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Estratto dal verbale della seduta di Mercoledì 14 Dicembre 2011 ore 17,00
Paragrafo n. 19

Comunicazioni del Sindaco su: Assalto a campo rom della Continassa".
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Come concordato in Conferenza dei Capigruppo, avevamo invertito l'ordine dei
lavori per discutere e votare le proposte di deliberazione, ma il Sindaco è arrivato e,
quindi, possiamo riprendere dalle sue comunicazioni.
La parola al Sindaco.

SINDACO
Prima di intervenire sul tema che è al centro di questa comunicazione, siccome non
ho potuto farlo prima, vorrei rivolgere il mio ringraziamento personale al Consigliere
Carossa (che, oggi, ha lasciato questo Consiglio per dedicarsi interamente al
Consiglio Regionale) per l'attività che ha svolto in quest'Aula e anche per la
correttezza del rapporto che si è stabilito tra noi; al di là delle diverse valutazioni
politiche che possono esserci - come è naturale - sulle singole questioni, ho sempre
apprezzato la passione, il rigore e la determinazione con cui il Consigliere Carossa ha
svolto la sua attività e, come Sindaco, desidero ringraziarlo. Naturalmente, rivolgo i
migliori saluti al Consigliere che ha preso il suo posto.
Venendo alle questioni riguardanti questa comunicazione, i fatti sono noti e credo di
poterli riassumere sinteticamente per titoli. Nella giornata di sabato, i giornali hanno
evidenziato la notizia che una ragazza, residente nel quartiere delle Vallette, ha
denunciato di essere stata vittima di un'aggressione e di una violenza sessuale da
parte di due sconosciuti, presumibilmente di origine straniera. Sulla base di questa
denuncia, ampiamente riportata dal sistema dell'informazione (sia stampata, che
televisiva), nel quartiere delle Vallette si è determinata una situazione di grave
tensione e di protesta, che ha portato all'indizione di una fiaccolata per la giornata di
domenica. Questa fiaccolata avrebbe dovuto esprimere solidarietà nei confronti della
vittima della violenza e protesta nei confronti di coloro che hanno commesso quella
violenza.
In una fase iniziale, la fiaccolata si è svolta come tante manifestazioni, con modalità
normali ed ordinate, salvo prendere, nella fase finale, una piega particolare, in quanto
il corteo si è indirizzato verso il campo Rom della Continassa e, una volta giunto lì,
un gruppo di persone che ha partecipato al corteo, ne ha preso la testa e ha condotto
un vero e proprio raid nei confronti del campo: con il lancio di bombe carta ha
provocato un incendio che ha mandato a fuoco una parte delle baracche lì presenti.
Fortunatamente, la popolazione lì residente era stata allertata qualche minuto prima
che la vicenda raggiungesse questo epilogo così drammatico, per cui non vi sono
state vittime (che, però, avrebbero potuto esserci).
Questo è il fatto che, forse, è stato più sottovalutato: la mancanza di vittime ha
relegato in secondo piano che quella dinamica dei fatti avrebbe potuto portare
facilmente a delle vittime, peraltro del tutto innocenti.
Nel corso di quelle stesse ore, la ragazza che aveva denunciato lo stupro ha ritrattato
la sua testimonianza, riconoscendo nel corso dei suoi colloqui con le autorità
inquirenti l'assoluta insussistenza del fatto e, naturalmente, tutto questo ha dato alla
vicenda una dimensione anch'essa particolarmente sconcertante. Tuttavia, la
ritrattazione (da quanto risulta) è avvenuta nel pomeriggio di domenica e, quindi, non
vi è stato il tempo per impedire che si scatenasse nei confronti dei Rom quel raid, che
era fondato sull'idea che alcuni Rom avessero violentato la ragazza.
Passiamo alle considerazioni che si possono fare e, soprattutto, a che cosa siamo
chiamati a fare sulla base di quell'episodio. Le considerazioni possono essere
numerose; intanto, credo che l'episodio solleciti tutti ad interrogarsi su più questioni,
per esempio su quali possano essere le ragioni che, nel 2011, inducono una giovane
ad aver talmente paura di denunciare una perduta illibatezza da essere indotta ad
inventare uno stupro mai avvenuto. È un episodio che ci parla di una difficoltà di
dialogo e di colloquio tra le generazioni, che ci parla di un disagio di vita dei giovani
di fronte ad un tema così delicato come quello della sessualità nell'età
adolescenziale. È un tema che ci parla della solitudine, non solo di questa ragazza,
ma anche di quella famiglia e che credo richiami la necessità di continuare a mettere
in campo delle politiche di ordine sociale che non lascino solo nessuno e offrano a
ciascuno la possibilità di ritrovare dei punti di riferimento per essere più forti nella
vita quotidiana.
Ciò che suscita maggiore sconcerto è quanto è avvenuto sulla base della denuncia di
quella ragazza: un episodio di aggressione che ho dichiarato e dichiaro in questa sede
essere intollerabile ed inaccettabile, perché rivolto verso persone del tutto estranee
alla vicenda oggetto della denuncia, persone che sono state individuate come
responsabili per il solo fatto che si trattava di stranieri, in particolare di Rom.
A nessuno sfugge quali implicazioni particolarmente gravi abbia un atteggiamento di
questo genere. Intendiamoci: sappiamo tutti che, quando si producono fasi di crisi
nelle quali crescono i fattori di incertezza, di inquietudine e di insicurezza nella vita
di ciascuno, chi è più debole e chi soffre di più il fattore di incertezza e di insicurezza
nella propria vita è facilmente portato a cercare nell'altro, tanto più se si tratta di uno
straniero, la causa della propria insicurezza e della propria incertezza. Non è un
fenomeno che si è manifestato soltanto domenica, ma è un fenomeno che la
sociologia ha ampiamente esaminato.
Tuttavia, è proprio questo che ci deve indurre ad una grande preoccupazione, perché
credere che le proprie insicurezze e le proprie incertezze possano essere superate
cercando dei capri espiatori del tutto innocenti è un tragico errore che può avere
conseguenze altrettanto tragiche. Penso che, anche da questa sede, dobbiamo ribadire
con grande chiarezza che nulla giustificava e giustifica il raid che è stato posto in
essere domenica pomeriggio e dunque vi è la necessità che chi lo ha pensato ed
organizzato risponda di un comportamento particolarmente grave, non soltanto verso
i Rom, ma verso l'intera comunità torinese.
Detto questo, non sfugge a nessuno che, dietro quell'episodio, si cela un disagio più
profondo. Quell'episodio così drammatico - che, ripeto, va condannato - è la spia di
un disagio diffuso nell'opinione pubblica non soltanto della nostra città, ma di tutte
le grandi città; si tratta, in particolare, di un disagio nei confronti della popolazione
Rom.
È un problema che si manifesta a Torino, a Milano, a Roma, a Napoli e in tutte le
grandi conurbazioni nelle quali la dimensione della presenza di cittadini di origine
Rom ha una consistenza quantitativa significativa; a Torino parliamo di circa 2.000
persone e nelle altre grandi città italiane il fenomeno ha dimensioni analoghe.
