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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Autorità, Sindaco, amici tutti; siamo qui, oggi, per ricordarci insieme che esattamente ottant'anni fa, il 24 ottobre 1931, nasceva Maria Magnani Noya, che abbiamo l'onore di avere con noi per ricordare questo momento importante (parlavamo prima con il Sindaco, a sei occhi, del grande traguardo che lei, Onorevole, ha raggiunto). Nata a Genova, è stata esponente del Partito Socialista Italiano dal 1964, quando era anche membro del direttivo del Partito. Si è poi laureata in giurisprudenza e ha esercitato - mi diceva che va ancora in studio - la professione di avvocato, ma sempre con una grande passione per la politica e la città. "Sono stata il primo Sindaco ad aver detto che Torino è bella - diceva -, che non è solo una città industriale. Avevo capito il richiamo culturale e turistico, insomma, che questa città vale il viaggio". Così si esprimeva il Sindaco Maria Magnani Noya in un'intervista di qualche anno fa su "La Stampa". Oggi, giorno in cui la festeggiamo per il suo ottantesimo compleanno, l'intero Consiglio, che io rappresento, ha il piacere di accoglierla di nuovo in questa sala, la Sala Rossa, dove lei prestò la sua attività per tanto tempo: sette anni come Consigliere e tre come Sindaco. Oserei dire "avvocato dal cuore socialista". Nella sua lunga carriera, è stata anche deputato, Sottosegretario all'Industria, nei governi Cossiga e Forlani, e alla Sanità nel primo e secondo Governo Spadolini, oltre che parlamentare europeo, ma, soprattutto, primo Sindaco donna di Torino (secondo in tutta Italia, ma primo a Torino). Parlavamo prima delle conquiste che le donne hanno fatto in questi anni, in campo politico, in campo sociale e nel campo dei diritti. Il giorno successivo alla sua elezione, avvenuta il 20 luglio 1987, un'importante quotidiano cittadino intitolava una notizia: "Torino, la speranza si chiama Magnani Noya", in una città che nel decennio precedente aveva dovuto affrontare le ombre del terrorismo e le difficoltà della ristrutturazione industriale. In quel periodo, era forte il bisogno di cambiamento e Maria Magnani Noya ha saputo credere in Torino, ripensando al ruolo che la capitale subalpina aveva coperto in un non lontano passato e comprendendo che questo poteva essere il modo per ritrovare le radici della ripresa. Aveva esortato la città, infatti, con queste parole: "La nostra città ha tutte le possibilità per diventare metropoli, non solo dell'economia e del lavoro, ma anche della cultura, della scienza, dell'espressione artistica, sapendo che senza sviluppo culturale non può reggere nemmeno uno sviluppo economico". Oggi c'è un dibattito in corso proprio su questo tema. Oggi, a vent'anni da queste affermazioni, sarà sicuramente felice e piena di orgoglio - mi auguro che lo esprima anche tra poco - per il nuovo volto della sua Torino, constatando i progressi fatti dalla nostra città, insieme a tutti i cittadini. Con spirito di gratitudine e sincero affetto, auguro, da parte di tutto Consiglio, all'Onorevole Maria Magnani Noya buon compleanno. (Applausi) FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all'Avvocato Andrea Galasso. GALASSO Andrea Chiedo scusa, ma non è l'età che mi ha fatto arrivare in ritardo. I nostri giorni, cara Maria, sono stati giorni felici, perché noi abbiamo interpretato l'attività politica e la politica come la disciplina più alta dello spirito e, quindi, l'Istituzione, nella presenza del Sindaco, che è la massima Autorità civile e morale di questa grande e bella città, ti deve rendere orgogliosa come rende orgogliosa la posizione di quanti hanno potuto apprezzare la tua opera di Sindaco, come cittadini di Torino. I giorni felici della nostra vita sono pochi, ma un buon nome dura sempre. Il tuo sicuramente sarà scolpito negli annali della vita istituzionale della nostra città per quello che tu hai saputo dare. Man mano negli anni si spengono le luminarie della gioventù, ma si accendono i roghi splendidi del tramonto e nel tramonto bisogna guardarsi solo dai nani, perché si allungano le loro ombre, ma restano nani. Noi siamo di un'altra generazione e non siamo tra quelli, Sindaco, che sogliono dire "ai nostri tempi". Non è così. La cultura politica, la passione politica, ci fa