| Interventi |
FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201201539/024, presentata dalla Giunta Comunale in data 4 aprile 2012, avente per oggetto: "Rendiconto del Comune per l'Esercizio 2011. Approvazione". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico che in data 23/04/2012 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. Questa proposta di deliberazione presenta, oltre alla mozione di accorpamento, anche un emendamento presentato dalla Giunta. Faccio presente che, ai sensi del Regolamento, i termini di intervento, pari a 10 minuti per ogni Gruppo, uno per Gruppo, e 5 per ogni Consigliere, sono raddoppiati perché si tratta di materia di Bilancio. La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) La proposta di deliberazione che ci approntiamo ad esaminare ha per oggetto l'approvazione del Rendiconto 2011 e quindi, naturalmente, esamina l'insieme dei dati e delle rendicontazioni di Bilancio dell'anno scorso, che è stato - come è ovvio - un anno abbastanza particolare. Particolare perché condizionato da due eventi oggettivi: il primo è il fatto che l'Amministrazione Comunale uscente, a metà del mese di aprile 2011, approvò il Rendiconto 2010 e il Bilancio Preventivo 2011, nel momento in cui ancora non era definito complessivamente il quadro della normativa che avrebbe regolato i rapporti della finanza locale del 2011, questo per l'ovvia ragione che si andava a turno elettorale nel mese di maggio e, conseguentemente, la Giunta e il Consiglio decisero di approvare il Bilancio, comunque, prima del mandato elettorale, salvo poi, naturalmente, prendere atto delle modifiche normative che si sarebbero poi verificate successivamente. La seconda circostanza, direi molto meno circoscritta e locale, è il fatto che il 2011 è il secondo anno storico del grande cambiamento nell'impronta della finanza pubblica locale, derivante non tanto dallo spirito riformista del Legislatore, che poi è arrivato soltanto alla fine dell'anno, ma dalla seconda grande conseguenza della crisi mondiale sui conti dello Stato italiano e della finanza pubblica internazionale in area EU e sostanzialmente in quella degli Enti Locali. Infatti, ricordo che, dopo la vicenda del subprime americano, avvenuta nell'agosto di tre anni prima, nel 2011 - a fine del 2010, ma con effetto 2011 - è arrivato il primo segnale di Prodotto Interno Lordo negativo nell'area EU, con interventi ripetuti da parte della Banca Centrale prima sui tassi d'interessi, poi con l'immissione di liquidità nel sistema delle banche centrali per sostenere la manovra di liquidità in area EU, poi con le manovre del Fondo Monetario Internazionale, per finire poi con una serie di manovre (che proverò succintamente a ricordare), verificatesi nel 2011, che hanno sostanzialmente cambiato notevolmente anche il rapporto tra Stato centrale e Comuni, Enti Locali, Regioni e Province della nostra nazione. Mi riferisco, in particolare, al fatto che, quando si è verificata la sostanziale presa d'atto del trasferimento della crisi dall'economia finanziaria all'economia reale, e con essa naturalmente anche al comparto degli Enti Pubblici, prima nel mese di luglio, poi nel mese di agosto e poi, per finire, anche nel mese di ottobre su novembre, sono state adottate tre manovre governative importanti, due dal Governo Berlusconi e una dal Governo Monti, che hanno, in realtà, cambiato radicalmente il quadro generale. Segnalo che la Manovra che si è verificata nel mese di luglio ha inasprito e cambiato i saldi dei Patti di Stabilità per il 2011. La Manovra di agosto, in realtà, ha introdotto l'accelerazione delle dismissioni di beni pubblici nei Bilanci degli Enti Locali, con la procedura della scadenza, poi modificata al mese di aprile del 2012 sulle dismissioni medesime. La Manovra Monti ha, invece, ulteriormente modificato il quadro, andando a ripartire una ripartizione dei sacrifici tra Stato, Enti Locali e comparti vari, che ha pesantemente ridimensionato la possibilità per gli Enti Locali di avere risorse aggiuntive o crescenti nel corso dell'Esercizio. L'altro elemento che nel 2011 - terrei a precisare - ha condizionato pesantemente la finanza locale è stata il fatto che il 2011 era il terzo anno di blocco consecutivo delle manovre non tariffarie, ma tributarie degli Enti Locali, che - ricordo - furono introdotte con una Finanziaria di 3 anni fa e che impediva, sostanzialmente, la possibilità per i Comuni di compensare i tagli dei trasferimenti erariali con risorse di gettito tributario, naturalmente impedendo ai Comuni di operare su due fronti, che sostanzialmente erano le ICI, all'epoca, poi attivate, le aliquote e le addizionali Comunali e sostanzialmente, quindi, la possibilità di accompagnare manovre di taglio della spesa con anche manovre di compensazione sulle maggiori entrate di natura tributaria. Questa norma è stata poi abrogata soltanto nel mese di luglio del 2011, quando si è modificata la possibilità di rivisitare, in particolare, le aliquote per addizionali Comunali, comunque entro una soglia massima, e con quella norma naturalmente è stato poi riprorogato il termine di approvazione del Bilancio, originariamente previsto al 31 di maggio, al 31 di agosto. Quindi, in sintesi, un anno in cui la finanza locale ha riaperto a luglio i termini per approvare i Bilanci e ha proposto la possibilità di approvare, entro il mese di agosto, i Bilanci Previsionali del medesimo anno, non può essere presa come un'annualità - mi permetterei di dire - normale, nel senso che un anno in cui il Bilancio Preventivo, che per Legge, deve essere approvato al 31 dicembre dell'anno precedente, prorogato poi con la Legge di Stabilità ogni anno alla primavera (l'anno scorso mi pare fu il 30 aprile), ma sostanzialmente con provvedimenti di vario genere (quest'anno la proroga attualmente in conversione è il 30 giugno), il fatto che fosse stata approvata il 31 agosto la dice lunga sulla precarietà del sistema dei conti pubblici del Paese e della difficoltà di ripartire il carico del risanamento tra Stato centrale ed Enti Locali. Quindi, questa fase della modifica dei saldi di Patto e del trasferimento erariale ha condizionato il Comune, che non ha voluto andare a modificare il quadro fiscale nel 2011, cioè nel mese di agosto, e che ha invece affrontato questa fase con una manovra di assestamento al 30 settembre del 2011 - che trovate compresa nella rendicontazione che avete davanti - che sostanzialmente è stata fatta prevalentemente sul fronte della spesa. Cioè, coerentemente con le indicazioni (premetto, indicazioni certe, ma non sempre condivisibili) della Banca Centrale e con le indicazioni governative in materia di risanamento dei conti pubblici, il Comune ha comunque fatto una manovra di minore spesa per 19 milioni di Euro nel mese di settembre, andando sostanzialmente ad incidere su alcuni servizi, sul costo del personale dell'Ente e su alcune spese di funzionamento dell'Ente, che attualmente, in modo un po' pomposo ed eufemistico, il Governo sta chiamando \\\"spending review\\\". Sostanzialmente, quella fase di revisione della realizzazione della spesa ha consentito alla Città di fare economie per 20 milioni di Euro, di arrivare a determinare, nell'Esercizio 2011, un avanzo economico, sia di parte corrente che di parte capitale in gestione competenza, di operare una politica attenta rispetto alle indicazioni, peraltro già formulate in sede di Bilancio Preventivo da parte della Sezione di Controllo della Corte dei Conti, riferita alla necessità di monitorare attentamente la dinamica dei residui attivi e passivi e perciò destinando integralmente l'avanzo alla svalutazione dei residui attivi e passivi e al pagamento dei passivi, naturalmente, e con essa la valutazione e l'opportunità di operare una scelta, anche necessitata rispetto all'andamento dei conti del 2012 e 2013, di non rispettare il Patto di Stabilità operando i pagamenti in conto capitale necessari non soltanto a sbloccare pagamenti importanti per le infrastrutture della Città, ma anche per introdurre il concetto di liquidità nel sistema, che è strutturale. A questo proposito, richiamo, sostanzialmente, due provvedimenti importanti che traspaiono poco nel momento in cui abbiamo di fronte la grande crisi del sistema pubblico locale, ma che sono fondamentali. In particolare, rilevo il fatto che la stessa Banca Centrale Europea, in realtà, come prima manovra di intervento nella crisi, ha ritenuto di inserire liquidità nel sistema bancario delle banche centrali, perché uno dei problemi centrali del sistema economico dell'Europa e del sistema complessivo della finanza allargata, europea e pubblica, è proprio il sistema della liquidità. Quindi, la prima scelta è stata questa, ovviamente non con politiche monetarie, ma con politiche di erogazione di prestito o sottoscrizione di obbligazioni o finanziamento delle banche centrali in altre modalità. Quindi, questo è coinciso con la scelta della Città di non - tra virgolette - \\\"trattenere\\\" ulteriori pagamenti in conto capitale, ma di erogare, certo, con la consapevolezza della difficoltà della sfida e dell'elemento di rilevanza politica che ciò avrebbe comportato, ma di erogare importanti pagamenti per una cifra di poco superiore ai 400 milioni rispetto alla media degli anni precedenti e, conseguentemente, introdurre nel sistema elementi di liquidità aggiuntiva. Ciò naturalmente (ne abbiamo parlato ampiamente in passato) non è scevro da implicazioni e conseguenze, però, a mio avviso, è coerente con quella che è stata, nei termini micro e macro economici della nostra realtà economica torinese, una scelta necessitata e assolutamente sostenibile. Nel merito, rispetto al Bilancio, venendo ai numeri nella fattispecie, segnalo che il Consuntivo è stato fortemente condizionato dal ricorso a manovre correttive - per la verità due, con l'assestamento, credo, tre in tutto - che hanno visto alcune fasi e stagioni diverse. Nella fase del settembre 2011 è stata tagliata la spesa per 20 milioni di Euro - poi sul concetto di \\\"taglio della spesa\\\" vorrei esprimermi alla fine del ragionamento -; nel mese di novembre, invece, la Città ha cancellato consistenti cifre per investimento, che sostanzialmente hanno \\\"generato\\\", tra virgolette, la necessità di non ricorrere, non per sforamento di Patto, ma in questo caso per obbligo di Legge, a quello che è stato, tra virgolette, il \\\"grande inasprimento\\\" sulla Legge dello Stato relativamente al concetto di divieto di indebitamento. Ricordo che con una norma dello Stato si è inserita la clausola per la quale nei prossimi anni, a cominciare progressivamente da quest'anno medesimo, il rapporto tra tre titoli di entrate