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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 26 Novembre 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 25
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2012-06432
DISMISSIONE PARTECIPAZIONE AZIONARIA DETENUTA IN "GTT S.P.A." DA FCT HOLDING SRL PARI AL 49% DEL CAPITALE SOCIALE - MODIFICAZIONI STATUTO GTT.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201206432/064,
presentata dalla Giunta Comunale in data 22 novembre 2012, avente per oggetto:
\"Vendita partecipazione azionaria detenuta in GTT S.p.A. da FCT Holding S.r.l. pari
al 49% del capitale sociale\"

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Ricordo i tempi di intervento: un Consigliere per Gruppo ha a disposizione 10 minuti,
gli altri hanno 5 minuti. È stata concessa la possibilità di cumulare gli interventi che
risulteranno inferiori a 5 minuti, purché lo stesso intervento non risulti comunque
superiore a 10 minuti.
La parola al Vicesindaco.

DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco)
Preciso solo per il Consiglio che la copia, che è stata distribuita adesso dalla Segreteria,
serve solo ai fini della comprensione tra di noi, in quanto non c'è un testo sostitutivo
della proposta di deliberazione stessa, ma ci sono tre emendamenti di Giunta che
portano esattamente al testo che vi è stato consegnato.
Come ben sappiamo, la proposta di deliberazione contiene tre questioni per motivare la
modifica statutaria che è contenuta nell'allegato.
Da una parte, ovviamente, si parte dalla data del 23 novembre, in cui si fece in questo
Consiglio la deliberazione per la FCT Holding, in cui sostanzialmente si delineava il
percorso che abbiamo intrapreso sull'insieme delle Società, sia per TRM, sia per
AMIAT, sia per GTT, sia per SAGAT. Sostanzialmente, racchiude in poche righe
l'insieme di quella condizione.
Ricorda, esplicitando l'essenza, la deliberazione del 18 giugno, in cui noi diamo
l'indirizzo per la dismissione del 49% con le modifiche statutarie che, a quel punto,
proponiamo ovviamente a chi deve entrare in GTT.
Dopodiché, prende atto che sono emerse difficoltà problematiche rispetto alla cessione
e, per aiutare la possibilità di proseguire con le procedure che chi ha la responsabilità
deciderà di seguire, di modificare alcune parti dello Statuto stesso. Per cui è stata
largamente prosciugata la deliberazione che, invece, abbiamo consegnato alla I e alla II
Commissione nella giornata di venerdì. Con ulteriore emendamento, è stata
ulteriormente prosciugata anche in rapporto alla discussione fatta questa mattina in
Commissione.
Non ci sono emendamenti, invece, per quanto concerne il testo dell'allegato, cioè dello
Statuto; rimangono sostanzialmente le tre questioni, che fin da venerdì abbiamo
illustrato in Commissione e che abbiamo richiarito questa mattina in Commissione,
anche sulle possibilità, chiarendo l'agibilità stessa della parte pubblica e della parte
privata, affrontando le tre questioni su cui sono sorti problemi.
Le tre questioni riguardano: uno, l'assetto decisorio sia dell'Assemblea che del
Consiglio d'Amministrazione, in cui da una maggioranza semplice si prevede di passare
ad una maggioranza qualificata al 76%. Per cui, in Consiglio d'Amministrazione, per
poter prendere decisioni, bisogna che almeno 4 su 5 siano d'accordo.
La seconda questione riguarda il valore su cui può decidere il Consiglio
d'Amministrazione e su cui ha il mandato l'Amministratore Delegato, che era 1 e passa
a 5, però elencando al Consiglio d'Amministrazione tutte le questioni su cui deve
decidere, che sono, sostanzialmente, dal budget in poi, ovviamente, tutte le spese che
normalmente ci sono in qualsiasi società. Cioè, credo che da questo punto di vista
l'articolazione presente nello Statuto preveda tutte le possibilità di previsione che una
società normalmente deve fare, in sede di budget e in sede di programmazione, per poter
gestire un'azienda.
