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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 10 Ottobre 2011 ore 12,00
Paragrafo n. 9
INTERPELLANZA 2011-04842
"RAMADAN A TORINO: INTEGRAZIONE O RESA ALL'ISLAMISMO?" PRESENTATA DAL CONSIGLIERE MARRONE IN DATA 14 SETTEMBRE 2011.
Interventi

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201104842/002, presentata in
data 14 settembre 2011, avente per oggetto:
"Ramadan a Torino: integrazione o resa all'islamismo?"

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Curti.

CURTI Ilda (Assessore)
Naturalmente mi permetto di dire che fondamentalmente la risposta è l'applicazione
dell'articolo 8 della Costituzione della Repubblica Italiana. In ogni caso, non era
questa la domanda.
La domanda dell'interpellanza diceva altro. Il Consigliere chiede se le procedure di
assegnazione degli spazi siano state rispettate, nel caso di specie, senza alcun
privilegio o eccezione. La richiesta di occupazione del suolo pubblico è stata
protocollata a metà del mese di agosto, quindi ben prima dei tempi definiti dal
Regolamento, ed è stata una richiesta di occupazione suolo pubblico per due giorni,
in via cautelativa, il 29 o il 30 agosto, perché in realtà il momento in cui si definisce
quando è il "Eid al Fitr", cioè la fine del Ramadan, viene definito secondo un calcolo
molto complicato, che mi auguro non debba essere messo in un Regolamento
comunale, fatto osservando la luna, eccetera.
In ogni caso è stato chiesto per due giorni, in modo tale da poter, all'interno di quel
periodo, dire preventivamente all'Amministrazione quale sarebbe stato il tempo
necessario. Ed è stata autorizzata l'occupazione di suolo pubblico ai sensi del
Regolamento della COSAP, quindi dell'occupazione di suolo pubblico, che
all'articolo 13, parlando delle occupazioni non assoggettate a canone, al comma 2 c,
dice che le "le occupazioni temporanee per manifestazioni e iniziative aventi
carattere politico, culturale, sociale, sportivo, sindacale, benefico e religioso, sono
ammesse". Trattandosi di una iniziativa a carattere religioso, anche se di una
minoranza e non di una maggioranza, sempre secondo l'articolo 8 della Costituzione,
ovviamente è stata concessa l'autorizzazione all'occupazione di suolo pubblico ed è
stata riscossa la somma di 21,43 Euro per la marca da bollo più diritti di segreteria.
L'identità degli interlocutori. La domanda è stata fatta dal Coordinamento dei Centri
Islamici Torinesi, che è un'associazione di secondo livello, in particolare però chi ha
firmato i moduli sono l'Associazione Islamica delle Alpi e il Centro Mecca, che sono
due associazioni regolarmente registrate all'Ufficio del Registro del Ministero delle
Entrate.
Terzo: se il Comune fosse a conoscenza della raccolta del denaro. Eravamo tutti a
conoscenza, visto che c'eravamo tutti e due , Consigliere Marrone. Adesso non
voglio addentrarmi nella questione della raccolta del denaro, perché essendo un
Istituzione laica, naturalmente le conoscenze delle religioni non sono un obbligo,
però il quinto pilastro dell'Islam è la cosiddetta "elemosina" o "zacat"; quindi, come
in quasi tutte le religioni, monoteiste in particolare, l'elemosina è un elemento di
vicinanza a Dio.
Inoltre, non ci risulta che ci sia alcuna norma che imponga il controllo da parte del
Comune della raccolta di offerte, sottoscritta a scopo benefico da parte di fedeli di
qualsiasi religione, associazione o Ente benefico, perché gli eventuali accertamenti
sui bilanci, così come previsto dal Codice Civile, li fanno le Autorità competenti,
certo non una autorizzazione di suolo pubblico, nel senso che l'offerta libera è
ammessa dalle norme.
Sul tema della traduzione simultanea dei sermoni. Come abbiamo sentito tutti, c'è
stata una parte di cerimonia in lingua italiana, mentre la preghiera è stata detta in
arabo. In particolare è stata letta la sura del Corano che celebra la preghiera di fine
Ramadan, perché l'arabo è la lingua della lettura coranica, perché nella tradizione
musulmana si dice che Maometto abbia ricevuto la parola di Dio in arabo
dall'arcangelo Gabriele e quindi il Corano durante la preghiera viene letto in arabo.
Tra l'altro mi limito a dire che fino al Concilio Vaticano II, nel 1962, la lingua della
liturgia cattolica era il latino, una lingua non parlata dalla comunità mondiale dei
cattolici. Anche in questo caso non risulta esistano leggi dello Stato che impediscano
di parlare in pubblico in una lingua straniera, per cui non è pensabile che in future
occasioni si possa mettere come condizione per l'utilizzo di spazi comunali il fatto
che si parli esclusivamente in italiano, perché questo per esempio vieterebbe anche a
degli ingegneri americani di fare una libera iniziativa in lingua inglese.
Sul tema della segregazione delle donne partecipanti alla cerimonia, nelle religioni
monoteiste tradizionalmente la preghiera prevede la separazione tra uomini e donne.
i matronei avevano quella funzione; nelle sinagoghe, tradizionalmente uomini e
donne siedono in sezioni separate, così come nella religione musulmana.
Detto questo, i processi di emancipazione delle donne non si impongono per legge;
sono una dimensione sociale, non normativa, si accompagnano attraverso il dialogo,
attraverso la relazione e anche attraverso la discussione, offrendo l'opportunità alle
donne di esprimere quello che pensano senza farlo esprimere da qualcuno che, in
virtù della liberazione delle donne, in realtà ritiene che si debba punire una tradizione
piuttosto che un'altra.
Anche qui non è immaginabile porre una condizione. Si tratta di lavorare, di
dialogare, di discutere e di continuare un percorso e un processo di dialogo che in
questa città, piaccia o meno, è in atto.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola al Consigliere Marrone.

