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RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Passiamo alla discussione congiunta dell'interpellanza n. mecc. 201202030/002, presentata in data 24 aprile 2012, avente per oggetto: "Taglio dei buoni pasto ai dipendenti" e dell'interpellanza n. mecc. 201202266/002, presentata in data 7 maggio 2012, avente per oggetto: "Riduzione dei buoni pasto ai dipendenti comunali" RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Nella sua interpellanza il Consigliere Appendino chiede "se corrisponda al vero l'intenzione della Giunta di ridurre di 1,00 Euro il buono pasto dei dipendenti e a quanto ammonterebbe il risparmio annuale"; il Consigliere Ventura chiede se le rappresentanze sindacali dei lavoratori coinvolti sono informate di questa intenzione (questa stessa domanda viene posta al punto 4 anche dal Consigliere Appendino), a quanto ammonterebbe lo sconto che la Città ha contrattato con l'azienda, se e qualora venisse rinnovata la convenzione, e se corrisponde al vero che è in atto una "fantomatica" riorganizzazione dei servizi comunali che, in realtà, produrrebbe una riduzione degli stipendi dei dipendenti comunali. Il punto 3 dell'interpellanza del Consigliere Appendino fa da contraltare e chiede se non sarebbe opportuno agire su altre leve, anziché un taglio lineare a tutti i dipendenti. Sommando i fattori, le richieste, più o meno, sono le medesime. Provo a rispondere in ordine sparso, nel senso che sono questioni abbastanza note. Da anni, nei must dei problemi discussi nei corridoi di Palazzo Civico ci sono due argomenti: il primo è la minaccia del cosiddetto 6 per 6 (e mi stupisce che non sia menzionato nelle interpellanze), cioè far lavorare tutti i dipendenti (anziché alcuni settori specifici) 6 ore per 6 giorni, anziché il 7 per 5, attualmente in uso; il secondo è il famoso buono pasto. In realtà, c'è anche un terzo argomento ricorrente, cioè il circolo dei dipendenti comunali, che però non appare ancora nelle interpellanze, ma, prossimamente, mi aspetto la presentazione di qualche altra interpellanza a proposito. Circa la richiesta sul buono pasto, è evidente che l'Amministrazione, nell'attività di spending review che sta conducendo (in coerenza con quelle che sono le indicazioni governative in materia di costi delle strutture pubbliche di esercizio, compreso, evidentemente, il costo del lavoro), ha esaminato tutta una serie di scenari (che, naturalmente, sono tesi ad accompagnare la riorganizzazione dell'azienda) e, conseguentemente, istituti riorganizzativi e non tagli lineari. Pertanto, la Città non ha alcuna intenzione di ridurre per ora (sottolineo "per ora", perché, naturalmente si risponde per oggi e non è mai detto per il futuro prossimo) il valore del buono pasto. Peraltro, attualmente il buono pasto, come è noto, è gestito in un formato elettronico e le Organizzazioni Sindacali hanno chiesto, più volte, la smaterializzazione e la riproduzione in forma cartacea, ma ciò comporterebbe oneri di gestione e di contabilizzazione molto complessi per una macchina che, se ricordo bene, eroga all'anno 1.750.000 buoni pasto. Infatti, è questo il valore complessivo delle erogazioni annuali numeriche, non di valore economico, visto che il suo valore economico unitario è di 7,20 Euro e poco meno di costo effettivo rispetto all'affidamento. Se e qualora si fosse ricorso - ma non vi si ricorrerà - ad una riduzione di 1 Euro del valore del buono pasto per 6 mesi corrisponderebbe ad un risparmio di circa 700- 800.000 Euro all'anno (sostanzialmente, è un fatto molto matematico, nel senso che basta prendere il valore di 1 Euro, moltiplicato per il numero di pasti e diviso per le settimane ancora ricorrenti da qui alla fine dell'anno). Ribadisco che, in questo momento, l'Amministrazione non ha intenzione di compiere una scelta di questo tipo. A proposito dell'argomento riguardante le Organizzazioni Sindacali (colgo l'occasione per rispondere al punto 4 e al punto 3 delle due interpellanze), ribadisco che il punto del buono pasto non fa parte della piattaforma di riduzione del costo del lavoro per il 2012, per cui non è stato inserito e, quindi, non corrisponde alla proposta che l'Ente ha fatto al Sindacato, che invece si riferiva a tagli di legge obbligatori e ad aspetti riorganizzativi sul costo del lavoro legati ad indennità diverse (quindi, reperibilità, turno e quant'altro), che sono strettamente legate ad aspetti organizzativi, non ad istituti orizzontali del lavoro, quale anche, in qualche modo, il buono pasto. Sostanzialmente, al punto in cui si dice: "Non sarebbe opportuno agire su altre leve, anziché un taglio lineare?", rispondo che non è in atto alcun tipo di taglio lineare ai dipendenti e vorrei che questo fosse chiaro a tutti. Ribadisco che, ogni giorno che si fa una trattativa sindacale, nei corridoi esce qualche notizia incontrollata e incontrollabile - per cui non mi preoccupa più di tanto - che alimenta scenari sempre molto complessi e variegati. Ad esempio, il 6 per 6 è una cosa diffusa nella vulgata tra dipendenti comunali e, in qualche modo, il buono pasto è la seconda; il terzo nella hit parade dei "falsi tagli" riguarda il circolo dei dipendenti comunali (i panettoni e le gite dei dipendenti) e, poi, ce ne sono molti altri. Vorrei dire che bisognerebbe imparare a non utilizzare i corridoi di Palazzo Civico o, in generale, la macchina comunale come megafono di finte notizie tese a creare false opposizioni, perché se la notizia è falsa, è falsa anche l'opposizione; invece, bisogna concentrarsi attentamente, questo è il tema serio che viene posto nell'interpellanza ai punti 3 e 4 delle interpellanze medesime, sul tema riorganizzativo. Non vorrei che, invece, questo fosse un modo per non parlare di riorganizzazione della macchina comunale, cioè per creare soltanto malcontento o caciara di fronte al fatto che, invece, questa macchina ha bisogno di essere riorganizzata. Quando parlo di riorganizzazione vuol dire che bisogna prendere ogni singolo servizio e guardare come viene coperto, con quali orari, indennità aggiuntive, turni, modalità, indennità generali e livello di produttività negoziato dall'entità comunale con il soggetto sindacale - peraltro, l'accordo si è chiuso l'altro giorno -, insomma con quale completa politica dell'Ente su quel tipo di servizio; questo è un ragionamento in cui l'Amministrazione si trova e ciò può anche comportare una dialettica tra Ente e Sindacato, o tra Ente e lavoratori. Questo è legato ad un fenomeno incontrovertibile, cioè il fatto che il divieto di assumere dal 2012 non più del 20% (ora è del 40%) dei cessati ci deve far presente che il Comune avrà molti meno dipendenti e presto arriverà ad avere 12.800 dipendenti in pianta organica, con meno di 10.000 persone in servizio. Quindi, coprire i servizi con il 30% della forza lavoro in meno - ciò non è colpa di nessuno, ma è un preciso dettato di Legge - comporta politiche riorganizzative e in questo bisogna, in qualche modo, starci con un dibattito, con la trattativa sindacale e con una discussione onesta, franca e trasparente sui servizi. Questo è l'oggetto della trattativa sindacale sul, cosiddetto, costo del lavoro, che si è aperta la settimana scorsa con i Sindacati che - ribadisco - non ha, com'è ovvio, alcuna attinenza con il valore del buono pasto consumato dal dipendente in pausa pranzo e non ha alcuna attinenza e valore con altri istituti che non hanno a che fare con la organizzazione del lavoro, che evidentemente sono ad essa estranei. Quindi, fintanto che l'Ente potrà ricorrere proficuamente a riorganizzazioni aziendali, tra contrattate e negoziate, dentro le sedi opportune non ricorrerà a strumenti riorganizzativi di massa, come i fantomatici 6 per 6 per tutti i dipendenti (opzione che non è mai esistita nella mente dell'Assessore, del Sindaco e di nessun altro soggetto comunale), né tanto meno al taglio lineare del buono pasto dei dipendenti comunali, per i quali oggi il valore è oggettivamente non adeguabile; dichiaro quindi che non verrà aumentato il valore del buono pasto (e, invece, potrebbe essere una richiesta attesa), stante il fatto che aumentano l'inflazione ed il costo delle materie prime e diminuisce il potere di acquisto di quel buono. Questo è un problema serio e, pertanto, la Città non intende ridurne ulteriormente il valore unitario, a fronte del fatto che se potesse - e, in questo momento, non può - magari incorrerebbe nell'adeguamento ISTAT almeno del valore del potere di acquisto. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Ringrazio l'Assessore delle risposte. È divertente, perché, ogni volta che proponiamo un tema, risulta sempre essere una notizia falsa. Ho avuto in mano parecchi volantini dei Sindacati che confermavano che c'era stata una richiesta, ma poi, magari, questa richiesta non è stata accettata. Per carità, bisognerebbe anche capire dai Sindacati che materiale informativo divulgano, perché non si è trattato di un solo Sindacato, ma di più Sindacati. Sono ben contenta che la notizia sia falsa e sono anche felice del fatto che non ci sarà questo taglio lineare che ci aspettavamo. Per quanto riguarda la spending review, visto che ha citato il tema, siamo ben contenti di far partire questo processo, ma le faccio un esempio specifico di spreco, senza entrare in quella che potrebbe essere demagogia. Qualche mese fa, quando questo famoso appalto dei buoni pasto era in scadenza, abbiamo avuto un dibattito in merito con l'Assessore Spinosa (naturalmente non con lei, in quanto non è competente) e, in realtà, questo è anche il motivo che mi ha spinto a presentare l'interpellanza e le spiegherò il motivo. Come lei saprà sicuramente, la Città ha deciso di prorogare per altri 2 anni l'appalto, anziché indire una nuova gara. Oggi, compriamo i buoni con uno sconto veramente basso e questo non lo dico io, perché basta confrontarlo con quello che fa la Regione, che acquista con uno sconto di circa il 16%, e quello che fa l'Università di Torino, che recentemente ha fatto un bando per l'acquisto dei buoni (che, se non sbaglio, hanno un valore nominale di circa 7,50 Euro, e quindi sono paragonabili al nostro, ed anche loro hanno il badge elettronico, per cui c'è anche tutto il discorso dell'investimento) e, quindi - come facciamo noi con il bando -, visto che c'era una gara, lo stesso nostro fornitore ha proposto uno sconto intorno al 17%. Penso che questo sia veramente grave, perché, se ci troviamo in una situazione in cui (per carità, adesso il taglio non ci sarà), da una parte, chiediamo ai dipendenti di subire un taglio di 1 Euro del buono pasto e, dall'altra parte, non facciamo la gara e non cerchiamo di attivare quelle che sono le nostre leve per comprare bene, è un modo di scaricare sugli altri la mancanza di efficienza da parte dell'Amministrazione. Su questo argomento comunque non è lei l'Assessore competente e sicuramente avrò modo di interpellare direttamente l'Assessorato all'Economato. Per quanto riguarda la riorganizzazione più generica, la invito ad affrontare il tema in modo completo anche in Commissione, perché mi rendo conto che qui, ogni volta, ci troviamo (forse noi in particolar modo) a presentare un'interpellanza su piccoli temi e, poi, non si affronta mai l'argomento in modo complessivo. Non so se l'Assessore intende concludere prima le trattative con i Sindacati e, poi, venire a riferirci in Commissione (ma significherebbe che, di fatto, saremmo abbastanza blindati, perché, se c'è già un accordo con i Sindacati, ovviamente per noi diventa difficile poter fare delle proposte) o se, in qualche modo, intende venirci a riferire in merito a quello che sta succedendo, dandoci la possibilità, eventualmente, di poter fare delle proposte. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ventura. VENTURA Giovanni Ringrazio l'Assessore per la risposta. Mi rincuora il fatto che queste siano voci di corridoio, anche se si sente con insistenza che ci potrebbe essere questo taglio sui salari accessori e, quindi, questa è una cosa che poi vorrei anche capire se è stata discussa con le parti sociali e se c'è qualcosa di vero. Relativamente agli appalti dei buoni mensa, concordo con il Consigliere Appendino che, forse, si sarebbe potuto avere un risparmio maggiore se la gara fosse stata fatta in un modo diverso, perché altri Enti hanno avuto questi vantaggi, mentre la Città non ne ha avuti. Per quanto riguarda il resto, ringrazio l'Assessore, perché è stato esaustivo nelle risposte. Mi preoccupa soltanto la questione del salario accessorio e, nell'eventualità che ci fossero dei tagli da fare, ritengo che dovrebbero essere fatti dall'alto verso il basso e non viceversa. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per una breve replica, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Naturalmente, la potestà informativa dei Sindacati e delle rappresentanze interne non è in discussione e, quindi, con le mie parole non vorrei offendere la sensibilità di nessuno, specialmente di chi svolge attività sindacale in piena libertà. Devo però dire che il Consiglio - mi permetto un'osservazione - dovrebbe rendersi conto che l'attività sindacale interna e l'attività di parte datoriale è anche figlia di logiche che - se mi consentite - si chiamano di tattica, nel senso che si discute e si alimentano discussioni sulla base di perimetri che non sono volontà dell'Ente (quella dell'attuarle) o del Sindacato (quella di negarle), ma si parte da perimetri molto larghi. Nella discussione che introdusse il tema del costo del lavoro con i Sindacati si parlò di tutti gli istituti che esistono nella Città di Torino, compreso il buono pasto, come elemento che concorre al costo del lavoro, che per la Città è di circa 445 milioni di Euro. Quindi, questa voce è una componente del costo del lavoro, anche se indiretta, nel senso che fa parte delle spese per il personale, anche se è all'interno delle forniture economali, come correttamente ricordato dal Consigliere Appendino. Relativamente al fatto che questo rappresenti volontà o non volontà di agire su questo terreno, questo è un altro discorso, però mi permetto di dire che esiste, tra virgolette, nell'"istituto della negoziazione" della trattativa sindacale e della dialettica interna, quello che si chiama "attacco preventivo" - che non l'ha inventato Bush -, tra virgolette, e riguarda risposte preventive o tardive. Fa parte della dialettica. Qual è il problema? Il problema è che voi Consiglieri ci credete. Se mi consentite, il problema di fondo è che, se non è ufficiale la posizione dell'Amministrazione, non è un problema negare una non volontà. Nessuno mi può dire che abbiamo scritto da qualche parte, o espresso da qualche parte, la volontà di ridurre il buono mensa. Se lo chiedete, io ve lo smentisco, ma sia chiaro che nessuno l'ha mai detto. Il fatto che si facciano interpellanze sul personale in continuazione su volantini sindacali e su articoli di giornale la dice lunga, perché i fatti su cui interrogate sono fatti di corridoio, fonti riservate dei giornali o del sindacato. Io sono qui per rispondere ed è mio dovere, quindi non mi sottraggo, ma permettetemi di dire che io non ho mai detto, da nessuna parte - e mi prendo le mie responsabilità -, che avrei ridotto con certezza il valore del buono mensa. Ho certamente detto, in trattativa sindacale, che, se esaminiamo il tema del costo del lavoro dei dipendenti, devo metterci dentro lo stipendio tabellare del contratto, l'integrativo aziendale, le indennità accessorie, la reperibilità al turno, il buono, eccetera, perché quello è l'elemento di costo di un'azienda come il Comune. Nessuno, però, ha mai sostenuto la tesi che avremmo scelto questa come forma di economia sul diritto del lavoro. Ribadisco, rispondo ben volentieri - amo fare dialettica, magari anche un po' provocatoria -, ma un conto è se il giornale avesse intervistato me che dicevo: "Taglieremo il buono", ma io non l'ho mai detto. Quindi, alla domanda: "È vero?", la risposta è: "È falso". Ma non è falso quello che io ho detto e, quindi, mi sto smentendo; è falso il fatto che l'abbiamo proposto. Non siamo mai intervenuti in trattativa sindacale con dentro la piattaforma questo; tant'è vero che la piattaforma sindacale - e vi prego di verificarlo -, proposta la settimana scorsa, non contiene il buono mensa. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Mi fa piacere che l'Assessore si scaldi, però io penso che sia nostro diritto fare le interpellanze e chiedere. C'è scritto: "Se è vero" e lei ha risposto. Quello che, però, voglio dire è: se i giornali riportano le notizie, se tutti riportano le notizie, significa che qualcosa è girato. Può essere una cosa falsa, ma, purtroppo, Assessore, se andiamo a verificare, molte volte le notizie apparse sui giornali si sono avverate. Quindi, molte volte non ci azzeccano, ma spesso ci azzeccano. Io la ringrazio che sia venuto a rispondere; ci ha detto come stanno le cose, noi ne prendiamo atto. Però, sinceramente, mi sembra sia nostro diritto chiedere informazioni, anche perché noi siamo sempre gli ultimi a sapere queste cose, una volta che sono già state decise. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ventura. VENTURA Giovanni Un'ultima battuta. Spero che siano notizie di giornali anche quelle relative al risparmio energetico con i condizionatori d'aria. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Le interpellanze sono discusse. |