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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201108240/002, presentata in data 29 dicembre 2011, avente per oggetto: "Centro di riutilizzo rifiuti RAEE (Rifiuto di Apparecchiatura Elettrica ed Elettronica)" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola per la risposta all'Assessore Lavolta. LAVOLTA Enzo (Assessore) Ringrazio il Consigliere Scanderebech per aver voluto porre l'attenzione su un tema importante per questa Città, per quest'Amministrazione, relativamente ad una particolare tipologia di rifiuti, ossia quelli derivanti da apparecchiature elettriche ed elettroniche. Relativamente all'interpellanza in oggetto riferisco circa una nota di A.M.I.A.T. che mi pare sufficientemente chiara nell'inquadrare quanto quest'azienda fa rispetto a questo tipo di rifiuto. A.M.I.A.T. gestisce, per conto della Città, 9 centri di raccolta RAEE, di cui 7 aperti al pubblico e alla distribuzione di Torino e provincia; di questi 9 centri, 3 sono aperti anche alla grande distribuzione. Per questa attività, A.M.I.A.T. costituisce, dal punto di vista gestionale, un esempio di eccellenza a livello nazionale, più volte attestato dalle associazioni di categoria dei distributori e certificato anche da recenti pubblicazioni di associazioni di consumatori, si veda l'articolo pubblicato sulla rivista Altroconsumo del settembre 2011, di cui, tra l'altro, se serve, ho copia. I rifiuti raccolti vengono inviati agli impianti di trattamento indicati dai sistemi collettivi, ossia a soggetti fondati e finanziati dai produttori di apparecchiature elettriche ed elettroniche, per assolvere agli obblighi loro imposti dalla normativa ed organizzati e coordinati da un centro di coordinamento unico a livello nazionale. A.M.I.A.T. TBD, che è la società partecipata di A.M.I.A.T (l'acronimo sta per Trattamento Beni Durevoli), opera sul territorio cittadino dal 1997; è un impianto di riciclaggio dei RAEE, autorizzato in categoria R13, che è la categoria alla quale faceva menzione il Consigliere nell'interpellanza. La categoria R13 si riferisce ad "attività di messa in riserva di rifiuti non pericolosi" alla quale possono far riferimento i suddetti sistemi collettivi nell'ambito di un mercato in libera concorrenza. L'impianto sorge a Volpiano e ha una capacità annua massima di 28.000 tonnellate ed oltre a garantire lo smaltimento, nel pieno rispetto della sicurezza dell'ambiente per le sostanze tossico-nocive contenute in questa tipologia di rifiuti, valorizza le materie prime seconde, come rame, ferro, alluminio, plastica, vetro, legno, da riavviare al processo produttivo. Annualmente A.M.I.A.T. raccoglie nei suoi centri di raccolta e invia al riciclaggio 3.248 tonnellate di RAEE (questo è un dato presunto del 2011, basato sul consolidato a fine novembre e tra qualche settimana avremo il dato definitivo) tra queste: 910 in categoria R1 (per categoria R1 si intendono frigoriferi e congelatori), 995 in categoria R2 (la categoria R2 fa riferimento a lavastoviglie e lavatrici), 940 tonnellate in categoria R3 (televisori e monitor), 400 tonnellate in categoria R4 (computer, piccoli elettrodomestici e oggetti vari con alimentazione elettrica) e 3 tonnellate in categoria R5 (neon e prevalentemente lampade a basso consumo). Come il Consigliere sa, nessun RAEE, secondo la normativa, può essere smaltito in discarica. Non è, peraltro, disponibile il dato relativo a quanti RAEE sfuggono allo specifico circuito di raccolta, in quanto introdotti abusivamente nei cassonetti della raccolta indifferenziata e pertanto smaltiti in discarica, o in quanto gestiti attraverso flussi abusivi paralleli e penso ai recuperatori di rottami o altro. Per quanto riguarda, invece, la gestione degli apparecchi elettrici o elettronici ancora utilizzabili (ossia ciò che non è ancora diventato rifiuto), sebbene quest'attività non rientri tra le specifiche competenze di un'azienda di igiene ambientale, vale la pena ricordare l'esperienza del centro di raccolta A.M.I.A.T. di Via Arbe, presso il quale convivono, da un lato il centro di raccolta dei rifiuti e, dall'altro, il mercatino del recupero, in cui apparecchiature riutilizzabili vengono rimesse in vendita a prezzi contenuti. Anche in questo caso si tratta di un'eccellenza in Italia, di cui si sono recentemente occupate televisioni a diffusione nazionale, con un servizio che ha messo in luce, tra l'altro, il recupero dell'elettronica di uso domestico. Infine, c'è l'attività di preparazione per il riutilizzo, introdotta per la prima volta nella normativa italiana nel 2010, dal Decreto Legislativo 205. Da questo punto di vista, A.M.I.A.T. non si occupa di questa materia, nel senso che non si occupa della preparazione per il riutilizzo. Io personalmente e quest'Amministrazione siamo a conoscenza di attività prevalentemente su base volontaria, faccio riferimento ad alcune esperienze di associazioni o piccole cooperative. Ne cito una su tutte che mi pare particolarmente virtuosa: l'"OIL" (Officina Informatica Libera); è un'associazione presente sul nostro territorio che, a titolo assolutamente volontario, quindi gratuito, recupera prevalentemente apparecchi informatici e li rimette a disposizione degli associati attraverso un servizio di consulenza e di gestione. Mi pare un'operazione particolarmente virtuosa, che potrebbe - uso il condizionale perché lo stiamo verificando - essere messa a sistema per completare quello che è un servizio che, come ho già testimoniato, è già giudicato sufficientemente importante e all'avanguardia. A dire che è eccellente non siamo noi, ma le riviste specializzate, ma potrebbe perfezionarsi ancor di più con l'ausilio di cooperative, associazioni, esperienza e altro che possa efficientare un servizio particolarmente difficile come quello di raccolta, utilizzo e riutilizzo delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Scanderebech. SCANDEREBECH Federica Lei ha citato, alla fine del suo intervento, l'"OIL". Non ce l'ho presente, ma mi è stato parlato di "Arcobaleno" e "Progetto Ambiente" che svolgono attività simili. La questione delicata è che pare non ci sia un decreto attuativo affinché Comune o Provincia siano autorizzati a rilasciare la famosa autorizzazione R13 ed, in particolare, questi ultimi non sono autorizzati a rilasciarla, ad esempio, a soggetti privati che, prendendo il rifiuto RAEE dalle grandi società quali A.M.I.A.T. TBD, effettuano il riutilizzo del rifiuto e lo rivendono privatamente oppure lo restituiscono alla società che se ne occupa, per poi prevedere una rivendita o altro. La mia domanda è se il privato sia autorizzato e se sia in possesso di un'autorizzazione per poter riutilizzare quel rifiuto. Un dipendente di quella società (la chiamo società perché ci sono realtà diverse) ossia di A.M.I.A.T. TBD può svolgere tale attività, ma nel caso in cui, ad esempio, A.M.I.A.T. TBD dia questo lavoro (coloro i quali svolgono questa attività sono tecnici, ingegneri informatici, ossia bisogna avere una certa preparazione, di sicuro non possiamo andare noi a svolgere questo tipo di lavoro; io non ci capirei nulla!) in che maniera il singolo personaggio è autorizzato e può avere questa certificazione, questa autorizzazione R13? Mi risulta che attualmente non si possano rilasciare queste autorizzazioni a privati. A questo punto le chiedo se occorra fare un ragionamento politico affinché, a livello torinese, si preveda una legislazione di tutto ciò, perché attualmente, da quello che so io, non è prevista. Siccome ci sono delle direttive europee e si chiede che entro il 2016 tutte le Città, anche la nostra, acquisiscano un certo livello di smaltimento di questi rifiuti per rientrare in questa direttiva europea, le chiedo di farsi portavoce attraverso il Ministero di ciò che sta succedendo, delle varie piccole realtà e quindi portare esempi concreti di ciò che accade, per far sì che sia tutto in regola. Soprattutto, ci sono molti piccoli privati che vorrebbero lavorare in questo campo, ma non possono perché non hanno le autorizzazioni principali per poterlo fare alla luce del sole; spesso lo fanno un po' in sordina, ed anche se si tratta di una questione che va nella direzione di un miglioramento ambientale, a livello attuativo non possiedono autorizzazioni; se arrivasse qualche controllo, non possono dichiarare ciò che stanno facendo, perché non hanno autorizzazioni necessarie per poter svolgere quell'attività. Le chiedo di fare un ragionamento su questo perché penso si tratti di un'attività molto importante da portare avanti, a livello cittadino, sempre di più. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) L'interpellanza è discussa. |