correnti e interessi passivi non potrà superare il 4% e questo comporta il fatto che la maggior parte dei Comuni italiani, grossi e medi, sostanzialmente non potrà stipulare mutui, anche se rispettosi del Patto di Stabilità; questo valeva già per il 2011 e vale sostanzialmente per il 2012, 2013 e anni seguenti, fino al rispetto della Manovra. Tengo a precisare che questa norma va letta in chiaroscuro con la medesima norma costituzionale inserita nell'articolo 81 della Costituzione, ovvero il principio per il quale gli Enti Locali non possono contrarre debito è nella visione del Legislatore - e uso un'espressione asettica, perché chiaramente questo è stato l'orientamento della Legge -, per cui, quando sostanzialmente lo Stato inserisce nella Costituzione una norma che dice che: \\\"Lo Stato assicura l'equilibrio tra entrate e spese del proprio Bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico\\\", cioè una frase, devo dire, abbastanza bizzarra in una Carta Costituzionale e che, peraltro, dice che: \\\"Il ricorso all'indebitamento è consentito solo al fine di considerare gli effetti del ciclo economico, previa autorizzazione delle Camere e soprattutto al verificarsi di eventi eccezionali\\\", cioè quando nella Costituzione si afferma questo principio, capite che il divieto di fare debito o mutuo per gli Enti Locali non è legato ad un'analisi congiunturale specifica del singolo Ente, ma a una visione generale dell'economia che io non sono qua per commentare, ma che evidentemente corrisponde a linee guida nazionali ed internazionali ben precise. Con questo voglio dire che quando la variazione di Bilancio del Comune di Torino, nel mese di novembre, ha visto ridurre e sostanzialmente annullare buona parte degli investimenti, non già contratti con debito precedente, cioè sostanzialmente non nel prestito flessibile o nell'indebitamento che già era stato firmato precedentemente, ha in realtà dovuto - e ribadisco \\\"dovuto\\\" - applicare il principio costituzionale trasmigrato tramite la Legge di Stabilità e le modificazioni intervenute nel Decreto Monti e prima nella cosiddetta \\\"variazione e assestamento Berlusconi\\\" della notte delle sue dimissioni. Questo per capire che non è che la Città abbia scelto scientemente, o solo scientemente, di arrestare o ridurre l'investimento pubblico in economia in una fase recessiva, ma che la visione economica trasmessa e imposta agli Enti Locali è quella di non contrarre debito, di non fare investimenti, se non, come dice la Costituzione, in chiave eccezionale. Di fronte a ciò, è chiaro che lo scenario con cui la Città affronta la crisi futura e la crisi presente, la capacità di fare investimenti è fortemente condizionata dalle leve che può utilizzare; leve che rimangono utilizzabili costituzionalmente non sono più il debito (e questo, per carità, la Città ben ne aveva contezza, tant'è vero che la Manovra 2011 già conteneva una manovra di riduzione del debito per circa 42 milioni di Euro, se ricordo bene), ma sostanzialmente ha in mente il fatto che le risorse da investimenti si attraggono o dalla fiscalità - ci dice il Legislatore - o dalle dismissioni di beni o di attività economiche variamente diffuse, sostanzialmente si ottengono dalla costituzione di avanzi cosiddetti \\\"economici primari\\\", cioè dal fatto che i Bilanci dello Stato devono non consumare risorse per investimento, o per finanziare servizi in deficit spending, ma devono produrre servizi realizzando comunque avanzi primari. In sintesi, questo vuol dire che non ci potranno essere bilanci non in disavanzo - cosa ovviamente sgradevole, che il Comune non ha mai avuto -, ma non ci potranno essere bilanci che costruiranno politiche di investimento antirecessive, senza tener conto di questa cornice normativa generale, che condiziona pesantemente non soltanto l'anno scorso, negli ultimi sei mesi di esercizio, ma condizionerà pesantemente il 2012 nella formazione del Bilancio Previsionale e anche degli anni futuri, in particolare del triennio di programmazione che l'Ente dovrà affrontare. Quindi, sul debito, per carità, tolta la cornice che mi premeva sottolineare come elemento di conoscenza complessiva dei fenomeni, non soltanto della Città di Torino, comunque la Città aveva stabilito una curva di rientro del debito che permetteva, nel 2011, di dichiarare la fine della crescita del debito e, anzi, la fase di rientro. Questo è certificato (ora non è più un annuncio politico) dai numeri del Rendiconto, lo rappresenta il Bilancio Pluriennale del 2011, che abbiamo emendato e modificato a novembre, peraltro in Aula, dove abbiamo spiegato e chiarito che, per effetto di queste norme, gli investimenti futuri potranno essere finanziati solo da mezzi di bilancio (quindi da avanzi di competenza o in parte capitale, ma comunque da avanzi), e che, di conseguenza, l'indebitamento è sceso quest'anno di circa 40 milioni e scenderà l'anno prossimo di circa 120 milioni, e così via nei prossimi anni, in una curva di rientro. Quanto questa curva di rientro rappresenti sostenibilità in materia di recessione e crescita del sistema economico torinese, questo è un dibattito che io voglio proporre all'Aula. Credo sia poco chiaro a tutti che, quando, tra virgolette, si stabilisce il principio per cui non è l'elemento del debito che incide sulla crescita economica del sistema (quindi questa affermazione costituzionale chiarisce un'indicazione molto diversa), va da sé che è difficile pensare che l'elemento dell'investimento, non finanziato da avanzi primari di gestione, possa produrre politiche antirecessive. Perché un conto è - e questa è la linea che noi abbiamo perorato negli ultimi anni - produrre investimenti, anche a debito, per un ammontare comunque inferiore al rimborso delle quote capitali, tali per cui, comunque, mentre si sostengono gli investimenti, l'indebitamento diminuisce; altra cosa è passare da un mondo in cui l'Italia, negli ultimi 40 anni, ha finanziato la crescita anche con il debito, magari esagerando in alcuni contesti, in alcune situazioni economiche nazionali in particolare e, dall'altra parte, interrompere questa fase di ciclo da un giorno all'altro. Ora, io non so valutare l'effetto economico. Sono sinceramente preoccupato che l'effetto economico possa far venire meno la seconda gamba del risanamento, che si chiama \\\"stabilità e sviluppo\\\", cioè che si parli solo di stabilità, ma che di sviluppo non si parli più in questo Paese, perché senza risorse aggiuntive lo sviluppo, ahimè, non si crea e non è un valore della natura, come le piante e i germogli, ma va creato da politiche economiche che l'uomo deve costruire su scelte ben chiare e ben fondate. Rispetto al tema del Consuntivo, il Consuntivo (l'avete visto, ne abbiamo discusso in Commissione) ha comportato già un inizio di politica di riduzione di spesa, non soltanto nel 2011, ma io direi anche nel 2009, nel 2010 e nel 2011, in quanto tutti e tre i Bilanci hanno avuto, di fatto, il contenimento del costo dei servizi. Questo deriva anche dal fatto che sia il trasferimento erariale (ma questo lo si è visto bene dai dati di sintesi, è un dato assolutamente ineluttabile), sia, dall'altra parte, un ragionamento che riguarda complessivamente la crescita di costo dei servizi, che non è sempre legata a politiche dell'Ente, ma spesso sono dinamiche inflazionistiche, il costo di lavoro, i contratti collettivi di lavoro rinnovati, l'esigenza o la valutazione del bisogno rispetto alla risposta della Città, questi sono elementi che hanno cambiato, naturalmente, la dinamica della spesa. Tutto ciò, naturalmente, ha comportato alcuni contenimenti della spesa stessa, che ha reso possibile arrivare a Bilanci in avanzo e in avanzo comprovato e certo, ma facendo, ahimè, scelte non sempre facili nel comparto della spesa. Cito, per esempio, i 19 milioni sul costo del personale del 2011, che, come è noto, non sono stati una vicenda facile (e l'Aula se n'è occupata ampiamente), ma rientrano esattamente dentro i cardini di manovra che la politica nazionale sta proponendo agli Enti Locali, cioè, una delle questioni tendenziali, che si chiama \\\"spending review\\\", ma l'avete visto sui giornali di ieri, e si chiama \\\"spese per il sistema carcerario, Polizia, personale pubblico\\\" anche negli Enti Locali. Cioè, la linea molto chiara è: lo spending review si fa sui servizi della spesa fissa del sistema statale, regionale, comunale. Tradotto in parole meno pompose, ma molto più pratiche, vuol dire: ridurre il costo del personale degli Enti Locali, quindi non alimentare turnover o rinnovare le linee di personale; ridurre le prestazioni accessorie del personale; rinegoziare i contratti di servizio di utenza, manutenzione, con calo anche dell'efficienza di alcuni servizi; ridurre o rinegoziare, a volte, anche prestazioni di welfare, che naturalmente non hanno solo l'impatto di avere, dall'altra parte, un prestatore d'opera o un lavoro o un lavoratore, ma dall'altra parte hanno anche un utente che spesso si trova diminuito nel proprio servizio. Per essere molto chiari, questa è la cifra economica dei Bilanci degli Enti Locali nella fase dell'economia, ovviamente non pianificata, ma direi piuttosto taglieggiata da una politica nazionale molto restrittiva. In questo contesto noi ci muoviamo e ci dobbiamo muovere, sapendo che le risorse aggiuntive verranno solo dalla fiscalità, perché di fatto questa politica di rigore produce un effetto inevitabile, che la compensazione delle risorse mancanti, derivanti dai trasferimenti dello Stato, gli Enti Locali la devono trovare, secondo la Manovra Monti, nella fiscalità locale. E qui dovremmo tornare a parlare di IMU, di manovre compensative, di fiscalità, ma ne abbiamo parlato in Commissione qualche giorno fa in modo esaustivo e ne parleremo in modo molto più esaustivo nel Bilancio Previsionale. Quest'anno, invece, la fiscalità non è stata usata per compensare. L'anno scorso sono state adeguate a un costo molto vicino all'ISTAT soltanto la TARSU, la COSAP e poche altre tariffe di natura comunale e ciò nonostante si è dovuto ricorrere anche ad applicare entrate di natura straordinaria, come peraltro più volte rilevato dalla Sezione Regionale dalla Corte dei Conti, cioè le entrate cosiddette \\\"non ripetitive\\\". E qui voglio toccare un tema, che non è del Consuntivo 2011, ma è un tema strutturale e bisogna essere molto chiari su questo: se sul piano concettuale e dottrinale io convengo sul fatto che la politica debba approvare i bilanci in avanzo primario e debba farlo anche ricorrendo il meno possibile a strumenti non eccezionali, perché fantasiosi, ma strumenti espressamente previsti dalla Legge come l'urbanizzazione o l'avanzo