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MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 20115226/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 7 ottobre 2011, avente per oggetto: "Riordino del Gruppo Conglomerato Città di Torino. Programmazione economico- finanziaria 2011-2012". della proposta di mozione n. mecc. 201106504/002, presentata dal Consigliere Musy in data 17 novembre 2011, avente per oggetto: "Adozione di un codice etico per la governance delle società partecipate del Comune". della proposta di mozione n. mecc. 201106603/002, presentata dai Consiglieri Bertola e Appendino in data 21 novembre 2011, avente per oggetto: "Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201105226/064) Riordino del Gruppo Conglomerato Città di Torino - Programmazione economico-finanziaria 2011- 2012". e della proposta di mozione n. mecc. 201106609/002, presentata dai Consiglieri Lo Russo, Moretti, Curto, Sbriglio, Porcino, Altamura, Cassiani, Paolino, Ventura, Carretta, Nomis, Tricarico, Rattazzi, Levi-Montalcini, Dell'Utri, avente per oggetto: "Deliberazione mecc. 201105226/064 relativa al riordino del Gruppo Conglomerato Città di Torino. Programmazione economico-finanziaria 2011-2012. Linee di indirizzo". MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Tronzano. TRONZANO Andrea Ringrazio il Sindaco e il Vicesindaco per la loro presenza in Aula. Sin dall'inizio di questa deliberazione, il Vicesindaco e l'Assessore Passoni lo sanno, come PDL abbiamo cercato di comportarci in maniera onesta, corretta e sobria, come richiamato in molti casi dal Capogruppo Lo Russo, perché abbiamo sin da subito capito l'importanza di questa deliberazione, sia per il Bilancio della città, sia per il riordino e la riorganizzazione dei Servizi Pubblici Locali, che sono oggettivamente uno dei punti cardine del prossimo futuro per il nostro Paese. Sin dall'inizio abbiamo detto che eravamo certi - nel caso in cui il nostro voto fosse stato anche contrario, ma garantendo in Commissione un atteggiamento collaborativo nei confronti della maggioranza - di come noi non stessimo tradendo lo spirito referendario. Ovvero, voglio sottolinearlo per il verbale, la Corte Costituzionale - come ricordato dallo stesso Assessore Passoni in Commissione e da noi verificato puntualmente, sin dal momento in cui ammise il referendum, disse che, nel caso in cui il referendum fosse passato, quindi avessero vinto coloro che avevano promosso il referendum, la normativa non sarebbe stata cancellata, ma sarebbe entrato in vigore il dettame comunitario. Quindi, sarebbe stata cancellata la normativa italiana e sarebbe rientrato in vigore il principio comunitario, che ricordo a tutti i Consiglieri, e anche a chi ci ascolta, è molto più restrittivo rispetto a quanto previsto dalla legge italiana. Quindi, è chiaro che qualunque sarà il nostro voto in questa sessione, noi non stiamo tradendo lo spirito referendario. Questo lo voglio dire, anche perché abbiamo ricevuto circa 500 e-mail sulla nostra casella di posta da cui si evince che chi ha promosso il referendum ha generato, secondo me, disinformazione in malafede, perché sapeva benissimo quello che la Corte Costituzionale aveva dichiarato. Questo lo voglio rimarcare a verbale, perché a mio giudizio è fondamentale per tutto l'impianto della discussione che stiamo facendo. In secondo luogo, signor Sindaco, noi abbiamo dimostrato serietà e impegno nel confronto in Commissione. Lei, giustamente impegnato su altri fronti, forse non l'ha colto fino in fondo, però nelle nove Commissioni guidate dal Presidente Altamura abbiamo sempre cercato di essere costruttivi e propositivi. Per questo senso di responsabilità e di trasparenza, noi vorremmo però un segno di rispetto; vorremo avere altrettanta dignità, riconoscimento di identità politica da parte di questa Amministrazione, perché non è pensabile che a fronte di un impegno costruttivo e coerente quale noi abbiamo avuto in queste nove sessioni di Commissione, all'opposizione non sia riconosciuta la sua legittima dignità politica. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Glielo spiego, sono appena all'inizio; ci saranno ancora trenta o quaranta di minuti. Perché noi chiediamo questo? Perché in queste settimane, attraverso il lavoro dei Consiglieri del Gruppo, attraverso il dibattito che sabato c'è stato all'interno del nostro partito, sia con il coordinatore regionale sia con il coordinatore cittadino, abbiamo ragionato che un atteggiamento a priori negativo nei confronti di questa deliberazione non sarebbe stato capito né dalla città né tanto meno dai nostri elettori, perché l'impianto normativo, che discende dall'Unione Europea, è comunque stato accolto dal nostro Governo. Quindi, il Governo ha dato la facoltà agli Enti locali di scegliere se privatizzare al 100%, se scegliere una società a gestione mista pubblica o privata, oppure se mantenere tutto pubblico, ma soltanto in alcuni casi e con criteri ben definiti. In questo caso, Torino non può farlo. Quindi, Torino ha scelto la possibilità legittima di vendere il 40% delle sue partecipate e su questo potremmo anche essere d'accordo, perché se noi vogliamo rinnovare questo capitalismo municipale, che tanti danni, a mio giudizio, ha creato dal punto di vista delle clientele, dobbiamo anche avere il coraggio di ammettere che il capitalismo municipale si rinnova anche attraverso la concorrenza, signor Sindaco. Per questo, all'interno di questo impianto di deliberazione, abbiamo chiesto con forza che sia rispettato il principio della concorrenza, perché se noi abbiamo la forza di mantenere, anche attraverso la capacità dei nostri dirigenti che governeranno queste società partecipate, la mano pubblica in maniera maggioritaria, avendo però un partner, un socio industriale, anche estero, a me questo non preoccupa, perché comunque la mano pubblica rimane importante. Per questo motivo il principio di concorrenza, a nostro giudizio, deve essere rispettato a tutti gli effetti. Su questo punto ci deve essere grande attenzione, senza avere paura, evitando quindi di privatizzare all'italiana, mantenendo come al solito tutto all'interno, tanto poi facciamo la grande holding e abbiamo la possibilità di controllare successivamente tutta una serie di cose. Questo è un progetto politico legittimo, ma, secondo me, castrante rispetto alla vera impostazione dell'Unione Europea, a cui tutte le volte noi facciamo riferimento quando ci fa comodo. In secondo luogo, Sindaco, abbiamo chiesto grande attenzione all'aspetto del debito. Io so che anche la maggioranza ha fatto un emendamento molto puntuale su questo punto. In Commissione noi abbiamo chiesto all'Assessore Passoni, fin da subito, che fosse chiaro dove sarebbe stato ridotto il debito a seguito dell'introduzioni di capitali freschi dalla holding. Capisco il progetto dell'Assessore (che ci ha spiegato che 50 milioni di Euro saranno caricati sul 2011 e 180 milioni di Euro saranno caricati sul 2012) e, secondo me, questo aspetto potrebbe anche essere virtuoso. Infatti, per noi è essenziale, se vogliamo bene ai nostri figli - e qui non faccio un discorso di parte -, andare a ridurre la nostra facoltà di contrarre dei mutui. Quindi, se abbiamo soldi freschi in cassa, possiamo anche consentire al Comune di fare meno mutui e, conseguentemente, è lì che si incide sul debito di questa città; per cui l'impianto, tutto sommato, può andare bene. Ma se noi non sappiamo, Assessore e Sindaco, dove puntualmente viene ridotto questo debito, è chiaro che non possiamo essere favorevoli a priori; chiaramente è un impianto vostro; noi, però, dobbiamo essere tutelati su questo, perché voteremo una delle proposte di deliberazione più importanti della Città di Torino dei prossimi 20 anni e, conseguentemente, per noi è un problema non sapere puntualmente dove si ridurrà il debito. All'emendamento che aveva proposto la maggioranza abbiamo aggiunto anche il fatto che, negli atti presentati di Conto Consuntivo 2011 e Bilancio Preventivo 2012, fossero elencate puntualmente le cifre specifiche. Dopodiché - ma lo spiegherà meglio il Consigliere Marrone, che, giustamente, ha insistito su questo punto - vorremmo la possibilità di avere una governance plurale (io la definisco così). Vicesindaco, nonostante quello che lei sostiene giustamente dal suo punto di vista, vorremmo sin da subito la possibilità di avere un Consiglio di Amministrazione, non un Amministratore unico, su un'operazione importante come questa, perché questa diventa la governance plurale, ossia diventa la possibilità di incidere da parte di tutta la città - e non soltanto di una parte - all'interno delle scelte che si faranno successivamente. È chiaro che, se questo ci venisse negato, determinerebbe una primazia del socio finanziatore (dichiariamolo così) rispetto alla politica, che in realtà, a nostro giudizio, deve essere la primaria azionista di questa operazione. Ricapitolando: debito, concorrenza e governance plurale. Questi sono i tre temi, Sindaco e Vicesindaco, sui quali non vogliamo transigere rispetto al nostro voto. Siamo assolutamente aperti a questa proposta di deliberazione, perché riteniamo che sia fondamentale. Naturalmente, non condividiamo l'aspetto politico, pur se legittimo, dei vostri intendimenti ed è per questo che insistiamo sulla ragione della concorrenza; vogliamo, però, dei segnali precisi, Sindaco, che diano dignità alla nostra rappresentanza politica. Abbiamo presentato 3 emendamenti (oltre a quelli ostruzionistici che manterremo fino a quando non avremo delle risposte) che riguardano la concorrenza, il debito e la governance plurale. Se voi accetterete questo tipo di impostazione e ci darete la giusta dignità che il 30% della popolazione ci ha concesso con le elezioni comunali, saremo anche disponibili ad astenerci - perché questo sarà il nostro voto, l'astensione - sul voto finale, perché, altrimenti, voteremo contro, in quanto, purtroppo, ci sono una serie di cose all'interno sia della mozione sia degli emendamenti, che non possiamo del tutto condividere. Di conseguenza, da parte nostra, l'astensione sarebbe già un bel segnale e, da parte vostra, ricevere una \"corresponsabilità\", tra virgolette, di una proposta di deliberazione così importante. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Come il Consigliere Lo Russo, approfitterò anche io del tempo dei miei Colleghi, visto che non ha specificato quali, io lo dico… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Dei miei Colleghi delle scorse consiliature, delle future e anche di dimensioni parallele, così manteniamo lo stesso rispetto per il Regolamento che ha dimostrato il nostro Collega di maggioranza. Il mio intervento è stato fortemente stimolato dal suo, che - fuor d'ironia - ho apprezzato, perché aveva quasi i toni di un discorso alla Nazione e aveva dei richiami culturali: a proposito di questa proposta di deliberazione, ho sentito tirare in campo l'economia sociale di mercato, addirittura con toni di protezionismo quasi autarchico, mi spingo a dire. Devo dire che è stato un discorso entusiasmante, ma, secondo me, il Consigliere Lo Russo lo ha elaborato sulla base di un'altra deliberazione; ci deve essere stato un errore. Ad un esame più attento, al di là delle enunciazioni generali che inizialmente hanno ispirato questo progetto, incontrando anche un'impostazione favorevole, come ha già avuto modo di chiarire il mio Capogruppo, proprio circa il senso di promuovere un'operazione di riassetto societario delle partecipate di Torino, ha presentato poi degli elementi sui quali, con grande responsabilità, il PdL aveva proposto degli emendamenti di merito fin dalle prime discussioni in sede di Commissioni Consiliari competenti, che però, se rimangono fermi su queste posizioni di paletto fissate all'opposizione e alle minoranze, snaturano completamente il senso di questa operazione. Ne snaturano l'impronta liberale che dovrebbe costituirne il fondamento e ne snaturano anche le finalità di razionalizzazione e di efficienza. Spiegherò brevemente quali. Innanzitutto, partiamo dal fatto che non si tratta, almeno allo stato dell'arte e soprattutto alla luce di emendamenti e della mozione di accompagnamento presentati dalla maggioranza, di un'apertura ai privati. Al momento, è scritto nero su bianco che non si tratta di questo, perché compare esplicitamente il ruolo di IREN, che è una partecipata - ricordiamolo a verbale - a maggioranza di capitale pubblico, tra l'altro partecipata da più Amministrazioni locali del Nord. Ricordiamo, inoltre, che l'emendamento n. 7, presentato da tutti i Capigruppo, riserva una sorta di perverso patto di prelazione destinato alle fondazioni bancarie rispetto, invece, ai soci industriali. È scritto nero su bianco che, dopo l'approvazione di questa proposta di deliberazione, la Giunta - su questo ci passo, perché, di fatto, è la Giunta, in quanto tutta la gestione della fase veramente influente di questo riassetto è nelle sue mani, secondo l'attuale formulazione di questo documento - ha 60 giorni per trattare (perché verificare la disponibilità significa trattare) con fondazioni bancarie per sondare il loro interesse; questo avviene senza che venga emesso il bando pubblico, quindi fuori dal bando pubblico di gara. Dal testo di questo emendamento - poi avrò il piacere di essere pubblicamente smentito se l'ho frainteso - si capisce che, qualora si trovi la fondazione bancaria interessata e la trattativa vada a buon fine, il bando pubblico per coinvolgere eventuali soci industriali non si farà. Forse sono digiuno di approfonditi studi di economia, ma non mi sembra un'impostazione molto liberale e molto modernizzatrice. Spero di essere corretto dagli interventi della Giunta, anche perché noto che al momento c'è - e lo ringrazio - il Vicesindaco Dealessandri, mentre non è presente l'Assessore Passoni. Stiamo discutendo una proposta di deliberazione che andrà a incidere in modo incredibile sul Bilancio e sul futuro assetto finanziario della Città, ma non è presente in Aula l'Assessore Passoni. È assente anche l'Assessore Curti, che insieme al Vicesindaco Dealessandri e all'Assessore Passoni, fa parte di quel comitato di indirizzo di FCT Holding, che, secondo la proposta di deliberazione, fisserà i criteri del debito ponte. Ritengo che la partecipazione al dibattito consiliare potrebbe illuminarli nella loro facoltà e dovere di indirizzo. E questo ci tengo che rimanga a verbale. Per quanto riguarda il prestito ponte, in realtà in un comunicato mi ero permesso - e so che aveva simpaticamente apprezzato - di paragonare l'Assessore Passoni ad Harry Potter, un personaggio simpatico, però mi sono sbagliato, perché Harry Potter è un mago e le magie le fa veramente, mentre l'Assessore Passoni sembra essere più un prestigiatore, quindi da adesso lo chiamerò \"Mandrake Passoni\". L'Assessore Passoni non cancella il debito, ma lo porta al di fuori del Bilancio della Città di Torino e, in realtà, lo incrementa, perché, di fatto, accende un prestito ponte, la cui estinzione, per esempio, nell'ambito di 18 mesi è contenuta solo nelle premesse e non nell'impegnativa e non può che essere così, visto che è un impegno che decidiamo a carico di FCT Holding e che comunque rimane vincolato ad un eventuale esito positivo della vendita delle quote. Quindi, anche questo è un elemento di criticità. Concludendo, dopo tutta questa trattativa così delicata, per la quale la minoranza - e, in particolare, il mio Gruppo - aveva cercato di fornire dei contributi propositivi, di coinvolgimento e di apertura, la maggioranza si è arroccata sul punto di questo Amministratore unico, proprio nella fase più delicata di questa operazione di riassetto. Stabilire di lasciare tutto in mano ad un Amministratore unico (che, nel caso di proroga dell'attuale governance di FCT, coincide con il soggetto dirigente interno al Comune, che, se non sbaglio, è a capo del Settore delle partecipazioni comunali), di fatto, significa, anche considerata la composizione del comitato di indirizzo - che ho testé ricordato -, escludere completamente non tanto il Consiglio, ma tutta la Città (al di fuori della Giunta), da questa fase decisiva per l'operazione industriale e finanziaria che stiamo deliberando. Ribadisco quanto detto dal mio Capogruppo: non c'era e continua a non esserci una pregiudiziale ideologica, perché, se vogliamo portare una ventata di aria fresca da parte dei privati, siamo d'accordo; il problema è che l'operazione non sta andando verso questi lidi e, finché la maggioranza si arroccherà e non accetterà emendamenti di merito discussi più volte, purtroppo l'opposizione iniziata con gli emendamenti di ostruzionismo depositati dai nostri Consiglieri non potrà che permanere fino a quando riscontreremo questo atteggiamento un po' \"diabolico\" - visto che persevera - della maggioranza. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Viale. VIALE Silvio Quando il Consigliere Tronzano dice che sarebbe un buon segnale se loro si astenessero, dico che sarebbe un buon segnale se votassero contro o a favore. Sarebbe comunque un buon segnale. Il punto non è il modo in cui qualcuno di noi vota o si comporta nei confronti del merito - a parte che non ho ancora capito che cosa farà la Lega Nord, però ci sarà tempo per saperlo mercoledì -, ma come ci si pone nei confronti della discussione dell'Istituzione e della cittadinanza. Se cominciassimo a ragionare con il fatto di essere padroni, senza pensare che il padrone è qualcun altro e che noi siamo qui casualmente a gestire le sue cose (la Città, il pubblico, eccetera), avremmo dei criteri di efficienza che sono quelli che utilizziamo normalmente nelle cose che facciamo tutti i giorni, mentre qui mi sembra, addirittura, che non vengano utilizzati. Sono favorevole a questa proposta di deliberazione. Poteva essere fatta diversamente, probabilmente in altri contesti sarebbe stata con percentuali diverse, ma, alla fine, coglie il punto di come uscire dalla situazione di empasse che c'è in questo momento e dà una prospettiva di maggiore efficienza alle nostre aziende. La questione dell'efficienza (che è stata richiamata dai Consiglieri Moretti e Sbriglio, tra gli altri) è centrale e non può essere qualcosa di cui lavarsene le mani. In questo Consiglio finisco per scoprirmi sempre uno dei più liberali, nonostante le tradizioni politiche, mentre, dall'altra parte, dove dovrebbe esserci la parte più liberale, vedo che, invece, la destra sociale è sempre forte, presente e vigile più che mai e, addirittura, richiama il nostro Consigliere Lo Russo a principi più solidali e sociali. Credo, però, che dovremmo porci davvero il problema dell'efficienza della nostra Amministrazione, perché, se queste aziende sono quotate (e lo sono) e se oggi ne discutiamo, è anche perché, in questi anni, le aziende pubbliche italiane sono quelle con un tasso di efficienza tra i più bassi in Europa. Oggi un quotidiano torinese pubblica la tabella sull'efficienza della Pubblica Amministrazione dei 27 Paesi Europei: noi siamo ultimi e penultima è la Grecia. Questo è il punto che dovremmo porci; mi auguro che iniezioni di capitale privato, privatizzazioni e logiche di maggiore efficientismo produttivo anche delle nostre aziende possano migliorare l'efficienza complessiva, perché, altrimenti, rischiamo davvero di gestire semplicemente qualche cosa. Vorrei esprimermi a titolo personale (visto che, peraltro, non faccio neanche parte del PD, che ha tutto il modo di dissociarsi), perché ho sentito il Capogruppo della minoranza che, alla fine, dopo tanti discorsi, ha detto che il tutto si risolve con un Consiglio di Amministrazione in cui c'è posto per le minoranze, in nome della Città, del popolo, eccetera, ma, a parti invertite, cioè se l'avessimo detto noi, ci avreste accusato di voler occupare delle poltrone. È così, c'è poco da dire. Io non ve lo dico, perché ho più rispetto per quest'Aula e credo che dietro ci sia davvero un ragionamento diverso sull'Amministratore unico, però questo non c'entra nulla con il fatto di essere d'accordo o meno con la proposta di deliberazione, perché il fatto che ci sia un Amministratore unico o un Consiglio di Amministrazione o un comitato di indirizzo più allargato o tutto quello che vogliamo - e la fantasia burocratica e amministrativa delle aziende può aiutarci - non c'entra nulla con le operazioni di fondo. Per cui ritengo che sia molto più corretta la posizione del Movimento 5 Stelle, che si dichiara contro e che ci darà battaglia (per quel che potrà fare), piuttosto che questo tentativo di dire: \"Abbiamo gli emendamenti, ma non li teniamo, li mettiamo nel cassetto, c'è una mozione e via dicendo...\", perché è davvero mortificante. Non ho mai capito perché presentiamo gli emendamenti e, poi, invece di discuterli subito, discutiamo la proposta di deliberazione, come se gli emendamenti li presentassimo dopo. Oggi, dovremmo discutere gli emendamenti presentati, perché la proposta di deliberazione era nota ed il dibattito è avvenuto in Commissione; poi, una volta che la proposta di deliberazione viene modificata o meno, si può procedere con il dibattito generale; la logica deve essere questa. Invece siamo qui, non sapendo neanche quali saranno gli emendamenti che verranno confermati tra quelli presentati, a fare una discussione teorica sulla proposta di deliberazione. Dal 26 ottobre ad oggi, ho ricevuto - come, penso, tutti voi - 332 e-mail di protesta. Ho detto \"e-mail\" perché molte sono mandate da parecchie persone, per cui alla fine, fatti i conti, saranno 210 circa quelli che me le hanno inviate. Il 26 ottobre ho ricevuto la prima e-mail, l'ultima è arrivata pochi minuti fa; non dirò chi l'ha mandata, perché, chiaramente, apprezzo sempre chi manda le e-mail firmandosi (quelli che usano gli pseudonimi mi piacciono sempre di meno). Francamente, non noto una rivolta sociale, nemmeno da parte del popolo della rete. Non so chi abbia mosso questa invasione di e-mail nelle nostre caselle, ma ha fallito, perché, quando il primo giorno ho visto 30-40 e-mail, ho pensato che ogni giorno ne sarebbero arrivate 100, 200 o 300 e avrei dovuto cancellarle. Poi quando ho visto che si sono ridotte a 10 o 15, le ho riprese tutte, le ho conservate e, per una questione di rispetto, ne ho lette anche alcune. Ci sono diverse filiere e si capisce che sono diversi i Gruppi che le hanno proposte, sicuramente vicini al Movimento 5 Stelle, al Comitato Acqua Pubblica e ad altri (chi le ha proposte si capisce anche dai nomi di chi conosci). Questo lo dico perché l'operazione che faremo in questi giorni è davvero importante e rappresenta una svolta per la nostra Città; ha ragione il Consigliere Lo Russo quando ce lo ricorda… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Probabilmente, per dire le stesse cose il Consigliere Lo Russo ha usato altri riferimenti e un altro linguaggio, ma questo fa parte di ognuno di noi. Oggi, invito tutti quanti a dire chiaramente se si è favorevoli o contrari a questa operazione, che mi sembra la cosa… FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Consigliere Viale, la invito a concludere il suo intervento. VIALE Silvio Termino il mio intervento, ma il richiamo al Regolamento sui 5 minuti, quando un Gruppo come il PD ha 90 minuti a disposizione e non ne userà neanche la metà, è vergognoso. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Abbia pazienza, Consigliere. VIALE Silvio No, Presidente, credo che debba essere riconosciuta... Chiedo io la verifica del numero legale, perché quando l'opposizione che si riduce a contare i secondi ed il numero legale, è finita. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Le chiedo di mantenere il controllo e il contegno. VIALE Silvio Il controllo lo mantengo, ma richiami i Consiglieri, invece di essere lei a dirmi che il tempo sta scadendo, visto che nelle modalità consuete di un Consiglio non è previsto che si alzino in piedi ed inizino a sbracciarsi, come se fossero a Porta Palazzo. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Ci apprestiamo a votare una proposta di deliberazione che qualcuno ha definito importantissima; è stato addirittura detto la più importante dei prossimi 20 anni. Non so se si tratta di questo, ma credo che stiamo sicuramente dando il via ad un processo di enorme importanza e non vi nego, Consiglieri, che lo faccio, da un lato, con una certa emozione e, dall'altro lato, con un senso di responsabilità e preoccupazione. Credo che il quadro in cui nasce questa proposta di deliberazione sia difficile. È un quadro difficile per tutta l'Italia e, secondo me, sarebbe sbagliato non riconoscerlo, indipendentemente dal giudizio che si dà del Governo che si è appena insediato e del processo che è in atto nel Paese. È un quadro difficile perché, negli ultimi mesi in cui il nostro Paese è stato oggetto di aggressione della finanza internazionale e della speculazione, abbiamo potuto vedere una costante diminuzione degli spazi di democrazia. L'altro giorno, navigando sul sito del Ministero dell'Interno, risultavano quasi 600 i Comuni italiani usciti dal Patto di Stabilità e, di conseguenza, i Comuni italiani che, di fatto, vivono uno stato di sospensione parziale della democrazia comunale. Il quadro normativo dentro cui si muove questa proposta di deliberazione è oggettivamente forzato, cioè indipendentemente dal... Presidente, se vuole interrompo il mio intervento e lascio la parola al Consigliere Liardo sull'ordine dei lavori... FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) No, ha chiesto solo la parola. Prosegua il suo intervento, Consigliere Curto. CURTO Michele Il quadro normativo dentro cui ci muoviamo è oggettivamente forzato, perché, quando si arriva a dire che si dà una prescrizione ai Comuni e questa prescrizione diventa talmente perentoria che si prevede l'intervento dei Prefetti per metterla in atto in una data stabilita, è chiaro che stiamo entrando in una fase particolare. La contemporanea diminuzione dei trasferimenti, che investe anche le aziende di cui parliamo in questi giorni (per esempio, penso al fondo per il Trasporto Pubblico Locale) ed il contemporaneo restringimento di un quadro normativo e giuridico mi portano quasi a dire che sta scomparendo il federalismo municipale nel nostro Paese; lo affermo con grande preoccupazione, se non altro perché sediamo all'interno di un Consiglio Comunale. Credo che questo sia il quadro di riferimento dentro cui parte questa proposta di deliberazione, anzi è un quadro che si modifica mentre noi discutiamo questo atto. È un quadro che si intreccia con quello che diceva il Sindaco prima, una città che ha un forte debito pubblico, in un momento di stabilità delle situazioni di esposizione debitoria, una città che, certo, ha un forte debito pubblico a fronte di una fase di espansione ed investimento, ma anche una città che oggi rischia di affrontare una fortissima crisi economica pubblica e privata del suo territorio, senza avere alcuna risorsa per poter mettere in campo una fase anticiclica. Per questa ragione dico che non possiamo che vivere con difficoltà questa proposta di deliberazione. Si tratta di una proposta di deliberazione che, probabilmente, non avremmo voluto, perché, a nostro parere, invece era chiaro lo spirito del referendum del 12 e 13 giugno; era uno spirito che politicamente diceva: "Per favore, non dismettete le proprietà pubbliche, mantenetele in seno al patrimonio dello Stato ed al patrimonio comunale. Fate attenzione all'ingresso del privato all'interno dei servizi essenziali, tanto da definire quella categoria etimologica che viene definito il "bene comune". Credo che oggi, prima che con questa proposta di deliberazione, con il quadro giuridico che il Governo ha definito quest'estate (di notte, a tappe forzate), sicuramente arriviamo a torcere l'esito di quel referendum. Perché un Gruppo come quello di Sinistra Ecologia Libertà non solo esprime convintamente il suo sì a questa proposta di deliberazione, ma ha partecipato a tutto il percorso di costruzione? Perché siamo convinti che, in questo momento, sia necessario mantenere aperto uno spazio democratico; siamo convinti che, se c'è una crisi, la vogliamo governare e governare questa crisi significa anche provare a trovare la mediazione migliore, quella riduzione del danno virtuoso che ci porta a superare un momento molto difficile, a partire dal nostro patrimonio pubblico. Se c'è una crisi e se c'è un concetto di "bene comune", per noi questo concetto va anche esteso al lavoro, in tutte le sue forme, quindi alla possibilità di maneggiare le briglie del Bilancio comunale per compiere le scelte faticose ma importanti che dovremo fare a partire da quest'anno, ma, dall'altra parte, è necessario anche difendere delle aziende che - lo voglio ricordare - hanno quasi 8.000 lavoratori e rappresentano i centri di lavoro e le imprese che, per numero di occupati, sono tra le più importanti nel nostro territorio in settori strategici. Mercoledì avremo modo di affrontare gli emendamenti, in particolare la mozione di accompagnamento, che per noi non è condizione sufficiente, ma è necessaria per dare il via a questa proposta di deliberazione, e che, soprattutto, ha inaugurato una prassi di discussione all'interno della maggioranza che credo vada rivendicata. Mercoledì avremo modo di parlare di quel sistema costruito democraticamente insieme ai Consiglieri della maggioranza per cercare all'interno di questo processo di non smarrire quello che è il ruolo del Consiglio Comunale ed il nostro ruolo in un momento come questo. Però, permettetemi già da oggi di delineare alcuni passaggi nei pochi minuti che mi rimangono: sicuramente, quello degli strumenti di controllo, alcuni inseriti nella mozione di accompagnamento (penso al rafforzamento del ruolo dell'agenzia), altri da inserire in seguito. Lo dico con chiarezza, non finirà oggi o mercoledì con l'approvazione di questa proposta di deliberazione, perché se il Regolamento non sarà un Regolamento che rispetterà i criteri, i principi e le ragioni con cui abbiamo animato il dibattito di queste settimane, non abbiamo intenzione di dare corso alla cessione delle quote a venire. Quella è una condizione necessaria e sufficiente per proseguire in questo percorso. Anche quei criteri che per noi non sono parole vuote e che abbiamo inserito nella mozione di accompagnamento: "equità" e "trasparenza", diceva il Consigliere Lo Russo nel suo bell'intervento - a mio parere - di quadro di riferimento; un minuto glielo regalo io… (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Impossibile. Equità e trasparenza ed è per questo che non possiamo non considerare che quelle valutazioni di quegli advisors (che, oggettivamente, possiamo dire che speravamo che quelle valutazioni fossero un po' più alte, forse ci eravamo illusi, ma, per quanto mi riguarda, avevo sperato in una valutazione diversa) non hanno soltanto computato il valore delle nostre aziende, ma hanno anche giudicato il management di questi anni di quelle aziende. Non possiamo non dirci che un riassetto reale delle partecipate passa necessariamente attraverso il miglioramento o, almeno, il radicamento del management con le sfide industriali che devono affrontare. Ed è per questo motivo che è necessario costruire criteri nuovi per la nomina e per la scelta di quel management. Potremo discuterne, lo faremo nelle prossime settimane attraverso il Regolamento nomine, che finalmente arriverà - credo - in quest'Aula; dico "finalmente", perché è partito ben prima della deliberazione FCT. A proposito del criterio dei compensi dei manager, ne abbiamo discusso in alcune interpellanze. Credo che in una fase di crisi sia necessario essere forti ed autorevoli con i forti e capaci di difendere i deboli, non forti con i deboli e deboli con i forti. Per questa ragione, l'altra volta qualcuno invocava l'indice di Gini e qualcuno altro, invece, ricordava giustamente il metodo Olivetti, un rapporto fra apicali ed ultimi lavoratori di un'azienda non superiore a 1:10 (certo, a patto che venga anche ricordato l'outsourcing). Ci sono, poi, i diritti dei lavoratori e abbiamo avuto modo di discuterne in Commissione; ad esempio, com'è successo in AMIAT, di quando un lavoratore vince una causa di servizio e, nonostante questo, si ritrova dalla sera alla mattina senza lavoro. Credo che avremo modo di discutere della mozione di accompagnamento, ma credo che si delineino da subito 3 direzioni e in questo il lavoro della Giunta insieme al Consiglio è stato particolarmente importante. Per AMIAT e TRM il tentativo di costruire un gruppo industriale radicato, ma spero non sradicato dal territorio; questo è un tema che dovremo affrontare. A quel punto, potremo dire che IREN è una soluzione accettabile. La speranza per GTT di reperire - lo scrivevano nelle mozioni di accompagnamento - anche delle risorse finanziarie, perché fra un privato finanziario, che giustamente vuole una marginalità economica a partire dal sottopagamento di ciò che acquista, ed un privato industriale, che giustamente vuole una marginalità economica a partire dalla possibilità di gestire un'azienda, credo che sia ancora preferibile la possibilità di scegliere un privato pubblico, come le fondazioni stesse, soprattutto in un ragionamento di sistema, che oggi ci porta a chiedere al sistema creditizio e finanziario di sostenere questa operazione, che ha una bancabilità relativa e ancora da valutare, proprio nel momento in cui quello stesso sistema finanziario si sta ricapitalizzando e sta chiedendo alle fondazioni bancarie i soldi per potersi ricapitalizzare. A questo punto, forse è meglio provare, almeno per GTT, a costruire un rapporto diretto con quelle fondazioni. L'ultimo punto riguarda la SMAT: l'acqua pubblica, il modo per ribadire che questo centrosinistra è vicino al popolo referendario, che sull'acqua non si scherza, che