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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 26 Settembre 2011 ore 12,00
Paragrafo n. 8
INTERPELLANZA 2011-04837
"FORTI AUMENTI DEGLI AFFITTI DEI NEGOZI DI PROPRIETA' COMUNALI" PRESENTATA DALLA CONSIGLIERA SCANDEREBECH IN DATA 14 SETTEMBRE 2011.
Interventi

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201104837/002, presentata in
data 14 settembre 2011, avente per oggetto:
"Forti aumenti degli affitti nei negozi di proprietà comunali"

RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente)
La parola, per la risposta, all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
L'interpellanza chiede sostanzialmente, sulla falsariga anche di una lettera pubblicata
sui quotidiani dell'Associazione Commercianti di Torino, perché, in questo momento
di crisi economica, eccetera, la Città avrebbe proposto aumenti eccessivi rispetto ad
alcuni canoni di locazione. Inoltre, se è possibile prevedere incentivi comunali per
fronteggiare questa situazione con abbonamenti speciali.
Naturalmente, la risposta è un po' più complessa e non riguarda strettamente le mie
deleghe.
Intanto vorrei ricordare che non si possono socializzare le perdite e privatizzare gli
utili o il contrario, nel senso che la Legge dello Stato n. 537/93 ha previsto che la
Città e i beni pubblici in generale, quelli suscettibile di valorizzazione economica,
come i beni immobiliari del patrimonio disponibile, debbano essere utilizzati
sostanzialmente con il rendimento minimo degli immobili utilizzati a libero mercato.
In sostanza, è arrivato un principio di Legge che sostanzialmente dice che siamo
obbligati a valutare che un cespite che la Città abbia in proprietà sia valorizzato
almeno come un bene immesso sul mercato delle locazioni, delle vendite e
quant'altro. Fatto salvo, naturalmente, che la Finanziaria del 1995 dice che sono fatti
salvi i cosiddetti scopi sociali.
Io non credo che con "scopi sociali" la normativa intendesse modificare il profilo di
canone in base a un immobile che, a prescindere dalla categoria merceologica,
vendesse ad esempio biancheria dentro muri privati, piuttosto che dentro muri
pubblici. Perché credo che il senso della Legge fosse quello di non lasciare eccessiva
discrezionalità agli Enti pubblici di mettere a disposizione i propri beni non dando
una valorizzazione minima; in quanto essi comunque corrispondono a risorse
pubbliche impegnate e immobilizzate, spesso infruttifere naturalmente di
rendimento, ma sostanzialmente pur suscettibili di facoltà di produrre reddito, che
peraltro la Città destina alla produzione di servizi.
Vorrei fare questa precisazione: la Città non agisce in regime di libera impresa,
speculando; semplicemente agisce rispetto al parametro del canone di mercato,
destinando le entrate alle attività proprie dell'Ente: quindi, per pagare le utenze,
piuttosto che per gli immobili pubblici con soggetti e fitti di natura passiva, piuttosto
che per i servizi e quant'altro.
Nel 2009, quindi, la Giunta Comunale di allora ha deliberato le "Linee guida per
l'assegnazione in regime di locazione e concessione degli immobili", cercando di
stabilire una procedura trasparente per mettere a disposizione gli immobili e
assicurare non soltanto l'insistenza dei soggetti presenti in quegli immobili, ma
anche la concorrenza di soggetti interessati sul valore dell'immobile stesso.
In coerenza con quanto stabilito dall'articolo 40 della 392/78 (Legge sull'equo
canone), ancora in vigore sulle locazioni commerciali, naturalmente è stato previsto
il diritto di prelazione sulle attività economiche conduttrici di attività, con l'eventuale
indennità a favore dell'avviamento commerciale per i conduttori medesimi.
Quindi, è evidente che questo è il solco di predisposizione degli atti futuri ed è questa
la strada che la Legge impone.
Io capisco la logica di garantire che, a parità di condizioni e nelle forme necessarie, si
realizzi la possibilità di mantenere un tessuto economico storico, costituito spesso di
immobili che, peraltro, hanno altre forme di agevolazioni, in quanto storici, ubicati
nel centro della città o sono di proprietà comunale. Ma d'altra parte, però, non si può
chiedere al Comune di provvedere anche alla funzione di "Don Chisciotte contro i
mulini al vento", a fronte del fatto che il settore dei commercianti è liberalizzato
dalla direttiva Bolkestein, la n. 123 del 2006, che naturalmente stabilisce le regole di
libero mercato. La Legge dello Stato dice che i Comuni devono attuare politiche di
valorizzazione dei canoni almeno alla base di libero mercato; poi localmente si dice:
"però voi dovreste derogare, dovreste in realtà intervenire con meccanismi più
morbidi rispetto alle regole".
Ora, io capisco che questo sia un classico conflitto tra particolare e generale, nel
senso che è difficile a livello locale assumersi la responsabilità di quel che si deve
fare. Però devo anche dire che non si può pensare che se il mondo va verso la
liberalizzazione dei servizi, la liberalizzazione della Bolkestein dei servizi
commerciali, i canoni minimi sono quelli di mercato, Torino deve fare il contrario,
andando contro gli orientamenti giurisprudenziali e normativi CEE.
Ora, mettiamoci d'accordo. Se vivessimo in un mondo con meno Bolkestein, meno
economia di mercato, io mi schiererei e mi metterei in gioco personalmente; se però
le regole dicono quanto detto prima, il Comune non può fare il contrario, in modo
avulso dal contesto macroeconomico europeo.
Quindi, vogliamo si attui un principio per cui l'uso degli immobili pubblici può
essere esentato dal canone di mercato? Che la Bolkestein non operi sul pubblico
esercizio torinese? Sono d'accordo. Non mi pare, però, che la mia visione politica e
quella della UDC vada in questa direzione. La mia sì, quella dell'UDC non credo.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Consigliere Scanderebech.

SCANDEREBECH Federica
Non posso dirmi soddisfatta della discussione dell'interpellanza, perché non mi è
stato assolutamente risposto sull'ultimo punto. Pensavo che intervenisse anche
l'Assessore Lubatti o qualcun altro per rispondermi sul secondo punto. Quindi,
intendo portare avanti l'argomento con altri atti amministrativi, forse più concentrati
in quella direzione.
Assessore, io ne approfitto per chiedere se il famoso incontro con il Sindaco e
l'ASCOM si è tenuto - così come dichiarato sui giornali - e che cosa è stato pattuito
da questo incontro. (INTERVENTO FUORI MICROFONO). Perfetto. Perché da
fonti giornalistiche si sapeva che questo incontro doveva avvenire la scorsa
settimana. Non ho più saputo nulla, pensavo che ci fosse stato e che nessuno avesse
saputo com'è andata a finire questa storia.
Io la ringrazio se ci farà avere un riscontro, non solo per vie giornalistiche ma anche
ad esempio con una lettera indirizzata ai Capigruppo, per capire che cosa è stato
deciso dal Sindaco in questo incontro con l'ASCOM.
La mia preoccupazione nasce dal fatto che l'ASCOM si stia lamentando, perché se
una Legge è già assodata da tempo e, quindi, penso che l'ASCOM l'abbia digerita,
non mi è chiaro come mai l'ASCOM si stia lamentando. Dal mio punto vista, è ovvio
che i commercianti si lamentino se ci sono dei forti aumenti di affitto.
A questo punto, chiedo all'Assessore (so che forse non è lei che ha tutte le
competenze) di concertarsi con gli altri Assessori per far sì che se l'Amministrazione
aumenta gli affitti a questi negozi di proprietà comunale, ci siano anche dei riscontri
positivi. In un'epoca in cui ci sono sempre più multinazionali, in cui i piccoli
commerci e quelli storici vanno sempre più a morire (abbiamo visto ad esempio che
di tutte le librerie storiche che c'erano in centro non ne esiste più quasi una, perché
hanno chiuso i battenti sopraffatte dalle multinazionali. Un esempio sono le librerie,
potrei fare altri mille esempi), se decidiamo di aumentare gli affitti a questi
commercianti storici, che da sempre hanno aiutato il commercio del centro,
dobbiamo anche cercare di aiutarli, attraverso altre iniziative, magari coinvolgendo
altri Assessorati.
Ad esempio, a parer mio, non mi sembra sia una follia se aiutiamo questi
commercianti con piccoli gesti. In quale maniera? In questa interpellanza, ad
esempio, proponevo (visto che comunque l'Amministrazione ancora non lo fa) di
prevedere un abbonamento rivolto ai proprietari dei negozi, in maniera tale che
dovendo venire ogni giorno in centro (probabilmente non abitano in centro), possano
usufruire di un abbonamento annuale a tariffa ridotta per posteggiare. Questo
strumento esiste per i residenti, ma non esiste per i commercianti.
Abbiamo messo la ZTL, volete mettere l'Ecopass, volete che tutte le attività
commerciali del centro non siano tutelate in alcuna maniera? Meno male che c'è
l'ASCOM che ci pensa. Cerchiamo di realizzare altre iniziative, affinché questi
negozi non muoiano totalmente.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola, per una breve replica, all'Assessore Passoni.

PASSONI Gianguido (Assessore)
Sia ben chiaro, applicando la Legge la Città non intende aggredire la libera capacità
economica dell'attività commerciale del quartiere, della zona, del centro, della
periferia, che naturalmente hanno pieno diritto.
Quello che volevo dire è che se la globalizzazione ha delle storture sul sistema della
distribuzione dei prodotti e della circolazione delle merci, questo non vuol dire che i
Comuni debbano mettere a disposizione locali gratis per fare commercio di vicinato,
perché viviamo in un mondo, devo dire delirante, ma non tanto delirante da arrivare a
questo.
L'ASCOM verrà ricevuta. Penso che le osservazioni fatte dall'ASCOM siano
superabili e superate dalla conoscenza della situazione reale dei fatti, per cui
l'incontro avrà intenzioni chiarificatorie.
Credo che non sia possibile rispondere affermativamente sull'ultima parte
dell'interpellanza, ma la questione verrà discussa ancora.
Sul Road Pricing, mi permetto di invitare il Consigliere a non dire "avete proposto";
io dico che voi "avete proposto", perché fino a prova contraria il provvedimento l'ha
firmato il suo Gruppo. Io posso anche dire che, onestamente, sono perplesso, però il
Consigliere non dica "l'avete proposto", perché in questo caso dovete risolverla,
come dire, in casa.

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
L'interpellanza è discussa.
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