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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 14 Maggio 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 11
INTERPELLANZA 2012-02030
"TAGLIO DEI BUONI PASTO AI DIPENDENTI" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI APPENDINO E BERTOLA IN DATA 24 APRILE 2012.
Interventi

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione congiunta dell'interpellanza n. mecc. 201202030/002,
presentata in data 24 aprile 2012, avente per oggetto:
"Taglio dei buoni pasto ai dipendenti"
e dell'interpellanza n. mecc. 201202266/002, presentata in data 7 maggio 2012,
avente per oggetto:
"Riduzione dei buoni pasto ai dipendenti comunali"

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Nella sua interpellanza il Consigliere Appendino chiede "se corrisponda al vero
l'intenzione della Giunta di ridurre di 1,00 Euro il buono pasto dei dipendenti e a
quanto ammonterebbe il risparmio annuale"; il Consigliere Ventura chiede se le
rappresentanze sindacali dei lavoratori coinvolti sono informate di questa intenzione
(questa stessa domanda viene posta al punto 4 anche dal Consigliere Appendino), a
quanto ammonterebbe lo sconto che la Città ha contrattato con l'azienda, se e qualora
venisse rinnovata la convenzione, e se corrisponde al vero che è in atto una
"fantomatica" riorganizzazione dei servizi comunali che, in realtà, produrrebbe una
riduzione degli stipendi dei dipendenti comunali. Il punto 3 dell'interpellanza del
Consigliere Appendino fa da contraltare e chiede se non sarebbe opportuno agire su
altre leve, anziché un taglio lineare a tutti i dipendenti. Sommando i fattori, le
richieste, più o meno, sono le medesime.
Provo a rispondere in ordine sparso, nel senso che sono questioni abbastanza note.
Da anni, nei must dei problemi discussi nei corridoi di Palazzo Civico ci sono due
argomenti: il primo è la minaccia del cosiddetto 6 per 6 (e mi stupisce che non sia
menzionato nelle interpellanze), cioè far lavorare tutti i dipendenti (anziché alcuni
settori specifici) 6 ore per 6 giorni, anziché il 7 per 5, attualmente in uso; il secondo è
il famoso buono pasto. In realtà, c'è anche un terzo argomento ricorrente, cioè il
circolo dei dipendenti comunali, che però non appare ancora nelle interpellanze, ma,
prossimamente, mi aspetto la presentazione di qualche altra interpellanza a proposito.
Circa la richiesta sul buono pasto, è evidente che l'Amministrazione, nell'attività di
spending review che sta conducendo (in coerenza con quelle che sono le indicazioni
governative in materia di costi delle strutture pubbliche di esercizio, compreso,
evidentemente, il costo del lavoro), ha esaminato tutta una serie di scenari (che,
naturalmente, sono tesi ad accompagnare la riorganizzazione dell'azienda) e,
conseguentemente, istituti riorganizzativi e non tagli lineari. Pertanto, la Città non ha
alcuna intenzione di ridurre per ora (sottolineo "per ora", perché, naturalmente si
risponde per oggi e non è mai detto per il futuro prossimo) il valore del buono pasto.
Peraltro, attualmente il buono pasto, come è noto, è gestito in un formato elettronico
e le Organizzazioni Sindacali hanno chiesto, più volte, la smaterializzazione e la
riproduzione in forma cartacea, ma ciò comporterebbe oneri di gestione e di
contabilizzazione molto complessi per una macchina che, se ricordo bene, eroga
all'anno 1.750.000 buoni pasto. Infatti, è questo il valore complessivo delle
erogazioni annuali numeriche, non di valore economico, visto che il suo valore
economico unitario è di 7,20 Euro e poco meno di costo effettivo rispetto
all'affidamento.
Se e qualora si fosse ricorso - ma non vi si ricorrerà - ad una riduzione di 1 Euro del
valore del buono pasto per 6 mesi corrisponderebbe ad un risparmio di circa 700-
800.000 Euro all'anno (sostanzialmente, è un fatto molto matematico, nel senso che
basta prendere il valore di 1 Euro, moltiplicato per il numero di pasti e diviso per le
settimane ancora ricorrenti da qui alla fine dell'anno). Ribadisco che, in questo
momento, l'Amministrazione non ha intenzione di compiere una scelta di questo
tipo.
A proposito dell'argomento riguardante le Organizzazioni Sindacali (colgo
l'occasione per rispondere al punto 4 e al punto 3 delle due interpellanze), ribadisco
che il punto del buono pasto non fa parte della piattaforma di riduzione del costo del
lavoro per il 2012, per cui non è stato inserito e, quindi, non corrisponde alla
proposta che l'Ente ha fatto al Sindacato, che invece si riferiva a tagli di legge
obbligatori e ad aspetti riorganizzativi sul costo del lavoro legati ad indennità diverse
(quindi, reperibilità, turno e quant'altro), che sono strettamente legate ad aspetti
organizzativi, non ad istituti orizzontali del lavoro, quale anche, in qualche modo, il
buono pasto.
Sostanzialmente, al punto in cui si dice: "Non sarebbe opportuno agire su altre leve,
anziché un taglio lineare?", rispondo che non è in atto alcun tipo di taglio lineare ai
dipendenti e vorrei che questo fosse chiaro a tutti. Ribadisco che, ogni giorno che si
fa una trattativa sindacale, nei corridoi esce qualche notizia incontrollata e
incontrollabile - per cui non mi preoccupa più di tanto - che alimenta scenari sempre
molto complessi e variegati. Ad esempio, il 6 per 6 è una cosa diffusa nella vulgata
tra dipendenti comunali e, in qualche modo, il buono pasto è la seconda; il terzo nella
hit parade dei "falsi tagli" riguarda il circolo dei dipendenti comunali (i panettoni e le
gite dei dipendenti) e, poi, ce ne sono molti altri.
Vorrei dire che bisognerebbe imparare a non utilizzare i corridoi di Palazzo Civico o,
in generale, la macchina comunale come megafono di finte notizie tese a creare false
opposizioni, perché se la notizia è falsa, è falsa anche l'opposizione; invece, bisogna
concentrarsi attentamente, questo è il tema serio che viene posto nell'interpellanza ai
punti 3 e 4 delle interpellanze medesime, sul tema riorganizzativo.
Non vorrei che, invece, questo fosse un modo per non parlare di riorganizzazione
della macchina comunale, cioè per creare soltanto malcontento o caciara di fronte al
fatto che, invece, questa macchina ha bisogno di essere riorganizzata. Quando parlo
di riorganizzazione vuol dire che bisogna prendere ogni singolo servizio e guardare
come viene coperto, con quali orari, indennità aggiuntive, turni, modalità, indennità
generali e livello di produttività negoziato dall'entità comunale con il soggetto
sindacale - peraltro, l'accordo si è chiuso l'altro giorno -, insomma con quale
completa politica dell'Ente su quel tipo di servizio; questo è un ragionamento in cui
l'Amministrazione si trova e ciò può anche comportare una dialettica tra Ente e
Sindacato, o tra Ente e lavoratori.
Questo è legato ad un fenomeno incontrovertibile, cioè il fatto che il divieto di
assumere dal 2012 non più del 20% (ora è del 40%) dei cessati ci deve far presente
che il Comune avrà molti meno dipendenti e presto arriverà ad avere 12.800
dipendenti in pianta organica, con meno di 10.000 persone in servizio.
Quindi, coprire i servizi con il 30% della forza lavoro in meno - ciò non è colpa di
nessuno, ma è un preciso dettato di Legge - comporta politiche riorganizzative e in
questo bisogna, in qualche modo, starci con un dibattito, con la trattativa sindacale e
con una discussione onesta, franca e trasparente sui servizi.
Questo è l'oggetto della trattativa sindacale sul, cosiddetto, costo del lavoro, che si è
aperta la settimana scorsa con i Sindacati che - ribadisco - non ha, com'è ovvio,
alcuna attinenza con il valore del buono pasto consumato dal dipendente in pausa
pranzo e non ha alcuna attinenza e valore con altri istituti che non hanno a che fare
con la organizzazione del lavoro, che evidentemente sono ad essa estranei.
Quindi, fintanto che l'Ente potrà ricorrere proficuamente a riorganizzazioni
aziendali, tra contrattate e negoziate, dentro le sedi opportune non ricorrerà a
strumenti riorganizzativi di massa, come i fantomatici 6 per 6 per tutti i dipendenti
(opzione che non è mai esistita nella mente dell'Assessore, del Sindaco e di nessun
altro soggetto comunale), né tanto meno al taglio lineare del buono pasto dei
dipendenti comunali, per i quali oggi il valore è oggettivamente non adeguabile;
dichiaro quindi che non verrà aumentato il valore del buono pasto (e, invece,
potrebbe essere una richiesta attesa), stante il fatto che aumentano l'inflazione ed il
costo delle materie prime e diminuisce il potere di acquisto di quel buono. Questo è
un problema serio e, pertanto, la Città non intende ridurne ulteriormente il valore
unitario, a fronte del fatto che se potesse - e, in questo momento, non può - magari
incorrerebbe nell'adeguamento ISTAT almeno del valore del potere di acquisto.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Ringrazio l'Assessore delle risposte. È divertente, perché, ogni volta che proponiamo
un tema, risulta sempre essere una notizia falsa. Ho avuto in mano parecchi volantini
dei Sindacati che confermavano che c'era stata una richiesta, ma poi, magari, questa
richiesta non è stata accettata. Per carità, bisognerebbe anche capire dai Sindacati che
materiale informativo divulgano, perché non si è trattato di un solo Sindacato, ma di
più Sindacati. Sono ben contenta che la notizia sia falsa e sono anche felice del fatto
che non ci sarà questo taglio lineare che ci aspettavamo.
