| Interventi |
RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201104842/002, presentata in data 14 settembre 2011, avente per oggetto: "Ramadan a Torino: integrazione o resa all'islamismo?" RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Curti. CURTI Ilda (Assessore) Naturalmente mi permetto di dire che fondamentalmente la risposta è l'applicazione dell'articolo 8 della Costituzione della Repubblica Italiana. In ogni caso, non era questa la domanda. La domanda dell'interpellanza diceva altro. Il Consigliere chiede se le procedure di assegnazione degli spazi siano state rispettate, nel caso di specie, senza alcun privilegio o eccezione. La richiesta di occupazione del suolo pubblico è stata protocollata a metà del mese di agosto, quindi ben prima dei tempi definiti dal Regolamento, ed è stata una richiesta di occupazione suolo pubblico per due giorni, in via cautelativa, il 29 o il 30 agosto, perché in realtà il momento in cui si definisce quando è il "Eid al Fitr", cioè la fine del Ramadan, viene definito secondo un calcolo molto complicato, che mi auguro non debba essere messo in un Regolamento comunale, fatto osservando la luna, eccetera. In ogni caso è stato chiesto per due giorni, in modo tale da poter, all'interno di quel periodo, dire preventivamente all'Amministrazione quale sarebbe stato il tempo necessario. Ed è stata autorizzata l'occupazione di suolo pubblico ai sensi del Regolamento della COSAP, quindi dell'occupazione di suolo pubblico, che all'articolo 13, parlando delle occupazioni non assoggettate a canone, al comma 2 c, dice che le "le occupazioni temporanee per manifestazioni e iniziative aventi carattere politico, culturale, sociale, sportivo, sindacale, benefico e religioso, sono ammesse". Trattandosi di una iniziativa a carattere religioso, anche se di una minoranza e non di una maggioranza, sempre secondo l'articolo 8 della Costituzione, ovviamente è stata concessa l'autorizzazione all'occupazione di suolo pubblico ed è stata riscossa la somma di 21,43 Euro per la marca da bollo più diritti di segreteria. L'identità degli interlocutori. La domanda è stata fatta dal Coordinamento dei Centri Islamici Torinesi, che è un'associazione di secondo livello, in particolare però chi ha firmato i moduli sono l'Associazione Islamica delle Alpi e il Centro Mecca, che sono due associazioni regolarmente registrate all'Ufficio del Registro del Ministero delle Entrate. Terzo: se il Comune fosse a conoscenza della raccolta del denaro. Eravamo tutti a conoscenza, visto che c'eravamo tutti e due , Consigliere Marrone. Adesso non voglio addentrarmi nella questione della raccolta del denaro, perché essendo un Istituzione laica, naturalmente le conoscenze delle religioni non sono un obbligo, però il quinto pilastro dell'Islam è la cosiddetta "elemosina" o "zacat"; quindi, come in quasi tutte le religioni, monoteiste in particolare, l'elemosina è un elemento di vicinanza a Dio. Inoltre, non ci risulta che ci sia alcuna norma che imponga il controllo da parte del Comune della raccolta di offerte, sottoscritta a scopo benefico da parte di fedeli di qualsiasi religione, associazione o Ente benefico, perché gli eventuali accertamenti sui bilanci, così come previsto dal Codice Civile, li fanno le Autorità competenti, certo non una autorizzazione di suolo pubblico, nel senso che l'offerta libera è ammessa dalle norme. Sul tema della traduzione simultanea dei sermoni. Come abbiamo sentito tutti, c'è stata una parte di cerimonia in lingua italiana, mentre la preghiera è stata detta in arabo. In particolare è stata letta la sura del Corano che celebra la preghiera di fine Ramadan, perché l'arabo è la lingua della lettura coranica, perché nella tradizione musulmana si dice che Maometto abbia ricevuto la parola di Dio in arabo dall'arcangelo Gabriele e quindi il Corano durante la preghiera viene letto in arabo. Tra l'altro mi limito a dire che fino al Concilio Vaticano II, nel 1962, la lingua della liturgia cattolica era il latino, una lingua non parlata dalla comunità mondiale dei cattolici. Anche in questo caso non risulta esistano leggi dello Stato che impediscano di parlare in pubblico in una lingua straniera, per cui non è pensabile che in future occasioni si possa mettere come condizione per l'utilizzo di spazi comunali il fatto che si parli esclusivamente in italiano, perché questo per esempio vieterebbe anche a degli ingegneri americani di fare una libera iniziativa in lingua inglese. Sul tema della segregazione delle donne partecipanti alla cerimonia, nelle religioni monoteiste tradizionalmente la preghiera prevede la separazione tra uomini e donne. i matronei avevano quella funzione; nelle sinagoghe, tradizionalmente uomini e donne siedono in sezioni separate, così come nella religione musulmana. Detto questo, i processi di emancipazione delle donne non si impongono per legge; sono una dimensione sociale, non normativa, si accompagnano attraverso il dialogo, attraverso la relazione e anche attraverso la discussione, offrendo l'opportunità alle donne di esprimere quello che pensano senza farlo esprimere da qualcuno che, in virtù della liberazione delle donne, in realtà ritiene che si debba punire una tradizione piuttosto che un'altra. Anche qui non è immaginabile porre una condizione. Si tratta di lavorare, di dialogare, di discutere e di continuare un percorso e un processo di dialogo che in questa città, piaccia o meno, è in atto. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Marrone. MARRONE Maurizio Io, com'era lecito attendersi, non sono soddisfatto della risposta dell'Assessore Curti, che pure è molto puntuale, perché mi ha risposto non come Assessore della Città di Torino, ma come - devo dire molto titolata - futura potenziale leader religiosa di una comunità islamica. Infatti, ho ricevuto diverse puntualizzazioni sulle motivazioni per cui una religione predispone determinate norme comportamentali, cosa che devo dire nel mio caso non era necessario, visto che a me interessa molto la cultura islamica, verso cui provo anche un grande rispetto, ma è a uso anche dei pochi Consiglieri presenti. Parto dalla fine nel dire quello che non va; nel senso che pur rispettando tutte le culture, soprattutto quelle molto radicate sul nostro territorio, come quella islamica, bisogna conciliarle con le nostre previsioni costituzionali. Quindi, se concedere uno spazio per il Ramadan è coerente con l'articolo 8 della Costituzione, e va benissimo, cosa dire se nell'esercizio di questa cerimonia che utilizza uno spazio pubblico, le donne vengono indirizzate, dal servizio d'ordine posto agli accessi dell'area, verso un quadrante, non distinto da quello maschile, ma posteriore a quello maschile, lontano una sessantina di metri vuoti da quello maschile? La logistica del luogo (ce lo ricordiamo perché eravamo lì entrambi) poteva consentire tranquillamente di individuare, per esempio, due settori paralleli, senza dover individuare una sorta di divisione gerarchica tra uomo e donna. Vorrei ricordare, tra l'altro, che la divisione riguardava proprio le donne, perché i bambini, le bambine, i familiari, i minori, anche di sesso femminile, stavano invece con gli uomini nel quadrante maschile. Quindi, è stata una divisione che riguardava in particolare le donne e le poneva molto dietro agli uomini, più distanti dal luogo della predicazione rispetto agli uomini stessi. Procedendo, è ovvio che la legge non impone di chiedere la traduzione, ed ero a conoscenza che la liturgia è richiesta in lingua araba, ma io mi riferivo al sermone. Perché loro hanno fatto anche dei discorsi in lingua araba, che in questo caso mi garantiscono (ho avuto modo di appurarlo, perché tra l'altro anch'io ho diversi amici nel Centro Islamico delle Alpi) riguardavano mere funzioni logistiche, ragionamenti e introduzioni. Però visto che la nostra Città, non molto tempo fa, ha avuto un personaggio poco limpido come l'imam Bouchta, espulso dal Ministero degli Interni, sul quale comunque pendono ancora, se non dei procedimenti, delle ombre circa un eventuale coinvolgimento con il terrorismo internazionale, forse andrebbe nell'interesse delle stesse comunità islamiche garantire questo principio di trasparenza, per cui non la liturgia (che riguarda i capitoli del Corano, le Sure; quindi, non credo che possa rappresentare una minaccia), ma tutto ciò che è aggiuntivo rispetto alla lettura del testo sacro, sia interesse del Comune quantomeno consigliare che venga tradotto. Anche perché ho visto molti fedeli che non erano di nazionalità araba, per cui la traduzione poteva essere di aiuto anche a loro. Riguardo la raccolta dei fondi, mi fa piacere anche aver saputo che hanno speso 21,43 Euro, perché facendo un rapido calcolo - pur sapendo che l'elemosina non è solo consigliata come nel mondo cattolico, ma è uno dei principali comandamenti della religione musulmana - lì la richiesta erano 6 Euro, e si capiva perché il numero arabo era l'unica cosa comprensibile sulla cassetta delle offerte; calcolando che hanno speso 22 euro e che 15 mila persone hanno versato 6 Euro a testa, e i genitori versavano anche per i bambini, queste associazioni hanno portato a casa grossomodo 90.000 Euro. Per cui è vero che nessuna legge impone al Comune di richiedere preventivamente, però quantomeno cercare di approfondire la conoscenza dei progetti che in concreto verranno portati avanti con questa raccolta di fondi, che avviene a spese quasi nulle, in virtù di una concessione di uno spazio pubblico, potrebbe essere quantomeno consigliabile. In definitiva, non si tratta di andare a impedire la concessione degli spazi pubblici per l'esercizio di culto islamico, bensì di fissare delle regole che concilino la pratica di quella religione, però nel rispetto anche delle nostre leggi e del nostro dettato costituzionale. Come non esiste alcuna previsione del Corano che impone il burqa, non esiste alcuna previsione che imponga una posizione delle donne - questo è il punto che mi preme di più - posteriore rispetto a quella degli uomini. Ricordo una foto - che era uscita sul quotidiano on line de \"La Stampa\" - in cui lei, Assessore, era l'unica donna, circondata da un intero quadrante di uomini, e le donne non si vedevano nemmeno in quella foto, perché erano in fondo alla struttura. Io auspico non solo una trattazione poi in Commissione, in futuro, in generale, di questo percorso di dialogo, giustamente, però il dialogo contempla non solo uno che parla e l'altro che dice di sì, contempla un botta e risposta che arrivi a una sintesi tra due tesi. Se lo vogliamo portare avanti in Commissione, ne sarò particolarmente contento, così potremo coinvolgere anche i Consiglieri Commissari. Auspico che non si debba ragionare su questi elementi a posteriori, in una cerimonia così importante, e che in futuro si possa analizzare preventivamente. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola all'Assessore Curti. CURTI Ilda (Assessore) Ovviamente sono assolutamente disponibile a proseguire la discussione, perché ritengo che sia importante. Vorrei che fosse chiaro, una volta per tutte, al Consigliere Marrone e a chiunque poi scrive sui blog che io non parlo come futuro capo religioso di nulla! (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, non era un battuta, perché poi queste cose girano sui blog e perché le parole armano gli sciocchi, e ci sono anche atti di aggressione e intimidazione relativamente al fatto che si dice in giro che io sarei - questo vorrei fosse messo a verbale - convertita segretamente all'Islam, che non si capisce bene cosa voglia dire. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Infatti, non lo sarei segretamente. Però ci tengo a ribadire un punto: parlo come rappresentante di un'Amministrazione e di un'Istituzione laica! E la laicità è un valore che dovrebbe tenere insieme tutti noi. Laicità non significa, per cultura generale, conoscere le religioni degli altri, significa semplicemente applicare le stesse regole, gli stessi diritti e gli stessi doveri a chiunque. Io sono a conoscenza dei progetti che fanno le associazioni e i centri islamici rispetto al tema del sostegno alle famiglie più indigenti. Sono a conoscenza dei progetti. Lei mi ha chiesto un'altra cosa, e cioè se io vado a controllare i bilanci di queste associazioni; siccome io non ho il potere di andare a controllare i bilanci delle associazioni, di qualsiasi genere (quelle islamiche, come quelle cattoliche, come quelle non confessionali, come quelle sociali), perché per quello esistono Autorità competenti, io non vado a controllare i bilanci, sono a conoscenza dei progetti. Se questo è un tema che intendete affrontare nella Commissione, ben volentieri. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). No, lei ha chiesto un'altra cosa. Perché essere a conoscenza dei progetti significa esattamente avere dei tavoli di confronto, di discussione, di relazione e di progettazione comune. Non hanno speso 21,46 Euro, hanno pagato la marca da bollo, perché per iniziative come quelle, così come altre, il suolo pubblico è gratuito. Poi diverso discorso è affrontare culturalmente, politicamente e socialmente il tema della relazione con l'Islam, che però, poiché siamo un'Istituzione laica, non deve essere l'andare a sindacare, solo per alcuni e non per altri, come spendono i soldi, perché non lo facciamo per le altre religioni, neanche per i Testimoni di Geova piuttosto che per gli Ortodossi e per tutte le religioni che ci sono in questa città. Sono disponibile alla discussione e penso che sia utile farla, perciò sono disponibile a venire in Commissione. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Quindi l'interpellanza è discussa per l'Aula e l'argomento viene inviato in Commissione, con i contenuti e le dimensioni che sono state adesso definite. |