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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Do il benvenuto a tutti voi, ai rappresentanti delle Istituzioni, del Parlamento, ai rappresentanti delle parti sociali, economiche, dell'industria e ai cittadini qui riuniti con noi. Siamo oggi presenti a questo Consiglio Comunale straordinario aperto a tutte le parti sociali, imprenditoriali, sindacali ed economiche della nostra città, esteso a numerosi ospiti provenienti da Comuni della Provincia di Torino e da altre città italiane, per trattare insieme un argomento che sta a cuore a tutti noi. Infatti, il 12 settembre scorso, questo Consiglio Comunale ha approvato all'unanimità un ordine del giorno per convocare questa assise, al fine di discutere del futuro industriale del distretto dell'auto ed in particolare del progetto Fabbrica Italia per verificare gli impegni reciprocamente assunti tra le Pubbliche Amministrazioni e il Gruppo FIAT. Non mi dilungo sui dati già noti e sulla crescente e preoccupante situazione di crisi che ha investito il nostro Paese e la nostra Città, anche in relazione alle recenti scelte assunte dal Gruppo FIAT per risollevare e dare slancio ad un'impresa che per più di 112 anni è stata protagonista dello sviluppo industriale italiano. Mi permetto, però, di osservare che questo fenomeno di crisi globale, che ha condizionato gli equilibri già fragili del nostro sistema economico ed industriale, oltre che sortire preoccupazione ed affanno per una difficoltà oggettivamente enorme nell'immaginare prospettive per la nostra economia e per lo sviluppo del Paese, offre anche l'occasione a tutti noi per immaginare nuove forme di responsabilità e nuovi scenari di trasformazione dei processi industriali in atto a cui sono chiamati tutti a partecipare. Certo è che le recenti decisioni assunte dalla più importante azienda italiana, il Gruppo FIAT, stanno generando nel territorio torinese, ma non solo, la premessa di un "allarme rosso", anche frutto di incomprensione e incapacità di cogliere i reali obiettivi aziendali e, di conseguenza, sembrano invitare il sistema economico, politico e sociale ad una profonda riflessione su come interpretare il futuro. Oggi, dunque, l'opportunità di confronto che si avrà durante questo Consiglio Comunale, proprio nella città culla di quella che è diventata la più grande fabbrica automobilistica del Paese, deve permettere non solo di evidenziare e rimarcare le aspettative e gli affanni di centinaia di imprese e migliaia di lavoratori, ma anche di ricercare un dialogo costruttivo e fattivo che possa traghettare, anche attraverso un'azione politica responsabile, reattiva e propositiva, Torino e la sua economia verso scenari industriali e insieme di speranza di crescita e di responsabilità sociale, dai quali FIAT non credo si sottrarrà. Ricordando brevemente il discorso che l'Amministratore Delegato di FIAT, dottor Sergio Marchionne, ha fatto il mese scorso in Unione Industriale, quando ha espresso la volontà aziendale di resistere al declino, di rifiutare di morire, in un contesto di "tsunami" finanziario ed industriale, con un necessario processo di riconversione e revisione della politica industriale, viene da sperare che non sia nelle loro intenzioni quella di abbandonare il nostro Paese, bensì quello di pensare a nuovi modelli percorribili di investimenti e di produzione, agendo talvolta in modo - come descrivono loro - non lineare ed imprevedibile, rientrando in un disegno globale, grazie all'opportunità, probabilmente non ripetibile, dell'alleanza con Chrysler, convinti che avrà un impatto positivo anche nei nostri stabilimenti italiani. È stata quindi la base per poter lanciare un indirizzo strategico che voleva dimostrare nel 2010 anche l'impegno verso il nostro Paese con il cosiddetto progetto Fabbrica Italia, per il quale, però, risultava necessario - come ricordava l'Amministratore Delegato - il concorso di tutte le componenti sociali nell'assicurare la governabilità dei siti e l'attuazione degli accordi raggiunti con le parti sindacali. Ebbene, di questo progetto, rivolto a noi tutti, non è ancora chiaro se le Istituzioni e le parti sociali abbiano compreso totalmente il significato, i termini e gli obiettivi, con particolare riguardo - visto che siamo a Torino - al futuro di Mirafiori e dell'indotto industriale torinese che è cresciuto con FIAT e che oggi genera economie e lavoro ancora per centinaia di migliaia di persone. Probabilmente, non è stata ancora colta la portata del cambiamento avvenuto ed il senso di questa nuova esperienza, e spero che l'occasione odierna possa essere utile allo scopo, ma soprattutto utile per riscoprire quel senso di speranza e insieme per ritrovare quel coraggio e quella dignità che hanno sempre caratterizzato il nostro Paese nei momenti più bui della nostra storia. Il Consiglio di oggi, dunque, può creare realmente le premesse per un rinnovato impegno reciproco ad immaginare un futuro migliore e per riscoprire quel senso di responsabilità nel costruirlo insieme. Ora lascio la parola al Vicesindaco di Torino. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Grazie, Presidente. Buongiorno, Consiglieri. Buongiorno, ospiti. Ho il compito difficile di introdurre questo incontro, avendo dei tempi molto ristretti per parlare di una situazione oggettivamente molto complessa che fa normalmente discutere, che da sempre fa discutere, e ha in sé molte problematiche territoriali e nazionali. Sperando di aiutare anche chi poi deve parlare dopo di me, ho pensato sostanzialmente ad un intervento che prova a raggruppare date significative di che cosa è successo alle nostre spalle per poi arrivare in conclusione a porre alcune questioni che sono l'agenda attuale, senza ripartire dai cent'anni di FIAT, ma partendo dal momento in cui, tra il 2000 e il 2004, affrontiamo in questo territorio e in tutto il Paese il tema della crisi della FIAT e, in quanto tale, il suo rapporto con il mercato e la sua capacità di competizione. In quegli anni, si sussegue una serie di avvicendamenti dal punto di vista della governance del vertice; sembra che ogni giorno ci chiediamo in quest'Aula e nell'insieme delle aule delle Istituzioni, oltre che nelle sedi sindacali, quale FIAT ci ritroveremo dopo la crisi. La realtà comincia a delinearsi, poi, con l'avvento dell'ulteriore cambio al vertice, con il nuovo Amministratore Delegato, il dottor Sergio Marchionne, e con il fatto che tra il 2005 e il 2006 si pongono sostanzialmente le basi per uscire dalla situazione di crisi. Che cosa succede sostanzialmente? Una delle cose più importanti sicuramente è lo scioglimento dell'alleanza tra FIAT e GM, che è un primo atto significativo che ridà una forza economica a FIAT significativa di 1,55 miliardi di Euro, cancella l'operazione di acquisto di GM, restituisce le azioni FIAT detenute da GM, scioglie l'insieme delle joint venture e FIAT riprende capacità e possibilità di movimento. Si delinea, però, nel frattempo, anche quello che negli anni sarà più chiaro, cioè un'idea più larga e più significativa dal punto di vista della presenza nel nostro territorio, perché, in realtà, nonostante lo scioglimento, GM decide di rimanere. Abbiamo inaugurato prima delle ferie il centro di evoluzione di GM in questo territorio. Non c'è ombra di dubbio, e non lo dico per rivendicare una cosa nota, lo dico perché credo che ci possa servire per indicazioni future, ma il fatto è che c'è una forte iniziativa sindacale in quel periodo; i livelli istituzionali affrontano il tema con FIAT e definiscono l'accordo, che va sotto il nome di acquisizione di aree, e l'avvio della quarta generazione robot in quel di Mirafiori. Questo cosa porta? Innanzitutto, il fatto che l'anno successivo, nel 2006, vengono inaugurati sia la linea della Grande Punto che il Motor Village. Ma quel tipo di accordo delinea anche il tipo di utilizzo delle aree che si faranno a Mirafiori. Oggi, sul pezzo pubblico c'è, intanto, una prima parte del design e dell'ingegneria, la motoristica della mobilità dell'auto, con 1.400 ragazzi già a Mirafiori, e delinea per FIAT un utilizzo delle aree che sono in discussione in quel periodo e che sono tutte le aree della meccanica, per cui nascono poi successivamente il Centro Stile, l'Abarth e la Palazzina della CNA. Il 2007, in realtà, si apre con il fatto che viene definito il programma, prodotto in un incontro a Palazzo Chigi, che delinea quale può essere il piano industriale tra il 2007 e il 2010, con tutte le Istituzioni presenti, sia locali che nazionali, e le Organizzazioni Sindacali. L'incontro si potrebbe definire quello che lancia i 23 modelli. Vi ricordo la situazione, anche sul piano del territorio, perché cambia molto. Qualche mese prima non sarebbe stato possibile e neanche pensabile che il lancio della 500 a Torino avvenisse con una festa che occupava largamente la città, utilizzando i Murazzi e le rive del Po; questo delinea anche un rapporto diverso tra territorio e azienda. Successivamente, in autunno, abbiamo una prima avvisaglia di difficoltà nelle relazioni sindacali, che, a fronte della necessità che individua il piano presentato al 19 febbraio sui temi della flessibilità e della competitività, vede il fatto che FIAT dà un acconto ai lavoratori durante il rinnovo del contratto. Ma è, appunto, un'avvisaglia in cui è chiaro che stanno cambiando le relazioni. A fine anno abbiamo, poi, non già quello che oggi è caratterizzante per Pomigliano, ma il piano di riqualificazione con 70 milioni di investimento in termini sia di tecnologia che di formazione per i dipendenti. L'obiettivo è portare lo stabilimento al livello della migliore concorrenza e creare le condizioni necessarie per destinare a Pomigliano la produzione di nuovi modelli. Il 2008 si apre sempre all'interno di questa ipotesi. C'è un accordo di cui si parla normalmente poco, che è l'accordo tra FIAT e Regione Piemonte, Provincia di Biella e Comune di Verrone, per lo sviluppo di Verrone, con un investimento di 500 milioni per arrivare, con un nuovo cambio, a oltre mille dipendenti. Abbiamo ancora, sotto questa luce, il 29 settembre l'accordo tra FIAT e il Governo in Serbia, sullo stabilimento di Kragujevac, la Vecchia Zastava, sostanzialmente, che già una volta era FIAT, che segna, quello sì, lo spartiacque nel rapporto con lo stabilimento di Termini Imerese, nel senso che, in quel momento e, credo, qualche settimana prima, si prende atto che l'accordo fatto l'anno precedente, in sede di Ministero, tutti noi presenti, per lo stabilimento di Termini Imerese viene a decadere, perché manca una parte dei finanziamenti promessi. Ma la cosa che, ovviamente, cambia totalmente il mondo e cambia anche le situazioni all'interno di FIAT è che in autunno cominciamo ad avere la crisi finanziaria dei mutui subprime e di fatto il fallimento, che da noi si chiamerebbe "amministrazione straordinaria", di GM e di Chrysler negli Stati Uniti. Grandi gruppi industriali, quindi assolutamente imprevedibile: se qualcuno ne avesse parlato qualche mese prima, sarebbe sicuramente passato per uno che non capiva la situazione. È in questo momento che, in realtà, avviene una delle mosse più interessanti e più vincenti di questo periodo, perché, fin da gennaio, la FIAT e il suo Amministratore Delegato si fanno avanti per affrontare il tema, ed entro aprile c'è la chiusura dell'accordo con Chrysler. Ovviamente, da lì si apre un altro scenario dal punto di vista dei rapporti, perché a quel punto si tratta, poi, di affrontare i temi mettendo assieme queste due situazioni. Dal punto di vista delle relazioni, c'è, forse, quello che implica maggiori problemi per le questioni di tenuta successiva: intorno al 15 aprile c'è l'accordo, non sottoscritto da tutti, per la riforma degli assetti di contrattazione. C'è il tentativo sulla Opel, che fallisce, ci sono le elezioni in Germania e la Germania fa le stesse scelte che si fanno in Italia per salvare l'Alitalia. In maggio, invece, c'è la grande manifestazione nazionale dei lavoratori del Gruppo FIAT, a sostegno della piattaforma aziendale, in cui si rivendica l'aumento della produzione degli stabilimenti italiani. Al riguardo c'è una relazione, ovviamente, con i fatti che succedono: da una parte, inizia un periodo in cui la FIAT, dato che la crisi mette in discussione molte aziende di prima e seconda fornitura, in particolare di prima fornitura, le riassume in sé, cioè le porta all'interno del Gruppo; ciò è significativo, perché sono oltre 10 mila le persone interessate (parliamo di Ergom, Icta, Delfo di Cassino, Autostamp, Meridian, Teksid Aluminum, Collins, Imam, Asm, Gessaroli, Turinauto, Atr, Cosma). Tra l'altro, prosegue nel tempo: l'anno scorso abbiamo la resourcing della logistica, diceva che l'aveva assunta da TNT, cioè dalla prima outsourcing fatta da FIAT. Al 2009, a dicembre, abbiamo il nuovo Piano Industriale che fa i conti con la situazione di Chrysler. Che cosa mette in risalto questo Piano Industriale? Sostanzialmente, tre questioni che io per brevità di tempo eviterei ora di enucleare, ma ve li do per titoli: 1) pone il problema della diversità di capacità, di produttività tra le aree italiane con le aree polacche e le aree brasiliane, cioè a parità di addetti, in realtà, o con più addetti si producono meno vetture; 2) pone tutti i temi della competitività e della flessibilità nell'utilizzo impianti; 3) crea una slide in cui dimostra quali sono nel frattempo gli interventi che Gran Bretagna, Germania, Francia, Portogallo e Spagna fanno in funzione dell'auto oltre a quelli già citati precedentemente negli Stati Uniti, dove vi è un vero intervento diretto da parte della nuova Amministrazione del Governo Obama verso General Motors e verso Chrysler. Questo tipo di situazione determina poi, sostanzialmente, la questione di Pomigliano, dove si passa dal piano di riqualificazione alla possibilità, per la prima volta, di ricollocare le produzioni dall’estero verso il Paese, con un investimento di 700 milioni per una produzione (speriamo che sia così) di 290.000 vetture, che tra l'altro dovrebbe partire in questi giorni - con tutto quello che succede dal punto di vista sindacale, ma che non credo sia compito mio ricordare, anche perché questa è la parte di memoria più fresca che tutti noi abbiamo -. C'è, però, un'altra cosa che ci preoccupa sul piano del territorio, ed è il fatto che in estate viene annunciata la allocazione del monovolume L0, L1, nello stabilimento serbo, che, invece, nel Piano presentato ad aprile, era indicato in produzione a Mirafiori. Lì si determina quell'incontro a livello regionale con la presenza del Ministro, con tutte le rappresentanze sia sindacali nazionali che locali e i livelli istituzionali, in cui si chiede alla FIAT di garantire comunque l'investimento su Mirafiori. Garanzia che viene data, che però viene collegata - se ricordiamo la frase di quell'incontro - alle condizioni di affrontare i temi della competitività. Il 26 novembre abbiamo la firma dell'accordo a Mirafiori, anche qui molto conosciuto, con l'insieme delle posizioni che la maggior parte di noi, di voi, ha espresso in quella circostanza; sintetizzando quanto detto dalla parte istituzionale: "Cerchiamo di trovare una soluzione alle relazioni sindacali, in ogni caso evitiamo di perdere l'investimento su Mirafiori". Il 29 dicembre abbiamo l'altro pezzo, che ancora oggi fa discutere, relativo al tema delle relazioni, che dice di non iscrivere la nuova società di Pomigliano in quel di Confindustria, ma di sostituire tutti gli accordi con un contratto a sé. Nel 2011 abbiamo quattro fatti essenziali: primo, il fatto che FIAT si divide tra Auto e FIAT Industrial, frutto ovviamente dell'operazione già fatta prima, anche con il cambio dal punto di vista della Presidenza. Viene affrontato su Grugliasco il percorso analogo a Mirafiori e Pomigliano, con un accordo poi firmato da tutte le RSU. Il 28 giugno abbiamo l'accordo interconfederale, che ridefinisce le nuove regole che presiedono alla rappresentanza e alla democrazia, e abbiamo verso fine anno lo strappo definitivo con Confindustria rispetto al problema dell'uscita e al ridefinire sostanzialmente un livello sindacale diverso, un contratto diverso per queste situazioni, con però all'interno un'altra questione: nel frattempo, l'investimento su Mirafiori, a differenza di Pomigliano e di Bertone, dopo lunghe discussioni ed iniziative varie, all'inizio di ottobre abbiamo una conferma che sia attuabile, ma con un ritardo di oltre un anno. Di fronte a tale quadro, quali sono in titoli le indicazioni? Primo: la consapevolezza del fatto che stiamo parlando del Settore Industriale più significativo del nostro Paese è evidente, e si evince anche da quello che è stato l’impegno di questi anni dei livelli sindacali, istituzionali, della FIAT, del Governo. Stiamo ancora parlando - anche se, rispetto ai miei tempi, erano 250.000, di cui 150.000 a Torino - di un gruppo che ha 80.000 persone in Italia e 220.000 complessivamente nel mondo. Parliamo di un settore che, indirettamente, con i fornitori arriva attorno alle 300.000 unità e aggiungendo i servizi arriva ad un milione e rappresenta il 6% del Prodotto Interno Lordo. Di conseguenza, rimane comunque - per chiunque provi ad immaginare, tra declino e ripresa, la possibilità per questo Paese di uscire da questa situazione - il fatto che bisogna occuparsi di questo settore e delle aziende che lo rappresentano (e, per fortuna, come abbiamo visto ce ne sono anche altre, visto che, nel frattempo, anche la Volkswagen ha assunto Italdesign). C'è sicuramente un problema immediato che riguarda la situazione del mercato, che è depresso e in cui la FIAT fa fatica a mantenere i suoi prodotti (la sua capacità di penetrazione è sempre intorno al 30%) e che, però, pone un quesito: è necessario occuparsi della domanda? Per un certo periodo ci si è occupati di questo. Credo che una riflessione su questo argomento sia necessaria, perché non c'è possibilità di ripresa per nessun settore senza che ci si ponga il problema della domanda e, in questo caso, non vi è ombra di dubbio che il tema della mobilità sostenibile ed intelligente è la questione con cui necessariamente fare i conti. C'è sicuramente il problema della finanza e degli investimenti. A nessuno di noi sfugge che, in questo momento, crea qualche problema finanziare gli investimenti con questa crisi economica e con i BOT che sono al 7%, perché bisogna cercare risorse per finanziare il prodotto. Per cui è difficile disgiungere il problema del rientro e della stabilizzazione economica rispetto al tema di questo o di qualsiasi altro settore. Per noi c'è un problema serio, che riguarda la difficoltà di Mirafiori e dell'indotto; quest'anno, questo spostamento di investimenti ha creato il problema che, oltre alla MiTo, c'è poca produzione a Mirafiori e credo che questa sia una delle questioni che deve essere affrontata per cercare di contenere la cassa. Su questo c'è già stata una presa di posizione e credo che sia uno dei grandi problemi, in modo tale da poter immaginare un rapporto tra questo e l'avvio dell'investimento. Questo argomento (che verrà sicuramente ripreso dagli Assessori della Provincia e della Regione che interverranno dopo di me, visto che l'Assessore Porchietto si occupa di questo) riguarda il fatto che il rischio di un perdurare fortissimo della cassa comporta l'esaurimento dei tempi previsti dalla legislazione e finiamo sulla deroga; c'è un rischio fortissimo che porta ad assorbire quelle risorse; credo che in questo un'attenzione di carattere nazionale debba essere assolutamente dovuta, sapendo che questo problema non è solo di Mirafiori, ma riguarda anche l'indotto. Inoltre, non c'è ombra di dubbio che, in questi anni (come si vede anche dal quadro), abbiamo seguito un accompagnamento territoriale sia quando c'erano più risorse che quando erano meno, che è stato capace di interloquire nel rapporto con FIAT e con l'insieme della rappresentanza, ma ciò è venuto meno nell'ultimo periodo a livello nazionale. È necessario ritornare sulla ridefinizione di come far uscire dalla crisi questo Paese; infatti, se si pensa che non basta mettere i conti in ordine e che bisogna adoperarsi affinché vi sia la crescita - come tutti diciamo -, necessariamente bisogna tornare su questo, nel senso che credo che per noi l'obiettivo della Cittadella Politecnica, che ha al suo centro la mobilità sostenibile e intelligente a Mirafiori... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) ... è un obiettivo principale. Nei giorni scorsi la Regione ha avviato la questione del distretto, per mettere assieme innovazione e ricerca a livello del territorio e questo può essere un'indicazione per tutti i territori che hanno questa caratteristica. Certo, se su questo trovasse una sponda di carattere nazionale, che ridefinisse un modello anche italiano su come intervenire sui processi, io credo che non solo ci farebbe bene, perché ridurrebbe la cassa e forse darebbe una mano a risolvere i problemi dal punto di vista della prospettiva dello sviluppo, ma credo che porrebbe le basi essenziali anche per un recupero dal punto di vista delle elezioni sindacali. Credo che sia sempre stato così. Ovviamente la nostra speranza è che nella ridefinizione del piano - avendo qualche Ministro torinese, che queste cose le ha vissute e prodotte con noi e credo possa fare meglio di prima o più di prima -, si intervenga almeno su una parte di questi obiettivi, perché è di questo che credo abbiamo bisogno. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Visto che è presente tra noi il responsabile delle Relazioni industriali di FIAT S.p.A, il dottor Paolo Rebaudengo, la invito a un breve intervento. REBAUDENGO Paolo (Relazioni industriali FIAT S.p.A.) Signor Presidente del Consiglio, signori Consiglieri, signor Sindaco, Giunta, Autorità, Istituzioni tutte presenti, Organizzazioni sindacali, buon pomeriggio. Io vorrei fare, in premessa, una precisazione per chiarire che la presenza della FIAT qui oggi, che ho l'onore di rappresentare, è assolutamente inusuale, in quanto come è noto la FIAT, pur rispettando i rapporti istituzionali, non è solita intervenire a questi tipi di iniziative. Dico questo per correttezza di rapporti e per evitare che rappresentanti di altre istituzioni possano pensare di replicare, ipotizzando analoghi effetti a tale tipo di iniziativa. L'intervento della FIAT oggi avviene, pertanto, per rispetto istituzionale nei confronti di questa città, che fa parte dell'acronimo della Società che rappresento. Io ringrazio gli interventi di presentazione di questo lungo pomeriggio. Ho molto apprezzato l'intervento del Vicesindaco Dealessandri che, oltre ad avere una lunga esperienza, è anche capace a tradurli in testi e libri. Io faccio già molta fatica a vivere l'esperienza e sicuramente non trasformerò tutto questo in testi o in libri. Ho molto apprezzato come abbia tentato di ricostruire questo percorso. Io credo che sia riconosciuto da tutti voi che il 2008 è stata una crisi travolgente, che si è ripercossa su tutti i principali mercati del mondo e che ha interessato, vorrei ribadire, per la prima volta, tutte le linee di business della FIAT. Noi eravamo abituati a gestire situazioni di crisi o dell'auto o dell'Iveco o della CNH, ma questa è stata una crisi complessiva, che ha riguardato tutto il sistema FIAT. Desidero pertanto segnalarvi, come dicevo prima, e ognuno poi lo trasferisce nel proprio lavoro, nel proprio vissuto, un aspetto che non mi sembra sia stato sufficientemente recepito da tutte le istituzioni, dagli organi di stampa e anche da una parte del sindacato. Rispetto al passato, quando a fronte di situazione di crisi la FIAT aveva immediatamente evidenziato in termini numerici le ricadute occupazionali delle stesse, in questa occasione la FIAT ha assorbito la crisi con il ricorso alla Cassa integrazione Guadagni, evitando di trasferire, nei confronti dei lavoratori, le ansie e le preoccupazioni della perdita di un posto di lavoro. Nel 2009 la FIAT ha utilizzato 30 milioni di ore di Cassa integrazione, ma l'azienda ha evitato di trasformare tale utilizzo in eccedenze strutturali. La Cassa integrazione per i lavoratori ha indubbiamente rappresentato una significativa riduzione della capacità di reddito, ma la ristrutturazione degli impianti, che in certi stabilimenti è stata superiore al 50%, ha rappresentato un significativo costo per quanto riguarda l'Azienda. Sono qui, pertanto, ad ascoltare i vostri interventi, riservandomi di intervenire, se è necessario, con precisazione, al termine di questo incontro. Vi ringrazio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passo subito la parola all'Assessore al Lavoro della Provincia di Torino, Carlo Chiama. CHIAMA Carlo (Assessore al Lavoro Provincia di Torino) Saluto il Presidente del Consiglio Comunale, il Sindaco, la Giunta, i Consiglieri, tutti gli altri ospiti. Ringrazio la Città di Torino per l'opportunità di approfondire un tema di estremo interesse per il nostro territorio. Come veniva già prima evidenziato, siamo ormai a tre anni dall'inizio della crisi e ancora non se ne intravede la fine. In Piemonte e in provincia di Torino perdura una difficile situazione del mercato del lavoro. Abbiamo un tasso di disoccupazione fra i più alti del nord Italia, un ampio ricorso alle diverse forme di Cassa integrazione, un sostanziale dimezzamento del lavoro generato dagli avviamenti rispetto al 2008. Gli investimenti che la FIAT farà a Mirafiori, alle Officine Automobilistiche di Grugliasco, le ex Bertone, sono perciò indispensabili per dare un futuro occupazionale certo ai lavoratori di quegli stabilimenti e a molti altri dell'indotto. Vanno ringraziati i sindacati sottoscrittori dell'accordo di Mirafiori e Grugliasco e soprattutto gli operai e gli impiegati che, approvandoli con il referendum, hanno dimostrato senso di responsabilità per loro stessi ma anche per i lavoratori dell'indotto. Gli Enti locali, che nel 2005, con la creazione di TNE (Torino Nuova Economia) hanno garantito le condizioni per il mantenimento dell'attività produttiva, oggi non avrebbero strumenti adeguati a compensare la perdita di questi nuovi investimenti. Oggi iniziamo a vedere i frutti di quel lavoro, con la realizzazione del Centro del Design e lo spostamento in quella sede del Corso di Laurea in Ingegneria dell'Autoveicolo. Sono convinto che la presenza del Politecnico possa agevolare l'insediamento di nuove imprese nell'area di Mirafiori, così come è avvenuto in corso Castelfidardo, nella Cittadella Politecnica, altra operazione peraltro sostenuta dagli Enti locali. Oggi, però, è necessario fare il punto sugli investimenti che la FIAT intende fare a Mirafiori, sulla tipologia e i tempi di realizzazione delle nuove produzioni e sulla certezza del rientro al lavoro di tutti i dipendenti. Può essere comprensibile la necessità di cambiamenti rispetto all'ipotesi inizialmente sottoscritta tra le parti, dal Suv sulla piattaforma C al Suv e altri modelli sulla piattaforma B, dovuta alle mutate esigenze di un mercato certamente molto difficile, soprattutto in Europa. Le Organizzazioni sindacali e i lavoratori per primi, gli Enti locali e il Governo stesso poi devono però conoscere con sicurezza gli scenari futuri. Lo spostamento in avanti della produzione di nuovi modelli comporterà, con tutta probabilità, la proroga della cassa integrazione, con le problematiche che metteva in evidenza il Vicesindaco, con inevitabile ricaduta in termini di reddito delle persone e, di riflesso, di problemi per gli Enti locali. Vi è, inoltre, il rischio concreto di un effetto negativo sulla filiera dell'indotto: diverse aziende potrebbero non reggere il periodo di transizione, creando ulteriori problemi occupazionali; abbiamo già iniziato a vedere qualche fenomeno di questo tipo. Secondo me è necessario, quindi, un tavolo di concertazione fra il Governo, gli Enti locali e le Parti sociali, per affrontare non solo il caso FIAT, ma tutto il settore dell'auto. Gli strumenti che già oggi possono essere messi in campo a livello locale (probabilmente ne parlerà poi l'Assessore Porchietto), come la Piattaforma regionale per l'Automotive, le azioni per sostenere aziende anticipando l'eventuale situazione di crisi, i percorsi di riqualificazione dei lavoratori attraverso la formazione professionale devono potersi connettere con una politica industriale e di sviluppo nazionale che fino a ora è mancata. Le Istituzioni hanno il dovere di promuovere azioni per una politica della mobilità sostenibile, che favorisca l'innovazione, lo sviluppo di nuovi prodotti e i sistemi di mobilità. Poi certo sarà il mercato e non la politica a decidere quali saranno i sistemi e le tecnologie vincenti perché è il mercato il giudice delle scelte delle aziende. Bisogna evitare di disperdere un patrimonio di competenze presenti sul nostro territorio (pensiamo ai carrozzieri, per esempio) e bisogna rafforzare la filiera dell'indotto, cosa su cui peraltro si è già lavorato (penso, ad esempio, al progetto "From concept to car"). È quasi paradossale che le auto che saranno utilizzate per il car sharing a Parigi siano prodotte a Torino e invece in Italia non ci sia un piano analogo e si corra il rischio che ogni grande città sviluppi una propria piattaforma autonoma di mobilità sostenibile. La presenza nel Governo di ministri torinesi competenti, insieme alla capacità, che è stata dimostrata, di un rapido accordo sulla vertenza di Termini Imerese, può fare ben sperare. Tra i fattori necessari a garantire la competitività delle aziende vi è certamente un più funzionale modello di relazioni industriali che garantisca la flessibilità necessaria a competere sui mercati per l'azienda e il rispetto dei diritti e della sicurezza sociale dei lavoratori. È un argomento che riguarda prima di tutto le parti sociali. Il legislatore, recentemente, è intervenuto in materia e le parti sociali hanno sottoscritto un accordo interconfederale condividendo principi e obiettivi. C'è lo spazio per procedere a un confronto fra le parti. Noi guardiamo con estrema attenzione e con il pieno rispetto dell'autonomia delle parti al confronto in corso, che domani credo avrà un'importante tappa. Tuttavia, dal punto di vista di un amministratore pubblico, l'uscita della FIAT da Confindustria è un fatto preoccupante, innanzitutto perché l'indebolimento della rappresentanza non fa bene nessuno. In un momento di difficoltà generale del Paese, le Istituzioni hanno tanto più bisogno di soggetti forti con cui concertare politiche che purtroppo saranno dure, ed è singolare che nel momento in cui le rappresentanze delle piccole e medie imprese si aggregano in rete Impresa Italia, le centrali cooperative costituiscono l'Alleanza delle Cooperative, la Confindustria rischi di essere meno rappresentativa. Preoccupa soprattutto la motivazione che è stata data, cioè il fatto che la Confindustria ha firmato l'accordo interconfederale del 28 giugno, sottoscritto in via definitiva da tutti i sindacati confederali il 21 settembre. E' comprensibile la logica per cui la FIAT si muova nell'ottica di un contratto aziendale, sul modello degli accordi di Pomigliano e Mirafiori, sul quale immagino dovrebbe iniziare a breve il negoziato, avendo essa disdettato tutti gli accordi precedenti; ma l'accordo interconfederale del 28 giugno ricomprendeva già quelle intese e, inoltre, il famigerato articolo 8 della legge 148, la manovra di agosto, li fa espressamente salvi. Cosa c'è che non va allora nell'accordo interconfederale del 21 settembre? Forse la limitazione delle parti ad applicare le deroghe solo - cito testualmente - "con riferimento agli istituti del contratto collettivo nazionale che disciplinano la prestazione lavorativa, gli orari e l'organizzazione del lavoro"? Anche su questo punto credo sia necessario fare chiarezza. Lo ripeto, noi guardiamo con estrema attenzione e, ovviamente, con il pieno rispetto dell'autonomia delle parti il confronto che è in corso. L'auspicio è che da questo confronto possa emergere la più ampia intesa tra le parti. Credo che questo debba veramente essere l'obiettivo di tutti e penso che il Governo debba vigilare pronto a intervenire in caso di problemi per favorire l'intesa. Torino non può rinunciare alla sua vocazione manifatturiera. Non ci sono altri settori dell'economia che nel medio periodo possano compensare una perdita nel settore dell'industria; rinunciare a questa vocazione vorrebbe dire disperdere grandi potenzialità che abbiamo sul nostro territorio e che effettivamente la crisi rende complicato valorizzare. Non c'è qualcuno che vince e qualcuno che perde. O vinciamo tutti insieme questa sfida o la perdiamo tutti. Proprio ieri, anche pensando alla giornata di oggi, ho portato i miei figli piccoli a visitare il Museo dell'Automobile. A Torino sono più di cento anni che si fabbricano automobili. Non ci manca niente: abbiamo istituti tecnici e centri di formazione professionale di qualità, c'è il Politecnico, ci sono centri di ricerca pubblici e privati, c'è un tessuto di imprese grandi e piccole con grandi capacità, e soprattutto ci sono le competenze, le persone che sanno progettare e costruire le macchine, ma non si può fare a meno della FIAT. Non credo alla possibilità di una Città dell'Auto senza la produzione. Tutte le Parti sociali e le Istituzioni devono sentire la responsabilità che compete a ciascuno per trovare una soluzione che ci consenta di produrre auto sempre più efficienti ed ecologiche per i prossimi cento anni. Vi ringrazio per l'attenzione. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all'Assessore al Lavoro e Formazione Professionale della Regione Piemonte, Claudia Porchietto. PORCHIETTO Claudia (Assessore al Lavoro e Formazione Professionale Regione Piemonte) Io porto alcune riflessioni della Regione Piemonte. Non sono abituata negli ultimi tempi a presentarmi con relazioni, anche perché solitamente i tavoli di crisi che portiamo avanti insieme alla Provincia e molto spesso al Comune di Torino, o comunque ai Comuni della prima cintura in particolare, ci portano ad aprire delle riflessioni, più che a portare delle relazioni. Credo che mai come oggi sia importante provare a fare delle riflessioni nel momento in cui il Consiglio della Città di Torino ha chiesto una partecipazione importante su questo tema. Ma in particolare dopo le poche parole che il dottor Rebaudengo ha voluto condividere con noi in apertura. Io posso capire che oggi FIAT dica: "Siamo venuti per rispetto della città, riteniamo di partecipare oggi, ma poi di non partecipare, qualora altre istituzioni" - credo che si rivolgesse, più che altro, a Provincia e Regione - "ritengano di voler clonare, in qualche modo, l'esperienza che oggi la città di Torino sta facendo". Io credo, però, che sia importante, e credo che il dottor Rebaudengo a nome della FIAT questo l'abbia ben presente, in questo momento che non solo le istituzioni siano chiamate a far la loro parte, ma, in particolare, a capire come l'Azienda farà la sua parte sul territorio piemontese. Diventa difficile, dottor Rebaudengo, non fare questa riflessione, nel momento in cui venerdì io ho incontrato i rappresentanti sindacali della LIAR, per fare un nome, che presenta 465 esuberi e, se non sbaglio, questo è uno dei vostri principali fornitori, così come il gruppo Saturno, che da tempo versa in una condizione critica, che non è chiaramente legata soltanto al destino di Mirafiori, ma che è un'altra di quelle aziende sulle quali qualche difficoltà è dovuta, in questo momento, anche ad una impossibilità di prevedere che cosa succederà sui nostri territori. Il vicesindaco Dealessandri, precedentemente, ha relazionato in modo molto compiuto quanto le istituzioni e il territorio hanno fatto, nonché quanto l'Azienda ha fatto in tutti questi anni. Oggi credo però che sia importante aprire un modo diverso di relazionarsi, non soltanto tra aziende e sindacati, ma anche con le istituzioni. Non è un caso se qualche giorno orsono, il Presidente Cota e il mio Collega Giordano hanno presentato la piattaforma dell'auto e l'investimento di molti milioni di Euro, cosa che vorrei sottolineare, anche perché molto delicatamente, ma in modo estremamente compiuto, sia il Vicesindaco, sia l'Assessore Chiama hanno fatto riferimento a quanto è stato fatto o non fatto a livello nazionale. Io ricordo, soltanto, che i 27 milioni di Euro che oggi noi stiamo gestendo e che vedranno delle politiche di riqualificazione e di ricollocazione sul territorio, arrivano dal Ministero del Lavoro, così come i 40 milioni di Euro arrivano dal Ministero della Ricerca. Quindi mi parrebbe difficile pensare a dei Ministeri che fino a qualche tempo fa sedevano nel Governo romano e che non hanno pensato ai territori piemontesi. Mi pare tutt'altro, mi pare che i significativi risultati siano nei milioni di Euro che sono stati indirizzati sulle politiche industriali della Regione Piemonte e dei territori piemontesi. Credo, però, che oggi sia importante capire cosa il sistema dell'auto vorrà fare nei prossimi mesi e non nei prossimi anni, anche perché sono almeno tre anni che parliamo di un piano di investimento. Io capisco (arrivando tra l'altro dal mondo dell'impresa) le tematiche e le problematiche legate a mercati che non sempre rispondono come noi vorremmo che rispondessero; quindi, è una possibilità di produrre in modo ancora significativo sul nostro territorio, e questo è un territorio che ha dato molto. Le istituzioni hanno dato molto negli ultimi anni e stanno dando molto. Mi ricordo quando nell'ultima settimana di gennaio l'Assessore Chiama e la sottoscritta, con il Vicesindaco Dealessandri prendemmo delle posizioni precise nel momento in cui ci si avviava a una fase referendaria non facile, anche per le istituzioni, nel momento in cui andavano prese delle posizioni. Noi, come abbiamo detto quel giorno insieme al sindacato, la faccia l'abbiamo messa. Non soltanto la faccia, ma anche le risorse. Abbiamo sostenuto un tessuto produttivo non facile da sostenere, lo stiamo facendo in un momento di forte crisi, in un momento in cui è vero che la FIAT sta utilizzando ore di cassa integrazione grazie al fatto che ci sono stati dei versamenti negli anni. Io ricordo ancora la battuta che mi fece il dottor Marchionne l'anno scorso a luglio, quando fu presente all'incontro e a me, Assessore da poche settimane, insieme al Ministro Sacconi, alla Provincia e al Comune di Torino, disse immediatamente: "Si ricordi, Assessore, che io sono ancora a credito rispetto a quanto abbiamo versato per quanto riguarda la copertura della cassa integrazione". Io non credo che oggi si debba parlare di crediti o di debiti del territorio; credo che questo sia un territorio che deve sapere se la sua principale azienda, di cui va orgoglioso nel mondo, ha ancora la possibilità, e non soltanto la volontà, di investire sul territorio stesso. Penso che oggi le istituzioni abbiano dato sicuramente all'azienda un motivo in più per investire; è la compattezza istituzionale, che non è una cosa di poco conto, che altre imprese hanno sottolineato e ribadito. Qualche mese fa, con il Sindaco Piero Fassino incontrammo i vertici di una grossa multinazionale e mi pare che il Sindaco a quella multinazionale riportò, con estrema positività, il piacere di vedere i vari livelli istituzionali che erano pronti a lavorare insieme, a prescindere dalla rappresentanza politica e partitica di quel momento. Credo che oggi questo noi l'abbiamo dimostrato, non solo con la presenza di tutti i livelli istituzionali, ma nella condivisione dei percorsi che stiamo facendo per sostenere le nostre imprese. Ci manca soltanto di sapere che cosa vuole fare la nostra più grande impresa torinese. Io credo che oggi, pur apprezzando le parole del dottor Rebaudengo, sia arrivato il momento in cui l'Azienda possa e debba dire qualcosa in più al territorio, perché glielo deve, così come il territorio deve molto dello sviluppo che ha avuto negli ultimi cinquant'anni, ma credo che sia venuto anche il momento di sapere qualche cosa in più, non soltanto per poter definire le nuove politiche industriali anche con il nuovo governo nazionale, così come abbiamo fatto con il governo che precedentemente ci ha sostenuto, ma, soprattutto, perché troppe migliaia di lavoratori in questo momento, dell'indotto e non soltanto, stanno attendendo di sapere da voi quale sarà il processo produttivo che riterrete opportuno iniziare nei prossimi mesi (spero che non sia nei prossimi anni) sul territorio piemontese, dando sempre la massima disponibilità, com'è stato fino ad oggi. Credo che oggi sia importante che sia l'azienda a dirci come supportarla, siano i rappresentanti dei lavoratori a dirci cosa necessitano da parte delle istituzioni, oltre, chiaramente, gli strumenti che abbiamo messo in questo momento in campo e, soprattutto, oltre allo strumento della cassa integrazione in deroga, che mi auguro non debba essere utilizzata per l'Azienda, ma, eventualmente, come stiamo facendo ad oggi, per l'indotto di primo e di secondo livello. Credo che oggi non basti più pensare soltanto agli ammortizzatori sociali o ai processi di riqualificazione, perché anche all'interno di processi di ricollocazione ci manca, forse, la materia prima, vale a dire le imprese che possono ancora produrre sul territorio. Quindi, io auspico che a fine di questa lunga riunione, ci possa essere un segnale estremamente positivo da parte dell'azienda. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Prima di lasciare la parola al Sindaco di Cassino, intendo leggere una lettera indirizzata al Sindaco di Torino e al Presidente della Provincia di Torino, da parte del Sindaco del Comune di Modena, del Sindaco della Città di Maranello e del Presidente della Provincia di Modena. "Caro Presidente, caro Sindaco, la preoccupazione per quanto sta accadendo nel nostro Paese, e in particolare gli effetti che il protrarsi della crisi sta provocando alla nostra economia, ci sollecitano una riflessione sul ruolo che gli Enti locali possono svolgere a sostegno delle nostre imprese. A Modena, per rilevanza strategica e peso occupazionale, le imprese che ruotano intorno al gruppo FIAT rappresentano una realtà importantissima, con oltre 5.200 lavoratori, impiegati negli stabilimenti di Maserati, Ferrari e CNH, senza considerare l'indotto, di consistenza anch'esso rilevante. Ma al di là dei numeri, la presenza storica del gruppo FIAT, con il polo dell'auto sportiva e quello delle macchine per l'agricoltura, rappresentano per Modena, terra di motori, un tratto identitario molto forte, che ha caratterizzato, e ci auguriamo possa continuare a caratterizzare, il nostro territorio. Fino a oggi la filosofia che ha guidato le scelte del gruppo è stata quella di tenere i tre stabilimenti modenesi separati, di considerarli come realtà assestanti, anche se facenti parti di un unico grande gruppo industriale, perché con storie e relazioni industriali differenziate. Oggi questo scenario pare mutato. Alla luce delle ultime scelte aziendali si pone un problema per quanto riguarda il sistema di relazioni con le imprese stesse. Un problema del tutto inedito per il nostro territorio, da sempre simbolo di rapporti collaborativi tra le parti sociali. I primi segnali di un mutamento si sono già registrati con l'insorgere di elementi di difficoltà nei rapporti interni e a fronte della mancanza di una politica industriale che offra prospettive certe per il futuro. Di fronte ad uno scenario così denso di incognite, riteniamo che le Autonomie locali in questa fase possano e debbano svolgere un ruolo attivo nei confronti dei vertici aziendali, nella consapevolezza che la nascita, la crescita e lo sviluppo di realtà industriali così significative sono indissolubilmente legati ai territori, alla loro rete di servizi, al patrimonio di relazioni, di professionalità presenti. Un patrimonio che ha rappresentato fino a oggi e riteniamo possa essere così anche per il futuro un valore aggiunto che non può essere dimenticato o accantonato. E' per questa ragione che siamo a chiedervi di valutare l'opportunità di un tavolo istituzionale con i Comuni interessati dagli stabilimenti del Gruppo, per costituire un'unica regia nelle relazioni con i vertici aziendali, partendo proprio dalla Provincia di Modena e da quella di Torino, che per tradizione storica e valore simbolico hanno oggettivamente un ruolo primario all'interno del Gruppo. I nostri rispettivi territori, in questi decenni, hanno accompagnato e sostenuto lo sviluppo e la crescita delle aziende del Gruppo FIAT; oggi responsabilmente dobbiamo mantenere alto il senso del nostro impegno perché questo legame non venga meno e per riaffermare la responsabilità delle Amministrazioni locali a favorire un ulteriore consolidamento delle imprese presenti sui nostri territori. Nella speranza di poter avviare in tempi rapidi un confronto su questi temi, l'occasione ci è gradita per porgere i migliori auguri di buon lavoro. Cordiali saluti. Il Sindaco di Modena, Giorgio Pighi. Il Sindaco di Maranello, Lucia Bursi. Il Presidente della Provincia di Modena, Emilio Sabatini". Prende ora la parola il Sindaco di Cassino, venuto in rappresentanza, anche con un documento, a nome dei Sindaci dell'intero Cassinese, Giuseppe Golini Petrarcone. GOLINI PETRARCONE Giuseppe (Sindaco di Cassino) Grazie, signor Presidente. Io prendo la parola quale Sindaco della Città di Cassino, quale Presidente del Consorzio di Sviluppo industriale del Lazio meridionale e Presidente della Conferenza dei Sindaci del Lazio meridionale e del Cassinate. La Città di Cassino, quest'oggi, è presente, oltre che con il sottoscritto, con un'ampia e qualificata delegazione: c'è il Presidente del Consiglio Comunale, che svolge anche le funzioni di fotografo, e quattro Consiglieri Comunali, due di maggioranza e due di opposizione, e il Consigliere Regionale della Regione Lazio, Annamaria Tedeschi. Questo a riprova di come il problema sia sentito dalle nostre parti. Colgo l'occasione in questa Assise per porgere la mia gratitudine alla Città di Torino, che ci ha regalato, qualche decennio fa, un uomo come il senatore Piercarlo Restagno, Sindaco di Cassino dal 1949 al 1958, e uomo della ricostruzione, nonché illustre torinese e Consigliere Comunale in questa Assise da quando aveva 22 anni. Quella di oggi è un'iniziativa estremamente positiva, perché vi partecipano tutti i Comuni che hanno nel loro territorio uno stabilimento FIAT e che dunque hanno a cuore le sorti dei lavoratori; per questo ringrazio i presenti, ma soprattutto il Sindaco Fassino e il Presidente Ferraris. Il nostro compito è quello di guardare avanti e la volontà che voglio manifestare oggi con la mia presenza è prima di tutto quella di intensificare un rapporto con i Comuni presenti in termini strategici per lo sviluppo industriale di tutto il territorio nazionale, perché se oggi non siamo falliti come Paese è grazie alla forza della nostra industria, che va tutelata e potenziata. Particolarmente importante credo sia un'analisi di ciò che è stato fatto e vissuto in questi anni dalle mie parti. Il nostro territorio si pregia di avere uno degli stabilimenti più importanti del Gruppo FIAT, tra i più tecnologicamente avanzati, non solo in Italia, tanto da potersi vantare del prestigioso “Livello Argento”, nella speciale classifica dagli stabilimenti automobilistici mondiali. Lo stabilimento FIAT di Cassino, sito nel Comune di Piedimonte San Germano (è presente quest'oggi anche il Sindaco del Comune di Piedimonte San Germano) è stato inaugurato nel 1972, occupa una superficiale di oltre 2 milioni di metri quadrati, di cui circa 400.000 coperti. All'inizio degli anni Settanta erano impiegate circa 12.500 persone. Nacque per realizzare l'autovettura FIAT 126, che fu prodotta fino al 1978, anno in cui inizia la produzione della Ritmo. Dal 1978 inizia nella FIAT di Cassino la specializzazione della fabbrica in vetture del segmento Compact. Il nostro stabilimento possiede una capacità produttiva di 250 mila vetture all'anno. Attualmente produce circa 800 vetture al giorno (quando non c'è cassa integrazione). Al 31 dicembre 2010 i dipendenti all'interno della FIAT Auto dello stabilimento di Cassino erano 3.963. Dal 2010, con l'introduzione della nuova piattaforma Compact, lo stabilimento produce l'intera gamma di vetture del segmento C: Bravo, Giulietta, Delta. E' lo stabilimento più automatizzato dal punto di vista tecnologico del Gruppo e ha avuto numerosi riconoscimenti per la qualità del lavoro, attestandosi a livelli di eccellenza produttiva. Lo stabilimento, secondo in Italia come superficie dopo Mirafiori, ha prodotto nella sua storia, oltre 6 milioni di autovetture ed è il primo stabilimento industriale di tutta la regione Lazio. Inoltre, un dato interessante riguarda l'indotto che vanta una popolazione occupata di circa 10.000 unità: tantissimi, se si pensa che gli abitanti dei comuni circostanti sono in tutto meno di 70.000. Tale indotto è strutturato su diversi livelli di forniture, tra cui alcune imprese italiane e di origine prevalentemente extraregionale, legati a FIAT anche in altre fabbriche (Comau, Delfo, Ergom, Bitron, eccetera) e da svariate imprese a dimensione medio-piccola o piccolissima. Per citare alcuni esempi: tre anni fa, c'erano 82 aziende ubicate su quasi tutto il territorio della provincia di Frosinone, con un'alta concentrazione a Frosinone, Cassino, Piedimonte San Germano e Villa Santa Lucia. Le attività di queste aziende sono rivolte prevalentemente al settore metalmeccanico, automazione e innovazione. Il nostro territorio, inoltre, vanta il Polo della logistica, fortemente voluto dal Consorzio Industriale del Lazio meridionale. Si tratta di una mega struttura da 8.400 metri quadrati a due passi dall'ingresso merci dello stabilimento FIAT. Il Polo logistico è l'unica struttura in Europa a garantire il sistema logistico integrato alla produzione FIAT. E' un format innovativo di approvvigionamento di componenti da parte delle aziende dell'indotto, che ruotano attorno alla produzione FIAT. L'opera, iniziata nel 2009 e finanziata con fondi regionali ed europei, rappresenta la punta di diamante del sistema industriale del Lazio meridionale. Un approvvigionamento, quello del Polo della logistica, che attira a sé istituzioni, privati ed enti intermedi al fine di favorire la produzione di automobili nel sito FIAT di Cassino. Oggi, purtroppo, il fattore dei costi produttivi, come la manodopera, ma anche la possibilità della delocalizzazione, rendono le nostre zone industriali destinatarie di un progetto di trasformazione che rischia di compromettere la continuità aziendale di molte fabbriche e pertanto è nostro interesse tutelare il territorio. Oggi ci troviamo di fronte a una delle maggiori crisi economico-finanziarie che ha toccato il nostro territorio, ma la ricostruzione di Cassino, città martire, completamente distrutta a seguito degli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale, insegna a guardare avanti con ottimismo. La nostra terra è fatta di persone forti che riusciranno a dare il loro contributo per uscire anche da questa situazione di crisi, e ciò lo si deve all'impegno e al contributo di molti, sicuramente agli imprenditori, ma anche alle maestranze, alle Organizzazioni Sindacali e a tutti gli Amministratori che in questa occasione hanno offerto il loro contributo. Le scelte di politica industriale, condivise con FIAT, le Organizzazioni Sindacali e Confindustria, hanno generato quanto le parti si erano prefissate: salvare il settore auto a Cassino e con esso l'occupazione. Vogliamo riuscire in ciò condividendo un processo di riqualificazione dell'intero settore, con l'impegno di tutti, ma avendo sempre presente la centralità e il valore del lavoro dell'uomo, perché siamo sicuri che la qualità del prodotto derivi dalla qualità del lavoro e, di conseguenza, dalla qualità della vita dei lavoratori. Può sembrare un'affermazione scontata, ma non lo è, e devo ammettere che nelle varie visite fatte dal sottoscritto nello stabilimento FIAT di Cassino questo principio viene rispettato con tecnologie e impianti all'avanguardia che hanno fatto di FIAT Cassino uno dei fiori all'occhiello dell'intero Gruppo industriale. Guardando al futuro, non possiamo non temere che qualche azienda non ce la possa fare. Ciò ci rammarica perché in questo modo si impoverisce il nostro tessuto economico e industriale. Quello che va privilegiato e che deve godere di tutte le nostre attenzioni è il futuro del comparto, in una logica di sviluppo e di benessere per l'economia dell'intero territorio. Io non so se il Progetto \"Fabbrica Italia\" sia il progetto che maggiormente incontra le esigenze di sviluppo del territorio. Non abbiamo avuto certezze sulla realizzazione dello stesso e ciò è emerso anche nei numerosi incontri che ho avuto in queste settimane. Noi, pertanto, chiediamo chiarezza a FIAT in relazione al piano industriale presentato agli investitori internazionali nell'aprile 2010, in modo da poter interpretare scelte di sviluppo infrastrutturali e di servizi sul nostro territorio. Il nostro impegno sarà, imprescindibilmente, orientato alla salvaguardia del salario e della condizione dei lavoratori. Le scelte di FIAT sembrerebbero puntare su FIAT Cassino e riteniamo che sia una scelta opportuna, vista anche la struttura del nostro territorio, al cui interno vi è l'Università. C'è, inoltre, un grosso problema sul piano infrastrutturale e sul piano della mobilità, pertanto bisogna promuovere e stimolare le Pubbliche Amministrazioni nel definire un piano infrastrutturale, che possa consentire di alleggerire il traffico dell'autostrada A1 e della importante Via Casilina. Abbinare questi aspetti ad una industrializzazione di ricerca, di progetto e di sviluppo, credo che possa essere la chiave di volta, ma anche il taglio strategico per uno sviluppo sostenibile e di alta qualità del territorio. La nostra disponibilità c'è tutta, la mia personale e dei colleghi Sindaci, in particolare il Sindaco di Piedimonte San Germano, dove ha sede lo stabilimento FIAT, e il Sindaco di Villa Santa Lucia, dove si trovano le principali aziende dell'indotto. La capacità di dialogo con i massimi esponenti FIAT, direttori di stabilimento e direttore del personale, l'abbiamo verificata e la stiamo verificando in queste settimane. Mi auguro che da questi incontri nascano delle opportunità per uno sviluppo serio, soprattutto nell'interesse della nostra gente e del nostro territorio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all'Assessore al Lavoro del Comune di Grugliasco, Anna Maria Cuntrò. CUNTRO' Anna Maria (Assessore al Lavoro Comune di Grugliasco) Grazie, Presidente. Grazie, signor Sindaco, per aver dato l'opportunità anche al nostro Comune di partecipare a questo vostro Consiglio Comunale. E' un'opportunità che non vogliamo disperdere, ma che vogliamo fare nostra. Siamo una città che con FIAT ha dovuto, in qualche modo, fare i conti in questi ultimi anni: l'ITCA e non per ultima la Bertone. Devo dire che io c'ero quando negli ultimi giorni abbiamo saputo che era FIAT ad acquisire Bertone e siamo stati tra quelli che hanno gioito perché la nostra azienda restasse non solo sul territorio, ma fosse acquisita da un'impresa importante, un'impresa storica come la FIAT. Vorremmo non pentirci di questo plauso. Senza voler, e non è nel nostro interesse, interferire tra quelle che sono le relazioni sindacali, gli incontri o gli scontri tra le parti sociali; è giusto che lo facciano in modo autonomo e questo è il pensiero che tutta la mia Amministrazione, in qualche modo, ha condiviso, di voler pensare a un futuro che non deve essere tanto lontano, anzi possiamo pensare che già da oggi le relazioni anche con gli Enti locali debbano cambiare. Credo che non sia corretto e non sia giusto pensare di non dare delle prospettive future preventive; io in questo caso penso al mio Comune, che in questi anni è stato preso, a volte, un po' per la giacca. Molte volte abbiamo dovuto tamponare delle situazioni che ci sfuggivano. Proprio a fronte della crisi - e le crisi rappresentano sempre dei cambiamenti - tutti, a partire dalla FIAT, ci dobbiamo rendere protagonisti. Io credo che anche il ruolo degli Enti locali debba essere un ruolo diverso, anche i Comuni, come il nostro, non possono fare da ruota di scorta o essere coloro che, alla fine, devono dare delle risposte a quei lavoratori, a quei cittadini che molte volte si trovano in sofferenza. E' vero abbiamo avuto l'aiuto degli ammortizzatori sociali, ma non dimentichiamo che non sempre gli ammortizzatori sociali rispondono alle necessità di chi ne beneficia. Su tutta questa discussione, che ormai ci ha un po' logorato in questi anni, siamo tutti stanchi di fare analisi. Abbiamo fatto molte analisi, siamo stanchi di aspettare che questi investimenti siano figli di ritardi o di annunci che molto spesso non si concretizzano. Senza voler mancare di rispetto a nessuno, io sono sempre molto rispettosa dei ruoli e anche di chi si deve assumere delle responsabilità. Non me ne voglia chi rappresenta oggi la FIAT in questa Assise, però io credo che sia il momento di dirci come la FIAT intende non solo creare sviluppo, ma dirci che cosa la FIAT intende fare per rimanere nei nostri territori. Lo dico per quanto riguarda un'azienda importante come la Bertone, ma anche come l'ITCA. Noi come Amministrazione e a nome anche dei cittadini che rappresentiamo, non vogliamo disperdere e non ci possiamo permettere di disperdere una storia industriale; dentro questa storia industriale ci sono delle capacità, delle competenze, delle professionalità e dell'esperienza e vorremmo non dover solo più parlare di mantenimento dell'occupazione, non vorremmo parlare di aziende che non si avviano a uno sviluppo, a una nuova produzione. Vorremmo dire che da domani mattina non solo si mantiene l'occupazione, ma si può parlare di sviluppo e di nuova occupazione. Ne abbiamo bisogno e sono in attesa anche i nostri ragazzi, che molto spesso sperano in aziende come la FIAT per poter trovare una collocazione. Mi permetto di andare alla conclusione e di fare un'affermazione: nuovo modello di relazione industriale. In questo nuovo modello tutti ci devono mettere del proprio. Io credo che le Organizzazioni Sindacali, tutte insieme - penso che l'unità sindacale sia un aspetto importante, così come un'azienda come la FIAT - debbano, seppure in modo autonomo, riprendere un dialogo per la tutela di chi oggi è nell'Azienda, ma per la tutela anche di quelle aziende che noi vorremmo tornare a vedere produttive. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Adesso c'è il gruppo dei parlamentari. In ordine parleranno un parlamentare per ogni gruppo politico rappresentato alla Camera e al Senato. La parola all'Onorevole Cesare Damiano, Deputato Gruppo PD. DAMIANO Cesare (Deputato Gruppo PD) Grazie, Presidente. Grazie, signor Sindaco, Consiglieri, ospiti. Io credo che oggi sia un'occasione per non svolgere soltanto un adempimento burocratico o di rispetto istituzionale, che va sicuramente apprezzato, ma sia anche l'occasione per avere qualche risposta da parte della FIAT, perché io credo che questa occasione ci dica che non possiamo tutti insieme trascurare le domande che arrivano dalla comunità locale. Domande che vogliono fugare quel senso di incertezza e di ansia per il futuro che è collegata al destino di un'impresa per noi fondamentale e importante per il territorio, proprio per il legame che storicamente ha visto la FIAT unita a questo territorio. Naturalmente, essendo esperto di questa materia, non ritengo che queste sedi debbano sostituire i naturali tavoli della trattativa sindacale, ma sono delle sedi che possono dare il senso di una prospettiva, di un incoraggiamento verso una soluzione. Lo dico perché noi siamo dentro uno scenario inedito di crisi economica e sociale. Basterebbe riportare qualche dato, non lo faccio per brevità. Questo scenario inedito richiama quello che veniva detto all'inizio: un senso di responsabilità da parte di tutti. Guai a noi se sfuggissimo a questo senso di responsabilità e se ciascuno pensasse di giocare in proprio. Questa sfida della crisi non la vinciamo con l'egoismo individuale o con rappresentazioni di parte, sia essa la parte dell'azienda o del lavoro, e non vinciamo questa crisi in una dimensione esclusivamente nazionale, ma vinciamo sul piano europeo. Per quanto riguarda la FIAT, sicuramente la vinciamo comprendendo il senso della ricerca di una strategia globale, che giustamente l'Azienda ha voluto perseguire. Però la responsabilità richiama un altro termine che per me è fondamentale: la ricerca di una coesione sociale. Io credo che senza questo ingrediente l'Italia non ce la farà a uscire dalla crisi. Quindi, senso di responsabilità e coesione sociale diventano un carburante, anch'esso necessario in un momento di grandi scelte, probabilmente dolorose per tutti, se vogliamo uscire da questa situazione. Credo che da questo punto di vista l'accordo raggiunto a Termini Imerese sia sicuramente di buon auspicio. La testimonianza di una volontà comune espressa dalle Parti sociali e, al tempo stesso, anche di un buon intervento da parte del Governo di accompagnamento alla conclusione di quell'accordo. Questo dimostra che una triangolazione è sempre necessaria, che l'esigenza di avere un rapporto è fondamentale. La questione sulla quale mi piacerebbe avere non dico delle risposte esaustive ma qualche lume, è la questione del rispetto degli accordi con gli Enti locali. vale ovviamente per il sindacato e per l'impresa. Ci sono degli accordi, sono accordi che hanno visto gli Enti locali protagonisti, credo che si possa dire che Regione, Provincia e Comune abbiano concorso alla soluzione di molti problemi, e gli accordi con i sindacati. Tutti ci aspettiamo una rapida attuazione degli investimenti: sapere quali prodotti, quali stabilimenti, per quale occupazione. C'è stato il buon esempio, in questo caso, dell'accordo Bertone. Concludendo, questa è la domanda: quale sarà il destino di Mirafiori? C'è una preoccupazione sui tempi degli investimenti, dell'attuazione dei modelli, della cassa integrazione. Riteniamo anche che sia giusta l'ambizione di Torino di rimanere un distretto dell'auto e di richiedere un sostegno al Governo di politica industriale, come hanno fatto altri Paesi (gli Stati Uniti, la Francia e la Germania), per avere la capacità di prevedere per questo territorio una prospettiva che faccia dell’automobile, della sua capacità di innovazione, ancora un elemento di produzione, di speranza di occupazione e di professionalità indispensabile per un territorio a forte vocazione manifatturiera. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all'Onorevole Deodato Scanderebech, Deputato Gruppo FLI. SCANDEREBECH Deodato (Deputato Gruppo FLI) Buongiorno a tutti. Ringrazio sia il Presidente del Consiglio che il Sindaco per l'opportunità che hanno dato a tutti di portare avanti i temi più scottanti del nostro territorio, come quello della FIAT e dell'occupazione. All'incirca quattro anni fa noi avevamo organizzato un Consiglio aperto in Regione, che aveva prodotto poco. Io mi auguro che questo Consiglio - come giustamente chiedeva il Collega Damiano - dia qualche risposta concreta, soprattutto solleciti i vertici FIAT a darci delle risposte concrete sugli impegni che si sono già assunti in passato. Le famose 1 milione 400 unità di macchine che dovevano produrre, i famosi 20 miliardi di investimento su Progetto Italia che dovevano mettere a disposizione: quale sarà il futuro di Mirafiori? noi vogliamo queste risposte da parte della dirigenza FIAT; quindi, tutti gli impegni che in parte la FIAT si è assunta più volte e che i governi, sia di centrodestra che di centrosinistra, non hanno avuto la forza politica di far rispettare. Questo è il primo punto fondamentale. Secondo punto che vorrei evidenziare al Sindaco. In tutti questi anni ho avuto l'impressione che la politica, indipendentemente dalla propria appartenenza alla politica locale (parlo delle Istituzioni Comune, Provincia e Regione), non abbia avuto una forza tale da far rispettare alla FIAT non solo gli impegni ma l'obbligo morale che la FIAT ha nei confronti del proprio territorio e dei propri cittadini. E' un obbligo morale mantenere alta l'occupazione e lo sviluppo, perché FIAT vuol dire "Fabbrica Italiana Automobili Torino". Quindi, nulla a che vedere con i trionfalismi brasiliani, prima dell'estate, quando hanno trionfato dicendo che hanno avuto un utile superiore a ogni altra azienda. Nulla a che vedere con quei trionfalismi. Mi rivolgo dunque a lei, signor Sindaco. Io penso che la politica debba incominciare a farsi rispettare, a partire dalle lobby piemontesi, ma soprattutto dalla FIAT, perché, ripeto, i vertici FIAT hanno fatto cassa grazie al territorio torinese e sono andati a investire altrove, col sudore dei dipendenti FIAT e dei cittadini torinesi e di tutti i piemontesi; con quel sudore, con quella produttività, con quelle risorse, con quello con cui hanno fatto cassa, trasformando le aree industriali in aree edificabili, con quella cassa sono andati a investire altrove. La FIAT doveva rispettare quell'obbligo morale nei confronti del territorio, perché hanno fatto cassa con le risorse del territorio. Quindi, mi rivolgo ai dirigenti FIAT, che prima hanno esordito dicendo che sono qui per delicatezza istituzionale, per obbligo istituzionale; non è così, non avete solo l'obbligo istituzionale, avete anche l'obbligo morale nei confronti della cittadinanza torinese e di tutta quella piemontese. Detto questo, io mi auguro che questa coesione sociale, sia nazionale che locale, possa avere la forza di far rispettare gli impegni che la FIAT si è presa in passato. Dopodiché, ripeto ai dirigenti FIAT: voi dovete per forza competere con i mercati internazionali, per forza ogni azienda ha il dovere-diritto di fare utili e di migliorare i propri bilanci; però, ripeto, è un caso particolare. Mi ricordo nel 1994, ultimo anno che il sottoscritto ha lavorato con l'ambiente FIAT, solo negli stabilimenti Mirafiori c'erano 35.000-40.000 operai che lavoravano; negli anni Ottanta ce n'erano 60.000. Oggi ce ne sono 6.000. Perciò, signor Sindaco e tutti voi Colleghi, noi non possiamo dare da mangiare ai nostri lavoratori il know-how che abbiamo; noi dobbiamo dare lavoro e occupazione, quindi dobbiamo andare oltre la FIAT; a Torino abbiamo tante altre risorse. Concludo dicendo che abbiamo il secondo Museo al mondo dopo quello egizio, abbiamo il Museo della Sindone, abbiamo Venaria Reale, abbiamo i monumenti più belli del mondo; sfruttiamo queste grandi opzioni che abbiamo e andiamo oltre la FIAT perché, diversamente, l'epicentro della disoccupazione rimarrà sempre e soltanto Torino. Io mi auguro che dopo questa riflessione di oggi i dirigenti FIAT ci diano delle risposte concrete e la tutta politica pianifichi e programmi l'occupazione e lo sviluppo del nostro territorio, perché questo è il compito alto che deve portare avanti la politica. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all’Onorevole Marco Calgaro, Deputato Gruppo UDC. CALGARO Marco (Deputato Gruppo UDC) Cercherò di evitare di ripetere alcune cose che hanno detto i Colleghi che mi hanno preceduto, anche se alcune rimarcature sono necessarie. Credo che nessuno possa intervenire oggi senza tener conto di ciò che è successo negli ultimi vent'anni in questo Paese, e anche di ciò che è successo nell'ultimo anno. Indubitabilmente, la frase del Ministro Fornero \"Medie e grandi aziende non possono lasciare il Paese\", è una frase rilevante; dobbiamo combinare la necessaria produttività alla salvaguardia delle conquiste sociali ottenute. Io credo che questi due siano impegni rilevanti per il Governo italiano. Non è un mistero per nessuno che, ormai, di grandi aziende in Italia ne sono rimaste poche: si possono contare sulle dita di una mano. Probabilmente questo è l'effetto di una congiuntura internazionale, ma molto di più di scelte di politica industriale fatte dagli industriali stessi e anche dal Governo. Credo anche che sia difficile non riservare qualche critica alla politica industriale del Governo degli ultimi anni. Senza addentrarmi nei particolari, vorrei sottolineare il fatto che rimanere per mesi e mesi senza il Ministro dello Sviluppo non è segno di grande attenzione alle politiche industriali. Anche solo paragonare l'attenzione assoluta che il Governo Obama ha dedicato al mantenimento di una grande industriale dell'auto nazionale, non ha niente a che fare con le attenzioni riservate dal Governo italiano ai problemi dell'auto in Italia. E' altrettanto evidente che oggi dobbiamo parlare non più di FIAT, come tutti hanno fatto fino ad adesso, ma di FIAT-CHRYSLER; dobbiamo parlare di un'Azienda di cui tutti sappiamo che la testa, probabilmente, si sposterà altrove rispetto a Torino, ma dobbiamo con forza chiederci che cosa farà il corpo, quali sono le produzioni che realmente questa Azienda ha intenzione di mantenere in Italia, tenendo conto della difficile congiuntura, quindi senza massimalismi, ma con attenzione anche a due o tre considerazioni su chi ha fatto la propria parte. Abbiamo parlato del Governo Nazionale e parliamo degli Enti locali. Gli Enti locali, come - ha ricordato il Vice Sindaco Dealessandri e altri che mi hanno preceduto - hanno fatto la loro parte a Torino. Negli ultimi anni, sono stati forse i maggiori autori di politica industriale vera, qui a Torino e in Italia, con alcune decisioni che hanno comportato notevoli esborsi economici e che hanno consentito di mantenere in piedi la produzione dell'auto a Mirafiori. E quali sforzi hanno fatto i lavoratori e i sindacati, che in una situazione conflittuale, con grandi sofferenze, hanno comunque dato il via a un accordo sindacale anche contestato, ma che aveva come finalità quella di garantire una maggiore produttività a questa Azienda. Ora, tenendo anche conto del fatto che le difficoltà finanziarie fanno sì che, probabilmente, il motivo per cui l'azienda posticipa la produzione di nuovi modelli, sia anche una difficoltà di finanziamento; Su questo sarebbe interessante avere lumi. È comunque importante che si faccia ciò che anche l'Onorevole Damiano, che mi ha preceduto, ha sottolineato, cioè dato che in un quadro internazionale, nazionale e di risorse locali difficilissimo, gli Enti locali, il sistema Torino, il sistema Piemonte hanno fatto la loro parte, io credo che sia dovuta non tanto una chiarezza, che non può esserci, su un futuro distante, ma una maggiore chiarezza su cosa si vuole produrre a Mirafiori è assolutamente necessaria. Credo che la città di Torino e il suo sistema la meritino. Penso anche che sia importante, perché non è indifferente capire se questa grande Azienda, che avrà un suo futuro con la testa all'estero, medita di produrre delle auto a Torino, con un grande valore aggiunto o con un piccolo valore aggiunto, perché rispetto agli Enti locali che, facendo la loro parte, vogliono stimolare la crescita di una piattaforma dell'auto nelle aree di TNE (ex Mirafiori), con l'impegno del Politecnico, con l'impegno formativo, con l'impegno della produzione senza un grande player internazionale, che voglia giocare parte della propria produzione con un grande valore aggiunto in questa città, ebbene non si può chiedere agli Enti locali di fare gli sforzi che stanno facendo. Per questo è importante una collaborazione che vada al di là di alcune comparsate, che possono esserci o non esserci. Ciò che ci interessa è la sostanza e questa, in parte, da parte di FIAT manca. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Prima di passare all'Onorevole Stefano Allasia, comunico per i nostri ospiti che è stato allestito un punto caffè nella Sala dei Marmi, da cui si può ascoltare il dibattito. Per cui se qualcuno ha necessità, la Sala dei Marmi si trova a due sale da qui. Mentre è presente anche la buvette del Consiglio, qui alla mia sinistra. La parola all'Onorevole Stefano Allasia, Deputato Gruppo Lega Nord. ALLASIA Stefano (Deputato Gruppo Lega Nord) Grazie, Presidente. Ringrazio il Sindaco, la sua Giunta, i Consiglieri Comunali di Torino, gli Onorevoli colleghi, le parti sociali e anche il dottore Rebaudengo. In un Consiglio Comunale allargato per discutere di FIAT, mi aspettavo che ci fosse una relazione dettagliata di FIAT sul futuro dell'Azienda sul territorio torinese, essendo questo un Consiglio Comunale. Ho avuto l'onore e il piacere di ascoltare le parole del Vicesindaco Dealessandri, ma non facendo egli parte del Consiglio di Amministrazione FIAT, è stata una relazione prettamente tecnica di un Amministratore locale. Ho ascoltato con molta attenzione, come tutti gli altri interventi, le pochissime parole del dottore Rebaudengo, e avendo già ascoltato in altre occasioni le parole del dottor Marchionne sul futuro di FIAT in Italia, ho potuto constatare che c'era l'assoluta volontà e necessità di mantenere la testa e il corpo di FIAT sul territorio nazionale. Indubbiamente, come politico torinese avrei voluto avere il piacere di sentire parole più eloquenti, ma capisco benissimo che un'azienda privata non può fare comunicazioni dirette fino a che non abbia la certezza di quel che può fare realmente, vista anche la crisi economica internazionale che tocca tutti i comparti. Le parole del Vice Sindaco Dealessandri, indubbiamente, fanno ben capire e presagire quali sono le aspettative di Torino. Sono indubbiamente parole che dovrebbero partire proprio in questi giorni e già in questi ultimi anni le abbiamo sentite diverse e svariate volte: mi ricordo nel 2005, nel 2007 e nel 2009 e anche sei mesi alla Camera dei Deputati dello stesso Amministratore Delegato della FIAT; parole che fanno presagire che non è di certo la fine di questo episodio, di questo brutto periodo. E' un continuo inseguirsi con politica e industria sul territorio. Indubbiamente c'è la necessità, da parte degli Enti locali e della politica stessa, di fare in modo che i tessuti sociali rimangano coesi in un'unica direzione, facendo in modo che le aziende locali rimangano. Come altri Colleghi hanno ricordato negli interventi precedenti, c'è la necessità che le aziende torinesi rimangano sul territorio. Mi sembra che le parti politiche, in modo bipartisan, a più livelli, governativo, parlamentare, regionale, provinciale e anche comunale, per non dimenticarci delle singole Circoscrizioni, hanno sempre ribadito il concetto che c'è la necessità di fare in modo di legare FIAT al territorio, FIAT a Torino. Il territorio ha dato tanto e indubbiamente la FIAT, come ha già ribadito più di una volta, rivendica dei crediti per la cassa integrazione, ma il territorio rivendica dei crediti verso FIAT. Ricordiamo che negli Anni d'oro - come qualcuno può ricordare storicamente; io ho solo potuto leggere alcune pagine di quella storia - negli anni Settanta, località come Rivalta, passando dai territori toccati dagli stabilimenti industriali di FIAT, hanno avuto una ripercussione sociale pesante, gravosa, in cui FIAT stessa ha sempre risposto in modo eloquente, FIAT con gli Enti locali. Ci sono stati comuni come Rivalta che in due anni è passato da 2.500 abitanti a oltre 10.000 abitanti. Sono cambiamenti che hanno portato a insediamenti industriali che hanno toccato pesantemente la nostra città e noi abbiamo la necessità che il lavoro fatto in questi ultimi quarant'anni nel nostro territorio non vada perso. Mi sembra che fino ad oggi tutte le parti, anche il Governo precedente, abbiano fatto quello che potevano. Abbiamo dato come Enti locali, nel 2005, oltre 70 milioni di Euro alla FIAT e anche in quella occasione la FIAT proponeva che a pochi giorni partivano le nuove linee della FIAT a Mirafiori. Così non è avvenuto. La speranza è che con i nuovi piani straordinari regionali, con la possibilità di attuare delle politiche locali, ci possa essere un avvio di maggior dialogo, cosa che non è avvenuta negli ultimi dieci anni con l'Azienda torinese. Giustamente, da liberale, c'è l'assoluta volontà che ognuno faccia la propria parte. Noi abbiamo fatto la nostra parte politica, adesso avremmo necessità che l'Azienda rispondesse a queste nostre proposte, politiche e amministrative. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all'Onorevole Renato Cambursano, Deputato del Gruppo alla Camera, Italia dei Valori-Di Pietro. CAMBURSANO Renato (Deputato Italia dei Valori-Di Pietro) Buonasera a lei, Presidente. Buonasera al signor Sindaco. Grazie per l'invito. Intanto, come parlamentari italiani - sottolineo "italiani" - e poi come parlamentari piemontesi e torinesi, non possiamo non occuparci ancora della prima azienda italiana industriale sul nostro territorio. Non lo possiamo fare anche perché rappresenta - lo abbiamo sentito dalle relazioni svolte - direttamente e indirettamente circa 1 milione di lavoratori, quindi come potremmo non occuparcene? Il 15 febbraio, il dottor Marchionne venne alla Camera dei Deputati e interloquii con lui ponendo tre domande. La prima: quanti investimenti intendeva fare da quella data, 15 febbraio 2011, almeno nei successivi 24 mesi, una lunghezza di tempo sufficiente per capire dove stava andando FIAT. La seconda: quanti e quali prodotti FIAT aveva in mente di mettere sul mercato, sempre nello stesso periodo. La terza: la sede della governance, domanda che si può ritenere secondaria, ma per noi torinesi è assolutamente primaria. Feci queste domande e non ebbi una risposta, ma nel contempo, nel porre le domande, citai anche due eventi. Nel dicembre 2009, in un incontro FIAT-Organizzazioni Sindacali, nel presentare il piano per l'Italia, FIAT disse che avrebbe investito nei due anni immediatamente successivi 8 miliardi negli stabilimenti italiani, che sarebbero stati prodotti 17 nuovi modelli e ci sarebbero stati 13 aggiornamenti di prodotti (restyling credo si definisca). Il 26 marzo 2010, quindi poco dopo, in un incontro, credo fosse l'Assemblea dei soci, quegli investimenti stavano al di sotto dei 4 miliardi su tutte le piazze mondiali dove operava FIAT, quindi meno della metà che doveva riguardare solo l'Italia, invece la metà riguardava tutto l'universo mondo FIAT. Allora ecco che è legittima, dottor Rebaudengo, oggi, porre di nuovo la domanda: quali e quanti investimenti intende fare qui in Italia, nei prossimi 12 - 24 mesi; ci dica lei, per il settore dell'automobile e, più nello specifico, di questi quanti intende farne qui a Torino? Infatti, vorrei ricordare che la forza politica cui appartengo sostenne una posizione, quando si discuteva di Pomigliano e poi ancora di Mirafiori, diversa dalla mia. Per fortuna, è un partito, non si chiama "democratico", c'è dibattito all'interno; io invece mi schierai a favore dell'accordo che era stato siglato allora dall'Azienda e da alcune Organizzazioni Sindacali. Non vorrei pentirmi di quella posizione. La seconda domanda riguardava i modelli. Sapete qual è stato l'unico accenno del dottor Marchionne in quell'occasione, poi ripetuta più volte nel corso dei mesi che seguirono? Con questa crisi non vogliamo immettere sul mercato nuovi modelli per bruciarne la penetrazione sul mercato. Peccato che senza modelli, la caduta della vendita dei prodotti FIAT in Italia e fuori dall'Italia sia precipitata. Di conseguenza, la domanda legittima è: ma senza modelli nuovi (restyling o meno) come possiamo arrivare? Io sono fermo - perché non è stato smentito questa sera - a 1 milione 400 mila vetture nel 2014, come è scritto nel Piano per l'Italia, consegnato materialmente alla Camera dei Deputati, in riunione congiunta Camera-Senato. Sorvolo sulla questione Governance. Io spero che quanto sta scritto su due settimanali di questa settimana, uno economico e l'altro no, non corrisponda a verità. Ed ecco la terza e ultima domanda: non vorremmo che la rottura, o la diversa posizione nel sistema industriale, l'annuncio di una nuova versione di accordo sindacale, significhi anche avere buttato il cuore "oltre la siepe", cioè oltre l'Italia. Quei due giornali che ho letto - se volete, cito la fonte - prefigurano esattamente che questo sia lo scenario per un futuro che non sarà più italiano. Mi auguro, ovviamente, che così non sia. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Senatore Gilberto Pichetto Fratin, del Gruppo PDL. PICHETTO FRATIN Gilberto (Senatore Gruppo PDL) Grazie, Presidente. Ho apprezzato particolarmente l'intervento di apertura del Vicesindaco Dealessandri, non solo per aver citato anche il periodo 2000-2004, quando si è temuto di non avere più FIAT come impresa, ma anche per l'excursus che ha fatto su quelle che sono state le azioni delle Istituzioni, dei Governi nazionali e del Parlamento durante questi anni. Istituzioni e Governo che per l'ultimo periodo sono stati parte della discussione sul tema Fabbrica Italia, sulla questione che poi ha portato all'articolo 8 nella manovra di agosto, di cui sono firmatario, per la modifica di copertura di Pomigliano, quindi su tutto il dibattito che riguarda la competitività del sistema italiano e di FIAT, per quello che è il peso di FIAT e del sistema dell'indotto che sta attorno a FIAT nella realtà italiana. Comprendendo anche che rispetto a un anno fa, o sei mesi fa, a livello economico mondiale, lo scenario è non solo cambiato ma è imprevedibile in questo momento. Stiamo discutendo dell'Euro, della tenuta della moneta, dei mercati e della flessione dei consumi e non stupisce che possa esserci anche un cambiamento o un rallentamento, con l'annunciato avvio di un anno per alcune importanti azioni, ma il programma FIAT, proprio per quella che è la valenza sul sistema nazionale e, naturalmente, principalmente sul sistema piemontese e di questa città e della sua cintura, non è un problema solo aziendale e di FIAT; è un problema che ha conseguenze diffuse, di interesse generale e che ha sempre visto le istituzioni nazionali e locali a fianco di FIAT, nel valutarne il percorso. Lascio la parte di contrattazione pura alle parti, quindi non mi inoltro. Peraltro a noi tocca fare le regole e non andare a discutere i contratti, e ciò anche su azioni che personalmente non condividevo: la questione delle aree citate nel 2005 e nel 2006 mi vedeva fermamente contrario, ma questo fa parte del dibattito politico. Passati il 2000 e il 2004, forse il periodo più nero, oggi dobbiamo credere che FIAT voglia restare in questo Paese e voglia continuare ad essere forte in questo Paese; ma la responsabilità delle istituzioni, dal Governo Nazionale al Comune di Torino, per la caratteristica proprio di questo territorio, è una compartecipazione non solo alla discussione, ma prima di tutto alla conoscenza nei tempi e dei modi che porteranno all'agire di FIAT nei prossimi giorni e nei prossimi mesi, rendendoci conto - e qui lo ripeto - che tutto ciò deve essere compatibile con lo scenario che stiamo vivendo a livello economico nazionale e internazionale. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Prima di passare la parola ai rappresentanti sindacali che hanno chiesto di intervenire (il primo a intervenire sarà il sindacato Metalmeccanici UGL, per il quale interverranno tre rappresentanti per la Segreteria Regionale, Provinciale e Coordinamento Nazionale RSU, che avranno a disposizione complessivamente 15 minuti da suddividersi), intendo leggere una lettera del sindacato polacco Sierpien 80, che ha inviato una comunicazione non potendo essere presente qui oggi. "Gentile Presidente del Consiglio, gentili rappresentanti del Consiglio Comunale della città di Torino, siamo onorati e molto contenti del fatto che i rappresentanti del nostro Consiglio dello stabilimento del libero sindacato Sierpien 80, FIAT Auto Poland a Tychy, siano stati invitati per la presente sessione del Consiglio straordinario aperto della città di Torino. I nostri impegni, precedentemente presi, ci impediscono di partecipare personalmente nella vostra sessione di lavoro, per cui ci scusiamo molto. Già solo il fatto del vostro invito alla nostra organizzazione indica, chiaramente, che i reciproci contatti più stretti sono non solo fondamentali, ma necessari. Sia la città di Torino che la città di Tychy, sui territori delle quali funzionano dinamicamente le fabbriche FIAT, si scontrano con gli stessi problemi legati con i periodi della stagnazione del mercato della motorizzazione. Le prove comuni di combattere i crolli del mercato e della vendita delle autovetture, possono fruttare dei benefici ai cittadini abitanti sia a Torino che a Tychy. Crediamo che in tempi possibilmente brevi si aprirà un'altra possibilità di incontrarsi per parlare dei problemi che ci preoccupano. Vi auguriamo un Consiglio fruttuoso, che si tradurrà nella maggior soddisfazione dei vostri cittadini. Porgiamo i nostri più cordiali saluti a tutti i partecipanti della sessione straordinaria aperta del Consiglio Comunale della città di Torino. Il Presidente del Consiglio dello stabilimento del libero sindacato Sierpien 80, Franciszek Gierot". L'abbiamo dovuto tradurre dal polacco e c'è stata, forse, anche qualche improvvisazione nella traduzione. Adesso la parola al signor Panzanella Luca, della Segreteria regionale metalmeccanici UGL. PANTANELLA Luca (Segretario regionale metalmeccanici UGL) Grazie, signor Presidente, signor Sindaco, illustri ospiti. Ho assistito con molta attenzione a tutti gli interventi fino ad adesso. Ovviamente, noi chiediamo a FIAT una presa di coscienza e, quindi, una risposta chiara in tempi stretti, perché la crisi economica sta coinvolgendo tutto l'indotto; non soltanto l'indotto legato all'industria, ma all'economia globale della nostra Provincia, della nostra Città e della nostra Regione. Quando va bene c'è la cassa integrazione, che abbiamo visto viene introdotta per salvaguardare una parte dello stipendio e, quindi, una piccola parte della capacità economica di spesa. Quando va bene. Non possiamo più permetterci di andare ulteriormente avanti, anche perché, se non c'è la capacità di spesa da parte dei cittadini ne risente tutta l'economia. L'UGL in passato ha fatto la sua parte, assieme ai colleghi, per quanto riguarda dei referendum molto discussi, coraggiosi, che erano, essenzialmente volti alla continuità sul territorio di FIAT. Quindi, noi questa continuità chiediamo che sia portata avanti, che sia faccia una scelta coraggiosa, che dia speranza ai lavoratori che hanno fatto una discussione attenta a quelle che erano le regole del gioco del mondo del lavoro, per quanto riguarda un contratto che veniva cambiato. Noi vogliamo sapere qual è il futuro di questa città, di questa azienda, cosa vuole fare, perché dobbiamo eventualmente prepararci, in un modo o nell'altro, ad affrontarlo e fino ad oggi il rimandare non ci ha aiutato sicuramente. Quindi, noi chiediamo che questa speranza diventati una coraggiosa realtà, anche perché tutte le parti sociali, politiche, economiche, sindacali hanno fatto la propria parte. Oggi aspettiamo questa risposta e sarebbe veramente grave se tardasse ancora ad arrivare. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al signor Citrato Francesco, Segretario provinciale metalmeccanici UGL. CITRARO Francesco (Segretario provinciale metalmeccanici UGL) Saluto, in primo luogo, tutte le persone in questa Sala, dal Sindaco, al Presidente del Consiglio e a tutti i Consiglieri. Ho poco da aggiungere, nel senso che il Vicesindaco Dealessandri ha fatto una disamina di quella che è la storia passata dell'attività FIAT sul territorio. Io, in primo luogo, dico sempre che sono un lavoratore di Mirafiori a tutti gli effetti e ci sono delle parole che mi sono piaciute molto: "che bisognerebbe dare una continuità alla speranza". Io parlo per i lavoratori, che oggi si attendono una speranza da questo Consiglio. Capisco che è qualcosa di politico, che poi, invece, bisogna portare nelle aule sindacali e di appartenenza con l'Azienda. Già domani ci sarà un incontro importante su quello che potrebbe essere il nuovo contratto del settore auto, da cui ci si attendono molte cose, perché i lavoratori sono un po' spaventati. L'ultima lettera che FIAT ha mandato a tutte le Organizzazioni Sindacali, dove disdice tutti gli accordi, preoccupa, perché non si capisce cosa voglia dire questa disdetta. Ci aspettiamo che ci siano delle positività già nell'incontro che ci sarà domani e ci aspettiamo che quello che FIAT ha detto nei mesi precedenti prosegua. Sicuramente Pomigliano è partita, Fabbrica Italia è partita, Grugliasco, la Bertone... i lavori - è stato detto ed è stato verificato - sono partiti, gli investimenti sono partiti. Però rimane sul campo quella che è la più grossa azienda del Gruppo: Mirafiori, che rappresenta la storicità del nostro territorio. Mirafiori rappresenta "l'università" del settore auto, quindi è importantissimo per tutti i lavoratori e per tutto l'indotto, per tutti. La dottoressa Porchietto aveva fatto un passaggio sulla Lear. I ritardi sul territorio stanno causando la chiusura di molte aziende. La Lear, 400 persone in mobilità, fa già scalpore, ma dietro alla Lear ci sono tantissime altre aziende che non fanno scalpore perché sono piccole, quindi non hanno la voce per urlare nelle varie aule dicendo: stiamo chiudendo perché c'è una grossa crisi di settore. Io mi aspetto, in qualche modo, che la speranza di cui si parlava prima, oltre che essere una speranza, sia seguita dai fatti. Cioè ritorniamo agli accordi sottoscritti dalle Organizzazioni Sindacali - non tutte, purtroppo - che hanno avuto la forza di metterci la faccia su delle tematiche nuove. Oggi come oggi, secondo me, bisogna sicuramente innovare in tutto, innovare anche nel mondo sindacale e cercare insieme alle aziende di tenere aperte le aziende. L'altro giorno, sentivo per radio un passaggio particolare e mi dicevo che forse siamo un po' in ritardo, stiamo parlando di alcune cose che sono già passate. Si parla molto dei cinesi, che cominceranno ad avere uno stabilimento in Romania, cominceranno a produrre vetture per quel tipo di mercato che oggi si accontenta. Ma dato che sono comunque una nazione con molta intellettualità e quindi sicuramente di capacità, fra due o tre anni non saremo qui a parlare degli accordi, di quello che poteva piacere o non piacere degli accordi: saremo qui a parlare di altre situazioni. Oggi come oggi la democrazia dovrebbe dire e insegnare che gli accordi, quando passano in maggioranza, devono essere rispettati e, secondo me, su questa tematica l’Azienda ha tirato un po' il freno a mano, aspettando quello che usciva dalle aule dei Tribunali. Infatti, Mirafiori doveva partire nel 2012 con le produzioni, invece nel 2012 dovremmo partire, forse, con gli investimenti e poi nel 2013 con le prime vetture Suv: questo ritardo sicuramente è negativo per tutto l'indotto e per tutto il territorio piemontese; è inutile nasconderlo. Questa è la pura verità dei fatti. Questa è sicuramente una bella riunione, ma oltre a quello che può fare la politica, sicuramente sono le parti sociali e le aziende che devono mettersi in campo, cercando in tutti i modi possibili e immaginabili di trovare le soluzioni affinché le aziende rimangano sul territorio. Non dobbiamo dare nessun alibi alle aziende per scappare dal nostro territorio. Io questo mi sento di dirlo non come sindacalista ma come lavoratore dell'Azienda cui tengo molto, la FIAT, che sicuramente ci ha formato, in qualche modo tutte le nostre famiglie sono cresciute con quanto è legato al mondo FIAT. Quindi, spero che questa grossa Azienda rimanga sul territorio e spero che tutto il sindacato unito riesca a non dare alibi all'Azienda per andare via. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al signor Vincenzo Miele, Coordinatore nazionale RSU metalmeccanici UGL. MIELE Vincenzo (Coordinatore nazionale RSU metalmeccanici UGL) Buongiorno a tutti, a tutte le Istituzioni presenti, a tutte le persone che sono qui oggi. Non chiamiamolo ritrovo, ma un luogo per un discorso sia per quanto riguarda il livello nazionale sia per quanto concerne la Regione Piemonte, per affrontare la crisi che non è solo ed esclusivamente una crisi FIAT. Avendo il ruolo di Coordinatore Nazionale dell'UGL, ho avuto modo di seguire diverse trattative, tra cui quella di Pomigliano, per poi arrivare a Mirafiori e Bertone. Ora, io non mi sento di dire se chi ha firmato o chi non ha firmato ha sbagliato o meno. Penso che, però, da parte almeno dei firmatari ci sia stata una responsabilità nel firmare questo accordo; si è firmata, inoltre, una clausola di esigibilità su questo, e noi non abbiamo esitato un attimo nel firmarla, perché crediamo che la priorità siano i lavoratori, dei quali faccio parte. Sono 25 anni che lavoro in FIAT e la FIAT a me ha dato da mangiare, non mi vergogno a dirlo e vado fiero di lavorare in FIAT. Ho ancora molta strada da fare e mi auguro di farla ancora in FIAT. Chiaramente, però, penso che una situazione di questo tipo vada affrontata nella maniera giusta e con una partecipazione di tutti. A Mirafiori, Bertone e Pomigliano ci sono stati dei referendum dove, seppur con sofferenza, è passato il "sì"; attendiamo con forza qualcosa di analogo all'investimento di Pomigliano, che è già partito seppure a rilento, per la Bertone, che pare partirà nel 2012. A Mirafiori vi è stato questo ritardo di un anno, dovuto a tante questioni. Però su questo io mi vorrei soffermare sull'ambito delle piccole e medie imprese, perché io, lavorando in FIAT, ho ancora un posto di lavoro, mentre nelle piccole e medie imprese i lavoratori lo stanno perdendo. Quindi, ritengo che su questo argomento sia giusto fare una riflessione, anche perché prima ho sentito parlare di articolo 8, ma senza il lavoro non possiamo neanche discutere di un articolo 8. Per tutti noi è fondamentale avere un posto di lavoro e anche un diritto e una dignità sui posti di lavoro. Su questo, per poi dare la parola agli altri, visto che siamo in tanti ad aver diritto di parola oggi, vorrei soffermarmi su una cosa che a me sta molto a cuore, ma penso che stia molto a cuore a tutti. Non mi soffermo sulla FIAT, ma proprio sul mondo del lavoro. Un disinvestimento sulla sicurezza. Mi spiego meglio: per le piccole e medie imprese, quelle che comunque oggi sono con l'acqua alla gola, il rischio potrebbe essere anche - anche qui utilizzo sempre il condizionale - un discorso di mancanza di fondi che porta a non investire più su quello. E questo penso sia un giusto invito dalla parte sindacale a tutti. Concludo con una critica e una riflessione. Prima ne ho sentito parlare nell'ambito politico; non vorrei entrarci, anche se alla fine ci entrerò. La politica tutta, di destra e di sinistra, la deve smettere di dire "Io sono più bravo di te e tu sei più bravo di me", perché io penso che prima di questo ci siano i lavoratori. I sindacati, ma soprattutto la politica devono smetterla, perché si sta giocando sui lavoratori, e questo fatto penalizza solo i lavoratori. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Vicepresidente API Torino, dottor Alberto Russo. RUSSO Alberto (Vicepresidente API Torino) Grazie, buonasera a tutti. Un saluto da parte del nostro Presidente API, Fabrizio Cellino. API, Associazione Piccole e Medie Imprese di Torino, in particolare, anche se abbiamo rappresentanza nazionale. I saluti anche al Presidente, al Sindaco, alla Giunta e al Consiglio, oltre che a tutte le rappresentanze sindacali e industriali presenti. La mia breve riflessione parte dalle parole che sono sottese all'acronimo FIAT, dove ritengo che sia importante, per ogni parola, provare a esprimere un concetto: ad esempio, "Fabbrica", a mio avviso, a seguito della crisi degli ultimi tre anni, e perdonatemi un minimo di pessimismo, ma anche degli anni a venire, secondo me sottolinea l'importanza di tornare alla centralità dell'industria manifatturiera. Mai come oggi si è avuto riscontro e certezza che una nazione non può vivere sul terziario, ma bisogna riscoprire il primario e il secondario, per poter generare un PIL e, quindi, una ricchezza italiana. Questa parola ci suggerisce quanto sia importante tornare ad avere una politica industriale del Paese, una politica industriale che, personalmente, ritengo sia stata almeno vacillante negli ultimi due anni. "Automobili": il concetto sotteso è quello di valorizzare una rete di competenze e di saperi della grande Azienda, in questo caso, ma anche delle piccole e medie imprese dell'Automotive, oltre che quelle della ricerca e non a caso cito il Politecnico e l'Università di Torino. Infine, "Torino", che per me è una sfida, perché vuol dire saper competere nel mondo. Mai come oggi, a mio avviso, bisogna agire localmente, ma pensare globalmente. Quindi, questo grande lavoro di squadra è necessario, oggi più che mai. Ciascuno sia responsabile di sé stesso, prima di rivendicare rispetto agli altri. L'Azienda, ovviamente, garantisca gli investimenti, i nuovi modelli, la produzione e l'occupazione promesse. Le Organizzazioni Sindacali garantiscano, però, le necessarie condizioni di organizzazione del lavoro, gli orari, le prestazioni e le certezze contrattuali e le responsabilità, che anche nelle piccole e medie aziende riteniamo importanti, per poter seguire l'indirizzo dato dalla grande Azienda. Le Città, la Regione garantiscano il sostegno alla ricerca e all'innovazione, perché questo è il ruolo che ci si aspetta dalle istituzioni, che va oltre il mero aiuto mutualistico. Infine le imprese, che rappresento, le piccole e medie imprese torinesi, in particolare quella della filiera dell'Automotive. Con questo messaggio voglio precisare che, sicuramente, vogliono essere parte attiva di questo progetto comune. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Passiamo alla UIL, con la Segreteria Generale di Torino e Piemonte, la Segreteria Provinciale, UILM, Responsabile Settore FIAT Auto e il direttivo Provinciale UILM. Quindi sono invitati a parlare il signor Giovanni Cortese, la signora Flaiva Aiello e il signor Armando Bozza. Anche per loro c'è una contingentazione di 15 minuti. La parola al Segretario Generale Uil Torino e Piemonte Giovanni Cortese. CORTESE Giovanni (Segretario Generale Uil Torino e Piemonte) Grazie dell'invito. Io credo che per inquadrare questa vicenda, abbiamo la necessità di fornire una serie di numeri che dicano qual è il livello di drammaticità raggiunto in Piemonte per effetto della crisi. Noi, alla fine dell'anno scorso, avevamo la percentuale di disoccupazione più alta d'Italia, cioè il 7,6%. Torino, come ha ripetuto il Sindaco durante la campagna elettorale, ha quattro punti in più nella disoccupazione giovanile, cioè il 32% rispetto al dato nazionale, quindi siamo al livello di molte Regioni del Sud. Abbiamo perso 40.000 posti di lavoro nel 2009-2010. C'è stato un ricorso massiccio alla cassa integrazione, che fa del Piemonte e della Provincia di Torino le realtà che hanno chiesto più ore in Italia. Tuttora, per avere una fotografia dell'esistente, abbiamo il 52% della cassa integrazione del 2008, che ha visto la crisi incidere solo su tre mesi. Al 1° novembre abbiamo circa 43.000 unità in mobilità, di cui 23.700 a Torino. E' una sorta di bollettino di guerra, mi rendo conto, che dice come il nostro sistema produttivo sia stremato e conviva ormai stabilmente con l'utilizzo della cassa integrazione, che è diventata una componente essenziale dell'organizzazione del lavoro. Il prossimo anno non si annuncia sicuramente più facile; anzi, se si avverassero le previsioni di alcuni economisti, si potrebbe addirittura andare incontro a quella cosa che si chiama \"la tempesta perfetta\", che avrebbe grossissime ricadute sul tessuto produttivo e sull'occupazione. Sto parlando della recessione e, probabilmente, il nostro Paese è già in recessione, come ci viene detto, con la carenza di liquidità, con i rischi di solvibilità e le difficoltà di ricorso al credito. Quindi, stiamo parlando di un mercato che conosciamo, su cui non sprechiamo tante parole. Un mercato globalizzato, finanziarizzato, dove le delocalizzazioni sono sotto gli occhi di tutti e rappresentano, ormai, l'ordinario. Aggiungiamo, quindi, il fatto che le vicende FIAT si svolgono in questo contesto, non nel migliore dei mondi possibili, ma si svolgono in un contesto che ha questi connotati, che vedono, nel rapporto tra domanda ed offerta di forza lavoro, un chiaro vantaggio della prima e una situazione duratura di caduta di vendite, per quanto riguarda il mercato dell'auto, sia in Europa che in Italia. Basta dire che FIAT, in questo momento, rappresenta il 6,6% della quota europea e che in Italia, rispetto al 2008, quest'anno si venderanno in totale 700.000 vetture in meno; qualcosa come 210.000 vetture in meno vendute da FIAT, l'equivalente di uno stabilimento, per capirci, di quelli che conoscono i Sindaci che hanno parlato prima di noi. A Mirafiori nel 2009 si producevano 172.000 vetture; nel 2011 se ne produrranno, secondo le ultime previsioni, 83.000; nel 2012 si parla di una previsione di 59.600, di cui 43.800 riguarderanno l'Alfa Romeo MiTo. Quindi le richieste della multinazionale FIAT, che sono state avanzate alle Organizzazioni Sindacali in termini di flessibilità, di produttività e garanzia di regole certe, nell'ambito di quel progetto che va sotto il nome di Fabbrica Italia, avanzate dall'Azienda per poter competere - a detta della stessa Azienda - in condizioni paritarie con gli altri players europei e mondiali. Queste richieste hanno portato, come sappiamo, in un clima di pesanti divisioni all'interno delle Organizzazioni Sindacali, agli accordi di Pomigliano, di Mirafori e di Grugliasco, che, ricordo, sono stati tutti suffragati dall'esito positivo dei referendum che si sono svolti nei tre stabilimenti. Noi abbiamo scelto, come UIL, di assumerci le nostre responsabilità. Abbiamo anteposto gli interessi dei lavoratori nella prospettiva di tutelare i posti di lavoro, nell'ottica di uno scambio tra maggiore produttività e crescita salariale. Ci sono situazioni nelle quali bisogna decidere e sporcarsi metaforicamente le mani. Noi ci siamo sporcati le mani. Registriamo, intanto, che dal primo accordo di Pomigliano, deriva la produzione pre- serie in atto della nuova Panda, che possiamo ritenere una scommessa vinta. Tristemente, invece, facciamo rilevare come quanto preannunciato dalla FIAT si sta realizzando, anzi si è realizzato, per cui a fine anno lo stabilimento di Termini Imerese cesserà la propria attività. E' da salutare positivamente l'accordo per i 640 lavoratori, che potranno raggiungere la pensione per effetto, appunto, dell'accordo medesimo sulla mobilità. Per quanto riguarda casa nostra, a fine 2013 Mirafiori, per quello che è stato annunciato, dovrebbe diventare, con l'introduzione di una delle tre architetture versatili presenti nel mondo, la sede della produzione del mini Suv e della MiTo nelle sue nuove versioni. Grazie all'accordo del 2011, dalla seconda metà del 2012, la Maserati di segmento E sarà prodotto nelle officine meccaniche di Grugliasco, ex Bertone. E' stato sottolineato da tutti: noi avremo un 2012 complesso, con tanta cassa integrazione, non solo in FIAT, perché la crisi si è estesa ai fornitori di primo livello. La lunga fase transitoria rischia di gravare pesantemente sui redditi dei lavoratori, perciò vanno ricercate soluzioni in grado di attenuarne gli effetti attraverso produzioni temporanee da assegnare a Mirafiori. Questa è la richiesta che facciamo all'Azienda. FIAT ha deciso di uscire da Confindustria dal 1° gennaio 2012 e, di conseguenza, ha comunicato la disdetta degli accordi sindacali dalla stessa data. Nei prossimi giorni bisognerà operare - e l'invito è veramente rivolto a tutti - per giungere ad un accordo che sia il contratto unico del Gruppo FIAT, che comprenda i trattamenti analoghi o migliorativi del Contratto Nazionale, che scadrà il 31 dicembre 2012. Noi pensiamo che ci sia bisogno di un clima nuovo, di una maggiore serenità, di un approccio meno ideologico e più pragmatico, in grado di superare le radicalità che hanno contrassegnato questi lunghi mesi. Ognuno può fare la sua parte valutando gli interessi in gioco, soprattutto quelli collettivi. È evidente che la situazione in cui versa il mercato dell'auto non aiuta, perché le auto, oltre a produrle, bisogna anche venderle, perciò dobbiamo operare e sperare, in funzione di una ripresa ravvicinata. Chrysler non si sarebbe salvata senza la FIAT, che ora ha bisogno di sfruttare le sinergie con l'azienda di cui detiene il controllo, anche per tradurre la propria responsabilità sociale nei confronti di un territorio che la accoglie da oltre 112 anni. Tutti i nostri sforzi debbono essere concentrati nella salvaguardia e valorizzazione della Cittadella Industriale più grande d'Italia, per farne un polo integrato della ricerca, della sperimentazione, della progettazione e della produzione del settore automobilistico. Siamo convinti che Torino, pur nelle \"multivocazioni\", alle quali crediamo, debba mantenere una forte base manifatturiera legata alla filiera dell'auto, che occupa tuttora oltre 40.000 dipendenti, considerando le aziende attive nell'Automotive e nell'indotto. Anche il nuovo Governo dovrebbe essere stimolato a considerare l'industria dell'auto come un settore strategico per lo sviluppo economico nazionale. Quindi, in conclusione, le parti sociali, le Istituzioni e la politica possono e devono fare la loro parte per salvaguardare questo importante patrimonio. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola a Flavia Aiello, Segretaria Provinciale della UILM, Responsabile del Settore FIAT Auto. AIELLO Flavia (Segretaria Provinciale UILM - Responsabile Settore FIAT Auto) Ringrazio le Istituzioni e tutti quanti. Per quanto riguarda FIAT, anche se è stata fatta un'illustrazione molto precisa da parte dell'Assessore, io partirei dal Piano Fabbrica Italia. Noi abbiamo accolto una sfida. Abbiamo con FIAT - e tutti quanti ci ricordiamo che in Italia si producevano 650.000 vetture, oggi meno - una sfida che porta a un impegno che FIAT si assume di produrre, in tutta Italia, più del doppio delle vetture. In questo spirito abbiamo firmato un accordo, ed è lo spirito cui l'azienda ci ha portato discutendo con noi su quella che è la competitività all'interno di questo Paese, una sfida che ci porta a vedere quello che è la FIAT, perché noi stiamo parlando di FIAT, ma, come qualcuno ha già ricordato, per quanto riguarda Torino bisogna tener conto anche di quello che è tutto l'indotto, perché, essendo la FIAT un'azienda che produce, dà lavoro anche ad altre migliaia di persone. In questo spirito abbiamo concluso gli accordi, ci abbiamo creduto, ci abbiamo messo la faccia e continuiamo ad andare avanti. Oggi credo che l'intenzione di questa riunione sia dire cosa ci aspettiamo, cosa dobbiamo fare. Le parti sociali sono pronte a discutere su quelli che sono i piani, abbiamo discusso su Fabbrica Italia. Domani ci troveremo per discutere in merito al contratto FIAT, perché noi continuiamo a parlare di Mirafiori pensando ai 5.500 lavoratori di Carrozzeria, ma a Mirafiori non ci sono soltanto questi lavoratori, ci sono anche tutti gli altri delle Meccaniche, delle Presse, degli Enti Centrali, eccetera, e ci sono anche i lavoratori di tutta Italia. Noi sicuramente ci occupiamo della parte che spetta a noi per quanto riguarda gli accordi, dove possibile; non abbiamo leso i diritti di alcun lavoratore, abbiamo cercato di portare avanti il discorso di un futuro. Che cosa chiediamo a FIAT e poi che cosa chiediamo alle Istituzioni? Credo che la questione importante del Tavolo di oggi sia questa. Per quanto riguarda FIAT, per quanto non abbiamo delle perplessità, Pomigliano è partito prima, è stato fatto l'accordo, gli investimenti ci sono; ad oggi stanno già iniziando a lavorare, mi pare, all'incirca 350 persone; è un inizio, da qualche parte bisogna sempre iniziare. Per quanto riguarda Bertone, pur avendo fatto l'accordo dopo Mirafiori, sono già in atto gli investimenti, abbiamo già un piano di come si lavorerà per quanto riguarda la formazione; a giugno ci saranno i primi rientri con le pre-ferie; a fine anno dovrebbero entrare tutti quanti a lavorare. Per quanto riguarda Mirafiori, stiamo un pochino... Quindi, cosa chiediamo soprattutto su Mirafiori? È vero, come l'azienda ci ha annunciato, siamo in ritardo rispetto ai programmi iniziali, ma credo che, anche con questo ritardo, dobbiamo dare alla gente di Mirafiori una luce di speranza, la luce dopo il tunnel: capire quando si inizierà a partire da Mirafiori con gli investimenti, quando si inizierà a mettere il primo macchinario, quando inizieremo, e quindi avere delle prospettive, anche più in là e nel tempo, ma questo ci consentirà sicuramente e consentirà anche alle Istituzioni un accompagnamento alla cassa integrazione, perché la cassa integrazione per i lavoratori è pesante, poiché, ad oggi, significa che guadagnano all'incirca 750 Euro al mese e una famiglia si trova veramente in difficoltà. Chiediamo di avere le Istituzioni vicine per un'azienda che ha preannunciato degli investimenti. Noi continueremo a chiederli e continueremo a chiedere che ci siano gli investimenti che riguardino inizialmente il lavoro per le Carrozzerie, ma per tutto quanto Mirafiori. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola ad Armando Bozza. Dispone di un minuto. BOZZA Armando (Direttivo Provinciale UILM) Intanto, ringrazio le Istituzioni, il Sindaco e tutti voi. Volevo dire delle cose, ma purtroppo in un minuto... Più che intervenire da sindacalista, vorrei portare soprattutto la voce dei lavoratori, ribadendo che io ho seguito la trattativa di Mirafiori e, inizialmente, sembravamo tutti fiduciosi di questa trattativa, giornalmente, fino a quando poi ci fu quell'accordo firmato da FIM, UILM, FISMIC e UGL. Dopo quella trattativa, ci fu il referendum da parte di tutti i lavoratori e avevamo dei dubbi. Al momento del referendum la gente era preoccupata, ma non è che adesso la gente non sia preoccupata, perché forse qualcuno qui se ne è dimenticato, ma vorrei ricordare che a Mirafiori si lavora 6 giorni al mese e attualmente si produce la MiTo, con Musa e Idea, alternate, una volta sì, una volta no. In conclusione, vorrei dire che i lavoratori hanno ancora fiducia in FIAT. La speranza, come si suol dire, è l'ultima a morire, quindi noi abbiamo fiducia negli Enti Locali, ma soprattutto nella FIAT, perché, giustamente, i lavoratori hanno votato al referendum aderendo a questo accordo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Invito ora a intervenire, dalla parte degli imprenditori, l'ingegner Giancarlo Picco, Presidente dell'UCID, Unione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, della Regione Piemonte. Prego, ingegnere. PICCO Giancarlo (Presidente UCID - Piemonte) Io intervengo e porto i saluti, innanzitutto, del dottor Ghidella, che è il Presidente dell'UCID di Torino, che non è potuto intervenire. Ringrazio il signor Presidente, il signor Sindaco e il Consiglio Comunale tutto per questa iniziativa. L'UCID, fin dalla votazione, ha ritenuto che fosse necessario coniugare con grande forza due valori assolutamente fondamentali: il ruolo sociale dell'impresa, vale a dire creare profitto, benessere, ricchezza e valore aggiunto tramite la produzione di beni e servizi utili, e la centralità della persona umana nell'ambito lavorativo, in quanto tutta l'attività economica deve avere, per obiettivo primario, non soltanto la sopravvivenza, ma lo sviluppo umano professionale. Per gli imprenditori, i dirigenti e i professionisti UCID questi due valori sono assolutamente complementari, mai in contrapposizione, entrambi da perseguire con grande determinazione. Cerco di non ripetere cose che ho già sentito, quindi mi fermerò soltanto su due considerazioni. Prima considerazione: lo scenario industriale è talmente cambiato che non può non riflettersi in nuove condizioni contrattuali e di organizzazione del lavoro. Non vogliamo dare, quindi, una lettura preconcetta, ma seguire con grande attenzione l'impatto che queste nuovi condizioni contrattuali avranno sulla qualità della vita di tutti gli stakeholder, in particolare dei lavoratori a tutti i livelli e dell'indotto. Sarebbe triste doversi arrendere a salvaguardare l'occupazione al prezzo di rinuncia ad elementi significativi di qualità della vita, il che apre la questione della ricerca di nuovi assetti per un sistema di Welfare equo ed efficace. Mi pare di aver rilevato anche che su questo sia intervenuto proprio il nuovo Ministro del Lavoro in questi giorni. La seconda cosa che chiediamo è che le parti sociali, tutte, si facciano carico dei soggetti deboli, che necessariamente saranno da tutelare. L'alleanza FIAT-Chrysler è certamente una sfida e non è detto che sia vincente (ma lo speriamo), ma è comunque una sfida nata dalla crisi e per questo i suoi tratti possono aiutare a riflettere sugli elementi fondamentali delle attività imprenditoriali. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La ringrazio anche per la brevità dell'intervento. È di nuovo il turno dei Sindacati, questa volta la CSIL, a partire dal signor Nanni Tosco, Segretario Generale della CSIL Torino, Claudio Chiarle, Segretario Generale FIM-CISL Torino, e Antonio Alfiero, Coordinatore RSU FIM-CISL FIAT. Entrambi avete 15 minuti, nel complesso. TOSCO Nanni (Segretario Generale della CISL Torino) Noi siamo in due, quindi abbiamo sette minuti e mezzo? FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Fate come credete. Prego, chi interviene per primo? Si presenti, gentilmente. TOSCO Nanni (Segretario Generale della CISL Torino) Io, Tosco, così dopo il Consigliere interverrà sulla Fabbrica. Io cercherò di restringere il mio intervento, avendo l'opportunità del collega, che poi tratterà altri aspetti oltre a questo. Innanzitutto ringrazio il Presidente del Consiglio Comunale per l'invito che ci è stato fatto. Senza perderci in tanti dettagli di analisi, credo sia importante ricordare tre aspetti con cui ci confrontiamo in questo Consiglio Comunale: la prima cosa è che noi stiamo discutendo della nascita di un nuovo soggetto industriale e non della FIAT che abbiamo conosciuto in più di 100 anni; stiamo discutendo con un soggetto industriale nuovo, che mette insieme, dopo la scissione fra FIAT Auto e FIAT Industrial, il cammino della FIAT Auto verso la fusione con la Chrysler, e io credo che questo non sia un elemento di poco conto nell'analisi e nelle riflessioni che dobbiamo fare. La seconda questione riguarda il fatto che c'è uno spostamento del baricentro dei mercati che va da ovest ad est, malgrado, in ogni caso, FIAT, e in questo caso specificatamente proprio FIAT Auto, stia recuperando spazi nell'America del Sud e la Chrysler stia anche recuperando in America. Però questo riposizionamento vuol dire che, nella gerarchia mondiale del mercato automobilistico, l'Italia, in questo caso, sta perdendo posizioni, sia per quanto riguarda le vendite, ma anche per quanto riguarda la produzione. Quello che più ci preoccupa in questo contesto, però, è che la sovracapacità produttiva, cioè il numero di stabilimenti di potenziale produttivo, sia soprattutto concentrata proprio in Europa. La terza questione è che la crisi economica e finanziaria, che prima veniva ricordata, porta, nei suoi esiti incerti, soprattutto una questione di fondo, che riguarda, in questo caso, il nostro ruolo, e cioè c'è il logoramento di quello che fino ad oggi è sempre stato il cardine della cittadinanza reale delle persone e delle famiglie, e sto parlando della mancanza di lavoro che oggi si scarica nel nostro territorio soprattutto su due fasce di lavoratori: la prima dei non lavoratori giovani e, quindi, della grande disoccupazione giovanile che noi abbiamo nel nostro territorio, e la seconda quella, invece, dei tanti adulti che oggi sono o in cassa integrazione o sono stati licenziati, sono in mobilità o sono in cassa integrazione. Quello che, in questo caso, a Torino noi possiamo definire è che la vicenda della FIAT a Torino si svolge in un contesto dove noi abbiamo, purtroppo, come da anni non conoscevamo, un fenomeno di disoccupazione di lunga durata. Questo è quello che, in qualche modo, fa da contorno. Ora, noi crediamo che ci siano, in ogni caso, delle risposte, anche a queste tendenze di carattere internazionale, anche a questa nascita di nuovo soggetto, e una di queste risposte noi pensiamo che sia il Piano Fabbrica Italia. Il Piano Progetto Fabbrica Italia, io lo chiamerei in questo modo, proprio perché per alcuni aspetti ha una caratteristica di piano, per altri, invece, ha una caratteristica ancora di un progetto e in questo senso, naturalmente, quello che è previsto in materia di investimenti, nuovi modelli e volumi produttivi e di garanzia sull'occupazione rappresenta per noi una risposta insostituibile, che ci ha spinto, in questo caso, a sottoscrivere l'accordo di Mirafiori. Quello che, però, pensiamo è che questo Piano, questo Progetto, vada anche accompagnato, sicuramente, da un cambiamento di relazioni sindacali, perché pensiamo che, alla fine, siamo rimasti di fronte ad una situazione di questo tipo: in mancanza di una politica industriale, che è stata assente sia a livello europeo, sia a livello nazionale, di fatto la politica industriale è stata delegata alle aziende, grandi, piccole o medie che siano, ed è stata soltanto affiancata e corroborata dalle relazioni sindacali. Noi, attraverso le nostre scelte, faticose e responsabili, abbiamo pensato di fare non soltanto un'opera a tutela dell'occupazione e sociale, ma abbiamo anche fatto un investimento di carattere industriale, ed è per questo che pensiamo che quella che può essere l'evoluzione delle relazioni sindacali in FIAT vada valorizzata da parte dell'azienda e da parte nostra (quindi da parte di entrambe le parti), non soltanto come uno strumento che aiuta la governabilità degli stabilimenti, in tema di flessibilità di orari e di produttività, ma anche come un elemento di grande partecipazione e di riconoscimento di questa partecipazione ai lavoratori che svolgono il loro lavoro nello stabilimento della FIAT di Mirafiori. Quindi, non solo governo delle variabili, ma anche governo del futuro dello stabilimento. Io penso che, in questo senso, vadano anche chiesti, però, alcuni tipi di sollecitazioni alla FIAT, soprattutto per il 2012. Quello che è già stato detto lo vediamo anche noi. Il 2012 si presenta come un dato di emergenza sociale all'interno dello stabilimento di Mirafiori. Un'emergenza sociale in più, oltre a quella che noi abbiamo avuto. Noi pensiamo che per il 2012 questa emergenza sociale non si possa soltanto affrontare con degli ammortizzatori sociali, ma vada anche affrontata cercando di irrobustire i volumi produttivi. Irrobustire i volumi produttivi vuol dire, sicuramente, pensare ai modelli che stanno andando a cessare, se devono andare a cessare tutti, pensare alle nuove versioni dei modelli nuovi, pensare, anche in questo caso, ad una dislocazione, anche temporanea, di produzioni presso lo stabilimento di Mirafiori. Questa è una richiesta, io credo, una sollecitazione che ci sentiamo di fare proprio perché pensiamo che il 2012, oltre ad essere un'emergenza sociale, si può anche presentare come l'anno che aiuta a prefigurare, fino in fondo, quello che è il valore del Piano "Fabbrica Italia", cioè è un elemento e un anno di snodo in questo senso. Per quanto riguarda, però, anche l'aspetto esterno, vorrei ricordare che c’è anche un nuovo assetto tra la FIAT, l'indotto e i fornitori: anche questo sta cambiando. Noi abbiamo aziende, oggi, nel territorio, che dipendono ancora largamente da FIAT, ma abbiamo anche molte imprese che hanno ricercato nuovi mercati, nuovi fornitori, verso l'esportazione e verso i mercati esteri. Allora, io penso che ci siano anche due possibili linee di intervento da parte delle Pubbliche Amministrazioni, tanto più se queste fossero corroborate da una scelta del Governo che dice che la politica industriale e il settore dell'auto, dell’Automotive rimangono centrali per lo sviluppo e la crescita del Paese, e queste due direttrici sono quelle di riconoscere nel sito di Mirafiori non soltanto un'eventuale scelta di FIAT- Chrysler di essere la sede del presidio europeo, ma di riconoscere all'interno del sito di Mirafiori un polo integrato che metta insieme Fabbrica, Enti centrali, Politecnico, Piattaforma nuova della Regione, come veniva detto, recuperando, anche in questo caso, la finalità per cui questa Amministrazione ha contribuito fattivamente a fare TNE. Io penso che questa sia la sfida da completare a Mirafiori, con questo tipo di opportunità e questo tipo di scommesse. In secondo luogo, penso che sia importante un intervento anche a favore, in sostegno dell'indotto torinese, cioè un indotto dove sono concentrate competenze professionali, sia dal punto di vista dei lavoratori che dal punto di vista degli imprenditori, e quindi un intervento che faccia, in qualche modo, rimedio e soccorso alla crisi di liquidità delle aziende e che spinga le aziende a una maggiore ricapitalizzazione, dimensionamento e internazionalizzazione di queste. Concludendo, quello che noi ci stiamo giocando non sono soltanto la FIAT, Mirafiori e il loro destino, ma anche come si continuerà a produrre l'automobile fatta a Torino; questo significa per noi continuare ad essere una capitale, non più soltanto dell'auto, ma diventare anche la capitale produttiva della mobilità sostenibile. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Prima di dare la parola al secondo intervento, comunico che l'ANCI Nazionale ha trasmesso alcuni comunicati, visibili sul sito dell'ANCI, a firma dei Sindaci Russo di Pomigliano d'Arco, Bursi di Maranello (di cui, tra l'altro, prima abbiamo letto una lettera) e Burrafato di Termini Imerese. Proseguiamo con la CISL, ancora per qualche minuto. CHIARLE Claudio (Segretario Generale FIM-CISL Torino) Ringrazio il Presidente del Consiglio Comunale, il Sindaco e tutti coloro che hanno organizzato questo momento importante. Io credo sia necessario che questo momento diventi un'opportunità per il territorio per provare non soltanto a chiedere delle cose a FIAT, e io credo che sarà la cosa che non farò, per due motivi: primo, perché non voglio ripetere le domande che vengono sovente fatte e che rischiano di creare un problema anziché essere un'opportunità; quindi non chiederò, come non ho mai fatto nella mia esperienza da sindacalista, se la FIAT vuole rimanere in Italia o vuole andare via, perché non voglio dare, ovviamente, un'occasione di dare una risposta positiva alla mia domanda. Non faccio domande alla FIAT, perché sono uno dei firmatari degli accordi e credo che a tante di quelle domande che io ho sentito da questi microfoni le risposte siano negli accordi sindacali, siano nelle cose che la FIAT, attraverso il suo Amministratore Delegato, ha dichiarato; quindi non sto a chiedere come mai i 20 miliardi non ci sono, perché su questo comunque le risposte sono state date. Vorrei solo ricordare che, dei tre accordi conclusi in questo Paese, due sono stati fatti a Torino e che ciò che riguarda il territorio ha, per una certa parte, comunque, una sua continuità e una sua realizzazione. Negli ultimi tempi non mi sono mai chiesto se l'investimento sull'OAG si faceva o no, perché, al di là di quello che è stato il contenzioso sulla vicenda della cassa integrazione, l'azienda ha dichiarato sin dall'inizio che l'investimento si faceva e lo stabilimento in Corso Allamano si sta avviando. Io credo che il problema non sia chiedere, non sia chiedere a FIAT, non sia chiedere perché non si fanno 1.400.000 vetture a regime, perché forse sappiamo che c'è una crisi e che, quindi, non solo FIAT ha rivisto i suoi programmi, penso un po' tutti; non sto a chiedere dove sono andati i soldi, non perché non lo voglia sapere, ma perché vorrei ricordare che, al di là del fatto che non ci abbiano, magari, pagato il premio negli ultimi due anni, però, se non c'era un bilancio, che era un bilancio di FIAT come Gruppo, cioè internazionale, forse Torino Mirafiori avrebbe avuto qualche problema in più, mentre forse il vituperato Brasile ci ha anche salvati, da questo punto di vista. Non sto a chiedere queste cose, perché credo che noi abbiamo di fronte due questioni fondamentali, che non è quella di chiedere, ma è quella di fare. Noi dobbiamo fare automobili, dobbiamo farle a Torino. Io credo che l'unica cosa che dobbiamo provare a fare, siccome ci si avvia anche a fare una trattativa sul fatto che la FIAT ha disdetto il Contratto Nazionale, è uscita da Confindustria, e ci avviamo a fare una trattativa su un contratto FIAT, io credo che, insieme al contratto FIAT, bisogna provare a fare alcuni ragionamenti e, nell'autonomia di tutte le parti, comprese le Istituzioni che devono creare le condizioni, bisogna provare a dire se è possibile, sapendo che i nuovi modelli che sono stati illustrati e poi aggiornati dall'Amministratore Delegato nel Piano industriale hanno una loro tempistica, noi abbiamo una serie di modelli per cui, proprio per la versatilità, la professionalità, le capacità esistenti a Mirafiori, a partire dai lavoratori, si può provare a ragionare sul fatto se è possibile anticipare alcuni programmi che in parte sono già esistenti. Mi riferisco al fatto che FIAT ha in cantiere una MiTo cinque porte, è in cantiere un restyling, che lo stabilimento in Serbia ha qualche difficoltà e abbiamo chiesto tante volte: non vogliamo produrre la L0 a Mirafiori, ma è possibile, dal punto di vista industriale, iniziare delle produzioni e poi, quando è il momento, vadano nella destinazione prevista? È possibile continuare qualche modello attualmente in produzione, che dovrebbe finire, ma che continua a vendere? Dico questo perché noi abbiamo un problema, che è quello di traghettare la cassa integrazione nell'aggiornamento del Piano che ha previsto uno slittamento. Questo è il vero problema che abbiamo. Noi dobbiamo, come si dice, "tappare questo buco", parzialmente. Io dico sempre che, se noi nel 2012 riusciremo a fare un'ora in meno di cassa integrazione rispetto al 2011, potremo ritenerci soddisfatti, se riusciremo a farne due in meno sarà ancora meglio. Infine, possiamo fare una polemica politica, ma il problema non è nemmeno il contratto FIAT. Vorrei ricordare che i lavoratori metalmeccanici, in media, guadagnano poco, ma non sono preoccupati della disdetta del contratto nazionale, che sapevamo dal 2005 (chi fa il sindacalista o chi lavora nel mondo sindacale da parte degli imprenditori, sa che nel 2005 è iniziata la discussione sulla disdetta del contratto FIAT), il problema sono gli accordi aziendali, perché, comunque, le condizioni dei lavoratori FIAT, seppure guadagnando tutti poco, sono un po' più alte della media dei lavoratori metalmeccanici. Detto questo, il problema è che si tratta di un salario teorico. Potremmo fare qualunque accordo, nel 2012 il lavoratore FIAT di Mirafiori non prenderà una Lira di quel contratto, né del contratto nazionale vecchio né del contratto FIAT nuovo: prenderà i 650 Euro netti della cassa integrazione. Il problema è che noi dobbiamo dare una risposta a questo. Vi ringrazio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Vi ringrazio per essere stati precisissimi. È iscritto a parlare l'architetto Riccardo Bedrone, Presidente dell'Ordine degli Architetti, che però non vedo in Sala Rossa, quindi passerei la parola all'altra componente sindacale, la CGIL, che ha richiesto di intervenire con la Segretaria generale di Torino, Donata Canta, con Federico Bellono della FIOM-CGIL Torino, e Nina Leone, Delegata RSU FIAT Mirafiori Carrozzerie FIOM-CGIL Torino. Anche loro dispongono di 15 minuti. La parola alla Segretaria Generale CGIL, Donata Canta. CANTA Donata (Segretaria Generale CGIL Torino) Sicuramente il Consiglio Comunale ha fatto uno sforzo organizzativo e di trasparenza utile a richiamare il ruolo di FIAT per il nostro territorio, ma, soprattutto, per il nostro Paese. Mi auguro che lo stesso sforzo organizzativo sia pari ad uno sforzo di costruire, a partire dai contenuti, una nuova relazione ed interlocuzione con una FIAT che non è più