dire che oggi è più difficile far politica, perché i punti di riferimento sono diventati alienanti, difficili, perigliosi a volte, e il clima sociale quello che è. Ecco perché vi ringrazio - Sindaco, Presidente, Maria, un abbraccio affettuoso -, perché il nostro futuro raccoglie insieme passato e presente, perché noi a questa città vogliamo bene e alle nuove generazioni diciamo: "Sappiate che la politica è la più alta disciplina dello spirito. Fatelo per la vostra passione, per la tutela della vostra dignità, per l'interesse superiore della città di Torino, che è la più bella del mondo!". FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Cara Maria, ti rivolgo il saluto dell'Amministrazione Comunale e, interpretando i sentimenti di tanti, di tutta la città. Rivolgo, naturalmente, un saluto agli ex Sindaci Picco, Novelli e Castellani, che vedo qui con noi, così come i tanti amici, molti dei quali ex Consiglieri Comunali, che oggi hanno accolto questo invito per stringersi intorno a Maria per festeggiare con lei i suoi 80 anni. È già stato richiamato dal Presidente del Consiglio Comunale il cursus honorum di Maria, che è stato prestigioso: parlamentare nazionale, parlamentare europeo, membro del governo in quattro diversi dicasteri, Sottosegretario all'Industria, alla Sanità, alla Pubblica Istruzione. Una carriera che culminò, come tutti sappiamo, nella sua elezione a Sindaco il 20 luglio 1987, incarico che la vide impegnata per tre anni giusti fino al 30 luglio 1990. Tutti coloro che conoscono Maria ne hanno apprezzato, nell'arco della sua vita, la passione, la generosità, la dedizione, l'intelligenza, lo spirito forte che ha sempre animato la sua capacità di essere un punto di riferimento nelle tante battaglie civili e politiche che l'hanno impegnata. Battaglie civili, intanto: Maria è stata un dirigente politico che ha svolto un ruolo di primo piano in quei movimenti che, negli anni Settanta e Ottanta, hanno consentito di acquisire a questo Paese leggi fondamentali di civiltà; mi riferisco alla legge sul divorzio e alla difesa di quella legge nel referendum che la voleva abrogare; mi riferisco alla legislazione sull'aborto, al diritto di famiglia e a tanti altri passaggi normativi, legislativi e politici che hanno segnato, in quegli anni, un salto culturale nella vita dell'Italia e anche della nostra città. Maria Magnani Noya è stata un dirigente di quei movimenti di quella grande stagione di lotte civili, non soltanto a Torino, ma anche in Italia, dove è sempre stata riconosciuta come un punto di riferimento da quanti in quelle battaglie di civiltà vedevano il passaggio ineludibile della modernizzazione del Paese. Maria è stata sempre orgogliosa, lo è tuttora - è uno dei suoi titoli di merito che tutti le riconosciamo -, della sua appartenenza politica: socialista convinta, ha fatto della sua militanza politica nel Partito Socialista Italiano e della sua coerenza politica nel riconoscersi nel valore del socialismo e del socialismo democratico una delle cifre della sua identità politica e umana, e, anche in questo, svolgendo non solo un ruolo a Torino, riconosciuto ed apprezzato da tutti, ma un ruolo nazionale, stante che ha fatto per molti anni parte degli organi dirigenti nazionali del suo partito ed è stata una delle dirigenti socialiste più apprezzate e più riconosciute sul piano nazionale. Divenne Sindaco, come tutti sappiamo, nel 1987, all'indomani di un Esecutivo guidato da un altro compagno di partito, Giorgio Cardetti, in una fase difficile della vita della città: quel decennio che iniziò con la ristrutturazione della FIAT del 1980 e che si protrasse per dieci anni come un decennio critico per la vita di Torino. Dieci anni nei quali Torino dovette fare i conti con il consumarsi dell'identità storica, intorno a cui per più di un secolo aveva costruito le sue fortune: quella di essere una grande città industriale e manifatturiera, non ancora, però, sufficientemente certa dei nuovi cammini che avrebbe intrapreso negli anni successivi. Un decennio difficile, di transizione, un decennio che, se andiamo a rivederlo oggi, rileggendo, per esempio, le cronache del tempo, era contraddistinto nel dibattito politico e giornalistico dalla parola "declino": lo spettro di una città che, smarrito il senso di un cammino, vedeva di fronte