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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 3 Dicembre 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 21
DELIBERAZIONE DI INIZIATIVA CONSILIARE 2012-01597
MODIFICA DELL'ARTICOLO 7 DELLO STATUTO DELLA CITTA' DI TORINO.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201201597/002,
presentata dal Consigliere Viale in data 26/11/2012, avente per oggetto:
"Modifica dell'articolo 7 dello Statuto della Città di Torino".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Con la deliberazione in oggetto si propone di conferire la cittadinanza onoraria ai nati
nella Città di Torino da genitori stranieri, che frequentano la scuola dell'obbligo.
È chiaro che la proposta si inserisce nel discorso della cittadinanza, quella vera, per
quanto riguarda gli stranieri che nascono nel territorio italiano. Su questo c'è
un'ampia convergenza in molte forze politiche, ma vi sono anche molte polemiche,
come dimostrano anche gli emendamenti ostruzionistici presentati alla deliberazione.
Questo provvedimento riconosce agli stranieri che nascono nel territorio Comunale
di Torino la facoltà di essere iscritti nell'albo della cittadinanza onoraria, che non ha
una funzione amministrativa immediata, ma dà un segnale molto preciso al
Parlamento.
Io mi aspetto che deliberazioni di questo tipo, che sono state già approvate da alcuni
Comuni più piccoli, come il Comune di Nichelino, possano essere adottate da altre
grandi Città, per dare un segnale molto chiaro al dibattito nazionale, che è stato
presente anche durante le recenti primarie del centrosinistra, in quanto tutti e cinque i
candidati, ma in particolare i due candidati finiti al ballottaggio, hanno dato parere
favorevole a questo tipo di soluzione.
Quindi, mi aspetto che il Consiglio Comunale di Torino, in nome della tradizione
della Città, che comunque è sempre più avanti rispetto al quadro nazionale, dia
parere favorevole a questa proposta di modifica dello Statuto, che ha chiaramente
una funzione transitoria, perché si colloca in un preciso momento storico e potrebbe
essere superato nel momento in cui il Parlamento dovesse legiferare per dare la
cittadinanza effettiva a coloro che nascono nel territorio italiano, come succede da
altre parti.
Mi è stato fatto osservare che prevedere la frequentazione della scuola dell'obbligo
può essere, da una parte, una limitazione e, dall'altra, una concessione eccessiva.
Tant'è vero che c'è un emendamento presentato dal Consigliere Marrone che
propone di attribuire la cittadinanza onoraria (quindi non è contrario al conferimento)
alla fine della scuola dell'obbligo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Leggo
quello che c'è scritto.
Alla fine della scuola dell'obbligo, oggi, vuol dire 16 anni, molto vicino ai 18 anni,
età in cui lo straniero nato in Italia può chiedere la cittadinanza effettiva. Quindi, non
cambierebbe molto la situazione per una grande città come Torino, in cui ogni anno
nascono migliaia di stranieri e centinaia di essi potrebbero richiedere la cittadinanza.
Dall'altra parte, il fatto di concedere la cittadinanza onoraria soltanto a chi frequenta
le scuole dell'obbligo, vuol dire che ciò riguarda coloro che comunque hanno deciso
di rimanere a Torino, o in Italia, che crescono in questo Paese e ne frequentano le
scuole.
Quindi, anche questo non è sicuramente un qualcosa che va incontro a chi ritiene che
la cittadinanza debba essere data, in astratto, solo per il fatto di esservi nati, ma
garantisce la critica di chi dice che viene concessa a persone che poi si spostano, o
non si spostano, o vanno da altre parti. Ecco perché credo che questa proposta abbia
un profondo significato e sia un messaggio molto chiaro proprio per quanto riguarda
un'indicazione alle forze politiche ed al Parlamento.
L'ultima cosa che vorrei far notare è che uno dei primi effetti dell'approvazione di
questo punto non riguarda i nati da ora in poi e nemmeno i nati negli ultimi anni, ma
riguarda tutti quei torinesi - perché sono torinesi -, figli di stranieri, che sono nati in
questo Paese 5, 10 o 15 anni fa, cioè tutti coloro che sono nati anni fa in questo Paese
ed in questa città e che, oggi, frequentano le nostre scuole; infatti, i primi a
beneficiare di una norma di questo tipo, che ha un valore fortemente simbolico (poi,
eventualmente, sta alla Città attribuire altre valenze), saranno quei bambini o quei
ragazzi che, in questo momento, frequentano la scuola dell'obbligo e che sono nati
parecchi anni fa.
L'ultimo aspetto che, in qualche modo, mi sembra importante per quanto riguarda le
osservazioni che sono state fatte anche dalle Circoscrizioni è che questa proposta
inserisce e crea una nuova fattispecie di Cittadinanza Onoraria, che non è quella
prevista dal comma 1 dell'articolo 7, tant'è vero che la separa in modo esplicito, non
segue quel filone e crea un registro apposito per i cittadini che hanno la Cittadinanza
Onoraria del Comune di Torino soltanto per il fatto di essere nati e frequentare le
scuole dell'obbligo, quindi in questo contesto. Non va assolutamente confusa e non è
sovrapponibile alla concessione della Cittadinanza Onoraria e del Sigillo Civico (che,
sostanzialmente, sono la stessa cosa, ma che sono diverse nell'attribuzione) per le
personalità che hanno acquisito meriti particolari, come è successo in altre occasioni
e vi sono numerose proposte in corso.
Per questo motivo invito il Consiglio Comunale a rendersi conto della portata storica
che l'approvazione di questa modifica potrebbe avere per la nostra città e per la
questione della cittadinanza in questo Paese.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Ricordo i tempi di intervento: 10 minuti per un Consigliere per Gruppo, mentre per
gli altri Consiglieri ci sono 5 minuti a disposizione.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Non voglio assolutamente entrare nel merito dello "ius soli" o quant'altro, perché
non penso che, oggi, sia questo il tema, almeno leggendo la proposta di cambiamento
dello Statuto.
