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LEVI Marta (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201206039/002, presentata in data 13 novembre 2012, avente per oggetto: "Centro sociale Gabrio e progetto rimozione amianto" LEVI Marta (Vicepresidente) La parola, per l'illustrazione dell'interpellanza, al Consigliere Curto. CURTO Michele Darei lettura dell'interpellanza, considerata l'importanza dell'argomento... LEVI Marta (Vicepresidente) Soprattutto considerato il numero di persone che stanno ascoltando! CURTO Michele Ci sono i potenti mezzi on line, Presidente! Siamo nell'era della virtualità. "Il sottoscritto Consigliere Comunale premesso che da 18 anni è attiva l'esperienza del centro sociale Gabrio, che presso lo spazio di via Revello ha dato vita ad una serie di iniziative che lo hanno reso ormai parte integrante ed attiva della città e del quartiere San Paolo; premesso che le principali iniziative intraprese, svolte in maniera solidale e fuori dalle logiche commerciali sono le seguenti: sportello legale, per il diritto alla casa, per il lavoro, l'ambulatorio per migranti, la palestra popolare, l'orto collettivo, la ciclofficina, spettacoli musicali; premesso che va inoltre ricordata la partecipazione attiva alla vita politica e sociale della città attraverso cortei, manifestazioni, presidi sui temi dei diritti dei migranti e contro i CIE, per il diritto alla casa, contro le grandi opere, contro la guerra e le politiche neoliberiste, per l'antiproibizionismo, per la memoria antifascista, contro il razzismo e per l'autodeterminazione delle donne; considerato che in data 20 ottobre un corteo partecipato, con oltre 1.000 persone, è passato tra le vie del quartiere rivendicando con forza la bonifica dall'amianto di tutte le strutture pubbliche, compreso il Centro Sociale Gabrio, e chiedendo che la sua storia possa continuare, esprimendo netta contrarietà a qualsiasi atto finalizzato alla conclusione dell'esperienza del Gabrio; considerato che è in preparazione da parte dell'Amministrazione un progetto specifico di bonifica dell'edificio di via Revello 3 e 5, inserito nel Catasto degli immobili comunali contenenti amianto; interpella il Sindaco e l'Assessore competente per sapere quali iniziative intendano assumere al fine di coniugare lo svolgimento delle operazioni di rimozione dell'amianto relative all'edificio di via Revello con il proseguimento di un'esperienza feconda per la vita sociale del quartiere San Paolo e della città". LEVI Marta (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Come è stato detto, intanto l'interpellanza fotografa l'esperienza del Centro Sociale Gabrio dentro la vita della città e, naturalmente, alla fine chiede conto di come verrà affrontata la situazione, sicuramente complessa, derivante dal fatto che, per quanto il fabbricato sia regolarmente inserito nel Catasto dei fabbricati con amianto, la conservazione del manufatto e la difficoltà e l'impossibilità di procedere con le manutenzioni, vista la tipologia del fabbricato e la tipologia edilizia del fabbricato, comportano necessariamente una bonifica che non può che prevedere la demolizione dei tre corpi di fabbrica, A, B e C siti in via Revello 3 e 5. Come è noto, perché l'argomento è già stato affrontato anche in sede di Commissione e di Consiglio, il fabbricato è stato costruito nei lontani anni Cinquanta-Sessanta con la tecnica Salvit, cioè una tecnica di prefabbricazione, ed è in cattivo stato di conservazione e il suo deterioramento comporta, evidentemente, il peggioramento della condizione del fabbricato con il passare del tempo. Non solo vi sono le fondazioni di calcestruzzo debolmente armato, le strutture in acciaio collegate alle pareti in pannelli prefabbricati a doppia lastra, spesso in fibrocemento-amianto, le coperture ed i controsoffitti con lastre e pannelli anche contenenti amianto, ma vi è anche una composizione architettonica del fabbricato che, tra virgolette, rende "impossibile" la scissione delle componenti con l'amianto da quelle edilizie ordinarie. Questa è la ragione per la quale - e qui vorrei essere molto chiaro -, sostanzialmente, non si può intervenire in modo differente rispetto alla demolizione per la bonifica. Questo tema è stato più volte sollevato anche da altre interpellanze e chiarisco il punto specialmente per rappresentare come la questione dell'amianto non sia in alcun modo una giustificazione o una scusa per intervenire - cosa che peraltro non competerebbe esclusivamente al mio Assessorato - nell'attività o nelle modalità di occupazione di questo fabbricato, ma è necessaria proprio la rimozione dell'amianto con una tecnica che, naturalmente, prevede l'estinzione e la bonifica dell'amianto e che ribadisco che non può essere scissa dalla demolizione del fabbricato, prevedendo quindi dei tempi e delle modalità di intervento tecnico che sono complessi, ma che, a tutela dei soggetti occupanti e della generica collettività, non possono che prevedere l'integrale bonifica del sedime. Come sapete, nella fattispecie, il progetto della bonifica prevede un'esecuzione di opera pubblica, esattamente come se fosse un'opera di qualunque genere o una manutenzione straordinaria. Nei mesi passati, la Città ha approvato il progetto preliminare e, nel mese di ottobre, ha approvato il progetto definitivo. Con questa fase la Città potrebbe indire le procedure di gara per procedere con il cantiere, sennonché la normativa in materia di opere pubbliche prevede che il soggetto responsabile del procedimento debba dichiarare che l'immobile è disponibile per poter indire la gara d'appalto. In questo caso non lo è, nel senso che non è nel possesso dell'Amministrazione, in quanto attualmente l'immobile è occupato. E qui arriviamo al nodo politico ed amministrativo che si incastra: da una parte, l'immobile non è libero e, quindi, non si potrebbe procedere all'istruzione della procedura di gara, così come da normativa, perché non è certificabile che l'immobile sia disponibile e, dall'altra parte, per essere avviato il procedimento che la Legge richiede per la bonifica a tutela dell'incolumità e della pubblica salute anche degli occupanti, l'immobile dovrebbe essere liberato. Di conseguenza, arriviamo al nodo: come riuscirà la Città ad entrare in possesso del fabbricato, naturalmente con modalità che consentano la bonifica e la demolizione, senza evidentemente interferire o intervenire in modo eccessivamente invadente su quello che è l'equilibrio della situazione di relazione di questo Centro Sociale con il territorio, con la Città, con la comunità dell'antagonismo cittadino e, più in generale - se posso usare questa parola -, con l'ordine pubblico. A tal fine, la Città ha portato questo tema nella Commissione Prefettizia preposta per l'ordine e la pubblica sicurezza, sollevando naturalmente la richiesta di dover affrontare il nodo del possesso del fabbricato per addivenire, come si può facilmente capire, al procedimento amministrativo di bonifica. In sintesi, siamo rimasti a quel punto. Oggi non c'è alcun procedimento o alcuna indicazione che prevedano alcun tipo di procedura di sgombero nelle prossime ore o nelle prossime settimane (né concordata, né meno), anche se naturalmente questo tema della disponibilità è da affrontare entro qualche settimana o qualche mese, perché - e qui arrivo ad un dato più tecnico - la modalità con cui la Città dovrebbe istruire la procedura amministrativa, procedere alla procedura di gara, affidare i lavori ed eseguirli, è una procedura che, secondo la relazione tecnica, dovrebbe riguardare circa 22 mesi, tra iter amministrativo di avvio e ultimazione dell'opera di demolizione e bonifica. Pertanto, non si può temporeggiare per le ovvie ragioni dello stato del fabbricato e, dall'altra parte, il tempo sarà necessariamente lungo, nel senso che potrebbe volerci un anno o anno e mezzo per l'esecuzione delle opere. Si sta valutando quale sia la modalità tecnica migliore. In sintesi, però, si stanno facendo anche alcune verifiche relativamente alla disponibilità dell'Amministrazione ad ottenere la disponibilità dell'immobile in capo alla Pubblica Amministrazione in modalità diversa da quello di uno sgombero coatto; naturalmente, non solo per ragioni di ordine pubblico, ma anche per ragioni di rispetto e di tutela dell'ordine pubblico, dell'attività degli occupanti e del confine tra le 2 attività (che, naturalmente, è sempre molto complesso), penso che sarebbe un beneficio per tutti se si addivenisse a procedure che evitino l'esecuzione di ordinanze e coazione. Si intende provare ad immaginare se sia possibile addivenire ad un rilascio concordato del fabbricato, naturalmente nelle forme e nelle modalità che la Legge può consentire, cioè relazionandosi in modo trasparente con il soggetto occupante e, naturalmente, immaginando anche che, se l'Amministrazione dovesse tutelare l'occupazione e l'utilizzo di strutture da parte di soggetti delle organizzazioni giovanili più o meno regolarizzate o regolarizzabili e più o meno espressione dell'autonomia o del mondo giovanile dell'antagonismo torinese, ciò dovrebbe evidentemente ed eventualmente avvenire in futuro sulla base di modalità che prevedano una relazione compatibile con le regole delle Istituzioni pubbliche. Compatibile vuol dire, come successe in passato, con una relazione che preveda la formalizzazione di accordi e la possibilità di avere dall'altra parte un soggetto giuridico magari parzialmente riconoscibile o riconoscibile dalla Pubblica Amministrazione, in modo da evitare e superare l'attuale situazione di effettiva difficoltà di comunicazione e di relazione con la Pubblica Amministrazione (nella fattispecie, anche legata al caso citato). Su queste basi e con questa disponibilità (che naturalmente non intende in alcun modo superare o venir meno agli obblighi di tutela della Legge rispetto alla Legge della Pubblica Amministrazione, ma che, dall'altra parte, deve contemperare anche la necessità di evitare problemi di ordine pubblico conseguenti all'iniziativa legata al riappropriamento del fabbricato) si intende capire nelle prossime settimane quali siano i margini di possibilità, naturalmente coordinando gli interventi e le discussioni con gli organismi preposti (Questura e Tavolo Prefettizio per l'ordine e la sicurezza) e