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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201202639/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 1° giugno 2012, avente per oggetto: "Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione". della proposta di mozione n. mecc. 201203308/002, presentata dai Consiglieri Greco Lucchina, Marrone, Liardo ed Ambrogio in data 21 giugno 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento deliberazione mecc. 201202639/024 (Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione) - Tagliapoltrone". della proposta di mozione n. mecc. 201203369/002, presentata dai Consiglieri Bertola ed Appendino in data 25 giugno 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201202639/002 - Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione". della proposta di mozione n. mecc. 201203370/002, presentata dai Consiglieri Lo Russo, Altamura, Centillo, Genisio, Paolino, Alunno, Muzzarelli, Mangone, Levi, Carretta, Ventura, Tricarico, Cassiani, Nomis e Grimaldi in data 25 giugno 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201202639/024 avente oggetto: 'Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione'". e della proposta di mozione n. mecc. 201203401/002, presentata dal Consigliere D'Amico in data 26 giugno 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201202639/024 'Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione'". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Genisio. GENISIO Domenica Cercherò di dividere il mio intervento in due parti, perché riguarda sempre il welfare, ma sistemi e particolari specifici di welfare. Intanto, ringrazio anch'io tutti i Consiglieri che hanno lavorato nella dialettica più ampia (perché abbiamo potuto confrontarci per molto tempo), i funzionari ed anche il Presidente della I Commissione, che così è riuscito a raccogliere tutte le varie espressioni. Ringrazio in particolare il Sindaco, perché ho presentato un emendamento, che ritirerò, a sostegno non delle scuole materne - come si ama dire - cattoliche o ebraiche, ma a sostegno delle scuole materne convenzionate e che fanno parte del sistema integrale dei servizi tra scuole materne comunali, scuole statali e scuole cosiddette convenzionate. Se sono della F.I.S.M. è un problema storico, non possiamo, non vogliamo e non dobbiamo - spero che tutti ne siano convinti - cancellare delle risposte che la nostra Città ha sempre riconosciuto e sostenuto e che fanno parte di quel tessuto che aiuta decisamente e sostiene la Città da più di 20 anni. Ho presentato questo emendamento per i tagli che tutti conosciamo, che abbiamo dovuto sostenere; i vari Assessori hanno ridotto dove hanno ritenuto più opportuno ridurre non le contribuzioni, ma gli stanziamenti a determinate attività. Così come è stato impostato e previsto l'aumento della tassa d'iscrizione alle scuole materne, così è stata attivata una riduzione, se non altro in fase previsionale di Bilancio, del finanziamento che viene erogato a queste scuole che ospitano 5.800 bambini e, in linea di massima, danno una risposta a 5.000 famiglie, che, senza questo intervento, non troverebbero un posto per quei bambini nelle scuole materne in rete pubblica. Ho presentato questo emendamento non tanto per la riduzione economica che era stata prevista, ma per salvare il principio - che per me è molto importante e significativo - che si riconduce a: queste scuole fanno parte della rete integrata dei servizi ed è giusto che non si riduca il compenso o il contributo (perché non siamo mai riusciti ad andare oltre questo concetto di contribuzione), ma che si riconosca, anche attraverso l'erogazione economica, che loro svolgono un servizio realmente integrato; poi, si lavorerà. L'ho fatto anche per evitare che in questo Consiglio Comunale, che rispetto moltissimo, si perpetui - come abbiamo fatto nei primi anni della scorsa tornata amministrativa - un balletto che ci teneva qui fino alle 5.00 del mattino del giorno dopo (e anche oltre) per discutere se era giusto integrare di 100 o 200.000 Euro quel finanziamento. Con una mozione di indirizzo eravamo arrivati a prevedere che queste realtà, che - lo ripeterò fino alla nausea - fanno parte del servizio integrato della risposta pubblica (perché, essendo scuole paritarie, sono scuole a rilevanza pubblica e non sono dei soggetti privati che fanno gli interventi per conto loro, ma rientrano all'interno di un sistema di programmazione, di progettazione concertato e condiviso con la Città), dovessero essere lo strumento per cui il Consiglio Comunale passava alla storia. Lo ritenevamo veramente vergognoso; si ritiene che è un servizio indispensabile ed utile? Bene, lo si finanzi in fase di Bilancio di Previsione, evitando che maggioranza ed opposizione si scontrassero per 200.000 Euro. Il principio era passato. Quest'anno, vuoi per le riduzioni di risorse e per tanti motivi, si è ridotto anche quello. Non è perfettamente il contributo che abbiamo visto poter essere richiesto come integrazione uguale a quello dell'anno scorso, ma si è significativamente ridotto da 300.000 Euro a 250.000 Euro; quindi la differenza dello scorso anno sarà pesante per tutti, ma sarà soltanto di 50.000 Euro. Mi sento, quindi, di ringraziare il Sindaco, perché ha rispettato in pieno anche quello che era l'indirizzo del suo programma. Credo che sia giusto che l'abbia recepito il Sindaco, perché così passa come volontà della Giunta e non come interesse di un Consigliere o di alcuni Consiglieri. Credo che sia molto importante far rilevare anche questo fatto. Vorrei intervenire brevemente (perché, poi, ne parlerà ampiamente il Consigliere Centillo o altri Consiglieri del Gruppo) sulla mozione di accompagnamento al Bilancio che abbiamo presentato come Gruppo. Noi siamo, come tutti - è inutile che lo ripeta -, ampiamente consapevoli della difficoltà del momento in cui viviamo, ma la mozione di indirizzo va proprio a salvaguardare quella che è la volontà del mantenimento del modello organizzativo di servizi al welfare in generale, ancorché oggi si debbano ricondurre dei tagli, perché - più o meno l'avete già detto tutti in modo molto chiaro, ma ce l'ha spiegato l'Assessore al Bilancio - dobbiamo fare i conti con le risorse che abbiamo. Non ci possiamo permettere di dare segnali sbagliati ai nostri concittadini, ma anche alla Corte dei Conti - credo che sia doveroso -, per cui si sono dovute attivare delle riduzioni o, meglio, delle rimodulazioni nell'erogazione di certi servizi, ma nella proposta di mozione abbiamo altresì percepito che questo viene fatto anche perché siamo in assenza della certezza del trasferimento delle risorse. Il mio non è un attacco alla Regione o al Governo; siamo in queste condizioni per una responsabilità generale di Governi precedenti e di Governi attuali, per cui si è dovuto rimodulare e chiederemo che le rimodulazioni vengano, poi, compensate nella convinzione che possano arrivare i trasferimenti. Adesso, mi permetto di fare non una battuta, ma un appunto al Consigliere Marrone, che ho ascoltato con molta attenzione, che accusa questa maggioranza di voler svendere - e, in parte, lo dice anche il Consigliere Appendino - le nostre quote e anche dei gioielli dell'Amministrazione. Vorrei ricordare che abbiamo una norma nazionale che dice che gli Enti Locali devono cedere parte delle quote. L'entità ed il numero di quote lo dovremo determinare puntualmente secondo i bisogni. Mi chiedo anche che, se non arrivassimo a questa operazione che consentirà a quelle aziende di lavorare e di produrre benessere, noi, tenendo le municipalizzate... Sono nata, come generazione - l'età ce l'ho -, proprio in quel periodo, laddove le municipalizzate erano la risorsa della Città. Oggi, quelle municipalizzate, lasciate in mano alla sola attività per la Città, finirebbero per chiudere, non potrebbero competere, sarebbero asfittiche. Quindi, è un'operazione indispensabile; mi stupisce che delle realtà di Governo, anche locale, che sono per le liberalizzazioni e per le aperture, poi vogliano mantenere lo status quo dappertutto (nelle municipalizzate, nella gestione dei servizi ed in tutte le attività), quasi a fare una sfida e a lanciare dei messaggi tremendamente negativi ai cittadini, perché i servizi si devono governare, non è indispensabile gestirli in toto. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Centillo. CENTILLO Maria Lucia In particolare, mi concentrerò sulla mozione di accompagnamento alla proposta di deliberazione sul Bilancio, partendo dal lavoro che abbiamo fatto nelle Commissioni. Ci tengo a sottolineare, anche in base alla mia storia personale ed alla mia esperienza in questi anni per ciò che riguarda l'approvazione del Bilancio, che mai come quest'anno ci siamo trovati in una situazione ovviamente di difficoltà nel far fronte a quelle che erano le esigenze ed i limiti dati dalla situazione reale e anche dalla situazione oggettiva del mancato rispetto del Patto di Stabilità e della volontà di rientrare nel Patto di Stabilità, ma credo sia stata anche una grande novità l'approccio che abbiamo avuto nelle Commissioni: far fronte a queste difficoltà attraverso un lavoro davvero ampio ed articolato anche con l'opposizione. Per ciò che riguarda il lavoro fatto nella IV Commissione, devo dire che abbiamo avuto un livello di dibattito e di confronto molto franco, interessante e trasparente, che, in qualche modo, credo non dobbiamo archiviare, penso che quello debba essere un punto di partenza per fare ulteriori approfondimenti che ci permettano di dare il nostro contributo ad un sistema di riforme vere. Allo stesso modo so che, in particolare, i lavori della I Commissione sono stati di grande supporto alla definizione del Bilancio, degli emendamenti e delle condizioni che andremo a votare e, quindi, ritengo che il lavoro fatto risponda a quelli che sono stati i principi per i quali siamo stati eletti, perché il Bilancio è il momento clou, il momento più alto per ciascun Consigliere. Voterò il Bilancio con convinzione, anche se con tanta fatica e con tanta difficoltà, perché abbiamo bisogno di avere e, soprattutto, di dare delle risposte certe alle persone. Vorrei partire proprio dalla questione che riguarda il welfare e da quello che, negli anni, è stato definito il "modello Torino", che, nella situazione di crisi economica, con l'aumento della pressione fiscale e con la riduzione dei trasferimenti statali e regionali, è in qualche modo messo a rischio per ciò che riguarda la copertura sociale fornita dall'intero sistema dei servizi sociali, socioassistenziali e sociosanitari. Questo modello si basa non soltanto sul livello assistenziale che viene fornito alla popolazione, ma anche su un sistema articolato, che mette al centro, insieme ai bisogni della persona, l'attività produttiva; infatti, mette al centro il welfare non solo come ambito di spesa, ma proprio come ambito produttivo nel quale la Città, attraverso la competenza e l'appropriatezza, investe, con un sistema di controllo che contrasta il lavoro nero, lo sfruttamento e l'approssimazione. Penso che, per garantire la qualità del servizio e la qualità del lavoro, non dobbiamo abbandonare questa idea, ma utilizzare la transitorietà di un momento così critico per fare quelle che possono essere delle riforme anche vere di sistema, senza però pensare di difendere esclusivamente l'esistente, così com'è, e neanche che tutto ciò che abbiamo costruito non sia più possibile. Quindi, in base all'equità, ad una strategia inclusiva e ad una concezione di sviluppo dei servizi credo che dovremo utilizzare i prossimi mesi per completare un'idea di nuovo welfare che permetta, anche coraggiosamente, di lavorare seriamente con tutte le Istituzioni e con la società per arrivare a definire un modello che risponda ad una prospettiva nuova, che salvaguardi modelli di welfare inclusivi, capaci di articolare in modo armonico le politiche pubbliche e di allocare le risorse attraverso azioni e progetti che incidano sull'autonomia e sul sostegno dei nuclei familiari, in una logica di priorità definita sulla base dei principi che citavo di equità e in relazione ai bisogni espressi, con particolare riferimento alle situazioni fragilità ed all'esigibilità dei diritti. Per questo ritengo estremamente importante il Fondo Perequativo di Solidarietà che è stato istituito e che mira a ridurre le differenze fra la popolazione più ricca e la popolazione meno abbiente, relativamente a quelli che sono gli interventi di welfare che la Città mette in campo, non solo in modo tradizionale, ma attivando misure a sostegno degli interventi sociali e, a mio parere, in particolare anche per le persone in lista d'attesa. Dobbiamo affrontare il prossimo periodo provando a dare risposte alle persone che, in questo momento, non ne hanno, magari coordinandoci con altre Istituzioni, in particolare con i Servizi Sanitari, per provare ad incrementare quelle piccole azioni (che, eventualmente, gli elementi economici a nostra disposizione ci daranno) per poter promuovere in un circuito virtuoso delle risposte in particolare per le persone - lo ripeto - che sono fuori dal servizio o sono in lista d'attesa. Personalmente, rifuggo dall'idea che per essere assistiti si debba prima diventare molto poveri, o che si possano assistere e sostenere soltanto persone molto sole, molto malate e molto povere. Quindi, secondo me la prevenzione significa poter intercettare prima i bisogni e, magari con piccoli interventi di sostegno, provare a dare speranze e capacità alle persone per uscire da questa situazione. Voglio lasciare a verbale una preoccupazione molto forte (che è scritta nella mozione di accompagnamento) che riguarda il fatto che per il welfare, in particolare per il settore assistenza, ci sono circa 15 milioni di servizi attivi che non sono finanziati e che devono essere recuperati nell'ambito dell'assestamento di Bilancio. In questo senso, come Presidente ho scritto una lettera al Sindaco, all'Assessore Passoni, al Presidente Altamura ed ai Capigruppo, che viene richiamata in questa mozione di accompagnamento; credo che la prima cosa da garantire sia proprio questa, a cominciare anche da quelli che sono i fondi che abbiamo chiesto di inserire quando abbiamo votato la deliberazione sul welfare poche settimane fa. Che cosa chiede la mozione? Impegna il Sindaco e la Giunta ad assicurare questa priorità al comparto sociale ed a utilizzare il Fondo Perequativo di Solidarietà su tre specifiche azioni, che sono: i contributi straordinari a sostegno dei nuclei familiari appartenenti a specifiche categorie svantaggiate sul piano economico e che non siano proprietari di casa, o che non paghino l'IMU (perché c'è anche questo aspetto, cioè non possiamo rivolgerci soltanto a chi paga l'IMU, che giustamente ha i suoi problemi ma ha un patrimonio, abbiamo anche una fascia di popolazione che non ha neanche il patrimonio); a prevedere, in sede di conguaglio con la rata di dicembre, per i proprietari di unica casa, in una logica di semplificazione e di automatismo in questo senso (quindi, in sede di conguaglio), una compensazione dell'aliquota IMU, pagata attraverso l'utilizzo di uno specifico fondo, quindi individuando quelli che possono essere i criteri per definire questa compensazione; infine, destinare l'eventuale extragettito derivante dai versamenti IMU sulla prima casa al contenimento ulteriore delle aliquote IMU per i titolari di abitazione principale e che abbiano delle condizioni particolarmente gravose che richiedono un sostegno. Quindi, penso che abbiamo dato realmente un contributo alla discussione ed alla costruzione di un Bilancio che, in questa fase estremamente difficile, rappresenti un ponte verso il futuro e non soltanto un'arma di legittima difesa e che veda il Consiglio protagonista nelle scelte, auspicando che sia con l'assestamento di Bilancio, che nei prossimi anni, sia possibile avere degli spazi più ampi e lavorare davvero sulle strategie e non soltanto sulla possibilità di chiudere il Bilancio. Quindi, in questo senso mi rendo disponibile e chiudo il mio intervento ricordando a me stessa e a chi - come me -, negli anni scorsi, ha condiviso il momento della discussione del Bilancio con il Consigliere Rattazzi, quanto su questi temi lui fosse davvero il riferimento ed un esempio di passione, attenzione ed approfondimento. Devo ammettere che, in questi giorni, mi è mancato particolarmente e la notizia che ci è giunta ieri, in questo momento particolare, è davvero molto triste, in quanto segna in modo particolare la sua mancanza e la sua perdita. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Il Bilancio che stiamo per votare è complesso e delicato e l'Amministrazione si trova a doverlo definire e discutere in un momento veramente difficile per il Paese e per la nostra Città. Leggendo la relazione predisposta dall'Assessore, credo che emergano, in maniera molto chiara, alcuni elementi che è utile mettere in evidenza e valorizzare. Sicuramente - e gli faccio i complimenti -, l'Assessore ha disegnato e proposto al Consiglio Comunale un Bilancio che ha una sua organicità e nella relazione di accompagnamento, a mio modo di vedere, individua le chiare responsabilità che sono anche, in qualche modo, genesi della situazione finanziaria dei conti della Città di Torino. Chiare responsabilità del Governo centrale, a prescindere dal colore politico. Il tema si è giocato, in questi anni, tra una dicotomia forte tra potere nazionale, Governo centrale, Parlamento nazionale ed Amministrazioni locali. Cito il Sindaco Fassino, che, in una chiara analisi di come si sono evolute le Leggi Finanziarie di questi ultimi anni, ha dimostrato che, sostanzialmente, il concorso al ripiano del Bilancio dello Stato fornito dagli Enti Locali è un ordine di grandezza superiore al concorso nei tagli e nelle minori spese che, invece, hanno fornito le Amministrazione centrali. Credo che questo debba essere posto con grande chiarezza, così come ha fatto l'Assessore Passoni nella sua relazione. È chiaro che questa analisi condivisa (penso, auspico) da tutte le forze politiche deve, poi, portare ad azioni concrete ed è quanto mai opportuno che venga rilanciata l'iniziativa politica in sede del rapporto tra ANCI e Stato, perché ci sia un riequilibrio nelle prossime Finanziarie che riporti un po' in ordine le questioni. Il secondo grande livello di responsabilità che viene evidenziato - l'ha detto qualcuno negli interventi che mi hanno preceduto - è sicuramente il fatto che, in questi anni, abbiamo assistito ad una progressiva finanziarizzazione dell'economia e, quindi, ad un'assenza di politica industriale e di politica di sviluppo e ad una progressiva monetizzazione delle modalità con cui il Paese generava reddito e generava crescita e, andando in crisi il sistema finanziario… Mi ha colpito che l'Assessore nella sua relazione illustrativa abbia citato le agenzie di rating, che altri hanno stigmatizzato in maniera molto forte, perché è del tutto evidente che quando in un'Assemblea politica si discute a partire dal rating e si discute del proprio Bilancio a partire da una corretta, peraltro, analisi sul rating, è sintomo dei tempi che stiamo vivendo e credo che sicuramente il quadro generale e le cronache giornalistiche di questi giorni stiano a dimostrare che o il sistema occidentale, nel suo complesso, esce da questa logica perversa, o, altrimenti, ho la sensazione che non faremo un buon servizio alla politica e, in generale, ai cittadini. È apprezzabile - credo vada messo in evidenza e che sia utile farlo - anche l'assunzione della responsabilità che c'è all'interno della relazione da parte dell'Assessore che, da parecchi anni, governa i nostri conti e che traccia un quadro di riduzione progressiva del debito, ma, anche se a livello implicito, si assume la responsabilità, insieme ad altri ovviamente, dello stato economico e patrimoniale del nostro Bilancio. La parola ricorrente nella discussione che stiamo facendo è riduzione dell'indebitamento. Anche qui credo che vada sostenuta, perché, da parte dei Colleghi che ci accusano di svendere e di vendere i gioielli di famiglia, apprezzerei delle proposte alternative alle vendite ed alle dismissioni patrimoniali che andassero nell'ordine della riduzione dell'indebitamento. Siccome non abbiamo ancora una Zecca che stampa Euro nei sotterranei di Palazzo Civico, credo che - ce lo siamo detti, perlomeno come maggioranza - l'obiettivo che ci siamo dati sia quello di rientrare nei parametri del Patto di Stabilità; credo che lo sforzo che si sta facendo di ridurre l'indebitamento sia da continuare a sostenere e da incoraggiare. È evidente che i tre driver su cui agire non possono essere altro che le imposte, le dismissioni e il contenimento dei costi. Imporre le tasse non è popolare dai tempi del Vangelo, figurarsi se lo è in questo momento. Del resto, lo stesso Zaccheo, che faceva l'esattore delle tasse, veniva additato come persona non gradita alla società del tempo e risaliamo di 2.000 anni. Figurarsi se, oggi, incrementare le imposte e mettere le tasse è un mestiere che fa prendere applausi. È molto più comodo, invece - e, se vogliamo, sarebbe certamente molto più facile - dire che la pressione fiscale è elevata e che, invece, bisogna togliere le tasse. Ma non ci sono alternative all'incremento delle imposte; su questo, purtroppo, se non vogliamo scrivere il libro dei sogni, dobbiamo essere molto chiari. Non ci sono alternative alle dismissioni del patrimonio mobiliare ed immobiliare. È questa la ragione per cui noi stiamo votando, da mesi, il quadro di riferimento in cui garantire, nel contempo, una governance pubblica di asset strategici del Comune di Torino, ivi comprese le aziende di gestione dei servizi pubblici locali, ed una valorizzazione economica che ci consenta di scrivere poste di Bilancio a riduzione dell'indebitamento. La terza via è sicuramente quella del contenimento dei costi. Credo che il lavoro fatto nel budget zero proposto dall'Assessore Passoni e dai suoi Colleghi e, in generale, il contenimento dei costi che è stato operato attraverso operazioni di rimodulazione (nella proposta emendativa con cui concluderò questo intervento siamo anche andati a guardare i 1.000 Euro in un Bilancio di 1,3 miliardi di Euro) sia il quadro dei tre assi su cui continuare a lavorare. Quindi, ha fatto bene l'Assessore Passoni; ha il sostegno del Partito Democratico in questa azione e dobbiamo procedere su questa strada. Cito, perché non è scontato, anche i principi di sana ragioneria pubblica che hanno improntato questo Bilancio di Previsione. Sicuramente va rilevata in termini di apprezzamento la riduzione che è stata iscritta tra la competenza prevista e la reale cassa prevedibile. Uno dei rilievi sempre messi in evidenza dalla Corte dei Conti rispetto ai Bilanci votati negli anni passati era proprio la differenza tra le previsioni di competenza e del reale incassato, ossia la differenza tra accertato e incassato a fine anno, che ovviamente ha fatto lievitare i residui attivi. Quindi, ben venga l'operazione di cautelativa stima delle entrate extratributarie, in particolar modo le sanzioni e, in particolar modo, i canoni di concessione. Stiamo andando nella direzione giusta, Assessore, e facciamo bene ad andare in questa direzione. Il secondo elemento che credo vada messo in evidenza è la progressiva riduzione dei residui attivi per arrivare al pareggio. Sul tema dei residui attivi avremo l'esigenza di discuterne; l'ha fatto la Commissione Bilancio presieduta dal Consigliere Altamura. Su questa questione sarà utile mettere in campo un'ulteriore strategia per verificare se, anche attraverso operazioni di recupero crediti rilevanti, è possibile far scendere la parte (ovviamente, quella che possiamo far scendere) dei residui attivi; questo è un secondo asse di intervento che riteniamo di condividere. Il terzo elemento, certamente non scontato in tempi come quelli che stiamo vivendo, è il fatto che questo Bilancio non ricorre ad entrate straordinarie per coprire la spesa corrente nella parte eccedente la multa del Patto di Stabilità. Tradotto: il prossimo anno, se raggiungeremo l'obiettivo di rientrare nel Patto di Stabilità, avremo garantito la spesa corrente da entrata corrente e non da entrata straordinaria. Questo non era affatto scontato nella fase di predisposizione, a fronte del cospicuo e continuo taglio di entrate in arrivo dallo Stato centrale e dall'Ente regionale, e credo che questo sia il terzo elemento che sicuramente va messo in evidenza. Parlavamo del rientro dei residui attivi. Un elemento che emerge è quello del contrasto all'evasione fiscale, in particolar modo sulle entrate extratributarie. Da questo punto di vista, ben venga - è anche scritto nella relazione di accompagnamento, l'ha detto in Aula l'Assessore - il raccordo con l'Agenzia delle Entrate. Siamo nel 2012 ed oggi abbiamo tutti gli strumenti informativi per poter incrociare le banche dati patrimoniali dei contribuenti; abbiamo tutte le possibilità tecnologiche - e, se non le abbiamo, è utile investire per acquisirle - per fare una grande operazione di contrasto all'evasione fiscale. Penso che un principio saggio ed un principio soprattutto giusto sia quello che tutti devono pagare il giusto; forse su questa partita negli anni scorsi non si è lavorato abbastanza ed è opportuno che in prospettiva si lavori di più. Questo debito, ovviamente, ha un'origine antica. È interessante il grafico che viene posto nella relazione che ci è stata consegnata e crediamo che i 241 milioni di Euro ancora oggi a mutuo siano ancora tanti; in particolar modo, i 136 milioni di Euro di oneri finanziari. Allora - l'hanno detto altri Colleghi -, sicuramente la capacità negoziale relativamente al sistema creditizio è una delle questioni su cui si misura anche l'autorevolezza dell'Amministrazione. Ha fatto bene l'Assessore a mettere in evidenza che, se scorporassimo la Città di Torino dal resto del quadro del Paese, la Città di Torino avrebbe un'affidabilità, per quanto riguarda il sistema finanziario, più elevata rispetto alla Repubblica Italiana; però questa forza deve essere fatta valere da lei anche in un'ulteriore - se è possibile - operazione di rinegoziazione per ridurre e contenere ulteriormente i 136 milioni di Euro di oneri finanziari, che, ovviamente, sono tanti per le nostre casse. Un passaggio credo vada posto sul tema del piano degli investimenti. In situazioni economiche e finanziarie così complesse e in situazioni di difficoltà generale, è evidente che è utile - e ha fatto bene l'Assessore a ribadirlo nella relazione - che la logica degli interventi sui cosiddetti microinvestimenti sia da perseguire; però, mi si consenta, non possiamo rinunciare a continuare a pensare alle grandi trasformazioni della Città. In questa fase, dobbiamo sicuramente avere i piedi per terra per quello che riguarda gli investimenti da fare in Città e tutta una serie di piccoli aggiustamenti a basso costo che migliorano la qualità della vita dei nostri cittadini, che sono sicuramente da sostenere. Facciamo bene a collegare l'operazione della manovra finanziaria del Comune di Torino a questo tipo di impostazione. Però, inviterei tutti ad avere una grande attenzione per quanto si sta muovendo anche in campo finanziario sul tema dei project bond; penso che siamo nella condizione, proprio per la ragione che veniva citata nella relazione (cioè di sostanziale affidabilità politica, economica ed amministrativa di questa Città nei confronti del mercato finanziario), di scommettere sul futuro di Torino. Se verranno avviati i project bond e se, come si sta facendo, si continuerà sulla strada dell'interlocuzione con il mondo privato e con le opportunità di investimenti privati, nel cassetto abbiamo tante cose da tirare fuori. Cito la Variante n. 200, che occorrerà finanziare in qualche modo, e la Linea 2 della Metropolitana, che ad essa è collegata, ma cito anche la Città della Salute, che è un tema su cui la Città di Torino può progettare non solo il proprio futuro relativamente al sistema sociosanitario, ma anche un'opportunità di maggior raccordo con l'Università e con il sistema pubblico universitario e con il mondo privato che guarda con attenzione alle tematiche della bioingegneria e della medicina. Bisognerà avere un occhio di riguardo per altre due grandi opere che servono allo sviluppo della nostra città e che sono il collegamento con la città di Lione, il collegamento ferroviario che attraverserà la Val di Susa, e la Tangenziale Est, che è un altro degli elementi che proveranno a completare la dotazione infrastrutturale della nostra Città, continuando a renderla positivamente attrattiva per gli investimenti. In questo quadro, la recente iniziativa promossa dal Sindaco Fassino relativamente al maggior raccordo di Area Metropolitana proprio intorno a questo tema credo che debba non solo essere sostenuta, ma che bisognerà anche orientare le politiche dei nostri futuri Bilanci, che avranno - lo auspichiamo - una minore funzione contenitiva e riduttiva. Guardando al futuro e anche in una funzione un po' più espansiva, ritengo che proprio questo tema dell'Area Metropolitana, anche attraverso il conferimento della delega all'Assessore Lubatti, sia sicuramente un elemento che vada valorizzato. Come hanno detto i Consiglieri Genisio e Centillo, uno dei problemi che abbiamo è quello che questo Governo centrale e questa Amministrazione Regionale (in generale, non questa perché governata dal centrodestra, in quanto, probabilmente, potrebbe essere anche peggio se fosse governata dal centrosinistra, ma non lo sappiamo, toccherà a noi dimostrarlo quando, fortunatamente - speriamo - prima o poi andremo a votare) scarica sostanzialmente sui Comuni tutti i costi del sistema di welfare. Pensiamo che questa questione vada posta con grande forza anche sul piano nazionale. Non si può continuare a scaricare il livello di tagli sempre sul livello a cui si chiede di garantire il Livello Essenziale di Assistenza. Questa è una politica iniqua che va contrastata dal punto di vista politico ed auspico che su questo ci sia un'iniziativa bipartisan tra tutte le forze politiche, perché si tratta di riproporre un quadro di correttezza istituzionale e di correttezza nei confronti dei cittadini, individuando delle modalità anche innovative di riorganizzazione del servizio (di tutti i servizi, di quelli del welfare e, visto che è presente l'Assessore Pellerino, anche di quelli dell'istruzione), a cui noi non ci sottraiamo come Partito politico. Se, per contenere i costi, servirà riorganizzare ulteriormente i servizi di istruzione forniti dal Comune di Torino, noi, come Partito Democratico, ci saremo, però la condizione per produrre anche una riorganizzazione è che ci siano le risorse finanziarie. Siamo disponibili a fare la nostra parte, a contenere ulteriormente i costi ed a pensare anche a modelli innovativi di riorganizzazione del servizio, ma è chiaro che occorre che, nell'ambito della riorganizzazione, si trovino sempre le coperture finanziarie. Da questo punto di vista, anche in questo caso auspicando un atteggiamento bipartisan nell'interesse della Città e nell'interesse dei cittadini torinesi, ci auguriamo che anche l'attuale minoranza consiliare possa essere nostra alleata nel far sentire le ragioni della Città di Torino nelle sedi istituzionali regionali e nazionali. L'ultima questione riguarda le prospettive. Nella sua relazione, l'Assessore Passoni ha tracciato tre driver di azione: il turismo, la cultura ed il cosiddetto sistema delle ecoimprese. Assessore, questi sono tre assi di cui il Partito Democratico non solo è convinto, ma ne è sostenitore, però - devo essere sincero - penso che bisogna fare una puntualizzazione su questa cosa. Una Città senza industria non va da nessuna parte. Qui abbiamo un tema che, a mio modo di vedere, è uno dei grandi temi che dovremo affrontare nei prossimi anni, cioè quello di declinare le politiche che lei ha illustrato nella sua relazione (turismo, cultura e sistema dell'ecologia e delle cosiddette urbanizzazioni ecocompatibili) con la nuova forma di industria che questa Città deve continuare a mantenere. Mi rendo conto che è un macrotema e non è certamente la discussione sul Bilancio che può tracciare una strada, però penso che l'attenzione della politica sul ruolo della FIAT a Torino e dell'indotto della FIAT a Torino non possa far finta che sia un \\\"non problema\\\". Crediamo