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TRICARICO Roberto (Consigliere f.f. di Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201201766/002, presentata in data 6 aprile 2012, avente per oggetto: "Assistenza sanitaria cittadini comunitari" TRICARICO Roberto (Consigliere f.f. di Presidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Tisi. TISI Elide (Assessore) Ringrazio il Consigliere Viale, perché mi sembra quanto mai opportuno, in questo momento, approfondire proprio il tema dell'assistenza sanitaria ai cittadini comunitari. Intanto, vorrei premettere che certamente, quando si parla di assistenza sanitaria, e lo si fa anche nel merito agli stranieri, in particolare comunitari, credo che l'approccio che come Città abbiamo cercato di dare è stato quello di interpretare la salute nella sua accezione più ampia e quindi intendere l'assistenza sanitaria come un pezzo di quei percorsi di integrazione che sono necessariamente da percorrere e che sono poi quelli che garantiscono le tipologie di accoglienza e i modelli di welfare e li distinguono da un territorio all'altro. È chiaro che una delle caratteristiche fondamentali del nostro Paese, non solo della nostra Città, dal punto di vista, invece, dell'assistenza sanitaria in senso stretto, è connotata dalla presenza dei Centri ISI, attraverso i quali i cittadini, in particolare quelli irregolarmente soggiornanti, ricevono un tesserino, che è l'STP, relativamente agli Stranieri Temporaneamente Presenti, e ricevono l'assistenza sanitaria per le cure indifferibili ed urgenti. Si è creato anche un Tavolo, il Tavolo Gris, all'interno del quale c'è la Società Italiana della Medicina per la Migrazione, a cui partecipano i medici dei Centri ISI, delle ASL, della Psichiatria, dell'Informahandicap, l'Ufficio Stranieri, la Provincia e molte organizzazioni del volontariato sociale che operano nell'ambito della migrazione. Si tratta di Tavoli di discussione e di scambio informazioni, perlopiù volti a risolvere dei nodi critici, spesso in modo anche informale, ma con l'obiettivo di fare azioni che riescano a soddisfare i bisogni e le istanze dei cittadini, sia comunitari che non. È evidente che il tema del ruolo svolto dall'ISI, che lavora anche con cittadini comunitari indigenti, derogando spesso alla Legge n. 30 del 2007, quindi per quei cittadini comunitari che permangono sul nostro territorio più di tre mesi, come è previsto dalla normativa, è uno degli elementi fondamentali, perché fino a tre mesi occorre infatti essere in possesso della tessera TEAM, questa Tessera Europea di Assicurazione Malattia, di cui sappiamo che molti cittadini, anche comunitari, come quelli provenienti dall'Est, non sono in possesso di questa tessera, in quanto i loro Paesi d'origine, quali la Romania, la Bulgaria, la Polonia, la Lituania, eccetera, non li rilascia. In questo caso è stato istituito il codice ENI (Europei Non Iscritti), che ha le stesse caratteristiche del Codice STP, cioè quello degli Stranieri Temporaneamente Presenti. Siamo a conoscenza che ci sono, talvolta, delle problematiche proprio relativamente alla concessione di questo codice, del Codice ENI e che quindi queste problematiche devono essere affrontate sicuramente con una molteplicità di soggetti che non possono essere, evidentemente, soltanto le ASL di territorio o la Città, ma credo che il suggerimento del Consigliere di promuovere la costituzione di un Tavolo di lavoro, che, oltre che il Comune, coinvolga Regione, Prefettura e le Aziende Sanitarie oggi, con la riorganizzazione voluta dal nuovo Piano Sociosanitario, anche le Federazioni Sanitarie, oltre che le Aziende Ospedaliere, possa essere la strada attraverso la quale approfondire le tematiche e soprattutto andare a definire degli indirizzi e delle procedure uniche per l'assegnazione del Codice ENI e superare, o almeno cercare di superare, le criticità che effettivamente noi stessi talvolta rileviamo, in particolare verso questi cittadini. Credo anche che occorra ricordare che molto spesso, comunque, anche a seguito di normative internazionali (penso ad esempio alla Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo), la nostra Città e i Servizi della nostra Città provvedono comunque all'assistenza sanitaria, come pure all'inserimento scolastico per i minori, e all'assistenza sanitaria anche per le donne in stato di gravidanza, fino a quando il minore ha compiuto i 6 anni. È evidente che il tema va comunque