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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Come concordato in Conferenza dei Capigruppo, avevamo invertito l'ordine dei lavori per discutere e votare le proposte di deliberazione, ma il Sindaco è arrivato e, quindi, possiamo riprendere dalle sue comunicazioni. La parola al Sindaco. SINDACO Prima di intervenire sul tema che è al centro di questa comunicazione, siccome non ho potuto farlo prima, vorrei rivolgere il mio ringraziamento personale al Consigliere Carossa (che, oggi, ha lasciato questo Consiglio per dedicarsi interamente al Consiglio Regionale) per l'attività che ha svolto in quest'Aula e anche per la correttezza del rapporto che si è stabilito tra noi; al di là delle diverse valutazioni politiche che possono esserci - come è naturale - sulle singole questioni, ho sempre apprezzato la passione, il rigore e la determinazione con cui il Consigliere Carossa ha svolto la sua attività e, come Sindaco, desidero ringraziarlo. Naturalmente, rivolgo i migliori saluti al Consigliere che ha preso il suo posto. Venendo alle questioni riguardanti questa comunicazione, i fatti sono noti e credo di poterli riassumere sinteticamente per titoli. Nella giornata di sabato, i giornali hanno evidenziato la notizia che una ragazza, residente nel quartiere delle Vallette, ha denunciato di essere stata vittima di un'aggressione e di una violenza sessuale da parte di due sconosciuti, presumibilmente di origine straniera. Sulla base di questa denuncia, ampiamente riportata dal sistema dell'informazione (sia stampata, che televisiva), nel quartiere delle Vallette si è determinata una situazione di grave tensione e di protesta, che ha portato all'indizione di una fiaccolata per la giornata di domenica. Questa fiaccolata avrebbe dovuto esprimere solidarietà nei confronti della vittima della violenza e protesta nei confronti di coloro che hanno commesso quella violenza. In una fase iniziale, la fiaccolata si è svolta come tante manifestazioni, con modalità normali ed ordinate, salvo prendere, nella fase finale, una piega particolare, in quanto il corteo si è indirizzato verso il campo Rom della Continassa e, una volta giunto lì, un gruppo di persone che ha partecipato al corteo, ne ha preso la testa e ha condotto un vero e proprio raid nei confronti del campo: con il lancio di bombe carta ha provocato un incendio che ha mandato a fuoco una parte delle baracche lì presenti. Fortunatamente, la popolazione lì residente era stata allertata qualche minuto prima che la vicenda raggiungesse questo epilogo così drammatico, per cui non vi sono state vittime (che, però, avrebbero potuto esserci). Questo è il fatto che, forse, è stato più sottovalutato: la mancanza di vittime ha relegato in secondo piano che quella dinamica dei fatti avrebbe potuto portare facilmente a delle vittime, peraltro del tutto innocenti. Nel corso di quelle stesse ore, la ragazza che aveva denunciato lo stupro ha ritrattato la sua testimonianza, riconoscendo nel corso dei suoi colloqui con le autorità inquirenti l'assoluta insussistenza del fatto e, naturalmente, tutto questo ha dato alla vicenda una dimensione anch'essa particolarmente sconcertante. Tuttavia, la ritrattazione (da quanto risulta) è avvenuta nel pomeriggio di domenica e, quindi, non vi è stato il tempo per impedire che si scatenasse nei confronti dei Rom quel raid, che era fondato sull'idea che alcuni Rom avessero violentato la ragazza. Passiamo alle considerazioni che si possono fare e, soprattutto, a che cosa siamo chiamati a fare sulla base di quell'episodio. Le considerazioni possono essere numerose; intanto, credo che l'episodio solleciti tutti ad interrogarsi su più questioni, per esempio su quali possano essere le ragioni che, nel 2011, inducono una giovane ad aver talmente paura di denunciare una perduta illibatezza da essere indotta ad inventare uno stupro mai avvenuto. È un episodio che ci parla di una difficoltà di dialogo e di colloquio tra le generazioni, che ci parla di un disagio di vita dei giovani di fronte ad un tema così delicato come quello della sessualità nell'età adolescenziale. È un tema che ci parla della solitudine, non solo di questa ragazza, ma anche di quella famiglia e che credo richiami la necessità di continuare a mettere in campo delle politiche di ordine sociale che non lascino solo nessuno e offrano a ciascuno la possibilità di ritrovare dei punti di riferimento per essere più forti nella vita quotidiana. Ciò che suscita maggiore sconcerto è quanto è avvenuto sulla base della denuncia di quella ragazza: un episodio di aggressione che ho dichiarato e dichiaro in questa sede essere intollerabile ed inaccettabile, perché rivolto verso persone del tutto estranee alla vicenda oggetto della denuncia, persone che sono state individuate come responsabili per il solo fatto che si trattava di stranieri, in particolare di Rom. A nessuno sfugge quali implicazioni particolarmente gravi abbia un atteggiamento di questo genere. Intendiamoci: sappiamo tutti che, quando si producono fasi di crisi nelle quali crescono i fattori di incertezza, di inquietudine e di insicurezza nella vita di ciascuno, chi è più debole e chi soffre di più il fattore di incertezza e di insicurezza nella propria vita è facilmente portato a cercare nell'altro, tanto più se si tratta di uno straniero, la causa della propria insicurezza e della propria incertezza. Non è un fenomeno che si è manifestato soltanto domenica, ma è un fenomeno che la sociologia ha ampiamente esaminato. Tuttavia, è proprio questo che ci deve indurre ad una grande preoccupazione, perché credere che le proprie insicurezze e le proprie incertezze possano essere superate cercando dei capri espiatori del tutto innocenti è un tragico errore che può avere conseguenze altrettanto tragiche. Penso che, anche da questa sede, dobbiamo ribadire con grande chiarezza che nulla giustificava e giustifica il raid che è stato posto in essere domenica pomeriggio e dunque vi è la necessità che chi lo ha pensato ed organizzato risponda di un comportamento particolarmente grave, non soltanto verso i Rom, ma verso l'intera comunità torinese. Detto questo, non sfugge a nessuno che, dietro quell'episodio, si cela un disagio più profondo. Quell'episodio così drammatico - che, ripeto, va condannato - è la spia di un disagio diffuso nell'opinione pubblica non soltanto della nostra città, ma di tutte le grandi città; si tratta, in particolare, di un disagio nei confronti della popolazione Rom. È un problema che si manifesta a Torino, a Milano, a Roma, a Napoli e in tutte le grandi conurbazioni nelle quali la dimensione della presenza di cittadini di origine Rom ha una consistenza quantitativa significativa; a Torino parliamo di circa 2.000 persone e nelle