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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 11 Giugno 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 39
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2012-02263
MISURE URGENTI DI ADEGUAMENTO ALLA NORMATIVA REGIONALE PER FRONTEGGIARE LA RIDUZIONE DEI FINANZIAMENTI STATALI E REGIONALI. REVOCA DELLE MISURE PRECEDENTEMENTE ADOTTATE COSTITUENTI MIGLIOR FAVORE RISPETTO ALLA NORMATIVA REGIONALE.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201202263/019,
presentata dalla Giunta Comunale in data 8 maggio 2012, avente per oggetto:
"Misure urgenti di adeguamento alla normativa regionale per fronteggiare la riduzione
dei finanziamenti statali e regionali. Revoca delle misure precedentemente adottate
costituenti miglior favore rispetto alla normativa regionale".
e della proposta di mozione n. mecc. 201202905/002, presentata dal Consigliere
Marrone in data 4 giugno 2012, avente per oggetto:
"Accompagnamento a delibera mecc. 201202263/019 'Misure urgenti di adeguamento
alla normativa regionale per fronteggiare la riduzione dei finanziamenti statali e
regionali. Revoca delle misure precedentemente adottate costituenti miglior favore
rispetto alla normativa regionale'".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Comunico che in data 30/05/2012 le competenti Commissioni hanno rimesso il
provvedimento in Aula.
Sono stati presentati 2 subemendamenti dal PD, un emendamento di Commissione e 14
emendamenti, di cui 2 della Giunta, 10 del PdL e 2 del Movimento 5 Stelle, e 2 nuovi
subemendamenti, arrivati fuori termine ma che sono stati accolti, da parte di SEL.
La discussione della proposta di deliberazione e della proposta di mozione avverrà
congiuntamente.
La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Tisi.

TISI Elide (Assessore)
Questa è una proposta di deliberazione che cerca, responsabilmente, di far fronte ad una
fase estremamente difficile del welfare nel nostro Paese, individuando delle
fondamentali priorità nei confronti delle persone più fragili, che, anche dal punto di
vista economico, vivono delle maggiori fragilità.
Credo che sia importante dire che, in questi anni, l'utenza che è affluita ai servizi
oggetto della proposta di deliberazione è aumentata del 20% per quanto riguarda
l'assistenza economica e di oltre il 30% per quanto riguarda le prestazioni residenziali.
A fronte di questo aumento, ci troviamo, però, nella situazione in cui le risorse dei fondi
nazionali sono state azzerate (e cito come esempio, perché in realtà sono molti, il fondo
per la non autosufficienza che, per la Città di Torino, valeva 7 milioni di Euro e che è
stato azzerato), ma sono stati azzerati anche i fondi che servivano proprio ad incentivare
alcuni interventi, ad esempio la definizione, il sostegno e l'uniformità di franchigie
immobiliari e mobiliari sul territorio piemontese.
In particolare, la Regione Piemonte aveva destinato alla Città di Torino 3.400.000 Euro
a sostegno della DGR 37, che avevano proprio la finalità di raggiungere un'omogeneità
territoriale che, poi, è venuta meno anche con il venir meno di questi incentivi.
Nel triennio l'andamento dei trasferimenti dei fondi, tra regionali e nazionali, è andato
via via diminuendo, passando dai 48 milioni di Euro del 2009, ai 42 milioni di Euro del
2010, ai circa 33 milioni di Euro del 2011 e la preoccupazione per l'anno 2012 è che
siano ulteriormente ridotti e contenuti a 25 milioni di Euro.
Quindi, questo è sicuramente un quadro che richiama la responsabilità di tutti nel
trovare delle soluzioni che consentano la continuità dei servizi e, come dicevo, la
priorità da parte delle fasce più deboli e che siano tese, in qualche modo, a chiamare in
causa i patrimoni pubblici, quindi anche delle IPAB (e su questo, come si sa, sono stati
già fatti degli atti anche formali da parte di questo Consiglio Comunale e su questa
strada si intende proseguire), ma anche dal punto di vista dei patrimoni privati e, quindi,
di proprietà delle persone.
Naturalmente, si considera, al fine dell'erogazione del sostegno sempre e soltanto, in
particolare, su non autosufficienza e disabilità, il reddito dell'utente e non già il reddito
familiare, come previsto dalle normative, in particolare quelle della Regione Piemonte.
Io credo che, a questo proposito, sia anche importante ricordare che tutto quanto attiene
il sostegno alla non autosufficienza è fatto in integrazione con la Sanità e soprattutto che
tutto quanto attiene alla non autosufficienza e disabilità costituiscono livello essenziale
sociosanitario in titolarità sanitaria.
