| Interventi |
RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201200030/002, presentata in data 4 gennaio 2012, avente per oggetto: "Area 12 e la politica dei centri commerciali" RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Tedesco. TEDESCO Giuliana (Assessore) Con questa interpellanza tocchiamo un tema che abbiamo affrontato più volte, cioè la liberalizzazione, che non riguarda solamente gli orari e le aperture, ma, ahimè, ultimamente riguarda anche le licenze. Il Piano di programmazione degli insediamenti delle attività commerciali è stato adottato dalla Città di Torino con deliberazione del 27 marzo 2011, con il quale è stata approvata la Variante Urbanistica n. 31. Questo provvedimento è stato adottato in applicazione dei criteri approvati dalla Regione Piemonte e successivamente, in seguito alla variazione di questi criteri, la Città di Torino ha modificato il Piano di programmazione degli insediamenti commerciali; quindi, ciò rende chiaro che noi ci muoviamo in applicazione di criteri emanati dalla Regione Piemonte, che è l'unica deputata a poterlo fare. Gli insediamenti commerciali sono autorizzati nel rispetto di questi strumenti normativi, la cui redazione è stata effettuata nell'osservanza dei criteri funzionali allo sviluppo economico del territorio e alla tutela della concorrenza emanati dalla Regione. È ipotizzabile ritenere che le strutture commerciali a cui si fa riferimento nell'interpellanza siano: Auchan, che ha una superficie complessiva di 9.364 metri quadrati, e Bricocenter, con una superficie complessiva di 3.666 metri quadrati, che sono ubicati nel Comune di Venaria; Area 12, che è ubicato in Strada Altessano n. 141 con una struttura complessiva di 23.000 metri quadrati; Bennet, che è ubicato in Via Verolengo n. 17 con una superficie complessiva di 4.875 metri quadrati, e Snos, che è ubicato in Corso Mortara n. 24 con una superficie complessiva di quasi 10.000 metri quadrati. Ovviamente, il Piano di programmazione che ha adottato la Città non può contenere delle disposizioni che siano in contrasto o, peggio ancora, limitative di quelli che sono i criteri approvati a livello regionale. L'area di riferimento, che è oggetto dell'interpellanza, non risulta assolutamente caratterizzata dalla presenza di esercizi commerciali di vicinato. Anzi, la presenza di questi esercizi è localizzata proprio dentro i centri commerciali indicati sopra e sono proprio quegli esercizi che, in questo momento, stanno subendo l'iniziativa della grande distribuzione di effettuare le aperture in tutte le giornate domenicali e festive dell'anno. Questo è l'argomento a cui accennavo in Commissione qualche giorno fa, quando dicevo che la liberalizzazione non tocca solamente gli esercizi di vicinato, ma anche quelli che sono compresi nei centri commerciali, i quali devono adottare la propria politica in base a quella superiore del centro commerciale, cui fanno riferimento. In sostanza, mentre la liberalizzazione dà diritto alla facoltà di tenere aperto tutti i giorni e a tutte le ore, i piccoli esercizi commerciali che sono compresi all'interno dei grandi centri commerciali sono obbligati a seguire quello che fa il centro commerciale di riferimento e, in sostanza, ahimè devono stare sempre aperti. Quindi, da una parte, la liberalizzazione per qualcuno configura un diritto, ma, dall'altro lato, per qualcun altro configura - ahimè - un obbligo. A proposito di questo argomento (che mi preme affrontare), il Tavolo dell'Area Metropolitana, che si occupa di commercio e che è presieduto dalla Città di Torino, ha chiesto un incontro urgente al Presidente Cota e all'Assessore al Commercio, proprio per analizzare le problematiche che le liberalizzazioni e, in questo caso, la facoltà di concedere ampiamente le licenze hanno generato in questi contesti. È noto che la Regione Piemonte ha impugnato la normativa sulla liberalizzazione degli orari davanti alla Corte Costituzionale, però questa strada prefigura dei tempi di attesa molto lunghi, per cui in questa sede auspico non solo che il Presidente della Regione voglia incontrarci quanto prima, ma anche che voglia affrontare la questione assieme ai Comuni di riferimento. In merito alla dislocazione dei centri commerciali e delle grandi strutture di vendita, bisogna dire che, nel corso degli anni, la localizzazione di questi centri commerciali è avvenuta ai confini della città di Torino e questa situazione ha danneggiato notevolmente il flusso economico della Città, sia per quel che riguarda i centri commerciali che insistono nella città, sia per quel che riguarda gli esercizi di vicinato. Se i Consiglieri lo riterranno, posso consegnare subito, brevi manu, una tabella dei centri commerciali autorizzati negli ultimi anni e voglio far presente che la superficie di vendita a Torino per le grandi strutture ed i centri commerciali è di circa 57.000 metri quadrati, mentre la superficie di vendita autorizzata nella provincia di Torino, nella prima cintura, è di 395.652 metri quadrati. Quindi, circa l'80% dei centri commerciali è localizzato nella cintura di Torino. È innegabile che lo sviluppo economico di questi centri commerciali non possa più essere valutato a livello locale, ma debba essere necessariamente valutato a livello di Area Metropolitana e per farlo l'unica che può darci una mano è la Regione, in senso positivo ovviamente. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Lo spirito dell'interpellanza era un altro. È di questa mattina - almeno io l'ho letta questa mattina - la notizia che a Mirafiori sorgerà un altro centro commerciale, sappiamo che il Palazzo del Lavoro verrà trasformato in un centro commerciale e a Trofarello abbiamo dei centri commerciali; e questo riguarda solo zone di Torino Sud. A Torino Nord abbiamo: l'Area 12 di fronte all'Auchan di Venaria; a pochi chilometri, il Bennet; a pochi metri dal Bennet, l'Ipercoop. Se ci spostiamo sempre nella Circoscrizione V, a margine della Circoscrizione V, a Collegno abbiamo l'Ikea e un altro Carrefour. Quindi, abbiamo una concentrazione spaventosa di centri commerciali. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, tra Torino e la prima cintura. Il problema che noi solleviamo è un altro. Tutti questi centri commerciali sono in diretta concorrenza l'uno con l'altro. Prendiamo, per esempio, l'Area 12, che è quella maggiormente citata nell'interpellanza, che nasce di fronte al centro commerciale Auchan di Venaria. All'interno, oltre il normale supermercato, ci sono anche i negozi, che sono in diretta concorrenza tra di loro; tutti quanti, nella loro apertura, hanno portato occupazione, perché sappiamo, per esempio, che per l'Area 12 c'era un accordo per assumere persone del territorio. Il Presidente Draghi sabato diceva che ci sarà una forte recessione pari all'1,5 del PIL. Questo significa che i consumi andranno a calare notevolmente e che tutti questi centri commerciali, che sono in diretta concorrenza tra di loro, avranno minori incassi e, come sappiamo, minori incassi significa minori risorse per pagare i dipendenti; quindi, togliamo la parte della liberalizzazione, qui c'è un problema proprio di lavoro e rischiamo di trovarci con persone a casa. Durante il periodo di Natale l'Area 12 e Auchan di Venaria hanno avuto un calo di incassi. Se succede un calo di incassi durante il periodo natalizio, pensiamo a che cosa potrebbe succedere nel corso di tutto l'anno. Il problema che noi vogliamo andare ad analizzare è: che cosa faremo quando le persone rischieranno di essere lasciate a casa, perché non c'è più nessuno che va a comprare o perché, comunque, le spese sono distribuite su tutti i centri commerciali. Ovviamente, meno soldi da spendere significa meno acquisti. Essendoci una grossa concentrazione di centri commerciali e di negozi al loro interno, i pochi soldi da spendere si spalmano su tutti gli innumerevoli centri, quindi, secondo me, abbiamo un problema che può essere di welfare. Questo perché, se questi negozi non incassano, non hanno motivo di tenere delle persone a lavorare e, se non ne hanno motivo, possono tranquillamente lasciarle a casa. E noi abbiamo di nuovo dei giganti commerciali, dove all'interno rischiamo di non avere persone che ci lavorano. Chiedo magari di rimandare questa interpellanza in Commissione, esclusivamente perché voglio aprire un tema, che, secondo me, è fondamentale, che è quello dell'occupazione che questi centri commerciali portano, perché, così gestiti, avremo poi lo stesso problema a Torino Sud, quando aprirà il centro commerciale nel Palazzo del Lavoro, aprirà il nuovo centro commerciale nella zona di TNE, con la zona commerciale del 45° Parallelo a Trofarello, che è vero, non è Torino, quindi potrebbe non essere un problema nostro, però anche lì avremo un'enorme concentrazione con lo stesso tipo di prodotto venduto e, con una recessione pari all'1,5, meno soldi da poter spendere. In America la politica dei centri commerciali è morta, perché l'hanno dichiarata fallimentare e noi continuiamo ad utilizzarla. Occorre - e io dico anche in tempi brevi - una profonda riflessione su questo tema. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per una breve replica, all'Assessore Tedesco. TEDESCO Giuliana (Assessore) Infatti, riportavo i numeri dei metri quadrati come paragone tra la superficie di vendita in provincia e quella in città proprio perché la situazione non può più essere gestita strategicamente solo a livello locale. Per questo motivo, ho chiesto un incontro al Presidente della Regione e all'Assessore al Commercio della Regione. Quindi, sono d'accordo sul fatto che l'interpellanza sia mandata in Commissione, chiedo però tempi più lunghi, perché prima ho bisogno di capire come e se la Regione intenda affrontare con noi la questione, proprio perché non può essere gestita in maniera locale, ma solo in maniera, come dire, metropolitana. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Da quanto ho capito, c'è una richiesta del Consigliere Ricca di mandare l'argomento in Commissione per un approfondimento particolare; l'Assessore sarebbe d'accordo, ma chiede che l'approfondimento avvenga dopo un incontro con la Regione. L'interpellanza è discussa. |