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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201202639/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 1° giugno 2012, avente per oggetto: "Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione". della proposta di mozione n. mecc. 201203308/002, presentata dai Consiglieri Greco Lucchina, Marrone, Liardo ed Ambrogio in data 21 giugno 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento deliberazione mecc. 201202639/024 (Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione) - Tagliapoltrone". della proposta di mozione n. mecc. 201203369/002, presentata dai Consiglieri Bertola ed Appendino in data 25 giugno 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201202639/002 - Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione". e della proposta di mozione n. mecc. 201203370/002, presentata dai Consiglieri Lo Russo, Altamura, Centillo, Genisio, Paolino, Alunno, Muzzarelli, Mangone, Levi, Carretta, Ventura, Tricarico, Cassiani, Nomis e Grimaldi in data 25 giugno 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201202639/024 avente oggetto: 'Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione'". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) La presente legislatura si è aperta da oltre un anno e, alla vigilia del secondo anno di amministrazione, il Consiglio Comunale si deve ora cimentare con il suo primo Bilancio. Esso è l'elemento fondamentale della programmazione politico-amministrativa di ogni Comune. La sua struttura, le scelte in esso contenute interessano tanto la realtà amministrativa della vita dell'Ente, quanto la realtà che lo circonda - quella economica locale -, il tessuto economico in senso lato e la vita quotidiana di migliaia di cittadini. Veniamo da un biennio di vita politico-economica del Paese connotato da una lunga fase di cambiamenti e riforme annunciate, che dovrebbe accendere un dibattito serio e approfondito sulla situazione economica e finanziaria del Paese e dell'Europa, ma che invece stenta a prospettare un vero quadro di riforme. Ancora non è chiaro quale sarà il contesto di norme che regoleranno gli Enti Locali tra qualche anno; certamente il percorso tortuoso, unito al clima di scarso interesse per gli effettivi fondamenti del nuovo sistema, sostenuto invece da un generale clima di sospetto verso la spesa pubblica generalmente intesa, non permette una reale condivisione né tanto meno alimenta aspettative positive. I recenti anni trascorsi sono stati, per la nostra Amministrazione, anni di grande cambiamento: si sono concretizzate le grandi opere che hanno valenza secolare, nel quale la capacità del nostro Ente di affrontare con slancio questa fase si è dimostrata appieno; i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Torino è una città profondamente rinnovata; l'arrivo della crisi internazionale, che è strutturale e profonda, non poteva esentare le realtà locali da conseguenze importanti; tuttavia, esiste il rischio, vero, che nell'organizzazione dello Stato e delle sue articolazioni periferiche l'unico soggetto di scala che pagherà un prezzo altissimo siano proprio i Comuni, ultimo livello di decisione politica, ma anche il vero soggetto organizzatore ed erogatore di servizi ai cittadini. La crisi finanziaria che nel corso del 2011 ha investito Spagna ed Italia si è ormai estesa a tutta l'Europa: Standard & Poor's, dopo aver messo sotto osservazione il rating di quindici Paesi dell'area Euro, ne ha declassati nove ad inizio anno, fra i quali il nostro - equiparato all'Irlanda - e la Francia, che ha perso la tripla A. Il delicato momento che sta attraversando l'Europa ha indotto i suoi Stati membri ad un'intesa per realizzare in tempi brevi un'unione fiscale con lo scopo di superare la crisi della moneta unica. La BCE ha cercato di sostenere il sistema bancario europeo - provato da una forte riduzione della liquidità - concedendo un finanziamento a tre anni e con un basso tasso di interesse. L'Italia continua a rimanere nell'occhio del ciclone: tutta l'enfasi del Governo è sull'impegno ad attuare le misure richieste dalla UE finalizzate alla riduzione del debito pubblico ed alla realizzazione delle riforme strutturali per far ripartire l'economia; un compito arduo che si troverà a fronteggiare una nuova fase recessiva. Circa il PIL, tutti i principali centri di ricerca sono concordi su questa previsione: gli ultimi dati diffusi dall'ISTAT evidenziano nel 2012 un'ulteriore contrazione del PIL italiano. Nel nostro territorio, nonostante la difficile situazione internazionale e le preoccupazioni per l'immediato futuro, le imprese torinesi hanno evidenziato una crescita, seppur in rallentamento, della produzione industriale nel periodo luglio- settembre 2011 (l'ultimo rilevato). Sono state le esportazioni che, secondo gli ultimi dati elaborati dall'ISTAT, sono aumentate di quasi il 10% nei primi nove mesi del 2011 a trainare il dato. Il 2012 si presenta però pieno di incognite. Il futuro ci riserva una sfida sempre più importante: in una città diversa, rispetto a quella di dieci anni fa, devono convivere bisogni nuovi: una città solidale, con servizi di welfare efficienti ed accessibili; una città "produttiva", di beni e servizi, che crei opportunità in qualità e quantità per le aspettative occupazionali dei giovani e che contribuisca alla formazione del nostro PIL locale; un sistema equo di risorse che permetta di assolvere sia alla fondamentale funzione redistributiva della ricchezza, sia all'articolazione della spesa pubblica per realizzare investimenti ed occasioni di sviluppo in tutti i settori trainanti. Tutto ciò compatibilmente con una stretta economica sulla finanza locale che non ha precedenti negli ultimi 30 anni. Negli ultimi anni la finanza pubblica è stata interessata a più riprese da interventi normativi che ne hanno modificato la struttura e, attraverso manovre correnti dei conti pubblici, il contenuto. Il punto di partenza è stata la Legge Delega n. 42/2009 che ha dato avvio al federalismo fiscale, con il quale è stato delineato un nuovo assetto della finanza pubblica, che rappresenta un passaggio da un sistema di finanza derivata, fondato prevalentemente sui trasferimenti finanziari dello Stato agli Enti, all'autonomia impositiva degli Enti territoriali. Il percorso per l'attuazione del federalismo è tuttavia ancora incompleto. Questo scenario in evoluzione del federalismo municipale si è intrecciato con le pressanti esigenze di riduzione del disavanzo del debito pubblico, producendo un insieme complesso di normative di grande impatto sugli Enti Locali. Si va dal nuovo Patto di Stabilità, alle manovre finanziarie del Governo Berlusconi e infine a quelle del Governo Monti. Da un lato, viene ampliata la leva fiscale dei Comuni, anticipando al 2012 l'Imposta Municipale Unica (IMU) ed estendendone la base imponibile, sia attraverso l'inclusione dell'abitazione principale, sia attraverso un moltiplicatore delle rendite (differenziato per tipologia catastale) ai fini del calcolo della base imponibile. Peraltro, lo Stato si è riservato parte importante del gettito. Tuttavia, la leva fiscale per i Comuni è di fatto sono incrementale. Ne deriva che i Comuni non hanno alcun beneficio, in termini di maggiori risorse, fino a concorrenza delle aliquote base (rispettivamente 0,4% sulla prima e 0,76% sugli altri immobili). Ogni scostamento verso il basso, rispetto a queste aliquote, comporterebbe, per chi volesse muoversi in questa direzione, non solo un mancato incasso, ma un onere effettivo, che andrebbe ad aggiungersi a tutte le altre cospicue riduzioni di entrate, in quanto, fino a concorrenza di queste aliquote base, verrà comunque ridotto il fondo sperimentale. In questo modo, le maggiori risorse prelevate (ad aliquote base) sono di fatto attribuite o sterilizzate a favore del complessivo dello Stato. Inoltre, poiché ai Comuni verranno ulteriormente ridotte le risorse statali, già si è dato, di fatto, per