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LEVI Marta (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201204744/002, presentata in data 17 settembre 2012, avente per oggetto: "Emergenza rifugiati somali, il Comune che fa?" LEVI Marta (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Tisi. TISI Elide (Assessore) Grazie ai Consiglieri Bertola e Appendino, che hanno trasmesso questa interpellanza, alla quale risponderò, anche se non è ancora del tutto concluso il percorso di approfondimento, perché riguarda una molteplicità di Assessori e di competenze. Intanto, per quanto riguarda il primo punto, devo dire che io non ho conoscenza, perché noi non abbiamo la possibilità di avviare, con i Servizi Sociali, percorsi di identificazione di chi sono le persone all'interno della palazzina occupata di corso Chieri. So semplicemente, perché mi è stato riferito da alcuni volontari attivi all'interno di questi percorsi, che dovrebbero essere un centinaio di persone, ma non abbiamo l'identificazione. Per questo dicevo che questo tema dovrà essere ulteriormente approfondito, anche con la Prefettura, perché io non ho, tramite gli operatori sociali, la possibilità di procedere con l'identificazioni. I doveri della Città. I doveri della Città sono limitati agli accordi previsti col Ministero. Non ci sono delle competenze dirette delle Amministrazioni locali, né Torino né altre, in merito a queste persone, se non nella misura in cui si opera su delega e con progetti finanziati dal Ministero degli Interni. Noi facciamo parte, volontariamente peraltro, della rete del sistema di protezione richiedenti asilo ai rifugiati. Peraltro, è in corso una richiesta di ampliamento, perché al momento, lo SPRAR, così come previsto dagli accordi in essere, ricomprende soltanto disponibilità per cinquanta adulti e venti minori. A questo si aggiungono altri posti e altre possibilità di accoglienza, che erano state a suo tempo previste con un accordo specifico tra la Città e il Ministero degli Interni; allora c'erano il Ministro Maroni e il Sindaco Chiamparino. Accordo che, peraltro, è in scadenza nel prossimo mese di aprile, per il quale abbiamo già preso tutta una serie di contatti, oltre ad aver formalizzato la possibilità di un rinnovo. Però, in questo momento, questo è il compito della Città. I diritti riconosciuti dalla Legge ai titolati di protezione internazionale sono equiparabili a quelli dei cittadini italiani, per quanto riguarda in particolare casa e lavoro, naturalmente subordinati alle risorse disponibili, come per qualunque altro cittadino. Del gruppo che occupò inizialmente la palazzina di corso Chieri a noi risulterebbero tredici persone. Ho ricostruita questa vicenda, perché all'epoca non ero Assessore. A queste persone furono fatte, in più occasioni, diverse proposte di accoglienza e di accompagnamento sociale da parte del Servizio Stranieri e Nomadi. Non ritennero di accoglierle e un ulteriore tentativo fu fatto da parte di ANCI SPRAR. Peraltro, proprio stamattina, ho ancora avuto occasione di parlare con un funzionario ANCI che si occupa di questa materia, anche alla presenza di un rappresentante dell'Ufficio Stranieri, che si recarono presso la palazzina per incontrare gli occupanti: il riferimento è a tredici persone. Le proposte che furono presentate dal dirigente SPRAR centrale, che riguardavano l'accoglienza naturalmente all'interno di strutture ubicate in una locazione individuata in tutta Italia, furono comunque tutte rifiutate e gli occupanti dichiararono di non essere intenzionati ad abbandonare la struttura di corso Chieri. Analoghe proposte furono reiterate più volte nei mesi a seguire, ottenendo sempre un netto rifiuto. Nell'anno 2011 il problema fu portato all'attenzione del Comitato per l'ordine e la sicurezza dal Sindaco Chiamparino, nel cui ambito si decide di attendere i tempi tecnici di fine lavori per l'utilizzo della struttura di proprietà comunale Casa del Mondo Unito, che peraltro è stata anche oggetto di una IV Commissione, sita in via Negarville. Nel frattempo, gli ospiti erano aumentati a venti, ma la disponibilità ad accoglierli tutti in via Negarville, con relativi percorsi di inclusione sociale (naturalmente sono percorsi a tempo, che, rispetto alle prospettive, danno delle opportunità, ma non delle certezze), non fu accolta e fu manifestato il non interesse a lasciare lo stabile per una diversa sistemazione. Naturalmente, questo è importante dirlo, per quanto riguarda i titolari di protezione internazionale, queste proposte possono essere fatte, ma non c'è nessun obbligo, da parte delle persone, di accoglierle, quindi nessuno può essere obbligato ad aderirvi. Per quanto riguarda, invece, l'ultimo punto, credo (non so, però, se a questo facciano riferimento i Consiglieri) che il 5 settembre ci sia stato un incontro con la Divisione dell'Assessore Gallo per quanto riguarda sport, tempo libero e servizi civici. Credo che uno degli argomenti fosse relativo al Celebrity Games, che era prossimo alla presentazione, prevista all'inizio del mese di settembre. Ritengo, anche nel merito della residenza, che la soluzione non sia così semplice; in particolare si è espressa l'impossibilità, anche tecnica, di una residenza in locali che non hanno una caratteristica di abitabilità, ma sono fatiscenti e inabitabili. Si sta comunque continuando a trovare delle ipotesi, per addivenire a una possibile soluzione. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Ringrazio l'Assessore per la risposta e anche per aver preso in carico la parte non di sua stretta competenza, perché credo che comunque la vicenda dei rifugiati di corso Chieri ponga dei problemi etici innanzitutto a chi amministra la Città. Noi non siamo nemmeno sicuri di quante persone vivono lì dentro (chi dice cento, chi duecento), accampate in una situazione igienica e di dignità veramente terribili. A quanto pare c'è un solo bagno alla turca per duecento persone: potete immaginare quello che c'è dentro quella palazzina. Comunque, noi non sappiamo nemmeno quanti di questi sono rifugiati e quindi hanno diritto a un'assistenza comparabile a quella dei cittadini italiani, e quanti invece non lo sono. Purtroppo, a norma di Legge, non hanno eguali diritti e quindi non sappiamo neanche come potremmo farci carico di questo problema, perché non riusciamo neanche a quantificare le risorse. In più, avendo capito che, alla fine, la responsabilità ultima è comunque del Ministero dell'Interno, quindi noi siamo semplicemente loro delegati, siamo anche in attesa che da Roma qualcuno decida di farsi carico di questa situazione. Quindi, da una parte, come Città, ci troviamo con il problema di questa situazione difficile, indegna, igienicamente pericolosa, eccetera; dall'altra, non abbiamo né le risorse e neanche le responsabilità per poterla gestire. Però, credo che qualcosa, in qualche modo, andrà fatta. Non so se riusciremo a instaurare un dialogo con il Governo, con i Ministeri, per riuscire a ottenere magari un finanziamento per questa situazione e per quella che mi risulta simile, magari meno drammatica in termini di igiene, dei rifugiati sudanesi. Credo che a Torino ci sia un grosso problema di persone che avrebbero dei diritti e a cui non riusciamo a garantirli. Peraltro, in questo periodo, i diritti non riusciamo più a garantirli a nessuno, né ai cittadini italiani né agli stranieri. Capisco anche tutti i ragionamenti possibili sull'allocazione delle scarse risorse disponibili. Però, credo che la situazione vada presa in mano. Adesso non so come si possa proseguire, nel senso che l'interpellanza è nata in seguito a un'emergenza in cui il Banco Alimentare, che era una delle associazioni che fornivano il cibo a queste persone, aveva dichiarato di essere costretta a sospendere le forniture, perché questa situazione non è regolare e dal loro punto di vista li capisco. Dall'altro, come ha detto l'Assessore, noi non possiamo dare la residenza a queste persone e regolarizzare un'occupazione di questo genere. Probabilmente siamo in un vicolo cieco anche da questo punto di vista. Adesso, grazie ad altre associazioni che continuano a dare il supporto, alla mobilitazione del quartiere e dei cittadini, si è riusciti a tamponare la situazione, però è sempre una situazione molto precaria. Quindi, rischiamo che questo problema arrivi a situazione esplosiva. Il fatto che le singole persone abbiano rifiutato di partecipare ai processi di inserimento, lo posso credere. Vorrei capire anche come gli è stato comunicato. Questa situazione è molto difficile, richiede un rapporto di fiducia; quindi, non so che cosa siamo riusciti a fare con queste persone a livello di mediazione culturale; anche questo andrebbe approfondito. Riguardo all'incontro del 5 settembre, confermo che abbiamo avuto notizie molto frammentarie; volevamo capire se l'Amministrazione avesse previsto qualche intervento su questa vicenda. Effettivamente, dopo che abbiamo presentato l'interpellanza, abbiamo capito che l'incontro era con l'Assessore Gallo, anche se credo fosse presente comunque qualcuno della Divisione Stranieri del Comune. Però, è evidente che queste persone hanno avuto un incontro soltanto perché c'era l'evento al Parco Ruffini e loro minacciavano di andare a manifestare lì davanti. Quindi è stato organizzato urgentemente un incontro per calmare un po' la situazione ed evitare la figuraccia davanti alle televisioni; ammesso che una manifestazione di rifugiati sia una figuraccia, ma non credo. Però, bisognerebbe trovare il modo di intervenire su questa situazione in maniera stabile, garantendo a queste persone, quelle che ne hanno diritto a norma di Legge, almeno il minimo dell'assistenza che lo Stato ha dovere di assicurargli. LEVI Marta (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |