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RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) Passiamo alla discussione dell'interpellanza n. mecc. 201104681/002, presentata in data 5 settembre 2011, avente per oggetto: "Possibile revisione del rating del Comune di Torino in negativo" RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola, per la risposta, all'Assessore Passoni. PASSONI Gianguido (Assessore) L'interpellanza rilevava (in data 5 settembre, per la verità) le notizie giornalistiche rispetto all'agenzia rating sull'outlook, citava le circostanze - peraltro riferite dagli organi di stampa - e chiedeva quali siano le azioni per scongiurare l'abbassamento, quale la strategia per il rientro del debito, l'entità del debito, eccetera. Premesso che il comunicato stampa sull'abbassamento del rating, anzi, preciso meglio, la revisione dell'outlook del rating Città di Torino (perché l'abbassamento del rating significa essere declassati da A ad A-, da AA- ad A+ e così via, mentre l'outlook è la prospettiva di lungo termine dell'Ente di cui si giudica), è stata deliberata e comunicata a mezzo stampa, come da procedura, all'inizio del mese di agosto, e la stampa specialistica - distratta, devo dire - l'ha richiamata poi in un articolo del 5 settembre, ma, in realtà, è riferita quasi ad un mese prima. Le motivazioni di quella revisione erano orientate sostanzialmente a due modalità di giudizio del rating. Fondamentalmente, la prima era legata al fatto che lo stock del debito della Città di Torino non era diminuito nel lasso temporale osservato; la seconda - direi peraltro la più forte e rilevante - era dovuta al fatto che il cosiddetto "margine corrente", cioè la differenza tra entrate e spese correnti dell'Ente, era inciso da una notevole incertezza legata al trasferimento erariale da parte dello Stato e, quindi (dico una cosa che è rilevabile dal comunicato stampa ufficiale, per cui non faccio interpretazioni), diceva chiaramente che, in questo contesto economico, il comparto Enti Locali sarà, ovviamente, penalizzato dalle scelte di lungo periodo della finanza pubblica perché non in grado di esprimere autonomia finanziaria sul piano dei tributi. Ovvero, ai primi di agosto non era ancora stata adottata la manovra di metà agosto, e quindi non c'era nessun margine di incremento dei tributi; dall'altra parte, c'erano però le manovre di dicembre, di marzo e poi quella di luglio, che erano tutte e tre a detrimento di trasferimenti erariali o in contenimento del Patto di Stabilità. Questo quadro diceva: per un Comune, un Ente Locale qualunque, che abbia rigidità di entrata, spese che, per quanto possano essere incise, sono ovviamente frutto di dinamiche anche di incremento inflattivo per cui ci sono dei costi che sono difficilmente comprimibili, inevitabilmente il lungo periodo non è più tranquillo come potrebbe essere. Devo dire che, a questo proposito, grande conforto ha dato la comunicazione dell'Agenzia Standard & Poor's di due o tre giorni fa, perché? Perché quando le principali agenzie internazionali abbassano il rating dello Stato sovrano, automaticamente - qui do una notizia, perché magari è opportuno darla in diretta - tutte le agenzie di rating abbassano il rating per seguire quello dell'agenzia sovrana. Quindi, nella notte tra venerdì e sabato, con un comunicato stampa comunicato preventivamente, ma sostanzialmente d'ufficio, è stato declassato l'outlook anche di Standard & Poor's della Città di Torino a negativo, perché? Perché non è possibile che nel comparto Enti Locali dipendenti dallo Stato esistano Enti in cui l'outlook, che ha gli stessi fondamentali dello Stato sovrano, sia positivo o stabile con l'outlook del Governo che è negativo, e quindi avviene il declassamento d'ufficio. Ha riguardato Torino ed un elenco che non sto a ricordare, non infinito perché l'elenco dei soggetti che avevano l'outlook stabile o positivo non erano poi tanti; il Comune di Milano aveva già avuto il declassamento, Roma addirittura ha avuto il downgrade dell'intero livello di declassamento a febbraio. Torino ha avuto semplicemente una punizione in questi termini: Standard & Poor's in primavera ci aveva promosso da negativo a stabile, con rating proprio; adesso, per effetto della scelta del rating governativo, ci retrocede da stabile a negativo, dato che non possiamo essere in conflitto con il Paese sovrano. Quindi, tecnicamente, la risposta è: certamente il Comune ha ben presente quali sono le scelte ed i vincoli di finanza pubblica, per i quali ci stiamo battendo come leoni (se mi passa l'espressione); il problema vero, però, è che, se alla fine il sistema economico viene penalizzato o, peggio, declassato da macrostrutture economiche o finanziarie come quelle dell'affidabilità del sistema Paese, che poi è inserito nel sistema europeo, questo evidentemente fa essere abbastanza velleitario il nostro sforzo, nel senso che noi possiamo anche recuperare un margine corrente, ma tanto vige la regola che in qualunque caso il rating di un Comune, che è dipendente finanziariamente da un Paese sovrano, non può superare il rating del Paese sovrano. Cioè, anche se il Comune di Torino avesse zero debito - per essere molto chiari - e il margine corrente migliore, non potremmo superare in performance il rating dello Stato italiano, anche fossimo una libera Repubblica - non dico autonoma, perché magari alla Lega potrebbe