che proprio intorno al tema del lavoro e del lavoro nell'industria e nella manifattura si giochi parte consistente del futuro della Città. Oggi è evidente - ed è in questo senso che le azioni che sono state portate avanti dall'Amministrazione che ha preceduto questa sono state tutte in questa direzione - che il ruolo dell'industria è sicuramente cambiato rispetto a quello che è stato definito nella relazione Città Fabbrica; sicuramente, la fabbrica dei prossimi anni che avrà sede a Torino sarà diversa da quella che abbiamo conosciuto, maggiormente integrata con la ricerca, maggiormente integrata con il sistema dell'innovazione, ma, se Torino dismette la sua vocazione industriale, perderà un'identità che non può e non deve perdere; ovviamente, al di là di perdere un asset economico, per cui anche tutto il resto (cultura, turismo e sistema del vivere bene in città) perderebbe la sua essenza di esistere e non avremmo neanche le condizioni di contorno per poter procedere in questo tipo di politiche. Stiamo attenti a non perdere di vista l'obiettivo principale, che deve essere quello di mantenere in questa Città una produzione industriale, una produzione di ricchezza e possibilmente attrarre lavoratori e lavori altamente qualificati ma che producano la ricchezza, che poi tutto il contorno di turismo e cultura sicuramente valorizzerà in termini ulteriori. Termino il mio intervento ringraziando il Sindaco, perché si è fatto carico delle istanze della maggioranza consiliare e delle istanze del Gruppo del Partito Democratico; ha ascoltato i suggerimenti che sono arrivati da parte del Consiglio Comunale e delle forze politiche della sua maggioranza e credo che anche la modalità che abbiamo individuato, che è quella di costruire insieme al Sindaco - come primo firmatario - un maxiemendamento che raccogliesse le istanze delle forze politiche della maggioranza, sia sicuramente un bel segnale alla Città di rinnovata compattezza della maggioranza che sostiene il Sindaco Fassino e la sua Giunta in questo momento di difficoltà della Città. Credo che la disponibilità che ha dato il Sindaco Fassino alla maggioranza di interloquire e di costruire insieme una proposta migliorativa del Bilancio vada assolutamente riconosciuta. Credo che debbano essere ringraziati anche i Colleghi dell'Assessore al Bilancio che hanno contribuito, ciascuno per quanto poteva (in una dialettica che, come tutte le dialettiche politiche, alle volte può anche avere toni aspri, ma che è sempre rimasta nel novero della normale dialettica politica), con i loro bilanci a concorrere alla copertura finanziaria degli emendamenti che la maggioranza ha proposto. Dopo questa discussione voteremo le deliberazioni sull'IMU. Sicuramente la riduzione delle aliquote ed il sostegno all'Agenzia Lo.C.A.Re. per i canoni concordati derivano da uno sforzo che hanno fatto anche i singoli Assessori per cercare di comporre questo quadro ed il Partito Democratico è riconoscente alla Giunta nel suo insieme. Non posso non citare il Presidente Altamura in questa conclusione, perché ritengo che sia importante il lavoro che ha svolto nelle decine e decine di ore di approfondimento in Commissione. In realtà, mi fa un po' sorridere quando si dice che qui non si discute abbastanza. Se prendiamo i verbali delle nostre Commissioni, della I Commissione Bilancio, e verifichiamo il tempo che abbiamo passato a discutere di questi atti nelle Commissioni, accusando la maggioranza di voler soffocare il dibattito si è irrispettosi nei confronti del lavoro svolto dal Presidente Altamura, a cui va il mio personale ringraziamento ed il ringraziamento politico dei Colleghi del Partito Democratico, perché coordinare un lavoro di questo tipo in maniera da arrivare in Aula con un Bilancio in questo clima così complicato ed in questo momento è un lavoro enorme per il quale lo voglio ringraziare anche personalmente. L'ultimo ringraziamento è ai cittadini torinesi, perché, al di là di alcuni sondaggi che, a mio modo di vedere, sono assolutamente faziosi e parziali, in realtà stanno dimostrando di capire lo sforzo che sta facendo il Sindaco Fassino e questa maggioranza per ridisegnare il futuro di Torino e penso che, alla lunga (perché i risultati non si misurano sicuramente nell'immediatezza di un post su Facebook, ma si misurano quando la gente si recherà alle urne e voterà), il mandato di questi 5 anni riconsegnerà una Città che continuerà ad avere una prospettiva di sviluppo, auspichiamo in un contesto economico generale più rilevante e in un contesto di Bilancio ricomposto nelle sue poste principali, e che ci permetterà di pensare al futuro di Torino con ottimismo e con fiducia, come peraltro abbiamo fatto in questi anni. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ha chiesto di intervenire il Consigliere Scanderebech. SCANDEREBECH Federica Ho ascoltato con attenzione l'intervento di ieri dell'Assessore Passoni e l'intervento del Capogruppo del PD. È sempre complicato poter intervenire nel merito riguardo al Bilancio, perché, spesso, non si ha il quadro generale complessivo di quello che l'Amministrazione vuole fare nel futuro, nel corso della tornata amministrativa e di quello che ha fatto precedentemente e che vuole continuare a portare avanti. Quindi, non avendo un quadro complessivo, è anche difficile capire quali sono gli sprechi, quali sono invece gli investimenti che potrebbero essere fatti, su che cosa si possa puntare, su che cosa non si possa puntare. Però, sinceramente, sono stata rincuorata quando, ieri, l'Assessore Passoni ha detto molto esplicitamente che nel 2013 il debito della Città di Torino scenderà sotto i 3 miliardi di Euro. Sono stata contenta di sentire quelle parole. Mi auguro che, poi, dalle parole si arrivi ai fatti e dalle promesse si arrivi ai fatti, perché quando invece, nella precedente discussione che abbiamo avuto, si è detto che il debito stava scendendo di pochi milioni, mi ero chiesta - e l'avevo già detto in quest'Aula - quanti sono pochi milioni in confronto ai miliardi di debito. Cerchiamo di non fare demagogia, ma di fare i conti giusti. Mi auguro che quanto detto ieri a verbale dall'Assessore Passoni possa essere una promessa reale e sincera e magari, il prossimo anno, potremo dibattere di un nuovo Bilancio con questi miliardi di debito in meno. Ci è stato poi confermato che, probabilmente, rientreremo nel Patto di Stabilità; me lo auguro seriamente, perché, dal momento in cui siamo fuoriusciti dal Patto di Stabilità, non possiamo compiere delle operazioni importanti per la nostra Città. Mi auguro veramente che - come si diceva precedentemente - anche se solo per poche migliaia di Euro possiamo rientrare in quel Patto di Stabilità per poter nuovamente reinvestire sul sociale, sul welfare e su tutto ciò di cui questa Città ha bisogno in questi giorni, perché in un momento in cui - come diceva, ad esempio, il Consigliere Appendino - non si riesce ad arrivare a fine mese, è necessario capire che non possiamo aiutare solo coloro che sono nella povertà estrema, ma dobbiamo aiutare anche le fasce medie, che non devono arrivare a toccare quella povertà estrema. Non devono arrivare a trovarsi a dormire sotto qualche ponte perché non hanno il diritto ad una casa popolare, in quanto magari hanno troppi debiti, o magari hanno avuto uno sfratto, o magari non hanno potuto pagare la casa per parecchio tempo e non rientrano tra coloro che possono usufruire di una casa popolare. Sono, però, preoccupata anche da quanto ha detto ieri l'Assessore Passoni del nuovo tributo che la nostra Città applicherà nel 2013, la TARES, perché credo che sinceramente non possiamo sempre e solo colpire i cittadini mettendo un'imposta o una nuova tariffa all'anno; i nostri cittadini non possono e non potranno capire perché devono pagare queste nuove imposte e queste nuove tasse, quando invece vedono, perché questa è l'opinione generale, che non c'è una riduzione dei costi della politica e non c'è una riduzione della burocrazia del nostro Comune. Sul Bilancio, nei tomi che ci sono stati consegnati, c'è scritto che i dipendenti comunali sono arrivati a 11.000; mi ricordo che, un po' di anni fa, erano 16.000, quindi se queste riduzioni possono aiutare, ben vengano, così come ben venga una minore burocrazia e minori sprechi nella macchina comunale. Ci sono macchine comunali che hanno una proporzione di dipendenti ben inferiore rispetto a quella di Torino e che funzionano benissimo. Quindi, se può essere un metodo per andare incontro ad una riduzione di questo debito, inviterei anche questa maggioranza e questa Amministrazione a studiare come si possa avere un rientro negli sprechi anche del personale. Con ciò non voglio fare un attacco agli Uffici ed ai dipendenti comunali, che in questi anni hanno dimostrato competenza e professionalità e che, spesso, mi hanno aiutato facendo di tutto per dare delle risposte ai cittadini in determinate situazioni. Un'altra cosa che mi preme sottolineare - e sinceramente anche questa mi ha un po' preoccupato - è come nel Bilancio compaia già la voce tassa di scopo; è a zero, ma compare già nel Bilancio il fatto che questa Città abbia la possibilità di inserire delle tasse di scopo. Mi auguro che non arriveremo a porre delle tasse di scopo nei prossimi anni per far sì che questo debito possa rientrare e mi auguro che questa voce, che attualmente è a zero nel Bilancio, continui a rimanere a zero. Sono preoccupata però del fatto che sia stata messa a Bilancio, perché forse quella voce potrebbe cambiare e nei prossimi Bilanci ci potrebbe essere scritto qualcosa di diverso. Ieri, l'Assessore Passoni ci ha detto che siamo la Città con i maggiori sgravi, però la sensazione generale è che, ad esempio, siamo la Città che impone la più alta aliquota dell'IMU. Quindi, dai fatti alla percezione c'è una grande distanza. Magari si poteva riuscire a fare uno sforzo aggiuntivo per quanto riguarda l'aliquota dell'IMU, abbattendola, magari prendendo da altri capitoli di Bilancio - e ne elencherò qualcuno giusto per fare degli esempi - che io considero inutili o poco opportuni. Magari non saranno inutili, ma sono poco opportuni in un momento di crisi come questo. Vi faccio degli esempi: sono preoccupata dal fatto che in due anni verranno messi (e sono nel programma triennale delle opere pubbliche) 1.320.000 Euro per l'allungamento della navigazione sul Po. Mi chiedo quanto importi ai cittadini di poter prendere un battello e navigare sul Po fino a Sassi per farsi una bella gita turistica; sinceramente lo trovo poco opportuno in un momento di crisi economica ed in un momento in cui il nostro Bilancio dovrebbe essere risanato. Trovo altrettanto preoccupante il fatto che, nei prossimi due anni, si investiranno 6.700.000 Euro per Basse di Stura. Ho ripetuto più volte in questa tornata amministrativa la mia posizione su Basse di Stura: secondo me, questi soldi potevano essere attualmente recuperati in una maniera diversa, con un risanamento che sarebbe potuto avvenire successivamente e con ancora un'apertura di questa discarica e non una chiusura immediata, che ha fatto sì che aumentasse anche la bolletta della TARSU. Nei prossimi tre anni verranno investiti 1.500.000 Euro per lo Stadio Olimpico. Non capisco come mai si è data la concessione di 99 anni per lo Stadio delle Alpi e non si fa altrettanto anche con il Toro per lo Stadio Olimpico. Questo vorrebbe dire, ad esempio, che il rientro di un milione e mezzo di Euro per la manutenzione dello Stadio Olimpico potrebbe essere impiegato diversamente, magari per altri settori che hanno più bisogno di questi soldi (ad esempio, lo ripeto, tutti i servizi sociali, i buoni taxi, perché questi ultimi sono una cosa molto sentita nella nostra Città). È un servizio per cui più volte ho presentato interpellanze e mi è stato detto: "Sì, è un servizio che abbiamo come Città e ne andiamo fieri ed orgogliosi". Purtroppo, però, è un servizio che attualmente non funziona tanto bene e potrebbe funzionare meglio; infatti, ci sono solo lamentele da parte della cittadinanza e da parte di tutti quei disabili che vorrebbero usufruirne. Magari gli viene inviata a casa una circolare del Comune dicendo che ne hanno diritto, ma poi, fisicamente, questi voucher per poter prendere il taxi non vengono distribuiti. Sempre sul programma triennale delle opere pubbliche è stato scritto che dovremmo impiegare 6 milioni di Euro per il posteggio della Gran Madre; si tratta di un posteggio contestatissimo e che non si sa che fine abbia fatto in questo Consiglio Comunale. Ogni tanto leggiamo, da alcune dichiarazioni riportate sui giornali, che si stanno facendo delle indagini geologiche e geotecniche, però nulla ancora è stato detto in questo Consiglio Comunale su che cosa voglia fare l'Amministrazione con questi 6 milioni di Euro per costruire il posteggio della Gran Madre. In ultimo, mi preme sottolineare quanto, purtroppo, le politiche giovanili di questa Città siano lontane da quelle politiche giovanili che a me piacerebbe esistessero a Torino. Quindi, l'intervento di prima del Consigliere Marrone mi ha lasciato perplessa e vorrei apportare ancora una nota aggiuntiva, perché, Collega Marrone, a Bilancio ho trovato che si daranno 170.000 Euro per questa struttura - vi mostro alcune foto - dedicata a dei giovani ed alle politiche giovanili di questa Città; si tratta di una struttura che nella precedente tornata amministrativa eravamo andati a visitare e che, vista così, non può che essere un centro sociale alla luce del sole, apparentemente. Mi chiedo come mai vengano stanziati 170.000 Euro per una struttura simile; sinceramente, la mia visione è ben lontana e, pur essendo pochi quei soldi, potevano essere impiegati diversamente ed in maniera migliore. Con questo breve elenco ho sottolineato come potevano essere impiegati diversamente 15.700.000 Euro da questa Amministrazione. Ovviamente, non me ne vanto e la scienza non è nelle mie mani; probabilmente questa Amministrazione ritiene opportuno finanziare questi interventi, però, sinceramente, forse su alcune situazioni si poteva agire in maniera diversa. Il mio Partito politico, il Gruppo di Futuro e Libertà, ha votato per la costituzione della Holding, ha votato per la dismissione di parte di GTT ed ha votato per la dismissione di parte di SAGAT. L'ho fatto convintamente in quest'Aula, perché sono stata rincuorata che il debito di questa Città e che questo Bilancio potevano essere risanati. Rifarò altre scelte simili, così come anche il Consigliere Lo Russo ha invitato a fare, per il bene di quest'Aula e della nostra Città. Sappiate che, se alcuni sforzi sono da incoraggiare (come ad esempio le dismissioni di parte di GTT e di parte di SAGAT e la costituzione di questa grande Holding), credo che però non si debba andare ancora a tartassare con nuove tasse i cittadini che non riescono ad arrivare a fine mese, ma bensì sono più favorevole al contenimento dei costi e alla lotta all'evasione, come si spera che possa essere fatta in questa Città. Consentitemi ancora una nota polemica finale: purtroppo, questo Bilancio che stiamo andando a votare e abbiamo affrontato nell'ultimo mese nelle varie Commissioni non funziona, perché, forse, negli scorsi 25 anni questa Amministrazione non ha saputo governare questa Città come meritava. Quindi, è colpa dello stesso colore politico se, oggi, siamo arrivati a dover fare i conti con un Bilancio che ha 5 miliardi di debiti. Mi auguro... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo, Consigliere, prima l'ha spiegato anche bene il Consigliere Appendino, che ha capacità migliori rispetto a me per quanto riguarda il Bilancio. È un dato di fatto, non c'è da meravigliarsi; lo dicono tutti quanti, quindi non vedo per quale motivo bisogna fare ovazioni da stadio in questa Sala Rossa. Mi auguro sinceramente che questa Amministrazione - è anche un augurio che vi faccio - trovi dei rimedi per risanare questo Bilancio e questo debito. Mi auguro, però, che non lo faccia con nuove tasse e facendo in modo che i nostri cittadini non riescano ad arrivare a fine mese, ma solo al decimo giorno del mese, non avendo più mezzo Euro. Quindi, tutto ciò che potrò fare anche io, come Gruppo politico (votando alcune vostre scelte), per aiutare questo risanamento, lo farò ben volentieri e lo farò con scelta coraggiosa, ma anche di consapevolezza e responsabilità, così come ho fatto - ripeto - con grandi scelte tipo la costituzione della Holding. Ma a tutto ciò non posso essere favorevole quando c'è l'introduzione di nuove tasse, come, ad esempio, la nuova tassa che ho citato prima, la TARES, o altre situazioni simili. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Credo che, oggi, dobbiamo fare due cose importanti, entrambe, o, almeno, mi sento di doverne fare due, entrambe importanti. La prima è sicuramente discutere, emendare ed approvare il Bilancio della Città di Torino; la seconda, essendo una nuova tornata amministrativa e trovandoci a discutere per la prima volta il Bilancio, è dare una valutazione anche critica di che cosa è stato prima di noi, cioè valutare quello che abbiamo trovato, per certi versi. Mi sento di doverlo fare, essendo mia la prima tornata amministrativa e trovandomi per la prima volta in quest'Aula così prestigiosa, e, per certi versi, di dover provare a mettere un fermacarte per dire: "Noi siamo qui e da qui, poi, partiamo per la nostra sfida, che è una sfida politica". Mi ha impressionato sentire gli interventi di alcuni Colleghi dell'opposizione; ho ascoltato con grande attenzione, perché mi interessa la discussione di oggi e perché credo che sia una discussione importante. Li ho ascoltati tutti, uno dopo l'altro, non mi sono praticamente mai allontanato, proprio perché mi interessava. Molti di loro facevano parte di questo Consiglio già nella precedente tornata amministrativa, quindi è stato importante per me, anche perché uno deve guardare le cose con occhi terzi e credo che l'opposizione serva anche a questo, a ricordare a te, che sei la maggioranza, che esiste uno sguardo diverso sulla Città. Quindi, mi ha fatto molta impressione la visione e la fotografia grigia e un po' cupa - e lo dico con grande rispetto per i Colleghi e vi ritornerò dopo - della Città che ci è stata consegnata. Lo dico perché - e ne sento fortemente la responsabilità - abbiamo cominciato a governare questa Città con un valore di consenso (non solo politico, ma direi popolare) molto ampio e credo di testimoniare un sentimento popolare nel dire che, invece, in questi anni Torino è stata vissuta in modo diverso. A mio parere e per le mie sensibilità, Torino è stata una città della primavera dei diritti civili, in un momento in cui invece il Paese viveva quasi un Medioevo da questo punto di vista. Ricordo, ad esempio, il moto d'orgoglio di quando la nostra Città, mentre in giro per l'Italia veniva negato il diritto all'iscrizione alle scuole materne e ai nidi per i bambini figli di immigrati clandestini, rivendicava - per me, per la mia cultura politica -, giusto o sbagliato che sia, il fatto che apriva i suoi spazi, non contendeva il welfare, liberava solidarmente gli spazi ed i servizi per gli altri. Ricordo, e lo scopriamo oggi quando invece dobbiamo incidere su quel sistema di tutele, quanto il sistema di welfare di questa Città sia avanzato. Per carità, probabilmente è rivisitabile, ma è sicuramente un sistema che ha un'asticella e che ha una linea di galleggiamento più alta (vale per i servizi educativi, così come per il sistema di welfare e servizi sociali). Più in generale, dobbiamo ammettere che Torino, per chi l'ha vista particolarmente da fuori, è una Città che, in un momento difficile per il nostro Paese (perché il declino di questi anni del nostro Paese ha una storicizzazione diversa), ci ha reso orgogliosi di essere torinesi. Io ho 32 anni e gli ultimi 10 li ho vissuti girando spesso per l'Europa e devo dire che, in un Paese che faceva sempre più fatica ad essere un Paese che si presentava positivamente nel continente, Torino veniva scoperta come città. Oggi, nel fare quell'operazione di discussione, di valutazione e di bilancio, ci dobbiamo dire questa cosa e credo che lo dobbiamo anche rivendicare, per cui non condivido fino in fondo e per certi versi la fotografia, che capisco sia parte anche di un'ereditata dinamica politica. Però, dobbiamo anche chiederci - ed è il ragionamento che ho fatto in questi mesi, provando a studiare minimamente - a che prezzo tutto questo e se, profondamente, il gioco è valso la candela. Credo che dobbiamo fare questa cosa oggi, prima di discutere il Bilancio. Dobbiamo dirci che, in un momento contrattivo della Città (perché gli studi ci dicono che è dal 1985 che oramai Torino brucia ricchezza, anno dopo anno, quindi non produce, ma, per certi versi, restringe la propria capacità produttiva), attraverso lo sforzo, attraverso l'investimento ed attraverso il debito Torino ha comunque continuato a sostanziare una fase distributiva. Credo che abbia fatto bene a farlo in grande parte, però dobbiamo anche dirci che, per le luci - e le luci sono le cose che ho detto -, ci sono poi le ombre e quelle ombre, per certi versi, rendono oggi più difficile il salto che dobbiamo fare e più netto e anche più violento lo scarto che dobbiamo compiere nella percezione delle persone, altrimenti non ci spiegheremmo come siamo passati da una campagna elettorale celebrata nel corso del cinquantesimo della Repubblica, con Torino capitale, per certi versi, morale del Paese, ad una situazione in cui noi oggi ci troviamo - e lo dobbiamo riconoscere, credo che sarebbe sbagliato negarlo - in una crisi di rapporto sentimentale tra le Istituzioni ed i propri cittadini. Quindi, dobbiamo anche provare ad entrare dentro quel debito pubblico che è un debito importante e rilevante; dobbiamo dircelo, se Torino fosse San Marino, oggi, probabilmente, staremmo parlando di una situazione di default di fatto, ma, invece, ci troviamo in una Città che ha fatto quelle scelte e che si è trovata in quella condizione, ma credo, dall'altra parte, che bisogna provare ad entrare dentro quel debito inquadrando le ombre, dopo le luci, e anche avendo la capacità di valutare le responsabilità politiche di quelle ombre. Da un lato, sicuramente quegli 890 milioni di derivati di cui si parlava prima, che comunque rappresentano una parte consistente del debito della Città di Torino, e, dall'altro lato, penso anche ad una scommessa riuscita in parte. Torino ha creduto, forse in parte si è anche illusa, di poter sostituire la propria manifattura e la propria capacità produttiva di ricchezza, basata su quella manifattura pesante e metalmeccanica che ne rappresentava la spina dorsale, con un'alternativa diversa. Si diceva Torino città della conoscenza e Torino città di cultura e, in nome di quella città di cultura e di conoscenza, abbiamo innegabilmente generato anche una situazione debitoria. Ho fatto una piccola ricerca, che credo sia importante. mi risulta che, negli ultimi 10 anni, siano quasi 400 i milioni di Euro a debito con cui abbiamo finanziato il nostro sistema culturale. Cioè, abbiamo deciso di contrarre del debito per far partire un meccanismo e per provare a generare, partendo dalla convinzione che cultura può essere sviluppo. Credo che, oggi, con grande onestà dobbiamo chiederci se questo è o se questo mai sarà, perché, diversamente, rischiamo che un sistema che abbiamo generato si accartocci dall'oggi al domani. Infatti, questo è significativo: 36 milioni nel 2007, 26 milioni nel 2008, 39 milioni nel 2009, 44 milioni (quasi 45, opere comprese), nel 2010 e nel 2011 ci fermiamo 24 milioni, per cui ad una notevole contrazione. Non solo, poi ci troviamo la situazione che riguarda i residui attivi. In altri termini - quindi, finisco questa prima parte -, credo che la Città che ci è stata consegnata possa essere rappresentata da un'immagine: un palazzo molto alto su cui ci siamo arrampicati e da cui abbiamo intravisto un futuro, ma da cui, rapidamente, ci chiedono di scendere e ci chiede di scendere sicuramente la situazione che abbiamo determinato, ma, dall'altra parte, ci chiede di scendere rapidamente l'intreccio di una crisi congiunturale della Città di Torino con una crisi generale del sistema Italia e del continente Europa. Dirsi questa cosa con chiarezza credo che, oggi, faccia parte di quell'operazione fondamentale per passare dalla prima valutazione di Bilancio, quella che dobbiamo registrare e raccontare o che almeno a me (neoeletto in questo Consiglio Comunale) interessa raccontare, all'altra che dobbiamo approvare, cioè quella su cui dobbiamo decidere e quella su cui dobbiamo sancire la nostra scelta politica. Per questo motivo credo che, in questi mesi, sia stato fondamentale un cambio della narrazione: siamo passati da una campagna elettorale che tutti, centrosinistra e centrodestra (il centrosinistra l'ha vissuta in forma più lunga), abbiamo consumato illudendo e illudendoci che tutto potesse continuare come prima. Alcuni l'hanno fatto di più, altri lo hanno fatto di meno, ma questo è un dato di realtà; basta pensare che un anno e mezzo - lo ricordo, era il tempo delle primarie - lo sfidante del nostro Sindaco Fassino proponeva l'abolizione dei biglietti sui mezzi GTT. È passato un anno e mezzo e, invece, inevitabilmente ci siamo trovati ad aumentare quei biglietti a 1,50 Euro. Questo credo che fotografi bene - bisogna sempre avere la capacità di parlare in casa propria - la distanza fra la città elettorale e la città reale che ci troviamo a governare. Per esempio, potremmo rivedere la discussione che facemmo solo un anno fa sulle linee di indirizzo, discussione a cui abbiamo contribuito tutti, e la città reale (ripeto, perché ci troviamo anche in una congiuntura nazionale incredibile e quanto è cambiato il mondo l'estate scorsa?) abbiamo scoperto, a partire da questo autunno, essere profondamente diversa da quella città che avevamo inquadrato. Oggi, ci troviamo a confrontarci con quella città... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, con grande responsabilità ci troviamo a confrontarci - credo anche voi, ma noi lo facciamo di sicuro - con quella realtà. Io, da neoeletto, mi trovo a confrontarmi con quella realtà. E, in virtù di quella realtà, giustamente o in maniera erronea - questo lo stabiliremo nei prossimi anni, lo scriveranno altri al posto nostro -, noi crediamo che la discussione su questo Bilancio sia, prima di tutto, una grande discussione politica. Noi avalliamo politicamente questo Bilancio, ma si deve certamente entrare nel merito. Certo, lo farò dopo, bisogna valutare alcune delle scelte, ma devo dire che sono pochi gli spazi e lo sa bene questa maggioranza, ma lo sanno anche le nostre opposizioni. Credo che, invece, la principale delle scelte sia politica ed è la scelta di provare a dare un futuro a questa Amministrazione e a questa città. Che cosa vuol dire? Nel novembre di quest'anno abbiamo discusso una deliberazione faticosissima; la ricordo perché è stata una discussione serrata, per certi versi anche dolorosa, in quanto si trovava all'interno di questo percorso di presa di coscienza ed era la discussione sulla FCT Holding. La ricordo bene quella discussione, in quanto arrivava a pochi mesi da un referendum importantissimo; stava all'interno di una situazione... Ero Consigliere da pochi mesi, stavo provando a capire - non che adesso l'abbia fatto, ma stavo provando a capire - e, in quell'occasione, facemmo la scelta politica di dire: "Diamo il via, accettiamo la deliberazione FCT, perché è una deliberazione che, a nostro parere, può garantire quel margine politico per provare ad affrontare la situazione attuale, senza uscire dal Patto di Stabilità". Eravamo convinti che lo stare all'interno del Patto di Stabilità, pur criticandolo, ci avrebbe dato gli strumenti per poter agire la situazione di crisi in cui ci troviamo. Invece, o per scelta o per necessità, di fatto ci siamo trovati fuori da quel Patto di Stabilità. Quindi, oggi facciamo un'altra scelta politica, sapendo che, quando le cose non vanno bene una prima volta, alla seconda volta uno ha consumato un margine strategico, e lo facciamo dando fiducia e sostegno politico a questo Bilancio; è un Bilancio che troviamo sicuramente - e su questo voglio fare complimenti all'Assessore Passoni - ben composto, che recepisce gran parte degli appunti sul Bilancio 2011 della Corte dei Conti, che fa scelte importanti sui termini del debito, che dal punto di vista degli equilibri - lo diceva ieri l'Assessore e ho condiviso ampi tratti della sua relazione - fa delle scelte importanti e credo che sia di garanzia, come diceva prima il Consigliere Lo Russo, che queste indicazioni e anche questo cambio di passo arrivi da chi, in questi anni, ha amministrato il Bilancio della Città di Torino. Ma, dall'altra parte, questo è un Bilancio che fa alcune scelte importanti; e questo lo diciamo. Sicuramente, faticosamente si è lavorato sul tema delle imposte e sul tema delle dismissioni patrimoniali e lo faremo ancora, credo che discuteremo nel merito. Per esempio, è chiaro che c'è una grande differenza fra mantenere il controllo dei pacchetti di maggioranza nella cessione delle quote o non mantenere il controllo di quei pacchetti di maggioranza. C'è una grande differenza fra operazioni di tipo industriale, che stanno all'interno della costruzione di aggregazioni di servizi ed operazioni che stanno fuori da quelle politiche industriali; fra operazioni che sono fatte - certo, è inutile negarlo - per far cassa, per affrontare quella situazione, ma operazioni che non accettano, nonostante la necessità di far cassa, qualunque condizione, fra partner industriali e finanziari di un tipo e partner industriali e finanziari di un altro, perché lo sappiamo bene che, in un momento di crisi economica in cui i player che hanno risorse sono molto pochi, rischiamo di trovarci anche a doverci confrontare con player che non sono proprio trasparentissimi rispetto alla raccolta delle loro risorse. Per cui, avremo da discutere. È chiaro però l'intendimento. Intendimento che ci era noto, su cui ci siamo pronunciati per tempo, facendo una scelta politica chiara. Lo dico e lo ripeto, per questo c'è un supporto politico a questo Bilancio. La scelta era quella di dire: "Bene, mettiamo in discussione i gioielli di famiglia in questa condizione e in questa contingenza che abbiamo trovato e che abbiamo fotografato, e che fotografavo prima, ma facciamolo, perché in cambio, dall'altra parte, pur in questo momento di difficoltà si facciano scelte importanti rispetto al welfare cittadino". E io credo che questo ci sia stato nell'ambito della discussione all'interno della maggioranza, ci sia stato - e di questo lo ringrazio - nella discussione con il Sindaco Fassino che si è fatto garante, recependo le nostre indicazioni, intese come forze di maggioranza, e devo dire compattando la sua maggioranza Consiliare. In questo voglio sicuramente segnalare la discussione che abbiamo fatto ieri sull'IMU; poche, ma importanti risorse indirizzate a delle scelte importanti sulla coesione sociale. La discussione che abbiamo fatto, per esempio, sul welfare, con gli sforzi di armonizzazione faticosa - lo ripeto - dell'Assessore Tisi, ma anche le risorse ritrovate dalla maggioranza. Ne avremmo volute di più, ma, comunque, questo lo sentiamo un risultato anche nostro, con gli sforzi che sono stati fatti nel recepire risorse altre sui servizi educativi. Molto si è discusso su questo. Però, almeno, sul tema delle risorse dobbiamo dire che abbiamo impegnato una cubatura paragonabile a quella dell'anno precedente. E poi, ancora, con tutte le altre scelte di cui parlavo prima. Credo non faremmo giustizia alla discussione sul Bilancio - lo dicevo prima - se non parlassimo della vera cifra politica ed è la cifra politica su cui ci interessa di più focalizzare la nostra attenzione, perché è su quella che noi decidiamo, in questa situazione mutata, in una condizione che ci vede innegabilmente mettere in discussione il nostro programma di governo, è su questa cifra politica che, secondo me, dobbiamo concentrarci. Oggi - domani -, noi approveremo il Bilancio della Città, ma approveremo il Bilancio della Città per poter continuare a dare spazio al bilancio delle idee. Approveremo il Bilancio della Città sperando di aprire una seconda fase della nostra Amministrazione. Approveremo il Bilancio della Città chiedendo alla nostra Amministrazione, al nostro Sindaco, per quanto è possibile, di inaugurare una nuova fase con un secco cambio di passo. Perché parliamo di bilancio delle idee? Perché siamo convinti - lo diceva prima il Capogruppo Lo Russo - che le scelte che stiamo facendo siano dolorose e necessarie e quindi dolorosamente le sosteniamo, ma siamo anche convinti che la nostra esperienza amministrativa ha senso e avranno peso le nostre scelte amministrative se daremo corso alle scelte strategiche. Scelte strategiche che prevedono il rilancio economico della città. È da qui che dobbiamo partire. Siamo passati da 40 a 20 milioni di oneri di urbanizzazione iscritti a Bilancio, cioè stiamo dicendo sostanzialmente che una delle leve dello sviluppo della città, che è la leva edilizia, si è fermata, la terza impresa del territorio. Stiamo discutendo da mesi del nuovo piano industriale di Alenia, che mette in discussione la capacità industriale del settore aerospaziale della Città di Torino. La seconda impresa del territorio. Discutiamo ormai da un anno e mezzo, Sindaco, del rapporto con la principale di queste aziende, la FIAT, su cui, ad un anno e mezzo di distanza, anche alla luce delle ultime sentenze, ci piace dire e ci preme dire che, tutto sommato, forse, avevamo ragione. E su questo chiediamo, su queste tre cose chiediamo un cambio di passo, perché diversamente, come già abbiamo ripetuto diverse volte in quest'Aula, a preoccuparci non è il Bilancio della Città di Torino intesa come Istituzione, a preoccuparci molto di più è la situazione di Bilancio della Città di Torino intesa come composizione sociale. Siamo una città che è in una grave difficoltà socioeconomica, con una situazione occupazionale paragonabile a quella di Napoli - lo abbiamo già detto -, con una situazione degli sfratti per morosità che è tre volte quella di Milano. Insomma, basta fare un giro per la nostra città per capire che, se non ripartiamo, se non mettiamo fondo alle migliori idee che possiamo mettere in campo, non avremo la possibilità di superare questa crisi. Bene fa lei, Sindaco, su questo la sosteniamo pienamente. Bene fa lei, Sindaco, a dire che la città non va depressa e che bisogna infonderle coraggio, su questo la sosteniamo. Vorremmo che partisse il cantiere delle idee, ben al di là di quello affidato oggi all'ex Sindaco Castellani, scelta che, devo dire, peraltro, avremmo avuto il piacere di discutere in quest'Aula Consiliare. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Io ho avuto l'onere e l'onore di aprire questo dibattito tre ore e mezzo fa. Essendo un neofita l'avevo impostato prettamente in modo tecnico, quindi con poche cose legate ai numeri. Poi, però ho visto la danza politica soprattutto del Consigliere Lo Russo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, sarò velocissimo. Però, la danza politica del Consigliere Lo Russo e degli altri componenti della maggioranza mi ha fatto capire che in politica, forse, è molto meglio parlare in "politichese" che, invece, cercare tecnicamente di risolvere insieme i problemi. Ho sentito anche i ringraziamenti, quindi un passaggio velocissimo anch'io su questi, uno sicuramente al Presidente Altamura, perché è stato quello che ci ha messo più di tutti, credo, onestà intellettuale in questo passaggio, perché il poco spazio che abbiamo avuto sicuramente ce l'ha concesso lui. Ripeto, di questo io le devo molto, le devo dire grazie e, soprattutto, mi ha dato modo - come ho detto prima -, da neofita, di imparare questi che sono i passaggi relativi a temi importanti come il Bilancio e l'IMU. Ringrazio, comunque, anche il Sindaco Fassino, anche se un briciolino meno, perché invece da lui mi aspettavo un atteggiamento molto più coraggioso, pensavo che un purosangue della politica, quella romana, quella con la P maiuscola, che arrivasse a tentare di amministrare una Città messa abbastanza male, avesse il coraggio di sparigliare le carte, cioè di arrivare qui e di rompere abitudini, usanze, consuetudini, che, in qualche modo, ha cercato anche di spiegare il mio Capogruppo Ricca, cioè abitudini che hanno, in qualche modo, incancrenito il sistema e che sicuramente hanno trasformato un cammino agile in un carrozzone da trascinare. Mi diventa un po' difficile, a differenza, di quanto ha fatto il Capogruppo Lo Russo, ringraziare i torinesi, soprattutto quelli che, quasi tutti i giorni, ci troviamo qui sotto a dimostrare. Questo perché? Perché sono le stesse persone che vi hanno votato e che adesso capiscono di aver fatto un gravissimo errore e, quindi, ve lo ricordano tutti i giorni. Quindi, di sicuro non li ringrazio. Al limite posso dirgli che qui c'è una parte di esponenti politici pronti ad ascoltare quelle che poi sono le loro rimostranze, sperando che, però, poi, al prossimo giro votino un attimino meglio. Manca ancora un pezzo di ringraziamento ad una serie di Assessori con i quali abbiamo avuto sicuramente un confronto molto attivo, parlo degli Assessori Pellerino, Lubatti, Dealessandri, Tedesco, cioè persone attive con le quali ci siamo confrontati, ma poi con le quali, insieme, sempre grazie ad alcune Commissioni particolarmente mirate, abbiamo anche trovato la soluzione. Chi invece proprio non riesco a ringraziare - faccio proprio una gran fatica -, anzi, vorrei in qualche modo - bonariamente, chiaramente - puntare il dito su tutti gli esponenti della maggioranza che c'erano prima, gli ex Assessori, i Consiglieri, cioè tutti quelli che erano qui 5 anni fa (sempre tranne il Consigliere Altamura) e che non ho capito che cosa venivano a fare. Ho capito come funziona: "Sì, sì, sì, sì" e tutti a schiacciare il ditino a pensiero zero. Ma poi cos'hanno fatto in questi 5 anni? Hanno pettinato le bambole! Perché non aver avuto la capacità, in questi 5 anni, di fare qualcosa per cambiare e limitarsi a dire che è colpa della Regione, ma la Regione è sempre quella, non è che siamo diventati da Lombardia a Piemonte o da Sicilia a Piemonte, era quella. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). In sei mesi, vede, la sua capacità intellettuale poi non le fa onore Consigliere Grimaldi, perché se lei pensa che è andato tutto in rovina negli ultimi sei mesi, anche lei applica male quell'unico neurone, perché non capisco perché possa pensare una cosa di questo tipo. Mi diventa difficile davvero ringraziare queste persone, perché è una domanda che lascio lì in sospeso, chiedendo ancora una volta, ritornando un minuto sul tecnico, all'Assessore Passoni di vedere quegli spazi di cui ho parlato all'inizio del mio intervento, ma, veramente, che cosa avete fatto gli scorsi cinque anni? A parte credo al predecessore di Lo Russo quando diceva: "Sì, schiacciare il pulsante". Perché non avete fatto veramente niente. Per ridurci così, non avete fatto niente. Non avete fatto niente per cercare di limitare i danni. Forti di una Regione che probabilmente all'epoca vi assecondava, perché il buco che ci ritroviamo adesso è anche il frutto di un assecondamento di una Regione che portava il vostro stesso colore all'epoca ed era tutto: "Alè! A merenda!". Allora, vi lascio con questa domanda, se poi avete voglia di rispondermi, con calma, non dovete farlo in questa sede, perché abbiamo fatto tre ore e mezza e sono lunghissime, vi chiedo ancora una volta che cosa avete fatto in questi 5 anni. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Ringrazio, invece, il Consigliere Carbonero, perché mi dà l'opportunità di iniziare il mio discorso. Io sono un Consigliere dal 2006, sono stato eletto a 25 anni in questa Città. Sono cresciuto in una Città piena di trinceroni, senza una linea di Metropolitana, in Barriera di Milano, cioè piena di deserti industriali, perché, non so se lo ricorda il Consigliere Carbonero, ma dagli anni Ottanta al 2005 abbiamo perso l'80% delle nostre fabbriche. Sono cresciuto in una città, forse il Consigliere Carbonero non se lo ricorda, in cui a Barriera di Milano... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Stia, per favore, zitto! Sono cresciuto in un quartiere come Barriera di Milano che aveva una grande discarica che nella scorsa Consiliatura abbiamo chiuso. Tra l'altro, passavo dal quartiere di Vanchiglietta a Barriera di Milano attraverso dei luoghi che il Consigliere Carbonero conosce, perché lui lavora al Basic Village. Io non so se si ricorda che cos'era quell'area della città. Forse, non si ricorda neanche che cos'erano i quartieri della nostra città. Io giravo a piedi, purtroppo non c'erano i mezzi di trasporto notturno, c'è voluta una mozione che ho scritto nel 2006 per attivarli. Io, purtroppo, di sera tornavo a casa a piedi, non avevo il motorino perché i miei genitori non erano sicuri di quel mezzo e allora andavo a piedi per questa città. E forse il Consigliere Carbonero non si ricorda cos'era Porta Palazzo prima "The Gate", non si ricorda cos'era San Salvario prima di quella che lei chiama un esempio di scempio di rigenerazione urbana. In fondo sa cosa c'è? Che questa idea di città è stata bocciata; è stata bocciata dai cittadini che non vi hanno votato e chi vi hanno reso minoranza in questi vent'anni. Guardate, le condizioni sono cambiate e l'ignoranza del centrodestra, ignoranza in termini di fatto, è proprio che non conosce le regole. Guardate, nel 2009... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Per favore, però io l'ho ascoltata. Può star zitto? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Che cosa abbiamo fatto? Le sto dicendo cosa abbiamo fatto. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, no, guardi, però, Presidente, o mi fa finire, o qui... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, lei mi ha chiesto cosa abbiamo fatto? Io le ho risposto uno a uno i temi dell'indebitamento, perché io lo dico spesso al Consigliere Appendino quando parla dei 3 miliardi e mezzo, più 1 miliardo e mezzo di indebitamento. Ma guardate che le cifre ci sono, ma basta guardarle. Guardate che i 600 milioni di Passante Ferroviario esistono e li abbiamo anche pagati all'ultimo e le ultime tranche per uscire dal Patto di Stabilità! Guardate che la Linea 1 di Metropolitana è costata 600 milioni di Euro alla Città. Ma guardate che è costato l'enorme sforzo urbanistico per rigenerare vuoti urbani dell'industria! Ma dov'erano i governi quando la Città faceva la Città-Stato? Ma dov'era il centrodestra? Dov'era la Lega? Ma dov'è il federalismo? Guardate, il problema è un altro. Nel 2008... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma mi faccia finire! Mi ha chiesto la mia onestà intellettuale. Io sto dicendo quello che penso e lo dico da anni. Nel 2008 e 2009 c'è stato un piccolo passaggio, c'è stato un Patto di Stabilità e tutti quei partiti che sono contro il fiscal compact dovrebbero ricordarsi che i Comuni da anni hanno il pareggio di Bilancio e devono dare qualcosina allo Stato come 100, 120 milioni di Euro. Io lo ricordo, perché è troppo facile ricordarsi il Consigliere Giulio Rattazzi quando non si ricorda cosa abbiamo fatto nel 2009 con lui in un Consiglio aperto a chiedere allo Stato di non strozzare i Comuni. Guardate che c'è un unico modo per uscire dall'indebitamento: pagare! Perché quando uno fa un mutuo per una casa, non è che fa altro, paga! Ed è quello che stiamo facendo, paghiamo delle scelte che abbiamo fatto. Però, in questo chiedo uno sforzo al Sindaco Fassino, di ricordarsi tutta quella città che non c'è nei nostri bilanci, tutta quella città che ha tenuto accesi questi luoghi e questi quartieri anche quando i riflettori non erano accesi. Non fanno parte del welfare, non si chiamano doposcuola, non si chiamano educazione e non si chiama neanche cultura. Quelle case dei quartieri che autogovernano da anni questa città, che fanno parte dei nostri quartieri, che li hanno resi più pedonali, che li hanno resi più ecologici, che hanno reinnescato quella solidarietà, io chiedo formalmente alla Giunta di ricordarsi, perché sono stati anni di hardware, hardware pesante, in cui c'era un piano strategico. Due cose devono cambiare; la prima è che dobbiamo passare dall'hardware al software, dobbiamo passare alle persone, all'umanità, a chi gestirà quell'immenso patrimonio pubblico, che fa parte dei 9 miliardi di Euro di patrimonio pubblico che abbiamo. Abbiamo il debito, ma abbiamo anche patrimonio e io vorrei che un po' le opposizioni questo se lo ricordassero. La seconda cosa è che non basta più la città della conoscenza e dell'innovazione messa come cartina di... non funziona, perché noi o iniziamo ad attrarre risorse, o iniziamo ad attrarre talenti, o riniziamo ad attrarre studenti o questa città rischia di essere morta. Morta, perché la sua vocazione non è più la stessa. Allora, come diceva il Consigliere Curto, non so se basterà Torino strategica, non so se il punto è ricostruire un terzo piano strategico; di sicuro questa città deve ritornare a discutere con i cittadini che gestiranno il futuro di questa comunità e ritornare di nuovo a vedere cosa è stata questa città. Questa è stata la città più europea dell'Italia, la migliore Italia possibile secondo me e io credo che la cosa che deve continuare a fare, come abbiamo fatto durante Italia 150, non è solo ricordarlo al Paese, ma è continuare a guardare le migliori pratiche dell'Europa, perché i nostri cittadini, che, senza soldi, ripeto, oggi scelgono di muoversi in bici, non lo fanno solo perché noi investiamo sulle piste ciclabili o sul bike sharing, ma perché hanno scommesso su un'idea culturale di questa città. Siamo stati la punta avanzata di questo Paese e io spero che continueremo ad esserlo anche in futuro. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) La parola al Consigliere Sbriglio. SBRIGLIO Giuseppe Colleghi Consiglieri, Sindaco, ci accingiamo a votare il documento fondamentale che è asse e fulcro centrale di questa maggioranza. Il primo Bilancio di questa tornata amministrativa; un Bilancio che si lega sinergicamente col dibattito e con la votazione sull'IMU. Molto è stato detto ieri sull'IMU, un'imposta ingiusta che tocca il patrimonio degli italiani, ma soprattutto la nostra cultura latina del risparmio. Il diritto romano ci dà le basi per la certezza del possesso dei beni immobili. Le famiglie italiane risparmiano mettendo nel mattone. Chi investe nel mattone non ha in genere nulla da nascondere; ha già pagato le imposte sul denaro guadagnato per acquistare la casa, o ha ereditato e ha pagato anche la tassa di successione. Come ricordato, parte di questi introiti andranno allo Stato e parte consistente formeranno il nostro Bilancio. Un Bilancio che dovrà preoccuparsi di ridurre il debito e continuare a garantire i servizi tramite le dismissioni e le entrate. L'analisi dell'Assessore Passoni, quest'anno, a differenza degli anni scorsi, non inserisce sogni, ma una descrizione sintetica, figlia forse della cruda realtà che stiamo attraversando. Una realtà che arriva da molto lontano, oltre la nostra cinta daziaria e va oltre i nostri confini nazionali, per poi ripercuotersi come un domino sul nostro territorio. Decisioni difficili ci aspettano nei prossimi mesi, per tradurre ciò che il nostro Bilancio ci indica: far quadrare i conti e cercare di mantenere i servizi che storicamente il nostro territorio vuole garantire. Da sempre ci unisce la difesa del welfare, un welfare che vogliamo difendere non solo nelle materie classiche e tipiche di questo, ma anche in settori che possono essere toccati. Pensiamo allo sport, che non è solo grandi eventi, ma la difesa di un principio, che, se socializzato nella popolazione, riduce anche l'incidenza delle malattie; pensiamo all'offerta di servizi che il nostro territorio può dare alla popolazione, anche per migliorarne la qualità della vita. Penso ai bambini, agli anziani, ai disabili. Cultura, sostegno delle famiglie, politiche del lavoro, tanti temi su cui dobbiamo porre l'attenzione. Io già faccio un annuncio di votazione, voteremo responsabilmente le deliberazioni dell'IMU e sul Bilancio, anche se vorremmo fossero diverse. Colpire le tasche dei torinesi non è il nostro sport preferito. Le aliquote alte dell'IMU e le dismissioni degli asset della Città non sono il sogno della grande Torino. Il sogno della grande Torino è uscire da questa crisi come una città vivibile, dove la gente