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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 2 Aprile 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 2
INTERPELLANZA 2012-01307
"MANCATA SPERIMENTAZIONE ANTINQUINAMENTO CON AGGLOMERANTI DA PARTE DEL COMUNE DI TORINO" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE D'AMICO IN DATA 12 MARZO 2012.
Interventi

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Iniziamo l'adunanza del Consiglio Comunale discutendo l'interpellanza n. mecc.
201201307/002, presentata in data 12 marzo 2012, avente per oggetto:
"Mancata sperimentazione antinquinamento con agglomeranti
da parte del Comune di Torino"

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Lavolta.

LAVOLTA Enzo (Assessore)
Ringrazio il Consigliere D'Amico, che argomenta l'interpellanza partendo dal
presupposto che questa Amministrazione non voglia sperimentare l'utilizzo di Biofix
sul territorio cittadino, a fronte di una comunicazione che, invece, era stata fatta
dall'Assessore Regionale Ravello.
Quindi, mi permetterò di chiarire l'oggetto della questione e di rispondere, anche
puntualmente, ai tre punti dell'interpellanza, a partire dal primo. L'interpellante
chiede se questa Amministrazione non ritenga inutili e obsolete le attuali politiche
antinquinamento: nonostante non siano ancora stati raggiunti, per le polveri sottili,
gli ossidi di azoto e l'ozono, valori di concentrazione che garantiscono il rispetto dei
limiti imposti dalla normativa, le attuali politiche antinquinamento non possono
essere considerate inutili, visti i risultati che sono stati raggiunti negli ultimi anni.
Anche se nel corso del 2011, inizio 2012, si è registrato un peggioramento delle
concentrazioni di inquinanti atmosferici, complessivamente si registra un
miglioramento della qualità dell'aria rispetto agli anni passati. In particolare, -24%
della concentrazione media di PM10 nel 2011 rispetto al 2006 e -32% del numero di
superamenti negli stessi anni (quindi sempre 2006 e 2011). Risultati simili si
osservano per il biossido di azoto.
Tra l'altro, poi, ho delle tabelle, che posso tranquillamente dare al Consigliere
D'Amico, che supportano quanto sto comunicando.
Per quanto riguarda, invece, la sperimentazione, la Regione Piemonte, al fine di
abbassare i livelli di PM10 nell'aria, ha proposto di avviare una sperimentazione
utilizzando particolari sostanze, degli inibitori chimici ed enzimatici che fissino sul
manto stradale le polveri sottili, evitandone il risollevamento. Per la Regione si tratta
di un'azione pilota, oltre a verificare l'efficacia del Biofix e del CMA, acetato di
calcio e magnesio, nel contrastare la concentrazione di particelle sensibilmente in
aumento nei mesi invernali.
Si vuole, inoltre, valutare la fattibilità del trattamento dal punto di vista logistico,
stimare la persistenza dell'eventuale beneficio derivante dal trattamento e individuare
l'ordine dei costi di Biofix.
La tecnica messa a punto e brevettata da Eurovix consiste nell'applicazione sul
manto stradale, mediante nebulizzazione, di un prodotto biofissante di origine
naturale avente lo scopo di ridurre il fenomeno del risollevamento delle polveri,
quindi non agendo sull'abbattimento delle polveri in aria, né tanto meno sulla
produzione delle stesse.
La sua applicazione potrebbe essere opportuna per risolvere i problemi di
inquinamento puntuale, in corrispondenza delle maggiori arterie stradali urbane.
Il Biofix crea una specie di pellicola che rende più difficile il ritorno delle polveri
sottili nell'aria. Si tratta di sostanze organiche naturali ad altissimo peso molecolare;
sono, cioè, molecole pesanti perché complesse e lunghe. Queste inglobano nella loro
struttura le particelle già presenti al suolo e le appesantiscono, rendendone difficile il
risollevamento. Contestualmente viene promossa la degradazione biologica del
benzene.
Il Biofix è stato anche oggetto di un finanziamento Life da parte dell'Unione
Europea. In passato la Città di Torino ha già avuto modo di sperimentare
l'applicazione di questa soluzione, tra l'altro, con risultati positivi; in particolare, la
sperimentazione è avvenuta nel 2005 su Via Gaidano, in una zona residenziale
urbana ad alta densità di traffico, per la durata di un mese (dal 14 marzo al 14 aprile),
con una frequenza di applicazione trisettimanale e con una riduzione del 17% di
concentrazione di polveri rispetto al periodo senza trattamento.
In altri casi, in altre Città la stessa sperimentazione ha prodotto risultati differenti: ad
esempio, il trattamento con Biofix su strade urbane a Trento ha registrato una
riduzione dello 0,6%, invece il CMA sulle strade - sempre a Trento - ha verificato
una riduzione del 9,6%; a Stoccolma, il trattamento con acetato di calcio e magnesio
in autostrada a quattro corsie ha verificato una riduzione del 35%; a Londra il
trattamento con CMA ha registrato una riduzione del 10%; a Bra, invece, un
trattamento analogo a quello sperimentato a Torino con il Biofix ha registrato una
riduzione del 23%; a Milano la riduzione è stata del 19% e a Como del 25%.
Quindi, le sperimentazioni prese in esame hanno fornito risultati generalmente
positivi - mi permetto di dire - in merito all'utilizzo degli inibitori, ma si evidenzia la
difficoltà di estendere ad altri contesti i risultati relativi a specifiche aree di
sperimentazione, perché essi dipendono da diversi fattori: sicuramente quello
meteorologico, la caratteristica delle singole strade, flussi, tipologie di traffico,
tipologie di pavimentazione, eccetera, la morfologia dell'area e la composizione del
particolato.
L'impiego di inibitori chimici enzimatici per fermare lo smog sull'asfalto non è
sicuramente una strategia risolutiva, ma è un'azione di mitigazione che può portare a
risultati positivi, anche se talvolta di piccola entità e quindi sicuramente da
accoppiare ad interventi strutturali e ad azioni preventive.
La sua applicazione nella Città di Torino presenta alcune criticità, dovute alle
dimensioni che l'intervento dovrebbe assumere, considerato che a Torino
l'inquinamento da traffico è diffuso e non lineare, come ad esempio a Londra, ovvero
non riguarda principalmente le strade più trafficate, ma, in generale l'area, di tutta la
Città.
Per questa ragione si presume che, per ottenere una riduzione significativa delle
micropolveri e tentare di rientrare nei limiti previsti dalla normativa, occorrerebbe
trattare una superficie cospicua del suolo pubblico cittadino. Al fine di evitare che
l'intervento sia solo un palliativo, ma che dia validi risultati in termini di
contenimento del livello delle polveri nell'aria, occorrerebbe trattare i 1.900
chilometri di strade cittadine, pari ad una superficie di 13 chilometri quadrati, almeno
tre volte la settimana.
Il costo complessivo per un simile intervento è dell'ordine di 5 milioni di Euro
all'anno, senza la certezza di riuscire a rientrare nei limiti su accennati.
A questo proposito, si potrebbe riconsiderare la posizione della Città nei confronti
dell'applicazione di questa soluzione nel caso di finanziamenti da parte della
Regione Piemonte, che garantiscono una dimensione dell'azione pilota adeguata alla
superficie della Città.
Oltre alla questione del costo, c'è il problema dell'impatto ambientale
dell'intervento; infatti, le sostanze utilizzate sul manto stradale verrebbero impiegate
in quantitativi molto elevati, vista la superficie da trattare, e non si esclude il rischio
che potrebbe entrare, prima o poi, nelle acque superficiali, con un impatto negativo
sulla qualità delle acque.
L'interpellante chiede se si ritiene fondamentale per la salute dei cittadini una
migliore qualità dell'aria grazie a nuovi e più risolutivi sistemi per abbattere o
quantomeno ridurre le micropolveri. Confermo ancora che la Città di Torino è da
tempo impegnata nella realizzazione di iniziative per ridurre l'inquinamento
atmosferico alla fonte ed è aperta a valutare nuove soluzioni che possano contribuire
al raggiungimento degli obiettivi imposti dalla normativa europea e nazionale.
Come il Consigliere sa, l'Amministrazione Comunale ha indirizzato i suoi sforzi
verso le politiche di incentivazione della mobilità sostenibile, dal momento che il
traffico veicolare rappresenta il principale fattore di pressione sulla qualità dell'aria a
causa dell'alto tasso di motorizzazione (a Torino abbiamo 61 auto ogni 100 abitanti),
del forte utilizzo dell'auto per gli spostamenti quotidiani (oltre il 50% degli
spostamenti giornalieri in giorno feriale avviene con questo mezzo), del forte
afflusso pendolare in auto e della significativa presenza nel parco veicoli delle
motorizzazioni diesel, notoriamente più inquinanti di quelle a benzina, per quanto
riguarda il particolato fine, in particolare nel trasporto delle merci.
Oltre alle limitazioni alla circolazione dei veicoli più inquinanti e l'istituzione della
ZTL, la risposta della Città si è concentrata e continuerà a concentrarsi su interventi
strutturali e sul loro potenziamento.
La Città, inoltre, continuerà a portare avanti una politica propositiva nell'ambito del
Coordinamento provinciale, perché solo con un'azione integrata a livello
sovracomunale si possono raggiungere validi risultati.
Allego alla documentazione che consegnerò al Consigliere D'Amico la risposta che
il sottoscritto ha fornito all'Assessore Ravello il 5 marzo ultimo scorso, lettera nella
quale, naturalmente, questa Amministrazione in nessun modo si rifiutava di
accogliere la sperimentazione, ma, anzi, argomentava - così come ho fatto in questa
sede - quale fosse l'opportunità reale di superare una sperimentazione che, di fatto, in
questa Città si è già verificata, come ho ampiamente comunicato, e anzi, proprio
nella lettera cito testualmente: "Nel rispetto di quanto dal vostro Assessorato
richiesto, si è proceduto a ridefinire le caratteristiche di un intervento realmente utile
a contenere i livelli di micropolveri nell'aria attraverso i 1.900 chilometri di strade
cittadine, pari ad una superficie di 13 chilometri quadrati, almeno tre volte alla
settimana. Il costo complessivo per un simile intervento è dell'ordine di 5 milioni di
Euro all'anno, senza la certezza di riuscire a rientrare nei limiti su accennati. Le
chiedo formalmente di quanto può essere l'investimento del suo Ente relativo
all'azione pilota, per poterlo aumentare, in modo da avere un adeguato riscontro
rispetto alle dimensioni della Città".
Quindi, quanto citato dal Consigliere D'Amico non corrisponde a verità, perché
questa Amministrazione non ha mai rifiutato la sperimentazione e, anzi, ha chiesto
alla Giunta Regionale di superare l'aspetto di sperimentazione e di verificare quante
risorse avrebbe potuto destinare per favorire che la sperimentazione già realizzata nel
2005 potesse diventare un'azione dell'Amministrazione, utile ad abbattere i livelli di
microparticolato nell'aria.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La risposta dell'Assessore ha occupato il doppio del tempo possibile; più che una
risposta era una summa teologica.
La parola al Consigliere D'Amico.