di Amministrazione o il plusvalore da dismissioni, quindi entrate di natura non ripetitiva in senso stretto, ma per un Ente come Torino, di fatto, storicamente storicizzabili. Io vi invito - poi parleremo dell'argomento in un'altra sede, magari in Commissione - a guardare la Città negli ultimi 9 anni: ha sempre applicato, mediamente, almeno 50 milioni di plusvalore da entrate straordinarie, sempre. Solo gli ultimi due anni, che sono quelli in cui, peraltro, si è particolarmente stretta la morsa del controllo degli organi giurisdizionali, è stato applicato di meno. Bisogna trovarsi su questi punti e dirsi: è vero che la finanza pubblica locale richiede maggiore rigore anche nella stabilità dei conti, rispetto al ricorso ad entrate di natura non ordinaria, ma tutti dobbiamo essere consapevoli che il ricorso ad entrate di natura non ordinaria comporta il ricorso di entrate di natura ordinaria, cioè le tasse, o di entrate o di spese minori di natura ordinaria, cioè i costi di funzionamento. Quindi va bene se tutti assumiamo, come rigore, la manovra di un Comune che faccia ancora meno di entrate straordinarie, e io sono d'accordo per ragioni di stabilità dei conti, ma dobbiamo sapere che questo non viene fatto gratuitamente, viene fatto a spese dei servizi dell'Ente, che vanno tagliati in misura pari al ricorso di entrate non ripetitive che non applichiamo più in parte corrente, oppure al peso di sostituire le entrate cosiddette \\\"non ripetitive\\\" con entrate ripetitive, che sono tasse e imposte, perché i trasferimenti sono in riduzione. Quindi, la manovra economica che viene, tra virgolette, \\\"suggerita\\\" dal combinato disposto tra le Finanziarie di Berlusconi e Monti e il controllo dell'attività giurisdizionale, è una manovra che prevede taglio dei servizi e maggiori imposte al posto del ricorso di entrate di natura non specificatamente ordinaria. La politica deve farsi carico di questo. Tutti noi dobbiamo farci carico di questo. Sostanzialmente vuole dire che, anziché fare come si è fatto l'anno scorso, cioè cercare comunque di applicare cifre contenute e prudenti di entrate non ripetitive, per garantire il livello dei servizi in una fase di inizio recessione, il Comune deve cominciare a pensare che quella politica di precarismo delle entrate forse non è riproducibile; possiamo anche sceglierlo tutti quanti insieme, ma lo facciamo sapendo che avremo un prezzo: in termini di recessione, applicando maggiori imposte, e in termini di maggiore o minore livello dei servizi, riducendo i costi dei servizi medesimi. Questi sono i grandi fondamentali. Non si può sfuggire da questa gabbia valoriale, queste sono le tre cose che contano nel Bilancio di un Ente. Quindi, in sintesi, il Bilancio dell'anno scorso potrà essere giudicato ottimo, negativo, positivo, certamente è un Bilancio in avanzo, in forte recessione, con una manovra cambiata tre volte durante l'anno, che riduce il debito della Città, che fino a qualche mese fa anche sui manifesti della Città sembrava essere l'unico grande problema dell'economia reale torinese, e che, in termini di spending review e di contenimento della pressione fiscale, affronta alcuni problemi strategici di questo territorio. Il 2012 parte da questa condizione e dovrà porsi un problema più forte, cioè quello di esaminare un sistema in cui l'indebitamento non è più utilizzabile in alcuna forma (neanche contenuta e ridotta) come elemento di investimento per la Città, per gli Enti Locali e per le Regioni, dovrà affrontare il tema del pareggio di Bilancio guardando ad un avanzo primario come obiettivo tendenziale, senza entrate straordinarie auspicabilmente e, quindi, guardando le spese minori e le entrate maggiori fiscali come le uniche vie da utilizzare. In questa cornice sta il difficilissimo compito che, più volte in relazione al Bilancio, abbiamo chiamato angolo in cui è stata relegata la funzione degli Enti Locali, perché vorrei dire che tutto ciò, alla fine, tradisce un principio costituzionale più grande, cioè la politica degli Enti Locali (siano essi Milano, Torino, Varese, Caltanissetta o qualunque altro Ente Locale) ha comunque l'obbligo, per Legge, di garantire i servizi locali, che si chiamano Livelli Essenziali di Assistenza, oppure Welfare, oppure servizi delegati in attività propria, che non sono elastici quanto è elastico tagliare il trasferimento alle spalle dello Stato. Non esiste una simmetria per cui è tanto facile cambiare una cifra di trasferimento ed è altrettanto facile, a valle, tagliare un servizio o produrre un servizio minore. È molto più complicato per noi riprogettare i servizi, ci vogliono tempo, pazienza, consenso, una fase di crisi magari meno aspra di questa ed una congiuntura anche un po' più morbida di questa. Però, questa è la sfida e questo è il quadro in cui l'Amministrazione (insieme alle altre) si sta muovendo. Questo è il contesto in cui proveremo a dare risposte ai bisogni e, naturalmente, anche a garantire stabilità e certezza ai conti pubblici, trovando il miglior compromesso possibile tra, da una parte, certezza ed equilibrio delle risorse e stabilità del sistema e, dall'altra parte, la necessità di non ridurre i servizi essenziali oltre dei limiti che siano dannosi per i nostri concittadini, ma sapendo che, sempre di più in questa configurazione, l'Ente Locale, il Sindaco di turno