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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 24 Ottobre 2011 ore 10,00
Paragrafo n. 12

Festeggiamenti per l'80mo compleanno dell'ex Sindaco Maria Magnani Noya.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Autorità, Sindaco, amici tutti; siamo qui, oggi, per ricordarci insieme che esattamente
ottant'anni fa, il 24 ottobre 1931, nasceva Maria Magnani Noya, che abbiamo l'onore
di avere con noi per ricordare questo momento importante (parlavamo prima con il
Sindaco, a sei occhi, del grande traguardo che lei, Onorevole, ha raggiunto).
Nata a Genova, è stata esponente del Partito Socialista Italiano dal 1964, quando era
anche membro del direttivo del Partito. Si è poi laureata in giurisprudenza e ha
esercitato - mi diceva che va ancora in studio - la professione di avvocato, ma sempre
con una grande passione per la politica e la città.
"Sono stata il primo Sindaco ad aver detto che Torino è bella - diceva -, che non è
solo una città industriale. Avevo capito il richiamo culturale e turistico, insomma,
che questa città vale il viaggio". Così si esprimeva il Sindaco Maria Magnani Noya
in un'intervista di qualche anno fa su "La Stampa".
Oggi, giorno in cui la festeggiamo per il suo ottantesimo compleanno, l'intero
Consiglio, che io rappresento, ha il piacere di accoglierla di nuovo in questa sala, la
Sala Rossa, dove lei prestò la sua attività per tanto tempo: sette anni come
Consigliere e tre come Sindaco. Oserei dire "avvocato dal cuore socialista". Nella
sua lunga carriera, è stata anche deputato, Sottosegretario all'Industria, nei governi
Cossiga e Forlani, e alla Sanità nel primo e secondo Governo Spadolini, oltre che
parlamentare europeo, ma, soprattutto, primo Sindaco donna di Torino (secondo in
tutta Italia, ma primo a Torino). Parlavamo prima delle conquiste che le donne hanno
fatto in questi anni, in campo politico, in campo sociale e nel campo dei diritti.
Il giorno successivo alla sua elezione, avvenuta il 20 luglio 1987, un'importante
quotidiano cittadino intitolava una notizia: "Torino, la speranza si chiama Magnani
Noya", in una città che nel decennio precedente aveva dovuto affrontare le ombre del
terrorismo e le difficoltà della ristrutturazione industriale. In quel periodo, era forte il
bisogno di cambiamento e Maria Magnani Noya ha saputo credere in Torino,
ripensando al ruolo che la capitale subalpina aveva coperto in un non lontano passato
e comprendendo che questo poteva essere il modo per ritrovare le radici della ripresa.
Aveva esortato la città, infatti, con queste parole: "La nostra città ha tutte le
possibilità per diventare metropoli, non solo dell'economia e del lavoro, ma anche
della cultura, della scienza, dell'espressione artistica, sapendo che senza sviluppo
culturale non può reggere nemmeno uno sviluppo economico". Oggi c'è un dibattito
in corso proprio su questo tema.
Oggi, a vent'anni da queste affermazioni, sarà sicuramente felice e piena di orgoglio
- mi auguro che lo esprima anche tra poco - per il nuovo volto della sua Torino,
constatando i progressi fatti dalla nostra città, insieme a tutti i cittadini.
Con spirito di gratitudine e sincero affetto, auguro, da parte di tutto Consiglio,
all'Onorevole Maria Magnani Noya buon compleanno.
(Applausi)

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola all'Avvocato Andrea Galasso.

GALASSO Andrea
Chiedo scusa, ma non è l'età che mi ha fatto arrivare in ritardo.
I nostri giorni, cara Maria, sono stati giorni felici, perché noi abbiamo interpretato
l'attività politica e la politica come la disciplina più alta dello spirito e, quindi,
l'Istituzione, nella presenza del Sindaco, che è la massima Autorità civile e morale di
questa grande e bella città, ti deve rendere orgogliosa come rende orgogliosa la
posizione di quanti hanno potuto apprezzare la tua opera di Sindaco, come cittadini
di Torino.
