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RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201105048/002, presentata in data 23 settembre 2011, avente per oggetto: "Situazione dei lavoratori AMIAT S.p.A." RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per la risposta, al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Sostanzialmente, le questioni sono tre. In particolare, viene messo in evidenza il problema di un diritto sindacale. Relativamente alle controversie di lavoro effettivamente aperte dinanzi al Tribunale, ad oggi queste riguardano meno di 80 lavoratori; devono, però, essere aggiunte le vertenze instaurate da altri 170 lavoratori, che, però, riguardano il filone relativo al risarcimento per il lavaggio degli abiti da lavoro. Su questa questione l'azienda ha correttamente resistito in giudizio, in quanto le sentenze finora emesse, sia di primo che di secondo grado, sono state ad essa favorevoli. Per quanto riguarda i diritti sindacali, che è la questione evidenziata nella prima domanda, il riferimento è ad un caso che è tuttora \"sub iudice\". Peraltro, è doveroso sottolineare come la materia oggetto del contendere sia legata ad un contrasto tra il contratto nazionale e le direttive comunitarie in materia di appalti, riguardando la causa i diritti dei lavoratori e degli appaltatori di alcuni servizi. Inoltre, c'è un caso aperto che, anche in questa situazione, riguarda un provvedimento di licenziamento dovuto all'inquadramento spettante ad un lavoratore, nel senso che il lavoratore ha vinto una causa relativa al lavoro che svolgeva in un'unità produttiva che, prima, era autonoma e che, dal 2008, è stata fusa in AMIAT (quindi, riguarda Publirec); sulla base di ciò, gli sarebbe spettato un livello maggiore. L'AMIAT aveva proposto, in un accordo giudiziale, di prendere tempo sulla questione, riconoscendo poi il quarto livello nel momento in cui verrà riavviato il lavoro in Publirec, che oggi è ferma ed è in ristrutturazione per l'incendio di cui abbiamo avuto modo di parlare. Il lavoratore non ha accettato questa condizione, per cui, oggi, ci troviamo di fronte a questa situazione, che è stata denunciata. Credo che, sulla base di questo, sia possibile un ulteriore approfondimento e, per quanto riguarda le questioni relative all'insieme del contenzioso, in realtà si tratta di un modello abbastanza presente negli anni e da molto tempo in AMIAT, ma che, per fortuna, si sta riducendo. Ovviamente, la riduzione del contenzioso individuale e la risoluzione in termini collettivi dipendono essenzialmente dai livelli di relazione sindacale e dagli accordi collettivi conclusi. Mi pare che, da un po' di tempo a questa parte, ci sia una presa di coscienza della situazione, per cui sia da parte dell'azienda che da parte delle Organizzazioni Sindacali si stanno cercando delle soluzioni collettive per quanto riguarda questo tema, fermo restando che, ovviamente, le vertenze che sono in corso è necessario riuscire a risolverle in qualche modo. Di conseguenza, se da una parte c'è un contenzioso, necessariamente da parte dell'azienda non vi è altra possibilità che difendersi nella sede adatta, che poi è una sede naturale, come spesso avviene per il diritto al lavoro in tutti i suoi aspetti. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Curto. CURTO Michele Mi ritengo solo parzialmente soddisfatto della risposta o, al contrario, solo parzialmente insoddisfatto, anche perché il Vicesindaco - che ringrazio - ha precisato poc'anzi che per quanto riguarda il caso di questo lavoratore (di cui non citiamo il nome per una questione di diritto alla riservatezza) c'è bisogno di un ulteriore e successivo approfondimento. Però, il caso di questo lavoratore, dal punto di vista del diritto al lavoro, è molto chiaro, in quanto, nel 2010, il Giudice del Lavoro di Torino ha scritto nella sentenza: "Accerta che il suddetto ha svolto le mansioni di operaio addetto alla movimentazione, mediante utilizzo di mezzi e peso superiore a 100 quintali a far data dall'01/03/2007 e per un periodo superiore ai tre mesi" - quindi, ha svolto questo lavoro a lungo - "e condanna AMIAT ad inquadrare il ricorrente nel superiore quarto livello professionale a decorrere dal terzo mese successivo dalla data sopraindicata". Oggi, purtroppo, l'azienda invece ha fatto ben altro; infatti, c'è stato un carteggio tra il lavoratore e l'azienda stessa, dai quali risulta che il lavoratore, sapendo che Publirec nei mesi successivi - lo citava prima il Vicesindaco - al 2008 era stata inquadrata da AMIAT, aveva seguito un corso come autista di pala meccanica, ma non gli era stato detto che era necessaria la patente per lavorare all'interno degli impianti chiusi dell'AMIAT; peraltro, nei mesi scorsi il lavoratore aveva dato la propria disponibilità ad essere inquadrato in mansioni di livello inferiore, ma, di fatto, è stato licenziato perché non c'è un posto di lavoro adatto alle sue mansioni e non è disponibile ad accettare un inquadramento diverso e, quindi, una retribuzione diversa. Vorrei sottolineare che il lavoratore - e questo è il fatto importante - ha cercato questa chiarezza e questo diritto nella sede opportuna, cioè quella del Tribunale di Torino. Per questa ragione credo che questo caso sia emblematico di una situazione che - sono contento di sentirlo dalle parole del Vicesindaco - va a risolversi o a ridursi da una prassi, che era quella di risolvere i rapporti sindacali con i propri lavoratori attraverso l'accesso alle sedi giudiziarie. Non so se i dati forniti prima dal Vicesindaco siano corretti, non ho modo di verificarlo, ma quello che so è che l'elenco in mio possesso riguarda 477 pratiche di diritto del lavoro di AMIAT nei confronti dei suoi lavoratori riferite al periodo dal 2008 ai giorni nostri. È particolarmente significativo che un'azienda pubblica come AMIAT debba ricorrere 477 volte - peraltro perdendo, se non sbaglio, 474 volte - al Tribunale di Torino per risolvere i rapporti con i propri lavoratori. Voglio ricordare che questa azienda, negli ultimi mesi, ha rinnovato il parco auto per i dirigenti e ha confermato il premio di produzione, pari al 25% della retribuzione, per i dirigenti stessi. Per questa ragione, relativamente al caso di cui sopra (anche perché sono convinto che l'Amministrazione e la Città debbano trovare una soluzione alla vicenda di questo lavoratore) e sulla situazione più generale di AMIAT - naturalmente, prendendo atto delle parole pronunciate poco fa dal Vicesindaco -, chiederei di rimandare l'interpellanza in III Commissione per un ulteriore approfondimento, così come indicato anche dal Vicesindaco. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Vicesindaco. DEALESSANDRI Tommaso (Vicesindaco) Vorrei fare solo due correzioni per il verbale. La prima è che, come ho detto, per quanto riguarda la maggior parte delle vertenze oggi in atto sul filone relativo al risarcimento per il lavaggio degli abiti, in realtà, sta avendo ragione l'azienda rispetto ai ricorsi dei lavoratori. La seconda (sempre per chiarezza ai fini del verbale) è che l'AMIAT, in attesa che si aprisse Publirec, ha offerto al lavoratore interessato un lavoro di terzo livello con una retribuzione di terzo (non essendoci una mansione da quarto livello in AMIAT); questo è il problema del contenzioso. Cioè, siamo partiti da un contenzioso retributivo, per arrivare invece a parlare del posto di lavoro. A questo punto, quando riaprirà Publirec, bisognerà tenere conto del fatto che il Giudice gli ha riconosciuto che il lavoro svolto in quel di Publirec era di quarto livello. Questo lo dico per chiarezza ai fini del verbale, in modo tale che non si faccia confusione in un caso che, di per sé, è già sufficientemente complicato. Ovviamente - come avevo già detto - sono d'accordo ad un ulteriore approfondimento in Commissione. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |