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RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201201078/002, presentata in data 28 febbraio 2012, avente per oggetto: "Costa CSEA un naufragio annunciato" RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per la risposta, al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Sul fatto che si siano tenuti i tavoli di concertazione, questi si sono sempre tenuti, sia per cercare di affrontare, fino a tre mesi fa, un dato di crisi che ritenevamo sostanzialmente contemporaneo, sia quando, invece, sulla base del lavoro fatto dagli advisor, si è dovuto prendere atto di una situazione di messa in liquidazione della società stessa. È evidente che la priorità posta, intimamente e sufficientemente legata (poi, ovviamente, ogni strumento può dare risposte diverse) da parte dell'insieme delle istituzioni e sicuramente anche da parte nostra, era il futuro dal punto di vista formativo, essendoci oltre duemila allievi, di cui circa mille solo sul tema dell'obbligo formativo. Per questa ragione, come abbiamo avuto modo di discutere in Commissione la scorsa settimana, pur consapevoli delle difficoltà di un tale tragitto, in accordo con Provincia e Regione, avevamo assunto di dare la stessa indicazione che ha dato l'Assemblea che ha messo in atto e si è pronunciata sulla liquidazione, cioè il fatto di poter perseguire la strada dell'amministrazione straordinaria. Cosa che rimane teoricamente valida ad oggi. Qual è la novità che da quel momento è scaturita? (Anche di questo abbiamo discusso in Commissione mercoledì scorso). È il fatto che, avendo CSEA in questo periodo già usato gli anticipi - che sono previsti, niente di strano, vale per l'insieme dei Centri di Formazione -, è da dicembre che abbiamo una sofferenza significativa perché non venivano pagati gli stipendi. Rifacendo i conti (al di là del fatto che ci sono parzialmente versioni diverse, nel senso che la Provincia ritiene che non sia "in bonis" fare il rendiconto, mentre gli amministrativi di CSEA pensano il contrario), in realtà non sono e non sarebbero sufficienti a garantire, anche solo parzialmente, una continuità di stipendi, di Irpef e di contribuzione collegata alla parte di stipendi. Per questa ragione, come avete visto nei giorni scorsi, ancora oggi mi risulta ci sia un'assemblea dei lavoratori (non so se questa mattina, o oggi pomeriggio), per verificare se c'è la possibilità, onde evitare l'apertura di una procedura fallimentare, di costituire una cooperativa totalmente ex novo, in modo tale da poter avere delle risorse, che CSEA 1 non potrebbe avere, ma la CSEA nuova sì, per poter proseguire le attività e contemporaneamente non perdere l'accreditamento, che è una questione decisiva per poter proseguire, o per fare attività formativa, o per proseguire le stesse. La formula della cooperativa è una delle pochissime modalità (ed è per questo che l'Assessore Regionale l'ha messa sul tavolo), accanto all'organizzazione dei Centri prevista dalla legislazione in tema di formazione, che ha la possibilità di avere l'accreditamento ed essere in grado di proseguire le attività. Qualsiasi altra definizione di società, con qualsiasi forma giuridica, è molto difficile pensare che abbia la possibilità di poter attuare la formazione, perché è necessaria la procedura di accreditamento, mentre per altri soggetti diventerebbe oggettivamente difficile, secondo l'Assessore, i dirigenti e i funzionari della Regione che seguono in particolare queste cose. Per cui, tutti i tentativi per evitare questo, in parte sono già stati fatti e in parte si stanno facendo. Credo che a questo punto non abbiamo più giorni per capire in quale situazione si trovi la CSEA, ma abbiamo a disposizione ore per capire che in realtà, al di là delle due strade che ho sinteticamente richiamato, non ci sono altre possibilità. Però, qualunque delle due che si seguirà, anche quella fallimentare, non vuol dire che non si tenga conto a) del tema proseguimento corsi b) del tema occupazione; nel senso che mantenere un'entità - ed è per questo che sono state proposte queste soluzioni - potrebbe dare maggiore possibilità di occupazione, rispetto ad altre ipotesi, che prevedono sostanzialmente di mettere a disposizione l'insieme dei corsi di formazione, che oggi vengono svolti da CSEA nei diversi centri, in rapporto al sistema formativo, con tutte le presenze che oggi il sistema regionale non solo ci propone, ma che si è consolidato in questi ultimi vent'anni come possibilità non solo di rispondere a quanta formazione viene fatta oggi, ma di prendere in considerazione qualsiasi nuova ipotesi di necessità formativa. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Ringrazio il Vicesindaco. L'interpellanza è datata 28 febbraio, quindi arriva in Aula per la discussione chiaramente in ritardo rispetto a tutti gli eventi successivi, riassunti poc'anzi dal Vicesindaco, che praticamente ribadiscono quanto è stato detto la scorsa settimana, quando ci si è trovati con Regione e Provincia ad affrontare, credo oramai in modo praticamente definitivo, l'argomento CSEA. Io ci tengo a dire due cose. Durante l'incontro di mercoledì, la Provincia ha spiegato che gli anticipi li ha versati; quindi il suo dovere l'ha fatto. La Regione, giustamente, ha spiegato alcune soluzioni, tra cui - come diceva prima il Vicesindaco - quella della cooperativa, che in questo momento sembra essere l'unica possibilità perseguibile. Cosa rinfaccio (se di rinfaccio si può parlare) al Comune? Il fatto che l'unico Ente veramente interessato, in quanto socio, è stato l'unico completamente immobile in questa situazione. E questo chiaramente ci dispiace. Allora, approfitto di questa interpellanza - così non ne faccio un cappello politico, come invece, anche questo con grande dispiacere, ho visto fare in queste settimane da parte di alcuni componenti della maggioranza, che ne hanno fatto una bandiera forse più politica che non di ricerca di una soluzione -, perché mi sono giunte delle voci che, invece, in questo momento, ci sia già la volontà di guardare oltre, cioè quello che sarà il dopo, in modo secondo me non estremamente corretto. Spero di poterle documentare al più presto, ma so di "accordi", chiamiamoli così, non voglio dire sottobanco, perché sarebbe una parola un po' troppo grossa, ma sicuramente di un disegno che si sta delineando su come sistemare o verso chi verranno allocati i i prossimi corsi degli studenti. Io lo dico adesso, in modo che non si dica che non ci sia stato questo avviso: sono giunte queste voci e io, come è mia abitudine, farò in modo di documentarle, assolutamente, perché di parole ne abbiamo sentite tantissime e non sono servite assolutamente a niente. Chiedo, a questo punto, che il Comune sia molto attento e sorvegli attentamente che non succeda niente di questo tipo, perché se no, oltre a doverlo documentare, dovrà rispondere anche di un progetto che va al di là del fatto di non aver aiutato un'azienda a non morire, ma di avere aiutato altre ad approfittare dell'agonia di un'azienda. Ci tengo a dirlo e spero che il Vicesindaco vorrà condividere con me la certezza che tutto questo non accadrà. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per una breve replica, al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) In realtà è molto difficile per la Città prendersi in carico la situazione di CSEA e di dargli una risposta, perché la Città, come ben sappiamo, nel 1997 aveva fatto un atto di dismissione della stessa, accompagnandolo anche con forti contributi. Nonostante questo, la cosa secondo me importante è che la Città abbia dichiarato (dato che l'ho fatto io, ci tengo) che, nonostante l'uscita dal Patto di Stabilità, ma comunque per il Decreto Milleproroghe, l'Amministrazione non abbia la possibilità di fare un Euro di mutuo, se la parte privata di CSEA avesse fatto una ricapitalizzazione, ovviamente la Città avrebbe partecipato. Il come era ovviamente tutto da pensare, non avendo quella possibilità che è stata l'unica che l'insieme degli Enti pubblici hanno utilizzato per ricapitalizzare le società. Dal punto di vista dei corsi, a me risulta che la Provincia stia pensando, perché c'è il problema legato al fatto che i genitori degli allievi chiedono ovviamente una prosecuzione dell'attività. Cioè stiamo parlando di un servizio pubblico. L'operazione delle distribuzioni non dipende dalla Città, dipende dalla Provincia e dalla Regione; cioè la Regione ha la delega sulla formazione e, per una parte di attività, delega le Province ad agire per nome e per conto della Regione. La cosa che io posso affermare è che cosa fa il Comune. Se si va in questa direzione, vengono privilegiate le soluzioni che danno un maggiore risultato dal punto di vista occupazionale, fermo restando la qualità della formazione, perché 280 persone, 280 famiglie, a cui va aggiunto un po' di indotto, in una situazione come questa, rappresentano un problema sociale che non possiamo che condividere come una delle alte priorità, accanto a quella della formazione per gli allievi. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |