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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. mecc. 201100774/009, presentata dalla Giunta Comunale in data 15 febbraio 2011, avente per oggetto: "Variante parziale n. 255 al P.R.G., ai sensi dell'articolo 17, comma 7 della L.U.R., concernente l'integrazione normativa all'articolo 21 delle N.U.E.A. di P.R.G. Adozione" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Comunico che in data 22/03/2012 le competenti Commissioni hanno rimesso il provvedimento in Aula. Sono stati presentati 4 emendamenti, più alcuni subemendamenti. La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Curti. CURTI Ilda (Assessore) Questa è l'adozione di un provvedimento urbanistico che è stato ampiamente approfondito e discusso sia in II Commissione, sia in II più VI Commissione, però ha una sua rilevanza, quindi mi permetto brevemente di richiamare il senso di questo provvedimento. La Variante n. 255 è un provvedimento urbanistico di tipo normativo, che introduce una nuova norma sul rapporto tra attività produttive e aree destinate a verde, laddove esistono solo ed esclusivamente impianti preesistenti al Piano Regolatore che persistono in aree che il provvedimento urbanistico ha destinato a verde e che si trovano lungo gli argini dei fiumi. La presenza di attività economiche insediate prima dell'attuale Piano Regolatore è regolata dall'articolo 21 delle norme urbanistico-edilizie di attuazione al Piano Regolatore, che consente una gestione transitoria delle attività produttive indirizzata al loro graduale esodo. L'impianto dell'articolo 21, vorrei sottolinearlo, continua ad avere la sua efficacia sia normativa, sia concettuale. Cioè l'articolo 21 norma il graduale spostamento delle attività produttive che si sono insediate nel corso della storia industriale della città, in particolare sulle sponde di due fiumi: la Dora, ma soprattutto il fiume Stura. Queste imprese sono ancora ad oggi numerose e hanno peculiarità e caratteristiche molto diverse tra loro. Nel 2002, all'articolo 21 è stato introdotto il comma 5 bis, che consente alle imprese di effettuare sui propri stabili interventi di riqualificazione che eccedono la manutenzione straordinaria, però solo a seguito della stipula di una convenzione con la Città che preveda l'abbandono dell'area entro dieci anni. Alcune di queste imprese, tuttavia, si sono distinte per una forte trasformazione della loro attività, per rilevanti investimenti anche di carattere occupazionale, e soprattutto di impegno per una presenza meno impattante del tessuto urbano, una migliore efficienza energetica e una rilevante riduzione dell'impatto ambientale delle attività produttive. Con la Variante n. 255 introduciamo una nuova norma, l'articolo 5 ter, che consente le opere di ammodernamento degli impianti e prevede l'interesse a una graduale cessione di territorio a favore del Parco, salvaguardando l'interesse pubblico, cioè la permanenza occupazionale qualificata di attività produttive con un forte contenuto tecnologico, che offrono occupazione qualificata e soprattutto innovazione ambientale nei processi produttivi e una evidente riduzione dell'impatto ambientale del processo produttivo. Per fare un esempio, che è poi il caso da cui è partito il provvedimento, cito il caso della Rockwood, che è un'azienda posta sull'argine della Stura dal 1972 e che nell'ultimo decennio ha avviato un piano di ammortamento degli impianti, un cambiamento del processo produttivo e svolge attività di ricerca con l'Università e il Politecnico su temi di particolare interesse, in particolare sulla sperimentazione di prodotti a basso impatto ambientale per l'automotive. Questa riconversione tecnologica e produttiva ha consentito l'uscita di tale azienda dalle imprese a rischio di incidente rilevante, la cosiddetta normativa Seveso, con decisione del Ministero dell'Ambiente del gennaio 2011 in seguito ad una richiesta della stessa azienda. Quindi, la Variante introduce una norma che è il comma 5 ter, che definisce un tipo di impresa già presente nel territorio prima del Piano Regolatore, che ha attività volte allo sviluppo tecnologico, alla ricerca finalizzata a sperimentare sistemi innovativi, a cui viene riconosciuto l'interesse pubblico, purché questo sia stabilito da un Protocollo d'Intesa sottoscritto con la Città e con l'Ente Gestione del Parco fluviale del Po. L'azienda dovrà fornire il piano industriale, gli interventi previsti di riqualificazione, le modalità di utilizzo degli impianti. Inoltre, dovrà fornire documenti di analisi ambientale e piani di monitoraggio ai sensi della normativa. Solo in seguito alla presentazione e alla valutazione di questi documenti, gli interventi potranno essere autorizzati, a condizione che realizzino concretamente una riduzione dell'impatto ambientale, un migliore inserimento nel contesto, anche dal punto di vista paesaggistico, e un'effettiva qualità energetica. Nell'accordo di programma devono anche essere inserite aree da cedere gratuitamente alla Città, bonificate, libere da preesistenti fabbricati, in modo da consentire l'allargamento delle zone a Parco fluviale. Accogliendo i pareri delle Circoscrizioni, la stipula del Protocollo d'Intesa prevederà un loro coinvolgimento formale, così come la definizione delle modalità attuative e di verifiche conseguenti. La Giunta presenta quattro emendamenti: fondamentalmente la riscrittura del comma 5 ter, che è stato discusso e analizzato nelle due Commissioni. Il primo emendamento riguarda il testo del comma 5 ter, inserito nella narrativa del provvedimento. Il secondo prende atto dei pareri delle Circoscrizioni. Come dicevo, i contenuti dei pareri delle Circoscrizioni sono stati accolti nella riscrittura del comma 5 ter. Il terzo emendamento introduce l'allegato 10, relativo al parere della Divisione Ambiente e Territorio. Il quarto emendamento è il testo dell'articolo nell'elaborato tecnico. So che ho un'ora di tempo dall'inizio della discussione, però abbiamo ulteriormente limato il testo del comma 5 ter, presentando tre subemendamenti. In realtà il concetto è uno, solo che si ripete sia nella narrativa, sia nell'allegato tecnico, in particolare quando si dice nel testo dell'articolo: \"Da eventuali piani di monitoraggio\", il subemendamento prevede di sostituire \"eventuali piani di monitoraggio\" con \"da piani di monitoraggio ai sensi della normativa vigente\", perché l'aggettivo \"eventuali\" rischiava di dare un'interpretazione ambigua rispetto alla ratio di quello che volevamo chiedere. Cioè laddove la legislazione ambientale prescrive piani di monitoraggio ambientale, è obbligatorio che vengano forniti. Quindi, non sono eventuali sulla base di una decisione arbitraria, ma in base a quanto prevede la legge relativa alle normative ambientali. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Levi Montalcini. LEVI-MONTALCINI Piera Questa deliberazione ha visto tutti molto animati nel corso della sua discussione in Commissione. Direi che l'emendamento finale, quello sull'articolo 5 ter, potrebbe essere quello che riassume meglio quanto detto in Commissione. Vorrei dire due cose, su una in particolare ho insistito molto in Commissione. Secondo me, dato che si vuole generalizzare una condizione partendo da un caso particolare, si rischia di mettere dei limiti ad altre eventuali richieste che verranno avanzate, proprio perché oggi non prevedibili. Per cui, forse, sarebbe stato meglio partire con una deliberazione ad hoc e lasciare poi a specifiche analisi, di volta in volta, la valutazione di altri eventuali casi che si possano assimilare a questo. La Commissione ha reputato giusto votare la deliberazione così: con gli emendamenti presentati direi che può essere valida; tranne per il fatto che, secondo me, altre eventuali richieste non ricadranno in questa fattispecie, perché le casistiche sono sempre diverse. Vorrei chiedere all'Assessore una precisazione a verbale. Quando si dice, all'inizio dell'articolo: "Per attività produttive insediate prima dell'approvazione del Piano, volte ad incentivare lo sviluppo tecnologico", vorrei sapere se questo "volte" si riferisce al fatto che di qui in avanti sono "volte a", e non "volte" già dall'inizio quando sono nate. Mi sembra che l'accezione giusta sia la prima, ma per avere una lettura esatta di questa frase che potrebbe essere interpretata in vario modo nell'applicazione dell'articolo, vorrei che fosse precisato dall'Assessore a verbale. Per il resto, ho chiesto - ringrazio l'Assessore per averlo recepito - che siano contemplate aree da cedere solo qualora la ditta le possa cedere, ovvero qualora abbia delle aree da cedere, cioè nel caso in cui non copra tutta l'area in cui è insediata. Credo che sia importante per la città il fatto di prevedere di non allontanare dal proprio territorio tutte le attività produttive. Questa è stata una politica che abbiamo seguito per parecchi anni e che io non ho molto condiviso, dato che spostare le attività produttive nelle città limitrofe non ha senso, perché ci depauperizza. Oltre tutto, poi, rischiamo di avere aree di confine, non essendoci ancora la città metropolitana tra le varie città confinanti, Torino-Collegno, Torino-Grugliasco, eccetera, che sono delle aree mal governate e un po' di risulta. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Vorrei mettere a verbale, per il futuro, l'analisi che abbiamo fatto noi di questa che è la Variante Rockwood e non è la Variante Rockwood, nel senso che in Commissione c'è stata molta discussione per capire se si tratta di una Variante per risolvere l'esigenza di quella particolare azienda insediata in quel particolare punto, o se è una Variante più generale, per rivedere il modo in cui trattiamo queste situazioni nei parchi. Sta di fatto che la lettera della Variante è una Variante generale, che quindi riguarda qualunque tipo di insediamento in questa situazione. Dall'analisi fatta in Commissione c'è la Rockwood, ci sono alcuni rottamatori, qualche cava e alcuni negozi di edilizia. Inoltre, durante la discussione è venuto fuori che comunque l'intendimento è quello di affrontare in questo modo le esigenze di chi fa produzione di quel genere. Questo va bene, però è inevitabile che questa cosa susciti un po' di preoccupazione nel Quartiere che ha vissuto per trent'anni la vicenda di quest'azienda, quando ancora si chiamava Silo. Ci sono persone che, premesso che i legami tra le attività industriali e le eventuali malattie sono da provare, hanno avuto dei familiari deceduti di tumore, vivendo davanti alla fabbrica, quindi sono molto sensibili all'argomento e molto preoccupati. Per cui, il primo messaggio che vorrei lanciare è di porre molta attenzione alla comunicazione di quello che si sta facendo su questo ambito, perché l'idea che è stata proposta in Commissione alla base di questo ragionamento - cioè c'è una fabbrica che senza il nostro intervento è obbligata a restare lì, a non aggiornarsi mai, a dover poi chiudere, perdendo anche i posti di lavoro; mentre invece possiamo trovare una soluzione per ammodernarla, per farle avere delle produzioni più compatibili, per mantenere i posti di lavoro e ottenere investimenti -, in linea di massima può avere un senso e può anche essere condivisibile. Però, chiaramente c'è una sfiducia pregressa da parte di chi abita da quelle parti sul fatto che poi questo avvenga veramente, cioè che le nuove produzioni siano più sostenibili. È su questo che, secondo me, bisognerà costruire un rapporto di fiducia con il territorio, dimostrando che queste non sono solo affermazioni, ma c'è della sostanza. A questo proposito, ribadisco anche l'esigenza di tenere degli incontri pubblici in loco. Forse in Commissione c'è stato un po' un gioco delle parti, nel senso che giustamente si è detto che non è la Commissione Comunale che li deve organizzare, ma sono le Circoscrizioni. Poi, si è detto anche che le Circoscrizioni si sono date disponibili ad organizzare l'incontro, a quanto mi risulta la 5 e la 6. Spero che lo si possa fare abbastanza in fretta, perché sicuramente l'approvazione di questa Variante susciterà ulteriori paure e preoccupazioni in chi abita nella zona. Detto questo, credo che questa Variante, così com'è concepita, abbia due problemi di fondo. Il primo è il problema di equità, nel senso che per salvare i posti di lavoro permettiamo a un grosso insediamento industriale, comunque molto impattante per dimensioni, per posizione, eccetera, di continuare a esistere invece di diventare Parco, come avrebbe dovuto secondo il precedente Piano Regolatore. Però, a chi ha magari solo un negozio di edilizia, che comunque ha un impatto ambientale molto inferiore, diciamo: \\\"No, tu non potrai neanche rifarti una nuova tettoia e dovrai per forza andartene quando non ti andrà più bene la tua situazione attuale\\\". Magari il negozio di edilizia non ha trecento posti di lavoro, ne ha cinque, però comunque sono cinque posti di lavoro. Probabilmente sarebbe stata necessaria una riflessione valida per tutte le attività che si trovano in questa situazione, invece di trovare una formulazione che di fatto si applica soltanto alla Rockwood. Il secondo problema è relativo alla legittimità di intervenire con lo strumento della Variante parziale, anziché con quello della Variante strutturale. Questa è una discussione che portiamo avanti regolarmente, quindi è stato detto varie volte. Mi risulta, da un articolo di giornale che ho letto la scorsa settimana, che la Provincia ha bloccato la Variante n. 222, che noi abbiamo approvato tranquillamente, dicendo che va tutto bene, è soltanto un adeguamento tecnico. Se ho capito bene, la Provincia ha detto che non è solo un adeguamento tecnico, perché c'erano dei problemi sia nella sostanza, in quel caso era una variazione di classificazione idrogeologica, che nei procedimenti usati. Per cui, spero che non ci ritroveremo a discutere sulla futura legittimità di questa Variante, però chiaramente anche qui il dubbio ci viene. Comunque, questa decisione costituisce un po' una resa dello Stato, perché vent'anni fa il Piano Regolatore diceva di lasciare andare avanti queste attività perché sono già lì, però il prima possibile bisogna fare in modo di riprenderci queste aree e trasformarle in Parco. Adesso si dice che non ci saranno mai i soldi per espropriare queste aree, per bonificarle, eccetera; quindi, tutto quello che possiamo fare è arrivare a un accordo, guadagnando una parte delle aree, eccetera. Dal punto di vista di chi amministra, capisco che non ci siano tante alternative, però di fatto è una resa, è come dire che il Pubblico non avrà mai modo di rientrare e di fare quello che si proponeva a vantaggio dei cittadini, e dovrà arrivare a un compromesso a metà, perché solo in questo modo si potrà cominciare ad avere delle risorse per fare questo lavoro. L'ultima cosa che volevo dire è relativa ai subemendamenti. Si tratta essenzialmente di precisazioni sul testo, perché riflettendoci in questi giorni, prima di arrivare in Aula, abbiamo ritenuto che sarebbe comunque meglio, al di là del fatto che uno condivida o no la Variante, precisare il testo in alcuni punti, in modo che sia chiaro e che successivamente non ci possano essere dubbi interpretativi. In particolare, il primo subemendamento (sono ripetuti due volte, perché sono due subemendamenti che hanno il testo del nuovo articolo) precisa che il Protocollo d'Intesa dovrà essere approvato dal Consiglio Comunale. Quindi, l'accordo specifico tra la Rockwood, la Città e gli Enti competenti per quell'insediamento specifico verrà rivisto in Consiglio Comunale. Il secondo subemendamento sostituisce la parola \\\"conseguenti\\\" con \\\"allegati\\\", ovvero precisa che il Piano industriale, la verifica di valutazione ambientale e tutti gli altri documenti fanno parte del Protocollo d'Intesa. Quindi, vanno valutati insieme, non che prima si fa un Protocollo d'Intesa, magari abbastanza generico, e dopo, in separata sede, si discute esattamente di cosa si vuol fare in quell'area. Quindi, deve essere chiaro che la discussione del Protocollo d'Intesa riguarda tutto, compreso il Piano industriale e così via. Il quarto subemendamento (il terzo non è nostro), richiede esplicitamente di specificare nel Protocollo d'Intesa quali saranno le attività produttive che verranno realizzate. Questo per evitare che dopo aver ottenuto il permesso di fare i lavori di manutenzione eccedenti la manutenzione straordinaria, per continuare l'attività nell'area, l'azienda decida dopo qualche anno di cambiare di nuovo produzione, avviando un'attività non più sostenibile dal punto di vista ambientale, come quella che ci viene proposto inizialmente e che giustifica l'applicazione di questo articolo e la permanenza nella zona a tempo indeterminato, e non ci sia la possibilità di intervenire. Quindi, secondo me è importante che ci sia chiarezza sul fatto che le produzioni che vengono presentate e usate come motivazione dell'applicazione di questo articolo, siano le stesse che vengono portate avanti fino a che si resta in quell'insediamento, o fino a che non si ridiscute l'argomento con la Città. Il quinto subemendamento specifica che se il Protocollo d'Intesa viene violato, decade il riconoscimento di pubblico interesse, quindi decadono anche le autorizzazioni e si bloccano i lavori. Quindi, non si creda che \\\"passata la festa, gabbato lo Santo\\\", nel senso che ottenuto il benestare al Protocollo se poi il Protocollo viene violato si va avanti lo stesso con i lavori. Il sesto e ultimo subemendamento dice esplicitamente che le modifiche successive all'adozione del Protocollo devono essere riapprovate con le stesse modalità, quindi devono ripassare dal Consiglio Comunale per un'ulteriore valutazione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Prima di tutto devo ringraziare l'Assessore Curti per il lungo lavoro svolto. Secondo me l'Assessore non ha nascosto i problemi che si sono verificati in questi anni. Ha fatto bene, inoltre, a respingere tutte le richieste avanzate affinché questa deliberazione diventasse la deliberazione Rockwood, e ha fatto bene a respingere anche chi invece le ha chiesto più volte, a verbale, di togliere i riferimenti a Rockwood. A parte che questa schizofrenia, secondo me, non fa bene alla discussione in Commissione e in Consiglio. Nel senso che