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CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc. 200607755/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 24 ottobre 2006, avente per oggetto: "Società 'Expo 2000 S.p.A.' - Trasformazione della società in società consortile per azioni. Adozione nuovo Statuto. Approvazione" CASTRONOVO Giuseppe (Presidente) Comunico che in data 2/02/2007 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. La parola all'Assessore Tessore. TESSORE Elda (Assessore) Questa proposta di deliberazione giunge, in Aula, questa sera, dopo una lunga discussione che ritengo sia stata utile e proficua (e anche necessaria), per un atto così importante della politica della nostra città; atto che consegue ad una scelta che, fin dal primo programma della prima Giunta Chiamparino (e poi ribadita nel secondo programma presentato agli elettori - e poi approvato in questo Consiglio Comunale, dopo le elezioni del giugno 2006), ha avuto parte centrale all'interno di quella politica di sviluppo del turismo quale uno (non certamente l'unico e, forse, neppure il più importante) dei punti sui quali fondare l'azione di rilancio e di sviluppo della nostra città. Di questo, anche dello sviluppo turistico, abbiamo discusso in molte sedi e molto a lungo. L'evento olimpico, da un lato, ci ha costretti e, dall'altro, ci ha aiutati a lavorare molto più intensamente e con una velocità dettata dalla data del 10 febbraio (quindi, poco più di un anno fa), giorno di inizio delle Olimpiadi, anche sulle politiche di promozione e di immagine della nostra città in Italia, in Europa e nel Mondo. Certamente, l'evento olimpico ha lasciato, come una delle sue importanti eredità immateriali (che non è soltanto questa, ve ne sono molte altre), ma ha lasciato anche questa eredità che, ormai, tutti definiamo con il, tra virgolette: "Siamo sulla carta geografica". Torino è, ormai, nella carta geografica del mondo; conosciuta e riconosciuta e conoscibile, con un'immagine molto positiva, dal punto di vista storico-architettonico-culturale ma anche, mi piace dirlo, per la capacità della sua gente e dei suoi cittadini, sia di essere ottimi organizzatori e "lavoratori", nel momento in cui si impegnano in grandi imprese, sia di essere anche ottime persone, di accoglienza. Abbiamo sempre detto che, per Torino, il turismo può rappresentare un elemento di sviluppo economico ed occupazionale solo se orientato almeno in tre direzioni: la prima è, certamente, il turismo d'affari, che, come i Consiglieri sanno, fino a 6 o 7 anni fa, raccoglieva l'87% del nostro turismo, mentre soltanto il 13% riguardava il turismo di loisir. È sicuramente importante mantenere il turismo d'affari; la ripresa della FIAT e il nascere o l'allocarsi sul nostro territorio di nuove imprese - non solo per quanto riguarda la loro fondazione, ma, spesso, per la qualità maggiormente tecnologica e modernizzatrice delle imprese stesse (il riferimento può essere, ad esempio, a Microsoft e a quant'altro sta avvenendo molto positivamente sul nostro territorio) - consentiranno di mantenere un livello di turismo d'affari che riteniamo debba aggirarsi intorno al 30% del turismo totale della nostra città. Attualmente, un'altra parte di turismo ha già raggiunto dei livelli che, sicuramente, nessuno di noi (o, almeno, parlo personalmente) immaginava potessero essere raggiunti in così breve tempo, mi riferisco al turismo di loisir; per quanto riguarda il 2005 (non abbiamo ancora i dati del 2006), rispetto al turismo totale della nostra città, la percentuale si aggira intorno al 30%; nel 2005 i turisti sono stati 3.300.000, contro 1.700.000 circa del 2000. Ci tengo che rimanga a verbale che si tratta di un exploit che non ci esime, però (ma non vorrei dirlo a futura memoria), dal continuare - in modo molto serio, programmato e professionale - il lavoro svolto negli anni scorsi, per far sì che non solo non si torni indietro, ma si riesca ad incrementarlo fino - credo - ad ottenere il risultato di avere nella nostra città circa 6 milioni di turisti l'anno. Torino ha una valenza forte per un altro dei settori del turismo: il turismo congressuale. Come i Consiglieri sanno, è sicuramente il turismo più ricco, quello che lascia sul territorio più denaro, che mette in moto più servizi (ristorazione, visite museali, alberghi, eccetera) ed è, quindi, un turismo estremamente conteso dalle diverse città, a livello europeo e mondiale. Infatti, quando pensiamo a questo turismo, non possiamo pensare ad una concorrenza soltanto a livello nazionale. La nostra città ospita il Lingotto, che, a detta di tutti (e anche dei nostri concorrenti), è il più bel centro convegnistico italiano; è collocato in uno dei cuori della città, che si sta sempre più rivalutando grazie all'arrivo della Metropolitana, al progetto dello spostamento della stazione ferroviaria Lingotto ed una serie di iniziative come quella di Eataly, che ha aperto soltanto qualche giorno fa e sta attirando - oltre che una folla di torinesi e piemontesi - visitatori da molte parti d'Italia e del mondo. Questo centro congressuale era ed è di proprietà privata; da oltre 2 anni, la Città, insieme alla Regione Piemonte, ha avviato una trattativa per l'acquisizione immobiliare del centro stesso. Si tratta di una questione che, stante le nuove leggi (prima, il Decreto Bersani e, poi, la Finanziaria) e le difficoltà finanziarie di investimento della nostra Città, è ancora in fase di discussione, non per quanto riguarda la scelta di arrivare all'acquisto (e spero che il Sindaco non dovrà smentirmi), ma i tempi necessari affinché questo acquisto possa avvenire. Nel frattempo, abbiamo lavorato a lungo per ridefinire la società di gestione del centro congressi; dovete sapere che la società di gestione del centro congressi è Expo2000, che, al suo interno, ha una forte partecipazione della Regione, della Camera di Commercio, dell'Unione Industriale, della FIAT e di alcuni altri privati. Questa società è nata moltissimo tempo fa, non per la gestione del congressuale, ma del fieristico e fu riconvertita a gestione del congressuale quando il centro fieristico del Lingotto fu acquisito dai privati; anche la gestione del centro fieristico fu di tipo totalmente privatistico. Quindi, l'anomalia della società, che ha continuato, comunque, a lavorare in questi anni, oltre ad essere quella di avere una sede del tutto privata (e, quindi, di avere degli obiettivi di tipo privatistico, che non hanno potuto tenere conto delle ricadute che, invece, l'attività congressuale può lasciare sul territorio), è che non era e non è adeguata alla scommessa del turismo congressuale. Vorrei, inoltre, precisare che, nel 1999, Torino ha costituito il primo convention bureau italiano, il Torino Convention Bureau; le prime strutture di questo tipo sono state costituite a fine '800 negli Stati Uniti, mentre in Europa sono nate all'inizio del 1900, per giungere, nel 1960, a quella di Barcellona e ad altre ne sono seguite ancora. Questo convention bureau ha lavorato e sta lavorando molto bene; ha una sua fragilità economica, perché il sostegno è quasi tutto a carico della Città di Torino, ma la Regione Piemonte, attraverso l'Assessore al Turismo Manica, ha definito un ingresso nel Torino Convention Bureau che lo rafforzerà e, di conseguenza, rafforzerà tutta la partita promozionale, che è assolutamente necessaria: i congressi si strappano a suon di promozione nelle diverse realtà internazionali. Oggi, il Consiglio Comunale dovrà approvare la deliberazione sullo Statuto della nuova società, che sarà una società consortile per azioni, con la presenza determinante della Città di Torino e all'interno dello Statuto è stato precisato quale deve essere l'oggetto e la mission (o, come preferisco dire, la missione) di questo investimento della Città. Naturalmente, all'approvazione di questa deliberazione da parte del Consiglio Comunale (che spero avverrà questa sera) dovrà seguire (nel corso di questo mese o, al massimo, all'inizio del mese prossimo) un'altra deliberazione di Consiglio Comunale per l'approvazione dei patti parasociali, che, oggi, non sono ancora allegati, non per problemi inerenti i rapporti fra Regione, Comune e Camera di Commercio, ma per alcune difficoltà, dovute alle modifiche di legge di cui parlavo prima, con i soci privati, per cui hanno dovuto sottostare a molti pareri tecnici, fiscali e quant'altro. Quindi, con la deliberazione di Consiglio sui patti parasociali definiremo anche il fondo di dotazione che la Città intenderà fornire alla società per lo start-up. Il business plan che è stato fatto nel passato dagli esperti e che è stato presentato nelle diverse sedi, prevede un break even della società al 2011, però, certamente con uno scalare di necessità di danaro pubblico nel tempo. L'obiettivo è quello di arrivare ad un fondo di dotazione più consistente per il 2007, ad un fondo di dotazione meno consistente per il 2008, ad un altro ancora meno consistente per il 2009 e, speriamo, poi, nessun altro intervento finanziario da parte degli Enti pubblici. Infine, sempre in questo business plan e sempre negli studi che abbiamo fatto, la ricaduta di ricchezza sul territorio (in particolare, su quello torinese e dell'Area metropolitana, perché, a differenza del settore fieristico, i congressi hanno il loro nucleo nella città e intorno alla città in cui si svolgono) si aggirerebbe intorno (naturalmente, a break even) a 200/250 milioni di Euro l'anno, anche con conseguenze di occupazione, di aumento di professionalità e anche di nuove professionalità credo molto importanti nel panorama cittadino. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ventriglia. VENTRIGLIA Ferdinando Indubbiamente, la strategia delineata dall'Assessore Tessore è condivisibile, anche perché si riferisce a un'analisi tutto sommato aderente al vero: chi è che non sa che oggi il marketing territoriale sul mercato del turismo congressuale è particolarmente impegnativo e necessita, soprattutto nei Paesi come l'Italia (cioè quelli a basso coinvolgimento di società civile o di soggetti privati), di un investimento pubblico forte? Tuttavia, proprio nella sua validità, la strategia che sottende questa deliberazione ha la sua debolezza; perché (e questa è la domanda che rimane irrisolta, ma non è la prima volta, anche lo stesso Assessore aveva sollevato questo interrogativo proprio in quest'Aula) la partecipazione dei soggetti che dovrebbero essere sostanzialmente i diretti beneficiari di questa attività è stata inefficace fino ad oggi, e anche in questa formula è particolarmente bassa?. Poi, nel business plan, ovviamente, è destinata a prendere un po' il relais rispetto all'investimento pubblico, ma questa operazione parte all'insegna di una scommessa tutta del pubblico. E proprio per la fisionomia del mercato di oggi in questo campo, francamente l'operazione lascia perplessi, cioè sembra quasi che gli operatori commerciali (anche dei comparti direttamente interessati alle ricadute positive della società come strumento di politica industriale sul turismo) non siano interessati, ovvero, ma non penso sia così, che i pubblici poteri, Regione e Comune in particolare, non abbiano saputo prospettare ragioni sufficienti da garantire se non un coinvolgimento consistente, ma almeno quello che si definisce volgarmente un "cheap" che sia credibile. Mi pare di capire che vi entrano gli Enti pubblici; i privati all'inizio sono quelli di prima e, quindi, hanno già dimostrato la loro inefficacia (non, per carità, nell'operato dei singoli, ma come formula) e in futuro, forse, avremo l'intervento dei privati a copertura di un graduale ritiro del pubblico, che investe, ma poi si ritirerà. Tutto questo è molto da dimostrare. Se queste sono le premesse, mi ricordano quelle sedute sui trasporti pubblici in cui l'allora ATM forniva dei numeri, dicendo che quell'anno era andata "così così", però era andata meglio dell'anno precedente e sicuramente nei prossimi anni si sarebbero fatti degli sfracelli! Allora le perplessità rimangono, perché quali garanzie abbiamo che, con questa partenza, per esempio, prima del 2011, magari tra 2 o 3 anni, non ci troviamo con una società che funziona per come funziona, cioè una società che è comunque gestita interamente dal pubblico; privati che storcono il naso o che, molto più semplicemente, continuano a lavorare intorno al business dell'area milanese, e un business plan completamente da rifare con una indispensabile presenza del pubblico, perché altrimenti si chiude la baracca? Quindi, da questo punto di vista, le perplessità rimangono. Pregherei l'Assessore, visto che per l'occasione ha fatto anche una relazione approfondita e completa, di sciogliere questo nodo prima che decidiamo se adottare o no questa modifica statutaria. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola al Consigliere Angeleri. ANGELERI Antonello Mi dispiace che una deliberazione di questa importanza passi nel più totale disinteresse di questo Consiglio Comunale. Ho capito, c'è la questione dello stadio, gli Europei e cose molto più importanti, però in prospettiva (io ho seguito con attenzione la sua relazione), mi pare che dal punto di vista del ritorno economico che una deliberazione come questa può avere sulla città, forse, ci vorrebbe un po' di attenzione in più da parte di questo Consiglio Comunale. Volevo testimoniare questo, perché ho ascoltato con attenzione la sua relazione, ovviamente, più che condivisibile, perché sul turismo non possiamo permetterci di scegliere da un punto di vista degli obiettivi, non possiamo puntare sulla quantità, non possiamo puntare su quello che è ospitare all'interno di quest'area, grandi quantitativi, non avendo