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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 21 Novembre 2011 ore 10,00
Paragrafo n. 26
DELIBERAZIONE (Giunta: proposta e urgenza) 2011-05226
RIORDINO DEL GRUPPO CONGLOMERATO CITT? DI TORINO PROGRAMMAZIONE ECONOMICO-FINANZIARIA 2011-2012.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc.
201105226/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 7 ottobre 2011, avente per
oggetto:
\"Riordino del Gruppo Conglomerato Città di Torino. Programmazione economico-
finanziaria 2011-2012\".
della proposta di mozione n. mecc. 201106504/002, presentata dal Consigliere Musy
in data 17 novembre 2011, avente per oggetto:
\"Adozione di un codice etico per la governance delle società partecipate del
Comune\".
della proposta di mozione n. mecc. 201106603/002, presentata dai Consiglieri
Bertola e Appendino in data 21 novembre 2011, avente per oggetto:
\"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201105226/064) Riordino del Gruppo
Conglomerato Città di Torino - Programmazione economico-finanziaria 2011-
2012\".
e della proposta di mozione n. mecc. 201106609/002, presentata dai Consiglieri Lo
Russo, Moretti, Curto, Sbriglio, Porcino, Altamura, Cassiani, Paolino, Ventura,
Carretta, Nomis, Tricarico, Rattazzi, Levi-Montalcini, Dell'Utri in data 21 novembre
2011, avente per oggetto:
\"Deliberazione mecc. 201105226/064 relativa al riordino del Gruppo Conglomerato
Città di Torino. Programmazione economico-finanziaria 2011-2012. Linee di
indirizzo\".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Sindaco per l'illustrazione.

SINDACO
La materia, a questo punto, è ampiamente nota a tutti i Consiglieri perché è stata
oggetto di riunioni nelle Commissioni competenti; quindi, do per conosciuti e per
scontati molti aspetti di dettaglio, su cui in ogni caso, nel corso del dibattito, se sarà
necessario, potranno intervenire il Vicesindaco e l'Assessore Passoni, che hanno
seguito passo passo questa deliberazione e l'intera vicenda.
Io vorrei semplicemente richiamare il senso politico e programmatico di questo
provvedimento, che è un provvedimento ovviamente di grande rilievo, dato che con
esso abbiamo la riorganizzazione del sistema delle partecipazioni societarie della
nostra Città. Come è noto, la nostra Città detiene un'ampia quantità di partecipazioni
societarie, alcune sono partecipazioni societarie in vere e proprie S.p.A. di diritto
privato, come Sagat, Sitaf e altre; in altri casi si tratta di società quotate, come Iren,
di società a totale controllo del Comune di Torino, ma che operano a mercato, come
GTT, e di società partecipate, controllate dal Comune di Torino, che operano in
house nella gestione dei servizi a cui sono dedicate.
Non solo, ma il quadro delle nostre partecipazioni è plurimo anche nelle finalità,
perché accanto a società che gestiscono servizi (trasporti, raccolta rifiuti, erogazione
energia), abbiamo un'ampia rete di fondazioni e istituzioni culturali, la gran parte
delle quali, tra l'altro, vedono una compresenza in queste istituzioni di altri livelli
istituzionali più significativi, dalla Regione alla Provincia, e in alcuni casi, è il caso
del termovalorizzatore, l'assetto societario coinvolge anche Comuni dell'area
metropolitana.
Il Comune detiene partecipazioni che hanno valore strategico e altre che hanno
minore valore strategico, quindi nella strategia che mettiamo in campo a partire da
oggi vi sarà anche una differenziazione nei tempi e nelle modalità di gestione di
queste partecipazioni e di eventuali loro dismissione.
Sempre per dare il quadro di fatto da cui muovere, accanto alla detenzione di
partecipazioni al 100% o in quota maggioritaria, il Comune gestisce anche un
patrimonio immobiliare che è oggetto, ovviamente, di gestione che può portare alla
sua valorizzazione, alla sua dismissione o al suo utilizzo.
Questo quadro d'insieme è l'oggetto di un processo di riorganizzazione della società
holding della Città, cui vogliamo conferire tutte le partecipazioni e tutte le nostre
attività, sia sul piano mobiliare che immobiliare.
Nel mettere in campo il processo di riorganizzazione che questa deliberazione avvia,
siamo indotti da due fatti: da un lato, la Città di Torino, come sapete, deve fare fronte
a un indebitamento che è rilevante. Io sottolineo ancora una volta che questo
indebitamento non è dovuto a spesa corrente, la quale, sulla base di parametri che
ancora recentemente sono stati pubblicati, è in media con la spesa corrente delle
principali città italiane; il nostro indebitamento è dovuto principalmente a una
politica di investimenti che è stata fatta e che ci ha portato a dovere sostenere oneri
per investimenti di grande scala (dall'interramento del sistema ferroviario con il
sistema del Passante, alla realizzazione della Metropolitana, al termovalorizzatore, a
processi di valorizzazione e rilocalizzazione di aree della città, ai Giochi Olimpici e
alle sue infrastrutture, alle iniziative per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia), che
complessivamente hanno determinato un forte volume di investimenti, che ha
cambiato la qualità dei servizi della Città, ma evidentemente ha determinato una
esposizione debitoria che, a questo punto, noi abbiamo bisogno di contenere e di
ridurre gradualmente.
Sottolineo, perché è un elemento di dibattito non irrilevante, che nelle ultime ore
della sua esistenza, la maggioranza di governo precedente a quella che in questo
momento amministra il Paese, ha approvato al Senato, sulla base di un emendamento
che è stato presentato da alcuni Senatori del centrodestra, un subemendamento al
maxi emendamento alla Legge di Stabilità, che stabilisce che tutti gli investimenti che
la Città di Milano farà per la realizzazione dell'EXPO 2015 siano decomputati dal
Patto di Stabilità.
Se questa regola fosse stata attuata per i Giochi Olimpici del 2006, che non sono un
evento nazionale e internazionale di minore importanza rispetto a EXPO 2015, la
situazione debitoria della Città sarebbe molto diversa.
Sottolineo questo aspetto perché l'approvazione di quell'emendamento riconosce
implicitamente che una delle maggiori aporie del Patto di Stabilità che oggi regola i
rapporti finanziari tra Stato centrale e Sistema degli Enti locali è la non distinzione
tra spesa corrente e spesa per investimenti. Il fatto che non si distingua la spesa
corrente dalla spesa per investimenti fa sì che noi siamo indebitati più di Catania,
tuttavia Catania ha una spesa corrente che è il doppio della media nazionale delle
città italiane e non ha Metropolitana, né termovalorizzatore, né altro; mentre noi che
abbiamo termovalorizzatore, Metropolitana, Passante ferroviario e quant'altro
abbiamo un indebitamento maggiore, figlio di una Legge del Patto di Stabilità che
francamente appare incongruente in questo punto rilevante, tanto più nel momento in
cui tutti i settori politici, economici e sociali di questo Paese sottolineano che il
problema principale di questo Paese è il basso tasso di crescita.
Un quadro normativo che penalizzi la spesa di investimenti equiparando la spesa
corrente è un quadro normativo che non favorisce la crescita, anzi, contribuisce a
deprimerla, perché i mutui si fanno per gli investimenti e non si fanno per la spesa
corrente.
Quindi, lo dico anche per un'altra ragione, su cui richiamo l'attenzione del Consiglio,
io sono lieto, naturalmente, che sia stata approvata una legge per l'EXPO 2015; sono
lieto che oggi il Consiglio dei Ministri abbia approvato i decreti legislativi per Roma
capitale. Tuttavia non vorrei passare dalle leggi ad personam alle leggi ad urbem.
Quindi, penso che vada detto, con grande chiarezza, che le regole devono essere
uguali per tutte le città italiane e che questa è una questione che io mi permetterò di
porre, fin da mercoledì, alla riunione dell'ANCI e in tutte le sedi. Sarebbe per me
ragione di conforto, in questa battaglia, che tutto il Consiglio Comunale,
indipendentemente dalle posizioni di maggioranza o di opposizione, condividesse
questo obiettivo, che è nell'interesse della città e delle città.
In ogni caso, detto questo, è chiaro che l'esposizione debitoria che abbiamo deve
cominciare da una sua riduzione. Segnalo che l'esposizione debitoria del Comune di
Torino è in progressione costante di crescita dal 2003 ad oggi ed è tempo però, dopo
nove anni di crescita costante, ripeto, per una politica di investimenti, di cominciare a
ridurre l'indebitamento, perché non può essere esposto oltre ogni misura.
Contestualmente a un'esigenza di riorganizzazione delle partecipate, che deriva dalla
nostra esposizione debitoria, concorre anche un fatto esterno alla nostra condizione:
tutte le manovre che sono state approvate nell'ultimo anno e mezzo dal Parlamento,
su proposta del Governo, comprendono disposizioni normative che impongono ai
Comuni di dismettere quote di partecipazione delle società di cui sono proprietari,
anche con termini perentori in termini di quantità. Tutti i provvedimenti parlano delle
dismissioni di almeno il 40% delle quote detenute da Enti Pubblici e con termini
perentori anche in termini temporali. Uno di questi termini perentori è il 31 marzo
2012 per le aziende che sono in house, ed entro scadenze che sono definite
temporalmente successive per aziende che hanno altra configurazione.
Quindi, il processo di riorganizzazione che dobbiamo mettere in campo è indotto per
un verso dalla necessità di liberare risorse per avviare un processo di riduzione
dell'indebitamento e per altro verso da un quadro normativo che, quand'anche non
avessimo l'indebitamento, ci impone in ogni caso di realizzare questo processo di
apertura delle partecipate al mercato dei capitali.
Sulla base di questo quadro, è stata predisposta la deliberazione che è all'esame del
Consiglio, che avvia un processo per il quale noi riorganizziamo il nostro sistema
delle partecipazioni delle proprietà mobiliari ed immobiliari, con l'obiettivo di
realizzare una holding a cui sarà conferito dalla Città il 60% delle sue proprietà di
partecipazione e per il restante 40% sarà acquisito dalla Holding stessa, attraverso
credito bancario. Quindi, un doppio movimento, per cui il 60% viene conferito dalla
Città e il 40% viene acquisito dalla holding, sulla base di un credito bancario,
entrando così in disponibilità dell'intero 100%.
E' evidente che nel momento in cui la nuova holding avrà in disponibilità il 100%
delle società, con il doppio movimento che ho appena indicato, provvederà ad
avviare le procedure per mettere sul mercato il 40% acquisito dalla Città, e con il
ricavato del 40% saldare l'esposizione debitoria che ha contratto con il sistema
bancario per acquisire il 40% della Città. Questa operazione è necessaria perché la
Città, acquisendo il 40%, riduce l'esposizione di altra natura.
Questo è, sostanzialmente, il progetto. Naturalmente, nel momento in cui mettiamo
in campo questo progetto di riorganizzazione, non ci limitiamo a mettere in campo
un percorso che liberi delle risorse. Questa è certamente una finalità. Al tempo stesso
noi siamo interessati a mettere in campo progetti di politica industriale che diano
massimo valore a queste società, perché, in ogni caso, anche quando, al termine di
questo processo, avremo alienato il 40% di società di cui oggi noi siamo in piena
disponibilità, continueremo pur sempre ad avere il 60%, cioè a essere il socio di
maggioranza assoluta, avendo, quindi, un interesse a che le società siano società
efficienti, competitive, capaci di produrre valore.
E' questa la ragione per cui, parallelamente al processo di riorganizzazione, che
questa deliberazione individua e propone, dall'Amministrazione Comunale sono stati
avviati i contatti con altri azionisti di società a partecipazione pubblica di carattere
locale, per verificare la possibilità di realizzare, sulla base ovviamente di progetti di
politica industriale che vanno definiti, aggregazioni societarie di dimensioni e di
scala più grandi, in ragione tale da dare il massimo valore alle società e mettere in
campo progetti che siano in grado di avere effettivamente un contenuto di politica
industriale forte.
Chiunque di voi avrà letto che ci sono state e ci sono contatti tra l'Amministrazione
Comunale di Torino, quella di Genova e quella di Reggio Emilia, che sono gli
azionisti di IREN, con le Amministrazioni Comunali di Milano e di altre realtà locali
che detengono partecipazioni in società di altrettanto valore, quanto la nostra IREN.
E' comune considerazione che IREN, A2A, Hera, ACEA, per fare l'esempio di
quattro grandi società di multiutility a partecipazione pubblica, siano grandi società,
ciascuna delle quali, però, è troppo grande per essere piccola e troppo piccola per
essere grande, perché se si vuole mettere in campo, in questo settore, progetti di
politica industriale e di scala adeguati, è necessario verificare la possibilità di
costruire grandi soggetti nel campo delle multiutility, che abbiano la capacità di
essere competitivi.
Sono anni che noi siamo di fronte ad uno scenario che vede aziende francesi,
tedesche o di altro paese, che vengono in Italia per comprare le nostre società; forse
bisognerebbe mettersi nelle condizioni di avere soggetti competitivi di analoghe
dimensioni, capaci di stare sul mercato e, forse, qualche volta, di non essere sempre
soltanto oggetto di acquisizione, ma invece soggetto acquirente, per esempio, e via di
questo passo.
Quindi, parallelamente alla riorganizzazione delle nostre partecipazioni e alla
costruzione del percorso che è definito da questa deliberazione, ci stiamo muovendo
per verificare, nei diversi settori - naturalmente tutto questo lo si fa d'intesa con i
gruppi dirigenti delle società nostre interessate - se c'è la possibilità di costruire
politiche di aggregazione, di integrazione, di cooperazione, a seconda delle modalità
e delle finalità può assumere forme diverse, che consentano alle nostre società di
essere parte di un progetto di politica industriale, che dia a questo paese soggetti
imprenditoriali nel campo dei servizi e delle multiutility più consistenti, che per solo
questo fatto acquisirebbero maggiore valore; questo determinerebbe per il
proprietario, in questo caso la nostra Città, certamente un beneficio in termini di
politiche industriali, di qualità dei servizi e di valore finanziario.
Questo è il contesto e il quadro entro cui si muove la deliberazione che abbiamo
presentato. E' stata escussa e discussa in Commissione e, quindi, ritengo che il
dibattito, che faremo da qui in avanti, evidentemente terrà conto di quanto già
discusso in Commissione e di quanto in quelle sedi ha potuto essere chiarito e
convenuto. Penso, in ogni caso, che sia un passaggio molto importante per l'assetto e
la configurazione della governance della nostra Città e i suoi equilibri finanziari.
Quindi, mi auguro che questo provvedimento possa trovare il consenso più ampio del
Consiglio Comunale.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
Apriamo la discussione secondo le modalità stabilite in Conferenza dei Capigruppo.
Ricordo che sono a disposizione 10 minuti per Gruppo, più 5 minuti a Consigliere.
