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Estratto dal verbale della seduta di Giovedì 26 Luglio 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 16
INTERPELLANZA 2012-02928
"DIO CHIAMA A SPESE DELLO STATO" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BERTOLA ED APPENDINO IN DATA 4 GIUGNO 2012.
Interventi

LEVI Marta (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201202928/002, presentata in
data 4 giugno 2012, avente per oggetto:
"Dio chiama a spese dello Stato"

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Pellerino.

PELLERINO Mariagrazia (Assessore)
Questa interpellanza trae origine non da un articolo, ma da una lettera a "Specchio
dei Tempi", che - devo dire - io non l'avevo notata, ma è stata evidentemente notata
dal Consigliere Bertola a difesa della laicità delle Istituzioni scolastiche, quindi
sicuramente apprezzo questa sua sottolineatura.
Questa lettera diceva così: "Ciao Renzo! Ti salutano i bambini della Mazzini, i papà,
le mamme, i nonni, i maestri che sapientemente guidavi verso la scuola al mattino e
verso casa al pomeriggio. Ti salutavamo con affetto, ci sentivamo protetti dalla tua
paletta di nonno vigile. All'inizio dell'anno non ti abbiamo più visto, abbiamo saputo
che la vita ti aveva fatto un brutto sgambetto, ma eravamo fiduciosi di incontrarti di
nuovo presto. L'altro giorno abbiamo saputo che Dio ti ha chiamato per un incarico
più importante: guardarci da lassù - anzi, guidarci da lassù -. Noi, attraverso quelle
strisce, ti ricorderemo sempre".
L'interpellanza ci chiede se conosciamo l'autore di questa lettera, se riteniamo
appropriata la terminologia religiosa cattolica usata nella lettera firmata a nome di
tutta la scuola per descrivere la morte di una persona e, se alla luce di questo
episodio, non ritengano opportuno intervenire presso l'Ufficio scolastico provinciale
di Torino per chiedere che venga garantita l'educazione impartita nella scuola
Mazzini e se questa educazione rispetti i principi basilari di laicità.
Francamente, al di là sicuramente della non conoscenza da parte nostra di chi abbia
firmato quella lettera (anche perché è firmata "La scuola Mazzini" e, ovviamente, è
un'espressione di tipo generico, quindi non si capisce se siano state le famiglie dei
bambini, ma, almeno idealmente, la lettera sembra mandata dai bambini a questo
nonno vigile), credo che l'episodio di per sé non rappresenti un attentato alla laicità
delle Istituzioni scolastiche.
Sappiamo tutti molto bene come spesso, parlando con i bambini, ci si riferisca
rispetto alla morte, perché qui questo è l'altro argomento forte, pesante che aleggia in
questa vicenda. Lo sappiamo tutti; la laicità nelle Istituzioni, vale a dire i contenuti
dei percorsi curriculari, i contenuti didattici, i contenuti dei libri di testo, eventuali
simboli che siano presenti all'interno degli edifici scolastici, sappiamo quanto se ne è
discusso e sappiamo anche addirittura su quel tema che cosa la Consulta ha risposto.
Quindi, è un tema certamente molto dibattuto e di cui necessariamente dobbiamo
dibattere anche se, secondo me, un aspetto è la laicità dell'insegnamento all'interno
dell'Istituzione scolastica, altro aspetto è invece la multiculturalità e il rispetto della
multiculturalità che necessariamente passa da culture di provenienza, in alcune delle
quali l'aspetto religioso non soltanto è una religione diversa, ma è anche una cultura
dove la religione è magari più centrale.
Quindi, io credo che il rispetto dell'espressione di tutti e di tutte le culture e di tutte
le religioni sia il miglior presidio della laicità.
In questo caso, però, anche se non credo che spettino all'Istituzione, alla Giunta o
all'Assessore compiti di giudizio relativamente al fatto se noi riteniamo appropriata o
meno la terminologia religiosa di questa lettera, mi permetto soltanto questo tipo di
giudizio, cioè che è usuale, quando si parla di morte nei confronti dei bambini,
cercare in qualche modo di edulcorare la tragicità di questo evento e, dall'altra parte,
generare magari qualche speranza. Forse, per un bambino che non possiede ancora
così bene concetti filosofici immateriali, pensare al fatto che ci guarda da lassù o ci
guida da lassù è un'espressione per dire che la vita in qualche modo continua e che
quello che una persona ci ha generosamente donato continua a vivere dentro di noi.
Così la interpreto io.
Comunque, noi non riteniamo assolutamente di dover intervenire con il MIUR
rispetto a questa scuola, anche perché noi non sappiamo chi sia l'autore di questa
lettera.

LEVI Marta (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Questa, se vogliamo, è una questione forse minore rispetto all'impatto su tutta la
Città, anche se riteniamo che il tema però della laicità dell'educazione sia un tema
fondamentale ed importante.
Abbiamo presentato questa interpellanza dopo aver ricevuto anche noi una
segnalazione da un genitore di questa scuola, che, appunto, non si riconosceva in
questo tipo di terminologia, esprimendo il fatto che questa lettera sembra firmata a
nome di tutti i bambini di tutta la scuola, ma rappresenta dei valori che lui per i suoi
figli non riconosce e in cui non vorrebbe riconoscersi.
Dato che l'unica scuola Mazzini che risulta esistere a Torino è una scuola elementare
statale, risulta identificata con essa, abbiamo ritenuto opportuno chiedere anche
all'Amministrazione Comunale che cosa pensasse di questo episodio. Senza volerlo
drammatizzare, nel senso che, chiaramente, chi crede in questo genere di valori, in
questo genere di espressioni, fa benissimo ad utilizzarle, è più che legittimo, non
deve vergognarsi, perché magari alle volte, quando si aprono queste discussioni, la
risposta è: "Ma allora volete che evitiamo di ritornare alla nostra cultura". No, va
benissimo.
Il punto dirimente è se questo viene fatto a nome di un gruppo di persone che, quindi,
come tale, può avere i valori e usare le espressioni che ritiene, quindi un gruppo di
famiglie, una gruppo di bambini, eccetera, o se viene fatto a nome ufficialmente della
scuola. Mi sembra, comunque, di capire che non era questo il caso.
Adesso speravo che, in qualche modo, l'Assessorato potesse capire esattamente la
genesi di questa lettera, ma, se possiamo concludere che si tratta di un'espressione
informale di un gruppo di famiglie e non di una lettera scritta dal Dirigente
scolastico, credo che il problema possa chiudersi qui. Nel senso che il gruppo di
famiglie è pienamente legittimato ad usare le espressioni che vuole.
Poi, anche nell'edulcorare la presentazione della morte ai bambini, si possono,
comunque, utilizzare espressioni di vario genere; questa non è l'unica metafora o
l'unica semplificazione che si può utilizzare.
Comunque, ritenevamo più che altro opportuno sollevare il tema, in modo che
l'Amministrazione possa comunque "buttare un occhio", diciamo così, su quello che
avviene nelle scuole torinesi anche a proposito di questo genere di problemi.

LEVI Marta (Vicepresidente)
L'interpellanza è discussa.
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