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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 25 Giugno 2012 ore 18,00
Paragrafo n. 34
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2012-02639
BILANCIO DI PREVISIONE 2012. RELAZIONE PREVISIONALE E PROGRAMMATICA. BILANCIO PLURIENNALE PER IL TRIENNIO 2012-2014. APPROVAZIONE.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201202639/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 1° giugno 2012, avente
per oggetto:
"Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio
Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione".
della proposta di mozione n. mecc. 201203308/002, presentata dai Consiglieri Greco
Lucchina, Marrone, Liardo ed Ambrogio in data 21 giugno 2012, avente per oggetto:
"Accompagnamento deliberazione mecc. 201202639/024 (Bilancio di Previsione
2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per il triennio
2012-2014. Approvazione) - Tagliapoltrone".
della proposta di mozione n. mecc. 201203369/002, presentata dai Consiglieri
Bertola ed Appendino in data 25 giugno 2012, avente per oggetto:
"Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201202639/002 - Bilancio di
Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio Pluriennale per
il triennio 2012-2014. Approvazione".
e della proposta di mozione n. mecc. 201203370/002, presentata dai Consiglieri Lo
Russo, Altamura, Centillo, Genisio, Paolino, Alunno, Muzzarelli, Mangone, Levi,
Carretta, Ventura, Tricarico, Cassiani, Nomis e Grimaldi in data 25 giugno 2012,
avente per oggetto:
"Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201202639/024 avente oggetto:
'Bilancio di Previsione 2012. Relazione previsionale e programmatica. Bilancio
Pluriennale per il triennio 2012-2014. Approvazione'".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
La presente legislatura si è aperta da oltre un anno e, alla vigilia del secondo anno di
amministrazione, il Consiglio Comunale si deve ora cimentare con il suo primo
Bilancio.
Esso è l'elemento fondamentale della programmazione politico-amministrativa di
ogni Comune. La sua struttura, le scelte in esso contenute interessano tanto la realtà
amministrativa della vita dell'Ente, quanto la realtà che lo circonda - quella
economica locale -, il tessuto economico in senso lato e la vita quotidiana di migliaia
di cittadini. Veniamo da un biennio di vita politico-economica del Paese connotato
da una lunga fase di cambiamenti e riforme annunciate, che dovrebbe accendere un
dibattito serio e approfondito sulla situazione economica e finanziaria del Paese e
dell'Europa, ma che invece stenta a prospettare un vero quadro di riforme.
Ancora non è chiaro quale sarà il contesto di norme che regoleranno gli Enti Locali
tra qualche anno; certamente il percorso tortuoso, unito al clima di scarso interesse
per gli effettivi fondamenti del nuovo sistema, sostenuto invece da un generale clima
di sospetto verso la spesa pubblica generalmente intesa, non permette una reale
condivisione né tanto meno alimenta aspettative positive.
I recenti anni trascorsi sono stati, per la nostra Amministrazione, anni di grande
cambiamento: si sono concretizzate le grandi opere che hanno valenza secolare, nel
quale la capacità del nostro Ente di affrontare con slancio questa fase si è dimostrata
appieno; i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Torino è una città profondamente rinnovata; l'arrivo della crisi internazionale, che è
strutturale e profonda, non poteva esentare le realtà locali da conseguenze importanti;
tuttavia, esiste il rischio, vero, che nell'organizzazione dello Stato e delle sue
articolazioni periferiche l'unico soggetto di scala che pagherà un prezzo altissimo
siano proprio i Comuni, ultimo livello di decisione politica, ma anche il vero
soggetto organizzatore ed erogatore di servizi ai cittadini.
La crisi finanziaria che nel corso del 2011 ha investito Spagna ed Italia si è ormai
estesa a tutta l'Europa: Standard & Poor's, dopo aver messo sotto osservazione il
rating di quindici Paesi dell'area Euro, ne ha declassati nove ad inizio anno, fra i
quali il nostro - equiparato all'Irlanda - e la Francia, che ha perso la tripla A.
Il delicato momento che sta attraversando l'Europa ha indotto i suoi Stati membri ad
un'intesa per realizzare in tempi brevi un'unione fiscale con lo scopo di superare la
crisi della moneta unica. La BCE ha cercato di sostenere il sistema bancario europeo
- provato da una forte riduzione della liquidità - concedendo un finanziamento a tre
anni e con un basso tasso di interesse.
