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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Riprendiamo l'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201202044/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 26 aprile 2012, avente per oggetto: "SAGAT S.p.A. - Cessione a titolo oneroso della partecipazione pari al 28% - Indirizzi di gara". della proposta di mozione n. mecc. 201202583/002, presentata dai Consiglieri Ricca, Carbonero e Cervetti in data 21 maggio 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione mecc. 201202044/064 - Il fondo SAGAT e la spesa corrente". e della proposta di mozione n. mecc. 201202729/002, presentata dai Consiglieri Appendino e Bertola in data 25 maggio 2012, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201202044/064) 'SAGAT S.p.A. - Cessione a titolo oneroso della partecipazione pari al 28% - Indirizzi di gara'". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ricordo ai Consiglieri che la proposta di deliberazione e le due proposte di mozione vengono discusse congiuntamente. La mozione di accorpamento è già stata votata e, poi, voteremo gli emendamenti accorpati. La parola al Consigliere Mangone. MANGONE Domenico Quali sono i tempi, Presidente? FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Un Consigliere per Gruppo ha a disposizione 15 minuti, gli altri hanno a disposizione 10 minuti. La parola al Consigliere Mangone. MANGONE Domenico Oggi, arriviamo alla votazione di una proposta di deliberazione importante, che è una delle tante deliberazioni, che stiamo discutendo in questa fase, che riguardano la dismissione delle nostre partecipate. È un giorno che ritengo particolarmente importante, proprio perché è la prima proposta di deliberazione che arriva al voto e che, quindi, prelude a tutto un discorso di dismissione di importantissime società di proprietà di questa Città. Credo che la scelta fatta dalla Giunta e dalla maggioranza - me compreso - di vendere quanto è possibile vendere sia, perlomeno, da approfondire, perché evidentemente stiamo andando un po' troppo di fretta. Qualche ora fa, in Commissione, ho avuto modo di dire al Vicesindaco che stiamo facendo scelte troppo importanti per avere tutta questa fretta. Dico "tutta questa fretta" a ragion veduta, perché questa proposta di deliberazione, Sindaco, è stata dibattuta, discussa ed approfondita in Commissione in una prima riunione, alla quale, per ragioni personali di una certa rilevanza, non potevo essere presente e, poi, in una seconda riunione, invece, non c'è stato alcun approfondimento. Ho chiesto ripetutamente degli approfondimenti, ma, a iniziare dal Gruppo al quale appartengo, mi sono stati negati. Per cui, oggi, dirò delle cose e mi scuso anticipatamente con tutti e, in maniera particolare, con gli Uffici se saranno inesatte, ma non ho avuto modo e tempo di confrontarmi nella Commissione e, quindi, ho avuto il tempo di confrontarmi solo con me stesso (molto spesso, il confronto solo con se stessi non basta). Parto da una critica di carattere generale: questa è la Città che, nel 2011, ha scelto - così ci è stato detto, anche se non sono tanto d'accordo sull'affermazione - di uscire dal Patto di Stabilità. Credo che potremmo cominciare a dire - e mi rivolgo alla Giunta e a questo Sindaco, che è un personaggio nazionale - qualcosa sulla politica di dismissioni che questo Governo sta costringendo tutte le Pubbliche Amministrazioni a fare. Perché, evidentemente, sul mercato ci sono tutte le aziende partecipate d'Italia. Non vorrei che ci fosse qualche disegno strano - che non sono in grado di leggere - che, in qualche modo, spinga a vendere le aziende importanti di tutte le grandi Città a chi, in questo momento di grande crisi, ha le tasche piene. La riflessione che voglio condividere con voi è che si tratta di aziende il cui fatturato è certo, come nel caso di GTT, TRM, AMIAT e quant'altro, o perché si tratta di monopoli naturali, come nel caso dell'Aeroporto. Siccome sono volumi d'affari enormi, non vorrei che vi sia uno strano disegno in questa nostra Italia - dove succedono spesso cose strane -, che porta, in qualche modo, alla dismissione di queste aziende, con fatturato certo, nelle mani dei potentati del nostro Paese, cosa che evidentemente mi dispiacerebbe molto. Non c'è stato modo di approfondire questa proposta di deliberazione. Avrei voluto fare un approfondimento sulla base di una ragione che non condivido assolutamente: ci è stato detto che la fretta per l'approvazione di questa proposta di deliberazione è data dal fatto che, siccome i Patti parasociali prevedono un diritto di opzione, dobbiamo fare la gara prima che questo diritto di opzione scada, cioè a fine mese. Quindi, in questo caso, non ci è stata data neanche la ragione - che normalmente viene data - della fretta perché, altrimenti, non chiudiamo il Bilancio (per cui problemi finanziari e quant'altro). Ogni volta, si trova la ragione per fare le cose di fretta. Pochi giorni fa, leggevo un articolo sulle "politiche da paura", cioè su come la politica si serva della paura per far sì che il popolo - in questo caso, un Consiglio Comunale - voti ed approvi le scelte che vengono fatte in maniera diversa. Dobbiamo toglierci questa paura. Non possiamo, ogni volta, avere la fretta di votare i provvedimenti, perché c'è una preoccupazione o perché c'è una paura. Lo so che, oggi, ad iniziare dal mio Gruppo - questo Gruppo di bravi ragazzi che, 2 mesi fa, ha votato una deliberazione di iniziativa popolare con la quale si diceva che il pubblico doveva avere maggiore responsabilità gestionale in SAGAT -, voteremo invece una proposta di deliberazione dove ci si spoglierà di qualsiasi forma di influenza su una partecipata che non può che essere definita strategica per la nostra Città. Nelle riunioni del Gruppo e di maggioranza, ho chiesto più volte di avere una proposta di deliberazione con la quale individuare le partecipazioni strategiche di questa Città, ma questo provvedimento non è arrivato. Si sta andando avanti a vista, senza avere un quadro generale delle dismissioni e su quale sia il fabbisogno finanziario, perché è ancora difficile definire un numero preciso. Le due cose avrebbero dovuto viaggiare insieme: richiesta sul piano finanziario per stare nel Patto di Stabilità e dismissioni di partecipate e di quant'altro, ma, purtroppo, non siamo ancora riusciti ad avere questo. È un'altra di quelle cose che dispiace, perché, evidentemente, anche in una fase di emergenza economica e finanziaria come quella che sta attraversando l'Italia e la nostra Città, non si può viaggiare a vista. Entrando nel merito di questa proposta di deliberazione, vorrei sapere dal Sindaco e dal Vicesindaco se considerano i lavoratori e SAGAT figli di un Dio minore. Ho sentito il suo intervento introduttivo sulla proposta di deliberazione ed ho confrontato le due proposte di deliberazione che stiamo per approvare (oggi, quella di SAGAT e quella relativa a GTT, che abbiamo discusso questa mattina in Commissione): com'è possibile che nella proposta di deliberazione riguardante GTT ci sia tutta una serie di garanzie sul piano industriale e sull'occupazione, che, tra l'altro, sono punti che non fanno neanche parte delle cose che vengono considerate come punteggio finale per l'assegnazione; cioè sono talmente date per scontate che non fanno parte della valutazione di punteggio. Quindi, come mai questa differenza sulla proposta di deliberazione riguardante SAGAT? So che lei ha già spiegato che è già privatizzata, ma non è sufficiente, Vicesindaco, ed il motivo è che è vero che era privatizzata, ma il pubblico aveva il 51% e questo non è un fatto irrilevante nell'Assemblea di una Società per Azioni. Oggi, non solo andiamo a vendere il nostro 28%, ma ci auguriamo e abbiamo concordato - non so se sia stato concordato, infatti avrei voluto chiederlo - con la Regione e la Provincia di vendere anche le loro quote, senza preoccuparci - nella proposta di deliberazione non c'è neanche mezza parola - dell'occupazione e di garantire il lavoro di questi lavoratori. In questa proposta di deliberazione non c'è una parola, mentre in quella relativa a GTT è dato come un fatto da tenere ben presente da parte di chi acquisterà le nostre quote. Per questo motivo, mi chiedo: perché tutto questo? SAGAT è veramente da considerare un qualcosa di secondario? Il Sindaco, che anche nell'ultimo periodo si è occupato di Europa, di mondo e quant'altro, sa che gli aeroporti a livello non solo italiano o europeo, ma mondiale, sono quasi tutti in mano pubblica e ci sarà una ragione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quasi tutti, Sindaco. In America, che ha insegnato a tutto il mondo che cos'è il mercato e la concorrenza, gli aeroporti sono tutti in mano pubblica e in Europa quasi tutti gli aeroporti sono in mano pubblica. In Italia, su 20 società di gestione, quasi tutte sono in mano pubblica (ce ne sono almeno 16). Di conseguenza, mi chiedo: perché la Città di Torino deve considerare l'aeroporto come una partecipazione non strategica? È un fatto veramente strano. In più di una riunione, quando mi si chiedeva perché proprio sull'aeroporto, rispondevo che quella dell'aeroporto è l'unica società con la quale non abbiamo un contratto di servizio e sulla quale non avremo alcun tipo di influenza, diversamente dalle altre, che, bene o male, dipendono da noi; TRM dipende da noi (perché se non gli portiamo i rifiuti, non va avanti) e GTT ha la convenzione. Tutte le società hanno la convenzione con la Città di Torino, mentre con SAGAT non abbiamo alcuna convenzione. È per questo - ed entro anche un po' più nel merito tecnico della proposta di deliberazione - che tutte le normative che vengono anche citate in questo atto prevedono che il pubblico non vada sotto il 20%, cioè sotto il quinto. La proposta di deliberazione motiva dicendo: "Le norme che non si applicano", ma non dice perché dovremmo applicare altre norme, perché, da quello che ho avuto modo di vedere - ma l'ho premesso che, probabilmente, dirò delle cose inesatte, perché, evidentemente, avrei avuto bisogno di un maggiore confronto -, la Legge n. 537/93, che è la normativa che ha determinato la costituzione delle società per la gestione aeroportuale, ed i decreti attuativi (che sono i Regolamenti, sia il n. 521/97, sia il D.P.R. n. 583/96) prevedono che il pubblico non abbia la partecipazione inferiore al 20%. La proposta di deliberazione spiega questo fatto dicendo che, siccome la normativa di Codice Civile si è modificata (per cui per la convocazione dell'Assemblea basta il 10%), noi rientriamo in quella fattispecie. Però, la proposta di deliberazione non dice che quel 10%, su tutta una serie di ordini del giorno, non basta. Ad esempio, non dice che per mettere all'ordine del giorno un punto, tipo la fusione, il 10% non è sufficiente. Mi chiedo quale influenza avrà la Città di Torino in una situazione come quella che stiamo volontariamente determinando. Abbiamo quantificato il valore delle nostre quote e, Vicesindaco, un'altra delle cose che avrei voluto chiedere è la perizia ed un suo approfondimento: come mai Sintonia, con il 24% iscrive a Bilancio 81.000.000 di Euro e noi con circa il 28% ne iscriviamo molti meno? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Il valore stimato, Sindaco, è diverso rispetto a quello pagato. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Noi l'abbiamo fatto stimare, Sindaco. Sindaco, lei può fare così, ma io non ho avuto modo di vedere la perizia e di leggerla, l'ho premesso. Può darsi che io dica delle cose imprecise, ma è evidente che non me lo chiedo solo io. Queste domande non me le pongo solo io, perché ci sono 250 dipendenti SAGAT preoccupati di questa situazione e c'è tutto un mondo che è preoccupato per quello che sta succedendo e ci guarda con attenzione. Per quanto riguarda la gestione dell'aeroporto, la Città di Torino ha la concessione fino al 2035, per cui mi chiedo: chi acquista, potrà vantare... RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Consigliere Mangone, il tempo a sua disposizione sta per terminare. MANGONE Domenico Chi acquisterà questo 28% avrà ulteriori pretese dopo il 2035 sulla gestione di SAGAT? Non credo. Volevo dire ancora un po' di cose. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). La ringrazio, Consigliere Carbonero. La questione del Presidente e del Collegio sindacale andava chiarita, perché la Città si sta riservando il Presidente di SAGAT, ma fino a quando? Il patto bilaterale (e chi acquisterà dovrà rispettarlo) recita: "Il presente Patto bilaterale avrà durata fino alla data in cui tutti i soci di SAGAT sottoscriveranno la nuova convenzione sostitutiva di quella sottoscritta in data 28 giugno 2007", se ho capito bene - ma può darsi che mi sbagli -, una volta che ci sarà la nuova convenzione, la Città non avrà più questa pretesa. Ho già messo in dubbio (anche se velocemente) questa circostanza in Commissione: chi volete che ci dia il 10%, compreso il Presidente della SAGAT ed il Collegio sindacale? Sul piano formale, sicuramente non ci potrà essere alcuna pretesa. Purtroppo il tempo è finito, mentre avrei voluto chiedere, ad esempio, un parere legale scritto sulla questione della norma che è contenuta nella proposta di deliberazione, cioè se prevale la norma speciale relativa agli aeroporti o la norma del Codice Civile, perché le norme speciali non sono abrogate dalla modifica di un articolo del Codice Civile. Avrei voluto chiedere e approfondire queste cose, ma non è stato possibile. Concludo dicendo che, se ci fosse stata la volontà, probabilmente si sarebbe potuto fare un ragionamento un po' più ampio. Insieme ad altri Consiglieri del Gruppo è da qualche giorno che cerchiamo di capire - perché qualcuno lo chiedeva - dove prenderemo i soldi. Una delle questioni che è venuta fuori è che i siti olimpici sono iscritti per 120 milioni di Euro, ma non so se sono vendibili. Avrei voluto chiedere anche questo, signor Sindaco, perché non so se sono vendibili. Sono 120 milioni di Euro iscritti e, magari, avremmo potuto salvare una delle nostre partecipazioni. Sono iscritti per 120 milioni di Euro, ma sono vendibili? Sono demaniali? Non lo so. Mi pare che rientrino nel patrimonio di questa Città. Perché su questi aspetti non abbiamo focalizzato alcuna attenzione? Siamo andati direttamente sulle partecipate che hanno valore. Infatti, la SAGAT è una delle poche società che produce profitti. Perché non abbiamo pensato di vendere la partecipazione negli aeroporti di Bologna e Firenze? Solo da lì (cosa che lei, Vicesindaco, aveva promesso in Commissione) avremmo potuto ricavare intorno ai 13.000.000 o 14.000.000 di Euro. Non ci abbiamo pensato o, quanto meno, non l'abbiamo fatto. La questione dei siti olimpici non è mai stata discussa; la partecipazione negli aeroporti di Firenze e Bologna, che ha un valore di circa 13.000.000 o 14.000.000 di Euro, non l'abbiamo neanche valutata. Evidentemente, c'è la volontà di vendere con grande fretta, che, però, è sempre stata una cattiva consigliera. Oggi, stiamo facendo delle scelte senza ritorno, Sindaco; queste scelte peseranno sui nostri figli. Se, come si dice, l'aeroporto di Torino verrà comprato dallo stesso proprietario dell'aeroporto di Milano, dobbiamo ricordare che Torino dista solo ad un'ora di macchina da Milano. Avrei voluto capire quali erano le garanzie che stavamo ponendo all'acquirente del 28% della Città e quale strategia potevamo condividere con questo nuovo proprietario del 28%. Tutto questo non è stato possibile e, con grande amarezza, non voterò questa proposta di deliberazione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Come Gruppo della Lega Nord, siamo da sempre favorevoli al discorso delle privatizzazioni, ma, in questo caso, condivido l'intervento del Consigliere Mangone, soprattutto per quanto riguarda la fretta. Stiamo mettendo sul mercato aziende importanti, storicamente da sempre in house alla Città (quindi nostre, gestite da noi), alcune virtuose e altre meno, ma sicuramente lo stiamo facendo di fretta. Questo ha significato non poter discutere, non potersi confrontare, non poter fare proposte intelligenti ed interessanti da condividere, non politicamente, ma amministrativamente, perché erano questi il discorso e la dialettica che avrebbero dovuto accompagnarci nella vendita di tutte le partecipate; ed è proprio questo che ci fa contestare la struttura di come è stato portato avanti questo processo. È vero che ci si evolve: il mercato vede un mondo diverso, vede gli Stati impostati e le Città impostate in modo diverso e noi siamo pronti a questi cambiamenti, in qualche caso siamo anche i promotori. Però, bisogna stare attenti, non si può dire: "Okay, si vende; non c'è problema, il tot percento di più o il tot percento di meno. Si fa e lo si fa come vogliamo noi". Infatti, alla fine, il segnale profondo è questo, cioè il fatto di non darci il tempo di poter mettere sul tavolo di discussione delle proposte che, magari un po' più approfondite... Ad esempio, l'abbiamo visto questa mattina, durante la discussione sugli asili: c'era una proposta che, se analizzata con più attenzione, avrebbe potuto far spendere ancora meno soldi al Comune, mentre noi siamo andati dritti come dei treni a dire: "C'è questa cosa qui. Qual è la cosa più semplice e più sbrigativa? Seguiamo questa". Noi contestiamo all'Amministrazione il fatto di non volersi mai confrontare su proposte che - non ha importanza da che parte arrivano - instaurano un rapporto che permette veramente di lavorare per i cittadini. Ricordo che tutti voi avete promesso cose positive ai cittadini; nessuno di voi ha promesso, in campagna elettorale, che avremmo svenduto tutto. Nessuno; non c'è uno di voi che ho di fronte, ma neanche da questa parte, che abbia promesso ai cittadini che avremmo svenduto tutto. Quindi, anche se adesso tanto non c'è più niente da svendere, perché non abbiamo più niente, quindi è un discorso praticamente inutile, vi invito ad usare la massima attenzione. A questo proposito, la proposta di mozione su SAGAT della Lega Nord vuole tentare un ultimo indirizzo a questa Amministrazione, cioè, se proprio si dovrà vendere, se proprio passerà, se proprio verrà fatto, perlomeno impegniamo il Sindaco e la Giunta a fare in modo che gli incassi derivanti dalla privatizzazione del 28% complessivo di azioni di SAGAT - questi sono i numeri di cui si sta parlando - vadano a costituire un fondo che in nessun modo possa essere intaccato da spesa corrente e sia finalizzato ad investimenti in prospettiva di un risanamento dei conti e non di un tamponamento dei debiti pregressi. Almeno questo, cioè almeno la garanzia che si voglia fare qualcosa per rivedere nuovi investimenti, o comunque un modo diverso di quello che è la gestione del denaro derivante dalla perdita di partecipate importanti e non andare a tappare i buchi, perché non è questo il sistema. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Greco Lucchina. GRECO LUCCHINA Paolo Anch'io mi unisco al coro dei Colleghi che, sostanzialmente, volevano un'ulteriore riflessione su questa proposta di deliberazione. Proverò, comunque, a dare il mio contributo, anche se ritengo che questa discussione su un tema così importante sia utile solo per fare chiarezza, ma non penso minimamente che possa influire sull'esito del voto di questa proposta di deliberazione che la maggioranza si sarà sicuramente premurata di blindare, nonostante i suoi distinguo. Né mi faccio illusioni nell'analizzare la questione; non c'è alcuna svolta liberista nell'azione politica della Giunta Fassino, c'è solo l'ennesimo tentativo di reperire evidentemente quei fondi necessari a coprire il buco di Bilancio che le gestioni di questi anni hanno certificato. Analizzando i fatti, soprattutto stando a quelle che sono anche indiscrezioni giornalistiche, pare che ci sia un fondo che si prepara a formulare un'offerta; assistiamo sostanzialmente ad uno smarcamento da parte dell'azionista Provincia di Torino, che a malincuore prende la decisione di vendere le sue quote, subordinando evidentemente la sua decisione a quella del Comune di Torino, che detiene, come sappiamo, il pacchetto più consistente tra gli azionisti pubblici, provando peraltro a realizzare uno scambio azionario con le quote SITAF con lo stesso Comune di Torino. Anche il Comitato Fly è stato evocato ed esprime tutte le sue perplessità, tenuto anche conto evidentemente di quella che è stata la sottoscrizione promossa per la modifica dei Patti parasociali di SAGAT ed approvata da questo Consiglio Comunale nel gennaio di quest'anno, con l'obiettivo - è stato ricordato - di avere soci pubblici in grado di influire sulle linee guida di Caselle e recuperare quei livelli di traffico oggi drammaticamente al di sotto delle potenzialità della Città e, soprattutto, quelle che sono le aspettative dell'utenza e quindi anche dei cittadini torinesi. Ma la parte più preoccupante rimane quella legata al ruolo che Caselle dovrà avere nel futuro della Città e del territorio. Nella proposta della Giunta si afferma espressamente che SAGAT non è più considerata un asset strategico e che il ruolo del Comune sarebbe sufficientemente garantito dalla possibilità di nominare il Presidente del Consiglio d'Amministrazione e un Sindaco effettivo. Si tratta di affermazioni che, purtroppo, certificano il disinteresse del Comune per un'infrastruttura così importante come l'Aeroporto, in quanto il primo non è assolutamente in grado di influire sulle decisioni strategiche della Società di gestione e il secondo è istituzionalmente preposto a sole funzioni di controllo. Con l'approvazione di questa proposta, il Comune presumibilmente non farà altro che detenere una quota minoritaria di SAGAT, percependone gli utili, ma con un'influenza pressoché nulla sulle linee di gestione. Però, volevo porre l'accento su questo tema. Ricordo al Sindaco Fassino che nelle linee programmatiche, per essere molto precisi al paragrafo 8 della parte prima dal titolo "Liberare le risorse per la crescita della Città", lui stesso scrive che si dovrà agire anche su tutti gli asset patrimoniali, finanziari o societari disponibili e soprattutto ragionando in termini di Bilancio consolidato complessivo a cui concorrono le partecipate. Nella ridefinizione del quadro economico patrimoniale del Bilancio consolidato del gruppo Città di Torino si valuterà l'utilizzo degli asset delle partecipate, tenendo, in ogni caso, conto di due vincoli: il mantenimento del controllo delle società partecipate del Comune - questo è il primo ed è quello su cui bisogna porre l'attenzione, Sindaco - ed il nuovo quadro politico e normativo determinato dall'esito del referendum... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Diciamo che 38 più 5 più 8, a casa mia, fa 51. Ho appena premesso che, secondo me, le decisioni che verranno... È stato anche scritto, perché il Presidente Saitta e l'Assessore Vana hanno già preso posizione, hanno già detto che a malincuore si rimettono a quella che è una decisione subordinata, evidentemente a quello che questa Giunta sta... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Leggo le dichiarazioni virgolettate sui giornali del Presidente Saitta, Sindaco. Non siedo a quel tavolo. Allora, per fare chiarezza, è bene che i cittadini, Sindaco, sappiano che con questa svendita di quote si pagano i debiti contratti, è vero, che non ci sono, però, garanzie sul piano industriale del potenziale acquirente, ammesso che sia stato visionato un piano industriale, e soprattutto è bene che i cittadini sappiano che lei scrive una cosa nelle linee programmatiche e poi si comporta in maniera diversa a mio modo di vedere. Poi, l'abbiamo discusso, per carità. Quindi, assistiamo un po' agli eventi, probabilmente consolidando l'ipoteca sulla trattativa con Ryanair per la creazione della futura base low-cost a Caselle. Caselle, con il suo aeroporto, dovrebbe essere la porta d'ingresso di Torino Internazionale. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, sull'ordine dei lavori, al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Come avevo già affermato nella precedente seduta, a noi piacerebbe, se è possibile a livello regolamentare, un intervento del Sindaco non finale, ma magari in mezzo a tutte le cose che stanno sollevando sia i Consiglieri di maggioranza che di minoranza. Altrimenti, rischiamo di sentire alla fine l'intervento del Sindaco, che, giustamente, racchiuderà le risposte alle dichiarazioni che sono state fatte e alle domande che sono state poste. Noi, invece, preferiremmo anche una risposta in mezzo alla discussione da parte del Sindaco, ma mi rimetto al Regolamento. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Questa è una proposta di deliberazione sicuramente importante, come diceva il Consigliere Mangone. Io faccio alcune riflessioni, senza pretendere di avere la verità in tasca. Il 6 febbraio 2012 approviamo, con voto unanime, compreso il voto del Sindaco Fassino, alcuni elementi su una deliberazione che credo derivasse da una raccolta firme popolare, che, tra le altre cose, prescriveva che il 10% degli utili annuali fosse investito per finanziare l'ampliamento; che si dovevano parametrare gli stipendi dei manager di SAGAT anche in base agli obiettivi di sviluppo del traffico e non solo economici; in più, l'impegno specifico - leggo testualmente - di analizzare e dismettere le partecipazioni non strategiche detenute dalla Società stessa. Allora, a fronte di alcune valutazioni, faccio delle riflessioni. Non abbiamo, Vicesindaco, chiarezza su quello che stiamo facendo. Ossia, io vedo la necessità sicuramente - come diceva il Consigliere Carbonero - da parte nostra di andare nella direzione di una dismissione delle società non strategiche, o anche strategiche, per cercare di diminuire il debito pubblico, ma non vediamo dall'altra parte, come primo esempio, una presa di coscienza da parte di questa Amministrazione, Sindaco, che il debito che abbiamo creato non è colpa di qualcun altro, è colpa di Amministrazioni che nel giro di vent'anni si sono succedute e che hanno creato questo obbligo. Lo stesso è successo stamattina con gli asili, perché chiaramente adesso ci troviamo nella condizione di rivendicare, ad esempio, un'azione di gestione mista, come diceva lei sui giornali, senza però prendere atto che questo tipo di necessità deriva da una vostra mancanza sull'aspetto di gestione del debito. Secondo. L'aspetto della questione degli uomini che scegliamo, perché sono loro che fanno la differenza. Faccio un esempio che magari non tutti condividono, ma io credo che sia calzante: le Farmacie Comunali, che abbiamo venduto al 49%, stanno andando bene, perché abbiamo verificato che lì in mezzo ci sono persone che valgono e che quindi consentono a queste aziende di funzionare. Allora, probabilmente anche qui una riflessione ci dev'essere sull'aspetto del management che noi sceglieremo su queste partecipate, perché sono gli uomini che fanno la differenza, in questo momento storico delicatissimo. Ribadisco anche che nel progetto c'è confusione, perché noi approviamo una proposta di deliberazione di Holding FCT, andiamo in una direzione, 40-49, e ad un certo punto - non giudico se sia giusto o sbagliato - vendiamo l'80% di TRM. Ad un certo punto, usciamo dal Patto di Stabilità senza che nessuno sia informato. Ad un certo punto, ci rendiamo conto che la strategia scelta da questa Giunta viene sconfessata attraverso deliberazioni di questo genere, o comunque... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, io sto parlando di TRM. Noi abbiamo approvato FCT Holding dal 40 al 49%; TRM - leggiamo - verrà venduta all'80%. Io non so se sia giusto o sbagliato e non entro nel merito di questo, mi interessa capire perché, tutte le volte, dobbiamo sconfessare una linea strategica che abbiamo preso, perché abbiamo anche fatto una deliberazione - Sindaco, l'ha votata anche lei - , però stiamo sconfessando. Ad esempio, io non so se stiamo vendendo le partecipazioni non strategiche detenute dalla Società stessa, per verificare la possibilità di liberare risorse da reinvestire nel territorio piemontese. Dopodiché, alcune analisi sui dati di questo Aeroporto. L'Aeroporto di Caselle, nell'ultimo anno, è precipitato di un'altra posizione, sostanzialmente quando ha raggiunto il picco di passeggeri (3.700.000); siamo retrocessi di una posizione, siamo stati superati da Bari e non siamo retrocessi rispetto a Cagliari solo per un colpo di fortuna. Allora, io dico: ma vogliamo ammettere che, da quando deteniamo le quote SAGAT, il Comune non le ha fatte fruttare adeguatamente nel senso dell'indirizzo, dello sviluppo dei voli low-cost e della situazione complessiva strategica di questo Aeroporto? Lo vogliamo ammettere o continuate - e lo dico al Capogruppo Lo Russo - a pretendere da noi responsabilità? Cosa che senz'altro, in un periodo storico difficile, ci dev'essere, ma, al tempo stesso, ci dev'essere anche da parte della maggioranza, che da 20 anni governa questo Comune - direi anche 30, ma non importa, diciamo dal 1975 con Novelli -. Vogliamo ammettere delle responsabilità? Perché anche per noi sarebbe più facile essere responsabili ed essere - oltre quello che già siamo - propositivi all'interno del nostro percorso politico. Io è questo che non seguo. Dopodiché, detto che siamo diminuiti di una posizione, quindi abbiamo raggiunto una media del 4,2% a fronte di una media nazionale del 6,4% di crescita, capite bene che, a questo punto, mi chiedo anche se la valorizzazione delle quote SAGAT sia la scelta giusta, Sindaco. Qui, autorevoli studiosi verificano che effettivamente la quota di 60 milioni di Euro circa che il Comune chiede in questa proposta di deliberazione non sia paragonabile al 24,39% che detiene Benetton, che è valutata 81 milioni di Euro. Su queste cose, volete darci delle risposte adeguate o anche solo giustificabili? Ci rendete consapevoli della strategia di questo Municipio per andare a coprire il debito pubblico, che secondo noi è fondamentale ed è la prima cosa a cui noi pensiamo tutte le mattine quando ci alziamo, perché, altrimenti, questo Comune, andando in default significa che metterà sulla strada centinaia di persone? Non i dipendenti, per carità, ma comunque i servizi non potranno essere più garantiti. Ci spiegate qual è la vostra strategia, senza sconfessarla continuamente per esigenze esclusivamente meramente economiche? Potete valutare che, all'interno di un progetto politico, ci debba essere anche una sensibilità strategica e di rispetto della dignità delle persone che votano certe proposte di deliberazione? Io è questo che chiedo al Vicesindaco, al Sindaco e anche al Capogruppo della maggioranza, Consigliere Lo Russo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Scanderebech. SCANDEREBECH Federica Condivido quanto detto precedentemente dai Colleghi: siamo di fronte al voto di una proposta di deliberazione molto importante. Io ho ascoltato con attenzione le parole del Vicesindaco nel suo intervento in Aula poco fa. Sono consapevole che, se questa proposta di deliberazione va nella direzione di una riduzione del debito della Città, non può che essere condivisa e supportata con tutti i se e con tutti i dubbi che possiamo avere nel votare una simile proposta di deliberazione. Quindi, io annuncio il mio voto favorevole in Aula su questa proposta di deliberazione, se l'intento è quello di andare verso la riduzione di questi debiti; così come ho fatto, come Gruppo Consiliare di Futuro e Libertà, votando favorevolmente la cessione delle partecipate della nostra Città. Ovviamente, rimangono dei dubbi, che non possono essere sciolti qui, oggi, durante questa discussione. Io mi auguro che, attraverso le risposte del Sindaco e del Vicesindaco ad alcuni quesiti, come ad esempio a quelli posti dal Consigliere Mangone, questi dubbi vengano sciolti. Nonostante ciò, però, ripeto, voterò convintamente questa proposta di deliberazione, perché, se possiamo fare qualcosa per ridurre il debito della nostra Città, è necessario ed opportuno farlo e non può che essere condivisa. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Io ho avuto modo di discutere più volte questa proposta di deliberazione in Commissione. Ringrazio il Vicesindaco anche di un emendamento che è stato presentato, che, in parte, è nato da una perplessità che abbiamo sollevato in Commissione, non solo io, ma anche altri Consiglieri, in particolare ricordo il Consigliere Altamura, che deriva anche da una mozione che è stata votata. Non posso ovviamente dire che condividiamo questa proposta di deliberazione; non la condividiamo per nulla. Non ribadirò qui la nostra posizione sulla vendita/svendita delle partecipate. Quando ho sentito parlare il Consigliere Capogruppo del PdL, evocando il caso delle Farmacie Comunali, mi sono venuti un attimo i brividi, perché, sinceramente, spero che, a differenza di come la pensa lui, non ci ritroveremo in una situazione simile - ma non voglio aprire qui il dibattito su quella privatizzazione, perché sarebbe fuori luogo -. Quello che penso è che, comunque, non si possa andare avanti, come abbiamo già avuto modo di esprimere quando abbiamo discusso della deliberazione FCT, con la vendita come unica soluzione per recuperare risorse. Vorrei iniziare a vedere veramente una spending review, ne ho parlato qualche giorno fa con l'Assessore Passoni in sede di interpellanza; vorrei cominciare a vedere, in parallelo quantomeno, degli interventi che vogliano andare effettivamente a fare dei risparmi. Abbiamo sollevato, ad esempio, un caso che riguarda la mancanza di gare e l'abuso in parte di rinnovi e quindi acquisti che non vengono fatti a miglior prezzo. Queste sono tutte piccole cose, certo, non si arriva probabilmente ai 50 milioni di cui stiamo parlando in questa proposta di deliberazione. Però, se si cominciasse veramente a fare un'analisi di tutte quelle che sono le voci dove c'è da poter andare ad incidere, io sono certa che potremo recuperare qualche risorsa e si potrebbe evitare qualche privatizzazione. Nel merito specifico di SAGAT, sono molto dispiaciuta, non tanto perché andiamo a dare in mano il potere al privato, perché, di fatto, era già così prima. Adesso, non voglio ripercorrere tutta la storia di SAGAT, però sappiamo ed è evidente - lo conferma anche la deliberazione di iniziativa popolare che è stata votata, come ricordava giustamente il Consigliere prima di me - che, comunque, anche nella sede in cui la Città aveva il controllo, chi decideva era il socio privato. Quindi, relativamente a questo, in realtà, non posso dire che sarebbe stato un cambiamento; quel che mi preoccupa è che pensavo ci fosse più coerenza anche da parte della maggioranza e del Sindaco. È stata votata una deliberazione di iniziativa popolare, condivisa da tutti, in cui era chiaro il segnale che quello che si voleva era che il socio pubblico aumentasse il suo ruolo in una partecipazione, in una società che, quando si discuteva in tale sede, era stata definita una società fondamentale e strategica per il ruolo che aveva Caselle e l'Aeroporto. Nonostante questa deliberazione di iniziativa popolare, firmata, sottoscritta e discussa ampiamente, in cui è emersa in modo chiaro la volontà di mantenere ed aumentare il controllo del pubblico, si arriva poi, tre mesi dopo, a vendere quella partecipata. Non oso immaginare dove andremo a finire. Non oso immaginare, anche visto TRM. Il Vicesindaco sa come la penso anche in tal senso, quando ho sentito le prime voci che parlavano dell'80% mi sono spaventata assai. Detto ciò, comunque, volevo ringraziare per l'emendamento, perché in qualche modo è un miglioramento e ne sono contenta. Ribadisco la preoccupazione anche in merito ai Patti parasociali e a quello che succederà, visto che comunque questa proposta di deliberazione si va a votare ad un mese dalla scadenza dei Patti parasociali. Per il resto, ribadisco il nostro voto contrario alla proposta di deliberazione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Il mio intervento sarà molto breve, però credo che alcune cose vadano rimesse un pochino nell'ordine corretto. Con l'uscita dal Patto di Stabilità questa Città si è trovata in una condizione difficile e in una condizione che ci ha visto tutti muovere una riflessione su come conciliare nel contempo una serie di esigenze, che possono anche eventualmente dimostrarsi conflittuali. La prima esigenza che noi abbiamo e che è del tutto evidente, sulla quale speriamo che, progressivamente, per convincimento progressivo, si avvicinino anche le altre forze politiche e che la possano condividere, è sicuramente rientrare nel Patto di Stabilità. Per rientrare nel Patto di Stabilità, la road map delle alienazioni (che peraltro avevamo già sviluppato e declinato nella deliberazione che abbiamo votato nel mese di novembre, FCT Holding) passa dal passaggio che stiamo affrontando oggi, che, guardate, è ovviamente un passaggio stretto per tutti, soprattutto per chi, come il Partito Democratico, fa della governance pubblica, dei Servizi Pubblici Locali e del considerare strategici alcuni asset, una delle proprie chiavi valoriali principali. Però, credo sia proprio in momenti come questo che si misura la cifra della qualità del personale politico, perché è del tutto evidente che lisciare il pelo alla protesta, assecondare le lobby, le rendite di posizione, i privilegi, sono sicuramente le condizioni più facili. Noi abbiamo un disegno un po' più grande, proviamo a fare uno sforzo in più, proviamo ad uscire dalle nostre piccole logiche di piccolo cabotaggio e di bassa clientela, anche elettorale, e proviamo a definire, in prospettiva, un quadro verso cui muovere la Città. La Città deve rientrare nel Patto di Stabilità, perché noi, nel 2013, abbiamo l'esigenza di rilanciare lo sviluppo. Il livello di indebitamento, di cui noi siamo responsabili dal punto di vista politico, ma se Torino oggi ha il debito che ha, è perché Torino oggi è una città strutturalmente diversa rispetto a quella che era vent'anni fa. La Metropolitana, il Passante Ferroviario, le Olimpiadi, la rigenerazione del centro, l'inceneritore, la soluzione a problemi concreti dei cittadini e della vita dei cittadini. È certamente nostro compito spiegare oggi alla città la ragione per cui noi iniziamo ad avviare le alienazioni delle quote delle partecipate, ma credo che questo sia un elemento - mi consenta il Collega Tronzano, a cui rispondo visto che mi ha citato - di cui noi siamo orgogliosi. Se Torino oggi è quella che è, è grazie alle politiche che sono state condotte in questi anni. Credo che se tutti noi siamo orgogliosi di essere torinesi quando usciamo dalla cinta daziaria di questa città e se quando andiamo in giro per l'Italia riceviamo i complimenti da parte di tanti italiani che passano da questa città e la vedono trasformata in meglio, io credo che questo sia un nostro motivo di orgoglio. L'altro motivo di orgoglio è che abbiamo fatto tutte queste cose in questi anni con gradi diversi di responsabilità sicuramente, chi più e chi meno, chi condividendo e sostenendo, chi avendo i driver decisionali in mano, ma abbiamo fatto tutte queste cose mantenendo un livello di servizi alla persona, alle persone più in difficoltà, ai bambini, ai minori, agli anziani che non ha eguali in Italia. Siccome, a differenza della narrazione e delle favole che ogni tanto io sento raccontare, la Zecca degli Euro non alberga nei sotterranei di Palazzo Civico, è del tutto evidente che queste cose sono costate denari, sono costate indebitamento, sono costate risorse finanziarie. Oggi, il compito che ha questa Amministrazione, a cui deve adempiere, è quello di ridurre l'indebitamento, per poter continuare a ripartire e rilanciare gli investimenti. La riduzione di questo indebitamento passa anche attraverso l'alienazione delle quote delle partecipate. Noi abbiamo - è inutile negarlo - anche un'altra sfida, tutta culturale, ed è la sfida che oggi ci viene anche consegnata dall'esito ad esempio delle elezioni amministrative. Oggi, i cittadini sono attenti a capire se chi li guida sono fanfaroni o è gente responsabile. Noi ci schieriamo dalla parte della gente responsabile e auspichiamo che sempre più politici ed amministratori locali facciano altrettanto. Il Gruppo del Partito Democratico, da questo punto di vista, è un Gruppo che farà la sua parte, avrà il compito di spiegare anche a molti iscritti, militanti ed elettori del Partito Democratico che quello che stiamo facendo in questa Sala e in queste settimane è una cosa fatta per il bene di Torino. Noi ce ne facciamo carico, siamo solidali al nostro Sindaco Fassino, siamo solidali al nostro Vicesindaco Dealessandri e li incoraggiamo ad andare avanti rispetto a questa road map, che speriamo - ed auspichiamo di vedere un atteggiamento costruttivo anche nelle forze dell'attuale minoranza - possa traghettare la Città di Torino verso un 2013 che consentirà di riprendere la politica degli investimenti, mantenendo inalterato il livello dei servizi e la qualità della vita di questa città che, rispetto a tanti altri luoghi in giro per l'Italia e per l'Europa, è senz'altro ancora - e questo è il nostro punto di orgoglio - di grande livello. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Io non avrei neanche voluto intervenire, ma è impossibile dopo aver sentito l'intervento del Capogruppo Lo Russo, che, secondo me, ha aperto il libro dei sogni. In realtà, tutto quello che lui ha asserito, a parte che non risulta vero, perché le grandi opere a Torino sono state realizzate con fondi che non sono riconducibili al Comune di Torino, e poi... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Non tutti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Diciamo che gli spicci li ha messi il Comune di Torino. Io vorrei ricordare al Capogruppo Lo Russo che Torino ha avuto una grande fortuna: di essere governata ininterrottamente per venticinque anni, partendo da San Diego e finendo con tutti gli altri santi. Spero sia santificato anche l'attuale Sindaco. Almeno saranno tutti dalla nostra parte di cattolici. Anche per quanto riguarda le tantissime opere realizzate in questa città, ad esempio l'ultima, il sottopasso di Via Orvieto, tanti cittadini stanno dicendo che la montagna, come sempre, ha partorito il topolino, perché non riescono ancora a capire le ricadute che hanno all'interno del territorio della città. Dopodiché, vorrei ricordare al Capogruppo Lo Russo che Torino ha avuto anche la fortuna di gestire male, ovviamente, le Olimpiadi. Sappiamo benissimo le ricadute economiche nel bilancio dello Stato quali sono state, perché non si riusciva più a ripianare una situazione che ormai non era più sottocontrollo. C'è stata tutta una serie di occasioni che questa città ha perso. E allora io vorrei capire la qualità della vita dove l'ha vista. Se la qualità della vita l'ha vista nella Spina 3, nella realizzazione di un comprensorio abitativo. Dov'è la qualità? Me lo spieghi, Capogruppo Lo Russo, e mi spieghi quali sono state le grandi opere di cui la città di Torino potrà avere beneficio nei prossimi anni, perché io non le ho viste. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Berthier. BERTHIER Ferdinando Decisamente il fine giustifica i mezzi. Se per rientrare nel Patto di Stabilità bisogna perdere i pezzi per strada e svendere quello che è stato creato nel tempo, certamente mi lascia alquanto perplesso. Anche perché, primo, bastava non uscire dal Patto di Stabilità; secondo, perché comunque il paradosso in tutta questa storia è che, quando noi 10-15 anni fa - dico noi, perché mi sento pienamente in diritto di rappresentare il centrodestra - parlavamo di privatizzazione, per la sinistra era una cosa brutta, oscena, un tabù. Per cui, capisco la necessità, ma adesso mi sorprende tutta questa disponibilità e volontà, perché, in fondo, si svende il patrimonio di Torino, al fine di mettere delle pezze laddove si è sbagliato. Tra le grandi opere che hanno contribuito a creare un grosso indebitamento da parte della Città ricordo anche il Metrò. Il Metrò è un'opera bellissima che non funziona; funziona tre giorni la settimana, si allaga, ci sono dei problemi, di tutto e di più. Anzi, dovremmo finire l'ultimo tronco, ma probabilmente non ci sono i soldi per finirlo, quindi si lascia tutto in sospeso con il buco a cielo aperto. Comunque, al di là di questo, io sono molto perplesso se votare a favore, perché, giustamente, bisogna comunque trovare una soluzione, o se astenermi, perché credo che non sia l'unica soluzione per risanare il debito. Forse, sì, avremmo anche potuto approfondire un po' di più, anche se non credo che un approfondimento ulteriore sulla deliberazione avrebbe portato della chiarezza in più. Quindi, credo che mi asterrò. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io sono sempre felice di intervenire, anche su questi temi così importanti, dopo il Capogruppo del PD, Lo Russo, perché riesce sempre ad essere, nei miei confronti, una vera musa ispiratrice. Nella sua opera di ecumenismo e di convincimento nel divulgare la parola, se questa è la sua reale intenzione, gli suggerisco di pronunciare il prossimo discorso voltato, così magari potrebbe ottenere anche degli effetti concreti più apprezzabili. Il primo intervento del Consigliere Mangone è stato illuminante, ha illustrato le maggiori criticità nel metodo, soprattutto, di come è stata affrontata una deliberazione nodale come quella che stiamo discutendo. Poi, anche se ci stanno facendo attendere il loro contributo, mi risulta che anche Sinistra Ecologia e Libertà - almeno, l'ha fatto nell'intervento della scorsa seduta del Consiglio - mantenga delle criticità. Aveva annunciato evidentemente un voto non favorevole (non mi ricordo se di astensione o negativo). Evidentemente, comunque, c'è una non condivisione di questo progetto. Poi, soprattutto, siete riusciti, a prescindere dal voto finale, in un piccolo miracolo politico, ovvero, nello scivolone che avete fatto con la caduta del numero legale, avrete notato che tutta l'opposizione, in tutte le sue diversissime anime, unite ormai molto poco anche su fronti strategici nazionali, ha mantenuto una grande ostilità, non tanto nel voler affrontare la questione, ma proprio rispetto alle soluzioni che questa Giunta cerca di far ingoiare forzosamente a quest'Aula. Vedete, tutto questo dipende dal fatto - ed è stato ribadito in diversi interventi - che manca completamente una strategia. O meglio, di fronte agli interrogativi che sono stati posti da tanti Consiglieri, mi permetto in modo molto utile di suggerire che in realtà la strategia c'è ed è chiara tra le righe di questa proposta di deliberazione: svendere, svendere, svendere. Quando il Capogruppo Lo Russo cita la deliberazione di FCT Holding come presupposto dell'attuale, mi chiedo: o non ha letto, non dico tanto le premesse, in cui si può scrivere tutto e il contrario di tutto, ma il dispositivo di questa deliberazione, o evidentemente lui, più che a convincere la sua maggioranza e l'opposizione, voleva esibirsi in cabaret, perché nel dispositivo di questa proposta di deliberazione c'è la revoca espressa di tutti i punti che riguardano SAGAT della precedente deliberazione FCT Holding. Perché, vedete, quando ci è stata posta la deliberazione FCT Holding, sulla quale abbiamo comunque, votando contrariamente, espresso tutte le nostre perplessità, ci è stato detto che stavamo votando una deliberazione di riassetto societario. Io, di sicuro, tra tutti i giuristi presenti in Sala non arrivo molto bene in graduatoria, però, sinceramente dal passare dal riassetto societario alla liquidazione societaria un po' ne passa. È ovvio, è chiaro ed è rivendicato addirittura dai banchi della maggioranza che qui stiamo parlando di svendita, non solo per il prezzo di base d'asta iniziale, che già abbiamo visto che, se parametrato alla quota di Benetton nel privato, dovrebbe addirittura arrivare a 93 milioni, invece partiamo da 60 milioni, ma, in più, perché oggettivamente non poniamo la benché minima condizione, non stiamo analizzando un piano industriale, non stiamo analizzando un piano di flussi di voli, non stiamo analizzando niente. Stiamo svendendo; qualcuno ha parlato dei gioielli di famiglia. Questa è veramente la condotta, se vogliamo continuare la metafora con la persona fisica, della persona quale Torino è adesso, ovvero rovinata, che, di fronte alla disperazione di non sapere come cavarsene fuori, raccoglie nervosamente quello che luccica nei cassetti del comodino e si precipita