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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 21 Novembre 2011 ore 10,00
Paragrafo n. 5
INTERPELLANZA 2011-05857
"COME MAI TORINO E' ANCORA PIENA DI SACCHETTI DI PLASTICA?" PRESENTATA DAI CONSIGLIERI BERTOLA ED APPENDINO IN DATA 26 OTTOBRE 2011.
Interventi

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201105857/002, presentata in
data 26 ottobre 2011, avente per oggetto:
"Come mai Torino è ancora piena di sacchetti di plastica?"

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola, per la risposta, all'Assessore Tedesco.

TEDESCO Giuliana (Assessore)
In merito all'interpellanza, è necessario fare la cronistoria di quanto è accaduto.
In attuazione di un indirizzo politico espresso dalla Giunta precedente, quindi dal
Sindaco Sergio Chiamparino, dall'Assessorato all'Ambiente, che ha coinvolto anche
l'Assessorato al Commercio e la Polizia Municipale, sono stati messi in atto i
provvedimenti necessari per applicare sul territorio comunale una graduale riduzione
della distribuzione dei sacchetti di plastica. È tanto in linea, limitatamente ai
contenuti, ma non alle date di applicazione, con la normativa nazionale che dispone
l'entrata in vigore di questo divieto a partire dal 1° gennaio 2011.
Ciò premesso, la Città di Torino ha sottoscritto nel novembre 2009 un Protocollo
d'Intesa con le Associazioni di Categoria degli operatori commerciali, che doveva
avviare, sin da subito, un programma sperimentale di progressiva diffusione della
buona pratica del non utilizzo dei sacchetti, cioè dei cosiddetti "shoppers" con
manico a canottiera, non biodegradabili, per il trasporto delle merci; questo in
coerenza con i contenuti della norma tecnica UNI EN 13432, che è stata promossa
dall'Unione Europea e con il dettato della Legge Finanziaria per l'anno 2007.
Questo Protocollo d'Intesa è stato proposto dall'Assessorato all'Ambiente,
dall'Assessorato al Commercio e dalle Associazioni API, ASCOM, CNA,
Federdistribuzione, Confartigianato, Confesercenti, Cooperative, Federconsumatori,
ADICONSUM, Asiap Fenapi, FIVA Confcommercio, ANVA, FIVAG CISL,
SNADI, CIA, UBAT e Coldiretti. È stato approvato con deliberazione della Giunta
Comunale del 24 novembre 2009.
Questo Protocollo d'Intesa, poi, si è anche posto l'obiettivo, a far data da aprile 2010,
di vietare agli esercizi commerciali, artigianali e di somministrazione alimenti e
bevande, esercenti attività sul territorio comunale in sede fissa o su area pubblica, ai
produttori agricoli che effettuano l'attività di vendita al dettaglio sui mercati
cittadini, la distribuzione per l'asporto delle merci ai consumatori, sia a titolo gratuito
sia a titolo oneroso, di sacchetti che non rispondano ai criteri fissati dalla normativa
comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario, salvo
esaurimento delle scorte.
Per dare esecuzione agli impegni assunti con il Protocollo d'Intesa, è stato, poi,
inserito nel Regolamento di Polizia urbana l'articolo n. 10 bis, che gli esercizi
commerciali, artigianali e di somministrazione di alimenti e bevande, e via dicendo,
non possono distribuire ai consumatori per l'asporto delle merci, né a titolo gratuito e
né a titolo oneroso, sacchetti non biodegradabili, che non rispondono,
preferibilmente, ai criteri fissati dalla normativa comunitaria. Questa modifica
regolamentare è entrata in vigore il 19 luglio 2010.
Questa normativa comunale, di fatto, anticipava l'applicazione di un divieto più
generale, previsto dalla Legge n. 296 del 2006, all'articolo n. 1, comma 1129 e 1130,
in base alla quale, al fine di ridurre l'emissione di anidride carbonica nell'atmosfera e
per il rafforzamento della protezione ambientale, doveva essere avviato un
programma sperimentale, a livello nazionale, per la progressiva riduzione della
commercializzazione dei sacchetti non biodegradabili.
Questo programma avrebbe dovuto condurre al definitivo divieto a decorrere dal 1°
gennaio 2010, poi prorogato al 1° gennaio 2011, della commercializzazione, quindi
non solo della distribuzione, di sacchi non biodegradabili per l'asportazione delle
merci. Doveva essere avviato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del
Territorio e del Mare, ma non risulta sia mai stato effettuato; ciononostante, il divieto
è entrato in vigore, per Legge, dal 1° gennaio 2010.
Un comunicato successivo del Ministero dell'Ambiente informava che gli operatori
commerciali - quindi, è una specificazione rispetto a quello che era il divieto -
potevano esaurire le scorte dei sacchetti di plastica senza nessun'altra indicazione.
Il Regolamento della Città di Torino è stato impugnato dalla Unionplast, dalla
Cristianpack, dalla Compact S.r.l. e da altri otto ricorrenti, i quali producono
sacchetti di plastica e denunciano, sostanzialmente, che il Regolamento della Città
anticipava l'entrata in vigore di un obbligo, che per Legge era fissato al 1° gennaio
2011.
Questo ricorso non è ancora stato deciso; tra l'altro, l'entrata in vigore dell'obbligo
normativo del divieto di produzione dei sacchetti di plastica a partire dal 1° gennaio
2011 ha ridotto notevolmente, ovviamente, l'interesse di questi ricorrenti contro il
Regolamento Comunale, che, nella sua formazione, è un po' meno restrittivo, anche
perché è stato emanato prima del dettato legislativo, in quanto l'articolo n. 10 bis
dispone solo il divieto di distribuzione dei sacchetti di plastica, mentre il disposto
legislativo vieta la commercializzazione, intesa sia come produzione che come
distribuzione di tutti i sacchetti di plastica utilizzati per l'asporto delle merci.
Da un punto di vista operativo, sussistono delle problematiche per i controlli, in
merito alla verifica della natura biodegradabile o meno dei sacchetti, in quanto al
solo tatto non è possibile stabilire la natura biodegradabile del materiale. Quindi, è
necessario che vengano approvate delle disposizioni attuative da parte del Ministero
dell'Ambiente o anche solo dello Stato, che in modo univoco individuino dei
caratteri distintivi da apporre sui sacchetti; inoltre, queste disposizioni attuative
potrebbero o dovrebbero anche indicare quali sono le materie con cui questi sacchetti
devono essere prodotti, atteso che possono essere realizzabili sia con materie prime
vegetali e rinnovabili oppure con resine e plastiche tradizionali additivate per rendere
il prodotto anch'esso biodegradabile.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola al Consigliere Bertola.

