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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 6 Febbraio 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 2
INTERPELLANZA 2012-00046
"CHIUSURA DELLE PORTE DEI NEGOZI" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI APPENDINO E BERTOLA IN DATA 9 GENNAIO 2012.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Iniziamo l'adunanza del Consiglio Comunale discutendo l'interpellanza n. mecc.
201200046/002, presentata in data 9 gennaio 2012, avente per oggetto:
"Chiusura delle porte dei negozi"

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Lavolta.

LAVOLTA Enzo (Assessore)
L'interpellanza dei Consiglieri Bertola e Appendino mi consente di dare un veloce
aggiornamento relativo al provvedimento adottato recentemente
dall'Amministrazione sul tema del riscaldamento.
Come sapete, nella giornata di giovedì scorso, nella città di Torino è stata emessa
un'ordinanza che garantisce la possibilità ai cittadini torinesi, al fine di mantenere i
20°C nelle proprie abitazioni, di poter derogare alle quattordici ore che la legge
prescrive come periodo massimo per l'accensione degli impianti termici.
Da questo punto di vista, volevo solo confermare che questo provvedimento ha
garantito, questa mattina, la presenza di temperature accettabili negli edifici
scolastici e negli altri edifici pubblici della Città di Torino.
L'interpellante nello specifico chiede: "Se non si ritenga opportuno obbligare i
negozianti a tenere chiuse le porte dei negozi, sia in inverno che in estate, per
limitare l'emissione di sostanze inquinanti da parte degli impianti di riscaldamento".
Io ho trovato sicuramente utile e interessante la richiesta del Consigliere Appendino,
anche se forse vale la pena chiarire che c'è una distinzione netta tra il tema
dell'inquinamento dell'aria e il tema dell'efficientamento energetico, che nel corpo
dell'interpellanza a volte sembrano sovrapporsi.
L'ipotesi è che nel periodo di funzionamento gli impianti termici siano indotti a un
maggior consumo di combustibile, di conseguenza a una maggior emissione di
polveri sottili PM10 per produrre calore in più, perso attraverso le porte tenute
aperte. L'interpellante cita il fatto che a Milano è stata approvata un'ordinanza, in cui
si chiede di tenere chiuse le porte dei negozi, pena sanzioni.
Per chiarezza, occorre specificare che l'ordinanza milanese ordina al punto 3 lett. h)
"Il divieto di uso di dispositivi che, al fine di favorire l'ingresso del pubblico,
consentono di mantenere aperti gli accessi verso i locali interni degli edifici
appartenenti alla categoria E/5 di cui all'art. 3 del D.P.R. n. 412/1993, ovvero gli
edifici adibiti ad attività commerciali e assimilabili, quali negozi, magazzini di
vendita all'ingrosso o al minuto, supermercati, esposizioni. Pena una sanzione
amministrativa fino a 500 Euro".
Il divieto scatta nella cosiddetta "Fase 2", ovvero dopo che per quattordici giorni
consecutivi è stato superato il limite di 50 microgrammi al metro cubo di PM10.
Il divieto è uno dei contorni del piatto forte, costituito dall'estensione dei divieti di
circolazione, che scattano quando i limiti per il PM10 vengono superati per sette
giorni consecutivi (quella che viene definita "Fase 1"), a categorie di veicoli che non
erano stati interessati dai divieti della "Fase 1", in particolare i Diesel Euro3.
Il divieto muove dall'assunto su accennato - più dispersione di calore più
inquinamento dell'aria - ma, a parere dello scrivente, difetta di motivazione. Non è
detto che l'assunto si è dimostrato dimostrabile e che, di conseguenza, il divieto tuteli
concretamente la salute pubblica, unico appiglio giuridico per il Sindaco per imporlo.
Il divieto appare anche illogico, infatti non deroga per quegli esercizi commerciali il
cui impianto di riscaldamento contribuisce, in misura molto modesta,
all'inquinamento, perché alimentato ad esempio a metano. Deroga che i divieti di
circolazione concedono invece agli autoveicoli alimentati con lo stesso combustibile
(Allegato 1.2 dell'ordinanza milanese).
Appare anche da verificare la motivazione dell'interpellante, che sembra confondere
tra inquinamento dell'aria e sprechi energetici, considerando che ad esempio gli
impianti di raffrescamento funzionano ad energia elettrica prodotta nel nostro
territorio da impianti idroelettrici e termoelettrici, generalmente alimentati a metano,
e lo spreco di energia conseguente alla perdita di fresco attraverso le porte aperte non
ha effetti sulla qualità dell'aria.
Concludendo, sebbene i negozi non sprechino energia per attirare i clienti, non
sembra né utile, né di facile applicazione il divieto proposto, vista la difficoltà di
motivarlo, in modo da resistere ai ricorsi contro le sanzioni eventualmente
comminate a chi lo violi.
Due integrazioni. Con successiva ordinanza, il Comune di Milano aveva dato
attuazione all'ordinanza in questione bloccando i Diesel Euro3 fino al 23 dicembre.
L'ordinanza è stata poi revocata (i giornali ne hanno dato notizia il 16 dicembre) per
il blocco del Diesel, ma curiosamente non per il divieto di tenere aperte le porte dei
negozi. Almeno così riferiscono i giornali. Abbiamo verificato con la Segreteria
dell'Assessore Maran, ancora purtroppo senza esito.
Secondo appunto. L'unica cosa che si può fare per limitare il fenomeno è sanzionare
chi viola le norme relative al risparmio energetico; ad esempio chi per tenere le porte
aperte, senza raffreddare troppi i locali, mantiene temperature più alte di quelle
consentite per legge (i cosiddetti venti gradi a cui accennavo prima, con i due gradi
di margine di tolleranza per gli edifici in questione) o tiene acceso il riscaldamento
per più di quattordici ore al giorno, così come dal Decreto del Presidente della
Repubblica anche questo citato precedentemente. L'art. 9 comma 2 del medesimo
D.P.R. cita testualmente: "Il mantenimento della temperatura dell'aria negli ambienti
entro i limiti fissati al comma 1 deve essere ottenuto con accorgimenti che non
comportino spreco di energia".
Siamo sempre nell'ambito dell'applicazione delle norme sul risparmio energetico e
non di quelle che tutelano la qualità dell'aria. Non c'è bisogno, quindi, di fare
un'ordinanza e la competenza per i controlli e le eventuali sanzioni è della Provincia.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Appendino.