Approfitto, invece, della presenza del Sindaco (me la porto dietro da quando
discutemmo il Sigillo Civico a Laila) per dire che io penso che sia una questione di
forma e anche un po' di stile, perché, se prendiamo ad esempio Camilla Ravera,
Albert Sabin, Nelson Mandela, Ida Nudel, Rita Levi-Montalcini, Chai Ling, Mario
Soldati, Rigoberta Menchù, Renato Dulbecco, Attilio Aloisi, Fausta Giani, Maria
Josè di Savoia, Bono - il cantante degli U2 -, Harold Kroto, Taty Almeida, il Dalai
Lama, Pino Masciari, Pierluigi Dovis, Marisela Ortiz Rivera, Roberto Saviano, Aung
San Suu Kyi, Ernesto Olivero, Tawakul Karman, Leymah Gbowee e Johnson Sirleaf,
la maggior parte di questi sono premi Nobel. Alcuni hanno fatto cose importanti,
alcuni magari non hanno fatto cose che si ritengono importanti, ma tutti questi hanno
fatto qualcosa per cui uno si può esprimere e concedere la Cittadinanza Onoraria
della Città di Torino.
Il principio fondamentale della Cittadinanza Onoraria, che piaccia o no, è che
qualcuno faccia qualcosa. Fortunatamente, nascere non è ancora qualcosa di così
speciale; dico fortunatamente perché non vorrei mai trovarmi nella condizione
umana per cui nascere voglia dire fare qualcosa di speciale. Soprattutto è come se noi
fossimo la Commissione aggiudicatrice del premio Nobel e, vedendo che il nostro
giocatore preferito non riesce a vincere il Pallone d'Oro, gli diamo il premio Nobel
per lo sport, che non esiste.
È questo quello che, oggi, stiamo facendo, stiamo dando una cosa che non esiste a
persone che, oggi, non ne hanno diritto. Il vostro candidato... (INTERVENTO
FUORI MICROFONO). Il discorso è molto semplice: bisogna fare qualcosa, bello o
brutto che sia, per essere meritevoli o meno di vincere il premio Nobel oppure no.
Tra qualche mese ci saranno le elezioni politiche ed i candidati Presidenti
decideranno se inserire nella loro agenda di Premier se concedere la Cittadinanza
Onoraria o meno. Bene, proponiamo un ordine del giorno e discutiamo se concedere
la Cittadinanza o meno. Concedere la Cittadinanza Onoraria a bambini che non
conosco (e che, probabilmente, difficilmente conoscerò mai, perché saranno tanti)
solo perché nati è il discrimine numero uno verso tutti quei bambini che, invece, non
sono nati a Torino, ma che magari vengono a viverci. Ribadisco che quella che va a
fare il proponente è una grande discriminazione.
In secondo luogo - ed è la parte fondamentale -, non hanno fatto niente e noi stiamo
andando a dire che saranno cittadini onorari esattamente come tutti i premi Nobel che
abbiamo premiato e come tutte quelle persone che hanno fatto qualcosa di importante
e che questa Città ha deciso di riconoscere, per quanto ci sarà - se questa proposta di
mozione verrà approvata - un registro a parte.
Perché non decidiamo che tutti i cittadini di questo pianeta che nascono sono
cittadini onorari di Torino? A quel punto, avrebbe lo stesso senso. Nessuno di loro,
fino a che non si sarà contraddistinto per aver fatto qualcosa di importante per questa
città, merita la Cittadinanza Onoraria. Poi si può entrare nel merito della questione,
ma facciamolo di fronte ad una proposta di ordine del giorno che impegna
politicamente qualche organo a legiferare in proposito.
Ribadisco che non ha senso dare la Cittadinanza Onoraria ai bambini che sono nati a
Torino, perché è denigrante, in primo luogo, nei confronti di chi ha pensato l'istituto
della Cittadinanza Onoraria e, in secondo luogo, nei confronti di tutte quelle persone
che hanno già ricevuto la cittadinanza, in quanto si rischia di declassare il
conferimento stesso.
Ribadisco che il mio voto negativo non sarà per il merito dello "ius soli", perché non
credo che la sede e l'atto siano giusti per discuterne (ma se vogliamo presentare una
proposta di ordine del giorno sono disponibile a discuterla anche per ore,
documentando ed argomentando); però, ripeto che, fino a quel momento, la
Cittadinanza Onoraria, bella o brutta che sia, deve essere concessa quando qualcuno
ha fatto qualcosa e, finché non avverrà questo, il mio voto sarà negativo.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Sbriglio.

SBRIGLIO Giuseppe
Sentendo l'intervento del Consigliere Ricca, mi sono ricordato la canzone che ci
cantavano da piccoli, che iniziava così: "I bambini di Torino bevono solo
grignolino", e mi sembra quasi una difesa del fatto di avere delle origini sabaude, per
cui, chi non ha queste origini, magari non può ottenere alcuni diritti. Io l'ho vissuto
un po' da…

LEVI Marta (Vicepresidente)
Consiglieri, vi invito a fare silenzio. Prego, Consigliere Sbriglio.

SBRIGLIO Giuseppe
Da persona che ha origini diverse (per ¾ sono di origine siciliana e per ¼ di origine
austriaca), forse di torinese non ho nulla, se non il fatto di essere nato, cresciuto e di
amare questa città. Credo che l'intervento del Consigliere Viale abbia specificato
abbastanza che non si tratta né di Cittadinanza Onoraria, né di Sigillo Civico, ma di
una Cittadinanza Onoraria speciale. Consigliere Ricca, eventualmente potrebbe
esserci un emendamento che va nella direzione di diversificare anche per quanto
riguarda l'elemento nominale questo tipo di riconoscimento. Si tratta di un
riconoscimento che credo sia dovuto non tanto perché si vuole legare ai meriti di una
persona (perché c'è stato anche un documento approvato dal Consigliere Viale), ma
credo che vada un po' - infatti a me spiace ed avevamo discusso su alcuni documenti
legati ai matrimoni e ai riconoscimenti delle coppie dello stesso sesso - nella
direzione di trovare Torino come laboratorio per lanciare dei segnali forti.
È vero che le Amministrazioni non possono creare delle normative di questa natura,
ma possono lanciare dei messaggi forti ed essere anche precursori di alcuni aspetti
che negli altri Paesi stanno diventando un elemento di normalità ed un elemento di
diritti ormai acquisiti, ma non solo a titolo di normativa, bensì nella stessa
Costituzione materiale, perché forse il concetto importante è che noi dovremmo
iniziare a capire che le normative non sono solo quelle che vengono scritte dal
Costituente o dal nostro Legislatore, ma sono quelle che, ormai, sono innate nel
comune senso di appartenenza.
