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Estratto dal verbale della seduta di Mercoledì 2 Maggio 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 33
INTERPELLANZA 2012-01766
"ASSISTENZA SANITARIA CITTADINI COMUNITARI" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE VIALE IN DATA 6 APRILE 2012.
Interventi

TRICARICO Roberto (Consigliere f.f. di Presidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201201766/002, presentata in
data 6 aprile 2012, avente per oggetto:
"Assistenza sanitaria cittadini comunitari"

TRICARICO Roberto (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Tisi.

TISI Elide (Assessore)
Ringrazio il Consigliere Viale, perché mi sembra quanto mai opportuno, in questo
momento, approfondire proprio il tema dell'assistenza sanitaria ai cittadini
comunitari.
Intanto, vorrei premettere che certamente, quando si parla di assistenza sanitaria, e lo
si fa anche nel merito agli stranieri, in particolare comunitari, credo che l'approccio
che come Città abbiamo cercato di dare è stato quello di interpretare la salute nella
sua accezione più ampia e quindi intendere l'assistenza sanitaria come un pezzo di
quei percorsi di integrazione che sono necessariamente da percorrere e che sono poi
quelli che garantiscono le tipologie di accoglienza e i modelli di welfare e li
distinguono da un territorio all'altro.
È chiaro che una delle caratteristiche fondamentali del nostro Paese, non solo della
nostra Città, dal punto di vista, invece, dell'assistenza sanitaria in senso stretto, è
connotata dalla presenza dei Centri ISI, attraverso i quali i cittadini, in particolare
quelli irregolarmente soggiornanti, ricevono un tesserino, che è l'STP, relativamente
agli Stranieri Temporaneamente Presenti, e ricevono l'assistenza sanitaria per le cure
indifferibili ed urgenti.
Si è creato anche un Tavolo, il Tavolo Gris, all'interno del quale c'è la Società
Italiana della Medicina per la Migrazione, a cui partecipano i medici dei Centri ISI,
delle ASL, della Psichiatria, dell'Informahandicap, l'Ufficio Stranieri, la Provincia e
molte organizzazioni del volontariato sociale che operano nell'ambito della
migrazione.
Si tratta di Tavoli di discussione e di scambio informazioni, perlopiù volti a risolvere
dei nodi critici, spesso in modo anche informale, ma con l'obiettivo di fare azioni che
riescano a soddisfare i bisogni e le istanze dei cittadini, sia comunitari che non.
È evidente che il tema del ruolo svolto dall'ISI, che lavora anche con cittadini
comunitari indigenti, derogando spesso alla Legge n. 30 del 2007, quindi per quei
cittadini comunitari che permangono sul nostro territorio più di tre mesi, come è
previsto dalla normativa, è uno degli elementi fondamentali, perché fino a tre mesi
occorre infatti essere in possesso della tessera TEAM, questa Tessera Europea di
Assicurazione Malattia, di cui sappiamo che molti cittadini, anche comunitari, come
quelli provenienti dall'Est, non sono in possesso di questa tessera, in quanto i loro
Paesi d'origine, quali la Romania, la Bulgaria, la Polonia, la Lituania, eccetera, non li
rilascia. In questo caso è stato istituito il codice ENI (Europei Non Iscritti), che ha le
stesse caratteristiche del Codice STP, cioè quello degli Stranieri Temporaneamente
Presenti.
Siamo a conoscenza che ci sono, talvolta, delle problematiche proprio relativamente
alla concessione di questo codice, del Codice ENI e che quindi queste problematiche
devono essere affrontate sicuramente con una molteplicità di soggetti che non
possono essere, evidentemente, soltanto le ASL di territorio o la Città, ma credo che
il suggerimento del Consigliere di promuovere la costituzione di un Tavolo di lavoro,
che, oltre che il Comune, coinvolga Regione, Prefettura e le Aziende Sanitarie oggi,
con la riorganizzazione voluta dal nuovo Piano Sociosanitario, anche le Federazioni
Sanitarie, oltre che le Aziende Ospedaliere, possa essere la strada attraverso la quale
approfondire le tematiche e soprattutto andare a definire degli indirizzi e delle
procedure uniche per l'assegnazione del Codice ENI e superare, o almeno cercare di
superare, le criticità che effettivamente noi stessi talvolta rileviamo, in particolare
verso questi cittadini.
Credo anche che occorra ricordare che molto spesso, comunque, anche a seguito di
normative internazionali (penso ad esempio alla Convenzione di New York sui
Diritti del Fanciullo), la nostra Città e i Servizi della nostra Città provvedono
comunque all'assistenza sanitaria, come pure all'inserimento scolastico per i minori,
e all'assistenza sanitaria anche per le donne in stato di gravidanza, fino a quando il
minore ha compiuto i 6 anni.
È evidente che il tema va comunque riordinato, va fatta chiarezza e credo che questa
interpellanza possa essere un'occasione importante proprio per prendere spunto e
lanciare o, meglio, promuovere, proprio come dice il Consigliere, un Tavolo che
concerti tra i vari soggetti queste azioni.