La parola al Consigliere Lo Russo.

LO RUSSO Stefano
Credo che la deliberazione che analizziamo oggi sia un provvedimento di
straordinaria rilevanza, che va inquadrato in un contesto generale che non può
prescindere da un'analisi del mercato di riferimento e dalla situazione economica
cogente.
Il settore dei Servizi Pubblici Locali è, infatti, un settore rilevante, anzi, direi
determinante nello sviluppo della competitività di un territorio: rappresenta una
quota importante della ricchezza prodotta, dell'occupazione creata e dei consumi
sostenuti dalle famiglie.
Quindi, le riforme per ottenere maggiore concorrenza nel settore non dovrebbero
essere considerate come un fine in sé, quanto piuttosto come lo strumento per attuare
un processo di ristrutturazione industriale che tuteli l'interesse generale dei cittadini,
delle imprese e degli Enti locali.
L'interesse generale della comunità nel regolare i Servizi Pubblici Locali risiede
proprio nelle rilevanti esternalità positive che essi generano. I benefici non
riguardano, infatti, il solo soddisfacimento dei bisogni degli utenti che usufruiscono
del servizio, ma anche i miglioramenti ambientali di cui si avvantaggia la comunità
pubblica nel suo complesso. Raccogliere e smaltire bene i rifiuti, avere una rete
efficiente e diffusa di trasporto pubblico, trattare e smaltire correttamente i reflui, tele
riscaldare, non sono solo processi produttivi e industriali in senso stretto, ma
rappresentano anche azioni di tutela ambientale e prevenzione sanitaria a garanzia
della comunità, la cui valutazione, anche economica, non può non essere considerata.
Va detto con chiarezza che sia all'estero che in Italia l'evidenza empirica dei benefici
delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, soprattutto nel campo dei Servizi
Pubblici Locali è incerta e comunque non conclusiva. Questo non vuol dire che le
riforme non servano, ma che probabilmente i dati non riescono a catturare
adeguatamente i benefici non monetari delle riforme.
Oltretutto, la disponibilità di dati da utilizzare nell'analisi non è ampia e i tempi
necessari per ottenere i benefici possono essere molto più lunghi di quanto previsto.
Pertanto, è necessario un rilevante impegno amministrativo e normativo nella
progettazione dei nuovi assetti societari e del mercato, nonché, non meno importante,
nella creazione di sistemi efficaci e di monitoraggio dei processi e dei risultati.
Essendo settori caratterizzati da forti elementi di monopolio naturale, connessi alle
infrastrutture, è infatti molto difficile introdurre stimoli competitivi efficaci che
possano seguire le tradizionali regole della domanda e dell'offerta, tipiche di un
mercato tradizionale.
L'apertura al mercato rischia, in effetti, di fare identificare la gestione pubblica delle
aziende come il problema principale, la causa delle inefficienze, mettendo in secondo
piano, e quindi rimandando, la soluzione dei veri problemi, che almeno in Italia
derivano dal non avere mai concluso la lunga transizione da Stato imprenditore a
Stato regolatore. Questa mancanza di decisione, le cui responsabilità vanno ricercate
a 360 gradi, sia nella politica che nel sistema socio-economico nazionale, ha lasciato
irrisolti alcuni nodi cruciali nel rapporto tra Stato e mercato: l'assetto regolatorio non
ancora completato; la gestione di numerose società pubbliche, talvolta abbandonate
alle loro inefficienze; il godimento di rendite importanti a vantaggio delle imprese,
laddove queste eserciscono già i servizi; una Pubblica Amministrazione poco efficace
nei suoi compiti di programmazione e pianificazione; infine, un significativo deficit
infrastrutturale, sia fisico che immateriale, che non permette lo sviluppo vero dei
mercati competitivi.
Peraltro, numerosi successi imprenditoriali dei grandi gruppi privati sono proprio
segnati, negli ultimi anni, dalla conquista di posizioni di monopolio nei servizi, con
investimenti attratti più dai patrimoni che dalle innovazioni.
Il ruolo pubblico non è residuale, neppure in uno Stato regolatore; rimane invece
cruciale per le decisioni sulla modalità di affidamento della gestione, sulle forme di
regolazione e di controllo, sulla definizione di livelli e standard qualitativi del
servizio, sul sistema di fissazione delle tariffe in relazione al servizio erogato e agli
investimenti programmati.
Ciò permette di evitare che, almeno in alcuni settori e in alcuni territori, il necessario
processo di riforma si limiti a sostituire le vecchie distorsioni e inefficienze
pubbliche con nuove rendite e profitti privati. Quando, infatti, il processo di riforma
fallisce va doppiamente a svantaggio dei cittadini: intesi come utenti, non ricevono
servizi maggiormente efficaci ed equi; mentre, intesi come portatori di interessi
diffusi non beneficiano del miglioramento delle condizioni socio-economiche del
loro territorio.