scontato che i Comuni sarebbero stati costretti ad aumentare le aliquote rispetto a quelle base, non per potenziare o migliorare i servizi - questo tema lo riportava prima il dibattito -, ma unicamente per compensare le riduzioni di entrate statali. Il Bilancio di Previsione degli Enti Locali ai quali si applicano le disposizioni del Patto di Stabilità interno deve essere inoltre approvato iscrivendo le previsioni di entrata e di spesa in misura tale che, unitamente alle previsioni dei flussi di cassa di entrata e di spesa, al netto delle riscossioni e delle concessioni di crediti, sia garantito il rispetto delle regole che disciplinano il Patto medesimo. A tale fine, gli Enti Locali sono tenuti ad allegare al Bilancio di Previsione un apposito prospetto contenente le previsioni di competenza e di cassa degli aggregati rilevanti ai fini del Patto di Stabilità interno; il Bilancio di quest'anno, sulla base delle proiezioni stimate per il 2012, è strutturato per rispettare il Patto 2012. Con la modifica del T.U.E.L., gran parte degli Enti Locali italiani non possono più finanziare investimenti a mutuo, indipendentemente dal rispetto o meno del Patto di Stabilità. Inoltre, la norma stabilisce che dal 2013 "Ai fini della tutela dell'unità economica della Repubblica a decorrere dal 2013 gli Enti territoriali riducono l'entità del debito pubblico" con obiettivi programmati. È poi arrivato l'inserimento nella Costituzione del seguente inciso nell'articolo 81: "Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei componenti, al verificarsi di eventi eccezionali". Non può non stupire il silenzio che ha accompagnato questo processo di modifica costituzionale, di portata enorme, e non necessariamente positiva, mentre in altri Paesi europei su questi temi e sul connesso Fiscal Compact si stanno sviluppando discussioni e confronti assai più vasti. Spesso cambiamenti di vasta portata nel nostro Paese sono accompagnati da poca risonanza. Circa il nostro rating, la BBB+ con prospettive "negative" attribuita per il 2011 da Standard & Poor's e la A- con prospettive "negative" da parte di Fitch Ratings, definiscono, nonostante il declassamento, un'accentuata propensione ad onorare il pagamento degli interessi e del capitale sui propri debiti in ammortamento riflettendo l'andamento del rating assegnato alla Repubblica Italiana, che nel corso del 2011 è stato rivisto da A+ a BBB+ e che l'Ente Locale in ogni caso non può superare secondo le indicazioni elaborate dalla Commissione di valutazione dell'agenzia Standard & Poor's, che infatti stima il merito di credito indicativo (ICL) del Comune di Torino pari ad A- (non equivale ad un rating, ma è uno strumento per valutare il profilo creditizio di un Ente territoriale slegandolo dal giudizio del Paese); in altri termini, potenzialmente la Città offre più garanzie rispetto allo Stato. Sono oltre 158 i milioni di trasferimento statale in meno sul 2011, oltre 200 sul 2010; 19 quelli in meno dalla Regione Piemonte. In tale contesto, l'impostazione della manovra è stata incentrata su alcune linee prioritarie, che hanno richiesto un forte apporto di strumentazione tecnica di programmazione, ma i cui risultati sono base fondamentale del lavoro per il Bilancio di quest'anno e degli anni seguenti: operare innanzitutto una revisione della spesa ispirata inizialmente al budget a base zero; mantenere invariato il livello di spesa sociale; revisionare e rimodulare l'entrata ordinaria (tributi, fitti attivi, rendimento del capitale investito); ridurre l'indebitamento; garantire un buon livello di investimenti aggregati; rendere disponibili le entrate da dismissione per finanziare investimenti e riduzione di debito a breve e medio; creare avanzo di amministrazione, anche con operazioni straordinarie, da destinarsi al contenimento del rischio di inesigibilità di residui attivi, accelerare la riscossione e, con le dismissioni, migliorare il saldo di liquidità dell'Ente. Queste, in sintesi, le coordinate di formazione