Quindi, l'attivazione del servizio e l'erogazione del servizio, che può essere a carico del
servizio sanitario domiciliare, ma può anche prevedere il ricovero in struttura o in centro
diurno, è tra il 50-70%, a seconda delle condizioni di patologia.
Per la restante parte, che quindi è riferita alle persone economicamente fragili e non in
grado di farsi carico della quota che la norma prevede a carico del cittadino, viene
alternativamente assunta dal Comune.
Vorrei anche sottolineare che, laddove ci siano dei limiti di reddito nel sostenere la
quota di compartecipazione, perché talvolta accade, soprattutto tra gli anziani, che ci
siano dei redditi bassi è presente, viceversa, anche in modo consistente, di patrimoni
immobiliari. È già in essere e si intende rafforzare un sistema di anticipazioni, ma
soprattutto di prestiti, che consenta, dunque, di far fronte a questa difficoltà e poter
ottenere ugualmente il servizio.
Nella fattispecie, l'oggetto della deliberazione è l'adeguamento dei parametri delle
franchigie patrimoniali, sia mobiliari che immobiliari, riportando a 51.000 Euro la
franchigia immobiliare e a 15.000 Euro la franchigia mobiliare; mentre è previsto un
intervento anche per quanto riguarda il sostegno economico alle persone indigenti, in
questo caso non si tratta LEA sociosanitario, ma è attività squisitamente socio-
assistenziale prevede la modifica di erogare aiuti economici per gli adulti abili al lavoro,
non più con un meccanismo automatico, ma su progetto, favorendo - anche in
collaborazione con altri Assessorati - gli inserimenti ed i percorsi di avvio inserimento
lavorativo.
Un altro elemento che riallinea il provvedimento anche alle norme nazionali è
l'elevazione per la definizione di età anziana ai 65 anni; questo per tutta una serie di
interventi, in quanto, nella Città di Torino, in virtù ancora di vecchi Regolamenti, l'età
anziana veniva considerata 60 anni.
Io mi fermerei qui nell'illustrazione generale.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
È il richiamo alla responsabilità dell'Assessore che mi spinge ad intervenire,
approfittando anche della presenza del Sindaco. Questo è un tema importante; sono tagli
importanti quelli del Governo centrale, che, poi, ovviamente, a pioggia si sono
distribuiti sulla Regione, che, in automatico, va a tagliare sui soldi girati ai Comuni. In
particolare, il nostro è un Comune che ha tanto bisogno di aiuti e di soldi per mantenere
i servizi in piedi.
È per questo che io accolgo l'appello alla responsabilità, a patto che si smetta di
raccontare in giro cose che non corrispondono alla verità, perché la maggioranza che
governa la Città di Torino, non in prima persona, però la Giunta, spesso, si è trovata
nella condizione di dare la colpa alla Regione, perché il Comune andava a chiudere
quelli che erano i servizi essenziali a livello sociosanitario.
Questo, secondo me, è un grosso problema, perché in questo modo si dà una cattiva
percezione, soprattutto ai cittadini e a chi si vede privato di questi servizi, di cose che
poi non sono realmente così, perché - il Sindaco lo sa bene, perché è molto in contatto
con quella che è la realtà regionale - da parte della Regione Piemonte c'è la volontà di
cercare di mettere a disposizione più risorse possibili, per far sì che tutti quelli che sono
i servizi che oggi noi andiamo a tagliare rimangano il più possibile così come noi oggi li
conosciamo. Però, ci si deve rendere conto che, se noi facciamo un appello alla
responsabilità, poi non ci si può girare - adesso, mi rivolgo più alla maggioranza, perché
è suo costume gettare sempre benzina sul fuoco ogni volta che si manifesta un problema
-. Bisogna mettersi nella condizione di essere responsabili entrambi, noi come
opposizione, magari anche non andando contro un provvedimento che è quasi obbligato,
perché, quando mancano i soldi, poi bisogna intervenire in maniera drastica - così come
è stato -, e voi come maggioranza, cercando di avere un po' di onestà intellettuale.
Ci troviamo di fronte a seri problemi economici e anche la Regione è costretta a dover
tagliare dei finanziamenti che erano previsti, non per sua volontà, perché sono sicuro
che il Presidente Cota, se potesse, riempirebbe il Comune di Torino di soldi per
mantenere questi servizi attivi, solo che non si può, perché i soldi ad oggi non ci sono e
le deliberazioni che abbiamo votato prima ne sono la dimostrazione. Nessuno vorrebbe
aumentare, però si è in questa condizione e si deve fare di necessità virtù.
Quindi, quello che chiedo, soprattutto al Sindaco - perché è lui che dovrebbe dare una
linea politica a questa maggioranza Consiliare -, è di non denigrare, di fronte a
determinate situazioni, quello che è il lavoro che sta facendo la Regione, perché la sua
maggioranza, Sindaco, lo fa ogni volta che si trova nelle condizioni di poterlo fare.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Questa evidentemente è una deliberazione triste ed odiosa, perché va a tagliare
prestazioni agli anziani, ai disabili, ai minori. Evidentemente, è il risultato del gioco del
cerino in cui si comincia a tagliare a livello nazionale, poi si taglia a livello regionale,
poi il cerino arriva al Comune.
Purtroppo, qui, per ora, non si è riusciti a trovare qualcun altro su cui scaricare questo
cerino e quindi questi tagli sono stati scaricati sulle prestazioni che vengono offerte agli
anziani, eccetera, pur riconoscendo che si trattava di prestazioni aggiuntive rispetto ai
livelli minimi delle leggi regionali.
Però, credo sia intenzione di tutti - come anche già discusso in Commissione - cercare
di capire se riusciamo a recuperare in queste due settimane i soldi che servono per
ritornare un pochino indietro su questi tagli, in particolare sulla questione della
franchigia immobiliare, che è rimasta, sì, fissata a 51.000 Euro, ma, nel frattempo, sono
state rivalutate le rendite catastali e, quindi, di fatto, è stata decurtata del 60%.
Io ho visto un subemendamento della maggioranza, che è sostanzialmente simile agli
emendamenti che avevamo presentato noi (ma perché era quello il parere che emergeva
dalla Commissione). Cioè, bisognerebbe vedere, in queste due settimane, prima
dell'approvazione del Bilancio, se si trovano i fondi che l'Assessore aveva quantificato
in circa 2 milioni di Euro per il 2012 e circa 4 milioni di Euro per un anno intero
(perché qui stiamo praticamente partendo da giugno).
Però, visto che poi è arrivato un ulteriore subemendamento, sempre da una parte della
maggioranza, che invece dice: "No, decidiamo già adesso che la franchigia viene
rivalutata", vorrei capire se le risorse siano state trovate, visto che anche i pareri sono
favorevoli; non ho capito se c'è la copertura finanziaria per poter già da ora, con grande
piacere di tutti, elevare questa franchigia o se è soltanto una dichiarazione così, però non
valutata finanziariamente.
Adesso, non è più presente l'Assessore al Bilancio, però vorrei capire se c'è stata una
valutazione economica sulla possibilità o meno di elevare questa franchigia.
Quindi, spero che l'Assessore Tisi, visto che non c'è l'Assessore Passoni, possa dare
una risposta sul punto (appena finisce il vertice di maggioranza presso il Sindaco).

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
È sempre un piacere da parte della minoranza poter intervenire con la piena attenzione
del Sindaco, dell'Assessore competente e della parte critica della maggioranza. Anche
perché i rilievi mossi a questa proposta di deliberazione penso che siano gli stessi,
oggetto anche di altri subemendamenti e sono già stati anticipati dal Consigliere
Bertola.
Quando la normativa nazionale e quella regionale fanno riferimento agli indicatori ICI,
inserire l'indicatore IMU, oggettivamente, ricomprende una rivalutazione al 60% del
valore catastale, che alza di molto l'asticella del tipo di immobile di cui stiamo
parlando.
Vorrei rilevare come la CGIL, quindi non Sindacati particolarmente vicini alla mia parte
politica, ma senza dubbio con una certa esperienza in termini di assistenza, abbia
presentato delle rivendicazioni piuttosto dettagliate e molto precise e, se devo dire,
anche mature, non di contrarietà ideologica. Hanno rilevato come, inserire i parametri
IMU invece che ICI, porta praticamente, con lo stesso valore, alla differenza da un
alloggio, grossomodo, di camera e cucina ad un alloggio invece con circa cinque vani.
Quindi, crea una grande differenza ed esclude automaticamente diversi anziani, anzi,
dicono i Sindacati, diverse migliaia. Io non posso dire che questo dato sia corretto o
meno. Di sicuro, se consideriamo la tipologia media di anziano, magari adesso in
difficoltà economiche (ma che viene da un piccolo ceto medio e che, magari, ha
faticosamente conquistato la proprietà di una casa e, partendo da una famiglia, magari
ha più di un vano o più di due o tre vani), che, avendo solo l'esclusiva proprietà di
questo bene ed essendo, però, per il resto in difficoltà economiche, viene escluso da
questa deliberazione, mi sento di definirlo un taglio vero e proprio.