Credo che bisognerebbe confrontarsi su questo tema, perché l'elenco che ha fatto il
Consigliere Ricca va bene, ma credo che il senso non sia quello, perché allora
possiamo dire che, a volte, alcune Cittadinanze Onorarie sono state discutibili; la
stessa Cittadinanza Onoraria a Del Piero proposta dal Consigliere Ricca potrebbe
essere ritenuta eccessiva da alcuni. Quindi, credo che il tema non sia quello, ma il
fatto di utilizzare uno strumento, quale è la Cittadinanza Onoraria, per dare un
segnale a livello nazionale.
Non so se altre Città lo abbiano fatto, non so se il Consigliere Viale abbia fatto una
ricerca comparatistica o se questo è un elemento che parte da Torino, però è
sicuramente un segnale forte. Forse, per rendere ancora più forte il significato, nel
documento si potrebbe dire che, quando tutti i cittadini stranieri nati a Torino
avranno raggiunto la cittadinanza italiana, perderanno la Cittadinanza Onoraria
speciale, proprio per far capire che il segnale che arriva da Torino è legato
all'ottenimento di un diritto che dovrebbe essere insito e Torino lo vuole anticipare
con un riconoscimento, che può essere una targhetta da attaccare in camera, ma che
comunque racchiude un sentimento forte, che, forse, sentono in tanti.
Non so, se come mentalità, siamo portati per arrivare a questi risultati, ma credo che
il senso comune si stia evolvendo. Torino, forse più di ogni altro luogo in Italia, ha
dimostrato di avere un'accoglienza importante e di essere comunque una città aperta
e capitale dei diritti.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere D'Amico.

D'AMICO Angelo
Nell'esposizione di questa proposta di deliberazione consiliare il Consigliere Viale
ha detto che, con l'approvazione di questo atto, si manda un messaggio ben preciso.
Perdoni la mia stupidità, Consigliere, ma non riesco a comprendere che tipo di
messaggio riusciremo a mandare con l'approvazione di questo atto.
Non comprendo il senso e l'utilità di questo provvedimento, perché mi sfugge in che
modo gioverebbe ad un bambino straniero nato da cittadini stranieri ottenere la
Cittadinanza Onoraria.
Lei commette un gravissimo errore quando definisce torinesi i bambini nati in Italia
da genitori stranieri e le posso portare un esempio personale. Io non sono nato in
Italia, ma a Tripoli e non sono nato per caso a Tripoli, in quanto i miei genitori sono
nati a Tripoli - e anche loro non sono nati lì per caso - e anche i miei nonni sono nati
a Tripoli; eppure io non mi sono mai sentito né tripolino, né tanto meno arabo, ma
sono sempre stato italiano, pronipote di coloni della Libia. Quindi, considerando
cittadini torinesi dei ragazzi stranieri nati da genitori stranieri, si commette uno
sbaglio enorme.
Consigliere Viale, io la stimo e la apprezzo per il suo modo, il suo comportamento e
per alcune delle cose che propone all'Aula, però, pur non credendo che questa volta
abbia utilizzato questo atto esclusivamente per avere un po' di visibilità o notorietà
(perché di quella ne ha già abbastanza), con la presentazione di questo atto mi ha
deluso profondamente, soprattutto perché è una persona che stimo molto. Quindi,
questo le ha fatto perdere qualche punto e dovrà riconquistarsi un po' della mia
fiducia. Annuncio che il mio voto sarà nettamente contrario.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Ovviamente non potevo esimermi dall'intervenire, soprattutto dopo essere stato
impropriamente tirato in ballo dal Consigliere Viale, estensore di questa proposta di
deliberazione.
Ritengo che, in realtà, questa proposta di deliberazione non vada neanche nella
direzione auspicata e spiego il perché; innanzitutto per una questione pregiudiziale
dal punto di vista della correttezza formale, che ha 2 aspetti. Il primo, generale, è sul
fatto che si cerca di istituzionalizzare e rendere permanente lo stravolgimento del
significato della Cittadinanza Onoraria; non voglio dilungarmi, anche perché il
Consigliere Ricca l'ha già detto ampiamente, però oggettivamente è un
riconoscimento che si dà a determinate personalità. Questo sarebbe un istituto
completamente nuovo e a parte, che però continuerebbe a convivere con lo strumento
della Cittadinanza Onoraria che si dà a personalità adulte che si sono rese meritevoli
per quello che hanno fatto nella vita.
In realtà, questo è un aspetto secondario, perché c'è un'elusione conclamata dello
strumento "richiesta di Cittadinanza Onoraria", in quanto tutti noi sappiamo bene che
la votazione per l'assegnazione, caso per caso, è l'unica che richiede sempre una
maggioranza qualificata (per cui non c'è successivamente una votazione a
maggioranza semplice), e passarci attraverso una richiesta di modifica dello Statuto
di fatto elude questa disposizione che ha una ratio ben precisa e si ricollega
all'importanza del riconoscimento.
Quindi, quando votiamo la Cittadinanza Onoraria singola a Pinco Pallino, noi
chiediamo di rispettare sempre la votazione a maggioranza qualificata; invece,
introducendo una modifica dello Statuto che prevede di concedere la stessa
onorificenza a migliaia di persone, a quel punto si voterà a maggioranza semplice.
Ne approfitto e, anche se è una considerazione politica, butto lì la considerazione al
Segretario Generale (insomma, è stato anticipato informalmente), perché, in ogni
caso, vale la pena accertare, in modo da votare tutti con l'adeguata serenità, che non
vi sia un'elusione delle disposizioni, non solo statutarie e regolamentari, ma
addirittura di natura e rango costituzionale.
Però non mi sottraggo neanche al dibattito sul merito. Intanto, prendo atto di un dato
politico importante: saranno state le primarie, ma c'è stato un cambiamento di
impostazione culturale e politica, perché, oggettivamente, dopo la proposta di
mozione che chiedeva il Sigillo Civico per la prima bambina nata, affermando il
principio dello "ius soli", nella ragione in cui si dice: "È nata qui" e non chiediamo
nessun altro elemento, adesso c'è l'elemento della scuola. Quindi, si dice che non
basta nascere, ma serve un percorso di integrazione culturale; si tratta di una piccola
rivoluzione culturale nel centrosinistra e ne prendo atto con estrema soddisfazione.
