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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Riprendiamo l'esame congiunto della proposta di deliberazione n. mecc. 201105226/064, presentata dalla Giunta Comunale in data 7 ottobre 2011, avente per oggetto: \"Riordino del Gruppo Conglomerato Città di Torino. Programmazione economico- finanziaria 2011-2012\". della proposta di mozione n. mecc. 201106504/002, presentata dal Consigliere Musy in data 17 novembre 2011, avente per oggetto: \"Adozione di un codice etico per la governance delle società partecipate del Comune\". della proposta di mozione n. mecc. 201106603/002, presentata dai Consiglieri Bertola e Appendino in data 21 novembre 2011, avente per oggetto: \"Accompagnamento alla deliberazione (mecc. 201105226/064) Riordino del Gruppo Conglomerato Città di Torino - Programmazione economico-finanziaria 2011- 2012\". e della proposta di mozione n. mecc. 201106609/002, presentata dai Consiglieri Lo Russo, Moretti, Curto, Sbriglio, Porcino, Altamura, Cassiani, Paolino, Ventura, Carretta, Nomis, Tricarico, Rattazzi, Levi-Montalcini, Dell'Utri in data 21 novembre 2011, avente per oggetto: \"Deliberazione mecc. 201105226/064 relativa al riordino del Gruppo Conglomerato Città di Torino. Programmazione economico-finanziaria 2011-2012. Linee di indirizzo\". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco per l'illustrazione. SINDACO La materia, a questo punto, è ampiamente nota a tutti i Consiglieri perché è stata oggetto di riunioni nelle Commissioni competenti; quindi, do per conosciuti e per scontati molti aspetti di dettaglio, su cui in ogni caso, nel corso del dibattito, se sarà necessario, potranno intervenire il Vicesindaco e l'Assessore Passoni, che hanno seguito passo passo questa deliberazione e l'intera vicenda. Io vorrei semplicemente richiamare il senso politico e programmatico di questo provvedimento, che è un provvedimento ovviamente di grande rilievo, dato che con esso abbiamo la riorganizzazione del sistema delle partecipazioni societarie della nostra Città. Come è noto, la nostra Città detiene un'ampia quantità di partecipazioni societarie, alcune sono partecipazioni societarie in vere e proprie S.p.A. di diritto privato, come Sagat, Sitaf e altre; in altri casi si tratta di società quotate, come Iren, di società a totale controllo del Comune di Torino, ma che operano a mercato, come GTT, e di società partecipate, controllate dal Comune di Torino, che operano in house nella gestione dei servizi a cui sono dedicate. Non solo, ma il quadro delle nostre partecipazioni è plurimo anche nelle finalità, perché accanto a società che gestiscono servizi (trasporti, raccolta rifiuti, erogazione energia), abbiamo un'ampia rete di fondazioni e istituzioni culturali, la gran parte delle quali, tra l'altro, vedono una compresenza in queste istituzioni di altri livelli istituzionali più significativi, dalla Regione alla Provincia, e in alcuni casi, è il caso del termovalorizzatore, l'assetto societario coinvolge anche Comuni dell'area metropolitana. Il Comune detiene partecipazioni che hanno valore strategico e altre che hanno minore valore strategico, quindi nella strategia che mettiamo in campo a partire da oggi vi sarà anche una differenziazione nei tempi e nelle modalità di gestione di queste partecipazioni e di eventuali loro dismissione. Sempre per dare il quadro di fatto da cui muovere, accanto alla detenzione di partecipazioni al 100% o in quota maggioritaria, il Comune gestisce anche un patrimonio immobiliare che è oggetto, ovviamente, di gestione che può portare alla sua valorizzazione, alla sua dismissione o al suo utilizzo. Questo quadro d'insieme è l'oggetto di un processo di riorganizzazione della società holding della Città, cui vogliamo conferire tutte le partecipazioni e tutte le nostre attività, sia sul piano mobiliare che immobiliare. Nel mettere in campo il processo di riorganizzazione che questa deliberazione avvia, siamo indotti da due fatti: da un lato, la Città di Torino, come sapete, deve fare fronte a un indebitamento che è rilevante. Io sottolineo ancora una volta che questo indebitamento non è dovuto a spesa corrente, la quale, sulla base di parametri che ancora recentemente sono stati pubblicati, è in media con la spesa corrente delle principali città italiane; il nostro indebitamento è dovuto principalmente a una politica di investimenti che è stata fatta e che ci ha portato a dovere sostenere oneri per investimenti di grande scala (dall'interramento del sistema ferroviario con il sistema del Passante, alla realizzazione della Metropolitana, al termovalorizzatore, a processi di valorizzazione e rilocalizzazione di aree della città, ai Giochi Olimpici e alle sue infrastrutture, alle iniziative per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia), che complessivamente hanno determinato un forte volume di investimenti, che ha cambiato la qualità dei servizi della Città, ma evidentemente ha determinato una esposizione debitoria che, a questo punto, noi abbiamo bisogno di contenere e di ridurre gradualmente. Sottolineo, perché è un elemento di dibattito non irrilevante, che nelle ultime ore della sua esistenza, la maggioranza di governo precedente a quella che in questo momento amministra il Paese, ha approvato al Senato, sulla base di un emendamento che è stato presentato da alcuni Senatori del centrodestra, un subemendamento al maxi emendamento alla Legge di Stabilità, che stabilisce che tutti gli investimenti che la Città di Milano farà per la realizzazione dell'EXPO 2015 siano decomputati dal Patto di Stabilità. Se questa regola fosse stata attuata per i Giochi Olimpici del 2006, che non sono un evento nazionale e internazionale di minore importanza rispetto a EXPO 2015, la situazione debitoria della Città sarebbe molto diversa. Sottolineo questo aspetto perché l'approvazione di quell'emendamento riconosce implicitamente che una delle maggiori aporie del Patto di Stabilità che oggi regola i rapporti finanziari tra Stato centrale e Sistema degli Enti locali è la non distinzione tra spesa corrente e spesa per investimenti. Il fatto che non si distingua la spesa corrente dalla spesa per investimenti fa sì che noi siamo indebitati più di Catania, tuttavia Catania ha una spesa corrente che è il doppio della media nazionale delle città italiane e non ha Metropolitana, né termovalorizzatore, né altro; mentre noi che abbiamo termovalorizzatore, Metropolitana, Passante ferroviario e quant'altro abbiamo un indebitamento maggiore, figlio di una Legge del Patto di Stabilità che francamente appare incongruente in questo punto rilevante, tanto più nel momento in cui tutti i settori politici, economici e sociali di questo Paese sottolineano che il problema principale di questo Paese è il basso tasso di crescita. Un quadro normativo che penalizzi la spesa di investimenti equiparando la spesa corrente è un quadro normativo che non favorisce la crescita, anzi, contribuisce a deprimerla, perché i mutui si fanno per gli investimenti e non si fanno per la spesa corrente. Quindi, lo dico anche per un'altra ragione, su cui richiamo l'attenzione del Consiglio, io sono lieto, naturalmente, che sia stata approvata una legge per l'EXPO 2015; sono lieto che oggi il Consiglio dei Ministri abbia approvato i decreti legislativi per Roma capitale. Tuttavia non vorrei passare dalle leggi ad personam alle leggi ad urbem. Quindi, penso che vada detto, con grande chiarezza, che le regole devono essere uguali per tutte le città italiane e che questa è una questione che io mi permetterò di porre, fin da mercoledì, alla riunione dell'ANCI e in tutte le sedi. Sarebbe per me ragione di conforto, in questa battaglia, che tutto il Consiglio Comunale, indipendentemente dalle posizioni di maggioranza o di opposizione, condividesse questo obiettivo, che è nell'interesse della città e delle città. In ogni caso, detto questo, è chiaro che l'esposizione debitoria che abbiamo deve cominciare da una sua riduzione. Segnalo che l'esposizione debitoria del Comune di Torino è in progressione costante di crescita dal 2003 ad oggi ed è tempo però, dopo nove anni di crescita costante, ripeto, per una politica di investimenti, di cominciare a ridurre l'indebitamento, perché non può essere esposto oltre ogni misura. Contestualmente a un'esigenza di riorganizzazione delle partecipate, che deriva dalla nostra esposizione debitoria, concorre anche un fatto esterno alla nostra condizione: tutte le manovre che sono state approvate nell'ultimo anno e mezzo dal Parlamento, su proposta del Governo, comprendono disposizioni normative che impongono ai Comuni di dismettere quote di partecipazione delle società di cui sono proprietari, anche con termini perentori in termini di quantità. Tutti i provvedimenti parlano delle dismissioni di almeno il 40% delle quote detenute da Enti Pubblici e con termini perentori anche in termini temporali. Uno di questi termini perentori è il 31 marzo 2012 per le aziende che sono in house, ed entro scadenze che sono definite temporalmente successive per aziende che hanno altra configurazione. Quindi, il processo di riorganizzazione che dobbiamo mettere in campo è indotto per un verso dalla necessità di liberare risorse per avviare un processo di riduzione dell'indebitamento e per altro verso da un quadro normativo che, quand'anche non avessimo l'indebitamento, ci impone in ogni caso di realizzare questo processo di apertura delle partecipate al mercato dei capitali. Sulla base di questo quadro, è stata predisposta la deliberazione che è all'esame del Consiglio, che avvia un processo per il quale noi riorganizziamo il nostro sistema delle partecipazioni delle proprietà mobiliari ed immobiliari, con l'obiettivo di realizzare una holding a cui sarà conferito dalla Città il 60% delle sue proprietà di partecipazione e per il restante 40% sarà acquisito dalla Holding stessa, attraverso credito bancario. Quindi, un doppio movimento, per cui il 60% viene