riordinato, va fatta chiarezza e credo che questa interpellanza possa essere un'occasione importante proprio per prendere spunto e lanciare o, meglio, promuovere, proprio come dice il Consigliere, un Tavolo che concerti tra i vari soggetti queste azioni. CARBONERO Roberto (Consigliere f.f. di Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Io sono soddisfatto della risposta, perché ha elencato le problematiche sugli stranieri presenti sul territorio di Torino e della Regione Piemonte. Volevo solo sottolineare un aspetto: la mia preoccupazione non è tanto per l'assistenza sanitaria in generale, perché, per quanto riguarda l'assistenza sanitaria in generale, medicine, malattie e robe varie, la rete della solidarietà dei Centri di volontariato, la buona volontà di medici, anche nell'attività privata, può coprire e si tratta di cifre, tutto sommato, anche abbordabili per chi dovesse far fronte. Peraltro, le stesse comunità hanno ormai una rete di solidarietà loro all'interno, molte volte, che li supporta e, in qualche modo, li sostiene, perché non si tratta comunque di persone sempre completamente isolate ed emarginate, ma sono inserite anche in un contesto di riferimento della propria immigrazione. Io mi riferisco molto più in particolare, invece, sulle prestazioni ospedaliere e di pronto soccorso, cioè quelle che finiscono per essere necessarie quando c'è bisogno, un'appendicite acuta o una gravidanza, o quando, per motivi vari, lo straniero si rivolge al pronto soccorso come unico sbocco, perché magari non riesce a trovare altra soluzione, o comunque anche l'unico sbocco aperto nelle fasce orarie e nei giorni in cui non si lavora, che bisogna tenerlo presente, perché molte volte, più le fasce sociali sono basse, più sono impegnate in attività lavorative irregolari o comunque meno protette, più sono costrette a rivolgersi, per le loro attività, dal fare la spesa al rivolgersi al medico, quando sono libere dal lavoro e quindi di sera, di notte, i giorni festivi e via dicendo. Ecco perché credo che questo rischia di creare delle sperequazioni e una riduzione dell'assistenza, per cui bisogna trovare un Tavolo o comunque un confronto, che veda la Prefettura e la Regione coinvolte, e adesso le ASL nella nuova formulazione, che però riguardi specificatamente gli ospedali, perché altrimenti abbiamo una babele di comportamenti, da quello che fa finta di niente - l'ospedale -, accetta, usando il codice fiscale, che ovviamente hanno tutti, si può ricavare, come se fosse iscritto, tanto nessuno andrà mai a controllare e nessuno andrà mai a chiedere il pagamento, cosa che invece può capitare, perché basta un solerte funzionario, una verifica dei conti e può capitare; o, dall'altra parte, invece, il far pagare le prestazioni, fatte pagare a costo di DRG, che vuol dire, per interventi chirurgici, da 1.000 a 3.000- 4.000 Euro. Ricordo che anni fa, negli anni Novanta, aveva fatto abbastanza scandalo (all'epoca era il Ministero che pagava direttamente le prestazioni sanitarie) che il primo ospedale torinese che aveva chiesto le prestazioni per gli stranieri direttamente, ed era molto pistino, fosse il Mauriziano, che nella fantasia comune era considerato l'ospedale più caritatevole, sia per il nome che per la tradizione. In realtà, semplicemente perché aveva degli amministratori che facevano gli amministratori davvero, mentre negli altri ospedali c'era un po' di allegria e quindi non si badava. Io ovviamente sono molto preoccupato per quanto riguarda l'assistenza non tanto ai minori (perché in questo caso, comunque, subentra, anche se c'è un problema), ma alle gravidanze. A me risulta che tra Sant'Anna e Regina Margherita ogni settimana abbiamo alcuni casi che pagano. Pagano 1.000 Euro, 800 Euro, 700 Euro la prestazione, qualcosa, tra interventi, non ancora per i parti, perché lì, in qualche modo, si chiudono entrambi gli occhi. Allora, credo che il fatto che alcune, rumene, piuttosto che polacche, piuttosto che lituane, paghino e altri no, è puramente casuale e dovuto alla fortuna e non a una scelta per cui questa deve pagare e quell'altra no, magari per condizioni economiche o altri tipi di situazioni. Ecco perché mi è sembrato giusto porre la questione, certo di avere nell'Assessore e nell'Amministrazione Comunale un riferimento di sensibilità e di attenzione che possa rilanciare la tematica nelle sedi opportune. CARBONERO Roberto (Consigliere f.f. di Presidente) L'interpellanza è discussa. |