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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201206432/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 22 novembre 2012, avente per oggetto: \"Vendita partecipazione azionaria detenuta in GTT S.p.A. da FCT Holding S.r.l. pari al 49% del capitale sociale\" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ho iscritti a parlare, nell'ordine, il Consigliere Ricca, il Consigliere Mangone e il Consigliere Carbonero. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il Consigliere Ricca rinvia? Rinvia anche il Consigliere Mangone. MANGONE Domenico Non ho... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Non intende intervenire. MANGONE Domenico No, rinviare è un'altra cosa rispetto a rinunciare, Presidente, mi permetta. Il Consigliere Ricca rinuncia... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca, così non rinviamo niente. RICCA Fabrizio Presidente, innanzitutto chiedo, sull'ordine dei lavori, se è possibile sospendere la seduta fino a quando non abbiamo gli emendamenti parerati, così da poter fare una discussione... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Abbia pazienza, però le avevo già risposto all'inizio del Consiglio. Stiamo discutendo la proposta di deliberazione nel suo insieme. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Gli emendamenti parerati li discuteremo quando sarà il momento di discuterli. Siamo in fase di discussione della proposta di deliberazione. Prego, Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Presidente, la ringrazio. Di fronte a questa proposta di deliberazione sorge anche un po' d'imbarazzo per tutto l'iter che abbiamo visto quest'anno, dal 29 dicembre scorso, quando il Sindaco usciva sui giornali, senza aver chiesto niente a nessuno, dicendo che eravamo usciti dal Patto di Stabilità, accorgendosene però - come qualcuno stamattina ha ricordato in Commissione - all'ultimo momento e quindi era necessario farlo e venendo qui a spiegare che era stata una scelta. Ebbene, il Sindaco di questa Città, scegliendo, in sua totale autonomia, ha sbagliato, perciò noi ci troviamo oggi a rincorrere una soluzione che metta una pezza a quello che è stato un grandissimo errore. L'abbiamo detto quando abbiamo discusso dell'uscita dal Patto di Stabilità, ma durante tutto l'anno ci siamo accorti, giorno dopo giorno, quanto questo sia pesato come un macigno sul nostro modo di operare. Siamo stati obbligati a vincoli molto stretti che ci hanno obbligato a fare scelte davvero importanti. Alcuni grandi Comuni, come quello di Milano, che non hanno fatto questa scelta, ma hanno provato a rinviarla di un anno, sono riusciti comunque a barcamenarsi in un modo o nell'altro, fino ad arrivare comunque a trovare un galleggiamento. Ed è quello che avrebbe dovuto fare anche questa Amministrazione: avrebbe dovuto aspettare. Secondo me, lei, Sindaco, ha sbagliato i tempi. Li ha sbagliati una volta e stiamo rischiando di sbagliarli ancora, perché noi oggi ci troviamo di fronte ad una vendita, a una dismissione, così come è stato proposto nell'emendamento, di GTT prima di sapere che cosa succederà delle aste di Sagat, di TRM e di AMIAT. La vendita di tutte le partecipate è fondamentale per il rientro nel Patto. Senza una di queste tre, noi non possiamo rientrare nel Patto, perché non avremmo la liquidità tale per poterlo fare. È per questo che noi ci troviamo oggi a discutere di un cambio di Statuto di GTT, senza sapere cosa ne sarà delle aste e delle altre gare. Dal nostro punto di vista, tutto questo è sbagliato, perché non è a tutela dei cittadini, soprattutto sapendo che, se noi rifacessimo questa gara in maniera diversa, potremmo gestirla in maniera completamente diversa, magari incassando di più. È per questo che noi accogliamo il senso di responsabilità a cui ci ha invitato stamattina il Vicesindaco, ovvero a lavorare nel merito della proposta di deliberazione, a cercare di fare in modo che i cittadini di Torino, il prossimo anno, abbiano comunque una città ancora viva, non commissariata, non in default, che abbia tutti gli strumenti per poter lavorare in completa autonomia, come è sempre stata abituata. Però, dal nostro punto di vista, questa scelta così forte di dare così ampi poteri ad un Amministratore Delegato di cambiare una governance in questo modo va valutata soprattutto su quelle che saranno le aste del 29 novembre. È per questo che noi proponiamo a questa Giunta di non avere fretta, la stessa fretta che ci ha portato fuori dal Patto di Stabilità l'anno scorso, ma di aspettare il 29 novembre, quando sapremo cosa ne sarà di quelle due aste e sapere come la vendita di GTT influirà sull'uscita dal Patto di Stabilità o meno. Io non voglio dovermi trovare tra una settimana di fronte ai cittadini torinesi a dovergli dire: sì, noi abbiamo venduto GTT, ma nel Patto di Stabilità non ci possiamo tornare. Perché oggi il vero rischio che corriamo è questo: che ci si trovi di fronte alla svendita della governance di GTT, senza un reale motivo. Noi non abbiamo ancora - almeno se qualcuno ce l'ha, ce lo dica - la sensazione che le aste di Sagat e della filiera ambientale, così come sono state proposte, abbiano le offerte necessarie per permettere alla Città, con il cambio di questo Statuto e poi la vendita di GTT, di avere la liquidità tale per rientrare nel Patto di Stabilità. È per questo motivo che, presentando questi pochi emendamenti, noi speriamo di arrivare a giovedì in un Consiglio Comunale, a cui noi siamo disposti a partecipare a qualsiasi ora, sapendo qual è l'esito delle aste, sapendo come comportarci di fronte ai cittadini di Torino e sapendo se vale la pena svendere questo tipo di governance. È questo il nostro nodo fondamentale. Giovedì è tra tre giorni, non cambia l'esito, anche perché è già concordato un Consiglio Comunale mercoledì e ne sono calendarizzati fino a venerdì. Noi ci troveremo nella situazione di poter dare un giudizio reale su questo tipo di vendita, perché sapremo se vendere GTT in questo modo è funzionale alla Città o meno, oppure se è solo un regalo a chissà chi. Ancora non lo sappiamo. Non stiamo ancora presentando i nostri emendamenti, aspettiamo l'ultimo momento possibile per capire se possiamo aspettare, come Amministrazione, fino a giovedì per capire se le aste andranno così come si spera e così come l'Amministrazione auspica e se incasseremo i soldi che ci aspettiamo di incassare, per capire se anche questo tipo di vendita abbia un senso, oppure no. Allora, se la Giunta non vuole aspettare con noi, vi costringeremo ad aspettare. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Mangone. MANGONE Domenico Devo dire che sarebbe stato opportuno attendere gli emendamenti con i pareri degli Uffici, anche per fare una discussione a bocce ferme, perché in questo momento lei ci consiglia di ragionare sulla base della prima proposta di deliberazione, il Vicesindaco nel frattempo ne ha distribuito un'altra - molto cortesemente, devo dire - in maniera tale da avere un punto per potersi orientare. Ragioniamo, quindi, in base a tutti i documenti, non ancora definitivi, che ci sono stati forniti. Innanzitutto, io devo ringraziare gli Uffici, l'ho fatto stamattina in Commissione, ma ci tenevo anche a metterlo a verbale in Consiglio Comunale, perché credo che il sacrificio che stanno facendo in questo periodo gli Uffici sia notevole e mi perdoneranno gli Uffici se nei giorni scorsi, e ancora oggi, farò qualche riflessione che in qualche modo li coinvolgerà, ma mi credano gli Uffici, e non me ne vogliano, non c'è alcun tipo di acredine nei loro confronti, perché ritengo la cosa - così come ho già detto stamattina - tutta squisitamente politica. Sindaco, questa proposta di deliberazione sembra seguire le sorti di un'altra deliberazione che è passata qui non più tardi di venti giorni fa. È entrata in un modo ed è uscita completamente stravolta anche come numero di pagine, eravamo a circa 9, 10 pagine, siamo arrivati a 3, 4 pagine. Io credo che questa questione debba indurla a qualche riflessione. C'è, secondo il mio modestissimo parere, una forma di disallineamento tra quello che avviene in Giunta e la sua maggioranza. Io credo che riallineare le cose sia un dovere che le spetta in maniera completa e l'invito che le faccio, che è l'auspicio che si fa la Città, è quello di provare a mettere e ad allineare la sua maggioranza con le decisioni che lei assume quotidianamente in Giunta. Perché, evidentemente, questo rapporto che c'è, che si è instaurato fra Giunta e Consiglio Comunale, necessita non come diceva il Consigliere Curto l'altra volta di un tagliando, perché il tagliando si fa ad una macchina nuova dopo un anno, indipendentemente se va bene o se va male si è obbligati a farlo, ma di una revisione, una revisione che si fa proprio a quelle macchine quando sono gravemente incidentate. E io credo che in questa fase la Città necessiti di un momento di revisione. Anche in questo, Sindaco, non può che essere lei l'attore protagonista. Anche lei ha fatto il rodaggio, è arrivato qui dopo un anno, si è trovato una situazione che lei ormai conosce più e meglio di me, poi può attribuire ovviamente la responsabilità della situazione a chi vuole, sicuramente questa responsabilità va divisa in proporzione alle responsabilità che ognuno di noi ha assunto nel tempo e negli anni. Però, oggi lei è in grado di fare il punto della situazione, di fare tutte le riflessioni che ritiene opportuno e questo, mi creda Sindaco, non glielo chiede il Consigliere Mangone, questo - mi creda, Sindaco - glielo chiede la Città, perché lei non può immaginare, con mia grande sorpresa, quante persone in questi giorni mi hanno scritto, mi hanno incontrato, mi hanno stretto la mano e mi hanno incoraggiato, perché io la possa stimolare in questa direzione. Dicevo che la proposta di deliberazione si è ristretta. Si è ristretta a tal punto che è sparita addirittura la firma di un suo Assessore. Io stamattina ho chiesto conto anche di questo, poi il Vicesindaco, con la sua consueta solita cortesia, me l'ha detto in maniera riservata, ma io non posso che sottolineare che alla prima proposta di deliberazione c'era la firma dell'Assessore Lubatti, in questa seconda proposta di deliberazione la firma dell'Assessore Lubatti è sparita. Allora, mi chiedo: ma l'Assessore Lubatti ritiene, per caso, che il Contratto di Servizio, che immagino sia nelle sue prerogative, nelle sue deleghe, non ne subisca patimento rispetto alle modifiche dello Statuto che noi oggi stiamo facendo? Se prima bastavano i 3 Consiglieri su 5, che erano quelli nominati dalla Città, per assumere decisioni e oggi quei 3 Consiglieri non bastano più, l'Assessore Lubatti ritiene che questo non abbia nessuna influenza rispetto alla gestione del Contratto di Servizio? Allora, io non attribuisco alcun significato all'assenza della firma dell'Assessore Lubatti. Se vorrà, lo dirà lei, lo dirà il Sindaco, lo dirà il Vicesindaco, ma io non credo nelle cose che succedono per caso, anche perché non possono succedere per caso le cose in una grande Città come la nostra! Non possono succedere per caso. Se ritenete di spiegarci la ragione per cui è sparita anche la firma dell'Assessore Lubatti, magari è cosa che gradiremmo ascoltare. Nel merito della proposta di deliberazione. Noi, Sindaco, oggi approviamo uno Statuto, i problemi che ho posto in Commissione, in maggioranza sono risolti al 90%, ho chiesto un taglio netto tra le competenze e le responsabilità del Consiglio Comunale, quelli della Giunta e quelli dell'Amministratore Delegato di FCT, sono state in gran parte recepite le cose. Io avrei avuto voglia di entrare nel merito delle modifiche che la Giunta oggi ci ha proposto. Io ho fatto rilevare alla Giunta, al Vicesindaco che c'è una questione estremamente importante, che è quella che riguarda il valore del nostro 51%. Noi siamo tutti d'accordo sul fatto che a Statuto immodificato, cioè come è oggi prima dell'approvazione di questa proposta di deliberazione, quel 51% vale di più di quanto varrà quando approveremo lo Statuto? E, rovesciando la medaglia, è vero che questo 49% vale di più quando approveremo le modifiche che stiamo per approvare? Ma io non mi voglio soffermare su queste questioni, Sindaco, il tempo è poco e purtroppo non posso fare tutte le riflessioni che vorrei, io oggi, noi oggi approveremo lo Statuto e le modifiche dello Statuto per come lei ce le ha proposte. E lo faremo con la consapevolezza che la responsabilità di quanto accadrà, e noi ci auguriamo tutto il bene di questo mondo, ricadrà su chi ha fatto queste scelte. Io però mi auguro solo una cosa, Sindaco, per come eravamo abituati, io mi auguro che oggi lei non ci stia traghettando a mare aperto. Io mi auguro che queste modifiche che noi stiamo facendo servano a qualcosa. Tradotto, significa che mi auguro che abbiamo già un punto d'arrivo e mi auguro che non sia l'invito che farà Mora tra due giorni, a Statuto approvato, a risolvere il problema. Mi auguro che lei abbia informalmente delle garanzie che entro il 31/12... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, Sindaco, io non la sto invitando a violare la Legge, io la sto invitando solo ad avere garanzie sul fatto che questi signori, nel termine di un mese, siano in grado di tirar fuori 110 milioni di Euro, che non si trovano all'angolo. Questo non è violare la Legge. Questo significa avere rapporti con le persone con le quali si fanno affari, con le quali la Città fa affari. Perché se così non è, Sindaco, lei sta portando il Consiglio Comunale ad approvare una proposta di deliberazione e ci abbandonerà a mare aperto, senza alcuna ancora di salvezza. Perché se, come l'anno scorso, arriviamo al 29 dicembre e ci accorgiamo di essere di nuovo fuori dal Patto di Stabilità, insomma, io credo che qualche problema c'è, Sindaco. In ogni caso, proprio per le ragioni che dicevo prima e per evitare che chi vi parla, o altri, possano essere utilizzati da capro espiatorio, noi oggi approveremo, senza approfondire più di tanto il merito dello Statuto, perché qualsiasi approfondimento possiamo fare potrebbe risultare come una indebita ingerenza in rapporti che non riguardano il Consiglio Comunale. Detto questo, chiudo dicendo: Sindaco, mi auguro che questo Natale sia un buon Natale per il Consiglio Comunale, per lei, per la Giunta e per tutte le persone e per le famiglie, però mi auguro che non finisca come l'anno scorso. Lei l'anno scorso ci ha traghettati, per scelta o per costrizione, fuori dal Patto di Stabilità e aveva promesso che avrebbe affrontato il problema del Patto di Stabilità. L'ha affrontato molto bene: la sanzione prima era del 10%, adesso è del 100%. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Io un po' ripeterò quello che ho detto anche in Commissione, un po' per estrazione professionale, mi rendo conto che oggi ufficialmente si aprono i saldi di fine stagione. Perché si aprono i saldi di fine stagione? Perché con questo Statuto che è stato elaborato, come ripeto, l'ho già detto in Commissione e lo voglio ripetere qui a tutto il Consiglio, praticamente svendiamo un ipotetico 80% di azioni GTT al prezzo del 49%. Perché questo Statuto, in sostanza, leggendolo, dà tutti i poteri possibili e immaginabili agli acquirenti, quindi ai privati, o comunque a chi si approccerà a voler comprare a 112 milioni un'azienda che, nella sostanza, poi, governerà praticamente in quasi completa autonomia. Allora, l'abbiamo inizialmente cercato di camuffare dietro la tutela dei posti di lavoro, ma sappiamo tutti benissimo che chi compra e chi mette in tasca una società a 110 milioni di Euro di sicuro poi non si fa dire: "Questo non lo devi fare. Quest'altro non lo devi fare. Quest'altro lo devi lasciar stare". Ha ragione il mio Collega Ricca quando dice: "Potevamo aspettare fino a giovedì", perché non ha veramente senso andare alla cieca, fare un salto nel buio e vendere il 49% di azioni di una società, che poi magari da lunedì non è servito assolutamente a niente, perché nessuno comprerà il resto che ci servirà a rientrare nel Patto di Stabilità. Forse, valeva veramente la pena parlarsi seriamente, fare le persone serie, fare l'impossibile perché chi acquistasse facesse molta attenzione a tutta quella che era la parte legata al personale, alle risorse umane e veramente, probabilmente, vendergli l'80% per il valore reale che poteva avere e, magari, non dico che era sufficiente a rientrare nel Patto di Stabilità solo l'esclusiva vendita di GTT, ma ci saremmo arrivati molto vicini e avremmo conservato in house percentuali diverse sia di AMIAT che di termovalorizzatore. Invece, abbiamo spacchettato, frazionato le azioni di tre aziende; ne vendiamo una parte e sono quasi certo - ma lo vedremo alla fine - che anche per AMIAT, a grandi linee, succederà la stessa cosa, cioè riusciremo a vendere a un prezzo che chi acquista vorrà farci, dandogli poi la piena governance della società. Anch'io invito la Giunta a rifletterci ancora un attimo e cercare di capire se valga la pena di venderla in questo modo. Un minimo, proprio veramente un minimo, ridotto al lumicino, di tempo ce n'è ancora. Vi invito a farlo, a prendervi questo tempo, almeno fino alla fine della settimana, per vedere come andranno le aste delle altre due aziende che abbiamo messo in vendita e capire se, effettivamente, all'ultimo momento magari ci sia ancora una soluzione che salva un po' tutta la situazione. Perché ritrovarsi a lunedì, a non aver venduto niente e aver svenduto GTT e a non essere servita tutta questa operazione assolutamente a risolvere i nostri problemi, i problemi di una Città, la trovo veramente una gestione assolutamente sbagliata, una gestione sconsiderata di come si dovrebbe invece fare con attenzione nel governare una Città di queste dimensioni. Mi auguro che tutto questo sia semplicemente una strategia per fare poi esattamente quello che avevate intenzione di fare, cioè vendere a quanto si voleva e a chi si voleva. Me lo auguro con tutto il cuore, perché vuol dire che, comunque, alla fine, non c'è un tentativo, non c'è un buttare lì a caso sperando che ci vada bene, ma dietro c'è una vera strategia. Sperando che sia così, comunque io rimango dell'idea che sia meglio aspettare almeno il fine settimana. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io, in realtà, stava attendendo ad intervenire perché, dopo aver ascoltato il Movimento 5 Stelle, la Lega Nord e il Consigliere Mangone, mi sarebbe piaciuto ascoltare qualcuno della maggioranza. Però, visto che la maggioranza è timida, io comincio ad intervenire. Io voglio sottolineare un aspetto: l'origine di questa operazione di dismissione, con la prima deliberazione, quindi GTT, ha incontrato un voto di astensione del Popolo della Libertà, tra l'altro unitario. E il fattore che ha portato a questo voto non era casuale, era un'apertura di credito rispetto ad un'operazione che è stata riconosciuta necessaria nel quadro di estrema crisi finanziaria della Città e, tra l'altro, rispettava il paletto non di pura forma del mantenimento di un forte ruolo di controllo e di indirizzo nei confronti del socio privato in capo alla Città, tramite il mantenimento del pacchetto di maggioranza, a livello di partecipazione societaria, e anche secondo una conformazione di governance e secondo lo Statuto che ci soddisfaceva. Quindi noi, coerentemente con questo orientamento, consci della situazione ancora più grave finanziaria della Città, abbiamo, dimostrando penso - ce lo diciamo da soli - grande senso di responsabilità e amore verso la Città, rinunciato a tutti quegli strumenti che pure il Regolamento ci consentiva di opposizione strumentale e dilatoria, per cui ostruzionismo, vi abbiamo rinunciato; potevamo opporci, cercare di giocare su un prolungamento di trattenimento in Commissione della deliberazione, dati i tempi non così poi espansi di approfondimento, invece abbiamo addirittura votato a favore della liberazione per l'Aula; potevamo porre quelle che stanno emergendo come criticità formali della deliberazione sotto forma di mozione d'ordine con questioni di pregiudizialità, che avrebbe costretto l'Aula a votare, e quindi anche esporsi su questi problemi che vediamo mietere dubbi anche nello schieramento avversario. E un eventuale voto favorevole avrebbe addirittura portato alla sospensione della votazione fino ad altro Consiglio. Abbiamo rinunciato a questi escamotage, per quanto legittimi, perché siamo consapevoli che prendere tempo, ritardare le decisioni, qualunque siano poi queste decisioni, può portare solo un danno alla Città, in un momento in cui la responsabilità ci chiama a tutt'altra condotta. Però, in realtà, è anche un altro elemento che ci ha fatto desistere dal prendere tempo, ovvero il fatto che il lavoro di redazione, ancora in itinere, di questa proposta di deliberazione da parte della Giunta non pone alcuno spazio di confronto e di correzione. La contrarietà non può che essere netta e radicale rispetto all'evoluzione di questa operazione che passa attraverso la modifica dello Statuto. Lo voglio dire, visto che in Commissione sono state molte le metafore adottate, nei confronti di un'altra metafora. Rispetto ad una passata discussione di dismissioni in Aula, il Sindaco mi aveva ripreso con un'espressione che mi aveva colpito e che mi ha portato a ragionare a lungo, ovvero mi aveva richiamato di fronte a quella che lui riteneva essere una diffidenza del centrodestra nei confronti del privato e giustamente diceva: "Ma come? Voi siete al centrodestra, il libero mercato per voi dovrebbe essere una dimensione di garanzia, non dovreste provare diffidenza verso questa dimensione" e a me viene da replicare: "Certo, nel libero mercato, ogni privato giustamente persegue il suo profitto e di sicuro queste dinamiche avvengono in modo naturale e spontaneo e non ci pongono alcuna diffidenza; mi chiedo: ma qual è, invece, il rapporto di questo centrosinistra nei confronti del privato e delle privatizzazioni in generale?". Perché io, per i motivi che andrò ad esaminare, mi sono fatto un'impressione, cioè che una sinistra che affonda le radici oggettivamente in una dottrina politica, quale era quella del Partito Comunista, che addirittura tendeva all'eliminazione della proprietà privata, da un punto di vista filosofico, dottrinario... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo, tanto tempo fa. Ma la falce e il martello se la ricorderà, Sindaco Fassino. Ora, sinceramente, a me sembra che questo centrosinistra si approcci alle privatizzazioni come un bambino che, superata la paura verso un giocattolo nuovo, ci si avvicina invece con rinnovato entusiasmo e quindi ci si approccia senza leggerne le istruzioni. Eppure lo strumento delle privatizzazioni delle istruzioni ce l'hanno e si chiama Codice degli appalti. Ora, questo iter di dismissione, di inciampi rispetto a istruzioni che dovrebbero essere rispettate per evitare di rompere il giocattolo, ne ha viste parecchie, Sindaco. E guardate, alcune di carattere politico, alcune di carattere procedurale, alcune di carattere amministrativo. Potremmo partire dall'inopportunità titanica di organizzare tra la fine di una gara pubblica deserta e l'inizio di una procedura negoziata un incontro pro Bersani presso i dipendenti GTT con l'Amministratore Delegato di una società che è coinvolta come interlocutore privato in quest'operazione. Si potrebbe partire da questa inopportunità gigante. Si potrebbe continuare con una Giunta costretta a chiedere al Consiglio di esprimersi, richiamandolo espressamente, su una gara pubblica andate deserta e su condizioni che andranno ad influire sulla futura procedura negoziata, perché non ha alternativa, perché gli Uffici ce l'hanno spiegato, non potevano, per quanto l'opera di sbianchettamento portata avanti dalla maggioranza in questo momento, l'abbia ridotta al minimo, un riferimento c'è ancora, ed è tra l'altro l'elemento di novità inserito, quello che dà atto dell'esito non positivo, che diventa una negazione del positivo appunto, e quindi una modifica di Statuto che deve andare, invece, a portare un esito positivo del rientro nel Patto di Stabilità che non arriva, non lo porta la Befana, ma arriva tramite l'esito positivo in questo caso della procedura negoziata. Possiamo continuare, le inopportunità sono ancora ulteriori e arrivano al testo di questa proposta di deliberazione. Noi ci stiamo esprimendo - e io seguo le parole del Presidente, che non è quello che sta presiedendo adesso, ma è il Presidente Ferraris - su un testo che è diverso da quello che ci troveremo a votare, perché il Consigliere Mangone già mi ha fregato questa osservazione di carattere pratico-quantitativo, cioè che sono diventate 4 le pagine invece di 9. Però, al di là della quantità, io rispetto alla Continassa che avevo definito un emendamento con la deliberazione intorno, ci ritroviamo ad esprimerci su un emendamento senza la deliberazione intorno, perché la deliberazione non c'è più. Vedete, l'urgenza è d'obbligo, la soluzione presenta dei profili di illegittimità formale che va ad infierire o sulle competenze del Consiglio, se manteniamo il riferimento alle gare nella deliberazione, o alla possibilità di procedere in via d'urgenza alla procedura negoziata, qualora invece da questa deliberazione scompaia integralmente - come auspicato dal Consigliere Mangone - i riferimenti all'urgenza. Quindi, è un vicolo cieco da cui questa Giunta non può materialmente uscire, a meno che non trovi una terza via, che al momento sfugge all'intelletto dei più. Allora, vedete, qui il giocattolo rischia di rompersi veramente, perché questa modifica statutaria va a determinare quanto è emerso dagli interventi che mi hanno preceduto. Noi vendiamo il 49%, quindi un pacchetto di minoranza di una partecipata municipalizzata che gestisce un servizio fondamentale come il trasporto cittadino, quindi incameriamo il corrispettivo di un pacchetto, che è quantitativamente ridotto al 49%, e di fatto stiamo cedendo pacchetto che vale di più, perché fornisce un potere di controllo e di gestione tramite l'espansione dei poteri dell'Amministratore Delegato e tramite anche la fissazione di una maggioranza qualificata che, mi spiace ribaltare il parere del Vicesindaco, non è vero che garantisce la Città nel chiamarla per forza a dare il suo parere conforme a quello del privato, in realtà costringe la Città a tenere conto sempre del parere del privato per arrivare al numero richiesto di amministratori da Statuto. Quindi, in realtà, il privato assume una gestione praticamente illimitata e al socio pubblico Comune resta, come giustamente ricordato dal Vicesindaco, un penetrante potere di informazione, ma di informazione. Noi, a questo punto, abbiamo il diritto di essere tenuti informati, quotidianamente non so, come diceva il Vicesindaco, ma di sicuro ogni qualvolta lo riterremo, ma a questo punto la pressione, non dico politica, ma istituzionale, dell'Ente pubblico, del socio pubblico Città nei confronti indirettamente della gestione del servizio inevitabilmente verranno a mancare. Quindi, quando il PD in Commissione ci dice che in realtà l'obiettivo che la massimizzazione dell'entrata per la Città per salvarci rispetto all'ennesimo sforamento del Patto di Stabilità è l'obiettivo, io credo che in realtà qui siamo di fronte non ad un buon affare per la Città, ma all'ennesima svendita, perché stiamo vendendo qualcosa che vale tanto, vale di più rispetto a prima, ad un prezzo che sarà inevitabilmente inferiore. Quindi, io posso annunciare che il PdL manterrà, come penso avrete anche già desunto dagli interventi precedenti, il resto delle forze di minoranza, una grande criticità nei confronti di questa proposta di deliberazione. Dal Consigliere Mangone del PD abbiamo sentito altre criticità, mi chiedo - e concludo così - quella sinistra che ha tanto agitato in campagne referendarie il controllo pubblico, anche quantomeno il coinvolgimento pubblico nell'esercizio dei Servizi Pubblici Locali, come farà sinceramente a votare favorevolmente questa proposta di deliberazione. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Mi ero ripromesso di non intervenire, invece il Consigliere Mangone e tutti i Colleghi mi hanno abbastanza stimolato, perché c'è un punto che non capisco. Chi ha parlato finora e dice che vuole sapere se andiamo di fronte al fallimento o ce la caviamo o non ce la caviamo, spera che ce la caviamo oppure no? Perché questo è il dubbio che ho oggi. Perché che siamo colpevolmente in ritardo è un dato di fatto, del perché e del come è accaduto possiamo discuterne e pagare tutte le conseguenze politiche una volta che ci siamo salvati, ma proporre dei rinvii per poi dirci: "non ci siamo salvati, perché non siete capaci"; lasciateci almeno provare. Quindi non capisco proprio la logica del rinvio. Lo capisco in un'ottica di ostruzionismo, in un'ottica in cui si dice che la responsabilità è vostra (vostra, poi distribuita a Sindaco, Assessori, Capogruppo, noi, Mangone a metà, gli altri di più e via dicendo), ma lo si dica chiaramente, perché se si parte dal presupposto che vogliamo salvarci - poco fa l'hanno detto il Consigliere Carbonero ed altri -, allora si lasci a chi in questo momento ha la responsabilità la possibilità di tentarci. Non è che si dice: "Vogliamo saperlo prima", la festa la fate dopo, in un senso o nell'altro, a seconda di cosa accadrà. Ecco perché io non capisco perché stiamo a discutere di rinvii e non affrontiamo nel merito le cose che ormai sono qui e che sono arrivate da parte della maggioranza, con me colpevolmente ignorante un po' all'esterno, ma delle cose che conosco poco, cerco di occuparmene meno e lasciare che se ne occupino gli altri, con una quadra che ha trovato un consenso abbastanza ampio. Può non essere sufficiente a chi sta all'opposizione? Bene, lo si dica. Ma questo trucchetto del rinvio per farci trovare sempre più in difficoltà noi ve lo scopriamo e dico che non va bene. Si va avanti, perché altrimenti, se siamo davvero in ritardo, la prima regola è non essere troppo in ritardo oltre al ritardo già accumulato. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Intervengo velocemente rispetto a questa proposta di deliberazione, che credo assolutamente importante, per motivare il mio voto di astensione. Signor Sindaco, io credo di non avere soluzione su questa deliberazione. Al contrario di altre deliberazioni, non ho avuto la forza e la capacità di fare degli emendamenti adeguati a questo tipo di deliberazione; quindi, l'unica cosa che mi salva, in questo momento, è la coerenza rispetto ad un impianto che io in quest'anno ho cercato di valutare. La coerenza è: l'ho "accusata", tra virgolette, con rispetto parlando, dell'uscita dal Patto di Stabilità, a mio giudizio ha sbagliato ad uscirne allora, con la promessa, da parte del Governo Monti, di intervenire a febbraio-marzo nel cambio del "cieco Patto di Stabilità" che lei ha definito; io le avevo detto sin da subito - a gennaio, credo, o i primi di febbraio, in uno dei primi Consigli - che, secondo me, questo risultato non l'avrebbe ottenuto. Oggi siamo a dicembre e questo risultato non c'è stato. Quindi, la prima coerenza è criticare l'uscita dal Patto di Stabilità; la mia posizione oggi è quella di volere assolutamente che Torino rientri nel Patto di Stabilità. Credo che questa sia un'opinione comune, un'opinione di tutti e la mia in particolare. Pertanto, la prima risposta di coerenza è questa. La seconda coerenza che io cerco di spiegare, all'interno di questo mio voto di astensione, signor Sindaco, è che la maggioranza ha sbagliato allora, quando decise di vendere esclusivamente il 49%. Io ritengo - e lo ritenni a suo tempo - che la vendita della maggioranza delle quote sarebbe stata una soluzione più efficace. Lo stesso Vicesindaco lo disse all'interno di un passaggio sull'approvazione dello Statuto, che forse questo Statuto andava già orientato nella maniera in cui lo stiamo orientando oggi, cioè con maggiori poteri all'Amministratore Delegato. Lo disse in una Conferenza dei Capigruppo. La sua maggioranza, signor Sindaco, non la seguì su questo, perché all'interno della sua maggioranza su questi capitoli c'è il forte convincimento che la maggioranza pubblica, all'interno delle società partecipate, sia un valore aggiunto. Secondo me questo non è, naturalmente con tutti paletti necessari, sull'occupazione, sulle tariffe, sui paletti che il Consiglio ha messo nella precedente deliberazione. Pertanto io, essendo favorevole alla vendita anche dell'80%, come è successo su TRM (ricordo la mia astensione su quel provvedimento, non in armonia con il mio Gruppo, ad esempio), ritenendo che l'80% fosse la cosa giusta, ritengo che anche oggi sia giusto che il privato, all'interno di un'operazione di questo genere, ottenga maggiori poteri. È obbligatorio, signor Sindaco. Abbiamo sbagliato a monte, ha sbagliato la sua maggioranza a votare solo il 49%; oggi noi siamo obbligati a fare così. Io non intervengo sulla procedura, perché credo che il Consigliere Mangone e il Consigliere Appendino su questo abbiano ragione, penso che ci siano degli elementi che possono far pensare che ci possa essere un ricorso, però io faccio politica, non faccio l'avvocato, non faccio il funzionario o il dirigente, io faccio politica e ritengo che la direzione che si è intrapresa con questa modifica sia la direzione giusta. L'avremmo dovuta intraprendere prima. Oggi non è pensabile che un privato metta 120 milioni di Euro, arrivi qui e in un'assemblea dirigista, ossia a maggioranza di capitale pubblico e, in più, con un Presidente che interdice ogni decisione dell'amministratore delegato, il privato dica: "Va bene, vi do 120 milioni di Euro e facciamo beneficenza". Questo non è possibile. Pertanto oggi il mio voto di astensione è anche ottenuto a seguito di quella valutazione che io feci allora, che mantengo oggi. La sua maggioranza allora ha sbagliato e oggi ne paga le conseguenze. Sicuramente il mio intendimento è quello di sperare che lei abbia una visione chiara su quello che succederà dal 1° gennaio 2013. Io spero e auspico per la Città, perché credo veramente in quello che sto dicendo, che a mio giudizio vale più un privato con più poteri piuttosto che un welfare o persone che hanno bisogno, con meno soluzioni, perché la politica non sarà più in grado di darne, visto che nel 2013, se andiamo vanti così, saremo commissariati. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) Dico anche a beneficio dei lavori dell'Aula che ho iscritti il Consigliere Grimaldi e il Vicecapogruppo D'Amico. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). 10 minuti, uno per gruppo, 5 minuti un Consigliere. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, certo. La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Devo dire la verità: vorrei che ritornassimo alla discussione che abbiamo fatto a giugno. L'ho detto tante volte in questi giorni in Commissione, non vorrei che il Consiglio Comunale venisse tirato per la giacca, né da una parte vorrei che venisse coinvolto in materie che non sono nostre. È prerogativa del Consiglio informarci, sapere come sta andando il piano di dismissione delle quote verso i privati. È nostro compito informarci su che tipo di offerte abbiamo avuto, ma ovviamente non è nostra prerogativa entrare dentro questi procedimenti, che, sappiamo, si sono esauriti, come prima parte, con una gara deserta. Abbiamo visto un atto molto diverso in queste settimane, un atto in cui probabilmente c'erano dei soggetti, delle parole poco deducibili da parte di un Consigliere Comunale. Spesso anche le procedure non si capiva bene da chi fossero state svolte. Abbiamo dedotto che, in qualche modo, il soggetto fosse dall'inizio il RUP, FCT Holding, che, chiusa una prima parte di gara, in qualche modo aveva rimesso in circolazione alcune informative, aveva richiesto ai privati alcune informazioni e delucidazioni in più rispetto alla gara. Noi abbiamo creduto che fosse giusto chiedere, con altri Consiglieri, la rimozione di tutta quella parte della deliberazione, che non riguardava l'interesse pubblico, né l'allegato che abbiamo di fronte. Lo dico perché sarebbe stato sbagliato unire quella fase di trattativa, giusta e legittima, del RUP con la deliberazione che dovremo votare oggi. Mentre sarebbe stato sbagliato - ne abbiamo discusso più volte con il Consigliere Mangone - omettere tutta una parte che, in qualche modo, non si può disgiungere. Noi non possiamo dimenticare che a giugno abbiamo discusso di queste dismissioni insieme all'idea di un Piano industriale, assieme all'idea dei Patti sociali che non dovevano saltare, quindi delle clausole verso i lavoratori. Abbiamo discusso di tutto questo per rilanciare un pezzo di attività industriale del pubblico servizio. Abbiamo discusso di tutto questo non tanto per fare un check-up dello stato di questa Amministrazione. Il Consigliere Mangone parlava di revisione e di tagliandi. Io ho paura che non ci rendiamo conto che i primi ad essere rottamati non saranno solo gli amministratori pubblici; il rischio è che ci sia una Città che, se non rimettiamo in sesto la situazione entro dicembre, potrà essere rottamata; e il vero rischio è che i Servizi Pubblici di questa Città potrebbero cessare. Lo dico per il Consigliere Appendino: io condivido, se ci fossero i tempi giusti, probabilmente bisognerebbe procedere a una nuova gara, senza cambiare questo Statuto. Però, le dico la verità, è un assunto un po' strano. Lei diceva che è sicura che potrebbe costare di più