o, tra virgolette, il Consiglio Comunale (che, poi, è il titolare del Bilancio) si trovano nella scomoda condizione di esaminare un Bilancio o risorse che sono sempre meno effettivamente autonome rispetto alle scelte e sempre più condizionate da saldi generali. Se dovessi dire tutto ciò in una parola, la parola è Patto di Stabilità. È esattamente il Patto di Stabilità che capta e chiude dentro un recinto le minori spese, le maggiori entrate fiscali ed il minor debito. Inoltre, per rispettarlo, aggiunge il tema delle dismissioni mobiliari ed immobiliari, che è necessitato per conseguire saldi positivi. L'anno scorso il saldo positivo da conseguire per Torino era più 120 milioni di Euro sul saldo storico e per l'anno prossimo (2012) rimane ancora più 120 milioni di Euro (per il momento, salvo interventi di modifica legislativa). Sappiamo tutti bene che questo Patto non è il Patto che c'è sempre stato nel sistema organico degli Enti Locali, ma è in vigore dal 2007; infatti, il Patto precedente si limitava a tagliare i tetti di spesa di una percentuale predeterminata, quindi consentendo una politica di riduzione della spesa costante nel tempo e, sostanzialmente, conforme al rientro nel Patto di Stabilità. Un Consuntivo non è un elemento di scelte politiche nuove, ma è un elemento di scelte politiche fatte. Quindi, questo Conto non può che essere la fotografia dei fatti dell'anno scorso, nelle sue variabilità normative, nelle sue variabilità economiche e nelle scelte (giuste o non giuste) di un'Amministrazione e di quella seguente. Però, quello che deve essere chiaro - e penso sia un valore importante - è che il mondo che questo Consuntivo ha visto iniziare nel gennaio del 2011 non esiste più. È un mondo di economie derivate (nel senso di economia di finanza derivata dallo Stato) che non esiste più, che non ha più certezza dei flussi, che non ha più il trasferimento, ma ha un fondo di riequilibrio strutturale, cioè un qualcosa che interviene solo se e come vengono fatti i tagli da parte del Governo centrale, un qualcosa che non pianifica e non programma più le attività, ma le confessa e le conserva dentro un costante quadro annuale di continui aggiustamenti. Il Consiglio ha più volte chiesto alla Giunta di fare poche variazioni di Bilancio; l'anno scorso, ne abbiamo fatte tre, quindi pochissime, ma corrispondevano a tre manovre governative (luglio, settembre e novembre). L'autonomia di quest'organo di governo e dell'organo consiliare (che, ribadisco, è il proprietario del Bilancio) è sempre più relegato ad una funzione non di esercizio preventivo di orientamento delle risorse, ma di costante e susseguente aggiustamento delle risorse disponibili rispetto allo scenario in continuo mutamento. Questa scelta non è una questione politica e non è imputabile all'Amministrazione esistente o a quella attuale (vale qui ed in tutte le Amministrazioni Comunali d'Italia), è il grande grido d'allarme e di sofferenza che tutti i Sindaci, con la fascia tricolore (non con il colore del cuore o della politica), stanno ponendo in modo insistentemente forte al Governo dello Stato. Dopodiché, se, invece, vogliamo ritornare ad un sistema in cui gli Enti Locali programmano le attività e garantiscono i servizi, bisogna che si chiuda la stagione delle false autonomie fiscali (quella in cui il gettito fiscale lo mette il Comune, ma metà va allo Stato, come l'IMU), che finiscano le stagioni in cui il rigore viene fatto prevalentemente con tagli certi al sistema delegato e tagli incerti al sistema centrale e che si prenda una direzione molto chiara di sobrietà e di rigore, ma dev'essere un rigore che non vada a scapito del sistema degli Enti Locali, che, in questo Paese, sono il nerbo portante del welfare ed il sistema di sviluppo dell'intera economia italiana. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Come sempre, l'esposizione dell'Assessore è puntuale, precisa e molto tecnica e, come sempre, nel mio piccolo cercherò di rispondere invece con il linguaggio più corrente possibile, perché i torinesi, in qualche modo, devono capire che cosa sta succedendo. Ho segnato quattro o cinque punti che avrebbero avuto bisogno di un approfondimento sicuramente più importante, ma, come ormai ci ha abituato questa Giunta, i chiarimenti e le specificazioni sugli argomenti non sono mai stati il suo forte e mai avverranno, ne sono sempre più certo e consapevole. L'Assessore ha elencato quello che lo Stato centrale ha accollato addosso agli Enti Locali e quanto sia difficile "sguazzabugliare" in questo mondo, però continuiamo a non vedere delle proposte e la possibilità e la volontà di ricercare una via di uscita, perché si cercano sempre e soltanto le strade più facili, quelle meno penalizzanti anche dal punto di vista dei consensi. Leggo velocemente questi quattro punti e, poi, vorrei concludere con la riflessione che ci ha provocato quanto ci è stato consegnato pochi minuti fa, che riguarda il promemoria e la pronuncia della Corte dei Conti sul Rendiconto 2010, così magari si apre un altro piccolo mondo. Per quanto riguarda il Patto di Stabilità, nel corso del 2011 il Comune di Torino ha deciso di non rispettarlo, adducendo come motivazione l'esigenza di venire incontro alle imprese che, da lungo tempo, risultavano creditrici nei confronti del Comune. A tal proposito si ricorda - e, al