L'Italia continua a rimanere nell'occhio del ciclone: tutta l'enfasi del Governo è
sull'impegno ad attuare le misure richieste dalla UE finalizzate alla riduzione del
debito pubblico ed alla realizzazione delle riforme strutturali per far ripartire
l'economia; un compito arduo che si troverà a fronteggiare una nuova fase recessiva.
Circa il PIL, tutti i principali centri di ricerca sono concordi su questa previsione: gli
ultimi dati diffusi dall'ISTAT evidenziano nel 2012 un'ulteriore contrazione del PIL
italiano.
Nel nostro territorio, nonostante la difficile situazione internazionale e le
preoccupazioni per l'immediato futuro, le imprese torinesi hanno evidenziato una
crescita, seppur in rallentamento, della produzione industriale nel periodo luglio-
settembre 2011 (l'ultimo rilevato). Sono state le esportazioni che, secondo gli ultimi
dati elaborati dall'ISTAT, sono aumentate di quasi il 10% nei primi nove mesi del
2011 a trainare il dato. Il 2012 si presenta però pieno di incognite.
Il futuro ci riserva una sfida sempre più importante: in una città diversa, rispetto a
quella di dieci anni fa, devono convivere bisogni nuovi: una città solidale, con servizi
di welfare efficienti ed accessibili; una città "produttiva", di beni e servizi, che crei
opportunità in qualità e quantità per le aspettative occupazionali dei giovani e che
contribuisca alla formazione del nostro PIL locale; un sistema equo di risorse che
permetta di assolvere sia alla fondamentale funzione redistributiva della ricchezza,
sia all'articolazione della spesa pubblica per realizzare investimenti ed occasioni di
sviluppo in tutti i settori trainanti. Tutto ciò compatibilmente con una stretta
economica sulla finanza locale che non ha precedenti negli ultimi 30 anni.
Negli ultimi anni la finanza pubblica è stata interessata a più riprese da interventi
normativi che ne hanno modificato la struttura e, attraverso manovre correnti dei
conti pubblici, il contenuto. Il punto di partenza è stata la Legge Delega n. 42/2009
che ha dato avvio al federalismo fiscale, con il quale è stato delineato un nuovo
assetto della finanza pubblica, che rappresenta un passaggio da un sistema di finanza
derivata, fondato prevalentemente sui trasferimenti finanziari dello Stato agli Enti,
all'autonomia impositiva degli Enti territoriali.
Il percorso per l'attuazione del federalismo è tuttavia ancora incompleto. Questo
scenario in evoluzione del federalismo municipale si è intrecciato con le pressanti
esigenze di riduzione del disavanzo del debito pubblico, producendo un insieme
complesso di normative di grande impatto sugli Enti Locali. Si va dal nuovo Patto di
Stabilità, alle manovre finanziarie del Governo Berlusconi e infine a quelle del
Governo Monti.
Da un lato, viene ampliata la leva fiscale dei Comuni, anticipando al 2012 l'Imposta
Municipale Unica (IMU) ed estendendone la base imponibile, sia attraverso
l'inclusione dell'abitazione principale, sia attraverso un moltiplicatore delle rendite
(differenziato per tipologia catastale) ai fini del calcolo della base imponibile.
Peraltro, lo Stato si è riservato parte importante del gettito. Tuttavia, la leva fiscale
per i Comuni è di fatto sono incrementale. Ne deriva che i Comuni non hanno alcun
beneficio, in termini di maggiori risorse, fino a concorrenza delle aliquote base
(rispettivamente 0,4% sulla prima e 0,76% sugli altri immobili). Ogni scostamento
verso il basso, rispetto a queste aliquote, comporterebbe, per chi volesse muoversi in
questa direzione, non solo un mancato incasso, ma un onere effettivo, che andrebbe
ad aggiungersi a tutte le altre cospicue riduzioni di entrate, in quanto, fino a
concorrenza di queste aliquote base, verrà comunque ridotto il fondo sperimentale. In
questo modo, le maggiori risorse prelevate (ad aliquote base) sono di fatto attribuite
o sterilizzate a favore del complessivo dello Stato.
Inoltre, poiché ai Comuni verranno ulteriormente ridotte le risorse statali, già si è
dato, di fatto, per scontato che i Comuni sarebbero stati costretti ad aumentare le
aliquote rispetto a quelle base, non per potenziare o migliorare i servizi - questo tema
lo riportava prima il dibattito -, ma unicamente per compensare le riduzioni di entrate
statali.
Il Bilancio di Previsione degli Enti Locali ai quali si applicano le disposizioni del
Patto di Stabilità interno deve essere inoltre approvato iscrivendo le previsioni di
entrata e di spesa in misura tale che, unitamente alle previsioni dei flussi di cassa di
entrata e di spesa, al netto delle riscossioni e delle concessioni di crediti, sia garantito
il rispetto delle regole che disciplinano il Patto medesimo.
A tale fine, gli Enti Locali sono tenuti ad allegare al Bilancio di Previsione un
apposito prospetto contenente le previsioni di competenza e di cassa degli aggregati
rilevanti ai fini del Patto di Stabilità interno; il Bilancio di quest'anno, sulla base
delle proiezioni stimate per il 2012, è strutturato per rispettare il Patto 2012.
Con la modifica del T.U.E.L., gran parte degli Enti Locali italiani non possono più
finanziare investimenti a mutuo, indipendentemente dal rispetto o meno del Patto di
Stabilità. Inoltre, la norma stabilisce che dal 2013 "Ai fini della tutela dell'unità
economica della Repubblica a decorrere dal 2013 gli Enti territoriali riducono l'entità
del debito pubblico" con obiettivi programmati. È poi arrivato l'inserimento nella
Costituzione del seguente inciso nell'articolo 81: "Il ricorso all'indebitamento è
consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico e, previa
autorizzazione delle Camere adottata a maggioranza assoluta dei componenti, al
verificarsi di eventi eccezionali".
Non può non stupire il silenzio che ha accompagnato questo processo di modifica
costituzionale, di portata enorme, e non necessariamente positiva, mentre in altri
Paesi europei su questi temi e sul connesso Fiscal Compact si stanno sviluppando
discussioni e confronti assai più vasti. Spesso cambiamenti di vasta portata nel nostro
Paese sono accompagnati da poca risonanza.
Circa il nostro rating, la BBB+ con prospettive "negative" attribuita per il 2011 da
Standard & Poor's e la A- con prospettive "negative" da parte di Fitch Ratings,
definiscono, nonostante il declassamento, un'accentuata propensione ad onorare il
pagamento degli interessi e del capitale sui propri debiti in ammortamento riflettendo
l'andamento del rating assegnato alla Repubblica Italiana, che nel corso del 2011 è
stato rivisto da A+ a BBB+ e che l'Ente Locale in ogni caso non può superare
secondo le indicazioni elaborate dalla Commissione di valutazione dell'agenzia
Standard & Poor's, che infatti stima il merito di credito indicativo (ICL) del Comune
di Torino pari ad A- (non equivale ad un rating, ma è uno strumento per valutare il
profilo creditizio di un Ente territoriale slegandolo dal giudizio del Paese); in altri
termini, potenzialmente la Città offre più garanzie rispetto allo Stato.
Sono oltre 158 i milioni di trasferimento statale in meno sul 2011, oltre 200 sul 2010;
19 quelli in meno dalla Regione Piemonte.
In tale contesto, l'impostazione della manovra è stata incentrata su alcune linee
prioritarie, che hanno richiesto un forte apporto di strumentazione tecnica di
programmazione, ma i cui risultati sono base fondamentale del lavoro per il Bilancio
di quest'anno e degli anni seguenti: operare innanzitutto una revisione della spesa
ispirata inizialmente al budget a base zero; mantenere invariato il livello di spesa
sociale; revisionare e rimodulare l'entrata ordinaria (tributi, fitti attivi, rendimento
del capitale investito); ridurre l'indebitamento; garantire un buon livello di
investimenti aggregati; rendere disponibili le entrate da dismissione per finanziare
investimenti e riduzione di debito a breve e medio; creare avanzo di
amministrazione, anche con operazioni straordinarie, da destinarsi al contenimento
del rischio di inesigibilità di residui attivi, accelerare la riscossione e, con le
dismissioni, migliorare il saldo di liquidità dell'Ente.
Queste, in sintesi, le coordinate di formazione della manovra comunale 2012.
Le politiche di Bilancio che l'Amministrazione ha adottato per fronteggiare tale
contesto possono essere così sintetizzate:
- riduzione della spesa corrente e degli investimenti;
- dismissione di quote delle società partecipate;
- rafforzamento delle voci di entrata (a cominciare dai tributi locali).
Tutte azioni con un obiettivo principale: ridurre l'indebitamento e non finanziare
nuove spese e/o nuovi investimenti (se non con altri mezzi). In altri termini,
un'azione combinata tra incremento delle entrate tributarie e riduzione della spesa da
ottenere soprattutto con economie gestionali per compensare i tagli ai trasferimenti e
non ridimensionare l'offerta dei servizi comunali.
La crisi intensa che viviamo e le scelte in risposta dei Governi hanno profondamente
mutato il ruolo degli Enti Locali, ridimensionandone drasticamente la libertà di
azione. Minore libertà, minori trasferimenti, ma comunque l'obbligo, per legge, di
garantire i servizi locali, che si chiamano livelli essenziali di assistenza, oppure
welfare, oppure servizi delegati in attività propria, che non sono elastici quanto è
elastico tagliare il trasferimento alle spalle dello Stato. Non esiste una simmetria per
cui è tanto facile cambiare una cifra di trasferimento ed è altrettanto facile, a valle,
tagliare un servizio o produrre un servizio minore. È molto più complicato per noi
riprogettare i servizi: ci vuole tempo, pazienza, consenso, una fase di crisi magari
meno aspra di questa ed una congiuntura più morbida di questa. Però, questa è la
sfida e questo è il quadro in cui l'Amministrazione (insieme alle altre) si sta
muovendo.
Questo è il contesto in cui proviamo a dare risposte ai bisogni e, naturalmente, anche
a garantire stabilità e certezza ai conti pubblici, trovando il miglior compromesso
possibile tra certezza ed equilibrio delle risorse e stabilità del sistema e necessità di
non ridurre i servizi essenziali oltre dei limiti che siano dannosi per i nostri
concittadini.
Tutto ciò sapendo che, sempre di più, l'Ente Locale, il Sindaco o il Consiglio
Comunale si trovano nella scomoda condizione di esaminare un Bilancio o risorse
che sono sempre meno effettivamente autonome rispetto alle scelte e sempre più
condizionate da saldi generali. Tuttavia, adducere inconveniens non est solvere
argumentum; e noi dobbiamo risolvere i problemi.
Le leggi finanziarie degli ultimi anni hanno trattato con particolare attenzione il tema
della spesa per il personale, introducendo di volta in volta criteri e parametri di
controllo che hanno reso il contenimento di tale tipologia di spesa uno dei principali
obiettivi finanziari cui anche la politica degli Enti Locali deve necessariamente
uniformarsi. L'Amministrazione ha concluso con le parti sociali operazioni di
contenimento del costo del lavoro che consentano di affrontare al meglio l'attuale
congiuntura economica e finanziaria in cui versano il Paese ed il nostro Ente,
individuando voci di spesa e modalità di riduzione che rendano il sacrificio richiesto
ai lavoratori più equo e sostenibile possibile.
Analizzando il dettaglio dei conti aggregati, si può riassumere che il Bilancio
Previsionale 2012 pareggia a 1.329.000.000 di Euro, senza alcuna applicazione di
avanzo, che per il 2011 è stato interamente vincolato a rischi su perdite su crediti. In
particolare, le entrate tributarie saldano in 885 milioni di Euro, in aumento per il
cambiamento di classificazione di entrate statali e per effetto della manovra IMU. Le
entrate extratributarie (canoni, concessioni, interessi e fitti attivi, mense e
contravvenzioni) ammontano a 333 milioni di Euro, in flessione rispetto agli anni
precedenti principalmente per i minori dividendi. Criteri di massima prudenza
finanziaria hanno suggerito contenute previsioni di entrata sia per sanzioni (-17%),
sia per entrate da concessioni edilizie (-55%) e da plusvalore (-45%).