BERTOLA Vittorio
Ringrazio l'Assessore per la lunga risposta, che, in realtà, è più che altro una
premessa al problema, nel senso che abbiamo ricordato come siamo arrivati fino alla
situazione attuale.
Il problema da noi segnalato con l'interpellanza è, che, girando per la città - per
quanto si debba dire che la maggior parte degli esercenti sembri essersi adeguata
senza problemi all'uso di sacchetti biodegradabili -, è ancora piuttosto frequente
trovare sacchetti di plastica non biodegradabili, in particolare nei mercati; non vorrei
criminalizzare nessuno, ma dall'esperienza quotidiana ci sono ancora degli esercenti
che danno sacchetti di plastica (è vero che, a prima vista, nessuno può distinguere
con certezza se siano biodegradabili o meno, però nell'esperienza comune, data
proprio la diversa consistenza ed apparenza di questi materiali, è diventato
abbastanza facile capirlo).
Quindi, prendo intanto come importante la sua segnalazione sulla difficoltà di
effettuare i controlli, anche perché una delle richieste presente nell'interpellanza era
di sapere quanti controlli erano stati fatti e che esito avevano dato (quindi, se fosse
stata riscontrata una tendenza a non rispettare l'obbligo o viceversa). A maggior
ragione, questo ci preoccupa ancora di più, perché se confessiamo che non siamo in
grado di fare i controlli, perché non esiste un modo certo di distinguere i sacchetti
biodegradabili da quelli non biodegradabili, vuol dire che forse bisognerà adoperarsi
per trovare una soluzione.
Perciò capisco che, come lei diceva, la soluzione possa essere l'adozione a livello
nazionale di contrassegni, di meccanismi, eccetera, per identificare in maniera
univoca i sacchetti a vista, però credo che qualche controllo in più si possa fare,
magari in casi clamorosi in cui si riscontra un esercente che ripetutamente dà dei
sacchetti che non sembrano essere regolari; forse, si potrebbero, ad esempio, fare
controlli più approfonditi su quegli specifici sacchetti.
Quindi, in sostanza, credo che il problema si ponga, perché il passaggio dei sacchetti
di plastica non biodegradabili a quelli biodegradabili è un passaggio importante per
preservare l'ambiente e per tutta una serie di altri motivi, quindi non va preso
sottogamba. Credo che sia opportuno, a questo punto, riportare la questione in
Commissione per discutere anche, giustamente, la differenza che lei ha evidenziato
tra il nostro Regolamento e il dettato di legge e, quindi, per vedere se sia opportuno
rivedere anche il nostro Regolamento per adeguarlo alla Legge che è stata emessa e
che è diventata operativa da qualche mese e poi, appunto, per valutare se non esista
un modo per affinare i controlli su questa vicenda (proprio perché, secondo noi, è un
tema importante che merita attenzione da parte della Polizia Municipale e
dell'Amministrazione), in modo da arrivare, finalmente, a non avere più questi
sacchetti di plastica, che finiscono abbandonati in giro, nelle aree verdi, piuttosto che
per la strada e che, sostanzialmente, se non sono biodegradabili, non hanno modo di
essere distrutti e recuperati nel ciclo naturale.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
La parola, per una breve replica, all'Assessore Tedesco.

TEDESCO Giuliana (Assessore)
Sicuramente, io non ho alcuna difficoltà a rendere più omogeneo il nostro
Regolamento con il dettato legislativo; quello che mi preoccupa e che lei giustamente
ha colto è proprio la mancanza di un regolamento attuativo.
Certamente possiamo pensare di mettere un limite all'utilizzo delle scorte; questo
posso valutarlo. Rimane, però, il fatto che i controlli non possono essere affidati alla
sensibilità di chi è preposto ai controlli; possiamo trovare il modo per sollecitare
delle disposizioni attuative da parte del Ministero, quindi la Commissione,
probabilmente, potrebbe essere la sede giusta in cui discuterne.

CARRETTA Domenico (Consigliere Anziano)
L'interpellanza è discussa per l'Aula, ma la questione verrà approfondita in sede di
Commissione.
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