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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame congiunto della proposta di mozione n. mecc. 201200366/002, presentata dai Consiglieri Ricca, Carbonero e Cervetti in data 25 gennaio 2012, avente per oggetto: "No alla liberalizzazione degli orari del commercio". e della proposta di ordine del giorno n. mecc. 201200408/002, presentata dal Consigliere Marrone in data 26 gennaio 2012, avente per oggetto: "Torino contro la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, per la tutela della sicurezza ed il tessuto commerciale del territorio cittadino". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Sono stati presentati due emendamenti. Il secondo emendamento è stato presentato in ritardo. Avendo accettato l'emendamento precedente, per continuità e in via del tutto eccezionale accetto anche questo emendamento, però che non diventi un'abitudine, altrimenti l'eccezionalità viene meno. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Sull'ordine dei lavori, le impegnative sono diverse e sono diversi anche i documenti; quindi, chiedo la votazione separata. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Sì, la votazione sarà sicuramente separata; però, trattandosi del tema della liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali, affrontato attraverso una impegnativa di mozione e una considerazione di ordine del giorno, trattiamo insieme i due provvedimenti, ovviamente nei tempi e nei criteri che riterrete. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Innanzitutto ci tengo a dire che, dopo l'intervento dell'Assessore Tedesco, che ci ha garantito che è già stato avviato un tavolo tecnico di confronto con gli operatori del settore, abbiamo ritenuto superfluo specificarlo nella nostra impegnativa, preferendo rimuovere il punto e sostituirlo con una parte importante, dove chiediamo al Sindaco di esprimere al Governo preoccupazione per questo tipo di intervento, che sicuramente non porterà dei benefici per i cittadini. Esattamente come per la liberalizzazione dei taxi, liberalizzare gli orari commerciali vuol dire seppellire il piccolo commercio, mandando anticipatamente in pensione tutti i piccoli negozi, che sono il cuore pulsante dei nostri quartieri. Un grosso centro commerciale può anche permettersi di pagare commessi che lavorino in orari notturni in maniera continuata, mentre una piccola attività, magari a conduzione familiare, è obbligata, dopo una certa ora, a chiudere, perché non ha i mezzi per pagare una persona supplementare che possa lavorare di notte. Tutto questo non porta benefici ai cittadini, perché cambia soltanto l'orario in cui essi possono spendere i loro soldi, ma non modifica i costi delle merci. Quindi, chiediamo al Sindaco di esprimere al Governo preoccupazione sull'argomento, non soltanto a mezzo stampa, ma anche in via formale con un atto di indirizzo. Inoltre, chiediamo di congelare le nuove norme per 90 giorni, esattamente come è successo a Milano con una Giunta di centrosinistra. In questo modo si darà la possibilità ai negozianti di mettersi almeno in quadro, ma potrebbe anche essere un segnale forte a questo Governo, che Torino non ha bisogno di questo tipo di liberalizzazione. Infine chiediamo al Sindaco di farsi carico di inviare questo documento a tutti gli Enti che organizzano questo tipo di attività, perché è importante che tutti sappiano che questa liberalizzazione non va nella direzione dei cittadini. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io non ripeto gli argomenti del Consigliere Ricca, che sottoscrivo e condivido; mi limito ad aggiungere una peculiarità indicata nel mio ordine del giorno, cioè la pesante ricaduta che una simile liberalizzazione selvaggia può avere soprattutto sui quartieri più degradati della nostra metropoli. Sappiamo tutti che non tutte le attività commerciali sono uguali; esistono categorie di attività commerciali che spesso e volentieri fungono in realtà da copertura o quantomeno attraggono fenomeni di aperta delinquenza. Parliamo degli african market, di molti phone center, di alcuni chioschi, kebab o rivendite di alcolici a bassissimo prezzo. Tutti questi esercizi, già oggi spesso e volentieri tengono aperto oltre l'orario consentito; ora, per colpa di questo decreto, potranno tenere aperto 24 ore su 24 in piena legittimità, con una pesante ricaduta negativa sul decoro e la legalità delle strade di alcuni quartieri torinesi. A me spiace che non sia