I giorni felici della nostra vita sono pochi, ma un buon nome dura sempre. Il tuo
sicuramente sarà scolpito negli annali della vita istituzionale della nostra città per
quello che tu hai saputo dare. Man mano negli anni si spengono le luminarie della
gioventù, ma si accendono i roghi splendidi del tramonto e nel tramonto bisogna
guardarsi solo dai nani, perché si allungano le loro ombre, ma restano nani. Noi
siamo di un'altra generazione e non siamo tra quelli, Sindaco, che sogliono dire "ai
nostri tempi". Non è così. La cultura politica, la passione politica, ci fa dire che oggi
è più difficile far politica, perché i punti di riferimento sono diventati alienanti,
difficili, perigliosi a volte, e il clima sociale quello che è. Ecco perché vi ringrazio -
Sindaco, Presidente, Maria, un abbraccio affettuoso -, perché il nostro futuro
raccoglie insieme passato e presente, perché noi a questa città vogliamo bene e alle
nuove generazioni diciamo: "Sappiate che la politica è la più alta disciplina dello
spirito. Fatelo per la vostra passione, per la tutela della vostra dignità, per l'interesse
superiore della città di Torino, che è la più bella del mondo!".

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Cara Maria, ti rivolgo il saluto dell'Amministrazione Comunale e, interpretando i
sentimenti di tanti, di tutta la città.
Rivolgo, naturalmente, un saluto agli ex Sindaci Picco, Novelli e Castellani, che
vedo qui con noi, così come i tanti amici, molti dei quali ex Consiglieri Comunali,
che oggi hanno accolto questo invito per stringersi intorno a Maria per festeggiare
con lei i suoi 80 anni.
È già stato richiamato dal Presidente del Consiglio Comunale il cursus honorum di
Maria, che è stato prestigioso: parlamentare nazionale, parlamentare europeo,
membro del governo in quattro diversi dicasteri, Sottosegretario all'Industria, alla
Sanità, alla Pubblica Istruzione. Una carriera che culminò, come tutti sappiamo, nella
sua elezione a Sindaco il 20 luglio 1987, incarico che la vide impegnata per tre anni
giusti fino al 30 luglio 1990.
Tutti coloro che conoscono Maria ne hanno apprezzato, nell'arco della sua vita, la
passione, la generosità, la dedizione, l'intelligenza, lo spirito forte che ha sempre
animato la sua capacità di essere un punto di riferimento nelle tante battaglie civili e
politiche che l'hanno impegnata. Battaglie civili, intanto: Maria è stata un dirigente
politico che ha svolto un ruolo di primo piano in quei movimenti che, negli anni
Settanta e Ottanta, hanno consentito di acquisire a questo Paese leggi fondamentali di
civiltà; mi riferisco alla legge sul divorzio e alla difesa di quella legge nel
referendum che la voleva abrogare; mi riferisco alla legislazione sull'aborto, al
diritto di famiglia e a tanti altri passaggi normativi, legislativi e politici che hanno
segnato, in quegli anni, un salto culturale nella vita dell'Italia e anche della nostra
città.
Maria Magnani Noya è stata un dirigente di quei movimenti di quella grande
stagione di lotte civili, non soltanto a Torino, ma anche in Italia, dove è sempre stata
riconosciuta come un punto di riferimento da quanti in quelle battaglie di civiltà
vedevano il passaggio ineludibile della modernizzazione del Paese.
Maria è stata sempre orgogliosa, lo è tuttora - è uno dei suoi titoli di merito che tutti
le riconosciamo -, della sua appartenenza politica: socialista convinta, ha fatto della
sua militanza politica nel Partito Socialista Italiano e della sua coerenza politica nel
riconoscersi nel valore del socialismo e del socialismo democratico una delle cifre
della sua identità politica e umana, e, anche in questo, svolgendo non solo un ruolo a
Torino, riconosciuto ed apprezzato da tutti, ma un ruolo nazionale, stante che ha fatto
per molti anni parte degli organi dirigenti nazionali del suo partito ed è stata una
delle dirigenti socialiste più apprezzate e più riconosciute sul piano nazionale.
Divenne Sindaco, come tutti sappiamo, nel 1987, all'indomani di un Esecutivo
guidato da un altro compagno di partito, Giorgio Cardetti, in una fase difficile della
vita della città: quel decennio che iniziò con la ristrutturazione della FIAT del 1980 e
che si protrasse per dieci anni come un decennio critico per la vita di Torino. Dieci
anni nei quali Torino dovette fare i conti con il consumarsi dell'identità storica,
intorno a cui per più di un secolo aveva costruito le sue fortune: quella di essere una
grande città industriale e manifatturiera, non ancora, però, sufficientemente certa dei
nuovi cammini che avrebbe intrapreso negli anni successivi.
Un decennio difficile, di transizione, un decennio che, se andiamo a rivederlo oggi,
rileggendo, per esempio, le cronache del tempo, era contraddistinto nel dibattito
politico e giornalistico dalla parola "declino": lo spettro di una città che, smarrito il
senso di un cammino, vedeva di fronte a sé come uno spettro incombente il rischio di
un declino irreversibile.