La manovra così risultante consente di non destinare entrate una tantum a copertura
di spese ripetitive; le concessioni edilizie, per l'ultimo anno applicabili alla spesa
corrente, ed il plusvalore finanzieranno la penale una tantum per il superamento dei
limiti del Patto di Stabilità 2011. (…) Così operando, il Bilancio 2012 è stato
improntato anche ad un profilo di consolidamento e maggiore solidità, come peraltro
raccomandato dagli organismi di vigilanza nell'esercizio delle funzioni ordinarie di
controllo.
Il Patto di Stabilità ha un impatto nel 2012 ancora pesante sul Bilancio della Città di
Torino, ovvero l'attribuzione di un saldo aggiuntivo per tutti gli Enti di 120 milioni
di Euro, oltre il cosiddetto "saldo zero", richiedendo necessariamente iniziative sul
fronte dell'entrata, unitamente all'impostazione della revisione della spesa nella
formazione delle previsioni, ed un piano straordinario di dismissioni mobiliari ed
immobiliari.
Contrasto all'evasione, redistribuzione del prelievo, mantenimento delle agevolazioni
anche per redditi intermedi, fondi perequativi per i redditi più bassi, sono state le
linee guida per ammortizzare gli effetti della crisi.
Con il nuovo sistema di contrasto all'evasione fiscale, caratterizzato da nuove
funzioni dei Comuni, ma anche da nuovi poteri, la Città ha colto appieno tali
opportunità, anche mediante un'accelerazione dell'integrazione delle banche dati
esistenti.
Sul fronte TARSU/TIA, la normativa ripropone una fase transitoria di sospensione
della normativa di riferimento, è in arrivo il Tributo comunale rifiuti e servizi
(TARES) dal 2013; il tributo comprenderà una quota ambientale per lo smaltimento
dei rifiuti e la quota "servizi" per la sicurezza, l'illuminazione e la gestione delle
strade (i cosiddetti servizi indivisibili). La componente "rifiuti" della TARES sarà
proporzionata alle quantità e qualità medie ordinarie dei rifiuti prodotte per unità di
superficie, in relazione agli usi ed alla tipologia di attività svolte sulla base dei criteri
stabiliti da un Regolamento da emanarsi entro il 31 ottobre 2012.
Così, mentre continua l'avvicinamento tendenziale alla stima della futura tariffa
tramite, per la generalità di casi, l'applicazione del tasso di inflazione programmato
(quest'anno il 3% per le famiglie) e per le categorie notevolmente sotto soglia, in
misura progressivamente maggiore, nel 2012 vengono confermate le agevolazioni;
oltre a mantenere inalterati i benefici già presenti (singles under 65 e over 65; sgravi
per cantieri prolungati; sgravi per le scuole; ecc.) viene rifinanziato il beneficio dello
sconto per categorie reddituali. Fino al 2006, infatti, era previsto uno sconto sulla
TARSU per le famiglie che fossero comprese nel limite ISEE di Euro 11.365. Dal
2007, con l'intento di sgravare anche nuclei famigliari nella fascia superiore alla
semplice sussistenza, l'agevolazione si è articolata fino a proteggere redditi intorno
ai 24.000 Euro ISEE. È possibile affermare con certezza che i provvedimenti
anticrisi della Città di Torino sono tra i migliori e più efficaci d'Italia; ne beneficiano
oltre 55.000 famiglie l'anno, solo in materia di tributi.
Da ultimo, la facoltà, correlata nella logica al nuovo Patto di Stabilità, di variare le
aliquote di addizionale comunale, e la stretta posta dai vincoli di finanza pubblica e
del conseguente Patto di Stabilità interno rende indifferibile l'adeguamento allo 0,8%
dell'aliquota dell'addizionale comunale, ferma dal 2007 allo 0,5%; tuttavia il
Comune intende avvalersi della previsione normativa che permette la creazione ed il
mantenimento di una soglia di esenzione. Tale soglia di esenzione permetterà ai
redditi più bassi di non corrispondere più alcun gettito addizionale IRE; l'intenzione
è di esentare fino a 11.200 Euro di reddito, comprendendo, ad esempio, le soglie di
redditi di pensione minima, i lavoratori in CIG, in mobilità, alcune forme di
precariato ed altri redditi medio bassi (o aziende in crisi o partite IVA in crisi).
La novità del 2012 è determinata principalmente dall'istituzione dell'IMU con
un'entrata di 414 milioni di Euro e conseguentemente dalla riduzione del fondo
sperimentale di riequilibrio (FSR) per 158,06 milioni di Euro; la Città ha fissato
l'aliquota prima casa allo 0,575% e allo 1,06% per gli altri usi, abbassando allo 0,575
sia gli immobili delle ATC e delle cooperative a proprietà indivisa, sia gli immobili
locali a contratti "secondo canale". Anche le aree edificabili e gli usi diretti tra
parenti di primo grado scontano imposte alleggerite. Numerose altre agevolazioni
sono introdotte per via regolamentare (residenti in strutture di cura, onlus, residenti
all'estero, ecc.); sull'IMU molto è stato detto; utile ricordare la natura patrimoniale
dell'imposta ed il fatto che, tra tagli compensativi IMU del FSR e gettito, lo Stato
riceve da Torino circa 240 milioni di Euro.
L'intento dell'Amministrazione è quello di privilegiare azioni di redistribuzione delle
agevolazioni/sostegno, garantendo ai ceti deboli l'accesso ai servizi diffusi o a
tariffa. Un rafforzamento del principio di sussidiarietà interpretato dal nostro Ente;
per attuare ciò sarà necessario co-progettare il futuro dei nostri servizi, coinvolgendo
nella sfida, già in sede programmatoria, gli operatori del terzo settore.
Per quanto concerne la spesa, in parte corrente, si rileva una flessione generale della
spesa di oltre 45 milioni, per il personale di 22 milioni e di 20 milioni per spese di
acquisto di beni e servizi. Gli oneri derivanti da interessi e quote capitale dei mutui
fin qui contratti ammontano a 241 milioni di Euro, composti da 114 milioni di
rimborsi per quote capitale e 136 milioni di interessi passivi.
Un altro aspetto rilevante è costituito dal processo di razionalizzazione delle spese
attraverso l'individuazione di inefficienze e diseconomicità, a cui ha contribuito
anche il nuovo sistema di contabilità più trasparente e meno astratto ed, in
particolare, il sistema di budgeting quale strumento di responsabilizzazione dei
dirigenti. Per quest'esercizio si è concentrato sui servizi interni alla macchina
comunale, ma si estenderà presto a tutti i comparti dell'Ente.
Il Bilancio prevede il piano triennale degli investimenti, che sinteticamente può
essere definito equo nella sua distribuzione territoriale e basato su priorità già da
tempo ben individuate dall'Amministrazione Comunale, fermo restando comunque
che, trattandosi di un piano dinamico, esiste la possibilità a revisioni qualora motivi
contingenti o condizioni di opportunità lo rendessero necessario.
Il piano degli investimenti 2012/2014 è stato elaborato sulla base delle richieste
formulate dalle singole unità organizzative. Un programma di investimenti che punta
alla realizzazione di microinterventi da cui tanto dipende la qualità della vita nella
Città.
Per quanto concerne la spesa in conto capitale, il Bilancio prevede 204 milioni di
investimenti, suddivisi tra 79 milioni di Euro per opere pubbliche, 23 milioni di
manutenzioni straordinarie e 102 di altri investimenti. Sono cifre ancora importanti,
se contestualizzate nel divieto costituzionale di contrarre debito per investimenti dal
2012, che permettono di continuare il lavoro di rinnovamento della città, nella
prospettiva del mantenimento degli straordinari interventi realizzati negli anni
passati.
Dalle considerazioni su esposte, un dato significativo, ma che deve essere oggetto di
costante monitoraggio, è l'andamento del debito; siamo stati di fronte ad un trend
crescente del periodo 1999-2007, effetto, come detto sopra, della necessità di
sviluppare gli investimenti necessari alla trasformazione della città e al quadro di
grandi opere realizzate negli ultimi anni.