in strada non a vendere, ma a svendere, elemosinando al primo passante. Perché dico al primo passante? Perché noi non sappiamo a chi stiamo vendendo, visto che è una base d'asta senza alcun indirizzo in questa proposta di deliberazione. Ora, se veramente noi non sappiamo a chi stiamo vendendo, è un salto nel buio. Se invece sappiamo a chi stiamo svendendo e quel qualcuno è quel soggetto che è stato citato in diverse indiscrezioni giornalistiche, io non è che entri nel merito delle vicende personali di ciascuno, però se è quel soggetto di cui si vocifera, ovvero Vito Gamberale, a me preoccupa seriamente il fatto che sia un soggetto attivo imprenditorialmente in Lombardia. Perché questa città si è fatta già scippare tutto a livello produttivo, a livello infrastrutturale, a livello culturale; si è fatta rapinare da Milano. Voi adesso gli state svendendo lo scalo aeroportuale e, visto che qui continuiamo a dirci che abbiamo dovuto assistere ad una campagna elettorale improntata sulla gran Torino, poi adesso stiamo rilanciando su Torino internazionale, a me, piuttosto che vedere una gran Torino internazionale, di fronte a rinunciare ad un qualunque tipo di controllo - prima che qualcuno tiri in mezzo la Regione e la Provincia, ricordiamoci anche le percentuali, perché è ovvio che la Provincia e la Regione poi si smarcheranno, se il Comune apre il terreno svendendo una quota maggioritaria del suo pacchetto di controllo -. Ma, stavo dicendo, passiamo da una gran Torino internazionale ad una piccola Torino provinciale. Questo è un dato di fatto. Concludendo, rivolgendomi alla mia musa ispiratrice, a me fa piacere che abbia citato la cinta daziaria, non ci crederà, ma me l'ero appuntato addirittura prima del suo intervento; questo perché Torino, se chiude la sua porta sul mondo, che è l'Aeroporto di Caselle, rientra nella sua cinta daziaria, diventa un piccolo villaggio, ritorna la piccola città ridente da cartolina che un grande rilancio industriale del secolo scorso ha trasformato in una grande capitale. Ora, vedete, abbiamo già visto in questa tornata amministrativa come vi siete mossi in modo veramente bellicoso e agguerrito sulla questione FIAT e Mirafiori, quindi capisco che non vi abbia suscitato questi brividi lungo la schiena il mio excursus, però devo anche dirvi che se questo lo estendiamo a SAGAT per quel che riguarda l'Aeroporto e consapevoli del fatto che è solo il primo passo di questo piano di svendita da mercato del bestiame che stiamo per vedere, annunciato sulle partecipate torinesi, se è così, guardate, di ostruzionismo è meglio che ve ne aspettiate tanto. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Anch'io sono rimasto stupito dall'intervento del Capogruppo Lo Russo, tanto che per una volta voglio anche credergli. Voglio credere a lui e voglio credere al Sindaco e magari, dopo aver ascoltato il Sindaco, potrò anche votare favorevolmente questa proposta di deliberazione. Però, voglio sapere prima quale sarà questo grande investimento, questo rilancio per Torino nel 2013, perché non si può dire - esattamente come è stato detto, Sindaco, dal suo Capogruppo - che Torino si preparerà nel 2013 ad un grande rilancio economico internazionale. Bisogna sapere come, perché non si può dire: "Vendiamo e poi aspettiamo e attendiamo gli accadimenti", perché tutto ciò è impensabile. Quando si vende, bisogna sapere cosa si ricompra, questo è fondamentale. Io, Sindaco, adesso le chiedo pubblicamente di dirci quali sono questi suoi programmi per il prossimo anno per rendere così grande Torino, così come ci aveva promesso in campagna elettorale. Nel caso, noi siamo qui, a sua disposizione; ad inizio della mandatura, le abbiamo detto che, quando farà cose buone, gliele voteremo. Nel caso, saremo pronti. Anche perché vendere SAGAT può avere un senso soltanto se dietro c'è un grande piano industriale, che porti a trasformare un piccolo aeroporto di Provincia, quale è adesso e che questi trent'anni di Amministrazione hanno reso così piccolo - e io imputo a voi, maggioranza, una pessima gestione - in un grande aeroporto internazionale. Questo è l'impegno che, forse, il Vicesindaco dovrà prendersi più che mai, cioè di mettere nella condizione gli acquirenti di trasformare un piccolo aeroporto di provincia in un grande aeroporto internazionale, perché Torino ha bisogno di questo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Ho colto molte delle preoccupazioni che il Consigliere Mangone ha qui espresso. Tra l'altro, con lui avevamo richiesto anche al Vicesindaco un approfondimento, anche con gli amministratori di SAGAT e, soprattutto, con gli Enti pubblici, perché, devo dire la verità, mi sembra un po' surreale anche la posizione, anzi le tante posizioni delle opposizioni, anche perché mi pare che in quella preoccupazione che noi abbiamo espresso volevamo sapere che cosa facevano gli altri Enti pubblici. Lo dico perché faccio anche una proposta al Consigliere Marrone e al Consigliere Coppola, che è qui presente: guardate che si può anche vendere Levaldigi, che non serve assolutamente a questo territorio e con quelle quote comprare le quote pubbliche di SAGAT, che, tra l'altro, hanno un diritto di prelazione degli Enti pubblici. Se vogliono farlo, lo facciano. Anzi, devo dire la verità, qui ci sono le mie perplessità espresse al Vicesindaco; ci sarebbe piaciuto sapere esattamente l'esito di quella riunione, perché si è detto che in realtà la Provincia scendeva, ci faceva scendere sotto il 51% e quindi, a questo punto, le nostre quote non sarebbero più servite a niente. Adesso, leggo la deliberazione della Provincia che dice che, in realtà, dismette perché siamo noi a scendere sotto il 51%. Va tutto bene se è una questione economica. Il Consigliere Curto interverrà subito dopo di me proprio per quello che è poi il dato di fondo di questa dismissione. Chiudo solo con un rammarico. Su questo credo di essere proprio in linea, invece, con quello che diceva il Consigliere Mangone e con quello che diceva il Consigliere Appendino: abbiamo sbagliato due mesi fa; non dovevamo votare quella deliberazione di iniziativa popolare, per non prenderci in giro. Noi chiedevamo più potere pubblico e dopo un mese abbiamo fatto questa cosa qui. Va bene tutto, si può sbagliare, però almeno chiediamo scusa ai cittadini che con noi hanno lavorato due mesi; abbiamo dato delle indicazioni e siamo già oggi pronti a dire che quelle indicazioni non le rispetteremo. Almeno su questo. Si può sbagliare nella vita, però bisogna anche ammetterlo. Io ammetto di aver sbagliato, perché, se avessi saputo che dopo un mese si arrivava a questa soluzione, sinceramente non mi sarei preso in giro nel discutere per due mesi con loro quelle linee di indirizzo. Credo che nei prossimi mesi fra noi ci dovrebbe essere un po' più di coerenza e queste discussioni dovrebbero avere un po' più di tempo per arrivare anche a questi esiti. Scusate se ho preso troppo tempo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Noi ci troviamo davanti ad una situazione molto seria. Questo oramai credo che sia chiaro. Io aspetterò l'intervento del Sindaco da questo punto di vista, però credo che sia importante dettare le premesse con cui noi ci avviciniamo a questa deliberazione. È chiaro, questo non è un atto che ci piace; a chi può piacere l'idea di cedere la proprietà di quello che è uno dei beni pubblici per eccellenza, cioè una delle capacità trasportistiche più importanti, una delle connessioni - lo diceva qualcuno prima - fra Torino e il mondo? Come può piacere l'idea di farlo ad una cifra, che speriamo sia la più alta possibile e, affinché possa essere la più alta possibile, è necessario anche dare, se non il consenso più ampio possibile, almeno un senso di responsabilità che accompagni questo percorso, ma che comunque è una cifra sicuramente inferiore agli investimenti pubblici che abbiamo fatto su quelle strutture. Però, noi - ed è questo il ragionamento che facciamo come Sinistra Ecologia e Libertà - ci rendiamo conto del punto in cui siamo. In realtà, lo diciamo da mesi, lo sappiamo da mesi. Lo avevamo fatto già con la deliberazione FCT Holding, questa, sì, è rimasta la stessa cosa. Noi votammo quella deliberazione FCT Holding obtorto collo, sapendo di rappresentare una minoranza di questa maggioranza, sapendo di avere una sensibilità culturale che era profondamente in linea ispiratrice non solo con quel referendum che c'è stato lo scorso giugno, ma anche con il portato popolare di quel referendum, che non era tanto soltanto sull'acqua, era un referendum generale con cui il popolo italiano metteva in discussione un percorso di dismissioni e privatizzazioni e un modello economico liberista, che comunque ha sicuramente dato il quadro al nostro Paese. Però, oggi, ci troviamo in una situazione diversa, un po' com'è stato a novembre. A novembre noi decidemmo di votare, dopo un lungo lavoro, la deliberazione FCT Holding, perché ritenevamo importante poter scegliere fra l'accettare, da un lato, la cessione di una parte del nostro patrimonio e, dall'altra parte, la possibilità di continuare ad agire questa profonda crisi economica, che investe anche la nostra città, nei termini della politica e delle leve dell'Amministrazione. Insomma, noi votavamo la deliberazione FCT Holding - l'abbiamo anche dichiarato - perché il nostro Comune potesse rimanere all'interno del Patto di Stabilità. Questo poi non è avvenuto. E quindi è chiaro che una riflessione va fatta. Si è fatta spesso e volentieri nelle Aule, si è fatta in Commissione, ma oggi ci troviamo, a mesi di distanza, in una situazione in cui sappiamo che abbiamo una scadenza precisa: 31 dicembre 2012, se questo Ente non rientrasse nel Patto di Stabilità, io credo che noi avremmo rinunciato a quella che è poi la delega che i cittadini ci hanno dato. Quindi, ce lo chiediamo; la delega che i cittadini ci hanno dato in particolare a noi, maggioranza di questo Consiglio Comunale, è quella, indipendentemente dalla situazione che dobbiamo affrontare, che per grande parte non dipende da noi, di riuscire a fronteggiarla e di riuscire a dare delle risposte. Ed è per questo che oggi ci troviamo in una curva molto stretta, o meglio, forse è l'inizio di un po' di tornanti, perché sicuramente nelle prossime settimane ne avremo altre, fino all'approvazione del Bilancio, probabilmente avremo delle scelte difficili da fare ed è una curva stretta che ci porta quasi ad un bivio, un bivio secco, quello fra decidere di fare scelte difficili, faticose, impopolari, probabilmente anche contrarie alle nostre ispirazioni culturali, non solo del Gruppo di Sinistra Ecologia Libertà, e, dall'altra parte, dover rinunciare alla possibilità di agire questa crisi, sapendo che è una crisi che riguarda il Paese, è una crisi che riguarda il Comune di Torino, lo sappiamo, il nostro è un Comune che ha una congiuntura economica sicuramente più difficile di quella di altri, dovuta sicuramente al grosso indebitamento da investimenti che grava su questa Amministrazione, tre volte il Bilancio della Città. Se fossimo San Marino, se fossimo uno Stato, saremmo in una situazione decisamente drammatica. In un'Europa dove si sta discutendo - e lo sapete - drammaticamente del rischio di sbriciolamento di quella che è stata un'idea di Comunità Economica Europea e di Unione Europea, perché proprio in queste ore si sta discutendo di quello che sarà il futuro della Grecia. Quindi, noi ci troviamo davanti a questa scelta, a quella di decidere che cosa fare. Davanti a questa scelta noi decidiamo di dare corso alla privatizzazione di SAGAT, di prenderci questa responsabilità, pur sapendo che questa è una situazione che non avremmo voluto che si determinasse. Questa è una situazione che non abbiamo scelto. Rappresentiamo, per certi versi, in questo Consiglio Comunale una generazione che dovrà fare i conti nei prossimi anni con questa situazione, che dovrà avere la forza morale, culturale e politica di cavarsene fuori, ma è una situazione per la quale non vogliamo rinunciare ad agire. Perché non vogliamo rinunciare ad agire? Perché dall'altra parte pensiamo che c'è una città che, soprattutto in questo momento, rischia di fare più fatica, c'è la città degli ultimi, c'è la città delle persone in difficoltà, c'è la città a cui questo Comune ha sempre dato delle risposte. Le ha date nei momenti in cui ha investito molto, forse anche troppo - questa è una riflessione che dovremmo fare - e nell'investire, però, ha tenuto un livello di servizi ed una qualità degli stessi molto elevata e che noi pensiamo, anzi rivendichiamo debba continuare a farlo, debba continuare a mantenere quei servizi anche e soprattutto in questo momento. Quindi, due cose in accompagnamento a questa proposta di deliberazione, anzi, da un lato lo dico alla mia maggioranza, lo dico al Sindaco, noi crediamo che in questi passaggi stretti, in questi tornanti, si abbia il dovere di una strategia, si debba dire alla città qual è la situazione che stiamo fronteggiando, si debba dire alla città come abbiamo intenzione di uscirne e soprattutto si debba dire alla città qual è il prezzo che tutti insieme dovremo pagare. Vorremmo discutere anche di altre scelte, lo faremo sicuramente nelle prossime settimane. Poi, la seconda cosa, vogliamo capire qual è la ricaduta per i nostri cittadini. È chiaro, il salvataggio del Comune di Torino, di un Comune di Torino che però fatica, a volte troppo spesso, ad ammodernarsi e che dovrebbe farlo il più rapidamente possibile. Vorremmo capire quali spazi, quali margini ci sono, perché, alla dismissione di quelli che abbiamo chiamato e definito con orgoglio i gioielli di famiglia, ci fosse, dall'altra parte, la possibilità di salvaguardare le finestre fondamentali di welfare pubblico, quelle che noi individuiamo e discuteremo lunedì, per esempio, nell'istruzione, quindi nel sistema prezioso e virtuoso dell'aggregato asili nido e scuole materne, in quel sistema dell'assistenza e della tutela dei più deboli, che è dato dal welfare, in quella politica fondamentale che oggi è la politica del lavoro. Mentre noi stiamo discutendo, in questa città sono tantissime le situazioni lavorative in crisi; alcune le abbiamo affrontate, penso a quella del consorzio CSEA, sarebbe stato bello avere le risorse per poter rimettere in carreggiata quel consorzio e farlo ripartire. Invece, quelle risorse non ci sono. Quindi, la domanda fondamentale, a fronte di questa nostra disponibilità, di questo nostro senso di responsabilità, è quella di capire se riusciamo a garantire, per tutta la città, soprattutto per la parte più debole di questa città, un'uscita possibile da questa crisi. Io credo che nei prossimi anni verrà giudicata la scelta di essere usciti, di essersi trovati fuori dal Patto di Stabilità. Saremo interrogati se sia stata una scelta virtuosa o meno. Quello di cui sono certo è che vogliamo assicurarci i margini politici per essere la prima città ad uscire dalla crisi. Se è questa la sfida politica, Sindaco, noi ci siamo. Ci saremo sulla deliberazione SAGAT e ci saremo sulle deliberazioni a venire. Se, invece, non dovesse essere questa la sfida, allora io credo che responsabilmente noi, per quello che rappresentiamo, per ciò che siamo, dovremmo, da un altro punto di vista, cercare di tutelare le forze sociali, le rappresentanze sociali e le persone che in questo momento fanno più fatica. Per questa ragione, convinti che questa deliberazione sia l'inizio di un percorso di quella strategia di uscita dalla crisi, considerandolo un sacrificio, noi la libereremo garantendo il voto favorevole. Quindi, a pieno mandato. Dall'altra parte, però, nelle prossime settimane sappiamo che ci troveremo davanti a scelte importanti, dal welfare alle scuole, passando per le imposte comunali sugli immobili, scelte che spesso abbiamo sofferto e soffriremo di più che abbiamo scelto. Ma scelte su cui comunque noi dovremo agire nell'interesse dei nostri cittadini. E lì allora capiremo se, nonostante la situazione drammatica in cui ci troviamo, nonostante la situazione seria in cui ci troviamo come Paese, come Comune e come città - che è una cosa diversa - ne sarà valsa la pena. Oggi sicuramente ha la nostra fiducia. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Nell'ascoltare gli interventi di alcuni Colleghi, mi chiedevo che interventi avrebbero fatto se fossero stati al Consiglio Comunale di Racconigi o di Savigliano piuttosto che di Cuneo e dovessero parlare dell'aeroporto internazionale di Cuneo Levaldigi, che l'anno scorso ha raggiunto la cifra record di 225.000 passaggi. Perché mi sembra vi siano discussioni che vadano abbastanza oltre quella che è la questione e vadano semplicemente su un rito, cioè quello comunque di fare l'opposizione a priori, dimenticandosi di quali sono le realtà. Quando sento dire che l'Aeroporto di Torino da internazionale è diventato provinciale e lo si confronta con aeroporti centrali dell'Italia del Nord, in quella che alcuni definiscono la Padania, mi sembra che le nozioni di geografia siano ormai ridotte al minimo e ci si dimentichi che il raggio d'azione di un aeroporto, prendendo un compasso sulla carta geografica, deve fare necessariamente i conti con il numero in milioni di popolazione di riferimento e che vi abitano e, inoltre, con altre realtà, come la disponibilità a spostarsi, anche di parecchi chilometri, centinaia di chilometri, pur di avere dei voli convenienti quando ci sono. È indubbio che tantissimi torinesi vanno all'aeroporto di Bergamo quando devono trovare dei voli per alcune destinazioni e scoprono che non è lontano, anzi è perfino più comodo dell'aeroporto di Malpensa. Quindi inviterei l'opposizione a valutare un attimo il loro atteggiamento, perché se questo è il punto, mi sembra abbastanza debole. Come credo sia abbastanza debole il giochino che il Consigliere Marrone cercava di fare, che è quello di dire che è giusto vendere, è giusto privatizzare, è giusto essere un po' liberali, però voi lo fatte nel modo sbagliato, soprattutto perché svendete. È chiaro che nel momento in cui si vende qualcosa di unico e lo si mette sul mercato in un momento particolare, rimane unico, perché non esiste un secondo aeroporto della Città di Torino. Quindi mi pare che questa sia un'argomentazione abbastanza strumentale. L'ultima cosa voglio dirla a tutti, maggioranza e opposizione. Voi sapete che spesso faccio la battuta che il fatto di essere usciti dal Patto di Stabilità ci costringe a scelte virtuose, che probabilmente non avremmo preso, che probabilmente avremmo rimandato, esattamente come fanno gli altri Comuni. Il fatto di essere il primo grande Comune in Italia che rischia di non rispettare il Patto di Stabilità per la seconda volta (il che comporterebbe che il sottoscritto, ma anche il Consigliere Marrone, per dieci anni se ne stanno a coltivare i propri lavori e non potranno più candidarsi da nessuna parte; compreso il Consigliere Ricca, che è più giovane di noi e dovrebbe quindi preoccuparsi) deve porre un minimo di realismo. Credo che il minimo di realismo, partendo anche dall'intervento che colgo nello spirito positivo, seppur critico, del Consigliere Curto, sia quello di comportarci come se tutti fossimo responsabili e cittadini di Torino, come se tutti perseguissimo l'interesse della Città e non soltanto quelle che sono le beghe e le liti. Ecco perché io sono convinto e voto a favore di questa deliberazione. Lo farei comunque, perché credo che oggi i Comuni meno gestiscono, meglio è. Soprattutto se devono gestire insieme a Regione e Provincia in una situazione non di omogeneità ma di contrasto, perché alla fine non è vero che è il pubblico che gestisce. È il pubblico che gestisce al peggio nell'ambito di quelle che sono le polemiche e gli scontri politici della maggioranza. Credo che da un punto di vista prettamente di principio è corretto che il Comune gestisca e diriga, ma la proprietà delle strutture sia sempre di più in mano a gestori non comunali. So che non è una posizione condivisa da molti, ma credo che alla fine questa sia una posizione corretta e per fortuna la rottura del Patto di Stabilità, le condizioni economiche generali e le situazioni di bilancio ci impongono delle scelte virtuose, che altrimenti continuerebbero a covare da qualche parte, senza mai venire alla luce. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Solo una premessa al Consigliere Marrone. Siccome da ragazzo ho avuto modo di partecipare al mercato del bestiame, devo dire che anche lì ci sono scienza e coscienza. E certe volte, secondo me, molto più di quanto ce ne siano in quest'Aula. Ma questa è un'opinione, la prenda come tale. Mi sembra utile rispondere ad alcune questioni. La prima. Io credo di non avere messo fretta a nessuno, nel senso che su questo argomento noi abbiamo fatto in via preventiva due Commissioni. Come voi sapete, tra l'altro, il Presidente della I Commissione, Altamura, richiede sempre i livelli di approfondimento, anche quelli di cui io sono d'accordo. Per questa ragione ho chiesto di venire in Aula, perché l'unica cosa a cui devo far fronte, perché rientra nella mia responsabilità, è il fatto di non tirare su gli argini nel momento in cui il temporale è già avvenuto. Per cui bisogna mettersi in condizione, dal punto di vista dei tempi, di poter gestire in modo corretto, in rapporto al mercato e rispettando i Patti. Io non dico che non si potrebbe fare (comincio a rispondere anche a una questione posta dal Consigliere Mangone), ma una cosa è - ammesso e non concesso che qualcuno voglia fare ricorso - andare dopo la scadenza dei Patti; un'altra è partire prima della loro scadenza dal punto di vista della gestione, anticipando quanto i Patti Parasociali prevedono. Seconda questione. Io ho parlato dei gioielli non nel modo in cui normalmente si dice, ma nel vero senso del termine. Cioè parliamo di un'azienda importante, sia dal punto di vista del fatturato, sia della gestione. Il management che oggi gestisce l'aeroporto è tra i migliori, se confrontato con altre situazioni. Quest'anno l'aeroporto è stato riconosciuto dall'ENAC per le condizioni gestionali e anche per tutte le caratteristiche che deve avere un aeroporto per essere riconosciuto un aeroporto strategico. In questo vi chiedo di essere un po' più milanesi; viene sempre citato il fatto che noi, in parte, saremmo succubi. Cioè si può avere un'opinione diversa su un argomento, ma la cosa che vi chiedo, visto che sono beni comuni del nostro territorio, è che se ne parli bene. Nel senso che è giusto dire: "Io non sono d'accordo nel fare una cosa". Una cosa che non capisco è perché, se non so come fare una determinata cosa, devo mettere in discussione il mio oggetto, quello che ho a disposizione, che è un bene di tutti noi. Difficilmente i milanesi fanno così. Le loro cose sono le migliori. Io penso che dovremmo cominciare a pensare che le nostre cose siano le migliori, perché dobbiamo valorizzarle. In questo senso, però, attenzione ad usare i valori di libro di Sintonia, perché oggi non sono corretti in rapporto ai valori dell'insieme delle operazioni aeroportuali effettuate in questo periodo e l'anno scorso. Come ho detto in Commissione, tra l'altro, noi abbiamo usato una valutazione che era stata fatta per il trasferimento della partecipazione da Regione a Finpiemonte Partecipazione. Gli Uffici hanno fatto la valutazione in rapporto a questo momento e al fatto che vogliamo cedere; che è cosa diversa, ovviamente, rispetto ad altre operazioni. Per dirla più semplicemente, credo che i primi a sapere di non avere i valori di libro inseriti oggi a livello di Sintonia, siano loro stessi. D'altra parte, come sono oggi i valori di libro presenti in molte altre situazioni, parliamo di una situazione purtroppo generalizzata. L'altra questione è se noi ci facciamo carico o no dei problemi. Voglio solo chiedervi se secondo voi abbiamo fatto tutto il possibile per cedere Bologna e Firenze. Sì. Come ho detto chiaramente in Commissione, siamo andati per la prima volta verso una differenziazione vera tra i soci pubblici ed i soci privati. I soci pubblici hanno votato in modo diverso perché noi preferivamo accettare e aprire la trattativa sulla base della valutazione che Intesa aveva fatto rispetto alla partecipazione di Firenze. Se avessimo dovuto rinnovare i