conferito dalla Città e il 40% viene acquisito dalla holding, sulla base di un credito bancario, entrando così in disponibilità dell'intero 100%. E' evidente che nel momento in cui la nuova holding avrà in disponibilità il 100% delle società, con il doppio movimento che ho appena indicato, provvederà ad avviare le procedure per mettere sul mercato il 40% acquisito dalla Città, e con il ricavato del 40% saldare l'esposizione debitoria che ha contratto con il sistema bancario per acquisire il 40% della Città. Questa operazione è necessaria perché la Città, acquisendo il 40%, riduce l'esposizione di altra natura. Questo è, sostanzialmente, il progetto. Naturalmente, nel momento in cui mettiamo in campo questo progetto di riorganizzazione, non ci limitiamo a mettere in campo un percorso che liberi delle risorse. Questa è certamente una finalità. Al tempo stesso noi siamo interessati a mettere in campo progetti di politica industriale che diano massimo valore a queste società, perché, in ogni caso, anche quando, al termine di questo processo, avremo alienato il 40% di società di cui oggi noi siamo in piena disponibilità, continueremo pur sempre ad avere il 60%, cioè a essere il socio di maggioranza assoluta, avendo, quindi, un interesse a che le società siano società efficienti, competitive, capaci di produrre valore. E' questa la ragione per cui, parallelamente al processo di riorganizzazione, che questa deliberazione individua e propone, dall'Amministrazione Comunale sono stati avviati i contatti con altri azionisti di società a partecipazione pubblica di carattere locale, per verificare la possibilità di realizzare, sulla base ovviamente di progetti di politica industriale che vanno definiti, aggregazioni societarie di dimensioni e di scala più grandi, in ragione tale da dare il massimo valore alle società e mettere in campo progetti che siano in grado di avere effettivamente un contenuto di politica industriale forte. Chiunque di voi avrà letto che ci sono state e ci sono contatti tra l'Amministrazione Comunale di Torino, quella di Genova e quella di Reggio Emilia, che sono gli azionisti di IREN, con le Amministrazioni Comunali di Milano e di altre realtà locali che detengono partecipazioni in società di altrettanto valore, quanto la nostra IREN. E' comune considerazione che IREN, A2A, Hera, ACEA, per fare l'esempio di quattro grandi società di multiutility a partecipazione pubblica, siano grandi società, ciascuna delle quali, però, è troppo grande per essere piccola e troppo piccola per essere grande, perché se si vuole mettere in campo, in questo settore, progetti di politica industriale e di scala adeguati, è necessario verificare la possibilità di costruire grandi soggetti nel campo delle multiutility, che abbiano la capacità di essere competitivi. Sono anni che noi siamo di fronte ad uno scenario che vede aziende francesi, tedesche o di altro paese, che vengono in Italia per comprare le nostre società; forse bisognerebbe mettersi nelle condizioni di avere soggetti competitivi di analoghe dimensioni, capaci di stare sul mercato e, forse, qualche volta, di non essere sempre soltanto oggetto di acquisizione, ma invece soggetto acquirente, per esempio, e via di questo passo. Quindi, parallelamente alla riorganizzazione delle nostre partecipazioni e alla costruzione del percorso che è definito da questa deliberazione, ci stiamo muovendo per verificare, nei diversi settori - naturalmente tutto questo lo si fa d'intesa con i gruppi dirigenti delle società nostre interessate - se c'è la possibilità di costruire politiche di aggregazione, di integrazione, di cooperazione, a seconda delle modalità e delle finalità può assumere forme diverse, che consentano alle nostre società di essere parte di un progetto di politica industriale, che dia a questo paese soggetti imprenditoriali nel campo dei servizi e delle multiutility più consistenti, che per solo questo fatto acquisirebbero maggiore valore; questo determinerebbe per il proprietario, in questo caso la nostra Città, certamente un beneficio in termini di politiche industriali, di qualità dei servizi e di valore finanziario. Questo è il contesto e il quadro entro cui si muove la deliberazione che abbiamo presentato. E' stata escussa e discussa in Commissione e, quindi, ritengo che il dibattito, che faremo da qui in avanti, evidentemente terrà conto di quanto già discusso in Commissione e di quanto in quelle sedi ha potuto essere chiarito e convenuto. Penso, in ogni caso, che sia un passaggio molto importante per l'assetto e la configurazione della governance della nostra Città e i suoi equilibri finanziari. Quindi, mi auguro che questo provvedimento possa trovare il consenso più ampio del Consiglio Comunale. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) Apriamo la discussione secondo le modalità stabilite in Conferenza dei Capigruppo. Ricordo che sono a disposizione 10 minuti per Gruppo, più 5 minuti a Consigliere. La parola al Consigliere Lo Russo. LO RUSSO Stefano Credo che la deliberazione che analizziamo oggi sia un provvedimento di straordinaria rilevanza, che va inquadrato in un contesto generale che non può prescindere da un'analisi del mercato di riferimento e dalla situazione economica cogente. Il settore dei Servizi Pubblici Locali è, infatti, un settore rilevante, anzi, direi determinante nello sviluppo della competitività di un territorio: rappresenta una quota importante della ricchezza prodotta, dell'occupazione creata e dei consumi sostenuti dalle famiglie. Quindi, le riforme per ottenere maggiore concorrenza nel settore non dovrebbero essere considerate come un fine in sé, quanto piuttosto come lo strumento per attuare un processo di ristrutturazione industriale che tuteli l'interesse generale dei cittadini, delle imprese e degli Enti locali. L'interesse generale della comunità nel regolare i Servizi Pubblici Locali risiede proprio nelle rilevanti esternalità positive che essi generano. I benefici non riguardano, infatti, il solo soddisfacimento dei bisogni degli utenti che usufruiscono del servizio, ma anche i miglioramenti ambientali di cui si avvantaggia la comunità pubblica nel suo complesso. Raccogliere e smaltire bene i rifiuti, avere una rete efficiente e diffusa di trasporto pubblico, trattare e smaltire correttamente i reflui, tele riscaldare, non sono solo processi produttivi e industriali in senso stretto, ma rappresentano anche azioni di tutela ambientale e prevenzione sanitaria a garanzia della comunità, la cui valutazione, anche economica, non può non essere considerata. Va detto con chiarezza che sia all'estero che in Italia l'evidenza empirica dei benefici delle liberalizzazioni e delle privatizzazioni, soprattutto nel campo dei Servizi Pubblici Locali è incerta e comunque non conclusiva. Questo non vuol dire che le riforme non servano, ma che probabilmente i dati non riescono a catturare adeguatamente i benefici non monetari delle riforme. Oltretutto, la disponibilità di dati da utilizzare nell'analisi non è ampia e i tempi necessari per ottenere i benefici possono essere molto più lunghi di quanto previsto. Pertanto, è necessario un rilevante impegno amministrativo e normativo nella progettazione dei nuovi assetti societari e del mercato, nonché, non meno importante, nella creazione di sistemi efficaci e di monitoraggio dei processi e dei risultati. Essendo settori caratterizzati da forti elementi di monopolio naturale, connessi alle infrastrutture, è infatti molto difficile introdurre stimoli competitivi efficaci che possano seguire le tradizionali regole della domanda e dell'offerta, tipiche di un mercato tradizionale. L'apertura al mercato rischia, in effetti, di fare identificare la gestione pubblica delle aziende come il problema principale, la causa delle inefficienze, mettendo in secondo piano, e quindi rimandando, la soluzione dei veri problemi, che almeno in Italia derivano dal non avere mai concluso la lunga transizione da Stato imprenditore a Stato regolatore. Questa mancanza di decisione, le cui responsabilità vanno ricercate a 360 gradi, sia nella politica che nel sistema socio-economico nazionale, ha lasciato irrisolti alcuni nodi cruciali nel rapporto tra Stato e mercato: l'assetto regolatorio non ancora completato; la gestione di numerose società pubbliche, talvolta abbandonate alle loro inefficienze; il godimento di rendite importanti a vantaggio delle imprese, laddove queste eserciscono già i servizi; una Pubblica Amministrazione poco efficace nei suoi compiti di programmazione e pianificazione; infine, un significativo deficit infrastrutturale, sia fisico che immateriale, che non permette lo sviluppo vero dei mercati competitivi. Peraltro, numerosi successi imprenditoriali dei grandi gruppi privati sono proprio segnati, negli ultimi anni, dalla conquista di posizioni di monopolio nei servizi, con investimenti attratti più dai patrimoni che dalle innovazioni. Il ruolo pubblico non è residuale, neppure in uno Stato regolatore; rimane invece cruciale per le decisioni sulla modalità di affidamento della gestione, sulle forme di regolazione e di controllo, sulla definizione di livelli e standard qualitativi del servizio, sul sistema di fissazione delle tariffe in relazione al servizio erogato e agli investimenti programmati. Ciò permette di evitare che, almeno in alcuni settori e in alcuni territori, il necessario processo di riforma si limiti a sostituire le vecchie distorsioni e inefficienze pubbliche con nuove rendite e profitti privati. Quando, infatti, il processo di riforma fallisce va doppiamente a svantaggio dei cittadini: intesi come utenti, non ricevono servizi maggiormente efficaci ed equi; mentre, intesi come portatori di interessi diffusi non beneficiano del miglioramento delle condizioni socio-economiche del loro territorio. Per salvaguardare l'interesse generale non basta, quindi, aprire semplicemente i settori a forme concorrenziali e poi lasciare operare gli eventuali soggetti privati