| Interventi |
FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201203893/002, presentata in data 16 luglio 2012, avente per oggetto: "Il Museo Egizio, la strada privatizzata, la movida ed i ciclisti assassini" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Braccialarghe. BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore) Riassumo quanto è avvenuto. Ovviamente, sono in grado di consegnare un appunto scritto in risposta all'interpellanza. Com'è noto, il Museo Egizio è al centro di un progetto di ristrutturazione assai complesso, che si protrarrà con lavori fino a tutto il 2015, sperando - così come vorremmo tutti quanti - che nel 2015, completati i lavori, si possa inaugurare il nuovo Museo Egizio. I lavori sono particolarmente invasivi, che hanno inevitabilmente la necessità di avvenire nell'ambito di spazi molto ristretti perché, com'è noto, il posizionamento del Museo Egizio insiste su una toponomastica particolarmente complessa e articolata. Per questo motivo, fin dall'inizio del cantiere, ancora prima che venisse posizionata, in particolare, la grande gru, necessaria per questi lavori, c'era il delicato problema di aprire un cantiere che potesse garantire, oltre al posizionamento di questa grande gru, anche l'arrivo e la partenza di numerosi camion che, ovviamente, devono fare la spola per portare e prelevare tutto il materiale necessario ai lavori interni al museo. Per questo motivo si è più volte valutato quale potesse essere l'impatto di un cantiere di questo genere prolungato nel tempo. L'unica possibilità era quella, ovviamente, di collocare il cantiere davanti all'ingresso del museo stesso; questo determinava, ovviamente, dei grossi problemi, sia in termini di accoglienza degli spettatori del museo - vorrei ricordare che giornalmente, durante il periodo scolastico, ci sono oltre ottanta gruppi di bambini al giorno prenotati per la visita al nostro museo, che complessivamente nell'anno registra più di 500.000 presenze nel corso dell'anno. È uno dei musei, per fortuna, più visitati in Italia - sia in termini di viabilità in quella stretta via prospiciente all'ingresso del museo stesso. Si sono valutate tutte le possibili soluzioni, insieme al Museo, agli Assessorati interessati del Comune, in primis il mio Assessorato, ma anche l'Assessorato alla Viabilità, all'Urbanistica, eccetera. All'inizio si era prospettata, da parte del Museo e dalla società che gestisce i lavori, addirittura l'idea della chiusura totale di quella strada per fare, sostanzialmente, solo il cantiere, mantenendo solo un piccolo tunnel per consentire l'ingresso dei visitatori al museo e, dalla parte opposta, la fuoriuscita dei medesimi spettatori sull'altro lato. Noi abbiamo respinto questa ipotesi, perché volevamo tutelare, comunque, anche la possibilità di garantire il passaggio anche a chi non era interessato alla visita del museo. Al termine di tantissime riunioni si è addivenuti a un compromesso. Come si può vedere, il cantiere occupa una porzione, per quanto abbastanza grande, ma d'altra parte devono entrare e uscire i camion. Quindi le misure sono in qualche maniera vincolate, lasciando però la possibilità di avere un unico passaggio, che è fruito in parte dagli ospiti che vogliono entrare e uscire dal museo e, ovviamente, al transito dei cittadini che utilizzano quello spazio. Questo, inevitabilmente, ha portato a restringere questo accesso a un solo corridoio, il che diventa particolarmente complicato nelle giornate di grande affluenza al museo, ove per fortuna a volte registriamo code che si sviluppano per molte centinaia di metri quadrati intorno alla pianta del museo; questo ovviamente comporta inevitabili problemi rispetto a quello che è un ambito oggettivamente ristretto. Fin dall'inizio si sono, purtroppo, registrati due eventi che hanno ulteriormente complicato la vita; da una parte, il fatto che durante le ore notturne, in particolare, ovviamente sfruttando questo ridimensionamento dello spazio, purtroppo ci si è trovati davanti a un utilizzo non normale dello spazio, da parte di persone che vi dormivano, espletavano i loro bisogni fisiologici, eccetera; il che, ovviamente, non poteva essere tollerato. Dall'altra parte, davanti a un problema anche di sicurezza delle persone che affluivano al museo, perché purtroppo nonostante