cercando anche di capire quali possono essere, in qualche modo, gli effettivi intendimenti, relazioni e disponibilità degli occupanti rispetto al fatto di affrontare con la Pubblica Amministrazione in generale un percorso non violento e assolutamente concertato (per quanto possa essere eventualmente concertato). Abbiamo appreso - lo cita l'interpellanza - che sono stati organizzati ed effettuati dei presidi, delle manifestazioni e anche delle occupazioni temporanee in immobili della zona tesi a segnalare all'Amministrazione il problema dell'esistenza di questo Centro Sociale; prendiamo atto ed apprezziamo il fatto che non abbiano portato, a quanto ci risulta, né a danneggiamenti, né a problemi di ordine pubblico. Naturalmente, cerchiamo di essere consapevoli e responsabili del fatto che la strada che verrà intrapresa sarà necessariamente più proficua per la Pubblica Amministrazione, per la città e anche per la prosecuzione di questi progetti giovanili - anche se spontanei - organizzati nella città se si riuscirà a trovare la giusta ed equa misura nell'intervento della Città a tutela della pubblica incolumità e della salute pubblica; dall'altra parte vi dovrà essere una disponibilità ad una relazione e ad una discussione che dia effettivamente peso al valore pubblico delle iniziative culturali intraprese, ovviamente nei limiti e nel rispetto della Legge a cui la Pubblica Amministrazione deve, comunque, sempre ottemperare. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Ringrazio l'Assessore per le risposte che ha fornito a questa interpellanza e anche per la disponibilità almeno a confrontarsi con questo, che è un caso emblematico. Sappiamo che l'amianto è lì da tanti anni e probabilmente è arrivato il momento di affrontare questa vicenda, ma devo dire che ringrazio l'Assessore per essersi reso disponibile ad un confronto. Probabilmente, davanti a noi abbiamo un caso emblematico della città: 2 diritti entrambi importanti; quello alla salute, davanti sicuramente ad una struttura che l'Assessore ha descritto, e, dall'altra parte, il diritto più ampio ad una città vivibile, anche attraverso la presenza di esperienze come quella rappresentata dal Gabrio. Assessore, credo che questi 2 diritti non possano essere messi l'uno contro l'altro, anzi questa è l'opportunità per provare a capire se esista una strada che questa Amministrazione possa intraprendere nel rispetto dell'identità di tutti. Lei diceva: "Costruiamo un percorso per un riconoscimento, anche da un punto di vista del quadro della legalità"; credo che questo percorso debba riconoscere la capacità di costruire legalità a partire dai diritti di questa ed altre esperienze e, quindi, anche l'informalità necessaria affinché questa cosa possa avvenire. Credo che discuteremo di questo nelle prossime settimane e prendo atto con piacere della disponibilità ad aprire un confronto. Credo che, da parte nostra, questa debba essere la nostra responsabilità come Gruppo politico Consiliare, cioè favorire un incontro, un confronto e, possibilmente, anche una soluzione a questa vicenda fra le esperienze, da un lato, del Gabrio e l'Amministrazione, dall'altro. Per queste ragioni non mi dilungo, Presidente, e chiedo l'approfondimento di questa interpellanza in Commissione, facendo in modo che questo confronto avvenga alla luce del sole, non solo nell'interesse delle parti, ma anche e soprattutto perché credo che possa rappresentare un'opportunità per la Città. Sarebbe un errore gravissimo trasformare questa situazione che ci troviamo ad affrontare in un mero problema di ordine pubblico e, ancora una volta, mi fa piacere non aver ritrovato nelle parole dell'Assessore questa chiave di lettura come l'occhio con cui guardare a questa situazione. LEVI Marta (Vicepresidente) Possiamo considerare l'interpellanza discussa per l'Aula, visto che l'Assessore ha risposto, portando in Commissione soltanto il tema o vuole portare l'interpellanza? CURTO Michele In realtà, c'è un'interpellanza, che è stata discussa la settimana scorsa, del Gruppo della Lega Nord di tono profondamente diverso che mi risulta essere stata rinviata in Commissione. Bisognerebbe capire che cosa è successo in quell'occasione, se è stata rinviata l'interpellanza o soltanto l'argomento. Tengo a sottolinearne l'urgenza, anche sulla base di quello che ci ha detto l'Assessore. LEVI Marta (Vicepresidente) Direi che, se l'altra interpellanza è stata rinviata in Commissione ed ha lo stesso oggetto, possiamo rinviare in Commissione anche questa interpellanza, mentre, se l'altra interpellanza è stata dichiarata discussa, metteremo l'argomento all'Ordine del Giorno della Commissione e potremo considerare discussa anche questa. Non so quale fosse l'altra interpellanza, era a firma della Lega Nord? CURTO Michele Non mi occupo delle interpellanze della Lega Nord! LEVI Marta (Vicepresidente) Lo immagino. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Decideremo sulla base di quanto è successo all'interpellanza della Lega Nord: se è stata rinviata in Commissione, verrà rinviata in Commissione anche questa, altrimenti verranno dichiarate tutte e due discusse per l'Aula. |