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RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201108079/002, presentata in data 19 dicembre 2011, avente per ogetto: "ObjecTo, i souvenir per portare con te Shanghai nel cuore" RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Braccialarghe. BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore) Come è noto, da... (INTERVENTO FUORI MICROFONO)... una serie di prodotti di merchandising legati alla nostra Città. Questi "souvenir", come vengono definiti dall'interpellanza, in realtà nascono da una joint-venture tra la Città e alcune aziende torinesi (per l'esattezza, allo stato dieci aziende), con le quali di volta in volta vengono stabiliti - un po' come avviene per tantissime altre città turistiche - una serie di prodotti che possono ovviamente rappresentare un interesse in termini commerciali per i molti turisti, e anche per i cittadini torinesi, che possono acquistare questi prodotti per regali o comunque per portare con sé un ricordo della loro visita a Torino. Tutta la fase di individuazione degli oggetti, soprattutto rispetto all'equilibrio anche che ci deve essere tra i prodotti, la loro tradizione, la modernità, il loro risvolto di natura artigianale, eccetera, in termini di valutazione progettuale, avvengono comunemente tra la nostra struttura turistica e queste aziende. Si può dire che tutti i progetti vengono sostanzialmente pensati a Torino. Ciò non toglie che le aziende, che sono poi chiamate a realizzare questa joint-venture, e che sostengono tutto il rischio imprenditoriale sulla produzione, la commercializzazione dei singoli oggetti, come tutte le aziende, decidono ovviamente dove allocare la produzione. E non mi stupisco, come peraltro ormai avviene - purtroppo, aggiungo; ma questo mi pare un dato di fatto - anche per grandi firme della moda italiana, che spesso cerchino ovviamente di produrre queste idee, dal punto di vista operativo, in zone del mondo in cui le condizioni ovviamente di rapporto tra costi e produzione risultino più vantaggiose. Mi pare importante sottolineare due dati di carattere numerico, che ho avuto successivamente alla risposta scritta che ho voluto fornire in anticipo, che mi paiono comunque importanti, visto il tema che stiamo discutendo; questi dati sono relativi a cosa è avvenuto finora in termini anche di royalty, perché ovviamente il nostro rapporto con queste aziende prevede una royalty a favore della Città sull'avvenuta compravendita: nel periodo 15 giugno 2010, che è il momento in cui è partita questa operazione, fino al 30 settembre 2011 (ancora non abbiamo i dati relativi al quarto trimestre del 2011) sono stati venduti circa 75.000 oggetti, prodotti in cooperazione con queste aziende, e la Città di Torino ha ricevuto una royalty corrispondente a 26.137 Euro. Inoltre, gli stessi oggetti sono anche venduti da Turismo Torino, per cui nell'analogo periodo (15 giugno 2010 - 30 settembre 2011) alla Città è derivata un'ulteriore royalty, in questo caso ovviamente anche al netto della quota di competenze di Turismo Torino, di ulteriori 13.500 Euro. Quindi, la Città di Torino, con le royalty legate al "Progetto ObjecTo", finora è riuscita ad avere, nel periodo 15 giugno 2010 - 30 settembre 2011, un complessivo ritorno stimato in circa 40.000 Euro. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Ringrazio l'Assessore per la risposta. Premetto che il tema non è relativo alla vendita di magliette prodotte in Cina, in Cambogia, eccetera, che è un fatto dell'economia globale, e non attiene nemmeno all'utilità del progetto in sé, che invece mi sembra un buon progetto; anzi, rispetto alla situazione di alcuni anni fa, in cui una Città che puntava sul turismo non aveva una vendita di souvenir particolarmente organizzata, il fatto che adesso esistano dei souvenir, una linea ufficiale, dei punti vendita, anche particolarmente visibili, in Piazza Castello, eccetera, è sicuramente un passo avanti. Tuttavia, trovare nel negozio, accanto ai prodotti realizzati effettivamente a Torino, magliette, cappellini, eccetera, con l'etichetta "Made in China", qualche dubbio l'ha fatto venire, perché per il turista che ritorna a casa, in Europa o in altre parti del mondo, questi prodotti dovrebbero essere una testimonianza dell'eccellenza di Torino. Quindi, far sì che il turista prenda la maglietta e veda scritto "Made in China", secondo noi è un po' come dire che non siamo capaci di produrre nemmeno una maglietta. Se parliamo delle penne USB, per motivi tecnologici queste penne ormai sono prodotte praticamente tutte nel distretto di Sujo in Cina, o al massimo a Taiwan; per cui capisco che in Piemonte non ci sia una fabbrica delle penne USB. Però le magliette, sì. Cioè esistono tuttora in Piemonte delle aziende, magari non di dimensioni enormi, che producono magliette, cappellini, eccetera. Quindi, sarebbe anche utile per l'economia locale cercare di stimolare queste aziende, almeno quando si tratta di souvenir ufficiali della Città di Torino. Capisco che sia facile parlare, perché è successo anche a noi, che a queste cose stiamo attenti, di ordinare delle magliette e di vederci arrivare le magliette "Made in China". Quindi, è effettivamente difficile, però è possibile se uno fa attenzione, anche perché stiamo parlando di prodotti che hanno un prezzo elevato, come tutti i souvenir; non sono le magliette del mercato "cinque per 5 Euro", ma hanno un prezzo significativo, in cui il prezzo di produzione in senso stretto incide poco, quello che conta di più, forse, è proprio il marchio della Città, il fatto che siano souvenir ufficiali. Forse, in questo margine, ci starebbe anche il fatto di pagare un pochino di più il tessile iniziale, senza rovinare i conti positivi dell'iniziativa, offrendo però un prodotto "Made in Italy" e non "Made in China". Quindi, sollecitiamo questa riflessione e speriamo che con le aziende coinvolte si riesca a migliorare un po' la situazione, dove è possibile. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per una breve replica, all'Assessore Braccialarghe. BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore) Ovviamente ci adopereremo perché questo possa avvenire, vorrei solo richiamare l'attenzione sul fatto che nella struttura dell'accordo con queste aziende - e non potrebbe essere diversamente - tutta la parte relativa al rischio imprenditoriale è tutta a loro carico. Quello che io temo è che nel momento in cui dovessimo vincolare la produzione - soprattutto di alcuni oggetti, come sarebbe logico - sfruttando la manodopera torinese, se io fossi una di queste aziende chiederei una quota di compartecipazione al rischio, almeno a garanzia del costo aggiuntivo che inevitabilmente ci sarebbe rispetto alle produzioni fuori dal nostro territorio nazionale. |