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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo all'ultima richiesta di comunicazioni relativa al Patto di Stabilità, a firma dei Consiglieri Bertola e Appendino, con la quale si chiede di riferire all'Aula riguardo al mancato rispetto, da parte del Comune di Torino, degli obiettivi del Patto di Stabilità, precisando le motivazioni sottostanti tale scelta e le conseguenze che ne derivano. Prego i signori Colleghi di adottare il silenzio nell'Aula, anche perché se no non si riesce ad ascoltare i Colleghi quando parlano. La parola al Sindaco. SINDACO Ringrazio i Consiglieri che hanno chiesto informazioni su questo, come è giusto che sia, che do molto volentieri. Voi sapete che nelle settimane scorse ho annunciato, ho anticipato che il Comune di Torino per il 2011 non potrà ottemperare ai tetti di spesa previsti dal Patto di Stabilità interno, che è la legge - come sapete - che regola le relazioni tra Stato e sistema degli Enti Locali in materia di finanza locale. Si tratta di una decisione non semplice, che non ho certamente assunto a cuor leggero e, tuttavia, è una decisione assolutamente necessaria per poter mettere il Comune di Torino nelle condizioni di operare, da un lato, un aggiustamento dei propri conti nel corso del 2012, rientrando così nel Patto di Stabilità e, per altro verso, inevitabile e necessaria per onorare gli impegni che il Comune ha assunto nei confronti di terzi. Perché si è reso inevitabile il non rispetto dei tetti previsti dal Patto di Stabilità? (Preciso che lo stesso Patto di Stabilità prevede la possibilità di sfondarli i tetti, quindi non è una violazione di legge. La legge prevede che si possano non rispettare, naturalmente sottoponendo, poi, a certe condizioni sanzionatorie). Sostanzialmente per tre ragioni. La prima. Il contributo che è stato chiesto al Comune di Torino per la politica di riallineamento dei conti pubblici, di riduzione del debito, si è quadruplicato nell'arco di pochi anni. Il contributo che è stato chiesto al Comune di Torino è raddoppiato tra il 2009 e il 2010, è raddoppiato ulteriormente un'altra volta tra il 2010 e il 2011. In pratica, il contributo chiesto al Comune di Torino per il Patto di Stabilità nel 2011 è diventato, da un punto di vista dimensionale, quattro volte più pesante rispetto a quello di due anni fa. Questo ha determinato una condizione di difficoltà nell'ottemperare a questo impegno. Vale la pena di dire le cifre, perché le cifre sono significative. Tra il 2007 e il 2011 la Città di Torino ha contribuito al Patto di Stabilità interno per 475 milioni di Euro. È una cifra enorme. Nel solo 2010 abbiamo contribuito per 120 milioni di Euro al Patto di Stabilità, cui aggiungere 46 milioni di minori trasferimenti, per un contributo globale di 166 milioni di Euro. Nel 2011 ci era richiesto un ulteriore contributo di 125 milioni di Euro, che, considerato l'accumulo del contributo degli anni precedenti, è diventato per noi insostenibile. Quindi, la prima ragione per cui noi abbiamo dovuto prendere atto che non si potevano rispettare i tetti del Patto di Stabilità è l'enorme crescita che l'incidenza di questo Patto ha avuto sugli Enti Locali, in particolare sulla nostra Città, tale da determinare una richiesta di contribuzione non sostenibile per il 2011. La seconda ragione per cui è risultato inevitabile operare questa scelta è che il Patto di Stabilità è congegnato in ragione tale che un Ente Locale è indotto a non onorare, nei confronti di terzi, i propri impegni e, in particolare, a rinviare costantemente i pagamenti a coloro che hanno fornito beni e servizi all'Ente Locale. In altra condizione economica, una dilazione di questi pagamenti ha certe conseguenze. In una fase nella quale la crisi economica è particolarmente acuta, il costo del credito bancario è particolarmente alto, dilazionare pagamenti ai fornitori di beni e servizi significa contribuire ad effetti depressivi e recessivi della dinamica economica della Città. Su questo secondo punto segnalo ancora che, non rispettando il Patto di Stabilità, noi abbiamo potuto erogare 270 milioni di Euro di pagamenti, che se no saremmo stati obbligati a rinviare al 2012, non sapendo quando avremmo potuto onorarli. Complessivamente nel 2011 noi abbiamo erogato ai fornitori di beni e servizi 513 milioni di Euro. Nel 2010 ne avevano pagati 242. Non rispettando il Patto di Stabilità, abbiamo potuto pagarne 270 in più. Quei 513 milioni, appunto, che - fate i conti in Lire per avere la dimensione - sono un'iniezione di liquidità nel sistema economico torinese di grandissimo rilievo. La terza ragione per cui il Patto è risultato non più rispettabile è che, a fronte di una contribuzione che veniva chiesta al Comune di Torino, che nell'arco di due anni (2009-2011) è aumentato di quattro volte, non è stato rimosso in questi anni il blocco all'aumento delle entrate, per cui il Comune di Torino - e i Comuni, tutti - si è trovato nelle condizioni di dover ottemperare ad una richiesta di contribuzione al Patto a entrate inalterate, il che, naturalmente, ha aumentato la difficoltà di poter rispettare i tetti di spesa. In altri termini, per dire le cose più semplicemente, se avessimo dovuto rispettare per il 2011 il Patto di Stabilità, avremmo dovuto operare 130 milioni di tagli, o sugli investimenti o sui servizi (cosa che, naturalmente, era ed è impensabile), e avremmo dovuto rinviare 270 milioni di pagamenti a imprese che hanno fornito beni e servizi al Comune di Torino. Questa è la ragione per cui, invece, abbiamo ritenuto di dover fare una scelta difficile, ma necessaria, perché, non ottemperando al Patto, non siamo stati costretti a tagli che avrebbero inciso significativamente nei servizi erogati ai cittadini e avremmo dovuto dilazionare pagamenti che, invece, onorati e rispettati, costituiscono un contributo positivo alla dinamica economica della Città. Naturalmente, l'obiettivo nostro è rientrare nel Patto entro il 2012. In funzione di questo rientro, noi abbiamo attivato, e intendiamo attivare, quattro linee di azione. La prima è la riduzione del debito. Ricordo che l'indebitamento del Comune di Torino - tornerò su questo punto più avanti - è cresciuto costantemente dal 1998 al 2010. Il 2011 si chiude con una prima riduzione di 30 milioni di Euro dell'indebitamento. 30 milioni di Euro a fronte dell'indebitamento globale, naturalmente, è una cifra modesta, ma segna un'inversione di tendenza: per la prima volta, dal 1998 ad oggi, non aumentiamo ulteriormente il debito, invertiamo la curva e cominciamo a ridurlo. È chiaro che l'obiettivo che ci proponiamo nel 2012 è di realizzare una riduzione dell'indebitamento ben più consistente dei 30 milioni di Euro. In funzione di questo obiettivo, la seconda linea di azione è quella della dismissione. Dismissioni sia mobiliari (non a caso il Consiglio Comunale è stato impegnato alla vigilia di Natale nell'approvazione della deliberazione di riorganizzazione del sistema delle partecipazioni comunali, in funzione dell'apertura di queste società partecipate a capitali privati, che consentono sia di realizzare una riorganizzazione in funzione di una maggiore efficienza e produttività di queste aziende, sia in funzione di liberare risorse che sono finalizzate alla riduzione dell'indebitamento) che immobiliari (il Comune dispone, ovviamente, di un ampio patrimonio immobiliare, che intendiamo utilizzare in modo intelligente e razionale, dismettendone le quote necessarie, per ridurre l'indebitamento). Terza linea di azione: un piano di economia sulla spesa corrente. Dal 2009 è già stato avviato un piano che ha contenuto e ridotto la spesa corrente. Intendiamo farlo in modo più consistente con il Bilancio 2012, che è in corso di redazione e che vogliamo proporre al Consiglio Comunale, quando sarà predisposto, con saldi che realizzino un significativo risparmio sulla spesa corrente. Infine, per sostenere questi obiettivi, è prevista una strategia di aumento delle entrate correnti, resa possibile dal fatto che le ultime manovre varate, a livello nazionale, hanno riconosciuto al sistema degli Enti Locali la possibilità di accrescere l'introito di risorse proprie sul terreno fiscale e parafiscale. Qualche settimana fa (questo Consiglio Comunale le ha approvate) abbiamo portato in questo Consiglio l'adeguamento delle tariffe per i trasporti. Entro i prossimi Consigli sarà portata all'esame di quest'Aula l'introduzione, anche a Torino, dell'imposta di soggiorno. Siamo in attesa di comprendere quale sia l'esatta e corretta interpretazione applicativa dell'articolo 23, che affida all'IMU-ICI il compito di contribuire alle risorse proprie dei Comuni (su questo articolo è aperto un contenzioso interpretativo, che, a seconda di come viene risolto, può cambiare le dimensioni quantitative degli introiti dei Comuni, in ogni caso noi speriamo, ovviamente, che sia l'interpretazione più favorevole), e ogni altra misura che possa consentirci di avere una disponibilità finanziaria che, unitamente al contenimento della spesa e alla riduzione dell'indebitamento, ci consenta di operare un riequilibrio ed un aggiustamento dei conti, funzionale al rientro nel Patto di Stabilità entro il 2012. Detto questo, mi si consenta di aggiungere anche qualche considerazione più generale sul Patto di Stabilità. Io ho detto in questi giorni (e vedo che man mano che passano le settimane si compiono atti - e ne citerò alcuni - che sono conferma di questa mia analisi) che il Patto di Stabilità è un patto cieco, perché non distingue la qualità della spesa. Il Patto di Stabilità attualmente in vigore, da 10 anni in vigore - e segnatamente nelle forme attuali in vigore negli ultimi 5 anni - non distingue, ad esempio, tra spese per investimenti e spesa corrente. Il risultato è che c'è un'altra Città italiana - si dice il peccato e non il peccatore - che ha un indebitamento analogo a quello della nostra Città. La differenza sta nel fatto che in questa Città c'è la metropolitana, c'è il termovalorizzatore che è in via di completamento, c'è il teleriscaldamento, ci sono le infrastrutture dei Giochi Olimpici, si è fatto il Passante ferroviario e quant'altro, nell'altra Città che è indebitata come noi tutto questo non c'è. Ai fini del Patto di Stabilità, l'indebitamento viene calcolato esattamente nello stesso modo. È un patto cieco perché non fa una distinzione fondamentale tra ciò che si spende per investimenti e ciò che si spende per spesa corrente. Io penso che la cecità di questo Patto vada corretta, nel senso di introdurre una distinzione nelle modalità con cui computare gli investimenti rispetto alla spesa corrente. Che questo mio ragionamento non sia così peregrino è dato dal fatto che nelle ultime manovre è stato introdotto un emendamento che riconosce, agli investimenti che Milano sosterrà per realizzare l'Expo 2015, la deroga al Patto di Stabilità; questa è la conferma, appunto, che viene computato un investimento in ragione diversa dalla spesa corrente. Oggi, nella Commissione che sta esaminando il Decreto Milleproroghe, il Ministero della Pubblica Istruzione ha dato parere favorevole ad autorizzare la deroga al Patto di Stabilità per la spesa relativa al personale dedito alla scuola. È un'altra dimostrazione di come questo Patto ha bisogno di essere riformulato e riscritto, in ragione tale da introdurre dei fattori di distinzione nella qualità della spesa. Sottolineo che, se quell'emendamento che riconosce a Milano la deroga al Patto di Stabilità per l'Expo 2015 fosse stato applicato ai Giochi Olimpici 2006 a Torino - evento di non minore importanza rispetto a quello dell'Expo 2015 -, la situazione del Comune di Torino non sarebbe quella di oggi. Non solo, ma il Patto è cieco anche in altre cose. Il Patto è cieco, per esempio, nel non distinguere minimamente le spese sostenute da un Ente Locale per competenze proprie e le spese sostenute da un Ente Locale per competenze esclusive dello Stato. Ho già avuto modo di dire qui che ogni mattina ci sono 100 dipendenti di questa Amministrazione Comunale che si recano a lavorare negli Uffici Giudiziari della Città. Questo accade anche a Milano, a Roma, nelle principali Città italiane. Quei dipendenti, lavorando lì, contribuiscono a garantire che il sistema giustizia sia più efficiente di quello che sarebbe se non ci fossero quei 100 dipendenti; il Comune di Torino si fa carico di erogare lo stipendio a questi dipendenti, e già questo è discutibile, perché, siccome è una funzione dello Stato, dovremmo avere un risarcimento, ma vada pure, è un