| Interventi |
FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201207695/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 15 dicembre 2012, avente per oggetto: "Vendita partecipazione azionaria detenuta in SAGAT S.p.A. pari al 28% - Modificazioni Statuto: approvazione". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io inizio questo intervento collegandomi all'osservazione corretta del Presidente Altamura, ricordo che erano presenti i Gruppi, ciascun Gruppo, anche il PD che è il più numeroso, nella persona di un Consigliere. Fatta eccezione del Presidente chiaramente, che è lì in funzione di Presidenza. Questo per dire che in ogni caso una delibera fondamentale come quella che va ad incidere e anche ad incidere in modo molto pesante sulla governance di una società municipalizzata, che è particolarmente strategica per la Città, ovvero SAGAT, la società che gestisce - è inutile ricordarlo - lo scalo aeroportuale torinese, in una fase in cui da più parti si intende, soprattutto da quelle che hanno l'onere di amministrare la Città di Torino, la volontà di lanciare un vocazione turistica, e turistica in quanto culturale, culturale in quanto turistica, in ogni caso puntare sullo sviluppo economico della Città che derivi dall'attrazione, dall'attrattività nei confronti dei non residenti da parte della Città, quindi guardando anche alla realtà internazionale, effettivamente credo che a fronte di questa voluta vocazione della Città, la società che gestisce e che prima aveva una partecipazione di controllo in mano gli Enti Pubblici sommate tutte insieme, la società che gestisce l'aeroporto, svolge una centralità che non può essere negata. Eppure io mi ricordo benissimo che quando, come primo atto delle dismissioni delle municipalizzate nel quadro FCT Holding, il Sindaco garantì che, nonostante come primo atto della Città questa prima svendita - vendita, perdonate il lapsus - delle quote partecipate dal Comune di Torino, si sanciva tra l'altro anche con un rapporto conflittuale - lo voglio ricordare - con la Provincia di Torino, la perdita del controllo pubblico su questa Città, io voglio ricordare che allora il Sindaco Chiamparino - Chiamparino, altro lapsus, perdonatemi, oggi sono poco concentrato - il Sindaco Fassino si era impegnato a garantire in ogni caso un protagonismo della Città nella gestione della società, e quindi indirettamente anche del servizio, attraverso la governance e rivendicò l'assetto che garantiva il Presidente del CdA di nomina al Comune di Torino come pilastro di difesa e baluardo di difesa del controllo della Città. Però, vedete, guardando l'allegato che poi contiene in forma sinottica le modifiche allo Statuto, che ci vengono poste all'attenzione, che il Vicesindaco Dealessandri ci ha esposto nella sua relazione, in realtà la Presidenza rimane non il pilastro, rimane l'unica traccia della presenza comunale. E aggiungo, del tutto svuotata da un potere di reale indirizzo e di reale incisività rispetto ai lavori del CdA e rispetto anche, invece, alle eventuali deleghe che addirittura pongano il potere di amministrazione della partecipata al di fuori del CdA stesso. E voglio enumerarli singolarmente, proprio per mettere anche a frutto il lavoro di approfondimento che, per chi ci è stato, è stato molto interessante, in sede di I Commissione. Quella di ieri, tanto per ricordarlo. Partiamo dal fatto che innanzitutto, per la prima volta almeno nella mia breve esperienza consiliare, è la prima volta che in Statuto vengono cristallizzati i poteri esclusivi del CdA. E questo lo dico, perché la prassi normalmente individua il Consiglio di Amministrazione come il titolare naturale dei poteri amministrativi, ordinari e straordinari, di una società e quindi si riservano per Legge all'assemblea solo determinate funzioni che incidono proprio sulla vita, la sopravvivenza e lo sviluppo della società stessa, e invece normalmente a livello operativo come si procede? Il CdA, con una delibera che può essere anche quindi ritirata, senza arrivare ad una rimodificazione in assemblea dello Statuto, individua conferendo procura quelli che sono i poteri delegati agli Amministratori Delegati. Però, vedete, li individua e li limita con questo atto. Invece la Giunta con la modifica all'articolo 19 chiede di andare ad individuare in negativo, al contrario, quelle che sono le prerogative del CdA e apre quindi la strada ad un'operazione, che io non so se avverrà, però può avvenire, le consentiamo che avvenga, di delegare ad Amministratori Delegati che inevitabilmente saranno indicati da soci privati, perché il Comune con il 10% residuo di partecipazione non avrà più voce in capitolo, o ce l'avrà comunque proporzionale alla sua minima e residuale partecipazione azionaria, di poteri che, guardate, non sono così poi secondari. Perché, vedete, se si dice da Statuto che è limitato il CdA in via esclusiva decisioni che riguardino l'assunzione o licenziamento di key-manager o comunque di dirigenti con la retribuzione annua lorda superiore a Euro 150.000,00, al contrario vuol dire che volendo si può delegare ad un Amministratore Delegato la facoltà di assumere arbitrariamente manager che percepiscano annualmente 149.999,00 Euro. Questo per dire che in realtà si passa ad un'operazione che dilata potenzialmente, quasi all'infinito, o almeno fino a questi pochi e sparuti paletti, la discrezionalità nel delegare ad Amministratori Delegati su cui la Città non avrebbe la minima facoltà di influenza, non dico neanche di ingerenza. Altro elemento di criticità. La previsione all'articolo 20 comma 3 che, qualora decadano degli