Sappiamo tutti come il rapporto tra i residenti della nostra città - o di qualsiasi altra
città - ed i Rom sia complesso per la particolarità della popolazione Rom, abituata a
non essere stanziale, caratterizzata da una condizione di vita che rende più difficili le
politiche di integrazione e da una condizione di precarietà e di incertezza esistenziale
che la porta spesso ad una collocazione al limite dei fenomeni di illegalità o di
illiceità. Tutto questo spiega perché nell'opinione pubblica ci sia un atteggiamento di
diffidenza e di paura, che, naturalmente, spesso si intreccia anche al pregiudizio.
Tuttavia, abbiamo il dovere di dare una risposta a questo tema, anzi, proprio perché
si tratta di una questione particolarmente sensibile e critica, l'emergenza Rom deve
essere vista in tutta la sua delicatezza e devono essere adottati le politiche e gli
interventi necessari. Non è un caso se, lo scorso anno, il Ministero dell'Interno ha
considerato la vicenda dei Rom un'emergenza e, in omaggio a questo fatto, sono stati
assunti dei provvedimenti di natura normativa ed organizzativa con l'obiettivo di
dare una soluzione a questa emergenza.
Tuttavia, i provvedimenti e le misure adottate dal Ministero dell'Interno del
precedente Governo hanno avuto fin qui una scarsa efficacia, da un lato, per la
scarsità delle risorse finanziarie stanziate e, dall'altro lato, perché l'emergenza stessa
sul piano normativo è stata cassata da una sentenza dell'Autorità giudiziaria che non
ha ritenuto compatibili con il nostro ordinamento costituzionale e con il nostro
ordinamento legislativo una serie di norme che era indicata nei provvedimenti
legislativi assunti dal Governo.
Da ciò deriva un vuoto normativo che, in questo momento, rende più complesso
affrontare questa vicenda e di cui ho fatto stato qualche giorno prima la tragica
vicenda che stiamo commentando durante un incontro, presso il Ministero
dell'Interno, con il Ministro Cancellieri, al quale mi sono premurato di sottolineare
come l'emergenza Rom richieda l'adozione di una strategia adeguata, concertata tra
il Governo e gli Enti Locali interessati, l'adozione di misure organizzative e lo
stanziamento di risorse finanziarie adeguate.
In altri termini, serve un piano nazionale per affrontare l'emergenza Rom, che sia
concertato e condiviso tra il Governo e gli Enti Locali, e che preveda una pluralità di
interventi: da un lato, interventi volti a stabilizzare ed a integrare quella parte di
popolazione Rom che è disponibile ad accettare percorsi di integrazione e, dall'altro
lato, provvedimenti di ordine pubblico finalizzati ad allontanare dal Paese quella
parte di popolazione Rom che si rende attore di attività illecite e illegali o, in ogni
caso, che non è disponibile a condividere percorsi di integrazione.
Anche in questi giorni, a seguito delle vicende di sabato e domenica, ho sollecitato il
Ministro ad assumere con tempestività le misure necessarie. In questi stessi giorni
siamo stati in continuo contatto con il Prefetto e con le Autorità di Polizia della
nostra città ed è stata convocata per venerdì una riunione del Comitato per l'ordine e
la sicurezza pubblica per fare il punto sulla situazione dei Rom e, in attesa delle
decisioni del Governo, capire quali decisioni a breve e, per il momento, su scala
locale possano essere assunte.
Siamo assolutamente consapevoli che è un tema a cui bisogna dare una risposta, sia
per cercare di sminare e di ridurre questa condizione di disagio, di sofferenza e di
incomunicabilità che è maturata nel rapporto tra i cittadini e la popolazione Rom, sia
perché soltanto dando una soluzione a questo problema possiamo metterci al riparo
da conseguenze più gravi che possano investire la vita della nostra comunità.
Naturalmente, dobbiamo sapere che si tratta di un tema molto complesso, delicato e
di non facile soluzione per l'indisponibilità di gran parte della cittadinanza ad
accogliere la popolazione Rom, per la difficoltà della popolazione Rom ad accettare
percorsi di integrazione e per l'esiguità delle risorse di cui fin qui disponiamo, ma
queste difficoltà non possono legittimare alcuna forma di inazione o di rassegnazione
e, quindi, in ogni caso, intendiamo agire per dotarci delle scelte e degli strumenti che
siano utili ed opportuni per affrontare questa emergenza.
In conclusione, penso che dobbiamo affrontare questa emergenza tenendo insieme
due termini che non devono e non possono essere antitetici: l'accoglienza e la
sicurezza. Per quanto riguarda l'accoglienza, questa è una città accogliente, che nella
sua storia e nel suo DNA ha una lunga esperienza di accoglienza. Alla fine del 1900,
questa città accolse decine di migliaia di cittadini che affluivano dalle campagne alla
città, quando Torino fu il motore del primo grande processo di industrializzazione, e
si realizzò un processo di integrazione che consentì di far decollare lo sviluppo
economico della città e del Paese. Questa città ha dimostrato di essere accogliente
negli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta, quando ha accolto centinaia di migliaia di
cittadini che provenivano dal Sud o dal Nord Est del Paese, e che arrivavano a
Torino perché qui c'era lavoro ed era possibile ritrovare ragioni di dignità di vita, che
poi sono riusciti a ritrovare.
Oggi, Torino è una città che è investita da fenomeni migratori non meno significativi
ed importanti. Sono 150.000 i cittadini stranieri che vivono stabilmente nella nostra
città, una parte dei quali - e in modo via via crescente - si stabilisce definitivamente
qui e auspica che una diversa e nuova legge della cittadinanza possa riconoscerli
come cittadini a tutti gli effetti. Sono 150.000 persone che, ogni giorno, fanno parte
della vita della nostra comunità, che con la loro fatica, con la loro competenza, con il
loro lavoro e con le loro aspirazioni concorrono alla vita della nostra città e abbiamo
il dovere di farli sentire fino in fondo parte della comunità torinese, facendo in modo
che ogni cittadino di questa città (quale che sia il colore della sua pelle, la lingua che
parla o la religione che professa) sia titolare degli stessi diritti e sia osservante degli
stessi doveri.
Naturalmente, dobbiamo combinare questa capacità di accoglienza con la tutela della
sicurezza dei cittadini, perché la sicurezza è un bene prezioso per ogni persona e
chiunque governi una grande comunità come la nostra ha il dovere di mettere in
campo tutto ciò che è necessario a far sì che ciascuno si senta sicuro nella vita
quotidiana.
