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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 10 Settembre 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 17
INTERPELLANZA 2012-03893
"IL MUSEO EGIZIO, LA STRADA PRIVATIZZATA, LA MOVIDA ED I CICLISTI ASSASSINI" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BERTOLA ED APPENDINO IN DATA 16 LUGLIO 2012.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201203893/002, presentata in
data 16 luglio 2012, avente per oggetto:

"Il Museo Egizio, la strada privatizzata, la movida ed i ciclisti assassini"

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Braccialarghe.

BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore)
Riassumo quanto è avvenuto. Ovviamente, sono in grado di consegnare un appunto
scritto in risposta all'interpellanza.
Com'è noto, il Museo Egizio è al centro di un progetto di ristrutturazione assai
complesso, che si protrarrà con lavori fino a tutto il 2015, sperando - così come
vorremmo tutti quanti - che nel 2015, completati i lavori, si possa inaugurare il
nuovo Museo Egizio.
I lavori sono particolarmente invasivi, che hanno inevitabilmente la necessità di
avvenire nell'ambito di spazi molto ristretti perché, com'è noto, il posizionamento
del Museo Egizio insiste su una toponomastica particolarmente complessa e
articolata.
Per questo motivo, fin dall'inizio del cantiere, ancora prima che venisse posizionata,
in particolare, la grande gru, necessaria per questi lavori, c'era il delicato problema di
aprire un cantiere che potesse garantire, oltre al posizionamento di questa grande gru,
anche l'arrivo e la partenza di numerosi camion che, ovviamente, devono fare la
spola per portare e prelevare tutto il materiale necessario ai lavori interni al museo.
Per questo motivo si è più volte valutato quale potesse essere l'impatto di un cantiere
di questo genere prolungato nel tempo. L'unica possibilità era quella, ovviamente, di
collocare il cantiere davanti all'ingresso del museo stesso; questo determinava,
ovviamente, dei grossi problemi, sia in termini di accoglienza degli spettatori del
museo - vorrei ricordare che giornalmente, durante il periodo scolastico, ci sono oltre
ottanta gruppi di bambini al giorno prenotati per la visita al nostro museo, che
complessivamente nell'anno registra più di 500.000 presenze nel corso dell'anno. È
uno dei musei, per fortuna, più visitati in Italia - sia in termini di viabilità in quella
stretta via prospiciente all'ingresso del museo stesso.
Si sono valutate tutte le possibili soluzioni, insieme al Museo, agli Assessorati
interessati del Comune, in primis il mio Assessorato, ma anche l'Assessorato alla
Viabilità, all'Urbanistica, eccetera. All'inizio si era prospettata, da parte del Museo e
dalla società che gestisce i lavori, addirittura l'idea della chiusura totale di quella
strada per fare, sostanzialmente, solo il cantiere, mantenendo solo un piccolo tunnel
per consentire l'ingresso dei visitatori al museo e, dalla parte opposta, la fuoriuscita
dei medesimi spettatori sull'altro lato.
Noi abbiamo respinto questa ipotesi, perché volevamo tutelare, comunque, anche la
possibilità di garantire il passaggio anche a chi non era interessato alla visita del
museo. Al termine di tantissime riunioni si è addivenuti a un compromesso. Come si
può vedere, il cantiere occupa una porzione, per quanto abbastanza grande, ma
d'altra parte devono entrare e uscire i camion. Quindi le misure sono in qualche
maniera vincolate, lasciando però la possibilità di avere un unico passaggio, che è
fruito in parte dagli ospiti che vogliono entrare e uscire dal museo e, ovviamente, al
transito dei cittadini che utilizzano quello spazio.
Questo, inevitabilmente, ha portato a restringere questo accesso a un solo corridoio,
il che diventa particolarmente complicato nelle giornate di grande affluenza al
museo, ove per fortuna a volte registriamo code che si sviluppano per molte centinaia
di metri quadrati intorno alla pianta del museo; questo ovviamente comporta
inevitabili problemi rispetto a quello che è un ambito oggettivamente ristretto.