Per quanto riguarda la spending review, visto che ha citato il tema, siamo ben
contenti di far partire questo processo, ma le faccio un esempio specifico di spreco,
senza entrare in quella che potrebbe essere demagogia.
Qualche mese fa, quando questo famoso appalto dei buoni pasto era in scadenza,
abbiamo avuto un dibattito in merito con l'Assessore Spinosa (naturalmente non con
lei, in quanto non è competente) e, in realtà, questo è anche il motivo che mi ha
spinto a presentare l'interpellanza e le spiegherò il motivo. Come lei saprà
sicuramente, la Città ha deciso di prorogare per altri 2 anni l'appalto, anziché indire
una nuova gara. Oggi, compriamo i buoni con uno sconto veramente basso e questo
non lo dico io, perché basta confrontarlo con quello che fa la Regione, che acquista
con uno sconto di circa il 16%, e quello che fa l'Università di Torino, che
recentemente ha fatto un bando per l'acquisto dei buoni (che, se non sbaglio, hanno
un valore nominale di circa 7,50 Euro, e quindi sono paragonabili al nostro, ed anche
loro hanno il badge elettronico, per cui c'è anche tutto il discorso dell'investimento)
e, quindi - come facciamo noi con il bando -, visto che c'era una gara, lo stesso
nostro fornitore ha proposto uno sconto intorno al 17%.
Penso che questo sia veramente grave, perché, se ci troviamo in una situazione in cui
(per carità, adesso il taglio non ci sarà), da una parte, chiediamo ai dipendenti di
subire un taglio di 1 Euro del buono pasto e, dall'altra parte, non facciamo la gara e
non cerchiamo di attivare quelle che sono le nostre leve per comprare bene, è un
modo di scaricare sugli altri la mancanza di efficienza da parte
dell'Amministrazione. Su questo argomento comunque non è lei l'Assessore
competente e sicuramente avrò modo di interpellare direttamente l'Assessorato
all'Economato.
Per quanto riguarda la riorganizzazione più generica, la invito ad affrontare il tema in
modo completo anche in Commissione, perché mi rendo conto che qui, ogni volta, ci
troviamo (forse noi in particolar modo) a presentare un'interpellanza su piccoli temi
e, poi, non si affronta mai l'argomento in modo complessivo.
Non so se l'Assessore intende concludere prima le trattative con i Sindacati e, poi,
venire a riferirci in Commissione (ma significherebbe che, di fatto, saremmo
abbastanza blindati, perché, se c'è già un accordo con i Sindacati, ovviamente per noi
diventa difficile poter fare delle proposte) o se, in qualche modo, intende venirci a
riferire in merito a quello che sta succedendo, dandoci la possibilità, eventualmente,
di poter fare delle proposte.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ventura.

VENTURA Giovanni
Ringrazio l'Assessore per la risposta. Mi rincuora il fatto che queste siano voci di
corridoio, anche se si sente con insistenza che ci potrebbe essere questo taglio sui
salari accessori e, quindi, questa è una cosa che poi vorrei anche capire se è stata
discussa con le parti sociali e se c'è qualcosa di vero.
Relativamente agli appalti dei buoni mensa, concordo con il Consigliere Appendino
che, forse, si sarebbe potuto avere un risparmio maggiore se la gara fosse stata fatta
in un modo diverso, perché altri Enti hanno avuto questi vantaggi, mentre la Città
non ne ha avuti.
Per quanto riguarda il resto, ringrazio l'Assessore, perché è stato esaustivo nelle
risposte. Mi preoccupa soltanto la questione del salario accessorio e, nell'eventualità
che ci fossero dei tagli da fare, ritengo che dovrebbero essere fatti dall'alto verso il
basso e non viceversa.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per una breve replica, all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Naturalmente, la potestà informativa dei Sindacati e delle rappresentanze interne non
è in discussione e, quindi, con le mie parole non vorrei offendere la sensibilità di
nessuno, specialmente di chi svolge attività sindacale in piena libertà.