lavora, paga le imposte che rimangono sul territorio per vedere i servizi. Una città dove va bene crescere i nostri figli, io aggiungo farli studiare, fargli fare esperienza all'estero e poi magari tornare con le conoscenze da mettere al servizio della cittadinanza. Una città dove possiamo vedere i colori della pelle mischiarsi; una città dove un giorno vedremo, non me ne voglia signor Sindaco, fra 9 anni, forse un Sindaco donna e magari anche con la pelle scura. Questo è il futuro: sognare. Non costa nulla. Fortunatamente, non è un'attività tassabile e non comporta nemmeno capitoli di spesa, ma possiamo farlo con la realtà del presente, guardando al futuro, oltre il piccolo confine che ci circonda. Credo che i tempi di crisi siano anche l'occasione per crescere; l'oculatezza delle spese, i tagli delle cose inutili, una razionalizzazione delle risorse, non deve essere una necessità del momento, per poi sperperare quando i tempi cambieranno. La politica deve dare il buon esempio. Solo così possiamo guadagnare, non il consenso, ma la fiducia nella politica da parte della gente. I soldi che i torinesi inseriscono in questo Bilancio dovranno essere spesi bene. Credo che sia importante dimostrarlo sempre di più. Il controllo degli stipendi anomali della macchina comunale, le consulenze e le spese delle partecipate, anche alcuni Enti inutili della Città e altre situazioni devono essere elementi di forte controllo per il futuro. Non è solo la contingenza del periodo che ci deve caratterizzare in questo. Ridurre il costo delle utenze e combattere l'evasione fiscale; tutte situazioni che sono all'interno del nostro Bilancio, controllare le inefficienze. Deve essere anche la guida nei periodi quando saranno di vacche grasse, non solamente ora. Troppo spesso le decisioni sono state immediate in quest'anno, contingentate dal momento e con coinvolgimenti posteriori della maggioranza e del Consiglio Comunale. Credo che sia arrivato il tempo di iniziare a discutere di questi temi senza scadenze in vista. Le indicazioni e gli indirizzi del Consiglio Comunale, se maggiormente considerati, se analizzati, se comunicati con forza dalla Giunta alla Dirigenza possono sempre più migliorare la macchina comunale. Abbiamo un patrimonio di dipendenti in Comune che, se valorizzato, può portare ad un risparmio forte. L'invito che faccio anche alle forze di minoranza, passati questi giorni di discussione accesa, che mettono in luce le nostre differenze, è iniziare a trovare soluzioni insieme subito dopo, per trovare le linee di indirizzo e chiedendo poi alla Giunta di renderle concrete. Credo che la crisi si combatta solo così, unendo le forze su problemi concreti, cercando veramente in ogni azione la soluzione concreta. Torino ha costruito tanto in questi anni, è stato ricordato. I soldi spesi e i debiti che abbiamo sono un peso sopportabile se guardiamo alle grandi infrastrutture che abbiamo, l'ha ricordato appena adesso il Consigliere Grimaldi, e noi vogliamo continuare a costruire. Adesso ci tocca analizzare, razionalizzare e meditare anche quello che è stato costruito con quel debito, che forse dovrebbe essere maggiormente valorizzato. Il vero lavoro sul Bilancio inizia il giorno dopo l'approvazione. CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano) Non ci sono altri interventi, quindi do la parola all'Assessore Passoni per le repliche. PASSONI Gianguido (Assessore) Io ringrazio, intanto, tutti i Consiglieri per il dibattito che si è svolto. Ringrazio i Consiglieri anche per le varie forme di apprezzamento. Le varie forme di apprezzamento vuol dire che, in qualche modo, si è comunque riconosciuto, al di là del merito politico, il fatto che dietro questo Bilancio c'è stato un grandissimo lavoro di cui non mi attribuisco assolutamente il merito, ma che - come sempre - va innanzitutto nella fase di redazione alla struttura Comunale e poi nella fase, ovviamente, di discussione a tutti noi e quindi adesso posso associarmi al ringraziamento, come ho sempre fatto tutti gli anni, anche al lavoro faticoso e complicato svolto nelle sedi Consiliari, le Commissioni in particolare, e, visto che è di moda, il ringraziamento anche al Presidente Altamura per il lavoro importante, al di là delle battute, fatto in Commissione e anche per la moderazione con cui si è condotto quel lavoro anche nella discussione politica anche aspra. Venendo al merito, invece, a me compete qualche replica di natura tecnica. Io vorrei fare una piccola constatazione, cioè i numeri sono quella cosa per la quale, anche se ciò che esprimono dovrebbe essere tanto oggettivo quanto è la loro valenza, un numero esprime una quantità e quella quantità non è discutibile. I numeri dei bilanci applicati al dibattito politico, invece, non hanno una valenza univoca. Questo è il limite della discussione che la politica fa su tutti i bilanci, dello Stato, l'Unione Europea, l'indebitamento, i Comuni, le Regioni. E sui numeri, naturalmente, si possono dare interpretazioni sempre non univoche. Sui numeri si può sempre discutere, non sempre nella direzione di come vengono impiegati i numeri, ma anche sulla loro genesi, sulla loro valenza e a volte attirano discussioni simili a quelle del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, se un numero sia un fatto positivo o negativo a seconda di come lo si guarda. Io toccherò per primo il tema del debito, perché l'ho affrontato nella relazione e mi sento in dovere di riaffrontarlo, toccando anche due questioni nel merito ancora più precise. Che il debito di questa Città abbia corrisposto ad una fase storica di trasformazione, che sia un debito servito per creare una vocazione di questa città in termini di servizi offerti, che sia nei fatti visibile, non sono considerazioni soggettive, sono considerazioni oggettive. Nel debito c'è la Linea 4, nel debito c'è la Metropolitana, nel debito c'è il Passante Ferroviario, ci sono le piazze, c'è Corso Francia, ci sono le vie pedonalizzate, ci sono i parcheggi sotterranei, ci sono i mezzi di trasporto, i nuovi pullman, nel debito c'è tutto questo. Poi, naturalmente il debito rimane lì in osservazione, mentre spesso ci dimentichiamo e ci assuefacciamo all'idea che ci siano scontati i servizi fuori che invece abbiamo con quel tipo di debito finanziato e costruito. Invece, purtroppo, non è così. Il debito si ammortizza nel tempo. Queste opere hanno ammortamento più lungo del debito che le ha finanziate. Il Passante Ferroviario è costato oltre 400 milioni ed è un'opera secolare - l'ho descritta nella Relazione -, non un'opera che dura la mia età anagrafica. Io, quando nel 1988 fu firmato il protocollo, andavo al liceo; adesso ne ho, purtroppo, 42, e il Passante non è ancora finito. I miei figli, che ne hanno 10, probabilmente vedranno il Passante finito e i loro figli lo vedranno e lo useranno finalmente tutto quanto da Nord a Sud. Quest'opera, come quando si va in un cavalcaferrovia di New York, in un ponte sulla baia di Hudson eccetera, sono opere che restano, che resteranno per generazioni e che in fondo non è così sbagliato che vengano pagate da una generazione con il proprio debito, perché è una valenza assolutamente unica. Si è sempre fatto investimento produttivo per un secolo? No, si sono fatti anche investimenti di durata più bassa, di durata ridotta, a volte si sono anche fatti investimenti, magari non dico sbagliati, ma magari non con lo stesso livello di proficuità. Ma questo fa parte della politica. Il giudizio della storia farà giustizia di quello che si è fatto e non si è fatto, però sul piano economico e finanziario questo debito è servito a fare quelle opere, quelle infrastrutture, quel cambiamento di città. Lo diceva bene il Consigliere Grimaldi prima, non corrisponde ad una visione astratta, ma corrisponde all'idea di realizzare grandi cambiamenti che di fatto sono una città immensamente diversa da quella che c'era 15 anni fa. Quel debito di 3,3 miliardi di Euro, che dal 2013 sarà sotto la soglia psicologica di 3 miliardi, non può essere pagato nell'arco di un anno e mezzo. Io vorrei dire con chiarezza che non esiste una ricetta magica per cui un debito si dimezza in due anni e non c'è Assessore che lo possa fare. Non è possibile tecnicamente. Sarebbe come dire che un lavoratore dipendente, che fa un mutuo prima casa, prende 100.000 Euro e paga i suoi 500 Euro all'anno per vent'anni, ad un certo punto, un giorno dice: \"No, guarda, caro coniuge, da domani mattina il debito è dimezzato\", \"Come hai fatto?\", \"Mah, non lo so. Sono dipendente, però non lo so\". Non è possibile. I debiti si ammortizzano con curve lineari di debito. L'importante è che la tendenza di riduzione del debito sia quella costante, che non cresca, che sia sotto controllo e che le risorse destinate a pagare il debito non siano straordinarie. Non si coglie il fatto importante che quest'anno, non avendo applicato plusvalore, il debito viene pagato con risorse di Bilancio solo ordinarie, cioè si fa in modo che col solo stipendio si paghi la rata di ammortamento, non dovendo vendere, invece, per pagare il debito - questo sì che è importante - gioielli di famiglia o risparmio. Questo è il dato economicamente importante di questo Bilancio, dà certezza, prudenza e sicurezza ai flussi futuri. Poi, una parte di questo debito è coinvolta nel tema dei derivati. Discussione che in quest'Aula abbiamo fatto per 6 anni consecutivi. Io devo dire che non ho problemi a parlarne per la sesta volta, ma vorrei solo chiarire ai Consiglieri nuovi che non è un tema esattamente innovativo in quest'Aula. Ne parliamo costantemente dalla puntata in cui Report affrontò il tema. E quel tema in questa sede significa che una parte di debito, cioè circa 870 milioni di Euro di quei 3,3 miliardi, hanno, anziché un tasso di interesse solo fisso o solo variabile, un tasso composto da una struttura che può essere un collar, cioè un minimo o un massimo, o può essere una struttura di interesse modificativa. Era variabile prima ed è diventata fissa, o viceversa. I derivati di Città di Torino non sono strutture complesse, non sono bullet, l'ho già detto tante volte, cioè debiti che si pagano tutti alla fine, non sono maxirata balloon, come si dice in gergo, cioè in cui prima paghi e poi dopo... non so, la pubblicità delle automobili quando ti dicono: \"Puoi avere questa auto di lusso con 300 Euro al mese\". Certo, non ti dicono che alla fine c'è una maxirata balloon in cui devi cacciarne fuori 20.000 insieme per avere la macchina, altrimenti la macchina tornerà alla concessionaria. Ci sono strutture lineari, semplici ed assolutamente facilmente comprensibili, ben spiegate in Relazione previsionale allegata al Bilancio, che comportano in questi 10 anni di gestione, perché i derivati sono stati fatti tra il 2001 e il 2006, alla fine un onere passivo di 9 milioni, che però è lo 0,x del costo del debito complessivo, quindi molto ridotto e che naturalmente si estingue insieme all'indebitamento. Quando io presi la delega nel 2007 c'erano 1.350.000.000 di nozionali derivati; oggi sono 869. Ne abbiamo estinti alcuni, ne abbiamo ristrutturati altri, ma alla fine non ne abbiamo più stipulati, abbiamo semplicemente vigilato, con il buonsenso del padre di famiglia su quei prodotti derivati che abbiamo trovato e che abbiamo gestito. Abbiamo, inoltre - e su questo credo che si sia fatto molto sulla trasparenza - impostato un lavoro di consolidamento dei conti pubblici della Città. Siamo l'unica Città in Italia che ha anticipato, rispetto alla trasparenza all'esterno, il Bilancio consolidato di un Ente locale. Siamo il modello preso dal Ministero nella riforma della contabilità pubblica; siamo l'unico soggetto complessivo che fa questa elaborazione e che lo rende pubblicato, cioè fa un opuscoletto e lo mette nelle Circoscrizioni, perché non si possa dire che la Città non ha intenzione di rivendicare o di dire trasparentemente quanto è il suo debito. Poi, possiamo discutere dell'entità, delle modalità, ma nessuno ci potrà mai dire di non avere fatto su questo un elemento di trasparenza. Guardate, sono opuscoletti arancioni, hanno delle frecce sopra, li presentiamo ogni anno in un convegno pubblico all'Università; li distribuiamo in Circoscrizione, li mettiamo sul sito e consolidiamo nel debito, non solo il nostro, ma quello delle partecipate, perché sappiamo quanto è importante per la trasparenza consolidare questo dato. Non c'è niente da nascondere; certo, c'è da governare il processo, c'è da rivendicare se sono spese fatte bene, ma non c'è niente da nascondere. L'abbiamo sempre fatto nella grande trasparenza. C'è poi un tema che non riguarda i derivati, riguarda il debito, ma riguarda le dismissioni mobiliari ed immobiliari che è un tema che è tornato molte volte anche in Circoscrizione. In Circoscrizione si è parlato di questo tema legato al fatto che la Città mettesse in vendita questi asset mobiliari ed immobiliari, perché lo facesse e con quali scelte. Io, su questo, vorrei dire una cosa che troppo spesso viene dimenticata. Ammesso e non concesso che la Città lo faccia prima degli altri Comuni, ma Firenze lo fa insieme a noi ed altre Città anche, e che questo corrisponda anche ad una manovra che, in questo momento particolare, rafforza e risolve i problemi specifici per il nostro Ente, oggi la questione è altra, cioè negli interventi in quartieri come qua, si percepisce, anche nell'opposizione, un giudizio a prescindere negativo sulle operazioni di dismissione e qui possiamo discutere politicamente di questo tema astratto. Quello che non viene mai detto, però, è che il Decreto Legge n. 138/2001 articolo 4 non dà molte alternative; cioè, stabilisce che, se non si procede alle gare a doppio oggetto, comunque, qualunque maggioranza sieda in Consiglio Comunale, vengono a decadere gli affidamenti in house al 31 dicembre 2012. Quindi, la Città non fa una scelta di risulta, ma governa questo processo facendo gare a doppio oggetto e non gare a oggetto semplice, cioè mettendo a gara il solo servizio, per poter detenere la maggioranza sostanzialmente dei servizi e fare politiche di indirizzo. Si può derogare questo? No, perché la soglia per il mantenimento degli affidamenti in house era 900.000 Euro e adesso è stata dimezzata ancora. Quindi, non sarebbe possibile. Dopodiché, se vogliamo discutere del fatto che siamo nati negli anni Settanta, Ottanta, Novanta o Cinquanta, non lo so, e non siamo nati all'epoca della legge Giolitti del 1903... Chiarisco che la legge Giolitti del 1903 diceva una cosa diversa: \"Premessa: dato che la gente sta andando in città dalle campagne e c'è bisogno di infrastrutture e servizi pubblici nella città, vanno municipalizzati i servizi pubblici locali\". E furono tolti dalle compagnie private e portati nelle municipalità i servizi pubblici: l'acqua, il trasporto pubblico e quant'altro. Fase storica diversa, processo storico diverso. Oggi, viviamo in un momento in cui c'è il fiscal compact europeo, la questione europea, i principi nazionali ed internazionali di finanza pubblica europea, che hanno stabilito la cessazione delle privative pubbliche sui servizi pubblici locali. Che ci può piacere o non piacere, a me piace non tantissimo, ma sono un Assessore e rispetto la legge, come è giusto che io debba fare, bene, siamo in questa fase, non possiamo sempre rivendicare o accusare la Giunta di avere attivato dei processi a prescindere dal contesto. Sono processi avviati anche in un contesto normativo ed economico che, come cento anni fa, caratterizzano la fase di questo periodo storico. E questo prescinde dall'esclusiva volontà politica dei soggetti attuatori di quello che stiamo facendo. E comunque sia molti lo rivendicano. Tutti lo rivendichiamo come anche un elemento di risanamento dell'Ente, di condivisione dell'efficientamento dei servizi pubblici e quant'altro. Il fatto, poi, che le risorse non siano applicate al Bilancio di parte corrente, come hanno fatto altri Comuni del Nord Italia, spesso anche accreditati di essere Comuni più di sinistra di Torino, metto le virgolette, applicando a plusvalore tutte le dismissioni immobiliari, beh, dovrebbe essere un elemento di orgoglio per questa Città. Noi non applichiamo il plusvalore delle cessioni mobiliari e immobiliari al