Fin dall'inizio si sono, purtroppo, registrati due eventi che hanno ulteriormente
complicato la vita; da una parte, il fatto che durante le ore notturne, in particolare,
ovviamente sfruttando questo ridimensionamento dello spazio, purtroppo ci si è
trovati davanti a un utilizzo non normale dello spazio, da parte di persone che vi
dormivano, espletavano i loro bisogni fisiologici, eccetera; il che, ovviamente, non
poteva essere tollerato. Dall'altra parte, davanti a un problema anche di sicurezza
delle persone che affluivano al museo, perché purtroppo nonostante i cartelli che
cercavano di dissuadere da questa abitudine, soprattutto ciclisti a bordo delle loro
biciclette, ma anche motociclisti, anche con "elevate" velocità - tra virgolette -
imboccavano questo corridoio, irrispettosi della tutela delle persone che sostavano in
coda per entrare al museo, o anche dei cittadini che attraversavano a piedi
quell'ambito.
Questo ci ha indotto, sempre d'intesa con gli Assessorati competenti, a compiere due
operazioni. La prima è stata quella di cercare di impegnare le pareti che custodiscono
il cantiere in un'operazione anche di sensibilizzazione rispetto ai lavori che stiamo
facendo e anche al patrimonio culturale della Città, questo anche per sostenere
l'esigenza di un transitorio disagio in vista di un obiettivo molto importante, che è la
riqualificazione del nostro museo.
La seconda è stata quella di realizzare tutto quanto possa dissuadere dal transitare a
bordo di biciclette e motorini in quell'ambito. Quindi a norma dell'ordinanza del
Comune n. 6703 del 2 dicembre 2011, è stato predisposto il divieto di transito a tutti i
veicoli, compresi i velocipedi, che possono essere condotti a mano per quel breve
tratto, evitando quindi di incorrere anche in sanzioni.
Per evitare, poi, il concomitante e purtroppo rilevato problema dell'utilizzo
disinvolto di quello spazio durante le ore notturne, si è pensato di chiudere
quell'ambito dalla mezzanotte alle sei di mattina, ovviamente con un cancello, per
evitare che si determinasse un'affluenza di eventi sicuramente poco significativi e
dignitosi, che avrebbero comportato, se non avessimo agito così, che ogni giorno vi
fosse un lavoro, con ulteriori costi, di pulizia di quell'ambito.
D'altra parte siamo, per i numeri che citavo e per l'importanza dell'ubicazione del
museo, davanti a uno degli emblemi della nostra Città; quindi non potevamo certo
immaginare che le persone che in così grande numero vengono a visitare il nostro
museo, si trovassero a fare la coda davanti a situazioni disagevoli, sia dal punto di
vista dell'olfatto, sia dal punto di vista della pulizia di quell'ambito. Quindi siamo
arrivati anche alla determinazione di procedere alla chiusura, durante le ore notturne,
di quel passaggio.
Ovviamente, il tutto cercando di limitare, così come ho cercato di descrivere, il
disagio al minimo possibile, perché, certo, l'alternativa era quella iniziale, cioè quella
di immaginare che tutta quella via fosse chiusa al traffico in maniera definitiva, fatto
salvo per l'ingresso e l'uscita del museo, ma questo - come potete immaginare -
essendo anche una via che promana anche a zone di interesse commerciale elevato,
pedonabili, eccetera, eccetera, avrebbe creato, ovviamente, molti problemi, anche in
relazione alle attività economiche, che vedono proprio nel flusso e nel transito in
quella strada, uno degli elementi di maggiore interesse.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Il problema sollevato nell'interpellanza non è tanto l'esigenza del cantiere in sé, o la
sua organizzazione, perché effettivamente ci rendiamo conto che non c'erano tanti
altri modi di fare quest'operazione. Quindi capiamo sia il restringimento, sia il
divieto di transito con le biciclette, perché effettivamente devo dire che prima che
venisse introdotto il divieto mi era anche capitato di andare lì in bicicletta e se uno
rallentava ed era una persona un po' civile non c'erano problemi; ma capitava di
trovare dei ciclisti incivili che prendevano troppo velocemente quel passaggio e
quindi, effettivamente, si creava una situazione di pericolo, ad esempio per i bambini
delle scuole, eccetera.
Però, l'obiezione che noi abbiamo fatto non è relativa tanto al divieto in sé, ma alla
segnalazione un po' strana che è stata fatta del divieto, che ha fatto il giro d'Italia:
c'è questo strano cartello messo in cima, sopra al passaggio, con il disegno del
ciclista; una specie di pittogramma rupestre, dipinto di rosso, grosso e cattivo, che
prende sotto i poveri bambini, che volano via come birilli. È veramente un po'
particolare questo cartello; sicuramente non è lo standard previsto dal Codice della
Strada.
