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LEVI Marta (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201202928/002, presentata in data 4 giugno 2012, avente per oggetto: "Dio chiama a spese dello Stato" LEVI Marta (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Pellerino. PELLERINO Mariagrazia (Assessore) Questa interpellanza trae origine non da un articolo, ma da una lettera a "Specchio dei Tempi", che - devo dire - io non l'avevo notata, ma è stata evidentemente notata dal Consigliere Bertola a difesa della laicità delle Istituzioni scolastiche, quindi sicuramente apprezzo questa sua sottolineatura. Questa lettera diceva così: "Ciao Renzo! Ti salutano i bambini della Mazzini, i papà, le mamme, i nonni, i maestri che sapientemente guidavi verso la scuola al mattino e verso casa al pomeriggio. Ti salutavamo con affetto, ci sentivamo protetti dalla tua paletta di nonno vigile. All'inizio dell'anno non ti abbiamo più visto, abbiamo saputo che la vita ti aveva fatto un brutto sgambetto, ma eravamo fiduciosi di incontrarti di nuovo presto. L'altro giorno abbiamo saputo che Dio ti ha chiamato per un incarico più importante: guardarci da lassù - anzi, guidarci da lassù -. Noi, attraverso quelle strisce, ti ricorderemo sempre". L'interpellanza ci chiede se conosciamo l'autore di questa lettera, se riteniamo appropriata la terminologia religiosa cattolica usata nella lettera firmata a nome di tutta la scuola per descrivere la morte di una persona e, se alla luce di questo episodio, non ritengano opportuno intervenire presso l'Ufficio scolastico provinciale di Torino per chiedere che venga garantita l'educazione impartita nella scuola Mazzini e se questa educazione rispetti i principi basilari di laicità. Francamente, al di là sicuramente della non conoscenza da parte nostra di chi abbia firmato quella lettera (anche perché è firmata "La scuola Mazzini" e, ovviamente, è un'espressione di tipo generico, quindi non si capisce se siano state le famiglie dei bambini, ma, almeno idealmente, la lettera sembra mandata dai bambini a questo nonno vigile), credo che l'episodio di per sé non rappresenti un attentato alla laicità delle Istituzioni scolastiche. Sappiamo tutti molto bene come spesso, parlando con i bambini, ci si riferisca rispetto alla morte, perché qui questo è l'altro argomento forte, pesante che aleggia in questa vicenda. Lo sappiamo tutti; la laicità nelle Istituzioni, vale a dire i contenuti dei percorsi curriculari, i contenuti didattici, i contenuti dei libri di testo, eventuali simboli che siano presenti all'interno degli edifici scolastici, sappiamo quanto se ne è discusso e sappiamo anche addirittura su quel tema che cosa la Consulta ha risposto. Quindi, è un tema certamente molto dibattuto e di cui necessariamente dobbiamo dibattere anche se, secondo me, un aspetto è la laicità dell'insegnamento all'interno dell'Istituzione scolastica, altro aspetto è invece la multiculturalità e il rispetto della multiculturalità che necessariamente passa da culture di provenienza, in alcune delle quali l'aspetto religioso non soltanto è una religione diversa, ma è anche una cultura dove la religione è magari più centrale. Quindi, io credo che il rispetto dell'espressione di tutti e di tutte le culture e di tutte le religioni sia il miglior presidio della laicità. In questo caso, però, anche se non credo che spettino all'Istituzione, alla Giunta o all'Assessore compiti di giudizio relativamente al fatto se noi riteniamo appropriata o meno la terminologia religiosa di questa lettera, mi permetto soltanto questo tipo di giudizio, cioè che è usuale, quando si parla di morte nei confronti dei bambini, cercare in qualche modo di edulcorare la tragicità di questo evento e, dall'altra parte, generare magari qualche speranza. Forse, per un bambino che non possiede ancora così bene concetti filosofici immateriali, pensare al fatto che ci guarda da lassù o ci guida da lassù è un'espressione per dire che la vita in qualche modo continua e che quello che una persona ci ha generosamente donato continua a vivere dentro di noi. Così la interpreto io. Comunque, noi non riteniamo assolutamente di dover intervenire con il MIUR rispetto a questa scuola, anche perché noi non sappiamo chi sia l'autore di questa lettera. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Questa, se vogliamo, è una questione forse minore rispetto all'impatto su tutta la Città, anche se riteniamo che il tema però della laicità dell'educazione sia un tema fondamentale ed importante. Abbiamo presentato questa interpellanza dopo aver ricevuto anche noi una segnalazione da un genitore di questa scuola, che, appunto, non si riconosceva in questo tipo di terminologia, esprimendo il fatto che questa lettera sembra firmata a nome di tutti i bambini di tutta la scuola, ma rappresenta dei valori che lui per i suoi figli non riconosce e in cui non vorrebbe riconoscersi. Dato che l'unica scuola Mazzini che risulta esistere a Torino è una scuola elementare statale, risulta identificata con essa, abbiamo ritenuto opportuno chiedere anche all'Amministrazione Comunale che cosa pensasse di questo episodio. Senza volerlo drammatizzare, nel senso che, chiaramente, chi crede in questo genere di valori, in questo genere di espressioni, fa benissimo ad utilizzarle, è più che legittimo, non deve vergognarsi, perché magari alle volte, quando si aprono queste discussioni, la risposta è: "Ma allora volete che evitiamo di ritornare alla nostra cultura". No, va benissimo. Il punto dirimente è se questo viene fatto a nome di un gruppo di persone che, quindi, come tale, può avere i valori e usare le espressioni che ritiene, quindi un gruppo di famiglie, una gruppo di bambini, eccetera, o se viene fatto a nome ufficialmente della scuola. Mi sembra, comunque, di capire che non era questo il caso. Adesso speravo che, in qualche modo, l'Assessorato potesse capire esattamente la genesi di questa lettera, ma, se possiamo concludere che si tratta di un'espressione informale di un gruppo di famiglie e non di una lettera scritta dal Dirigente scolastico, credo che il problema possa chiudersi qui. Nel senso che il gruppo di famiglie è pienamente legittimato ad usare le espressioni che vuole. Poi, anche nell'edulcorare la presentazione della morte ai bambini, si possono, comunque, utilizzare espressioni di vario genere; questa non è l'unica metafora o l'unica semplificazione che si può utilizzare. Comunque, ritenevamo più che altro opportuno sollevare il tema, in modo che l'Amministrazione possa comunque "buttare un occhio", diciamo così, su quello che avviene nelle scuole torinesi anche a proposito di questo genere di problemi. LEVI Marta (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |