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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 26 Novembre 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 13
INTERPELLANZA 2012-06039
"CENTRO SOCIALE GABRIO E PROGETTO RIMOZIONE AMIANTO" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE CURTO IN DATA 13 NOVEMBRE 2012.
Interventi

LEVI Marta (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201206039/002, presentata in data
13 novembre 2012, avente per oggetto:
"Centro sociale Gabrio e progetto rimozione amianto"

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola, per l'illustrazione dell'interpellanza, al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Darei lettura dell'interpellanza, considerata l'importanza dell'argomento...

LEVI Marta (Vicepresidente)
Soprattutto considerato il numero di persone che stanno ascoltando!

CURTO Michele
Ci sono i potenti mezzi on line, Presidente! Siamo nell'era della virtualità.
"Il sottoscritto Consigliere Comunale premesso che da 18 anni è attiva l'esperienza del
centro sociale Gabrio, che presso lo spazio di via Revello ha dato vita ad una serie di
iniziative che lo hanno reso ormai parte integrante ed attiva della città e del quartiere
San Paolo; premesso che le principali iniziative intraprese, svolte in maniera solidale e
fuori dalle logiche commerciali sono le seguenti: sportello legale, per il diritto alla casa,
per il lavoro, l'ambulatorio per migranti, la palestra popolare, l'orto collettivo, la
ciclofficina, spettacoli musicali; premesso che va inoltre ricordata la partecipazione
attiva alla vita politica e sociale della città attraverso cortei, manifestazioni, presidi sui
temi dei diritti dei migranti e contro i CIE, per il diritto alla casa, contro le grandi opere,
contro la guerra e le politiche neoliberiste, per l'antiproibizionismo, per la memoria
antifascista, contro il razzismo e per l'autodeterminazione delle donne; considerato che
in data 20 ottobre un corteo partecipato, con oltre 1.000 persone, è passato tra le vie del
quartiere rivendicando con forza la bonifica dall'amianto di tutte le strutture pubbliche,
compreso il Centro Sociale Gabrio, e chiedendo che la sua storia possa continuare,
esprimendo netta contrarietà a qualsiasi atto finalizzato alla conclusione dell'esperienza
del Gabrio; considerato che è in preparazione da parte dell'Amministrazione un
progetto specifico di bonifica dell'edificio di via Revello 3 e 5, inserito nel Catasto degli
immobili comunali contenenti amianto; interpella il Sindaco e l'Assessore competente
per sapere quali iniziative intendano assumere al fine di coniugare lo svolgimento delle
operazioni di rimozione dell'amianto relative all'edificio di via Revello con il
proseguimento di un'esperienza feconda per la vita sociale del quartiere San Paolo e
della città".

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Come è stato detto, intanto l'interpellanza fotografa l'esperienza del Centro Sociale
Gabrio dentro la vita della città e, naturalmente, alla fine chiede conto di come verrà
affrontata la situazione, sicuramente complessa, derivante dal fatto che, per quanto il
fabbricato sia regolarmente inserito nel Catasto dei fabbricati con amianto, la
conservazione del manufatto e la difficoltà e l'impossibilità di procedere con le
manutenzioni, vista la tipologia del fabbricato e la tipologia edilizia del fabbricato,
comportano necessariamente una bonifica che non può che prevedere la demolizione dei
tre corpi di fabbrica, A, B e C siti in via Revello 3 e 5.
Come è noto, perché l'argomento è già stato affrontato anche in sede di Commissione e
di Consiglio, il fabbricato è stato costruito nei lontani anni Cinquanta-Sessanta con la
tecnica Salvit, cioè una tecnica di prefabbricazione, ed è in cattivo stato di
conservazione e il suo deterioramento comporta, evidentemente, il peggioramento della
condizione del fabbricato con il passare del tempo. Non solo vi sono le fondazioni di
calcestruzzo debolmente armato, le strutture in acciaio collegate alle pareti in pannelli
prefabbricati a doppia lastra, spesso in fibrocemento-amianto, le coperture ed i
controsoffitti con lastre e pannelli anche contenenti amianto, ma vi è anche una
composizione architettonica del fabbricato che, tra virgolette, rende "impossibile" la
scissione delle componenti con l'amianto da quelle edilizie ordinarie.
Questa è la ragione per la quale - e qui vorrei essere molto chiaro -, sostanzialmente,
non si può intervenire in modo differente rispetto alla demolizione per la bonifica.
Questo tema è stato più volte sollevato anche da altre interpellanze e chiarisco il punto
specialmente per rappresentare come la questione dell'amianto non sia in alcun modo
una giustificazione o una scusa per intervenire - cosa che peraltro non competerebbe
esclusivamente al mio Assessorato - nell'attività o nelle modalità di occupazione di
questo fabbricato, ma è necessaria proprio la rimozione dell'amianto con una tecnica
che, naturalmente, prevede l'estinzione e la bonifica dell'amianto e che ribadisco che
non può essere scissa dalla demolizione del fabbricato, prevedendo quindi dei tempi e
delle modalità di intervento tecnico che sono complessi, ma che, a tutela dei soggetti
occupanti e della generica collettività, non possono che prevedere l'integrale bonifica
del sedime.
Come sapete, nella fattispecie, il progetto della bonifica prevede un'esecuzione di opera
pubblica, esattamente come se fosse un'opera di qualunque genere o una manutenzione
straordinaria. Nei mesi passati, la Città ha approvato il progetto preliminare e, nel mese
di ottobre, ha approvato il progetto definitivo. Con questa fase la Città potrebbe indire le
procedure di gara per procedere con il cantiere, sennonché la normativa in materia di
opere pubbliche prevede che il soggetto responsabile del procedimento debba dichiarare
che l'immobile è disponibile per poter indire la gara d'appalto. In questo caso non lo è,
nel senso che non è nel possesso dell'Amministrazione, in quanto attualmente
l'immobile è occupato. E qui arriviamo al nodo politico ed amministrativo che si
incastra: da una parte, l'immobile non è libero e, quindi, non si potrebbe procedere
all'istruzione della procedura di gara, così come da normativa, perché non è certificabile
che l'immobile sia disponibile e, dall'altra parte, per essere avviato il procedimento che
la Legge richiede per la bonifica a tutela dell'incolumità e della pubblica salute anche
degli occupanti, l'immobile dovrebbe essere liberato. Di conseguenza, arriviamo al
nodo: come riuscirà la Città ad entrare in possesso del fabbricato, naturalmente con
modalità che consentano la bonifica e la demolizione, senza evidentemente interferire o
intervenire in modo eccessivamente invadente su quello che è l'equilibrio della
situazione di relazione di questo Centro Sociale con il territorio, con la Città, con la
comunità dell'antagonismo cittadino e, più in generale - se posso usare questa parola -,
con l'ordine pubblico.
A tal fine, la Città ha portato questo tema nella Commissione Prefettizia preposta per
l'ordine e la pubblica sicurezza, sollevando naturalmente la richiesta di dover affrontare
il nodo del possesso del fabbricato per addivenire, come si può facilmente capire, al
procedimento amministrativo di bonifica. In sintesi, siamo rimasti a quel punto.
Oggi non c'è alcun procedimento o alcuna indicazione che prevedano alcun tipo di
procedura di sgombero nelle prossime ore o nelle prossime settimane (né concordata, né
meno), anche se naturalmente questo tema della disponibilità è da affrontare entro
qualche settimana o qualche mese, perché - e qui arrivo ad un dato più tecnico - la
modalità con cui la Città dovrebbe istruire la procedura amministrativa, procedere alla
procedura di gara, affidare i lavori ed eseguirli, è una procedura che, secondo la
relazione tecnica, dovrebbe riguardare circa 22 mesi, tra iter amministrativo di avvio e
ultimazione dell'opera di demolizione e bonifica.
Pertanto, non si può temporeggiare per le ovvie ragioni dello stato del fabbricato e,
dall'altra parte, il tempo sarà necessariamente lungo, nel senso che potrebbe volerci un
anno o anno e mezzo per l'esecuzione delle opere.
Si sta valutando quale sia la modalità tecnica migliore. In sintesi, però, si stanno
facendo anche alcune verifiche relativamente alla disponibilità dell'Amministrazione ad
ottenere la disponibilità dell'immobile in capo alla Pubblica Amministrazione in
modalità diversa da quello di uno sgombero coatto; naturalmente, non solo per ragioni
di ordine pubblico, ma anche per ragioni di rispetto e di tutela dell'ordine pubblico,
dell'attività degli occupanti e del confine tra le 2 attività (che, naturalmente, è sempre
molto complesso), penso che sarebbe un beneficio per tutti se si addivenisse a procedure
che evitino l'esecuzione di ordinanze e coazione. Si intende provare ad immaginare se
sia possibile addivenire ad un rilascio concordato del fabbricato, naturalmente nelle
forme e nelle modalità che la Legge può consentire, cioè relazionandosi in modo
trasparente con il soggetto occupante e, naturalmente, immaginando anche che, se
l'Amministrazione dovesse tutelare l'occupazione e l'utilizzo di strutture da parte di
soggetti delle organizzazioni giovanili più o meno regolarizzate o regolarizzabili e più o
meno espressione dell'autonomia o del mondo giovanile dell'antagonismo torinese, ciò
dovrebbe evidentemente ed eventualmente avvenire in futuro sulla base di modalità che
prevedano una relazione compatibile con le regole delle Istituzioni pubbliche.
Compatibile vuol dire, come successe in passato, con una relazione che preveda la
formalizzazione di accordi e la possibilità di avere dall'altra parte un soggetto giuridico
magari parzialmente riconoscibile o riconoscibile dalla Pubblica Amministrazione, in
modo da evitare e superare l'attuale situazione di effettiva difficoltà di comunicazione e
di relazione con la Pubblica Amministrazione (nella fattispecie, anche legata al caso
citato).
Su queste basi e con questa disponibilità (che naturalmente non intende in alcun modo
superare o venir meno agli obblighi di tutela della Legge rispetto alla Legge della
Pubblica Amministrazione, ma che, dall'altra parte, deve contemperare anche la
necessità di evitare problemi di ordine pubblico conseguenti all'iniziativa legata al
riappropriamento del fabbricato) si intende capire nelle prossime settimane quali siano i
margini di possibilità, naturalmente coordinando gli interventi e le discussioni con gli
organismi preposti (Questura e Tavolo Prefettizio per l'ordine e la sicurezza) e cercando
anche di capire quali possono essere, in qualche modo, gli effettivi intendimenti,
relazioni e disponibilità degli occupanti rispetto al fatto di affrontare con la Pubblica
Amministrazione in generale un percorso non violento e assolutamente concertato (per
quanto possa essere eventualmente concertato).
Abbiamo appreso - lo cita l'interpellanza - che sono stati organizzati ed effettuati dei
presidi, delle manifestazioni e anche delle occupazioni temporanee in immobili della
zona tesi a segnalare all'Amministrazione il problema dell'esistenza di questo Centro
Sociale; prendiamo atto ed apprezziamo il fatto che non abbiano portato, a quanto ci
risulta, né a danneggiamenti, né a problemi di ordine pubblico. Naturalmente,
cerchiamo di essere consapevoli e responsabili del fatto che la strada che verrà
intrapresa sarà necessariamente più proficua per la Pubblica Amministrazione, per la
città e anche per la prosecuzione di questi progetti giovanili - anche se spontanei -
organizzati nella città se si riuscirà a trovare la giusta ed equa misura nell'intervento
della Città a tutela della pubblica incolumità e della salute pubblica; dall'altra parte vi
dovrà essere una disponibilità ad una relazione e ad una discussione che dia
effettivamente peso al valore pubblico delle iniziative culturali intraprese, ovviamente
nei limiti e nel rispetto della Legge a cui la Pubblica Amministrazione deve, comunque,
sempre ottemperare.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Ringrazio l'Assessore per le risposte che ha fornito a questa interpellanza e anche per la
disponibilità almeno a confrontarsi con questo, che è un caso emblematico. Sappiamo
che l'amianto è lì da tanti anni e probabilmente è arrivato il momento di affrontare
questa vicenda, ma devo dire che ringrazio l'Assessore per essersi reso disponibile ad
un confronto.
Probabilmente, davanti a noi abbiamo un caso emblematico della città: 2 diritti entrambi
importanti; quello alla salute, davanti sicuramente ad una struttura che l'Assessore ha
descritto, e, dall'altra parte, il diritto più ampio ad una città vivibile, anche attraverso la
presenza di esperienze come quella rappresentata dal Gabrio.
Assessore, credo che questi 2 diritti non possano essere messi l'uno contro l'altro, anzi
questa è l'opportunità per provare a capire se esista una strada che questa
Amministrazione possa intraprendere nel rispetto dell'identità di tutti.
Lei diceva: "Costruiamo un percorso per un riconoscimento, anche da un punto di vista
del quadro della legalità"; credo che questo percorso debba riconoscere la capacità di
costruire legalità a partire dai diritti di questa ed altre esperienze e, quindi, anche
l'informalità necessaria affinché questa cosa possa avvenire.
Credo che discuteremo di questo nelle prossime settimane e prendo atto con piacere
della disponibilità ad aprire un confronto. Credo che, da parte nostra, questa debba
essere la nostra responsabilità come Gruppo politico Consiliare, cioè favorire un
incontro, un confronto e, possibilmente, anche una soluzione a questa vicenda fra le
esperienze, da un lato, del Gabrio e l'Amministrazione, dall'altro.
Per queste ragioni non mi dilungo, Presidente, e chiedo l'approfondimento di questa
interpellanza in Commissione, facendo in modo che questo confronto avvenga alla luce
del sole, non solo nell'interesse delle parti, ma anche e soprattutto perché credo che
possa rappresentare un'opportunità per la Città. Sarebbe un errore gravissimo
trasformare questa situazione che ci troviamo ad affrontare in un mero problema di
ordine pubblico e, ancora una volta, mi fa piacere non aver ritrovato nelle parole
dell'Assessore questa chiave di lettura come l'occhio con cui guardare a questa
situazione.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Possiamo considerare l'interpellanza discussa per l'Aula, visto che l'Assessore ha
risposto, portando in Commissione soltanto il tema o vuole portare l'interpellanza?