D'AMICO Angelo
Mi ritengo soddisfatto in parte delle dichiarazioni dell'Assessore, o meglio,
esclusivamente nella parte in cui cita i dati in cui questa sperimentazione ha portato
dei benefici, seppur piccoli, in merito al problema delle PM10.
Innanzitutto, non ho detto - ed è citato anche nell'interpellanza - che questa
Amministrazione si è rifiutata di fare la sperimentazione; nel "constatato infine" dico
che questa Amministrazione non ha risposto. Questo è quanto emerso dall'audizione
dei vertici di Arpa in sede di Commissione.
L'interpellanza nasceva dal fatto che in questa Commissione i dirigenti dell'Arpa, a
domanda ben precisa se l'Amministrazione di Torino avesse risposto a questa fase di
sperimentazione, loro stessi - io ho il dischetto, quindi è verbalizzato - hanno
dichiarato che al giorno della Commissione l'Amministrazione non aveva dato
alcuna risposta, non che avesse detto: "Non ci interessa", non aveva dato risposta ed
è quello che cita l'interpellanza.
In merito alla difficoltà di provvedere a questa sperimentazione a Torino per la
difficoltà, come dice l'Assessore, dell'asse stradario torinese, Torino è sempre stata
famosa per essere una città dai lunghi corsi, dalle larghe carreggiate, quindi fare una
sperimentazione sui corsi principali, i corsi più grandi di Torino, cito un esempio, su
tutto Corso Francia - e sono già 12 chilometri di strada -, Corso Regina, Corso
Novara, non vedo tutta questa grande difficoltà.
Mi sollevano i dati citati dall'Assessore, relativi al beneficio che, più o meno, è stato
riscontrato, con una media del 15-20% tra tutte le città citate, pertanto credo che sia
quella la strada da percorrere.
Se poi la Regione è disposta ad intervenire affinché questo strumento possa essere
utilizzato, valuteremo anche in sede di Conclave Regionale se è possibile che ciò
possa avvenire. Ad ogni modo, credo che sia quella la direzione verso cui andare,
perché in tale Commissione gli stessi dirigenti dell'Arpa hanno dichiarato che, da
una simulazione, il blocco totale di tutto il traffico cittadino per 5 domeniche al mese
non porterebbe a nulla.
Quindi, credo che sia completamente sbagliato continuare ad andare in quella
direzione.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per una breve replica, all'Assessore Lavolta.

LAVOLTA Enzo (Assessore)
Io prendo per buona la comunicazione del Consigliere D'Amico. Se, come riferisce il
Consigliere, nella Commissione successiva alla data della mia risposta l'Arpa ha
formalmente comunicato (perché in una Commissione Consiliare la forma è
sostanza) a questo Consiglio Comunale che l'Amministrazione non aveva risposto
alla sollecitazione dell'Assessore Ravello, evidentemente c'è un problema di
comunicazione tra l'Assessore Ravello e l'Arpa, perché, come posso dimostrare
attraverso questa lettera protocollata (numero di protocollo 3439, del 5 marzo 2012),
il sottoscritto rispondeva alla comunicazione dell'Assessore Ravello.
Quindi, a seguito di questa interpellanza, mi permetterò di chiedere conto della
questione sia all'Assessore Ravello, sia all'Agenzia Regionale per l'Ambiente,
perché è curioso il fatto che la comunicazione tra i due soggetti non sia stata tale da
mettere nelle condizioni l'Arpa di avere piena consapevolezza di quella che era la
posizione della Città di Torino. Quindi, ringrazio il Consigliere per questa
segnalazione.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
L'interpellanza è discussa.
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