Patti, questo sarebbe stato sicuramente uno dei problemi più seri che avremmo dovuto affrontare con i soci privati, ma non mi sfugge che cedendo, ovviamente, perde molto questo significato. Tra i motivi per cui cediamo (sull'insieme generale interverrà il Sindaco), voglio solo far presente questo. A quelli che dicono: "Ma che cosa potete fare di più, dato che in realtà con il 10% il Patto finisce a un certo punto?", rispondo è vero, noi non possiamo fare di più, avendo fatto dieci anni fa la gara per individuare il socio privato. Per cui anche con una base di valutazione del soggetto dal punto di vista della possibilità di gestione del piano di investimenti (esattamente come lo facciamo, ad esempio, per GTT), questo non può essere fatto per la ragione che abbiamo detto, cioè che il socio privato è già stato individuato secondo gara e secondo quello schema. Per cui, possiamo solo fare una cessione che sia alla base dell'offerta economica. Per questa ragione, però, abbiamo detto (ed ho detto prima) cerchiamo di usare il nostro 10% e la concessione per cercare di controllare e di reindirizzare. Ora, è vero che, non avendo la maggioranza, qualcuno può mettere all'ordine del giorno qualsiasi cosa. Però, avendo il Presidente, che è esattamente quello che convoca il Consiglio e fa l'ordine del giorno, ovviamente è questo il ruolo che noi possiamo svolgere. Consigliere Mangone, l'articolo 4 del Patto Parasociale - che il Consigliere Appendino ed altri Consiglieri mi hanno sollecitato in Commissione - recita: "Il presente Patto bilaterale avrà durata fino alla data in cui i soci della SAGAT sottoscriveranno la nuova convenzione, sostitutiva di quella sottoscritta il 28 giugno 2007. Il nuovo socio è fin d'ora impegnato a sottoscrivere tale nuova convenzione, fermo restando l'impegno di riservare al Comune la nomina di un Consigliere d'Amministrazione, al quale spetterà la carica di Presidente e di un Sindaco effettivo, nonché di affiancare il Comune di Torino nel perseguimento degli indirizzi contenuti nella deliberazione di iniziativa popolare di cui alla premessa". Per cui, pur in presenza di una situazione molto diversa, che non ci siamo nascosti, l'abbiamo detto chiaramente, ed è per questo che mi sento anche di farmi carico delle cose che diceva il Consigliere Grimaldi, non ci siamo dimenticati della deliberazione che il Consiglio Comunale ha assunto come indirizzo nel mese di febbraio. Pur in questa circostanza e pur in questa condizione, questa è la condizione che noi poniamo. Credo che sia nostro dovere cercare di fare ogni cosa per valorizzare al meglio le nostre società, che - anche nel momento in cui non vedono più la nostra presenza - continuano a svolgere quel ruolo così importante, come hanno svolto in questi anni. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Ringrazio naturalmente tutti i Consiglieri. Vorrei cogliere l'occasione di questo intervento, oltre che per ritornare sulle questioni della discussione, anche per fornire quello che è stato richiesto nel corso del dibattito, cioè uno scenario che renda più evidente e più chiaro l'atto che stiamo per votare. Intanto ricordo che il quadro finanziario del Comune ha delle ragioni precise, che credo tutti, per onestà intellettuale, non possiamo dimenticare. Avendo qualche anno alle spalle di attività politica, capisco anche che quando si è all'opposizione si debbano dire certe cose e quando si è nella maggioranza se ne debbano dire altre. Non che questo mi sconvolga, però ci sono alcune cose che non si possono dimenticare. La prima cosa che non si può dimenticare è che dal novembre 2010 all'aprile 2012, con Esecutivi diversi per formazione, per maggioranza politica in Parlamento, sono state fatte manovre di riduzione dei trasferimenti dallo Stato agli Enti Locali, che per il Comune di Torino hanno rappresentato una riduzione dei trasferimenti pari a 110 milioni di Euro. Per chi, come me, sta già in una certa generazione, i milioni e miliardi a volte si confondevano a volta. Per essere chiaro, 110 milioni sono 220 miliardi di Lire, cioè una cifra cospicua. È evidente che 110 milioni di Euro in meno incidono significativamente e pesantemente sul Bilancio del Comune e sulla sua solidità finanziaria. Secondo elemento di scenario. Il Comune di Torino ha un indebitamento alto. Una cosa che non scopriamo oggi, per cui non capisco la polemica sulla fretta, perché è stato oggetto di dibattito in campagna elettorale, al punto che l'opposizione fece di questo tema il principale leitmotiv della campagna elettorale, quindi cose tutte note. Ripeto quello che ho avuto modo di dire più volte, a tutela degli amministratori che mi hanno preceduto, cioè che l'indebitamento alto del Comune ha una qualità molto diversa dell'indebitamento alto che hanno la generalità dei Comuni italiani. Si tratta di un indebitamento dovuto, in primo luogo, a investimenti. La media di indebitamento della Città di Torino sulla spesa corrente è inferiore alla media dei Comuni italiani. Quindi, non è la spesa corrente. Ci saranno anche problemi, naturalmente, di razionalizzazione, ma non è dalla spesa corrente che è derivato l'accumulo del debito che il Comune ha, ma da investimenti. Abbiamo investito - con risorse comunali, che si sono congiunte naturalmente anche a risorse statali, questo è evidente - nel termovalorizzatore, nel teleriscaldamento, nel Passante Ferroviario, nella Metropolitana, negli impianti dei giochi olimpici e via di questo passo. Al Consigliere Liardo che ha detto che queste cose sono state finanziate dallo Stato, ricordo che soltanto sul Passante Ferroviario, ogni volta che si faceva una manovra, il Governo, segnatamente nel Ministero dell'Economia, riduceva le risorse stanziate in origine per il Passante Ferroviario. Risultato: noi siamo, ad oggi, creditori verso lo Stato di 40 milioni di Euro per la costruzione del Passante Ferroviario, che ha anticipato il Comune di Torino (circa 38.900.000 Euro), che mi sto sforzando di cercare di avere, perché è un credito del Comune nei confronti dell'Amministrazione centrale dello Stato. Quindi, l'indebitamento è dato dal fatto che abbiamo investito molto e che una parte delle risorse che ci dovevano venire in cofinanziamento, accanto alle risorse comunali, non sono arrivate; per cui ci siamo trovati a dover far fronte anche a oneri che non erano, in partenza, a carico della Città. Dopodiché, per rendere chiara la situazione, Torino e Catania hanno, più o meno, lo stesso livello di indebitamento, con questa piccola differenza: a Torino c'è il Passante Ferroviario, a Torino c'è la Metropolitana, il termovalorizzatore, il teleriscaldamento e ci sono gli impianti olimpici. A Catania tutto questo non c'è. Però, ai fini del Patto di Stabilità, che non distingue tra spesa per investimenti e spesa corrente, i due debiti sono valutati allo stesso modo. Questa è la ragione per cui fin dall'inizio, quando sono diventato Sindaco, mi sono battuto perché cambiasse il Patto di Stabilità. Registro che nelle ultime settimane una delle azioni principali che in sede europea il Presidente del Consiglio e il Governo italiano stanno facendo è chiedere una correzione del Patto di Stabilità europeo nella direzione di distinguere fra spesa corrente e spesa per investimenti. È significativo che nell'incontro che c'è stato martedì scorso a Palazzo Chigi, fra una delegazione di Sindaci, di cui io ero componente, il Presidente del Consiglio e delegazione anche del Governo, fra cui il Viceministro Grilli, che è titolare del Dicastero dell'Economia, è stato riconosciuto questo problema. Per la prima volta, si è dichiarato che per l'esercizio 2013, cioè il prossimo esercizio, il Governo ritiene di introdurre degli elementi di flessibilità nel Patto di Stabilità, che consentano di tener conto di questa distinzione. A conferma del fatto che la questione c'era e c'è, e che facevamo bene a porla, tanto è vero che oggi è diventata piattaforma in sede europea del Governo italiano ed è riconosciuto anche nel rapporto con gli Enti Locali, al punto che si preannunciano delle modifiche per l'esercizio di Bilancio del prossimo anno. Terzo elemento di scenario. Poi, verrò sulla questione delle dismissioni, ma vorrei che non si dimenticasse che per ciò che attiene ai Servizi Pubblici Locali (trasporti, rifiuti, eccetera), non sono soltanto le ragioni di indebitamento che inducono a dismettere, ma ci sono vincoli normativi e di legge che prevedono che per tutte le aziende che hanno servizi in house, si debba andare alla dismissione di quote di partecipazione entro il 31 dicembre 2012. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, deciso dal Governo precedente. Decreti Tremonti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, bisogna scendere sotto il 40%. Leggetevi la legge. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Quindi, non è che adesso scopriamo che si dismettono quote perché c'è fretta di fare cassa. No. Per ciò che riguarda i Servizi Pubblici Locali, tutti i Comuni italiani - lasciamo da parte un attimo Torino - sono obbligati, entro il 31/12/2013, per servizi in house, a dismettere quote, fino a mantenere non più del 40%. Vincolo di legge. Punto primo. Per i servizi non in house, ci sono delle prescrizioni temporalmente più ampie, ma altrettante. Per carità, uno può dirmi che è sbagliato, non è sbagliato, ma sono leggi dello Stato e segnalo - senza nessun elemento polemico, ma nel dibattito bisogna dirsi la verità - decisi da Governi di cui la principale forza politica sono le forze che oggi qui all'opposizione criticano le dismissioni e dicono che non bisogna farle. C'è un vincolo, deciso dai vostri Governi, che impone la dismissione. In ogni caso, noi vogliamo affrontare la situazione del Comune di Torino. La situazione del Comune di Torino deve affrontare due problemi. Deve affrontare il problema della riduzione del debito ed è evidente che la riduzione del debito significa dismettere asset, o quote di asset, che consentano una liberazione di risorse significative commisurate al debito. Quello che ha detto il Consigliere Appendino, cioè si faccia una spending review che consenta di individuare elementi di razionalizzazione della spesa, è assolutamente corretto, ma vale per il Bilancio in esercizio. Non è che con la spending review, risparmiando su questo, o su quello, si riduce l'indebitamento di 300 o 400 milioni di Euro. Non è realistico pensare che si possa fare così. Vale per il Bilancio di esercizio, ma, per ciò che attiene all'indebitamento, è chiaro che se vogliamo ridurre in modo significativo l'indebitamento, abbiamo bisogno di fare ricorso ad operazioni di finanza straordinaria. Le uniche operazioni di finanza straordinaria sono quelle di utilizzare quote di partecipazioni, che rientrano nel patrimonio della Città, per liberare risorse. Cosa che io non per la fretta decido oggi, ma che ho dichiarato in campagna elettorale e messo nelle Linee Programmatiche che ho sottoposto a questo Consiglio Comunale giusto un anno fa. Quindi cose dette, tant'è vero che sono state anche oggetto di dibattito politico. Io ricordo anche che nel corso della campagna elettorale ci fu qualcuno che diceva che bisognava abolire il biglietto del tram. Non voglio rimproverare qualcuno, mi interessa solo dire il peccato e non il peccatore, per dire come eravamo lontani mille miglia dalla situazione del Paese. In ogni caso, noi abbiamo bisogno di fare un'operazione di finanza straordinaria che ci consenta di ridurre l'indebitamento. Primo obiettivo che vogliamo perseguire. Il secondo obiettivo che vogliamo perseguire è quello di realizzare il pareggio di Bilancio, perché è un vincolo normativo e la prossima settimana presenteremo il Bilancio in pareggio. E siccome abbiamo meno risorse, in virtù di 110 milioni di tagli che si sono venuti accumulando, a cui - lo dico come un dato obiettivo - si aggiungono, in modo più rilevante, tagli decisi dalle Regioni su certe voci di spesa, che in altre realtà locali non hanno avuto la stessa dimensione: il taglio sul trasporto pubblico locale in Emilia Romagna da parte della Regione non è il taglio che si è avuto in Piemonte. Quindi