CARBONERO Roberto (Consigliere f.f. di Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Io sono soddisfatto della risposta, perché ha elencato le problematiche sugli stranieri
presenti sul territorio di Torino e della Regione Piemonte.
Volevo solo sottolineare un aspetto: la mia preoccupazione non è tanto per
l'assistenza sanitaria in generale, perché, per quanto riguarda l'assistenza sanitaria in
generale, medicine, malattie e robe varie, la rete della solidarietà dei Centri di
volontariato, la buona volontà di medici, anche nell'attività privata, può coprire e si
tratta di cifre, tutto sommato, anche abbordabili per chi dovesse far fronte. Peraltro,
le stesse comunità hanno ormai una rete di solidarietà loro all'interno, molte volte,
che li supporta e, in qualche modo, li sostiene, perché non si tratta comunque di
persone sempre completamente isolate ed emarginate, ma sono inserite anche in un
contesto di riferimento della propria immigrazione.
Io mi riferisco molto più in particolare, invece, sulle prestazioni ospedaliere e di
pronto soccorso, cioè quelle che finiscono per essere necessarie quando c'è bisogno,
un'appendicite acuta o una gravidanza, o quando, per motivi vari, lo straniero si
rivolge al pronto soccorso come unico sbocco, perché magari non riesce a trovare
altra soluzione, o comunque anche l'unico sbocco aperto nelle fasce orarie e nei
giorni in cui non si lavora, che bisogna tenerlo presente, perché molte volte, più le
fasce sociali sono basse, più sono impegnate in attività lavorative irregolari o
comunque meno protette, più sono costrette a rivolgersi, per le loro attività, dal fare
la spesa al rivolgersi al medico, quando sono libere dal lavoro e quindi di sera, di
notte, i giorni festivi e via dicendo.
Ecco perché credo che questo rischia di creare delle sperequazioni e una riduzione
dell'assistenza, per cui bisogna trovare un Tavolo o comunque un confronto, che
veda la Prefettura e la Regione coinvolte, e adesso le ASL nella nuova formulazione,
che però riguardi specificatamente gli ospedali, perché altrimenti abbiamo una babele
di comportamenti, da quello che fa finta di niente - l'ospedale -, accetta, usando il
codice fiscale, che ovviamente hanno tutti, si può ricavare, come se fosse iscritto,
tanto nessuno andrà mai a controllare e nessuno andrà mai a chiedere il pagamento,
cosa che invece può capitare, perché basta un solerte funzionario, una verifica dei
conti e può capitare; o, dall'altra parte, invece, il far pagare le prestazioni, fatte
pagare a costo di DRG, che vuol dire, per interventi chirurgici, da 1.000 a 3.000-
4.000 Euro.
Ricordo che anni fa, negli anni Novanta, aveva fatto abbastanza scandalo (all'epoca
era il Ministero che pagava direttamente le prestazioni sanitarie) che il primo
ospedale torinese che aveva chiesto le prestazioni per gli stranieri direttamente, ed
era molto pistino, fosse il Mauriziano, che nella fantasia comune era considerato
l'ospedale più caritatevole, sia per il nome che per la tradizione. In realtà,
semplicemente perché aveva degli amministratori che facevano gli amministratori
davvero, mentre negli altri ospedali c'era un po' di allegria e quindi non si badava.
Io ovviamente sono molto preoccupato per quanto riguarda l'assistenza non tanto ai
minori (perché in questo caso, comunque, subentra, anche se c'è un problema), ma
alle gravidanze. A me risulta che tra Sant'Anna e Regina Margherita ogni settimana
abbiamo alcuni casi che pagano. Pagano 1.000 Euro, 800 Euro, 700 Euro la
prestazione, qualcosa, tra interventi, non ancora per i parti, perché lì, in qualche
modo, si chiudono entrambi gli occhi.
Allora, credo che il fatto che alcune, rumene, piuttosto che polacche, piuttosto che
lituane, paghino e altri no, è puramente casuale e dovuto alla fortuna e non a una
scelta per cui questa deve pagare e quell'altra no, magari per condizioni economiche
o altri tipi di situazioni.
Ecco perché mi è sembrato giusto porre la questione, certo di avere nell'Assessore e
nell'Amministrazione Comunale un riferimento di sensibilità e di attenzione che
possa rilanciare la tematica nelle sedi opportune.

CARBONERO Roberto (Consigliere f.f. di Presidente)
L'interpellanza è discussa.
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