interessati in un sistema deregolamentato; vanno, invece, considerati numerosi altri elementi istituzionali e politici, senza i quali l'interesse generale continua a non essere garantito. In particolare, occorrono sicuramente strumenti aggiornati di pianificazione dell'offerta e trasferimento delle risorse necessarie; una corretta contabilizzazione delle esternalità positive; un'adeguata articolazione di fasi produttive e dei bacini territoriali; una seria valutazione dell'impatto delle scelte politiche anche in altri ambiti, a cominciare dall'urbanistica e dall'assetto territoriale. In altri termini, la complessa materia dei Servizi Pubblici Locali non può ridursi a discussione sui soli assetti proprietari delle società esercenti gli stessi, ma deve essere affrontata necessariamente con una visione omnicomprensiva, che tenga conto del complesso sistema di regolazione, che può e che deve essere messo in campo dal soggetto pubblico nel duplice ruolo di regolatore e imprenditore, non dimenticando che il fine principale delle riforme non è certo quello di garantire rendite di posizione derivanti dal passato, ma solo ed esclusivamente quello di fornire al cittadino servizi di alta qualità e a un costo equo. Lo scenario in cui ci muoviamo è quello di un mercato europeo dei servizi, che abbiamo contribuito come italiani a fondare e in cui vogliamo rimanere, accettandone le regole, nonostante le difficoltà contingenti del momento economico che stiamo vivendo. Un mercato aperto, competitivo, che deve far tendere le economie e i soggetti economici a non sedersi, a migliorarsi, a investire in innovazione e sviluppo; però non in maniera dogmatica, non senza mettere in discussione i paradigmi dell'iperliberismo e della deregulation, che hanno progressivamente costruito le condizioni per un'abnorme finanziarizzazione dell'economia e per la crisi che stiamo vivendo, spostando il baricentro delle scelte di politica industriale dalle esigenze della produzione e delle persone a quelle delle sole rendite dei capitali, potremmo dire a prescindere da quello che gli sta dietro. Un virus mortale che in alcune fasi storiche recenti ha intaccato anche una parte significativa delle culture sociali del centrosinistra, che in alcuni casi, quando ha governato, non è stata in grado di contrapporre alla dottrina ideologica iperliberista una rivisitazione critica delle proprie proposte di soluzione ai problemi economici di un mondo che evolveva sempre più velocemente, determinando un ritardo di rielaborazione culturale e politica che oggi non ci è più consentito e che va rapidamente colmato. Il segnale politico che i cittadini italiani hanno voluto lanciare con il referendum del giugno scorso deve essere letto anche in quest'ottica. Il nostro modello di riferimento per il futuro è quello dell'economia sociale di mercato, così come descritto dal compianto Edmondo Berselli in \\\\\\\"L'economia giusta\\\\\\\", un libro edito da Einaudi nel 2010, che in meno di cento pagine analizza senza fronzoli e con una lucidità fuori dal comune cause, dinamiche e rimedi alla crisi globale che ha investito il mondo occidentale negli ultimi mesi; soprattutto specifica una via d'uscita post-ideologica ai problemi della deriva finanziaria e liberista del capitalismo occidentale, individuando in un'organica proposta riformista la via da seguire per salvare il Paese. Una via moderna per fronteggiare un mercato drogato artificialmente, fuori da ogni regola, etica e morale, che ha contribuito a incrementare il divario tra ricchi e poveri, generando disuguaglianze sociali oggi difficilmente componibili e a loro volta generatrici di conflitti e forti tensioni. Occorre tornare a parlare di equità e di sobrietà; due parole d'ordine, due concetti fondamentali che devono tornare a diventare la cifra distintiva della politica e della classe dirigente italiani, a tutti i livelli e a prescindere dagli schieramenti politici. Ora, spiace dirlo, ma l'Italia non è probabilmente ancora pronta a un processo di brutale liberalizzazione, non è stata adeguatamente predisposta in questi anni. Il nostro sistema delle aziende che gestiscono i servizi pubblici locali rischia di non essere ancora preparato a un salto competitivo di questa natura. Il nanismo strutturale del sistema imprenditoriale italiano espone a un fortissimo rischio di neocolonizzazione straniera: aziende troppo piccole e troppo fragili per poter reggere l'urto di una reale competizione sul mercato dei servizi a scala continentale. Ecco dove sta uno degli errori di impostazione di fondo del passato Ministro Tremonti rispetto al tema delle liberalizzazioni: l'imposizione \\\\\\\"ope legis\\\\\\\" delle gare con una data di scadenza cogente, costringe le Amministrazioni locali a limitare i danni, a mettere in campo misure protezionistiche, a giocare solo in difesa. Se invece, in questi anni, si fosse capovolto il piano del ragionamento con una vera politica industriale nazionale, imperniata non su meccanismi punitivi, o