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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 20 Febbraio 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 31
MOZIONE 2012-00366
"NO ALLA LIBERALIZZAZIONE DEGLI ORARI DEL COMMERCIO" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI RICCA, CARBONERO E CERVETTI IN DATA 25 GENNAIO 2012.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Passiamo all'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 201200366/002,
presentata dai Consiglieri Ricca, Carbonero e Cervetti in data 25 gennaio 2012,
avente per oggetto:
"No alla liberalizzazione degli orari del commercio".
e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 201200408/002, presentata dal
Consigliere Marrone in data 26 gennaio 2012, avente per oggetto:
"Torino contro la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, per la
tutela della sicurezza ed il tessuto commerciale del territorio cittadino".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Sono stati presentati due emendamenti. Il secondo emendamento è stato presentato in
ritardo. Avendo accettato l'emendamento precedente, per continuità e in via del tutto
eccezionale accetto anche questo emendamento, però che non diventi un'abitudine,
altrimenti l'eccezionalità viene meno.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Sull'ordine dei lavori, le impegnative sono diverse e sono diversi anche i documenti;
quindi, chiedo la votazione separata.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Sì, la votazione sarà sicuramente separata; però, trattandosi del tema della
liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, affrontato attraverso una
impegnativa di mozione e una considerazione di ordine del giorno, trattiamo insieme
i due provvedimenti, ovviamente nei tempi e nei criteri che riterrete.
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Innanzitutto ci tengo a dire che, dopo l'intervento dell'Assessore Tedesco, che ci ha
garantito che è già stato avviato un tavolo tecnico di confronto con gli operatori del
settore, abbiamo ritenuto superfluo specificarlo nella nostra impegnativa, preferendo
rimuovere il punto e sostituirlo con una parte importante, dove chiediamo al Sindaco
di esprimere al Governo preoccupazione per questo tipo di intervento, che
sicuramente non porterà dei benefici per i cittadini.
Esattamente come per la liberalizzazione dei taxi, liberalizzare gli orari commerciali
vuol dire seppellire il piccolo commercio, mandando anticipatamente in pensione
tutti i piccoli negozi, che sono il cuore pulsante dei nostri quartieri.
Un grosso centro commerciale può anche permettersi di pagare commessi che
lavorino in orari notturni in maniera continuata, mentre una piccola attività, magari a
conduzione familiare, è obbligata, dopo una certa ora, a chiudere, perché non ha i
mezzi per pagare una persona supplementare che possa lavorare di notte.
Tutto questo non porta benefici ai cittadini, perché cambia soltanto l'orario in cui
essi possono spendere i loro soldi, ma non modifica i costi delle merci.
Quindi, chiediamo al Sindaco di esprimere al Governo preoccupazione
sull'argomento, non soltanto a mezzo stampa, ma anche in via formale con un atto di
indirizzo.
Inoltre, chiediamo di congelare le nuove norme per 90 giorni, esattamente come è
successo a Milano con una Giunta di centrosinistra. In questo modo si darà la
possibilità ai negozianti di mettersi almeno in quadro, ma potrebbe anche essere un
segnale forte a questo Governo, che Torino non ha bisogno di questo tipo di
liberalizzazione.
Infine chiediamo al Sindaco di farsi carico di inviare questo documento a tutti gli
Enti che organizzano questo tipo di attività, perché è importante che tutti sappiano
che questa liberalizzazione non va nella direzione dei cittadini.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Io non ripeto gli argomenti del Consigliere Ricca, che sottoscrivo e condivido; mi
limito ad aggiungere una peculiarità indicata nel mio ordine del giorno, cioè la
pesante ricaduta che una simile liberalizzazione selvaggia può avere soprattutto sui
quartieri più degradati della nostra metropoli.
Sappiamo tutti che non tutte le attività commerciali sono uguali; esistono categorie di
attività commerciali che spesso e volentieri fungono in realtà da copertura o
quantomeno attraggono fenomeni di aperta delinquenza. Parliamo degli african
market, di molti phone center, di alcuni chioschi, kebab o rivendite di alcolici a
bassissimo prezzo. Tutti questi esercizi, già oggi spesso e volentieri tengono aperto
oltre l'orario consentito; ora, per colpa di questo decreto, potranno tenere aperto 24
ore su 24 in piena legittimità, con una pesante ricaduta negativa sul decoro e la
legalità delle strade di alcuni quartieri torinesi.
A me spiace che non sia presente alla discussione l'Assessore Tedesco, competente
per materia, perché il suo apporto alla discussione in Commissione era stato prezioso
e ha rappresentato la base della mia proposta di mozione e degli emendamenti.
L'Assessore infatti ha ricordato in Commissione che da un punto di vista tecnico
questa normativa nazionale consente all'Amministrazione cittadina di disporre la
chiusura, in determinate zone della città e in determinate fasce orarie, delle attività
commerciali per la tutela dell'ambiente urbano, potendo continuare a tutelare il
decoro e la sicurezza nelle strade di Torino.
Quindi, l'impegnativa di questa proposta di ordine del giorno contiene non solo una
generica condanna della liberalizzazione, ma anche un importante invito al Sindaco e
all'Assessore al Commercio, Tedesco, a usare questo strumento, disponendo
cautelativamente la chiusura degli esercizi commerciali nelle zone della città
maggiormente colpite da degrado e criminalità.
Io mi auguro che, pur in assenza di un parere della Giunta (che poteva essere
favorevole, perché così era stato anticipato in Commissione dall'Assessore Tedesco),
la maggioranza quantomeno dimostri interesse al merito di questo ordine del giorno e
non si limiti a respingerlo solo perché proviene da un Gruppo di minoranza.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Comunico la nostra condivisione per entrambi i provvedimenti in oggetto e vorrei
richiamare l'attenzione dei Consiglieri presenti in Aula, perché ritengo che la
liberalizzazione degli orari del commercio cambino un po' lo stile di vita di
tantissime persone, che non hanno neanche più l'opportunità di trascorrere un
momento con la famiglia, in quanto i servizi commerciali sono aperti anche il fine
settimana. Mi riferisco ai dipendenti delle attività commerciali, i quali patiscono
tantissimo questa situazione, soprattutto i dipendenti di quei negozi nati all'interno
dei grandi centri commerciali come Auchan e Carrefour.
Bisognerebbe rivedere in maniera profonda questa situazione, perché crea un disagio
notevole per queste persone, che non hanno più la possibilità di vivere la loro vita nel
fine settimana, con la famiglia e gli amici. Tanto più che gli esercizi commerciali non
hanno delle ricadute economiche; infatti, in queste ultime settimane, anche se non è
mia abitudine, mi sono preso il mal di pancia di girare per alcuni grandi centri
commerciali e ho constatato che sono quasi deserti.
Una ricaduta pesante invece c'è nei confronti del sentimento di queste persone,
perché questa liberalizzazione stravolge un po' la loro vita. Tant'è che una volta si
effettuavano le turnazioni nei centri commerciali, oggi invece siamo nella condizione
in cui possono essere sempre aperti.
Questo è un problema che trascende l'appartenenza politica, perché rappresenta
proprio un caso di coscienza nei confronti di queste persone, che vedono stravolta la
propria vita. Perciò, come amministratori, dovremmo fare una riflessione, avviando
le dovute pressioni verso chi legifera questi provvedimenti.
Concludo dicendo che il Consiglio Comunale di Torino dovrebbe votare questa
mozione e questo ordine del giorno, a prescindere dal colore politico.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Come abbiamo già avuto modo di dire in Commissione e, precedentemente, anche
attraverso una interpellanza, anche noi esprimiamo forte non solo preoccupazione,
ma proprio contrarietà nei confronti di questo atto, che più che una liberalizzazione,
di fatto secondo noi è una deregolamentazione, come avevo già avuto modo di
discutere con l'Assessore Tedesco.
Ci troviamo di fronte a una situazione in cui avremo di fronte due soggetti molto
diversi: da una parte i grandi gruppi commerciali, dall'altra le piccole imprese che si
troveranno costrette a dover subire gli effetti di queste nuove norme, perché
oggettivamente hanno una struttura economica e soprattutto dei costi totalmente
differenti. Quindi si troveranno a dover affrontare un aumento improvviso dei costi
fissi, che ovviamente incidono maggiormente sulle piccole imprese rispetto alla
grande impresa, la quale è più facilmente in grado di ammortizzare questi costi.
Non ripeterò le tante cose dette precedentemente dai Consiglieri, ma ribadisco la
nostra forte preoccupazione nei confronti di questa liberalizzazione e quindi
condividiamo assolutamente il contenuto di entrambi gli atti.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Viale.

VIALE Silvio
Io credo che il provvedimento di liberalizzazione del commercio giunge con decenni
di ritardo ed è ora che giunga.
Tutti coloro che sono intervenuti hanno sicuramente viaggiato all'estero e se uno va
soltanto a Francoforte, a poche centinaia di metri dalla famosa € dell'Euro, vi sono
piccoli negozi, gestiti di solito da immigrati, e negozi un po' più consistenti con
dipendenti.
Il fatto che qualcuno ritenga che la domenica abbia un ruolo sacro o sia un giorno in
cui si debba rispettare un rito, è tutto da valutare. Oggi tantissime famiglie
approfittano della domenica per fare la spesa settimanale o per quindici giorni. Se,
come dice il Consigliere Liardo, i centri commerciali sono in perdita, sarà perché
nessuno butta via i soldi; probabilmente i centri commerciali ridurranno il numero di
domeniche di chiusura, come fanno durante l'anno: ci sono dei periodi dell'anno in
cui molte domeniche sono aperti, altre in cui sono meno aperti. Molte catene
commerciali tengono aperto un giorno fisso al mese, di domenica; i clienti lo sanno e
si organizzano.
Per quanto riguarda invece i piccoli negozi, nessuno è obbligato a tenere aperto oltre
l'orario che ritiene congruo e lecito per se stesso, però da sempre chi fa il
commerciante sa che non ha orari. I commercianti appartengono a una categoria che
non ha orari, che si alza ben prima dell'orario di apertura, che rispetta gli orari di
apertura imposti dai Comuni, ma il cui lavoro va anche oltre questi orari, per
consegnare la spesa, trattare con i clienti e procurarsi la merce.
Quindi, credo che venga data una lettura veramente limitata di questa
liberalizzazione del commercio, con un occhio di riguardo solo ad alcune categorie,
ma non a tutte. Non dimentichiamoci che la liberalizzazione del commercio è
disposta soprattutto nell'interesse dei consumatori, che nessuno rappresenta. Come
per gli operai, tutti parlano dei consumatori quando bisogna sproloquiare, poi
nessuno li rappresenta mai.
È ovvio che è un interesse dei consumatori avere maggiori opportunità, ma è chiaro
che nessuno costringerà qualcuno a tenere aperto un negozio 24 ore su 24. Però chi
apre un'attività commerciale e lo fa per ultimo, in un settore in difficoltà,
probabilmente deciderà di lavorare di più per sostenere i costi. Tutti sappiamo che
buona parte dei negozi alimentari H24 sono tenuti da immigrati, perché i
commercianti locali non hanno più voglia di avere orari così lunghi.
Credo che tutto questo faccia parte di un'evoluzione normale e naturale, in cui c'è un
equilibrio, non c'è un orco cattivo che impone a questo o a quest'altro. Io sono
abbastanza stufo che alcuni commercianti pensino che compito del Comune sia
quello di mettere i Vigili Urbani davanti al proprio negozio a regolare gli acquisti dei
clienti. Non è così, perché esiste la concorrenza e il libero mercato.
Inoltre mi dispiace che proprio dalla destra vengano posizioni così conservatrici
rispetto al commercio. Me lo sarei aspettato di più da altre parti, ma non sicuramente
da chi invece da sempre difende le libertà economiche, lo spirito di iniziativa e di
impresa.
Ecco perché io voterò contro questa mozione e quest'ordine del giorno, che per
fortuna saranno irrilevanti nelle scelte del Parlamento e del Governo. Lo faccio con
convinzione, proprio per sottolineare la stupidità che c'è dietro alcune
argomentazioni. Lo dico da consumatore, da commerciante, da chi in qualche modo
lavora.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La prego di concludere.

VIALE Silvio
Alcune categorie di lavoratori, come quella dei medici, hanno orari di lavoro che
comprendono le domeniche e le notti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io
ho venduto per trent'anni latte e lo portavo per le scale. Alcuni di voi ricorderanno
che una delle attività grazie alle quali le latterie riuscivano a tenere era la consegna
del latte a domicilio, cosa che oggi non fa più nessuno. Se oggi dovessi aprire un
piccolo negozio, porterei la spesa a domicilio per affermarmi, invece di stare seduto
sulla sedia davanti al negozio.
A proposito della mia attività professionale, stanotte ho fatto la guardia medica...
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questa è una mancanza di rispetto verso i
medici che fanno la notte in ospedale (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Consigliere Liardo, io vado a fare anche il panettiere, tu vai a fare il garzone una
volta.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Per cortesia, lasciate concludere.

VIALE Silvio
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io il lavapiatti l'ho fatto, ho fatto anche il
garzone e il postino; ho fatto un po' di tutto, per cui a testa alta posso dire a chiunque
di voi che non avete nessun credito per fare battute.
Vi sto solo dicendo che ci sono professioni difficili e che è un insulto pensare che
tutto questo dipenda da provvedimenti che vanno solo a vantaggio della collettività,
in un momento di crisi in cui bisogna allargare le opportunità e non restringerle. Ecco
perché le vostre mozioni sono conservatrici, reazionarie, antistoriche.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Invito i Consiglieri a rispettare agli interventi degli altri Colleghi, anche se non si
condividono certi passaggi, evitando gli atteggiamenti teatrali.
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Non per rispondere direttamente al Consigliere Viale, ma vorrei soltanto segnalare
che comunque non è così vero che i negozi scelgono liberamente quando aprire,
perché chi ha un piccolo negozio all'interno di un centro commerciale è obbligato, da
contratto, a mantenere gli stessi orari di apertura del centro commerciale in cui è
situato. Per cui, non ha la libertà di scegliere se aprire anche la domenica; se il
supermercato principale apre anche la domenica, il piccolo negozio è obbligato ad
aprire anche la domenica. Questo è uno dei problemi di questa liberalizzazione.
Visto che veniva citata la Germania, faccio presente che non è così vero che in
Germania si può aprire tutto il tempo, anzi, la Germania è proprio uno degli Stati che
ha maggiori restrizioni. Nonostante sia materia federale, nessuno Stato tedesco ha
passato una legge che permetta di aprire generalmente la domenica o quando si
vuole. Ci sono delle aperture limitate e strettamente regolamentate, e questa è la
situazione di parecchi Stati stranieri. Poi è chiaro che magari negli Stati Uniti la
situazione è diversa.
È vero che sicuramente all'estero sono molti i Paesi in cui c'è un po' più di
disponibilità dei negozi, però tipicamente non si tratta - almeno, nella maggior parte
degli Stati - di grandi supermercati o di interi centri commerciali, ma si tratta di
piccoli shop, quelli che si chiamiamo "convenience store", cioè negozi che hanno il
minimo necessario, che tengono aperto magari a tarda sera, di notte, anche 24 ore su
24, spesso abbinati ai distributori di benzina, ma non è che c'è un'apertura
generalizzata e tutti i negozi possono aprire quando vogliono e tenere aperto quanto
vogliono.
Un elemento che nessuno ha ancora detto è che c'è anche un grosso problema per chi
vi lavora: in un periodo in cui il lavoro è sempre più precario e molte persone vanno
a fare i commessi in questi grandi centri commerciali, magari in maniera precaria e
quindi ricattabile, essere poi obbligati a lavorare anche tutte le domeniche e tutte le
festività senza poter neanche dire di no, anche quando magari si ha una necessità, è
un problema ulteriore.
Quindi, noi non siamo contrari, in generale, alla liberalizzazione, siamo contrari a
questa deregolamentazione totale; tra l'altro, non è affatto detto che questo, alla fine,
porti un vantaggio ai consumatori, perché chi ha grandi capitali può reggerla, chi ha
piccoli capitali non può reggerla e quindi chiude. Quindi, alla fine, forse ci sarà meno
concorrenza sul mercato e quindi, magari nel lungo termine, anche gli effetti sui
prezzi non saranno positivi, ma negativi.
Per questo motivo noi sosterremo entrambe le proposte di mozione.
Non ci piace moltissimo l'applauso alla Regione Piemonte, perché comunque le
Regioni sono responsabili dei permessi dei centri commerciali e anche
dell'espansione dei centri commerciali che c'è stata negli ultimi 10-20 anni, però
comunque, in sostanza, riteniamo giusto appoggiare il contenuto di queste proposte
di mozione.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Ha chiesto di intervenire, per fatto personale, il Consigliere Liardo. Per fatto
personale nei suoi confronti da parte di chi? (INTERVENTO FUORI
MICROFONO). Mi spieghi dov'è il fatto personale.
La parola al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Ha citato delle situazioni tra me e il Consigliere Viale. Io ritengo, penso e preferisco
magari che succedano certi episodi su due posizioni ben distinte, che quando parla un
Assessore in Aula nessuno lo ascolta.
Volevo solo sottolineare questo aspetto.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Va bene, però io chiedo la cortesia di lasciare anche parlare gli altri senza continuare
a fare commenti, perché vale per tutte e due le parti. In questa circostanza i commenti
erano a lui. (INTERVENTI FUORI MICROFONO).
La parola al Consigliere Carbonero.

CARBONERO Roberto
Io riprendo un po' l'intervento del Consigliere Bertola, nel senso che ha anticipato
quello che in qualche modo volevo dire io, cioè credo che la parte più difficile da
affrontare in tutti questi passaggi sia proprio il discorso dei piccoli esercizi
all'interno dei grandi centri commerciali.
Chi può, tra virgolette, "patire" di questa liberalizzazione sono proprio quelle realtà,
quelle piccole imprese che automaticamente devono poi attenersi al regolamento che
impone il centro commerciale e che, quindi, non gli consente sicuramente di poter
essere attivi, senza grosse difficoltà, a quella che può essere la liberalizzazione.
A tale proposito, se fosse possibile, se ha piacere, se vuole, un piccolo passaggio del
Sindaco sarebbe gradito, soltanto per capire l'indirizzo, la direzione che si vuole
prendere in questo senso. Giusto per avere, tutti noi, le idee un po' più chiare.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Credo anch'io che l'oggetto su cui si concentrano la proposta di mozione dei
Consiglieri Ricca, Carbonero e Cervetti e la proposta di ordine del giorno del
Consigliere Marrone sia un argomento di grande rilevanza e consente di centrare
l'attenzione politica su uno dei temi più importanti, che è il tema del sostegno al
piccolo commercio. Questo, però, viene messo in una prospettiva, in un'ottica
sbagliata, e cioè che la liberalizzazione degli orari di apertura e di chiusura sia fatta
contro i piccoli esercizi o che, in qualche modo, tutta questa serie di provvedimenti,
quando poi troveranno attuazione reale e concreta (vedremo nei mesi cosa accadrà),
saranno finalizzati a danneggiare il piccolo commercio.
Questo, a nostro modo di vedere, è un falso problema, perché il problema della tutela
del piccolo commercio passa attraverso tutta una serie di azioni di politica
urbanistica, di politica del lavoro, di politica imprenditoriale e in minima parte dagli
orari di apertura dei negozi.
Per cui riteniamo difficilmente comprensibile l'azione della Regione Piemonte di
ricorrere alla Corte Costituzionale contro questo Decreto, proprio perché anche noi
siamo dell'opinione che occorra una inversione importante di rotta e di filosofia
politica a tutela del piccolo commercio, che è la vera anima di molti quartieri della
Città di Torino. Cosa sarebbe Borgo San Paolo, cosa sarebbe Santa Rita, cosa
sarebbe Vanchiglia - cito tre quartieri a caso - se, ad esempio, noi non avessimo il
piccolo commercio al dettaglio? Perché il piccolo commercio (i negozi e il
commercio di via) è il primo presidio per quello che riguarda sia la tenuta sociale, sia
la sicurezza.
Siamo dell'opinione che in quest'ottica vadano intesi gli interventi che questa
Amministrazione deve sostenere, compatibilmente con quelle che sono le esigenze di
cassa e le esigenze di trasformazione urbanistica di questi anni.
La ragione per cui voteremo contro questi due atti è sostanzialmente non tanto quella
di non condividere la preoccupazione della tutela del piccolo commercio a fronte
della grande distribuzione, che, credeteci, sta a cuore almeno quanto a voi, ma nel
ritenere un approccio sbagliato l'impostazione politica per cui l'eventuale
liberalizzazione dell'orario sia di diretta conseguenza rispetto al piccolo commercio.
Per cui ci attendiamo proposte che vadano un pochino di più al cuore del problema
della difesa del piccolo commercio e non intorno ad atti che stigmatizzino
comportamenti nazionali, che peraltro sono anche dovuti in virtù di direttive europee
a cui l'Italia è costretta, secondo alcuni punti di vista - e secondo altri fortunatamente
lo è - ad adempiere.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per dichiarazione di voto, al Consigliere Liardo.

LIARDO Enzo
Non so se la proposta di mozione e la proposta di ordine del giorno saranno votate
separatamente o...

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Saranno votate separatamente con gli emendamenti accorpati.

LIARDO Enzo
In ogni caso, il voto del Gruppo PdL sarà per entrambe favorevole. Favorevole anche
alla famiglia.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Procediamo, quindi... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, il Sindaco non
ha seguito... Ha risposto la parte politica, ma non la parte tecnica esecutiva.
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