Sono queste le linee intorno a cui possiamo operare per affrontare anche l'emergenza
Rom, che naturalmente non richiede soltanto l'impegno istituzionale
dell'Amministrazione Comunale, che c'è e ci sarà sulla base delle indicazioni che ho
appena fornito; è necessario, però, che anche la società torinese, in tutte le sue
articolazioni, assuma questo tema, perché le politiche di integrazione (politiche che
siano volte a tutelare ogni cittadino e che siano fondate sul riconoscimento reciproco,
soprattutto tra persone diverse) richiedono anche una mobilitazione di energie sul
piano sociale, civile e culturale, che non sono risolte ed assolte soltanto da ciò che
un'Istituzione può mettere in campo.
Da questo punto di vista, l'Amministrazione Comunale si è già rivolta - e continuerà
a farlo - agli attori che, nel territorio della nostra città, svolgono un ruolo
fondamentale nella rappresentanza dei cittadini e nella loro aggregazione; penso ai
partiti politici, alle Organizzazioni Sindacali, al mondo del volontariato e delle
organizzazioni non governative, al ruolo fondamentale svolto dalla Chiesa cattolica e
dalle sue parrocchie, al reticolo di attori che, nella vita quotidiana della città,
svolgono una funzione fondamentale affinché questa città non sia soltanto una
somma di individui, ma una comunità. Abbiamo bisogno di mettere in campo tutto
questo, anche nell'affrontare l'emergenza Rom. Quanto più saremo in grado di
mettere in campo una strategia condivisa e comune, che mobiliti tutte le energie e
tutte le risorse di cui la città dispone, tanto più saremo in grado di dare a questo tema
una soluzione ispirata al binomio dell'accoglienza e della sicurezza.
Queste sono le considerazioni che ho ritenuto di dover rappresentare al Consiglio
Comunale, naturalmente assumendo l'impegno di tenerlo informato periodicamente
sugli sviluppi di questa emergenza.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Liardo, che dividerà il tempo a sua disposizione con il
Capogruppo Tronzano.

LIARDO Enzo
Naturalmente, il mio intervento parte dalla più totale condanna dell'episodio che si è
verificato sabato. Ho partecipato personalmente alla manifestazione e, purtroppo,
devo fare delle precisazioni al Sindaco: intanto, non vi è stata alcuna fiaccola e non è
stato un piccolo gruppo a staccarsi, ma metà del corteo. In realtà, non si è staccato,
ma si è diretto lì e, devo essere sincero, si è capita subito l'antifona, tant'è che mi
sono fermato in Piazza Montale.
Ribadisco che, purtroppo, non si è trattato di un gruppetto; si vuole far passare il
messaggio che fossero ultras, ma la realtà non è questa ed è ben più grave, perché
erano moltissime persone che, da quarant'anni (e, forse, oltre che condannarli,
bisognerebbe capirli), devono convivere con piccoli campi Rom che nascono
spontaneamente in quel quartiere e che, comunque, non hanno mai avuto un rapporto
idilliaco con il territorio.
Vorrei anche sottolineare che quello delle Vallette è stato il quartiere che ha ospitato
per primo i Rom in alloggi popolari ed è stata un'esperienza drammatica, non per una
questione di razzismo, ma perché hanno difficoltà ad integrarsi all'interno di un
condominio. Le persone che hanno sempre evidenziato questo disagio e che ho
conosciuto personalmente non sono assolutamente riconducibili ad alcuna forma di
razzismo. Perciò, bisogna... (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, la sto
usando io, Sindaco. Ritengo, però, che non sia giusto che, in qualche modo, sia
passato un messaggio televisivo per cui i cittadini delle Vallette sono razzisti;
bisogna anche capire certe situazioni e bisogna viverle.
Nel 2009, organizzai una marcia non contro i Rom, ma contro la decisione del
Comune di realizzare un campo Rom in Via Druento: sarebbe stato un disastro
perché la popolazione non avrebbe mai accettato un campo Rom in quella zona, visto
che aveva un'esperienza ormai quarantennale dei piccoli campi Rom che erano sorti.
Tra l'altro, vorrei sottolineare che la manifestazione è stata organizzata da alcuni
ragazzi che, nel 2009, mi bollarono come razzista per avere organizzato quella
marcia, che - lo ribadisco - non era contro i Rom, ma contro le decisioni del Comune.
Sottolineo ancora che, purtroppo, non si è trattato di un gruppetto che si è staccato,
ma erano tantissimi i cittadini (giovani ed anziani) che si sono diretti al campo della
Continassa (naturalmente, non ero presente al campo, ma ho visto quando il gruppo
si è diviso).
Vorrei concludere il mio intervento con questa riflessione: ci sono state delle
occasioni per porre fine alla situazione della Continassa, perché vivere lì è disumano
e il Comune dovrebbe cercare di farsene carico. Negli anni è stata affrontata una
spesa (e lo dico anche in tono polemico) per l'Arena Rock, che è una cattedrale nel
deserto, e penso che, magari, si sarebbe potuto fare qualcosa di diverso, per poter
permettere a queste persone (che considero siano nostri fratelli e lo dico da cattolico)
di vivere in maniera dignitosa.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Curto.

CURTO Michele
Credo che quando accade un fatto grave come quello di sabato, per capirlo in tutta la
sua gravità, sia necessario provare ad allontanarsi e guardarlo da fuori; è per questo
motivo che, rispetto a questo fatto, credo si debbano usare non tanto le parole
utilizzate dai nostri giornali (che, peraltro, hanno avuto anche una responsabilità nel
creare il clima che ha determinato quei fatti), ma quelle che sono comparse su quasi
tutti i siti delle organizzazioni per i diritti umani in Europa o, per esempio, le parole
del "The Daily Telegraph", o del "The Guardian", che hanno definito i fatti di sabato
a Torino un "pogrom". "Pogrom" è una parola durissima, che richiama altri momenti
storici.
Credo che, rispetto a quanto accaduto sabato, dobbiamo fare due cose con coraggio:
dobbiamo indagare quei fatti, li dobbiamo capire e comprendere che cosa sta dentro;
dobbiamo fotografare e capire che cosa è successo nei giorni precedenti e quella sera
e, poi, dobbiamo capire che cosa è successo in questi mesi e in questi anni su quel
territorio e nel territorio che, oggi, dobbiamo amministrare.
Comincerei da che cosa è accaduto sabato sera; credo che sia sbagliato pensare e
raccontare i fatti di sabato sera esclusivamente come la reazione di una parte di un
quartiere, soprattutto da parte di chi ha l'intenzione di criminalizzare quello che è un
quartiere importante di Torino, con una cultura di socialità e di accoglienza
importante. Però, secondo me, alcune cose vanno dette. Per esempio, va ricordato
che la ragazza è stata subito intercettata dalla nostra Polizia Municipale nella
giornata di mercoledì, intorno alle ore 18.30, e non ha fatto alcun cenno alla violenza
subita da parte di stranieri. Inoltre, dobbiamo dire che, già dal giorno successivo, nel
quartiere compariva questo volantino, che dovrebbe farci riflettere perché contiene
numerosi messaggi particolari, come "Ripuliamo la Continassa", e che in questi
giorni è circolato molto fra di noi; credo che vada analizzato nel contesto, perché
quel messaggio è fuori dal contesto di tutto il volantino, come se il messaggio
parlasse a qualcuno, mentre il volantino parlasse a tutto il quartiere.