a sé come uno spettro incombente il rischio di un declino irreversibile. Non fu così, come sappiamo; Torino ebbe la capacità, a partire dagli anni Novanta, soprattutto elaborato il lutto ed elaborata la perdita dell'identità precedente, di intraprendere strade nuove e di ricostruire una sua identità più complessa e più articolata di quella precedente: quell'identità che oggi ci consegna una città dinamica, una città effervescente, una città plurale nelle tante vocazioni che ne caratterizzano l'attività. Ma quel passaggio ha potuto essere costruito perché in quel decennio difficile, dal 1980 al 1990, le Istituzioni furono un punto di riferimento essenziale per la società torinese, perché non ci si rassegnasse al declino e, invece, si fosse in grado, pur nella difficoltà dell'individuazione di un percorso nuovo, di mettere in campo tutto ciò che era necessario affinché la città potesse riprendersi e rimettersi in movimento. Anche allora, come in tutti i passaggi difficili della vita di questa città, il ruolo delle Istituzioni e, in particolare, il ruolo dell'Istituzione Comunale e di chi ne ha la responsabilità fu essenziale. In questo, appunto, Maria Magnani Noya è stata un punto di riferimento per la città e per i torinesi in un momento di vita difficile della nostra comunità. Per questo è un Sindaco che appartiene alla storia della città e per questo le siamo tutti grati. La sua azione amministrativa dovette fare i conti con un momento difficile di passaggio della vita di Torino, ma anche con un momento di difficile passaggio della vita del Paese. Il decennio Ottanta-Novanta non fu difficile solo per la nostra città, ma fu anche un periodo complesso di transizione per l'intero Paese, in uno sforzo difficile e non sempre felice di ricerca di modernizzazione che passò anche per battaglie politiche e sindacali particolarmente aspre. Così come furono anni nei quali l'architettura istituzionale cominciò ad essere ridefinita. In quegli anni furono ridefinite le funzioni di Comuni e Province, fu ridefinito il quadro normativo all'interno del quale opera il sistema degli Enti Locali e si misero le basi di quelli che sarebbero stati cambiamenti istituzionali ed elettorali significativi nella vita degli Enti Locali, culminati nella legge elettorale che introdusse il suffragio diretto per l'elezione del Sindaco. Furono anni nei quali, insomma, bisognava muoversi guardando ad una società in cambiamento, ma, al tempo stesso, ad una società che nel cambiamento manifestava anche tutte le inquietudini, le incertezze e le insicurezze di chi, lasciato un approdo sicuro, è inquieto e preoccupato perché non intravede ancora la riva a cui approdare per una certezza nuova. Per questo il ruolo delle Istituzioni è in queste fasi tanto più significativo e tanto più importante; per questo il ruolo assolto nella vita della città da Maria Magnani Noya è un ruolo che rimane e di cui le siamo tutti grati. Questi sono i sentimenti di amicizia, di affetto e di gratitudine che io voglio trasmettere a Maria; li trasmetto con tanta più partecipazione personale perché io ebbi la ventura di conoscere Maria quando ero ancora bambino, perché, essendo mio padre un esponente del Partito Socialista che frequentava, quindi, le stanze del Partito Socialista di Corso Palestro e la vita di quell'organizzazione, talora capitava che io lo accompagnassi. Ricordo, appunto, di aver conosciuto Maria Magnani Noya tantissimi anni fa. Così come, oltre a lei, ebbi la ventura di conoscere tanti amici e compagni, da Eugenio Bozzello a tanti altri, che oggi sono qui con noi e che ringrazio per la loro presenza. Grazie per tutto quello che ci hai dato; grazie per quello che hai dato ai tanti che ti hanno voluto bene e che continuano a volerti bene; grazie per quello che hai dato a Torino e ai torinesi; grazie per quello che continui a fare, vivace, vitale, appassionata, generosa come sempre. È questo, tutto sommato, che ci conforta di più, perché sappiamo che oggi siamo qui a festeggiarti, sapendo che abbiamo davanti ancora tanto tempo per continuare il nostro cammino insieme. Grazie e auguri! FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola all'Onorevole Maria Magnani Noya. MAGNANI NOYA Maria Grazie a tutti, al Presidente del Consiglio Comunale, al Sindaco e amico Piero Fassino, ad