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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 23 Gennaio 2012 ore 10,00
Paragrafo n. 8
INTERPELLANZA 2011-08079
"OBJECTO, I SOUVENIR PER PORTARE CON TE SHANGHAI NEL CUORE" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BERTOLA ED APPENDINO IN DATA 19 DICEMBRE 2011.
Interventi

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201108079/002, presentata in
data 19 dicembre 2011, avente per ogetto:
"ObjecTo, i souvenir per portare con te Shanghai nel cuore"

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Braccialarghe.

BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore)
Come è noto, da... (INTERVENTO FUORI MICROFONO)... una serie di prodotti di
merchandising legati alla nostra Città.
Questi "souvenir", come vengono definiti dall'interpellanza, in realtà nascono da una
joint-venture tra la Città e alcune aziende torinesi (per l'esattezza, allo stato dieci
aziende), con le quali di volta in volta vengono stabiliti - un po' come avviene per
tantissime altre città turistiche - una serie di prodotti che possono ovviamente
rappresentare un interesse in termini commerciali per i molti turisti, e anche per i
cittadini torinesi, che possono acquistare questi prodotti per regali o comunque per
portare con sé un ricordo della loro visita a Torino.
Tutta la fase di individuazione degli oggetti, soprattutto rispetto all'equilibrio anche
che ci deve essere tra i prodotti, la loro tradizione, la modernità, il loro risvolto di
natura artigianale, eccetera, in termini di valutazione progettuale, avvengono
comunemente tra la nostra struttura turistica e queste aziende.
Si può dire che tutti i progetti vengono sostanzialmente pensati a Torino. Ciò non
toglie che le aziende, che sono poi chiamate a realizzare questa joint-venture, e che
sostengono tutto il rischio imprenditoriale sulla produzione, la commercializzazione
dei singoli oggetti, come tutte le aziende, decidono ovviamente dove allocare la
produzione. E non mi stupisco, come peraltro ormai avviene - purtroppo, aggiungo;
ma questo mi pare un dato di fatto - anche per grandi firme della moda italiana, che
spesso cerchino ovviamente di produrre queste idee, dal punto di vista operativo, in
zone del mondo in cui le condizioni ovviamente di rapporto tra costi e produzione
risultino più vantaggiose.
Mi pare importante sottolineare due dati di carattere numerico, che ho avuto
successivamente alla risposta scritta che ho voluto fornire in anticipo, che mi paiono
comunque importanti, visto il tema che stiamo discutendo; questi dati sono relativi a
cosa è avvenuto finora in termini anche di royalty, perché ovviamente il nostro
rapporto con queste aziende prevede una royalty a favore della Città sull'avvenuta
compravendita: nel periodo 15 giugno 2010, che è il momento in cui è partita questa
operazione, fino al 30 settembre 2011 (ancora non abbiamo i dati relativi al quarto
trimestre del 2011) sono stati venduti circa 75.000 oggetti, prodotti in cooperazione
con queste aziende, e la Città di Torino ha ricevuto una royalty corrispondente a
26.137 Euro.
Inoltre, gli stessi oggetti sono anche venduti da Turismo Torino, per cui nell'analogo
periodo (15 giugno 2010 - 30 settembre 2011) alla Città è derivata un'ulteriore
royalty, in questo caso ovviamente anche al netto della quota di competenze di
Turismo Torino, di ulteriori 13.500 Euro.
Quindi, la Città di Torino, con le royalty legate al "Progetto ObjecTo", finora è
riuscita ad avere, nel periodo 15 giugno 2010 - 30 settembre 2011, un complessivo
ritorno stimato in circa 40.000 Euro.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Ringrazio l'Assessore per la risposta. Premetto che il tema non è relativo alla vendita
di magliette prodotte in Cina, in Cambogia, eccetera, che è un fatto dell'economia
globale, e non attiene nemmeno all'utilità del progetto in sé, che invece mi sembra
un buon progetto; anzi, rispetto alla situazione di alcuni anni fa, in cui una Città che
puntava sul turismo non aveva una vendita di souvenir particolarmente organizzata,
il fatto che adesso esistano dei souvenir, una linea ufficiale, dei punti vendita, anche
particolarmente visibili, in Piazza Castello, eccetera, è sicuramente un passo avanti.
Tuttavia, trovare nel negozio, accanto ai prodotti realizzati effettivamente a Torino,
magliette, cappellini, eccetera, con l'etichetta "Made in China", qualche dubbio l'ha
fatto venire, perché per il turista che ritorna a casa, in Europa o in altre parti del
mondo, questi prodotti dovrebbero essere una testimonianza dell'eccellenza di
Torino.
Quindi, far sì che il turista prenda la maglietta e veda scritto "Made in China",
secondo noi è un po' come dire che non siamo capaci di produrre nemmeno una
maglietta.
Se parliamo delle penne USB, per motivi tecnologici queste penne ormai sono
prodotte praticamente tutte nel distretto di Sujo in Cina, o al massimo a Taiwan; per
cui capisco che in Piemonte non ci sia una fabbrica delle penne USB. Però le
magliette, sì. Cioè esistono tuttora in Piemonte delle aziende, magari non di
dimensioni enormi, che producono magliette, cappellini, eccetera. Quindi, sarebbe
anche utile per l'economia locale cercare di stimolare queste aziende, almeno quando
si tratta di souvenir ufficiali della Città di Torino.
Capisco che sia facile parlare, perché è successo anche a noi, che a queste cose
stiamo attenti, di ordinare delle magliette e di vederci arrivare le magliette "Made in
China". Quindi, è effettivamente difficile, però è possibile se uno fa attenzione,
anche perché stiamo parlando di prodotti che hanno un prezzo elevato, come tutti i
souvenir; non sono le magliette del mercato "cinque per 5 Euro", ma hanno un
prezzo significativo, in cui il prezzo di produzione in senso stretto incide poco,
quello che conta di più, forse, è proprio il marchio della Città, il fatto che siano
souvenir ufficiali.
Forse, in questo margine, ci starebbe anche il fatto di pagare un pochino di più il
tessile iniziale, senza rovinare i conti positivi dell'iniziativa, offrendo però un
prodotto "Made in Italy" e non "Made in China".
Quindi, sollecitiamo questa riflessione e speriamo che con le aziende coinvolte si
riesca a migliorare un po' la situazione, dove è possibile.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per una breve replica, all'Assessore Braccialarghe.

BRACCIALARGHE Maurizio (Assessore)
Ovviamente ci adopereremo perché questo possa avvenire, vorrei solo richiamare
l'attenzione sul fatto che nella struttura dell'accordo con queste aziende - e non
potrebbe essere diversamente - tutta la parte relativa al rischio imprenditoriale è tutta
a loro carico.
Quello che io temo è che nel momento in cui dovessimo vincolare la produzione -
soprattutto di alcuni oggetti, come sarebbe logico - sfruttando la manodopera
torinese, se io fossi una di queste aziende chiederei una quota di compartecipazione
al rischio, almeno a garanzia del costo aggiuntivo che inevitabilmente ci sarebbe
rispetto alle produzioni fuori dal nostro territorio nazionale.
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