MARRONE Maurizio
Io, com'era lecito attendersi, non sono soddisfatto della risposta dell'Assessore Curti,
che pure è molto puntuale, perché mi ha risposto non come Assessore della Città di
Torino, ma come - devo dire molto titolata - futura potenziale leader religiosa di una
comunità islamica.
Infatti, ho ricevuto diverse puntualizzazioni sulle motivazioni per cui una religione
predispone determinate norme comportamentali, cosa che devo dire nel mio caso non
era necessario, visto che a me interessa molto la cultura islamica, verso cui provo
anche un grande rispetto, ma è a uso anche dei pochi Consiglieri presenti.
Parto dalla fine nel dire quello che non va; nel senso che pur rispettando tutte le
culture, soprattutto quelle molto radicate sul nostro territorio, come quella islamica,
bisogna conciliarle con le nostre previsioni costituzionali. Quindi, se concedere uno
spazio per il Ramadan è coerente con l'articolo 8 della Costituzione, e va benissimo,
cosa dire se nell'esercizio di questa cerimonia che utilizza uno spazio pubblico, le
donne vengono indirizzate, dal servizio d'ordine posto agli accessi dell'area, verso
un quadrante, non distinto da quello maschile, ma posteriore a quello maschile,
lontano una sessantina di metri vuoti da quello maschile? La logistica del luogo (ce
lo ricordiamo perché eravamo lì entrambi) poteva consentire tranquillamente di
individuare, per esempio, due settori paralleli, senza dover individuare una sorta di
divisione gerarchica tra uomo e donna.
Vorrei ricordare, tra l'altro, che la divisione riguardava proprio le donne, perché i
bambini, le bambine, i familiari, i minori, anche di sesso femminile, stavano invece
con gli uomini nel quadrante maschile. Quindi, è stata una divisione che riguardava
in particolare le donne e le poneva molto dietro agli uomini, più distanti dal luogo
della predicazione rispetto agli uomini stessi.
Procedendo, è ovvio che la legge non impone di chiedere la traduzione, ed ero a
conoscenza che la liturgia è richiesta in lingua araba, ma io mi riferivo al sermone.
Perché loro hanno fatto anche dei discorsi in lingua araba, che in questo caso mi
garantiscono (ho avuto modo di appurarlo, perché tra l'altro anch'io ho diversi amici
nel Centro Islamico delle Alpi) riguardavano mere funzioni logistiche, ragionamenti
e introduzioni. Però visto che la nostra Città, non molto tempo fa, ha avuto un
personaggio poco limpido come l'imam Bouchta, espulso dal Ministero degli Interni,
sul quale comunque pendono ancora, se non dei procedimenti, delle ombre circa un
eventuale coinvolgimento con il terrorismo internazionale, forse andrebbe
nell'interesse delle stesse comunità islamiche garantire questo principio di
trasparenza, per cui non la liturgia (che riguarda i capitoli del Corano, le Sure;
quindi, non credo che possa rappresentare una minaccia), ma tutto ciò che è
aggiuntivo rispetto alla lettura del testo sacro, sia interesse del Comune quantomeno
consigliare che venga tradotto. Anche perché ho visto molti fedeli che non erano di
nazionalità araba, per cui la traduzione poteva essere di aiuto anche a loro.
Riguardo la raccolta dei fondi, mi fa piacere anche aver saputo che hanno speso
21,43 Euro, perché facendo un rapido calcolo - pur sapendo che l'elemosina non è
solo consigliata come nel mondo cattolico, ma è uno dei principali comandamenti
della religione musulmana - lì la richiesta erano 6 Euro, e si capiva perché il numero
arabo era l'unica cosa comprensibile sulla cassetta delle offerte; calcolando che
hanno speso 22 euro e che 15 mila persone hanno versato 6 Euro a testa, e i genitori
versavano anche per i bambini, queste associazioni hanno portato a casa grossomodo
90.000 Euro.
Per cui è vero che nessuna legge impone al Comune di richiedere preventivamente,
però quantomeno cercare di approfondire la conoscenza dei progetti che in concreto
verranno portati avanti con questa raccolta di fondi, che avviene a spese quasi nulle,
in virtù di una concessione di uno spazio pubblico, potrebbe essere quantomeno
consigliabile.
In definitiva, non si tratta di andare a impedire la concessione degli spazi pubblici per
l'esercizio di culto islamico, bensì di fissare delle regole che concilino la pratica di
quella religione, però nel rispetto anche delle nostre leggi e del nostro dettato
costituzionale. Come non esiste alcuna previsione del Corano che impone il burqa,
non esiste alcuna previsione che imponga una posizione delle donne - questo è il
punto che mi preme di più - posteriore rispetto a quella degli uomini.
Ricordo una foto - che era uscita sul quotidiano on line de \"La Stampa\" - in cui lei,
Assessore, era l'unica donna, circondata da un intero quadrante di uomini, e le donne
non si vedevano nemmeno in quella foto, perché erano in fondo alla struttura. Io
auspico non solo una trattazione poi in Commissione, in futuro, in generale, di questo
percorso di dialogo, giustamente, però il dialogo contempla non solo uno che parla e
l'altro che dice di sì, contempla un botta e risposta che arrivi a una sintesi tra due
tesi.
Se lo vogliamo portare avanti in Commissione, ne sarò particolarmente contento,
così potremo coinvolgere anche i Consiglieri Commissari.
Auspico che non si debba ragionare su questi elementi a posteriori, in una cerimonia
così importante, e che in futuro si possa analizzare preventivamente.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola all'Assessore Curti.