peggio, solo assistenziali, ma su strategie atte a incentivare gli Enti locali, con sgravi ai contributi, stimolando processi di aggregazione industriali, a far sì che le loro aziende, mettendosi insieme, raggiungessero una massa critica per diventare soggetti industrialmente forti e competitivi a scala europea, forse oggi non ci troveremmo nella pericolosa condizione di possibile, anzi direi probabile conquista straniera dei nostri mercati. Forse oggi sarebbero invece i mercati europei a temere la concorrenza italiana e non l'Italia a rischiare di consegnare le chiavi dei Servizi Pubblici Locali in mano a imprese francesi, tedesche o inglesi. Per di più, ed è quello che fa più rabbia, in un contesto di surplus di offerta nazionale, che certo non potrà far altro che ridurre i valori delle partecipazioni messe a gara, consentendo, potenzialmente, ai privati di servirsi per lo \\\\\\\"shopping\\\\\\\" presso l'outlet Italia, vanificando uno degli obiettivi principali delle operazioni di alienazione, come veniva citato in premessa dal Sindaco, cioè la riduzione strutturale del debito pubblico. Altro che competizione ed offerte al rialzo. Sgomberiamo, però, il campo da un equivoco: noi siamo per la concorrenza, la competizione aiuta a migliorarsi e a eliminare le inefficienze e le improduttività. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) Consigliere Lo Russo, la invito a concludere. LO RUSSO Stefano Ma che sia competizione vera, fatta tra soggetti che per dimensioni, capacità e potenza industriale, siano realmente in grado di competere sul mercato, di elevare la qualità e di migliorare l'efficienza dei servizi erogati, non un impari confronto tra Davide e Golia. Occorre, quindi, accompagnare questo processo di necessaria apertura al mercato, indirizzando, per quanto possibile, le scelte e verificando progressivamente, passo per passo, i risultati. E' proprio nei momenti di crisi strutturale come questo che occorre aprirsi, accettare la sfida della competizione, riformare strutturalmente il sistema. La risposta non può e non deve, infatti, essere la conservazione dell'esistente e la chiusura rispetto all'esterno. Verremmo presto travolti senza alcuna capacità di reazione. Occorre fare presto, molto presto, con equità e rigore. Occorre mettere in circolo risorse finanziarie, che consentano di proseguire la politica degli investimenti senza incrementare i livelli di indebitamento, diretti e indiretti; anzi, invertendo il trend di crescita del debito pubblico. Ne siamo consapevoli e condividiamo l'onere di scelte complesse e difficili. E' questo lo scenario di fondo in cui ci siamo mossi, sin dal principio, nella lunga e approfondita discussione inerente la deliberazione oggi all'esame della Sala Rossa. La deliberazione in discussione lascia oggi aperti molti scenari, sia sulla scelta delle modalità di alienazione dei patrimoni societari, sia sui futuri assetti di governance delle aziende e dei servizi. Di questo ringraziamo il Sindaco e la Giunta, che hanno voluto approcciare il problema costruendo una posizione insieme al Consiglio, creando le condizioni per una più ampia condivisione politica possibile. Nella mozione che abbiamo presentato, e da cui discendono i nostri emendamenti, abbiamo voluto fornire il nostro contributo per disegnare una strada, per tracciare un percorso, per mettere le azioni amministrative al servizio di disegno strategico e politico e non viceversa. Abbiamo molto discusso e molto ci siamo confrontati, sia dentro che fuori il Palazzo, tra di noi e con le parti sociali. Crediamo di aver fornito un buon contributo, che ha lo scopo di aiutare l'organo esecutivo a proseguire la sua azione nella chiarezza di un percorso. Rigore ed equità, efficienza, semplificazione e razionalizzazione, partecipazione, condivisione e trasparenza delle scelte, sono alcuni degli elementi che abbiamo voluto indicare e precisare per rafforzare il ruolo che giocherà la Città nei prossimi anni sul riordino del complesso sistema, che avrà un gigantesco impatto sui cittadini torinesi e sugli assetti territoriali di area vasta. Ecco da dove derivano gli stimoli a lavorare per la piena integrazione di filiera tra le società del settore dei rifiuti sull'area vasta, sul ruolo che può e deve giocare il gruppo IREN nel risico delle multiutilities italiane, a operare perché si lavori al rafforzamento del ruolo pubblico nella gestione dell'aeroporto e alla costruzione di un'azienda di esercizio per il TPL che aggreghi intorno a sé capacità, competenze, capitali non speculativi, senza venir meno alla sua mission di garante del diritto alla mobilità, da cui deriva il rafforzamento dell'agenzia e, per il principio di tutela della città, la discussione sul regolamento, che abbiamo rimandato ai prossimi giorni. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) Consigliere Lo Russo, la invito a concludere. LO RUSSO Stefano Sto finendo. Abbiamo tra le mani un patrimonio di persone, competenze e capacità che vogliamo valorizzare, che i torinesi che ci hanno preceduto hanno contribuito a costruire e a rafforzare e che ci hanno lasciato in eredità e su i cui destini ciascuno di noi, con le scelte che farà, sarà chiamato a rendere conto, senza dimenticare però che i nostri veri azionisti sono i cittadini e che il vero metro su cui verremo misurati sarà la qualità dei servizi che le nostre aziende saranno in condizione di erogare, a prescindere dal loro assetto proprietario. A noi il compito di garantire. Ringrazio il Presidente della Commissione Altamura, che si è reso disponibile, e ringrazio le forze di opposizione, che hanno costruito con noi un percorso comune e condiviso. Su tutti gli Assessori della Giunta pesa oggi una grande responsabilità: dare gambe a questo progetto, lavorare perché non fallisca e possa trovare compimento quanto prima. Il Gruppo del PD in Sala Rossa, insieme alla maggioranza, farà la sua parte come ha fatto finora. Siamo convinti che voi farete la vostra. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Moretti. Ricordo che ha dieci minuti. MORETTI Gabriele Sindaco, noi ci sentiamo gratificati a partecipare a questa deliberazione, cioè a quella che lei ha definito un'importante riorganizzazione delle partecipazioni del Comune, sia immobiliari che mobiliari; la riteniamo un'occasione fondamentale per esercitare la nostra responsabilità di Consiglieri. A dir la verità, le cause che hanno indotto questa scelta, che lei ha individuato in due gruppi fondamentali, cioè da un lato la volontà di ridurre la crescita dell'indebitamento del Comune e dall'altra l'applicazione della legge, penso che siano sicuramente un'occasione importante per poter approfittare al meglio di una crisi, trasformandola in opportunità. Dico questo perché è evidente che, nel nostro modo di vedere le cose, la cessione di una parte delle partecipate, delle nostre utilities a partner privati potrebbe essere un modo per ravvicinarsi a quelli che lei ha definito obiettivi di efficienza, di competitività e di creazione del valore delle partecipate. Noi vogliamo essere ancora più responsabili, nel senso che in queste settimane abbiamo condotto un dibattito con gli altri partiti della maggioranza, comprendendo che sia importante, nella nostra maggioranza, arrivare a un punto di sintesi delle diverse visioni che a volte divergono, ma che nella sostanza vogliono vedere gli interessi dei cittadini rispettati e in primo piano. In questa occasione, noi vogliamo ribadire l'importanza di interpretare la cessione di partecipazioni delle nostre utilities, che - sottolineo - sono utilities di servizi, quindi quelle utilities che erogano dei servizi che i nostri cittadini utilizzanti e di cui percepiscono non solo l'efficienza o la redditività, ma soprattutto l'efficacia del risultato finale, che è quello di soddisfare i cittadini. Nelle prossime settimane e nei prossimi mesi ci saranno ancora tante piccole scelte da portare avanti; quindi, diciamo che oggi è l'inizio di un'attività che si prolungherà nei mesi. Ma, come contributo al dibattito, io vorrei mettere in evidenza proprio questo punto: il fatto di cominciare a ragionare, interpretando il cittadino come cliente dei servizi che queste società dovranno erogare, e cercare in questo senso di provare a diventare anche noi un po' più clienti e un po' meno gestori. Penso che questo sia un modo che ci aiuta e ci aiuterà molto a pretendere da queste società - che saranno un po' meno nostre, ma in cui spero convergeranno degli importanti partner industriali, comunque - il massimo sforzo affinché trasformino l'efficienza, concetto sacrosanto, perché ci permette di ottimizzare le risorse, in efficacia, in modo tale che magari fra qualche mese saremo qui a dibattere su come la nostra città e i nostri cittadini abbiano apprezzato certe scelte che prendiamo qui oggi. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Carbonero. CARBONERO Roberto Dopo avere ascoltato il trattato di holding del Capogruppo Lo Russo, mi sento sempre più fiero di appartenere alla Lega Nord, perché noi siamo abituati non a leggere trattati, ma spesso a ragionare con la pancia; anche col cervello, però spesso con la pancia, quindi quello che è istintivo e che ogni cittadino che passa qui sotto sa di poter esprimere. Come abbiamo detto in tutte le Commissioni alle quali siamo stati presenti, noi ci siamo sempre dichiarati nell'insieme favorevoli al discorso della privatizzazione, perché ci rendiamo conto che, al di là di quelle che sono le disposizioni del Governo, crediamo che se una privatizzazione è fatta con estrema efficienza e attenzione, sicuramente porta del valore aggiunto a qualunque azienda statale, comunale o partecipata. Siamo, però, molto preoccupati (ed è il motivo di questo lungo dibattito) della piega che ha preso la deliberazione, che indica un percorso estremamente contorto, perché la Finanziaria dice che bisogna privatizzare almeno il 40% delle partecipate, ma è chiaro che non si può, con un colpo