della manovra comunale 2012. Le politiche di Bilancio che l'Amministrazione ha adottato per fronteggiare tale contesto possono essere così sintetizzate: - riduzione della spesa corrente e degli investimenti; - dismissione di quote delle società partecipate; - rafforzamento delle voci di entrata (a cominciare dai tributi locali). Tutte azioni con un obiettivo principale: ridurre l'indebitamento e non finanziare nuove spese e/o nuovi investimenti (se non con altri mezzi). In altri termini, un'azione combinata tra incremento delle entrate tributarie e riduzione della spesa da ottenere soprattutto con economie gestionali per compensare i tagli ai trasferimenti e non ridimensionare l'offerta dei servizi comunali. La crisi intensa che viviamo e le scelte in risposta dei Governi hanno profondamente mutato il ruolo degli Enti Locali, ridimensionandone drasticamente la libertà di azione. Minore libertà, minori trasferimenti, ma comunque l'obbligo, per legge, di garantire i servizi locali, che si chiamano livelli essenziali di assistenza, oppure welfare, oppure servizi delegati in attività propria, che non sono elastici quanto è elastico tagliare il trasferimento alle spalle dello Stato. Non esiste una simmetria per cui è tanto facile cambiare una cifra di trasferimento ed è altrettanto facile, a valle, tagliare un servizio o produrre un servizio minore. È molto più complicato per noi riprogettare i servizi: ci vuole tempo, pazienza, consenso, una fase di crisi magari meno aspra di questa ed una congiuntura più morbida di questa. Però, questa è la sfida e questo è il quadro in cui l'Amministrazione (insieme alle altre) si sta muovendo. Questo è il contesto in cui proviamo a dare risposte ai bisogni e, naturalmente, anche a garantire stabilità e certezza ai conti pubblici, trovando il miglior compromesso possibile tra certezza ed equilibrio delle risorse e stabilità del sistema e necessità di non ridurre i servizi essenziali oltre dei limiti che siano dannosi per i nostri concittadini. Tutto ciò sapendo che, sempre di più, l'Ente Locale, il Sindaco o il Consiglio Comunale si trovano nella scomoda condizione di esaminare un Bilancio o risorse che sono sempre meno effettivamente autonome rispetto alle scelte e sempre più condizionate da saldi generali. Tuttavia, adducere inconveniens non est solvere argumentum; e noi dobbiamo risolvere i problemi. Le leggi finanziarie degli ultimi anni hanno trattato con particolare attenzione il tema della spesa per il personale, introducendo di volta in volta criteri e parametri di controllo che hanno reso il contenimento di tale tipologia di spesa uno dei principali obiettivi finanziari cui anche la politica degli Enti Locali deve necessariamente uniformarsi. L'Amministrazione ha concluso con le parti sociali operazioni di contenimento del costo del lavoro che consentano di affrontare al meglio l'attuale congiuntura economica e finanziaria in cui versano il Paese ed il nostro Ente, individuando voci di spesa e modalità di riduzione che rendano il sacrificio richiesto ai lavoratori più equo e sostenibile possibile. Analizzando il dettaglio dei conti aggregati, si può riassumere che il Bilancio Previsionale 2012 pareggia a 1.329.000.000 di Euro, senza alcuna applicazione di avanzo, che per il 2011 è stato interamente vincolato a rischi su perdite su crediti. In particolare, le entrate tributarie saldano in 885 milioni di Euro, in aumento per il cambiamento di classificazione di entrate statali e per effetto della manovra IMU. Le entrate extratributarie (canoni, concessioni, interessi e fitti attivi, mense e contravvenzioni) ammontano a 333 milioni di Euro, in flessione rispetto agli anni precedenti principalmente per i minori dividendi. Criteri di massima prudenza finanziaria hanno suggerito contenute previsioni di entrata sia per sanzioni (-17%), sia per entrate da concessioni edilizie (-55%) e da plusvalore (-45%). La manovra così risultante consente di non destinare entrate una tantum a copertura di