amministratori, invece di ricorrere, come nel testo previgente ai sensi dell'articolo 2386 del Codice Civile, alla sostituzione di quei singoli amministratori, invece si richiede che ci sia una rinomina complessiva e collettiva di tutto il CdA da parte dell'assemblea. Assemblea, ricordo, che in seguito alla dismissione vedrà la società incidere solo sul dieci percento. Altro elemento. La nomina del Presidente del CdA, che teoricamente dovrebbe essere l'unico paletto quantomeno rimasto in capo al Comune di Torino nel controllo, nell'indirizzo sulla gestione della società. Io non capisco, perché purtroppo la risposta non è arrivata in sede di Commissione, non so se arriverà in questa sede in Sala Rossa, come mai si aggiunga una postilla rispetto all'unico paletto che ho ricordato, la condizionale qualora il Consiglio Comune di Torino eserciti la facoltà di nomina ai sensi, lasciando quindi una specie di facoltà di scelta alla maggioranza che di fatto poi in quel momento, nel momento di nomina, al Sindaco, insomma, nel momento di nomina va a nominare. Perché, guardate, se è solo un proforma, io anticipo che ci saranno anche emendamenti di merito, non solo di ostruzionismo, che andranno a chiedere di eliminare determinati punti - e questo è uno di quelli nodali - perché lo voglio dire apertamente anche a verbale che qualora i rapporti tra la Città che detiene il dieci e un privato, che possa essere anche F2i, che ne ha acquisito il diciotto, se poi vengono confermati i rumors, ma neanche così, il gossip, per cui lo stesso privato stia cercando di acquisire un pacchetto di controllo da un altro privato, nel dettaglio Sintonia, è chiaro che poi un privato che abbia un certo peso maggioritario della componente di partecipazione nella società partecipata dal Comune di Torino e soprattutto sia anche un protagonista pesante nella gestione di altri servizi - e non è un mistero che io faccia riferimento, e lo posso fare a questo punto, anche al ciclo della filiera ambientale su TRM - allora a me spaventa che si lascia aperta la facoltà ad un organo politico che oggi è amministrato dalla vostra maggioranza, domani potrebbe esserlo da un'altra e chi lo sa in futuro, di poter scegliere, e quindi anche potenzialmente sottostare ad una pressione lobbistica da fonte privata, privatista, di andare a rinunciare anche a questo unico paletto rimasto. E penso di essere stato chiaro e cristallino. Altro elemento non secondario. I sindaci. Prima nella versione previgente dello Statuto era garantita alla Città di Torino almeno la nomina di un sindaco sui tre e gli altri due erano comunque di nomina degli altri Enti Locali. La nuova versione di fatto fissando una proporzionalità, un criterio di proporzionalità rispetto al potere di nominare i sindaci, esclude inevitabilmente la Città dalla facoltà di nominare un sindaco. Questo avviene, perché se noi avremo il 10% della compagine e bisogna averne almeno il 35, oltre il 30 per poter nominare un sindaco, oggettivamente la Città di Torino potrà influire solo qualora stringa dei patti con altri privati che partecipano alla componente azionaria. Sommando insieme tutte queste novità introdotte, si va oggettivamente a svuotare il ruolo di indirizzo della Città nei confronti della gestione di quello che non è solo un servizio essenziale, cioè la mobilità da un punto di vista di flusso aeroportuale, ma anche veramente quella che è la politica di attrattività stessa della Città sul fronte turistico, perché io concludo ricordando un dato. Guardate, non voglio portarvi ad una deduzione obbligata, però il dato è interessante e io lo riporto. Ovvero che da quando è iniziata tutta la procedura nelle sue varie fasi cominciate con la deliberazione FCT e maturata poi con l'applicazione, mediante indizione di gara pubblica, di dismissione di questa quota che portava chiaramente in ogni caso ad un ritiro del pubblico da questa avventura della gestione di SAGAT, i flussi internazionali e nazionali di voli presso lo scalo di Caselle sono scesi percentualmente in modo maggiore rispetto a tanti altri scali aeroportuali. E voglio anche ricordare, perché è un altro elemento interessante, che volendo fare statistica, gli scali partecipati che in quel momento si stanno dismettendo anche in altre Città, subiscono dei cali maggiori rispetto, invece, agli scali gestiti da una composizione societaria stabile. Qui io l'unica cosa che vorrei ricordare, è che da un lato su questa modifica statutaria c'è un ritiro di controllo sindaci e di orientamento CdA e poteri quindi del CdA da parte della Città su cui come minimo dovremmo tutti riflettere, e che in ogni caso noi, come Popolo della Libertà, condanniamo e giudichiamo in modo estremamente negativo. In seconda fase, insistiamo sul fatto che sia stata una scelta strategicamente errata quella di coinvolgere SAGAT, quindi l'aeroporto, in questa operazione di dismissione, perché anche lì, non per collegare dati estranei, ma vorrei ricordare che questa Giunta, questa maggioranza ha previsto una serie di introiti da imposta di soggiorno al turismo e quindi ha previsto implicitamente un certo volume di flusso turistico, che poi si è rivelato oggettivamente inferiore. Perché se andiamo a vedere qual è stato il flusso di entrata, abbiamo dovuto inserire questa voce in assestamento di Bilancio, evidentemente il flusso di attrattività turistica sta decrescendo. E non credo che una politica di dismissione della porta internazionale di Torino vada nella direzione di rafforzare questo dato, che forse rappresenta ormai l'unico vero orizzonte di sviluppo economico per la nostra Città. |