Quello stesso volantino si apriva con un "j'accuse" molto forte ai media, che veniva
seguito ad una pressione forte anche sui media dei quartieri e, infatti, nella giornata
di sabato sono comparsi articoli durissimi, fra cui cito il titolo di cronaca: "Stuprata a
15 anni in mezzo alla strada, erano due zingari", con una foto che ricostruiva la
vicenda (naturalmente, era ripresa un'attrice). Questo è un fatto gravissimo.
Purtroppo era chiaro ai più che la situazione stesse degenerando nel quartiere. Nel
pomeriggio di venerdì, una nota assistente sociale del quartiere, che si occupa
proprio dei progetti rieducativi di strada, aveva contattato il Vicecomandante della
Polizia Politano, che abita proprio in quella zona, ed il Vicepresidente della
Circoscrizione 5, avvertendoli che il giorno successivo si sarebbe potuto trasformare
in una situazione molto complicata.
Inoltre, a quanto ci risulta, già dalla mattina del sabato, alcuni Rom (in particolare,
stiamo parlando di 6 famiglie) avevano lasciato il campo su informazione di alcuni
giostrai che vivono lì vicino, non solo sapendo che il pomeriggio ci sarebbe stata una
manifestazione, ma, a detta loro, già sapendo che la manifestazione si sarebbe
conclusa con un rogo.
Credo che, da un lato, dobbiamo interrogarci con grande attenzione sui fatti di sabato
e sul contesto all'interno del quale si sono determinati (di cui parlerò), ma, dall'altro
lato, dobbiamo anche avere la capacità di capire con chiarezza che cosa ha animato
quei fatti, se qualcuno non abbia strumentalizzato la rabbia e la frustrazione di un
quartiere e l'abbia utilizzata per altri fini; soprattutto dobbiamo avere la capacità di
capire perché un sistema democratico non è stato in grado di agire fino a determinare
quello che, poi, possiamo definire - o che in Europa viene definito - un "pogrom".
Perché le Forze dell'Ordine non erano presenti in numero più elevato? Perché tutte le
Istituzioni democratiche - senza strumentalizzazioni, altrimenti guarderemmo il dito
e non la Luna - non hanno capito quanto stava per accadere?
Inoltre, dobbiamo renderci conto della crisi sociale che sta attraversando la città,
perché, quando i bisogni si allargano, la platea dei richiedenti si amplia e si restringe
il welfare, e lì che nasce il rischio ed il conflitto potenziale fra ultimi e penultimi.
Quindi, dobbiamo porci l'obiettivo di trasformare quella che, in questi anni, è stata
definita un'emergenza in un'urgenza, perché le persone non possono essere
semplicemente sgomberate, ma bisogna pensare dei percorsi alternativi. Quei
percorsi esistono - voglio sottolineare questo concetto - ed esistevano già un anno fa,
quando il Prefetto era stato nominato Commissario straordinario per la cosiddetta
"emergenza Rom", ed esisteva anche un'esperienza negativa portata avanti dalle città
di Milano e di Roma (esperienze incardinate esclusivamente sull'illusione degli
sgomberi).
Quelle esperienze e, soprattutto, quelle scelte - che, a Torino, avevano trovato frutto
nel lavoro di associazioni, di cooperative e anche di Istituzioni come il Comune di
Torino ed altre Amministrazioni Comunali - non hanno avuto la possibilità di essere
trasformate in un piano organico.
Per un anno abbiamo assistito al rimbalzo istituzionale fra Provincia e, soprattutto,
Regione per quanto riguarda il protocollo che era stato individuato da diversi
Comuni dell'hinterland, facendo una cosa molto complicata, cioè rendendosi
disponibili ad accogliere le presenze che, nel gergo, vengono definite "di altri".
Credo che la politica non debba cercare soluzioni semplici a problemi complessi, ma
dovrebbe cominciare a capire che non stiamo parlando di nomadi; per favore,
smettiamola di definire "nomadi" delle persone che, in realtà, vivono in contesti
urbani da almeno tre generazioni e che hanno la capacità di integrarsi pienamente
nella vita sociale e politica del territorio. Io ne ho un'esperienza diretta, tutti i giorni,
quando torno a casa mia.
Presidente, mi permetta un ultimo passaggio sulla sicurezza; per favore, usiamo
questa parola non con prudenza, ma comprendendo che cos'è la vera sicurezza di un
territorio. Credo che, oggi, la sicurezza sia interrogarsi su quale sia il futuro di quasi
400 bambini che vivono nei campi Rom, sia chiedersi quale può essere il futuro di
bambini che nascono, vivono e crescono sotto la soglia di povertà, che, spesso, non
possono frequentare la scuola e, che se non fosse per l'aiuto di poche associazioni di
volontariato, non avrebbero diritto all'assistenza sanitaria e alla vaccinazione.
Quindi, chiedo se non sia arrivato il momento di interpretare la sicurezza nel modo
moderno, come fanno spesso altri Paesi europei: per città più sicure abbiamo bisogno
di città più giuste.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Viale. Le ricordo che ogni Gruppo ha a disposizione 5
minuti.

VIALE Silvio
Vorrei dire due cose, molto brevemente. Non intervengo sull'accaduto, anche avendo
altre conoscenze - anche di tipo indiretto - legate alla vicenda della ragazza, che
credo sia marginale in questo contesto.
In questo contesto, abbiamo una situazione in cui l'odio è alimentato non solo da
infortuni giornalistici, come il Consigliere Curto ha fatto notare prima, ma, in questi
giorni (arrivo al secondo punto e, quindi, anche al motivo per cui volevo esporre "La
Padania", e, non potendolo fare, la tengo in tasca e rimarrà lì), un'altra notizia ha
colpito il Paese ed è quella di un italiano che si è recato in due mercati a Firenze ed
ha sparato a dei senegalesi.
Questa notizia è su tutte le prime pagine dei giornali di oggi, tranne su quella de "La
Padania", ma sarei curioso di vedere che cosa avrebbe scritto se un senegalese avesse
anche solo sparato in aria e colpito di rimbalzo un italiano. La notizia è riportata in
nona pagina, dopo altre notizie.
Credo che non ci si possa girare attorno e mi rivolgo anche al Consigliere Liardo: noi
tutti abbiamo dei compiti come rappresentanti di un'Istituzione, che sono quelli di
polemizzare, litigare, discutere nel merito e anche scontrarci duramente (questo,
quando vogliamo, siamo capaci tutti a farlo), ma dobbiamo evitare che l'odio diventi
una costante fissa nei rapporti della società, perché, poi, ai livelli più bassi - e lo dico
come unica eccezione a quanto detto prima - le parole: "Andiamo con le taniche di
fuoco e li bruciamo" erano già state pronunciate al Pronto Soccorso del Sant'Anna.