contributo all'efficienza giustizia, ma io trovo assurdo che ci venga anche calcolato nel Patto di Stabilità. Spendiamo per sopperire a delle carenze dello Stato e in più veniamo penalizzati per sopperire a delle carenze dello Stato, il che, evidentemente, non funziona. Così come questo Patto non distingue minimamente tra grandi Città e Città di piccole e medie dimensioni, che, dal punto di vista delle regole della contabilità, sono sottoposte alle stesse regole, ma dal punto di vista degli oneri e delle incombenze a cui fare fronte non sono esattamente nella stessa condizione. Faccio ancora un esempio relativo a una cosa che ho già evocato. Le grandi Città - cosa che non capita a nessuna Città media o piccola - periodicamente sono destinatarie di grandi eventi: Torino nel 2006 ha avuto le Olimpiadi, Milano avrà nel 2015 l'Expo, forse Roma avrà le Olimpiadi nel 2020, ciascuno di questi grandi eventi che ha un rilievo non solo locale, ma nazionale, comporta investimenti straordinari per far fronte ad un evento di rilievo nazionale. Tutto questo il Patto di Stabilità non lo riconosce e calcola questi investimenti esattamente come gli investimenti ordinari. Potrei continuare a fare altri esempi. Tutto questo spiega quanto questo Patto ormai abbia esaurito la sua validità e mi auguro che, quindi, si possa arrivare rapidamente a riformularlo. Va in questo senso una dichiarazione del Governo, che, nel Decreto che ha emanato il Governo Monti, ha esplicitamente dichiarato di voler rinegoziare, con il sistema degli Enti Locali, il Patto di Stabilità interno. Va in questa direzione un incontro che, nella giornata di oggi, c'è stato tra il Ministro per lo Sviluppo Economico e una delegazione dell'ANCI per cominciare ad affrontare questo tema. Quindi, tutto conferma che le ragioni che hanno costretto noi a non ottemperare al Patto di Stabilità sono ragioni che hanno poi una radice vera nel meccanismo stesso del Patto. Quindi io mi auguro che, nei prossimi mesi, si possa arrivare ad una configurazione nuova del Patto, che sia più rispettosa delle reali esigenze di gestione finanziaria e delle proprie politiche da parte dei Comuni. Sottolineo - ed è l'ultima considerazione che voglio fare - che, peraltro, questo Patto di Stabilità interno è stato applicato con particolare iniquità nel rapporto tra finanza statale e finanza locale. Fatto 100 la spesa pubblica totale in Italia, il 55% di questa spesa è costituita da spesa di Amministrazioni statali. Su queste Amministrazioni le manovre che si sono succedute nel tempo, negli ultimi anni, hanno evocato - e sottolineo la parola "evocato", perché poi non li hanno fatti - tagli pari al 25% della spesa. Peraltro fatti per meno di un quinto. La spesa regionale incide sulla spesa pubblica totale per il 25%. Su quella spesa regionale sono stati effettuati tagli - effettuati, perché sono stati tagli ai trasferimenti - per il 55%. La spesa di Comuni e Province rappresenta meno del 15% della spesa pubblica totale. Ha subito tagli, fatti e subiti, per il 40%. È evidente che si è realizzato nel tempo uno squilibrio strutturale nella politica di contenimento, che è arrivata all'esaurimento. E anche per questa ragione si richiede ormai una riformulazione del Patto di Stabilità, perché tutto quello che doveva dare lo ha dato, è stato gestito con una sperequazione ingiustificata e inesplicabile, comunque così è avvenuto, nel rapporto tra finanza statale e finanza locale; a questo punto si tratta di definire regole nuove, se si vuole che Comuni, Province e Regioni siano messi nelle condizioni di poter ottemperare alle regole di contabilità e di finanza pubblica. Sottolineo, infine, che l'annuncio della decisione di non ottemperare al Patto di Stabilità, che - ripeto - è stata una decisione non semplice, è stato salutato dalla generalità dei Sindaci italiani di ogni colore politico, da Fontana ad Alemanno a Orsoni, come una decisione che ha una ragione, che ha delle ragioni. Io penso, quindi, che, a maggior ragione, dobbiamo adesso batterci per un duplice obiettivo: da un lato, siccome noi siamo delle persone serie, per seguire con grande determinazione l'obiettivo di rientrare nel Patto di Stabilità nel 2012 - rientrare in questo, se rimane questo, rientrare in un Patto migliore se, come io mi auguro, sarà riconfigurato - e, al tempo stesso, batterci, perché questo Patto di Stabilità possa essere riscritto, in ragione tale da essere più rispettoso degli Enti Locali e della loro autonomia. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Appendino. APPENDINO Chiara Ringrazio il Sindaco per aver accolto la nostra richiesta di comunicazioni. Inizio con una valutazione. Io sinceramente mi aspettavo maggiore coraggio da parte sua in questa sede, oggi, nel raccontare le motivazioni dell'uscita. Non ho capito se si tratta di una presa d'atto o di una scelta. Questo non mi è chiaro. Inoltre, mi aspettavo maggiore conforto, da parte sua, con dei segnali concreti, di avere in qualche modo già contattato il Governo, che non si tratti di un salto nel buio per quanto riguarda delle garanzie su quelle che saranno le sanzioni in cui dovremmo incorrere nel 2012, di cui il Sindaco non ha parlato. Mi aspettavo una presa d'atto maggiore, in termini di responsabilità, sul fatto che siamo in una situazione davvero grave. Tra l'altro, ad oggi mi risulta - poi magari sarò smentita - che siamo l'unica grande Città che non è stata in grado di rispettare gli obiettivi. Comuni come Milano e Napoli hanno fatto di tutto, l'impossibile per riuscire a rispettare questo Patto. Mi chiedo, quindi, come sia possibile che non ci siamo riusciti e come è possibile che ce ne siamo accorti il 29 dicembre, quando è stato fatto l'annuncio in conferenza stampa. Non nascondo neanche il mio giudizio negativo sullo strumento, ma non riesco davvero a vedere in questa scelta - se lo è - un reale atto di disobbedienza civile. Di fatto, siamo l'unica Città che si è mossa in questo modo e siamo isolati in questa situazione. Se si trattasse di un vero atto di disobbedienza civile, mi sarei aspettata un'azione simile o, quantomeno, una dichiarazione antecedente congiunta con altri Sindaci di grandi città. Ho delle domande da porre, visto che non ho avuto tutte le risposte che mi aspettavo; in primo luogo vorrei sapere se veramente abbiamo fatto tutto il possibile per evitare questa uscita dal Patto. Ribadisco che non riesco a capire come mai ce ne siamo accorti il 29 dicembre e come sia possibile che in Commissione Consiliare non se ne sia assolutamente parlato. Di recente, abbiamo approvato una variazione di Bilancio e mi sembra che sia stato anche svilito il lavoro delle Commissioni; c'è un'apposita Commissione e, come minimo, mi aspettavo, se non la discussione, che quantomeno venisse comunicato. Inoltre, mi chiedo se, per caso - e dico "per caso" perché non è stato assolutamente affrontato l'argomento -, il problema non sia in qualche modo riconducibile all'operazione FCT e al mancato prestito ponte; mi chiedo se, per caso, il problema non sia riconducibile ad accertamenti di incassi nel Bilancio Previsionale che non si sono mai realizzati. La mia preoccupazione è ulteriormente aumentata perché, proprio questa mattina, mi è stato girato un documento della Corte dei Conti che evidenzia non solo l'incremento degli incassi derivanti dalle entrate straordinarie dal 2010 al 2011, ma anche il loro utilizzo per la copertura delle spese correnti. Ho letto molto velocemente questo documento, per cui non ho ancora avuto modo di analizzarlo, e annuncio in questa sede che ho chiesto la riunione di una Commissione straordinaria per poter approfondire l'argomento, porre delle domande e avere delle spiegazioni. Per quanto riguarda le conseguenze, il tema non è stato assolutamente trattato, Sindaco; lei non ha assolutamente citato quali saranno le conseguenze di questo Patto. Mi chiedo, quindi, come compenseremo i minori trasferimenti da Roma. Sui giornali si parlava di 30 milioni: ci sono effettivamente o ci saranno? Lei si è già mosso per evitare che vi sia questa diminuzione? E come andremo ad incidere sulla diminuzione della spesa corrente? Lei ha parlato di quattro titoli, ma sono tutto e niente. Spero che avremo modo di approfondire la questione in Commissione per capire meglio che cosa accadrà. Come faremo ad assumere il personale di cui la macchina comunale ha bisogno, ad esempio a settembre i precari per le scuole che hanno la scadenza a giugno? Lei in conferenza stampa ha detto - magari non intendeva quello - che il blocco delle assunzioni era già in atto, ma questo non è vero. Concludo il mio intervento con una breve considerazione: se fosse stato un reale atto di dimostrazione e di disobbedienza civile, quindi un segnale verso i poteri forti, con una reale analisi dei costi/benefici con tanto di rassicurazioni sulle conseguenze, l'avrei apprezzato e avrei condiviso la scelta; così, sinceramente, mi sembra un salto nel buio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Ringrazio il Sindaco per le comunicazioni. Anche se condivido davvero poco di quella che è la sua linea politica, sa che da parte mia c'è stima, però, qui, non ha di fronte quaranta paggi e lei non è un re; lei fa il Sindaco e questo è un Consiglio Comunale. Un Sindaco dovrebbe avvisare il Consiglio Comunale, non tramite una conferenza stampa, ma, dato che il 27 dicembre eravamo qui in Aula e sapeva già che avrebbe sforato il Patto di Stabilità (perché non si accorge di non avere tutti quei soldi dall'oggi al domani), avrebbe potuto prendere la parola al termine del Consiglio facendo questa comunicazione; in questo caso, noi avremmo potuto iniziare a metabolizzare la notizia e a capire le conseguenze per la Città derivanti da questa sua scelta, perché si tratta di una sua scelta personale. Infatti, i cittadini che noi rappresentiamo non sono stati coinvolti in alcun modo. Secondo noi, questo è un grave atto a quello che il Consiglio rappresenta. Detto ciò, il Gruppo della Lega Nord-Bossi è obiettivamente a favore di quelli che sono gli interventi che devono essere fatti ai parametri del Patto di Stabilità. L'abbiamo detto in più occasioni, anche prima delle vacanze estive; poi, è arrivata la crisi e le misure economiche da mettere in atto hanno costretto quello che era il Governo a rivedere l'agenda. Probabilmente, questo Governo ha preso spunto da una delle nostre proposte avanzate a giugno per attuare una delle poche cose buone che sta facendo. Comprendo anche il fatto che il Sindaco si trovi di fronte ai conti comunali lasciati dai suoi predecessori, che, troppo spesso, sono stati osannati per quanto hanno fatto per la Città, ma nessuno riconosce le loro colpe per come hanno lasciato le casse - ovvero vuote, anzi indebitate - del Comune di Torino. Come lei sa bene, siamo una delle città, se non la città, con il debito pro capite più alto in Italia. Ovviamente, non è colpa sua, Sindaco, ma, probabilmente, bisognerebbe elogiare meno le persone che l'hanno preceduta e, magari, analizzare un po' di più la situazione delle casse comunali. Detto ciò, vorrei sapere se aumenterà la Tarsu e l'addizionale IRPEF (magari per andare a coprire i disavanzi) e, nel momento in cui il Governo non deciderà di cambiare, come vogliamo rientrare all'interno del Patto. Penso che un'Amministrazione intelligente debba lavorare per tornare all'interno dei parametri prefissati da una legge, per quanto possa non piacere; infatti, se in autostrada è stabilito il limite dei 110 km/h, per quanto la macchina sia potente, il limite rimane quello e non deve essere superato. Adesso paghiamo la multa, però sappiamo perfettamente che, se ciò verrà reiterato negli anni, rischiamo addirittura il commissariamento, fatto che sarebbe gravissimo per una città come Torino. Inoltre... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La prego di concludere il suo intervento, a meno che non vogliate accumulare i minuti di intervento. RICCA Fabrizio Va bene, accumuliamo i minuti di intervento. Inoltre, ritengo che quello che riguarda le altre Città non ci debba interessare; noi amministriamo Torino e dobbiamo considerare esclusivamente Torino. Quanto succede a Roma, a Venezia o a Varese riguarda situazioni diverse, che non possiamo conoscere nel dettaglio, perché non siamo lì ad amministrare. Sicuramente Roma ha ricevuto dei forti incentivi economici e degli aiuti per colmare le lacune amministrative; si tratta di fatti che noi abbiamo sempre denunciato e per questo motivo non bisogna citarla ad esempio. Bisogna pensare che tanti di quei Comuni che lei va a coinvolgere magari sono virtuosi non hanno debiti e, probabilmente, hanno soldi da poter spendere, ma, in quel caso, non possono onorare quelli che sono gli impegni presi, pur avendo tanti soldi in cassa. Infatti, magari ci sono piccoli Comuni che hanno la possibilità di spendere e non lo fanno perché uscirebbero dal Patto di Stabilità e le sanzioni che lo Stato gli imporrebbe andrebbero a deficitare pesantemente le casse comunali. Sicuramente, come diceva prima il Consigliere Appendino, l'attenzione va rivolta a tutte quelle persone che dovranno essere assunte o riconfermate (in quanto precarie) e che, se entro fine anno non rientriamo nel Patto, ovviamente rimarranno senza lavoro. Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione ai Vigili Urbani, perché sappiamo che il Corpo dei Vigili Urbani doveva fare delle assunzioni e, adesso, verranno bloccate. Riceveremo una multa che, se ho capito bene (quando ce lo ha comunicato l'Assessore Passoni in Commissione), è di 30 milioni di Euro; questa multa come andrà a pesare sulle casse comunali? Ci tengo a sottolineare che sono 30 milioni di Euro, non 200 Euro! Sicuramente dovremo toglierli da qualche parte e vorrei sapere dove li possiamo togliere, perché sono davvero molti soldi. In un momento del genere, in cui dobbiamo aumentare addirittura il prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici e della sosta per coprire i tagli (che, ovviamente, ci sono imposti dall'alto), magari, a quel punto, avremmo potuto rivalutare anche determinati tipi di interventi. Sicuramente il modo utilizzato non è stato dei migliori, anzi lo ritengo pessimo, ma glielo dico con stima, perché penso che una persona con un'esperienza come la sua (data anche l'importanza del suo ruolo in questa Città), a questo punto, debba gestire meglio l'aspetto comunicativo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Come ho già detto all'Assessore Passoni nella Commissione di venerdì scorso, a mio giudizio a lei interessa relativamente poco il ruolo del Consiglio. Glielo dico con dispiacere, perché, a livello nazionale, la ritengo una delle persone più influenti e, quindi, avere un Sindaco che non interloquisce con il suo Consiglio Comunale è sicuramente un danno, da una parte, per noi Consiglieri e, dall'altra parte, per tutta la Città. Le faccio un esempio e spero che l'Assessore Passoni mi possa smentire: oggi, ho ricevuto - così come gli altri Consiglieri - la relazione della Corte dei Conti ed ho notato che è datata 17 novembre 2011 e c'è la disposizione, da parte della Sezione Regionale del Controllo per il Piemonte, di comunicarla al Consiglio Comunale, al Sindaco, eccetera. Ebbene, io l'ho ricevuta oggi. Questa è una data importante, perché se con il Sindaco, con l'Assessore, con la maggioranza e con il Capogruppo Lo Russo avessimo potuto basarci su questa relazione e aiutare questo percorso magari di non fuoriuscita del Patto, a mio giudizio avremmo potuto intervenire in maniera concreta. Forse avremmo potuto anche essere d'aiuto e di ausilio ad un'azione che, a mio giudizio, Sindaco, è stata sbagliata. Chiunque amministra ritiene che il Patto di Stabilità sia un Patto da superare e, da ormai cinque anni, ogni Sindaco, dal Comune più piccolo a quello più grande, si sta battendo per cercare di arrivare ad uscire dal Patto. Un conto è dibattere e andare nelle sedi opportune per farlo, un altro conto è violare la Legge, Sindaco. Lei, fra le altre cose, ha detto di non aver violato la Legge, perché è la Legge stessa che prevede la possibilità di sforarlo. Certo, sono d'accordo che, se io rubo, c'è l'arresto, però questa è la sanzione di una legge ordinaria. Quindi, credo che il fatto di essere uscito dal Patto di Stabilità sia uno di quei segnali che la sinistra continua a dare in questa Nazione: a corrente alternata, siamo per il principio di legalità; quindi, in certi momenti, siete sicuramente a favore della legalità, mentre, in altri momenti, cercate - come al solito - di fare buon viso a cattivo gioco, dicendo: "Sì, l'abbiamo sforato per il bene dei fornitori". Per carità, questo è un aspetto sociale assolutamente importante ed encomiabile, ma, al tempo stesso, le ricordo che, dal punto di vista sociale, lei e l'Assessore Passoni (con le deleghe al Personale) avete preso degli impegni specifici con alcune persone proprio sul personale e sulla somministrazione del lavoro all'interno della città di Torino. Questa somministrazione, i cui contratti sono in essere dal 2011 o precedentemente, non potrà essere utilizzata proprio per questi motivi. Sindaco, a mio giudizio, sin da subito dopo le elezioni (e, secondo me, questi sono stati alcuni dei motivi di frizione con il Direttore Generale sul tema della carenza di denaro) lei ha pensato di poter uscire dal Patto di Stabilità, anche per recuperare un'immagine nazionale che le interessa molto. In ogni caso, questa situazione che si è verificata e la relazione della Corte dei Conti, che ho letto con grande attenzione, disattendono tutto ciò che ha detto il Sindaco: dismissioni immobiliari che non sono andate a buon fine, perché, chiaramente, non è stato possibile recuperarle, in quanto le aste sono andate deserte. Per quanto riguarda l'economia su spesa corrente, la Corte dei Conti dice chiaramente che la spesa corrente è in forte espansione e, conseguentemente, attiva la procedura anche per quel motivo. Inoltre, la Corte dei Conti continua a stigmatizzare l'aumento delle entrate correnti. Dopodiché - e termino il mio intervento - credo che patiremo questa uscita dal Patto di Stabilità, anche a seguito dei parametri di virtuosità del Comune di Torino, che sicuramente non verranno rispettati. Si tratta di una serie di parametri all'interno dei quali ci sarà il Patto di Stabilità: chi non rispetterà questo tipo di parametri di virtuosità, avrà un ulteriore taglio di 1 miliardo e 700 milioni di Euro per l'Italia. Quindi, non ci saranno soltanto i tagli - e bisogna ancora verificare se saranno 30 milioni di Euro - sui trasferimenti da parte dello Stato, ma ci saranno ulteriori tagli. Termino il mio intervento (e chiedo scusa al Presidente se mi sono dilungato) chiedendo all'Assessore Passoni di essere molto chiaro, perché siamo responsabili e vogliamo poter dare una mano a questa Amministrazione su una questione importante come il Bilancio. Se non possiamo fidarci del nostro Sindaco (perché ci tiene all'oscuro di queste cose e il 15 novembre ha ricevuto la relazione della Corte dei Conti ma non ce l'ha fatta pervenire), secondo noi si tratta di un Sindaco che rappresenta soltanto una parte e non vuole rappresentare tutta la Città di Torino. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consigliere Tronzano, non si preoccupi, il tempo si può accumulare per Gruppi. La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Posso dare una mano al Sindaco su che cosa accadrà in futuro per quanto riguarda il Patto di Stabilità, perché, tra le varie cose che ha elencato, ha dimenticato un pezzo che, invece, ha spiegato molto bene, mediaticamente, il suo predecessore l'altra sera nel corso di una trasmissione televisiva, quando, molto candidamente, ha detto che uno dei motivi per cui Torino è uscito dal Patto di Stabilità - uno dei motivi, non il motivo principale, ci mancherebbe - è stato proprio il costo per i festeggiamenti di Italia 150, per i quali Torino ha sborsato molto denaro. Tra l'altro, di questo chiederemo conto in sede di Commissione. Posso, quindi, tranquillizzarlo, perché, dato che non ci saranno più feste a breve, rientreremo di sicuro nel Patto. Dato che, però, mi rendo sempre più conto che preferite parlare mediaticamente, piuttosto che al Consiglio (che, invece, è un'Istituzione creata proprio per potersi consultare e, al limite, prendere insieme delle decisioni importanti), vi dico subito quale sarà il passo successivo, perché sono sicuro che l'uomo di governo Piero Fassino sa benissimo che cosa succederà e quali saranno le nuove direttive sul Patto di Stabilità. Quindi, mediaticamente riuscirà a fare la sua bella figura e diventerà il paladino di quello che, poi, sarà il cambiamento del Patto di Stabilità. Ci tenevo solo a fare questo inciso, perché credo che sia importante e, forse, per una volta riusciremo a precedere quello che sarà, poi, l'evento mediatico dell'anno. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Sbriglio. SBRIGLIO Giuseppe Sindaco, lei ha disobbedito o violato - poi faremo l'interpretazione e l'esegesi della parola, se c'è violazione, c'è sanzione, a volte non c'è il contrario - uscendo dal Patto e potremmo paragonare questo comportamento all'istituto dell'obiezione di coscienza finalizzata a non fare il militare o a non usare le armi: disobbedisco ad una Legge dello Stato per ubbidire ad una Legge più forte, quella della mia coscienza. Solo così possiamo giustificare questa azione, ultimamente percorribile, cioè ogni violazione alle disposizioni imposte agli Enti Locali che non riteniamo giuste. Sulla base di questa riflessione, credo sia altrettanto serio ed importante, da parte sua, informarci sui benefici reali conseguiti. Conosciamo le sanzioni e, non per bloccare gli effetti negativi, ritenevamo necessario da parte sua informarci anche sugli effetti benefici dell'uscita dal Patto. A parte le preoccupazioni di come gli Enti Locali si debbano far carico dei Bilanci dello Stato, ci preoccupiamo di che cosa succederà se tutti gli Enti non rispetteranno questo Patto. L'aspetto sul quale vorrei concentrare l'attenzione, signor Sindaco, è questo: lei ha affermato che, uscendo dal Patto, ha innestato nel sistema una forte liquidità, 250 milioni di Euro in più, 513 milioni di Euro, al fine di far girare l'economia sul territorio. Al più presto, sarà importante esaminare nelle Commissioni Consiliari a chi sono andati questi soldi e come li hanno investiti per creare occupazione e per far girare l'economia. Ieri, su RaiTre abbiamo visto una trasmissione sugli intrecci tra politica e mafia; siamo preoccupati degli appalti e dei lavori pubblici, quindi sapere che i soldi pagati dalla Città, che ci sono costati l'uscita dal Patto, sono serviti per una sana economia ci rassicura sulle conseguenze del Patto. Le sanzioni più forti saranno il divieto di assunzioni e i minori trasferimenti. Chiaramente i pagamenti sono atti dovuti, lo sappiamo, però, se ci sarà questa ulteriore trasparenza, saremo più sereni. Naturalmente, formalizzerò questa richiesta nelle Commissioni competenti, perché credo che sia un aspetto importante da analizzare. Inoltre, signor Sindaco, le ribadisco la necessità di totale condivisione delle scelte con la sua maggioranza e, in particolare, non solo con il Partito Democratico e gli Assessori, i quali hanno chiaramente una soggezione nei suoi confronti, ma per avere il consenso e i voti di tutta la sua maggioranza sarà indispensabile una buone dose di umile e reciproca condivisione delle scelte. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Liardo. LIARDO Enzo Mi sembra estremamente singolare il fatto che nel suo intervento il Sindaco abbia citato alcuni interventi straordinari che questa Città ha fatto e che ritengo siano stati un'opportunità economica e non un sacrificio per questa Città. Ha citato le Olimpiadi e le grandi infrastrutture che sono state realizzate, ma sono state finanziate in minima parte dal Comune di Torino. Perciò ritengo che sia... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). In minima parte. Ritengo, invece, che sia una grande opportunità economica e finanziaria tutto quello che è ruotato a Torino in questi anni. Probabilmente, non c'è stata una gestione oculata di tutta una serie di municipalità e di tutta una serie di Consigli di Amministrazione, che poi - e lo vediamo in questi mesi - si sono trovati indebitati; ma ci siamo mai chiesti se, magari, tutta una serie di fornitori che girano attorno al Comune, possano effettivamente effettuare delle spese realistiche, rispetto alle spese correnti che ci sono normalmente? Ci siamo posti questi quesiti o, invece, facciamo in fretta aumentando il prezzo dei biglietti dei mezzi pubblici o della sosta sulle strisce blu? Ormai si fa in fretta, è sempre una sorta di semplificazione. Spesso leggo i manifesti dei Sindacati all'interno dell'azienda Comune - che è l'azienda più grande di Torino - e mi chiedo come possano esistere le retribuzioni di tutti gli alti funzionari del Comune, che sono quasi il doppio di una Città come Milano (considerando funzionari e direttori generali). Dobbiamo iniziare a chiederci qualche cosa. Visto che la Nazione ci chiede determinati sacrifici, adesso Torino esce dal Patto di Stabilità e ritengo che questo fatto sia abbastanza singolare - come dicevo quando ho iniziato il mio intervento -, perché una Città che ha veramente avuto l'opportunità di stravolgersi sotto tutti gli aspetti in questi anni, oggi si ritrova in una situazione economica del genere, per poi, magari, vedere altri enti - come la CSEA, la cito perché me ne sono occupato - che ruotano attorno alla Città di Torino che sono tutti con il fiato corto, perché mancano le risorse economiche. Forse, c'è da chiedersi qualcosa. Nel mio primo intervento ad inizio tornata amministrativa ho subito discolpato il mio Sindaco, in quanto era appena subentrato dopo una serie ininterrotta di dieci anni di conduzione di Chiamparino, ma, in questi mesi, non l'ho visto distanziarsi da quella che è stata una sorta di situazione che si è venuta a determinare in questi anni. Quello che sto vedendo, e che ritengo una semplificazione a danno dei cittadini, è un aumento del prezzo dei servizi, che sono importanti ed estremamente popolari, visto che dovreste rappresentare, come avete sempre detto, una certa fascia in primis. Vorrei solo riprendere una parte dell'intervento del mio Capogruppo, che ho condiviso: si va sempre a due velocità nella sinistra che governa questa Città da tanti anni e, anche a livello nazionale, lui parlava di legalità, ma io dico che la sinistra quando governa è responsabile e quando non governa non lo è assolutamente e pretende. Oggi noi pretendiamo che questa Città rientri - e spero che la data che il Sindaco ha stabilito sia realistica - al più presto proprio per il suo grande prestigio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Il mio intervento si incentrerà solo su un dato, che però ritengo significativo a livello politico: il silenzio totale dai banchi della maggioranza rispetto a questa discussione; infatti, escluso il Capogruppo Sbriglio, non solo i Consiglieri non sono ancora intervenuti, ma mi sono informato e, al momento... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). In particolare, mi riferivo al PD, perché, a meno che i media non ci abbiano raccontato delle frottole, a noi sembra di aver capito che, in realtà, il blitz di sforamento del Patto di Stabilità annunciato dal Sindaco Fassino e dall'Assessore Passoni abbia colto di sorpresa anche i Consiglieri della maggioranza. È qui che si integra veramente non la mancanza di rispetto verso l'opposizione, alla quale ormai siamo ampiamente abituati, ma, purtroppo, la mancanza di rispetto verso tutta l'Aula. Sinceramente, dopo il danno di non essere stati coinvolti in questa decisione, soprattutto in una sede importante come le discussioni sulle deliberazioni di riassetto della holding e dei servizi pubblici in cui le parole Patto di Stabilità sono state citate innumerevoli volte - e non a caso -, adesso vedo rendersi vittime anche della beffa di non commentare nemmeno nei confronti della Giunta. Sinceramente, questo dato è politicamente significativo. Sui media, dai quali per fortuna riusciamo ad apprendere le dinamiche che governano questa Città (visto che in quest'Aula veniamo a sapere poco), oggettivamente abbiamo sentito parte della maggioranza rimettere in discussione - devo dire, razionalmente -, all'esito di questa novità, proprio il procedimento di riassetto dei servizi pubblici locali. Perché tutte le strategie finanziarie e di Bilancio che hanno costituito il presupposto di determinate scelte (come il prestito ponte, piuttosto che l'intera operazione di cessione delle quote), partiva dalla volontà se non di rispettare, quantomeno di non eludere questo Patto di Stabilità. Sinceramente rimango molto curioso, perché non ho capito che cosa sia successo dopo la riunione di maggioranza, e credo che, come componenti di questa Assemblea, abbiamo tutti il diritto di sapere che fine ha fatto questo confronto interno. Si è già arenato? Questo silenzio che sentiamo... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Sì, è un problema interno, ma ha delle ripercussioni non da poco sull'Amministrazione di questa Città e chiedo al Presidente di lasciarmi concludere l'intervento con un po' di silenzio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Per cortesia, lasciamo terminare il Consigliere Marrone il suo intervento. MARRONE Maurizio Io apprezzo l'ilarità: vedere il Sindaco Fassino che sorride è un evento e, quindi, sono contento di averlo provocato. Però, dal momento che quest'Aula non influisce più (perché c'è una costante mancanza di rispetto nei confronti delle minoranze) e visto che da cittadini l'unica pressione sulla Giunta che ormai possiamo ancora sperare che venga esercitata è quella della maggioranza, come minoranza siamo preoccupati dal fatto che la maggioranza abbia rinunciato ad esercitarla. Non vorremmo ricevere nuovamente ulteriori notizie fondamentali per la situazione patrimoniale della Città attraverso le conferenze stampa della Giunta. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Vediamo se, magari, riesco a stimolare un intervento della maggioranza. Vorrei aggiungere un'ultima cosa, proprio perché, oltre ad essere maggiormente basito da questo mancato intervento da parte del Partito Democratico, sono anche un po' basito dal fatto di non aver ricevuto le risposte. Ho sentito questo bellissimo film raccontato dal Sindaco Fassino di come si è arrivati a questa scelta eroica di non rispettare il Patto di Stabilità per difendere la possibilità di pagare le povere aziende torinesi, però confesso che, visto dall'altra parte, il film è discretamente differente (peraltro, visto non solo da me, ma dagli organi di stampa, che l'hanno riportato con dovizia di particolari). Perché quello che noi abbiamo visto è un paio di mesi finali dell'anno in cui si è continuato a cercare di approvare deliberazioni che, in qualche modo, portassero cassa: abbiamo aumentato le tariffe e ci siamo organizzati per vendere le quote delle partecipate e, addirittura - per poter incassare già dei soldi quest'anno e restare dentro questo Patto -, per riuscire ad avere un prestito di anticipo sulle quote che venderemo a marzo. Poi, magicamente, il 29 dicembre si è scoperto che non ci stiamo più dentro. Quello che può pensare uno da fuori (e non siamo gli unici a pensarlo) è che la situazione delle casse del Comune sia talmente grave che nessun ente bancario si sia sentito di dare il famoso prestito ponte - neanche avendo in garanzia le quote delle nostre municipalizzate - per permetterci di chiudere i conti di quest'anno. Purtroppo questo è il dubbio che resta anche dopo questa discussione. Come resta a noi, resta a chiunque osservi l'Aula ed il Comune da fuori; a maggior ragione ricevendo, poi, questo parere della Corte dei Conti, che usa tranquillamente delle parole come "sintomi di precarietà dell'equilibrio economico dell'Ente", che mi sembrano piuttosto esplicite. Possiamo fidarci della solidità dell'Ente Città di Torino? Io, da Consigliere Comunale, che avrei anche il dovere di controllare la situazione, non ho né gli strumenti, né la possibilità di capire che cosa sta succedendo. Mi auguro che ci sarà la possibilità di discuterne approfonditamente; abbiamo già chiesto di parlare in Commissione anche di questo nuovo atto di oggi, in quanto la situazione diventa sempre più preoccupante e confessiamo la nostra totale impossibilità di capire che cosa sta succedendo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Credo che il dibattito che stiamo facendo in questo momento non si possa e non si debba fermare qui, anche perché, per adesso, mi sembra molto concentrato (anche giustamente) sul Bilancio dell'Amministrazione Comunale, ma, secondo me, non abbiamo ancora toccato il tema più ampio che ci deve investire tutti, che è il Bilancio della Città. Oggi la situazione di Torino, per chi l'attraversa e ne attraversa le strade, è di una reale e grandissima difficoltà delle torinesi e dei torinesi. In questa Città abbiamo ottomila persone (e, quindi, ottomila famiglie) che sono arrivate al terzo anno di cassa integrazione. Arrivare al terzo anno di cassa integrazione vuol dire, di fatto, essere in una situazione che è pari allo stato di povertà; infatti, il primo anno la cassa integrazione determina una contrazione violenta del reddito, il secondo anno obbliga a stringere la cinghia fino all'ultimo buco ed il terzo anno, depauperata quella che può essere una rete di protezione, la cassa integrazione diventa il sussidio di povertà. Per questa ragione, sono preoccupato e lo dico con chiarezza; secondo me, va vista in questa luce la situazione economica dell'Ente Città di Torino, cioè sulla capacità che questa Istituzione può avere di agire di fronte a questa crisi e di tirare fuori l'intera città, ma, soprattutto, di assistere chi da questa crisi è maggiormente colpito e, altrimenti, rischia di essere abbandonato e, quindi, emarginato. In questo senso credo che la scelta di uscire dal Patto di Stabilità sia interessante e vada sostenuta. La domanda legittima delle opposizioni e anche mia, come Capogruppo di maggioranza, è se questa sia stata o meno una scelta; cioè se abbiamo ancora i margini e la possibilità di decidere di noi stessi o se, altrimenti, la situazione che si viene a dettare non ci permette più di scegliere. È chiaro che, rispetto all'operazione FCT, la domanda dell'opposizione (ma, in parte, anche della maggioranza) sia legittima. Abbiamo sostenuto in quest'Aula (l'abbiamo fatto con le forze sociali della Città) che quella era un'operazione che andava fatta, proprio per lasciarci la possibilità di controllare i nostri conti e di agire, appunto, la crisi. È chiaro che è inquietante prendere atto del fatto che il sistema bancario non abbia voluto credere, in questo momento, a quell'operazione e, quindi, bisogna interrogarsi se lo farà in seguito. È chiaro che quell'operazione, che aveva una contemporanea dimensione industriale e finanziaria, oggi assume ancora un'importanza - lo diceva prima il Sindaco Fassino - soprattutto nella sua dimensione industriale; infatti, se alla crisi finanziaria dell'Ente dovesse affiancarsi una crisi industriale delle sue partecipate, credo che la situazione diventerebbe ancora più delicata. Per questa ragione, credo che la scelta di uscire dal Patto di Stabilità - ammesso che sia stata una scelta - è un atto di coraggio, se questo atto di coraggio verrà accompagnato dalle altre città italiane. Per questo motivo sono molto interessato e non mi è chiara la posizione che, in sede ANCI, gli altri Comuni italiani hanno intenzione di assumere, al di là delle dichiarazioni dei singoli Sindaci del Paese, e quindi - spero e mi auguro -quale sarà l'appello che, in questa fase, l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani rivolgerà al Governo. Mi preme dire ancora una cosa con grande attenzione, che, secondo me, è anche il richiamo al nostro ruolo: Sindaco, condivido con lei il fatto che, in questo momento, è preferibile la scelta di innestare risorse all'interno del sistema industriale e produttivo della Città, perché, altrimenti, il rischio è l'asfissia. Mi chiedo, però, se stiamo facendo i conti con quel sistema produttivo, cioè se ci stiamo garantendo il fatto che quelle risorse che abbiamo messo in circolo siano arrivate effettivamente a tutti gli strati della popolazione. Per questo motivo credo che la discussione di giovedì rispetto all'NH Hotel (così come quella che c'è stata questa mattina per rispondere ad un'interpellanza dei Consiglieri del Movimento 5 Stelle e, in questi giorni, sui media) ponga una domanda importante, perché, se davanti ad una leva di alcuni milioni di Euro, in un settore che non è il settore più in crisi della Città, non riusciamo a salvaguardare il lavoro (in particolare, quello di venti persone), allora dobbiamo chiederci seriamente qual è la capacità della politica e qual è la nostra capacità di agire di fronte alla crisi, per difendere i lavoratori ed il lavoro. Per questa ragione, credo che la sfida sarà il Bilancio di quest'anno e, quindi, le vere scelte coraggiose che potremo fare nel Bilancio di quest'anno. Ci troveremo di fronte a vincoli che sono stati imposti da Tremonti e, poi, da Monti che vanno ben al di là del Patto di Stabilità; una cifra che ci viene chiesta può essere quotata fra i 120 e i 150 o i 160 milioni di Euro, compresa la sanzione per essere usciti dal Patto di Stabilità. È chiaro che una cifra del genere, per una Città che ha un Bilancio di 1 miliardo e 300 milioni di Euro (con un costo del debito di 270 milioni di Euro ed un costo di struttura fisso che non è particolarmente variabile), è enorme e, forse, ci porta davanti a scelte anche di grande radicalità. Ritengo che dovremo decidere come agire rispetto alle quattro leve che il Sindaco indicava prima (cioè l'indebitamento, le dismissioni, l'aumento delle entrate e la spesa corrente). Dico già da ora che sarà centrale il ruolo di questo Consiglio Comunale e che questo Consiglio Comunale, nelle forze di maggioranza, di opposizione, ma, prima di tutto - e lo voglio ribadire -, attraverso i suoi Consiglieri Comunali, vuole partecipare alla redazione del Bilancio (perché, diversamente, sarà molto difficile trovare il consenso necessario qui e nella Città) e che questo Bilancio dovrà fare delle scelte coraggiose, senza scaricarle sui cittadini e sui servizi che questi cittadini chiedono per poter attraversare la crisi. Diversamente, credo che sarà più serio chiedere al sistema bancario non tanto il prestito ponte, ma il fatto di dire che i soldi sono finiti e che, quindi, sarà difficile restituire in pieno il debito della Città. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Moretti. MORETTI Gabriele Inizio questo breve intervento garantendo al Sindaco una personale solidarietà, nel senso che capisco bene la difficoltà in cui si è trovato ad operare in questi mesi, capisco bene la complessità e la difficoltà che si incontra nel dover chiudere un Bilancio di tali dimensioni in un momento così critico e comprendo le tre motivazioni che l'hanno portato a questa, a nostro parere, scelta consapevole e strategicamente corretta. Approfitto di questo breve intervento per mettere in evidenza alcuni aspetti, che per noi sono molto importanti, relativamente agli obiettivi che ci siamo preposti. Lei ha concluso il suo intervento sintetizzando in due obiettivi l'attività di quest'anno - con le famose quattro leve già citate dal Consigliere Curto -: da una parte, rientrare nel Patto e, dall'altra parte, cercare di modificare il Patto, in modo che sia più compatibile con le esigenze di una realtà locale come la nostra. Questi sono sicuramente obiettivi sacrosanti. Mi permetto di affiancare a questi, o di integrare a questi, un auspicio: cerchiamo, come forse si fa anche nelle aziende private (o, comunque, nel mondo là fuori), di approfittare il più possibile di una crisi per trasformarla in opportunità. Non dobbiamo dimenticarci del nostro ruolo, cioè che il Comune esiste con lo scopo di dare dei servizi ai cittadini; in questo momento più che mai - l'hanno detto un po' tutti i Consiglieri - bisogna essere vicini a quei cittadini che sono già afflitti da un'altra crisi, che non dipende da noi, e sono convinto che, per raggiungere ancora di più questo nostro obiettivo, è necessario usare le quattro leve che il Sindaco ha citato (quindi, ridurre i costi, dismissioni e via dicendo), ma proprio in questo momento non dobbiamo avere paura di fare qualche investimento, che sia un investimento giusto. Mi riferisco ad investimenti in tecnologia, in riorganizzazione, in formazione, in qualificazione, che, in un momento di scarsità di risorse, attraverso l'aumento della qualità dei servizi ritengo possano permettere di rendere più efficiente ed efficace il servizio ai cittadini. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Musy. MUSY Alberto Ho ascoltato il Sindaco con attenzione, vista la centralità della sua relazione di oggi, ma a me sembra di essere in quella filastrocca sulla Fiera dell'Est, per cui i Sindaci non rispettano il Patto di Stabilità e ne lamentano la cecità, il Governo nazionale lamenta l'ottusità del Governo europeo franco-tedesco ed il Governo europeo franco- tedesco lamenta la cecità di Standard & Poor's. Quando ci si trova in una situazione di questo tipo (cioè di una generalizzata crisi economica internazionale, in cui, alla fine, ciascuno è costretto a fare i conti con se stesso, perché il richiamo alla cecità degli altri è anche legittima, in quanto non si possono non condividere alcuni degli appunti che il Sindaco ha condotto), si è comunque costretti a delle scelte autonome e di tutela della nostra capacità di gestione, economica e politica. Sul fronte economico condivido l'intervento del Consigliere Moretti; dobbiamo creare anche qualche opportunità, perché un'impresa che va verso la liquidazione può permettersi di dismettere, liquidare e contrarre, ma un'impresa come quella comunale - che comunque per definizione deve avere un futuro - deve pensare anche a quello che è il suo futuro. In questo senso, secondo me, dobbiamo fare uno sforzo - in questo, da parte mia, la critica e, da parte vostra, la proposizione - per individuare delle linee di sviluppo politico che consentano alla Città di porsi in una chiave nuova, sia nella competizione globale tra Città (che è una caratteristica che non dobbiamo mai dimenticare), sia nel momento in cui deve mettere mano, con fatica, alle dismissioni e, con altrettanta fatica, alla riduzione della spesa corrente, che significa la contrazione delle inefficienze. Credo che noi dobbiamo svolgere quella parte lì; poi, ci possiamo augurare che le cecità e le ottusità degli altri verranno in qualche modo modificate, ma non possiamo pensare che la politica del Comune si basi su aspettative che albergano in Consigli o consessi diversi dal nostro. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Credo che la discussione che stiamo affrontando oggi sia molto delicata e molto importante e anche da parte del Partito Democratico va la massima solidarietà ed il sostegno politico all'azione del Sindaco Fassino e della sua Giunta, perché crediamo che questo momento sia estremamente complicato per la Città. Ritengo che sia uno dei momenti più complicati affrontati dalla Città di Torino negli ultimi anni ed è in questi momenti che, innanzitutto, si vede la statura degli uomini politici, in secondo luogo la compattezza di un disegno politico e, in ultima analisi, la compattezza di una maggioranza che sostiene questo disegno politico. Credo che, nei prossimi mesi, saremo chiamati su svariati fronti a dimostrare, nella concretezza dei fatti, questa compattezza. Come ha detto bene il Sindaco Fassino - ci tenevo a riprenderlo -, il tema non è una contestazione dei principi del Patto di Stabilità; il Patto nasce con scopi precisi e tutti condivisibili, cioè far rientrare dall'indebitamento generale il sistema pubblico europeo, che ha fondamentalmente pensato di poter finanziare lo sviluppo con il ricorso all'indebitamento e che, in regimi ciclici negativi dal punto di vista economico, va in difficoltà proprio per questa ragione. Sarebbe bello e sicuramente sarà utile ampliare la discussione - come ha fatto bene il Consigliere Musy, sul tema che lui ha definito una specie di scaricabarile europeo -, ma credo che ci siano delle precise responsabilità nazionali in quest'ottica, perché l'Italia ha un sistema di conteggio del Patto di Stabilità che è abbastanza unico tra gli altri Paesi europei e, quindi, è giusto, senza offendere la sensibilità di nessuno, che si ponga la questione politica sul piano nazionale per capire come un pur giusto e condivisibile obiettivo di rientro, rispetto all'indebitamento del sistema pubblico complessivo, debba essere ripartito tra gli organi che la nostra Costituzione dice essere tutti parte dello Stato. In questi anni in cui si è parlato molto di federalismo, di autonomie locali, di decentramento delle scelte, quello che è accaduto - lo diceva il Sindaco Fassino - è che, di fatto, i tagli sono stati scaricati sempre e solo complessivamente sugli Enti subordinati e, in particolar modo e con un particolare accanimento, sugli Enti Locali. In questi anni c'è stato un prevalente colore politico del Governo, non abbiamo avuto un Governo neutro. In questi ultimi quindici anni, abbiamo avuto al Governo nazionale una forza politica che ha fatto del federalismo e del decentramento anche contabile una delle sue bandiere. I risultati numerici li ha elencati il Sindaco Fassino, di che cosa, poi, nella realtà concreta dei fatti è accaduto. Abbiamo visto uno Stato che ha privatizzato gli utili a livello centrale ed ha socializzato le perdite, rispetto ai suoi organi decentrati. Oggi, il Patto di Stabilità ha un disegno chiaro e credo che gli obiettivi che si dà siano condivisibili, perché, quando viene concepito per tagliare la spesa corrente, qual è il politico o l'amministratore che immagina che non vi debbano essere vincoli sulla spesa corrente? Il problema è definire che cos'è la spesa corrente. Infatti, quando nella spesa corrente finisce anche lo stipendio dell'assistente sociale o una politica di attenzione al cittadino, che non è in capo allo Stato nazionale e centrale, ma è tutta in capo agli Enti Locali, forse bisogna interrogarsi anche sulla natura della spesa corrente; prima veniva citato l'esempio del Palazzo di Giustizia di Torino, ma potremmo anche citare il servizio di surroga che il Comune di Torino fa rispetto ad un preciso compito dello Stato, che è quello dell'istruzione, con le nostre scuole materne comunali. Quella è tutta spesa corrente, ma credo che quella spesa corrente abbia natura ben diversa rispetto ad altre spese correnti, a cui, purtroppo, assistiamo in questo Paese. Il secondo punto su cui punta il Patto di Stabilità è sicuramente quello di non contrarre mutui, ma anche qui bisogna dire con grande chiarezza per che cosa si fanno mutui. Una delle lamentele tipiche del cittadino nei confronti della politica e dell'Amministrazione è di vedere un'Amministrazione ed una politica che non investono e che non trasformano il territorio. Vorrei fare un inciso a proposito della relazione della Corte dei Conti: effettivamente, ritengo anche io che sarebbe stata utile la trasmissione di questa relazione al Consiglio prima rispetto a quanto è avvenuto. Per quanto riguarda la natura dei mutui, ritengo che sia una questione fondamentale, perché un conto è fare un mutuo per finanziare una spesa in conto capitale di trasferimento ad una fondazione di partecipazione, un altro conto è contrarre un mutuo per fare opere ed investimenti; sono tutti mutui, come strumenti finanziari, ma il fine ultimo rispetto al cittadino è sostanzialmente diverso. Il terzo fine di questo Patto di Stabilità, che veniva citato anche dal Consigliere Curto, è dismettere i beni pubblici; dobbiamo, però, metterci d'accordo se, da un lato, vogliamo difendere e progettare un sistema che preveda la riduzione ed il contenimento del debito dismettendo i beni pubblici e, nel contempo, garantire che alcuni beni pubblici - ad esempio, la discussione avvenuta in ordine alla vicenda di FCT - rimangano comunque in capo al soggetto pubblico. È una discussione ampia e credo che gli obiettivi che ha enunciato il Sindaco Fassino, a nome della maggioranza, per il 2012 siano condivisibili e da sostenere. Sono due macro obiettivi: il primo è il rientro nei parametri (questi o quelli che verranno) del Patto; nelle condizioni cautelative, credo che gli obiettivi di finanza pubblica siano quelli di rientrare nei parametri di questo Patto. Questa è un'operazione politica nazionale, ma non guasta anche il coinvolgimento delle forze di minoranza di quest'Aula per dare una mano, in quanto condividono questo tipo di criticità, anche nel socializzare questo tipo di critica in sede ANCI. Il secondo macro obiettivo è quello del pareggio di Bilancio, perché è del tutto evidente che abbiamo l'esigenza di comporre un Bilancio Previsionale che tenga conto di questi due elementi; in primo luogo, sicuramente agendo sul lato delle entrate, al di là dei difetti interpretativi su questo articolo 23 in ordine all'IMU, che, per come può essere interpretato, fa esattamente la stessa cosa, cioè scarica la responsabilità impositiva su un Comune, pretendendo fondamentalmente di trasferire l'incassato allo Stato. Sostanzialmente, a meno di interpretazioni diverse, questo Stato non chiarisce dove andranno a finire i soldi dell'IMU. Le altre entrate riguardano sicuramente l'imposta di soggiorno. Abbiamo migliorato molto Torino in questi ultimi quindici o vent'anni; non è un caso che i flussi turistici in questa Città siano quelli che sono ed è del tutto evidente che, però, questo miglioramento è costato. Di conseguenza, è giusto - come, peraltro, accade in altre Città - che si possa agire sull'imposta di soggiorno. Occorre proseguire in quella che è stata la grande trasformazione di Torino: la prosecuzione delle operazioni immobiliari, le trasformazioni delle aree industriali ancora dismesse, ce