Io voglio tenere giustamente dei toni tranquilli e adeguati alla proposta di deliberazione,
perché sono consapevole del fatto che l'Assessore Tisi segue con grande attenzione
questo tema e anche quello dell'emergenza abitativa, quindi sono testimone della sua
attenzione sociale ai problemi. Però, devo anche ricordare che questa Giunta,
complessivamente intesa, questa maggioranza ha più volte ricordato che tutti i sacrifici,
tutto l'aumento della pressione fiscale, le dismissioni societarie delle partecipate, tutto il
complesso del rospo che dobbiamo ingoiare come Città era motivato dall'esigenza di
non tagliare l'assistenza. Ridurre, o meglio, alzare la soglia degli esclusi dall'assistenza,
soprattutto se questa esclusione è abbastanza ampia, diventa automaticamente un taglio
al servizio e questo noi non possiamo negarlo.
Faccio seguito a quanto detto anche dal Gruppo della Lega Nord - tra l'altro, citando un
pezzo della proposta di deliberazione -, cioè che la sentenza del TAR Piemonte ha
ricordato come l'intervento finanziario regionale in materia di assistenza abbia solo
carattere contributivo rispetto all'interesse primario, che dev'essere assicurato dai
Comuni titolari delle funzioni concernenti gli interventi sociali svolti a livello locale.
Io capisco che una diminuzione di contribuzione, anche ampia, da parte della Regione
porti ad una razionalizzazione; infatti, su punti come, per esempio, gli interventi di
condizionamento del sostegno al reddito, che risponde ad una razionalizzazione, non si
dice che si toglie, si dice che si vincola all'esistenza di progetti, si dice che si vincola ad
un ragionamento caso per caso da parte dei dirigenti del settore.
Lì c'è una razionalizzazione. Fare riferimento all'indicatore IMU piuttosto che ICI, in
realtà, porta ad una grande esclusione.
Io mi auguro - e con questo ho solo anticipato la discussione dei vari emendamenti che
da più parti penso arriveranno - che ci sia spazio per correggere questa proposta di
deliberazione, però tenendo conto che si arriverebbe quasi a stravolgerla, di questo
dobbiamo essere consapevoli. Di sicuro, il risultato di questo dibattito condizionerà il
voto finale, penso, di tutti, perché poi dobbiamo anche essere intellettualmente onesti
con le parti sociali e soprattutto con i soggetti più fragili e deboli che sono i destinatari
di questi servizi di assistenza.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Noi ci troviamo davanti ad una proposta di deliberazione che ha una missione
complicata, quella di mantenere i servizi non disegnandone tanto degli orizzonti o delle
ridefinizioni, ma, come ha detto correttamente l'Assessore in Commissione, quella di
cercare di salvaguardare i servizi in corso d'opera, a partire da una situazione molto
delicata, che è la situazione dell'incedere dei tagli continui alla disponibilità ed alla
compartecipazione di un servizio che, per sua natura, è un servizio misto, in parte
sanitario in parte sociale, e che, per questa sua natura, vede una compartecipazione fra
l'Ente programmatore, la Regione, e il Comune di Torino.
Se uno prova a stare dentro l'analisi di questo servizio, si rende conto che noi ci
troviamo di fronte ad una sfida dell'oggi.
Questo è un servizio che dà risposta a 12.600 persone, mentre ne esclude in lista
d'attesa altre 12.000, per cui è un servizio che, ad oggi, riesce a rispondere solo
parzialmente a quello che è il bisogno della città.
Questo è un servizio che dà risposta soltanto a quelli che vengono considerati i codici
rossi, che, per capirci, sono i casi di estrema difficoltà.
Questo è un servizio che vede la Città di Torino compartecipare la spesa, cioè
sostanzialmente pagare al posto dei soggetti più vulnerabili, più fragili, molti dei quali
delineava prima il Consigliere Marrone, per circa 1.800 sui 3.600 residenziali e circa il
60% dei 9.000 domiciliari.
Questo è un servizio che, per capirci, in termini di Bilancio, se ricordo bene i dati che
sono stati dati in Commissione e che abbiamo approfondito in queste settimane, incide
sulla spesa comunale per circa 27 milioni di Euro.
Quindi, questo è un servizio che, inevitabilmente, non può che patire profondamente dei
tagli e del ridimensionamento dei budget da parte della Regione Piemonte e dello Stato,
quindi dell'azzeramento del fondo nazionale per i non autosufficienti che c'è stato e che
di fatto è stato portato zero.
Ed è per questo che sono d'accordo con quanto diceva il Consigliere Marrone; credo
che il dibattito in Aula non è banale e non sarà banale, perché credo che noi dobbiamo
dire con chiarezza che cosa stiamo facendo in un momento difficile e delicato della città
come questo. L'Assessore lo ha detto, cioè salvaguardare i servizi in corso d'opera,
perché, ad oggi, se il trend prosegue in questo modo, noi non abbiamo le risorse a
settembre per proseguire questi standard di servizi. Quindi, bene ha fatto l'Assessore a
ricordare al Consiglio Comunale, a tutta l'Amministrazione, alla maggioranza e alla
minoranza, che bisognava intervenire ora. Quindi, credo che il Consiglio, soprattutto
questa maggioranza, si troverà ad interloquire rispetto a questo obiettivo, che è un
obiettivo importante, ma, dall'altra parte, dobbiamo dirci che, in un'ottica di più
generale discussione delle sfide di questa Amministrazione del Bilancio, che ci
troveremo a discutere nelle prossime settimane, noi oggi stiamo facendo una scelta
preventiva, che è una scelta che cerca, sì, di salvaguardare i servizi, ma bisogna capire a
che livello.