Per salvaguardare l'interesse generale non basta, quindi, aprire semplicemente i
settori a forme concorrenziali e poi lasciare operare gli eventuali soggetti privati
interessati in un sistema deregolamentato; vanno, invece, considerati numerosi altri
elementi istituzionali e politici, senza i quali l'interesse generale continua a non
essere garantito. In particolare, occorrono sicuramente strumenti aggiornati di
pianificazione dell'offerta e trasferimento delle risorse necessarie; una corretta
contabilizzazione delle esternalità positive; un'adeguata articolazione di fasi
produttive e dei bacini territoriali; una seria valutazione dell'impatto delle scelte
politiche anche in altri ambiti, a cominciare dall'urbanistica e dall'assetto territoriale.
In altri termini, la complessa materia dei Servizi Pubblici Locali non può ridursi a
discussione sui soli assetti proprietari delle società esercenti gli stessi, ma deve essere
affrontata necessariamente con una visione omnicomprensiva, che tenga conto del
complesso sistema di regolazione, che può e che deve essere messo in campo dal
soggetto pubblico nel duplice ruolo di regolatore e imprenditore, non dimenticando
che il fine principale delle riforme non è certo quello di garantire rendite di posizione
derivanti dal passato, ma solo ed esclusivamente quello di fornire al cittadino servizi
di alta qualità e a un costo equo.
Lo scenario in cui ci muoviamo è quello di un mercato europeo dei servizi, che
abbiamo contribuito come italiani a fondare e in cui vogliamo rimanere,
accettandone le regole, nonostante le difficoltà contingenti del momento economico
che stiamo vivendo. Un mercato aperto, competitivo, che deve far tendere le
economie e i soggetti economici a non sedersi, a migliorarsi, a investire in
innovazione e sviluppo; però non in maniera dogmatica, non senza mettere in
discussione i paradigmi dell'iperliberismo e della deregulation, che hanno
progressivamente costruito le condizioni per un'abnorme finanziarizzazione
dell'economia e per la crisi che stiamo vivendo, spostando il baricentro delle scelte
di politica industriale dalle esigenze della produzione e delle persone a quelle delle
sole rendite dei capitali, potremmo dire a prescindere da quello che gli sta dietro.
Un virus mortale che in alcune fasi storiche recenti ha intaccato anche una parte
significativa delle culture sociali del centrosinistra, che in alcuni casi, quando ha
governato, non è stata in grado di contrapporre alla dottrina ideologica iperliberista
una rivisitazione critica delle proprie proposte di soluzione ai problemi economici di
un mondo che evolveva sempre più velocemente, determinando un ritardo di
rielaborazione culturale e politica che oggi non ci è più consentito e che va
rapidamente colmato.
Il segnale politico che i cittadini italiani hanno voluto lanciare con il referendum del
giugno scorso deve essere letto anche in quest'ottica.
Il nostro modello di riferimento per il futuro è quello dell'economia sociale di
mercato, così come descritto dal compianto Edmondo Berselli in \\\\\\\"L'economia
giusta\\\\\\\", un libro edito da Einaudi nel 2010, che in meno di cento pagine analizza
senza fronzoli e con una lucidità fuori dal comune cause, dinamiche e rimedi alla
crisi globale che ha investito il mondo occidentale negli ultimi mesi; soprattutto
specifica una via d'uscita post-ideologica ai problemi della deriva finanziaria e
liberista del capitalismo occidentale, individuando in un'organica proposta riformista
la via da seguire per salvare il Paese.
Una via moderna per fronteggiare un mercato drogato artificialmente, fuori da ogni
regola, etica e morale, che ha contribuito a incrementare il divario tra ricchi e poveri,
generando disuguaglianze sociali oggi difficilmente componibili e a loro volta
generatrici di conflitti e forti tensioni.
Occorre tornare a parlare di equità e di sobrietà; due parole d'ordine, due concetti
fondamentali che devono tornare a diventare la cifra distintiva della politica e della
classe dirigente italiani, a tutti i livelli e a prescindere dagli schieramenti politici.
Ora, spiace dirlo, ma l'Italia non è probabilmente ancora pronta a un processo di
brutale liberalizzazione, non è stata adeguatamente predisposta in questi anni. Il
nostro sistema delle aziende che gestiscono i servizi pubblici locali rischia di non
essere ancora preparato a un salto competitivo di questa natura. Il nanismo strutturale
del sistema imprenditoriale italiano espone a un fortissimo rischio di
neocolonizzazione straniera: aziende troppo piccole e troppo fragili per poter reggere
l'urto di una reale competizione sul mercato dei servizi a scala continentale.
Ecco dove sta uno degli errori di impostazione di fondo del passato Ministro
Tremonti rispetto al tema delle liberalizzazioni: l'imposizione \\\\\\\"ope legis\\\\\\\" delle gare
con una data di scadenza cogente, costringe le Amministrazioni locali a limitare i
danni, a mettere in campo misure protezionistiche, a giocare solo in difesa. Se
invece, in questi anni, si fosse capovolto il piano del ragionamento con una vera
politica industriale nazionale, imperniata non su meccanismi punitivi, o peggio, solo
assistenziali, ma su strategie atte a incentivare gli Enti locali, con sgravi ai contributi,
stimolando processi di aggregazione industriali, a far sì che le loro aziende,
mettendosi insieme, raggiungessero una massa critica per diventare soggetti
industrialmente forti e competitivi a scala europea, forse oggi non ci troveremmo
nella pericolosa condizione di possibile, anzi direi probabile conquista straniera dei
nostri mercati.