Bilancio di parte corrente, perché sappiamo bene che sono cessioni una tantum, che non torneranno per finanziare il welfare una seconda volta. Sono operazioni che hanno le caratteristiche unitarie di risanamento, se ben realizzate, ma non sono riproducibili. E allora ecco perché il Bilancio ne fa a meno, ecco perché si usa la leva fiscale, o si tagliano i costi della macchina comunale. Per questa ragione, che è un elemento di virtuosità, non di ottusità, come spesso si sente dire in città. E bisogna fare chiarezza e trasparenza su questo punto. È un elemento di virtuosità e di responsabilità generazionale questa. Sarebbe grave se lo facessimo applicandolo alla spesa corrente. Invece no, lo facciamo sulla base di investimenti, che hanno quindi un ritorno pluriennale e di risanamento, che anch'esso ha un ritorno pluriennale, perché un Comune risanato è un Comune che erogherà i servizi in meglio i prossimi anni. Si è poi parlato più volte di tagli di Bilancio, di economie e di ragionamenti di questo genere. Ora, io so che nella mia Relazione si cita più volte l'elemento contestuale della riduzione delle risorse pubbliche nazionali e regionali. E questo non è un elemento politico, è un elemento oggettivo. Però, devo dire a chi ha riferito questo argomento un elemento di debolezza del Bilancio, o di incoerenza con le finalità, che però dobbiamo declinare i termini che usiamo. Ma cos'è alla fine il federalismo? Se non è una cosa che significa che smettono i trasferimenti centrali e vengono rimpiazzati da risorse locali. Il federalismo che qualcuno mi pare che proponga in quest'Aula, quello in cui non si prendono i soldi statali e non si prendono i soldi locali, non è federalismo, è invito al dissesto, è un'altra cosa. L'invito al dissesto è quella roba per cui si poteva dire, un giorno prima delle elezioni, di cancellare l'ICI prima casa che faceva 3 miliardi di Euro all'anno per lo Stato e quando Monti ha preso il Governo, con pregi e difetti, a ottobre 2011 ha dichiarato un buco di 9 miliardi di Euro. Ma cosa sono 9 miliardi, se non la somma di 3 anni di ICI prima casa non presa dai Comuni e messa dallo Stato in termini compensativi? Questa è la verità dei conti dello Stato. Il buco dello Stato è anche, non solo, la sommatoria di 3 anni di trasferimenti compensativi statali, che per noi voleva dire 100 milioni all'anno, ma per ogni anno voleva dire 3 miliardi all'anno su base nazionale, che sommata fa 9 miliardi. Sarà una combinazione, ma sarà ben strano che lo Stato abbia dovuto mettere di tasca sua quello che prima si metteva sulla prima casa. Poi se facciamo la discussione dell'acqua calda e ci diciamo: \"È giusto che i cittadini non paghino l'ICI sulla prima casa\", tutti d'accordo. Io vi dico anche che sarebbe bello che l'acqua fosse trasparente nel Po e si potesse bere. Sì, certo, d'accordo, vorrei bere anch'io l'acqua del Po. Non con l'ampolla, la vorrei bere con le mani, però. Ma certo che parliamo di cose surreali! La verità è che la dimensione economica e reale dei fatti non è quella che ci raccontiamo, né quella che vi raccontate. Qui non c'è nessuna svendita, non c'è nessuna operazione di irresponsabilità, non c'è nessuna operazione che non abbia senso di responsabilità generazionale verso il futuro. E non c'è nessun cambiamento di linea rispetto al passato recente. Io lo voglio dire in modo chiaro come l'ho detto in quartiere: guardate che il debito degli Enti locali è come un treno lanciato; un treno lanciato che per essere a 100 all'ora con la sua massa, non si può fermare in 30 metri. Perché nessun veicolo che pesa tonnellate si può fermare in 30 metri, salvo nel caso in cui si schianti contro un muro in cemento armato. Quando invece si ferma - tecnicamente in treno c'è un pedale che si chiama l'uomo morto, tu togli il piedino, il treno blocca i freni e comincia a frenare -, da quel momento, il treno ci mette 20, 30 chilometri a fermarsi. Quando nel 2007 la Giunta ha cominciato a controvertire la tendenza del debito, non lo ha fatto potendo staccare il piedino e dicendo: \"Da domani non c'è più il debito\", perché come si faceva a fermare il debito di opere che sono finanziate negli anni 2003, 2004, 2005, in cui la contrazione del debito finanziava gli stati avanzamento lavori dei prossimi 5 anni. Come lo devo dire che le opere del Passante Ferroviario, pagate magari nel 2006, 2007, 2008, erano nell'indebitamento contratto 5 anni prima? Non esiste un mondo in cui il debito si ferma subito. Cosa abbiamo fatto in quei 5 anni? Abbiamo staccato il piede all'uomo morto, abbiamo permesso di esaurire l'energia cinetica del debito, l'abbiamo fatta esaurire e finalmente il treno è fermo e può rientrare l'indebitamento. In termini assoluti può rientrare l'indebitamento. Quindi, se oggi ci sono dei segni negativi nel debito, non è perché questa Giunta li ha fatti negativi, ma perché la precedente ha cominciato a togliere il piede dall'uomo morto, cioè ha fermato il convoglio. Sia chiaro per tutti questo. Perché altrimenti la discussione sul tema prima, dopo, è tardi, è presto, è surreale. Non funziona così la finanza pubblica. E se domani la prossima Giunta potrà decidere di fare investimenti, sarà sempre merito della precedente. Bisogna dirselo questo. Mentre la politica esercita uno sport evidente che è sempre colpa di chi c'era prima o di chi c'era prima ancora, o di chi c'era vent'anni fa. Ma questa è una vecchia storia. Ma i conti pubblici parlano chiaro e questa è la prova del fatto che il debito oggi è in grado di essere ricondotto al rientro lineare. Ultima considerazione. Se c'è un problema in questo Bilancio, io vorrei sollevarlo, perché io rivendico il fatto che di problemi ce ne sono, non è sul fatto che ci sia il fondo di riserva, piuttosto che il fondo di ammortamento, il fondo rischi, solo precisando al Consigliere Appendino che un fondo rischi degli Enti locali è una spesa non impegnata, cioè è uguale all'avanzo primario, non è come nei bilanci privati dove il fondo rischi è un accantonamento a copertura di un eventuale rischio; vuol dire che il Bilancio nasce in avanzo anche se noi non dovessimo avere avanzo. Lo dico in modo più chiaro. Quindi è una grandissima capacità di riserva avere un fondo rischi in questo momento. Siamo l'unico Comune in Italia che ha il fondo rischi stanziato a Bilancio in questi anni qua. Però, non è questo il punto. Il punto me lo sono dimenticato, nel senso che ero partito per dirlo e adesso me lo sono dimenticato! È colpa del Consigliere Appendino, come al solito, vorrei dire! Il punto è un altro. Il punto è che il Bilancio - dicevo - nell'affrontare questa fase ha un problema, il problema si chiama investimenti. Questa Città ha retto la crisi economica, politica, sociale dell'industria, e qui ha ragione Lo Russo, non c'è contrapposizione tra i modelli, c'è però un dato di fatto, una fotografia di fatto, che quel modello non tornerà più. Anche auspicando che la FIAT rimanga, quel modello non sarà più quello degli anni Ottanta, sarà un modello comunque diverso. Dobbiamo farci una ragione di questo. In quel modello lì, la Città in questi anni ha retto investendo mediamente 450 milioni di Euro all'anno e quegli investimenti non sono solo opere pubbliche, che vuol dire che il cittadino scivola sul porfido bello levigato o in Corso Francia ha il cordolino perfetto col faretto che illumina esattamente la pianta al punto giusto, ma vuole anche dire che quel lavoro l'ha fatto un'impresa, l'ha fatto una società, l'ha fatto un lavoratore che ha beneficiato in termini di PIL e di lavoro di quell'investimento. Qual è il problema vero di questo Bilancio? E non è colpa nostra, ma è un limite che noi abbiamo, forte, è il fatto che non possiamo più investire in questa Città le cifre di 5 anni fa. Questo è il tema. Ma questo prescinde sia dal livello di indebitamento, sia dal Patto di Stabilità. Purtroppo, lo citavo in Relazione, guardate che il tema di non aver trovato una via di fuga, la chiamo di fuga, terza, tra il modello costituzionalista europeo diventato in Costituzione divieto di indebitamento, e l'idea che diversamente si finanziano con le tasse, che però poi alimentano, ovviamente, in recessione... è il limite dell'economia reale. Oggi non c'è un modello economico che non sia né Keynes né Adam Smith, tanto per essere chiari, che risolva un tema, cioè come si fa sviluppo senza debito e senza tasse. Questo tema non lo sa nessuno. Sono tutti capaci a dire come si tagliano i soldi, non come si fanno i soldi. La terza via c'è e si chiama politica monetaria, che è preclusa a monte per effetto della manovra della stabilità europea sulla moneta. Quindi se potessi lasciare una mia eredità, una suggestione, non per l'Aula ma per la cultura individuale, direi: se troviamo la soluzione a Torino, che non sarà il taurino, ma sarà una cosa diversa spero, tra il divieto di indebitamento e quindi non con debito finanziare la crescita e non solo con le tasse, ma si trova una via mediana, questa è la ricetta economica di questa Città e sarà il grande vanto di questa Città di avere sempre inventato soluzioni importanti a problemi complessi. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Va bene. Intanto desidero anch'io esprimere un ringraziamento. Il primo ringraziamento va all'Assessore Passoni. E vorrei dire che non è un ringraziamento di rito, formale, ma un ringraziamento sincero per la dedizione, la passione e anche la competenza e siccome ho seguito tutto il dibattito, nel corso del dibattito - è del tutto fisiologico e naturale che accada - si sono usate espressioni: "Voi non siete capaci. Voi non sarete in grado. Voi siete alla giornata", tutte cose che non mi scandalizzano. Vorrei solo dire, ascoltando l'intervento dell'Assessore Passoni, che vorrei che si fosse consapevoli tutti, maggioranza ed opposizione, che questa Città ha alla guida del dicastero del Bilancio, delle finanze, un uomo competente, che sa governare i conti e che è in grado di assicurare a questa Città e a questo Consiglio che si fanno politiche di Bilancio fondate su competenza e professionalità. Poi, ci possono essere valutazioni diverse sugli obiettivi, ma non si riduca la capacità di governo della finanza del nostro Comune quando si ha invece una concreta manifestazione di professionalità e di competenza che - frequento da tanti anni molte Istituzioni - non sempre si ritrova a questo livello in altre Istituzioni. Quindi, intanto un ringraziamento all'Assessore Passoni per come ha costruito in questi mesi questo passaggio difficile e per come lo gestisce. Naturalmente, il mio ringraziamento va a tutto il Consiglio, perché quale che sia la valutazione e poi il voto finale che ciascuno darà, non c'è dubbio che in questo passaggio c'è stato, da parte di tutti, lo sforzo per misurarsi con i problemi del nostro Bilancio e per cercare di individuare le migliori soluzioni ed il ringraziamento alla struttura nostra, all'Amministrazione Comunale, ai suoi funzionari, ai suoi dirigenti, ad una struttura che anch'essa, guardate, e lo dico con cognizione di causa lavorandoci tutti i giorni con questa struttura, ha un livello di professionalità e di competenza che dovremmo, forse, qualche volta, apprezzare di più. Detto questo, noi siamo in un passaggio molto delicato, difficile, che è il passaggio dell'approvazione del Bilancio, che per qualsiasi Istituzione è un momento importante. È un passaggio cruciale, tanto più oggi. Io vorrei ricordare, ma non per eludere le questioni nostre a cui naturalmente non arriverò, che però le questioni nostre sono difficilmente abbordabili e discutibili in modo serio, se prescindiamo dal contesto e dallo scenario in cui viviamo. I giornali li leggiamo tutti. Il mondo si chiede che cosa succederà tra 48 ore a Bruxelles e, a seconda delle decisioni che in quella sede si prenderanno e da come quelle decisioni saranno ritenute affidabili e credibili, noi possiamo trovarci tra 48 ore in uno scenario molto diverso da quello di oggi. Vorrei segnalare che è luogo comune dire, ma se è luogo comune dire, corrisponde a qualche cosa che ha una sostanza, che questa è la più grave crisi che il mondo conosca dal 1929, con una differenza, che l'epicentro della crisi del 1929 furono gli Stati Uniti e questa crisi ha il suo epicentro in Europa e quindi proporzionalmente, per comparazione, questa crisi per il nostro Continente è più grave ancora di quella più grave crisi che il Novecento abbia conosciuto. Vorrei segnalare come indicatore di che cosa produce la crisi sul piano politico e istituzionale, che in Portogallo, in Spagna, in Grecia, in Francia, in Belgio, in Italia, in Svezia, in Ungheria, in Slovenia, in Polonia, per parlare dei 27 Paesi dell'Unione, ne dimentico qualcuno, non siede, in questo momento, nessun capo di Governo di quelli che sedeva su quella poltrona dodici mesi fa. Il che vuol dire che la crisi sta incidendo profondamente non solo sul piano economico e sociale, ma anche negli assetti politici ed istituzionali e mette a dura prova classi dirigenti, anche sperimentate. E tutti siamo consapevoli che la crisi che il mondo e l'Europa in particolare vive ha poi una criticità particolare in alcuni Paesi come l'Italia, dove alle molte e complesse ragioni internazionali della crisi, si aggiungono tutti i fattori strutturali di fragilità e di debolezza che il nostro Paese si trascina da lungo tempo dietro e che fanno sì che noi siamo il Paese che ha il terzo debito pubblico più alto del mondo, che fanno sì che noi abbiamo una condizione di fragilità non solo nell'assetto finanziario, ma anche dell'assetto produttivo e dei livelli di competitività, che ci espone maggiormente e c'è un indicatore che in questi anni è stata la ragione dell'inquietudine di tutti noi. Non solo l'Europa è l'area del mondo che ha avuto nell'ultimo decennio i minori tassi di crescita rispetto alle altre aree continentali, dall'Asia agli Stati Uniti, alla stessa Africa, che negli ultimi anni, ricordo, è cresciuta mediamente del 5% all'anno, pur partendo, ovviamente, da una base molto bassa. Ma in Europa, l'Italia è uno dei Paesi che ha conosciuto il tasso di crescita più basso del Continente. Per cui, noi abbiamo sofferto e continuiamo a soffrire di un doppio differenziale. Abbiamo un differenziale competitivo verso le economie esterne all'Europa e abbiamo un differenziale competitivo interno all'Europa, che pesa come un macigno sul nostro Paese. E tutto questo ha determinato e determina una crisi profonda che ha conosciuto, nei mesi scorsi, un punto di tale criticità da arrivare ad un passaggio politico istituzionale particolarmente rilevante, come il cambio dell'Esecutivo, la formazione di un Governo tecnico, la formazione di una maggioranza di larga coalizione di emergenza e l'adozione di provvedimenti corrispondenti ad una terapia d'urto per affrontare una crisi che ci aveva portato sull'orlo del baratro. Non è che possiamo discutere di quello che succede a Torino prescindendo che noi dobbiamo fare i conti con tutto questo, perché quella terapia d'urto ha significato l'assunzione di provvedimenti che poi incidono sulla finanza di tutti i livelli istituzionali nel nostro Paese a partire dalla finanza locale e quindi incidono anche sulla vita della nostra Città. Cioè, viviamo in una crisi economica, sociale, finanziaria che non risparmia nessuno e ha visto, in questi anni, gli Enti locali essere uno dei soggetti più esposti alla conseguenza della crisi. Vorrei ricordare che negli ultimi 4 anni il Patto di Stabilità è stato, nelle sue variabili finanziarie, raddoppiato ogni anno. Questo spiega perché per noi è diventato via via insostenibile fino a dover essere stati costretti ad uscire dal Patto di Stabilità per il 2012. Ogni anno si è raddoppiato il contributo che si chiedeva gli Enti locali per il Patto di Stabilità. Fate per 4 anni il raddoppio ogni volta e vi rendete conto cosa significa questo in termini esponenziali e l'incidenza che ha avuto questa dinamica sulla finanza degli Enti locali. Ci sono dei dati che ho già ricordato in quest'Aula e li ricordava il Consigliere Lo Russo e che vale la pena ancora ricordare, perché danno la dimensione dei problemi nostri e di tutti gli Enti locali italiani. Fatto 100 la spesa pubblica globale