questa società fra 6 mesi, 5 mesi, non lo so. Io le dico solo che, anche a fronte di 5, 10 milioni in più, fra 6 mesi le ricordo che però, se usciremo dal Patto di Stabilità, ne prenderemo altrettanti di multa, 80, 100. Quindi io vorrei dire che gli interessi pubblici non è che si possono prendere per parti, li dobbiamo prendere nell'insieme. Ricordo che abbiamo fatto questo lavoro per non rinunciare al controllo pubblico sulla nostra Città. È per questo che spero che entreremo nel merito dell'allegato. Io sono molto preoccupato della discussione che abbiamo avuto sui poteri interdittivi, perché, se 6 mesi fa ci fossimo resi conto che la proposta che abbiamo avanzato con il Presidente Carretta era la strada migliore, cioè quella della proposta dell'amministratore delegato, in accordo con il Presidente, probabilmente oggi non avremmo dovuto sostituire. Si è trovata una formula ibrida, cioè il potere di informativa al Presidente, e una frase molto esplicita che dice che tutto potrà essere fatto, ma la Città non potrà essere, tra virgolette, \"in disaccordo\". Anzi, si dice esplicitamente che per la sua approvazione è necessario sempre il consenso del Comune di Torino. Cioè, togliamo una frase interdittiva e aggiungiamo il fatto che ci deve essere il consenso della Città. Bene. Si dice implicitamente che si deve arrivare ai 4/5: devo dire la verità, se la proposta è dei privati, dei due, mi sembra anche normale arrivare a una compartecipazione nelle scelte, se ci vuole essere un voto più ampio. Sono molto più preoccupato sul livello statutario della Città. Ne parlavamo prima con alcuni Consiglieri del PD, sul fatto che, una volta cambiato questo Statuto, poi sarà difficile riandare in Assemblea, coi soci privati, a cambiarlo con quel tipo di maggioranza. Insomma, il Consiglio Comunale non sarà più autosufficiente, le prossime volte, per cambiare questo Statuto. Sono preoccupato del fatto che in alcune situazioni ci sarà il rischio che, in qualche modo, il Consiglio d'Amministrazione sappia dopo, anzi, dia la delega, fino ai 5 milioni, per chiudere degli accordi e poi li ratifichi nel CdA. Questi sono sostanzialmente i punti che abbiamo visto cambiare nello Statuto. Se l'interesse pubblico non fosse collegato al rientro del Patto di Stabilità e della chiusura dell'oggetto di giugno, probabilmente oggi non saremmo qui davanti a questo atto. Ne parlerà poi meglio il Capogruppo Curto, ma credo che ci troviamo davanti a uno degli ultimi atti di responsabilità straordinaria di questi mesi. Noi vorremmo non solo ritornare a una fase ordinaria; noi vorremmo, da fine anno, riprogettare i servizi di questa Città, un nuovo piano strategico e rimetterci davanti a questa Città con serenità e davanti a una GTT ancora con il controllo pubblico, con nuovi mezzi, magari con un progetto industriale migliore di quello che abbiamo letto e sentito nelle ultime settimane, perché tutto si può fare, meno che - per quei motivi di cui vi parlavo prima - cedere una società, senza guardare dentro a quello che si propone. Abbiamo promesso delle linee forti, abbiamo proposto un nuovo modello simile alla RER e il nuovo Passante Ferroviario. Noi chiediamo, per il futuro sostenibile di questa Città, per uscire dalla famosa Smog City, che GTT continui ad essere un patrimonio straordinario dei servizi di questa comunità. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere D'Amico. D'AMICO Angelo Cari Colleghi, gentile Sindaco, come già espresso dal Consigliere Mangone, oggi ci troviamo di fronte a una Continassa bis, nel senso che l'iter di questa deliberazione è molto simile a quello con cui questa maggioranza ha approvato la deliberazione in merito alla Continassa. Il dato, però, è uno. Mentre sulla Continassa noi chiedevamo maggior trasparenza su quell'atto, in merito a questa deliberazione invece chiediamo un'opportunità maggiore per la Città, soprattutto un'opportunità economica per questa Città. Ci troviamo ad aver accolto quelle che, tra virgolette, sono state le istanze fatte dal compratore. Quindi, rispondendo alla domanda del Consigliere Mangone, se il 51% che noi deteniamo abbia un peso specifico maggiore e il 49%, invece, che cediamo all'acquirente, valga come minoranza, ebbene, non sarà così, lo sappiamo benissimo tutti. Abbiamo visto che questo non accadrà. Il nostro 51% sarà, in realtà, una sorta di minoranza all'interno della società e chi, invece, detiene il 49% potrà fare la voce grossa. Adesso è legittimo che un privato, nel momento in cui acquista e fa un investimento di tale valore, non voglia essere legato dai lacciuoli che possa porgli un Ente Pubblico. La domanda sorge spontanea a questo punto: già nell'approvazione della vendita del 49% di GTT, io all'epoca, all'interno del Gruppo del PdL, feci un emendamento con cui chiedevo che, invece, la vendita di queste quote fosse dell'80%. Il mio emendamento è stato bocciato. Oggi noi ci troviamo di fronte a una cosa molto simile, cioè, pur mantenendo il 51% delle quote, sostanzialmente ci troviamo in una forma di minoranza all'interno di questa società. Quali sono gli aspetti che derivano, poi, da questa situazione? Che, nel momento in cui GTT dovesse fare degli investimenti, la componente privata dice: "Caro Ente Pubblico, tu sei la maggioranza, tu hai il 51%, quindi intervieni in virtù di quella che è la tua componente societaria". Dato che non funziona così nel sistema..., cioè funziona così in un sistema di mercato corretto, dove chi ha la maggioranza, però, ha anche l'impero di poter stabilire e definire quella che deve essere la linea industriale e la linea politica della società. Ma così, con l'approvazione di questo Statuto, con le tre modifiche sostanziali che sono state ricordate poc'anzi dal Consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà, di fatto la componente privata può gestire in maniera privatistica questo Ente. Allora noi ci chiediamo: perché, ancora una volta, non vediamo se c'è la possibilità, se la Giunta può trovare la possibilità di fare un passo indietro? Se dobbiamo vendere queste quote, ma dando alla componente privata l'opportunità di fare il bello e il cattivo gioco e, invece, a fronte di investimenti che questa società deve affrontare, ne deve rispondere il pubblico, allora cediamogli l'80% delle quote. Noi manteniamo una percentuale che può essere di controllo e che possa garantire quelle che sono le prerogative legate agli aspetti occupazionali, alla tutela dei contratti dei lavoratori, ma noi non possiamo mantenerci il 51% e non avere nessuna forma di forza all'interno di questa società. Quindi io chiedo che la Giunta si faccia carico di queste evenienze. Tornate indietro, tornate sui vostri passi, forse siamo ancora in tempo per poterlo fare: ne trarrebbe sicuramente un grosso beneficio la Città e sicuramente questa Giunta ne uscirebbe fuori a testa alta. Invece, se passerà questo atto questa sera, non sarà... Signori, i cittadini non sono stupidi, queste cose le vedono. Parlando in questi giorni nei mercati, la gente dice: "Ma scusate, questi si tengono il 51% e danno il 49% a un privato, nel momento in cui però il privato è libero, il Presidente non ha nessuna facoltà, l'Amministratore Delegato ha il vincolo di spesa fino a 5 milioni di Euro. Cioè, non ha nessun senso". Quindi, ripeto, vediamo se è possibile tornare indietro e porre rimedio all'errore che fu fatto nel momento in cui voi avete deciso la vendita solo di una quota di minoranza di questa società. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) Do atto che sono stati presentati circa 500 emendamenti da parte del Gruppo Lega Nord. In questo momento sono fermi lì; dobbiamo capire se mandarli subito al parere tecnico. La parola al Capogruppo Curto. CURTO Michele Sicuramente ci troviamo di fronte ad una deliberazione travagliata, che segue un processo travagliato. Ne parlavamo la settimana scorsa in una discussione più generale sulla situazione che riguarda l'alienazione di quote delle nostre società pubbliche e in quel dibattito, che era un dibattito di comunicazione al Consiglio Comunale, valutavamo quanto poco tempo e quante incertezze affiancano questo processo. Sicuramente il caso di questa alienazione, quella di GTT, è più emblematico di altri: rimandi, richieste fatte agli advisor e poi manifestazioni di interesse, che però dimostrano che gli interessati non erano poi così interessati, se non a condizioni che vanno date e non pre-acquisite. Oggi ci troviamo a non sapere bene cosa stiamo affrontando in questo Consiglio Comunale: se la modifica di uno Statuto o, diversamente, la prosecuzione di quel processo dismissivo, perché questo è l'oggetto, tant'è vero che l'oggetto della deliberazione è stato, a sua volta, frutto di una discussione, se non palese in quest'Aula - credo di non svelare mistero -, all'interno della nostra maggioranza. Ma di questo non penso sia il caso di parlare, proprio perché, a mio parere - lo voglio dire -, invece, noi ci troviamo all'interno di quel processo generale, indipendentemente, e sono d'accordo con il Consigliere Appendino e condivido le preoccupazioni, perlomeno il livello di preoccupazione e non il suo giudizio politico; è difficile capire come abbiamo incardinato, da un punto di vista di procedura e normativo, questo percorso. Non credo sia il caso di discutere di altre preoccupazioni, una su tutte, perché non è stata citata; se la strada che abbiamo scelto è una strada in grado di conseguire un risultato adeguato per l'Ente, in termini patrimoniali e in termini erariali, cioè in termini di ricchezza dell'Ente stesso, perché è chiaro che, se noi vendevamo una cosa ad un prezzo e per quella cosa è vero che la gara pubblica è andata deserta, ma non è andata deserta senza offerte, qualcuno, se pur in forma condizionata, ci ha detto che era interessato a quella cosa lì, fissando anche un prezzo. Noi oggi stiamo rispondendo alle condizioni; quindi sarà molto interessante capire se, soddisfatte le condizioni, il prezzo di vendita sarà almeno eguale a quello che era comunque in quella procedura. Perché, se così non dovesse essere, è chiaro che ci sarebbe una forte preoccupazione, se la procedura che è stata individuata, seppur giustificata e giustificabile per l'urgenza, è in grado di sostenere quelli che comunque sono gli interessi legittimi della Pubblica Amministrazione. Meriterebbe un dibattito una preoccupazione legittima che attraversa la Città, quella dei livelli occupazionali. Mi ha molto impressionato vedere che nel dibattito pubblico inevitabile, che c'è stato in questi giorni intorno a questa deliberazione, mentre da un lato è stato acceso un campanello d'allarme unitariamente dalle organizzazioni sindacali, campanello di allarme che giustamente abbiamo prontamente intercettato e spento, si apriva una discussione su uno dei noti quotidiani torinesi sulla salvaguardia dei livelli occupazionali nella Pubblica Amministrazione. Nel mese di dicembre ci troveremo - e lo sappiamo - in una situazione in cui il Governo centrale indicherà un quadro di riferimento da questo punto di vista, ed è chiaro che, da questo punto di vista, stare dentro o fuori il Patto di Stabilità e le forme con cui alieneremo le quote nelle nostre società, o meglio, le forme con cui dispiegheremo la forza di quei piani industriali, o meglio, le forme con cui il privato si relazionerà con noi nell'interesse tutto pubblico, Sindaco, di mantenere i livelli occupazionali, non sono scontati. Delle perplessità sulla procedura amministrativa abbiamo già detto, non abbiamo voluto scrivere - diciamocelo -, provando a salvaguardare la forma, non credo la sostanza, nell'asciugatura di questa deliberazione, però - lo sappiamo - in politica le forme sono importanti e questo era il risultato che potevamo ottenere. Permettetemi, però, solo un passaggio sul merito, su cui molte cose ha detto il Consigliere Grimaldi. È chiaro che questa deliberazione supera - lo dico quasi con un'ammissione di responsabilità - la nostra linea di galleggiamento. Noi avevamo detto, in tempi non sospetti, no alla cessione del controllo pubblico, no alla cessione dell'interdizione pubblica. Lo stiamo facendo. Questa deliberazione arriva fino a lì, o almeno arriva in una zona d'ombra dove questa cosa non è chiara. Ma oggi non stiamo discutendo di questo. Anzi, oggi non stiamo discutendo, non c'è una discussione in atto e questo deve essere chiaro. Questo è il più grande investimento, questo è il più grande sforzo, questo è il più grande... non voglio dire regalo, è il più grande impegno che questa maggioranza e il Gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà può fare a questa Città, rinunciare a discutere, accettare le cose per quello che sono, anche, per certi versi, applicare il metro della violenza. Perché dico questo? Perché è chiaro che siamo davanti a un voto di fiducia. Sindaco, lei hai passato anni della sua vita in Parlamento, sa bene che cos'è un voto di fiducia. Io credo che questo sia un voto di fiducia. E davanti a un voto di fiducia noi voteremo sì, perché noi votiamo sì alla fiducia a questa Amministrazione e al Sindaco Fassino. Però io credo che alcune domande politiche sia legittimo farle. Io mi trovo a mio agio fuori da questo Palazzo, ci troviamo a nostro agio fuori da questo Palazzo e anche i recentissimi fatti lo dimostrano, ma qui dentro un disagio è ormai palese, soprattutto fra i banchi della nostra maggioranza. Lo avevo detto in tempi non sospetti, una settimana fa, non voglio ripeterlo oggi perché rischierebbe di sembrare strumentale di fronte alla discussione che facciamo, cioè tracciamo per tempo gli indirizzi, guardiamo l'orizzonte, vediamo le linee di fuga, non diamo l'impressione di navigare a vista e vediamo con quali vele dispieghiamo e corriamo verso quell'orizzonte. Quella discussione non abbiamo - forse anche giustamente - voluto aprirla, ma oggi sicuramente questa rappresenta una scelta. Quindi, trovandoci davanti a una voto di fiducia, avendo già espresso qual è il nostro intendimento, avendolo fatto la nostra maggioranza, condividendo anche le fatiche con questa maggioranza, le fatiche di un anno molto lungo, di un anno in cui noi siamo andati a confrontarci con la Città e con quella Città abbiamo fatto i conti tutte le volte, però una domanda, Sindaco, io la voglio fare, ed è di fronte a noi che le esprimiamo questa fiducia, di fronte a questa maggioranza che le esprime questa fiducia, la domanda è: ma lei si fida di noi? Si fida di questa maggioranza? Si fida di questo Consiglio Comunale? Si fida di questo Gruppo consiliare? Si può aprire una discussione su quelle che sono le nostre prospettive insieme? Questo sforzo che facciamo, è uno sforzo che ha un indirizzo? È uno sforzo che ha una rotta? O altrimenti noi siamo vuoti a perdere? Perché questo è il senso di frustrazione che oggi sentiamo, un senso di frustrazione che ci ricacciamo in gola, ce lo teniamo tutto, sapendo che c'è una sfida da dover raggiungere, ma è un senso di frustrazione che non può andare avanti per sempre. Siamo quasi a metà del mandato. Glielo scrivevo in una lettera aperta: noi non vogliamo galleggiare, noi vogliamo fare la differenza insieme a lei. E, nel fare la differenza insieme a lei, crediamo, dopo questo passaggio, di dover aprire una discussione politica insieme per il bene della Città di Torino. Oggi, pur con tutte le fatiche e le perplessità del caso, diamo il via libera alla vendita della GTT. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano La deliberazione che stiamo analizzando mette chiaramente in evidenza le responsabilità dell'Amministrazione in ordine alla composizione di diverse esigenze che, in questo momento, si vengono a sovrapporre. Esigenze che hanno carattere di sinergia, in alcune situazioni, e in altri casi di conflittualità. Riprendo un po' il senso dell'intervento che ho fatto questa mattina in Commissione. La discussione sullo Statuto di GTT aveva un denominatore e il denominatore era l'interesse pubblico. La discussione, che a mio modo di vedere è stata onesta e franca sul tema del merito e dei contenuti, ha messo chiaramente in evidenza che alcuni interessi pubblici sono, in questo caso, tra di loro potenzialmente confliggenti. Li cito, anche per il verbale dell'Aula, della Sala Rossa. Il primo interesse pubblico, evidentemente, è quello di consentire, al soggetto di maggioranza relativa del futuro Gruppo Torinese Trasporti, cioè il Comune di Torino, di poter esercitare quelle prerogative di governo dei processi aziendali, fatti nell'ottica del miglioramento del servizio e della tutela dell'interesse pubblico che, guardate, non necessariamente - e ci sono tanti esempi virtuosi in cui questo si è verificato - confligge con l'interesse privato. Io sgombrerei un po' il campo dall'impostazione che vede l'interesse pubblico necessariamente confliggere con l'interesse privato, perché il buon andamento di un'azienda, evidentemente, favorisce sia il soggetto privato, che ne detiene un pacchetto di minoranza, sia il soggetto pubblico, che evidentemente ha tutto l'interesse a far sì che l'azienda vada bene. Il secondo interesse pubblico, che in questo caso, stante la tempistica, rischia di essere confliggente con il primo, è la valorizzazione del Gruppo Torinese Trasporti, in termini di effettiva capacità della Città di drenare risorse finanziarie nell'ambito dell'alienazione del pacchetto di azioni. È del tutto evidente che il tempo in cui noi svolgiamo questa discussione è una variabile condizionante: da un lato abbiamo l'esigenza di garantire la prerogativa di interesse pubblico di massimizzare le risorse finanziarie, stante il momento dato e stanti ovviamente le condizioni di mercato date, nella vendita delle quote di GTT; dall'altra parte abbiamo l'esigenza di mantenere il più possibile in capo al soggetto pubblico che avrà le azioni di maggioranza il controllo di quello che accade all'interno dell'azienda. Credo che siano entrambi interessi pubblici importanti e rilevanti. E non mi iscrivo a nessuna delle fazioni in campo che spiega che un rinvio sarebbe la panacea dei nostri mali, in ordine al miglioramento della governance pubblica, perché è del tutto evidente - chi è onesto intellettualmente lo riconosce - che un eventuale rinvio della vendita sarebbe, invece, certamente un deprezzamento delle quote messe a mercato. Sicuramente difficilmente potremo incassare più soldi rinviando a nuova gara questa alienazione. Difficilmente avremo modo, quindi, di rispettare la nostra missione di garantire la tutela dell'Amministrazione nel valorizzare il più possibile le quote di GTT. Intorno a tale questione si è dipanato il dibattito sulla deliberazione che stiamo analizzando e io credo che bene abbiamo fatto a porre alcuni accenti critici (l'abbiamo fatto immediatamente a valle della presentazione della medesima deliberazione da parte della Giunta) in ordine all'esigenza di separare chiaramente il profilo della responsabilità politico-amministrativa in capo al Consiglio, rispetto a quello sempre politico-amministrativo in capo alla Giunta e rispetto a quello tutto amministrativo in capo al soggetto che di fatto ha la gestione operativa della questione alienazione. Credo che in questo senso il primo doveroso grazie io lo debba rivolgere al Sindaco Fassino, che ha capito e ha saputo interpretare gli elementi di criticità che aveva questa deliberazione e si è fatto garante di una modifica, a nostro modo di vedere, sostanziale della deliberazione che andasse incontro a quello che era un miglioramento della medesima deliberazione, che andasse incontro da un lato all'esigenza di tenere agganciata la modifica dello Statuto di GTT nell'ambito di una procedura di valorizzazione e di alienazione delle quote, cosa necessaria dal punto di vista giuridico per avere una motivazione sufficientemente robusta nel dispositivo della deliberazione; dall'altro, nel tenere sufficientemente distinti i piani, il più possibile distinti i piani, tra le competenze di indirizzo politico del Consiglio Comunale, a cui compete per legge, per Statuto della Città, la valutazione in ordine agli Statuti delle proprie partecipate e, nel contempo, le responsabilità soggettive dei soggetti che in questo momento stanno gestendo la partita della valorizzazione. Come sempre, i lavori di questo tipo sono lavori faticosi, sono lavori che necessitano di sangue freddo, di calma, di lucidità, di pazienza; credo che i frutti di questo lavoro, che mi pare siano stati tutti recepiti nella modifica alla deliberazione che ci appresteremo a votare tra qualche tempo, siano tutti da ascrivere ad un proficuo rapporto tra la maggioranza in Consiglio Comunale, il Sindaco Fassino e - lo devo riconoscere - la minoranza, che in questo caso si è comportata in maniera responsabile: ha, in questo senso, aiutato il processo difficile che stiamo vivendo sul piano generale, per concludere le vendite in essere e credo che questo debba essere riconosciuto alla minoranza. È per questo che io mi appello a loro, perché valutino l'opportunità di proseguire l'azione ostruzionistica che hanno messo in campo con la presentazione degli emendamenti; la valutino seriamente, perché credo che questo, in questo passaggio così difficile, forse non sarebbe capito neanche dai loro elettori. Questo è un passaggio molto complicato per la Città ed è evidente che la responsabilità che incombe su questa Sala forse va ben al di là di quello che teoricamente dovrebbe essere giusto. Quindi io veramente faccio appello, in questo caso, al Gruppo Lega Nord, che ha presentato gli emendamenti ostruzionistici, di valutare seriamente l'opportunità di rinviare ulteriormente questa discussione. Dicevo che credo che in questo quadro debba essere valorizzato il lavoro degli emendamenti, che verranno presentati, al di là del tema formale, dalla Giunta Comunale, perché si è capito il senso della criticità che emergeva nella prima versione della deliberazione. Penso che - e mi ritrovo un pochino anche negli interventi di alcuni Colleghi - la scelta che ha fatto il Partito Democratico di non entrare nel merito della proposta di modifica statutaria, è stata una scelta essenzialmente politica, non è stata una scelta di merito. La scelta politica è stata quella di lasciare lo Statuto così come proposto dalla Giunta, proprio per aiutare la Giunta, che in questo momento ha un onere molto rilevante nella conclusione di queste procedure, il più possibile. Noi avremmo avuto delle cose da dire nel merito della proposta di modifica di Statuto e ringrazio i Colleghi del Gruppo del Partito Democratico che hanno colto, in questo senso, il particolare momento che stiamo vivendo, astenendosi dall'entrare nel merito delle modifiche statutarie e recependo lo Statuto così come ci veniva proposto. Credo che questo debba essere visto in un'ottica positiva, in un'ottica di buon rapporto, di rapporto di fiducia - veniva detto dal Consigliere Curto - tra la maggioranza Consiliare e la Giunta. È del tutto evidente che stiamo vivendo un momento di sostanziale emergenza, da un punto di vista anche procedurale. Anche qui, ringrazio sicuramente la maggioranza, tutti i Colleghi, ma torno a ringraziare per le seconda volta l'opposizione, che ha capito il senso dell'urgenza di questi provvedimenti e ha accettato un iter a tappe ultraforzate di approvazione di questo provvedimento, perché credo che sia giusto che questo venga loro riconosciuto. Noi abbiamo - e mi avvio veramente a concludere - un grande obiettivo, che è l'obiettivo con cui abbiamo iniziato l'anno nel 2012. L'obiettivo è il rientro nel Patto di Stabilità; l'obiettivo è procedere a provare tutte le azioni necessarie per poter centrare il rientro nel Patto di Stabilità. Questo è il primo interesse pubblico di questa Città. La fuoriuscita dal Patto di Stabilità, al di là delle sanzioni, comporta e ha comportato forti penalizzazioni nell'azione politica e amministrativa di questa Città. Nonostante questo, io credo che questo anno ha retto, ha retto sul piano della tenuta sociale, ha retto sul piano anche dell'offerta che questa Città ha fornito. Non so oggettivamente se noi saremo in grado di proseguire con questo tipo di politica. Credo, quindi, che noi dobbiamo riaggiornare la nostra discussione e ringrazio i Colleghi della minoranza che vorranno sostenere, anche con il loro voto, questo atto, qualora volessero. Noi dobbiamo riaggiornare la discussione nell'anno nuovo, nel 2013, alla luce di quello che sarà l'esito di questo mese, che si annuncia un mese molto complicato, ma anche cruciale per quanto riguarda il futuro di questa Città. E dobbiamo riaggiornare questa discussione - mi rivolgo al Sindaco - per rilanciare il programma con cui questo centrosinistra ha vinto le elezioni amministrative nel 2011, al limite correggendolo, per rilanciare alcune delle linee di azione che in questo anno di sospensione siamo stati nelle condizioni di dover fermare, e per rilanciare, se possibile in un rapporto ulteriormente rinnovato di buona collaborazione, questo legame che, nel rispetto dei ruoli, credo debba consentire di rilanciare ulteriormente la nostra Città. Su tutti noi incombe questa responsabilità. Io credo, spero ed auspico che ci sia consentito quest'oggi, questa sera di poter procedere alla votazione di questa deliberazione, perché lo riterrei comunque un gesto di grande attenzione anche da parte delle forze dell'opposizione. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Pur apprezzando il ragionamento appena fatto dal Capogruppo Lo Russo, vorrei solo sottolineare che l'opposizione è stata, non solo in questa occasione, ma in tantissime occasioni, molto responsabile. Guardate, è stato detto tutto in questi interventi, però bisognerebbe anche fare dei passi indietro, caro Capogruppo e cari Colleghi della maggioranza, e mi rivolgo soprattutto ai Colleghi di SEL, che dicono di votare sì, quasi dando una scadenza, senza considerare che certe situazioni che si sono venute a verificare, ne hanno - non dico SEL, ma anche i Colleghi della maggioranza - in passato, su scelte su questa Città estremamente sbagliate, e io ad inizio tornata amministrativa dissi al Sindaco di prendere le distanze, perché io non me la sento, come non me la sento adesso di accusare il Sindaco sulla situazione in cui questa Città si è venuta a trovare, però dovrebbe avere e darmi la soddisfazione una volta di dire che questa responsabilità, e anche i giornalisti molte volte non lo dicono, perché se ci fossimo trovati in una realtà diversa, tipo Milano o delle Città governate dal centrodestra, i giornali per mesi e mesi avrebbero in qualche modo scritto sulla situazione finanziaria che c'è in questo Comune. Invece quasi quasi passa tutto sotto traccia. Questo mi sentivo proprio di dirlo! Perciò io non me la sento di prendermela con il Sindaco, perché è un anno e mezzo che sta guardando solo l'emergenza. E, come dissi un'altra volta, non passerà come San Piero, passeranno San Valentino, San Diego e San Sergio, lui passerà come il liquidatore fallimentare di questa azienda, che si chiama Comune. Queste considerazioni bisognerebbe farle! Questa mattina ho presentato un'interpellanza, caro Sindaco, su una società, un'associazione che non voglio menzionare. Le voglio solo dire questo: lei non era in carica, c'erano spese per 350.000,00 Euro, sa quanto versavano di concessione? 200,00 Euro. È questo che ha determinato i 5,7 miliardi di debiti che in questa Città ci sono. Io non ho mai voluto accusare di ladrocinio chi ha governato prima, ma sicuramente di aver speso malissimo i soldi, e oggi come oggi è difficile venirne fuori. Voglio concludere questo intervento dicendo: cari Colleghi, proprio in questa fase, da parte del Gruppo del PdL - e ho apprezzato moltissimo l'intervento del mio Capogruppo Marrone -, non abbiamo presentato degli emendamenti, proprio perché ci sentiamo responsabili e ci sentiamo anche compartecipi (anche se non abbiamo alcuna responsabilità) del momento difficile che stiamo vivendo in questa Città. Noi, in qualche modo, vogliamo essere responsabili - come rilanciava il Capogruppo del PD, Lo Russo -, però, quando supereremo questo momento (e io sono sempre estremamente ottimista), allora andremo a rivedere determinate scelte del passato e sicuramente faremo delle correzioni nette. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Io non pensavo di intervenire, però ho sentito, negli interventi della maggioranza dei Consiglieri Lo Russo, Grimaldi, Curto, eccetera, alcune cose che mi spingono veramente a voler mettere alcuni puntini sulle \"i\". È chiaro che tutta questa situazione è un pasticcio, perché onestamente ormai ce ne siamo resi conto tutti, e la Città veramente ormai si approccia come il vucumprà che ti offre la collanina a 20 Euro, poi te la offre a 10, poi te la offre a 5, poi te ne offre 2 per 3,00 Euro purché tu compri. Questo è dimostrato anche dal fatto che questo intervento sulla deliberazione, che la svuota completamente, onestamente fa un po' l'impressione che si senta di avere la coda di paglia. Per cui sembra un po' l'interrogato che si avvale della facoltà di non rispondere, per cui bisogna scrivere il meno possibile, perché tutto quello che viene scritto potrebbe essere usato contro di lui in un futuro processo. In particolare, ho sentito dire (credo dal Consigliere Grimaldi) che è vero che se vendessimo l'anno prossimo, con una gara, quindi partendo dall'inizio, eccetera, potremmo anche incassare 20, 30 milioni di Euro di più, però avremmo una multa di importo maggiore per il mancato rispetto del Patto di Stabilità. Io però vorrei dire che il mancato rispetto del Patto di Stabilità è stato - come dichiarato dal Sindaco su tutti i giornali all'epoca - una scelta dell'Amministrazione. Allora, a questo punto l'Amministrazione se ne deve assumere la responsabilità, anche proprio in termini di danno erariale, perché evidentemente questa scelta ha causato alla Città un danno di questa entità, perché adesso siamo costretti a svendere il nostro patrimonio, o a venderlo per una cifra molto inferiore, perché abbiamo scelta di uscire dal Patto di Stabilità. Tra l'altro, vorrei far notare anche un secondo aspetto di danno erariale, che nessuno ha ancora tirato fuori: cioè se alla quota del 49% che diamo al privato attribuiamo sostanzialmente tutti i poteri di controllo in maniera quasi totale, svalutiamo completamente il valore del 51% che ci resta in mano, perché chi è che andrà a comprarsi il restante 51%? Sicuramente non un altro privato, che dovrebbe lasciare la gestione al privato che ha acquistato il 49%, il quale non ha nessun incentivo a comprarsi il restante 51%, tanto comanda già con il 49%. Fosse un'azienda dalle uova d'oro, che fattura enormi utili, magari uno potrebbero essere incentivato a comprare per aumentare la propria quota degli utili; ma sappiamo che il business dell'azienda va avanti grazie al contratto di servizio con l'Ente pubblico. Quindi, sostanzialmente, ci rimarrà in mano un 51% che avrà un valore tendente a zero. La seconda cosa che ci tengo a ribattere è la questione del pubblico interesse, perché ho sentito (per la seconda volta) il bel discorso sul bilanciamento dei pubblici interessi: da una parte dobbiamo valorizzare al massimo quello che vendiamo, dall'altra però dobbiamo restare nel Patto di Stabilità. Però a me sembra che in questo discorso sia mancata completamente una dimensione un pochino più alta; cioè il pubblico interesse vero significa offrire un sistema di trasporto che funziona, dei servizi ai cittadini che funzionano bene, con un'Amministrazione che è in grado di far fronte a tutte le necessità della città, compresa la solidarietà, l'assistenza e così via. A me sembra un po' riduttivo impostare la discussione solo su questo piano, perché il Patto di Stabilità è un artificio contabile, che deriva da una scelta a monte, sicuramente nazionale, ma comunque i partiti sempre quelli sono, sia a Roma che a Torino. Un artificio legato a questa visione dell'economia concentrata solo sul mercato, sul pagamento del debito pubblico, degli interessi, eccetera. Alla fine ci giriamo intorno, ma torniamo sempre qui, cioè al fatto che il Consiglio Comunale si limita a eseguire questo modello, che in realtà è stato concepito per svuotare sempre di più in particolare gli Enti Locali di qualunque possibilità di intervento e di offrire i servizi ai cittadini. Adesso il discorso sarebbe lungo, però forse è questo l'aspetto che bisognerebbe tirare fuori, invece di ripetere ogni volta che dobbiamo svendere, perché l'interesse è rientrare nel Patto di Stabilità. Prima o poi bisognerebbe mettere in discussione questo modello, però seriamente, non dicendo usciamo e poi sostanzialmente non ottenere niente. Bisogna mettere in discussione questo modello a livello romano, da parte dei partiti, che sono gli stessi che governano a Torino. Questo sarebbe veramente un atto di coraggio, che forse meriterebbe un po' di ammirazione da parte dei cittadini. Invece quello che stiamo vedendo qui, onestamente mi sembra soltanto un arrampicarsi sui vetri per cercare di arrivare in qualche modo a fine anno. Mi sembra più un interesse politico del Sindaco e della sua maggioranza per non essere commissariati fra un mese. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Io intervengo brevemente, mentre sulle questioni di carattere più generale interverrà il Sindaco. Però mi pareva utile, stante le discussioni che abbiamo fatto in questi mesi e in questi giorni, precisare alcune cose. Primo. Non diciamo in Sala Rossa "gestendo in questo modo, così se vanno in porto, li potete affidare a quelli che piacciono a voi". Non si può neanche immaginare una cosa di questo genere, nel senso che le procedure di gara che stiamo seguendo non permettono assolutamente una cosa di questo genere; credo non sia possibile in tutto il Paese, ma qui non è possibile. Vorrei vedere qualcuno di voi provare a farlo. Teniamo seriamente conto del fatto che tutte le manifestazioni sono gare di carattere europeo, con avvisi pubblici. Non facciamo finta che la difficoltà dell'operazione è dovuta all'Aula o, se preferite, a questa Giunta. Ditemi dove non ci sono problemi su questo tema. In realtà, siamo dentro una situazione difficile, e vorrei (ve l'ho detto stamattina in Commissione) che ogni tanto non avessimo questo atteggiamento verso i nostri beni pubblici, che sono frutto di cent'anni di storia di questa Città. In molte situazioni non è possibile fare le gare, per la semplice ragione che non vengono proprio prese in considerazione, perché non c'è un equilibrio riguardo la gestione dei Bilanci. Ma non siamo di fronte a questa situazione. La difficoltà è legata alla crisi generale del Paese, che voi tutti conoscete. Seconda cosa. Voi ponete molto l'accento sulle procedure, in particolare il Consigliere Appendino; vi anticipo adesso che gli emendamenti presentati dal Movimento 5 Stelle non possono essere accolti perché (come abbiamo visto questa mattina in Commissione) impedirebbero la conclusione dell'operazione entro quest'anno, mettendo in discussione gli obiettivi che ci siamo posti, che non sono obiettivi politici: sono obiettivi inevitabili in questa situazione. Per questa ragione dico alla Lega Nord e al suo Capogruppo che non possiamo rimandare, ma non per una problema di principio, ma perché i tempi che abbiamo a disposizione sono strettissimi, se vogliamo concludere entro il 31/12: nel senso che dobbiamo concludere questa discussione, dare un tempo alle aziende (pensiamo il giorno dopo l'8 dicembre), concludere il contratto, fare gli atti, avere le necessarie autorizzazioni e fare l'atto dal notaio. Terzo. E mi rivolgo a tutti voi, compreso molto la maggioranza. Il fatto che noi cambiamo deliberazioni nel momento in cui andiamo in Consiglio, è normale. Io l'ho fatto diverse volte; idem i miei Colleghi, compresa recentemente l'Assessore Curti sul tema della Continassa. Quindi, non si può adesso usare questo argomento per dire che c'è bisogno di una verifica politica. Voi Consiglieri potete chiedere la verifica quando volete, ma non in rapporto a quante righe modifichiamo in una deliberazione, perché io sono abituato - non da adesso, da dieci anni a questa parte, con l'apporto ovviamente della maggioranza, e se non ci sono Consiglieri contrari - a fare gli emendamenti di Commissione nella maggior parte dei casi, accogliendo quello che è possibile della minoranza. Se uno mi pone un problema di merito, cerco sempre di pensare che non sia per motivi strumentali, anche se mi viene il sospetto, altrimenti dovrei dire sempre di no e a quel punto rendiamo sterile la discussione e il lavoro delle Commissioni. Per cui, vi prego davvero. Nel senso che, come sapete, facciamo di tutto per far sì che le decisioni siano partecipate, accogliendo quello che è possibile. Io non penso che questa deliberazione sia sostanzialmente diversa da quella proposta venerdì, nel senso che quella lì, dilungandosi in molte pagine, raccontava la storia dal 2011 ad oggi, spiegava il motivo per cui andiamo verso una modifica statutaria e presentava un allegato delle modifiche statutarie che riteniamo necessarie. Abbiamo ritenuto di snellire il provvedimento, di rendere più chiare le responsabilità del rapporto tra Consiglio e Giunta. Se facciamo questo - lasciatelo dire - è perché molta di questa responsabilità non riguarda il rapporto tra Consiglio e Giunta, ma tra Consiglio e Uffici, tra Giunta e Uffici. Ma gli Uffici, nella loro struttura complessiva, di qualsiasi Istituzione sono, esprimono le competenze che questo territorio sa esprimere. Diciamocelo francamente, i livelli di competenza che troviamo in questo territorio, a partire dalla Città, non sono inferiori a nessun altro luogo del nostro Paese e, molto spesso, sono superiori. Per cui, non possiamo anche qui contraddirci continuamente sul valore. Diamo il giusto significato alle cose, nel senso che se troviamo una soluzione, poi abbiamo ancora ulteriori problemi. Per cui se troviamo una soluzione che va bene a tutti, cerchiamo di essere tutti contenti a difendere quel livello di posizione. Mi è stata posta la questione sul perché l'Assessore Lubatti non ha firmato. A parte che ci impiegheremmo trenta secondi, basta che io dica 'in sede di concerto', Lubatti è d'accordo e firma. Però, abbiamo fatto un ragionamento un po' più serio. Premesso che (come il Consigliere Mangone sa) non ho mai difeso la delega, il "recinto"; però in questi anni ho sempre detto di fare attenzione a fare lenzuolate sulla raccolta delle firme. Certe volte abbiamo deliberazioni che hanno più fogli firme, che non fogli che riguardano la deliberazione stessa. Nel caso della gara e della discussione di giugno, "di concerto con l'Assessore Lubatti" aveva un significato serio e preciso. Vi ricordo che è una gara in cui abbiamo detto che il 55% del suo valore non è legato alla proposta dell'offerta economica, ma al progetto tecnico. Per cui, in questo caso, ho ritenuto che non chiedere all'Assessore Lubatti di concertare con il sottoscritto la deliberazione fosse un modo per far finta che, in realtà, la delega sostanziale sulle Partecipate coinvolga l'insieme. Per questa ragione, non ci sono problemi. Così come, nel momento in cui venne a ultimata questa delibera, l'Assessore Lubatti mi chiama e mi dici: "Devo firmarla anch'io?"; gli ho risposto: "Se ci tieni, ma non è necessario a questo fine, perché in realtà stiamo modificando la parte statutaria che effettivamente non ha un rilievo ai fini dell'offerta di carattere generale". È una questione che, come nella maggior parte delle modifiche statutarie, molto spesso viene proposta solo dal sottoscritto, salvo che la modifica statutaria venga discussa nel merito in Consiglio dall'Assessore interessato. Per cui, non c'è veramente nessun problema. Come ho detto in apertura, penso che tutti quanti abbiamo cercato di fare del nostro meglio e dovremo continuare così. Ultima cosa. Io sento sempre molte critiche e lo capisco, perché so che c'è un problema di ruoli. Però, di tutte le critiche che ho sentito nessuna ha fatto un riferimento concreto, citandomi un esempio da cui si può copiare per far meglio, sia nel merito che nelle procedure. Siccome non penso che le cose non siano migliorabili, se sono migliorabili credo che da parte nostra ci debba essere sempre la disponibilità a migliorarle. Il problema è che se ci vengono proposte delle cose che vanno in quella direzione, non cambiano le strategie, non cambiano gli obiettivi, si possono prendere; però, se uno ha degli esempi li deve portare, perché altrimenti viene il dubbio che siano critiche dovute ai ruoli. A questo punto, stante il ruolo e la responsabilità che abbiamo, la risposta è che non possiamo che marciare diritti sulla strada che abbiamo intrapreso, perché la differenza tra chi ha la responsabilità e chi no consiste nel fatto che chi dirige, in qualsiasi posto sia, deve cercare di realizzare gli obiettivi assunti, chiunque sia il riferimento di partenza. Solo questo abbiamo cercato di fare in questi giorni. Niente di più e niente di meno. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Faccio presente che il Consigliere Moretti rinvia il suo intervento in sede di dichiarazione di voto. La parola al Sindaco. SINDACO Ringrazio, naturalmente, tutti i Consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, per una discussione che credo sia stata utile, a condizione di non caricarla di fattori strumentali esterni che non hanno a che vedere col merito della vicenda. Per questo voglio attenermi al merito delle questioni e interloquire con gli argomenti posti nel corso della discussione. Intanto sgomberiamo il campo da un equivoco. Anche questa sera è tornato più volte "Il Sindaco ha scelto di non ottemperare al Patto di Stabilità". No, il Sindaco non ha scelto di non ottemperare il Patto di Stabilità. Il Sindaco, che ha preso funzioni nel 2011 all'inizio di giugno, cioè avendo davanti soltanto 6/12 di responsabilità, si è trovato nelle condizioni di dover fare i conti con pesanti tagli di Bilancio intervenuti nei mesi precedenti all'assunzione dell'incarico e nei sei mesi dell'incarico, che non consentivano alla Città di Torino di stare nel Patto di Stabilità. Non è che si poteva scegliere di stare o non stare. Chiunque fosse stato Sindaco al posto mio avrebbe dovuto prendere atto che non si era nelle condizioni di stare nel Patto di Stabilità. Dopodiché, mi sono assunto la responsabilità di dirlo e di dire anche che avremmo messo in campo una strategia che puntasse a superare quella condizione entro la fine del 2012, per rientrare nel Patto di Stabilità, mettendo in campo una serie di azioni che dessero al Comune una serenità finanziaria maggiore di quella che in quel momento si aveva. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto in questo anno. Avendo qualche dimestichezza con la politica da qualche anno, naturalmente non mi scandalizza che si dica (perché è una delle cose che un'opposizione dice sempre di chi sta al governo, a seconda di dove ci si colloca) che non c'è visione, non c'è strategia. Non è così, se vogliamo essere intellettualmente onesti tra di noi. Poi, uno può dire che non condivide le scelte, è del tutto legittimo. Ma una strategia c'è, incardinata - come ho già avuto modo di dire altre volte - su tre scelte, che voglio richiamare; poi verrò al merito anche delle questioni che stiamo discutendo. Primo. Mettere in sicurezza il Bilancio di Esercizio. Segnalo che il Comune di Torino ha, per la prima volta, nel 2012 (lo avrà anche nel 2013 e mi auguro negli esercizi successivi), dopo un lunghissimo periodo, un Bilancio che realizza il pareggio di Bilancio, senza prevedere poste di entrata straordinaria. Questo può sembrare semplicemente un aspetto contabile, ma non lo è. È un aspetto che attiene alla solidità e alla trasparenza della gestione delle risorse finanziarie di un'Amministrazione Pubblica. Perché se ogni anno il pareggio di Bilancio lo si consegue con poste di entrata straordinaria, in primo luogo ogni anno si è nell'aleatorietà e, in secondo luogo, si rinuncia a dare ordine alle entrate ordinarie. Noi abbiamo fatto - in particolare l'ha fatto l'Assessore Passoni e più volte gli ho reso merito di questo - una scelta molto netta, che è quella di fare in modo che il Bilancio 2012 - e così sarà il Bilancio 2013 che stiamo impostando - sia fondato, nelle voci di entrata, unicamente su voci di entrata ordinarie, strutturali, ripetibili. Questa è una scelta, che rientra in una strategia che punta a dare solidità e trasparenza all'attività finanziaria del Comune. Ricordo che, sempre dentro questo criterio, prima che lo rendesse obbligatorio la Spending Review, che è intervenuta recentemente, in sede di approvazione di Bilancio, abbiamo previsto un fondo di ammortamento che abbattesse tutti i crediti inesigibili ancora iscritti a Bilancio, più anziani di cinque anni. Oggi è legge dello Stato. Questa Amministrazione lo aveva deciso prima che fosse legge dello Stato, esattamente anche qui per dare solidità, trasparenza e veridicità al nostro Bilancio. Seconda scelta. Affrontare la situazione di indebitamento della Città, che è dato, per un verso, dall'indebitamento che è coperto da mutui a medio e lungo termine e che costituisce la massa più grande dell'indebitamento e, dall'altra parte, da una quota di indebitamento che, invece, è indebitamento a breve. Mentre per tutta la parte di indebitamento che è a mutuo non c'è un'esigenza particolare di intervento, se non quella di prevedere, in ogni esercizio di Bilancio, la copertura dei ratei di mutuo da pagare, come abbiamo fatto nel 2012 e come sarà nel 2013, c'è l'esigenza di ricondurre a un livello fisiologico (era superiore al livello fisiologico) l'indebitamento a breve, che è un indebitamento che espone il Comune a un doppio rischio: da un lato quello di mettere in sofferenza i propri fornitori e, dall'altro, di essere esposto a tassi di interesse particolarmente onerosi. Quindi, abbattere consistentemente, riconducendolo entro livelli fisiologici, l'indebitamento a breve, era ed è un obiettivo strategico che abbiamo perseguito. Per questo si fanno le dismissioni. Le dismissioni hanno come uno dei due obiettivi il rientro nel Patto di Stabilità. Ma il rientro nel Patto di Stabilità richiederebbe una massa finanziaria inferiore a quella che noi mettiamo in campo con le dismissioni. Mettiamo in campo dismissioni per una cifra superiore a quella necessaria al rientro nel Patto di Stabilità, perché abbiamo un secondo obiettivo da conseguire contemporaneamente, che è la riduzione dell'esposizione a breve di questa Amministrazione nei confronti dei suoi creditori. Terza scelta che abbiamo perseguito (non è stato facile e non è facile), nonostante le riduzioni dei trasferimenti dallo Stato e l'insieme dei problemi finanziari che dobbiamo affrontare, è stata quella di mantenere inalterata l'offerta dei servizi che noi mettiamo a disposizione dei cittadini; mettendo in campo anche scelte innovative, sia sul piano del reperimento delle risorse finanziarie, sia sul piano delle modalità erogative di quei servizi. Ricordo tutta la vicenda degli asili nido, perché l'essere intervenuti per innovare le modalità di erogazione del servizio degli asili nido, affidando nove asili nido in concessione, non è stata una scelta estemporanea, è stata una scelta coerente con l'obiettivo per un verso di non ridurre l'offerta dei servizi e per l'altro verso però di erogarli in ragione tale che fosse più compatibile con le esigenze e i vincoli di Bilancio. Siccome anche oggi ho letto sui giornali che gli asili nido sarebbero stati un momento della criticità del rapporto tra l'Amministrazione e la Città, chi dice questo forse non fa i conti con il fatto che quei nove asili nido funzionano benissimo, con la stessa qualità di servizio che erogano gli asili nido gestiti direttamente dal Comune, e che quegli asili nido hanno provveduto in nove concessioni a ottemperare all'impegno che avevano assunto al momento dell'affidamento di assumere con contratto a tempo indeterminato lavoratori che prima erano dipendenti del Comune a tempo indeterminato e quel contratto non era rinnovato. Quindi, non c'è nessuna criticità da invocare su quel fronte. Su questo chiedo di fare i conti seriamente, uscendo dalla propaganda. Quindi, tornando al tema, noi abbiamo messo in campo una strategia incardinata su queste tre scelte, sanità e solidità del Bilancio d'Esercizio, manovra di finanza straordinaria per rientrare nel Patto di Stabilità e ridurre l'indebitamento a breve, mantenimento dell'offerta dei servizi anche con le necessarie innovazioni erogative e le necessarie politiche di reperimento delle risorse. La partita delle dismissioni di cui stiamo discutendo, rientra in una di queste tre scelte. Siccome giustamente - e lo faccio anch'io - è stato reso merito agli Uffici (mi sia lasciato dire per inciso, un po' pelosamente per caricare di più le responsabilità sulla politica, chiuso l'inciso), dicendo che gli Uffici hanno lavorato bene, sono tutti grati, allora io ricordo che noi stiamo rispettando - se volete, ve lo forniamo - esattamente tutto il crono-programma che gli Uffici avevano previsto per queste dismissioni fin dall'inizio di questa procedura. Perché gli Uffici avevano previsto esattamente che queste dismissioni, per la complessità dei passaggi regolamentari, procedurali, di legge che comportano, sarebbero arrivate a maturazione entro la fine dell'anno, nelle ultime settimane della fine dell'anno. Quindi, non è che ci arriviamo perché c'è l'affanno. No, il primo crono-programma che gli Uffici hanno consegnato a me, prima ancora che venisse approvata in questo Consiglio la deliberazione che autorizzava le dismissioni, che è di giugno, quindi nel mese di maggio il crono-programma dei nostri Uffici prevedeva che le dismissioni avrebbero avuto compimento alla fine dell'anno. Anche su questo mi pare che bisogna fare chiarezza e siccome giustamente si dice che gli Uffici hanno lavorato bene, anch'io dico che hanno lavorato bene, talmente