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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'esame della seguente proposta di ordine del giorno n. mecc. 201106824/002, presentata in data 24 novembre, avente per oggetto: "Sostegno al Disegno di Legge sui diritti di cittadinanza - Modifiche della Legge n. 91 del 5 febbraio 1992 - ed alla Proposta di Legge di iniziativa popolare sulle nuove norme sulla cittadinanza - Campagna: 'L'Italia sono anch'io'" FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tricarico. TRICARICO Roberto È stato un lavoro lungo quello di quest'oggi, da parte del Consiglio Comunale. Abbiamo visto come questo è un luogo dove si incrociano i sentimenti, i bisogni, le istanze, le opportunità e le idee della nostra comunità. Il Consiglio Comunale è la sede politica dove si esprime l'interesse generale e ciascuno di noi sa - e oggi l'abbiamo dimostrato più che mai - che, interpretandone la funzione, cogliendo proprio l'essenza della natura dei provvedimenti che noi andiamo ad approvare, stiamo incidendo direttamente sulla vita dei singoli individui. Il nostro operato, come molti sanno, non si riduce esclusivamente ad iniziative amministrative, ma entra nel merito delle dinamiche di vita, della vita nostra e dei nostri concittadini, fino a toccare la titolarità dei diritti. Tra questi diritti, l'odierna proposta di ordine del giorno affronta il tema della cittadinanza; in particolare afferma il diritto di acquisire la cittadinanza italiana da parte di bambini nati nel nostro Paese da genitori stranieri. Sono tanti a Torino. Io ho chiesto all'Anagrafe di fornirci il rendiconto dei nati nel 2011 e vediamo come circa il 35% dei nuovi nati nella nostra città è nato da almeno un genitore straniero. Devo dire che questo tema è stato affrontato anche in sede europea; esiste la Convenzione europea sulla nazionalità, che è stata conclusa tra gli Stati membri del Consiglio d'Europa ed è ancora in attesa di essere ratificata dal nostro Paese, ma lì è previsto - ed è previsto in maniera chiara - che ciascuno Stato faciliti, nell'ambito del diritto domestico, l'acquisizione della cittadinanza per le persone nate sul territorio e qui domiciliate. Ha fatto anche molto discutere e molti hanno abbracciato con parole positive l'esortazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha chiesto, ha esortato proprio il Parlamento ad intervenire in questa materia. Devo dire che 114 Senatori hanno già depositato un Disegno di Legge, che prevede la cittadinanza italiana per i bambini nati da genitori stranieri. Quindi, con questo atto, noi oggi chiediamo al Sindaco di interpretare questo sentimento del Consiglio Comunale intervenendo presso il Governo, magari mandando una lettera di accompagnamento a questo ordine del giorno; noi stessi, con l'approvazione qui in Consiglio Comunale, ci uniamo al Presidente della Repubblica. E possiamo fare di più, perché, come voi sapete, tra i tanti nati il 1° dell'anno nel nostro Paese, molti sono bambini nati da genitori stranieri; anche Torino ha avuto, il 1° dell'anno, una nata da genitori tunisini: la bambina Tawka è nata alle 00.42 nell'ospedale torinese della nostra Città ed è nata da genitori tunisini. I genitori tunisini, però, sono già cittadini italiani. È per questo che io chiedo al Consiglio Comunale, e al Sindaco in particolare, di verificare, tra gli altri primi nati nella nostra città, se esiste, come esiste il 1° gennaio, un nato o una nata da genitori stranieri che possa ricevere, come gesto simbolico, ma anche come riconoscimento ad una intera comunità, quella straniera, nella nostra Città, la cittadinanza onoraria. Io annuncio già che il nostro Gruppo, il Gruppo del PD, attiverà le procedure per fornire la cittadinanza onoraria alla nata nella nostra città il 1° gennaio del 2012 e mi auguro che anche su questo il Consiglio Comunale trovi parole di sostegno. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Faccio presente che ormai, di fatto, il Consiglio delle ore 18.00 è sconvocato. La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Di sicuro la materia dell'immigrazione e soprattutto dell'integrazione degli immigrati nei ranghi dei nuovi cittadini, quindi un'integrazione in pianta stabile, è un tema appassionante, ma anche doveroso da affrontare per una classe politica responsabile. Io credo, però, che semplicemente abbandonare un sistema per abbracciarne un altro, a livello di manifesto, non sia l'impostazione giusta. Nella Proposta di Legge richiamata da questa proposta di ordine di giorno si chiede un abbandono del sistema dello ius sanguinis, finora in vigore - ricordo - in modo poi molto modificato, nel senso che lo ius sanguinis puro dovrebbe, in realtà, basarsi su una specie di esclusione di chiunque non abbia un'affinità di linea di sangue con chi ha già la cittadinanza, invece il sistema attualmente in vigore in Italia è, in realtà, un sistema più a tempo, nel senso che, con tutte le eccezioni e le lungaggini burocratiche del caso, in realtà sappiamo benissimo che chi risiede stabilmente per oltre 10 anni nel nostro Paese, a prescindere dai legami di sangue già in corso con soggetti titolari della cittadinanza italiana, può oggettivamente diventare cittadino italiano. Sono tanti gli immigrati di immigrazione risalente nel tempo nel nostro Paese, che sono già pienamente cittadini italiani, si sono sudati la loro integrazione e, in molti casi, spesso sono anche più orgogliosi della loro nuova appartenenza rispetto a tanti altri che l'hanno avuta comodamente come dato anagrafico. Sinceramente, io mi ritengo scettico sull'abbracciare, di per sé, lo ius loci perché, in realtà, non si richiede quello che, almeno a livello personale, è un requisito fondamentale, e cioè un'oggettiva integrazione culturale caso per caso, perché, se è vero che lo ius sanguinis di per sé è esclusivo insensatamente e anche incostituzionalmente, se è vero che il nostro attuale sistema pone delle lungaggini burocratiche per cui ritarda la ratifica dell'integrazione a livello di riconoscimento della cittadinanza a soggetti che, in realtà, hanno già vissuto o sono addirittura magari cresciuti, sin dalla tenera età, nel nostro Paese, quindi in realtà sono già culturalmente integrati, io ritengo che passare allo ius loci tout court possa creare le stesse ambiguità, al contrario, che porta il nostro sistema attuale. Paradossalmente, un bambino che nasca in Italia e dal secondo giorno di vita poi, in realtà, viva in un Paese extracomunitario, in un Paese con una cultura diversissima dalla nostra, sarebbe comunque cittadino italiano e questo nonostante non si sia minimamente approfondito l'effettivo percorso di integrazione attraverso la scolarizzazione nel nostro Paese, attraverso un percorso di acquisizione dei fondamenti linguistici, della nostra tradizione anche linguistica, l'adesione ai nostri valori costituzionali e alla tradizione anche giuridica e di valori fondamentali della nostra tradizione giuridica occidentale. Anche di fronte al fatto che - ricordo - una recente Legge ha allargato il diritto di voto e quindi, indirettamente, anche una specie di cittadinanza allargata, anche a chi non è cittadino, ma è italiano all'estero, addirittura di seconda generazione, io credo che si farebbe un passo indietro rispetto ad un passaggio che vada a riconoscere la cittadinanza come dato formale, conseguente a un'effettiva integrazione che viene verificata. Sinceramente io non credo che il mero riconoscimento formale della cittadinanza di per sé significhi integrazione. Basta ricordare che in Paesi europei, che hanno una storia di immigrazione e di integrazione anche più lunga ed antica della nostra, chi in tempi recenti si è macchiato di reati di terrorismo, di episodi di grande fondamentalismo contrario ai principi di parità della donna o di autodeterminazione, aveva in tasca la carta d'identità del Paese di cui era cittadino - in Inghilterra, in Spagna e, purtroppo, anche in Italia si sono verificati casi simili -, questo perché la carta d'identità e la cittadinanza non coincideva con una vera adesione spirituale e culturale al Paese che lo ospitava. Quindi, sinceramente anticipo il mio voto negativo, non perché sia contrario ad affrontare con serietà il tema dell'integrazione, soprattutto delle nuove generazioni, ma perché ritengo che non si possa passare da un manifesto sbagliato vecchio a un manifesto sbagliato nuovo e che, invece, bisogna procedere con grande pragmatismo e senso pratico, tenendo come bussola, come punto di riferimento la necessità di verificare un percorso di integrazione che dovrebbe passare quantomeno dall'inserimento e il perfezionamento del ciclo scolastico, almeno obbligatorio e - perché no? -, per chi magari arriva dopo, del servizio civile o militare che sia. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Guardo l'ordine del giorno, lo leggo e un po' sorrido. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sorrido perché chiediamo a un Governo che non è stato eletto, che doveva soltanto risolvere i problemi economici di questo Paese, di fare della politica. Obiettivamente è un po' imbarazzante come questione, in quanto questa maggioranza sostiene questo Governo che si è presentato esclusivamente per risolvere i problemi economici. Adesso ho sentito autorevolissimi esponenti del Partito Democratico alla Camera dei Deputati che dicono che questa è una cosa urgentissima, come se dare la cittadinanza alle persone che nascono in Italia e non che la acquisiscono come la Costituzione, tanto difesa dal Partito Democratico, cita, sia la cosa che ci farà uscire dalla crisi, sia la cosa che farà ripartire l'Italia e che le darà quella spinta verso una nuova primavera economica. Questo è il primo imbarazzo che noto e, secondo me, è il primo motivo per cui questa proposta di ordine del giorno non è da votare, perché vorrebbe dire far fare la politica a gente non eletta. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per cortesia, potete prendere posto nei vostri banchi, gentilmente? RICCA Fabrizio Detto questo, detto che demandare a un Governo non eletto, quindi se il prossimo Governo si prende i voti, poi faccia politicamente quello che vuole, io ritengo folle regalare la cittadinanza a chi non conosce niente del nostro Paese e ci è solo nato... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Possiamo stare zitti, che dobbiamo far finire di parlare? RICCA Fabrizio Rischiamo di fare un passo indietro, anziché un passo avanti. Rischiamo di non voler integrare e di non lasciare neanche la possibilità, alle persone che in questo Paese ci nascono, di scegliere, conoscendo questo tipo di Paese, se veramente volerne far parte o magari voler tornare al loro Paese d'origine o dargli la possibilità di emigrare in altri Stati che sicuramente gli possono offrire qualcosa di più. Io già immagino le barche piene di mamme incinte che arrivano in Sicilia, pronte per partorire, esattamente come succedeva dalla Tunisia, dove, dopo la cosiddetta "primavera araba", dove non è successo niente, anzi, è cambiato soltanto chi detiene il potere, persone che scappavano da lì, venivano qui, anzi, almeno da quanto si diceva, ci mandavano il peggio, tanto che la maggior parte di quella gente è stata rimpatriata, perché, ovviamente, non aveva i requisiti per rimanere in questo Paese. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per favore! Prego, Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Detto ciò, qualsiasi bambino nasca in questo Paese ha gli stessi diritti di qualsiasi bambino italiano che nasce da genitori italiani. Detto questo, non esiste motivo per cui dover dare a priori la cittadinanza a una persona che magari, come ho ripetuto prima, arrivando alla maggiore età, può decidere, essendo già residente da più di 10 anni in questo Paese, se chiedere la cittadinanza oppure cambiare strada per la sua vita. Noi stiamo imponendo, e di solito l'imposizione, soprattutto in questo Paese, evoca brutti ricordi. Quindi, probabilmente dobbiamo lasciare le cose come stanno, anche perché chi ha scritto la Costituzione effettivamente qualcosa di buono lo ha fatto: ha lasciato, alla popolazione che viene in questo Paese, la possibilità di scegliere, di poter fare un percorso, di poter scegliere, forse è la parola migliore. Se noi diamo, così, tout court la cittadinanza - io dico - anche senza motivo, perché poi, obiettivamente, il motivo non c'è... Ripeto, questi bambini che nascono hanno gli stessi diritti dei bambini italiani che nascono da genitori cittadini italiani. L'unico motivo è che probabilmente ci sono forze politiche che hanno bisogno di voti - perché io non la leggo che così - che hanno bisogno dei voti di queste persone, diciamo che è una forma di scambio... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consigliere Ricca, la invito a concludere. RICCA Fabrizio Grazie, Presidente. Partiti che sanno che da qui a pochi anni non avranno più seguito, cercano... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, no, io continuo Sindaco. Anzi, io capisco che la cosa possa disturbarla, ma... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Posso finire? FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ha concluso? Grazie. RICCA Fabrizio Ripeto, io individuo forze politiche che attualmente non hanno più niente da dire e che vivono momenti anche politicamente difficili, extraparlamentari, che probabilmente possono trovare, in questo nuovo elettorato, un elettorato che magari potrà cambiarli e, come si vede in altre Nazioni, stravolgere quello che è il panorama politico. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Musy. MUSY Alberto Con il suo intervento, il Consigliere Ricca ha fatto tre gaffe facendo così cadere il Gonfalone della Città e attentando, tra l'altro, alla vita dell'Assessore Curti! Innanzitutto finché non si andrà a cambiare la Costituzione della Repubblica Italiana, non credo vi sia e vi sarà nessun Governo "eletto": il Governo segue delle maggioranze parlamentari che noi, cittadini, eleggiamo. In secondo luogo, credo che il principio di inclusività sia la base fondamentale delle Repubbliche democratiche fondate sia sui principi dell'Occidente sia sulla grande tradizione giuridica occidentale. Tale principio è stato il motore trainante di una Nazione, come l'America, che ha conosciuto uno dei momenti più importanti dello sviluppo economico, civile, sociale e politico. Se il Consigliere avesse occasione di visitarlo, conservato proprio a Ellis Island davanti a New York, sorge il museo dell'immigrazione. Lì vedrà come centinaia e centinaia di emigrati italiani venivano trattati con modalità piuttosto brusche (ma all'epoca dobbiamo considerarle come tali); modalità che non le fanno tanto rendere dissimili dal fenomeno di immigrazione complessa attuale. Questo fenomeno va osservato con molta attenzione: il mondo occidentale europeo in parte lo conosce già, l'Italia, invece, lo sta imparando a scoprire solo da pochi anni. E proprio quel principio di inclusività - che in America ha impiegato un centinaio di anni ad essere sviluppato - oggi garantisce come buona parte dei membri del Congresso americano oggi abbiano origini sia italiane sia di altri Paesi del mondo facendo sì che gli Stati Uniti oggi abbiano e possano continuare a fondare il proprio sviluppo economico, quella spinta demografica che l'Europa occidentale oggi non ha. Quindi, io pronuncio il mio parere favorevole a questa proposta di ordine del giorno, non solo per ragioni culturali che sono nell'inclusività, ma perché considero l'inclusività un pezzo fondamentale dell'esperienza giuridica occidentale; voto a favore anche per ragioni pratiche, perché il nostro Continente, in particolare il nostro Paese, ha bisogno di una spinta demografica e l'inclusione di questi cittadini, fin dall'inizio, ci può aiutare a darla. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ci sono ancora due interventi. Ce n'è uno per fatto personale, ma ritengo che non sia personale, ha fatto una battuta il Consigliere Musy. La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Io penso che i Consiglieri di maggioranza hanno votato Veltroni, ha vinto Berlusconi e oggi governa Monti. (INTERVENTI FUORI MICROFONO). FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) E il fatto personale? Concluda. RICCA Fabrizio Un piccolo inciso: in America i veri americani sono stati sterminati e sono stati chiusi nelle riserve. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Io credo che oggi discutiamo qualcosa di importante. Può sembrare solo una mozione, in realtà è molto di più, è un'emozione. Perché dico questo? Perché oggi qualifichiamo quello che siamo, qualifichiamo il senso di quest'Aula e diamo anche senso alle cose che facciamo. Anche le nostre diversità, le diversità politiche, la diversità di modello di società che c'è fra quella che tratteggiava il Consigliere Marrone o il Consigliere Ricca fra, lo voglio dire, fascismi vecchi e nuovi di questo Paese, che spesso tende a raggomitolarsi su se stesso. Basterebbero pochi dati per dire come la cittadinanza oggi dovrebbe essere riconosciuta. Guardate, oggi il 7% della popolazione italiana, circa 4 milioni di persone, sono immigrati regolari in questo Paese e contribuiscono al Prodotto Interno Lordo per l'11%; e non solo: contribuiscono alle nostre pensioni, alle pensioni di cui in questi giorni si è così, giustamente, accesamente discusso, per il 17%. In altre parole, l'economia del nostro Paese non potrebbe sostenersi, e purtroppo non potrà progredire, prescindendo da quello che è uno straordinario fenomeno moderno, che è il fenomeno delle migrazioni, fenomeno moderno, ma fenomeno che è anche frutto della storia del nostro Paese e frutto della storia di questa Città. Vedete, oggi - lo ricordava prima il Consigliere Marrone - la cittadinanza non è un diritto. Non è un caso che si usi la parola "concesso". La concessione della cittadinanza non è basata su diritti oggettivi. Prima di tutto, quindi, questa Proposta di Legge, disegnata da un giurista torinese, l'avvocato Lorenzo Trucco, Presidente dell'ASGI, l'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, che è frutto della spinta di tante e tante organizzazioni della società civile italiana e dello sforzo dei principali sindacati, e questa campagna "L'Italia sono anch'io" credo che mirino soprattutto a disegnare l'Italia di domani. Oggi noi viviamo a Torino, in quella che è statisticamente la metropoli con l'età demografica più alta d'Italia e viviamo in Italia, in quello che è il Paese con l'età demografica fra i più alti d'Europa e viviamo in Europa, che è il continente del mondo con l'età demografica più alta. Non è difficile capire qual è il futuro del nostro Paese e non è difficile capire che il nostro Paese, la nostra Città non può avere un futuro senza quei piccoli e quelle piccine, soprattutto senza dare a quei bambini e a quelle bambine il diritto di sentirsi da subito cittadini di questa città, di questo Paese e di questo continente che è l'Europa. Questo sostanzierà molto diversamente - l'abbiamo detto tante volte noi in questi anni - da come immagina il Consigliere Ricca il futuro di questo continente. Certo, io spero che tante mamme, da diversi Paesi, decidano di venire a partorire nel nostro, perché questo, secondo me, ci permetterà di avere un futuro. Vorrei, però, anche dire alle nostre forze politiche, alle forze politiche che voteranno questa proposta di ordine del giorno, che questo ordine del giorno non può bastare. Dobbiamo riflettere su qual è il futuro che vogliamo dare alla nostra Città e sul futuro che vogliamo tratteggiare, appunto, per il nostro Paese. Un altro Paese, come la Francia, è un Paese che da anni si confronta con l'integrazione delle migranti e dei migranti, è un Paese che ha un criterio di cittadinanza basato, appunto, sullo ius soli, eppure è un Paese che 4-5 anni fa ha visto, nelle proprie periferie, scoppiare violenze e contraddizioni straordinarie. Qualcuno potrà demagogicamente dire che quelle violenze e quelle contraddizioni sono frutto, appunto, della presenza di culture diverse. Io credo, invece, a partire dalle cose che dicevamo prima, che quelle violenze e quelle contraddizioni sono, in realtà, il frutto di una valutazione che dobbiamo fare insieme. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere. CURTO Michele Grazie. Non possono bastare i diritti di cittadinanza se non esistono i diritti sociali. Senza i diritti sociali, i diritti di cittadinanza rischiano di essere diritti non esigibili. Per questa ragione - lo voglio dire soprattutto alle nostre forze politiche, le forze progressiste, le forze che in questi anni hanno retto e hanno trasformato Torino in una città dove i miei genitori, che erano genitori migranti che arrivavano dal sud, hanno trovato casa e ospitalità - non può bastare riconoscere i diritti civili, dobbiamo anche fare lo sforzo di sostanziare i diritti sociali e di evitare lo scontro fra ultimi e penultimi, proprio per non regalare a chi, invece, è portatore di culture che preferiscono mettere gli uni contro gli altri, che lucrano della paura, di culture politiche che speculano della diversità, per non permettere a queste culture, un giorno, di governare questa Città. Per questa ragione, questo è solo l'inizio di un percorso e quindi, convintamente, votiamo favorevolmente a questa proposta di ordine del giorno. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Levi. LEVI Marta Sarò veloce. Mi hanno stimolato soprattutto gli scenari apocalittici tratteggiati dal Consigliere Ricca nel suo intervento: barche piene di donne incinte che arriveranno nel nostro Paese per far nascere qui i loro bambini. Io credo che, al di là degli scenari apocalittici, appunto, disegnati, a cui ovviamente non c'è da credere, chi nasce in Italia da genitori stranieri non ha gli stessi diritti di chi nasce in Italia da genitori italiani. Questo è il primo dato di fatto ed è inutile che ci raccontiamo questa favola. In questa proposta di ordine del giorno non c'è nessuna strumentalità. Cioè, non si tratta di uno scambio per avere voti, checché, di nuovo, ne dica il Consigliere Ricca; credo che nel suo intervento e nella sua posizione ci sia strumentalità, non sicuramente in quella espressa da questa proposta di ordine del giorno. Perché in tutta questa vicenda, poi, c'è un fatto, che è il fatto chiave di tutto ciò: c'è un 25% di bambini, tra zero e tre anni, che nascono nel nostro Paese e che hanno i genitori stranieri; questi bambini vanno nelle nostre scuole, parlano l'italiano, parleranno l'italiano, studiano la storia del nostro Paese, sono figli di questo Paese per esserci nati e per esserci vissuti in questo Paese. Questi bambini non sono considerati cittadini di questo Paese. Questa è la banale situazione a cui si chiede di porre rimedio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per fatto personale, al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Dal momento che sono stato citato due volte, prima dal Consigliere Musy e poi dal Consigliere Curto, vorrei rispondere. Sinceramente, all'intervento del Consigliere Curto, che si riempie la bocca con una parola che spesso a sinistra si tira fuori, fuori contesto, quando mancano argomenti, cioè "fascismo", rispondo dicendo che sono sorpreso, perché credevo che il mio intervento avesse mantenuto una levatura abbastanza alta e si era confrontato sulle teorie da scegliere, i modelli da scegliere. Quindi non commento, perché, conoscendolo, credo sia una caduta di stile involontaria. Parlando, invece, al Consigliere Musy, faccio una brevissima replica, perché forse mi ha frainteso: quando io parlavo di tradizione giuridica occidentale, parlando dei momenti di massima levatura, pensavo più ad Atene o a Roma che non a Washington, ma forse abbiamo una diversa valutazione... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Infatti, dopo aver fatto il servizio militare? Sì, esatto, è proprio quello a cui mi riferivo, Consigliere Musy. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Concludendo, mi limito a dire che citare la demografia, parlando di un ordine del giorno che parla di diritti civili e politici individuali - e la demografia è stata citata da diversi Consiglieri -, è la dimostrazione che in realtà non si pensa ai diritti dell'individuo e si ricalca con l'idea che abbiamo bisogno di loro per mantenere il nostro status economico e di benessere di consumi, perché servono gli immigrati se no cade la baracca, è la perfetta dimostrazione che qui non si parla di diritti individuali, non si parla di estensione di diritti, si parla di un - quando prima ho scherzato, purtroppo il Consigliere Musy l'ha raccolta - import-export dei cittadini; con questa concezione si aderisce, invece, al più abbietto modello di mercificazione della persona che possa essere considerata in un'Aula consiliare. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Sarò brevissimo. Devo dire che, purtroppo, la discussione di stasera non mi è molto piaciuta, perché ho visto in molto interventi - non in tutti, per fortuna - tanta ideologia, tanta retorica e forse una visione molto astratta del problema, mentre credo che questo sia soprattutto un problema concreto, nel senso che abbiamo centinaia di migliaia di giovani italiani che sono nati qui, cresciuti, sono italiani esattamente come tutti gli altri per cultura, che però rischiano, una volta arrivati a 18 anni, magari perché sono stati 3 mesi o 6 mesi dalla nonna in un Paese straniero quando avevano 4 anni, di non riuscire a ricevere la cittadinanza e quindi di non riuscire a restare regolarmente nel nostro Paese. Questa ci sembra una questione incivile. Noi ne abbiamo parlato con chiunque abbia voluto discuterne con noi; ci siamo fatti un'idea precisa e crediamo che, per risolvere questo problema concreto, le proposte contenute in questa Proposta di Legge siano positive e quindi voteremo a favore di questo ordine del giorno, sperando però che non si tratti semplicemente di uno strumento per fare un po' di rumore sui giornali, di un'ennesima Legge di iniziativa popolare che poi giace per anni nei cassetti del Senato, come è successo peraltro a quella che ha proposto il Movimento 5 Stelle ormai 4 anni fa, ma che sia veramente l'occasione, da parte della politica tutta, per affrontare questo problema, che non riguarda l'immigrazione, l'arrivo di barconi, eccetera, ma riguarda i diritti di persone che sono già qui, sono nate qui e che devono semplicemente essere riconosciute e poter vivere civilmente come tutti gli altri, quindi che si possa arrivare a qualche risultato concreto e non soltanto alla campagna mediatica. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Ancorché l'ora sia tarda e l'argomento sia evocato con un ordine del giorno che io condivido e che raccolgo, il tema non è banale, perché è un tema strategico per la vita della nostra Città, come del nostro Paese. Io penso che una discussione di questo genere, questa sera come in qualsiasi altro luogo e momento, ha bisogno, da parte nostra, di essere affrontato con serietà, senza semplificazioni manichee e anche senza retoriche e anche usando argomenti che abbiano fondamento. Vede, Consigliere Ricca, non usi contro gli altri argomenti che lei non accetterebbe contro di sé, perché dire che si vuole riconoscere i diritti agli immigrati perché si vuole il voto, si presta a un'obiezione altrettanto meschina, di segno contrario, di dire che chi non lo vuole è perché ha paura di non avere il voto. Non è un argomento particolarmente significativo. Quindi proviamo, invece, a misurarci con il problema. Il problema è questo: l'Italia è un Paese che, negli ultimi 30 anni, ha conosciuto, via via in modo crescente, un processo di immigrazione, dopo essere stato, per 150 anni, un Paese di emigrazione. Vale la pena ricordare - perché non è un dato di poco conto - che esiste, nel mondo, un'altra Italia, fatta di 60 milioni di cittadini che sono discendenti di italiani che sono emigrati in Brasile, in Argentina, in Venezuela, in Sudafrica, in Australia, in Belgio, in Francia, in Svizzera, in Germania e in tanti altri posti. Gente che è partita per 150 anni da questo Paese non perché non amava il proprio Paese, ma per cercare ragioni di dignità di vita altrove, disperando di trovarle qui. Siccome noi abbiamo sempre guardato con grande rispetto a questa emigrazione e abbiamo sempre rispettato questi nostri connazionali, che andavano in giro per il mondo per cercare dignità per sé e, trovandola, hanno conquistato dignità per il proprio Paese, oltre che per sé, cerchiamo di avere lo stesso modo di guardare a coloro che cercano dignità nel nostro Paese venendo da luoghi lontani e non applicando due pesi e due misure, per cui l'emigrazione italiana è un'emigrazione degna che deve essere riconosciuta e l'immigrazione verso l'Italia, invece, è qualcosa che va evocata soltanto come un rischio, come una paura, come un danno, perché questo doppio standard è intanto culturalmente sbagliato e non corrisponde poi alla realtà. Seconda considerazione. L'Italia è un Paese che è divenuto destinatario di flussi migratori crescenti. Oggi i cittadini extracomunitari che regolarmente soggiornano nel nostro Paese sono l'8% della popolazione, ma da Grosseto a Bolzano, cioè nel centro-nord del Paese, stanno tra il 10% e il 20%. Torino è nella media di questa dinamica che investe demograficamente il centro-nord, essendo una città nella quale il 15% di coloro che risiedono in questa Città è costituito da extracomunitari o da figli di extracomunitari privi della cittadinanza. Questi dati ci dicono che c'è una modificazione strutturale della composizione demografica del nostro Paese, che non è una cosa che uno dice: "Mi piace" o: "Non mi piace", può dirlo, ma è un dato con cui fare i conti. E non c'è nulla di mercificante nel ricondurre questa presenza così forte a un'osservazione delle dinamiche del mercato del lavoro. Come mai abbiamo il 15%? Perché se uno va in una cascina tra Bergamo e Verona, dove è concentrato il 90% del patrimonio zootecnico del nostro Paese, scoprirà che non c'è un mungitore di vacche salariato che non abbia il turbante in testa, perché sono o del Bangladesh, o pakistani o indiani. I pomodori, che noi tagliamo con gusto sulle nostre tavole, vengono raccolti nelle campagne di Rosarno dai senegalesi. Nella Città di Torino la metà delle famiglie di questa città che dispone di una colf, dispone di una colf che è senegalese, ucraina, somala, filippina, peruviana. Chiaro? In questa città ci sono circa 50.000 rumeni, ci sono quasi 30.000 cittadini che vengono dal Maghreb, ci sono 6.000 cinesi, ci sono 6.000 albanesi, ci sono 10.000 peruviani. Si vede. È la composizione di questa città. Vede, Consigliere Ricca, qualche anno fa, per i compiti che avevo allora di Governo (andavo spesso nel Nord-est, quando ero Ministro del Commercio Estero), mi è capitato di essere andato a Oderzo, Città guidata per anni - non adesso, ma per anni - da un esponente leghista autorevole, uno dei fondatori del Movimento della Lega Nord. Siccome andavo lì come Ministro del Commercio Estero, è chiaro che andavo e incontravo soprattutto le aziende e gli imprenditori di quel Nord-Est che esporta, di quel Nord-Est forte, di quel Nord-Est che nei consensi elettorali dà un consenso significativo, anche adesso, al centrodestra e alla Lega Nord. Era in corso la campagna che la Lega Nord promuoveva in quelle settimane, con lo slogan suggestivo: "Non vogliamo essere come gli Indiani nella riserva. Tutti fuori gli immigrati, a casa", eccetera, eccetera. Il Presidente dell'Unione Industriali di Oderzo, non il Presidente della Caritas diocesana, il Presidente dell'Unione, nel colloquio con me, in presenza di testimoni - quindi questo che cito è stato sentito da altri - ha detto: "Non venga a nessuno in mente di mandare via gli immigrati, se no qui, a Oderzo, chiudiamo un terzo delle nostre fabbriche". (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, è la constatazione di un dato obiettivo, esattamente come gli italiani andavano negli Stati Uniti. Scusi, Consigliere Marrone, esattamente come i nostri connazionali andavano in Argentina, in Brasile e negli Stati Uniti, perché lì c'era lavoro. Esattamente come si veniva da Trevico a Torino negli Anni Sessanta perché qui c'era lavoro... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusi un attimo, le dinamiche economiche non sono mica frutto della malignità della politica. Le dinamiche economiche hanno una loro autonoma forza! O no? Prendiamo atto di questo. Dopodiché, siccome l'argomento che lei usa ha un senso, esattamente, se non si vuole avere una concezione strumentale di mercificazione, a chi viene qui a lavorare bisogna riconoscere dei diritti. È se non gli si riconoscono dei diritti e li si usa soltanto come forza lavoro, o addirittura come schiavi, che allora c'è una concezione mercificante dell'immigrazione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusate, io ho ascoltato tutti... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Scusate, ho ascoltato tutti... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, ma lascia stare. Potete fare quello che volete. Il punto è che io ho ascoltato tutti e vorrei che mi si ascoltasse. Resta il fatto, Consigliere Ricca, che, quando è iniziata l'esperienza della partecipazione della Lega Nord al centrodestra, voi avete fatto credere agli elettori che finalmente, dopo anni di lassismo, dopo anni di apertura incontrollata delle frontiere - mi faccia parlare, che l'ho ascoltata in silenzio -, arrivati voi, li si mandava tutti a casa. Avete fatto la più grande sanatoria che la storia della Repubblica abbia conosciuto; ne avete sanati 700.000 in 10 anni. E lo avete fatto perché non si poteva fare diversamente, prendendo atto, con realismo, che un conto è fare dei proclami elettorali, altra cosa poi è governare i fenomeni e governare i processi. E un fenomeno come quello dell'immigrazione è un fenomeno complesso, difficile, io non lo banalizzo. So benissimo che suscita problemi, conflitti, tensioni, esatto. Ma i conflitti e le tensioni si superano non se si evocano costantemente paure, ma se si libera la gente dalla paura. L'immigrazione consiglia di essere gestita esattamente per liberare l'immigrazione dalla paura che porta con sé, non caricandola ulteriormente ogni giorno di rischio, di danno, di spiriti ansiogeni, che non aiutano e non favoriscono la gestione di questo fenomeno. È così vero quello che dico, Consigliere Ricca, che il Sindaco di Treviso, notoriamente leghista - essendo una Città in cui il vostro consenso elettorale è forte - vanta i livelli di integrazione realizzati in quella Città. Si è ben guardato dal dire: "Vadano tutti a casa", ha fatto delle politiche di integrazione e addirittura le vanta, perché sa benissimo che il problema va governato e va gestito. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Allora vede che il problema non è l'immigrato in sé? Il problema è che politiche di integrazione si fanno... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma come no? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma chi l'ha detto che non è così? Ma chi gliel'ha detto che non è così? FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Facciamo terminare il Sindaco! SINDACO Ma chi gliel'ha detto? Lei sa che Torino è l'unica Città in Italia che, nel servizio civile volontario, usa anche i giovani che sono figli di immigrati? E questa viene considerata un'esperienza più avanzata di altre. Lo sa questo? Si informi! Questa storia per cui... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). L'idea per cui, siccome uno è all'opposizione, deve dire che il posto in cui è, è il peggiore del mondo, non è un buon modo di fare opposizione. Dopodiché, io penso che bisogna gestire le politiche di integrazione, perché so benissimo che l'integrazione è un fenomeno che porta con sé problemi, contraddizioni e conflitti, e li porta per una ragione strutturale. Vede, in ogni tempo della storia, e di immigrazioni nella storia ce ne sono state tantissime, e le segnalo che i grandi Paesi, che noi consideriamo grandi, nel mondo, sono quelli figli dell'immigrazione, a partire dagli Stati Uniti... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Certo, c'è sempre quello che lo sa e noi non lo sappiamo. È un po' più complicato. Lasci stare. Vada a fare una visita a Ellis Island a vedere il museo sull'immigrazione e vedrà che i problemi c'erano anche allora. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ci vado spesso, stia tranquillo. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Perché il fenomeno è complesso? Perché nel fenomeno immigrazione, in qualsiasi storia e momento della storia, in qualsiasi tempo, si manifestano due stati d'animo che non entrano naturalmente in sintonia: c'è lo stato d'animo di chi arriva, è partito da lontanissimo, dove non aveva niente, ha l'aspettativa di trovare, dove arriva, tutto quello che desidera per la propria dignità; è del tutto umano che sia così. E c'è lo stato d'animo di chi li riceve, che siamo noi, che vede arrivare gente che parla un'altra lingua, mangia altre cose, pratica un'altra religione. Questi due stati d'animo, naturalmente, non entrano immediatamente in sintonia, questo è ovvio, perché quando ci si trova di fronte a un fenomeno sconosciuto, l'istinto umano è quello di mettere le mani avanti e non quello di accogliere. È sempre così. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, sto facendo... provi a sentirmi, provi ad ascoltarmi, sto facendo un altro ragionamento. Sto dicendo che è del tutto ovvio che, in un fenomeno come il fenomeno migratorio, si producano delle contraddizioni, dei cortocircuiti e dei conflitti, ma proprio per questo serve una politica. Serve la politica per trasformare quei due stati d'animo, che possono entrare in cortocircuito, in stati d'animo che possono incontrarsi. Questo è il punto. Allora, discutiamo qui di quali devono essere le politiche dell'integrazione. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma voi non avanzate una sola proposta su questo. Voi venite a dirci soltanto e sempre che tutto quello che facciamo è lassismo, concessione. Mi dia una proposta in positivo, Consigliere Ricca, sono pronto a discutere una proposta in positivo, che venga avanti da voi per l'integrazione degli immigrati a Torino! RICCA Fabrizio (Intervento fuori microfono). SINDACO Ma per carità! Si figuri! Ma sono io che li faccio lavorare a 3 Euro l'ora? Lasci stare! Sono le Istituzioni? (INTERVENTO FUORI MICROFONO). FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per cortesia, facciamo terminare. SINDACO Quelli che li fanno lavorare a 3 Euro l'ora sono, nelle campagne di Rosarno, la 'ndrangheta e la mafia, non sono mica nelle Istituzioni! Ma scusi! Cerchiamo di individuare quali sono almeno gli avversari e gli obiettivi contro cui vogliamo fare una battaglia, se la vogliamo fare insieme! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Comunque sia, concludo, ho già preso molto tempo, ma penso che sia una discussione importante. Penso che dentro questa discussione c'è un tema, che giustamente il Presidente Napolitano ha evocato più volte. Io condivido il fatto che il Presidente Napolitano, a cui tutti riconosciamo certamente equilibrio ed essere alieno da qualsiasi forma di estremismo, ha sentito il dovere di evocarlo: noi siamo un Paese nel quale ci sono milioni di bambini che nascono e non sanno quale cittadinanza hanno. Sono figli di nessuno. Sono figli dei loro genitori, ma non sono riconosciuti come figli della società in cui vivono. Questo è un problema che abbiamo il dovere di affrontare. Poi, ci possono essere modi diversi per riconoscere la cittadinanza. In questo momento in Parlamento sono depositati almeno quattro testi di legge diversi. Affrontiamo il tema, discutiamo, ma affrontiamolo questo tema, perché questo è un tema di civiltà. D'altra parte, ci sono Paesi in Europa, che hanno una grande tradizione e una grande esperienza migratoria nella loro storia - penso alla Francia, penso alla Germania, penso all'Inghilterra - che questo problema lo hanno risolto. Paesi, tra l'altro, in questo momento, tutti governati da Governi di centrodestra, i quali non pensano minimamente di tornare indietro dalle leggi di riconoscimento della cittadinanza che si sono dati. Quindi, affrontiamo il problema e vediamo come possiamo dare una soluzione. Infine, per quanto riguarda la proposta del Consigliere Tricarico di compiere un atto simbolico, come il riconoscimento della cittadinanza onoraria ad un bambino nato a Torino, questa è una prerogativa del Consiglio Comunale. Io posso naturalmente dare qui il mio pieno assenso, il mio pieno consenso a questa proposta. Ovviamente va gestita e regolata sulla base dell'articolo 7 dello Statuto della Città, che prevede le modalità con cui dare corso a un'iniziativa di questo genere. Grazie e mi scuso per la lunghezza. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Non essendoci altre richieste d'intervento, pongo in votazione la proposta di ordine del giorno: Presenti 25, favorevoli 24, contrari 1. La proposta di ordine del giorno è approvata. |