Questa foto, prima di arrivare a noi, era già circolata in tutti i social network italiani,
un po' in tutta Italia. Negli ambienti dei ciclisti la reazione andava dalle risate
all'indignazione, perché sembra che la Città di Torino ha questa immagine del
ciclista come un mostro che necessariamente arriva lì e ammazza i poveri bambini.
Quindi, oltre a non aver avuto risposta alla curiosità di sapere chi materialmente ha
fatto quel cartello (i nostri Uffici Tecnici, la Cultura, forse la Viabilità, il Museo), la
questione è perché non si possa semplicemente mettere un normale cartello con
scritto "divieto di transito, bici a mano", com'è stato fatto in tutte le altre zone della
città, invece di pensare a questa soluzione, che troviamo eccessivamente punitiva
verso i ciclisti. Oggettivamente spesso sulle strade cittadine c'è un problema di
ciclisti incivili, come di automobilisti incivili, di pedoni incivili; c'è un'inciviltà
trasversale nella strada, indipendentemente dal mezzo che si usa; però, questa
segnalazione sembra veramente un pochino più vessatoria. Forse mettere dei cartelli
a norma, come quelli previsti dal Codice della Strada, sarebbe stato un pochino più
rispettoso delle esigenze di tutti.
L'altra segnalazione che avevamo fatto è che comunque alla città manca ancora un
attraversamento ciclabile nord-sud verso il centro. Per cui, chi con la bicicletta deve
andare dalla zona di Porta Nuova alla zona di Piazza Castello, o prende le vie
pedonali, rischiando l'incrocio; in più adesso si trova una via bloccata; o si infila
nelle vie riservate al transito pubblico. Questo è anche un problema aperto.
Così come la richiesta di segnalazioni alternative. È vero che ci sono altre strade
vicine, (via Carlo Alberto, eccetera), però sarebbe una buona abitudine della Città
che quando si chiude una strada alle biciclette per la presenza di un cantiere, si
predisponessero delle segnalazioni alternative, come si fa per le auto, o perlomeno si
pensasse dove far passare le biciclette, perché in passato ci sono stati dei cantieri che
hanno bloccato il transito alle biciclette, senza che fosse fornita alcun tipo di via
alternativa, per cui uno arrivava lì con la bici e poi non sapeva più fisicamente dove
andare.
Quindi, su questa vicenda cercheremo magari di capire la storia di questo cartello,
forse più con l'aiuto dell'Assessorato alla Viabilità che col suo, per vedere (non so
quali siano i tempi di durata di questo cantiere) se sia possibile ottenere una
segnaletica un pochino più cortese nei confronti dei ciclisti.
Invece, il secondo punto, altrettanto interessante, è quello relativo alla chiusura
notturna della strada. Anche in questo caso le motivazioni sono ragionevoli;
ovviamente, capiamo che si tratta di un pezzo di strada che serve sostanzialmente
soltanto il museo e quindi è necessario tenerlo in ordine, visto che è un punto di
attrazione turistica. Però, il principio che se c'è la movida, se c'è vita notturna, gente
che schiamazza, piuttosto che barboni, gente che di notte fa pipì, tutte queste cose
che ho letto, credo anche nelle dichiarazioni ai giornali della direttrice del museo,
allora si chiude la strada con le chiavi e si consegnano solo a chi ci abita, è un
principio un po' pericoloso.
In questa città, abbiamo diversi tratti di strada che hanno questo problema di notte.
Quindi non vorrei che poi si prendesse l'abitudine di mettere i cancelli a ogni angolo
delle vie e soltanto i residenti della via, da mezzanotte alle sei, possono passare di lì.
Capisco che questo è un caso particolare, quindi uno può benissimo dire che ci sono
delle condizioni particolari. Però, leggendo anche il dibattito sui giornali dell'epoca,
sembrava una decisione presa un po' alla leggera. Il principio di chiudere una strada
pubblica, metterci un cancello e dare le chiavi soltanto agli abitanti privati che ci si
affacciano, è un principio, secondo me, molto pericoloso. Per cui, proprio perché di
notte ci sono zone che, forse anche più di quella in oggetto, soffrono di problemi di
schiamazzi notturni, passaggi, presenze indesiderate, che sporcano, eccetera, è una
soluzione, secondo me, da valutare con molta attenzione.
Comunque, adesso abbiamo chiarito, almeno per quanto riguarda la competenza
dell'Assessore Braccialarghe. Magari vedremo prossimamente di chiarirla con
l'Assessore Lubatti per quanto riguarda la Viabilità, a margine di qualche
Commissione.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
L'interpellanza è discussa.
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