ne sono sicuramente ancora molte. Anticipo che discuteremo un eventuale ampliamento della sosta a pagamento in questa Città, che è un'altra fonte di entrata corrente (per quanto riguarda il lato delle entrate). A proposito del lato uscite - ne discuteremo quando affronteremo il tema del Bilancio -, è del tutto evidente che le linee di indirizzo che sono state date ci trovano assolutamente d'accordo, ovvero la riduzione progressiva del debito e l'ulteriore contenimento delle spese. Naturalmente ci riferiamo alle spese che sono effettivamente comprimibili senza produrre un danno al cittadino, perché, se qualcuno immagina che da domani staccheremo l'energia elettrica nelle nostre comunità, si sbaglia di grosso; questo va detto con grande chiarezza, perché ci sono le esigenze dei cittadini che vanno difese e tutelate. In quest'ottica, abbiamo una grande occasione, cioè la riorganizzazione della macchina comunale; sapientemente il Sindaco ha conferito la delega al Patrimonio, al Bilancio e al Personale in capo alla medesima figura, per cui ci attendiamo molto da questo tipo di operazione, anche in termini di contenimento della spesa e di maggior efficienza della macchina comunale. Però, come diceva giustamente il Consigliere Moretti, questo non va fatto in un'ottica contrattiva, perché, altrimenti, diciamo che chiudiamo il Comune e che venga qualcun altro. Non dobbiamo rinunciare ad una politica di investimenti reale e forte, che chiaramente deve fare il conto con quelle che sono le condizioni di Bilancio e di contrazione economica, ma non possiamo dare il segnale che, oggi, smettiamo di fare investimenti. Su quali assi? Sicuramente - come diceva il Consigliere Moretti e mi piace ribadirlo -, ad esempio, sul tema delle tecnologie e del miglioramento dei servizi attraverso il ricorso alle tecnologie, o sul tema culturale. Oggi, uno degli asset vincenti di quella competizione territoriale, a cui faceva riferimento anche il Consigliere Musy, è l'attrattività di Torino rispetto ad altre competizioni territoriali e rispetto ad altre città. Questo passa attraverso servizi di trasporto pubblico efficienti, buona qualità urbana e anche attraverso un'offerta culturale, che, ovviamente, possa essere all'altezza della situazione; ma anche, certamente, attraverso un processo di riforma del welfare, che provi, laddove possibile e compatibile - in questo senso, l'auspicio allo Stato e alla Regione è di mantenere almeno su questi capitoli analogo trasferimento ed evitare ulteriori contrazioni -, ad efficientare ulteriormente la macchina. Non bisogna dimenticare, però, i grandi progetti, sui quali questa Amministrazione, che si è posta in continuità e che rivendica i risultati delle Amministrazioni precedenti, ha fatto la cifra distintiva in questi mesi. Faccio riferimento al macro tema della Linea 2 della Metropolitana, che non possiamo dimenticare infilandola in un cassetto, perché questa è la situazione, e alla grande occasione rappresentata dalla Variante 200. Però, per fare tutte queste cose occorre un metodo, che inevitabilmente, stante la situazione di grande criticità e difficoltà, non può che essere ancora di maggior compattezza all'interno della maggioranza consiliare e ancora di maggior raccordo tra Giunta e Consiglio, e so di trovare nell'Assessore Passoni, sulle cui spalle incombe il maggior onere di predisposizione del Bilancio di Previsione 2012, un alleato nell'ottica concertativa. In questa occasione si giocherà anche la cifra distintiva delle forze di minoranza consiliare e, in questo senso, ci aspettiamo un atteggiamento estremamente laico ed aperto a proposte che vadano nell'ottica di quegli obiettivi che ci siamo posti e chiaramente non un'opposizione che si limita a mettersi sulla riva del fiume a tirare i sassi, perché è del tutto evidente che se, nelle settimane che ci separano dalla predisposizione del Bilancio, l'opposizione avrà questo tipo di atteggiamento, la maggioranza dovrà trovare soluzioni reali e pratiche al suo interno. Credo che, in questo momento, tutta la Città di Torino, a prescindere da quella che è la rappresentanza politica, abbia bisogno di avere un confronto aperto e schietto con la politica, con la rappresentanza consiliare e con l'Amministrazione Comunale. Credo che, come Partito Democratico (ma estenderemo l'invito anche alle altre forze della maggioranza consiliare), proveremo a fare con un confronto aperto nella Città di Torino con tutti i soggetti portatori di interesse; oggi abbiamo citato, su vostra sollecitazione - e il Sindaco l'ha ripresa -, il tema dei tassisti, ma ci sono numerose categorie che hanno l'esigenza di avere un'interlocuzione e abbiamo intenzione di aprire un'interlocuzione forte con tutti questi mondi. Il momento che stiamo vivendo è complicato, la sfida che ci attende è complicata, ma credo che questa Città - come ha dimostrato in tutti questi anni - abbia la forza, le capacità e le persone per poter far fronte a questa condizione di grande complessità e per poter uscire vincente da questa situazione di crisi verso il rientro nel Patto di Stabilità. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) Ringrazio l'Aula per il dibattito e per i contributi di tutti i Consiglieri; naturalmente, replicherò sulla parte tecnico-politica, lasciando al Sindaco la conclusione del dibattito. Credo che il Patto di Stabilità debba essere concepito ed immaginato come una sorta di vestito sopra i conti della Città e dell'Ente pubblico, non è una parte integrante, è una sorta di tutore (per usare una espressione paramedica), che sostanzialmente cerca di vincolare i movimenti del Bilancio, ma non è il Bilancio. Faccio questa precisazione perché non è una questione banale, ad esempio, l'elemento del pareggio ed il fatto che, a marzo, il Consiglio Comunale uscente approvò un Bilancio in pareggio, quindi con le carte in regola per governare e dare la possibilità al governo della Città (quello uscente e quello entrante, qualunque fosse stato) di adempiere alle funzioni dell'Ente. L'Aula ha sempre dibattuto fino in fondo di Bilancio e di conti e penso che questa cultura della volontà di capire e di conoscere i numeri sia ben rappresentata anche in quest'Aula. Faccio riferimento ad una sorta di tutore e di vestito, perché esso si muove anche indipendentemente dal Bilancio stesso; è modificato da provvedimenti legislativi, che sono a prescindere dalle regole del Bilancio, e viene inasprito o migliorato da Leggi dedicate al Patto, proprio in virtù del fatto che - è stato detto bene prima dal Sindaco - questo Patto regola i rapporti della Città verso il proprio Stato, dentro un più ampio contesto dei rapporti tra il nostro Stato e gli equilibri ed i rapporti di natura europea. Quindi, non è banale ricordare che la finanza pubblica di quest'anno è stata condizionata da ben quattro manovre governative, che non sono governative buone o cattive in base al colore di chi le ha fatte, ma sono governative ed hanno semplicemente richiesto, per ragioni che adesso ricorderò, un crescente sacrificio. Badate bene, il Sindaco diceva che il Patto di quest'anno comportava non soltanto il cosiddetto saldo zero, cioè il fatto che si avessero entrate ed uscite per investimenti uguali e, naturalmente, spese ed entrate correnti uguali (ma, fin lì, è il pareggio di Bilancio e questa iniziale non è ovviamente una cosa eludibile), ma parlava di 125 milioni più i trasferimenti e questo significa che anche il trasferimento erariale, garantito o non garantito, migliorato o peggiorato, tagliato o non tagliato, è in realtà una voce peggiorativa, perché comporta delle minori entrate. Vorrei ricordare che nei patti di equilibrio dello Stato, gli Enti Locali, non fosse altro che per una norma inserita non più di qualche settimana fa nello strumento del cosiddetto Decreto Monti, hanno di nuovo un saldo di contributo di 1.450 milioni di Euro sul 2012, con cui faremo i conti, come abbiamo sempre fatto. Quel saldo obiettivo, quella novità, ora sarà interpretato ed applicato con dei numeri specifici su Torino e, naturalmente, da parte nostra vi sarà una grande comunicazione e trasparenza, ma credo che si debba dare atto che, ahimè, le normative non cambiano una volta l'anno e per tutto l'anno; quella che, una volta, si chiamava Legge Finanziaria e che, ora, viene definita Legge di Stabilità non è più, in realtà, una norma che si applica per tutti i trecentosessantacinque giorni e ciò non avviene più da alcuni anni. Badate che sono cifre impressionanti per chi fa il mestiere di tenere in piedi i conti di un Ente che ha 1 miliardo e 250 o 260 milioni di Euro di spesa e che fa pagamenti complessivi al sistema locale per 1 miliardo e 923 milioni di Euro (non riesco neanche a trasformare queste cifre in Lire, anche se sicuramente il Sindaco lo avrebbe fatto subito, perché rendono ancora più l'idea). Non è che l'uscita o meno dal Patto - ne approfitto per rispondere ad un'osservazione - sia questione non governata; è sicuro che viene governata e vigilata, ma, ad un certo punto, si sta su un crinale sottilissimo per capire dove vai a finire mediante gli incassi (il cui conseguimento non si prevede con certezza al 31 dicembre) e le spese (che, invece, devi pagare con certezza). Ecco perché si è arrivati così in là nel tempo con la presa d'atto, la consapevolezza e la decisione insieme - su un crinale sottile - di quale sarebbe stata la migliore via d'uscita per l'Ente rispetto a questa combinazione difficile. Ho parlato di incassi e pagamenti, perché - lo ripeto per la cultura dell'Aula, che è importante su questo -, fino al 2007, il Patto di Stabilità si limitava ad avere dei tetti di spesa; cioè si era impegnati a spendere un tot meno rispetto all'anno precedente e chi tagliava - adesso la semplifico - o aumentava leggermente le entrate stava d'ufficio nel Patto. Da quell'anno, invece, a causa del cambio del quadro della stabilità economica europea che avvenne già quell'estate (quando, magari, molti di noi erano in vacanza ad agosto) e di quello che nella vulgata finanziaria - da macellaio dell'angolo - venne definito "subprime americano", il Patto cominciò a mutare; vi fu una grande stretta finanziaria, non solo economica, sui conti europei. Dal punto di vista finanziario, vi furono movimenti di uscita ed entrata, non costi e ricavi, ma movimenti di soldi veri che si spostavano dai conti correnti delle società, degli Stati, dei Paesi, dei Comuni, degli Enti Locali, della Banca Centrale Europea, e così via. Si arrivò ad una stretta e fu inserito il Patto non più per tetti di spesa, ma per saldi misti finanziari, andando a configurare, proprio per evitare la spesa (cioè per tenere sotto controllo i flussi finanziari di pagamento della spesa pubblica europea), che il momento che avrebbe avuto rilevanza non era più il momento in cui sceglievi come spendere o quando spendere, ma quando pagavi. Voi comprendete che, in quel momento, il mondo si è spaccato in due, perché c'erano Comuni che non avevano debiti precedenti e quindi non era rilevante se potevano pagare o meno i debiti e altri Comuni che, invece, uscendo da una stagione di grandi opere miliardarie come Torino, avevano grandi debiti sul pagamento delle opere in corso. Quindi, sin dal 2007, quel cambiamento ha penalizzato Torino più di qualunque altra città italiana per la massa di pagamenti che doveva fare per garantire il SAL, cioè lo stato di avanzamento dei lavori, delle opere e che si è trascinata nel tempo, anno dopo anno, con questo sistema dei saldi finanziari. In questo c'è un atto di colpevolezza o di irresponsabilità? No, perché non si poteva prevedere - lo dico per la Giunta precedente - che si sarebbe cambiato il sistema del Patto in un battito d'ali e la Giunta che si è trovata il cambiamento ha fatto i conti con i residui passivi che esistevano nel Bilancio dell'anno precedente. Questo è configurabile come una straordinaria circostanza? Sì, ma una grande circostanza novativa del quadro finanziario, non conosciuta alla partenza delle scelte degli investimenti o da chi si è trovato a dover smaltire quei pagamenti. Per questo motivo la crescita prima al doppio e, poi, di nuovo al doppio (quindi, di quattro volte del saldo del Patto) è stato problematico in questi anni; il Consiglio Comunale ha visto con quali difficoltà abbiamo gestito i conti della Città per stare nel Patto in questi anni, perché nessun Comune è scevro da difficoltà. Ci sono Comuni, come Milano, che hanno aggiudicato ed incassato aste milionarie all'ultimo dell'anno per rientrare nel Patto; ci sono Comuni, come Torino, che venendo dalle elezioni, quindi con solo sei mesi di programmazione, hanno avviato un Piano di dismissioni - come, peraltro, citava il Sindaco -, ma dall'avviarlo al conseguire finanziariamente interamente quell'entrata c'è di mezzo la difficoltà reale di un sistema finanziario mondiale e bancario europeo. Io non devo ricordare che ogni tanto il Consiglio Comunale, forse, non ricorda il contesto generale in cui noi ci stiamo muovendo, ma forse ci dimentichiamo che tre giorni fa il Paese è stato declassato di due gradini da Standard & Poor's a tripla B+. Il merito di credito non è una cifra soltanto teorica, ma è anche il costo dell'indebitamento, è anche l'espressione del merito di credito di quando tu vai a chiedere un mutuo. E siccome la regola generale è che nessun Ente, sotto un Ente sovrano, può superare il merito del credito dell'Ente sovrano, è evidente che Torino sarà declassata, come tutti i Comuni italiani. È evidente che questa è una complessità che noi affronteremo nel 2012, in un contesto finanziario nuovo, non migliore, peggiore dell'anno precedente. E non peggiore, perché - rispondo all'opposizione - abbiamo la solita manfrina dei 3,3 miliardi di debito, che, peraltro, quest'anno davvero credo che vada preso atto del grande sforzo e della grande determinazione per arrivare al risultato di ridurre statisticamente e sostanzialmente l'indebitamento, iniziando un percorso virtuoso, che ci fa pensare ad un principio di virtuosa solidarietà intergenerazionale, cioè una Giunta che non lascerà più debiti di quelli che ha trovato, ma, soprattutto, l'idea che quel contesto con cui noi ci misuriamo è quel contesto di crisi non soltanto finanziaria, non soltanto di risorse, ma anche - lo diceva prima qualcuno - di soggetti economici reali che sono in crisi. Sono in crisi le cooperative di servizi, che sono pagate con la nostra spesa corrente; sono in crisi reale le cooperative edilizie, o le imprese edilizie, che fanno opere pubbliche; sono in crisi i soggetti erogatori e produttori di beni e servizi comprati anche dal pubblico. E se il Comune paga 1.923 milioni all'anno, quella parte è una parte rilevantissima del Prodotto Interno di questa Regione, senza il quale questa Regione sarebbe altro che in recessione economica, se la Città non pagasse e non investisse. C'è una qualità del debito? C'è una qualità della spesa? Sì, avete ragione, certamente dipende da cosa stiamo facendo e pagando. È evidente che le scelte se fare una certa opera o un'altra, qualitativamente parlare di servizi, di beni, di welfare, di cultura, sarà il dibattito politico di questa fase storica, quali spese faremo, quali bilanci insieme costruiremo, e con quali risorse, con quali entrate. La cifra statistica e reale, per la quale il Patto di Stabilità è stato fatto appositamente come un tutore - il tutore che si monta su un ginocchio rotto, su un braccio un po' svergolo, per condizionare l'operato dell'arto sottostante (e l'arto sottostante è il Comune di Torino) - è ineludibile. È ineludibile, fino a quando non ci sarà la consapevolezza generale, per cui lo Stato allenterà il tutore o lo toglierà del tutto. Cosa improbabile. Allora, noi abbiamo chiesto di allentare il tutore, di dare libertà di movimento a quell'arto che garantisce la funzionalità di un intero corpo sociale ed economico di questo tessuto economico e sociale torinese e piemontese. La risposta arriverà nei prossimi mesi. Su questo il Sindaco è stato - devo dire - coraggioso, intellettualmente onesto, ma anche fondamentalmente in grado di imporre il tema sullo scenario nazionale come un tema reale, non velleitario, né contingente solo per una città. Reale per tutto il sistema economico. Allora - arrivo al punto -, noi possiamo pensare di andare a recuperare il saldo del Patto nel 2012? Certo che sì. Servirà coniugare quelle quattro manovre essenziali, che sono: aumento dell'entrata, che ora è possibile con le manovre fiscali; riduzione del debito, cioè finanziare gli investimenti non più con mutuo, ma con altre forme; pagare naturalmente il giusto, ma avendo scaricato pagamenti pregressi (ciò sarà più facile senza accumulare debito verso fornitori a breve); naturalmente, garantire dismissioni, perché ciò che incide sul saldo del Patto di Stabilità è la dismissione reale di beni. Questo, politicamente, è un tema molto controverso, ma economicamente nel Patto è un tema ineludibile. Il Patto conteggia come positivo solo le dismissioni reali conseguite e, soprattutto, incassate nell'Esercizio finanziario. Certo, l'operazione HCT ci permetterà di avere un grande credito sul Patto 2012, perché, se introiteremo l'anno prossimo quelle risorse, abbiamo certamente una grande possibilità di rientrare nel Patto. Dobbiamo non allentare la morsa, andare avanti, conseguire quelle entrate con determinazione, che sono strutturali per il nostro Ente. Tutto ciò viene fatto nella prospettiva di crisi del Comune? No. Viene fatto nella prospettiva della continuità aziendale, si direbbe in termini giuridici, economici. Cioè, si fa con la prospettiva del risanamento dell'Ente, della continuità della spesa per servizi, non del superamento di una crisi temporanea, o nella prospettiva di sfangare un momento, o di abbozzare una difficoltà che è lo sforamento del Patto. Si fa con strutturalità. La Corte dei Conti ci dà dei suggerimenti nella sua funzione di monitoraggio e controllo. Ho già detto ai Capigruppo che sono ben accetti, perché colgono esattamente le tre questioni: primo, la spesa delle dismissioni va orientata prevalentemente ad investimenti, siamo totalmente d'accordo; secondo, bisogna naturalmente non contrarre debiti, non soltanto perché lo abbiamo dimostrato quest'anno, ma sarà così nel 2012, e ne faremo prova nel Bilancio; terzo, strutturalmente - dice la Corte - bisogna contenere i costi e le spese correnti di un Ente. E questo è un tema politico: come si contengono questi costi che, a parole, sono concetti facili, ma poi, nel merito, bisogna andare a vedere che cosa si contiene e quali costi. Lo faremo con tutta la discussione di massima trasparenza dell'Aula, delle Commissioni, e con la consapevolezza che lo faremo nel modo più equo possibile, rispettando da una parte la vocazione sociale di questo Ente Locale, insieme alla vocazione di rispetto delle regole di questo Stato che questo Ente Locale ha garantito e garantisce costantemente e, soprattutto, al senso di responsabilità. Perché, vedete, gestire la macchina comunale, la Giunta, complessivamente dare indirizzi, il Consiglio stesso, nella sua facoltà e obbligo di dare indirizzi e di esercitare il proprio controllo, comporta, alla fine, l'assunzione di responsabilità (naturalmente, quella di indirizzo e di gestione, che sono prevalentemente della Giunta, ma che poi sono condivise sul piano politico). Io penso che un'Amministrazione - e qui voglio rispondere, concludendo, anche al Consigliere Appendino - che affronti questo tema costantemente con impegno, con - spero - cognizione di causa, ma anche con una certa volontà di uscire da una situazione difficile, ma di affrontare il clima generale di questo Paese, di questa Europa, non nascondendosi, non possa concepire lo sforamento del Patto, o la domanda dello sforamento del Patto, esclusivamente come un qualcosa che - ho sentito dire - è sfida ai poteri forti o, come dire, atto di coraggio. Non è questo il tema. Chi amministra gli Enti Locali si assume la responsabilità di far andare avanti la Città, i servizi essenziali per i cittadini - che sono gli utenti -, di pagare gli stipendi, di garantire che le persone che lavorano negli Enti e nelle società partecipate abbiano un reddito, di garantire lo sviluppo e gli investimenti, di garantire un insieme di condizioni che non possono dare adito a colpi di testa, ma devono portarci al senso di responsabilità. Governiamo, penso, con senso di responsabilità; governiamo, penso, con cognizione di causa. Credo che vada recuperato, certamente - ringrazio il Consigliere Lo Russo per aver accennato a questo - un metodo che faccia i conti con la situazione più difficile e più complessa di una volta, con più regole vincolanti di una volta, ma non con meno voglia e meno spirito di risolvere la situazione in modo positivo per la Città e per questa Amministrazione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Ringrazio anch'io i Consiglieri per questa discussione. Vorrei anche dire che trovo del tutto non fondata la critica - che quindi rinvio al mittente - secondo la quale io e questa Giunta non avremmo rispetto dell'Aula; inviterei i Consiglieri dell'opposizione a fare una rapida inchiesta su qual è il grado di partecipazione dei Sindaci delle grandi Città ai lavori dell'Aula consiliare, e si scoprirà che il Sindaco di Torino è l'unico che, da quando si è insediato questo Consiglio, è sempre presente. Ogni qualvolta abbiamo portato qui un provvedimento, o ci è stata sollecitata una discussione, non è mai mancato il confronto con l'opposizione - e io ringrazio naturalmente l'opposizione di questa disponibilità -, ma credo che debba essere riconosciuto al Sindaco e all'Amministrazione analoga disponibilità a discutere tutto quello che è necessario, naturalmente nel rispetto delle funzioni, delle prerogative e delle competenze di ciascuno. Dico anche, con altrettanta franchezza, che questa conclamata disponibilità a concorrere a risolvere i problemi che in alcuni interventi è stata enfatizzata, sulla base, poi, degli argomenti che sono stati usati, mi è sembrata, francamente, poco credibile. Sincerità impone di dire che ci sono stati interventi che dimostrano che qualsiasi cosa noi avessimo fatto, o detto, oggi, ieri, o domani, avremmo avuto lo stesso rilievi critici, in funzione di un gioco di posizionamento politico che - non sono né ingenuo, né inesperto - so esserci, ma che, bisogna sapere, condiziona, poi, la reale disponibilità di ciascuno. Infine, vorrei dire al Consigliere Tronzano - verso il quale ho il massimo rispetto -, a lui come a tutti gli altri una volta per tutte, sperando che questo argomento non venga più usato, che, evidentemente ci conosciamo poco, ma io quando prendo una posizione è perché ci credo. Non prendo una posizione per fare un titolo di un giornale o per ragioni di visibilità. Può essere giusta o sbagliata, come tutte le posizioni è opinabile ed è sottoponibile a critica, ma la prendo perché ci credo. Questo è il mio modo di fare politica. Peraltro, faccio il Sindaco avendo alle spalle un'esperienza maturata che mi consente di farlo anche libero dall'assillo di che cosa farò domani. Non ho questo problema. Cerco di fare il Sindaco nel migliore dei modi possibili. Saranno altri a giudicare se sarò capace o meno, ma in nessuna mia scelta c'è una strumentalità condizionata o finalizzata ad altri fini che siano diversi da quelli dell'assicurare un buon governo alla Città. Detto questo e venendo al merito, anch'io penso - ed è curioso che non sia stato richiamato -, come ha detto prima l'Assessore Passoni (di cui condivido tutte le specificazioni e le riflessioni), che non è che possiamo fare questa discussione prescindendo dal quadro economico, finanziario e politico dentro cui ci troviamo, perché, due giorni fa, Standard & Poor's ha declassato otto o nove Paesi dell'Unione Europea, creando significativi problemi alle dinamiche economiche di quei Paesi, compresa l'Italia, con conseguenze che ci saranno. Ha già spiegato l'Assessore Passoni che la regola di questa Agenzia è che nessuna Città possa avere un titolo di merito superiore a quello che ha lo Stato a cui appartiene, il che significa che il declassamento dell'Italia comporterà che tutte le Città italiane, non solo Torino, subiranno un declassamento conseguente a quel declassamento. Questo già la dice lunga sulle conseguenze di queste decisioni. Colgo l'occasione per dire qui quello che ho già detto in altre sedi in questi giorni: penso che occorra un sussulto di dignità della politica e delle Istituzioni, a partire dalle Istituzioni europee ed internazionali, perché le Agenzie di rating non sono né il Vangelo, né la Bibbia, sono fatte da persone, le quali non rispondono dei propri atti e dei propri comportamenti a nessuno e provocano conseguenze drammatiche sulla vita di milioni di persone. È tempo forse di dirlo e di trarne delle conseguenze. Non può essere dimenticato che la situazione economica del nostro Paese è anche più complessa di quella che Standard & Poor's può indicare. Tutti leggiamo i giornali. Ci sono primari istituti bancari di questo Paese che vivono una condizione di sofferenza e di difficoltà drammatica; tra questi, ci sono alcuni istituti bancari con i quali noi intratteniamo i normali rapporti finanziari del nostro Comune e le loro difficoltà hanno inciso non poco sulle nostre. Per esempio: tempi diversi di realizzazione del progetto sulle società partecipate rispetto a quelli che noi avevamo ipotizzato e previsto insieme agli istituti bancari; quei tempi sono stati costretti dal fatto che la situazione di quegli stessi istituti è venuta cambiando. Io mi sono trovato l'Amministratore Delegato di una di queste principali banche dirmi, nell'arco di trenta giorni, due cose radicalmente opposte: trenta giorni prima avere una disponibilità, essere partecipe dell'operazione di riorganizzazione delle partecipate, e trenta giorni dopo sentirmi dire che la situazione era tale per cui quell'istituto non era in grado... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Ma non è di quella banca lì. Intendiamoci, non credo che ci fosse in quel dirigente alcuna malafede, né cattiva intenzione. C'era la presa d'atto di una situazione difficile, che lo ha costretto a fare i conti con le difficoltà. Quindi, da questo punto di vista, dobbiamo anche calcolare qual è lo scenario dentro cui ci collochiamo. Lo scenario è di difficoltà; difficoltà che riguarda tutti, riguarda anche il sistema degli Enti Locali e riguarda anche quei Comuni che non si sono sobbarcati la decisione che noi abbiamo assunto, ma che, badate, non stanno meglio, perché il Sindaco di una grande Città del Nord - ancora una volta non dico chi, non è rispettoso, ma vi posso assicurare che quello che vi dico è la pura verità - mi ha detto che ce l'ha fatta vendendo un palazzo, ma che il prossimo anno quel palazzo non l'avrà più e non saprà che cosa fare. Un'altra Città è riuscita a farcela vendendo delle partecipazioni che, essendo organizzate in forma di S.p.A. privata, erano più facili e non richiedevano la procedura di partecipate (che hanno una procedura più complessa come la nostra). Altrimenti, sforava il Patto di Stabilità. Attenzione che la situazione è davvero difficile e critica. Non è soltanto Torino che si trova in questa situazione. Noi ci troviamo in una situazione che, sì, è resa più complessa da una questione, che ho denunciato più volte, anche prima di questo dibattito e che ho richiamato anche qui: questo Patto di Stabilità, essendo un Patto cieco, penalizza chi ha investito. Un autorevole esponente del Governo, con cui ho parlato in questi giorni per spiegargli il motivo per cui noi prendevamo questa decisione, mi ha detto: "Certo, io - prima di fare il Ministro, faceva il professore universitario e intratteneva rapporti professionali con l'Università di Torino - mi reco da anni, tutti i mesi, a Torino e la trovo completamente trasformata, è una Città irriconoscibile, ha avuto un grande cambiamento e noi abbiamo un Patto di Stabilità che penalizza chi investe". È così. Se noi siamo calcolati nel debito esattamente come una città che ha un debito analogo al nostro, ma ce l'ha tutto fatto sulla spesa corrente, senza aver fatto gli investimenti che ha fatto Torino, c'è qualcosa che non funziona. Io mi sono incaricato di dirlo: guardate che il re è nudo; questo Patto di Stabilità così non regge più. Non l'ho fatto per una forma di disobbedienza civile, che, peraltro, non dovrebbe scandalizzare il Consigliere Appendino, visto che il suo Movimento ce lo propone continuamente su altre cose... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, non l'ho fatto, io non amo le disobbedienze civili. L'ho fatto, perché era una scelta inevitabile, necessaria e non eludibile. Amo così poco la disobbedienza civile da dire che, nel momento in cui ho fatto questa scelta, il mio obiettivo nel 2012 è di rientrare nel Patto di Stabilità, perché penso che bisogna cercare, il più possibile, di stare dentro le regole che sono condivise. Ripeto che, quest'anno, noi non si era in grado di ottemperare a quel Patto per le ragioni che, sia io prima, sia adesso l'Assessore Passoni, abbiamo richiamato e che voglio ancora richiamare, sia pure non prendendo tutto il tempo che ho preso prima, ma noi abbiamo un Patto di Stabilità che è cambiato in corso d'epoca. Allora, parliamoci chiaro, gran parte dell'indebitamento che oggi grava sul Comune di Torino e che ci vincola è stato fatto tra il 2003 e il 2007 ed è stato determinato dal preparare la Città ai Giochi Olimpici. Non è stato irresponsabile, perché tra il 2003 e il 2007 le regole della finanza locale e pubblica non erano quelle di oggi, ma erano diverse, e quegli investimenti erano compatibili. Nel 2007 le regole sono cambiate, diventando molto più stringenti, e con regole più stringenti noi dobbiamo fare fronte a quell'indebitamento. Questo è il problema. È un problema obiettivo. Io continuo a difendere - l'ho sempre fatto e lo faccio anche oggi - la scelta dell'Amministrazione precedente di avere investito molto in questa Città, perché è stato uno dei modi con cui si è arginata una crisi che questa Città avrebbe potuto pagare in modo molto più acuto e radicale di quanto non abbia pagato. Bisogna, però, sapere che, in ogni caso, la politica di investimenti ha, ovviamente, una onerosità, ma se poi quella onerosità deve fare i conti con un cambiamento radicale del quadro normativo e finanziario che interviene in corso d'opera, anzi, dopo che si sono assunti gli impegni e che si devono onorare, con un quadro finanziario diverso, è chiaro che quella contraddizione scoppia. Noi abbiamo un Patto di Stabilità che è diventato più oneroso in due anni di quattro volte. È raddoppiato tra il 2009 e il 2010 il contributo che viene chiesto agli Enti Locali; è raddoppiato dal 2010 al 2011. Questo ci ha portato a non essere in grado di ottemperare ai tetti. Anche altre Città si trovano in questa condizione di difficoltà. Detto questo, è chiaro che noi vogliamo utilizzare - sono d'accordo con il Consigliere Moretti - un passaggio difficile e critico come anche un'occasione, un'opportunità per rimettere in equilibrio i conti della Città e creare le condizioni per non avere più la sofferenza, che quest'anno ci porta a questa decisione. Comporta delle sanzioni? Sì, lo sappiamo tutti. Le sanzioni sono quattro: una riduzione dei trasferimenti nella misura del 3% del Bilancio di Esercizio dell'anno che ha fatto lo sforamento (essendo il nostro Bilancio di 1.300.000.000, se non ricordo male, il 3% sono una trentina di milioni in meno di trasferimenti); riduzione del 30% delle indennità degli amministratori. A tal proposito, mi si permetta di dire che questo è un provvedimento odioso e che viene applicato soltanto agli amministratori locali e non è applicato a nessun altro livello istituzionale. Mi chiedo che cosa si dovrebbe chiedere, allora, a quei Ministri che ci hanno proposto per anni delle Leggi Finanziarie che sono state regolarmente sforate; non mi risulta che, in questo momento, si discuta in Parlamento l'inserimento nella Costituzione del principio del pareggio di bilancio, con un terzo comma che dica che, se non si ottiene, il Presidente del Consiglio avrà decurtata del 30% la sua indennità. È odiosa questa misura che fa leva soltanto sugli amministratori locali; è stata assunta con termini puramente punitivi, con un'idea assolutamente sbagliata: cioè, che su questi banchi ci sia della gente che butta i soldi dalla finestra, mentre da altre parti si è tutti responsabili. Lo dico senza alcuna polemica; mi rammarico che questo provvedimento sia stato caldeggiato in primo luogo da un Ministro che invocava continuamente il federalismo e il rispetto delle autonomie come il Ministro Calderoli e che si sia unito in questo al Ministro Brunetta, in un atteggiamento punitivo ed umiliante nei confronti degli amministratori. La terza conseguenza è che la Città non può contrarre mutui, però questa è una sanzione inerte, perché, in virtù del provvedimento Milleproroghe del 2010, che è stato aggravato nei suoi termini dalla manovra di agosto, la Città di Torino, come tutte le grandi Città italiane (Napoli, Roma, Milano, eccetera), non era già più in grado di ottemperare al limite di un'accensione dei mutui non superiore all'8% per il 2012, 6% per il 2013, 4% del 2014. Quindi, questa è una sanzione inerte, perché, anche se avessimo rispettato il Patto di Stabilità, quei tetti sono tetti troppo stretti per le Città italiane che, tutte, per finanziare, poi, gli investimenti, hanno acceso mutui in misura superiore a quelle percentuali. La quarta misura, che è sostanzialmente inerte, è il blocco delle assunzioni, perché questo blocco vigeva già precedentemente. I margini di assunzione che avevamo erano minimi. Detto questo, io mi sono attivato - per rispondere al Consigliere Appendino e ad altri Consiglieri - per verificare la possibilità che questo sistema sanzionatorio sia rivisto. Certamente, dovrà essere messo in discussione se si va verso un altro Patto di Stabilità, perché un nuovo Patto di Stabilità richiede anche che si riformi il sistema sanzionatorio. In ogni caso, qualora rimanesse questo Patto di Stabilità, io penso che dobbiamo lavorare affinché queste sanzioni possano essere riviste e possa essere, quindi, ridotto il loro impatto. Di questo io ho già avuto modo di parlare sia con il Ministro Giarda sia con altri Ministri del Governo. Infine, per quanto riguarda le ultime due questioni, il Patto di Stabilità e la sua configurazione, ho detto, nell'introduzione, che oggi c'è stato un incontro tra il Ministro Passera e una delegazione dell'ANCI e che, nelle prossime settimane, dopo il vertice europeo del 30, sono previsti incontri con gli altri Ministeri più significativi interessati da questa problematica. L'ANCI ha un corpo di proposte che oggi è stato presentato al Ministro Passera - nelle prossime settimane sarà presentato ad altri Ministri - per la riscrittura e la ridefinizione di un Patto di Stabilità, che preveda un Patto di Stabilità (perché nessuno di noi è così sciocco da non sapere che il sistema degli Enti Locali ha il dovere di contribuire al risanamento dello Stato, e quindi delle regole ci vogliono) che ci faccia contribuire, ma in ragione tale che quel contributo sia sostenibile e non sia - come quello di oggi - insostenibile. Quindi, c'è un impegno dell'ANCI. Segnalo anche che il Governo italiano sta facendo analoga battaglia in sede europea, perché in due interventi che il Presidente del Consiglio ha fatto in sue missioni internazionali a Bruxelles ha esplicitamente richiamato la necessità che, anche in sede europea, si abbia la capacità di valutare gli investimenti in ragione diversa dalla spesa corrente. Peraltro, tutto il tema degli Eurobond è legato ad una valutazione diversa dell'indebitamento della spesa corrente rispetto all'indebitamento da investimenti. Quindi, è evidente che anche in Europa è aperta una discussione su questo tema. Infine, l'ultima considerazione. Io penso - l'hanno detto il Consigliere Lo Russo, Moretti e altri della maggioranza - che noi, pur in una situazione di difficoltà, non vogliamo - l'ho detto più volte anch'io in queste settimane - ridurre le nostre ambizioni nel governo della Città. Mettere in campo una politica di risanamento, come vogliamo fare, di riduzione dell'indebitamento e di riequilibrio dei conti nella parte corrente non significa rinunciare ad una politica di investimenti e non significa rinunciare ad una politica che punti a continuare in quell'azione di trasformazione della Città, che è stata uno dei motori di sviluppo fondamentale di Torino negli anni. Naturalmente, per fare questo abbiamo bisogno di fare una duplice operazione. Da un lato, le politiche sulla nostra finanza, che abbiamo qui annunciato (le quattro linee di azione che io ho richiamato), e, per altro verso, abbiamo la necessità di ricorrere maggiormente anche a capitali privati, non soltanto perché apriamo le partecipate al concorso di capitali privati, ma perché, per esempio, negli investimenti infrastrutturali, un più ampio ricorso al project financing, a forme di finanza privata - naturalmente con la remunerazione del capitale necessario, eccetera - possono essere il modo con cui, mobilitando capitale e risorse private, si concorre alla realizzazione di obiettivi di trasformazione e di modernizzazione della Città che consentano a Torino di continuare a trasformarsi e, per questa via, a non rinunciare alle opportunità e alle occasioni che sono necessarie per lo sviluppo della città. Grazie a tutti per l'attenzione. FERRARIS Giovani Maria (Presidente) Grazie a lei. Abbiamo concluso, quindi, le comunicazioni. |