limite, questa era la ricerca da fare per capire come aiutare nel concreto gli imprenditori - che, nel 2011, la Regione Piemonte attraverso la Finpiemonte, la sua finanziaria, con appositi bandi aveva offerto alle imprese creditrici nei confronti della Pubblica Amministrazione la possibilità di ottenere l'anticipazione dell'80% di tali crediti del sistema bancario, fornendo ad esso adeguate garanzie di restituzione. Le condizioni remunerative erano significativamente convenienti. Però, l'aver contravvenuto alle regole stabilite se, da un lato, ha consentito al Comune di Torino di poter sbandierare che esso non poteva rimanere insensibile alle necessità di molte imprese piemontesi, dall'altro lato esso è stato sanzionato, come del resto risulta dalla relazione dei Revisori dei Conti (a pagina 11). Tra questi e tra i più gravi vi è la riduzione del Fondo sperimentale di riequilibrio in misura pari allo sforamento. Se consideriamo che attraversiamo uno dei momenti più difficili a livello economico dal Dopoguerra, il mancato rispetto del Patto di Stabilità si rivela un gesto del tutto detestabile e condannabile, che avrà serie conseguenze in sede di predisposizione del Bilancio di Previsione per l'anno 2012, perché farà venir meno significative risorse. Questo riguarda solo in parte il Patto di Stabilità e ve lo traduco ulteriormente, perché è ancora più facile: bastava ricercare quelle che erano le possibilità di aiutare i nostri imprenditori, non si usciva dal Patto di Stabilità e si facevano i conti con quello che avevamo effettivamente. Per quanto riguarda i residui attivi (che, secondo me, è la parte più dolente di tutto questo Consuntivo), la massa dei crediti del Comune di Torino (che sono maturati, ma che non sono ancora stati riscossi) ha superato, alla fine del 2011, la cifra di 1.500 milioni di Euro, esattamente 1.563,6 milioni di Euro, che tradotti nel vecchio conio (come dice qualcuno) sono 3.027 miliardi. È vero che, per effetto di vari provvedimenti legislativi, i tempi per i concessionari alla riscossione si sono allungati, ma è anche vero che i crediti tributari ed extratributari risalenti ad esercizi anteriori all'anno 2005 - vi prego di riflettere su queste date - affidati ad Equitalia per la riscossione coattiva ben difficilmente troveranno un esborso in denaro e, pertanto, saranno ulteriori perdite per il Comune di Torino. La loro entità è di oltre 240 milioni di Euro e ciò non può che suscitare allarme e sgomento. Del resto, a conferma dell'estrema difficoltà da parte del Comune di Torino nel riscuotere i propri crediti (che, conseguentemente, suscita grandi preoccupazioni), è sufficiente esaminare i crediti cosiddetti radiati, che nel Rendiconto 2011 ammontano a 160 milioni di Euro, di cui 70,7 milioni relativi a discariche ed amministrativi, ovvero a crediti affidati ai concessionari per la riscossione per i quali non è stato possibile recuperare il dovuto. Vorrei fare un passaggio anche sull'indebitamento e sul rating, perché anche lì si dicono delle parole che ormai sono diventate di moda, ma che non approfondiamo mai nel modo giusto. Non condividiamo quanto è scritto in relazione al Rendiconto 2011 sul tema della consistenza e struttura del debito e più precisamente che si deve osservare un'importante inversione di tendenza a partire da quest'ultimo esercizio, come prima ha citato l'Assessore. Prima di tutto, non dobbiamo dimenticare che il Comune di Torino è tra i più indebitati d'Italia (3.423 milioni di Euro) e che ogni cittadino torinese, fin dalla nascita, si trova ad avere un debito di 3.774 Euro. Ora, con una simile situazione, che cosa ci si poteva aspettare? Un ulteriore aumento per le future generazioni? Sicuramente no, anzi una sensibile riduzione che invece non arriva - e prima l'Assessore parlava della sensibile riduzione - all'1%, cioè la riduzione è dello 0,9033%. Se, poi, vogliamo analizzare la situazione più in profondità, troviamo un debito complessivo (considerando anche i debiti per anticipi di cassa ed i debiti verso imprese controllate, collegate ed altri) che si avvicina ai 4.500 milioni di Euro. La conseguenza di questo stato finanziario così drammaticamente pesante e sbilanciato è il rating BBB+ che la società Standard & Poor's ha attribuito alla Città di Torino e la cui definizione esatta (lo si legge nei testi specializzati riguardanti le pagelle e le classiche attribuzioni che vengono date) è: qualità medio-bassa, capacità di rimborso incerta in presenza di avverse condizioni di mercato, capacità di onorare il servizio del debito molto bassa nel lungo periodo. Direi che non ci sono altri commenti da fare su questa situazione e su questa etichettatura del BBB+. Arrivo all'insussistenza dell'attivo e alle sopravvenienze attive. Al punto 25 del Conto Economico 2011 ci sono 906,589 milioni di Euro catalogati come insussistenza dell'attivo, contro i 72 dell'esercizio 2010, e al punto 23 del Conto Economico si trovano invece 630 milioni di Euro classificati come sopravvenienze attive, contro lo 0,275 milioni dell'esercizio 2010. Ci si domanda quale sia il motivo di questa enorme differenza tra i due esercizi e che cosa sia accaduto di così travolgente per moltiplicare, in maniera vertiginosa, i rispettivi valori. L'Assessore ci ha spiegato, con testuali parole, che gran parte delle poste sono speculari, nel