strutture alberghiere di grande portata; dobbiamo puntare necessariamente sulla qualità e su un turismo sicuramente congressuale, che effettivamente, a detta di tutti gli studi, è sicuramente quello più ricco e quello che può dare un maggior ritorno di immagine. Allora il ragionamento che inizia con questa deliberazione (ma penso che non termini qui) e va nella direzione di rafforzare un impegno nell'Ente pubblico rispetto ad una posizione strategica nel settore del turismo è sicuramente una posizione che abbiamo visto portare in altre città italiane dei risultati. E visto che, citando sempre le altre città italiane, non ci sono grandissimi risultati, mentre nella nostra città, in termini turistici (lei prima citava il turismo di loisir e una serie di dati che abbiamo verificato in questi anni essere positivi per la nostra città), il fatto di accompagnare questo trend positivo, può provocare una inversione di tendenza anche rispetto alle scelte congressuali di molte realtà italiane che oggi puntano su altre città e che, vedendo una strategia anche nella nostra città, possono variare. Come avevo già anticipato in Commissione, il nostro Gruppo voterà a favore di questa deliberazione; ribadisco qui quanto avevamo già anticipato: saremo molto attenti sul prosieguo, su come verrà gestita questa partita che, allo stesso tempo, è sì importante, ma altrettanto delicata. COPPOLA Michele (Vicepresidente) La parola all'Assessore Tessore. TESSORE Elda (Assessore) Volevo ringraziare, in particolare, il Consigliere Angeleri per questo grande senso di responsabilità e per l'attenzione che ha messo nei confronti di questa partita. Sono d'accordo con lui che è una partita che inizia, ma che è lunga, delicata e difficile e che, quindi, va seguita con attenzione anche dal Consiglio Comunale. Questa sera, Sindaco, sono d'accordo con l'opposizione. Sono d'accordo, ma credo, in questo, di ripetere, molto indegnamente, alcune cose dette, molto fermamente, dal nostro Sindaco in molte occasioni anche formali, anche ufficiali. Ad oggi, c'è ancora troppa poca partecipazione dei soggetti privati (associazioni, privati-privati, Camera di Commercio, Unione Industriale, eccetera) a quello che è lo sforzo che, in tanti settori, la Città ha fatto e sta facendo per rilanciare il nostro territorio e ridargli quella serenità di sviluppo che merita per la gente che lo compone. Vorrei fare un esempio, che credo già di aver fatto altre volte, ma voglio rifare perché mi scandalizza. Il nuovo Centro Fiere di Roma, inaugurato da poco, vicino a Fiumicino, grandissimo, enorme, è proprietà maggioritaria della Camera di Commercio di Roma. Noi abbiamo ancora molta timidezza, da parte dei nostri privati - ripeto, in qualsiasi veste -, ad essere partner degli enti pubblici. Non credo, però, che non credano nella bontà delle nostre strategie e non credano nella bontà del nostro intervento, anche perché abbiamo saputo dimostrare - in questo caso tutti insieme, anche bipartisan - di sapere affrontare sfide veramente enormi, con un grande senso di responsabilità e una grande capacità. Il fatto è che nella nostra città manca ancora la cultura della partecipazione privata. Nel bene e nel male, la nostra città è stata abituata ad avere qualcuno che pensava e pagava anche per lei: c'era la nostra "famiglia reale" che, con tutte le sue azioni pubblico-private, faceva sentire i cittadini tutelati e tranquillizzati su ogni cosa, ma soprattutto li faceva sentire (penso agli albergatori, all'Unione Industriale, ai commercianti) tranquilli del fatto che tanto c'era la FIAT e che, quindi, la gente arrivava perché c'era il Salone dell'Automobile e perché c'era il turismo d'affari. È stato già fatto qualche passo in questo senso, ma credo che ci debba essere un'ulteriore crescita culturale della classe dirigente del nostro territorio. Non c'è dubbio che Torino possa dirsi, a pieno titolo (e lo dico davvero bipartisan), un'Amministrazione che ha la capacità di essere "davanti", mentre in moltissime altre città le Amministrazioni seguono le azioni, le richieste del territorio. Siamo stati capaci e siamo capaci, a livello torinese - lo siamo stati a livello regionale, anche negli anni passati -, di avere un progetto che è avanti rispetto al nostro territorio. Sono assolutamente fiduciosa che sia solo questione di tempo e arriveremo a quella partecipazione privata che è, secondo me, utile non solo perché gli enti pubblici devono spendere le risorse forse più in altri settori, ma perché, sicuramente, il pubblico-privato, dove funziona, ha un valore aggiunto in più. |