spese ripetitive; le concessioni edilizie, per l'ultimo anno applicabili alla spesa corrente, ed il plusvalore finanzieranno la penale una tantum per il superamento dei limiti del Patto di Stabilità 2011. (…) Così operando, il Bilancio 2012 è stato improntato anche ad un profilo di consolidamento e maggiore solidità, come peraltro raccomandato dagli organismi di vigilanza nell'esercizio delle funzioni ordinarie di controllo. Il Patto di Stabilità ha un impatto nel 2012 ancora pesante sul Bilancio della Città di Torino, ovvero l'attribuzione di un saldo aggiuntivo per tutti gli Enti di 120 milioni di Euro, oltre il cosiddetto "saldo zero", richiedendo necessariamente iniziative sul fronte dell'entrata, unitamente all'impostazione della revisione della spesa nella formazione delle previsioni, ed un piano straordinario di dismissioni mobiliari ed immobiliari. Contrasto all'evasione, redistribuzione del prelievo, mantenimento delle agevolazioni anche per redditi intermedi, fondi perequativi per i redditi più bassi, sono state le linee guida per ammortizzare gli effetti della crisi. Con il nuovo sistema di contrasto all'evasione fiscale, caratterizzato da nuove funzioni dei Comuni, ma anche da nuovi poteri, la Città ha colto appieno tali opportunità, anche mediante un'accelerazione dell'integrazione delle banche dati esistenti. Sul fronte TARSU/TIA, la normativa ripropone una fase transitoria di sospensione della normativa di riferimento, è in arrivo il Tributo comunale rifiuti e servizi (TARES) dal 2013; il tributo comprenderà una quota ambientale per lo smaltimento dei rifiuti e la quota "servizi" per la sicurezza, l'illuminazione e la gestione delle strade (i cosiddetti servizi indivisibili). La componente "rifiuti" della TARES sarà proporzionata alle quantità e qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotte per unità di superficie, in relazione agli usi ed alla tipologia di attività svolte sulla base dei criteri stabiliti da un Regolamento da emanarsi entro il 31 ottobre 2012. Così, mentre continua l'avvicinamento tendenziale alla stima della futura tariffa tramite, per la generalità di casi, l'applicazione del tasso di inflazione programmato (quest'anno il 3% per le famiglie) e per le categorie notevolmente sotto soglia, in misura progressivamente maggiore, nel 2012 vengono confermate le agevolazioni; oltre a mantenere inalterati i benefici già presenti (singles under 65 e over 65; sgravi per cantieri prolungati; sgravi per le scuole; ecc.) viene rifinanziato il beneficio dello sconto per categorie reddituali. Fino al 2006, infatti, era previsto uno sconto sulla TARSU per le famiglie che fossero comprese nel limite ISEE di Euro 11.365. Dal 2007, con l'intento di sgravare anche nuclei famigliari nella fascia superiore alla semplice sussistenza, l'agevolazione si è articolata fino a proteggere redditi intorno ai 24.000 Euro ISEE. È possibile affermare con certezza che i provvedimenti anticrisi della Città di Torino sono tra i migliori e più efficaci d'Italia; ne beneficiano oltre 55.000 famiglie l'anno, solo in materia di tributi. Da ultimo, la facoltà, correlata nella logica al nuovo Patto di Stabilità, di variare le aliquote di addizionale comunale, e la stretta posta dai vincoli di finanza pubblica e del conseguente Patto di Stabilità interno rende indifferibile l'adeguamento allo 0,8% dell'aliquota dell'addizionale comunale, ferma dal 2007 allo 0,5%; tuttavia il Comune intende avvalersi della previsione normativa che permette la creazione ed il mantenimento di una soglia di esenzione. Tale soglia di esenzione permetterà ai redditi più bassi di non corrispondere più alcun gettito addizionale IRE; l'intenzione è di esentare fino a 11.200 Euro di reddito, comprendendo, ad esempio, le soglie di redditi di pensione minima, i lavoratori in CIG, in mobilità, alcune forme di precariato ed altri redditi medio bassi (o aziende in crisi o partite IVA in crisi). La novità del 2012 è determinata principalmente dall'istituzione