La politica del contenimento, iniziata 5 anni or sono, mostra ora i suoi frutti e oggi
una politica che consenta sia una riduzione del costo del debito, sia una riduzione
dell'ammontare dello stesso è nei fatti conseguita; a fine esercizio si potrà contare su
una riduzione di altri 80 milioni e a fine 2013 secondo le proiezioni il debito tornerà
al di sotto della soglia dei 3 miliardi. Associata a ciò, una razionalizzazione del
Bilancio corrente, la cui rigidità è ora in diminuzione e per il quale occorre
continuare con serietà una ristrutturazione interna, salvaguardando ed anzi
migliorando efficacia della spesa sociale ed efficienza nei servizi resi ai cittadini. Per
fare ciò servirà determinazione, fiducia e trasparenza negli obiettivi. Tutte sfide già
raccolte, perché il modello Torino di welfare e sviluppo deve mutare come mutano
l'economia reale, i bisogni dei cittadini, i profili demografici e coniugare politiche
dell'agio e della prevenzione con quelle del disagio è sempre stato un punto di forza
di questa Amministrazione.
Il Consiglio ha più volte chiesto alla Giunta di adottare poche variazioni di Bilancio;
l'anno scorso, ne abbiamo fatte tre, quindi pochissime, ma corrispondevano a tre
manovre governative (luglio, settembre e novembre). L'autonomia di quest'organo di
governo e dell'organo consiliare (che, ribadisco, è il proprietario del Bilancio) è
sempre più relegato ad una funzione non di esercizio preventivo di orientamento
delle risorse, ma di costante e susseguente aggiustamento delle risorse disponibili
rispetto allo scenario in continuo mutamento. Questa scelta non discende da
un'impostazione politica e non è imputabile all'Amministrazione (vale qui ed in tutte
le Amministrazioni Comunali d'Italia), è il grande grido d'allarme e di sofferenza
che tutti i Sindaci con la fascia tricolore stanno ponendo in modo insistente al
Governo dello Stato. Dopodiché, se, invece, si vuole ritornare ad un sistema in cui gli
Enti Locali programmano le attività e garantiscono i servizi, bisogna che si chiuda la
stagione delle false autonomie fiscali (quella in cui il gettito fiscale lo mette il
Comune, ma metà va allo Stato, come l'IMU), che finiscano le stagioni in cui il
rigore viene fatto prevalentemente con tagli certi al sistema delegato e tagli incerti al
sistema centrale e che si prenda una direzione molto chiara di sobrietà e di rigore, ma
deve essere un rigore che non vada a scapito del sistema degli Enti Locali, che, in
questo Paese, sono il nerbo portante del welfare ed il sistema di sviluppo dell'intera
economia italiana. Esiste anche il rischio concreto che lo sbandierato "spending
review" dello Stato sia in realtà un'ennesima ingerenza nelle autonomie locali.
Questo Bilancio è frutto del lavoro e della professionalità di persone che con
dedizione hanno accompagnato il percorso della sua formazione, in un anno
particolarmente complesso. A tutti loro va il mio ringraziamento per la
professionalità e la capacità indiscussa. Un grazie anche alla Giunta ed al Sindaco
per la collaborazione nella formazione del Bilancio, ai Revisori dei Conti per la loro
delicata funzione ed al personale del Consiglio Comunale per la pazienza ogni anno
dimostrata (quest'anno, devo dire, in particolare). Un Assessore al Bilancio in tempi
di economie rischia di essere un contemporaneo antipatico, l'avevo già scritto
qualche anno fa, ma speriamo un gradito antenato.
L'ambizione di questa Amministrazione è, con il Bilancio che da oggi sarà discusso
nel Consiglio Comunale, quella di portare in discussione un atto non solo di rilievo
sotto il profilo della contabilità pubblica, ma un atto che pone le basi per un'attività
in cui questa Amministrazione è programmaticamente impegnata per questa
legislatura, ossia nell'elaborazione di indirizzi per portare la città oltre la grande crisi
di questi anni.
La trasformazione della Città per noi non è un atto neutro e non tutte le uscite dalla
crisi sono equivalenti. Se, per un verso, il Comune non può che fare i conti con la
penalizzante legislazione regionale e nazionale, da altri punti di vista, i dati che
parlano di un investimento sul welfare che si mantiene agli stessi livelli degli anni
scorsi, nonostante gli ingenti tagli ai trasferimenti di Stato e Regione, è ben più che
un biglietto da visita, sono la descrizione di una città che crede nella giustizia sociale.
E l'accento continuamente posto sulla formazione e l'accoglienza di tantissimi
ragazzi e ragazze fuori sede, nonostante i pesanti interventi regionali sulle borse di
studio, significa che la città non rinuncia alla propria vocazione di città che vuole
continuare a cambiare aprendosi al "sangue nuovo" dei suoi nuovi cittadini e
cittadine, che hanno scelto e sceglieranno la nostra città proprio per la straordinario
sforzo di modernità che abbiamo compiuto nell'ultimo quindicennio.
Nonostante il vento avverso della crisi, siamo convinti di poter restituire una visione
ed uno slancio alla città e di far sì che Torino possa continuare ad essere un
riferimento nazionale per la sua capacità di ripensare con autonomia, coraggio e
coerenza la vocazione di una metropoli contemporanea del nuovo secolo.
I segnali non mancano e in questo viaggio già raccogliamo segnali che la direzione
intrapresa è quella corretta: il turismo, lungi da aver raggiunto il suo apice con i
grandi eventi olimpici, si caratterizza oggi come un settore d'impresa solido e ben
radicato, nel quale il Comune sta accompagnando un ulteriore irrobustimento di
sistema con il lancio della struttura del "polo reale" e soprattutto un percorso di
maturazione di sistema destinato inevitabilmente a riflettersi in meglio nella qualità
dell'offerta, attraverso una razionalizzazione della governance del settore.
La cultura continua ad essere uno straordinario vettore della rinascita di Torino.
Un'offerta attenta ai costi ma capace tuttavia di richiamare un flusso sempre
maggiore di turisti e nuovi cittadini torinesi, attirati dall'eccellenza dell'offerta
formativa e culturale della città.
Con riferimento al commercio, il Comune sta raccogliendo consensi e successi in
tutta Europa per la qualità ed organizzazione dei nostri mercati: saper difendere la
cittadinanza dalla crisi significa anche valorizzare e rafforzare la straordinaria risorsa
economica e sociale che gli stessi rappresentano, oltre che al commercio di via, vera
e propria risorsa e presidio della vita nei quartieri della città.
Lo sforzo della città a ripensarsi come sistema urbano intelligente è stato reso
evidente negli ultimi mesi, ma il lavoro della città per agganciare tutto il sistema
dell'economia cittadina al treno della nuova economia ecocompatibile è evidente sia
nelle scelte quotidiane di amministrazione (basti pensare allo sviluppo della rete del
teleriscaldamento), sia in quelle di prospettiva più lunga.
Il tema dell'ambiente si connette strettamente con quello della viabilità, nel quale la
riorganizzazione delle linee del trasporto pubblico ha consentito di approntare
un'offerta adeguata ai mutati bisogni dell'utenza, nella prospettiva, una volta
conseguito l'imminente risultato dell'apertura del Passante, di una città con un
traffico veicolare meno invasivo ed inquinante.
Le sfide, quelle vere, richiedono di ripensarsi, anche radicalmente. Ciò può
significare abbandonare visioni confortanti e consolidate di ciò che siamo e possiamo
fare. L'Amministrazione su questo non si tirerà indietro. Ma sbaglia chi pensa che, di
fronte a questo cambiamento, la Città possa tornare ad accarezzare la tentazione di
tornare indietro, a quel passato chiuso, sfiduciato e timoroso nel quale la fine della
Città Fabbrica rischiava di farci cadere. La nuova Torino vivrà questa nuova sfida,
ascoltando, discutendo molto, ma allo stesso tempo decidendo ciò che un futuro ricco
di sfide ci impone. Di questo cimento, il Bilancio di oggi è un nuovo, importante
passo.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
Ringrazio l'Assessore per l'illustrazione.
Assessore, chiedo se sia possibile far pervenire entro le ore 9.30-10.00 di domani
mattina la sua relazione in Presidenza per poterne consegnare una copia a tutti i
Consiglieri, in modo tale che possano rileggerla con attenzione prima della seduta
convocata per le ore 13.00. (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
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