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COPPOLA Michele (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 200700328/02, presentata in data 19 gennaio 2007, avente per oggetto: "Area Parco del Meisino" COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Viano. VIANO Mario (Assessore) Seguirò una traccia che mi è stata preparata, per essere più sintetico e puntuale, dopodiché, se necessario, fornirò ulteriori ragguagli. La zona in oggetto, posta nei pressi del ponte sul Po in Lungo Stura Lazio, nell'area del Meisino, è inserita nel Parco P1 del PRG, in parte in Fascia A e in parte in Fascia B del PAI, ed è stata completamente sommersa dall'alluvione del 2000. Fa parte della Riserva Naturale Speciale del Parco Regionale del Po. Il progetto preliminare del Parco del Meisino prevedeva su tale terreno la realizzazione di un vivaio comunale per l'acclimatamento di specie forestali autoctone, da utilizzare per lavori di ingegneria naturalistica. L'opera è stata inserita nel Piano degli Investimenti del 2006-2008 come IV Lotto di intervento a completamento del Parco del Meisino, ma, successivamente, è stata stralciata per ragioni di compatibilità di Bilancio. Nel luglio 2006, il Settore Verde Pubblico è venuto fortuitamente - nel senso che non vi è stata una comunicazione formale - a conoscenza dell'indizione di un'asta fallimentare (la scadenza era prevista per il 14 luglio 2006) per la messa in vendita del sedime in oggetto (circa 34.000 metri quadrati), proveniente dal fallimento Crosetto. Gli Uffici, supportati dall'Avvocatura comunale, hanno prontamente interloquito con il Giudice delegato e il curatore fallimentare, dando la disponibilità da parte dell'Amministrazione di addivenire all'acquisto dell'area a trattativa privata ad un prezzo rapportato al valore di esproprio. Si è provveduto contestualmente, insieme all'Ente Parco, a rappresentare tutti i vincoli che gravano sul terreno, in particolare la destinazione urbanistica a servizi pubblici e l'inclusione dell'area all'interno delle Fasce A e B di esondabilità, oltre che del perimetro del piano d'area nel Sistema delle Aree Protette della Fascia Fluviale del Po (in sostanza, tutti i vincoli di carattere urbanistico-territoriale che incidono sull'utilizzabilità del suolo). La curatela ha negato la possibilità di procedere all'annullamento o alla sospensione della gara in corso, dichiarando la propria disponibilità ad accogliere le richieste dell'Amministrazione solo nel caso in cui la gara fosse andata deserta. Tale evento, come è noto, non si è verificato (ovvero la gara non è andata deserta), in quanto è pervenuta una regolare offerta, che ha consentito alla curatela di procedere alla cessione dell'area. All'aggiudicazione dell'asta hanno presenziato alcuni rappresentanti dell'Amministrazione, al fine di accertarsi che venissero formalmente comunicati all'acquirente tutti i vincoli gravanti sul terreno, in modo che non potesse accampare ignoranze. Questo riassunto per inquadrare la storia recente e la vicenda che ha condotto all'alienazione dell'area, senza che l'Amministrazione sia intervenuta. Non è intervenuta, parliamo chiaramente, perché il prezzo posto a base di gara era superiore al valore di esproprio. Avendo, però, informato l'acquirente delle condizioni giuridiche e normative a cui è sottoposto, l'Amministrazione potrà procedere legittimamente. Per quanto riguarda, invece, la questione degli eventuali abusi o, comunque, del controllo sull'attività di trasformazioni, il 25 gennaio 2007, il Settore Vigilanza Edilizia ha effettuato un sopralluogo in sito non riscontrando modifiche dello stato del suolo rispetto alle verifiche già effettuate nel corso del 2005 e antecedenti che avevano portato all'individuazione di alcune opere abusive (che però fanno capo ai proprietari originari). Su questo punto non mi dilungherei, perché sono tutti elementi tecnici, tuttavia, una nota degli Uffici che sovrintendono alla vigilanza sugli abusi edilizi e che dà conto dell'esito della verifica condotta nel 2007 è confrontata con i riscontri effettuati nel 2005 che avevano sistematizzato un quadro di attività e abusi (in parte in corso di esame per la sanatoria), che comunque è riscontrato puntualmente. Certamente, dopo la cessione, non è intervenuto - ci dicono - alcun fatto nuovo e quindi imputabile all'acquirente. Le pratiche già in corso in tema di abuso edilizio seguono il loro corso normale, perché è chiaro che l'acquirente avente causa subentra a tutti gli effetti nella titolarità dei beni, ma anche dei procedimenti in corso con riferimento agli stessi. Sono disponibili sia la nota di cui ho dato lettura, sia quella specifica del Settore Edilizia Privata che si occupa della vigilanza sugli abusi, se il Consigliere desidera averne copia. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Cassano. CASSANO Luca Ringrazio l'Assessore per le risposte. Le nostre preoccupazioni, come lei stesso avrà intuito, nascevano appunto dai precedenti che vedevano coinvolto il soggetto in situazioni analoghe, che stanno seguendo l'iter giudiziario da lei riportato. Vorrei esprimerle altre due perplessità; intanto, se l'Amministrazione sia a conoscenza degli utilizzi che la ditta vincitrice della gara intenderebbe assecondare nell'area in oggetto e, inoltre, rispetto all'accertamento attuato dal Settore Vigilanza Edilizia, cosa sia stato riscontrato in merito alle recinzioni e alla possibilità di allocazione di mezzi meccanici all'interno della stessa area. Quindi, quali potrebbero essere gli utilizzi da parte dell'Edilmavi e se il Settore ispettivo abbia appurato la presenza delle cancellate. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola all'Assessore Viano, per una breve replica. VIANO Mario (Assessore) Per quanto riguarda l'utilizzazione che intenderebbe attuare (naturalmente, da notizie informali, perché non è stata fatta una dichiarazione), è quella di deposito di materiale e soprattutto di mezzi; si tratta, credo, di un imprenditore edile che già alloca suoi mezzi di cantiere in aree che sono interessate da attività dell'Amministrazione volta all'acquisizione delle stesse, per completare delle sistemazioni a parco e sta cercando una nuova collocazione. Noi, a suo tempo, avevamo interloquito con questo imprenditore, invitandolo ad acquisire un'area in area industriale, ove il deposito risulta compatibile, ma evidentemente non accoglie il suggerimento, contando su inerzie in qualche misura fisiologiche dell'Amministrazione rispetto all'attuazione dei suoi progetti, avendo l'area in questione già una recinzione che, appunto, nella nota del Settore Edilizia Privata, mi è viene detto che sia stata autorizzata (pratica n. 2001/1/4003 del 14/3/2001, per recinzione del terreno in Corso Casale 447-473, autorizzazione edilizia n. 672 del 2001), perché, purtroppo, la recinzione è inclusa, anche per giurisprudenza consolidata, tra le attività che sono legittimamente assentibili, in quanto ricondotte a manutenzione ordinaria e straordinaria, ai proprietari di aree di qualsivoglia destinazione, comprese le aree agricole, e quindi non è giuridicamente possibile. Certo, l'Amministrazione, nel momento in cui dia corso ad un'attività espropriativa, deve anche mettere in conto il fatto che questa recinzione abbia un suo valore, magari, anche soltanto residuale (perché intanto sono passati un po' di anni ed è degradata), però così è. Naturalmente, vivendo in uno Stato di Diritto (e di ciò siamo tutti felici), è ovvio che ognuno deve comportarsi conformemente. COPPOLA Michele (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |