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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 19 Marzo 2012 ore 10,30
Paragrafo n. 2
INTERPELLANZA 2012-00469
"IL PROCESSO DI VENDITA DELLE QUOTE DI FARMACIE COMUNALI" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI APPENDINO E BERTOLA IN DATA 30 GENNAIO 2012.
Interventi

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Iniziamo l'adunanza odierna discutendo l'interpellanza n. mecc. 201200469/002,
presentata in data 30 gennaio 2012, avente per oggetto:
"Il processo di vendita delle quote di Farmacie Comunali"

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, al Vicesindaco.

DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco)
Rispondo all'interpellanza punto per punto.
La valutazione redatta da Intesa Sanpaolo è stata eseguita in qualità di advisor. Essa
non è stata asseverata dal Tribunale, in quanto non è richiesto dalla procedura
applicata al caso di specie, che era quella individuata dalla deliberazione del
Consiglio Comunale del 12 dicembre 1994.
In particolare, la citata deliberazione approvava quanto segue: "La Civica
Amministrazione provvederà, anche mediante conferimento d'incarico, alla
valutazione delle partecipazioni da dismettere. Tale valutazione non sarà resa nota ai
partecipanti alle trattative".
La valutazione della Banca Intesa Sanpaolo, pertanto, è stata resa nota dopo
l'apertura della busta contenente l'offerta economica, secondo gli indirizzi del
Consiglio Comunale, appunto, del 1994.
L'aggiudicazione della procedura in oggetto è avvenuta con determinazione
dirigenziale n. 176 del dicembre 2008 a firma del Direttore del Servizio Centrale
Appalti ed Economato, la dottoressa Mariangela Rossato.
Il sottoscritto ha firmato la lettera di impegno sulla base della delega alle Partecipate
conferitagli dal Sindaco.
Gli impegni assunti con la lettera sottoscritta dal sottoscritto sono stati oggetto di
approvazione, non senza modificazione e mediante l'adozione di patti parasociali da
parte del Consiglio Comunale e solo in tale sede il Dirigente del Settore delle
Partecipate ha espresso parere di regolarità tecnica, in quanto i pareri possono essere
resi in sede di atto amministrativo.
Tutte le procedure, ovviamente, sono state seguite e sono conformi alla normativa
vigente in materia.
L'intera procedura, compresi gli atti relativi alla lettera di impegno del sottoscritto e
alla deliberazione del Consiglio Comunale, con la quale si procedeva
all'approvazione dei patti parasociali, sono stati oggetto di disamina in sede di
sentenza del TAR Piemonte, in data 15 giugno 2010, n. 2848, sentenza ormai
consolidata dal momento che sono scaduti i termini per impugnare davanti al
Consiglio di Stato, che non ne ha ravvisato l'illegittimità, ritenendo che la disciplina
di gara e il sistema dei rapporti intersocietari per l'effettuazione del servizio rientrino
nel novero degli atti di organizzazione.
Invece, per quanto concerne il tema dei 2.000.000 di Euro, in data 09/05/2011 il
Comune di Torino aveva provveduto a richiedere il rimborso parziale del credito
verso Farmacie Comunali Torino S.p.A. per 2.000.000 di Euro.
Durante il Consiglio d'Amministrazione del 17 giugno 2011, veniva dato mandato
all'Amministratore Delegato di esplorare le strade migliori per il rimborso di detto
debito.
Durante, poi, il Consiglio d'Amministrazione del 27 giugno 2011, cioè dieci giorni
dopo, veniva dato mandato all'Amministratore Delegato di stipulare un mutuo per
Euro 2.000.000 con il Credito Cooperativo di Carrù, per effettuare la provvista di
fondi per il rimborso del debito.
In data 2 settembre 2011, la Società ha sottoscritto un finanziamento con atto redatto
dallo Studio Associato Notai Aldo Scarabosio e Giuseppe Molino, repertorio n.
2488-1842. In data 7 settembre, Farmacie Comunali ha provveduto ad effettuare il
bonifico di Euro 2.000.000 al Comune di Torino.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Ringrazio l'Assessore per le risposte.
Devo dire che, nonostante questo tema sia già stato in parte dibattuto e nonostante le
risposte dell'Assessore, a me questa vicenda continua a non essere chiara.
Allora non ero presente in Consiglio Comunale, quindi, probabilmente, non mi sono
chiari tutti i passaggi, ma devo dire che non mi sono chiari neanche in seguito a
questa risposta da parte dell'Assessore, perché non riesco a capire se questa
operazione sia stata fatta davvero nell'interesse dei torinesi.
Non ho le capacità per valutare la nuova gestione, quindi non metto assolutamente in
dubbio le competenze, la professionalità e il modo in cui effettivamente i nuovi soci
stiano lavorando e producendo questo servizio, ma io, nei confronti di questa
operazione, continuo ad avere molte perplessità, molte cose non mi convincono e mi
fanno pensare che questo non sia assolutamente un modello che la Città dovrebbe
replicare, come invece il Vicesindaco ha detto in altre occasioni.
Dico quali sono questi dubbi, che, in realtà, in qualche modo, ho già detto in altre
circostanze e continuo a ribadirli.
Premesso che abbiamo fatto un accesso agli atti; che abbiamo avuto la valutazione
che, appunto, è stata fatta da Intesa Sanpaolo, alla quale faceva riferimento il
Vicesindaco; che erano state fatte due valutazioni, una tramite discounted cash flow,
che prevedeva un certo valore, intorno ai 20.000.000, un'altra, invece, effettuata sulla
base dei multipli e rispetto alla quale il mercato prevedeva un valore intorno ai
40.000.000; che la discriminante dovrebbe essere che - almeno così è anche scritto
nella valutazione -, in caso di socio entrante operativo e quindi con poteri gestionali,
il metodo applicato più corretto dovrebbe essere quello dei multipli (quindi si parla di
un valore di 40.000.000); che era chiaro ed evidente, anche dalla lettera che è stata
firmata dal Vicesindaco, su cui tornerò in un secondo momento, che il socio entrante
avrebbe avuto, di fatto, dei poteri operativi, perché, anche se entrava con il 49%, non
era un socio di minoranza, ma avrebbe avuto un potere forte, gestionale, non riesco
davvero a capire come mai, tra i due valori, si sia comunque optato per un valore così
basso.
Poi, altro punto: la modifica dei patti parasociali. Ribadisco che mi sembra
veramente strano che il 24 dicembre venga firmata una lettera in cui, di fatto, si
impegna un Consiglio Comunale a votare tre-quattro mesi dopo delle modifiche dei
patti parasociali. Perché questa cosa non era già stata inserita nel bando? Mi sarebbe
sembrato più trasparente.
Il terzo elemento, sicuramente, è che il socio entrante - ci tengo a ribadire per la
seconda volta che non voglio assolutamente andare, in qualche modo, a giudicare la
professionalità, perché non è il mio compito, io sto vedendo l'operazione come
Consigliere Comunale, quindi come è stata gestita da parte del Comune -, di fatto, è
concorrente diretto, perché stiamo parlando di una società formata praticamente da
farmacisti, quindi andiamo in una situazione dove praticamente siamo in una sorta di
monopolio.
Per questo motivo, ritengo che - come ho già detto in premessa - questa sia
un'operazione che non dovremo replicare; siccome sarà un anno in cui, di fatto,
l'abbiamo anche letto dai giornali, dobbiamo trovare circa 380 milioni di Euro per
rientrare nel Patto e un elemento fondamentale di queste entrate deriverà dalla
vendita delle Partecipate, mi auguro che questa Amministrazione non replicherà
questo modello. Me lo auguro, anche perché ritengo che sarebbe un danno, in
qualche modo, arrecato ai cittadini e in questa sede mi aspetterei, anche da parte
dell'Amministrazione, quindi del Vicesindaco, non tanto una continua difesa di
questo modello, bensì un'analisi un po' più critica, per poter valutare quali siano stati
effettivamente gli aspetti positivi e negativi di questa operazione, in modo tale da
poter evitare di replicarli.
Chiederei, se fosse possibile, di rimandare l'interpellanza in Commissione,
soprattutto per quanto riguarda due punti; il primo è il discorso della congruità della
valutazione, su cui non si è approfondito, il Vicesindaco non ha risposto; il secondo
tema riguarda la lettera che è stata firmata dal Vicesindaco e potrebbe essere
eventualmente una questione di Controllo di Gestione.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per una breve replica, al Vicesindaco.

DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco)
Intervengo per dire semplicemente che capisco che si possa non essere d'accordo,
ognuno può valutare il lavoro degli altri in un altro modo, ma io, a questo, non so che
cosa farci.
Pensiamo di aver risposto in tutte le sedi possibili ed immaginabili, dal punto di vista
dell'indirizzo del controllo. Se qualcuno ha qualcosa da ridire, continui a dirlo, ma io
non ci posso fare assolutamente nulla.
Per questa ragione, avendo risposto a tutte le domande, non capisco perché
dovremmo rimandare l'interpellanza in Commissione; se adottassimo questo metodo,
dovremmo rimandarle tutte in Commissione, per cui non avrebbe senso
l'interpellanza in Aula.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Il Consigliere Appendino aveva chiesto di rimandare l'interpellanza in I
Commissione, per quanto riguarda la congruità della valutazione, e poi in
Commissione Controllo di Gestione?
La parola al Vicesindaco.

DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco)
Basta che ci capiamo, perché io non ho più nulla da dire; potete rimandarla in
Commissione, però sappiate che io non ho nulla da aggiungere. Non so più che cosa
devo dire su tale argomento. Detto che l'abbiamo già discusso venti volte. Poi, per
carità.
Pongo però un altro problema, ma ne discuteremo in Conferenza dei Capigruppo:
vorrei capire perché tutte le volte che si discute un'interpellanza in Aula poi venga
mandata in Commissione. Cioè, una delle due. O la mandiamo in Commissione, ma
allora le mandiamo tutte.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Scusi, altrimenti sembra che non si voglia riprendere l'argomento.
La prassi finora è stata questa, almeno da quando io presiedo queste riunioni, cioè,
tutte le volte che è stata richiesta una Commissione, è stata concessa. Però, trovo
giusto che se ne parli in Conferenza dei Capigruppo, così vedremo cosa fare.
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Visto che è stata fatta una dichiarazione a verbale, volevo precisare che - io parlo per
il mio Gruppo -, se guardiamo tutte le interpellanze che sono state presentate e quelle
che sono state riportate in Commissione, la percentuale è molto bassa.
Quindi, quando noi chiediamo di rimandare un'interpellanza in Commissione mi
sento di dire che è perché ci sono delle motivazioni sottostanti. Quindi, l'accusa che
rimandiamo tutto in Commissione, sinceramente, la rimando al mittente.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Sì, però lo facciamo abbastanza facilmente.
Quindi, l'interpellanza è discussa per l'Aula, ma viene mandata in Commissione per
un approfondimento.
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