È profondamente diverso - credo - prendere a riferimento il livello tracciato; io lo
definisco uno standard, mi sembra che la CGIL faccia altrettanto e anche altri soggetti.
Per quanto riguarda quell'asticella, una cosa è se, oggi, discutiamo di portare un livello
di servizi che avevamo deciso di parametrare in anni in cui avevamo altre disponibilità,
e che, adesso, abbiamo deciso di settare andando a discutere il Bilancio sul livello di
servizi paragonabile a quello indicato dalla Legge Regionale, un'altra cosa è se, in
questo momento, dobbiamo andare ancora più in basso.
Per quanto riguarda il Gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà (poi affronteremo la
discussione di emendamenti e subemendamenti) per noi è determinante questo primo
obiettivo, cioè individuare in quel riferimento tracciato da due madri nobili dei Servizi
Sociali del nostro territorio (che erano l'Assessore Migliasso e l'Assessore Artesio), pur
in mancanza di premialità da parte della Regione - e credo che, prima o poi, dovremo
fare una discussione politica da questo punto di vista -, il punto di riferimento e il punto
di caduta.
Però, nel poco tempo che mi rimane, vorrei dire al Consiglio con chiarezza di che cosa
stiamo parlando. Lo si diceva prima, stiamo parlando veramente di donne e di uomini di
questa città. Oggi, la proposta di deliberazione, per come è concepita, se venisse
approvata in questa forma vorrebbe dire da domani mattina l'esclusione nella
compartecipazione, non nel servizio, per 1.800 persone: 1.500 nella domiciliarità e 300
nella residenzialità, per un risparmio nell'anno di 5 milioni di Euro e nel semestre di 2
milioni e mezzo di Euro.
Quindi, qui non diventa banale il tema del valore del parametro, IMU-ICI, e quindi
quale strumento utilizzare. Oggi, lo ricordo, la Legge Regionale individua in 51.000
Euro soglia ICI il parametro sotto il quale intervenire con la compartecipazione e sopra
il quale escludere la compartecipazione; mentre, invece, la formulazione attuale della
deliberazione parla di 51.000 Euro IMU. Un parametro che parametrato sul valore ICI
vale circa 36.000 Euro.
Stiamo parlando, rispetto al mercato immobiliare di Torino, veramente di un camera e
tinello nella periferia urbana.
Quindi, è chiaro che questo passaggio è il passaggio più delicato della proposta di
deliberazione in oggetto e quindi i subemendamenti che saranno in discussione si
concentrano in particolare su questo aspetto, che è un aspetto peculiare.
Ma che cosa vuol dire per le persone? Se facciamo un rapido calcolo e quindi
calcoliamo che, a fronte della diminuzione di 1.500 persone sulla domiciliarità, noi
avremo un risparmio preventivato, si diceva l'altra volta in Commissione, di circa 4
milioni di Euro, dividendo questo valore ci rendiamo conto che noi da domani
chiederemo ad alcuni cittadini di Torino, a 1.500 cittadini molto svantaggiati di Torino,
di intervenire, di compartecipare alle loro spese per 2.600, 2.700 Euro. E chiederemo a
quegli stessi cittadini nelle prossime settimane - basta fare il calcolo sul valore IMU di
una casa di quel tipo - un contributo IMU di ulteriori 450 Euro. Cioè, stiamo dicendo
che a cittadini in quelle condizioni noi chiederemo, nelle prossime settimane, di
compartecipare per 3.000, 3.100 Euro. Cioè, chiederemo di intervenire, a partire dai loro
debiti, con 220, 250 Euro al mese.
Io credo che queste siano cifre importanti che noi dobbiamo considerare; sono sicuro
che l'Assessore lo ha fatto e in questo ringrazio veramente gli Uffici per lo sforzo che è
stato effettuato e per il tentativo di evitare che le cose semplicemente proseguissero,
sapendo che poi, a fine corsa, c'era la rinuncia al servizio, che è un servizio che noi
consideriamo essenziale, perché è chiaro che questa cosa incide nella carne dei cittadini
e delle cittadine di questa città.