Però, se il Consigliere Viale lo vuole introdurre a nome di tutto il centrosinistra (che
deduco voterà in modo compatto su questo atto di indirizzo), allora bisogna essere
chiari, perché che cosa vuol dire inserire come criterio l'essere iscritti alla scuola
dell'obbligo? Uno è iscritto alla scuola dell'obbligo in prima elementare, lo è in
quinta elementare, lo è in seconda media e lo è in prima superiore. Vuol dire che ci
sono aventi diritto che lo possono richiedere a prescindere dal punto del percorso
scolastico? E no! Se la partecipazione alla scuola dell'obbligo è un elemento che
garantisce, come crediamo anche noi, un percorso di integrazione culturale, allora
bisogna inserire l'emendamento di merito che ho presentato (pur non condividendo,
di base, la proposta di modifica statutaria, per cui la votazione sarà contraria a
prescindere, solo per lo strumento proposto) che sostituisce il criterio di iscrizione
alla scuola dell'obbligo con quello del completamento del percorso della scuola
dell'obbligo. Concludendo il mio intervento, vorrei spiegare anche il perché. Un
bambino di 6 anni (che è il destinatario generale della proposta di deliberazione
presentata dal Consigliere Viale) è semplicemente un bambino, non è un bambino
italiano, marocchino, rumeno o quant'altro; a 6 anni si è bambini e basta. Guardate,
forse dirò una cosa di sinistra: a 6 anni non si è un bambino italiano o un bambino
egiziano, si è unicamente un bambino, si gioca e si guardano i cartoni animati, e la
mamma è la mamma, non è la mamma italiana o egiziana. Quindi, è una
falsificazione della verità dire che un bambino è torinese onorario o originario di
Bangkok, perché è un bambino; a 16 anni è un adolescente, cioè è un ex bambino che
ha fatto un suo percorso pluriennale nella scuola dell'obbligo e, quindi, ha
attraversato una fase di vita fondamentale a livello formativo in mezzo a coetanei che
parlano italiano, che tifano squadre di calcio italiane - non per forza torinesi - e,
magari, ha assorbito perfino il dialetto, cioè c'è un assorbimento culturale che rende
il percorso di integrazione effettivo.
Non è un emendamento-provocazione, perché, altrimenti, avrei potuto presentare
centinaia di emendamenti ostruzionistici (si poteva fare, è una scelta che rispetto
anche se non l'ho seguita); invece è un emendamento di merito, perché un bambino
di 6 anni è un bambino, mentre un adolescente di 16 anni cresciuto in Italia è
italiano, se è cresciuto a Torino è torinese e se, a prescindere dal colore della pelle o
dalle origini dei genitori, è cresciuto a Il Cairo è egiziano.
Ritengo che ci sia da fare una riflessione sullo strumento formale e, qualora si ritenga
che lo strumento formale sia adeguato, invito tutti i Colleghi, a prescindere dal
Gruppo di appartenenza, a votare a favore del mio emendamento, perché ha
oggettivamente una ratio. Se si stabilisce che basta nascere, allora escludete il
riferimento all'iscrizione alla scuola dell'obbligo, perché non ha senso; se, invece, il
percorso scolastico è fondamentale, deve però avere un senso reale, non solo formale
di iscrizione. Faccio sinceramente questo appello, sperando che preliminarmente il
Segretario Comunale fornisca una risposta anche alla domanda che ho posto.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Intervengo solo per dire che, ovviamente, quest'atto non fornisce risposte definitive
al problema del diritto alla cittadinanza, ma è un atto simbolico, estremamente utile e
significativo anche per quelli che sono la vita, i pensieri e le fantasie dei bambini.
I bambini che nascono e crescono in Italia si sentono italiani; sicuramente non
rinnegano le proprie origini, vivono con la doppia cultura. Credo che una città che è
capitale dei diritti, come Torino... Gradirei che ci fosse un po' più di silenzio in Aula,
Presidente.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Consiglieri, ancora un po' di pazienza.

CENTILLO Maria Lucia
Bisogna pensare a quello che provano i bambini e le bambine che nascono e
crescono in Italia; noi abbiamo molti casi di diciottenni che, pur essendo nati in
Italia, non sono ancora cittadini italiani e rischiano addirittura di essere cacciati
dall'Italia se non hanno un lavoro o se non sono iscritti a scuola. Credo che questo
atto sia una presa di coscienza della Città che decide di farsene carico, per quello che
può (pur avendo già modificato tutti i Regolamenti ed avendo fatto tutta una serie di
cose che sono alla sua portata) anche dal punto di vista formale.
Credo e mi auguro che tra pochissimi mesi sarà possibile sanare questa ingiustizia e
fare in modo che i bambini e le bambine possano portarsi dietro le loro culture, senza
sentirsi discriminati, così come avviene in tanti Paesi del mondo. È un limite della
nostra Italia. Il Consigliere D'Amico parlava della storia della sua famiglia (non di
migranti, ma di persone che avevano un ruolo di colonizzazione); anche nella mia
famiglia ho situazioni del genere e confermo che chi ha avuto un'esperienza di
colonizzazione, pur avendo rispetto delle popolazioni estere, si è sempre sentito
direttamente italiano.
Per quanto mi riguarda, sono figlia di meridionali e, pur avendo sempre tenuto in
considerazione le mie origini, i miei pensieri di bambina erano quelli di sentirmi
torinese e di arrabbiarmi quando mi dicevano che, siccome ero figlia di meridionali,
non ero come gli altri bambini che erano figli di piemontesi. Quindi, mi auguro che
la Città possa - anche se questo atto non sana una ferita - dare un contributo
simbolico per far crescere le bambine e i bambini in un clima più giusto.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Intanto vorrei ringraziare il Consigliere Viale, perché, secondo me, era giusto partire
da un gesto simbolico all'inizio dell'anno ed era giusto sostenere come Città di
Torino, come abbiamo fatto, la campagna "L'Italia sono anch'io", che, prima di
tutto, chiede che il Parlamento ascolti anche l'appello del Presidente Napolitano di
far sì che i tanti bambini nati in Italia diventino, in qualche modo - e lì sarà la politica
a deciderlo, se dopo la scuola dell'obbligo o perché anche in Italia varrà lo "ius soli"
-, cittadini italiani.
Paradossalmente, ha ragione chi dice che questa possibilità non possiamo arrogarcela
da soli come Comune di Torino e, però, ricordo anche che la Cittadinanza Onoraria
non è una cittadinanza italiana data dalla Città di Torino, ma è qualcosa di diverso; è
il modo di onorare, con la nostra civitas e con il nostro senso di appartenenza a
questa comunità, un'onorificenza che, in qualche modo, viene data in termini aulici
in questa Sala.
Mi rivolgo al Capogruppo Marrone, al Consigliere Ricca e a chi ha polemizzato sui
tanti nomi della storia che hanno preso la Cittadinanza Onoraria dicendo 2 cose: da
una parte, se il problema è che qualcuno potrebbe sentirsi offeso, non credo che quei
premi Nobel si sentiranno mai offesi da questo provvedimento nei confronti di un
cittadino nato a Torino, figlio di immigrati o di migranti che sono venuti a lavorare in
questo territorio, magari scappando dalla guerra e dalla miseria. Se, invece, il tema è
che la definizione onoraria non è quella che rende meglio quello di cui stiamo
parlando oggi, tant'è vero che quella precedente - lo diceva il Consigliere Marrone -
si fa a 2/3, questa verrebbe data in automatico previa accettazione, come diceva il
Consigliere Viale, e, se è d'accordo, chiederei al Consigliere Viale di ipotizzare una
modifica (ovviamente, se la Presidenza del Consiglio ed il Segretario Generale la
rendono possibile, quindi con una valutazione tecnica, e chiedo anche ai Consiglieri
di opposizione se questa potrebbe essere una proposta che va incontro ad alcune delle
ipotesi più tecniche dei loro ragionamenti), cambiando il testo in questo modo:
"Cittadinanza Onoraria, Cittadinanza Civica e Sigillo Civico"; si tratta di introdurre
una terza formula, che si chiama Cittadinanza Civica, che, tra l'altro, riconosce, in
qualche modo, la comunità torinese, nel senso che bisogna essere nati a Torino e
frequentare - come diceva il Consigliere Viale - le scuole dell'obbligo in questa città.
È una sorta di riconoscimento della nostra comunità ed è un modo per dire che quei
cittadini sono, in qualche modo, cittadini torinesi a tutti gli effetti.
Credo che questo sia il compromesso più alto per non mischiare probabilmente cose
diverse e per dirci che riconosciamo che per noi quei bambini sono cittadini italiani,
lo diciamo politicamente, ma, in qualche modo, in questo caso riconosciamo che
sono cittadini torinesi e credo sia anche il modo migliore per dirci che noi
riallacciamo quello che è un rapporto che la scuola dell'obbligo realizza già.
Diciamoci la verità, se dovessimo spiegare ad un bambino italiano che il suo
compagno di banco non è italiano e non è cittadino di questa Città, quel bambino non
ci crederebbe e non capirebbe di che cosa stiamo parlando.
Credo che la società sia più avanti e spero che il prossimo Parlamento faccia proprio
l'appello del Presidente Napolitano. Intanto noi facciamo un altro pezzettino, cioè
introduciamo per tutti i cittadini nati a Torino, figli di persone che non hanno quella
cittadinanza, e che frequentano le scuole dell'obbligo questa figura della
Cittadinanza Civica - propongo questo nome e credo che il Consigliere Viale possa
essere d'accordo, perché ne parlavamo prima, ma ovviamente devono essere
d'accordo anche la Presidenza ed il Segretario Generale -, che, fra l'altro, è un
riconoscimento che la Città credo abbia intrapreso da anni. Faccio un esempio:
questa è stata la prima città italiana che ha introdotto il servizio civile non solo per i
cittadini italiani, perché quelli sono cittadini torinesi come gli altri ragazzi che sono
nati a Torino, figli di genitori italiani.
Credo che con questa mediazione si possano cancellare parte dei distinguo che
abbiamo avuto con l'opposizione. Chiedo se si può fare oggi o se, in qualche modo,
questa modifica può essere studiata durante la settimana, affinché finisca questa
conflittualità che ci porta anche a distinguere i 2/3 o il voto sulla maggioranza
semplice, sperando, però, che questa mediazione serva ad arrivare ad un voto un po'
più unanime di quello auspicato poc'anzi.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Credo che il dibattito di questa sera sia sicuramente ricco, perché sta mettendo
chiaramente in evidenza - direi in maniera lampante - quelle che sono le diverse
prospettive con cui la politica affronta il tema dei diritti alla cittadinanza nel più
ampio campo dei diritti.
In data 23 gennaio 2012 questo Consiglio Comunale approvò un ordine del giorno,
peraltro proposto dal Consigliere Tricarico, di sostegno (anche se vi furono alcune
differenziazioni nell'ambito delle forze di minoranza) alla campagna sulla
cittadinanza "L'Italia sono anch'io", che mirava ad invitare il Parlamento a legiferare
in materia di "ius soli", adottando una proposta di Legge depositata agli atti
parlamentari, primo firmatario il Senatore Ignazio Marino del Partito Democratico,
che andava proprio a toccare questa questione. Credo che le cose che sono state dette
questa sera vadano esattamente in questa direzione.
La proposta avanzata dal Consigliere Viale è in qualche modo effettivamente una
proposta di mediazione per chi sostiene l'esigenza di dare un atto forte e simbolico,
cambiando radicalmente l'impostazione del diritto alla cittadinanza italiana e
mettendo il requisito della sola nascita sul suolo italico per l'ottenimento della
cittadinanza italiana; questo Consiglio Comunale - ha fatto bene il Consigliere
Marrone a ricordarlo - ha conferito il Sigillo Civico alla prima nata straniera del
2012, il cui unico requisito era quello di essere nata nella Città di Torino. Ha fatto
bene il Consigliere Marrone a stimolare la discussione, perché penso che in questo
senso sia possibilmente utile fare chiarezza.
Naturalmente il dibattito è aperto (perché, ovviamente, è chiaro che la verità in tasca
non ce l'ha nessuno), però è evidente che la contraddizione messa in evidenza dal
Consigliere Marrone rispetto a queste differenti impostazioni deve essere risolta in
qualche modo. Se la proposta di mediazione avanzata dal Consigliere Viale, invece
di essere colta come un forte segnale politico per far diventare Torino la capitale dei
diritti anche su questo punto, diventa uno strumento per accusare di ambiguità la
maggioranza che all'epoca propose ed oggi il Consigliere Viale, ha ragione il
Consigliere Marrone che è meglio toglierlo del tutto. Rispondiamo così nel merito al
merito del suo emendamento, che fondamentalmente - credo in maniera
assolutamente onesta intellettualmente - propone non di togliere il tema della
Cittadinanza Onoraria agli stranieri, ma addirittura di subordinarlo al completamento
dell'obbligo scolastico.