Quindi, ha ragione il Consigliere Curto. Nel momento in cui è venuto fuori che si
trattava di due persone che puzzavano (e ricordate che anche nel caso di Erica e
Omar, altra vicenda piemontese, era accaduto questo), sono stati individuati subito
gli zingari ed è immediatamente scattato l'allarme in un quartiere in cui credo che il
partito che oggi rappresento in questa sede come Consigliere abbia non dico la
maggioranza assoluta, ma quasi, ma in cui, ovviamente, ci sono anche altre forze.
Credo che, oggi, la responsabilità di quest'Aula (dalle comunicazioni del Sindaco, al
fare le pulci, perché anch'io avrei delle cose da dire e credo che, probabilmente, si
sarebbero potute dire altre cose) sia di assumersi la responsabilità collettiva, per cui,
nelle questioni sociali, non prevalga mai l'odio etnico e razziale nei confronti di
persone con cui non andremo mai a cena (diciamocelo chiaro e tondo, perché
potrebbe essere così). Mi scuso con il Vicecapogruppo per aver utilizzato questi
minuti.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per il restante tempo a disposizione, al Consigliere Paolino.

PAOLINO Michele
Innanzitutto, ringrazio il Sindaco per le parole sagge e responsabili che ha
pronunciato nel corso delle comunicazioni e nelle quali ci riconosciamo pienamente.
Nel tempo residuo a mia disposizione, desidero fare quattro brevissime
considerazioni a nome del mio Gruppo Consiliare.
La prima considerazione è che non sono più accettabili, in alcun modo, le condizioni
in cui in questa città vivono persone, essere umani, per la maggior parte cittadini
comunitari. Mi riferisco alla comunità Rom e, quindi, chiediamo, così come ha già
fatto il Sindaco, che vengano attuate delle politiche, non interventi straordinari ed
emergenziali; devo essere attuate delle politiche che coinvolgano tutte le Istituzioni
interessate, a partire dal Governo, in sintonia con gli Enti Locali, affinché vi sia
un'assunzione di responsabilità e venga cancellata questa vergogna che la nostra
comunità, che vuole sentirsi tale, non può più accettare in alcun modo.
La seconda questione è che riconosciamo, rispettiamo e ci facciamo carico del
disagio che vivono i cittadini torinesi a fronte della presenza di situazioni di questo
tipo. Comprendiamo il loro malessere ed il loro disagio e dobbiamo tenerne conto; è
per questo che - e questa è la terza considerazione - riteniamo diritto ma, soprattutto,
dovere di chi vive nelle Istituzioni (in particolare, in quelle territoriali) di essere
presenti, di mediare, di farsi carico di quelli che sono i sentimenti, le paure, le
angosce e anche le difficoltà che vivono i territori che loro rappresentano.
Il problema non è solo del quartiere delle Vallette, ma è delle periferie, rispetto alle
quali noi abbiamo investito molto e che sono decisamente migliori se confrontate con
le periferie di altre città; ci sono persone straordinarie e non bisogna criminalizzare in
alcun modo le persone che vivono in situazioni anche di paura, ma, anzi, dobbiamo
tenerne conto. Ha detto bene il Sindaco: dobbiamo riuscire a conciliare politiche di
accoglienza con politiche di sicurezza e, quindi, è giusto che la politica si assuma le
sue responsabilità e che chi fa politica sul territorio sia presente laddove vi sono
situazioni di difficoltà e di disagio.
La quarta questione riguarda il razzismo; oggi siamo qui a ragionare su un atto di
razzismo che si è compiuto nella nostra città e molti osservatori hanno fatto notare
come i segnali che arrivano da Firenze siano gravissimi e, in qualche modo, anche
riconducibili ad una crisi economica che fa emergere la parte peggiore. Per la
tradizione, per la cultura, per la storia, per il proprio Statuto, per le cose che ha fatto,
che fa e che intende fare, questa città non può in alcun modo accettare che si
compiano dei raid punitivi. Pertanto, chiediamo al Sindaco e alla Città, naturalmente
dopo aver fatto le opportune verifiche con i propri Uffici, che, alla fine del percorso
istruttorio da parte della Magistratura, la Città di Torino si costituisca parte civile nel
processo che verrà intentato nei confronti dei colpevoli dell'inaccettabile raid di
sabato scorso.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Ricca.

RICCA Fabrizio
Ringrazio il Sindaco per aver ricordato come il protocollo d'intesa sui campi nomadi
sia stato cassato. Forse, adesso, è un motivo in più ribadire il fatto che la Regione
non ha voluto firmarlo, magari anche per senso di responsabilità, per aspettare questo
tipo di sentenza. Ovviamente, ha avuto ragione; in questo Stato non esiste un
problema "nomadi".
Sindaco, sicuramente in questi ultimi vent'anni lei ha avuto cose molto più
importanti da fare che occuparsi dei problemi attuali di Torino, però, riguardo a
"popolazione non stanziale" volevo dirle che l'unica volta che ho visto queste
persone spostarsi era per andare da un campo all'altro, quindi, probabilmente, ho
fatto più traslochi io nella mia vita rispetto ai loro spostamenti di città.
Detto questo, noi condanniamo fortissimamente questi atti gravissimi, perché sono
inaccettabili, probabilmente causati da una situazione all'interno del quartiere che è
degenerata a causa di alcuni violenti; secondo me, non è il quartiere che è sceso in
piazza, non è il quartiere che ha dato fuoco, ma è stato veramente un gesto di
violenti.
Il problema che io le pongo è questo: alla manifestazione era presente la Città, nella
forma del Presidente della V Circoscrizione, che rappresenta tutti i cittadini di quella
Circoscrizione e non solamente chi l'ha eletto come Consigliere. Io mi chiedo che
cosa sarebbe successo se, magari, ci fosse stato non un'istituzione come il Presidente
di Circoscrizione, ma un Consigliere della Lega o un esponente di una qualsiasi altra
forza politica che è sempre stata critica contro la politica, in questi anni, di questa
città sui nomadi. Che cosa sarebbe successo? Sicuramente, il mio normale pensar
male porterebbe a dire che, probabilmente, i titoloni sui giornali avrebbero detto: "La
Lega razzista, sono andati a bruciare i campi nomadi". Fortunatamente, ribadisco
"fortunatamente", il Presidente di Circoscrizione era lì per placare gli animi e
sicuramente non per andare a dare fuoco alle baracche, però dobbiamo anche
prendere in considerazione che cosa è successo in questi vent'anni di non soluzioni:
si è lasciato che queste persone, all'interno di questi campi, facessero un po' quello
che volevano, che li allargassero, che li espandessero, addirittura che li
raddoppiassero; infatti, sono nati campi abusivi in riva ai fiumi, in aree sicuramente
molto pericolose. Sappiamo tutti, con l'alluvione di qualche mese fa, quali potevano
essere i pericoli per queste persone, che vivono nel degrado e nei rifiuti. La politica
di questi anni, inoltre, non ha mai considerato la situazione dei bambini. Ho visto
assistenti sociali in questa città portare via bambini per, veramente, io le considero
sciocchezze e, magari, mantenere bambini con le loro famiglie nomadi all'interno di
questi campi in condizioni davvero pietose. Quello che noi vogliamo fare, magari
insieme (perché, secondo me, questa è una di quelle decisioni che vanno prese in
maniera unanime), è di andare a creare una soluzione forte per togliere i bambini da
queste brutte situazioni, dove sono costretti a mendicare. Ho in mente l'immagine dei
bambini che suonano la fisarmonica sul tram a Porta Palazzo, distraendo i viaggiatori
che, magari, vengono derubati da qualche parente del bambino. Situazioni molto
frequenti in certe parti della città, dove i bambini sono sfruttati. Questa la definisco
una vera e propria schiavitù.