solo torinese, ma che, svolgendo un ruolo secco nel Paese e nel nostro territorio, ha bisogno di vedere nelle Istituzioni, locali e nazionali, un interlocutore autonomo, ma autorevole. Le dichiarazioni che ho sentito, anche dell'Assessore Porchietto, mi fanno sperare che a questa finalità tutte le Istituzioni torinesi concorrano. Ho una speranza che voglio riportare qui come tale, che, quando, pur nella propria autonomia, le Istituzioni giocano un ruolo e giocano un ruolo autonomo, abbiamo dei segni positivi. Le questioni capitate solo sabato su Termini Imerese, con un ruolo diverso del Governo, autonomo, ma autorevole, hanno fatto sì che, anche in una situazione drammatica e non bella, ma con attori che lavoravano non per dividere, ma per trovare soluzioni, abbiano portato ad un compromesso, sì, ad un compromesso, non esaustivo per tutte le parti, ma importante. Con questa speranza voglio ragionare sul ruolo di FIAT. Ho molto sentito qui parlare di FIAT come di Mirafiori e di Carrozzeria. I miei colleghi hanno spiegato in quale contesto occupazionale si colloca questa discussione, lo condivido e non lo ripercorro. Vorrei solo sottolineare due dati: il primo, che non stiamo parlando solo della Carrozzeria di Mirafiori, ma stiamo parlando di FIAT e di tutto l'indotto FIAT: anche qui, per dirla tutta, non solo meccanici, ma chimici, quelli del commercio, quelli delle imprese di pulizia e quelli delle mense. Siamo a tre anni di cassa integrazione, tre anni che hanno pesato su FIAT, ma anche sull'intero nostro territorio. Lo slittamento di ancora 12 mesi, l'hanno già detto altri, è un problema che parla di impoverimento del nostro territorio, di impoverimento dei lavoratori e del loro reddito, e di impoverimento dal punto di vista industriale. Bisognerebbe ragionarlo così, per vedere, da un lato, di chiedere a FIAT non solo di che cosa si fa in questi 12 mesi, ma di mettere in campo anche, per un indotto che è diversificato, delle iniziative, anche industriali, da provare a discutere. Secondo: vorrei segnalare a questo Consiglio Comunale che la partita della FIAT ha un ruolo decisivo per Torino, ma io non penso che ci sia un ruolo di Torino se non c'è un ruolo dell'auto in Italia. A livello nazionale si sta discutendo in una situazione difficilissima, economica, finanziaria e, sottolineerei, sociale (che quasi mai, invece, viene recepita) di come poter fare per risollevare il nostro Paese. In questa discussione ci possono essere dei punti che attengono al rigore, ma se sto alle dichiarazioni, anche alla crescita. Qui si può giocare un ruolo nel definire quali sono le politiche industriali e i settori strategici e io penso che l'auto, non solo per Torino, ma per il Paese, abbia un ruolo strategico. Allora, anche da questo punto di vista, la Città, con le altre Istituzioni, può individuare la priorità nella crescita per fare un ragionamento, che fino ad oggi non abbiamo mai avuto, che individui quali sono le possibilità di politica industriale e di sviluppo. Su questo lasciatemi dire due cose: si può essere pessimisti, si può essere ottimisti sul futuro della FIAT, ci si può accontentare delle dichiarazioni, ci si può rasserenare perché ogni tanto, anche a livello personale, i manager della FIAT cercano di tranquillizzare la città; ognuno può agganciarsi anche alle ultime speranze, io penso che, però, sarebbe corretto dirci tra di noi che, forse, pur sperando, conviene vedere quali sono le difficoltà di FIAT oggi, sia su quota di mercato che su problemi azionari e finanziari, e provare a ragionare di questi dati, non per creare allarmismo, ma per vedere che cosa si può fare. Mi riallaccio a quello che ho detto prima, però il continuo cambio di modelli, il fatto che da due Suv si passi ad un Suv e forse questo Suv non è di linea C, è di linea D, sono dichiarazioni che hanno degli effetti sia sul valore aggiunto del prodotto che si fa e, probabilmente, sul livello occupazionale che questo prodotto darà. Io non penso - lo dico esplicitamente - che dire che si vuole conoscere e sapere del piano industriale di FIAT sia una cosa eversiva nei confronti dell'impresa. Credo che sia giusto chiederlo, non solo per quale modello si fa, ma anche le tempistiche, sapendo che nessuno è in grado di dare certezze, ma le parti sono abbastanza responsabili perché gli impegni si possano valutare dentro i percorsi. Per questo io sono convinta che, insieme, alle valutazioni che bisogna fare, quello che dovrebbe fare il nuovo Governo, ma dovrebbero fare anche le Istituzioni locali, è lavorare perché gli impegni vengano in qualche modo sanciti, anche nell'incertezza del mercato. Nessuno non valuta questo punto, ma non possiamo rimanere così. Ultimissima cosa, di cui nessuno ha parlato: non ho mai considerato il Consiglio Comunale una platea o un luogo in cui dirimere e valutare le diversità sindacali, né il luogo in cui chiedere alle parti "da che parte stai". Con questo atteggiamento di profondo rispetto, penso che un tema, però, bisogna porlo: domani ci sarà una discussione su un accordo, su un possibile nuovo contratto; ci sono posizioni diverse sulle quali non vi chiedo di esprimervi, ma c'è un punto che io credo non attenga solo al Sindacato. Quando, dentro un modello di nuova competitività e rottura di regole generali, un'azienda sceglie, come metodo, di escludere di non dare la possibilità ai lavoratori di scegliersi i propri rappresentanti, io non penso che si tratti solo di una questione sindacale. Penso che ci sia un problema generale, che, in quanto tale, mi sento di porre qui. Vedete, si può discutere di molto, ma anche in una situazione difficilissima di divisioni sindacali, alla fine CGIL, CSIL e UIL, dentro ad un accordo del 28, che è già stato citato dall'Assessore Tommaso Dealessandri, hanno scelto una strada diversa da quella di Pomigliano e anche da quella dell'articolo 8, che io continuo a ritenere sbagliato e anticostituzionale. La strada di dire non chi sta dentro e chi sta fuori, ma di misurare la rappresentatività dei Sindacati e di dare la possibilità ai Sindacati, che vengono scelti dai lavoratori, di essere presenti nei luoghi di lavoro e di poter contrattare. Non è una questione di parte. Chiedo che questi due dati, piano industriale, con tutte le incertezze del caso, e la rappresentanza di chi, siano un tema che riguardi anche la nostra città. C'è un unico punto, guardate, dentro una fase difficilissima, che vedrà rigore e sacrifici da fare per tutti: provare a costruire coesione sociale vuole anche dire provare a trovare strade che riducano gli elementi di conflitto, percorrendo magari strade faticose, ma che sono state tracciate. Una comunità ha il dovere di provare ad imboccare le strade e suggerire le strade che, pur nella diversità di opinioni, attraverso la rappresentanza, abbiano dei confronti che evitino di diventare conflitti nei luoghi dei lavoro, ma, come lo vediamo anche fuori da qui, anche nella comunità. Non credo che sia questione sindacale. Per questo, perdonatemi, ma con altrettanta franchezza, pur valutando le cose che ha detto Rebaudengo, cioè: "Non abbiamo licenziato", mi sento di dire che un'impresa, che pensa di rimanere nel nostro territorio, in Italia, abbia il diritto di chiedere politiche industriali, ma di fare in trasparenza un percorso condiviso dalle parti sul futuro industriale che vuole tenere nel nostro territorio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola a Federico Bellono. BELLONO Federico (FIOM-CGIL Torino) Per quanto mi riguarda, credo che quella di oggi sia un'occasione per ascoltare l'azienda, anche se, a differenza di altri, avremo un'occasione più di carattere sindacale per farlo domani e, forse, questo è anche un fatto di calendario che ha un po' cambiato la prospettiva di un incontro come quello di oggi, che diventa molto ravvicinato, forse anche troppo ravvicinato all'appuntamento di domani; forse, da questo punto di vista, una maggior tempestività e una capacità di arrivare prima a questa discussione non sarebbe stata fuori luogo. Lo dico perché, invece, è importante capire cosa le Istituzioni e le forze politiche hanno in mente di fare, anche perché noi abbiamo un quadro che è perlomeno complesso, lo dicevano già altri: noi siamo di fronte a un Piano che è stato modificato più volte; peraltro, la stessa azienda, di recente, ha avuto modo di dire che, tutto sommato, più che un vero Piano industriale con scadenze precise dal punto di vista temporale, si trattava di indicazioni da verificare poi nel corso del tempo, tanto che la domanda se quel Piano esista ancora, io credo che non sia una domanda puramente retorica. Anche perché a quelle dichiarazioni si sono accompagnati accordi sindacali, dove la cosa evidente è che c'è una differenza di responsabilità tra le parti, di esigibilità nel cambio di organizzazione del lavoro, di regole nei confronti dei lavoratori e invece un'azienda che si tiene la possibilità, nel tempo, di cambiare in modo anche significativo gli impegni che via via ha assunto, con un'unica certezza, almeno per Mirafiori, e cioè un allungamento dei tempi degli investimenti e quindi della cassa integrazione, che - lo voglio ricordare - non è una concessione dell'azienda, ma è uno strumento di tutela cui le aziende e i lavoratori contribuiscono direttamente. Oggi credo che sia per noi importante sottolineare un punto, cioè che nel quadro generale, che altri hanno già descritto, noi abbiamo a Torino, e a Mirafiori in particolare, una situazione che con tutta evidenza è più arretrata rispetto ad altre: più cassa integrazione, nel corso di quest'anno, credo alla fine più che a Pomigliano e più che a Termini Imerese; investimenti più lontani nel tempo; e un dato di produzione in corso d'anno che, almeno a partire dal 2002, è in assoluto il più basso. Inoltre, Mirafiori non è solo le Carrozzerie. Mirafiori sono tante altre realtà, compresi gli Enti centrali, dove si progetta e dove abbiamo l'impressione che un cambio di passo e un venir meno di centralità di questi lavoratori di questo stabilimento sia già visibile. Certo, tutto questo si incrocia con il tema delle relazioni industriali, e qui oggi dobbiamo fare uno sforzo per tenere distinti questi due piani, anche se io credo che dire che, dal nostro punto di vista, per discutere di questi temi non c'era bisogno di uscire dal Contratto Nazionale sia un'affermazione, certo, volutamente semplificata, ma doverosa. Così come io credo che sia non solo sbagliata, ma inaccettabile l'idea stessa che ai lavoratori, attraverso accordi sindacali, venga impedito di poter scegliere liberamente e in modo democratico la propria rappresentanza. Ritengo che questo non sia un tema solo ed unicamente sindacale, ma credo che chiami in causa anche le responsabilità della politica e delle Istituzioni. Quindi, per concludere, credo che oggi, in questa sede, quello che interessa sia capire che cosa si possa fare dal punto di vista politico-istituzionale, sapendo che il problema non sono solo i lavoratori di Mirafiori; noi abbiamo un problema che riguarda la collettività, la società torinese, se è vero il peso che queste attività hanno per il futuro di questo territorio, anche perché in questi anni troppe occasioni sono già state perse: penso alla vicenda dei Carrozzieri, che qualcuno ha già citato. Credo che, tanto più adesso, con le incertezze oggettive che vediamo, non sia più sufficiente, dal punto di vista delle Istituzioni, consigliare agli altri che cosa devono o possono fare, o limitarsi ai pur importanti buoni auspici: c'è bisogno di assumersi le responsabilità. E, se è vero che anche la vicenda di Termini, di queste ore, può rappresentare un cambio di passo, dal punto di vista del ruolo delle Istituzioni, e soprattutto del Governo, io credo che lo stesso impegno e la stessa capacità di modificare i propri comportamenti, in relazione all'evolversi delle cose, sia un problema che riguarda anche la realtà torinese. Lo dico perché intorno a queste vicende, se c'è una parte che ha pagato e sta pagando dal punto di vista sociale, è quella dei lavoratori. Gli accordi sindacali che si volevano imporre sono stati imposti, e io credo che per quanto riguarda il problema di chiedere all'azienda un'assunzione piena di responsabilità rispetto agli annunci più volte fatti e non ben identificati, in questo ho opinioni diverse da chi mi ha preceduto, negli accordi sindacali, che parlano molto precisamente degli obblighi dei lavoratori, in maniera molto meno precisa degli obblighi dell'azienda; io credo che da questo punto di vista, se è vero il quadro che io qui ho sentito descrivere, sia assolutamente decisivo che l'azienda - e se l'azienda non lo fa, lo faccia la politica, lo facciano le Istituzioni - trovi il modo di far sì che, così come accade in altri Paesi, non ci si limiti ad attendere che le aziende facciano le cose che dicono, ma in qualche modo si mettano in gioco per costruire le condizioni perché alla fine le grandi scelte siano fatte da chi ha l'investitura democratica da parte dei cittadini, senza ledere la libertà di impresa privata nei confronti di nessuno, ma non dimenticando mai che anche oggi questo Paese per la FIAT è un luogo importante, non solo per le attività che svolge, ma anche per il mercato che l'Italia per questa azienda continua a rappresentare. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Concedo alla signora Nina Leone un ulteriore minuto, anche perché chi l'ha preceduta ha esaurito il tempo a disposizione. LEONE Nina (Delegata RSU FIAT Mirafiori Carrozzerie FIOM-CGIL Torino) Grazie. Ringrazio anche per l'opportunità che ci viene data. Poiché gli argomenti sono già stati tutti trattati, cercherò di dare in breve un piccolo spaccato della gravità di quello che vivono i lavoratori, a questo punto, perché i lavoratori che (la metto in questo modo), sotto ricatto, almeno dal nostro punto di vista, hanno votato sì a quell'accordo, speravano e pensavano che dal giorno dopo avrebbero iniziato nuovamente a lavorare, invece, alla fine, si ritrovano con la cassa integrazione, per cui da gennaio fino ad oggi hanno lavorato qualcuno soltanto 91 giorni e qualcuno 43 giorni, con uno stipendio di 800-900 Euro e con le spese e i mutui che si ritrovano ad affrontare, e che poi, alla fin fine, non riescono ad arrivare a fine mese. Questa è la condizione in cui si ritrovano. Quello che noi chiediamo - lo chiediamo sia al Comune che a tutte le Istituzioni - è un impegno a sollecitare FIAT affinché faccia chiarezza e anticipi le entrate in produzione dei nuovi modelli, per garantire la piena occupazione di Mirafiori e di tutte quelle aziende che sono collegate, cioè quelle della componentistica. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Ha chiesto di intervenire il CNA. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Chiedo, correttamente, come è stato fatto fino adesso, di non stimolare il dibattito con parole improprie. Siamo stati sereni e armonici fino adesso, ognuno ha detto quello che pensava, anche nel contraddittorio, ci sta bene, però non andiamo oltre, gentilmente. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). La parola, per una brevissima replica, alla signora Leone. LEONE Nina (Delegata RSU FIAT Mirafiori Carrozzerie FIOM-CGIL Torino) Ho detto "dal nostro punto di vista", quindi, se è dal nostro punto di vista, possiamo anche averlo vissuto in questo modo. Perché se poi si dice "O questo o noi andiamo via", lo si può anche vivere come una forma di ricatto. È solo questo. Grazie. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Grazie. Le parole comunque hanno un peso. La parola al dottor Paolo Alberti, Segretario Provinciale CNA-APT. ALBERTI Paolo (Segretario Provinciale CNA-APT) Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media Impresa, Associazione Provinciale di Torino. Ringrazio il Presidente del Consiglio Comunale ed il Sindaco. Io credo che il dibattito di oggi e le modalità con le quali si sta sviluppando, se lei mi permette, signor Presidente, stiano dentro ancora a una vecchia logica molto fordista, con la quale si affrontano i problemi di questa città. Io non voglio, col mio brevissimo intervento, sollevare la FIAT, un'azienda - noi rappresentiamo piccole imprese, microimprese - da responsabilità di carattere generale, come responsabilità sociale di un'impresa, ma certamente io credo che il futuro di Torino non possa solo essere pensato in termini del futuro della FIAT, prima di tutto perché io credo vi sia un problema riguardante un dato: noi siamo di fronte a un calo fortissimo del mercato auto, nazionale ed internazionale, siamo di fronte a situazioni dove, comunque, la concorrenza porterà sempre di più medie e grandi imprese, (soprattutto grandi imprese globali) a delocalizzarsi per essere competitive. Vedo che i signori FIAT non hanno molta attenzione ai temi dei piccoli. Ora, il punto è: credo che in passato la FIAT abbia avuto molto dallo Stato italiano - abbiamo i dati -, non credo che abbia avuto poco. Credo che in quei periodi, se parliamo di politica industriale, forse un errore è stato quello che alla fin fine ci si sia ridotti ad un unico produttore di auto in Italia, quindi oggi, quando parliamo di auto in Italia, parliamo esclusivamente di FIAT. È questo che porta complessivamente il mondo delle piccole imprese e delle piccole imprese che operano nel tessuto torinese ad avere delle preoccupazioni rispetto al futuro FIAT, perché quando parliamo di FIAT parliamo di auto, ma quando parliamo di auto io non credo che possiamo solo parlare di Torino, dobbiamo parlare di Italia, da un certo punto di vista dobbiamo parlare di Europa e mondo, ma sull'altro versante dobbiamo avere presente un dato, che io vorrei ricordare in modo particolare agli amici delle Organizzazioni Sindacali e dei lavoratori, e riguarda anche i dipendenti che operano nel settore auto. Molte volte non ci si accorge di come il mondo anche a Torino sia profondamente cambiato. Nel manifatturiero i dipendenti del settore che opera, collegato all'Automotive, al di sotto dei 50 dipendenti, sono ormai la maggioranza. È un dato completamente diverso da quello che avevamo negli anni Settanta e negli anni Ottanta. Peccato - e io ogni tanto lo ricordo ad alcuni amici - che, quando chiude un'impresa di 20, di 30 o di 40 dipendenti, non se ne accorge nessuno, cioè non fa titolo sui giornali e quindi si discute solo di imprese da 300 dipendenti, della Bertone, di Mirafori e di quant'altro. Peccato che, se poi prendete i dati che sono stati riportati in interventi di Sindaci e in interventi delle Organizzazioni Sindacali dei lavoratori, ormai vediamo come la maggioranza dei dipendenti opera nell'indotto. Come questo settore auto, è vero, produce il 6% del PIL, ma all'interno di questo 6% del PIL nazionale, in realtà diciamo che 1.300.000 unità lavorative sono al di fuori del Gruppo FIAT. E quando parliamo di auto - io di questo sono anche felice, ripeto e non voglio qui togliere a FIAT la responsabilità - in alcuni anni passati, quando molte imprese si preoccupavano relativamente alla presenza o meno di FIAT su Torino, di averne indirizzate molte di quelle piccole imprese e non essere, diciamo, unici su fornitori del Gruppo FIAT. Oggi sono imprese che hanno tenuto, che hanno un mercato, ma che stanno subendo, perché, qui si tratta di una politica industriale e nazionale mancata, mentre una politica industriale dovrebbe vedere un grande player globale come FIAT e anche costruire sistemi di relazioni. Oggi FIAT ha fatto una scelta, ha riportato all'interno del Gruppo sostanzialmente quelli che erano i cosiddetti primi fornitori, ma che su una scelta organizzativa FIAT erano stati, come dire, messi in outsourcing relativamente al Gruppo... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere, dottor Alberti. ALBERTI Paolo (Segretario Provinciale CNA-APT) ...questo, chiaramente, crea problemi su un tema, quello dei termini di pagamento. Il dottor Marchionne, in un'assemblea di Confindustria di un anno e mezzo fa a Parma, si stupì quando i piccoli imprenditori, anche di Confindustria, sollevarono questo tema, che eravamo, ormai, arrivati ai 300 e più giorni sui termini di pagamento, e la mia risposta è stata: a Torino siamo stati ormai da dieci anni, se non di più, ampiamente abituati a superare i 300 giorni dei termini di pagamento. Quindi, io credo, se mi dà ancora un minuto, che le Istituzioni dovrebbero essere attente, perché non è solo un problema di rapporti tra imprese, ma è essere attenti a come noi dobbiamo discutere, forse su un Tavolo - non di FIAT -, ma che le Istituzioni che discutano su un Tavolo e non solo per riportare sulla vicenda TNE, ma guardando anche sul fatto che oggi in TNE non c'è un'impresa che aveva aderito all'operazione TNE, tant'è che si porta giustamente il Politecnico di Torino per oggi e basta... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere. ALBERTI Paolo (Segretario Provinciale CNA-APT) ...ma avere, invece, un Tavolo, dove discutiamo sul futuro dell'auto, che, abbiamo visto, a Termini Imerese FIAT se ne va, ma spero, e lo auguro per quei lavoratori, forse arriverà un assemblatore di auto, perché forse in futuro l'auto sarà sempre più gruppi di assemblaggio e un po' meno gruppi che fanno tutto. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Sono conclusi gli interventi delle categorie, delle parti sociali e degli imprenditori che hanno richiesto di intervenire. Iniziano adesso degli interventi dei Gruppi Consiliari Comunali secondo la scaletta che già i Colleghi conoscono. La parola, per il primo intervento, al Capogruppo del Gruppo Torino Libera, Ferdinando Berthier. BERTHIER Ferdinando Ringrazio tutte le parti che sono convenute in questa giornata. Il 2012 è molto vicino, è dietro l'angolo, è fra un mese, quindi io spero che tutto questo ottimismo sia quantomeno concretizzato a brevissimo. Quindi, dovremmo sentire delle buone notizie a brevissimo, forse sotto l'albero di Natale, però, senza ombra di dubbio, la vicenda della FIAT è piena di demagogia. In buona sostanza, la FIAT ha lasciato Torino nei primi anni del '90, quando il Consiglio Comunale approva il nuovo Piano Regionale Generale, che prevede che quell'area, cioè Mirafiori, venga trasformata da industriale a terziario. Di questa variazione di destinazione d'uso è stata, poi, avviata anche un'operazione di tipo TNE, con tutte le problematiche e i costi esasperati, pagati dal pubblico. Tra l'altro, questi contenuti, da parte dell'Amministratore Delegato della TNE, si possono rileggere, se a qualcuno fosse sfuggito o comunque non ne avesse memoria, sul sito del Gruppo Torino Libera. In buona sostanza, io credo che la classe politica torinese abbia una qualche responsabilità di quello che sta succedendo e di quello che succederà, poiché ha avallato un progetto, da parte della FIAT, a medio-lungo termine, solo che il medio termine è già superato e il lungo termine mi sembra che sia in vista di arrivo. Per cui la politica torinese ha avallato questo progetto, pur considerando di mantenere ancora poi sul territorio e su Torino le teste pensanti del Gruppo. A questo punto, però, vorrei ancora fare un accenno, tipo il rilancio dei progetti dell'auto, che sono stati discussi in sedi istituzionali (prima fra tutte quella del Politecnico), portati avanti dal signor Francesco Profumo nel progettare un'incubatura aziendale dell'indotto dell'auto. Peccato che non l'ha fatto con la FIAT, ma l'ha fatto con la Opel; in più, come se non bastasse, è giusto e forse è lecito, la Città di Torino gli ha anche messo a disposizione un'area. A questo punto, il ruolo di Francesco Profumo, che è stato promosso a Ministro Tecnico, con tutte le perplessità che ne derivano, è sulla linea della cultura industriale che ha guardato ben di più alla Germania anziché all'Italia e, quindi, alla FIAT. Quello che mi chiedo è: ma i Sindacati tutto questo lo sapevano o l'hanno dimenticato, o l'hanno tralasciato, o l'hanno superato? Non lo so. Così, uguale, anche la politica, credo che la politica italiana fosse ed è a conoscenza e abbia coscienza di quello che sta succedendo, di quello che andiamo a percorrere, anzi lo stiamo già percorrendo e, man mano che andiamo avanti, questo tracollo - perché ci stiamo dentro tutti quanti - sarà sempre più evidente. È chiaro che giornate come questa forse dovevano essere vissute vent'anni fa, quando dovevamo mettere dei paletti e dovevamo capire come saremo andati avanti. D'altronde la stessa FIAT ha beneficiato per anni, per 50 anni, di erogazione di contributi, quegli stessi contributi che oggi il nuovo Governo sta di nuovo pensando di erogare alla FIAT; peccato che poi, magari, questi utili, questi proventi o questi contributi saranno girati verso l'India, la Cina, l'America o magari anche la Polonia. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Era iscritto, come intervento, il Capogruppo del Gruppo Misto di Maggioranza, Giovanni Porcino, ma non lo vedo, quindi andiamo oltre. La parola al Capogruppo del Gruppo FLI Verso il Terzo Polo, Federica Scanderebech. SCANDEREBECH Federica Io ho fortemente voluto questo Consiglio Comunale, perché sono preoccupata di quanto sta succedendo nella nostra città, a Torino, in particolare come Amministratrice di questa Città. Vorrei portare all'attenzione di quest'Aula il fatto che uno dei consulenti di Obama sia un giovane lombardo - ripeto, un giovane lombardo -, che ha brevettato una batteria ricaricabile in pochi secondi, che può essere applicata alle autovetture a impatto ambientale zero. Questa è una dimostrazione di come noi non siamo più in grado di investire sul nostro territorio. Dico "noi" non solo come FIAT (Fabbrica Italiana Automobili Torino), ma anche come Amministrazione: evidentemente non siamo più in grado di investire sul nostro territorio, e da ciò deriva una ovvia fuga dei cervelli. La mia preoccupazione nasce dal fatto che io non so e non vedo quale sia il futuro dei nostri giovani all'interno della nostra città; giovani che, finiti gli studi, non riescono a integrarsi nel mondo lavorativo, giovani che, un tempo, avevano più certezze grazie alla speranza di occupazione che garantiva la FIAT fino a qualche anno fa. È ovvio che la conseguenza di questo scenario delineato e dello scenario che tutt'oggi si vede qui a Torino non solo sia la fuga dei cervelli, ma anche la rassegnazione di molti giovani ad essere disoccupati e ad essere perennemente iscritti agli Uffici di Collocamento, in attesa di una, anche seppur precaria, collocazione. Ma spesso viene detto: la nostra Città non ha più competenze per investire, non ha più il potere di dare nuovi posti di lavoro ai giovani. Figuriamoci chi, attualmente, è in cassa integrazione o sta perdendo il proprio posto di lavoro. Quindi, questo è sintomo che vi sia un sistema che non funziona, un sistema che in primis la politica deve cambiare, investendo su altri settori, se - e dico "se" - ciò può creare nuovi posti di occupazione. Reputo sia una vergogna che il tasso di disoccupazione di Torino sia del 32,5%, mentre il tasso di disoccupazione italiano sia inferiore e sia al 25,4%. È questo, signor Sindaco, che noi dobbiamo combattere. È questo, signor Sindaco, l'impegno che noi qui, oggi, anche dobbiamo fare nei confronti di tutti i nostri giovani, ossia quello di garantire un futuro migliore per tutti i nostri giovani e anche per i lavoratori che tutt'oggi stanno lavorando e non stanno più lavorando, a causa della cassa integrazione e a causa dei vari licenziamenti. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Capogruppo del Gruppo Di Pietro-Italia dei Valori, Giuseppe Sbriglio. SBRIGLIO Giuseppe Ringrazio il Presidente e le Autorità presenti. Al di là delle parole, tutti noi sappiamo benissimo quanto l'Italia sia importante per la FIAT e quanto la FIAT sia importante per l'Italia, per Torino e non da oggi. Lo dobbiamo dire fuori dalle polemiche e con un certo orgoglio reciproco, perché l'Italia ha bisogno di una grande azienda automobilistica e la FIAT ha bisogno di un mercato. Non dimentichiamo mai che FIAT vuol dire "Fabbrica Italiana Automobili Torino", l'hanno già detto sia l'Azienda che alcune Autorità presenti. Nel 2004 la crisi della FIAT era dovuta a un problema tutto interno all'azienda: era rimasta per troppo tempo isolata e chiusa su se stessa, in qualche modo anche protetta tra le mura domestiche, e aveva perso il contatto con la realtà del mercato. Quello che è emerso da questa esperienza è che le vere cause delle grandi perdite operative della FIAT non stavano nel costo del lavoro, che rappresenta il 6-7% del totale del costo del prodotto; le cause andavano cercate altrove. Non è il costo del lavoro, di per sé, che fa la differenza tra un'azienda competitiva e una relegata ai margini del mercato, ma non può neppure essere visto come un valore assoluto e isolato dal resto. Diventa un problema quando il mercato per i nostri prodotti è sottoposto a cambiamenti strutturali e permanenti; diventa un problema quando non è collegato a indici di produttività e di utilizzo degli impianti. Il cammino di risanamento e di crescita, iniziato nel 2004, è stato bruscamente interrotto dallo scoppio della grande crisi internazionale. Il raggiungimento di tale risultato è condizionato dal concorso di tutte le componenti sociali nell'assicurare la governabilità dei siti produttivi e l'attuazione degli accordi raggiunti con le parti sindacali, al fine di garantire un'adeguata flessibilità operativa. Fabbrica Italia non può essere solamente una dichiarazione d'intenti, deve essere una dimostrazione dell'impegno della FIAT verso il Paese. Torino e il nostro Paese non possono permettersi di vedere ridotta la nostra forza lavoro nel momento peggiore della crisi, ciò renderebbe impossibile lavorare alla realizzazione delle condizioni per crescere in futuro. La FIAT deve sentirsi impegnata alla costruzione di un grande Gruppo internazionale, anche grazie agli accordi raggiunti con il Sindacato e la maggioranza dei lavoratori, per garantire prospettive solide e durature e per creare benessere nel territorio in cui operiamo. Così come devono sentirsi impegnati tutti, a cominciare dagli Enti Locali del nostro territorio al Governo e a costruire le condizioni affinché il nostro Paese mantenga una forte base industriale. Tutto questo deve avvenire salvaguardando diritto e unità delle Organizzazioni Sindacali. L'Italia ha bisogno di Torino. Torino ha bisogno della FIAT. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Avrebbe dovuto intervenire in scaletta il Consigliere Alberto Musy, Capogruppo del Gruppo UDC e Alleanza per la Città - Verso il Terzo Polo, ma ha giustificato l'assenza. Quindi, interviene ora un membro Consigliere del Gruppo Sinistra Ecologia Libertà con Vendola, Marco Grimaldi, a cui poi seguirà il Capogruppo. La parola al Consigliere Grimaldi. GRIMALDI Marco Presidente, Consigliere e Consiglieri, Cittadine e Cittadini, auspichiamo che sin da subito oggi si possano deporre le armi di "distrazione di massa". Pur di non parlare di politiche industriali, investimenti e ricadute occupazionali, economiche e sociali, il Paese ha subito la retorica sui fannulloni di Pomigliano, sui sindacalisti che non si assumono responsabilità, su profitti brasiliani che pagano le perdite italiane. Nel frattempo, questa offensiva culturale ha ottenuto un mondo del lavoro più povero e diviso, la sospensione del Contratto Nazionale dei Metalmeccanici e una legge "ad aziendam" che cancella decine di lotte, decine di anni di lotte e diritti conquistati nel dopoguerra. Anche a Torino Marchionne, dopo aver disertato per anni il C.d.A. di Torino Nuova Economia, annunciando che FIAT non potrà operare in Italia in un quadro di incertezze che l'allontanano dalle condizioni esistenti di tutto il mondo industrializzato, è riuscito ad inaugurare la Cittadella della Mobilità Sostenibile senza far cenno al ricorso al TAR di FIAT sulla Variante sull'area di Mirafiori, senza un chiarimento sugli investimenti in ricerca ed innovazione su quell'area, dimenticandosi tutti gli impegni presi negli scorsi cinque anni. Immaginiamo che la strategia dello sfogo sia servita a prendere tempo e a rinviare gli impegni presi, ma l'Italia e questa Città hanno bisogno di certezze e, da quello che si evince di definitivo e perentorio, non sono che altri 20 mesi di cassa integrazione. Nel 2012 Mirafiori vedrà la propria produzione ridursi ulteriormente. Secondo le stime del Lingotto, dalle linee di Mirafiori usciranno 59.600 vetture. Solo un anno fa i piani operativi di FIAT indicavano per il 2011 un volume produttivo di 83.000 unità, riviste poi a settembre in 68.000. Vorremmo che questa giornata servisse prima di tutto ad accelerare gli investimenti e a conoscere, una volta per tutte, i veri piani della FIAT sul futuro dell'Automotive a Torino e nel Paese. Pertanto, sottoponiamo a questo dibattito e a questo importante Consiglio Comunale aperto, che abbiamo sollecitato, i seguenti punti sui quali desideriamo risposte, se è possibile per le rispettive competenze, da parte del Responsabile delle Relazioni Industriali, Paolo Rebaudengo, e dal Sindaco Fassino per le parti che riguardano il ruolo della Città. La prima: il dibattito istituzionale torinese non si è mai spinto oltre l'affermazione "la testa della FIAT non abbandoni Torino". Sarebbe paradossale che un Ministro di un Governo tecnico spieghi a tutti noi qual è il vero ruolo della politica. La testa, o meglio dire, una parte nevralgica della sua capacità progettuale e costruttiva, potrà rimanere a Torino se al riguardo verrà definito un progetto industriale per il futuro di Mirafiori nel suo complesso, non solo per le Carrozzerie, ma per i 15.000 dipendenti FIAT a Torino, per non parlare delle decine di migliaia di persone che lavorano nell'indotto. A tal proposito FIAT ricordava a tutti noi, nella pubblicità di Fabbrica Italia, che le cose che creiamo ci dicono cosa diventeremo: ecco, cosa diventeremo producendo Suv con il marchio Jeep? Che idea di futuro passa da una piattaforma di un'auto creata nell'Illinois, che percorre 7.000 chilometri per essere assemblata a Torino e che sarà, poi, rivenduta, per lo più negli Stati Uniti? 2) Negli scorsi anni la Città ha investito con la Provincia e la Regione e si è indebitata per comprare le aree di Mirafiori e per creare la Cittadella della Mobilità Sostenibile. Come pensa FIAT di ripagare questo sforzo? Siete ancora propensi al ricorso al TAR contro la Città di Torino? 3) Il Presidente della Repubblica ha più volte ribadito che, per uscire dalla crisi, serve una comune assunzione di responsabilità, nel segno dell'equità e della coesione sociale. FIAT assumerà l'impegno di rispettare la pluralità sindacale e la democrazia nei luoghi di lavoro? Vi sentite ancora di ribadire che il futuro di questo Paese appartiene a tutti noi? FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Il Capogruppo Curto aveva chiesto di intervenire successivamente, però, non essendovi l'accordo dei Gruppi, le chiedo di intervenire adesso. CURTO Michele Noi consumiamo questo dibattito in un momento di crisi economica per l'Europa importante, che segna il passo. Un'Europa che non è stata in grado di costruirsi politicamente, ma, semplicemente, finanziariamente. Un'Europa che, lo voglio ricordare e dire, anche con forte spirito autocritico, per le nostre culture politiche fino a pochi anni fa era governata prevalentemente da Governi di centrosinistra. Noi oggi consumiamo questo dibattito, qui a Torino, dopo che, un anno fa, eravamo prigionieri di una sfida nella città stessa, sembrava che ognuno dovesse pronunciarsi in questa città su come avrebbe dovuto votare, come avrebbe dovuto consigliare quegli operai di votare al referendum di Mirafiori. È passato un anno da allora, e dal 1° gennaio al 30 settembre a Mirafiori si è lavorato 35 giorni su 205. Eh già, quegli operai e quelle operaie, su cui si è scaricata la tensione di un'intera città, poi sono stati dimenticati, senza poter lavorare, e noi qui, la politica, a discutere in questa crisi europea. Vedete, quando Obama ha messo i soldi, in America, ha chiesto una cosa che si chiama il Piano Industriale: alcune centinaia di pagine. E dentro quel Piano Industriale ha chiesto a tutti quanti, ha chiesto all'azienda di portare in America il know-how, le conoscenze, lo sviluppo. Ecco, io credo che noi oggi, in questo Consiglio Comunale, oltre che chiedere alla FIAT, dobbiamo analizzare qual è la situazione e capire che la testa di questa azienda è già a Detroit e che, se non facciamo in fretta, rischiamo di perderla tutta. Qualunque tecnico di fabbrica, qualunque capo del personale, qualunque operaio, qualunque imprenditore sa benissimo che la fabbrica che era emersa da quel referendum era una fabbrica ingovernabile. Come mi disse il mio papà, operaio di fonderia, non si governa una fabbrica quando la maggior parte dei tuoi operai, dei tuoi addetti alla catena di montaggio, dice che non può riconoscere il sistema che tu gli vuoi dare per gestire l'azienda. Tutti quanti noi ci chiedevamo che cosa sarebbe successo in questo 2011 e abbiamo scoperto che, in realtà, non c'era un progetto di fabbrica, bensì c'era un progetto ideale, anzi, vorrei dire ideologico, molto chiaro, rappresentante di un'idea non tanto di industria, quanto più di finanza. Nessun impegno industriale, ma tanti, tantissimi impegni - lo si ricordava prima - per i lavoratori. Lavoratori - e io credo che questo ce lo dobbiamo dire - che sono uomini e donne. Viviamo in un'epoca strana, in cui le merci si animano e prendono vita attraverso il marketing e la pubblicità, e gli uomini e le donne che li producono diventano invece dei fantasmi inanimati, senza storia, e diventano numeri. Allora, diamoli i numeri di quelle donne e di quegli uomini, i numeri di questo anno. Alla Carrozzeria 149 giorni di Cassa Integrazione e 91 giorni di lavoro; 197 di cassa integrazione e 43 di lavoro sulla seconda linea Idea e Musa. Dal 2009 ad oggi quei lavoratori hanno perso 12.000,00 Euro, questi sono dati inediti per i giornalisti, 12.000,00 Euro di reddito netto. 12.000,00 Euro di reddito netto in busta paga! Ecco, molti di loro vivono con 790,00 Euro al mese di cassa integrazione. Adesso io chiedo a questo Consiglio Comunale, al mio Sindaco, ma anche a questa Azienda, che è venuta qui oggi a confrontarsi con noi e domani lo farà con le Parti Sociali: ma questo è o non è un problema per la nostra città, per il nostro Paese, per un sistema industriale ed economico? E, visto che ieri a Termini Imerese si è dimostrato come è possibile e cosa può fare la politica, quando riprende una sua autorevolezza o un minimo di dignità, e si è fatto, come qualcuno ha detto, in tre ore quello che non si era fatto in tre anni, cosa farà la nostra politica del territorio? Cosa chiediamo, Sindaco, a questa Azienda? E come la richiamiamo alle sue responsabilità? È o non è un problema di questa Azienda il reddito di quei lavoratori, quando questa Azienda ha scelto deliberatamente di rimandare di un anno le produzioni e di allungare di un anno la cassa integrazione? Io credo che poi esista un'altra grande questione - ne siamo stati sollecitati - ed è il tema della democrazia. Con l'articolo 8, un anno fa, parlavamo sempre del modello Pomigliano e si diceva: "È un unicum". Poi si disse. "Pomigliano non si iscrive a Confindustria". Poi abbiamo scoperto che, invece, FIAT esce da Confindustria, quel contratto esce da Confindustria. Oggi scopriamo che quel contratto è la norma. Ma, soprattutto, scopriamo che in quel contratto non c'è più spazio per la rappresentanza scelta dai lavoratori e scopriamo, soprattutto, che il Parlamento ha ratificato questa scelta attraverso l'articolo 8. In 20 anni di storia la democrazia e la Costituzione hanno varcato i cancelli delle fabbriche. In 12 mesi quella democrazia e soprattutto la Costituzione è stata sbattuta fuori dai cancelli delle fabbriche. Io credo che questo sia un grandissimo problema democratico in questo momento nel Paese, in cui gli spazi democratici si restringono ovunque, ed è un problema di cui dobbiamo farci carico tutti e tutte. È un problema di cui quegli operai si sono fatti carico per noi e quindi che la politica se ne senta responsabile. Si diceva una volta una frase meravigliosa: "Volevano le braccia, sono arrivati gli uomini", quegli uomini e quelle donne a Pomigliano e poi a Mirafiori hanno riaperto il senso della democrazia in questo Paese ed è per questo che noi, come Sinistra Ecologia e Libertà, raccoglieremo nelle piazze d'Italia le firme per una legge sulla rappresentanza, per riportare la democrazia oltre i cancelli di quella fabbrica. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La invito a concludere. CURTO Michele Pochi giorni dopo quel referendum andavamo alle elezioni e con le primarie sceglievamo il Sindaco di questa città. Avevamo consigliato a quegli operai cosa fare. Sindaco, oggi lei chiuderà questo Consiglio Comunale, parlerà per ultimo dopo l'Azienda. Le chiediamo di rappresentare con autorevolezza questa Azienda, dopo aver consigliato agli operai cosa fare, quali sono le responsabilità di un Gruppo industriale, che ha fatto la storia di questa città, e quando si fa la storia non si può semplicemente alzarsi e andarsene. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Bertola. BERTOLA Vittorio Mi dispiace cominciare con una nota forse un po' spiacevole, però non si può non notare la contraddizione in termini tra un Consiglio Comunale aperto ed il fatto che questo Consiglio si debba svolgere dietro le barriere e lo schieramento di polizia. È un brutto segno dei tempi, su cui, forse, dovremmo cominciare a riflettere tutti. Secondo noi, il ruolo della politica non è quello di prendere le parti di nessuno: né dell'Azienda, né dei lavoratori; non è quello di bussare alla porta e chiedere gentilmente udienza e non è neanche quello di fare trattamenti di particolare favore, che, purtroppo, in questa Città sono stati fatti spesso, senza voler rivangare cose che già sono state dette (ad esempio, in occasione delle aree TNE, in occasione dell'operazione commerciale sullo Stadio Delle Alpi e persino in occasione del sottopasso per il centro commerciale del Lingotto, così come in tante altre occasioni). Crediamo che, invece, la politica debba pretendere delle risposte da tutte le parti sociali (non solo dall'Azienda, ma anche dai Sindacati) e debba garantire il rispetto delle regole e degli impegni presi. Quindi, oggi siamo qui per chiedere chiarimenti su questo (naturalmente, se vorranno essere dati); il ruolo della politica è anche quello di creare le condizioni affinché Torino sia un posto dove un'azienda, se vuole, può investire. Una grande azienda multinazionale, come ormai è la FIAT, investe secondo i criteri di convenienza ed il ruolo della politica è anche creare le condizioni del contorno affinché questi investimenti si possano verificare (che siano di FIAT o di qualsiasi altra multinazionale che voglia investire sul nostro territorio). Oggi, ci troviamo in una situazione di crisi epocale, in una crisi di sistema che ha numerosi aspetti: c'è un aspetto finanziario, che forse mette in discussione le basi stesse della finanza e della nostra moneta, e c’è un aspetto industriale, che forse riguarda più da vicino il problema odierno. Il problema è che il futuro non è nel modello di sviluppo attuale, ovvero il futuro è altrove, è in un modello di sviluppo diverso, che non è più basato sull'idea impossibile di una crescita continua della produzione (anche perché abbiamo finito sia le risorse del pianeta, sia lo spazio disponibile per nuove automobili e nuovi veicoli), ma in un modello di sviluppo diverso, basato sulla decrescita o, perlomeno, sulla stabilizzazione dell'economia e sull'ottimizzazione dell'uso delle risorse e dell'energia. Su questo, la FIAT potrebbe fare molto; per esempio, potrebbe essere un ottimo partner anche finanziario per finanziare la nascita di nuove imprese giovani, con meccanismi di venture capital, come avviene in molte altre parti del mondo (quindi, magari anche al di fuori del proprio core business) o per finanziare la nascita di aziende nuove ed innovative, nel Politecnico, da parte di giovani. Chiaramente, però la FIAT deve dare una risposta sul suo core business, deve dirci quali sono le sue strategie per sopravvivere e per produrre qualcosa che vada bene in un mondo post- picco del petrolio, in un mondo in cui la mobilità, fra 20 o 30 anni, sarà molto diversa da quella odierna, forse più collettiva e meno individuale. Quindi, quale può essere un prodotto da produrre a Mirafiori che vada bene per i prossimi 20 anni e non per i prossimi 20 mesi? Questa, purtroppo, è una risposta che non abbiamo ancora sentito, perché, onestamente, un SUV o una Jeep (o quello che sarà) non ci sembrano un modello di automobile che possa reggere ed essere competitiva sul mercato per i prossimi 20 anni, perché quel genere di veicolo non sarà più sostenibile molto presto, almeno nei Paesi sviluppati come il nostro. Inoltre, vi è un problema di crisi su un altro punto fondamentale (che molti hanno già citato), cioè quello delle relazioni industriali, del welfare e dei diritti. Su questo fronte, l'Italia si trova in una situazione di arretratezza drammatica, che è colpa un po’ di tutti (non solo delle imprese, ma sicuramente anche dei Sindacati). Siamo in una situazione in cui una metà dei lavoratori assunta ha dei diritti molto forti, che, però, restano sempre più spesso sulla carta (perché ormai con le chiusure, le delocalizzazioni e le rescissioni, questi diritti sono sempre più sotto attacco), mentre l'altra metà dei lavoratori è totalmente priva di qualsiasi diritto, vive nella precarietà e ormai non ha neanche più la speranza di costruirsi un futuro stabile. Siamo in una situazione un po’ assurda, perché, spesso, lo Stato paga la gente per non lavorare e, poi, si lamenta di non avere a disposizione i soldi per pagare altra gente che fornisca i servizi pubblici; forse anche su questo ci vorrebbe una riflessione. In uno schema del genere è positivo che si cerchi di andare avanti nelle relazioni industriali, di ridiscutere i contratti e via dicendo, però questo non può essere fatto unilateralmente, non può essere fatto senza una politica di concertazione che tenga conto delle esigenze e dei diritti conquistati fino ad adesso e che costruisca nuovi diritti e nuova qualità della vita. È sbagliato pensare di poter competere qui in Italia con la produzione in una direzione cinese, quindi con meno diritti e con una produttività basata su basso costo del lavoro e prodotti a basso valore aggiunto. Un Paese sviluppato deve competere sui prodotti ad alto valore aggiunto e sui prodotti innovativi, quindi deve farlo soprattutto sulla formazione e sul capitale umano delle persone. La vera ricchezza che ha il Gruppo FIAT a Torino è il suo capitale umano, la conoscenza e la competenza delle persone che ci lavorano, più che gli impianti che forse non sono neanche così aggiornati, per qualche mancanza di investimento. Ribadisco che è il capitale umano. L'altra domanda che vorremmo fare a FIAT è: come pensa di valorizzare questo capitale umano? Come pensa di fare a portare in questo nuovo modello di relazioni industriali e di lavoro tutti i suoi lavoratori e anche i fornitori dell'indotto, grandi e piccoli, senza lasciarne indietro nessuno? Perché la sfida per avere successo, in queste nuove condizioni, è questa: riuscire a valorizzare il capitale umano che abbiamo costruito tutti insieme, in 100 anni di vita dell'azienda a Torino. Quindi, che cosa succederà non solo della fabbrica, ma dei centri direzionali, dei centri di ricerca e della progettazione (perché, ormai, anche queste attività cominciano a essere messe in dubbio)? Noi crediamo che la FIAT abbia una grande responsabilità, ma non debba investire a Torino soltanto perché c’è la "T" nel nome, ma perché a Torino c'è la potenzialità per competere bene e per fare prodotti validi e di qualità per i prossimi 100 anni. È su questo ragionamento che vorremmo capire anche con FIAT che cosa può fare la politica e ragionare in un'ottica non di contrapposizione tra l'Azienda, i lavoratori e la politica, ma in un'ottica di collaborazione, che possa garantire un futuro a tutta la città. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio La Lega Nord è da sempre dalla parte dei lavoratori, ma, in questo contesto economico e sociale, stare dalla parte dei lavoratori non vuol dire essere contro FIAT (questo sempre che FIAT rispetti gli accordi presi e le promesse fatte). Per capire i diritti e i doveri dell'Azienda che, per anni, è stata la più importante del nostro territorio, dobbiamo partire dagli anni Settanta, quando impiegava circa 250.000 lavoratori interni e circa 350.000 lavoratori dell'indotto. Oggi, la riduzione ha portato a 70.000 dipendenti diretti e, parallelamente, se prendiamo in considerazione quanto FIAT ha ricevuto tra fondi statali investiti in rottamazioni, ecoincentivi, contributi per la cassa integrazione e la mobilità lunga, arriviamo ad una cifra valutabile intorno ai 110 miliardi di Euro, circa il 6% del PIL nazionale e, se lo andiamo a rivalutare ad oggi, è circa il 10% del PIL. Nonostante questo aiuto, FIAT si è trovata costretta a delocalizzare modelli importanti e storici in nuove fabbriche in Polonia, Brasile, Serbia e Cina, riducendo contemporaneamente il numero di addetti FIAT in Italia ed in Piemonte e colpendo duramente l'indotto che si è creato negli anni. Un motivo facilmente individuabile per questa decisione è il forte condizionamento ed il vincolo che FIAT ha dovuto rispettare per le normative sindacali, che differiscono da un panorama lavorativo internazionale fortemente concorrenziale e anche, oltre certi livelli, di concorrenza sleale. Le condizioni salariali all'estero sono, talvolta, molto più vantaggiose. In questa fase, il nostro compito è mirare all'eccellenza e alla qualità senza intaccare i diritti acquisiti negli anni dai lavoratori. Dopo una breve panoramica di cifre e di aiuti dallo Stato alla FIAT, occorre considerare anche che cosa cambia nella contrattualistica, una nuova frontiera giuslavorativa che reintroduce una contrattazione particolare e non più ristretta alla contrattazione nazionale di categoria come unica normativa esistente. Vediamo con sospetto questo tipo di accordo, che è più vicino all'ottica delle gabbie salariali, da sempre cavallo di battaglia del Sindacato padano, il SIN.PA., che si avvicina ad un buon compromesso (cioè, ad una via di mezzo) nella direzione di tener conto delle realtà territoriali come base degli accordi, fatto che incarnerebbe il nostro obiettivo come Lega Nord. La contrapposizione tra le classi operaie ed i padroni non ha più senso; oggi ha senso, invece, far nascere localmente quel punto di incontro tra diritti ed esigenze dei lavoratori e necessità delle aziende, che non devono essere costrette alla delocalizzazione per fredde regole di mercato, ma che devono poter sostenere la concorrenza internazionale. I nuovi contratti che FIAT ha proposto sono chiaramente costituiti nell'obbligo di ridurre un assenteismo considerevole, che ad oggi supera il 6%, e che giustifica al momento una migrazione verso stabilimenti all'estero. Queste regole, che colpiscono un assenteismo molto superiore alla media nazionale (che è del 3,5%), non possono che far bene al tessuto produttivo e alle condizioni di lavoro di chi si dà da fare all'interno delle fabbriche. FIAT, con il progetto Fabbrica Italia, ha promesso forti investimenti che, in periodi difficili per il mercato dell'auto e dell'economia in generale come questo, sono assolutamente necessari per riagganciare l'occupazione. È compito di tutti i livelli amministrativi farsi garanti dei diritti dei lavoratori e mediare con quanto FIAT vorrà ottenere, ma tenendo ben presente che il nostro dovere è quello di creare le condizioni perché FIAT non abbia interessi a trasferirsi lontano dalla nostra Torino e perché continui a lavorare in Italia e non solo con modelli di nicchia o con una sede amministrativa. Siamo favorevoli al progetto proprio perché può rilanciare l'economia italiana. FIAT sul territorio piemontese è anche un ritorno in termini di tasse, con la generazione di reddito ai lavoratori, con più gettito IRPEF da parte del lavoro dipendente ed un ritorno sul nostro Paese con entrate considerevoli. Ovviamente, ci aspettiamo che FIAT mantenga le promesse. Vogliamo conoscere i piani realizzativi, particolarmente in merito allo stabilimento di Mirafiori, ma FIAT deve assolutamente rimanere qui. Da parte nostra, come affermato in giornata dal Presidente della Regione Cota, è necessario fare squadra tra i vari livelli istituzionali, auspicando che gli interventi sul territorio vengano realizzati. La presa di posizione deve essere unanime, a sostegno di questi investimenti, e, attraverso questi, al lavoro. La nostra vocazione ed il nostro futuro territoriale devono essere fortemente produttivi, per questo concentreremo la nostra azione affinché la FIAT possa riconoscere ai nostri lavoratori un'occupazione che crei un utile comune e reciproco tra le parti per tutto il resto del contesto economico. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Dell'Utri. DELL'UTRI Michele Oggi, ci troviamo di fronte all'esasperazione della diversa vocazione strutturale, tanto della FIAT quanto delle Istituzioni. Mi spiego: la FIAT è un'impresa e come tale il dizionario Zanichelli definisce l'impresa come "Organismo economico composto di persone e di beni volti al raggiungimento dell'utile" e l'Istituzione come: "Organismo pubblico, composto di persone e di beni, volti alla tutela dei cittadini e al benessere globale del territorio". Quindi, non c'è alcuna connotazione morale in tutto ciò, c'è semplicemente un dato di fatto: le vocazioni strutturali sono diverse. Per 100 anni, queste 2 vocazioni hanno saputo trovare un terreno comune, che ha portato armonia e benessere tanto all'impresa quanto al territorio. Che cosa è successo che ha fatto sì che tutto ciò, progressivamente, si rovinasse? In primo luogo, la globalizzazione (iniziata nel 2000 o un po' prima) ha chiaramente obbligato a dimensioni infinitamente più grandi di quelle del confine nazionale; se, però, prima poteva essere una scelta individuale delle aziende, la crisi del 2008 ha portato tutto ciò all'assoluta urgenza. Un modo di dire del Presidente americano Obama è: "O cresci o esci". Credo che FIAT sia stata obbligata in tutto ciò e, nel giro di poco tempo, oggi ci troviamo ad avere, con orgoglio, la FIAT come proprietaria di una delle grandi aziende americane, essere presente in 50 Paesi nel mondo e, come Italia, avere un mercato oggettivamente internazionale. Tutto questo, però, è andato a scapito, da una parte, delle regole e, dall'altra parte, anche di uno Stato che, progressivamente, ha perso forza. Tuttavia, credo che l'accordo fra le varie parti, che per 100 anni è stato positivo e ha portato benessere a tutti, possa essere ritrovato. Però, ciascuno ha il proprio compito. Qual è il compito delle Istituzioni? Il compito delle Istituzioni, a tutti i livelli, è quello di ritrovare delle regole che attraggano le aziende in Italia. Questo è l'elemento base, perché, con lacci e lacciuoli che determinano delle difficoltà eccessive per qualsiasi impresa a distanziarsi e a venire dall'estero o di essere aperta, si possa pensare che si possa continuare a crescere. Non verrà nessuno, i cervelli continuare a fuggire e le nostre aziende continueranno a volersene andare. Per noi Istituzioni (ripeto, ai vari livelli), questo diventa l'imperativo categorico. È finita quella politica che il cantautore De Andrè diceva in una frase, che è diventata un simbolo: "Lo Stato si indigna, si impegna e getta la spugna con gran dignità"; è il mondo che l'ha fatta finire. O lo capiamo, o fra 10 anni ci ritroveremo nuovamente qui - chi ci sarà - non più come settima potenza mondiale, e questo nessuno di noi se lo può permettere. Andiamo al compito che credo debba avere FIAT: si deve ricordare di chi ha partecipato a farla diventare ciò che è, ricordando anche l'importanza della dimensione sociale dell'impresa, di quanto questo porti un beneficio anche economico, non soltanto a sé stessa, ma anche al territorio circostante in maniera inevitabile ed indotta. Per questo, quindi, l'incertezza non può essere accettata, perché l'incertezza è peggio di una cattiva notizia: non consente di pensare e di vedere oltre, mentre tutti (dall'Azienda, alle istituzioni, ai lavoratori) abbiamo necessità di vedere oltre. Quindi, è necessario capire. Sono convinto che questo incontro di oggi ed il fatto che tutte le forze in campo valutino l'importanza del fenomeno FIAT, tanto per l'Italia, quanto per la città di Torino, determineranno lo sprone per far sì che, tra 10 anni, continueremo a parlare di FIAT a Torino; una FIAT positiva, che porterà benefici a se stessa e a tutta la cittadinanza. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Purtroppo, devo cominciare il mio intervento rilevando che, in assenza di insperati colpi di scena dell'ultimo minuto, questo Consiglio aperto in realtà si rivela sostanzialmente un'occasione sprecata. È un'occasione sprecata perché, purtroppo, dobbiamo anche constatare il fatto che in una crisi epocale, come quella che sta vivendo in particolare la produzione manifatturiera dell'automobile sul nostro territorio, ogni protagonista che è presente in quest'Aula a portare il suo contributo (come veniva ricordato in altri interventi precedenti) ha una parte da svolgere, coerentemente con il proprio ruolo. Se le imprese, legittimamente, perseguono il proprio profitto e la competitività, perché lo devono fare rispetto ai propri soci e azionisti, se, doverosamente, i Sindacati tutelano i diritti acquisiti - presenti o futuri - dei lavoratori che rappresentano, la politica, invece (con particolare riferimento agli Enti Locali e, prima di tutto, al Comune di Torino, di cui siamo rappresentanti ed amministratori), dovrebbe mettere da parte gli steccati ideologici, le divisioni politiche, partitiche e faziose e garantire ai cittadini del proprio territorio quella forte tutela politica e territoriale in difesa degli interessi di quel territorio, quindi in difesa degli interessi dei propri cittadini. Parlando del tema in oggetto, dovrebbe intervenire in difesa del lavoro, del mantenimento del lavoro e anche del futuro del lavoro, collegato allo sviluppo, oltre che al mantenimento della produzione manifatturiera dell'automobile nella città di Torino. Non possiamo non ricordare che queste forze di minoranza, superando le diversità che le articolano (quindi, passando dal PdL al Movimento 5 Stelle, dalla Lega Nord al FLI) si sono ritrovate su un atto di indirizzo politico - una proposta di mozione - ed hanno cercato una convergenza con la maggioranza, proprio per andare nel senso di una difesa unitaria (non ideologica, ma pragmatica) degli interessi dei lavoratori di Mirafiori e dell'indotto della FIAT a Torino. Purtroppo, nonostante ci sia stata un'apertura da parte della maggioranza (a partire da SEL e da una parte del PD), c'è stata una parte maggioritaria della sinistra rappresentata in questa Sala Rossa che, invece, ha boicottato questa operazione e, di fatto, ha impedito che, oggi, la Città arrivasse a questo Consiglio aperto con una posizione unitaria e condivisa, senza entrare nel merito di soluzioni industriali strategiche o di piani di marketing automobilistici, ma solo per porre l'esigenza di fare chiarezza sul mantenimento dell'occupazione a Mirafiori e conseguentemente nell'indotto. Questo non è successo. Personalmente, auspico e confido che il Sindaco Fassino, nel suo intervento finale, unirà la sua voce all'intervento istituzionale - ma fermo e determinato - del rappresentante della Giunta Regionale, l'Assessore Porchietto, che ha parlato in termini molto netti in questa Sala. Purtroppo, non posso non rilevare che lo farà come Sindaco, lo farà come capo di una Giunta e forse di una maggioranza (che, comunque, si è spaccata su questo tema), ma non lo potrà fare, invece - come questa opposizione, a partire dal PdL, auspicava -, a nome di un'intera città. Oggi, questa è una sconfitta. Lo è, innanzitutto, per i lavoratori (mi permetto di sottolinearlo), a partire da quei lavoratori che con il referendum di Mirafiori hanno accettato dei grossi sacrifici in merito ai propri diritti sindacali e ai propri diritti di lavoro, per vedersi confermate la certezza e la sicurezza o, quantomeno, delle speranze e delle prospettive sul mantenimento del proprio posto di lavoro qui a Torino, nella fabbrica di Mirafiori. È andata così fino ad oggi e, quindi, cerchiamo di mettere da parte il passato; auspico che questa Sala ritroverà il coraggio del proprio ruolo, che è quello di dare degli indirizzi politici alla Giunta, e ritroverà il coraggio di difendere il lavoro di oggi e, soprattutto (lo dico da giovane), il diritto al lavoro per i giovani di domani. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Innanzitutto, vorrei salutare le Autorità presenti e le parti sociali ancora in Aula; vorrei rivolgere un saluto anche alle Forze dell'Ordine, che hanno garantito attenzione a questo Consiglio, e ai lavoratori che sono presenti sotto e a tutti i lavoratori della FIAT, perché va a loro tutta la nostra attenzione e, checché se ne creda, anche l'attenzione del Governo passato e quella che avrà il Governo attuale, perché sono al centro di tutta la nostra attività politica. È chiaro che questo Consiglio, probabilmente, non sarà ricordato nella storia per aver preso decisioni determinanti, ma credo che questo Consiglio potrà portare - e lo chiedo ai rappresentanti della FIAT - un messaggio all'Amministratore Delegato, Sergio Marchionne, perché il clima favorevole che lui auspica c'è in questa città. A parte qualche rara eccezione, devo dire che questo Consiglio dimostra questo. Il clima favorevole c'è in questa città perché la FIAT possa rimanere ed è questo che vorrei che voi faceste presente all'Amministratore Delegato, che, legittimamente, farà le sue scelte e a cui noi, come politica, come impresa, come Sindacato, dobbiamo chiedere unitariamente: “Dovete rimanere a Torino, perché è quello che noi vogliamo”. Certamente, la politica non può rappresentare la possibilità di creare degli ordini, perché ogni imprenditore è capace di andare sui mercati esteri e di creare degli ordini e fatturato; la politica, però, può mettere le imprese, come giustamente diceva qualcuno prima di me, in condizione di poter operare bene, di poter avere delle politiche industriali e di poter anche facilitare delle relazioni industriali. Le imprese, dal loro punto di vista, devono fare il possibile per realizzare quello che molti di noi hanno detto in questa Sala, cioè creare lavoro ed opportunità per i giovani; poi, ci sono le relazioni di una moderna collaborazione tra Sindacati, tra Azienda e Sindacati, che passa dal diritto e non passa dalla sua negazione, ricordando, però, che l'abuso distrugge il diritto. La nostra parte politica vuole contrastare gli abusi senza distruggere il diritto. Questa è l'essenza del nostro messaggio ai Sindacati, che ringrazio, in particolare quelli che, nel passato, hanno dato una mano alla FIAT, anche nel sostegno al referendum, che ha visto la vittoria dei “Sì”. Lo dico anche con molto rispetto per la loro coerenza e la forza (molte volte anche oltremodo impropria) con la quale lo propongono, però devo dire che sulla coerenza del Sindacato FIOM bisogna essere rispettosi. Al tempo stesso, chiedo loro che rispettino quello che è anche il messaggio del Presidente della Repubblica, cioè la coesione e l'unità nazionale; in questa sede, cito anche quello della Chiesa (perché può essere un riferimento morale, in certi momenti), ovvero di lavorare per il bene comune. Questo referendum, che è stato vinto dai lavoratori che volevano e vogliono poter lavorare, deve essere rispettato. Un'azione legale subito dopo la vittoria di un referendum, a mio giudizio, non è stata una scelta corretta, perché non è stata una scelta che poteva e che può portare benefici né ai lavoratori, né all'impresa, né a questa Città. Credo che sia ora di dire: “Basta”; lo dico con forza, lo dico al Sindaco, che è stato votato dalla maggioranza dei cittadini di Torino anche per far uscire la città da questa crisi, lo dico a tutti noi: dobbiamo smetterla di continuare a ragionare per corporazioni, che sono state e sono la rovina dell'Italia. Dobbiamo pensare di essere un popolo, di essere una Nazione, di essere tutti legittimamente dalla propria parte politica, con coerenza e lealtà, però, al tempo stesso, dobbiamo essere tutti consapevoli che l'Italia o cambia ora, o è destinata a finire, a prescindere dalle nostre posizioni. Questa è l'essenza di tutto quello che stiamo dicendo. L'Italia, così com'è - e lo ha detto qualcuno anche prima di me -, non può continuare a sopravvivere. Dobbiamo dare una svolta ed è questo che ci impegniamo a fare nel nostro piccolo, per quello che possiamo fare come Consiglieri Comunali, ma è quello che chiediamo ai nostri parlamentari ed è quello che chiediamo comunque alle forze politiche che sono sovraordinate a noi. Ho partecipato ai funerali di Giovanni Agnelli e c’era una folla immensa a rendere omaggio ad una persona che, pur con tutti i limiti di una persona umana, aveva dato sviluppo, benessere e denaro ad intere generazioni. Quel segnale lì, il segnale che i nostri padri o i nostri nipoti o le persone che credono in una città vera, penso che FIAT non debba dimenticarlo. Vi chiedo, come ha fatto il nostro Assessore Regionale Porchietto e la maggior parte delle forze politiche qui presenti, di dirci che cosa volete fare. Abbiamo creduto in voi, crediamo che la FIAT sia un'Azienda sana e che possa competere per diventare uno dei sei poli industriali mondiali dell'auto, come vuole Marchionne, però vi chiediamo di ricordare quello che è stata Torino per voi e quello Torino che vi ha dato. Nei prossimi giorni, vorremmo sapere che cosa intendete fare e impegnatevi concretamente su questa città, perché pensiamo che da voi possa ripartire il nostro sviluppo ed il benessere dei nostri cittadini. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Non utilizzerò tutto il tempo a me riservato, per lasciare la conclusione del mio intervento al Presidente della Commissione Lavoro, Domenico Mangone. È doveroso ringraziare tutti coloro che hanno aderito all'invito della Sala Rossa di trovarci oggi per discutere su un tema così rilevante. Credo che abbiamo fatto bene a convocare questo Consiglio aperto e credo che la discussione di oggi non sia stata inutile, perché riportare il ragionamento politico sul futuro della FIAT a Torino nella sede propria, cioè nella Sala Rossa, è un fatto importante anche dal punto di vista simbolico. Una premessa è doverosa: non avevamo e non abbiamo certamente la pretesa di risolvere i problemi che abbiamo sentito oggi, ma è bene che se ne discuta, che si affrontino e che ci si confronti, perché solo con il confronto è possibile evitare lo scontro, anche quando questo confronto diventa faticoso, lungo e, a certi tratti, estenuante. I problemi che abbiamo sentito questa sera sono tanti e sono enormi, forse anche più grossi di noi, ne siamo consapevoli. La FIAT ha rappresentato per Torino e per centinaia di migliaia di persone e di famiglie torinesi un'occasione di riscatto e di miglioramento di vita. Per generazioni di torinesi, la FIAT è stata la vita, non solo un luogo di lavoro: la casa, la scuola, le vacanze, anche gli affetti. Intorno a questa Azienda si è costruita la fisionomia di una città e dei suoi cittadini. Oggi, però, dobbiamo prendere atto che, nei fatti, la FIAT, come l'abbiamo conosciuta in questi anni, non esiste più; così come è cambiata Torino, è cambiata la FIAT, anzi, forse Torino è proprio cambiata perché è cambiata la FIAT. Oggi - ed è sotto gli occhi di tutti -, esiste un nuovo soggetto d'impresa, che è multinazionale e che compete sui mercati globali; lo dimostra il fatto che sia stata accelerata la scalata a Chrysler. L'Azienda è un'azienda nuova, che punta alla ripresa delle sue quote di mercato baricentrando i suoi sforzi sugli Stati Uniti. I competitors di FIAT presidiano il mercato europeo. Siamo consapevoli che Ford, GM, Toyota, Volkswagen sono i soggetti che, giorno dopo giorno, combattono con FIAT una vera e propria guerra di tipo commerciale e globale, in cui innovazione del prodotto, disponibilità finanziarie, logistica e condizioni politiche e sindacali - anche locali - possono diventare determinanti per il successo o l'insuccesso di un progetto industriale, per la vita o per la morte dell'impresa stessa. Dobbiamo anche prendere atto che il mercato dell'auto italiano è, ormai, un mercato di sola sostituzione, con volumi che si stanno ridimensionando, anche in prospettiva. Però, l'auto continua ad essere un settore ad alta intensità di manodopera e c'è una velocità crescente di avvicinamento del costo del lavoro nelle diverse aree produttive del mondo; quindi, il problema principale non è il costo del lavoro. Sul tappeto ci sono due questioni fondamentali (che sono emerse chiaramente nel dibattito di quest'oggi): il progetto Fabbrica Italia e la rappresentatività sindacale e le regole della democrazia nei luoghi di lavoro. Sono due questioni su cui bisogna essere molto chiari: non c'è progetto Fabbrica Italia senza un patto tra lavoratori e impresa, di cui tutti i Sindacati devono essere garanti. Ma, allo stesso tempo, non c'è tema di rappresentanza e discussione sui diritti democratici se manca il fondamento: il lavoro; infatti, se manca il lavoro, non ci sono lavoratori da difendere e tutelare. Ci sono delle responsabilità chiare - ed è bene dirlo - se, oggi, siamo a questo punto di conflittualità: dov'è stata la politica in questi anni di trasformazioni? Dov'è stata la Politica con la "P" maiuscola, quella alta, di prospettiva? Dove abbiamo nascosto la testa per timore di scontentare, da un lato, i poteri forti - che, peraltro, ci stanno dimostrando che tanto forti non sono - e, dall'altro lato, le lobby elettorali o sindacali di turno? Dov'è stato il Governo? Il conflitto sorto intorno alle vicende di Fabbrica Italia si sarebbe potuto ridimensionare in presenza di un Governo impegnato a sostenere - come peraltro è avvenuto e avviene negli Stati Uniti, in Francia e in Germania - i profondi processi di ristrutturazione del settore Automotive, attraverso la politica industriale ed una visione strategica all'altezza del potenziale manifatturiero dell'Italia. Invece, il passato Governo Berlusconi ha rimosso i programmi di politica industriale avviati dal Governo Prodi e si è dedicato unicamente a fare due cose. La prima: non fare nulla nell'illusione ideologica che "La miglior politica industriale è proprio non fare politica industriale" (cito testualmente l'ex Ministro Tremonti); la seconda: si è dedicato pervicacemente e - aggiungiamo - dolosamente ad alimentare la divisione tra le forze economiche e sociali di questo Paese, a dividere i Sindacati e a favorire il conflitto. Da ultimo, non pago, si è irresponsabilmente sottratto al compito politico di favorire l'innovazione delle regole della rappresentanza, della democrazia nei luoghi di lavoro e della partecipazione anche dei lavoratori alle scelte strategiche delle imprese. Noi, Città di Torino, siamo solo una piccola realtà rispetto a questi grandi temi, siamo un piccolo centro di interesse politico e territoriale; per dirla con un termine inglese, siamo un "local stakeholder" tra i tanti che sono coinvolti in questa partita, però riteniamo doveroso, proprio perché portatori di un interesse territoriale specifico, affermare con chiarezza alcune questioni: siamo consapevoli che l'idea che FIAT debba fornire un piano definito (come, forse, sarebbe avvenuto una volta) è complessa ed è difficile. Siamo consapevoli che Fabbrica Italia è un progetto e non un piano industriale tradizionale; siamo coscienti che il contesto competitivo internazionale e la variabilità e volatilità delle condizioni generali richiedono flessibilità e rapido adeguamento e crediamo anche che, a fronte della crisi globale e degli effetti sul mercato del lavoro che questa crisi produrrà, i sacrifici richiesti ai lavoratori con i nuovi contratti siano sacrifici difficilmente rinviabili per mantenere lavoro e salari adeguati. Oggi, però, sul progetto di Fabbrica Italia occorrono rassicurazioni ed impegni precisi. Vediamo i molti segnali positivi: Bertone a Grugliasco, la produzione della Panda a Pomigliano, l'integrazione con il Politecnico di Torino per l'alta formazione tecnologica a Mirafiori; non ci sarebbero stati questi ed altri progetti se l'orizzonte strategico di FIAT fosse il disimpegno produttivo nel nostro Paese. Ne siamo coscienti e riteniamo questi tasselli molto importanti per ricostruire un clima di fiducia tra tutti gli attori coinvolti. Ma, oggi, è opportuno che FIAT consapevolizzi che c'è un enorme problema di comunicazione pubblica di Fabbrica Italia, che sta lasciando i lavoratori, le imprese dell'indotto e le Istituzioni in un'incertezza che non aiuta a comporre i conflitti, ad identificare percorsi politici ed amministrativi adeguati ed a consentire che si sviluppino i progetti industriali della FIAT stessa; promuovere il confronto è meglio che avere lo scontro e conviene, anche dal punto di vista economico, innanzitutto all'impresa. Dobbiamo puntare al fatto che a Mirafiori rimangano gli investimenti programmati ed è importante per Torino che, nel 2012, partano le nuove linee che sono state annunciate. Questo territorio potrebbe non reggere la prova di un altro anno di traversata nel deserto. Occorre che su questo FIAT faccia chiarezza e dia segnali concreti. La Città ha fatto la sua parte ed intende continuare a farla, sostenendo ed accompagnando ogni possibile insediamento produttivo. La Città, però, ha esigenza, come ogni soggetto pubblico e per la natura stessa degli strumenti urbanistici che può mettere a disposizione, che vi sia da parte degli investitori un atteggiamento volto a farsi carico dell'interesse generale. Sappiamo che, oggi, in Italia le regole della rappresentanza e della democrazia nei luoghi di lavoro - seconda grande questione - del settore privato sono carenti e non assicurano, in particolare nel caso di divergenti posizioni tra Sindacati, sufficienti garanzie per la piena attuazione delle scelte industriali e per l'esigibilità dei contratti. Questa criticità non può e non deve costituire un freno allo sviluppo dell'impresa. Occorre mettere mano e semplificare le norme, dando garanzia ai lavoratori e alle imprese in un quadro normativo certo, tenendo conto che il mondo è cambiato, che l'economia si è globalizzata e che il rischio che il sistema Paese venga tagliato fuori dalla possibile ripresa economica è reale, ma occorre farlo, da parte di tutti, con spirito costruttivo e senza preconcetti. La risposta non è la conservazione dello status quo, ma l'adeguamento delle norme che regolano il lavoro ai tempi e alle condizioni economiche. Il diritto del lavoro va riformato ed aggiornato, garantendo, nel contempo, la salvaguardia dei diritti per chi li ha e l'estensione delle tutele per chi ne è fuori. Tutto il sistema delle imprese, compresa la FIAT, ha una grande responsabilità etica e sociale, a cui non si può sottrarre, soprattutto in un momento di forte asimmetria di potere tra aziende e Sindacati, come quello che stiamo vivendo. Questa asimmetria di potere viene certamente accentuata dalle divisioni sindacali. Il problema della composizione del conflitto e della coesione sociale è un problema che incombe sia sul Sindacato, che sull'Azienda e non si risolve con la logica della pistola alla tempia. Rispettiamo ma non condividiamo la decisione di uscire da Confindustria e, conseguentemente, di ridisegnare completamente il quadro dei rapporti sindacali nel nostro Paese. Ne prendiamo atto, ma ci auguriamo che si tratti di una fase transitoria e che si riparta dall'accordo del 28 giugno. Infatti, non ci pare il sistema migliore per risolvere i conflitti e consideriamo tale decisione potenzialmente destabilizzante dell'intero quadro nazionale di rapporti tra le parti sociali, in un momento già molto complesso ed aggravato dalla crisi economica ed occupazionale. Dobbiamo costruire le condizioni, affinché queste questioni non si risolvano nelle aule dei Tribunali, ma si risolvano con la politica. Queste questioni si risolvono con un rinnovato spirito di coesione sindacale e se c'è la disponibilità di tutti a fare un mezzo passo indietro per farne due in avanti. Per noi, prima viene l'interesse dei lavoratori, anche di quelli precari (che, oggi, sono fuori dal sistema delle tutele), e dopo vengono le questioni di principio. Una democrazia che non è nella possibilità di decidere è un danno per il Paese; un'impresa che non è in grado di avere un quadro di regole certe in cui muoversi è un danno, innanzitutto, per i lavoratori. Oggi, abbiamo un nuovo Governo che segna una profonda discontinuità. Il mio auspicio è di andare alla sostanza dei problemi con la disponibilità al cambiamento. La discontinuità governativa può segnare una discontinuità nelle relazioni industriali. Siamo fiduciosi, perché le personalità chiamate a dirigere, in questo momento, il Paese hanno profili e caratteristiche tra le migliori possibili. Questo Governo è nato con due grandi obiettivi: coesione sociale e crescita; dobbiamo essere consapevoli che ci può essere coesione solo riducendo i conflitti sociali e sappiamo che questo Paese non ha alcuna prospettiva di crescita senza la crescita del suo principale gruppo industriale. Il compito che attende il nuovo Governo e tutti noi è gravoso, ma non è impossibile. Nel nostro piccolo, da qui, modestamente come Consiglio Comunale, noi proveremo a fare la nostra parte. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Mangone. MANGONE Domenico Ringrazio il Presidente, il Sindaco, le Autorità e le forze sindacali ed imprenditoriali. Oggi è un giorno speciale, perché il Consiglio Comunale aperto è un evento eccezionale. Se, oggi, il Consiglio ha deciso di discutere un argomento come quello sulla FIAT è perché l'opinione pubblica ne sente l'esigenza e questa esigenza è stata trasmessa a noi che, in qualche modo, rappresentiamo questa città. Oggi, in quest'Aula, abbiamo discusso approfonditamente della questione FIAT. Ognuno di noi ha potuto confrontarsi con le opinioni degli altri; certamente, avremmo voluto sentire una maggiore riflessione da parte di chi, oggi, rappresenta il gruppo FIAT, il dottor Rebaudengo. Purtroppo alla domanda che è stata rivolta da quasi tutti gli intervenuti su che cosa vuole fare la FIAT, al momento non vi è stata alcuna risposta. Dottor Rebaudengo, questa è una risposta che si attendono non solo i Consiglieri Comunali e le forze sindacali, ma la attende tutta la città che è fuori da quest'Aula, perché, evidentemente, la città sta vivendo da troppo tempo nell'incertezza e questo crea un'attenzione che è opportuno evitare, affinché non si verifichino eventi spiacevoli. Noi, come Consiglio Comunale, abbiamo seguito e continuiamo a seguire le vicende del lavoro; nella Commissione Lavoro, che presiedo, sono stati auditi diversi lavoratori e abbiamo sentito le loro esigenze. Vorremmo tranquillizzare la città sul futuro del più grande gruppo imprenditoriale torinese, perché questi lavoratori, con le loro famiglie, hanno il diritto di sapere che cosa il futuro riserva loro. Stiamo vivendo una grande crisi finanziaria e ci auguriamo di uscire da questa crisi tutti insieme. Come diceva prima il Consigliere Lo Russo, non si esce da queste situazioni con gli strappi, ma con uno sforzo congiunto, tutti insieme. Oggi, questo Consiglio Comunale ha dimostrato che tutte le forze politiche, sindacali ed imprenditoriali sono nell'ottica di una convergenza ed è questa la direzione che è opportuno che seguiamo tutti insieme. Però, bisogna uscire dalla crisi migliorando le condizioni di lavoro dei lavoratori, perché non è più possibile confondere la flessibilità con la precarietà. È indispensabile che dalla precarietà si passi solo ed esclusivamente alla flessibilità e che il lavoro sia in qualche modo garantito ai lavoratori per proiettarsi e costruirsi un futuro. Bisogna che, in qualche modo, si pensi all'impresa ed al ruolo sociale dell'impresa; i lavoratori e l'impresa devono far sì che la crescita possa essere comune. Dopo questo Consiglio Comunale aperto, continueremo a seguire con attenzione il verificarsi degli eventi e ad approfondire nella Commissione Lavoro tutta la vicenda, perché, evidentemente, è la questione che più di ogni altra preoccupa i cittadini torinesi ed il Consiglio Comunale di Torino. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Abbiamo concluso gli interventi. Come aveva anticipato - e lo ringraziamo anche per la pazienza di aver ascoltato tutti gli interventi -, invito il dottor Paolo Rebaudengo ad esprimere le sue riflessioni conclusive. Al termine di questo intervento, il Sindaco concluderà la seduta del Consiglio Comunale. La parola al dottor Rebaudengo. REBAUDENGO Paolo (Responsabile Relazioni industriali FIAT) Innanzitutto, vorrei esprimere un ringraziamento a tutti coloro che sono intervenuti ed un ringraziamento particolare a tutti coloro che hanno parlato con grande cognizione di causa, partendo dal presupposto della conoscenza del sistema FIAT e, pur con diverse valutazioni e prese di posizione, mi hanno dato la percezione di un grande interesse per quello che sta facendo la FIAT. Questo è un dato di fatto importante che registro e sono molto soddisfatto di questo aspetto. Sono convinto che nessuno di voi pensi che io possa risolvere, in questa sede e a questo tavolo, tutte le questioni che (in alcuni casi con garbo, in altri casi con interesse, in altri casi con polemica) sono state sollevate sulle prospettive della FIAT. Quello che abbiamo fatto e abbiamo dichiarato di fare è assolutamente noto a tutti. Comunicazioni ben più autorevoli delle mie sono state fatte sulle nostre intenzioni e sul nostro progetto e le sintetizzerei in un aspetto solo: nella sfida (come l'ha chiamata qualcuno) e nella volontà di voler continuare a fare industria manifatturiera in Italia a condizioni competitive. Questo è quello che sta alla base di quanto abbiamo proposto. In relazione a questo, sono stati presentati dei progetti, dei piani e delle iniziative che abbiamo intrapreso e che riteniamo non necessariamente dovute, proprio a dimostrazione dell'impegno della FIAT verso il Paese, nel momento di una grave crisi di dimensioni internazionali e nel momento in cui la FIAT si apriva ad una dimensione globale. L'avere affermato queste cose in questo momento ritengo che abbia una rilevanza non marginale. Dagli interventi di oggi e dal dibattito esterno, non posso che registrare come in alcuni questi intendimenti continuino ad essere mal compresi e male interpretati; ci sono Sindacati che mettono in dubbio la bontà delle iniziative ed altri che cercano sempre, sistematicamente, indizi di malafede. Pertanto, non mi soffermerò su quelle che sono le aspettative su che cosa verrà prodotto nel piano degli stabilimenti, perché ribadisco che queste sono note per Cassino e per Melfi (cioè, che cosa intendiamo fare e produrre); è noto per Mirafiori, dove una situazione di pesante crisi ci ha fatto riflettere sui tempi e sulla modalità dell'investimento. Vorrei ricordare che gli impegni presi con l'accordo sottoscritto non più tardi di un anno fa sono stati recentemente riconfermati per quanto riguarda l'iniziativa, l'investimento e la realizzazione di questo piano anche sull'area torinese. Nel frattempo, ricordo che le iniziative riguardanti lo stabilimento di Pomigliano sono partite. Per quanto riguarda i ritardi, vorrei segnalare un aspetto che non considero secondario: giovedì mattina ero nello stabilimento di Pomigliano ed è uscita la prima vettura (totalmente nuova), 17 mesi dopo un accordo sottoscritto con il Sindacato. Credo che non sia facile trovare situazioni analoghe in altri contesti. Qualcuno ha ricordato le complessità di quell'accordo e, malgrado quella Via Crucis che abbiamo dovuto fare per cercare di dare continuità allo stabilimento, l'Azienda è stata in grado di rifondare uno stabilimento (perché bisogna intendere quello stabilimento come totalmente nuovo, con quelle linee e con l'uscita di quella prima vettura da dedicare al mercato). Questi sono gli aspetti concreti. Credo che questo sia l'aspetto principale che possa dare credibilità a quanto da noi dichiarato e alle iniziative che abbiamo intrapreso. Temo che qualsiasi altra discussione ci porti lontano dalle buone volontà che ho anche recepito in questa sede. Credo che sia già stato ampiamente illustrato tutto il dibattito sulle questioni di dettaglio, sugli investimenti e sulle tempistiche. Abbiamo fornito i dati al Presidente del Consiglio ed ho notato che nella sua relazione introduttiva sono stati recepiti, dunque mi richiamo alla documentazione ufficiale, non ultima quella che abbiamo dovuto comunicare alla Consob, in relazione ad una inattesa per noi richiesta di chiarimenti, che ritenevamo di non dover soddisfare. Questo è quello che vogliamo fare. Vogliamo fare della FIAT un'industria che sia competitiva nel sistema Paese. Non credo che ci siano molte aziende, imprese ed investitori disponibili a dichiarare e, poi, a stanziare milioni di Euro di investimento per fare industria in questo Paese. La FIAT lo vuole fare e abbiamo chiesto solo alcune cose: poterlo fare in un contesto di reciproco rispetto delle affermazioni fatte e degli impegni presi. A questo proposito, il ragionamento si amplia al discorso che è stato toccato da molte parti sul tema dei rapporti e delle relazioni. È un aspetto delicato, rispetto al quale oltretutto sono personalmente molto interessato, per cui cercherò di non farmi trascinare dallo stimolo che viene da quest'Aula, dai miei trascorsi giovanili e dalla voglia di fare politica, ma cercherò di rimanere sul tema che viene proposto. Perché siamo arrivati a questo punto? Da anni, la FIAT sosteneva, nel sistema della Confindustria e nel sistema di rapporti con il Sindacato, la necessità di avere delle regole in base alle quali poter operare con certezza. In questo contesto, abbiamo avuto situazioni significative e ne citerò alcune: nel 2009, in piena crisi, c'erano gli incentivi; a questo proposito, vorrei ricordare che gli incentivi non sono a favore della FIAT, ma a favore del mercato; non abbiamo preso soldi - ma non aprirò tutta la discussione -, perché i soldi che ha preso la FIAT sono in funzione di norme di legge ben precise e a Termini Imerese sono stati promessi dei finanziamenti ad un imprenditore che alla FIAT non sarebbero mai stati promessi. Non è questo l'oggetto della discussione, ma, visto che è stato ulteriormente riproposto, ci tenevo brevemente a chiarirlo. In questo contesto, abbiamo cercato di individuare delle soluzioni; ci siamo trovati gli incentivi nel 2009: la FIAT, rispetto ad un programma europeo di incentivi, aveva un prodotto che le ha consentito di conquistare quote di mercato (in Germania ed in Francia) e di uscire bene da questa situazione, per cui l'ha utilizzato al massimo. Abbiamo visto delle cose preoccupanti: a Mirafiori, di fronte alla possibilità di fare dello straordinario in una situazione di crisi, abbiamo trovato un atteggiamento, che forse Cesare Damiano o Tom Dealessandri o lo stesso Sindaco ricordano, simile a quello del 1977, di fronte alla richiesta di sciopero della 127; sembrava di essere ritornati all'università e ai conflitti, magari gente più invecchiata che voleva riproporre modelli 32 anni dopo che erano stati proposti. Ci siamo ritrovati a Melfi, che aveva necessità di fare dello straordinario, perché quel prodotto aveva successo, e allora abbiamo dovuto bloccare lo stabilimento 10 giorni, perché, alla scadenza di un contratto a termine, abbiamo lasciato a casa il lavoratore; ci ritroviamo ancora in certe situazioni alla Sevel, dove, per fortuna, dobbiamo fare uno straordinario e questo straordinario non è agibile. Di fronte a tutto questo, abbiamo chiesto quali erano gli strumenti che Federmeccanica poteva dare e abbiamo ricevuto garbate lettere di risposta. Le decisioni che vengono prese in seguito bisogna andarle a vedere nella loro motivazione e nella loro situazione. Potevamo pensare di impegnarci in un progetto di sfida così ambizioso e ritornare a modelli culturali di relazione di un certo tipo? Era inimmaginabile; non mi sarei sentito di dire alla mia Azienda che si poteva continuare a trovare una mediazione, che non era una mediazione, ma era solo un compromesso che non ci avrebbe portato da alcuna parte. Questa è la base di tutto un dibattito all'interno dell'Azienda e con il Sindacato che ci ha portato poi a definire accordi che, ripeto, non sono punitivi per i lavoratori. Guardate, a fronte della crisi, anche nell'area torinese che tipo di accordi sono stati stipulati. Gli accordi che abbiamo fatto e che intendiamo fare tengono conto di tutta la storia sindacale della FIAT. Abbiamo cercato di salvaguardare tutte quelle che sono le conquiste a favore dei lavoratori, tant'è che il progetto che portiamo avanti è di un contratto con una paga base più elevata, dove non vogliamo regalare nulla a nessuno, ma vogliamo mantenere quella che è stata una conquista del Sindacato dei lavoratori in 50 anni di rapporti sindacali. Non abbiamo tolto nulla a nessuno, abbiamo solo chiesto e continueremo a chiedere al Sindacato che sottoscrive gli accordi di assumersi la responsabilità dell'impegno preso, perché, se facciamo un investimento, alla luce di questo ci si impegna a realizzare la produzione su più turni (anziché sui 10 o 15 esistenti). Non possiamo pensare che accada come è realmente accaduto a Mirafiori Meccanica, dove, dopo avere fatto faticosamente l'accordo, abbiamo dovuto imporre i 18 turni in termini unilaterali. Quando si dice che ci vuole il consenso, noi lo abbiamo cercato per 6 mesi, abbiamo fatto l'accordo, con tutti in questo caso, e poi qualcuno ha pensato bene di farlo bocciare dai lavoratori; ci siamo presi la responsabilità di fare in ogni caso l'investimento e abbiamo avuto delle Organizzazioni Sindacali che hanno proclamato lo sciopero contro i 18 turni. Queste sono situazioni non più proponibili in questo contesto economico complessivo di competitività globale. Scusate se mi sono soffermato su degli aspetti concreti, però, se non si parla di questi aspetti, è difficile capire qual è la posizione della FIAT, che sembra una posizione ideologicamente prevenuta. La questione della disdetta degli accordi sindacali si potrebbe tranquillamente evitare, se una controparte fosse sicura, perché gli accordi si possono rinegoziare, non c'è bisogno di tanti accordi interconfederali; nell'accordo tra le parti, le parti possono incontrarsi e stabilire di cambiare. Però, non vi è la certezza di trovare il consenso di tutte le parti e in Italia c'è un pluralismo sindacale, come peraltro c'è anche in Polonia; tra l'altro, ho appreso con piacere che Gierot ci manda il saluto del Sindacato "Sierpien '80", ovvero "Agosto '80" (cioè quello degli irriducibili che non hanno voluto firmare) ed essendo un grande tifoso della Ferrari, probabilmente, con questo messaggio ha cercato di sentirsi un po' collegato a noi, pertanto prego veramente di ringraziare di questo intervento. Ricordo, però, che anche in Polonia ci sono più sindacati e non è questo quello che determina le sorti dell'Azienda, perché ci sono anche altri sindacati. Dunque l'aspetto dei rapporti è quello su cui mi preme rispondere. La questione è che sembra che si debba sempre ricominciare dall'inizio, ma non è pensabile che, visto che qualcuno non ha vinto la partita, si debba giocarla nuovamente. Per quanto riguarda la questione Officine Automobilistiche Grugliasco, scusate se vi tedio su queste cose, però ci sono aspetti che non vengono riportati dai giornali e, quindi, vorrei che la vostra valutazione fosse un po' più ampia rispetto alle situazioni di fatto. Fino all'ultimo, la FIAT ha tentato di cercare il consenso, dicendo che bisognava mettere insieme le parti. Vi posso assicurare che, nella settimana prima di Pasqua (il martedì), non è stata un'operazione facilissima riuscire a mettere insieme Bonanni, Angeletti e la signora Camusso. Peccato che il lunedì mattina qualche componente di un'Organizzazione abbia depositato in Pretura la causa contro la FIAT! Ho un disagio personale quando incontro certe Organizzazioni che di sindacale hanno poco, perché, a questo punto, preferisco farmi rappresentare da un legale. Nelle mie scelte personali, quando dovevo scegliere tra Giurisprudenza e Scienze Politiche, ho scelto Scienze Politiche, perché la ritenevo più vivace, meno burocratica e più interessante; nelle mie scelte personali, considero ancora una cosa importante la lezione di Bobbio che mi fece nell'assemblearismo del 1968. Se dobbiamo tradurre questo sistema di relazioni, che mi viene sollecitato da tutte le parti, dove qualcuno dice che bisogna giocare fintanto che non vince, vorrei ricordare che qui non c'è nessuno che vince; qui vince soltanto la nostra capacità di andare avanti e di fare sistema. Ho sentito portare ad esempio Termini Imerese. È chiaramente un esempio importante. Abbiamo annunciato con 30 mesi di anticipo un problema, abbiamo trovato un Governo che si è fatto carico della gestione di questo problema, abbiamo dato tutto; infatti, vorrei invitare chiunque mi segnali se, al mondo, vi è un'impresa disposta a regalare lo stabilimento ad un concorrente. Non credo che sia così. Qualcuno dice che si è anche riusciti a fare l'accordo, però avevamo un impegno di regalare tutto lo stabilimento per l'assunzione di tutti i nostri lavoratori, questa è una condizione che abbiamo posto. A conclusione della trattativa, pur avendo un imprenditore che si è offerto di prenderli tutti, il Sindacato mi ha chiesto: "Però, lasciamone a casa un bel po'". Allora mi viene un sospetto: è più facile fare gli accordi quando dobbiamo mandare a casa le persone ed è più difficile quando dobbiamo scommettere sul rischio dello sviluppo? Perché, guarda caso, negli accordi di mobilità, negli accordi riduttivi, alla fine, bisogna tenere conto della componente sindacale che tende a risolvere i problemi rifondendo i lavoratori. Qui siamo di fronte ad un'altra situazione, dove, come vi ho anticipato all'inizio, abbiamo cercato di evitare questo problema. Tanto è vero che se guardiamo l'occupazione nell'area torinese (prima un intervento diceva che nell'area torinese si sono persi 40.000 posti di lavoro) per quanto riguarda la FIAT, negli ultimi 18-24 mesi, non è scesa. Non voglio replicare alla totale inesattezza di chi dice che a Mirafiori si è passati da 60.000 a 6.000 persone: a Mirafiori lavorano 18.000 persone e, pertanto, sarebbe più corretto parlare a ragion veduta delle cose; ho sentito anche qualcuno che ha detto che abbiamo scambiato delle aree che, poi, sono state utilizzate da un punto di vista urbanistico. Quell'accordo lo ricordo perfettamente e do atto all'Amministrazione Comunale che, in un momento difficile, abbiamo trovato una modalità per dare una risposta al sistema di Mirafiori; Comune, Regione e Provincia hanno acquistato delle aree che abbiamo venduto. Nessuno ha finanziato a fondo perduto nessuno. Quell'accordo molto significativo ha consentito di evidenziare un impegno ed una volontà della FIAT di continuare a rimanere a Mirafiori. Andate a vedere Mirafiori com'è adesso e com'era 6 anni fa. Non possiamo dimenticare che, nel 2004, c'era un problema di crisi della FIAT e, oggi, c'è un problema di crisi complessiva. Quei parametri che abbiamo usato allora, con cui abbiamo cercato di governare quella crisi in un contesto complessivo (che era quello di rapporti e di sistema di relazioni, che poi ha anche funzionato per un certo periodo di tempo), non è più riproponibile alla luce di un contesto di riferimento qual è quello che noi abbiamo. Se volete, posso continuare a parlare ancora un po', ma credo che il tempo sia terminato e penso di avervi tediato già abbastanza. Vorrei solo aggiungere che sono stato molto disturbato quando sono state fatte certe affermazioni: non esiste una logica della pistola alla tempia, perché se la pistola alla tempia è questa (cioè, se pensate questo), credo che non vi siano possibilità e prospettive di dialogo. Non c'è nessuno che ha ricattato nessuno. Ci sono delle opportunità che la gente può liberamente scegliere; non è pensabile che l’accordo di Mirafiori venga criminalizzato e per un altro si dica per opportunismo: “Votiamo sì, perché sono le Officine Automobilistiche Grugliasco”. Ci sono stati due comportamenti assolutamente distonici, da una parte all'altra. Se queste cose sono veramente quello che qualcuno sostiene, non capisco perché, allora, si dica che bisogna sostenerle. Non posso accettare questa modalità. Bisogna stare attenti su certe polemiche, perché per le Officine Automobilistiche Grugliasco il progetto è partito, ma non intendiamo tollerare che vengano date interpretazioni o che vengano fatte manipolazioni distorcenti: siamo persone normali, siamo persone corrette, ma vogliamo e pretendiamo di essere rispettati su tutte le cose che diciamo e che facciamo. Ringrazio dell'attenzione e non penso che ci saranno altre grandi opportunità di questa natura, con una platea come questa, ma vorrei precisare che continueremo a mantenere i rapporti istituzionali con lo stesso rispetto che c'è stato finora. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Credo che abbia risposto a buona parte delle riflessioni; poi il dibattito continuerà in sede politica. La parola al Sindaco, che concluderà il Consiglio Comunale. SINDACO Vorrei cominciare il mio intervento esprimendo il ringraziamento dell'Amministrazione Comunale a tutti coloro che hanno colto questa occasione; in primo luogo, ai rappresentanti del Parlamento, ai rappresentanti delle altre Istituzioni locali (la Giunta Regionale e la Giunta Provinciale, rappresentate dagli Assessori Porchietto e Chiama), ai rappresentanti delle Amministrazioni Comunali delle città che hanno degli insediamenti FIAT (ringrazio il Sindaco di Cassino, così come il rappresentante dell'Amministrazione Comunale di Modena) e a tutti coloro che hanno accolto il nostro invito, compresi ovviamente i rappresentanti dell'Azienda e delle Organizzazioni Sindacali, sia confederali che di categoria. Questo Consiglio straordinario è stato convocato su iniziativa dei Capigruppo - e li ringrazio di aver preso questa iniziativa - per testimoniare, in primo luogo, l'attenzione delle Istituzioni locali, della Città di Torino e del suo Consiglio Comunale ad una vicenda che, evidentemente, investe la Città, ma investe tutta l'Italia, per ragioni che sono più che evidenti. È stato convocato per offrire una sede di confronto in mesi nei quali il confronto, spesso, è stato non agevole e, spesso, su temi così cruciali ci si è parlati per dichiarazioni (attraverso il sistema mediatico, più che ricercare luoghi nei quali potersi guardare negli occhi e discutere) e anche per individuare quali possono essere gli impegni che la Città e le Istituzioni locali possono assumere per sostenere, aiutare ed accompagnare una vicenda complessa, al cui esito positivo, evidentemente, prima di tutto siamo interessati. La FIAT appartiene alla storia di questo Paese. In questi mesi, celebriamo il 150° Anniversario dell'Unità nazionale e 100 di questi 150 anni hanno visto la FIAT essere una protagonista della vita nazionale. La FIAT è stata a lungo la più grande azienda di questo Paese, ne ha rappresentato, interpretato e guidato l'anima industriale e del mondo imprenditoriale. Per decenni, è stata simbolo ed immagine dell'Italia nel mondo. La FIAT è stata una delle grandi aziende che hanno segnato la vita di questo Paese, ne ha scandito tutti i principali passaggi, fin dal momento della sua nascita, che coincide con il primo grande processo di industrializzazione del Paese, e, via via arrivando ai giorni nostri, non vi è passaggio decisivo della vita di questa Città e del Paese che non abbia visto la FIAT essere protagonista. E questo spiega già perché, ogni qualvolta si parla della FIAT a Torino (come in qualsiasi altro luogo), la discussione assume uno spessore, una passione ed anche un coinvolgimento superiore ad analoghe discussioni che possono riguardare altre aziende o altre situazioni territoriali. Oggi, sappiamo tutti che lo scenario è mutato: viviamo nel mondo della globalizzazione, che è un mondo molto più grande ed ampio; la FIAT non è più solo la FIAT, ma è il Gruppo FIAT-Chrysler, con quello che ciò ha comportato e comporta. Tuttavia, l'industria automobilistica continua ad essere una delle principali industrie in tutti i Paesi industrializzati e una delle principali industrie che si afferma anche nei Paesi emergenti (dal Brasile alla Cina, all'India); nel nostro Paese - pure in un mercato che, come è stato detto, è principalmente ormai di sostituzione - mantiene un peso equivalente (come ha ricordato il Vicesindaco, nella cui introduzione naturalmente mi riconosco) al 6% del Prodotto Interno Lordo di questo Paese. Le aziende finali, come la FIAT e tutto ciò che è attorno all'azienda di produzione finale, si riuniscono: penso all'enorme arcipelago dell'indotto, rappresenta un settore che nel Paese occupa complessivamente centinaia di migliaia di lavoratori e dal cui destino dipendono, quindi, le sorti di centinaia di migliaia di famiglie. Tanto più dopo la fusione tra FIAT e Chrysler - su cui tornerò -, il peso che l'industria automobilistica del nostro Paese assume in Italia e sugli scenari internazionali è notevolmente più rilevante e, quindi, pure in scenari diversi, occuparsi della FIAT nella sua nuova configurazione di grande gruppo con la Chrysler è decisivo per chiunque voglia interrogarsi sui destini del Paese e contribuire a definire i destini di questo Paese. Ciò, naturalmente, vale tanto più per la nostra città. La FIAT appartiene all'identità di questa città. La FIAT è nata qui, è cresciuta qui e si è sviluppata qui. È stata il motore fondamentale della vita di questa città lungo un secolo, come ha giustamente ricordato nel suo intervento il Capogruppo Lo Russo. La FIAT non era soltanto il luogo del lavoro; certo, era la fabbrica, ma erano le case FIAT per i dipendenti, erano le colonie FIAT per i figli, era la mutua aziendale FIAT quando non c'era il Servizio Sanitario Nazionale. La FIAT era questa città ed era un sistema sociale di questa città. Se dovevi bere un aperitivo, bevevi un Cinzano che apparteneva alla FIAT! Se tifavi per una squadra, tifavi per una squadra, quella giusta, che si riconduceva all'universo FIAT! La FIAT e la Città sono state, per un secolo, inscindibili nelle loro relazioni, l'una dipendeva dall'altra, e anche per questo la FIAT continua ad essere in questa città una protagonista, pure in uno scenario cambiato; sappiamo tutti che, oggi, Torino è una città diversa da quella che è stata per un secolo. Se per un secolo è stata una città che ha fondato la sua identità essenzialmente sull'industria manifatturiera (in primo luogo, sull'industria manifatturiera automobilistica), oggi Torino è una città assai diversa e, come spesso io amo dire, "plurale". Continua ad essere una grande città industriale, ma è anche tante altre cose. È una città in cui il peso degli istituti di credito e del mondo bancario è cresciuto molto di più che nel passato; è una città dove si sono espansi i servizi del terziario; è una grande città universitaria, che deriva dalle due Università di eccellenza che ha, ed è un tratto di identità sempre più forte; è una grande capitale di cultura, come vediamo ogni giorno. È una città che, naturalmente, ha cambiato i suoi connotati ed il suo profilo, tuttavia, pure in una città che ha cambiato la sua identità, il peso dell'industria continua ad essere rilevante: più della metà del Prodotto Interno Lordo che si produce in questa città deriva dalle industrie. All'interno di questo apparato industriale, vi è il ruolo della FIAT e del grande sistema dell'Automotive, che è rappresentato da migliaia e migliaia di aziende dell'indotto che una volta erano tributarie della loro produzione solo verso la FIAT, mentre oggi sono tributarie della loro produzione verso tutti i produttori ed è un settore fondamentale della nostra attività. Per questo motivo, sentiamo la responsabilità di occuparci di tutto questo, di discuterne e di capire dove andranno in futuro un'azienda così importante per la città ed un settore così fondamentale come l'auto e tutte le sue aziende. Naturalmente, siamo consapevoli che lo scenario è cambiato ed è questo è il punto vero con cui bisogna fare i conti. Siamo consapevoli che l'azienda ha problemi di competitività più acuti rispetto al passato, perché le sfide della globalizzazione alzano l'asta della competitività. Siamo consapevoli che la fusione tra FIAT e Chrysler determina una configurazione nuova del Gruppo, che comporta processi di riorganizzazione e di ristrutturazione che sono ineludibili. Siamo consapevoli che vi è uno scenario contrattuale che richiede delle innovazioni per essere in grado di tenere conto delle sfide della globalizzazione e dei più alti livelli di competitività. Siamo anche consapevoli - lo voglio riconoscere perché lo ha richiamato all'inizio di questa nostra seduta, nel suo breve intervento iniziale, il dottor Rebaudengo e questo è certamente un punto che non può essere eluso - che, in tutti questi anni, l'Azienda ha affrontato tutti i problemi ricorrendo alla cassa integrazione ed evitando costantemente di prendere provvedimenti che, in qualche modo, mettessero in discussione il posto di lavoro di tanti loro lavoratori. Siamo consapevoli di tutto questo, ma siamo anche sensibili - credo che chiunque lo capisca ed è comunque un nostro dovere esserlo - alla legittima domanda di certezza che viene dai lavoratori e dalle loro famiglie, i quali vivono del loro lavoro e su quel lavoro fondano le sorti e le prospettive della propria famiglia e dei propri figli; abbiamo tutti il dovere di creare le condizioni affinché a chi vive del proprio lavoro e sul proprio lavoro fonda il proprio destino vengano date quelle certezze e quelle sicurezze che consentano a ciascuno di guardare alla propria vita con serenità e con fiducia. Il nostro impegno è che la FIAT, o meglio, che il Gruppo FIAT-Chrysler continui a considerare l'Italia un paese strategico e che, in un'Italia che continua ad essere un paese strategico per il Gruppo FIAT-Chrysler, Torino continui ad avere un ruolo direzionale di rilievo. Questi sono i due aspetti su cui ci sentiamo impegnati e per i quali intendiamo operare. Dico con grande franchezza che, personalmente, non considero utile evocare continuamente il rischio che la FIAT se ne vada, dandolo per scontato, perché, detto più brutalmente, se non vuoi che uno se ne vada, devi evitare di convincerlo ad andarsene. Se, ogni giorno, viene continuamente evocata, come scontata e sicura, una volontà di andarsene, certamente non favoriamo la creazione delle condizioni, delle convenienze e delle opportunità per cui l'Azienda rimanga. Credo che, invece, sia più utile creare le condizioni affinché la FIAT sia incoraggiata a rimanere in Italia e a Torino. Penso che il compito delle Istituzioni non sia quello di sostituirsi alla dialettica tra le parti sociali, ma creare le condizioni perché FIAT- Chrysler sia indotta a confermare i propri investimenti qui, a programmarne altri e a ritrovare in Italia le convenienze per continuare a considerare questo Paese strategico per la propria produzione e questa nostra Città strategica per la direzionalità del Gruppo. Venendo al merito delle questioni e dei temi affrontati, condivido il modo equilibrato e documentato con cui ha aperto la discussione il Vicesindaco, quindi non ripercorrerò tutte le questioni che sono state puntualmente richiamate. Nelle mie conclusioni proverò, anche sulla base del dibattito, a concentrarmi sui nodi proposti da questa vicenda. Per quanto riguarda il primo nodo, penso che non possiamo prescindere dallo scenario di crisi internazionale che, in questi anni, ha caratterizzato non solo l'economia mondiale, ma specificatamente il settore automobilistico. Tra le conseguenze che ha prodotto e sta producendo questa crisi internazionale ci sono una riduzione dei livelli di consumo (in particolare, dei beni finali), una riduzione delle risorse disponibili (in virtù di una crisi finanziaria di cui tutti, ogni giorno, avvertiamo la gravità) ed un maggiore livello di competitività, dato dal fatto che, in un mercato che si fa più piccolo per la crisi, per ogni produttore diventa decisivo mantenere quote di mercato e competitività e questo alza il livello della concorrenza. Per questo motivo, ho sempre sostenuto - e vorrei ribadirlo in questa sede - che l'accordo FIAT-Chrysler sia stata una scelta necessaria e, quando una scelta è necessaria, da un punto di vista economico ed industriale è una scelta giusta. Nel panorama dei produttori automobilistici su scala mondiale, la FIAT era la più piccola delle grandi e, in questa situazione, si rischia molto di più. Se non si fosse fatta l'alleanza con la Chrysler, oggi faremmo un Consiglio Comunale molto diverso, il cui tema avrebbe riguardato quale destino potrebbe ancora avere la FIAT. Avere fatto l'alleanza con la Chrysler ed aver messo in campo il processo di integrazione che porta alla creazione di un unico gruppo, ha determinato un mutamento radicale di scenario per la FIAT in termini di volumi produttivi, in termini di aree di mercato e di presenza su scala mondiale e in termini di prodotto. Vorrei ricordare che, grazie all'alleanza con la Chrysler, la FIAT torna sul mercato del Nord America, da cui era assente da più di 40 anni. Vorrei ricordare che la FIAT, grazie all'alleanza con Chrysler, può affrontare la sfida della competizione anche in un mercato così difficile e competitivo come quello asiatico e, sempre grazie all'alleanza con la Chrysler, determina dimensioni produttive che in America Latina e in Europa le consentono di essere uno dei principali produttori. Questi obiettivi non sarebbero stati raggiungibili dalla FIAT da sola, era necessaria questa alleanza. C’è un aspetto che, spesso, viene sottovalutato: io penso che non sia indifferente il fatto che nel processo di integrazione sia FIAT ad aver acquisito il controllo di Chrysler e non viceversa. Lo sottolineo perché, talora, ricompare in un dibattito travagliato (sugli altri nodi, poi, tornerò) una qualche forma di nostalgia per cui si dice: “Se non si fosse fatta l'alleanza…”, in quel caso dovremmo discutere di un'azienda di cui non sapremmo che cosa fare, perché, nell'economia globale, non è indifferente mettersi nelle condizioni di avere i volumi produttivi e le dimensioni di scala che ti consentano di essere su quel mercato. Infatti, l'accordo tra FIAT e Chrysler consente il perseguimento di questo obiettivo. Quindi, non abbiamo nostalgia di una FIAT più piccola, perché una FIAT più piccola sarebbe stata più a rischio. Naturalmente, questo fatto comporta affrontare un secondo nodo: siamo di fronte - lo ricordava Tosco nel suo intervento - ad un nuovo gruppo e, quando si fondono grandi gruppi, è evidente che è concettualmente contraddittorio pensare che sia necessaria una fusione, ma auspicando che le cose rimangano esattamente come erano prima di quella fusione. Google ha comprato Motorola: non credo che qualcuno pensi che, nel momento in cui Google e Motorola si fondono, rimangano - dal punto di vista dell'organizzazione produttiva, delle reti, della direzionalità, dei modelli - esattamente come erano prima, quando erano due società distinte. I processi di fusione e di integrazione comportano un processo di ristrutturazione che chiama in causa tutte le variabili: assetti produttivi, reti commerciali, centri di innovazione, di ricerca e di sperimentazione, direzionalità; è del tutto ovvio che sia così. Bisogna sapere che una ristrutturazione comporta il fatto di fare i conti con una riorganizzazione complessiva dell'assetto del nuovo Gruppo e, naturalmente, questo impone a tutti una grande responsabilità: nella ristrutturazione, l'Azienda deve essere in grado di cercare di offrire certezze a tutti i siti e gli insediamenti che ha (sia pure in una riconfigurazione), mentre chi deve rappresentare i lavoratori ha il dovere di tutelare quei lavoratori all'interno di uno scenario che è cambiato. Non solo, perché questo processo di ristrutturazione avviene in un quadro di competitività più alto. È quanto è accaduto ed accade alla Volkswagen, alla Peugeot e alla Seat in Spagna (anch'essa del Gruppo Volkswagen); infatti, in un quadro di competitività più alto, le forme di organizzazione del lavoro e della produzione devono essere rivisitate. Questo è un altro aspetto di cui dobbiamo avere consapevolezza, anche sapendo - mi assumo la responsabilità di quanto sto per dire - che i diritti sono una cosa e le condizioni contrattuali sono non necessariamente coincidenti con il diritto. È un diritto che il lavoro non sia nocivo e che nessuno si ammali per lavorare; è un diritto un lavoro sicuro dal punto di vista psicofisico; è un diritto non essere discriminati nel lavoro, tanto più se si è discriminati per ragioni politico-sindacali; è un diritto essere riconosciuti nella propria professionalità. Ma non rientra fra i diritti la durata di una pausa, in quanto è una condizione contrattuale e, come tale, viene sottoposta contrattualmente alla possibilità di una revisione. Non tutto ciò che è acquisito è necessariamente un diritto, perché, se ci si mette dentro quella condizione, diventa difficilissimo fare i conti con processi di ristrutturazione che obiettivamente mettono in discussione le condizioni contrattuali; non a caso, peraltro fin da quando sono nati, i contratti vengono periodicamente rinnovati (e non soltanto per chiedere un salario più alto), ma nel presupposto che sia necessario verificare periodicamente le modalità contrattuali in relazione all'evoluzione di un modello produttivo e dei fattori produttivi. Per questo motivo - lo sottolineo all'attenzione dell'Azienda - è tanto più apprezzabile la responsabilità dei lavoratori che con il referendum a Pomigliano, a Mirafiori e alla ex Bertone si sono fatti carico di approvare accordi che, per alcune condizioni di lavoro, apparivano a loro più onerose. Penso che il fatto che, approvando gli accordi, i lavoratori si siano fatti carico di quella responsabilità, a maggior ragione deve sollecitare tutti, in particolare l'Azienda, a coinvolgere i lavoratori e le loro rappresentanze nella gestione di quegli accordi, sapendo - tornerò su questo aspetto - che, siccome la risorsa principale di un sito produttivo sono le risorse umane (e, quindi, i suoi lavoratori), il grado di produttività, di efficienza e di qualità di qualsiasi sito produttivo non è scisso dal consenso che i lavoratori esprimono nel luogo in cui lavorano. Quindi, ricercare il consenso dei lavoratori è tanto più importante se si vuole garantire efficienza, produttività e competitività ad uno stabilimento e alla sua produzione. Sulla base di queste due considerazioni che ho fin qui fatto (la necessità dell'accordo FIAT Chrysler e la necessità di fare i conti con una ristrutturazione che mette in causa molti elementi e richiede la definizione di tanti aspetti e, quindi, passa anche per scelte che comportano un'assunzione di responsabilità sindacale dei lavoratori), vorrei richiamare una terza questione: noi ci attendiamo che la FIAT rispetti gli investimenti previsti dal programma Fabbrica Italia. Vorrei affermare con altrettanta chiarezza (la stessa che ho usato fin qui), che credo che non sia da sottovalutare e sia da apprezzare il fatto che lo stabilimento di Pomigliano venga rilanciato con il rientro in Italia di produzioni che erano allocate all'estero e con un costo del lavoro più basso di quello italiano. 06.11.40 Allo stesso modo, credo che non sia indifferente il fatto che siano confermati gli impegni per la Bertone, uno stabilimento che era chiuso da 6 anni e che, senza l'accordo che è stato sottoscritto, sarebbe rimasto chiuso. Proprio per questo, ci attendiamo che le scelte che sono state evocate per Mirafiori possano essere messe in esecuzione ed implementate nella loro operatività produttiva nei tempi più rapidi possibili, sapendo - lo dico con il rispetto che, naturalmente, è dovuto a tutti i lavoratori di qualsiasi altro stabilimento della FIAT - che Mirafiori è uno stabilimento che ha un valore storico e simbolico, oltre che produttivo, del tutto particolare e che chiunque deve comprendere che una FIAT senza Mirafiori sarebbe una FIAT assai diversa da quella che è stata storicamente. Pur sapendo che lo stabilimento di Mirafiori non sarà mai più uno stabilimento di 61.000 lavoratori, come lo è stato in passato, e che Mirafiori deve cambiare e cambierà, tuttavia il valore di questo stabilimento è un elemento che non credo possa sfuggire all'Azienda e - se mi è permesso -, per le ragioni che ho appena detto, c'è un di più di responsabilità nei confronti dei lavoratori di questo stabilimento. Ma noi non chiediamo alla FIAT soltanto questo. Nella sua relazione, il Vicesindaco ha giustamente insistito su un aspetto che credo sia importante per il futuro di questa Città. All’inizio, ho ricordato che Torino, per un secolo, è stata una grande città industriale, manifatturiera e di produzione. L'essere stata una grande città industriale per un secolo ha consentito di accumulare in questa città culture industriali, di sapere fare, di know-how ed un patrimonio straordinario che continua a fare di Torino uno dei più grandi hub del settore dell'Automotive su scala mondiale. Grazie a questo accumulo di cultura industriale, a Torino è in corso un processo di straordinario interesse: l'innalzamento, in termini di specializzazione tecnologica, del nostro sistema industriale sempre di più sulle frontiere dell'innovazione, della ricerca, della formazione e della sperimentazione, in primo luogo nel settore automobilistico. A Torino, oggi ci sono 7 grandi compagnie automobilistiche che hanno attività di innovazione e di ricerca: ad esempio, la General Motors con il centro di ricerca al Politecnico, la Volkswagen con Italdesign, le compagnie cinesi, che sono già insediate e intendono insediarsi maggiormente. Chiunque vada al Politecnico oggi può constatare facilmente che non è più solo un'Università tradizionale, fatta di docenti, studenti ed aule, ma è un grande incubatore tecnologico; intorno al Politecnico si sta sviluppando sempre di più un'attività di insediamento di attività, di innovazione e di ricerca, in primo luogo nel settore automobilistico, che sta riqualificando l'apparato produttivo ed industriale della nostra città. Vale la pena di ricordare che la Yaris della Toyota si produce in Giappone, ma è stata disegnata, prototipizzata e sperimentata a Torino. Qualche giorno fa, abbiamo letto tutti sui giornali la notizia (alla quale è stato dato grande rilievo) che uno dei principali gruppi automobilistici cinesi intende insediare a Torino il suo centro di innovazione e di ricerca. Il costo del lavoro è certamente più conveniente altrove, ma se si vuole inventare, disegnare e costruire una buona macchina, Torino è uno dei luoghi migliori del mondo per farlo. Questo è un asset importante della città e per questo ci battiamo affinché la FIAT continui a rimanere qui: avere un grande produttore a Torino significa anche continuare ad avere in questa città l'ambizione (attraverso questo processo di specializzazione e di innovazione che innalza il livello della qualità del nostro sistema produttivo) di offrire a Torino, ai suoi lavoratori ed ai suoi cittadini nuove opportunità e occasioni di lavoro su frontiere più avanzate di tecnologia e di sperimentazione. Infatti, Torino è sempre di più un centro di eccellenza nel settore automobilistico e non solo sul fronte dell'innovazione, della specializzazione tecnologica e della formazione. Per questo motivo, in questa sede ribadiamo ancora una volta che siamo determinati a portare fino in fondo gli accordi che sono stati convenuti tra gli Enti Locali (in primo luogo, la Città) e la FIAT sul sito di Mirafiori, in particolare tutta l'operazione TNE; il fatto che quest'anno si sia aperto per la prima volta il Corso di Ingegneria dell'Automobile a Mirafiori - nei nuovi padiglioni che sono stati costruiti dove una volta c'erano linee di montaggio - rappresenta in modo esplicito la trasformazione della città e anche le nuove frontiere che questa trasformazione della città può offrirci. Per questo motivo, portare a compimento quell'insediamento ha un valore molto importante per il futuro economico, produttivo e sociale di Torino. Naturalmente, questo comporta, però - lo ribadisco -, che si abbia la lucidità di sapere che il coinvolgimento dei lavoratori e di tutte le loro Organizzazioni di rappresentanza è una delle condizioni per poter realizzare nel migliore dei modi le scelte produttive, di investimento e di sviluppo che il Gruppo intende fare. Ribadisco che il consenso è essenziale per garantire che un'azienda sia efficiente e lo ha dimostrato l'Azienda stessa volendo ricorrere ai referendum e alla volontà diretta dei lavoratori, perché riconosce che il consenso dei lavoratori è essenziale per garantire la praticabilità degli obiettivi che ci si pone. Se è così, il coinvolgimento dei lavoratori però non può essere realizzato soltanto attraverso lo strumento referendario, ma va anche individuato un percorso che consenta ai lavoratori e alle loro Organizzazioni di rappresentanza di essere attori del processo di riorganizzazione e di perseguimento degli obiettivi di rilancio in tutte le sue fasi. Infine, una vicenda così strategica, sostanzialmente, è stata fin qui affidata soltanto alle parti sociali. Credo di dire una cosa ampiamente nota e condivisa dai più diversi mondi economici, sociali e politici: non vi è stata una sufficiente capacità delle Istituzioni (in primo luogo, delle Istituzioni nazionali e del Governo) di accompagnare il processo di riorganizzazione che ha investito la FIAT. Ricordo il ruolo che il Presidente Obama ha giocato nella vicenda Chrysler ed il ruolo che la Cancelliera Merkel ha giocato quando l'ipotesi di fusione FIAT-Chrysler coinvolgeva anche la Opel (l'intervento in prima persona del Cancelliere lo ha impedito); ricordo che in Francia si sta dando corso ad un ambizioso programma di produzione dell'auto elettrica sulla base di una grande committenza che viene dallo Stato e dagli Enti Locali di quel Paese. Non si può credere di essere un grande Paese industriale e di avere soggetti produttori forti ed innovativi sulla base soltanto delle scelte di un'azienda, per quanto questa possa essere grande e forte. Infatti, nella globalizzazione la competizione non è solo tra imprese, ma è sempre di più tra sistemi. Fa parte di una logica sistemica l'interazione tra le scelte di un'azienda e le scelte di politica industriale che un Governo o gli attori pubblici sono in grado di mettere in campo. Naturalmente, le scelte di politica industriale di un attore pubblico non sostituiscono quelle di un'impresa (va da sé), ma possono creare condizioni di maggiore competitività, efficienza e convenienza, condizioni in ogni caso favorevoli e di maggiore forza delle scelte di ogni singola azienda. Per questo motivo, ci auguriamo che il nuovo Governo e, in particolare, il nuovo Ministro per lo Sviluppo (che, in questi giorni, mi pare che ci abbia già dato dimostrazione di questa sensibilità nel favorire l'accordo per Termini Imerese) mettano in campo da subito - e lo chiediamo - tutte le scelte necessarie per garantire che le parti sociali possano ritrovare nel Governo un interlocutore che, pur non sostituendo la responsabilità degli attori sociali, crei però condizioni di miglior favore affinché quelle parti possano arrivare ad individuare obiettivi condivisi. Questa responsabilità di non lasciare sole le parti sociali riguarda anche gli Enti Locali. A Torino lo abbiamo fatto, come ha ricordato con puntualità il Vicesindaco ripercorrendo le tappe dei molti passaggi che hanno visto gli attori istituzionali locali attivi (il Comune, la Provincia e la Regione), a partire dagli interventi fatti nel 2005, in un momento particolarmente critico della vita dell'Azienda, e poi gli interventi e le azioni che sono state fatte successivamente (come sottolineava il Vicesindaco). Anche oggi sentiamo la responsabilità di fare la nostra parte e, quindi, nel momento in cui sollecitiamo il Governo a mettere in campo scelte di politica industriale che accompagnino il processo di sviluppo di FIAT-Chrysler e la certezza del lavoro in FIAT-Chrysler, non ci sottraiamo a mettere in campo, nelle dimensioni e nelle responsabilità che sono proprie di un Ente Locale, tutto ciò che è necessario per favorire ed accompagnare questo processo. Lo vogliamo fare come Città ed Amministrazione Comunale, d'intesa, come abbiamo fatto in questi anni, con la Regione e la Provincia; lo vogliamo fare anche mettendo in campo - come hanno sollecitato nel suo intervento il Sindaco di Cassino ed il Sindaco di Modena nella lettera che ci ha indirizzato - un'azione di coordinamento tra gli Enti Locali che hanno stabilimenti FIAT per promuovere insieme quelle azioni positive ed utili al maggiore perseguimento degli obiettivi di sviluppo dell'Azienda e di tutela del lavoro. Concludendo, sappiamo tutti che domani è previsto un passaggio molto importante, un incontro tra l’Azienda ed i Sindacati, che avviene dopo mesi di difficoltà e anche di conflitti, in un quadro di crisi economica che è diventato più acuto, in un contesto contrattuale nuovo e diverso, dato, per un verso, dall'accordo interconfederale di giugno e, dall'altro, dalla decisione della FIAT di fuoriuscire dalla Confindustria (disdettando di conseguenza gli accordi sottoscritti fin qui), in un quadro politico nuovo per il formarsi di un nuovo Governo e l'assunzione di responsabilità di un nuovo Ministro. Ci auguriamo che in un quadro così complesso, ma anche con qualche elemento di novità positivo, domani questo accordo possa consentire di aprire una nuova fase nelle relazioni industriali tra l’Azienda ed i Sindacati. Ci permettiamo di invitare le parti ad avere un atteggiamento che consenta l'apertura di queste fasi, affinché si possano ricercare delle soluzioni condivise, con un coinvolgimento di tutti - e sottolineo "di tutti" - gli attori di questa vicenda. Ribadisco che, come Comune di Torino, sentiamo la responsabilità di fare tutto ciò che è utile allo sviluppo dell'Azienda e alla tutela del lavoro e dei lavoratori. A Torino la FIAT è nata, a Torino la FIAT è diventata grande, con la FIAT la città è diventata una delle città che ha segnato con la propria storia ed il proprio sviluppo lo sviluppo del Paese. Vogliamo che continui ad essere così. Pur in un quadro (ampiamente richiamato da tutti) molto nuovo rispetto al passato, vogliamo operare perché FIAT-Chrysler continui ad essere un attore strategico di questa città e questa città possa crescere nel suo sviluppo e nella sua certezza del lavoro, in primo luogo ai giovani, confidando anche sulle scelte di investimento del Gruppo FIAT-Chrysler. Per questo motivo, non saremo equidistanti, ma saremo “equivicini”: saremo vicini all'Azienda e saremo vicini ai lavoratori, con un unico obiettivo, cioè garantire che chi opera e vive in questa città (sia che operi e viva come imprenditore, sia che operi e viva come lavoratore) possa guardare al proprio futuro con fiducia e con speranza. Vi ringrazio. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Prima di salutarci, ringrazio tutti gli ospiti esterni, il dottor Rebaudengo della FIAT e tutti coloro che hanno voluto partecipare a questo dibattito anche da fuori della regione, addirittura dal Meridione. |