Cittą di Torino

Consiglio Comunale

Cittą di Torino > Consiglio Comunale > VERBALI > Torna indietro

Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 5 Marzo 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 28
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2012-00758
PROGETTO TOCC - TORINO CITTA' DA COLTIVARE. DEFINIZIONE DELLE LINEE GUIDA.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame della seguente proposta di deliberazione n. mecc.
201200758/046, presentata dalla Giunta Comunale in data 15 febbraio 2012, avente
per oggetto:
"Progetto TOCC - Torino Città da Coltivare.
Definizione delle linee guida"

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Comunico che in data 01/03/2012 le competenti Commissioni hanno rimesso il
provvedimento in Aula.
Per cortesia, se possiamo abbassare il tono di voce, se no non si sente il dibattito.
Teniamo presente che abbiamo anche degli ospiti che stanno osservando i lavori del
Consiglio.
La parola, per l'illustrazione, all'Assessore Lavolta.

LAVOLTA Enzo (Assessore)
È una deliberazione molto semplice. Con la VI Commissione Consiliare da diversi
mesi ci siamo preoccupati di verificare come possiamo riconsiderare gli spazi verdi
della città. In modo particolare, l'obiettivo di questa deliberazione è quello di
immaginare come le aree destinate alla produzione agricola nella città possano
rappresentare anche un'utilità sociale, preservando innanzitutto i due milioni di metri
quadrati di aree agricole presenti sul nostro territorio.
È stato fatto un primo lavoro di censimento di queste aree della città, che ci ha messo
nelle condizioni di approcciare il tema in modo concreto. Grazie al lavoro della
Commissione Consiliare si è definito un percorso di cui questa deliberazione
rappresenta l'inizio.
È una deliberazione, quindi, che avvia una consultazione innanzitutto con tutti gli
operatori del settore, con le associazioni, con gli agricoltori, ma anche con tutti
coloro i quali lavorano nell'ambito del sociale e possono immaginare l'impegno e
l'impiego di lavori socialmente utili attraverso il riutilizzo di alcuni terreni.
Per la Città di Torino, quindi, è l'occasione di perseguire un risultato progettuale di
qualità, che si traduca in un vantaggio per la collettività, tenendo in considerazione
quali sono le priorità che il territorio urbano impone di definire.
Tra le priorità di questa deliberazione ne abbiamo citate alcune, ma non è detto che
con il lavoro che con questo provvedimento deliberativo inauguriamo se ne
individuino delle altre. Si parla di coltivazione di tipo tradizionale purché sostenibile;
si parla della necessità di sostenere il cosiddetto concetto di catena corta; si parla di
orticoltura urbana di tipo individuale, ma anche di carattere collettivo, attraverso
anche la collaborazione e il coinvolgimento dei gruppi di acquisto solidale. È
l'opportunità anche per parlare di forestazione urbana, soprattutto nella zona
collinare della Città di Torino, che merita e continua a meritare l'attenzione
dell'Amministrazione.
Inoltre, è l'opportunità per salvaguardare e preservare le tante cascine che ancora
oggi sono presenti nel contesto urbano, che nel corso degli anni, un po' per
abbandono, si sono ridotte a uno stato di degrado che impone all'Amministrazione
un'attenzione in questa direzione.
Quindi, obiettivo di questo provvedimento è, da un lato, avviare un lavoro di
censimento, che abbiamo già cominciato a fare, utile a rappresentare anche al
Consiglio Comunale la straordinaria opportunità che il nostro territorio ha a
disposizione. Dall'altro, immaginare, attraverso un focus su ciascuna delle aree, la
loro definizione in termini di gestione, di organizzazione e anche di valorizzazione,
utili naturalmente a soddisfare questi principi che, con il contributo della
Commissione Consiliare e dei Consiglieri che hanno partecipato ai lavori, possano
rispettare gli obiettivi che questo semplice provvedimento deliberativo, al voto del
Consiglio Comunale, quest'oggi pone.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Noi siamo molto interessati a questo tema, perché crediamo che sia importante
proteggere quel po' di attività agricola ancora presente all'interno di questa città,
cercando il modo di innovare il loro utilizzo.
Questa deliberazione è soltanto un inizio, nel senso che si limita a fissare delle linee
guida un po' generiche. Per questo motivo abbiamo deciso di astenerci, in quanto
vorremmo vedere la sostanza dei progetti che verranno presentati.
Vorrei anche ricordare che è in corso una raccolta di firme per presentare una
proposta di deliberazione di iniziativa popolare esattamente su questo tema, quindi
credo che avremo modo di parlarne di nuovo.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Avendo purtroppo perso parte dell'approfondimento di questa deliberazione in
Commissione, colgo l'occasione di questa votazione per porre un interrogativo.
In seguito al rogo della Continassa e alle polemiche che erano seguite,
l'Amministrazione si era interrogata sulle soluzioni da adottare rispetto alle
problematiche abitative dei rom che si trovano nelle periferie torinesi. Erano state
prospettate molte ipotesi, di cui una in particolare - che aveva tenuto banco ed era
stata riproposta successivamente, anche se questo dibattito è sempre stato portato
avanti sui media e non nelle opportune sedi istituzionali - era l'affidamento in
autocostruzione delle cascine diroccate.
La domanda è questa: qual è la compatibilità di quella soluzione, che non è mai stata
più riproposta, rispetto a un progetto di questo tipo? Ovvero, questo progetto può
aprire a quelle soluzioni? Perché se le poche cascine in stato di abbandono presenti
sul territorio torinese saranno destinate a questo progetto, è una conseguenza
immediata che non saranno destinate all'autocostruzione per i nomadi.
Cioè vorrei capire se i due progetti sono uno in esclusione all'altro, o se sono
semplicemente due progetti differenti. Nel caso la risposta fosse quest'ultima, vorrei
capire quali sarebbero oggettivamente le strutture di cui stiamo parlando, che
rimarrebbero fuori da questa destinazione.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Questo progetto deve essere approfondito, ma ritengo che sia valido. Peccato che
parlando di cascine si possa applicare il proverbio "È inutile chiudere la stalla
quando i buoi sono scappati". In questo caso si chiudono le cascine. Ve le posso
menzionare una per una: cascina Fossata, la Continassa, tutta una serie di patrimoni
che erano all'interno di questa città, soprattutto nella V Circoscrizione, che per una
questione territoriale era ricca di queste realtà, che sono state praticamente
abbandonate. Oggi ci troviamo nella situazione di dover ristrutturare queste cascine,
con il rischio di snaturarne la fisionomia di un tempo.
Concludo ribadendo la validità di questo provvedimento, che dovrà essere
approfondito da parte del nostro Gruppo, nonostante sia tardivo, perché nelle zone
che citavo prima questo patrimonio, con gli anni, è stato purtroppo cancellato.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Prima di tutto ringrazio l'Assessore, ma soprattutto anche tutti i Funzionari che sin
dalle prime audizioni della Commissione Ambiente si sono resi disponibili per la
ricognizione promossa dall'Assessore in collaborazione con l'Assessorato
all'Urbanistica.
Questo provvedimento rappresenta un primo pezzo di questo lavoro. Come
ricorderete, abbiamo audito le cooperative, le associazioni che si occupano
dell'agricoltura in città, che soprattutto si occupano di un vecchio Regolamento,
quello degli orti urbani, che di sicuro andrà riscritto (spero che lo riscriveremo
insieme), perché teneva conto di una filosofia, presente soprattutto nel nord Italia,
che era quella di legalizzare dei processi che riportavano alla terra un'intera
generazione che veniva dal Sud e che veniva proprio da quei terreni agricoli.
Io credo che quel grande passo in avanti sia stato fatto negli scorsi anni. Lo diceva
l'Assessore Tricarico nella precedente tornata amministrativa, quando parlava degli
orti urbani del Parco Sangone, dei 102 orti del Parco Europa e dei 173 orti
dell'Arrivore. Di sicuro quello è stato un grandissimo sforzo della Città, che però non
ha tenuto conto delle modalità che ormai possono uscire solo dai casi sociali, cioè
dall'integrazione al reddito.
Ci sono alcuni cambiamenti che interesseranno il Regolamento, ma in generale credo
che questa deliberazione "quadro" possa servire a uscire dall'unico concetto di orto
urbano. Certamente con l'Assessore Pellerino si potrebbe discutere degli orti
scolastici, degli orti educativi, o dei nuovi percorsi che stanno nascendo dentro i
nostri musei che si occupano di ambiente e di agricoltura, come il Museo "A Come
Ambiente" e il "PAV". Però, in realtà, questo ci serve per uscire fuori dalla
marginalità che l'agricoltura ha avuto in città.
Ci sono tantissime aree della città che possono essere non solo selezionate, ma anche
scelte. Al riguardo, Slow Food - che tra l'altro ci ha ringraziato ufficialmente proprio
venerdì sera, durante la presentazione di "Turin", la nuova edizione storica di un
giornale che parlerà anche della storia di questa città - ci ricordava quanto sia
difficile tornare indietro su alcune scelte, nonostante sia facile cambiare la
destinazione d'uso di questi terreni.
Il Parco Europa, definito "Sangone", ha tantissime aree agricole che possono essere
sfruttate non solo ad uso collettivo e sociale, ma anche per attrarre aziende. Con la
III Commissione ci occuperemo anche di questo. Tra l'altro, da poco il Consiglio
Comunale ha aggiunto il termine "Agricoltura" al nome della Commissione Lavoro,
proprio perché secondo noi è possibile attrarre imprese, cooperative sociali, che in
quelle cascine possono anche produrre.
Ovviamente aspetto di ascoltare quello che ci dirà l'Assessore Lavolta, ma credo che
non siano incompatibili la destinazione d'uso sociale e le esperienze di coabitazione
e anche di autocostruzione. Non è questo l'oggetto di questa deliberazione, ma ne
parlerà meglio l'Assessore Lavolta nella replica.
Credo che questo sia un primo passo per fare una ricognizione di quelle aree verdi
che dal Piano Regolatore erano state cancellate. Questo è un appello anche
all'Assessore Curti, che ha visto questa ricognizione. Credo sia interesse della città
ridefinire quelle porzioni che sono, sì, aree verdi, ma hanno una destinazione d'uso
agricolo. Ritengo che nei prossimi anni sempre più persone ci chiederanno di farlo,
anche come scelta urbanistica.
Per questo, mi fa piacere ricordare che da poco abbiamo parlato di Variante 200, di
quella che è un pezzo di quella destinazione. Nel Parco Stura abbiamo visto gli orti
urbani già presenti in città. Credo che sarebbe molto bello pensare a una Variante
200 in cui si ritorna a parlare di spazio pubblico, che (ce lo dicono metropoli come
Londra e come New York) può essere affrontato con un ritorno diverso al verde.
Tanto è vero che gli orti collettivi e gli orti urbani hanno finalmente ripreso
un'identità anche nelle zone periferiche della città.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola all'Assessore Lavolta

LAVOLTA Enzo (Assessore)
Ringrazio innanzitutto i Consiglieri, anche per il dibattito che si è svolto oggi.
Ringrazio anche il Consigliere Liardo, che ha espresso un apprezzamento rispetto a
questo provvedimento.
Rispondendo nel merito, Consigliere Liardo, questa non è una deliberazione di
carattere patrimoniale, per cui oggi non definiamo la destinazione d'uso di quelle
poche cascine ancora rimaste a disposizione della Città di Torino, ma definiamo
piuttosto un modello. Negli ultimi anni abbiamo avuto modo di verificare esperienze
positive di riutilizzo di alcune cascine; penso alla Cascina Roccafranca, che è inserita
in un contesto urbano, ma penso anche ad altre esperienze, come quella del Parco del
Nobile che, seppure a pochi metri dal centro cittadino, grazie a una gestione attenta e
accurata, rappresenta una straordinaria opportunità anche dal punto di vista
educativo, oltre che ambientale, per i cittadini torinesi e soprattutto per i più giovani.
Questa è semplicemente una deliberazione di indirizzo, che inaugura un progetto che
si chiama "Torino città da coltivare"; quindi, è un'esperienza che può rappresentare
l'ipotesi e la definizione di un modello per il nostro territorio, che parte da un
presupposto da non trascurare, cioè la disponibilità di un patrimonio agricolo, oggi
definito "aree verdi", che è superiore ai due milioni di metri quadrati. Molte di queste
aree sono utilizzate dagli agricoltori e molte altre sono assolutamente inutilizzate.
Io credo che la trasversalità di questa materia, in particolare il coinvolgimento degli
altri Assessorati, sia dal punto di vista educativo e culturale, ma soprattutto dal punto
di vista di una di pianificazione concertata con l'Assessore all'Urbanistica, possa
rappresentare un momento di svolta per un'Amministrazione che ha il coraggio di
affermare che questa può rappresentare un'opportunità straordinaria per una città
legata storicamente all'idea di città fabbrica, ma che oggi (così come avviene nelle
più grandi capitali europee e mondiali) comincia a interrogarsi sulla compatibilità di
un modello che questa deliberazione vuole affermare, sottolineando come il contatto
con la terra e con la natura possa avvenire anche in un contesto urbano.
Da questo punto di vista, credo sia una deliberazione tutt'altro che da sottovalutare e
riconfermo il fatto che sancisce l'avvio di un percorso. Quindi, tutti i suggerimenti,
compresi quelli che in questa sede ho avuto modo di ascoltare, saranno utili a
definire il miglior modello possibile per una città da coltivare, quale vuole essere
Torino.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Non essendoci altre richieste di intervento, pongo in votazione la proposta di
deliberazione:
Presenti 35, astenuti 11, favorevoli 24.
La proposta di deliberazione è approvata.
Copyright © Comune di Torino - accesso Intracom Comunale (riservato ai dipendenti)