Non fu così, come sappiamo; Torino ebbe la capacità, a partire dagli anni Novanta,
soprattutto elaborato il lutto ed elaborata la perdita dell'identità precedente, di
intraprendere strade nuove e di ricostruire una sua identità più complessa e più
articolata di quella precedente: quell'identità che oggi ci consegna una città
dinamica, una città effervescente, una città plurale nelle tante vocazioni che ne
caratterizzano l'attività.
Ma quel passaggio ha potuto essere costruito perché in quel decennio difficile, dal
1980 al 1990, le Istituzioni furono un punto di riferimento essenziale per la società
torinese, perché non ci si rassegnasse al declino e, invece, si fosse in grado, pur nella
difficoltà dell'individuazione di un percorso nuovo, di mettere in campo tutto ciò che
era necessario affinché la città potesse riprendersi e rimettersi in movimento.
Anche allora, come in tutti i passaggi difficili della vita di questa città, il ruolo delle
Istituzioni e, in particolare, il ruolo dell'Istituzione Comunale e di chi ne ha la
responsabilità fu essenziale. In questo, appunto, Maria Magnani Noya è stata un
punto di riferimento per la città e per i torinesi in un momento di vita difficile della
nostra comunità.
Per questo è un Sindaco che appartiene alla storia della città e per questo le siamo
tutti grati.
La sua azione amministrativa dovette fare i conti con un momento difficile di
passaggio della vita di Torino, ma anche con un momento di difficile passaggio della
vita del Paese. Il decennio Ottanta-Novanta non fu difficile solo per la nostra città,
ma fu anche un periodo complesso di transizione per l'intero Paese, in uno sforzo
difficile e non sempre felice di ricerca di modernizzazione che passò anche per
battaglie politiche e sindacali particolarmente aspre. Così come furono anni nei quali
l'architettura istituzionale cominciò ad essere ridefinita. In quegli anni furono
ridefinite le funzioni di Comuni e Province, fu ridefinito il quadro normativo
all'interno del quale opera il sistema degli Enti Locali e si misero le basi di quelli che
sarebbero stati cambiamenti istituzionali ed elettorali significativi nella vita degli
Enti Locali, culminati nella legge elettorale che introdusse il suffragio diretto per
l'elezione del Sindaco.
Furono anni nei quali, insomma, bisognava muoversi guardando ad una società in
cambiamento, ma, al tempo stesso, ad una società che nel cambiamento manifestava
anche tutte le inquietudini, le incertezze e le insicurezze di chi, lasciato un approdo
sicuro, è inquieto e preoccupato perché non intravede ancora la riva a cui approdare
per una certezza nuova. Per questo il ruolo delle Istituzioni è in queste fasi tanto più
significativo e tanto più importante; per questo il ruolo assolto nella vita della città da
Maria Magnani Noya è un ruolo che rimane e di cui le siamo tutti grati.
Questi sono i sentimenti di amicizia, di affetto e di gratitudine che io voglio
trasmettere a Maria; li trasmetto con tanta più partecipazione personale perché io
ebbi la ventura di conoscere Maria quando ero ancora bambino, perché, essendo mio
padre un esponente del Partito Socialista che frequentava, quindi, le stanze del
Partito Socialista di Corso Palestro e la vita di quell'organizzazione, talora capitava
che io lo accompagnassi. Ricordo, appunto, di aver conosciuto Maria Magnani Noya
tantissimi anni fa. Così come, oltre a lei, ebbi la ventura di conoscere tanti amici e
compagni, da Eugenio Bozzello a tanti altri, che oggi sono qui con noi e che
ringrazio per la loro presenza.
Grazie per tutto quello che ci hai dato; grazie per quello che hai dato ai tanti che ti
hanno voluto bene e che continuano a volerti bene; grazie per quello che hai dato a
Torino e ai torinesi; grazie per quello che continui a fare, vivace, vitale, appassionata,
generosa come sempre. È questo, tutto sommato, che ci conforta di più, perché
sappiamo che oggi siamo qui a festeggiarti, sapendo che abbiamo davanti ancora
tanto tempo per continuare il nostro cammino insieme. Grazie e auguri!

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola all'Onorevole Maria Magnani Noya.

MAGNANI NOYA Maria
Grazie a tutti, al Presidente del Consiglio Comunale, al Sindaco e amico Piero
Fassino, ad Andrea e a tutti voi che siete venuti così numerosi in questa giornata.