Se l'introduzione di una proposta di mediazione, che andava nell'ottica di rivolgersi
alle forze della minoranza che magari hanno più criticità a votare provvedimenti di
questo tipo (pur rendendosi conto dell'antistoricità di un approccio che, oggi, fa a
pugni con quella che è la reale situazione del Paese e che, inevitabilmente, lo
diventerà sempre di più) -, posta in essere dal Consigliere Viale diventa lo strumento
per mettere in evidenza contraddizioni politiche o culturali, ha fatto bene il
Consigliere Marrone a sottolinearlo e mi sentirei di proporre al Consigliere Viale di
togliere questa ambiguità.
La ritenevo una buona mediazione, del resto la proposta di modifica di Statuto
necessita, per definizione, di quorum ampi e, quindi, era corretto in qualche modo
metterla in questi termini. Per quanto riguarda l'ambiguità o meno della posizione
politica del Partito Democratico nel merito, credo non ci siano dubbi nel ribadire che,
oggi, questo Paese ha l'esigenza di avere una nuova normativa sulla cittadinanza in
maniera tale che possa riconoscere il diritto di cittadinanza italiana non solo a coloro
che attualmente ne hanno diritto, in quanto figli di cittadini italiani, ma soprattutto
anche alle giovani generazioni che in questo Paese nascono e che molto
probabilmente a questo Paese daranno lavoro e in cui vivranno e cresceranno; penso
che sia un atto di grande civiltà riconoscere loro una cosa apparentemente banale ma
di grande importanza, cioè la cittadinanza.
Quindi, se questa è l'accusa che ci può essere mossa (cioè di dare un colpo al cerchio
ed un colpo alla botte), sgombriamo subito il campo, perché la nostra posizione è per
uno "ius soli" di nascita, non per uno "ius soli" subordinato ad un percorso, magari
per esami e titoli, che poi qualcuno deve disciplinare.
Sull'eccezione procedurale posta dal Consigliere Marrone, mi rimetto anch'io alla
valutazione del Segretario Generale; colgo un po' di strumentalità politica, mi
consenta il Consigliere Marrone, che vedo in grande difficoltà su questo punto. Del
resto è chiaro che credo che lui riconosca, e non è un caso, l'esigenza di normare in
maniera diversa il tema della cittadinanza dei cittadini stranieri; lui ha fatto una
proposta, ne riconosco l'onestà intellettuale, però è del tutto evidente che mi pare un
po' utilizzare una dinamica regolamentare normativa per mettere sotto il tappeto un
tema tutto politico. Siccome è giusto che non ci si sottragga anche al tema politico,
penso che sia utile chiedere un supplemento di riflessione al Segretario Generale,
affinché faccia chiarezza per capire se le questioni poste dal Consigliere Marrone
sono o meno dirimenti rispetto all'efficacia del provvedimento. Chiarita la questione,
ciascuno si schiererà come crede legittimamente nel voto e legittimamente
quest'Aula credo che si esprimerà.
Mi pare che un'ipotetica soluzione sia già emersa questa sera nel corso del dibattito,
cioè l'individuazione di una terza fattispecie di cittadinanza che identifichi
chiaramente l'atto politico; noi oggi stiamo discutendo di questa questione, un chiaro
atto politico, perché la Cittadinanza Onoraria, come ben sappiamo, non dà
sostanzialmente alcun diritto civile, in quanto è un atto di indirizzo politico che,
attraverso il Consiglio Comunale di Torino, vuole lanciare un segnale all'Italia ed al
Parlamento. Ben venga un'eventuale terza via terminologica se può aiutare a
risolvere il problema procedurale posto dal Capogruppo del PdL in quest'Aula.
Alla luce di questi elementi e del fatto che l'accusa di ambiguità mi pare da
respingere al mittente, chiariamo subito che noi siamo per uno "ius soli" e, quindi,
speravamo che questo venisse accolto positivamente, non certamente come
argomento di accusa di ambiguità, perché non lo è. Vorrei chiedere al Consigliere
Viale di riflettere se questo elemento, per una collaborazione tra maggioranza ed
opposizione, sia da togliere dal campo e, poi, vedere nell'ambito del voto come
ciascuno si assumerà le proprie responsabilità politiche.
Alla luce di questi 3 elementi (il problema politico relativamente all'accusa di
ambiguità alla maggioranza, il tema posto dal punto di vista giuridico dal Consigliere
Marrone - che, essendo giuridico ed interpretativo dello Statuto, credo non competa a
noi dirimere - e la proposta emersa nel corso del dibattito di individuare
eventualmente una terza formula di cittadinanza), proporrei al Consigliere Viale di
soprassedere di una settimana rispetto alla votazione di questa proposta di
deliberazione e di rimandare alla prossima settimana - una volta risolti questi temi -
l'eventuale discussione e l'assunzione delle posizioni politiche nel merito.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Successivamente sentiremo il parere del Consigliere Viale, ma, siccome il Segretario
Generale chiedeva un supplemento di riflessione rispetto al tema posto dal
Consigliere Marrone, nel caso in cui questa proposta di deliberazione non avesse
ottenuto i 2/3 dei voti, una delle ipotesi potrebbe essere quella articolata verbalmente
dal Consigliere Grimaldi e, trattandosi di una modifica statutaria, eviterei di far
scrivere un emendamento al provvedimento presentato dal Consigliere Viale adesso,
in 10 minuti, rischiando poi di proporre delle corbellerie. Mi sembra ragionevole la
proposta del Consigliere Lo Russo - poi sentiremo il Consigliere Viale - di valutare
in questa settimana come risolvere il tema posto dal Consigliere Marrone e votare la
prossima settimana.
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Devo fare una premessa: colgo appieno lo spirito simbolico positivo di questa
proposta dell'integrazione, ma, visto che facciamo le proposte anche per evitare,
come è successo purtroppo un anno fa, che qualcuno voglia mandare al rogo gli
immigrati, forse dovremmo evitare tra di noi, anche solo a parole, di mandare al rogo
le Consigliere Comunali.