Poi, probabilmente, c'è un discorso anche di cultura, perché io non ho mai sentito
nessuno prendersela con la popolazione cinese o con la popolazione indiana, che
lavorano onestamente e che, magari, non si vedono, sono popolazioni silenti, che
lavorano fino a tardi, si fanno davvero rispettare all'interno del mondo lavorativo,
qualche volta in modo illegittimo, però comunque lavorando. Una cultura, quella
nomade, che si scontra, secondo me, in maniera forte con la nostra cultura del lavoro,
con la nostra cultura dello stare insieme, del convivere e soprattutto del rispettarsi,
perché io ritengo che quello che avviene quotidianamente all'interno della nostra
città da parte di alcuni (perché, poi, ripeto, fortunatamente non sono tutti, ma alcuni)
è un non rispetto nei confronti di chi tanto li sta aiutando, di chi gli mette a
disposizione soldi per vivere, che gli mette a disposizione casette per dormire (penso
al campo di Via Germagnano) e chi gli dà la possibilità di poter integrarsi in questa
città. Probabilmente, è una questione di non volontà.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Io prendo solo un minuto perché ho avuto sinceramente lo stimolo dal cuore di fare
una precisazione, anche se di sicuro era una uscita in buonafede. Io ritengo
completamente improprio parlare di "pogrom", più che altro perché, avendo riguardo
per la storia del popolo ebraico, è noto a tutti che i "pogrom" avvenivano sulla base
di pregiudizi oggettivamente del tutto infondati, che andavano dal deicidio al
cannibalismo; mentre le violenze scatenate contro i campi nomadi, i cui esiti sono
condannabili al pari, senza fare alcuna differenza, con i veri pogrom, partono - ce lo
dobbiamo dire - da problemi oggettivi di convivenza, addebitabili in gran parte a
pratiche criminali che provengono anche e soprattutto dal mondo del nomadismo
(che, peraltro, ha ricordato anche il Sindaco nella sua relazione). Questo lo dico
perché, in realtà, la sorpresa dei giornali nello scoprire le violenze di un quartiere
popolare come Vallette, tradizionalmente anche figlio di una storia migratoria, è
figlia della sottovalutazione che per anni si è fatta del problema sicurezza, perché
oggi tutti ci riempiamo la bocca di sicurezza, ma vorrei ricordare che, negli ultimi
anni - per diversi anni -, i problemi di delinquenza nelle periferie sono stati liquidati
come delle fisse psicanalitiche diffuse da destre becere per raccogliere voti.
Mi fa piacere che finalmente scopriamo che, in realtà, problemi di sicurezza esistono
oggettivamente nelle periferie. Mi auguro che da questa presa di coscienza derivi
anche una presa di responsabilità, soprattutto da parte di chi sta in maggioranza in
questa città per porvi rimedio.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Detto che ho molto apprezzato l'equilibrio dell'intervento del Sindaco, che mi
sembrava nella giusta direzione, io mi approccerei a questa questione più con delle
domande che con delle certezze, credo di avere sentito, forse, troppe certezze in
molti interventi.
È chiaro che uno si chiede, ad esempio, per cominciare dall'inizio, che tipo di
educazione sessuale e sociale diamo ai ragazzi se, appunto, la prima volta diventa
un'occasione del genere e, quindi, pur nel rispetto delle famiglie di dare l'educazione
che vogliono, però che tipo di educazione sessuale diamo ai ragazzi in questo Paese?
È chiaro che ci si chiede come sia possibile che un corteo annunciato per tre giorni,
con la presenza di rappresentanti delle Istituzioni, di tutti i partiti, destra e sinistra,
eccetera, finisca in quel modo quando le Forze dell'Ordine avevano tutto il tempo di
organizzarsi per evitare che succedesse quello che è successo, invece hanno portato
via, per fortuna, gli abitanti dell'accampamento, però poi hanno permesso che
venisse bruciato. E quindi perché?
È chiaro che ci si chiede anche che senso abbia il comportamento dei giornali.
Questa è una cosa che avrei voluto forse sentire dire con più insistenza, perché sono
anche i giornali che costruiscono questi fenomeni. Però, forse questa questione del
giornale è interessante perché mostra che c'è un problema oggettivo: che la storia,
che non era vera, però è stata ritenuta verosimile, ma non da una piccola minoranza
di beceri, ignoranti, come li volete definire, ma da mezza città, cioè dalle persone
delle Vallette fino al caporedattore de "La Stampa", tutti hanno pensato che questa
storia potesse essere vera. Non si sono neanche fermati un attimo a controllare,
verificare. Questo perché in questa città c'è un problema di fondo, di mal
sopportazione dei Rom, dei Sinti. C'è, e non è limitato ad una piccola minoranza che
vota la Lega Nord, c'è anche negli elettori di tutti gli altri partiti, anche in chi non va
più a votare, è diffusa, diffusissima. Se voi leggete in questi giorni i commenti sui
forum, sui blog, direi almeno la metà, forse di più, in realtà dicono: "Sì, è orrendo
bruciare, ma...". Il problema c'è, e forse il problema è che la politica non ha saputo
dare una risposta a quello che viene dopo quel "ma".
Leggerei brevemente le cose che mi ha scritto una ragazza di 23 anni, che vive alle
Vallette, sulla sua esperienza di convivenza con questi campi nomadi: "È vero che i
Rom ricevono dei sussidi? Sì, li ricevono. Se non ci credete, venite nel mio quartiere.
Ai nomadi vengono dati i sussidi, vengono offerte le case popolari scavalcando nella
lista le persone che ne hanno bisogno; alcuni accettano, altri no. Non accettano, però
si permettono di ubicarsi con i loro camper vicino alle scuole materne ed elementari,
o si rinchiudono alla Continassa. Alcuni di loro si permettono di dire: 'Nessuno ci
aiuta', quando sanno benissimo che non è così. Vi posso citare delle cose che fanno.
Da un po' di settimane stanno di nuovo iniziando a 'ripulire' gli appartamenti.
Sappiamo anche i periodi, succede quasi all'inizio di ogni stagione. A volte entrano
negli appartamenti quando i bambini sono da soli a casa e i genitori non ci sono,
spaventando a morte i bambini e creando loro degli shock. Noi non ne possiamo più.