CURTO Michele
In realtà, c'è un'interpellanza, che è stata discussa la settimana scorsa, del Gruppo della
Lega Nord di tono profondamente diverso che mi risulta essere stata rinviata in
Commissione. Bisognerebbe capire che cosa è successo in quell'occasione, se è stata
rinviata l'interpellanza o soltanto l'argomento. Tengo a sottolinearne l'urgenza, anche
sulla base di quello che ci ha detto l'Assessore.

LEVI Marta (Vicepresidente)
Direi che, se l'altra interpellanza è stata rinviata in Commissione ed ha lo stesso
oggetto, possiamo rinviare in Commissione anche questa interpellanza, mentre, se
l'altra interpellanza è stata dichiarata discussa, metteremo l'argomento all'Ordine del
Giorno della Commissione e potremo considerare discussa anche questa. Non so quale
fosse l'altra interpellanza, era a firma della Lega Nord?

CURTO Michele
Non mi occupo delle interpellanze della Lega Nord!

LEVI Marta (Vicepresidente)
Lo immagino. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Decideremo sulla base di
quanto è successo all'interpellanza della Lega Nord: se è stata rinviata in Commissione,
verrà rinviata in Commissione anche questa, altrimenti verranno dichiarate tutte e due
discusse per l'Aula.
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