Ovviamente, a quel punto, residualmente, invece, l'Amministratore Delegato ha questo
mandato, che si può far dare dal Consiglio preventivamente o che deve essere riportato
successivamente e riguarda quelle parti cosiddette contrattuali verso terzi, in cui
l'Amministratore Delegato non può dire: \\\"adesso ci siamo parlati, adesso vado in
Consiglio e ritorno\\\".
Questa mattina facevo in Commissione l'esempio della classica trattativa sindacale, che
avviene ad un certo punto. Normalmente, c'è un mandato e si va in quella direzione.
Stessa cosa può essere il fatto che venga a discutere il Contratto di Servizio o che vada
in Regione a discutere qual è il livello del sostegno al TPL e, ad un certo punto -
ovviamente, non lo può sapere prima -, deve avere un mandato per poter chiudere.
Per cui non è che l'Amministratore Delegato a prescindere, per 5 milioni, non si
confronta con nessuno, su tutto quello che è prevedibile lo fa, sull'altro deve avere un
mandato, una verifica a posteriori e deve renderne conto.
L'altra questione che è stata modificata è la questione della parola \\\"interdizione del
Presidente\\\" sul Contratto di Servizio. Anche qui l'abbiamo chiarita in Commissione.
Perché va esplicitato il fatto che ha la delega sul Contratto di Servizio? Perché, a
differenza di là dove abbiamo la gara a doppio oggetto, è chiaro - cosa che è riportata
poi anche nel dispositivo e nella descrizione comunque della deliberazione, ancorché
largamente asciugata questa frase permane - che, in realtà, noi non facciamo una gara a
doppio oggetto; non si è fatta una gara a doppio oggetto, né la sua prosecuzione, per cui
è chiaro che l'operatività è in capo al socio privato.
Quella che noi stiamo facendo è una cessione non per la durata del Contratto di
Servizio, che è totalmente in capo a GTT, ma del 49% e della gestione del socio privato.
Per questa ragione bisogna un po' più esplicitare la questione anche del rapporto del
Contratto di Servizio.
Però, essendo che il Presidente è informato costantemente giorno per giorno
dall'Amministratore Delegato e il fatto che il Comune dev'essere d'accordo,
ovviamente, mette in condizione la parte pubblica su questo di codecidere totalmente
assieme, perché da parte del Presidente, in rapporto all'informazione, se ritiene che la
modifica del servizio - perché su questo si è concentrata l'attenzione, ma riguarda sia il
servizio che l'organizzazione della società - sia una decisione rilevante (ad esempio, si è
cambiato il tragitto della Linea 4), allora convoca il Consiglio. Se, invece, ha ritenuto
importante adeguare i mezzi per la \\\"Notte Bianca\\\" nel Comune di Torino, per cui, al
posto di fermare i pullman a fine serata, ha fatto proseguire il servizio fino alle 4.00 o
alle 5.00 del mattino, non lo ritiene rilevante, per cui non convoca il Consiglio.
Faccio questo esempio per far capire il fatto che - come abbiamo detto in Commissione
- nulla viene tolto alla possibilità di intervento del socio pubblico, viene messa però una
responsabilità maggiore verso il socio privato, sia nella definizione ovviamente del
Contratto di Servizio che rispetto alla gestione della società.
Tenendo sempre conto che sul Contratto di Servizio, allo stato attuale, è tuttora da
vedere per il futuro, noi abbiamo l'Agenzia per la Mobilità che, ovviamente, ha il
Contratto di Servizio e che gestisce questo. Tra l'altro, non lo gestisce solo per noi, lo
gestisce anche per l'extraurbano, in cui essendo i Comuni e la Provincia essenzialmente
loro direttamente interessati, non hanno la doppia possibilità (società e il controllo del
Contratto di Servizio), ma hanno solo il Contratto di Servizio. Non per questo possiamo
dire che c'è un non controllo pubblico, non una definizione naturale del servizio di
autolinea, che avviene sull'extraurbano. Sull'extraurbano funziona come funziona già,
con un Contratto di Servizio definitivo. Queste sono le modifiche.
