a Torino. Penso che sia questo, essenzialmente, il motivo per cui abbia dato le dimissioni e che ha dichiarato dovunque ed a chiunque lo abbia interpellato. Relativamente alla terza domanda, non sono a conoscenza, perlomeno, allo stato attuale non mi pare che esista alcun piano di dismissioni immobiliari; invece, si sa che la parte immobiliare, con una serie di funzioni centrali, è stata assunta dalle direzioni in capo all'Amministratore Delegato e rientranti negli organismi di staff, ubicate a Milano. Non mi pare che vi sia alcuna idea, per il momento, di fare alcunché per quanto riguarda le proprietà immobiliari. Penso che sia giusto, visto qual è il patrimonio immobiliare nel suo insieme, attendersi anche delle razionalizzazioni; non sono assolutamente in grado di dire se ciò porterà a delle smobilizzazioni, oppure no. Per quanto riguarda il problema del management della nuova banca e se c'è uno "svecchiamento", tra virgolette, in corso, posso dirvi che è necessario riorganizzare le direzioni, in cui sicuramente ci sono doppioni; per quanto riguarda il livello dirigenziale, va avanti quanto già previsto per gli impiegati del Sanpaolo, nel senso che è possibile un'"uscita"; non mi risulta, però, che ci siano state forzature in questo senso. Non credo ci siano per il momento innesti provenienti da un mercato esterno, cioè che non facciano parte di Intesa, o Sanpaolo. Se abbiano o no, non sono in grado di dare una valutazione sui risultati. Credo sia facilmente comprensibile che una parte della dirigenza di Intesa, per la condizione in cui questa operava, dal punto di vista manageriale ha una visione meno collegata al territorio, magari con titoli di studio, master e corsi di un certo interesse. Non c'è ombra di dubbio che quello che forse caratterizza di più il management interno al Sanpaolo è, invece, una managerialità molto portata all'obiettivo, con persone che hanno fatto un lungo e serio apprendistato lavorativo. D'altra parte, se, alla fine, sono rimaste a Torino sia la Direzione Retail che la parte informatica, con il loro forte peso, credo si sia riconosciuta l'esperienza del management torinese. Per quanto riguarda, invece, le domande espresse dai Consiglieri Ferraris e Salti, ho qualche difficoltà di risposta, nel senso che la maggior parte di queste scaturiscono dalle varie audizioni avutesi in Conferenza dei Capigruppo dei vertici della Compagnia, nel rapporto con la I Commissione; inoltre, venerdì 16 ho assistito alla nomina, da parte della Città, dei cosiddetti suoi rappresentanti, nelle persone del dottor Manghi e del professor Corsico, che comunque mantengono un ruolo autonomo. Come credo si possa evincere dai verbali, in realtà, il giudizio del dottor Manghi (che credo sia stato molto chiaro) è il seguente: quello che ognuno di noi pensa è più o meno uguale, poi io ho espresso un voto di quel tipo, ma la preoccupazione è la stessa e riguarda sia il modo con cui è stato formato (come sappiamo, la governance duale), sia i concetti di prelazione. Ad ogni modo, credo sia giusto che rimanga a verbale quanto il dottor Manghi ha espresso in quella sede con grande chiarezza. Ci sono delle preoccupazioni, ma mi pare che siano preoccupazioni che è giusto porsi rispetto alle evoluzioni degli equilibri societari, per cui, come si sa, la Compagnia tende da una parte a rafforzarsi e dell'altra a trovare soluzioni e rapporti di collaborazione, pur non andando ad un patto sindacale stretto con tutti i rappresentanti delle Fondazioni presenti sugli altri territori, in particolare della parte milanese. Per quanto riguarda l'eventuale necessità di convocare i vertici, credo si tratti di un'iniziativa ormai assunta dal Presidente del Consiglio, dal Vicepresidente e dalla Conferenza dei Capigruppo; a questo proposito, venerdì 16, la stessa Conferenza dei Capigruppo ha sostanzialmente definito il modello di osservatorio, che servirà, in parte, alla Giunta per affrontare problemi concreti che si pongono, ad esempio, per quanto mi riguarda, rispetto al lavoro e alla sua evoluzione, ma che possono essere altrettanto utili al Consiglio per seguire in particolare questa vicenda, ma non solo, per i prossimi anni. Ormai, chiaramente, il vero nodo sarà come si riuscirà a gestire questo processo in modo da mantenere in equilibrio le due situazioni senza scapito del territorio torinese; in fondo, mi pare che questa sia la preoccupazione sia delle interpellanze che di tutti i commenti che ci sono stati anche da parte di qualsiasi cittadino torinese, al di là della funzione che svolge in questa città. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) La parola al Consigliere Lonero. LONERO Giuseppe Ringrazio il Vicesindaco per la risposta, che, seppur non completamente soddisfacente, ci dà l'idea che il Vicesindaco sia sulla stessa lunghezza d'onda (come ha detto alla fine del suo intervento), che è quella di salvaguardare il territorio e la sua ricchezza, in questo caso l'Istituto Sanpaolo. Nell'interpellanza si parla di fusione tra l'Istituto Bancario Sanpaolo e la Banca Intesa; in realtà, le prime avvisaglie lasciano più pensare a un'acquisizione dell'Istituto Bancario Sanpaolo da parte di Banca Intesa, perché normalmente le fusioni si fanno quasi alla pari, mentre in questo caso, dalle problematiche che abbiamo esposto nella nostra interpellanza, la prevalenza di Intesa su Sanpaolo prima era un timore e via via sta diventando sempre più una certezza. Con la prima domanda non volevamo sollevare una questione di capitale importanza; sappiamo anche noi che, prima o poi, il cedolino arriverà ai dipendenti; l'importante è che sia arrivato lo stipendio, per carità, però questo la dice lunga sull'incapacità, da parte di Banca Intesa, di gestire, nel breve tempo, nell'immediato, questo processo di unione e di fusione - continuiamo a chiamarla così -, se non di accorpamento, tra le due banche. La gestione degli stipendi è un aspetto fondamentale nell'ambito del funzionamento di una ditta, e il fatto che, con questo ritardo nella consegna dei cedolini, Banca Intesa abbia dimostrato di non essere immediatamente pronta in questa gestione, la dice lunga sulle competenze acquisite da Intesa rispetto alle competenze del Sanpaolo, che, da quanto mi risulta, sarebbe stata, invece, immediatamente pronta a dare i cedolini agli ex dipendenti. Per quanto riguarda il secondo punto, la domanda era, ovviamente, retorica, avendo già in sé una risposta. Con questa domanda volevamo soltanto mettere in evidenza il fatto che non sempre quanto si dice all'esterno corrisponda alla realtà dei fatti, perché il capo del personale (da come me lo descrivono, perché personalmente non lo conosco) non avrebbe avuto difficoltà ad andare in giro per tutta Italia (come invece lei asserisce), ma invece pativa di più il fatto di non essere completamente autonomo. Questo è il motivo della domanda. Sicuramente, non mi aspettavo da lei una risposta in questo senso, perché, acquisendo le informazioni per rispondere a questa interpellanza, nessuno si sarebbe sbottonato oltre una certa misura nel rivelare a lei l'effettivo stato delle cose o, probabilmente, se gliel'avessero detto, non mi sarei aspettato che lei lo riferisse in questa sede. Quindi, ufficialmente, il capo del personale ha dato le dimissioni per motivi personali, perché non era più disposto a svolgere la sua attività in un certo modo; in realtà, da quanto si dice, il capo del personale ha dato le dimissioni perché non avrebbe più potuto gestire autonomamente il suo lavoro. E qui mi collego alla quarta domanda, che riguarda il management. Dalle informazioni che abbiamo acquisito, il management di Intesa-Sanpaolo o, comunque, i vertici di questo management sono legati a filo doppio con l'Amministratore Delegato, che ha portato, prima in Intesa e adesso nella nuova banca, il suo staff personale, che già si era costruito in tanti anni all'interno delle Poste. Quindi, questo nuovo gruppo bancario sarà gestito, in prima persona, dall'Amministratore Delegato e da tutti i suoi uomini, come se fossero gli uomini del Presidente. Ciò significa che ci dovremo aspettare gli stessi metodi, gli stessi rapporti e, probabilmente, gli stessi risultati. Dio non voglia che gli stessi risultati abbiano le ricadute negative che hanno avuto sulle altre aziende gestite da queste persone con questi metodi, perché significherebbe danneggiare ulteriormente il territorio torinese. Ho lasciato per ultima la terza domanda, perché, forse, sarà più tangibile e più concretamente misurabile. Siccome il personale dello staff dell'Amministratore Delegato che gestisce la parte immobiliare ha sede a Milano (come il Vicesindaco ci ha confermato), la nostra paura è che, quando dovrà razionalizzare tutto il patrimonio immobiliare del nuovo gruppo bancario, attingerà a piene mani dal patrimonio immobiliare attualmente di Sanpaolo, lo depaupererà di tutto quello che gli servirà e le risorse acquisite non ricadranno sul territorio torinese. Questo è il nostro timore. Noi siamo pronti a vigilare e spero che l'Amministrazione voglia stare da questa stessa parte, perché, così facendo e solo così facendo, si agisce nell'interesse del territorio torinese. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) La parola al Consigliere Ferraris. FERRARIS Giovanni Maria Ringrazio l'Assessore per la risposta, che francamente mi ha impressionato e mi ha anche un po' disarmato, poiché lo stesso Assessore ha ammesso di avere difficoltà a dare una risposta ai tre punti e mi pare che, addirittura, ci siano state difficoltà anche a comprendere la premessa. Come diceva il Consigliere che mi ha preceduto, non si tratta più di una fusione alla pari Sanpaolo-IMI-Intesa, ma di un accorpamento di Sanpaolo in Intesa, che così svilisce l'importanza di Sanpaolo. Quello che mi ha lasciato perplesso è stata soprattutto l'incapacità di rafforzare la posizione del Comune per far rilevare ai vertici del Sanpaolo l'importanza che questo resti a Torino, sia per la storia di Sanpaolo, sia per quanto questo istituto ha dato alla nostra città, perché, da ente dei pegni, Sanpaolo si è diffuso, prima a livello cittadino, poi a livello regionale e nazionale e, infine, internazionale. Oggi, vogliamo far scippare la banca dalla solita cordata imprenditoriale, che, per carità, voleva scampare il pericolo di una cordata straniera, ma comunque questo fatto si sta dimostrando pericoloso, perché la città non viene più privilegiata, né nelle decisioni e neanche nelle prospettive future, sia in termini occupazionali, sia in termini di player finanziario per lo sviluppo e il rilancio del territorio. Come dicevo prima, rimango impressionato e disarmato dall'Assessore, che risponde dicendo che ciò che ha fatto il membro del Consiglio d'Amministrazione due settimane fa posso cercarlo sui verbali; ma io non li ho, quindi formalizzo agli Uffici la richiesta di visionare questi verbali, in modo tale da poter comprendere qualcosa in più. Però, io volevo sapere le ragioni e le ragioni dovrebbe conoscerle la Città (senza verbali) e dovrebbe saper rispondere, perché nonostante il Comune sia rappresentato da 2 membri nel Consiglio d'Amministrazione di un ente bancario importantissimo, non si è in grado di dare la risposta sulle scelte che fa il nostro membro. Questo non mi quadra ed è molto grave, anche perché li abbiamo nominati noi! Forse, a questo punto, manchiamo di comunicazione. L'altro aspetto riguarda gli equilibri societari. Evidentemente, poiché i giornali sappiamo leggerli tutti, la Compagnia di Sanpaolo sta assumendo assetti differenti da quelli iniziali. Mi verrebbe da dire "orientati al milanese": questo non sarebbe grave in un sistema nazionale, ma lo è per Torino e per il Piemonte, che già funziona male. Se tutto funzionasse o se fossimo in una situazione economica brillante, per carità, va via uno, e ne arriva un altro; invece, se ne vanno via e basta! Per questo motivo sono preoccupato per le ricadute occupazionale e per l'indotto che queste mancate ricadute avranno. Ricordo che non c'è solo il lavoratore, ma c'è tutto un sistema che si impernia attorno al sistema creditizio e questo sistema va dai parenti del dipendente, al consumo, al tempo libero e anche agli investimenti. Se tutto ciò viene spostato in altre città, i territori si depauperano di agenzie, eccetera; questo effettivamente è preoccupante ed io sollecito l'Assessore a prendere una posizione un po' più forte. Infine, per quanto riguarda la convocazione dei vertici, è evidente che dall'Osservatorio, che ha definito anche un modello da seguire, si avrà qualche informazione, però, solo alcuni membri di questo Consiglio fanno parte dell'osservatorio, e questo Consiglio è la sede giusta per portare queste informazioni. Inoltre, non demanderei il controllo e la possibilità di seguire le vicende per i prossimi anni soltanto all'Osservatorio, perché metto in guardia l'Assessore che ci saranno forti cambiamenti nei prossimi mesi e non nei prossimi anni. Allora sarebbe opportuno che si interessasse lui direttamente (visto che questa partita l'ha seguita lui dall'inizio), sia affiancando l'Osservatorio, ma anche direttamente dal punto di vista politico, della questione. Io sono preoccupato per questo, quindi lo invito a fare un maggiore sforzo. Per questo motivo, chiederei di approfondire l'oggetto di questa interpellanza in una Commissione, perché non mi ritengo soddisfatto delle risposte. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) La parola al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Forse, non mi sono spiegato ma replico solo rispetto a quanto detto appena adesso dal Consigliere Ferraris. Siccome il dottor Bruno Manghi è stato sentito dalla Conferenza dei Capigruppo, non mi sembra che il mio ruolo sia quello di interpretare Bruno Manghi (anche se per me è facile, essendo che noi, come ben si sa, abbiamo seguito un percorso comune dal punto di vista sindacale e ci conosciamo da molto tempo); tuttavia, penso sia meglio che io non lo interpreti, visto che ci sono i verbali degli incontri. Per quanto riguarda la Commissione, poi, la Presidenza decida pure, però, detto che questo è stato assunto dalla Presidenza del Consiglio e che tutte le iniziative sono state fatte dalla Presidenza del Consiglio, credo che sarebbe più opportuno lasciarla in quell'alveo; se poi non si ritiene che sia sufficiente, sia da parte dei Consiglieri sia da parte del sottoscritto, che, al di là dell'Osservatorio, segue questa situazione, c'è la disponibilità a proseguire, ma essendo stata assunta dalla Conferenza dei Capigruppo in quanto tale, credo sia difficile trattarla appunto come normalmente trattiamo altre situazioni. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) La parola al Consigliere Ferraris. FERRARIS Giovanni Maria Se il Vicesindaco ritiene sia più giusto, potremmo audire l'Osservatorio. In realtà, io non faccio parte dell'Osservatorio e sono ben lieto che la Conferenza dei Capigruppo abbia un verbale. Tuttavia, sarebbe opportuno che tutto il Consiglio venisse reso edotto dei contenuti di questo incontro, eventualmente, per approfondirlo in sede di audizione dell'Osservatorio. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) Quindi, si accorderà con il suo Capogruppo, oppure, cosa decidiamo di fare su questa interpellanza? FERRARIS Giovanni Maria È la prima volta che c'è un osservatorio su un argomento. Non so come funzioni. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) C'è un soggetto che si sta occupando della questione, quindi rimandarlo in Commissione vorrebbe dire duplicare l'attività. FERRARIS Giovanni Maria Se fosse possibile partecipare all'Osservatorio in modo da avere da loro le risposte del caso. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) Dichiarerei l'interpellanza discussa per l'Aula, se il Consigliere Ferraris è d'accordo poi, lei si accorderà sia con il Presidente dell'Osservatorio sia con il suo Capogruppo, che fa parte della Conferenza dei Capigruppo. La parola al Consigliere Ferraris. FERRARIS Giovanni Maria Scusi, noi non abbiamo un membro, ma il vicepresidente nell'Osservatorio, però, più che accordarmi, dal momento che non si ritiene opportuno portarla in Commissione, avrei piacere di sapere qual è lo strumento regolamentare e idoneo per ricevere risposte esaurienti, senza che debba accordarmi con il mio Capogruppo. CERUTTI Monica (Consigliere f.f. di Vicepresidente) Credo che il Consigliere possa accedere ai verbali, perché rimandare le interpellanze in Commissione mi sembra veramente una duplicazione del lavoro che si sta svolgendo. Chiederei, inoltre, al Consigliere Ferraris di approfondire quale sia la modalità più opportuna per una sua partecipazione e verifica dei lavori dell'Osservatorio, però, non ritengo necessario, in questo momento, rimandare in Commissione le interpellanze, proprio per questioni di razionalità rispetto ai lavori che stiamo portando avanti, per non aprire rivoli diversi che, magari, approfondiscono le stesse cose. Gli Uffici si fanno carico di illustrare al Presidente del Consiglio come procedere su questo fronte, considerando le perplessità del Consigliere Ferraris. Le interpellanze sono discusse. |