italiana, il 55% di questa spesa è costituita dalla spesa delle amministrazioni centrali dello Stato. Su questo 55% di spesa sono stati ipotizzati, ma non realizzati, se non in minima misura, riduzioni per il 25%, gran parte evocati e non fatti. Su quella spesa pubblica globale, la spesa regionale è il 25% della spesa. Le Regioni hanno subito e fatti, cioè subiti veri, tagli per il 45%. Sulla spesa globale, la spesa di Province e Comuni è il 15%. Hanno subito tagli pari al 38%. Queste cifre dicono che c'è stato uno squilibrio, che è una delle ragioni per cui i Comuni hanno chiesto più volte di rinegoziare con lo Stato il rapporto tra Comune e Stato, rapporti finanziari tra Comune e Stato, perché c'è stato uno squilibrio. Per cui, si è chiesto in questi anni uno sforzo particolarmente grande al sistema degli Enti locali non corrispondente all'analogo sforzo che è stato chiesto alle amministrazioni centrali dello Stato. Le ragioni di questo sono molteplici. Adesso questo comporterebbe l'apertura di una discussione che ci porterebbe in un'altra direzione e quindi mi fermo qui. Ma la fotografia è questa. Io ho parlato, nei giorni scorsi, con tante persone con cui ho avuto la possibilità di avere consuetudine nella mia vita politica, con Bondi, che è stato indicato, come sapete, consulente straordinario, Commissario straordinario del Governo per fare la spending review. La verità è che lui stesso riconosce che i suoi esperti che stanno andando in giro per controllare la spesa dei Comuni, a partire da alcuni Comuni tra cui Torino, riconosce lui stesso che è molto difficile ormai chiedere più di tanto ai Comuni, in quanto gran parte dei Comuni la spending review hanno già provveduto a farla loro stessi, se no chiudevano, soprattutto Comuni del Nord e tra questi Torino. Segnalo che gli esperti di Bondi sono venuti al Comune, sono andati alle nostre aziende municipalizzate e hanno fatto a Roma un report che dice che questa è un'Amministrazione che da anni opera e le sue municipalizzate da anni opera per garantire un'efficienza e un controllo della spesa superiore agli altri Enti locali istituzionali. Tanto per dire che non siamo proprio degli Zulù. E naturalmente tutto questo ha inciso e incide anche su di noi. Questa situazione richiede un mutamento del Patto di Stabilità. Io voglio dire, qui si è detto: "Il Sindaco ha annunciato che Torino non avrebbe rispettato il Patto di Stabilità, promettendo che il Patto di Stabilità sarebbe stato cambiato". A parte il fatto che io non ho mai detto questo. Io ho detto che il Comune di Torino era nella condizione di non rispettare il Patto di Stabilità e che anche questa cosa ci spingeva ancora di più a batterci perché il Patto di Stabilità fosse cambiato. Cosa che avverrà, perché nell'incontro che il Presidente del Consiglio e i Ministri che lo hanno accompagnato ha avuto con l'ANCI, 15 giorni fa, è stato annunciato che si introdurranno, a partire dal 2013, fattori di flessibilizzazione nel Patto di Stabilità, che computeranno in modo diverso alcune spese significative per gli Enti locali a partire dalla spesa per l'edilizia scolastica, che si individueranno meccanismi di flessibilizzazione della spesa per investimenti e che si andrà ad una verifica, prima della fine del 2012, sull'andamento dei conti dello Stato che consentano di formulare una nuova proposta di Patto di Stabilità, in coerenza con quello che il Governo italiano sta proponendo in sede Europea, che è anche lì di flessibilizzare il Patto, in ragione tale da favorire maggiormente politiche di investimento necessarie a sostenere la crescita. È in questo contesto che vanno collocate le nostre scelte. Le nostre scelte sono state indicate in modo chiaro, preciso, dettagliato dall'Assessore, sia nella Relazione di ieri sera, sia nelle conclusioni di oggi. Io richiamo le tre questioni fondamentali intorno a cui abbiamo lavorato e continueremo a lavorare. Prima questione: ridurre l'indebitamento. Torino è una Città che ha un alto indebitamento. Questo si sa. Questa Amministrazione non ha mai avuto nessuna difficoltà a riconoscerlo. Ma questa Amministrazione ha sempre ribadito, e lo ribadisco ancora una volta qui, che c'è una differenza semplice, ma non contestabile, tra un indebitamento da investimenti e un indebitamento da spesa corrente. Questa è una Città che ha un alto livello di indebitamento, perché ha dovuto concorrere con risorse proprie, insieme a risorse ovviamente anche statali o europee, a finanziare grandi opere che sono state Metropolitana, termovalorizzatore, teleriscaldamento, Passante Ferroviario, impianti olimpici, eccetera. Tutte queste cose sono una cosa che la Città ha e che hanno aumentato la patrimonialità della Città, oltre che la qualità della vita della città e hanno rappresentato lavoro, investimenti, apporto di tecnologie. Non è che li ha fatti qualcuno che non si sa chi è tutte quelle opere; sono state costruite qui e hanno rappresentato uno dei modi con cui la città non solo ha migliorato la propria qualità, ma ha anche arginato una crisi, perché tutti quegli investimenti hanno determinato mobilitazione di capitali, tecnologie e lavoro. Oltre al fatto che insisto su questo punto, perché basta guardare a quello che succede nelle altre città del mondo per averne la conferma; oggi, nel mondo dell'economia globale, la competizione non è solo tra imprese; la competizione è sempre di più tra territori e vincono i territori che sono attrattivi ed accoglienti e nessuno porta i suoi capitali, le sue tecnologie, le sue risorse umane in una città desolata, perché può scegliere di meglio. Investire in una città che si dota di una infrastrutturazione più alta, di una qualità della vita più alta, di un'offerta culturale più alta, di università di alto livello, è un modo per rendere accogliente e attrattiva la città e attrarre così investimenti. Questo Consiglio Comunale, voglio portarvi questo esempio, ha discusso della vicenda della Loquendo, azienda di tecnologie vocali, nella fonia vocale, che era di proprietà della Telecom e che la Telecom ha ceduto ad un certo punto, non essendo la fonia vocale nel suo core business, al gruppo americano Nuance. Quella cessione ha suscitato naturalmente inquietudini, preoccupazioni, interrogativi è scattato anche qualche riflesso ideologico per cui se arriva un americano certamente arriva per chiudere, cosa che per me è sempre stata insensata, perché non conosco un imprenditore che compri una cosa per chiuderla. Una settimana fa, Paul Ricci, l'amministratore delegato di Nuance, che è un italo-americano e che io avevo, a suo tempo, incontrato durante la vicenda per chiedere le garanzie che l'acquisto della Loquendo non determinasse in nessun modo la riduzione della presenza della Loquendo in questa città, mi ha annunciato che sono così soddisfatti di essere a Torino che intendono allargare l'attività della Loquendo. E la ragione per cui fa questo è che a Torino c'è un Politecnico di eccellenza che gli offre le tecnologie, è una città che offre una qualità della vita alta per i loro ingegneri e per i loro ricercatori, è una città accogliente. Questo una settimana fa, a conferma di quello che ho detto. Essersi indebitati per rendere la città migliore ha delle conseguenze. Poi, naturalmente, anche i debiti da investimento vanno pagati. Questo è evidente. E difatti non ci siamo assunti questa responsabilità. Questa Città, che dal 1998 fino all'anno scorso, investendo, non buttandoli dalla finestra, ha però accresciuto il suo indebitamento, dall'anno scorso comincia a ridurlo e questa Giunta si è assunta la responsabilità di affrontare questa esigenza. L'anno scorso abbiamo fatto una piccola prima inversione di tendenza, ma significativa dal punto di vista del valore simbolico, di 25, 30 milioni; quest'anno, la riduzione sul Bilancio, con il concorso del Bilancio, sarà di 85 milioni e via via noi, negli esercizi successivi, determineremo una scansione costante e continua di riduzione del debito. E poiché, però, questo non è sufficiente da sola, come diceva il Consigliere Scanderebech, abbiamo aggiunto a questo un'operazione di finanza straordinaria che sono le cessioni di partecipazioni, con le quali puntiamo a realizzare 350 milioni di Euro, che saranno devoluti, in primo luogo, a pagare i fornitori che vantano crediti nei confronti della nostra Amministrazione e, quindi, per questa via, ancora una volta ridurre la massa debitoria. Secondo punto: dotare la Città di un equilibrio di Bilancio solido e strutturale. Non aggiungo nulla a quello che ha già detto l'Assessore Passoni, che l'ha detto certamente meglio di me. Voglio solo dire che questo Bilancio è un Bilancio solido non solo per questo Esercizio, ma è costruito in ragione tale che questa Città si dà una solidità di Bilancio per il futuro, perché salvo una posta di Bilancio, che è una tantum non ripetibile, che corrisponde ad una spesa una tantum che noi ci auguriamo non ripetibile, cioè la multa per il Patto di Stabilità, perché se rientriamo nel Patto di Stabilità quella multa la paghiamo quest'anno e non la pagheremo il prossimo anno, quindi c'è una spesa una tantum a cui corrisponde un'entrata una tantum, salvo questa, tutte le altre poste di Bilancio, tutte le previsioni di entrata sono tutte strutturali, tutte ripetibili, che ci saranno quest'anno come ci saranno il prossimo anno. Noi non abbiamo costruito il pareggio di Bilancio su poste una tantum arbitrarie e incerte nel prossimo Esercizio. Abbiamo creato le condizioni perché questa Amministrazione abbia un Bilancio stabile e solido oggi e domani. Questa non è una cosa di poco conto. Inviterei i Consiglieri ad informarsi ciascuno presso i propri Gruppi Consiliari, non sono così sicuro che le grandi Città italiane abbiano Bilanci di questa altrettanta solidità e certezza. Questo equilibrio di Bilancio contiene una scelta ed è una scelta che motiva anche l'alta fiscalità, se volete, non eludo questo nodo. Noi ci siamo proposti l'obiettivo di mantenere l'equilibrio di Bilancio, nonostante 157 milioni di trasferimenti in meno che la Città ha ricevuto, con l'obiettivo di non intaccare la qualità dell'offerta ai cittadini. Ed è così, perché non c'è un solo bambino che non avrà il suo posto all'asilo o alla scuola materna il 1° settembre. Non c'è un solo servizio di assistenza domiciliare agli anziani, o di sostegno alle persone, o alle famiglie disabili che sia stato messo in discussione. I servizi pubblici, dal trasporto pubblico locale ad altri, hanno la stessa qualità e dell'offerta che avevano dodici mesi fa. Sulla cultura, addirittura, come sapete, l'offerta è addirittura più ampia di quella che abbiamo avuto nel 2011. Quindi, l'offerta ai cittadini non ha conosciuto riduzioni. Per sostenere questa scelta, che io penso sia stata una scelta giusta, noi abbiamo, per un verso, inciso per un terzo delle spese, delle necessità di entrata, abbiamo inciso per un terzo su spese governabili da noi stessi, costo del personale, fornitura appalti e beni e servizi, macchina comunale e tutto ciò che poteva essere ridotto, senza intaccare i servizi ai cittadini e per due terzi abbiamo fatto ricorso ad una fiscalità. È una fiscalità che è più alta e più onerosa di altre Città? Probabilmente, sì. Anche perché abbiamo un welfare, un sistema di welfare che per alcuni aspetti è più alto di altre Città. In ogni caso, io preferisco prendermi la responsabilità di una fiscalità più alta, che non prendermi la responsabilità di ridurre l'offerta di asili nido, di scuole materne, o di assistenza domiciliare alle famiglie torinesi. Dopodiché, siamo consapevoli, tutti, che la fiscalità deve essere governata e possibilmente abbassata e qui abbiamo assunto un impegno che io riconfermo, lo ha ribadito più volte l'Assessore Passoni, noi quest'anno siamo in una difficoltà - noi, come tutti i Comuni italiani - ad una certezza di previsione sugli ingressi fiscali, perché l'IMU è stata introdotta per la prima volta quest'anno. Non abbiamo comparazioni. Se il gettito di IMU, prima e seconda rata, ci consegnerà delle entrate reali superiori alla previsione, è evidente che la prima cosa che faremo è utilizzare quel surplus di gettito per intervenire sulla fiscalità e ridurla nei limiti in cui questo sia possibile. Infine, il terzo obiettivo: sostenere lo sviluppo di questa città. E non c'è contraddizione tra dire: ma come, abbiamo meno risorse, dobbiamo ridurre l'indebitamento, abbiamo questa esigenza, come si fa a sostenere lo sviluppo? Si fa nell'unico modo con cui lo stiamo facendo e il concetto è lo stesso che ha già espresso Passoni, lo dico con altri termini, ma il concetto è lo stesso. Ci sono due possibilità quando si hanno meno risorse pubbliche; una è di dire: ho meno risorse, faccio meno cose, chiudo delle cose, riduco la mia attività. Se noi facessimo questa scelta, noi saremmo responsabili di un effetto depressivo sulla Città. Perché se il Comune per primo comincia a chiudere e a ridurre, non si vede perché qualsiasi altra attività della Città non debba ispirare i propri comportamenti alla stessa logica. Oppure, l'altra è quella di ridefinire, rimodulare il perimetro delle risorse disponibili, aggiungendo risorse pubbliche minori, una maggiore quantità di risorse private e riformare modalità erogative di servizi che siano più compatibili con le risorse che si hanno, che sono le due scelte che stiamo facendo. Possiamo avere un'offerta culturale nel 2012 più alta del 2011, nonostante che nel Bilancio che stiamo approvando lo stanziamento per la cultura sia minore del 2011, perché abbiamo attivato un reperimento di risorse esterne di carattere privato maggiore. Possiamo rilanciare - e nei prossimi giorni sarà oggetto di un confronto tra me e il Collegio dei costruttori - un piano di investimenti infrastrutturali, nonostante noi abbiamo meno soldi, perché dal project bond, al project financing, ad altri strumenti che sono stati o sperimentati o attivati adesso dal Governo con il Decreto Sviluppo, ci proponiamo di mobilitare capitali privati per investimenti di valore e di interesse pubblico. Oppure, come abbiamo fatto per gli asili nido, non abbiamo smantellato lo stato sociale, Consigliere Curto, com'è stato detto, abbiamo rimodulato l'erogazione di un servizio, dando in concessione 9 asili nido su 45, quindi una quota, mi pare, certamente minoritaria... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma 5 erano già in concessione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, 49. Giusto, erano 54. Quindi, 9 su 49. È una modalità erogativa diversa, ma è una modalità erogativa che consentirà al 1° settembre a quel bambino di avere il posto esattamente come ce l'ha oggi. Quindi, allargare il perimetro, rimodulare le modalità erogative, non abbassare le ambizioni nostre e della città. Questo non è un ottimismo di maniera, a parte che l'ottimismo non è un difetto, è la consapevolezza che chi guida una Città ha il dovere di mettere in campo tutto ciò che è necessario per mobilitare risorse, energie, capitali, volontà, intelligenze, investimenti. Questo è quello che dobbiamo fare. Il nostro compito non è quello semplicemente di spiegare che c'è la crisi, perché che c'è la crisi la gente lo sa e la crisi in questa città c'è ed è forte. La responsabilità che ha chi guida questa Città è di creare le condizioni perché la Città reagisca e metta in campo tutto ciò che è necessario per contrastare la crisi e superarla. Questo Torino lo può fare, perché l'ha fatto molte volte nella sua storia e voglio concludere proprio su questo. La crisi a Torino c'è, come c'è in tante altre parti del mondo e dell'Italia, ma c'è una differenza, che non dappertutto in Italia e nel mondo si registra, questa non è una città piegata dalla crisi, questa è una città che vive la crisi, ma non è piegata dalla crisi; ha risorse straordinarie con cui la crisi la può affrontare, contrastare e superare e noi, tutti insieme, maggioranza ed opposizione, noi che abbiamo una funzione e un ruolo istituzionale, abbiamo la responsabilità di mettere in campo tutto ciò che è necessario, perché le migliori energie, le migliori risorse di questa città siano mobilitabili e mobilitandosi la crisi sia contrastata e superata il più rapidamente possibile. Vi ringrazio. |