CURTI Ilda (Assessore)
Ovviamente sono assolutamente disponibile a proseguire la discussione, perché
ritengo che sia importante. Vorrei che fosse chiaro, una volta per tutte, al Consigliere
Marrone e a chiunque poi scrive sui blog che io non parlo come futuro capo religioso
di nulla! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, non era un battuta, perché poi
queste cose girano sui blog e perché le parole armano gli sciocchi, e ci sono anche
atti di aggressione e intimidazione relativamente al fatto che si dice in giro che io
sarei - questo vorrei fosse messo a verbale - convertita segretamente all'Islam, che
non si capisce bene cosa voglia dire. (INTERVENTO FUORI MICROFONO).
Infatti, non lo sarei segretamente.
Però ci tengo a ribadire un punto: parlo come rappresentante di un'Amministrazione
e di un'Istituzione laica! E la laicità è un valore che dovrebbe tenere insieme tutti
noi. Laicità non significa, per cultura generale, conoscere le religioni degli altri,
significa semplicemente applicare le stesse regole, gli stessi diritti e gli stessi doveri
a chiunque.
Io sono a conoscenza dei progetti che fanno le associazioni e i centri islamici rispetto
al tema del sostegno alle famiglie più indigenti. Sono a conoscenza dei progetti. Lei
mi ha chiesto un'altra cosa, e cioè se io vado a controllare i bilanci di queste
associazioni; siccome io non ho il potere di andare a controllare i bilanci delle
associazioni, di qualsiasi genere (quelle islamiche, come quelle cattoliche, come
quelle non confessionali, come quelle sociali), perché per quello esistono Autorità
competenti, io non vado a controllare i bilanci, sono a conoscenza dei progetti.
Se questo è un tema che intendete affrontare nella Commissione, ben volentieri.
(INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, lei ha chiesto un'altra cosa. Perché
essere a conoscenza dei progetti significa esattamente avere dei tavoli di confronto,
di discussione, di relazione e di progettazione comune. Non hanno speso 21,46 Euro,
hanno pagato la marca da bollo, perché per iniziative come quelle, così come altre, il
suolo pubblico è gratuito.
Poi diverso discorso è affrontare culturalmente, politicamente e socialmente il tema
della relazione con l'Islam, che però, poiché siamo un'Istituzione laica, non deve
essere l'andare a sindacare, solo per alcuni e non per altri, come spendono i soldi,
perché non lo facciamo per le altre religioni, neanche per i Testimoni di Geova
piuttosto che per gli Ortodossi e per tutte le religioni che ci sono in questa città.
Sono disponibile alla discussione e penso che sia utile farla, perciò sono disponibile a
venire in Commissione.

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Quindi l'interpellanza è discussa per l'Aula e l'argomento viene inviato in
Commissione, con i contenuti e le dimensioni che sono state adesso definite.
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