il Comune soffre di minori trasferimenti da parte dello Stato e anche di una serie di tagli che la Regione ha deciso nella sua sovranità, ma che incidono sulla nostra spesa. Per affrontare questo problema abbiamo messo in campo una strategia (tanto è vero che dopo affronteremo la deliberazione sugli asili nido) di gestione dell'esercizio finanziario che si pone due obiettivi: per un verso non ridurre la qualità dell'offerta dei servizi che mette a disposizione dei cittadini, ma siccome non vogliamo ridurre l'offerta, dovendo farlo con minori risorse, dobbiamo rimodulare le modalità di erogazione delle risorse e rimodulare le modalità con cui si utilizzano le risorse finanziarie. Su questo ci arriverò. Per ciò che riguarda le dismissioni, respingo questa storia della fretta. O meglio, noi abbiamo il vincolo temporale del 31 dicembre 2012, in ragione tale che la riduzione dell'indebitamento ci consenta anche di rientrare nel Patto di Stabilità. Quindi c'è un'urgenza temporale. Ma questo non significa affatto che i processi che stiamo mettendo in campo siano approssimativi o non meditati. C'è una strategia molto precisa che punta a dismettere quote di partecipazione delle nostre società: il 49% di GTT. Abbiamo approvato in questo Consiglio la deliberazioni per le manifestazioni d'interesse; si sono manifestate quattro manifestazioni d'interesse da parte di quattro gruppi; si sta preparando il bando di gara, a cui potranno partecipare questi quattro gruppi, o altri, perché la manifestazione di interesse non è un vincolo per partecipare al bando di gara vero e proprio. Quindi, stiamo perseguendo l'obiettivo che ci siamo dati. Sapete bene che nelle prossime settimane porteremo gli atti per le dismissioni delle partecipazioni nella filiera ambientale. Abbiamo avuto l'autorizzazione dell'Antitrust. Segnalo che l'Antitrust ha dato l'autorizzazione in due settimane, senza fare osservazioni, né richiedere approfondimenti aggiuntivi. Anzi, dichiarando esplicitamente che la deliberazione che il Comune di Torino ha presentato è corretta, dal punto di vista delle esigenze che l'Antitrust ritiene debbano essere soddisfatte, al punto che questa deliberazione, essendo Torino la prima città che avvia questi processi, viene assunta come punto di riferimento per successivi atti che l'Antitrust dovrà prendere. Lo dico non a vantaggio dell'Amministrazione Comunale in quanto tale, ma a onore della qualità dei nostro Uffici e del nostro apparato, che hanno avuto la capacità di gestire questo lavoro con un livello di professionalità che giustamente è stato riconosciuto. Terza dismissione è la dismissione di quote di partecipazione di SAGAT, che è la deliberazione in essere. Io dico chiaramente che non corrisponde al vero la considerazione che una riduzione della partecipazione da parte del Comune significa che consideriamo non strategica un'infrastruttura come l'aeroporto. Non è questa la valutazione dell'Amministrazione Comunale, né la mia. Semplicemente, io non credo che possa essere stabilita l'equivalenza tra carattere strategico e proprietà pubblica. Perché, se fosse così, dovremmo dire che tutto il dibattito che da alcuni anni in Italia si sta svolgendo sulla necessità di ridurre la presenza dello Stato come operatore di mercato a vantaggio di una pluralità di soggetti è tutto sbagliato e dobbiamo far tornare indietro il film, comprese tutte le norme che sono state introdotte. È legittimo. Io considero, invece, che sia un'esigenza della nostra economia e del nostro Paese aprire a logiche di mercato troppi servizi che invece in questi anni non lo sono stati. Quindi penso che quello che stiamo facendo per quello che riguarda la SAGAT non contraddice il carattere strategico dell'aeroporto, per il solo fatto che si fa una gara con una pluralità di operatori che si presentano, per aprire al mercato la gestione dell'aeroporto, come è avvenuto per gli aeroporti di Milano, di Roma e di Venezia. Cioè gli scali che sono in testa alla graduatoria degli scali italiani sono tutti e tre, compreso Venezia, a maggioranza privata. Tanto per essere chiari. Così stanno facendo gli altri scali. Verona sta facendo quello che stiamo facendo noi e via di questo passo. Siamo così convinti del carattere strategico, che l'attuale gestione dell'aeroporto, nella persona sia del Presidente Montagnese, che rappresenta l'Amministrazione della Città, sia dell'Amministratore Delegato, insieme al Comune di Torino hanno lavorato in questi mesi e anche negli anni scorsi per intensificare significativamente le rotte di cui la città possa disporre. Oggi è il 25 maggio; da lunedì 28 maggio il volo su Istanbul diventerà di sette giorni su sette. Era su tre giorni la settimana quando è stato introdotto; fino ad oggi, era cinque giorni la settimana, diventa sette giorni su sette. Il 3 giugno parte il volo per Lisbona. Segnalo che Lisbona e Istanbul non sono solo due località di destinazione finale, sono due località di grande hub per il salto in altri continenti: Lisbona nell'America Latina, Istanbul in tutta l'Asia minore. Si sta lavorando per consolidare il collegamento con Mosca, che oggi è assicurato da Alitalia e da novembre dovrebbe essere assicurato da Aeroflot in un accordo tra le due compagnie. Stiamo lavorando e stanno lavorando per intensificare una serie di altre rotte e fa parte di questo anche la trattativa che continua per la base Ryanair a Caselle. Quindi il fatto che mutino gli assetti proprietari dal punto di vista dei rapporti tra gli azionisti non cambia minimamente la valutazione sul carattere strategico dell'aeroporto e l'impegno della Città a fare in modo che questo aeroporto ampli il più possibile i collegamenti di natura internazionale e nazionale di cui la città può disporre. A conferma di questo, in questi mesi, con una trattativa che è stata fatta dalla Città, come concessionaria, e dall'aeroporto, abbiamo ottenuto l'innalzamento della categoria di classificazione dell'aeroporto da parte dell'ENAV, a conferma del fatto che crediamo in questo impianto e lavoriamo perché ci si metta nelle condizioni di poterlo valorizzare al massimo. Quello che a mio avviso non è convincente è pensare che la proprietà o è pubblica, o a maggioranza pubblica, o se la proprietà non è pubblica, o a maggioranza pubblica, allora significa che quel bene non ha un valore strategico. Non è così. Nell'economia di oggi non è così. Non credo valga per tante altre cose. Non credo che Milano non consideri strategico l'aeroporto di Linate piuttosto che di Malpensa; nonostante questo, ha fatto un'opera di privatizzazione. Non credo che Venezia non consideri strategico l'aeroporto, stante i flussi turistici che vanno a Venezia, visto che ha dato la maggioranza delle quote e la gestione ai privati. Quindi carattere strategico e natura della proprietà sono due cose distinte, anche perché l'aeroporto non è un bene delocalizzabile; è lì e non lo si può portare via. Mi permetto anche di dire che è un argomento un po' debole quello di pensare che c'è gente che fa un investimento, compra una cosa per poi rimetterci e chiuderlo. Io di imprenditori che fanno queste operazioni non ne conosco quasi nessuno. Si dice che lo prendono e poi lo chiudono o lo riducono. Ma chi è che mette dei soldi e poi ce li rimette? Sono pochi quelli al mondo che fanno queste operazioni. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Mi colpisce che questa obiezione venga fatta da parte di chi fa del libero mercato una bandiera. Questa diffidenza nei confronti degli imprenditori da parte di chi fa del libero mercato una bandiera, quanto meno è una contraddizione concettuale. Questo è quello che noi vogliamo fare. Dopodiché, se si ritiene che questa deliberazione e i successivi atti debbano essere migliorati dal punto di vista del contenuto, della qualità delle cose che si sono dette, benissimo. Una linea emendativa fa parte della finalità stessa di un'Assemblea. La Giunta non è chiusa a miglioramenti delle sue deliberazioni che possono venire dal Consiglio e vale anche per questo aspetto. Così come dico con grande chiarezza, visto che c'è un ordine del giorno della Lega Nord, che è evidente che le risorse che noi otterremo dalle dismissioni sono finalizzate a ridurre una parte del debito. Non ho nessuna difficoltà a cogliere il senso di quell'ordine del giorno, perché è esattamente l'intenzione della Giunta. D'altra parte, ci sono vincoli di legge che ci impedirebbero di mettere quei soldi fra la spesa corrente. Quindi mi pare evidente. Infine, se mi è permesso, voglio fare una considerazione aggiuntiva che in qualche modo batte sulla deliberazione che affronteremo dopo degli asili nido. Fin qui ho parlato del primo pilastro della nostra strategia: dismissione di quote di partecipazione che ci consentano di liberare risorse, di abbattere il debito e rientrare nel Patto di Stabilità. Per ciò che attiene all'esercizio, noi puntiamo a un duplice obiettivo. Da un lato mantenere inalterata la qualità dell'offerta, in ragione tale che la sostanza dei servizi e dei beni di cui i cittadini dispongono, perché erogati dal Comune, non venga intaccata. Ma siccome abbiamo meno risorse, è evidente che la qualità dell'offerta va perseguita con una rimodulazione delle forme erogative e delle risorse. Al riguardo, più tardi discuteremo degli asili nido. Non si riduce minimamente la qualità dell'offerta alle famiglie di Torino. Tutti i bambini che hanno diritto a un posto in un asilo nido e in una materna ce l'avranno. Non ce l'avranno tutti nella stessa forma in cui l'abbiamo erogata fin qui, perché i vincoli finanziari e di personale ci sollecitano a una modalità erogativa diversa, in funzione, però, del mantenimento della stessa qualità dell'offerta. Sempre in questa chiave, lo sforzo che stiamo facendo è accrescere la disponibilità di risorse private che si aggiungono a risorse pubbliche per mantenere inalterata l'offerta. È il caso della cultura. È evidente che abbiamo meno risorse e quindi meno risorse pubbliche sono destinate alla cultura, ma nel 2012 abbiamo un cartello di programmazione culturale che ha più eventi di quelli del 2011, perché il ricorso a sponsorizzazioni, a mecenatismo e alle Fondazioni bancarie, eccetera, ci consente un afflusso di risorse maggiore di quello degli esercizi precedenti. Opere infrastrutturali. È evidente che le risorse di cui il Comune dispone rendono difficile mettere in campo investimenti infrastrutturali, ma con modalità di finanza di progetto, l'attivazione di meccanismi finanziari che mobilitino capitali privati, si possono realizzare opere infrastrutturali utilizzando capitali privati, che è quello che stiamo facendo. Concludo dicendo che uno può condividere o non condividere, è ovvio, ma quello che non è vero è dire che c'è confusione, non si sa dove andiamo, non c'è un piano. No, c'è un piano molto chiaro, che è quello che io ho illustrato. Uno può non condividerlo, è del tutto legittimo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Queste cose non è la prima volta che le dico. Le ho dette parecchie volte. Se volete, ve le ripeto tutte le settimane, rischierei di essere noioso. Comunque, spero che almeno questa illustrazione abbia dato maggiori elementi di chiarezza ai Consiglieri e se è così me ne rallegro. Naturalmente, ringrazio la maggioranza che ha sostenuto e sta sostenendo questo passaggio. So bene che nella maggioranza c'è stata una discussione e c'è come è del tutto ovvio, in una maggioranza che è composta da componenti diverse, che deve comporre in una sintesi punti di vista diversi. Mi pare che lo stiamo facendo. Ringrazio l'atteggiamento di SEL, che in questa direzione, partendo dai propri punti di vista, però concorda decisioni impegnative dell'Amministrazione Comunale. Così come considero rilevante politicamente il fatto che il Consigliere Scanderebech, rappresentante del FLI, abbia deciso di votare a favore. Si tratta di un dato politicamente rilevante, di cui ringrazio. Mi auguro che gli altri Gruppi, quand'anche votino contro, vogliano però concorrere nel prosieguo di questo percorso, per far sì che le operazioni di dismissioni possano essere le più utili per la Città. |