finalmente l'Amministrazione si è comportata come si comportano le migliori Amministrazioni europee: ricevono anche dai privati delle sollecitazioni; non fanno delle Varianti ad hoc; ne traggono delle conseguenze, anche rispetto a quelli che sono stati anni e anni di lavoro del Piano Regolatore; e se regolamentano per qualcuno, regolamentano anche perché altri possano inserirsi in queste nuove normative. Io credo che abbiamo fatto bene a citare quell'esperienza, anche perché secondo me sarebbe sbagliato ometterla, ma sarebbe stato sbagliato fare una regola solo per loro. Quindi, ringrazio l'Assessore per la prassi seguita. Inoltre, ringrazio il Presidente della Commissione. Secondo me, abbiamo fatto un iter giusto. Durante i lavori della Commissione Urbanistica ci siamo accorti che potevano esserci altre esperienze come la Rockwood. Quindi, abbiamo chiesto agli Uffici di farci un report delle aziende che potevano essere interessate, e il Presidente l'ha ottenuto la settimana successiva. Non solo. Il Presidente Carretta, e non era tenuto a farlo, ha anche ottenuto, nel giro di una settimana, un sopralluogo presso la Rockwood. L'azienda è stata molto interessata, anche un po' sorpresa del nostro sopralluogo e si è detta disponibile a fare un sopralluogo con le Commissioni competenti, a condizione che il Protocollo fosse ovviamente approvato, perché anche l'azienda era ben conscia del fatto che questa Variante poteva anche non essere adottata. Inoltre, durante l'ultima Commissione (II più VI), tutti abbiamo chiesto a gran voce anche un lavoro fatto dalle Circoscrizioni, anche di racconto pubblico di quello che sarà il Protocollo, non la Variante. Successivamente, il Protocollo tornerà in Consiglio, per cui credo che la richiesta del Movimento 5 Stelle sia pleonastica. E perché tornerà in Consiglio? Perché questa è una Variante che serve a tutte quelle aziende "volte a incentivare lo sviluppo tecnologico, la ricerca e, in ogni caso, finalizzate a sperimentare sistemi innovativi", e a esse viene riconosciuto un interesse pubblico. Voglio rispondere al primo punto del Movimento 5 Stelle. Io, sinceramente, in questo caso non ho capito qual è l'oggetto. Cioè, o siete i difensori e i paladini dello status quo, e di fatto state facendo questo... Ci piace la situazione Rockwood in questo momento, per fare un esempio? A me non piace. A me piacerebbe vedere una società che passa dalle tonnellate ai chili, come ci hanno detto, e che continua a fare innovazione tramite l'Università e il Politecnico, vincolata dalla nostra Variante, la quale richiede un miglioramento generale di quell'area, dal punto di vista ambientale, energetico ed anche dei volumi, che non c'entrano con il cambiamento della destinazione d'uso. Inoltre, questa Variante prevede - non a spese dell'Amministrazione - che venga delimitata un'altra porzione di quell'area, che deve essere bonificata e restituita gratuitamente a Parco. Se non si vota questo tipo di proposte di deliberazione, non so che cosa si possa votare in termini di sostenibilità e di riconversione energetica ed innovativa dei nostri sistemi produttivi. Io credo che questa sia una Variante che non ha un impatto zero, ha un impatto positivo in termini ambientali verso quella Circoscrizione e verso quelle sponde fluviali che, fino ad oggi, sono state maltrattate della nostra Città. Possiamo dirci che il Piano Regolatore non ha funzionato? Diciamoci la verità, il limite di tempo di 10 anni per una riconversione produttiva di un impianto aveva senso? Qualcuno ha utilizzato il 5 bis? Qualcuno si rende conto delle contraddizioni? Sì o no? Io vorrei che, in qualche modo, il Movimento 5 Stelle, invece di giocare sulla retorica della paura..., ma quale paura? Abbiamo qualcosa da nascondere ai nostri cittadini? No, non abbiamo niente da nascondere! Questa è una Variante che potrà essere utile per quell'azienda e anche per altre aziende, e io spero che il Protocollo, che sarà fatto con gli Uffici della Città di Torino, venga semplicemente discusso e ridiscusso davanti ai cittadini di quelle Circoscrizioni interessate e davanti a questo Consiglio Comunale. Credo che oggettivamente non possiamo avere paura di quello che scriviamo, noi dobbiamo essere vigili su quello che scriviamo, dobbiamo essere consci di quello che non ha funzionato ed essere fiduciosi del fatto che, in qualche modo, quando mettiamo nero su bianco che pretendiamo riconversioni energetiche, che comprendiamo riconversioni ambientali ed innovative, io credo che questo Consiglio Comunale sta cercando di svolgere il proprio compito al meglio. |