Forse oggi sarebbero invece i mercati europei a temere la concorrenza italiana e non
l'Italia a rischiare di consegnare le chiavi dei Servizi Pubblici Locali in mano a
imprese francesi, tedesche o inglesi. Per di più, ed è quello che fa più rabbia, in un
contesto di surplus di offerta nazionale, che certo non potrà far altro che ridurre i
valori delle partecipazioni messe a gara, consentendo, potenzialmente, ai privati di
servirsi per lo \\\\\\\"shopping\\\\\\\" presso l'outlet Italia, vanificando uno degli obiettivi
principali delle operazioni di alienazione, come veniva citato in premessa dal
Sindaco, cioè la riduzione strutturale del debito pubblico. Altro che competizione ed
offerte al rialzo.
Sgomberiamo, però, il campo da un equivoco: noi siamo per la concorrenza, la
competizione aiuta a migliorarsi e a eliminare le inefficienze e le improduttività.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
Consigliere Lo Russo, la invito a concludere.

LO RUSSO Stefano
Ma che sia competizione vera, fatta tra soggetti che per dimensioni, capacità e
potenza industriale, siano realmente in grado di competere sul mercato, di elevare la
qualità e di migliorare l'efficienza dei servizi erogati, non un impari confronto tra
Davide e Golia. Occorre, quindi, accompagnare questo processo di necessaria
apertura al mercato, indirizzando, per quanto possibile, le scelte e verificando
progressivamente, passo per passo, i risultati.
E' proprio nei momenti di crisi strutturale come questo che occorre aprirsi, accettare
la sfida della competizione, riformare strutturalmente il sistema. La risposta non può
e non deve, infatti, essere la conservazione dell'esistente e la chiusura rispetto
all'esterno. Verremmo presto travolti senza alcuna capacità di reazione. Occorre fare
presto, molto presto, con equità e rigore. Occorre mettere in circolo risorse
finanziarie, che consentano di proseguire la politica degli investimenti senza
incrementare i livelli di indebitamento, diretti e indiretti; anzi, invertendo il trend di
crescita del debito pubblico. Ne siamo consapevoli e condividiamo l'onere di scelte
complesse e difficili.
E' questo lo scenario di fondo in cui ci siamo mossi, sin dal principio, nella lunga e
approfondita discussione inerente la deliberazione oggi all'esame della Sala Rossa.
La deliberazione in discussione lascia oggi aperti molti scenari, sia sulla scelta delle
modalità di alienazione dei patrimoni societari, sia sui futuri assetti di governance
delle aziende e dei servizi. Di questo ringraziamo il Sindaco e la Giunta, che hanno
voluto approcciare il problema costruendo una posizione insieme al Consiglio,
creando le condizioni per una più ampia condivisione politica possibile.
Nella mozione che abbiamo presentato, e da cui discendono i nostri emendamenti,
abbiamo voluto fornire il nostro contributo per disegnare una strada, per tracciare un
percorso, per mettere le azioni amministrative al servizio di disegno strategico e
politico e non viceversa.
Abbiamo molto discusso e molto ci siamo confrontati, sia dentro che fuori il Palazzo,
tra di noi e con le parti sociali. Crediamo di aver fornito un buon contributo, che ha
lo scopo di aiutare l'organo esecutivo a proseguire la sua azione nella chiarezza di un
percorso. Rigore ed equità, efficienza, semplificazione e razionalizzazione,
partecipazione, condivisione e trasparenza delle scelte, sono alcuni degli elementi
che abbiamo voluto indicare e precisare per rafforzare il ruolo che giocherà la Città
nei prossimi anni sul riordino del complesso sistema, che avrà un gigantesco impatto
sui cittadini torinesi e sugli assetti territoriali di area vasta.
Ecco da dove derivano gli stimoli a lavorare per la piena integrazione di filiera tra le
società del settore dei rifiuti sull'area vasta, sul ruolo che può e deve giocare il
gruppo IREN nel risico delle multiutilities italiane, a operare perché si lavori al
rafforzamento del ruolo pubblico nella gestione dell'aeroporto e alla costruzione di
un'azienda di esercizio per il TPL che aggreghi intorno a sé capacità, competenze,
capitali non speculativi, senza venir meno alla sua mission di garante del diritto alla
mobilità, da cui deriva il rafforzamento dell'agenzia e, per il principio di tutela della
città, la discussione sul regolamento, che abbiamo rimandato ai prossimi giorni.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
Consigliere Lo Russo, la invito a concludere.

LO RUSSO Stefano
Sto finendo.
Abbiamo tra le mani un patrimonio di persone, competenze e capacità che vogliamo
valorizzare, che i torinesi che ci hanno preceduto hanno contribuito a costruire e a
rafforzare e che ci hanno lasciato in eredità e su i cui destini ciascuno di noi, con le
scelte che farà, sarà chiamato a rendere conto, senza dimenticare però che i nostri
veri azionisti sono i cittadini e che il vero metro su cui verremo misurati sarà la
qualità dei servizi che le nostre aziende saranno in condizione di erogare, a
prescindere dal loro assetto proprietario. A noi il compito di garantire.
Ringrazio il Presidente della Commissione Altamura, che si è reso disponibile, e
ringrazio le forze di opposizione, che hanno costruito con noi un percorso comune e
condiviso. Su tutti gli Assessori della Giunta pesa oggi una grande responsabilità:
dare gambe a questo progetto, lavorare perché non fallisca e possa trovare
compimento quanto prima.
Il Gruppo del PD in Sala Rossa, insieme alla maggioranza, farà la sua parte come ha
fatto finora. Siamo convinti che voi farete la vostra.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Moretti. Ricordo che ha dieci minuti.

MORETTI Gabriele
Sindaco, noi ci sentiamo gratificati a partecipare a questa deliberazione, cioè a quella
che lei ha definito un'importante riorganizzazione delle partecipazioni del Comune,
sia immobiliari che mobiliari; la riteniamo un'occasione fondamentale per esercitare
la nostra responsabilità di Consiglieri.
A dir la verità, le cause che hanno indotto questa scelta, che lei ha individuato in due
gruppi fondamentali, cioè da un lato la volontà di ridurre la crescita
dell'indebitamento del Comune e dall'altra l'applicazione della legge, penso che
siano sicuramente un'occasione importante per poter approfittare al meglio di una
crisi, trasformandola in opportunità. Dico questo perché è evidente che, nel nostro
modo di vedere le cose, la cessione di una parte delle partecipate, delle nostre
utilities a partner privati potrebbe essere un modo per ravvicinarsi a quelli che lei ha
definito obiettivi di efficienza, di competitività e di creazione del valore delle
partecipate.
Noi vogliamo essere ancora più responsabili, nel senso che in queste settimane
abbiamo condotto un dibattito con gli altri partiti della maggioranza, comprendendo
che sia importante, nella nostra maggioranza, arrivare a un punto di sintesi delle
diverse visioni che a volte divergono, ma che nella sostanza vogliono vedere gli
interessi dei cittadini rispettati e in primo piano.
In questa occasione, noi vogliamo ribadire l'importanza di interpretare la cessione di
partecipazioni delle nostre utilities, che - sottolineo - sono utilities di servizi, quindi
quelle utilities che erogano dei servizi che i nostri cittadini utilizzanti e di cui
percepiscono non solo l'efficienza o la redditività, ma soprattutto l'efficacia del
risultato finale, che è quello di soddisfare i cittadini.
Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi ci saranno ancora tante piccole scelte
da portare avanti; quindi, diciamo che oggi è l'inizio di un'attività che si prolungherà
nei mesi. Ma, come contributo al dibattito, io vorrei mettere in evidenza proprio
questo punto: il fatto di cominciare a ragionare, interpretando il cittadino come
cliente dei servizi che queste società dovranno erogare, e cercare in questo senso di
provare a diventare anche noi un po' più clienti e un po' meno gestori. Penso che
questo sia un modo che ci aiuta e ci aiuterà molto a pretendere da queste società - che
saranno un po' meno nostre, ma in cui spero convergeranno degli importanti partner
industriali, comunque - il massimo sforzo affinché trasformino l'efficienza, concetto
sacrosanto, perché ci permette di ottimizzare le risorse, in efficacia, in modo tale che
magari fra qualche mese saremo qui a dibattere su come la nostra città e i nostri
cittadini abbiano apprezzato certe scelte che prendiamo qui oggi.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Carbonero.

CARBONERO Roberto
Dopo avere ascoltato il trattato di holding del Capogruppo Lo Russo, mi sento
sempre più fiero di appartenere alla Lega Nord, perché noi siamo abituati non a
leggere trattati, ma spesso a ragionare con la pancia; anche col cervello, però spesso
con la pancia, quindi quello che è istintivo e che ogni cittadino che passa qui sotto sa
di poter esprimere.
Come abbiamo detto in tutte le Commissioni alle quali siamo stati presenti, noi ci
siamo sempre dichiarati nell'insieme favorevoli al discorso della privatizzazione,
perché ci rendiamo conto che, al di là di quelle che sono le disposizioni del Governo,
crediamo che se una privatizzazione è fatta con estrema efficienza e attenzione,
sicuramente porta del valore aggiunto a qualunque azienda statale, comunale o
partecipata.
Siamo, però, molto preoccupati (ed è il motivo di questo lungo dibattito) della piega
che ha preso la deliberazione, che indica un percorso estremamente contorto, perché
la Finanziaria dice che bisogna privatizzare almeno il 40% delle partecipate, ma è
chiaro che non si può, con un colpo di bacchetta magica, prendere il 40% di una
partecipata, metterla sul mercato e un minuto dopo fare cassa.