altre grandi città italiane il fenomeno ha dimensioni analoghe. Sappiamo tutti come il rapporto tra i residenti della nostra città - o di qualsiasi altra città - ed i Rom sia complesso per la particolarità della popolazione Rom, abituata a non essere stanziale, caratterizzata da una condizione di vita che rende più difficili le politiche di integrazione e da una condizione di precarietà e di incertezza esistenziale che la porta spesso ad una collocazione al limite dei fenomeni di illegalità o di illiceità. Tutto questo spiega perché nell'opinione pubblica ci sia un atteggiamento di diffidenza e di paura, che, naturalmente, spesso si intreccia anche al pregiudizio. Tuttavia, abbiamo il dovere di dare una risposta a questo tema, anzi, proprio perché si tratta di una questione particolarmente sensibile e critica, l'emergenza Rom deve essere vista in tutta la sua delicatezza e devono essere adottati le politiche e gli interventi necessari. Non è un caso se, lo scorso anno, il Ministero dell'Interno ha considerato la vicenda dei Rom un'emergenza e, in omaggio a questo fatto, sono stati assunti dei provvedimenti di natura normativa ed organizzativa con l'obiettivo di dare una soluzione a questa emergenza. Tuttavia, i provvedimenti e le misure adottate dal Ministero dell'Interno del precedente Governo hanno avuto fin qui una scarsa efficacia, da un lato, per la scarsità delle risorse finanziarie stanziate e, dall'altro lato, perché l'emergenza stessa sul piano normativo è stata cassata da una sentenza dell'Autorità giudiziaria che non ha ritenuto compatibili con il nostro ordinamento costituzionale e con il nostro ordinamento legislativo una serie di norme che era indicata nei provvedimenti legislativi assunti dal Governo. Da ciò deriva un vuoto normativo che, in questo momento, rende più complesso affrontare questa vicenda e di cui ho fatto stato qualche giorno prima la tragica vicenda che stiamo commentando durante un incontro, presso il Ministero dell'Interno, con il Ministro Cancellieri, al quale mi sono premurato di sottolineare come l'emergenza Rom richieda l'adozione di una strategia adeguata, concertata tra il Governo e gli Enti Locali interessati, l'adozione di misure organizzative e lo stanziamento di risorse finanziarie adeguate. In altri termini, serve un piano nazionale per affrontare l'emergenza Rom, che sia concertato e condiviso tra il Governo e gli Enti Locali, e che preveda una pluralità di interventi: da un lato, interventi volti a stabilizzare ed a integrare quella parte di popolazione Rom che è disponibile ad accettare percorsi di integrazione e, dall'altro lato, provvedimenti di ordine pubblico finalizzati ad allontanare dal Paese quella parte di popolazione Rom che si rende attore di attività illecite e illegali o, in ogni caso, che non è disponibile a condividere percorsi di integrazione. Anche in questi giorni, a seguito delle vicende di sabato e domenica, ho sollecitato il Ministro ad assumere con tempestività le misure necessarie. In questi stessi giorni siamo stati in continuo contatto con il Prefetto e con le Autorità di Polizia della nostra città ed è stata convocata per venerdì una riunione del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica per fare il punto sulla situazione dei Rom e, in attesa delle decisioni del Governo, capire quali decisioni a breve e, per il momento, su scala locale possano essere assunte. Siamo assolutamente consapevoli che è un tema a cui bisogna dare una risposta, sia per cercare di sminare e di ridurre questa condizione di disagio, di sofferenza e di incomunicabilità che è maturata nel rapporto tra i cittadini e la popolazione Rom, sia perché soltanto dando una soluzione a questo problema possiamo metterci al riparo da conseguenze più gravi che possano investire la vita della nostra comunità. Naturalmente, dobbiamo sapere che si tratta di un tema molto complesso, delicato e di non facile soluzione per l'indisponibilità di gran parte della cittadinanza ad accogliere la popolazione Rom, per la difficoltà della popolazione Rom ad accettare percorsi di integrazione e per l'esiguità delle risorse di cui fin qui disponiamo, ma queste difficoltà non possono legittimare alcuna forma di inazione o di rassegnazione e, quindi, in ogni caso, intendiamo agire per dotarci delle scelte e degli strumenti che siano utili ed opportuni per affrontare questa emergenza. In conclusione, penso che dobbiamo affrontare questa emergenza tenendo insieme due termini che non devono e non possono essere antitetici: l'accoglienza e la sicurezza. Per quanto riguarda l'accoglienza, questa è una città accogliente, che nella sua storia e nel suo DNA ha una lunga esperienza di accoglienza. Alla fine del 1900, questa città accolse decine di migliaia di cittadini che affluivano dalle campagne alla città, quando Torino fu il motore del primo grande processo di industrializzazione, e si realizzò un processo di integrazione che consentì di far decollare lo sviluppo economico della città e del Paese. Questa città ha dimostrato di essere accogliente negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, quando ha accolto centinaia di migliaia di cittadini che provenivano dal Sud o dal Nord Est del Paese, e che arrivavano a Torino perché qui c'era lavoro ed era possibile ritrovare ragioni di dignità di vita, che poi sono riusciti a ritrovare. Oggi, Torino è una città che è investita da fenomeni migratori non meno significativi ed importanti. Sono 150.000 i cittadini stranieri che vivono stabilmente nella nostra città, una parte dei quali - e in modo via via crescente - si stabilisce definitivamente qui e auspica che una diversa e nuova legge della cittadinanza possa riconoscerli come cittadini a tutti gli effetti. Sono 150.000 persone che, ogni giorno, fanno parte della vita della nostra comunità, che con la loro fatica, con la loro competenza, con il loro lavoro e con le loro aspirazioni concorrono alla vita della nostra città e abbiamo il dovere di farli sentire fino in fondo parte della comunità torinese, facendo in modo che ogni cittadino di questa città (quale che sia il colore della sua pelle, la lingua che parla o la religione che professa) sia titolare degli stessi diritti e sia osservante degli stessi doveri. Naturalmente, dobbiamo combinare questa capacità di accoglienza con la tutela della sicurezza dei cittadini, perché la sicurezza è un bene prezioso per ogni persona e chiunque governi una grande comunità come la nostra ha il dovere di mettere in campo tutto ciò che è necessario a far sì che ciascuno si senta sicuro nella vita quotidiana. Sono queste le linee intorno a cui possiamo operare per affrontare anche l'emergenza Rom, che naturalmente non richiede soltanto l'impegno istituzionale dell'Amministrazione Comunale, che c'è e ci sarà