Devo però dire che il Consiglio - mi permetto un'osservazione - dovrebbe rendersi
conto che l'attività sindacale interna e l'attività di parte datoriale è anche figlia di
logiche che - se mi consentite - si chiamano di tattica, nel senso che si discute e si
alimentano discussioni sulla base di perimetri che non sono volontà dell'Ente (quella
dell'attuarle) o del Sindacato (quella di negarle), ma si parte da perimetri molto
larghi.
Nella discussione che introdusse il tema del costo del lavoro con i Sindacati si parlò
di tutti gli istituti che esistono nella Città di Torino, compreso il buono pasto, come
elemento che concorre al costo del lavoro, che per la Città è di circa 445 milioni di
Euro.
Quindi, questa voce è una componente del costo del lavoro, anche se indiretta, nel
senso che fa parte delle spese per il personale, anche se è all'interno delle forniture
economali, come correttamente ricordato dal Consigliere Appendino.
Relativamente al fatto che questo rappresenti volontà o non volontà di agire su
questo terreno, questo è un altro discorso, però mi permetto di dire che esiste, tra
virgolette, nell'"istituto della negoziazione" della trattativa sindacale e della
dialettica interna, quello che si chiama "attacco preventivo" - che non l'ha inventato
Bush -, tra virgolette, e riguarda risposte preventive o tardive. Fa parte della
dialettica.
Qual è il problema? Il problema è che voi Consiglieri ci credete. Se mi consentite, il
problema di fondo è che, se non è ufficiale la posizione dell'Amministrazione, non è
un problema negare una non volontà. Nessuno mi può dire che abbiamo scritto da
qualche parte, o espresso da qualche parte, la volontà di ridurre il buono mensa.
Se lo chiedete, io ve lo smentisco, ma sia chiaro che nessuno l'ha mai detto. Il fatto
che si facciano interpellanze sul personale in continuazione su volantini sindacali e
su articoli di giornale la dice lunga, perché i fatti su cui interrogate sono fatti di
corridoio, fonti riservate dei giornali o del sindacato.
Io sono qui per rispondere ed è mio dovere, quindi non mi sottraggo, ma
permettetemi di dire che io non ho mai detto, da nessuna parte - e mi prendo le mie
responsabilità -, che avrei ridotto con certezza il valore del buono mensa.
Ho certamente detto, in trattativa sindacale, che, se esaminiamo il tema del costo del
lavoro dei dipendenti, devo metterci dentro lo stipendio tabellare del contratto,
l'integrativo aziendale, le indennità accessorie, la reperibilità al turno, il buono,
eccetera, perché quello è l'elemento di costo di un'azienda come il Comune.
Nessuno, però, ha mai sostenuto la tesi che avremmo scelto questa come forma di
economia sul diritto del lavoro.
Ribadisco, rispondo ben volentieri - amo fare dialettica, magari anche un po'
provocatoria -, ma un conto è se il giornale avesse intervistato me che dicevo:
"Taglieremo il buono", ma io non l'ho mai detto.
Quindi, alla domanda: "È vero?", la risposta è: "È falso". Ma non è falso quello che
io ho detto e, quindi, mi sto smentendo; è falso il fatto che l'abbiamo proposto. Non
siamo mai intervenuti in trattativa sindacale con dentro la piattaforma questo; tant'è
vero che la piattaforma sindacale - e vi prego di verificarlo -, proposta la settimana
scorsa, non contiene il buono mensa.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Mi fa piacere che l'Assessore si scaldi, però io penso che sia nostro diritto fare le
interpellanze e chiedere. C'è scritto: "Se è vero" e lei ha risposto.
Quello che, però, voglio dire è: se i giornali riportano le notizie, se tutti riportano le
notizie, significa che qualcosa è girato. Può essere una cosa falsa, ma, purtroppo,
Assessore, se andiamo a verificare, molte volte le notizie apparse sui giornali si sono
avverate. Quindi, molte volte non ci azzeccano, ma spesso ci azzeccano.
Io la ringrazio che sia venuto a rispondere; ci ha detto come stanno le cose, noi ne
prendiamo atto.
Però, sinceramente, mi sembra sia nostro diritto chiedere informazioni, anche perché
noi siamo sempre gli ultimi a sapere queste cose, una volta che sono già state decise.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Ventura.

VENTURA Giovanni
Un'ultima battuta. Spero che siano notizie di giornali anche quelle relative al
risparmio energetico con i condizionatori d'aria.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Le interpellanze sono discusse.
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