APPENDINO Chiara
Grazie delle risposte, Assessore.
Se l'Assessore è disponibile, chiedo una copia del documento che è stato letto,
perché è stato fatto riferimento alla normativa, per cui vorrei approfondire il tema.
Devo dire che rimango un po' stupita, anche perché, al di là del caso di Milano,
proprio oggi ho visto che anche Vicenza sta seguendo l'impronta milanese.
Dalle parole dell'Assessore, mi sembra di capire che da parte della Città non ci sia
assolutamente interesse di perseguire questa politica, che invece altri Comuni sembra
che stiano intraprendendo. Quindi, vorrei approfondire il tema, visto che comunque
buona parte dell'intervento si riferisce a degli impedimenti che sembrano essere
anche normativi.
Devo dire che abbiamo ricevuto parecchie segnalazioni che riguardano diversi
esercizi commerciali (abbigliamento, bar), ubicati nelle zone di Via Po, Via Roma e
Via Garibaldi, soprattutto nel periodo dei saldi. In effetti, passando per queste vie è
possibile constatare che le porte dei negozi sono spalancate. So che esistono dei
meccanismi che teoricamente dovrebbero fare da barriera, però bisognerebbe capire
quanto questi meccanismi siano effettivamente incisivi. Addirittura molte commesse
si lamentano del freddo che entra; quindi, credo sia abbastanza evidente che queste
barriere - che dovrebbero impedire all'aria fredda di entrare, nonostante le porte
aperte - non siano efficacissime.
Mi chiedo innanzitutto se non si possa approfondire meglio la normativa (cosa che
farò anche grazie al documento che l'Assessore ci consegnerà), cercando di capire
che cosa possiamo fare, perché è una prassi che purtroppo è sempre più diffusa,
mentre parecchi anni fa il fenomeno non era evidente. Ovviamente è più evidente
nelle grandi catene di vendita, che lasciano le porte spalancate più che altro perché
secondo le strategie del marketing le porte aperte favoriscono l'ingresso dei clienti.
Anche se non si risolve il problema del PM10 (non era questo l'intento
dell'interpellanza) con un'ordinanza o con qualche strumento che imponga la
chiusura delle porte, però si tratta di un problema sentito da molti cittadini: vi
assicuro che abbiamo ricevuto moltissime segnalazioni via e-mail.
Oggi, con meno 10°C, vedere le porte dei negozi spalancate, con i riscaldamenti che
pompano al massimo, è un'immagine che, al di là di tutto, non aiuta sicuramente la
promozione del risparmio energetico.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
L'interpellanza è discussa.
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