Detto questo, vengo al merito della questione... (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Ve lo dico dopo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Era un
riferimento al fatto che non è molto cortese che si dica, anche solo a parole, che un
Consigliere Comunale merita di fare la fine di chi è finito sul rogo per le proprie idee
eretiche; a me quest'uscita non è piaciuta.
Per entrare nel merito del dibattito, la nostra posizione è piuttosto chiara e l'abbiamo
dichiarata più volte: siamo favorevoli allo spirito, tant'è vero che votammo a favore
dell'ordine del giorno prima richiamato, e siamo favorevoli all'idea che chi nasce
qui, figlio di immigrati, debba essere integrato anche attraverso il riconoscimento
della cittadinanza. Non siamo favorevoli - e, infatti, non votammo la proposta - alla
concessione della Cittadinanza Onoraria, perché riteniamo che sia uno strumento
dedicato ad altro, cioè ad onorare persone che arrivano da fuori e che hanno
compiuto qualcosa per merito, per cui riteniamo che, probabilmente, sia un po'
svilente per lo strumento della Cittadinanza Onoraria cominciare a concederla a
tappeto a migliaia - speriamo molte migliaia - di ragazzi che sono nati e cresciuti qui.
Concordo con la proposta del Consigliere Grimaldi; per noi andrebbe bene se
trovassimo una formulazione per cui questa non sia una Cittadinanza Onoraria, ma
un'altra cosa che si chiama Cittadinanza Civica o una formula del genere, che magari
viene concessa in un punto un po' più preciso (discutiamo pure se all'inizio, alla fine
o a metà del percorso della scuola dell'obbligo) e che è riservata - perché qui non è
scritto - a chi è residente a Torino.
Personalmente, ritengo che si potrebbe anche dare a chiunque sia nato in Italia e sia
qui al momento della scuola dell'obbligo. Per cui se un bambino è nato a Milano, ma
poi si è trasferito a Torino e, adesso, frequenta le scuole qui, secondo me può avere la
nostra cittadinanza esattamente come chi è nato a Torino ed è rimasto qui,
l'importante è che sia qui e che frequenti le scuole nel momento che decideremo.
Se c'è la disponibilità a seguire questa strada, la proposta di rinviare il voto di questo
provvedimento di una settimana e trovare un emendamento che metta d'accordo tutti
è assolutamente auspicabile, proprio perché per fare un passo avanti su questo tema,
che è importante, è auspicabile che vi sia la massima convergenza da parte di tutti.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Vorrei annunciare che mi va bene il fatto di avere una settimana di approfondimento,
tenendo presente, come spesso capita, che bisogna aggiustare un po' le cose ed essere
tutti quanti convinti almeno del percorso.
Vorrei solo far notare che l'aspetto simbolico della Cittadinanza Onoraria non ha
alcuna implicazione pratica, a meno che la Città non intervenga con ulteriori
deliberazioni (questo vale per qualunque).
Sulla questione dell'incongruenza sui 2/3 o meno, faccio notare che attualmente lo
Statuto prevede che le Cittadinanze Onorarie concesse facciano parte di un albo con
relative motivazioni. Quello che caratterizza la Cittadinanza non è l'albo e l'elenco,
ma sono le motivazioni, che possono essere anche contraddittorie tra di loro e
contraddittorie politicamente e storicamente. Uno può concederla al capo di una
fazione in guerra in Oceania e, l'anno dopo, concederla al capo dell'altra fazione,
perché, dopotutto, si tratta di una visione politica dell'Amministrazione che c'è.
Tant'è vero che nell'elenco - e ringrazio il Consigliere Ricca per averlo letto - c'è, tra
virgolette, di "tutto". Dopodiché, quella che si introduce non è la Cittadinanza
Onoraria, che c'è già, ma è una nuova fattispecie, che è chiamata Cittadinanza
Onoraria semplicemente per mantenere il capitolo, ma se la chiamassimo
Cittadinanza Civica andrebbe benissimo, perché dà proprio una caratteristica
ulteriore; ricordo la Biblioteca Civica ed il Sigillo Civico, dà la caratteristica del
potere della Città.
Per quanto riguarda il merito, ringrazio il Consigliere Bertola e gli altri per tutti i
suggerimenti, io ci avevo pensato a lungo, ma l'obiezione dei 5 anni, dei 13 anni o
dei 18 anni non funziona; è come quando uno fa un concorso e gli si dice che ha
bisogno di 5 anni di anzianità, ma, se si presenta uno che ne ha 10, non è che ha
perso il diritto, ha i 5 anni ed ha il titolo, ne ha soltanto di più, e, quindi, non è un
problema. È chiaro che qui si dice che frequenta la scuola dell'obbligo almeno dalla
prima elementare, quindi dai 6 anni. Confesso che nella mia ipotesi - ma l'avevo
anche annunciato - intendevo già la scuola materna, ma non essendo la mia materia
non sapevo che la scuola dell'infanzia non rientra nella scuola dell'obbligo, anche se
di fatto è garantita a tutti; per cui questo era un mio difetto di conoscenza. Quindi, su
questo sono d'accordo.
Proprio per il suo valore simbolico e rispettoso delle varie opinioni di chi non si
riconosce in questo filone, per cui è chiaro che ho il massimo rispetto per la
posizione del Consigliere D'Amico, così come per quella del Consigliere Ricca (che
si riconoscono in un altro filone, per cui non è con loro che devo mediare sulla
questione), lascerei il fatto che il bambino - stiamo parlando di bambini e vi
risparmio la retorica che sento fare ogni volta che se ne parla - debba essere nato nel
Comune di Torino. Questo è il riferimento al suolo ed al territorio e per questo
motivo non può essere un bambino nato in un altro Comune che si trasferisce a
Torino, perché mi auguro che dove sta in quel Comune si adotti un provvedimento
analogo.
Si tratta di un bambino che si porterà per tutta la vita la Cittadinanza Civica del
Comune di Torino con quell'implicazione, anche se un giorno dovesse essere messo
- se vorrà metterlo - nel suo curriculum di professore ad Harvard, perché non ha un
significato particolare.