dell'IMU con un'entrata di 414 milioni di Euro e conseguentemente dalla riduzione del fondo sperimentale di riequilibrio (FSR) per 158,06 milioni di Euro; la Città ha fissato l'aliquota prima casa allo 0,575% e allo 1,06% per gli altri usi, abbassando allo 0,575 sia gli immobili delle ATC e delle cooperative a proprietà indivisa, sia gli immobili locali a contratti "secondo canale". Anche le aree edificabili e gli usi diretti tra parenti di primo grado scontano imposte alleggerite. Numerose altre agevolazioni sono introdotte per via regolamentare (residenti in strutture di cura, onlus, residenti all'estero, ecc.); sull'IMU molto è stato detto; utile ricordare la natura patrimoniale dell'imposta ed il fatto che, tra tagli compensativi IMU del FSR e gettito, lo Stato riceve da Torino circa 240 milioni di Euro. L'intento dell'Amministrazione è quello di privilegiare azioni di redistribuzione delle agevolazioni/sostegno, garantendo ai ceti deboli l'accesso ai servizi diffusi o a tariffa. Un rafforzamento del principio di sussidiarietà interpretato dal nostro Ente; per attuare ciò sarà necessario co-progettare il futuro dei nostri servizi, coinvolgendo nella sfida, già in sede programmatoria, gli operatori del terzo settore. Per quanto concerne la spesa, in parte corrente, si rileva una flessione generale della spesa di oltre 45 milioni, per il personale di 22 milioni e di 20 milioni per spese di acquisto di beni e servizi. Gli oneri derivanti da interessi e quote capitale dei mutui fin qui contratti ammontano a 241 milioni di Euro, composti da 114 milioni di rimborsi per quote capitale e 136 milioni di interessi passivi. Un altro aspetto rilevante è costituito dal processo di razionalizzazione delle spese attraverso l'individuazione di inefficienze e diseconomicità, a cui ha contribuito anche il nuovo sistema di contabilità più trasparente e meno astratto ed, in particolare, il sistema di budgeting quale strumento di responsabilizzazione dei dirigenti. Per quest'esercizio si è concentrato sui servizi interni alla macchina comunale, ma si estenderà presto a tutti i comparti dell'Ente. Il Bilancio prevede il piano triennale degli investimenti, che sinteticamente può essere definito equo nella sua distribuzione territoriale e basato su priorità già da tempo ben individuate dall'Amministrazione Comunale, fermo restando comunque che, trattandosi di un piano dinamico, esiste la possibilità a revisioni qualora motivi contingenti o condizioni di opportunità lo rendessero necessario. Il piano degli investimenti 2012/2014 è stato elaborato sulla base delle richieste formulate dalle singole unità organizzative. Un programma di investimenti che punta alla realizzazione di microinterventi da cui tanto dipende la qualità della vita nella Città. Per quanto concerne la spesa in conto capitale, il Bilancio prevede 204 milioni di investimenti, suddivisi tra 79 milioni di Euro per opere pubbliche, 23 milioni di manutenzioni straordinarie e 102 di altri investimenti. Sono cifre ancora importanti, se contestualizzate nel divieto costituzionale di contrarre debito per investimenti dal 2012, che permettono di continuare il lavoro di rinnovamento della città, nella prospettiva del mantenimento degli straordinari interventi realizzati negli anni passati. Dalle considerazioni su esposte, un dato significativo, ma che deve essere oggetto di costante monitoraggio, è l'andamento del debito; siamo stati di fronte ad un trend crescente del periodo 1999-2007, effetto, come detto sopra, della necessità di sviluppare gli investimenti necessari alla trasformazione della città e al quadro di grandi opere realizzate negli ultimi anni. La politica del contenimento, iniziata 5 anni or sono, mostra ora i suoi frutti e oggi una politica che consenta sia una riduzione del costo del debito, sia una riduzione dell'ammontare dello stesso è nei fatti conseguita; a fine esercizio si potrà contare su una riduzione di altri 80 milioni e a fine 2013 secondo le proiezioni il debito tornerà al di sotto della soglia dei 3 miliardi. Associata a ciò, una razionalizzazione del Bilancio corrente, la cui rigidità è ora in diminuzione e per il quale occorre continuare con serietà una ristrutturazione interna, salvaguardando ed anzi migliorando efficacia della spesa sociale ed efficienza nei servizi resi ai cittadini. Per fare ciò servirà determinazione, fiducia e trasparenza negli obiettivi. Tutte sfide già raccolte, perché il modello Torino di welfare e sviluppo deve mutare come mutano l'economia reale, i bisogni dei cittadini, i profili demografici e coniugare politiche dell'agio e della prevenzione con quelle del disagio è sempre stato un punto di forza di questa Amministrazione. Il Consiglio ha più volte chiesto alla Giunta di adottare poche variazioni di Bilancio; l'anno scorso, ne abbiamo fatte tre, quindi pochissime, ma corrispondevano a tre manovre governative (luglio, settembre e novembre). L'autonomia di quest'organo di governo e dell'organo consiliare (che, ribadisco, è il proprietario del Bilancio) è sempre più relegato ad una funzione non di esercizio preventivo di orientamento delle risorse, ma di costante e susseguente aggiustamento delle risorse disponibili rispetto allo scenario in continuo mutamento. Questa scelta non discende da un'impostazione politica e non è imputabile all'Amministrazione (vale qui ed in tutte le Amministrazioni Comunali d'Italia), è il grande grido d'allarme e di sofferenza che tutti i Sindaci con la fascia tricolore stanno ponendo in modo insistente al Governo dello Stato. Dopodiché, se, invece, si vuole ritornare ad un sistema in cui gli Enti Locali programmano le attività e garantiscono i servizi, bisogna che si chiuda la stagione delle false autonomie fiscali (quella in cui il gettito fiscale lo mette il Comune, ma metà va allo Stato, come l'IMU), che finiscano le stagioni in cui il rigore viene fatto prevalentemente con tagli certi al sistema delegato e tagli incerti al sistema centrale e che si prenda una direzione molto chiara di sobrietà e di rigore, ma deve essere un rigore che non vada a scapito del sistema degli Enti Locali, che, in questo Paese, sono il nerbo portante del welfare ed il sistema di sviluppo dell'intera economia italiana. Esiste anche il rischio concreto che lo sbandierato "spending review" dello Stato sia in realtà un'ennesima ingerenza nelle autonomie locali. Questo Bilancio è frutto del lavoro e della professionalità di persone che con dedizione hanno accompagnato il percorso della sua formazione, in un anno particolarmente complesso. A tutti loro va il mio ringraziamento per la professionalità e la capacità indiscussa. Un grazie anche alla Giunta ed al Sindaco per la collaborazione nella formazione del Bilancio, ai Revisori dei Conti per la loro delicata funzione ed al personale del Consiglio Comunale per la pazienza ogni anno dimostrata (quest'anno, devo dire, in particolare). Un Assessore al Bilancio in tempi di economie rischia di essere un contemporaneo antipatico, l'avevo già scritto qualche anno fa, ma speriamo un gradito antenato. L'ambizione di questa Amministrazione è, con il Bilancio che da oggi sarà discusso nel Consiglio Comunale, quella di portare in discussione un atto non solo di rilievo sotto il profilo della contabilità pubblica, ma un atto che pone le basi per un'attività in cui questa Amministrazione è programmaticamente impegnata per questa legislatura, ossia nell'elaborazione di indirizzi per portare la città oltre la grande crisi di questi anni. La trasformazione della Città per noi non è un atto neutro e non tutte le uscite dalla crisi sono equivalenti. Se, per un verso, il Comune non può che fare i conti con la penalizzante legislazione regionale e nazionale, da altri punti di vista, i dati che parlano di un investimento sul welfare che si mantiene agli stessi livelli degli anni scorsi, nonostante gli ingenti tagli ai trasferimenti di Stato e Regione, è ben più che un biglietto da visita, sono la descrizione di