Fare il Sindaco è una delle cose più belle che ci siano, per chi è impegnato in
politica. È bello fare il deputato, è bello fare il parlamentare europeo, sono belle tante
cose, ma fare il Sindaco è qualcosa in più, c'è la presa diretta con la cittadinanza, ci
sono i bisogni di tutti che il Sindaco interpreta ed assolve (bene, male, non importa,
ma, comunque, è il punto di riferimento della città).
Se guardo questo Consiglio Comunale come una sorta di vecchio film, noto che in
questo Consiglio Comunale sin dalle prime riunioni, quelle subito dopo la
Liberazione, c'è stata una caratteristica, che, forse, non c'è in altri paesi: ci sono
sempre state presenti delle donne, dal primo Consiglio Comunale con Fausta Giani,
Ada Gobetti ed Elvira Pajetta, successivamente con Frida Malan e con Maria
Tettamanzi, e recentemente non c'è stato un Gruppo consiliare che non abbia avuto
delle donne. Da Marta Minervini a Bianca Guidetti Serra, per toccare i due estremi, e
poi a Luciana Jona, a Giovanna Cattaneo, a Carla Spagnolo, a Maria Grazia Sestero e
ad altre, vediamo che in tutti i Consigli ci sono state delle donne. Queste donne sono
state molte volte Assessori, e non in settori tradizionalmente femminili, ma anche in
settori molto importanti, basti pensare che oggi Ilda Curti, che mi dicono essere
molto brava (io non ho avuto il piacere di conoscerla, ma, essendo qui presente, ci
conosceremo dopo), è titolare dell'Assessorato all'Immigrazione e all'Urbanistica,
due temi fondamentali per una città. E questo senza quote rosa, ma per la capacità, la
volontà e l'impegno delle donne e per l'apertura mentale del tratto torinese e anche
dei singoli partiti.
La storia delle donne a Torino ha radici lontane, nel 1911. Ripeto, nel 1911 a Torino
venne fondata (il centenario è avvenuto quest'anno ed il Sindaco è stato presente in
una delle manifestazioni) la Pro Cultura Femminile, che aveva il compito di
distribuire e di diffondere la cultura tra le donne che allora, in larga parte, ne erano
prive, perché Torino è una città di cultura. Tante volte si tende a dire che è una città
economica, industriale, eccetera. No, è una città di cultura, e non lo è soltanto per le
sue case editrici, per i personaggi importanti, da Norberto Bobbio a Natalia
Ginzburg, per la sua Università, il suo Politecnico, il Centro di Formazione Culturale
del BIT (Bureau International du Travail), ma lo è anche per tutta una rete di piccole
e grandi istituzioni che lavorano per la cultura di questo Paese.
Quando io ero Sindaco abbiamo - sia pure tra qualche polemica - fondato,
inaugurato, costruito l'Auditorium del Lingotto, opera di Renzo Piano. L'Auditorium
del Lingotto è oggi la sede degna di Settembre in Musica, dell'Associazione Lingotto
Musica e il centro espositivo ospita Artissima. Quindi, è stato un centro culturale e
anche il Centro Congressi è diventata una necessità di cui Torino aveva
assolutamente bisogno.
È già stato ricordato dal Presidente, che quando io divenni Sindaco parlai di una
Torino bella. In effetti, io girai uno spot in quell'occasione, dove, passeggiando per il
Valentino, dicevo: "Torino è bella". Fui considerata una specie di stravagante, una
persona un po' visionaria, che non si sa bene che cosa stesse dicendo, ma lo ripeto
oggi e, finalmente, tutti si sono accorti che Torino è bella.
Nella mia Giunta c'è stato un Assessore, Bepi Dondona - che, purtroppo, oggi non
c'è più -, che lavorò in modo intelligente con la sua competenza, con il suo amore
per Torino, con la sua cultura storica ed artistica per abbellire Torino con l'Arredo
Urbano. Lavorò ricercando i vecchi colori di Torino, valorizzando i nostri bellissimi
cortili e cercando di togliere un'associazione legittima e anche molto piacevole, quali
erano le giostre, da Piazza Vittorio, perché non erano consone per stare in un centro
storico.
Torino, quindi, oggi sta diventando anche un centro turistico. Il turismo non è
certamente la soluzione ai problemi di Torino, però è, comunque, una grossa
componente. È una componente anche perché il turismo e la cultura si stanno
legando insieme.
Torino, oltre che colta e bella, ha anche un'altra caratteristica che non voglio
dimenticare ed è quella di essere una città sociale.
