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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201203374/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 26 giugno 2012, avente per oggetto: "Filiera ambientale. Modificazioni Statuto AMIAT. Indirizzi di gara cosiddetta a doppio oggetto e relativi atti. Approvazione". della proposta di mozione n. mecc. 201204105/002, presentata dai Consiglieri Tronzano e D'Amico in data 23 luglio 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201203374/064) Filiera ambientale. Modificazioni Statuto AMIAT e TRM. Indirizzi di gara cosiddetta a doppio oggetto e relativi atti. Approvazione". della proposta di mozione n. mecc. 201204107/002, presentata dai Consiglieri Ricca, Carbonero e Cervetti in data 23 luglio 2012, avente per oggetto: "Collegata alla deliberazione mecc. 201203374/064 - Filiera ambientale". e della proposta di mozione n. mecc. 201204109/002, presentata dai Consiglieri Levi, Lo Russo, Paolino, Cassiani, Ventura, Alunno, Genisio, Onofri, Tricarico, Carretta, Muzzarelli, Mangone, Viale, Grimaldi, Nomis, Centillo, Moretti, Curto, Porcino, Sbriglio e Levi-Montalcini in data 23 luglio 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201203374/064) Filiera ambientale. Modificazioni Statuto AMIAT. Indirizzi di gara cosiddetta a doppio oggetto e relativi atti. Approvazione". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico che in data 20/07/2012 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. Faccio presente che, successivamente, verranno discussi un subemendamento della Giunta, 3 emendamenti della Commissione Consiliare, un emendamento del Gruppo del PD e 323 subemendamenti (di cui 303 del Movimento 5 Stelle, 17 della Lega Nord-Bossi e 3 del PdL). La discussione della proposta di deliberazione e delle proposte di mozione avverrà in termini generali e potranno intervenire tutti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, poi vi sarà la discussione degli emendamenti e dei subemendamenti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Verifico e ve li dico successivamente. La parola, per l'illustrazione, al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Penso di non articolare la presentazione dell'insieme degli aspetti di questa proposta di deliberazione per evitare di dire cose assolutamente note all'Aula, in quanto abbiamo iniziato la discussione di questo provvedimento a novembre dello scorso anno; abbiamo fatto una serie di atti successivi e, sostanzialmente, oggi siamo arrivati ad una sua conclusione. L'iter è stato oggettivamente complesso; in questi anni, io ho proceduto a fare parecchi atti e questo è sicuramente l'atto più complesso che almeno il sottoscritto, credo, ha dovuto affrontare e credo anche il Consiglio Comunale stesso e le Commissioni. Per cui, prima di tutto, è necessario un ringraziamento per il lavoro svolto che abbiamo fatto in diverse Commissioni, a partire da novembre. Devo ringraziare, ovviamente, i Colleghi di Giunta, in particolare il Sindaco, perché ha sempre seguito con molta attenzione, sui singoli passaggi, la costruzione di questa deliberazione, sicuramente tutti gli Uffici e, in particolare, la dottoressa Delli Colli, perché oggettivamente in questi giorni è stata sottoposta, sia di notte che di giorno, a questo lavoro. È vero quello che si diceva prima, cioè è vero che noi abbiamo prodotto nell'ultimo periodo - il Consigliere Marrone lo diceva - degli emendamenti molto significativi nella stessa deliberazione. Questo è vero. Però, è altrettanto vero che per larga parte questi emendamenti erano di assoluta conoscenza della Commissione. Solo dell'ultimo non era a conoscenza la Commissione, ma non lo eravamo neanche noi, nel senso che nessuno di noi poteva prevedere che venerdì la Corte Costituzionale abrogasse l'articolo n. 4. Ma tutto il resto, però, era sempre stato previsto. Ricordo le tappe fondamentali. Noi ad aprile abbiamo fatto la deliberazione per portare all'attenzione dell'Antitrust la nostra ipotesi di gara a doppio oggetto. Entro maggio - come era previsto, ma aveva 60 giorni di tempo e l'ha fatto prima - abbiamo avuto il giudizio positivo, anzi la deliberazione di Torino è stata assunta come il prototipo, poi, per l'evolversi di quella situazione; immediatamente dopo, a giugno, abbiamo portato all'attenzione del Consiglio la deliberazione solo su AMIAT, però mai dicendo che con quella avevamo finito, ma dicendo che bisognava ovviamente integrarla della parte TRM e che - non l'abbiamo mai nascosto - l'obiettivo era che, prima di chiudere l'attività estiva del Consiglio, avremmo dovuto approvare la deliberazione per riuscire a concludere l'insieme dell'operazione entro il 31/12, quindi per fare la gara e concluderla in modo positivo, e avevamo detto che era necessario che la deliberazione venisse assunta entro il periodo estivo. Questo lavoro che abbiamo fatto in Commissione che cosa ci ha portato sostanzialmente a fare? Solo giovedì della scorsa settimana abbiamo avuto il parere positivo da parte dell'Antitrust alla deliberazione dell'ATO ed è sulla base di quello che, ovviamente, tra mercoledì e venerdì della scorsa settimana, noi abbiamo prodotto l'insieme degli emendamenti necessari per ricondurre al fatto - largamente condiviso dall'insieme dei componenti le Commissioni e dai due Presidenti che hanno sempre seguito questi lavori - che la gara doveva essere unica, cioè che dovessimo mettere assieme sia l'atto di AMIAT sia l'atto di TRM. All'interno quali scelte abbiamo fatto? E qui ne taglio oggettivamente un pezzo. Noi avevamo impostato per questa ragione una deliberazione - come abbiamo detto - a doppio oggetto, di cui noi siamo sostanzialmente detentori; il Consiglio Comunale di Torino detiene il possesso dei due oggetti con la partecipazione sia del 100% in AMIAT che del 95% in TRM. Per quanto riguarda, invece, gli affidamenti, ovviamente questo Consiglio Comunale detiene il contratto di servizio per quanto riguarda AMIAT, ma non detiene le funzioni di affidamento di servizio pubblico per TRM, perché le detiene l'ATOR. In realtà, tutta la deliberazione era impostata su questo. Rispetto alla Corte Costituzionale è cambiata di parecchio. In realtà, diciamoci la verità, la deliberazione è cambiata parzialmente nella forma, non è cambiata nella sostanza. La sostanza da cui noi siamo sempre partiti e non abbiamo fatto mai mistero, a partire da novembre 2011, all'atto assunto da quest'Aula con l'approvazione di Bilancio, è il fatto che le cessioni di quote dovevano avvenire e devono avvenire con l'obiettivo principale di rientrare nel Patto di Stabilità, di ridurre l'indebitamento, mettendo in una situazione di sicurezza la parte finanziaria della Città di Torino. Ed è qui che, in realtà, la cosa che è cambiata da venerdì, quando ci siamo lasciati in Commissione, ad oggi, è sostanzialmente di togliere i riferimenti alla deliberazione che riguardava anche il fatto che dovevamo rispondere all'articolo n. 4, che diceva che al 31/12 gli affidamenti venivano meno. Ma questo riguarda l'unico vero punto messo in discussione, perché per tutto il resto, invece, la deliberazione ha nella sua essenza il suo valore, in quanto, siccome noi - per le ragioni che ho detto un attimo fa - cediamo le quote, volendo cedere delle quote, si mettono in discussione gli affidamenti, viene meno l'in house, per cui è necessario rifare la gara a doppio oggetto e per cui la deliberazione nel suo insieme sta in piedi. La modifica riguarda questo punto: al posto di fare questa operazione sulla base dell'articolo n. 4, si fa sulla base dell'impianto legislativo del 2008, definito a livello di Comunità Economica Europea, che prevede le tre possibilità: o la si tiene in house, perché hai le condizioni, oppure vai alla gara per il servizio, oppure vai alla gara a doppio oggetto per il servizio e per la quota. Per cui, questa è la scelta di fondo della proposta di deliberazione che sta alla nostra e alla vostra attenzione. All'interno di questa deliberazione, le discussioni che abbiamo fatto ci hanno portato sostanzialmente a definire un tracciato. Primo: a definire un indirizzo di gara per dire quali sono le condizioni che le aziende devono avere per poter partecipare e per potersi presentare. Abbiamo stabilito una serie di condizioni: le certificazioni ambientali, avere un'esperienza, avere un fatturato annuo di una certa consistenza, avere un patrimonio netto sicuramente solido, avere un fatturato di impresa simile a quello che devo andare a prendere in considerazione. Per cui, stiamo dando degli indirizzi di gara, che saranno alla base della scelta di quali sono le aziende che possono partecipare alla gara stessa. Dopodiché, abbiamo detto che chi si può aggiudicare questo insieme di due aziende deve anche presentare delle caratteristiche di qualità e di competenza. Per meglio raffigurare questo, ma anche perché questa è un'indicazione che non si può evitare, bisogna andare verso l'offerta economicamente più vantaggiosa, cioè che, comunque, rispetto al livello della valutazione della partecipazione, è più bassa relativamente alla qualità e al corrispettivo. Abbiamo detto che ci dev'essere un equilibrio tra le due aziende, sapendo che una è più forte, ha un maggiore valore dal punto di vista delle quote di partecipazione, l'altra ha un maggiore valore dal punto di vista del contratto di servizio. Abbiamo, poi, inserito alcune caratteristiche che - ci farebbe piacere - le aziende che presentano il progetto tenessero in considerazione: avere un'esperienza anche sugli impianti, valutare se hanno mezzi più propri da apportare, se hanno modelli per la differenziata da proporci, al di là di quello che abbiamo sperimentato sul nostro territorio, o il suo possibile allargamento. Accanto a questo, abbiamo però definito le clausole sociali a cui riferirsi. Clausole sociali sia rispetto e, in particolare, ovviamente, al personale di AMIAT, dicendo che questo dev'essere mantenuto, ma ci siamo esercitati anche per un pezzo sulla dirigenza, tenendo conto della specificità della competenza del contratto di servizio. È per questa ragione che, su questa parte, l'insieme delle Organizzazioni Sindacali, che ho incontrato ancora questa mattina, hanno sostanzialmente un parere assolutamente positivo. Accanto a questo, abbiamo definito i due Statuti e, ovviamente, nel definirli, si è tenuto conto della percentuale diversa di cessione che noi vogliamo fare. Per cui, da una parte, ovviamente, per TRM abbiamo il fatto che su 5, indicando la quota dell'80% di cessione, 2 sono pubblici, di cui 1 è il Presidente al quale è affidata una serie di compiti, che, per brevità, adesso non ricordo, ma significativi, raccogliendo anche alcune sollecitazioni ovviamente portate in Commissione; un lavoro vero. Cosa diversa, invece, per quanto riguarda AMIAT, in cui sostanzialmente a livello di governance è esattamente il contrario: dei 5, 3 sono nominati dall'Ente, di cui 1 Presidente, con tutta una serie di prerogative, in particolare sul tema del contratto di servizio, così come invece, per quanto riguarda TRM, l'attenzione all'ambiente. Ora, si è discusso molto sul tema dell'80% e quale sia il motivo dell'80%; l'ho più volte detto in Commissione: esattamente sempre per corrispondere all'obiettivo principale del rientro nel Patto. È una deliberazione oggettivamente articolata e complessa, ma se noi partiamo da una valutazione ovviamente complessiva dell'insieme degli atti e aggiungiamo alla deliberazione stessa i due Statuti e il contratto di servizio, che abbiamo anche migliorato ed emendato, soprattutto nella parte informativa, al fine di consentire al Settore dell'Ambiente maggiore potere di controllo, compreso al Consiglio, in realtà si delinea una cosa abbastanza chiara e corrispondente all'obiettivo che ci eravamo detti a novembre 2011. L'obiettivo, se vi ricordate, era: noi vogliamo cedere le quote ai fini del rientro del Patto, però, nel momento in cui facciamo questa operazione, non vogliamo fare semplicemente un'operazione di cassa, ma vogliamo fare un'operazione significativa sul piano industriale, cioè, prendendo anche a pretesto una condizione come questa, si cerca di fare in modo che si abbia una valorizzazione maggiore delle proprie aziende, di riportarle su un piano più generale, in grado non solo di svolgere un'attività presso il nostro territorio, ma anche di rispondere ad esigenze possibili su altri territori, dando in questo senso una prospettiva. In questi giorni noi non abbiamo discussa questa questione, perché era anche giusto così, ma, guardate, se i lavoratori oggi... Stiamo facendo questa discussione senza che i lavoratori interessati ci abbiano chiesto un approfondimento, una discussione, chiediamoci perché. Il perché sta esattamente in questo: perché hanno capito che bisogna dare una prospettiva all'azienda e una prospettiva a loro stessi dal punto di vista del loro lavoro, per cui, in questo senso, io credo che noi dobbiamo sottolineare assolutamente con forza il fatto che non stiamo facendo un'operazione di pura vendita di quote di partecipazione, ma facciamo una vendita di quote di partecipazione che ha grande attenzione verso il livello di qualità del servizio che le aziende devono dare e, contemporaneamente, permette di costruire per queste aziende una prospettiva futura per i prossimi decenni. Con questo io penso che davvero abbiamo fatto un lavoro importante, l'abbiamo fatto assieme, al di là delle opinioni che adesso si possono esprimere. Per questo, io vi ringrazio ancora; ringrazio tutti voi per il lavoro che abbiamo svolto e, in particolare, ovviamente, i due Presidenti, che certe volte hanno sollecitato i Consiglieri a presentare, ma certe volte hanno sollecitato noi a cercare di portare alla vostra attenzione i migliori testi possibili, raccogliendo il più possibile le sollecitazioni. Credo che ci si possa dare atto, senza contraddire sostanzialmente l'ipotesi di lavoro su cui ci siamo incamminati fin da novembre, che, nei limiti del possibile, con quella capacità e quell'intelligenza che tutti noi abbiamo, su questo abbiamo fatto un percorso insieme. Grazie. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Grazie a lei, Vicesindaco. Ricordo ai Colleghi che un Consigliere per Gruppo ha a disposizione 10 minuti per intervenire, mentre gli altri hanno a disposizione 5 minuti. Adesso, siamo in fase di discussione generale, poi ci saranno i subemendamenti, gli emendamenti e la proposta di deliberazione. La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Sono in imbarazzo, devo sempre essere il primo, non so perché. Il lavoro è stato un percorso lungo, come ha detto il Vicesindaco, e parte da novembre dello scorso anno. Però, proprio nelle ultime ore, si è presentato il fatto nuovo: l'abrogazione dell'articolo n. 4. Questo non ha rimesso in discussione niente, perché l'obiettivo era, comunque, quello di vendere e lo scopo finale era quello del rientro nel Patto di Stabilità, però, proprio a fronte di questo e dalle parole con le quali ha concluso il Vicesindaco, invito il Sindaco ad una riflessione di questo tipo, che poi è anche parte di uno degli emendamenti della Lega Nord. Va bene tutto, nel senso che, al di là di tentare di vendere solo il 49% per mantenere la maggioranza, visto che non è più necessario vendere le partecipate, eccetera, ma questo credo vada al di fuori dal poter rientrare nel Patto di Stabilità, sarebbe necessario trovare però una strada che faccia in modo che la Città, in seconda battuta, possa trarre un giovamento da questo tipo di vendita. L'esempio è proprio TRM. Posto che dobbiamo vendere l'80% di TRM per poter arrivare al traguardo del rientro del Patto di Stabilità, io vorrei che le Città trovasse la modalità e la possibilità, una volta rientrati nel Patto di Stabilità e una volta che TRM diventa una vera e propria partecipata fonte di reddito, di riacquistare le quote, nei limiti delle possibilità e post rientro nel Patto di Stabilità, proprio per poterci inventare, in qualche modo, delle nuove entrate. Cioè, se vendiamo l'80%, ci rimane il 20% e quella che sarà poi la suddivisione delle quote azionarie nel caso di rendita della partecipata stessa; se noi con il passare degli anni riusciamo, grazie all'attività virtuosa che speriamo tutti insieme di poter fare negli anni a venire, ad avere la possibilità di ricomprare parte di queste quote e far diventare questo 20, un 25, un 30, o non lo so, certo è che poi abbiamo trovato un nuovo sistema di introito e di incasso da parte della Città, che non è sempre e solo penalizzare i cittadini con nuove tasse e nuove spese, ma bensì mettere a frutto comunque quello che - attenzione - l'Amministrazione stessa a suo tempo ha costruito, perché TRM è un'invenzione, in qualche modo, della Città, un'iniziativa della Città. Quindi, comunque è uno dei famosi gioielli, cioè un'iniziativa che - come diceva prima il Vicesindaco - in molti hanno voluto poi come azione pilota anche nel sistema di saper mettere in piedi una gara per la vendita di queste partecipate. Quindi, la mia richiesta è proprio questa, tanto è chiaro che la forza di maggioranza è tale che possiamo discutere all'infinito, ma poi le decisioni prese sappiamo benissimo quali saranno, però il mio invito è proprio quello di riflettere e di pensare se ci siano delle strade affinché tutto questo non sia finalizzato a se stesso, perché poi - lo ripeto ancora una volta -, venduto tutto, non c'è più niente, non c'è veramente più niente. Allora, se troviamo il modo però di ricostruire un minimo di "tesoretto", grazie proprio al ritornare, pian piano, anche in possesso di azioni di queste partecipate, forse dimostriamo anche alla Città stessa che è vero che nel momento di necessità si fanno delle azioni, ma, nello stesso tempo, pensiamo automaticamente al futuro della nostra Città. Questa è la mia introduzione; poi, chiaramente, nel percorso del dibattito ci saranno altri interventi. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Magari, non tutti hanno piacere di parlare di un argomento così importante. Io, ormai come consuetudine, ringrazio il Presidente della I Commissione Altamura e il Vicesindaco, perché anche questa volta si sono distinti per aver costruito un lavoro di Commissione, io direi, lodevole, dove siamo arrivati questa sera, dove noi presenteremo 17 emendamenti di merito, dove cercheremo di portare tutte quelle che sono le migliorie che riteniamo necessarie ad una deliberazione che comunque non ci vedrà favorevoli. E adesso andiamo a spiegare il perché. Torino è in una condizione davvero grave, altrimenti non ci saremmo trovati, come il Vicesindaco ha detto in maniera, secondo me, sbagliata, però l'ha detto più volte in Commissione, a vendere per rientrare nel Patto di Stabilità. Questa è una cosa che io ritengo davvero grave, perché vendere patrimonio per pagare i debiti sicuramente è sintomo di una non positività dei conti Comunali, perché - l'esempio l'abbiamo fatto anche in Commissione - noi siamo la madamina che si vende i gioielli di famiglia per pagare l'affitto di una casa che non può più permettersi. Allora, io dico che è giusto vendere parte di un patrimonio che non possiamo più permetterci, ma è sbagliato vendere così tanto patrimonio, perché, finché si tratta di vendere un 49% delle quote, noi possiamo essere d'accordo; infatti, ci siamo astenuti più volte quando, anche su altre partecipate, è stato il momento di esprimerci con un voto, perché, da parte nostra, avere delle aziende a capitale misto, dove il 51% è detenuto dal Comune stesso, può portare dei miglioramenti a delle partecipate che, fino ad oggi, non hanno portato né utile né vantaggi e i servizi non sono stati all'altezza dei costi sostenuti. Noi pensiamo a quello che è stato GTT, a quello che è AMIAT oggi, che non ha un Bilancio in attivo, anzi è un Bilancio che costantemente viene aggiustato dal Comune con trasferimenti, per fare in modo che anche i "mangia-mangia" degli amministratori che si fanno le consulenze ad personam... E purtroppo abbiamo visto in questo anno di Consiglio come siano state riscontrate consulenze per marketing dei vari amministratori. Questo è un sintomo di pessima Amministrazione ed è giusto che a questo punto intervenga il privato. Però, ripeto, stiamo andando a regalare - di questo si tratta - un'azienda così importante come TRM ad un privato, che potrà gestirsi poi tutto quello che è il ciclo dei rifiuti, senza che noi possiamo metterci becco, perché con un 20% di quote noi possiamo fare davvero poco, possiamo fare il minimo indispensabile che è chiamare l'Assemblea dei soci per andare a discutere di temi che riteniamo importanti, ma tutte le volte che ci sarà da votare, noi voteremo e prenderemo gli schiaffi che il privato vorrà darci, se lui riterrà opportuno darci degli schiaffi, perché abbiamo soltanto il 20% delle quote e perché non siamo più in grado di poter gestire, esattamente come facciamo adesso, quelle che sono le linee guida. Infatti, noi abbiamo presentato una mozione di accompagnamento che chiede che in fase di gara il Sindaco e la sua Giunta si attivino per far sì che le tariffe vengano calmierate in base ISTAT per quella che sarà la durata del servizio, perché poi la nostra paura sarà che un privato possa condizionare le tariffe a suo totale piacimento. Questo, secondo noi, sarebbe un grave disservizio, perché - come è stato visto in Commissione - il privato potrà guadagnare sull'incenerimento dei rifiuti, potrà fare energia, potrà fare teleriscaldamento e smaltirà rifiuti. Questo per noi è un punto fondamentale, perché non possiamo permettere che mettiamo in mano un gioiello ad un privato e il privato lo faccia pagare ai cittadini. L'ha detto stamattina il Consigliere Carbonero in Commissione, l'abbiamo detto nell'ultima Commissione fatta ed è giusto ribadirlo in Aula, Sindaco, da parte sua ci voleva più coraggio a dire: di TRM vendiamo il 49%, andiamo dal signor Monti e dal signor Napolitano e gli chiediamo i soldi esattamente come ha fatto la Sicilia per evitare il default. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Da parte nostra, se bisogna essere tutti italiani allo stesso modo, si fa tutti allo stesso modo: si prende, si va dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio, esattamente come hanno fatto i siciliani, che mangiano da 150 anni alle nostre spalle. Forse, era ora che qualche soldo tornasse a casa, perché noi siamo stufi anche di mantenere questi sistemi corrotti e tutte le volte noi ci troviamo nella condizione di dover vendere anche le braghe per pagare i nostri debiti e i debiti degli altri. Forse, serviva un po' più di coraggio per avere un'azione più forte. Torino conta un quinto degli abitanti della Sicilia. Probabilmente, con un quinto dei soldi dati alla Sicilia si poteva fare abbastanza da mettersi nella condizione di non vendere un 31% in più di TRM, o comunque mettersi nella condizione di andare a dismettere altro, ma mantenere una gestione pubblica per un'azienda che noi riteniamo fondamentale, soprattutto per i temi che noi andremo a trattare nei prossimi anni, ovvero tutto il ciclo dei rifiuti. Sappiamo che i rifiuti in questo momento sono anche sotto l'attenzione delle mafie e questo è un tema che noi, nella Commissione della Legalità, affronteremo e speriamo di affrontare anche in maniera molto corposa, perché sapere che un privato, dove noi possiamo fare soltanto del sindacato ispettivo, possa avere le mani all'interno di un circuito che, purtroppo, in molte parti di questo Paese è gestito dalle mafie, a me sinceramente mette timore. Quindi, è anche per questo che la gestione pubblica di un'azienda così importante avrebbe dato anche tranquillità ai cittadini. Noi diciamo che l'inceneritore, il termovalorizzatore non creerà problemi a livello di salute. Come può un cittadino essere tranquillo, se non c'è il controllo pubblico da parte dell'Amministrazione? Come possiamo noi andare a dire ai cittadini: "Tanto ci siamo noi. State tranquilli, tanto ci siamo noi". Finora è stato detto spesso: "Cittadini, non vi preoccupate, l'Amministrazione gestisce, l'Amministrazione pubblica sarà in grado di assicurarvi che l'inceneritore, il termovalorizzatore non causerà problemi". Adesso con quale tranquillità, con quale sicurezza noi diciamo le stesse cose ai cittadini, quando sappiamo che non potremo più gestire la maggioranza delle azioni? Questi sono temi su cui io vorrei avere delle risposte, perché è facile dire: "Vendiamo", perché finora così è stato fatto, è bastato dire: "Vendiamo per rientrare nel Patto"; la cosa grave è che noi vendiamo oggi delle quote importanti di aziende, senza avere una prospettiva per il futuro di nuovi grandi investimenti, che possano portare in casa dei soldi, che possano essere rispesi e creare un circolo virtuoso per cui Torino possa ripartire. Noi oggi vendiamo e se, per caso, nel 2013 le regole del Patto di Stabilità fossero così stringenti da costringerci ad uscire di nuovo, Sindaco, noi cosa vendiamo? La domanda che poi i cittadini si pongono e che noi ci poniamo è: cosa vendiamo nel 2014, se usciamo di nuovo dal Patto? Di fronte a queste domande, noi ascolteremo volentieri quello che sarà l'esito della discussione. Abbiamo prodotto degli emendamenti che, nel caso fossero votati in maniera positiva, ci potrebbero anche portare ad un voto non negativo. Io, per esempio, annuncio l'emendamento che riporta il 49% delle quote di TRM e poi - ripeto - l'invito fortissimo al Sindaco di andare a bussare a due porte per far sentire a questo Paese che i torinesi non sono niente di meno dei siciliani. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Grazie, signora Presidente, Presidentessa, come preferisce essere chiamata? LEVI Marta (Vicepresidente) Va bene "Presidente". BERTOLA Vittorio Va bene. Intanto, sarà un commento, credo, abbastanza articolato, perché comunque questa vicenda ha preso l'ultimo mese delle nostre vite e devo dire che ha assunto un valore forse che va anche un pochino oltre quello strettamente legato alla vendita di queste due aziende. Però, devo dire che ci sono moltissimi motivi per cui questa deliberazione è forse il punto più basso della mia esperienza in Consiglio Comunale, nel senso che la linea ovviamente è quella che è già stata tracciata, quindi è chiaro che questa svendita, vendita, vedremo poi anche il prezzo, ma insomma questa vendita di queste società partecipate viene dopo le decisioni di vendere, addirittura già alle vendite avvenute di altre società partecipate e di altre partecipazioni e altri beni comunali nell'ultimo anno; era effettivamente anche già indicata nella previsione di Bilancio. E quindi siamo anche lieti che alla fine sia un po' calata questa ipocrisia che c'è stata per tutto quest'anno, in cui si diceva che, tutto sommato, si vendeva perché i privati garantivano una gestione migliore del servizio, si dava una prospettiva, insomma un po' l'ho risentito di nuovo anche stasera. Oggi è stato detto chiaramente in Commissione che è caduto anche questo velo dell'articolo n. 4, che è stato utilizzato più volte, anche durante la discussione del Bilancio per dire: "Tanto vendiamo le partecipate, perché siamo costretti dall'articolo n. 4". Almeno oggi è stato detto chiaramente, e c'è anche scritto chiaramente in uno dei tanti emendamenti alla deliberazione, che si vende perché bisogna fare cassa. Quindi questa almeno credo sia una cosa da dire, perlomeno una posizione chiara da parte della maggioranza che dice: "Vendiamo perché abbiamo bisogno di soldi". Naturalmente, però, prima o poi qualcuno chiederà conto del motivo per cui c'è bisogno di soldi, per cui, com'è stato detto, addirittura facendo il conto della serva in Commissione, servono 330 milioni di Euro per non uscire di nuovo dal Patto di Stabilità e non andare tutti a casa e allora ne troviamo 30 qui, 50 lì, e il grosso lo troviamo dalla vendita dell'inceneritore, che è considerato la gallina dalle uova d'oro, quindi l'unica cosa veramente di valore che è ancora in mano alla Città. Poi, adesso parleremo un attimo e magari cercheremo di capire se veramente è una cosa così di valore. Però, sostanzialmente, almeno è emerso chiaramente che lo scopo di questa deliberazione è fare cassa il più possibile. Il che, però, dimostra come la Città sia veramente in una situazione difficile, per non definirla alla canna del gas, perché abbiamo visto anche dei moti piuttosto scomposti nelle ultime settimane, per cui questa deliberazione è iniziata in termini, tra l'altro, formali, come sottolineava il Consigliere Marrone di richiesta del parere alle Circoscrizioni, è iniziata con: "Vendiamo il 49% di AMIAT e il 49% di TRM, perché ce lo impone l'articolo n. 4 per gestire meglio il servizio" ed è finita con: "Vendiamo il 49% di AMIAT e l'80% di TRM perché abbiamo bisogno di soldi". Ancora, con questo colpo di scena dell'ultimo momento in cui si dice: "Già che ci siamo, adesso che possiamo...", invece di interpretare la sentenza della Corte Costituzionale nel senso giusto, che dice che gli italiani non vogliono che i beni pubblici e le società che gestiscono i Servizi Pubblici Locali siano privatizzati, lo si interpreta nel senso di liberalizzare dicendo: "Va beh, allora adesso possiamo addirittura allungargli la concessione e vendergli una concessione più lunga", quindi tradendo completamente lo spirito referendario. Quindi adesso, all'ultimo momento, al pomeriggio si dice: "Magari, già che ci siamo, non vendiamogli la concessione per 20 anni, ma vendiamogliela per 30, in modo che aumenti il valore e questi siano più intenzionati a comprare". Quindi, questa proposta di deliberazione è stata alterata ripetute volte, all'infinito, con emendamenti di 18 pagine che sostituiscono due terzi della proposta di deliberazione per volta. Quindi, io credo che sia anche molto difficile dire che il Consiglio Comunale prende una decisione del genere a ragion veduta. Onestamente, noi sicuramente, ma penso anche voi, facciamo fatica a capire qual è esattamente il testo che stiamo votando tra tutti questi emendamenti, perché il testo risulterà dalla somma incrociata di maxiemendamenti che accorpano diversi emendamenti, prodotti in periodi diversi, uno dentro l'altro. Quindi, credo che quasi nessuno sappia veramente, forse, fino all'ultima virgola, cosa c'è dentro e credo anche che nessuno abbia la certezza della legittimità, come dicevamo prima, di questa deliberazione, ai sensi di quello che ha deciso la Corte Costituzionale. Tanto, sappiamo che sicuramente ci saranno ricorsi al TAR da parte dei Comitati referendari, da parte dei Comitati contrari all'inceneritore. Quindi, poi, credo che si potrà anche verificare la bontà di quello che state facendo. Certo è che chi la vota si assume questa responsabilità di votare una proposta di deliberazione che aliena beni comunali per 150, 180 milioni di Euro. Dopodiché, vedremo se sarà legittima o non sarà legittima. Però, credo che il succo di quello che abbiamo visto in questo mese è che sostanzialmente c'è uno sbando crescente, perché se in un mese cambiamo tre volte radicalmente le quote da vendere, le modalità, le durate, eccetera, perché sostanzialmente ogni volta si realizza che c'è bisogno di un po' più di soldi, allora cambiamo e vediamo se riusciamo a