i cartelli che cercavano di dissuadere da questa abitudine, soprattutto ciclisti a bordo delle loro biciclette, ma anche motociclisti, anche con "elevate" velocità - tra virgolette - imboccavano questo corridoio, irrispettosi della tutela delle persone che sostavano in coda per entrare al museo, o anche dei cittadini che attraversavano a piedi quell'ambito. Questo ci ha indotto, sempre d'intesa con gli Assessorati competenti, a compiere due operazioni. La prima è stata quella di cercare di impegnare le pareti che custodiscono il cantiere in un'operazione anche di sensibilizzazione rispetto ai lavori che stiamo facendo e anche al patrimonio culturale della Città, questo anche per sostenere l'esigenza di un transitorio disagio in vista di un obiettivo molto importante, che è la riqualificazione del nostro museo. La seconda è stata quella di realizzare tutto quanto possa dissuadere dal transitare a bordo di biciclette e motorini in quell'ambito. Quindi a norma dell'ordinanza del Comune n. 6703 del 2 dicembre 2011, è stato predisposto il divieto di transito a tutti i veicoli, compresi i velocipedi, che possono essere condotti a mano per quel breve tratto, evitando quindi di incorrere anche in sanzioni. Per evitare, poi, il concomitante e purtroppo rilevato problema dell'utilizzo disinvolto di quello spazio durante le ore notturne, si è pensato di chiudere quell'ambito dalla mezzanotte alle sei di mattina, ovviamente con un cancello, per evitare che si determinasse un'affluenza di eventi sicuramente poco significativi e dignitosi, che avrebbero comportato, se non avessimo agito così, che ogni giorno vi fosse un lavoro, con ulteriori costi, di pulizia di quell'ambito. D'altra parte siamo, per i numeri che citavo e per l'importanza dell'ubicazione del museo, davanti a uno degli emblemi della nostra Città; quindi non potevamo certo immaginare che le persone che in così grande numero vengono a visitare il nostro museo, si trovassero a fare la coda davanti a situazioni disagevoli, sia dal punto di vista dell'olfatto, sia dal punto di vista della pulizia di quell'ambito. Quindi siamo arrivati anche alla determinazione di procedere alla chiusura, durante le ore notturne, di quel passaggio. Ovviamente, il tutto cercando di limitare, così come ho cercato di descrivere, il disagio al minimo possibile, perché, certo, l'alternativa era quella iniziale, cioè quella di immaginare che tutta quella via fosse chiusa al traffico in maniera definitiva, fatto salvo per l'ingresso e l'uscita del museo, ma questo - come potete immaginare - essendo anche una via che promana anche a zone di interesse commerciale elevato, pedonabili, eccetera, eccetera, avrebbe creato, ovviamente, molti problemi, anche in relazione alle attività economiche, che vedono proprio nel flusso e nel transito in quella strada, uno degli elementi di maggiore interesse. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Il problema sollevato nell'interpellanza non è tanto l'esigenza del cantiere in sé, o la sua organizzazione, perché effettivamente ci rendiamo conto che non c'erano tanti altri modi di fare quest'operazione. Quindi capiamo sia il restringimento, sia il divieto di transito con le biciclette, perché effettivamente devo dire che prima che venisse introdotto il divieto mi era anche capitato di andare lì in bicicletta e se uno rallentava ed era una persona un po' civile non c'erano problemi; ma capitava di trovare dei ciclisti incivili che prendevano troppo velocemente quel passaggio e quindi, effettivamente, si creava una situazione di pericolo, ad esempio per i bambini delle scuole, eccetera. Però, l'obiezione che noi abbiamo fatto non è relativa tanto al divieto in sé, ma alla segnalazione un po' strana che è stata fatta del divieto, che ha fatto il giro d'Italia: c'è questo strano cartello messo in cima, sopra al passaggio, con il disegno del ciclista; una specie di pittogramma rupestre, dipinto di rosso, grosso e cattivo, che prende sotto i poveri bambini, che volano via come birilli. È veramente un po' particolare questo cartello; sicuramente non è lo standard previsto dal Codice della Strada. Questa foto, prima di arrivare a noi, era già circolata in tutti i social network italiani, un po' in tutta Italia. Negli ambienti dei ciclisti la reazione andava dalle risate