Sappiamo che alcuni di loro vogliono integrarsi, ma non sono tutti quelli che stanno
alla Continassa, però sappiamo anche che cosa subiamo noi ogni due, tre mesi, ed è
così già da un po' di anni. Questa è la situazione del mio quartiere.".
È vero questo? Io me lo domando. Vorrei che ci trovassimo magari in una
Commissione Consiliare per capire con dei dati se queste cose siano vere, perché
quello che è successo si alimenta anche dalle leggende metropolitane, però io credo
che buona parte di quanto viene raccontato sia vero, siano fatti oggettivi che vengono
vissuti tutti i giorni dalle persone che abitano lì. Poi, magari, vengono esagerati,
quindi magari tre furti in appartamenti diventa "tutte le Vallette vengono svaligiate".
Però, è indubbio che queste cose accadano. Invece, queste persone, per dieci,
vent'anni, si sono sentite dire che erano dei razzisti, che dovevano stare zitti, perché
le Istituzioni in gran parte hanno risposto così. È sufficiente leggere l'intervista che
ha rilasciato l'ex Sindaco Chiamparino l'altro giorno su "La Stampa", in cui si
vantava addirittura di non avere ascoltato uno che veniva a raccontargli dei problemi
di integrazione sotto casa sua, perché non dobbiamo dare spazio al germe del
razzismo.
Allora, forse, le Istituzioni intanto devono cominciare ad ascoltare. Quindi, ho
apprezzato anche le indicazioni del Sindaco di voler affrontare entrambi gli aspetti
del problema. Sicuramente, c'è un problema d'integrazione, c'è un problema a
dimostrare che l'integrazione funziona, che non ci sono solo gli esempi negativi, ci
sono esempi positivi che, però, non emergono, e c'è un problema di andare a
smentire le leggende metropolitane che circolano in città, senza arrivare a quelle più
assurde che pure ho sentito in questi giorni, tipo: i Rom sono protetti perché la
moglie di Novelli era zingara, la moglie di Chiamparino... cioè, circolano follie di
questo genere, ovunque, per tutta la città. Quelle sono follie. Ma se non c'è
un'informazione chiara, che mostra, invece, la realtà delle cose nel bene e nel male,
senza negarla né nel bene né nel male per motivi ideologici, non riusciremo mai ad
uscire da questa situazione in cui basta una voce, a questo punto, autoconfermata che
scatena quello che abbiamo visto e rischia di scatenarlo sempre di più.
Quindi, la richiesta è che se ne parli in una Commissione Consiliare, con dei dati alla
mano, parlando con chi si occupa anche di nomadi nell'Amministrazione, e
cerchiamo di capire tutti insieme che cosa può fare concretamente il Comune per
risolvere i problemi dei nomadi e degli abitanti del quartiere.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Tronzano.

TRONZANO Andrea
Cercherò di essere rapido, perché ho voluto dare spazio a tutti i componenti del
Gruppo che se ne sono occupati, sia il Consigliere Liardo sia il Consigliere Marrone,
che da tempo si occupano con passione di questo tema per cercare anche di dare delle
soluzioni e non solo criticare.
Partiamo dalla ferma condanna, Sindaco, di questi fatti, anche dalla menzogna della
ragazza, perché oggettivamente l'inizio del suo intervento è stato splendido perché
credo sia la verità: la difficoltà di relazione fra generazioni, o anche all'interno della
famiglia. Quindi, su questo, assoluta condanna.
Dall'altra parte, Sindaco, la pregherei di non liquidare le nostre parole
dell'opposizione in questo senso, come diceva il Collega Marrone, becera, destra o
parole inutili e buttate al vento, perché sono tentativi di ragionamenti che stiamo
cercando di fare da anni, ma chiaramente, all'interno della maggioranza di questa
città, non c'è voglia di ascoltare su questo tema, quindi le chiediamo un'attenzione
particolare.
La terza cosa che volevo dire è una gestione imperfetta della notizia, su questo non ci
sono dubbi. Chi conosce quel quartiere sa che in quel posto, difficilmente, a quell'ora
si può subire una violenza, perché è pieno di persone. C'è stata, forse, una
sottovalutazione, una voglia di sensazionalismo da parte degli organi di
comunicazione che però io non condanno, nel senso che hanno ripreso una
confessione di una ragazza, quindi l'hanno considerata vera. Certo è che, forse,
prima di mettere panico, bisognerebbe essere un po' più prudenti, ma questo in
generale, non solo su questo tema.
Inoltre, bisogna riconoscere, Sindaco, che le Amministrazioni di questa città hanno
sottovalutato la domanda proveniente dal cuore dei torinesi, però, al tempo stesso, io
credo che l'anima dei torinesi sia intonsa, ovvero non ci sia razzismo nei torinesi. Io
sono uno di questi, sono un torinese medio, assolutamente nella norma, di media
cultura, un'attenzione particolare ai problemi. Quindi, io credo che i torinesi non
debbano essere accusati di razzismo. Io condannerei anche i giornali stranieri e, visto
che lei, Sindaco, interviene su tutto (mi perdoni la battuta), occorrerebbe che lei
intervenisse anche in questo caso per dire che i torinesi non sono razzisti, perché non
è così. E chi conosce Torino lo sa.
C'è bisogno di toccare il cuore dei torinesi. Oggi, i torinesi vogliono sentirsi a casa
propria e c'è bisogno su questo di intervenire. Quindi, che cosa le chiedo di dire al
Prefetto, di cercare di fare con il Prefetto? Di passare dalle parole, che sono sempre
state tante in questa città, ai fatti, cioè cerchi anche di passare nella questione della
coscienza civile, nei comportamenti quotidiani, nell'attenzione ai particolari, che i
torinesi vogliono di nuovo sentirsi a casa propria, Sindaco.
Troppe le cose, e soprattutto tenga in considerazione una cosa: i nomadi - e chi si
occupa di questo tema, dal punto di vista delle indagini, lo dice da anni -
difficilmente hanno voglia di integrarsi. Quindi, non è detto che sia sufficiente
investire sull'integrazione, perché Torino ha fatto dell'integrazione e
dell'accoglienza la sua arma e l'Italia è diventata un Paese così grande anche perché
ha accolto e ha integrato tantissima gente, però, al tempo stesso, Sindaco, bisogna
cercare di arrivare a delle soluzioni realistiche.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Visto che avevo concesso del tempo in più, ma è stata sforata questa concessione, do
un minuto anche al Consigliere Grimaldi.

GRIMALDI Marco
Io lo dico in fretta, non vorrei che cadessimo nella trappola di dire: "Ah, ma queste
notizie erano false.". Ma che cosa vogliamo dire con questo? Che se fossero state
vere quella rabbia e quelle manifestazioni sarebbero state più giuste? Io credo che
questa prima cosa bisogna toglierla dal campo.