I Santi di Torino sono stati essenzialmente degli operatori sociali, più che dei
contemplatori. Il Comune fece (merito dell'Assessore Bracco, che vedo qui e che
ringrazio anche adesso) due volumi sull'attività di Don Bosco per i giovani e fece, mi
pare, anche un convegno, ma non ne sono certa. Comunque, fu una città ampiamente
sociale.
Torino ebbe anche una pagina nera - dobbiamo ricordarcelo -, quando a cavallo tra
gli anni Cinquanta e Sessanta una popolazione minoritaria, ma ottusa e miope,
metteva i cartelli: "Non si affitta ai meridionali". Questa vergogna non si è verificata
con gli immigrati. Certo, ci sono state tensioni, scontri e momenti di difficoltà, ma
non ci sono mai state le ronde a Torino, che, invece, in molte città sono sostenute ed
approvate dalle Amministrazioni Comunali.
Quando io facevo il Sindaco, l'immigrazione era un fatto marginale. Era
essenzialmente femminile, composta perlopiù da somale ed eritree che lavoravano
nelle case e che, quindi, non creavano problema. Poi, è diventato un problema. Io ho
ancora davanti agli occhi una figura, quella di Domenico Carpanini, che a San
Salvario, circondato da gente più o meno arrabbiata, per non dire inferocita, stava
cercando di calmare gli animi, non di aizzarli, ma di calmarli, perché questo è stato il
compito che ha svolto l'Amministrazione di Torino e voglio rendere riconoscenza sia
a Domenico Carpanini sia a Sergio Chiamparino, che hanno agito pesantemente e
decisamente per cercare di cambiare quelli che erano quartieri difficili; lentamente,
adagio, adagio, ma, comunque, facendoli diventare dei luoghi vivibili da parte di
tutti.
Anche la creazione della Moschea, senza minareto, consensualmente decisa, non
generò a Torino quelle opposizioni che ci furono in altre città, perché Torino, che poi
sostanzialmente è una città laica, è sempre stata però riconoscente di quello che è il
diritto costituzionale e universale della libertà di culto. Molte parrocchie sono
diventate punti di riferimento per la popolazione immigrata, anche se di religione
diversa. Questa è Torino nella sua essenza, appunto, di città sociale, aperta verso la
società e verso coloro che ne hanno bisogno.
Un recente sondaggio ha messo in evidenza che, oltre all'ampia fiducia nel
Presidente della Repubblica, l'unica Istituzione che gode ancora di una certa
considerazione è il Comune. Ciascuno della manovra può avere l'opinione che
ritiene più importante, non è questo che voglio sottolineare, però c'è un'opinione
trasversale, che non è solo quella degli addetti ai lavori, cioè dei Sindaci, dei
Presidenti di Regione, eccetera, ma che è della popolazione. Questa opinione
trasversale è quella che considera assolutamente negativi i tagli fatti agli Enti Locali,
in particolare fatti al Comune, perché il Comune è il luogo dove si vive, dove si
studia, dove si lavora, dove si esprimono i propri desideri e i propri bisogni e, se a
questi desideri e a questi bisogni non si riesce a dare una risposta per mancanza di
fondi, si mette in pericolo non solo il rapporto Comune-popolazione, ma anche il
rapporto di civile convivenza per l'intero Paese.
Prima di concludere, permettetemi ancora di fare un ringraziamento, rinnovato
ovviamente a tutta l'Amministrazione, ai Consiglieri Comunali (in particolare, a
coloro che erano Consiglieri quando lo ero anch'io), a tutti gli Assessori della mia
Giunta, ma essenzialmente ai dipendenti del Consiglio Comunale.
I dipendenti del Consiglio Comunale sono stati un elemento assolutamente
indispensabile nel momento in cui io stavo lavorando, perché senza l'impegno, la
dedizione, l'intelligenza e la competenza dei dipendenti comunali diventa
estremamente difficile amministrare una città, se non addirittura impossibile. Quindi,
un ringraziamento particolare va a tutti coloro che continuano a lavorare con molta
lealtà e che, indipendentemente dal fatto che il Sindaco sia di un colore o di un altro,
lavorano con la stessa dedizione - questo è essere dei funzionari dello Stato - e
continuano a dare il loro impegno e la loro attività.
Torino è stata definita in vari modi: città tradizionale e città innovativa, città "bugia
nen" e città dinamica, città laica e città religiosa, città borghese e città operaia. Io
vorrei definirla con una parola sola che le riassume tutte: è una città civile.
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