Per questa ragione, noi valuteremo la fase emendativa della proposta di deliberazione e,
valutando la fase emendativa, valuteremo se la proposta di deliberazione, pur con intenti
temporanei, perché è chiaro che andrà inserita nella discussione più generale sul
Bilancio, raggiunge quelli che noi consideriamo gli obiettivi minimi di salvaguardia di
quello che è uno dei diritti fondamentali della nostra città.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola al Consigliere Centillo.

CENTILLO Maria Lucia
Abbiamo trattato nelle due Commissioni congiunte (IV Commissione e Commissione
Diritti e Pari Opportunità) questa proposta di deliberazione, che, rispetto a come è
arrivata in Commissione - ma lo diceva la stessa deliberazione -, ha subito, attraverso la
consultazione, un grande cambiamento.
Quindi, gli emendamenti che sono stati presentati, molti dei quali immaginiamo che
possano essere accolti dalla Giunta - perché l'Assessore ce l'ha detto in Commissione -,
hanno raccolto gran parte del lavoro che abbiamo sviluppato in Commissione,
attraverso quella progettazione che ha sempre caratterizzato il lavoro della Città di
Torino, quindi con il confronto con quelle che sono le Associazioni, le rappresentanze
Sindacali, insomma quell'ampio patrimonio di rappresentanza che la Città possiede e
che utilizza anche in un percorso di confronto.
Dico questo, perché io mi rendo conto che la nostra è una situazione estremamente
delicata e critica.
Noi qui stiamo affrontando un aspetto, ma, come ha detto più volte l'Assessore Tisi, il
problema grosso è che mancano una serie di risorse, mancano 15 milioni ai servizi attivi
che attualmente non sono finanziati. L'altro giorno, ho letto sul giornale una
dichiarazione dell'Assessore Passoni che diceva: "Se avessi più risorse, le metterei sul
welfare".
Quindi, io ci tengo a sottolineare che non è sufficiente questa deliberazione e che
l'allarme che ci è stato dato in Commissione è un allarme che va a toccare il modello di
sistema che, nella premessa della proposta di deliberazione, viene chiamato il Modello
Torino, che si è costruito negli anni ed è il modello che ha ispirato quella D.G.R. a cui si
fa riferimento, rispetto alla quale adesso diciamo di adeguare i parametri.
Ora, la sfida - ed è stato un ragionamento sviluppato in Commissione - è quella, in
questa fase di grandissima difficoltà, intanto di non navigare a vista e quindi di darci
un'immagine del futuro che permetta non solo di dare risposte attraverso questa
deliberazione ad un passaggio, ma di rivedere la complessità del welfare e dare risposte
a più persone, perché oggi noi stiamo trattando di adeguare dei parametri alle persone
che hanno delle risposte, ma ce ne sono moltissime in lista d'attesa che non stanno
usufruendo del servizio, né a livello della sanità e neanche a livello dell'integrazione
sociale prevista per le persone che hanno una capacità economica inferiore.
Quindi, la nostra priorità dev'essere quella di allargare la platea. Bene, oggi noi questa
possibilità non ce l'abbiamo. Non è che stiamo facendo questa operazione per allargare
la platea, stiamo facendo un'operazione che però, con franchezza, anche nel dibattito in
Aula, fa emergere una difficoltà che ci porta a dire che, attraverso questa deliberazione,
non risolviamo i problemi del welfare e non risolviamo i problemi delle persone che
sono inserite. Quindi, la questione 51.000 Euro ICI o IMU è importantissima, ma è un
particolare in un contesto più ampio e ci siamo quindi concentrati nella formulazione
degli emendamenti su alcune condizioni.
La prima: tutelare il Modello Torino, quindi non abbandonare questa idea di Modello
Torino, anche attraverso l'elaborazione partecipata di quella che può essere la situazione
che andiamo a delineare nell'assistenza a queste persone.
L'altro elemento che abbiamo voluto caratterizzare è quello della solitudine, che
abbiamo considerato un elemento strategico, per cui, laddove ci sono persone
particolarmente fragili e sole, in una città così grande come Torino, con le
caratteristiche che ha Torino, si è detto che quel parametro che la deliberazione
regionale prevedeva di sopprimere invece noi lo manteniamo. Perché poi, per dirla alla
Totò, è la somma che fa il totale.
Quindi, alcune cose inserite sono state migliorative rispetto ai parametri regionali,
alcuni dei quali sono stati richiamati in premessa dall'Assessore Tisi.
L'altra questione riguarda le IPAB. Personalmente, io non mi fermerei alla pur
importante deliberazione che riguarda lo scioglimento del Buon Pastore, cosa che
abbiamo recentemente chiesto; io penso che si debba fare di più.
Bisogna sapere tutto quello che è patrimonio ex IPAB, che è in disponibilità al Comune
e capire come lo si possa valorizzare, come si possa mettere al massimo reddito
possibile e che quelle risorse devono essere utilizzate esclusivamente e
fondamentalmente per quello che è il principio stesso del patrimonio IPAB, cioè a
favore delle persone bisognose di questa città.