Tutto questo, ovviamente, dovrebbe permettere alla procedura - questo è motivo
essenziale - di poter proseguire nei prossimi giorni per cercare di concludere, ai fini del
rispetto degli equilibri finanziari e del Patto di Stabilità, la procedura di dismissione così
come pensata a novembre 2011 e con il mandato dato con la deliberazione di giugno.
È stato un lavoro anche velocizzato dal fatto che abbiamo fatto una Commissione
venerdì, iscrivendo il testo all'Ordine del Giorno, e una Commissione straordinaria
questa mattina. Ringrazio per la serietà con cui l'insieme dei Commissari ha seguito la
discussione e ringrazio i due Presidenti che hanno, ovviamente, gestito queste due
Commissioni, perché si può dire che in un weekend abbiamo discusso la proposta di
deliberazione, fatto gli emendamenti e oggi il Consiglio può valutare nella sua
possibilità di votare una proposta di deliberazione che, certo, non è la pietra miliare di
tutto, ma sicuramente è decisiva per poter proseguire sulla strada che avevamo
intrapreso.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Ringrazio comunque l'Assessore per la breve descrizione che ha dato della proposta di
deliberazione.
Io inizierei da una valutazione politica, prima di entrare nel merito. È una constatazione
che esprimo con rammarico, cioè che, ancora una volta, quest'Aula è chiamata a
pronunciarsi su questioni molto importanti per Torino e, ancora una volta, però - e ci
tengo a dirlo -, il tempo che ci viene concesso per esaminare in modo approfondito
l'atto che si dovrebbe approvare è inversamente proporzionale all'importanza dell'atto
stesso. Questo direi che dobbiamo constatarlo.
Sono ormai mesi, Sindaco e Assessore, che questa Giunta vive nell'emergenza,
trasferendo l'ansia e l'urgenza all'attività di questo Consiglio Comunale. Non penso di
essere l'unica a pensarlo.
È ormai palese, cari Colleghi, che non vi sia un piano e non esista alcuna strategia, se
non l'affrontare, con sempre più affanno, i problemi ereditati o che scaturiscono dal
fallimento della strategia adottata nel passaggio precedente - questo è un caso evidente -
per incapacità di gestione o, semplicemente, per mancanza di una visione di medio-
lungo termine.
Noi, fin dall'inizio, abbiamo espresso la nostra posizione politica in merito alla
questione delle vendite delle partecipazioni delle aziende dei servizi pubblici. La voglio
ribadire ancora oggi. Abbiamo votato, infatti, in modo contrario a tutte le deliberazioni
che presentavano o comunque chiedevano a questo Consiglio di dismettere delle quote,
opponendoci spesso anche con forme molto forti e le uniche che avevamo a
disposizione, cioè l'ostruzionismo.
Ci teniamo, quindi, a ribadire con forza che siamo fermamente convinti che nessun
privato possa portare dei benefici al Comune e che i servizi quali il trasporto pubblico,
la gestione del ciclo dei rifiuti e l'acqua (che solo grazie ad un referendum al momento
non è in discussione) debbano restare completamente sotto il controllo pubblico.
Riteniamo che il modello della gestione pubblica sia da perseguire, intervenendo non
tramite la vendita delle quote, bensì tramite modelli di gestione efficaci ed efficienti,
privi di clientele - e lo vorrei precisare -, cosa che il pubblico potrebbe fare, se
realmente lo volesse. E ci tengo anche a dire che è evidente che, a mio avviso, sino ad
oggi non è stato fatto.
Ribadiamo, inoltre, che la vostra scelta di far entrare il socio privato non è dovuta a
motivazioni riconducibili a piani industriali, come si sentiva anche dire oggi in
Commissione, convincenti, o volontà di valorizzare la società in oggetto, bensì alla
necessità di incassare risorse per rientrare nel Patto di Stabilità. Patto di Stabilità che lei,
Sindaco, ha deciso di non rispettare quasi un anno fa.