sulla base delle indicazioni che ho appena fornito; è necessario, però, che anche la società torinese, in tutte le sue articolazioni, assuma questo tema, perché le politiche di integrazione (politiche che siano volte a tutelare ogni cittadino e che siano fondate sul riconoscimento reciproco, soprattutto tra persone diverse) richiedono anche una mobilitazione di energie sul piano sociale, civile e culturale, che non sono risolte ed assolte soltanto da ciò che un'Istituzione può mettere in campo. Da questo punto di vista, l'Amministrazione Comunale si è già rivolta - e continuerà a farlo - agli attori che, nel territorio della nostra città, svolgono un ruolo fondamentale nella rappresentanza dei cittadini e nella loro aggregazione; penso ai partiti politici, alle Organizzazioni Sindacali, al mondo del volontariato e delle organizzazioni non governative, al ruolo fondamentale svolto dalla Chiesa cattolica e dalle sue parrocchie, al reticolo di attori che, nella vita quotidiana della città, svolgono una funzione fondamentale affinché questa città non sia soltanto una somma di individui, ma una comunità. Abbiamo bisogno di mettere in campo tutto questo, anche nell'affrontare l'emergenza Rom. Quanto più saremo in grado di mettere in campo una strategia condivisa e comune, che mobiliti tutte le energie e tutte le risorse di cui la città dispone, tanto più saremo in grado di dare a questo tema una soluzione ispirata al binomio dell'accoglienza e della sicurezza. Queste sono le considerazioni che ho ritenuto di dover rappresentare al Consiglio Comunale, naturalmente assumendo l'impegno di tenerlo informato periodicamente sugli sviluppi di questa emergenza. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Liardo, che dividerà il tempo a sua disposizione con il Capogruppo Tronzano. LIARDO Enzo Naturalmente, il mio intervento parte dalla più totale condanna dell'episodio che si è verificato sabato. Ho partecipato personalmente alla manifestazione e, purtroppo, devo fare delle precisazioni al Sindaco: intanto, non vi è stata alcuna fiaccola e non è stato un piccolo gruppo a staccarsi, ma metà del corteo. In realtà, non si è staccato, ma si è diretto lì e, devo essere sincero, si è capita subito l'antifona, tant'è che mi sono fermato in Piazza Montale. Ribadisco che, purtroppo, non si è trattato di un gruppetto; si vuole far passare il messaggio che fossero ultras, ma la realtà non è questa ed è ben più grave, perché erano moltissime persone che, da quarant'anni (e, forse, oltre che condannarli, bisognerebbe capirli), devono convivere con piccoli campi Rom che nascono spontaneamente in quel quartiere e che, comunque, non hanno mai avuto un rapporto idilliaco con il territorio. Vorrei anche sottolineare che quello delle Vallette è stato il quartiere che ha ospitato per primo i Rom in alloggi popolari ed è stata un'esperienza drammatica, non per una questione di razzismo, ma perché hanno difficoltà ad integrarsi all'interno di un condominio. Le persone che hanno sempre evidenziato questo disagio e che ho conosciuto personalmente non sono assolutamente riconducibili ad alcuna forma di razzismo. Perciò, bisogna... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, la sto usando io, Sindaco. Ritengo, però, che non sia giusto che, in qualche modo, sia passato un messaggio televisivo per cui i cittadini delle Vallette sono razzisti; bisogna anche capire certe situazioni e bisogna viverle. Nel 2009, organizzai una marcia non contro i Rom, ma contro la decisione del Comune di realizzare un campo Rom in Via Druento: sarebbe stato un disastro perché la popolazione non avrebbe mai accettato un campo Rom in quella zona, visto che aveva un'esperienza ormai quarantennale dei piccoli campi Rom che erano sorti. Tra l'altro, vorrei sottolineare che la manifestazione è stata organizzata da alcuni ragazzi che, nel 2009, mi bollarono come razzista per avere organizzato quella marcia, che - lo ribadisco - non era contro i Rom, ma contro le decisioni del Comune. Sottolineo ancora che, purtroppo, non si è trattato di un gruppetto che si è staccato, ma erano tantissimi i cittadini (giovani ed anziani) che si sono diretti al campo della Continassa (naturalmente, non ero presente al campo, ma ho visto quando il gruppo si è diviso). Vorrei concludere il mio intervento con questa riflessione: ci sono state delle occasioni per porre fine alla situazione della Continassa, perché vivere lì è disumano e il Comune dovrebbe cercare di farsene carico. Negli anni è stata affrontata una spesa (e lo dico anche in tono polemico) per l'Arena Rock, che è una cattedrale nel deserto, e penso che, magari, si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso, per poter permettere a queste persone (che considero siano nostri fratelli e lo dico da cattolico) di vivere in maniera dignitosa. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Credo che quando accade un fatto grave come quello di sabato, per capirlo in tutta la sua gravità, sia necessario provare ad allontanarsi e guardarlo da fuori; è per questo motivo che, rispetto a questo fatto, credo si debbano usare non tanto le parole utilizzate dai nostri giornali (che, peraltro, hanno avuto anche una responsabilità nel creare il clima che ha determinato quei fatti), ma quelle che sono comparse su quasi tutti i siti delle organizzazioni per i diritti umani in Europa o, per esempio, le parole del "The Daily Telegraph", o del "The Guardian", che hanno definito i fatti di sabato a Torino un "pogrom". "Pogrom" è una parola durissima, che richiama altri momenti storici. Credo che, rispetto a quanto accaduto sabato, dobbiamo fare due cose con coraggio: dobbiamo indagare quei fatti, li dobbiamo capire e comprendere che cosa sta dentro; dobbiamo fotografare e capire che cosa è successo nei giorni precedenti e quella sera e, poi, dobbiamo capire che cosa è successo in questi mesi e in questi anni su quel territorio e nel territorio che, oggi, dobbiamo amministrare. Comincerei da che cosa è accaduto sabato sera; credo che sia sbagliato pensare e raccontare i fatti di sabato sera esclusivamente come la reazione di una parte di un quartiere, soprattutto da parte di chi ha l'intenzione di criminalizzare quello che è un quartiere importante di Torino, con una cultura di socialità e di accoglienza importante. Però, secondo me, alcune cose vanno dette. Per esempio, va ricordato che la ragazza è stata subito intercettata dalla nostra Polizia Municipale nella giornata di mercoledì, intorno alle ore 18.30, e non ha fatto alcun cenno alla violenza subita da parte di stranieri. Inoltre, dobbiamo dire che, già dal giorno successivo, nel quartiere compariva questo volantino, che dovrebbe farci riflettere perché contiene numerosi messaggi particolari, come "Ripuliamo la Continassa", e