Peraltro, permettetemi di sottolineare che, oggi, dietro a persone che hanno la pensione,
o a donne, o famiglie che si fanno carico dell'anziano, ci sono spesso anche situazioni di
sopravvivenza significative che riguardano l'intera famiglia, o per la disoccupazione, o
per i giovani che non lavorano, per il giovane che può permettersi di studiare magari
grazie all'aiuto della pensione dei nonni.
Quindi, stiamo ragionando su un sistema sociale che è profondamente mutato in questi
anni, come conseguenza della crisi.
Insieme alla valorizzazione dell'IPAB, credo che l'altro aspetto fondamentale della
deliberazione sia quello di sottolineare l'aspetto della transitorietà. Noi diciamo:
dobbiamo uscire da questa crisi, stiamo facendo un'operazione che non è premiante per
aprire le liste d'attesa; stiamo facendo, però, un'operazione che dice: dobbiamo passare
questa fase e quindi chiediamo che sia transitorio che quello che stiamo votando oggi
venga rivisto sulla base di una riorganizzazione, sulla base di una rivisitazione che abbia
come obiettivo quello di non lasciare nessuno indietro e quello di estendere il più
possibile la copertura sociale di questi interventi.
Per questo motivo, credo che abbiamo raggiunto una serie di cose; politicamente mi
sento di ringraziare la Giunta e anche tutto il lavoro che è stato fatto in Commissione
con il confronto anche con l'opposizione che ha portato a quel tipo di risultato.
Rimane, non mi nascondo, il problema del parametro della franchigia immobiliare dei
51.000 Euro, calcolato sulla base del valore IMU e non del valore ICI, come prevede
non solo il parametro regionale, ma come prevedono i Decreti n. 109/98 e il Decreto n.
130/2000, cioè è un parametro che fa riferimento all'ISEE, non all'Irpef.
Voglio essere molto schietta nel dibattito in Aula: io ci ho provato - ci abbiamo provato
tutti - a chiedere di innalzare quel tipo di parametro, ma mi è stato detto che non ci sono
le condizioni economiche per poter avere questo tipo di risultato.
Allora, quando non ci sono le condizioni economiche, io credo che noi dobbiamo capire
fin dove possiamo arrivare e la scelta che abbiamo fatto è stata quella di dire: noi
chiediamo che, nell'ambito del Bilancio, vengano trovate - permettetemi - non solo
quelle risorse lì, ma quelle per coprire i servizi. Noi non possiamo pensare che a
settembre non ci sia più la possibilità di avere i servizi coperti, o di avere debiti fuori
Bilancio.
Quindi, l'emergenza è rinviata ad una discussione di Bilancio.
Come persona responsabile, che vive la passione civile, che si esprime in politica, io
credo che noi non possiamo pensare di accontentarci di questo risultato. Se,
effettivamente, sarebbe utile ed importante poter utilizzare quel parametro regionale che
veniva da più parti richiesto, bisogna dirci con chiarezza: 1) fin dove possiamo arrivare;
2) come possiamo coprire, nell'ambito delle risorse previste dal Bilancio, tutto quello
che effettivamente serve, per fare un'operazione verità e per fare un'operazione vera di
riforma, perché - ripeto - noi dobbiamo provare ad estendere la platea e capire quali
sono i bisogni di tutti. Altrimenti, soltanto chi è dentro e, solo in parte, può sentirsi
garantito.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Mi trovo completamente d'accordo con quanto ha testé enunciato all'Aula il Consigliere
Centillo, però credo che vadano fatte due puntualizzazioni politiche.
La prima puntualizzazione è la seguente: noi non stiamo facendo una deliberazione di
cui siamo entusiasti; noi stiamo facendo una deliberazione necessaria alla tenuta del
quadro del sistema di welfare torinese. Questo va detto con grande chiarezza. Va detto
in un'ottica, ovviamente, costruttiva e va detto con tutto il peso della responsabilità
politica che grava sulle spalle di questa maggioranza.
Io ho molto apprezzato l'intervento del Consigliere Marrone, che ha letto un testo, che
peraltro è arrivato a tutti i Colleghi, a firma della CGIL; lo apprezzo, perché auspico
sempre che anche lui possa redimersi nel suo tragitto politico e far valere queste istanze
nelle sedi proprie.