Dopo i recenti fatti che hanno riguardato il bando delle quote di minoranza di GTT,
siamo ancora più convinti che un'azienda privata, qualunque essa sia, operi solo ed
esclusivamente nel proprio interesse e non in quello della collettività. Ecco perché, se
vogliamo dare un'interpretazione politica agli eventi - e mi spingo un po' oltre -, la gara
è andata deserta. Perché, infatti, pagare di più ciò che puoi tranquillamente avere con un
notevole sconto?
Noi siamo stati eletti da una parte dei cittadini di Torino, ma siamo convinti che
dobbiamo lavorare nell'interesse generale di tutti, anche di coloro che non ci hanno
votato e che magari non capiranno quale sia lo spirito della nostra azione in questo
contesto e su questa proposta di deliberazione.
È proprio per l'interesse generale che desideriamo che l'atto, che quest'Aula si appresta
ad approvare, sia corretto sotto il profilo amministrativo e soprattutto che garantisca il
perseguimento dell'interesse pubblico; questione che dovrebbe essere cara a tutti noi
presenti in quest'Aula.
Come ho già avuto modo di argomentare in Commissione questa mattina e quindi non
ci tornerò, la deliberazione approvata dalla Giunta Comunale presenta, a nostro avviso,
notevoli incongruenze con le norme che disciplinano la materia e soprattutto il percorso
proposto non garantisce assolutamente il perseguimento dell'interesse della città e dei
torinesi.
Si parlava, Assessore - e oggi devo dire che non ho ancora avuto modo di leggere la
versione, però di fatto c'era -, di procedure negoziate urgenti, di non applicazione del
Testo Unico, quindi la non applicazione della Legge n. 163, di giustificazioni per non
seguire i principi fondanti dell'azione amministrativa previsti dalla Legge n. 241, quali
il buon andamento, l'imparzialità, la trasparenza e l'economicità.
Mi rivolgo ai Consiglieri di maggioranza. Anche con le nuove modifiche che sono state
proposte, in realtà, non si cancella quanto avvenuto; quanto avvenuto è su tutti i giornali
e la storia di questa deliberazione la conosciamo tutti.
È compito di questo Consiglio modificare lo Statuto di GTT, così come già fatto con la
deliberazione del 18 giugno, in modo da rendere la società appetibile per possibili
acquirenti, se questa è la linea che volete tenere.
È compito di questo Consiglio stabilire che la procedura, data la complessità delle
vendite, debba essere quella ristretta e ci tengo a precisarlo, la procedura ristretta. La
procedura urgente, negoziata, a nostro avviso, non esiste. Ho chiesto stamattina in
Commissione lumi sulla materia e sulla normativa di riferimento e noi non abbiamo
trovato nulla che la disciplini.
Quindi, in tal senso, noi riteniamo che l'unica via percorribile e che, quindi, di fatto,
tuteli l'interesse pubblico sia l'indizione di una nuova gara.
Al Consiglio, infatti, non spetta assolutamente di votare un salvacondotto che consenta
alla Commissione di gara di non ottemperare alle norme di buon andamento, di
imparzialità, di pubblicità e di trasparenza, evitando di pubblicare un nuovo bando,
perché sappiamo bene che questo atto, che la Giunta ci chiede di approvare, modifica
sostanzialmente le condizioni di gara.
Non ripeterò qui, perché l'ho già fatto stamattina in Commissione, quali siano le
modifiche di sostanza e perché io stia parlando e stia qua argomentando il fatto che le
modifiche di Statuto siano effettivamente modifiche di sostanza.
Però, è evidente, a mio avviso, che dinanzi a tale modifica vi potrebbero essere altri
soggetti interessati, i quali potenzialmente potrebbero decidere di partecipare alla gara.