A me piace giocare a carte scoperte, lo dico molto chiaramente (non voglio che
venga scoperto), ed è chiaro che nella Città di Torino ogni anno nascono circa 12.000
o 13.000 bambini; di questi, i figli di stranieri sono, più o meno, ¼ e, di questi, buona
parte sono figli di stranieri, cittadini italiani, o almeno uno con la cittadinanza. Alla
fine si tratta di un numero significativo di nati a Torino che avranno la Cittadinanza
Civica e che, magari, frequenteranno una scuola a Carmagnola, piuttosto che, un
giorno, a Bolzano (se dopo 3 o 4 anni il padre si sposterà in quella città). Faccio
notare che non è una cosa concessa d'ufficio, ma vi è la facoltà di poterla chiedere e
deve essere accettata.
Quindi, la proposta è estremamente soft - non è strumentale o volgarmente politica -
ed è rispettosa di quello che è lo Statuto della Città di Torino e del contesto
legislativo nazionale, per cui è lì che si inserisce.
Detto questo, la proposta di Cittadinanza Civica, di cui abbiamo parlato prima fuori
dall'Aula, mi sembra che rispetti perfettamente lo spirito ed accetto l'emendamento.
Questo giustifica ulteriormente il fatto di avere una settimana di riflessione, un
passaggio informale in Conferenza dei Capigruppo (perché, ovviamente, l'atto
rimane in Aula) e, soprattutto, una valutazione più attenta da parte del Segretario
Generale, dandogli il tempo di affrontare una cosa nuova, perché, come sempre,
quando altri l'hanno fatto è facile seguirlo; l'ha fatto il Comune di Nichelino, la sua è
una dignitosissima posizione, ma è possibile che nei Comuni più piccoli vi sia una
minore attenzione su alcuni aspetti.
Questo è il motivo per cui accetto sia la proposta di modificarla in Cittadinanza
Civica, sia la sospensione di una settimana, ma manterrei la frequenza della scuola
dell'obbligo, tenendo presente che significa dalla prima elementare (poi tanto meglio
per chi nel frattempo ha fatto la terza media).
A stretto rigore, lo dico, questo toglie gli over 16. Uno che ha 18 anni e frequenta il
liceo, non frequenta più la scuola dell'obbligo e, quindi, non rientra; però a 18 anni
può sempre chiedere la cittadinanza e, in ogni caso, spero che tutto si muova nel
tempo, perché è chiaro che è un grande serbatoio per questa Città. Spero che potremo
conferire centinaia di Cittadinanze Civiche ai nati in questa città e che questo venga
accettato come un passo avanti anche per loro, oltre che per noi.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Sulla proposta di rinvio che è stata fatta, con tutte le conseguenze che ha, vorrei solo
sottolineare che non ci casca nessuno.
Per carità, è lecito che la maggioranza ci provi, perché questa è una proposta di
deliberazione che è stata depositata mesi fa ed è passata da tutti i Consigli di
Circoscrizione, dove mi risulta che il PD abbia qualche Consigliere, così come SEL
ed i Moderati; oggi, invece, questa maggioranza scopre che la Cittadinanza Onoraria
non va bene, meglio definirla Cittadinanza Civica, c'è un vulnus giuridico…
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Per carità, quello che dico è solo che
questa proposta di deliberazione, che in ogni caso andrà a modificare lo Statuto, ha
ricevuto il parere di 10 Circoscrizioni che si sono espresse su un testo. A me che la
stessa maggioranza voglia massacrare il testo di questa proposta di deliberazione va
benissimo, ci faremo una settimana di...

LEVI Marta (Vicepresidente)
Qual è l'ordine dei lavori?

MARRONE Maurizio
L'ordine dei lavori riguarda il rinvio. Sono convinto - lo posso dire a futura memoria
- che, in realtà, questo rinvio produrrà una mancata votazione o la votazione di un
testo che non ha nulla a che vedere - forse seguendo il cursus delle deliberazioni di
Giunta degli ultimi tempi - con la formulazione originaria sottoposta alle
Circoscrizioni.
Riporto solo con soddisfazione che, oggi, è stata fermata questa ennesima
provocazione, perché il dato politico della giornata odierna è questo: non voteremo la
proposta di deliberazione non per forzature, perché questa maggioranza, se avesse la
volontà politica di votarla, lo potrebbe fare (in quanto, teoricamente, da un punto di
vista meramente matematico ha i numeri), e invece non si va contro questa
votazione, neanche sapendo che per la seconda basterebbe la maggioranza semplice.
Prendo atto del fatto che, se la volontà era quella di creare un messaggio culturale,
questo messaggio culturale oggi è un boomerang. (INTERVENTO FUORI
MICROFONO).

LEVI Marta (Vicepresidente)
Gliel'ho già detto una volta che il suo intervento era sull'ordine dei lavori.

MARRONE Maurizio
Il rinvio, che è l'oggetto dell'ordine dei lavori, oggi è un boomerang sul messaggio
culturale. Il masochismo di questo centrosinistra non conosce limiti, quindi
attendiamo gli sviluppi.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Mi sembra singolare il suo intervento, visto che questa maggioranza si è posta il
problema, trattandosi di una modifica dello Statuto, su un tema che ha posto lei;
invece di parlare di boomerang o di autogol della maggioranza, potrebbe ringraziare.
Trovo il suo intervento quantomeno singolare, visto che il problema l'ha posto lei e
non qualcun altro.
La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Sempre seguendo il filo dell'ordine dei lavori che lei, Presidente, ha poc'anzi
consentito...

LEVI Marta (Vicepresidente)
No, ho provato anche a segnalarglielo...

LO RUSSO Stefano
Sempre sull'ordine dei lavori, Consigliere Marrone, è veramente singolare - mi
consenta - il suo comportamento, per cui lei pone una questione procedurale, la
maggioranza si fa carico della sua questione procedurale e lei, adesso, spiega alla
maggioranza che il farsi carico della questione procedurale diventa un'interruzione...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, sempre sull'ordine dei lavori, io la
ringrazio di aver accolto la proposta di rinvio. Il prossimo lunedì vedremo l'esito di
questa straordinaria battaglia culturale del Collega Marrone, nell'impedire alla Sala
Rossa di votare questa proposta di deliberazione, fatto salvo ovviamente le verifiche
di legittimità della medesima.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Non essendoci altre richieste di intervento, la proposta di deliberazione è sospesa in
Aula come richiesto dal Consigliere Lo Russo.
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