Se noi siamo in queste condizioni, Consigliere Marrone, è perché la Regione Piemonte,
da quando governa il centrodestra con Cota, l'unica cosa che è riuscita a fare è tagliare i
fondi sul welfare e scaricarli su tutti i Comuni del Piemonte, a partire dal Comune di
Torino, che inevitabilmente gode di una particolare attenzione da parte del centrodestra
regionale quando si tratta di tagli. Sarà utile ed interessante affrontare la discussione
nell'ambito del dibattito sul Bilancio, quando andremo a parlare del taglio, ad esempio,
sul TPL, che i Consiglieri Regionali, in una recentissima conferenza stampa, hanno
smascherato essere ben più corposo rispetto quello che, con tanta protervia, la Giunta
Regionale continua a dire essere una minima limatura.
Allora, io vorrei solo riportare i fattori nel corretto ordine. Noi oggi voteremo e
sosterremo il nostro Assessore in un'operazione che sappiamo perfettamente essere
un'operazione dolorosa, essere un'operazione difficile e certamente avremmo voluto
non farla. Certamente, avessimo avuto le compatibilità di Bilancio e le disponibilità dei
trasferimenti regionali già solo dell'anno scorso, non saremmo in queste condizioni.
Per cui, trovo particolarmente fastidioso - e lo dico al Consigliere Marrone, in
particolare - giocare sulla pelle della gente, strumentalizzando sulla pelle dei più poveri
(perché di questo stiamo parlando) una questione che, invece, avrebbe dovuto vedervi al
nostro fianco nel trovare una soluzione che potesse, nel contempo, tener conto degli
standard qualitativi del servizio, a fronte di una riduzione cospicua delle risorse
trasferite dalla Regione al Comune di Torino.
Questo lo dico non per decenza politica o per il fatto che voi, come forza politica, come
centrodestra governate la Regione Piemonte ormai da due anni e state devastando a
colpi di tagli il sistema di welfare del Piemonte, lo dico perché almeno si abbia il buon
gusto in quest'Aula di evitare polemiche del tutto strumentali.
La seconda considerazione che volevo fare riguarda l'emendamento citato dal
Consigliere Centillo, che reca in calce la firma anche dei Consiglieri Alunno e Paolino,
chiedendo uno sforzo; c'è l'Assessore Passoni in Aula e lo guardo. Noi siamo
consapevoli delle difficoltà di Bilancio, ma il centrosinistra torinese ha fatto della difesa
del welfare una delle sue caratteristiche peculiari. Alcuni Consiglieri, primo firmatario il
Consigliere Centillo, hanno depositato un emendamento che innalza sostanzialmente
alcune cifre della deliberazione, ovviamente contenendo l'impatto del taglio. In altri
termini, questo emendamento sappiamo perfettamente che richiederà, nella futura
discussione del Bilancio, la copertura finanziaria che ad oggi non c'è.
Noi, però, chiediamo uno sforzo alla Giunta, chiediamo uno sforzo all'Assessore Tisi,
chiediamo uno sforzo all'Assessore Passoni di individuare, all'interno del Bilancio e, in
questo senso, ci facciamo carico di coordinarci nell'azione politica, le risorse finanziarie
atte alla copertura di questo emendamento.
Sappiamo che il momento è difficile, Assessore Passoni; sappiamo che le compatibilità
di Bilancio sono compatibilità delicate; sappiamo che il lavoro che ha fatto, Assessore,
nella predisposizione del Bilancio di previsione, che andremo a discutere da domani in
avanti, è un lavoro complicato, però il Partito Democratico le chiede un ulteriore sforzo;
le chiede, nella discussione che noi andremo ad affrontare nei prossimi giorni, di
aiutarci a recuperare le risorse finanziarie atte a garantire la copertura finanziaria degli
effetti del subemendamento n. 1, e lo cito così come è numerato nella trattazione, perché
crediamo che questo, oltre ad avere un valore cogente per la vita di tante persone, abbia
anche un profondo valore simbolico.
Auspichiamo che, nella discussione sul Bilancio, intorno a questa sensibilità che il
Partito Democratico sta dimostrando nei confronti delle fasce più deboli e di questa
attenzione rispetto alla situazione così difficile per le casse del Comune di Torino, anche
in virtù di quello che sta capitando in giro per l'Italia e in questa Regione, ci sia, da
parte dell'opposizione, un eguale senso di responsabilità.
Faccio appello all'opposizione ad evitare strumentalizzazioni biecamente politiche, di
cui, ovviamente, capisco sia la genesi che il fine, cercando di aiutare l'Amministrazione
a garantire, ancorché questa Amministrazione sia governata da una maggioranza di
centrosinistra, che i nostri cittadini continuino ad avere i servizi e, ovviamente,
possibilmente, facendo opera di moral suasion politica rispetto ai vostri Colleghi che
siedono nei banchi della maggioranza in Consiglio Regionale, perché quanto prima
possano essere ripristinati i trasferimenti che la Regione Piemonte deve, in virtù di leggi
statali e regionali, trasferire al Comune di Torino.
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