E qui torno al punto: qual è l'interesse pubblico? Noi rischiamo oggi, anzi voi rischiate,
chi voterà questa proposta di deliberazione, che, con una modifica così sostanziale, tutti
i soggetti che non sono stati, in qualche modo, sentiti - perché poi, di fatto, di questa
procedura si sta parlando in questa seconda fase - avranno tutti i diritti di fare ricorso. E
un eventuale ricorso implica una probabile sospensiva che, a sua volta, implica,
evidentemente, che l'urgenza e la necessità di incassare queste risorse, di fatto, non
verrà realizzata. E quindi tutto l'impianto che voi state costruendo, a mio avviso, è
molto debole.
Noi abbiamo rinunciato - e li abbiamo qua - a presentare circa mille emendamenti
ostruzionistici; erano pronti. In questo momento, siamo convinti che non sia utile
rinviare di qualche giorno l'approvazione di questo atto, ma sia necessario modificarlo
per il bene di tutti.
Abbiamo presentato 4 emendamenti di merito, con i quali, seppure in totale disaccordo
politico, non apportiamo modifiche al nuovo Statuto di GTT che la Giunta ci propone,
ma rinviamo a FCT Holding il compito di iniziare un nuovo iter di gara.
Le norme, la giurisprudenza, le sentenze del Consiglio di Stato, la prassi e la buona
Amministrazione sono concordi sul fatto che sia necessario procedere con la
pubblicazione di un nuovo bando, con l'acquisizione delle manifestazioni di interesse e
con l'invio di nuove lettere di invito.
Se, però, la Commissione di gara desidererà derogare da tali norme, lo faccia a suo
rischio e pericolo, non deve certo essere il Consiglio a decidere ciò.
L'ultimo pensiero va al Sindaco, che mi spiace sia uscito dall'Aula, ma magari risentirà
il verbale. A mio avviso, il Sindaco ha perso il controllo di ciò che sta accadendo a
Torino. Evidentemente, non conosce questa città e i suoi cittadini e - cosa ancor più
grave - non comprende la macchina amministrativa della quale, dal voto popolare, è
stato messo a capo.
Dinanzi al susseguirsi quasi quotidiano delle emergenze, il Sindaco è solo in grado di
dire che ha un piano segreto, molto segreto. Ma qual è la sua visione di medio-lungo
termine? I sacrifici ai cittadini - e mi rivolgo alla maggioranza, che lo stanno ancora
sostenendo - si chiedono a fronte di un percorso certo e sicuro, ma qui noi non vediamo
altro che una barca che naviga a vista.
Se un progetto c'è - e mi spiace che adesso il Sindaco non sia in Aula - ce lo dica, ci
convinca, convinca anche i torinesi che l'unica sua soluzione non è sperare in una
norma "salva Torino", cosa che già una volta, tra l'altro, ha dimostrato di non essere in
grado di ottenere, perché io non vorrei ricordare qui che cosa ha detto il Sindaco sul
Patto di Stabilità nel 2011, però non mi sembra che abbia ottenuto alcuna forma di
deroga.
Siamo fermamente convinti che i torinesi siano ormai pentiti per la fiducia che hanno
accordato a questa maggioranza e a questo Sindaco. E noi, di giorno in giorno, ci
accorgiamo che stiamo assistendo agli ultimi scoordinati gesti di una politica vecchia,
che non è in grado di garantire un futuro alla città e neppure di immaginarselo.
Mi auguro che il Sindaco, se tornerà in Aula, sarà, in qualche modo, in grado di
ribattere e dirci qual è la sua strategia di medio-lungo termine.
Noi oggi non desideriamo aiutare né il Sindaco, né la Giunta, nonostante - ribadisco -
abbiamo proposto degli emendamenti che in tal senso rendono la proposta di
deliberazione, a nostro avviso, votabile e soprattutto, in qualche modo, non impugnabile
dal punto di vista amministrativo, ma semplicemente auspichiamo che questo Consiglio
non venga trascinato a fondo insieme al Sindaco e insieme alla sua Giunta, a fronte di
un'evidente incapacità di gestire la Città.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Grazie.
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