che in questi giorni è circolato molto fra di noi; credo che vada analizzato nel contesto, perché quel messaggio è fuori dal contesto di tutto il volantino, come se il messaggio parlasse a qualcuno, mentre il volantino parlasse a tutto il quartiere. Quello stesso volantino si apriva con un "j'accuse" molto forte ai media, che veniva seguito ad una pressione forte anche sui media dei quartieri e, infatti, nella giornata di sabato sono comparsi articoli durissimi, fra cui cito il titolo di cronaca: "Stuprata a 15 anni in mezzo alla strada, erano due zingari", con una foto che ricostruiva la vicenda (naturalmente, era ripresa un'attrice). Questo è un fatto gravissimo. Purtroppo era chiaro ai più che la situazione stesse degenerando nel quartiere. Nel pomeriggio di venerdì, una nota assistente sociale del quartiere, che si occupa proprio dei progetti rieducativi di strada, aveva contattato il Vicecomandante della Polizia Politano, che abita proprio in quella zona, ed il Vicepresidente della Circoscrizione 5, avvertendoli che il giorno successivo si sarebbe potuto trasformare in una situazione molto complicata. Inoltre, a quanto ci risulta, già dalla mattina del sabato, alcuni Rom (in particolare, stiamo parlando di 6 famiglie) avevano lasciato il campo su informazione di alcuni giostrai che vivono lì vicino, non solo sapendo che il pomeriggio ci sarebbe stata una manifestazione, ma, a detta loro, già sapendo che la manifestazione si sarebbe conclusa con un rogo. Credo che, da un lato, dobbiamo interrogarci con grande attenzione sui fatti di sabato e sul contesto all'interno del quale si sono determinati (di cui parlerò), ma, dall'altro lato, dobbiamo anche avere la capacità di capire con chiarezza che cosa ha animato quei fatti, se qualcuno non abbia strumentalizzato la rabbia e la frustrazione di un quartiere e l'abbia utilizzata per altri fini; soprattutto dobbiamo avere la capacità di capire perché un sistema democratico non è stato in grado di agire fino a determinare quello che, poi, possiamo definire - o che in Europa viene definito - un "pogrom". Perché le Forze dell'Ordine non erano presenti in numero più elevato? Perché tutte le Istituzioni democratiche - senza strumentalizzazioni, altrimenti guarderemmo il dito e non la Luna - non hanno capito quanto stava per accadere? Inoltre, dobbiamo renderci conto della crisi sociale che sta attraversando la città, perché, quando i bisogni si allargano, la platea dei richiedenti si amplia e si restringe il welfare, e lì che nasce il rischio ed il conflitto potenziale fra ultimi e penultimi. Quindi, dobbiamo porci l'obiettivo di trasformare quella che, in questi anni, è stata definita un'emergenza in un'urgenza, perché le persone non possono essere semplicemente sgomberate, ma bisogna pensare dei percorsi alternativi. Quei percorsi esistono - voglio sottolineare questo concetto - ed esistevano già un anno fa, quando il Prefetto era stato nominato Commissario straordinario per la cosiddetta "emergenza Rom", ed esisteva anche un'esperienza negativa portata avanti dalle città di Milano e di Roma (esperienze incardinate esclusivamente sull'illusione degli sgomberi). Quelle esperienze e, soprattutto, quelle scelte - che, a Torino, avevano trovato frutto nel lavoro di associazioni, di cooperative e anche di Istituzioni come il Comune di Torino ed altre Amministrazioni Comunali - non hanno avuto la possibilità di essere trasformate in un piano organico. Per un anno abbiamo assistito al rimbalzo istituzionale fra Provincia e, soprattutto, Regione per quanto riguarda il protocollo che era stato individuato da diversi Comuni dell'hinterland, facendo una cosa molto complicata, cioè rendendosi disponibili ad accogliere le presenze che, nel gergo, vengono definite "di altri". Credo che la politica non debba cercare soluzioni semplici a problemi complessi, ma dovrebbe cominciare a capire che non stiamo parlando di nomadi; per favore, smettiamola di definire "nomadi" delle persone che, in realtà, vivono in contesti urbani da almeno tre generazioni e che hanno la capacità di integrarsi pienamente nella vita sociale e politica del territorio. Io ne ho un'esperienza diretta, tutti i giorni, quando torno a casa mia. Presidente, mi permetta un ultimo passaggio sulla sicurezza; per favore, usiamo questa parola non con prudenza, ma comprendendo che cos'è la vera sicurezza di un territorio. Credo che, oggi, la sicurezza sia interrogarsi su quale sia il futuro di quasi 400 bambini che vivono nei campi Rom, sia chiedersi quale può essere il futuro di bambini che nascono, vivono e crescono sotto la soglia di povertà, che, spesso, non possono frequentare la scuola e, che se non fosse per l'aiuto di poche associazioni di volontariato, non avrebbero diritto all'assistenza sanitaria e alla vaccinazione. Quindi, chiedo se non sia arrivato il momento di interpretare la sicurezza nel modo moderno, come fanno spesso altri Paesi europei: per città più sicure abbiamo bisogno di città più giuste. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Viale. Le ricordo che ogni Gruppo ha a disposizione 5 minuti. VIALE Silvio Vorrei dire due cose, molto brevemente. Non intervengo sull'accaduto, anche avendo altre conoscenze - anche di tipo indiretto - legate alla vicenda della ragazza, che credo sia marginale in questo contesto. In questo contesto, abbiamo una situazione in cui l'odio è alimentato non solo da infortuni giornalistici, come il Consigliere Curto ha fatto notare prima, ma, in questi giorni (arrivo al secondo punto e, quindi, anche al motivo per cui volevo esporre "La Padania", e, non potendolo fare, la tengo in tasca e rimarrà lì), un'altra notizia ha colpito il Paese ed è quella di un italiano che si è recato in due mercati a Firenze ed ha sparato a dei senegalesi. Questa notizia è su tutte le prime pagine dei giornali di oggi, tranne su quella de "La Padania", ma sarei curioso di vedere che cosa avrebbe scritto se un senegalese avesse anche solo sparato in aria e colpito di rimbalzo un italiano. La notizia è riportata in nona pagina, dopo altre notizie. Credo che non ci si possa girare attorno e mi rivolgo anche al Consigliere Liardo: noi tutti abbiamo dei compiti come rappresentanti di un'Istituzione, che sono quelli di polemizzare, litigare, discutere nel merito e anche scontrarci duramente (questo, quando vogliamo, siamo capaci tutti a farlo), ma dobbiamo evitare che l'odio diventi una costante fissa nei rapporti della società, perché, poi, ai livelli più bassi - e lo dico come unica eccezione a quanto detto prima - le parole: "Andiamo con le taniche di fuoco e li bruciamo" erano già state pronunciate al Pronto Soccorso del Sant'Anna. Quindi, ha ragione il Consigliere Curto. Nel momento in cui è venuto fuori che si trattava di due persone che