il segnale è stato dato dai cittadini alla politica e che la politica, la buona politica, è in grado di ascoltare. In questo voglio interpretare lo sforzo che abbiamo fatto in maggioranza nel tracciare un percorso che andrà costruito sul tema della SMAT: il trasferimento delle quote detenute da FCT in capo alla Città di Torino è solo l'inizio di un percorso che, secondo me, questa maggioranza deve fare per evitare che futuri cambi del quadro legislativo possano mettere in discussione un risultato democratico come quello del referendum, in un momento in cui è la democrazia a mancare nel Paese. FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Consigliere Musy. MUSY Alberto Penso che abbiamo già affrontato all'interno della Commissione la parte più tecnica di commento a questa proposta di deliberazione e, quindi, oggi riduco il mio intervento a delle riflessioni sul voto e sulle dissonanze nelle narrative che si sono ascoltate in quest'Aula. Fa abbastanza specie - condivido le riflessioni fatte da altri - sentire parlare di "efficienza", "competitività", "produzione del valore" e di capitalismo seppure aggettivato (di capitalismo municipale e di capitalismo che ascolta le parti sociali) in maniera abbastanza indistinta tra un lato e l'altro di questi banchi. In rappresentanza del Terzo Polo, credo di aver cercato di dare, invece, un contributo sulla pratica dei principi, cioè su quello che può essere il contributo che, come rappresentanti della Città, dobbiamo dare nel rappresentare gli interessi della cittadinanza nel momento in cui i beni comuni (un'altra narrativa di altro ambito, ma che deve immediatamente farci drizzare le orecchie) sono in discussione. Non credo che sia una proposta di deliberazione cruciale, però, poiché ha a che fare con i beni della città e quindi con i beni dei cittadini, deve essere trattata con grande attenzione; nel trattarla con grande attenzione nella prospettiva - così vi lascio un pezzo della mia narrativa - di "meno pubblico", ma un pubblico più serio, più presente e più forte, mi sono permesso di condurre il mio ragionamento attorno a 3 grandi contributi pratici, a cui, però, credo corrispondano dei principi insopprimibili. Il primo contributo, di carattere assolutamente pragmatico, riguarda il fatto che - come ho ripetuto più volte - non voglio che si confonda il controllo societario con il controllo amministrativo. Non è garantendo alla città una percentuale di maggioranza nei Consigli di Amministrazione o nelle assemblee dei soci che si garantisce il controllo che la Città deve avere sempre - e che lo Stato deve avere sempre e in ultimo - sul livello dei servizi pubblici. È per quello che ho insistito affinché quel controllo societario venisse effettuato attraverso un nuovo Regolamento nomine; è per quello che insisto sul codice etico ed è per quello che insisto su una rinnovata riflessione sull'Agenzia dei Servizi Pubblici, in quanto il controllo societario non è la stessa cosa del controllo amministrativo sul livello dei servizi erogati (siano essi erogati da società che svolgono servizi ma sono di mano pubblica, sia esso un servizio erogato da società che svolgono servizi ma sono di mano privata). Insisto anche sulla pratica del principio del merito, della competenza e della trasparenza; insisto sempre su questo, ma, a maggior ragione, in questa occasione, perché il merito, la competenza e la trasparenza sono fondamentali per ancorare la nostra decisione di questi giorni con, in un futuro, un sistema delle utilities - siano esse pubbliche o siano esse private - che sia più responsabilizzato. Ricordo, poi - e questo è il tema che, forse, quest'Aula deve tenere più in considerazione - che abbiamo a che fare con servizi alla cittadinanza, con l'ambiente e con i trasporti, cioè abbiamo a che fare con il cuore di quello che è il ruolo della Municipalità sul suo territorio e nel fare questo è di fondamentale importanza che quel livello di servizi, indipendentemente dalle sorti di queste Municipalizzate e dalle sorti del capitalismo municipale, sia assicurato e garantito. Il management, sia esso di controllo pubblico o di controllo privato, ha tante altre leve su cui fare l'efficienza che è stata richiamata e per garantire la trasparenza, ma la Città ha il dovere ultimo di controllare che uno standard di servizi adeguato sia garantito, anche perché questo è il miglior compito che la politica può assegnarsi nel rendere un'area ed un territorio capaci di attrarre cittadini migliori e più attenti. Personalmente, non ho voluto presentare degli emendamenti specifici alla proposta di deliberazione dell'Assessore Passoni; ho trovato un rigore tecnico ineccepibile nell'impianto che è stato costruito, ma, politicamente, mi sento di insistere per questi 3 grandi temi, che, poi, ho ripreso nella mozione che è stata presentata. |