Andrea e a tutti voi che siete venuti così numerosi in questa giornata. Fare il Sindaco è una delle cose più belle che ci siano, per chi è impegnato in politica. È bello fare il deputato, è bello fare il parlamentare europeo, sono belle tante cose, ma fare il Sindaco è qualcosa in più, c'è la presa diretta con la cittadinanza, ci sono i bisogni di tutti che il Sindaco interpreta ed assolve (bene, male, non importa, ma, comunque, è il punto di riferimento della città). Se guardo questo Consiglio Comunale come una sorta di vecchio film, noto che in questo Consiglio Comunale sin dalle prime riunioni, quelle subito dopo la Liberazione, c'è stata una caratteristica, che, forse, non c'è in altri paesi: ci sono sempre state presenti delle donne, dal primo Consiglio Comunale con Fausta Giani, Ada Gobetti ed Elvira Pajetta, successivamente con Frida Malan e con Maria Tettamanzi, e recentemente non c'è stato un Gruppo consiliare che non abbia avuto delle donne. Da Marta Minervini a Bianca Guidetti Serra, per toccare i due estremi, e poi a Luciana Jona, a Giovanna Cattaneo, a Carla Spagnolo, a Maria Grazia Sestero e ad altre, vediamo che in tutti i Consigli ci sono state delle donne. Queste donne sono state molte volte Assessori, e non in settori tradizionalmente femminili, ma anche in settori molto importanti, basti pensare che oggi Ilda Curti, che mi dicono essere molto brava (io non ho avuto il piacere di conoscerla, ma, essendo qui presente, ci conosceremo dopo), è titolare dell'Assessorato all'Immigrazione e all'Urbanistica, due temi fondamentali per una città. E questo senza quote rosa, ma per la capacità, la volontà e l'impegno delle donne e per l'apertura mentale del tratto torinese e anche dei singoli partiti. La storia delle donne a Torino ha radici lontane, nel 1911. Ripeto, nel 1911 a Torino venne fondata (il centenario è avvenuto quest'anno ed il Sindaco è stato presente in una delle manifestazioni) la Pro Cultura Femminile, che aveva il compito di distribuire e di diffondere la cultura tra le donne che allora, in larga parte, ne erano prive, perché Torino è una città di cultura. Tante volte si tende a dire che è una città economica, industriale, eccetera. No, è una città di cultura, e non lo è soltanto per le sue case editrici, per i personaggi importanti, da Norberto Bobbio a Natalia Ginzburg, per la sua Università, il suo Politecnico, il Centro di Formazione Culturale del BIT (Bureau International du Travail), ma lo è anche per tutta una rete di piccole e grandi istituzioni che lavorano per la cultura di questo Paese. Quando io ero Sindaco abbiamo - sia pure tra qualche polemica - fondato, inaugurato, costruito l'Auditorium del Lingotto, opera di Renzo Piano. L'Auditorium del Lingotto è oggi la sede degna di Settembre in Musica, dell'Associazione Lingotto Musica e il centro espositivo ospita Artissima. Quindi, è stato un centro culturale e anche il Centro Congressi è diventata una necessità di cui Torino aveva assolutamente bisogno. È già stato ricordato dal Presidente, che quando io divenni Sindaco parlai di una Torino bella. In effetti, io girai uno spot in quell'occasione, dove, passeggiando per il Valentino, dicevo: "Torino è bella". Fui considerata una specie di stravagante, una persona un po' visionaria, che non si sa bene che cosa stesse dicendo, ma lo ripeto oggi e, finalmente, tutti si sono accorti che Torino è bella. Nella mia Giunta c'è stato un Assessore, Bepi Dondona - che, purtroppo, oggi non c'è più -, che lavorò in modo intelligente con la sua competenza, con il suo amore per Torino, con la sua cultura storica ed artistica per abbellire Torino con l'Arredo Urbano. Lavorò ricercando i vecchi colori di Torino, valorizzando i nostri bellissimi cortili e cercando di togliere un'associazione legittima e anche molto piacevole, quali erano le giostre, da Piazza Vittorio, perché non erano consone per stare in un centro storico. Torino, quindi, oggi sta diventando anche un centro turistico. Il turismo non è certamente la soluzione ai problemi di Torino, però è, comunque, una grossa componente. È una componente anche perché il turismo e la cultura si stanno legando insieme. Torino, oltre che colta e bella, ha anche un'altra caratteristica che non voglio dimenticare ed è quella di essere una città sociale. I Santi di Torino