puzzavano (e ricordate che anche nel caso di Erica e Omar, altra vicenda piemontese, era accaduto questo), sono stati individuati subito gli zingari ed è immediatamente scattato l'allarme in un quartiere in cui credo che il partito che oggi rappresento in questa sede come Consigliere abbia non dico la maggioranza assoluta, ma quasi, ma in cui, ovviamente, ci sono anche altre forze. Credo che, oggi, la responsabilità di quest'Aula (dalle comunicazioni del Sindaco, al fare le pulci, perché anch'io avrei delle cose da dire e credo che, probabilmente, si sarebbero potute dire altre cose) sia di assumersi la responsabilità collettiva, per cui, nelle questioni sociali, non prevalga mai l'odio etnico e razziale nei confronti di persone con cui non andremo mai a cena (diciamocelo chiaro e tondo, perché potrebbe essere così). Mi scuso con il Vicecapogruppo per aver utilizzato questi minuti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola, per il restante tempo a disposizione, al Consigliere Paolino. PAOLINO Michele Innanzitutto, ringrazio il Sindaco per le parole sagge e responsabili che ha pronunciato nel corso delle comunicazioni e nelle quali ci riconosciamo pienamente. Nel tempo residuo a mia disposizione, desidero fare quattro brevissime considerazioni a nome del mio Gruppo Consiliare. La prima considerazione è che non sono più accettabili, in alcun modo, le condizioni in cui in questa città vivono persone, essere umani, per la maggior parte cittadini comunitari. Mi riferisco alla comunità Rom e, quindi, chiediamo, così come ha già fatto il Sindaco, che vengano attuate delle politiche, non interventi straordinari ed emergenziali; devo essere attuate delle politiche che coinvolgano tutte le Istituzioni interessate, a partire dal Governo, in sintonia con gli Enti Locali, affinché vi sia un'assunzione di responsabilità e venga cancellata questa vergogna che la nostra comunità, che vuole sentirsi tale, non può più accettare in alcun modo. La seconda questione è che riconosciamo, rispettiamo e ci facciamo carico del disagio che vivono i cittadini torinesi a fronte della presenza di situazioni di questo tipo. Comprendiamo il loro malessere ed il loro disagio e dobbiamo tenerne conto; è per questo che - e questa è la terza considerazione - riteniamo diritto ma, soprattutto, dovere di chi vive nelle Istituzioni (in particolare, in quelle territoriali) di essere presenti, di mediare, di farsi carico di quelli che sono i sentimenti, le paure, le angosce e anche le difficoltà che vivono i territori che loro rappresentano. Il problema non è solo del quartiere delle Vallette, ma è delle periferie, rispetto alle quali noi abbiamo investito molto e che sono decisamente migliori se confrontate con le periferie di altre città; ci sono persone straordinarie e non bisogna criminalizzare in alcun modo le persone che vivono in situazioni anche di paura, ma, anzi, dobbiamo tenerne conto. Ha detto bene il Sindaco: dobbiamo riuscire a conciliare politiche di accoglienza con politiche di sicurezza e, quindi, è giusto che la politica si assuma le sue responsabilità e che chi fa politica sul territorio sia presente laddove vi sono situazioni di difficoltà e di disagio. La quarta questione riguarda il razzismo; oggi siamo qui a ragionare su un atto di razzismo che si è compiuto nella nostra città e molti osservatori hanno fatto notare come i segnali che arrivano da Firenze siano gravissimi e, in qualche modo, anche riconducibili ad una crisi economica che fa emergere la parte peggiore. Per la tradizione, per la cultura, per la storia, per il proprio Statuto, per le cose che ha fatto, che fa e che intende fare, questa città non può in alcun modo accettare che si compiano dei raid punitivi. Pertanto, chiediamo al Sindaco e alla Città, naturalmente dopo aver fatto le opportune verifiche con i propri Uffici, che, alla fine del percorso istruttorio da parte della Magistratura, la Città di Torino si costituisca parte civile nel processo che verrà intentato nei confronti dei colpevoli dell'inaccettabile raid di sabato scorso. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Ringrazio il Sindaco per aver ricordato come il protocollo d'intesa sui campi nomadi sia stato cassato. Forse, adesso, è un motivo in più ribadire il fatto che la Regione non ha voluto firmarlo, magari anche per senso di responsabilità, per aspettare questo tipo di sentenza. Ovviamente, ha avuto ragione; in questo Stato non esiste un problema "nomadi". Sindaco, sicuramente in questi ultimi vent'anni lei ha avuto cose molto più importanti da fare che occuparsi dei problemi attuali di Torino, però, riguardo a "popolazione non stanziale" volevo dirle che l'unica volta che ho visto queste persone spostarsi era per andare da un campo all'altro, quindi, probabilmente, ho fatto più traslochi io nella mia vita rispetto ai loro spostamenti di città. Detto questo, noi condanniamo fortissimamente questi atti gravissimi, perché sono inaccettabili, probabilmente causati da una situazione all'interno del quartiere che è degenerata a causa di alcuni violenti; secondo me, non è il quartiere che è sceso in piazza, non è il quartiere che ha dato fuoco, ma è stato veramente un gesto di violenti. Il problema che io le pongo è questo: alla manifestazione era presente la Città, nella forma del Presidente della V Circoscrizione, che rappresenta tutti i cittadini di quella Circoscrizione e non solamente chi l'ha eletto come Consigliere. Io mi chiedo che cosa sarebbe successo se, magari, ci fosse stato non un'istituzione come il Presidente di Circoscrizione, ma un Consigliere della Lega o un esponente di una qualsiasi altra forza politica che è sempre stata critica contro la politica, in questi anni, di questa città sui nomadi. Che cosa sarebbe successo? Sicuramente, il mio normale pensar male porterebbe a dire che, probabilmente, i titoloni sui giornali avrebbero detto: "La Lega razzista, sono andati a bruciare i campi nomadi". Fortunatamente, ribadisco "fortunatamente", il Presidente di Circoscrizione era lì per placare gli animi e sicuramente non per andare a dare fuoco alle baracche, però dobbiamo anche prendere in considerazione che cosa è successo in questi vent'anni di non soluzioni: si è lasciato che queste persone, all'interno di questi campi, facessero un po' quello che volevano, che li allargassero, che li espandessero, addirittura che li raddoppiassero; infatti, sono nati campi abusivi in riva ai fiumi, in aree sicuramente molto pericolose. Sappiamo tutti, con l'alluvione di qualche mese fa, quali potevano essere i pericoli per queste persone, che vivono nel degrado e nei rifiuti. La politica di questi anni, inoltre, non ha mai considerato la situazione dei bambini. Ho visto assistenti sociali in questa città portare via bambini per, veramente, io le considero sciocchezze e, magari, mantenere bambini con le loro famiglie nomadi all'interno di questi campi in condizioni davvero pietose. Quello che noi vogliamo fare, magari insieme (perché, secondo me, questa è una di quelle decisioni che vanno prese in maniera unanime), è di andare a creare una soluzione forte per togliere i bambini da queste brutte situazioni, dove sono costretti a mendicare. Ho in mente l'immagine dei bambini che suonano la fisarmonica sul tram a Porta Palazzo, distraendo i viaggiatori che, magari, vengono derubati da qualche parente del bambino. Situazioni molto frequenti in certe parti della città, dove i bambini sono sfruttati. Questa la definisco una vera e propria schiavitù. Poi, probabilmente, c'è un discorso anche di cultura, perché io non ho mai sentito nessuno prendersela con la popolazione cinese o con la popolazione indiana, che lavorano onestamente e che, magari, non si vedono, sono popolazioni silenti, che lavorano fino a tardi, si fanno davvero rispettare all'interno del mondo lavorativo, qualche volta in modo illegittimo, però comunque lavorando. Una cultura, quella nomade, che si scontra, secondo me, in maniera forte con la nostra cultura del lavoro, con la nostra cultura dello stare insieme, del convivere e soprattutto del rispettarsi, perché io ritengo che quello che avviene quotidianamente all'interno della nostra città da parte di alcuni (perché, poi, ripeto, fortunatamente non sono tutti, ma alcuni) è un non rispetto nei confronti di chi tanto li sta aiutando, di chi gli mette a disposizione soldi per vivere, che gli mette a disposizione casette per dormire (penso al campo di Via Germagnano) e chi gli dà la possibilità di poter integrarsi in questa città. Probabilmente, è una questione di non volontà. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io prendo solo un minuto perché ho avuto sinceramente lo stimolo dal cuore di fare una precisazione, anche se di sicuro era una uscita in buonafede. Io ritengo completamente improprio parlare di "pogrom", più che altro perché, avendo riguardo per la storia del popolo ebraico, è noto a tutti che i "pogrom" avvenivano sulla base di pregiudizi oggettivamente del tutto infondati, che andavano dal deicidio al cannibalismo; mentre le violenze scatenate contro i campi nomadi, i cui esiti sono condannabili al pari, senza fare alcuna differenza, con i veri pogrom, partono - ce lo dobbiamo dire - da problemi oggettivi di convivenza, addebitabili in gran parte a pratiche criminali che provengono anche e soprattutto dal mondo del nomadismo (che, peraltro, ha ricordato anche il Sindaco nella sua relazione). Questo lo dico perché, in realtà, la sorpresa dei giornali nello scoprire le violenze di un quartiere popolare come Vallette, tradizionalmente anche figlio di una storia migratoria, è figlia della sottovalutazione che per anni si è fatta del problema sicurezza, perché oggi tutti ci riempiamo la bocca di sicurezza, ma vorrei ricordare che, negli ultimi anni - per diversi anni -, i problemi di delinquenza nelle periferie sono stati liquidati come delle fisse psicanalitiche diffuse da destre becere per raccogliere voti. Mi fa piacere che finalmente scopriamo che, in realtà, problemi di sicurezza esistono oggettivamente nelle periferie. Mi auguro che da questa presa di coscienza derivi anche una presa di responsabilità, soprattutto da parte di chi sta in maggioranza in questa città per porvi rimedio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Detto che ho molto apprezzato l'equilibrio dell'intervento del Sindaco, che mi sembrava nella giusta direzione, io mi approccerei a questa questione più con delle domande che con delle certezze, credo di avere sentito, forse, troppe certezze in molti interventi. È chiaro che uno si chiede, ad esempio, per cominciare dall'inizio, che tipo di educazione sessuale e sociale diamo ai ragazzi se, appunto, la prima volta diventa un'occasione del genere e, quindi, pur nel rispetto delle famiglie di dare l'educazione che vogliono, però che tipo di educazione sessuale diamo ai ragazzi in questo Paese? È chiaro che ci si chiede come sia possibile che un corteo annunciato per tre giorni, con la presenza di rappresentanti delle Istituzioni, di tutti i partiti, destra e sinistra, eccetera, finisca in quel modo quando le Forze dell'Ordine avevano tutto il tempo di organizzarsi per evitare che succedesse quello che è successo, invece hanno portato via, per fortuna, gli abitanti dell'accampamento, però poi hanno permesso che venisse bruciato. E quindi perché? È chiaro che ci si chiede anche che senso abbia il comportamento dei giornali. Questa è una cosa che avrei voluto forse sentire dire con più insistenza, perché sono anche i giornali che costruiscono questi fenomeni. Però, forse questa questione del giornale è interessante perché mostra che c'è un problema oggettivo: che la storia, che non era vera, però è stata ritenuta verosimile, ma non da una piccola minoranza di beceri, ignoranti, come li volete definire, ma da mezza città, cioè dalle persone delle Vallette fino al caporedattore de "La Stampa", tutti hanno pensato che questa storia potesse essere vera. Non si sono neanche fermati un attimo a controllare, verificare. Questo perché in questa città c'è un problema di fondo, di mal sopportazione dei Rom, dei Sinti. C'è, e non è limitato ad una piccola minoranza che vota la Lega Nord, c'è anche negli elettori di tutti gli altri partiti, anche in chi non va più a votare, è diffusa, diffusissima. Se voi leggete in questi giorni i commenti sui forum, sui blog, direi almeno la metà, forse di più, in realtà dicono: "Sì, è orrendo bruciare, ma...". Il problema c'è, e forse il problema è che la politica non ha saputo dare una risposta a quello che viene dopo quel "ma". Leggerei brevemente le cose che mi ha scritto una ragazza di 23 anni, che vive alle Vallette, sulla sua esperienza di convivenza con questi campi nomadi: "È vero che i Rom ricevono dei sussidi? Sì, li ricevono. Se non ci credete, venite nel mio quartiere. Ai nomadi vengono dati i sussidi, vengono offerte le case popolari scavalcando nella lista le persone che ne hanno bisogno; alcuni accettano, altri no. Non accettano, però si permettono di ubicarsi con i loro camper vicino alle scuole materne ed elementari, o si rinchiudono alla Continassa. Alcuni di loro si permettono di dire: 'Nessuno ci aiuta', quando sanno benissimo che non è così. Vi posso citare delle cose che fanno. Da un po' di settimane stanno di nuovo iniziando a 'ripulire' gli appartamenti. Sappiamo anche i periodi, succede quasi all'inizio di ogni stagione. A volte entrano negli appartamenti quando i bambini sono da soli a casa e i genitori non ci sono, spaventando a morte i bambini e creando loro degli shock. Noi non ne possiamo più. Sappiamo che alcuni di loro vogliono integrarsi, ma non sono tutti quelli che stanno alla Continassa, però sappiamo anche che cosa subiamo noi ogni due, tre mesi, ed è così già da un po' di anni. Questa è la situazione del mio quartiere.". È vero questo? Io me lo domando. Vorrei che ci trovassimo magari in una Commissione Consiliare per capire con dei dati se queste cose siano vere, perché quello che è successo si alimenta anche dalle leggende metropolitane, però io credo che buona parte di quanto viene raccontato sia vero, siano fatti oggettivi che vengono vissuti tutti i giorni dalle persone che abitano lì. Poi, magari, vengono esagerati, quindi magari tre furti in appartamenti diventa "tutte le Vallette vengono svaligiate". Però, è indubbio che queste cose accadano. Invece, queste persone, per dieci, vent'anni, si sono sentite dire che erano dei razzisti, che dovevano stare zitti, perché le Istituzioni in gran parte hanno risposto così. È sufficiente leggere l'intervista che ha rilasciato l'ex Sindaco Chiamparino l'altro giorno su "La Stampa", in cui si vantava addirittura di non avere ascoltato uno che veniva a raccontargli dei problemi di integrazione sotto casa sua, perché non dobbiamo dare spazio al germe del razzismo. Allora, forse, le Istituzioni intanto devono cominciare ad ascoltare. Quindi, ho apprezzato anche le indicazioni del Sindaco di voler affrontare entrambi gli aspetti del problema. Sicuramente, c'è un problema d'integrazione, c'è un problema a dimostrare che l'integrazione funziona, che non ci sono solo gli esempi negativi, ci sono esempi positivi che, però, non emergono, e c'è un problema di andare a smentire le leggende metropolitane che circolano in città, senza arrivare a quelle più assurde che pure ho sentito in questi giorni, tipo: i Rom sono protetti perché la moglie di Novelli era zingara, la moglie di Chiamparino... cioè, circolano follie di questo genere, ovunque, per tutta la città. Quelle sono follie. Ma se non c'è un'informazione chiara, che mostra, invece, la realtà delle cose nel bene e nel male, senza negarla né nel bene né nel male per motivi ideologici, non riusciremo mai ad uscire da questa situazione in cui basta una voce, a questo punto, autoconfermata che scatena quello che abbiamo visto e rischia di scatenarlo sempre di più. Quindi, la richiesta è che se ne parli in una Commissione Consiliare, con dei dati alla mano, parlando con chi si occupa anche di nomadi nell'Amministrazione, e cerchiamo di capire tutti insieme che cosa può fare concretamente il Comune per risolvere i problemi dei nomadi e degli abitanti del quartiere. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Cercherò di essere rapido, perché ho voluto dare spazio a tutti i componenti del Gruppo che se ne sono occupati, sia il Consigliere Liardo sia il Consigliere Marrone, che da tempo si occupano con passione di questo tema per cercare anche di dare delle soluzioni e non solo criticare. Partiamo dalla ferma condanna, Sindaco, di questi fatti, anche dalla menzogna della ragazza, perché oggettivamente l'inizio del suo intervento è stato splendido perché credo sia la verità: la difficoltà di relazione fra generazioni, o anche all'interno della famiglia. Quindi, su questo, assoluta condanna. Dall'altra parte, Sindaco, la pregherei di non liquidare le nostre parole dell'opposizione in questo senso, come diceva il Collega Marrone, becera, destra o parole inutili e buttate al vento, perché sono tentativi di ragionamenti che stiamo cercando di fare da anni, ma chiaramente, all'interno della maggioranza di questa città, non c'è voglia di ascoltare su questo tema, quindi le chiediamo un'attenzione particolare. La terza cosa che volevo dire è una gestione imperfetta della notizia, su questo non ci sono dubbi. Chi conosce quel quartiere sa che in quel posto, difficilmente, a quell'ora si può subire una violenza, perché è pieno di persone. C'è stata, forse, una sottovalutazione, una voglia di sensazionalismo da parte degli organi di comunicazione che però io non condanno, nel senso che hanno ripreso una confessione di una ragazza, quindi l'hanno considerata vera. Certo è che, forse, prima di mettere panico, bisognerebbe essere un po' più prudenti, ma questo in generale, non solo su questo tema. Inoltre, bisogna riconoscere, Sindaco, che le Amministrazioni di questa città hanno sottovalutato la domanda proveniente dal cuore dei torinesi, però, al tempo stesso, io credo che l'anima dei torinesi sia intonsa, ovvero non ci sia razzismo nei torinesi. Io sono uno di questi, sono un torinese medio, assolutamente nella norma, di media cultura, un'attenzione particolare ai problemi. Quindi, io credo che i torinesi non debbano essere accusati di razzismo. Io condannerei anche i giornali stranieri e, visto che lei, Sindaco, interviene su tutto (mi perdoni la battuta), occorrerebbe che lei intervenisse anche in questo caso per dire che i torinesi non sono razzisti, perché non è così. E chi conosce Torino lo sa. C'è bisogno di toccare il cuore dei torinesi. Oggi, i torinesi vogliono sentirsi a casa propria e c'è bisogno su questo di intervenire. Quindi, che cosa le chiedo di dire al Prefetto, di cercare di fare con il Prefetto? Di passare dalle parole, che sono sempre state tante in questa città, ai fatti, cioè cerchi anche di passare nella questione della coscienza civile, nei comportamenti quotidiani, nell'attenzione ai particolari, che i torinesi vogliono di nuovo sentirsi a casa propria, Sindaco. Troppe le cose, e soprattutto tenga in considerazione una cosa: i nomadi - e chi si occupa di questo tema, dal punto di vista delle indagini, lo dice da anni - difficilmente hanno voglia di integrarsi. Quindi, non è detto che sia sufficiente investire sull'integrazione, perché Torino ha fatto dell'integrazione e dell'accoglienza la sua arma e l'Italia è diventata un Paese così grande anche perché ha accolto e ha integrato tantissima gente, però, al tempo stesso, Sindaco, bisogna cercare di arrivare a delle soluzioni realistiche. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Visto che avevo concesso del tempo in più, ma è stata sforata questa concessione, do un minuto anche al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Io lo dico in fretta, non vorrei che cadessimo nella trappola di dire: "Ah, ma queste notizie erano false.". Ma che cosa vogliamo dire con questo? Che se fossero state vere quella rabbia e quelle manifestazioni sarebbero state più giuste? Io credo che questa prima cosa bisogna toglierla dal campo. La seconda; tutte le cose dette anche quest'oggi, cioè i Rom vengono privilegiati, i contributi, la casa popolare, anche da queste falsità nascono quegli odi. Terza cosa - velocissima, purtroppo in un minuto non si riesce a dire tutto -; si sono fatte tante critiche verso un'Amministrazione che era presente lì, che non ha capito e che non ha... Ma qualcuno ha chiesto al Prefetto e ai responsabili della sicurezza come mai erano presenti solo dieci poliziotti ad una manifestazione che aveva quei caratteri e quel tipo di convocazione? Io credo che le parole d'odio e la violenza siano al centro di questa discussione. Le parole d'odio e la violenza che sta nei nostri dibattiti politici, che sta nei nostri giornali, e io credo che sia molto strano che il Prefetto, la Questura e la Polizia abbiano sottovalutato tutto questo, visto che ad ogni manifestazione che vediamo qui davanti ci sono decine di camionette. Io non capisco. Proprio perché si sapeva di quel tipo di manifestazione, di convocazione, come mai così pochi poliziotti. Io chiedo che il Primo Cittadino chieda come mai c'è stato questo tipo di sottovalutazione. Non credo che ci sia stata da parte dei territori, credo che chi doveva gestire la sicurezza abbia commesso un errore e sarebbe molto bello che, oltre ai giornali, anch'esso dichiarasse che, probabilmente, è stato un fenomeno sottovalutato. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Intanto, ringrazio tutti i Consiglieri per l'equilibrio della discussione, perché il tema è, come tutti avvertiamo, molto delicato e la delicatezza del tema richiede a tutti responsabilità. Mi pare che questo dibattito abbia dimostrato, negli interventi di tutti i Gruppi, responsabilità ed attenzione a non semplificare cose complesse e a non farsi prendere da letture manichee. Io non ho mai usato in questi giorni, in nessuna occasione e in nessuna sede, la parola razzismo, perché non penso che usare questa parola ci aiuterebbe a capire quello che è accaduto e che accade. Sono stato fermo, lo sono tuttora e lo ribadisco qui, nel condannare il raid che si è consumato nei confronti del campo Rom, perché nulla giustifica un atteggiamento di linciaggio e di aggressione alle persone, tanto più quando si rivolge verso persone conclamatamente estranee alle vicende accadute. Tuttavia, non mi sfugge affatto che quanto è accaduto domenica è la spia di un disagio diffuso nella popolazione e, in particolare, nel rapporto tra la popolazione e i Rom. Di qui la necessità di non stare a guardare passivamente una situazione di questo genere, per evitare che questo disagio possa tradursi in una sofferenza più grande e in una conflittualità pericolosa per la città e per tutti. Quello che penso che dobbiamo fare è mettere in campo delle politiche che, intanto, offrano dei percorsi di integrazione a quella parte della popolazione Rom che questi percorsi è disponibile ad assumerli, che vuol dire cercare di dare una soluzione alla residenzialità che sia più civile e più dignitosa dei campi in cui oggi vengono ospitati i Rom; che significa garantire quelle politiche di accompagnamento e di assistenza sociale nei campi che garantiscano il sostegno alle persone più deboli (mi riferisco in particolare alle donne e alle ragazze che vivono in questi campi); garantire che i bambini vengano mandati a scuola e possano frequentare la scuola. Sono cose che non solo io qui evoco, sono cose su cui il Comune di Torino è già impegnato. Io vorrei ricordare che i Vigili Urbani hanno da tempo un Nucleo nomadi che si occupa di questi campi e svolge un'opera meritoria, di cui credo vada dato atto al nostro Corpo dei Vigili Urbani. Abbiamo in tutti i campi assistenti sociali che quotidianamente lavorano per sostenere le situazioni di maggiori fragilità. C'è un'azione fatta dalle Circoscrizioni e dall'Amministrazione Comunale per garantire che i bambini vadano a scuola. Quindi, ci sono già politiche che si stanno facendo e che dobbiamo irrobustire. Naturalmente, non mi sfugge che realizzare questo è complesso e difficile, perché c'è un lungo pregresso di diffidenza, di pregiudizio, di incomunicabilità, che è complicato da rimuovere, ma dobbiamo farlo, e non mi sfugge neanche che, nonostante tutto quello che possiamo fare, c'è una parte della popolazione Rom che, invece, questi percorsi di integrazione non li vuole. È evidente che, nei confronti di chi non vuole un percorso di integrazione, allora l'atteggiamento non può che essere diverso, non può che essere un atteggiamento che è quello di un allontanamento dalla nostra città e dal nostro Paese, cosa che però, lo voglio dire perché io sono abituato ad assumermi le mie responsabilità, in questo caso richiama più la responsabilità dello Stato che non le responsabilità di un Comune, perché gli strumenti per allontanare una persona da un territorio e dal Paese non dipendono dall'Amministrazione Comunale né sul piano legislativo e né sul piano organizzativo. Quindi, naturalmente, questo significa concertare e concordare con il Prefetto tutte le politiche necessarie in questo campo e lo stiamo facendo. Vorrei anche dire una cosa, però, con grande chiarezza, cioè io sono perché l'Amministrazione Comunale metta in campo tutto quello che è necessario. Quando il fenomeno assume le dimensioni quantitative, che ha oggi il fenomeno a Torino, ma anche a Milano, a Napoli o a Roma, è difficile pensare che il problema possa essere caricato soltanto sulle spalle dell'Amministrazione Comunale. Io penso che ci sia la necessità di richiamare ad un concorso di azioni anche gli alti livelli istituzionali, sia territoriali - Provincia, Regione, Comuni dell'Area Metropolitana - così come bisogna chiamare ad un concorso di responsabilità il Governo Nazionale. Devo dire, per onestà, che, sia quando io questo tema l'ho affrontato con il Ministro Maroni precedentemente e oggi con il Ministro Cancellieri, ho trovato i Ministri entrambi assolutamente sensibili. Quindi, confido che questa sensibilità porti all'adozione di provvedimenti da parte del nuovo del Ministro del Governo adeguati, sia in termini normativi sia in termini di stanziamento di risorse. In ogni caso, è responsabilità di questa Amministrazione, mia in particolare, di continuare a sollecitare le autorità centrali perché tutto si faccia per mettere in campo tutto quello che è necessario. Quanto alle questioni che ha evocato nel suo intervento il Consigliere Bertola, io, naturalmente, assumo l'impegno a verificare anche tutte le cose che in quell'intervento sono richiamate - c'è il verbale e, quindi, le tireremo fuori di lì -, perché, naturalmente, alcune di quelle cose hanno una ragione d'essere, per esempio le azioni sociali nei campi per i bambini, eccetera, altre invece verifichiamo se hanno ragione di essere o no e, naturalmente, anche tutto quello che fin qui si è fatto è sottoposto ad una verifica per migliorare la qualità del nostro intervento. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consideriamo conclusa, quindi, la discussione della comunicazione del Sindaco. |