Ringrazio per l'onestà dialettica il Sindaco, il quale dice che la grave difficoltà
economica in cui versa il Comune di Torino ci vede costretti a seguire una strada
molto veloce per raddrizzare i conti; questo è chiaro e la ringrazio per questa sua
sincerità. E' altrettanto vero, però, che la strada che si sta affrontando con questa
holding è molto nebulosa, perché mischia sicuramente tanto della parte
amministrativa e finanziaria, ma noi crediamo anche del programma e dell'obiettivo
politico di questa Amministrazione.
Attraverso questo conferimento, con la cessione del 40% attraverso la holding, che a
sua volta si vuole frantumare in tre società che controllano settori diversi, eccetera, si
vuole realizzare l'obiettivo politico del Sindaco, cioè la formazione di una grande
sinistra del nord. Esattamente come sta succedendo col Governo centrale, succede
con l'economia: cioè noi ci rafforziamo economicamente con delle società che
monopolizzano i due fattori principali di maggiore attrattiva presenti sul mercato (i
trasporti e la filiera dei rifiuti); dopodiché, quando tutto è in mano a noi, è chiaro che
il nostro potere economico è tale che diventa difficile contrastarlo.
Noi vogliamo contrastare questo, non la bontà e la necessità della privatizzazione di
una parte delle partecipate, mantenendo ovviamente il controllo: questo credo che sia
assolutamente indiscutibile. Vogliamo evitare che si arrivi a un obiettivo diverso da
quello del privatizzare, fare cassa e tutte le cose tecniche che ci siamo detti, per
arrivare invece a un obiettivo politico ben preciso e delineato.
Quindi, ripetiamo (ma ne discuteremo mercoledì prossimo esaminando le mozioni di
accompagnamento e gli emendamenti) il nostro percorso è molto diverso da quello
che vuole fare l'Amministrazione su questa operazione, nonostante il fine sia
comune.

MAGLIANO Silvio (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Sbriglio.

SBRIGLIO Giuseppe
Oggi dibattiamo di un atto complesso e sofferto, uno degli atti più forti che questa
Amministrazione dovrà partorire. Noi siamo quelli che oltre ad avere votato gli
ultimi referendum, hanno raccolto le firme, pertanto sentiamo sulle spalle in maniera
più forte la responsabilità di condividerne i contenuti. Riteniamo che sia di assoluta
importanza avere delle garanzie affinché il futuro delle nostre aziende sia solido e
prospero.
La mozione di accompagnamento che abbiamo condiviso con i Gruppi di
maggioranza doveva essere seguita come una bussola, altrimenti ne va anche della
tenuta della coalizione. L'importante per noi è che, a fronte della cessione delle
quote, si rafforzi il controllo sulle partecipate. Crediamo che sia importante, anzi
fondamentale garantire un servizio, oltre che efficace ed efficiente, che abbia una
funzione sociale garantita. Ci sono migliaia di persone che lavorano nelle nostre
aziende partecipate; sarà necessario garantirne l'occupazione, oltre che la
valorizzazione delle capacità professionali di ognuno.
Gli atti conseguenti alla deliberazione saranno determinanti. Il Consiglio Comunale
sarà protagonista, affinché questa scommessa si basi non sull'alea, ma su di una
programmazione certa.
Spesso, il dibattito si concentra sulle nomine. È necessario che questo argomento sia
trasparente e faccia comprendere alla cittadinanza che chi riveste un ruolo politico
pubblico e viene pagato con i soldi della collettività sia, oltre che di garanzia per
l'Amministrazione, anche capace. Ma se Mario Rossi si candida per fare
L'Amministratore Delegato di una società qualunque (TRM) e si sa che guadagnerà
70, si deve sapere prima se avrà un altro incarico, non dopo.
Non deve passare come un concetto di svendita dei beni, ma di assoluta
valorizzazione dei nostri gioielli. Il controllo dell'Amministrazione dovrà servire per
convincere la popolazione che questo percorso non porterà a eliminare magari le
tratte urbane che portano i nostri anziani a fare le visite negli ospedali o a aumentare
la TARSU. Noi vogliamo aziende dove i dipendenti vengano premiati per le loro
capacità reali. Questo deve essere il futuro delle aziende pubbliche.
La nostra non è una delega in bianco, ma è un atto di fiducia massima per la tenuta
della coalizione cittadina. Per il futuro sarà necessario parlarne prima in maggioranza
quando trattiamo temi fondamentali. Forse, se avessimo fatto prima qualche tavolo in
maggioranza, avremmo fatto meno sedute di Commissione; però non dico che non
siano servite, al contrario, sono servite moltissimo.
Chiediamo di sapere prima chi saranno i manager dei nostri gioielli, anche se la
nomina è di prerogativa del Sindaco.
Naturalmente, esprimiamo qualche perplessità sull'indebitamento della holding.
Chiediamo al Sindaco e all'assessore Passoni attenzione su questo. Capiamo il
problema dell'indebitamento del Comune, ma non vogliamo una holding indebitata
oltre ogni ragionevole previsione.
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