presente alla discussione l'Assessore Tedesco, competente per materia, perché il suo apporto alla discussione in Commissione era stato prezioso e ha rappresentato la base della mia proposta di mozione e degli emendamenti. L'Assessore infatti ha ricordato in Commissione che da un punto di vista tecnico questa normativa nazionale consente all'Amministrazione cittadina di disporre la chiusura, in determinate zone della città e in determinate fasce orarie, delle attività commerciali per la tutela dell'ambiente urbano, potendo continuare a tutelare il decoro e la sicurezza nelle strade di Torino. Quindi, l'impegnativa di questa proposta di ordine del giorno contiene non solo una generica condanna della liberalizzazione, ma anche un importante invito al Sindaco e all'Assessore al Commercio, Tedesco, a usare questo strumento, disponendo cautelativamente la chiusura degli esercizi commerciali nelle zone della città maggiormente colpite da degrado e criminalità. Io mi auguro che, pur in assenza di un parere della Giunta (che poteva essere favorevole, perché così era stato anticipato in Commissione dall'Assessore Tedesco), la maggioranza quantomeno dimostri interesse al merito di questo ordine del giorno e non si limiti a respingerlo solo perché proviene da un Gruppo di minoranza. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Comunico la nostra condivisione per entrambi i provvedimenti in oggetto e vorrei richiamare l'attenzione dei Consiglieri presenti in Aula, perché ritengo che la liberalizzazione degli orari del commercio cambino un po' lo stile di vita di tantissime persone, che non hanno neanche più l'opportunità di trascorrere un momento con la famiglia, in quanto i servizi commerciali sono aperti anche il fine settimana. Mi riferisco ai dipendenti delle attività commerciali, i quali patiscono tantissimo questa situazione, soprattutto i dipendenti di quei negozi nati all'interno dei grandi centri commerciali come Auchan e Carrefour. Bisognerebbe rivedere in maniera profonda questa situazione, perché crea un disagio notevole per queste persone, che non hanno più la possibilità di vivere la loro vita nel fine settimana, con la famiglia e gli amici. Tanto più che gli esercizi commerciali non hanno delle ricadute economiche; infatti, in queste ultime settimane, anche se non è mia abitudine, mi sono preso il mal di pancia di girare per alcuni grandi centri commerciali e ho constatato che sono quasi deserti. Una ricaduta pesante invece c'è nei confronti del sentimento di queste persone, perché questa liberalizzazione stravolge un po' la loro vita. Tant'è che una volta si effettuavano le turnazioni nei centri commerciali, oggi invece siamo nella condizione in cui possono essere sempre aperti. Questo è un problema che trascende l'appartenenza politica, perché rappresenta proprio un caso di coscienza nei confronti di queste persone, che vedono stravolta la propria vita. Perciò, come amministratori, dovremmo fare una riflessione, avviando le dovute pressioni verso chi legifera questi provvedimenti. Concludo dicendo che il Consiglio Comunale di Torino dovrebbe votare questa mozione e questo ordine del giorno, a prescindere dal colore politico. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Come abbiamo già avuto modo di dire in Commissione e, precedentemente, anche attraverso una interpellanza, anche noi esprimiamo forte non solo preoccupazione, ma proprio contrarietà nei confronti di questo atto, che più che una liberalizzazione, di fatto secondo noi è una deregolamentazione, come avevo già avuto modo di discutere con l'Assessore Tedesco. Ci troviamo di fronte a una situazione in cui avremo di fronte due soggetti molto diversi: da una parte i grandi gruppi commerciali, dall'altra le piccole imprese che si troveranno costrette a dover subire gli effetti di queste nuove norme, perché oggettivamente hanno una struttura economica e soprattutto dei costi totalmente differenti. Quindi si troveranno a dover affrontare un aumento improvviso dei costi fissi, che ovviamente incidono maggiormente sulle piccole imprese rispetto alla grande impresa, la quale è più facilmente in grado di ammortizzare questi costi. Non ripeterò le tante cose dette precedentemente dai Consiglieri, ma ribadisco la nostra forte preoccupazione nei confronti di questa liberalizzazione e quindi condividiamo assolutamente il contenuto di entrambi gli atti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Io credo che il provvedimento di liberalizzazione del commercio giunge con decenni di ritardo ed è ora che giunga. Tutti coloro che sono intervenuti hanno sicuramente viaggiato all'estero e se uno va soltanto a Francoforte, a poche centinaia di metri dalla famosa € dell'Euro, vi sono piccoli negozi, gestiti di solito da immigrati, e negozi un po' più consistenti con dipendenti. Il fatto che qualcuno ritenga che la domenica abbia un ruolo sacro o sia un giorno in cui si debba rispettare un rito, è tutto da valutare. Oggi tantissime famiglie approfittano della domenica per fare la spesa settimanale o per quindici giorni. Se, come dice il Consigliere Liardo, i centri commerciali sono in perdita, sarà perché nessuno butta via i soldi; probabilmente i centri commerciali ridurranno il numero di domeniche di chiusura, come fanno durante l'anno: ci sono dei periodi dell'anno in cui molte domeniche sono aperti, altre in cui sono meno aperti. Molte catene commerciali tengono aperto un giorno fisso al mese, di domenica; i clienti lo sanno e si organizzano. Per quanto riguarda invece i piccoli negozi, nessuno è obbligato a tenere aperto oltre l'orario che ritiene congruo e lecito per se stesso, però da sempre chi fa il commerciante sa che non ha orari. I commercianti appartengono a una categoria che non ha orari, che si alza ben prima dell'orario di apertura, che rispetta gli orari di apertura imposti dai Comuni, ma il cui lavoro va anche oltre questi orari, per consegnare la spesa, trattare con i clienti e procurarsi la merce. Quindi, credo che venga data una lettura veramente limitata di questa liberalizzazione del commercio, con un occhio di riguardo solo ad alcune categorie, ma non a tutte. Non dimentichiamoci che la liberalizzazione del commercio è disposta soprattutto nell'interesse dei consumatori, che nessuno rappresenta. Come per gli operai, tutti parlano dei consumatori quando bisogna sproloquiare, poi nessuno li rappresenta mai. È ovvio che è un interesse dei consumatori avere maggiori opportunità, ma è chiaro che nessuno costringerà qualcuno a tenere aperto un negozio 24 ore su 24. Però chi apre un'attività commerciale e lo fa per ultimo, in un settore in difficoltà, probabilmente deciderà di lavorare di più per sostenere i costi. Tutti sappiamo che buona parte dei negozi alimentari H24 sono tenuti da immigrati, perché i commercianti locali non hanno più voglia di avere orari così lunghi. Credo che tutto questo faccia parte di un'evoluzione normale e naturale, in cui c'è un equilibrio, non c'è un orco cattivo che impone a questo o a quest'altro. Io sono abbastanza stufo che alcuni commercianti pensino che compito del Comune sia quello di mettere i Vigili Urbani davanti al proprio negozio a regolare gli acquisti dei clienti. Non è così, perché esiste la concorrenza e il libero mercato. Inoltre mi dispiace che proprio dalla destra vengano posizioni così conservatrici rispetto al commercio. Me lo sarei aspettato di più da altre parti, ma non sicuramente da chi invece da sempre difende le libertà economiche, lo spirito di iniziativa e di impresa. Ecco perché io voterò contro questa mozione e quest'ordine del giorno, che per fortuna saranno irrilevanti nelle scelte del Parlamento e del Governo. Lo faccio con convinzione, proprio per sottolineare la stupidità che c'è dietro alcune argomentazioni. Lo dico da consumatore, da commerciante, da chi in qualche modo lavora. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La prego di concludere. VIALE Silvio Alcune categorie di lavoratori, come quella dei medici, hanno orari di lavoro che comprendono le domeniche e le notti. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io ho venduto per trent'anni latte e lo portavo per le scale. Alcuni di voi ricorderanno che una delle attività grazie alle quali le latterie riuscivano a tenere era la consegna del latte a domicilio, cosa che oggi non fa più nessuno. Se oggi dovessi aprire un piccolo negozio, porterei la spesa a domicilio per affermarmi, invece di stare seduto sulla sedia davanti al negozio. A proposito della mia attività professionale, stanotte ho fatto la guardia medica... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Questa è una mancanza di rispetto verso i medici che fanno la notte in ospedale (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Consigliere Liardo, io vado a fare anche il panettiere, tu vai a fare il garzone una volta. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per cortesia, lasciate concludere. VIALE Silvio (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Io il lavapiatti l'ho fatto, ho fatto anche il garzone e il postino; ho fatto un po' di tutto, per cui a testa alta posso dire a chiunque di voi che non avete nessun credito per fare battute. Vi sto solo dicendo che ci sono professioni difficili e che è un insulto pensare che tutto questo dipenda da provvedimenti che vanno solo a vantaggio della collettività, in un momento di crisi in cui bisogna allargare le opportunità e non restringerle. Ecco perché le vostre mozioni sono conservatrici, reazionarie, antistoriche. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Invito i Consiglieri a rispettare agli interventi degli altri Colleghi, anche se non si condividono certi passaggi, evitando gli atteggiamenti teatrali. La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Non per rispondere direttamente al Consigliere Viale, ma vorrei soltanto segnalare che comunque non è così vero che i negozi scelgono liberamente quando aprire, perché chi ha un piccolo negozio all'interno di un centro commerciale è obbligato, da contratto, a mantenere gli stessi orari di apertura del centro commerciale in cui è situato. Per cui, non ha la libertà di scegliere se aprire anche la domenica; se il supermercato principale apre anche la domenica, il piccolo negozio è obbligato ad aprire anche la domenica. Questo è uno dei problemi di questa liberalizzazione. Visto che veniva citata la Germania, faccio presente che non è così vero che in Germania si può aprire tutto il tempo, anzi, la Germania è proprio uno degli Stati che ha maggiori restrizioni. Nonostante sia materia federale, nessuno Stato tedesco ha passato una legge che permetta di aprire generalmente la domenica o quando si vuole. Ci sono delle aperture limitate e strettamente regolamentate, e questa è la situazione di parecchi Stati stranieri. Poi è chiaro che magari negli Stati Uniti la situazione è diversa. È vero che sicuramente all'estero sono molti i Paesi in cui c'è un po' più di disponibilità dei negozi, però tipicamente non si tratta - almeno, nella maggior parte degli Stati - di grandi supermercati o di interi centri commerciali, ma si tratta di piccoli shop, quelli che si chiamiamo "convenience store", cioè negozi che hanno il minimo necessario, che tengono aperto magari a tarda sera, di notte, anche 24 ore su 24, spesso abbinati ai distributori di benzina, ma non è che c'è un'apertura generalizzata e tutti i negozi possono aprire quando vogliono e tenere aperto quanto vogliono. Un elemento che nessuno ha ancora detto è che c'è anche un grosso problema per chi vi lavora: in un periodo in cui il lavoro è sempre più precario e molte persone vanno a fare i commessi in questi grandi centri commerciali, magari in maniera precaria e quindi ricattabile, essere poi obbligati a lavorare anche tutte le domeniche e tutte le festività senza poter neanche dire di no, anche quando magari si ha una necessità, è un problema ulteriore. Quindi, noi non siamo contrari, in generale, alla liberalizzazione, siamo contrari a questa deregolamentazione totale; tra l'altro, non è affatto detto che questo, alla fine, porti un vantaggio ai consumatori, perché chi ha grandi capitali può reggerla, chi ha piccoli capitali non può reggerla e quindi chiude. Quindi, alla fine, forse ci sarà meno concorrenza sul mercato e quindi, magari nel lungo termine, anche gli effetti sui prezzi non saranno positivi, ma negativi. Per questo motivo noi sosterremo entrambe le proposte di mozione. Non ci piace moltissimo l'applauso alla Regione Piemonte, perché comunque le Regioni sono responsabili dei permessi dei centri commerciali e anche dell'espansione dei centri commerciali che c'è stata negli ultimi 10-20 anni, però comunque, in sostanza, riteniamo giusto appoggiare il contenuto di queste proposte di mozione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ha chiesto di intervenire, per fatto personale, il Consigliere Liardo. Per fatto personale nei suoi confronti da parte di chi? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Mi spieghi dov'è il fatto personale. La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Ha citato delle situazioni tra me e il Consigliere Viale. Io ritengo, penso e preferisco magari che succedano certi episodi su due posizioni ben distinte, che quando parla un Assessore in Aula nessuno lo ascolta. Volevo solo sottolineare questo aspetto. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Va bene, però io chiedo la cortesia di lasciare anche parlare gli altri senza continuare a fare commenti, perché vale per tutte e due le parti. In questa circostanza i commenti erano a lui. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Io riprendo un po' l'intervento del Consigliere Bertola, nel senso che ha anticipato quello che in qualche modo volevo dire io, cioè credo che la parte più difficile da affrontare in tutti questi passaggi sia proprio il discorso dei piccoli esercizi all'interno dei grandi centri commerciali. Chi può, tra virgolette, "patire" di questa liberalizzazione sono proprio quelle realtà, quelle piccole imprese che automaticamente devono poi attenersi al regolamento che impone il centro commerciale e che, quindi, non gli consente sicuramente di poter essere attivi, senza grosse difficoltà, a quella che può essere la liberalizzazione. A tale proposito, se fosse possibile, se ha piacere, se vuole, un piccolo passaggio del Sindaco sarebbe gradito, soltanto per capire l'indirizzo, la direzione che si vuole prendere in questo senso. Giusto per avere, tutti noi, le idee un po' più chiare. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Credo anch'io che l'oggetto su cui si concentrano la proposta di mozione dei Consiglieri Ricca, Carbonero e Cervetti e la proposta di ordine del giorno del Consigliere Marrone sia un argomento di grande rilevanza e consente di centrare l'attenzione politica su uno dei temi più importanti, che è il tema del sostegno al piccolo commercio. Questo, però, viene messo in una prospettiva, in un'ottica sbagliata, e cioè che la liberalizzazione degli orari di apertura e di chiusura sia fatta contro i piccoli esercizi o che, in qualche modo, tutta questa serie di provvedimenti, quando poi troveranno attuazione reale e concreta (vedremo nei mesi cosa accadrà), saranno finalizzati a danneggiare il piccolo commercio. Questo, a nostro modo di vedere, è un falso problema, perché il problema della tutela del piccolo commercio passa attraverso tutta una serie di azioni di politica urbanistica, di politica del lavoro, di politica imprenditoriale e in minima parte dagli orari di apertura dei negozi. Per cui riteniamo difficilmente comprensibile l'azione della Regione Piemonte di ricorrere alla Corte Costituzionale contro questo Decreto, proprio perché anche noi siamo dell'opinione che occorra una inversione importante di rotta e di filosofia politica a tutela del piccolo commercio, che è la vera anima di molti quartieri della Città di Torino. Cosa sarebbe Borgo San Paolo, cosa sarebbe Santa Rita, cosa sarebbe Vanchiglia - cito tre quartieri a caso - se, ad esempio, noi non avessimo il piccolo commercio al dettaglio? Perché il piccolo commercio (i negozi e il commercio di via) è il primo presidio per quello che riguarda sia la tenuta sociale, sia la sicurezza. Siamo dell'opinione che in quest'ottica vadano intesi gli interventi che questa Amministrazione deve sostenere, compatibilmente con quelle che sono le esigenze di cassa e le esigenze di trasformazione urbanistica di questi anni. La ragione per cui voteremo contro questi due atti è sostanzialmente non tanto quella di non condividere la preoccupazione della tutela del piccolo commercio a fronte della grande distribuzione, che, credeteci, sta a cuore almeno quanto a voi, ma nel ritenere un approccio sbagliato l'impostazione politica per cui l'eventuale liberalizzazione dell'orario sia di diretta conseguenza rispetto al piccolo commercio. Per cui ci attendiamo proposte che vadano un pochino di più al cuore del problema della difesa del piccolo commercio e non intorno ad atti che stigmatizzino comportamenti nazionali, che peraltro sono anche dovuti in virtù di direttive europee a cui l'Italia è costretta, secondo alcuni punti di vista - e secondo altri fortunatamente lo è - ad adempiere. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per dichiarazione di voto, al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Non so se la proposta di mozione e la proposta di ordine del giorno saranno votate separatamente o... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Saranno votate separatamente con gli emendamenti accorpati. LIARDO Enzo In ogni caso, il voto del Gruppo PdL sarà per entrambe favorevole. Favorevole anche alla famiglia. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Procediamo, quindi... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, il Sindaco non ha seguito... Ha risposto la parte politica, ma non la parte tecnica esecutiva. |