farne ancora un po', vuol dire che veramente non c'è più nessun tipo di politica in questa Città, se non tagliare le spese e vendere tutto il vendibile per restare a galla. Allora, io ripeto ancora una volta l'invito che ho fatto nel novembre dello scorso anno, la prima volta che abbiamo parlato di questi temi, facendo notare che, per quanto si venda, non si riuscirà ad abbattere il debito in maniera significativa e quindi che le vendite di quest'anno non serviranno a salvare Torino dal dissesto finanziario, a meno che, naturalmente, non cambi lo scenario nazionale e che dallo Stato centrale non arrivino massicce iniezioni di denaro, che peraltro, forse, era quello in cui speravamo, o sperava il Sindaco, quando siamo usciti dal Patto di Stabilità, di rientrarci in quel modo lì, o di rientrarci magari ottenendo un allentamento dei vincoli del Patto di Stabilità, cosa che puntualmente non è avvenuta. Ricordo che lì si diceva, anzi: "State tranquilli, che tanto poi verranno allentati i Patti e vedrete che in due o tre mesi rientreremo, o comunque ci abbuonano, ci fanno uno sconto sulle penali, qualcosa". Non è successo niente e adesso siamo veramente qui a vendere tutto quello che abbiamo, sperando forse di entrare l'anno prossimo. Però, ripeto, se anche dovessimo riuscire a vendere tutto questo e a rientrare l'anno prossimo, non ne avremo un beneficio, nel senso che l'anno prossimo poi saremo daccapo, non avremo più niente da vendere. Il dissesto, comunque, se non cambia il clima economico, sarà inevitabile e quindi, alla fine, arriveremo sempre in dissesto, ma con l'aggravante di non avere più un patrimonio da utilizzare nelle procedure di negoziazione con i creditori e di riassesto del Bilancio cittadino. Per cui, crediamo che l'operazione sia concettualmente sbagliata e che piuttosto se il problema è che dobbiamo fare cassa perché abbiamo costruito, anzi la maggioranza ha costruito in questi 20 anni di governo, in particolare negli ultimi 10, un debito mostruoso, il più alto d'Italia, fuori controllo, allora sarebbe il caso di dire: "Parliamo del debito fuori controllo". Questo invece non sta avvenendo. Infatti, questa è un'altra cosa che vorrei contestare, cioè adesso si dice che dobbiamo vendere per rientrare nel Patto di Stabilità a tutti i costi, ma il Consiglio Comunale non ha mai deciso e non ha mai discusso se dobbiamo rientrare nel Patto di Stabilità a tutti i costi. Quando c'è stata la discussione su come vogliamo affrontare il nostro debito, sul fatto che vogliamo rientrare nel Patto, sul fatto che vogliamo provare a pagarlo in tutti i modi possibili, anche a costo di tagliare di welfare, tagliare i servizi, tagliare tutto quello che possiamo? Invece di cercare di rinegoziare con le nostre banche creditrici i debiti, di spostarli magari al di là nel tempo, di riuscire a negoziarne una parte e quindi di affrontare il debito in un altro modo? Questa discussione non è mai stata fatta. Si arriva in Aula oggi a dire: "Dobbiamo vendere per rientrare nel Patto di Stabilità", ma il Consiglio Comunale non ha mai discusso, né preso delle linee politiche in merito. Le prende, forse, implicitamente per la prima volta con le premesse di questa deliberazione. Però, crediamo che non sia corretto e questo era anche un altro dei motivi per cui abbiamo chiesto un rinvio della discussione della proposta di deliberazione. Perché, forse, sarebbe il caso di tirare un respiro, fermarsi un attimo e pensare al fatto che non è così che si esce dalla crisi, non è così che si salva la Città. Questo comportamento da parte dell'Amministrazione Comunale sta solo peggiorando le vite dei torinesi. Qui davanti ci sono spesso persone che protestano e ce ne saranno sempre di più e chiedono attenzione che noi non diamo, anche perché non possiamo, ma soprattutto perché abbiamo una politica che pone il pagamento del debito e la svendita di tutto per rientrare nel Patto prima di qualunque tipo di considerazione sugli effetti sociali. Ancora un paio di minuti vorrei dedicarli a parlare della questione dell'inceneritore, perché comunque poi c'è anche la sostanza, cioè il fatto che stiamo vendendo un impianto che è inquinante, che è dannoso per la salute e per l'ambiente e che ci stiamo privando quindi anche del controllo su quella che è potenzialmente una minaccia ambientale significativa. Perché tutti sono pronti a giurare che questa roba non inquina, ma, se si vanno a vedere gli studi scientifici, si scopre che in realtà è provato scientificamente che questi impianti fanno aumentare il tasso di cancro, di malattie respiratorie, di mortalità, anche nelle zone cittadine che gli stanno intorno. Sono già state depositate migliaia di firme contro questo inceneritore, petizioni in tutti i Comuni. E quindi sostanzialmente c'è anche il rischio concreto, e questo credo che chi acquista se lo dovrebbe ricordare, che non riesca questo inceneritore ad andare avanti 20 anni, tanto meno 30, per aumentare il valore. Primo, perché l'incenerimento è una tecnologia in obsolescenza; il Parlamento Europeo ha votato una risoluzione, poche settimane fa, che stabilisce che entro il 2020 bisogna introdurre il divieto di incenerire qualsiasi tipo di rifiuto, che sia compostabile o riciclabile, quindi quasi tutti i rifiuti, quindi non si capisce poi, quando questo divieto eventualmente sarà recepito nell'ordinamento italiano, con cosa alimenteremo questo inceneritore. Quindi non si capisce, anche dal punto di vista economico, quale sia il ritorno per chi se lo prende, se non che noi stiamo firmando contratti vincolanti che ci impegneranno sostanzialmente a garantirne la redditività per il futuro. Questo vale anche per il contratto di servizio di AMIAT, però, dove si è detto che gli si dà la stessa cifra attuale, più un modesto 2,5% di ricompensa, che fa alcuni milioni di Euro, che sono, da oggi, aggiunti ai costi che la Città dovrà sostenere per la raccolta dei rifiuti. Comunque, già il fatto di darlo in gestione ad un privato, sostanzialmente, già dimostra la sua antieconomicità, perché già dobbiamo aumentare la spesa e quindi, in futuro, aumentare la TARSU, le tariffe, per poter avere un privato che si interessi a queste vicende. LEVI Marta (Vicepresidente) Consigliere Bertola, ha finito il tempo. BERTOLA Vittorio Chiudo qui, poi eventualmente interverrà la Collega. LEVI Marta (Vicepresidente) Ha chiesto la parola il Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Interverrò, ovviamente, come Presidente di Commissione, in accordo anche con il Presidente Altamura, perché il lavoro è stato lungo, anche articolato e anche un po' travagliato, visto i lavori di Commissione che abbiamo svolto in queste settimane. Non era così scontato, e basta vedere l'oggetto della proposta di deliberazione che è cambiato nel corso della discussione, pensare che mentre parlavamo della filiera ambientale di AMIAT, la vicenda TRM sarebbe stata inserita durante il ciclo deliberativo. Eppure, avevamo lavorato per questo, avevamo lavorato sin da subito per pensare ad una filiera integrata. Noi non siamo fra quelli che pensano che questo sia un disvalore, anzi credo che l'aver salvato AMIAT in una situazione difficile economica e aver salvato AMIAT a partire dalle clausole sociali di AMIAT, lo dico, perché sono presenti in questa proposta di deliberazione, come lo sono state, grazie al lavoro delle Commissioni, anche per le deliberazioni GTT e SAGAT, lo dico perché la clausola sociale è talmente importante che qui viene ripresa in più punti anche negli emendamenti fatti come Commissione, in quanto volevamo difendere anche il valore sociale di quella che è stata l'esperienza torinese, quindi non solo dei lavoratori, per dire, inabili che sono dentro AMIAT, non solo dei tantissimi lavoratori che in questi anni hanno svolto regolarmente il servizio di raccolta differenziata e dei servizi negli Ecocentri, ma anche per esempio tutta l'esperienza che il privato sociale e le cooperative hanno svolto per noi in questi anni. Difendere quella parte occupazionale è stato uno degli oggetti di discussione rispetto al piano industriale, però lo dico perché, nel gestire autonomamente tutta l'analisi del contratto di servizio, le Commissioni hanno fatto qualcosa di più, e di questo ringrazio il Presidente Altamura di aver aiutato a far sì che questa Commissione avesse tutto il tempo necessario. Ne dico uno: c'era un buon contratto di servizio scritto dagli Assessorati competenti, dagli Uffici, ma dall'altra questo contratto di servizio non era dentro all'offerta di tipo economico e tecnica che i privati avrebbero dovuto mettere in campo. È per questo che abbiamo aggiunto che nell'offerta, in particolare nell'ambito della gara relativa all'affidamento del servizio di AMIAT, saranno attribuiti punteggi con riferimento: 1) al tasso di ricambio del parco mezzi operativi di raccolta. Mentre in GTT dicevamo che era un punteggio in più, in questo caso parliamo proprio di quelli di cui si parlava nel contratto di servizio, in qualche modo, del ricambio degli Euro 0 e degli Euro 1. In questo senso, oltre a dover cambiare quegli Euro 0 ed Euro 1, l'offerta tecnica avrà un vantaggio competitivo qualora questo tasso di ricambio sia superiore. 2) All'offerta progettuale relativa ad un allargamento della raccolta differenziata con il metodo porta a porta. Cioè, quello che oggi non ci possiamo permettere, cioè l'ultimo salto di qualità del porta a porta nelle zone più centrali, ma nelle zone più difficili, in qualche modo, in cui non siamo arrivati, sarà parte dell'offerta tecnica. 3) Alla disponibilità a realizzare impianti di trattamento, recupero delle frazioni differenziate e dei rifiuti. In quest'anno, le Commissioni Bilancio, Ambiente e Patrimonio sono andate in giro per gli Ecocentri, ma non solo, sono andate in giro per quelli che sono gli impianti RAEE, piuttosto che quelli della plastica che vedremo nella prossima settimana. Chiaro è che AMIAT ha bisogno di investimenti anche in hardware, non solo in software e ha bisogno di investimenti per tutte quelle che - come diceva bene il Consigliere Marta Levi - sono le disponibilità a realizzare gli impianti di questi trattamenti. Ma non solo. Abbiamo chiesto di aumentare quella comunicazione e quel controllo sull'ambiente e sul prodotto della differenziata e abbiamo ottenuto una cosa assai difficile, perché non è così in nessuna azienda del Nord Italia, cioè che i Presidenti, quindi i Presidenti entrambi espressi dal pubblico, abbiano il controllo che i rifiuti conferiti rispettino i requisiti previsti dalla normativa vigente, al fine di perseguire l'interesse pubblico della tutela della salute pubblica e della salubrità dell'aria e dell'ambiente. Guardate, in nessun'altra azienda, in cui il pubblico è minoritario, è il pubblico a svolgere quel tipo di controlli; è l'amministratore delegato. Inoltre, ringrazio anche il Presidente Tricarico, che ha chiesto che la Commissione Appalti lavorasse su questo, l'abbiamo fatto con audizioni sia con TRM, sia con AMIAT, spetterà al Presidente controllare l'espletamento delle procedure e degli adempimenti in materia antimafia e stesura delle proposte di codice etico dell'azienda. Non solo. Noi vorremmo che, in qualche modo, i Presidenti e gli amministratori delegati possano essere revocati qualora ci fossero delle irregolarità. Ed è previsto, anche se non saremo, in quel caso, gli unici soci, che il pubblico possa, in qualche modo, detenere questa opzione anche sull'amministratore delegato. Certo, la discussione poi è precipitata su tutt'altro. Noi avevamo cercato al meglio, come Commissione, di avere tutto il tempo disponibile. Qui permettetemi una fase tecnica, ma ovviamente anche politica, e lo dico essendo cosciente di essere Presidente della Commissione Ambiente: la discussione è stata svolta perlopiù sul 49%. Avevamo detto più volte ai nostri cittadini che la situazione era cambiata, non si poteva più garantire il 100% pubblico, ma avremmo garantito il controllo. Io sono fra quelli che ha chiesto un parere legale agli Uffici, non tanto perché non mi è chiaro - come dice la proposta di deliberazione - che l'immediata conseguenza dell'abrogazione della norma consiste nel venir meno della scadenza ipso iure del 31/12 degli affidamenti in house, ma perché quella poteva essere utilizzata per non cedere l'80% della società, chiedendo - come diceva giustamente, anche lì, il Consigliere Marta Levi - la possibilità di rinegoziare con l'ATO e con la Provincia questo tipo di discussione. Noi ci abbiamo provato e io credo che la Giunta abbia ancora il tempo e la possibilità di chiedere all'ATO e alla Provincia di vedere quella concessione e chiedo al Sindaco di chiedere agli advisor, che oggi ci fanno una valutazione, quanto vorrebbe dire un'estensione di 10 anni per ritornare ad avere il controllo pubblico e quindi per non cedere più del 49%. Una seconda ipotesi che abbiamo lanciato più volte nelle scorse settimane con metodi diversi, cioè l'idea di dare un'opzione; un'opzione che ci porti, in qualche modo, a scegliere fra qualche tempo che cosa? Lo dice bene una mozione, che spero diventi di maggioranza, ma credo che sia stata firmata da quasi tutti, cioè l'idea di mettere assieme una filiera che abbia un controllo pubblico, quindi una maggioranza pubblica, e che sia magari una società che estende il proprio raggio d'azione oltre le mura della città. Io credo - e con questo chiudo questa prima parte più tecnica del mio intervento e della mia dichiarazione di voto - che queste strade si potevano ottenere. Però, non sfuggo da quanto detto dal Movimento 5 Stelle. Caro Consigliere Bertola, noi abbiamo scelto se iniziare una discussione sul rientro del Patto di Stabilità. Non abbiamo di sicuro - almeno io no, ma neanche il nostro Gruppo, credo neanche la Giunta - scelto di uscire dal Patto di Stabilità. Ci siamo trovati fuori dal Patto di Stabilità e tre manovre ci hanno sbattuto fuori dal Patto di Stabilità. Ora, sta a noi scegliere se rientrare o no e noi quella scelta l'abbiamo fatta. Chi pensa che il Commissario sia meglio della politica, secondo me, non ha guardato bene nelle carte che questa Italia ci dice, perché guardate che i Commissari non fanno cose molto diverse da quelle che vedete nei Governi greci e nella paura dei Governi tecnici. Il Commissario fa quello e il primo obiettivo di solito sono i più deboli, sono di solito quei contratti e sono tutte quelle istanze, che noi chiamiamo clausole sociali, che sono le prime a saltare quando ci sono i commissariamenti. Ma dico di più al Consigliere Bertola, non ci possiamo permettere un secondo anno fuori dal Patto di Stabilità, perché non abbiamo 120 milioni da togliere ai servizi di questa Città, non abbiamo la possibilità di ripagare delle penali. A me non importa se io non sarò seduto qui, non è certo per la nostra poltrona, non è certo per il posto in Consiglio Comunale in maggioranza che diciamo questo, lo diciamo perché i conti per questa Città sarebbero troppo pesanti per un secondo anno fuori dal Patto. E noi crediamo che questo non ce lo possiamo permettere. Per questo, in qualche modo, in queste settimane abbiamo dato tutta la disponibilità a trattare e a discutere perché questa fosse una deliberazione migliore e per questo chiediamo che la Giunta ripensi all'oggetto dell'80% e valuti con l'ATO e la Provincia una delle possibilità che sono ancora oggi in campo. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Altamura. ALTAMURA Alessandro Ringrazio il Consigliere Grimaldi, perché, insieme anche ai Commissari delle due Commissioni, si è fatto un lavoro importante e significativo. Sono d'accordo - come è stato detto da alcuni - che il percorso è stato lungo, accidentato e non solamente per quei 4 emendamenti, come ha citato il Consigliere Grimaldi, che vengono presentati dai due Presidenti di Commissione, che recepiscono molto del lavoro che è stato fatto, insieme al Vicesindaco e alla Giunta, ma anche e soprattutto ai Commissari stessi. L'abrogazione dell'articolo n. 4, evidentemente, ha cambiato il percorso, creando forse un'accelerazione e mi dispiace che il Consigliere Bertola fosse probabilmente assente - io non me ne sono accorto, anzi mi sembrava fosse molto presente nel dibattito in Aula sull'approvazione del Bilancio Preventivo 2012 -, perché, proprio in quell'occasione, direi quasi tutti i Gruppi, non solo di maggioranza, hanno sottolineato abbondantemente come il Patto di Stabilità sia stato sforato non solamente, come ha correttamente ricordato il Collega Grimaldi, per le manovre dei Governi che si sono succeduti (compresa l'ultima, la più importante), ma soprattutto anche per i minori trasferimenti dettati da un'operazione che, ancora - non ultima - una settimana dopo l'approvazione del Bilancio Preventivo 2012, ha visto questa Città trovarsi un ulteriore appesantimento di circa 15 milioni di Euro a cui far fronte. Quindi, io credo che in riferimento al tema generale - un treno che, purtroppo, sta correndo veloce -, probabilmente, nessuno di noi abbia chiaramente identificato quale sia l'obiettivo, se non, però, ovviamente, un lavoro che non può penalizzare la Città, i suoi cittadini, i servizi - è già stato detto e io lo ribadisco - e un patrimonio che non è soltanto di infrastrutture, ma anche e soprattutto sociale. Nella parte in cui abbiamo lavorato con gli emendamenti con il Consigliere e con i Commissari, si è cercato di valorizzare una lunga grande esperienza di questa Città, una delle prime - lo voglio ricordare - in Italia; ma soprattutto un grande patrimonio che non può essere dismesso, ma non viene dismesso. A questo credo di voler dare un ulteriore valore sotto l'aspetto anche nella discussione politica, visto che nell'intervento precedente sono stati citati alcuni parametri, quello del 49% in modo particolare. Credo che sia stato fatto tutto il possibile. Forse è proprio la tempistica che non ci sta aiutando. È altrettanto vero che, però, ancora la discussione di oggi, in tutte le forze politiche, non solo di maggioranza, vedeva opzionare una previsione che ci desse una garanzia anche rispetto a tutte le operazioni precedenti. Non dimentichiamo che noi siamo partiti a novembre proprio con l'approvazione della deliberazione sulla Holding FCT e tutto ciò che è stato il lavoro propedeutico, indipendentemente dalle operazioni del Governo, che hanno ulteriormente appesantito i Bilanci dei Comuni, solo la Stampa di oggi, se non sbaglio riporta come ci siano ben dieci grandi realtà che sono ad altissimo rischio default in Italia; al primo posto mettono Milano e Napoli, mi ha fatto piacere non vedere Torino. Mi auguro che proprio questo percorso, pur accidentato, pur difficile, pur complesso, che ci ha visti impegnati per tantissime riunioni di Commissione, e ovviamente anche qui in Aula oggi, ci veda proseguire verso quell'obiettivo, che non è una semplice dismissione. L'ho già detto, faceva parte di un precedente programma politico, che prevedeva di partire con una holding proprio sulle partecipazioni mobiliari e immobiliari. Stiamo parlando di cinque anni fa. Probabilmente in un sistema e in un mercato molto diverso, più ricettivo, con più forza economica, per rispondere alle esigenze della nostra Città. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Sarò molto breve, perché il Consigliere Bertola ha già detto molto, però un'osservazione penso debba essere fatta, in particolare sul metodo. Ringraziando gli Uffici, il Vicesindaco e la Commissione, che comunque hanno fatto il possibile per entrare nel merito e analizzare questa deliberazione, rendiamoci però conto (in questo senso mi sento anche di ribattere in parte a quanto detto dal Consigliere Altamura nell'intervento precedente) che questa deliberazione è stata stravolta. Ma è stata stravolta anche rispetto alla discussione che è stata fatta a novembre rispetto a FCT, dove non si parlava assolutamente dell'80% di TRM, ma del 49%. Questo lo dico perché tra l'altro, per motivi personali, non ho potuto assistere a tutte le Commissioni - e mi dispiace - però, quando sono andata via la settimana scorsa, anzi forse dieci giorni fa, avevo chiuso la Commissione con una risposta a verbale del Vicesindaco che diceva chiaramente - ci tengo a ribadirlo qui - che ci sarebbe stata un'altra deliberazione di Giunta, quindi un altro documento, che prevedeva il passaggio dal 49% all'80% di TRM. Torno e cosa scopro? Mi trovo un emendamento infilato nella deliberazione dove si porta all'80%. Io penso che comunque debba essere detto in questa sede, perché è stato discusso in Commissione e allo stesso modo bisogna dire chiaramente che non è il progetto che è stato discusso a novembre, non è questo. Si parlava del 49%. Poi, per carità, sarei stata contraria, lo dico apertamente, anche al 49%. Ma qui abbiamo assistito a una forzatura che davvero in compenso il Bilancio è stato nulla, cioè una forzatura assurda. È stato modificata totalmente la deliberazione. Sono stati chiesti i pareri alle Circoscrizioni su una deliberazione che è totalmente diversa da quella che stiamo discutendo oggi, prendendo in giro le Circoscrizioni. Tutto ciò, per trovarci poi un emendamento infilato che riporta l'80%, quando dieci giorni fa si parlava di una deliberazione a parte. E poi diciamo che questo è un progetto condiviso, che è l'effetto di una cosa che è già iniziata a novembre? No, io questo non lo accetto, perché non è così. Allo stesso modo, in Bilancio non si è parlato chiaramente di questo 80%; l'ho detto stamattina in Commissione, lo ribadisco qua in Aula. La discussione era aperta, erano state dette delle intenzioni, si era detto che l'intenzione forse era di vendere l'80%, ma non era mai stato detto che sarebbe stata venduta a quella cifra. Quindi, voglio ribadire in questa sede, a parte quanto ha già detto il Consigliere Bertola, che questa è stata una forzatura pazzesca, che è quello che ci ha anche portato a fare ostruzionismo, a fronte, tra l'altro, di quello che è accaduto venerdì, cioè una sentenza che ha già anche commentato il mio Collega, che ha di nuovo stravolto le cose. In tal senso ribadisco due concetti: il primo, assolutamente forzatura e secondo me neanche tutti i Consiglieri sono consapevoli di cosa stiamo realmente votando, visto che anche il Vicesindaco ha sottolineato la complessa di questa deliberazione. In secondo luogo, non è coerente con il progetto che è stato approvato a novembre. È un'inversione totale di rotta rispetto a TRM, ovviamente, non su tutte le deliberazioni. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Mangone. MANGONE Domenico In bocca al lupo al Vicepresidente per questo prestigioso incarico. Io intervengo per ribadire cose che fondamentalmente ho già avuto modo di dire, in occasione delle discussioni che abbiamo affrontato sulle dismissioni delle altre partecipate. Ma intervengo in maniera particolare per manifestare una preoccupazione, Vicesindaco. L'altro giorno, leggendo il giornale, ho appreso che sono scaduti i termini per la cessione delle quote SAGAT e che nessuno ha partecipato. È evidente che mi sono immediatamente preoccupato, perché tra l'altro quell'articolo faceva delle ipotesi che ulteriormente preoccupavano, nel senso che, come era prevedibile, come avevamo già avuto modo di dire in questa sede, è evidente che il momento è quello meno indicato, è quello meno opportuno e che quindi i grandi gruppi che hanno disponibilità di denaro, intendono fare dei grandi affari. Quindi sanno di potersi permettere, anche sotto l'aspetto della tempistica, il momento giusto, opportuno per spendere il meno possibile. Oggi siamo alla cessione di due importantissime società. Soprattutto AMIAT ha una tradizione storica. C'è una persona di mia conoscenza che ha lavorato in AMIAT circa trent'anni, che mi ha fatto vedere le foto di quando AMIAT raccoglieva la spazzatura addirittura con i carri. Quindi, un'azienda radicata in questa Città, oggi la mettiamo in vendita per privatizzarla. Le mie sono preoccupazioni forti, che consistono nel fatto che non vorrei - come è già successo al 31/12/2011 - che arrivassimo a quella data e scopriamo di non essere rientrati nel Patto, perché dopo avere venduto importanti pezzi di questa Città, non rimanere neanche nel Patto è evidente che politicamente è un problema enorme. Noi stiamo facendo tutto in nome del Patto di Stabilità. L'abbiamo abbracciato come si abbraccia un dogma e in base a questo dogma stiamo andando avanti. Tutto quello che potevamo vendere di importante, lo stiamo vendendo. Speriamo di riuscire a recuperare quei famosi 300, 350 milioni di Euro che ci consentano di rimanere nel Patto. Ma siamo sicuri che alla fine non avremmo fatto bene, così come abbiamo fatto al 31/12, a dire al Governo tecnico che probabilmente questo Patto di Stabilità va modificato? Non avremmo forse fatto meglio a far capire, con i fatti, a questo Governo che non è possibile seguire alcune linee, perché il momento non ci consente di seguire le linee della dismissione di importantissime aziende partecipate? Stiamo facendo bene quindi ad abbracciare questa verità del Patto di Stabilità, come una delle questioni che non può essere messa assolutamente in discussione? Io credo di no. Nelle scorse discussioni avevamo provato a dire che probabilmente c'erano delle alternative alla vendita di tutti gli asset della Città di Torino; avevamo dato uno sguardo ai Bilanci e avevano scoperto che c'è un miliardo e mezzo di residui attivi. Non so se da quel punto di vista si sta facendo qualcosa, si sta cercando un recupero. C'era stata un'altra ipotesi di recupero che riguardava tutti i siti olimpici presenti in Città e di cui la Città è proprietaria. Io non so se queste impostazioni avrebbero salvato qualche nostra azienda partecipata. So solo che al momento, però, su questi punti non ho avuto alcuna risposta. L'altra volta il Sindaco, rispondendo alla mia domanda "Ma perché vendiamo?", mi ha dato una risposta multipla. Uno, perché ce lo impone la legge; due, perché dobbiamo stare nel Patto di Stabilità; tre, mi era sembrato di capire, ma chiedo conferma al Sindaco, perché siamo convinti che è opportuno vendere, perché la gestione delle aziende attraverso la privatizzazione è fatta in maniera diversa e migliore della gestione pubblica. Cosa alla quale io non credo. Allora, la prima ipotesi la Corte Costituzionale l'ha spazzata via: non c'è più obbligo di cedere le aziende partecipate. La seconda persiste. La terza è da comprendere un po' meglio, perché se l'ipotesi che prevarica sulle altre è la volontà di vendere, perché in questo momento non solo è di moda, ma fa sì che è segno di una buona Amministrazione, allora è evidente che tutte le altre alternative sono assolutamente superflue. Vendiamo, perché così facciamo il bene della Città. Però, forse, questa Città si pone oggi ancora una domanda, sia per il termovalorizzatore, sia per AMIAT: ma le tariffe che fine faranno? Perché ai cittadini torinesi, a cominciare dal sottoscritto, quello che interessa in maniera particolare sono le tariffe. Le tariffe diminuiranno (TARSU, conferimento al termovalorizzatore) o aumenteranno? Io ho la vaga impressione che le tariffe aumenteranno, come aumenteranno i disagi dei dipendenti delle aziende, oggi AMIAT, ma ieri altre aziende. Insomma, perché privatizziamo? E perché il privato è interessato (speriamo che ci sia un interesse e non sia lo stesso interesse manifestato per SAGAT) a entrare in queste aziende, che forniscono servizi pubblici? Entra avendo un solo scopo, soprattutto se è un privato vero, se è un privato industriale, così come diceva prima il Vicesindaco, di produrre profitti. Io non sono uno che colpevolizza l'utile e il profitto da parte degli imprenditori. È giusto che il privato investa e voglia creare profitto. Ma (l'ho già detto l'altra volta in occasione della discussione SAGAT) l'interesse di un Ente pubblico si concilia bene con l'interesse del privato a creare utili? Questa è una delle domande alla quale probabilmente noi esponenti di centrosinistra, io più di centro che di sinistra, prima o poi dovremo dare una risposta. Certo, abbiamo delle esperienze che non ci danno grandi speranze. Ultimamente abbiamo letto dei problemi che sta vivendo IREN, che dopo la fusione è soggetta a una gestione prettamente privata. Concludo, dicendo che io ho grandi dubbi su questa deliberazione. Oggi faremo la discussione, quindi poi ci saranno... LEVI Marta (Vicepresidente) Consigliere, il tempo è scaduto. MANGONE Domenico Prima della votazione ci saranno quarantotto ore per poter riflettere. Qualunque sarà la mia decisione su questa deliberazione sarà una decisione più che sofferta. Presidente, però lei mi inibisce. LEVI Marta (Vicepresidente) No, non la inibiscono; si è preso i dieci minuti che spetta a ogni Gruppo e li sta sforando. MANGONE Domenico Non voglio mettermi a fare polemica con lei alla prima seduta. Ho terminato. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Curto. Ha a disposizione 5 minuti. CURTO Michele Sarebbero sette, perché lui è arrivato prima, però va bene. I primi secondi li dedico al Vicepresidente, a cui porgo le felicitazioni del Gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà per l'elezione di oggi, augurandole buon lavoro. La deliberazione è molto delicata. Il Collega Grimaldi, Presidente della Commissione Ambiente, ha tracciato un po' un quadro della discussione che abbiamo avuto nel merito, per cercare di garantire all'impianto della deliberazione quegli strumenti che dovrebbero, sul tema delicatissimo della raccolta dei rifiuti, garantire per i prossimi anni un avanzamento, nonostante la situazione dei conti della Città. A me invece interessa provare a tracciare la cifra un po' più politica di questa deliberazione, cominciando dall'obiettivo sotteso, che oggi finalmente si è palesato anche dopo la sentenza di venerdì. È un obiettivo che avremmo voluto palesare prima, avremmo voluto che la nostra maggioranza chiarisse prima: salvare i conti di questa Città in un momento di difficoltà. Ne abbiamo discusso nel mese di novembre, nel caso di FCT, l'abbiamo fatto per il Bilancio e la stiamo di fatto facendo oggi. Oggi finalmente arriviamo a un elemento di assoluta chiarezza, credo, che va al di là della discussione del merito politico. Noi stiamo affrontando un'azione di dismissione delle proprietà della Città per salvare la Città stessa. Salvarla da che cosa? Permettetemi, Colleghi, di fare un excursus rapidissimo sul tema del Patto di Stabilità. Perché su questo, l'obiettivo all'interno della nostra maggioranza è assolutamente condiviso. Quest'anno noi, per l'uscita dal Patto di Stabilità, paghiamo un prezzo salato, 30 milioni di Euro, un terzo circa del Bilancio del welfare, in un momento in cui una parte consistente della Città rischia di andare sotto la linea di galleggiamento. Torino Città in Italia ha il record degli sfratti, ne abbiamo parlato nelle scorse settimane, il doppio di quelli di Milano; una Città dove, ce l'ha detto l'Ufficio Pio, nell'ultimo anno 12.000 persone si sono rivolte ai loro sportelli, di cui 6000 - di fatto nuovi poveri - ne avevano diritto. Non rientrare nel Patto di Stabilità costerebbe non alla Città, ma ai suoi cittadini, al suo corpo sociale, ulteriori 80 milioni di Euro, l'equivalente del welfare praticamente, mal contato, della Città di Torino. Una Città a welfare avanzato. Quindi, un commissariamento comporterebbe lo smantellamento di questo sistema di welfare, che oggi è quell'ossigeno che permette a molta parte di questa Città di non bere nel momento in cui la Città diventa giorno per giorno più povera. Noi abbiamo condiviso questo obiettivo, abbiamo accettato la sfida di provare a mettere in ordine i conti. L'abbiamo fatto anche faticosamente, perché è chiaro il costo politico di trovarci in una tornata amministrativa cominciata in questo modo, anche con una difficoltà di razionalità. Ma oggi ci troviamo davanti un fatto diverso. Bisognerebbe riflettere insieme su che cos'è l'inceneritore. La conosco bene la storia dell'inceneritore. Nel 2003 mi trovavo a Borgaro a fare l'Assessore quando si discuteva dell'inceneritore. Si diceva: una grande opera per il nostro territorio, per salvare il nostro territorio dall'emergenza dei rifiuti. E su questo inceneritore si fece un grande accordo politico. Lo ricordo, io lo guardavo dall'angolatura di un piccolo Comune della piccola cintura; si disse: "I Comuni, attraverso un controllo pubblico, con una procedura in house, controlleranno quell'inceneritore". Il nostro inceneritore è diverso, perché lo controlliamo direttamente. Non è, per esempio, come le esperienze pugliesi o le esperienze campane. Oggi, ne dobbiamo avere coscienza, con questa deliberazione noi tradiamo quell'accordo politico, o almeno lo modifichiamo violentemente, perché l'ipotesi della cessione dell'80% delle quote è un'ipotesi che di fatto lo mette in discussione, perché lo sottrae al controllo pubblico. Venerdì, poi, è successa una cosa importante, un fatto storico: il valore della sentenza è un valore che va ben al di là delle cose dette in quest'Aula e che fino a ora sono state utilizzate semplicemente dal punto di vista di una deliberazione della Città di Torino. La Corte Costituzionale ha sancito con forza il vincolo referendario che il Paese, soprattutto il Parlamento e il Governo, deve rispettare. Io credo che in questo momento questo fatto sia una straordinaria protezione democratica di carattere popolare. Era già successo quando con il tentativo del Governo di centrodestra, dell'allora primo Ministro Berlusconi, si tentò di cambiare la Costituzione e 16 milioni di italiani stopparono quel tentativo. Questa estate credo che questa cosa sia capitata di nuovo, con lo sforzo di milioni di italiani, che hanno scelto le urne invece che il mare, è stato dimostrato che la proprietà pubblica, il bene comune sono un valore superiore. Credo, in particolare in questo momento, che questa cosa abbia il grandissimo valore di rompere un piano inclinato. Oggi, ancora una volta, le borse hanno perso moltissimo, gli spread sono balzati in alto. Secondo la stampa, sono 10 le Città a rischio di dissesto finanziario, ma quel referendum e la pronuncia della Corte dicono che un'altra strada è possibile. Noi questa cosa la vogliamo dire alla nostra maggioranza e al nostro Sindaco. Condividiamo, Sindaco, l'impegno al risanamento economico e finanziario del Bilancio della Città; condividiamo lo sforzo di riportare la Città dentro del Patto di Stabilità. Non condividiamo però il fatto che questa cosa si faccia contro la cifra politica di quel referendum. Avremmo preferito una trattativa anche di sacrifici, di ritagli piuttosto, ma non la cessione dell'80% delle quote. Saremmo arrivati alla disponibilità sul 49%, nonostante quell'accordo politico. Questa sera probabilmente non voteremo. Sicuramente, se si votasse questa sera, noi non daremmo il consenso a questa deliberazione. Abbiamo ancora un po' di tempo, valutiamo bene, proviamo a trovare una strada, anche se irta e faticosa, per rispettare l'esito referendario, assumendoci fino in fondo l'obiettivo che abbiamo condiviso, quello di continuare a governare Torino anche in questo grave momento di difficoltà. LEVI Marta (Vicepresidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io non voglio sprecare troppo tempo sull'intervento che mi ha preceduto, quello del Capogruppo Curto. Mi limito a rilevare che ormai ci ha abituato alla retorica del condannare senza assumersi la responsabilità del voto contrario, perché sentiamo sempre dei comizi da voto contrario, che culminano poi con un'astensione. Magari bisognerà far verificare, lo dico al nuovo Vicepresidente, che in quell'angolino della Sala i bottoni con il "no" funzionino, o siano ancora al loro posto, perché altrimenti non si capisce tanto la loro linea politica. Affare loro e del loro elettorato. Però, in tutte queste operazioni di dismissione societaria, il problema non è tanto l'orizzonte verso il quale avviamo, forse anche senza alternative, in generale, le grandi aziende partecipate dalla Città di Torino, che hanno il compito di esercitare e gestire i servizi pubblici comunali; il problema è oggettivamente la filosofia anche di ruolo dell'Ente Locale che ci mettiamo dietro. Forse ho già avuto modo in Commissione di dire che l'originario impianto della deliberazione, per esempio, solo su AMIAT (senza che la Giunta intervenisse con dei maxiemendamenti, 150 pagine di emendamenti presentati tardivamente, in modo chiaramente in derapata, mi permetto di dire, sull'onda della sentenza della Corte Costituzionale) era condivisibile, c'era un modello di governance che, se si assume un orizzonte meramente pragmatico e non ideologico, aveva un suo perché, garantiva il coinvolgimento del privato, con la cessione del 49%. Un intervento apprezzabile, perché va - si spera - a smantellare quel sistema di incrostazioni e stratificazioni di decenni di clientelismo partitocratico. Però, non buttava il bambino del controllo pubblico con l'acqua sporca della partitocrazia e del clientelismo. Salvava comunque un controllo societario reale del 51%; non delegava contratti di servizio con un vincolo attività pressoché nullo, perché l'abbiamo già visto su SAGAT, nelle mani del Comune, in modo da salvare la possibilità del Comune di imporsi sul privato che decida di gestire queste partecipate, non con un criterio di efficienza e di pubblico interesse, ma con un criterio di speculazione ai danni del cittadino. Peccato che questo modello, che credo avrebbe incontrato anche il plauso dell'opposizione, abbracciando un consenso molto più convinto e allargato di quello che abbiamo sentito oggi serpeggiare in una maggioranza molto divisa, molto dubitativa e di sicuro non convinta della versione definitiva della deliberazione. Ma soprattutto avrebbe incontrato anche il consenso di tutto il quadro istituzionale che opera nell'ambito rifiuti e che, invece, ha bocciato sonoramente, sui giornali, questa deliberazione nella sua ultima versione. Io vorrei solo ricordare che il provvedimento che la Giunta ci chiede di votare ha incontrato la critica della Provincia di Torino, amministrata dal centrosinistra; dell'ATO, che raduna comunque le Amministrazioni, o quantomeno si fa portavoce degli interessi e delle istanze delle Amministrazioni di tutta una serie di Comuni dell'hinterland, amministrati spesso e volentieri dal centrosinistra, che si troveranno a far parte della Città metropolitana. Ha incontrato anche un dubbio non ideologico e nemmeno politico, bensì giuridico di fronte a una sentenza della Corte Costituzionale, sulla cui onda, per esempio, la Giunta Comunale di Roma, amministrata dal Sindaco Alemanno di centrodestra, ha ceduto un misero 21% della società dell'acqua romana, anticipando un orientamento giurisprudenziale che è stato poi fatto proprio dalla Corte Costituzionale. Adesso l'esecutività di quel provvedimento è bloccata in TAR e confermata dal Consiglio di Stato. Io vorrei che ci rendessimo conto della grave irresponsabilità che sta guidando questa scelta di cedere l'80% di TRM. Non voglio ricordare gli argomenti già sottolineati e sollevati dai Colleghi dell'opposizione che mi hanno preceduto, ovvero la cecità di una politica che vuole solo fare cassa; la mancanza di prospettive rispetto a un Bilancio affannato, che tornerà nelle secche dell'esposizione debitoria nell'arco di un singolo esercizio, perché non si tagliano le spese. In realtà, il vero problema di questa deliberazione sulla filiera ambientale, come al solito, è la fretta, la mancanza di approfondimento, la redazione di emendamenti e di pezzi di deliberazione fatti sull'onda del minuto, probabilmente a pennarello addirittura, negli ultimi cinque minuti, presentati a discussione quasi iniziata. Questa è una deliberazione che, con un impianto originario che poteva incontrare non dico il voto favorevole, ma magari l'astensione dell'opposizione, con questa impostazione che va contro tutti (tutti gli Enti istituzionali, di centrodestra o di centrosinistra dello scacchiere istituzionale territoriale; dell'ATO; addirittura della giurisprudenza degli organismi giudiziari, che normalmente non sono ispirati a culture di centrodestra), è una deliberazione semplicemente cieca e non può incontrare l'approvazione e l'appoggio dei Consiglieri che ragionino con la propria testa, invece che secondo ordine di scuderia. Se la maggioranza su questo è divisa e manifesta perplessità, non aspettatevi voti favorevoli da parte dei Gruppi del centrodestra. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Innanzitutto mi preme ringraziare il Presidente Altamura per il lavoro svolto all'interno della Commissione, che è stato lungo, approfondito e proficuo. Un ringraziamento anche alla dottoressa Delli Colli, che con grande attenzione ha seguito il nostro lavoro e probabilmente ha lavorato anche sabato e domenica ultimi scorsi, in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale. Sindaco, Vicesindaco, devo dire la verità, questa deliberazione è un atto liberale. Finalmente, dopo anni, il Comune di Torino fa un atto liberale, non per convinzione, come avrei fatto io personalmente, ma per necessità: Patto di Stabilità, rientro del debito. Fare un atto liberale significa uno Stato minimo, una maggiore concorrenza, per garantire maggiore equità e soprattutto solidarietà nei confronti dei più deboli. Tutti gli impianti e la letteratura mondiale stanno ragionando su un tema solo, che è quello del rientro del debito pubblico. E l'unica via che possiamo percorrere (io avrei voglia di trovare una terza via, ma per adesso non la stiamo trovando) è quella della dismissione del patrimonio pubblico immobiliare dello Stato e dei Comuni, e anche la dismissione di quote di partecipazioni pubbliche delle società che hanno creato il famoso capitalismo municipale. Un capitalismo municipale, Vicesindaco, che in questi venti, trent'anni, non è stato virtuoso, non ha creato valore aggiunto, non ha creato ricchezza, ma ha creato molte corporazioni. Allora, è giusto, in questo momento storico, a mio giudizio cercare di andare oltre la valutazione destra/sinistra; è giusto andare oltre la valutazione delle giacchette di partito, perché la responsabilità in questo momento è un valore. Responsabilità significa, Vicesindaco e Consiglieri, rendere atto a qualcun altro dei nostri atti. Io voglio rendere atto a mia figlia, che ha due anni e anche alle figlie dei tanti Consiglieri che oggi sono piccole e affronteranno una Città come Torino che si sta impoverendo, voglio rendere atto con responsabilità che questo percorso, in qualche maniera, deve avvenire. Bisogna dismettere il patrimonio pubblico. Però, Vicesindaco, ed è per questo che volevo anche la presenza del Sindaco, qual è il punto interrogativo che in questo momento mi affligge? Ma realmente mi affligge, perché questa è una deliberazione difficile, da far capire all'esterno, soprattutto per chi oggi è all'opposizione, difficile da far capire anche ai Gruppi di opposizione, perché chiaramente - come avete visto - non siamo della stessa opinione, legittimamente. Sicuramente voteremo in modo difforme, però a questo punto è chiaro che, di fronte alla difficoltà di spiegare all'esterno quanto stiamo facendo, bisogna perlomeno ottenere delle risposte, Vicesindaco. La risposta principale è che il camaleontismo di questa sua maggioranza (lo dico al Sindaco e al Vicesindaco, che è presente), dove non c'è mai una sanzione (in questo anno di tornata amministrativa, abbiamo assistito a un fuorilegge di posizioni, a tantissimi distinguo), alla fine ha portato nocumento all'immagine della Città. Perché dico questo? Perché giustamente il Vicesindaco rimprovera pubblicamente al nostro Presidente della Regione che per vendere i gioielli di famiglia bisogna parlarne positivamente. Ma io dico al Vicesindaco, altrettanto pubblicamente, che la sua maggioranza non sta dando uno spettacolo decente rispetto a questa vendita. Tutt'altro. La sua maggioranza sta cercando, con continui distinguo ideologici e non per il bene comune, di sminuire la forza delle nostre imprese che vanno sul mercato e devono essere vendute, per poter realizzare quello che finalmente lo Stato deve attuare: dismettere patrimonio pubblico, immobiliare e quote societarie. Allora, Vicesindaco (il Sindaco non c'è ancora), se in questa sua maggioranza ci sono sanzioni, lo dimostri questa sera, se andiamo al voto. Sindaco, se il voto della sua maggioranza, o di parte della sua maggioranza, sarà difforme (secondo quanto dichiarato dallo stesso Consigliere Curto) rispetto alle indicazioni della maggioranza stessa, dimostri questa sera che in questa maggioranza ci sono sanzioni. A quel punto potrà chiedere anche a noi un'assunzione di responsabilità, ma lo deve chiedere in Consiglio Comunale, pubblicamente. A queste condizioni le conseguenze saranno vere, reali, Sindaco, perché non si può continuare in questa maniera. Quindi, Sindaco, credo che per la sua maggioranza sia arrivato \\\"redde rationem\\\". Io non ho nessuna ambizione che la maggioranza cada. Anzi, la presenza nella vostra maggioranza di SEL e magari anche di Italia dei Valori, ci dà anche dei vantaggi elettorali, devo dire la verità; per cui, non sto smaniando perché SEL esca dalla sua maggioranza. Però, Sindaco, lei deve dare a un'opposizione responsabile un segnale chiaro di quelli che sono i suoi intendimenti, perché se questo è il modo di abbattere il debito pubblico, se questo è il modo di uscire dalle difficoltà, le sanzioni nella sua maggioranza ci devono essere. Dopodiché, che cosa posso ancora dire? Noi ci battiamo e abbiamo presentato una mozione; quella parte di noi che è realmente consapevole che il pensiero liberale non deve essere solo proclamato, ma deve essere attuato. E le scelte difficili che ci sono di fronte a noi devono essere onorate, anche rispettando i propri principi. Questo non vuol dire che voterò a favore, perché ho bisogno di risposte dal Sindaco rispetto a quanto stiamo dicendo. Salute pubblica, che è un aspetto essenziale. Il termovalorizzatore è sicuramente un'opera fondamentale e noi dobbiamo averne il controllo continuo e costante, con continui dati che afferiscono al Consiglio Comunale, affinché si sappia costantemente quello che sta succedendo sulla salute pubblica. Perché questa è la prima preoccupazione di chiunque sia cittadino di Torino, di chiunque abbia dei figli e di chiunque voglia vedere Torino che si sviluppa in maniera dignitosa e decorosa, rispettando soprattutto un principio fondamentale come la salute pubblica. In relazione alla sentenza della Corte Costituzionale, non cambia un tubo. Scusatemi il termine molto volgare. L'articolo 4, che è stato abrogato dalla Corte Costituzionale, consente soltanto di prendere quello che finalmente di buono ci viene dall'Unione Europea. Oggi, parlare di cose buone provenienti dall'Unione Europea è difficilissimo, è veramente difficile oggi credere nell'Unione Europea. Ma una cosa buona l'Unione Europea l'ha fatta: non si inserisce nei settori della vita pubblica dello Stato membro e al tempo stesso offre delle opportunità, che la direttiva dell'Unione Europea ci riconosce. E finalmente il Comune di Torino è costretto a scegliere politicamente, e non per necessità determinata dall'impianto legislativo, di dismettere le partecipate. E io su questo sono d'accordo, perché è una responsabilità. Senza questo tipo di azioni, nel prossimo futuro, il nostro Paese è destinato a morire, per cui la concorrenza sarà un bene. Quindi, l'intervento della Corte Costituzionale mi interessa relativamente. Invece dobbiamo avere dal Sindaco parole chiare sulle tariffe, perché oltre alla salute pubblica, l'altra cosa essenziale, per quanto mi riguarda e per quanto riguarda una parte del mio Gruppo, coloro che vorranno votare astensione o a favore, sono le tariffe. Le tariffe, a fronte di un termovalorizzatore che brucia dei rifiuti, sostanzialmente, non possono non diminuire. È impensabile che, all'interno di un impianto di raccolta che AMIAT forse migliorerà, conferendo all'impianto di termovalorizzazione questo tipo di rifiuti, che finalmente non andranno più in discarica, le tariffe non riescano a diminuire. Quindi, uno dei pilastri, oltre alla salute pubblica, sono le tariffe sui rifiuti. Su questo, voglio sentire parole chiare, inequivocabili, perché noi dobbiamo fare un patto con i cittadini. Io non voterò mai contro questa deliberazione, Sindaco, però voterò astensione o favorevole rispetto a questo tipo di impegno chiaro, perché stiamo prendendo un impegno nei confronti dei cittadini. E io non voglio essere scambiato per debole nel momento in cui sono responsabile. Perché fare opposizione dicendo sempre no, è semplice. Ma se io non sono debole, ma sono responsabile, voglio che questa cosa sia messa nero su bianco dal Sindaco e dal Vicesindaco. Quindi, tariffe, termovalorizzatore rispetto al teleriscaldamento, lo dico anche all'Assessore Lavolta. Oggi, il teleriscaldamento, Assessore, è un guazzabuglio di tariffe che stanno continuamente aumentando. In Commissione Controllo di Gestione, presieduta dal Presidente Carbonero, abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da IREN, ma sicuramente non sono sufficienti. Anche su questo, voglio sentire una parola chiara. Le tariffe del teleriscaldamento devono diminuire. Il termovalorizzatore produrrà energia. Questa energia sarà usata anche nel teleriscaldamento di IREN, così mi dicono. Quindi, anche su questo - se non è così... vedo il Consigliere Mangone che dice \\\"no\\\" con la testa - vorrei un chiarimento. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere. TRONZANO Andrea Presidente, mi perdoni, mi lasci ancora un po' di tempo. Mi pare che ci sia nella deliberazione: energia che va nel teleriscaldamento. Questo teleriscaldamento non può avere le tariffe di oggi. Lo dico anche all'Assessore Lavolta. Dopo la salute pubblica, nella mozione di accompagnamento che mi pregio di firmare, oltre alle tariffe, c'è anche naturalmente l'occupazione, che è un dato essenziale. Ma attenzione, lo dico anche al Capogruppo Lo Russo. L'occupazione, con il termovalorizzatore che funzionerà dal 2013, non può diminuire, perché secondo me il termovalorizzatore, a prescindere da quello di Brescia, sarà un impianto dieci volte superiore dal punto di vista tecnico, dieci volte meno inquinante, per cui molto probabilmente dal Piemonte, ma anche dal resto Italia, forse dal resto d'Europa se saremo bravi, arriveranno dei rifiuti per essere bruciati. Questo, Sindaco, non può voler dire diminuzione dell'occupazione da parte del socio privato. Anzi, deve essere incrementata l'occupazione. Chiudo, signor Presidente e mi scuso per il tempo che ho rubato. L'ultima questione (chiedo scusa per il tempo che ho rubato), che venga abbandonata la politica di discarica. A mio giudizio (secondo i dati che ho letto; non sono un tecnico, ma leggo, studio e sono presente nelle Commissioni, quindi cerco di dire le cose che stanno in piedi), la politica di discarica è cento volte più inquinante rispetto al termovalorizzatore. Abbandonare la politica di discarica (non l'ho letto all'interno della deliberazione), vorrei che fosse uno dei punti. Con questo intervento, quindi, chiedo al Sindaco impegni precisi su queste cose, impegni precisi sulla sua politica nei confronti della sua maggioranza, nel caso in cui non dovesse votare a favore. Io mi assumerò la responsabilità (sicuramente non voterò contro) di votare astensione o a favore di questa deliberazione, perché ci credo. E questa posizione non sarà scambiata per debolezza, ma sarà soltanto un segno di responsabilità per i tempi che corrono, perché mia figlia e le vostre figlie devono avere una città sana nel prossimo futuro. La sua maggioranza, Sindaco, su questo deve rispondere, perché la nostra fiducia in merito è ai minimi termini, dopo l'uscita dal Patto di Stabilità. Quindi, dovete recuperare fiducia nei nostri confronti, perché altrimenti è difficile, per noi, dare un senso compiuto al nostro voto, perché magari nel prossimo futuro smentirete quello che votate oggi. |