La seconda; tutte le cose dette anche quest'oggi, cioè i Rom vengono privilegiati, i
contributi, la casa popolare, anche da queste falsità nascono quegli odi. Terza cosa -
velocissima, purtroppo in un minuto non si riesce a dire tutto -; si sono fatte tante
critiche verso un'Amministrazione che era presente lì, che non ha capito e che non
ha... Ma qualcuno ha chiesto al Prefetto e ai responsabili della sicurezza come mai
erano presenti solo dieci poliziotti ad una manifestazione che aveva quei caratteri e
quel tipo di convocazione?
Io credo che le parole d'odio e la violenza siano al centro di questa discussione. Le
parole d'odio e la violenza che sta nei nostri dibattiti politici, che sta nei nostri
giornali, e io credo che sia molto strano che il Prefetto, la Questura e la Polizia
abbiano sottovalutato tutto questo, visto che ad ogni manifestazione che vediamo qui
davanti ci sono decine di camionette. Io non capisco. Proprio perché si sapeva di quel
tipo di manifestazione, di convocazione, come mai così pochi poliziotti. Io chiedo
che il Primo Cittadino chieda come mai c'è stato questo tipo di sottovalutazione. Non
credo che ci sia stata da parte dei territori, credo che chi doveva gestire la sicurezza
abbia commesso un errore e sarebbe molto bello che, oltre ai giornali, anch'esso
dichiarasse che, probabilmente, è stato un fenomeno sottovalutato.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Intanto, ringrazio tutti i Consiglieri per l'equilibrio della discussione, perché il tema
è, come tutti avvertiamo, molto delicato e la delicatezza del tema richiede a tutti
responsabilità. Mi pare che questo dibattito abbia dimostrato, negli interventi di tutti i
Gruppi, responsabilità ed attenzione a non semplificare cose complesse e a non farsi
prendere da letture manichee.
Io non ho mai usato in questi giorni, in nessuna occasione e in nessuna sede, la
parola razzismo, perché non penso che usare questa parola ci aiuterebbe a capire
quello che è accaduto e che accade. Sono stato fermo, lo sono tuttora e lo ribadisco
qui, nel condannare il raid che si è consumato nei confronti del campo Rom, perché
nulla giustifica un atteggiamento di linciaggio e di aggressione alle persone, tanto più
quando si rivolge verso persone conclamatamente estranee alle vicende accadute.
Tuttavia, non mi sfugge affatto che quanto è accaduto domenica è la spia di un
disagio diffuso nella popolazione e, in particolare, nel rapporto tra la popolazione e i
Rom. Di qui la necessità di non stare a guardare passivamente una situazione di
questo genere, per evitare che questo disagio possa tradursi in una sofferenza più
grande e in una conflittualità pericolosa per la città e per tutti.
Quello che penso che dobbiamo fare è mettere in campo delle politiche che, intanto,
offrano dei percorsi di integrazione a quella parte della popolazione Rom che questi
percorsi è disponibile ad assumerli, che vuol dire cercare di dare una soluzione alla
residenzialità che sia più civile e più dignitosa dei campi in cui oggi vengono ospitati
i Rom; che significa garantire quelle politiche di accompagnamento e di assistenza
sociale nei campi che garantiscano il sostegno alle persone più deboli (mi riferisco in
particolare alle donne e alle ragazze che vivono in questi campi); garantire che i
bambini vengano mandati a scuola e possano frequentare la scuola. Sono cose che
non solo io qui evoco, sono cose su cui il Comune di Torino è già impegnato.
Io vorrei ricordare che i Vigili Urbani hanno da tempo un Nucleo nomadi che si
occupa di questi campi e svolge un'opera meritoria, di cui credo vada dato atto al
nostro Corpo dei Vigili Urbani. Abbiamo in tutti i campi assistenti sociali che
quotidianamente lavorano per sostenere le situazioni di maggiori fragilità. C'è
un'azione fatta dalle Circoscrizioni e dall'Amministrazione Comunale per garantire
che i bambini vadano a scuola. Quindi, ci sono già politiche che si stanno facendo e
che dobbiamo irrobustire.
Naturalmente, non mi sfugge che realizzare questo è complesso e difficile, perché c'è
un lungo pregresso di diffidenza, di pregiudizio, di incomunicabilità, che è
complicato da rimuovere, ma dobbiamo farlo, e non mi sfugge neanche che,
nonostante tutto quello che possiamo fare, c'è una parte della popolazione Rom che,
invece, questi percorsi di integrazione non li vuole. È evidente che, nei confronti di
chi non vuole un percorso di integrazione, allora l'atteggiamento non può che essere
diverso, non può che essere un atteggiamento che è quello di un allontanamento dalla
nostra città e dal nostro Paese, cosa che però, lo voglio dire perché io sono abituato
ad assumermi le mie responsabilità, in questo caso richiama più la responsabilità
dello Stato che non le responsabilità di un Comune, perché gli strumenti per
allontanare una persona da un territorio e dal Paese non dipendono
dall'Amministrazione Comunale né sul piano legislativo e né sul piano
organizzativo. Quindi, naturalmente, questo significa concertare e concordare con il
Prefetto tutte le politiche necessarie in questo campo e lo stiamo facendo.
Vorrei anche dire una cosa, però, con grande chiarezza, cioè io sono perché
l'Amministrazione Comunale metta in campo tutto quello che è necessario. Quando
il fenomeno assume le dimensioni quantitative, che ha oggi il fenomeno a Torino, ma
anche a Milano, a Napoli o a Roma, è difficile pensare che il problema possa essere
caricato soltanto sulle spalle dell'Amministrazione Comunale. Io penso che ci sia la
necessità di richiamare ad un concorso di azioni anche gli alti livelli istituzionali, sia
territoriali - Provincia, Regione, Comuni dell'Area Metropolitana - così come
bisogna chiamare ad un concorso di responsabilità il Governo Nazionale. Devo dire,
per onestà, che, sia quando io questo tema l'ho affrontato con il Ministro Maroni
precedentemente e oggi con il Ministro Cancellieri, ho trovato i Ministri entrambi
assolutamente sensibili. Quindi, confido che questa sensibilità porti all'adozione di
provvedimenti da parte del nuovo del Ministro del Governo adeguati, sia in termini
normativi sia in termini di stanziamento di risorse. In ogni caso, è responsabilità di
questa Amministrazione, mia in particolare, di continuare a sollecitare le autorità
centrali perché tutto si faccia per mettere in campo tutto quello che è necessario.
Quanto alle questioni che ha evocato nel suo intervento il Consigliere Bertola, io,
naturalmente, assumo l'impegno a verificare anche tutte le cose che in
quell'intervento sono richiamate - c'è il verbale e, quindi, le tireremo fuori di lì -,
perché, naturalmente, alcune di quelle cose hanno una ragione d'essere, per esempio
le azioni sociali nei campi per i bambini, eccetera, altre invece verifichiamo se hanno
ragione di essere o no e, naturalmente, anche tutto quello che fin qui si è fatto è
sottoposto ad una verifica per migliorare la qualità del nostro intervento.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Consideriamo conclusa, quindi, la discussione della comunicazione del Sindaco.
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