senso che le troviamo sia come insussistenza dell'attivo che come sopravvenienze attive e tutto ciò principalmente per esigenze di riclassificazione cespiti. Rimane però una differenza di quasi 300 milioni di Euro, che sarebbero dovuti a radiazioni crediti, di cui si è già parlato, e ad una diversa valutazione di partecipazioni non-profit. Ci preoccupa tantissimo che nell'estremamente voluminosa documentazione che ci viene fornita non si trovi la seppur minima illustrazione di queste voci, che, invece, richiederebbero ben maggiori approfondimenti, al posto di una loro elencazione, spesso incomprensibile, in sede di Commissione. Non dimentichiamo che stiamo parlando di milioni di Euro e non di milioni di Lire. Un'ultima riflessione riguarda il risultato economico dell'esercizio 2011. Questo lo dico proprio in quanto arrivo comunque dal privato e, quindi, continuo ad avere le mie fisime mentali su questo: il risultato economico dell'esercizio è negativo per oltre 258 milioni di Euro (500 miliardi delle vecchie Lire); si tratta di una cifra da capogiro e in una qualsiasi azienda privata, di fronte ad un simile risultato che ha provocato l'abbattimento del patrimonio netto di importo analogo, si dovrebbero prendere decisioni gravissime e drastiche, quali, ad esempio, portare i libri in Tribunale (questo è l'esempio più classico) o la consegna delle chiavi (scegliete la definizione che preferite). Anche di tutto ciò non vi è assolutamente traccia nella documentazione in nostro possesso e, naturalmente, intendiamo a livello di illustrazione e chiarimento, perché i totali ci sono tutti, non ne manca uno. In sede di Commissione ci è stato spiegato che la contabilità comunale non è una contabilità pura e che essa è molto statistica e quindi, in poche parole, il dato finale del Conto Economico non conta praticamente nulla, in quanto sarebbero necessarie delle scritture integrative per poter avere dati economici più precisi e più aderenti alla realtà. Comprendiamo che la normativa non richiede la classica partita doppia, ma è anche vero che un minimo sforzo spontaneo nel riconciliare la gestione finanziaria a quella contabile pura sarebbe più che mai doveroso, anche senza arrivare a quadrature quasi maniacali, altrimenti il Conto Economico e lo stato patrimoniale diventano soltanto un rispetto di Legge, ma in buona sostanza sono una fotografia sfocata e praticamente illeggibile dello stato contabile del Comune. La vera innovazione non è forzare sul Patto di Stabilità per immortalarsi a salvatori della Città, ma è creare un'Amministrazione moderna che agisca e sappia assumersi le responsabilità che, invece, le aziende private hanno l'obbligo di accollarsi. Il federalismo fiscale proposto dalla Lega Nord avrebbe portato a questo, ma voi, vecchie volpi della politica, siete riusciti ad affondarlo. Concludo con un passaggio velocissimo relativo alla pronuncia della Corte dei Conti (che, combinazione, è stata resa nota pochi minuti fa) sul Rendiconto del 2010 (leggerò solo l'ultima parte): "Invita l'Amministrazione Comunale di Torino ad adottare misure gestionali utili a prevenire qualsiasi compromissione dell'equilibrio della situazione corrente, assicurando un bilanciamento strutturale fra entrate e spese, senza rischi per i futuri equilibri di bilancio; ad adottare, in particolare, criteri di prudenza nell'accertamento e nella gestione delle entrate non ripetitive; a tenere una programmazione finanziaria e di Bilancio rispettosa dei principi di veridicità ed attendibilità delle previsioni; a fare affidamento su un avanzo di amministrazione misurato ed utilizzato nel rispetto rigoroso del principio della prudenza, provvedendo in particolare a stralciare i crediti di dubbia esigibilità dal conto del Bilancio o, in alternativa, a vincolare l'avanzo in misura tale da consentire la copertura della relativa perdita; a porre in essere idonei provvedimenti correttivi, atti ad evitare, in futuro, il ripetersi del ricorso ad anticipazioni di Tesoreria come prassi ordinaria o, quantomeno, a ricondurla a quel carattere di eccezionalità che essa dovrebbe avere; a porre particolare attenzione alla formazione di residui passivi, adottando misure dirette ad assicurare un equilibrio tra l'esigenza di garantire la tempestività dei pagamenti ed il rispetto del Patto di Stabilità; ad assumere le dovute cautele nella gestione dell'indebitamento, nel rispetto del principio della sana gestione finanziaria, nonché del principio dell'equilibrio intergenerazionale; ad adottare criteri gestionali degli organismi partecipati che siano conseguenza di un'efficace azione di controllo e di vigilanza da parte dell'Ente, tenuto conto anche della necessità di adempiere agli obblighi connessi al Patto di Stabilità evitando comportamenti elusivi". Non ho letto: "Aumentare quella che è la pressione", ma ho letto un consiglio della Corte dei Conti che dice di adottare sistemi oculati e, magari, di controllare che tutto sia alla massima efficienza e non vengano sprecati i denari pubblici, dove vengono regolati quelli che sono i vari emolumenti e le varie concessioni che si fanno. Non dice: "Aumentate le tariffe del servizio pubblico o tartassate i cittadini con le ZTL allargate". A conclusione di tutta questa discussione, mi piacerebbe sentire che qualcuno dica: "Forse per il 2012 pensiamo di fare…". |