all'indignazione, perché sembra che la Città di Torino ha questa immagine del ciclista come un mostro che necessariamente arriva lì e ammazza i poveri bambini. Quindi, oltre a non aver avuto risposta alla curiosità di sapere chi materialmente ha fatto quel cartello (i nostri Uffici Tecnici, la Cultura, forse la Viabilità, il Museo), la questione è perché non si possa semplicemente mettere un normale cartello con scritto "divieto di transito, bici a mano", com'è stato fatto in tutte le altre zone della città, invece di pensare a questa soluzione, che troviamo eccessivamente punitiva verso i ciclisti. Oggettivamente spesso sulle strade cittadine c'è un problema di ciclisti incivili, come di automobilisti incivili, di pedoni incivili; c'è un'inciviltà trasversale nella strada, indipendentemente dal mezzo che si usa; però, questa segnalazione sembra veramente un pochino più vessatoria. Forse mettere dei cartelli a norma, come quelli previsti dal Codice della Strada, sarebbe stato un pochino più rispettoso delle esigenze di tutti. L'altra segnalazione che avevamo fatto è che comunque alla città manca ancora un attraversamento ciclabile nord-sud verso il centro. Per cui, chi con la bicicletta deve andare dalla zona di Porta Nuova alla zona di Piazza Castello, o prende le vie pedonali, rischiando l'incrocio; in più adesso si trova una via bloccata; o si infila nelle vie riservate al transito pubblico. Questo è anche un problema aperto. Così come la richiesta di segnalazioni alternative. È vero che ci sono altre strade vicine, (via Carlo Alberto, eccetera), però sarebbe una buona abitudine della Città che quando si chiude una strada alle biciclette per la presenza di un cantiere, si predisponessero delle segnalazioni alternative, come si fa per le auto, o perlomeno si pensasse dove far passare le biciclette, perché in passato ci sono stati dei cantieri che hanno bloccato il transito alle biciclette, senza che fosse fornita alcun tipo di via alternativa, per cui uno arrivava lì con la bici e poi non sapeva più fisicamente dove andare. Quindi, su questa vicenda cercheremo magari di capire la storia di questo cartello, forse più con l'aiuto dell'Assessorato alla Viabilità che col suo, per vedere (non so quali siano i tempi di durata di questo cantiere) se sia possibile ottenere una segnaletica un pochino più cortese nei confronti dei ciclisti. Invece, il secondo punto, altrettanto interessante, è quello relativo alla chiusura notturna della strada. Anche in questo caso le motivazioni sono ragionevoli; ovviamente, capiamo che si tratta di un pezzo di strada che serve sostanzialmente soltanto il museo e quindi è necessario tenerlo in ordine, visto che è un punto di attrazione turistica. Però, il principio che se c'è la movida, se c'è vita notturna, gente che schiamazza, piuttosto che barboni, gente che di notte fa pipì, tutte queste cose che ho letto, credo anche nelle dichiarazioni ai giornali della direttrice del museo, allora si chiude la strada con le chiavi e si consegnano solo a chi ci abita, è un principio un po' pericoloso. In questa città, abbiamo diversi tratti di strada che hanno questo problema di notte. Quindi non vorrei che poi si prendesse l'abitudine di mettere i cancelli a ogni angolo delle vie e soltanto i residenti della via, da mezzanotte alle sei, possono passare di lì. Capisco che questo è un caso particolare, quindi uno può benissimo dire che ci sono delle condizioni particolari. Però, leggendo anche il dibattito sui giornali dell'epoca, sembrava una decisione presa un po' alla leggera. Il principio di chiudere una strada pubblica, metterci un cancello e dare le chiavi soltanto agli abitanti privati che ci si affacciano, è un principio, secondo me, molto pericoloso. Per cui, proprio perché di notte ci sono zone che, forse anche più di quella in oggetto, soffrono di problemi di schiamazzi notturni, passaggi, presenze indesiderate, che sporcano, eccetera, è una soluzione, secondo me, da valutare con molta attenzione. Comunque, adesso abbiamo chiarito, almeno per quanto riguarda la competenza dell'Assessore Braccialarghe. Magari vedremo prossimamente di chiarirla con l'Assessore Lubatti per quanto riguarda la Viabilità, a margine di qualche Commissione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) L'interpellanza è discussa. |