sono stati essenzialmente degli operatori sociali, più che dei contemplatori. Il Comune fece (merito dell'Assessore Bracco, che vedo qui e che ringrazio anche adesso) due volumi sull'attività di Don Bosco per i giovani e fece, mi pare, anche un convegno, ma non ne sono certa. Comunque, fu una città ampiamente sociale. Torino ebbe anche una pagina nera - dobbiamo ricordarcelo -, quando a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta una popolazione minoritaria, ma ottusa e miope, metteva i cartelli: "Non si affitta ai meridionali". Questa vergogna non si è verificata con gli immigrati. Certo, ci sono state tensioni, scontri e momenti di difficoltà, ma non ci sono mai state le ronde a Torino, che, invece, in molte città sono sostenute ed approvate dalle Amministrazioni Comunali. Quando io facevo il Sindaco, l'immigrazione era un fatto marginale. Era essenzialmente femminile, composta perlopiù da somale ed eritree che lavoravano nelle case e che, quindi, non creavano problema. Poi, è diventato un problema. Io ho ancora davanti agli occhi una figura, quella di Domenico Carpanini, che a San Salvario, circondato da gente più o meno arrabbiata, per non dire inferocita, stava cercando di calmare gli animi, non di aizzarli, ma di calmarli, perché questo è stato il compito che ha svolto l'Amministrazione di Torino e voglio rendere riconoscenza sia a Domenico Carpanini sia a Sergio Chiamparino, che hanno agito pesantemente e decisamente per cercare di cambiare quelli che erano quartieri difficili; lentamente, adagio, adagio, ma, comunque, facendoli diventare dei luoghi vivibili da parte di tutti. Anche la creazione della Moschea, senza minareto, consensualmente decisa, non generò a Torino quelle opposizioni che ci furono in altre città, perché Torino, che poi sostanzialmente è una città laica, è sempre stata però riconoscente di quello che è il diritto costituzionale e universale della libertà di culto. Molte parrocchie sono diventate punti di riferimento per la popolazione immigrata, anche se di religione diversa. Questa è Torino nella sua essenza, appunto, di città sociale, aperta verso la società e verso coloro che ne hanno bisogno. Un recente sondaggio ha messo in evidenza che, oltre all'ampia fiducia nel Presidente della Repubblica, l'unica Istituzione che gode ancora di una certa considerazione è il Comune. Ciascuno della manovra può avere l'opinione che ritiene più importante, non è questo che voglio sottolineare, però c'è un'opinione trasversale, che non è solo quella degli addetti ai lavori, cioè dei Sindaci, dei Presidenti di Regione, eccetera, ma che è della popolazione. Questa opinione trasversale è quella che considera assolutamente negativi i tagli fatti agli Enti Locali, in particolare fatti al Comune, perché il Comune è il luogo dove si vive, dove si studia, dove si lavora, dove si esprimono i propri desideri e i propri bisogni e, se a questi desideri e a questi bisogni non si riesce a dare una risposta per mancanza di fondi, si mette in pericolo non solo il rapporto Comune-popolazione, ma anche il rapporto di civile convivenza per l'intero Paese. Prima di concludere, permettetemi ancora di fare un ringraziamento, rinnovato ovviamente a tutta l'Amministrazione, ai Consiglieri Comunali (in particolare, a coloro che erano Consiglieri quando lo ero anch'io), a tutti gli Assessori della mia Giunta, ma essenzialmente ai dipendenti del Consiglio Comunale. I dipendenti del Consiglio Comunale sono stati un elemento assolutamente indispensabile nel momento in cui io stavo lavorando, perché senza l'impegno, la dedizione, l'intelligenza e la competenza dei dipendenti comunali diventa estremamente difficile amministrare una città, se non addirittura impossibile. Quindi, un ringraziamento particolare va a tutti coloro che continuano a lavorare con molta lealtà e che, indipendentemente dal fatto che il Sindaco sia di un colore o di un altro, lavorano con la stessa dedizione - questo è essere dei funzionari dello Stato - e continuano a dare il loro impegno e la loro attività. Torino è stata definita in vari modi: città tradizionale e città innovativa, città "bugia nen" e città dinamica, città laica e città religiosa, città borghese e città operaia. Io vorrei definirla con una parola sola che le riassume tutte: è una città civile. |