di bacchetta magica, prendere il 40% di una partecipata, metterla sul mercato e un minuto dopo fare cassa. Ringrazio per l'onestà dialettica il Sindaco, il quale dice che la grave difficoltà economica in cui versa il Comune di Torino ci vede costretti a seguire una strada molto veloce per raddrizzare i conti; questo è chiaro e la ringrazio per questa sua sincerità. E' altrettanto vero, però, che la strada che si sta affrontando con questa holding è molto nebulosa, perché mischia sicuramente tanto della parte amministrativa e finanziaria, ma noi crediamo anche del programma e dell'obiettivo politico di questa Amministrazione. Attraverso questo conferimento, con la cessione del 40% attraverso la holding, che a sua volta si vuole frantumare in tre società che controllano settori diversi, eccetera, si vuole realizzare l'obiettivo politico del Sindaco, cioè la formazione di una grande sinistra del nord. Esattamente come sta succedendo col Governo centrale, succede con l'economia: cioè noi ci rafforziamo economicamente con delle società che monopolizzano i due fattori principali di maggiore attrattiva presenti sul mercato (i trasporti e la filiera dei rifiuti); dopodiché, quando tutto è in mano a noi, è chiaro che il nostro potere economico è tale che diventa difficile contrastarlo. Noi vogliamo contrastare questo, non la bontà e la necessità della privatizzazione di una parte delle partecipate, mantenendo ovviamente il controllo: questo credo che sia assolutamente indiscutibile. Vogliamo evitare che si arrivi a un obiettivo diverso da quello del privatizzare, fare cassa e tutte le cose tecniche che ci siamo detti, per arrivare invece a un obiettivo politico ben preciso e delineato. Quindi, ripetiamo (ma ne discuteremo mercoledì prossimo esaminando le mozioni di accompagnamento e gli emendamenti) il nostro percorso è molto diverso da quello che vuole fare l'Amministrazione su questa operazione, nonostante il fine sia comune. MAGLIANO Silvio (Vicepresidente) La parola al Consigliere Sbriglio. SBRIGLIO Giuseppe Oggi dibattiamo di un atto complesso e sofferto, uno degli atti più forti che questa Amministrazione dovrà partorire. Noi siamo quelli che oltre ad avere votato gli ultimi referendum, hanno raccolto le firme, pertanto sentiamo sulle spalle in maniera più forte la responsabilità di condividerne i contenuti. Riteniamo che sia di assoluta importanza avere delle garanzie affinché il futuro delle nostre aziende sia solido e prospero. La mozione di accompagnamento che abbiamo condiviso con i Gruppi di maggioranza doveva essere seguita come una bussola, altrimenti ne va anche della tenuta della coalizione. L'importante per noi è che, a fronte della cessione delle quote, si rafforzi il controllo sulle partecipate. Crediamo che sia importante, anzi fondamentale garantire un servizio, oltre che efficace ed efficiente, che abbia una funzione sociale garantita. Ci sono migliaia di persone che lavorano nelle nostre aziende partecipate; sarà necessario garantirne l'occupazione, oltre che la valorizzazione delle capacità professionali di ognuno. Gli atti conseguenti alla deliberazione saranno determinanti. Il Consiglio Comunale sarà protagonista, affinché questa scommessa si basi non sull'alea, ma su di una programmazione certa. Spesso, il dibattito si concentra sulle nomine. È necessario che questo argomento sia trasparente e faccia comprendere alla cittadinanza che chi riveste un ruolo politico pubblico e viene pagato con i soldi della collettività sia, oltre che di garanzia per l'Amministrazione, anche capace. Ma se Mario Rossi si candida per fare L'Amministratore Delegato di una società qualunque (TRM) e si sa che guadagnerà 70, si deve sapere prima se avrà un altro incarico, non dopo. Non deve passare come un concetto di svendita dei beni, ma di assoluta valorizzazione dei nostri gioielli. Il controllo dell'Amministrazione dovrà servire per convincere la popolazione che questo percorso non porterà a eliminare magari le tratte urbane che portano i nostri anziani a fare le visite negli ospedali o a aumentare la TARSU. Noi vogliamo aziende dove i dipendenti vengano premiati per le loro capacità reali. Questo deve essere il futuro delle aziende pubbliche. La nostra non è una delega in bianco, ma è un atto di fiducia massima per la tenuta della coalizione cittadina. Per il futuro sarà necessario parlarne prima in maggioranza quando trattiamo temi fondamentali. Forse, se avessimo fatto prima qualche tavolo in maggioranza, avremmo fatto meno sedute di Commissione; però non dico che non siano servite, al contrario, sono servite moltissimo. Chiediamo di sapere prima chi saranno i manager dei nostri gioielli, anche se la nomina è di prerogativa del Sindaco. Naturalmente, esprimiamo qualche perplessità sull'indebitamento della holding. Chiediamo al Sindaco e all'assessore Passoni attenzione su questo. Capiamo il problema dell'indebitamento del Comune, ma non vogliamo una holding indebitata oltre ogni ragionevole previsione. |