bene che stiamo rispettando puntualmente il crono-programma, che è lungo. Ed è lungo per una questione di cui bisogna che tutti ci rendiamo conto: in questo Paese si parla di dismissioni e di privatizzazioni senza che ci sia un apparato legislativo, ordinamentale, regolamentare adeguato a quelle dismissioni. Prova ne sia che si applica, per analogia, il Codice degli Appalti. Ma la vendita di una società, che è sottoposta a mille varianti del mercato, non è analogo a un appalto per costruire un parcheggio o per cedere un'area per la sua valorizzazione, perché fare un'asta per vendere un'area, è facilissimo: fissi il prezzo, determini la descrizione d'uso e quanti metri quadri e metri cubi sono edificabili. Sulla base di questo, uno fa un'offerta e tutto finisce là. Il rapporto di acquisto e di cessione di imprese ha una parte negoziale, che fra privati si svolge normalmente, invece le leggi vincolano e limitano moltissimo. Questo rende più complicata la cessione delle aziende pubbliche. Prova ne sia che questo è un Paese in cui ogni giorno c'è qualche editorialista del "Corriere Della Sera", "la Repubblica" o "La Stampa", che spiega come fare le privatizzazioni e non se ne fa quasi nessuna. Chiediamoci perché. Non è solo un problema di volontà politica, c'è anche un problema di complessità procedurale e regolamentare, che noi stiamo sperimentando. Qui in Aula è stato detto: "Trovo gente, trovo gente, trovo gente"; anch'io trovo un sacco di gente che mi dice che sta a guardare come noi faremo le privatizzazioni per capire come farle loro, a partire da grandi città di questo nostro Paese, perché tutti avvertono l'enorme, complessa difficoltà di fare delle cessioni di azienda, non appalti per costruire un'autostrada o un parcheggio, mentre noi applichiamo il Codice degli Appalti alle cessioni. E la complessità che emerge rende lunghi i tempi. Oltre al fatto che in queste procedure intervengono, spesso, volontà terze, del tutto distinte dalla nostra, le quali non sono però obbligate a ottemperare ai tempi a cui noi siamo obbligati a ottemperare. C'è l'intervento dell'Antitrust, dell'ATOR, di questo, di quello; tutto legittimo, ma senza che sia stabilito, per le autorità terze che intervengono nel processo, un processo di cui noi siamo i titolari principali, alcun vincolo e alcun obbligo a cui noi, invece, siamo obbligati a sottostare. Solo per dire una delle complessità di questa materia. Quindi, è evidente che nel percorso che si sta facendo, secondo un crono-programma definito, che stiamo rispettando, intervengono poi una serie di questioni complesse, che ti obbligano anche a un adeguamento del percorso in corso. Per esempio, tu stabilisci dei limiti; se poi, coloro che partecipano alla gara ti chiedono una proroga dei tempi di presentazione dell'offerta, fa parte delle regole concederla, ma questa è una dilazione del tempo che non dipende da te, dipende dalla volontà dell'altro. E via di questo passo. Quindi, vorrei che quando parliamo di queste cose ci rendessimo conto della reale complessità di questa operazione, perché privatizzare in nove mesi quattro società, come stiamo facendo noi, è un'opera particolarmente impervia, per cui chiedo di trattarla nella sua complessità e non di pensare che si fa un bando, dopodiché aspettiamo che la gente ci porti i soldi. Non è così, è molto più complicato. Prova ne sia che in questo momento, in Italia, l'unica città italiana di grandi dimensioni, che si sta misurando con questa vicenda, è la città di Torino, ma non perché gli altri non hanno il problema, gli altri stanno cercando di capire cosa devono fare e guardano anche cosa facciamo noi per sapere come muoversi. Vi segnalo che l'anno scorso se il Comune di Milano non avesse fatto la cessione del 29% delle quote della società aeroportuale, sarebbe andata fuori dal Patto di Stabilità di corsa. Dopodiché, tutti leggiamo sui giornali che anche quella cessione non è scevra di problemi, come stiamo vedendo in queste settimane, in relazione alla quotazione in borsa di quella società. Io chiedo solo che si abbia un po' più di considerazione della complessità dell'opera. Dopodiché, nel corso di questo processo di privatizzazioni parziali, di apertura al mercato delle nostre società - di cui rimarremo azionisti, in alcune di maggioranza, in altre di minoranza - c'è la necessità di tenere conto, a mano a mano che sviluppiamo le procedure, anche di fattori che possono indurci a dover aggiornare delle scelte che abbiamo fatto, com'è avvenuto qui. Certamente è stato un limite di questo Consiglio (di tutti, non scarico su nessuno) aver previsto, per esempio, nello Statuto di GTT, che ogni e qualsiasi decisione viene presa a maggioranza semplice, quando la Città di Torino ha, in quel Consiglio d'Amministrazione, tre rappresentanti su cinque. Se ogni e qualsiasi decisione viene presa a maggioranza semplice, non si può dire che chi compra il 49% è particolarmente arrogante se ci chiede di rivedere questa norma, perché se ogni e qualsiasi decisione si prende a tre su cinque e tre sono nostri, quel 49% è prigioniero del 51%, altro che dire che comanda per tutti. Qualsiasi persona di buonsenso capisce che non può funzionare così. E abbiamo evidentemente commesso un errore quando abbiamo approvato uno Statuto che prevedeva quella clausola. Dopodiché, certo che c'è il problema della tutela degli interessi del Comune e ci mancherebbe. Ma se tu stabilisci che su una serie di decisioni indicate nello Statuto, che sono decisioni che in ogni impresa sono di carattere strategico (le acquisizioni, le cessioni, le ricapitalizzazioni), ci vuole una maggioranza qualificata di 4/5, questo significa che né il 49% impone quella decisione al 51%, né il 51% al 49%: bisogna costruire un consenso, mi sembra ragionevole. La previsione di una maggioranza qualificata sulle decisioni di natura strategica è una norma prevista in tutti gli Statuti di qualsiasi società che abbia un minimo di consistenza patrimoniale, finanziaria e di fatturato. E lo prevediamo anche noi. Non dismettiamo nessuna nostra prerogativa. Teniamo conto del fatto che anche chi prende il 49% e poi gestisce l'azienda ha qualche prerogativa che va riconosciuta. E il meccanismo della maggioranza qualificata ti consente di fare incontrare le prerogative di ciascuno, nella costruzione di un meccanismo che possa essere di decisione consensuale. Idem la questione del potere interdittivo. Io vi invito a esaminare lo Statuto di qualsiasi società, pubblica o privata, di una qualche consistenza. L'espressione del potere interdittivo non c'è da nessuna parte; semmai c'è che su una serie di decisioni occorre anche il consenso. La formulazione è sempre positiva, non è mai negativa. L'idea che noi, invece, ci eravamo affidati a una formulazione che sembra ispirare un atteggiamento preventivamente diffidente nei confronti di qualsiasi decisione che un amministratore delegato prende, per cui il Presidente non è lì a concorrere, è lì a interdire. Ammetterete che chi ha un po' di esperienza di vita di aziende e di società sa che se in una società i soci devono marcarsi l'uno contro l'altro, armati, ispirando i propri comportamenti alla diffidenza, quella società è morta. Quindi, anche su questo abbiamo dovuto operare una formulazione che fosse più veritiera. E così il plafond di spesa. Abbiamo alzato il plafond di spesa, perché se voi andate a esaminare qualsiasi società che abbia la consistenza di una società come GTT, vedrete che il plafond di spesa che viene riconosciuto all'amministratore delegato, senza passare preventivamente dal Consiglio d'Amministrazione, è più consistente di quello che noi avevamo preventivamente indicato. In ogni caso, fermo restando che avendo noi tre Consiglieri su cinque nel Consiglio d'Amministrazione, in qualsiasi momento, a maggioranza semplice, si può richiedere la convocazione del Consiglio d'Amministrazione. Quindi, se l'amministratore delegato dovesse compiere un atto di impegno di spesa che ai nostri rappresentanti non appare congruo o fondato, sulla base della maggioranza semplice si è in grado di chiedere la convocazione del Consiglio e di sottoporre quella scelta a un dibattito in Consiglio. Quindi, non abbiamo dismesso la capacità e la possibilità di un controllo. Tutto questo per dire che noi stiamo cercando di alienare quote di partecipazione delle nostre società alle migliori condizioni possibili, sapendo che le migliori condizioni non sono solo (vorrei che questo ce l'avessimo chiaro) quanto l'offerta si avvicina alla base d'asta iniziale, perché poi c'è un mercato, c'è una situazione economico-finanziara in evoluzione. Quindi, le valutazioni non sono soltanto di comparazione, ma devono fare i conti con le dinamiche del mercato. Quindi, anche lì c'è una complessità. Per questo io non condivido l'espressione "svendere"; la capisco dal punto di vista della polemica politica, ma non mi interessa più di tanto. Non c'è nessuno che vuole svendere niente. Siamo tutti interessati a vendere alle migliori condizioni, sapendo che il mercato di oggi è complesso, difficile, in una fase di crisi economico-finanziara e che quindi tutto questo comporta delle dinamiche che non ineriscono alla nostra volontà, ma ai processi reali che investono la nostra economia. Questa è la ragione per cui abbiamo portato questa deliberazione al Consiglio Comunale, chiedendo di liberarla il più rapidamente possibile, non per fare fretta ad alcuno, ma perché abbiamo vincoli temporali che ci impongono il più possibile di non interporre tempo. E io apprezzo, non ho nessuna difficoltà a dirlo, l'atteggiamento di responsabilità che questa sera, in questo Consiglio, i Gruppi dell'opposizione hanno espresso. Li ringrazio, anche perché il loro atteggiamento di responsabilità non è verso il Sindaco o la Giunta, ma naturalmente verso la città, e io lo apprezzo. Mi auguro che tutti i Gruppi, in sede di prosieguo di questa discussione, quando arriveremo alla parte deliberativa, assumano un atteggiamento responsabile. Faccio appello a tutti i Gruppi, non solo ovviamente a quelli di maggioranza, ma anche a quelli che oggi siedono sui banchi dell'opposizione, di tenere conto della particolare delicatezza e complessità di questo processo di dismissione e di assumere un comportamento che possa evitare qualsiasi dilazione temporale, nell'esclusivo interesse della Città, non nell'interesse di questa Giunta o del suo Sindaco. Infine, voglio dire una cosa, perché sono stato interpellato direttamente dal Consigliere Curto. Io mi fido pienamente della mia maggioranza. Bisogna però che ci intendiamo su un punto. Io giro moltissimo e parlo con la città e vi dico, con la sincerità con cui parlo sempre, che il giudizio della città nei confronti di questa Amministrazione non è quello che spesso si respira in quest'Aula. Io non lo avverto così. Quindi, credo che tutti dobbiamo fare i conti con quello che pensa davvero la città. In ogni caso, è evidente che siamo in una fase particolare in cui dobbiamo gestire una condizione finanziaria particolarmente delicata, che richiede delle decisioni impegnative, di cui ci stiamo assumendo la responsabilità esattamente per passare a una fase successiva, che non sia più condizionata da un'emergenza come quella che abbiamo e ci consenta di dispiegare l'azione amministrativa della Città in modo più sereno e anche con una maggiore prospettiva. Io mi auguro che entro la fine dell'anno le dismissioni possano essere realizzate, che si possa realizzare quindi l'obiettivo del rientro nel Patto di Stabilità e si possa avere quella massa critica di risorse che ci consenta di ridurre in modo significativo l'indebitamento a breve. Se noi realizzeremo questi obiettivi è chiaro che per la vita amministrativa della Città si aprirà una fase nella quale potremo affrontare i problemi strategici, di pianificazione, di sviluppo e di crescita della città con un respiro e una serenità maggiore. Naturalmente questo dovrà coinvolgere tutte le forze politiche, a partire da quelle di maggioranza, ma l'intero Consiglio, in una discussione che ci consenta, tutti insieme, di indicare con maggiore chiarezza alla città i nuovi appuntamenti per lo sviluppo e la crescita di Torino, che potrà conoscere una nuova fase. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Faccio presente che gli emendamenti devono essere presentati prima della chiusura della discussione della proposta di deliberazione. A seguito della consegna degli emendamenti, vi è ancora un'ora per la presentazione dei subemendamenti. |