una città che crede nella giustizia sociale. E l'accento continuamente posto sulla formazione e l'accoglienza di tantissimi ragazzi e ragazze fuori sede, nonostante i pesanti interventi regionali sulle borse di studio, significa che la città non rinuncia alla propria vocazione di città che vuole continuare a cambiare aprendosi al "sangue nuovo" dei suoi nuovi cittadini e cittadine, che hanno scelto e sceglieranno la nostra città proprio per la straordinario sforzo di modernità che abbiamo compiuto nell'ultimo quindicennio. Nonostante il vento avverso della crisi, siamo convinti di poter restituire una visione ed uno slancio alla città e di far sì che Torino possa continuare ad essere un riferimento nazionale per la sua capacità di ripensare con autonomia, coraggio e coerenza la vocazione di una metropoli contemporanea del nuovo secolo. I segnali non mancano e in questo viaggio già raccogliamo segnali che la direzione intrapresa è quella corretta: il turismo, lungi da aver raggiunto il suo apice con i grandi eventi olimpici, si caratterizza oggi come un settore d'impresa solido e ben radicato, nel quale il Comune sta accompagnando un ulteriore irrobustimento di sistema con il lancio della struttura del "polo reale" e soprattutto un percorso di maturazione di sistema destinato inevitabilmente a riflettersi in meglio nella qualità dell'offerta, attraverso una razionalizzazione della governance del settore. La cultura continua ad essere uno straordinario vettore della rinascita di Torino. Un'offerta attenta ai costi ma capace tuttavia di richiamare un flusso sempre maggiore di turisti e nuovi cittadini torinesi, attirati dall'eccellenza dell'offerta formativa e culturale della città. Con riferimento al commercio, il Comune sta raccogliendo consensi e successi in tutta Europa per la qualità ed organizzazione dei nostri mercati: saper difendere la cittadinanza dalla crisi significa anche valorizzare e rafforzare la straordinaria risorsa economica e sociale che gli stessi rappresentano, oltre che al commercio di via, vera e propria risorsa e presidio della vita nei quartieri della città. Lo sforzo della città a ripensarsi come sistema urbano intelligente è stato reso evidente negli ultimi mesi, ma il lavoro della città per agganciare tutto il sistema dell'economia cittadina al treno della nuova economia ecocompatibile è evidente sia nelle scelte quotidiane di amministrazione (basti pensare allo sviluppo della rete del teleriscaldamento), sia in quelle di prospettiva più lunga. Il tema dell'ambiente si connette strettamente con quello della viabilità, nel quale la riorganizzazione delle linee del trasporto pubblico ha consentito di approntare un'offerta adeguata ai mutati bisogni dell'utenza, nella prospettiva, una volta conseguito l'imminente risultato dell'apertura del Passante, di una città con un traffico veicolare meno invasivo ed inquinante. Le sfide, quelle vere, richiedono di ripensarsi, anche radicalmente. Ciò può significare abbandonare visioni confortanti e consolidate di ciò che siamo e possiamo fare. L'Amministrazione su questo non si tirerà indietro. Ma sbaglia chi pensa che, di fronte a questo cambiamento, la Città possa tornare ad accarezzare la tentazione di tornare indietro, a quel passato chiuso, sfiduciato e timoroso nel quale la fine della Città Fabbrica rischiava di farci cadere. La nuova Torino vivrà questa nuova sfida, ascoltando, discutendo molto, ma allo stesso tempo decidendo ciò che un futuro ricco di sfide ci impone. Di questo cimento, il Bilancio di oggi è un nuovo, importante passo. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) Ringrazio l'Assessore per l'illustrazione. Assessore, chiedo se sia possibile far pervenire entro le ore 9.30-10.00 di domani mattina la sua relazione in Presidenza per poterne consegnare una copia a tutti i Consiglieri, in modo tale che possano rileggerla con attenzione prima della seduta convocata per le ore 13.00. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). |