andare bene - finanziariamente e perfettamente sana. Con questo non voglio dire che viene meno - sia chiaro, Consiglieri - la responsabilità individuale e collettiva dell'Amministrazione Comunale rispetto agli obiettivi complessivi di finanza pubblica, e non è questa una risposta che tende a spostare il tema su "è colpa del Governo", perché sapete che io non intendo dare questo tipo di risposte. Dico soltanto che, anche se noi attuassimo la migliore manovra possibile sul 2012 per correggere evidentemente alcune indicazioni (quella del debito è una cosa seria, non banale, ma non l'abbiamo mai banalizzata), in ogni caso non sarebbe riconosciuta come uno sforzo autonomo tale da provocare migliorie, se non, ritengo, peggioramenti. Per essere molto chiari: la maggior parte degli Enti Locali italiani ha una misura di distanza tra il rating del Paese sovrano e il proprio, com'era per la Città di Torino nel periodo precedente. Se non mi inganno, ho la netta impressione che l'outlook negativo diventi un fatto sostanzialmente automatico, ma, siccome la distanza tra Paese sovrano e sistema degli Enti Locali e delle Regioni era mediamente di un punto, non mi stupirei se il prossimo anno la revisione materiale dei rating delle città fosse in realtà ulteriormente punitiva, perché evidentemente c'è una certa differenza tra il margine di autonomia che ha uno Stato sovrano rispetto a quello che ha un Ente Locale a finanza derivata. Quindi, penso che noi possiamo rispondere tranquillamente all'interpellanza dicendo che lo sforzo per il contenimento e per il rientro del debito è basato sulla regola aurea per la quale il punto di arrivo è: non si contrarranno finanziamenti per cifre superiori a quelle che sono i rimborsi delle quote capitali per avviare il rientro del debito. Il tema del margine cosiddetto "corrente", cioè del fatto che le entrate e le spese correnti abbiano un margine in crescita, dipenderà da due elementi esogeni, che saranno: 1) l'autonomia effettiva rilasciata dalla manovra cosiddetta di agosto, che per il momento è limitata a qualche decimo di punto sulle addizionali e che, peraltro, il Consiglio Comunale deve concordare e decidere se intenderà toccare o meno; 2) sull'inserimento o meno dell'anticipazione del federalismo fiscale, perché la vera questione che può modificare il rating dei Comuni è se si ritorna a dare autonomia fiscale tramite l'IMU oppure no, anticipando l'applicazione al 2012. Infatti, l'unica imposta che ha valori tali da modificare il valore delle entrate comunali e cambiare il profilo di dipendenza dallo Stato è l'Imposta Municipale Unica; non è certamente l'addizionale, che peraltro sconta, in termini di gettito, un calo di gettito conseguente la dinamica economica. Cioè, un Paese in cui il PIL non cresce, i redditi aggregati non crescono, anche se incrementa le aliquote, non aumenta il gettito, perché il gettito è basato su una base imponibile che è in contrazione, si dice tecnicamente. Quindi, penso sia una cosa molto delicata. Dicevo, quote capitali sostanzialmente superiori alle quote contratte; la reale entità del debito - penso che sia un "politicismo", tra virgolette - è sempre quella dichiarata negli strumenti dell'Ente, il debito a medio/lungo della Città è circa 3,3 miliardi di Euro, non è modificato, peraltro da inizio anno ad oggi l'unica variazione sugli indebitamenti è circa 17 milioni di euro, quindi cifra assolutamente piccolissima, non ci sono variazioni di sorta. La cosa che, in realtà, conta molto è proprio quella seconda parte che dicevo, cioè quanto dipenderemo meno dalla dipendenza finanziaria dallo Stato o se, invece, si sceglierà una strada di maggiore dipendenza finanziaria, quante certezze ha questa dipendenza finanziaria. È chiaro che un soggetto che controlla il sistema degli Enti Locali, sul tema dell'affidabilità verso i debitori, verso i creditori, verso un sistema di economia locale, e che vede una curva di trasferimento tendenzialmente in riduzione, senza ancora la certezza della base imponibile per creare autonomia impositiva, fosse una persona fisica anziché un Ente, diremmo la stessa cosa. Io non affiderei bene una persona che mi dicesse che il suo stipendio diminuirà nei prossimi vent'anni, che la propria capacità di produrre reddito non si potrà incrementare, perché, magari, è vietato per qualche norma strana, e che magari ha già un mutuo prima casa sulle spalle. Questo è il quadro. Quindi, se si verificheranno le condizioni di cui sopra, penso che noi saremo in grado di fronteggiare con una certa intelligenza e con la responsabilità dovuta il tema del rapporto con il rating. Diversamente, siamo in un sistema intanto irripetibile, per fortuna (spero) nel futuro, cioè una congiuntura economica e finanziaria come quella intervenuta negli ultimi quattro mesi - Governo o non Governo, non c'entra - a livello complessivo devo dire che è assolutamente irripetibile; la stretta finanziaria dei Governi sulle proprie economie locali, anche sul piano degli Enti Locali, e la propria stretta delle autorità di rating rispetto al controllo dell'affidabilità del sistema, evidentemente è proporzionale alla crisi e al rischio che, evidentemente, si sta verificando anche in altri Paesi, come la Grecia, vicino all'Italia stessa. Concludendo. Non penso dipenderà solo da noi il futuro del miglioramento della performance del rating di questa Città, come ho dimostrato precedentemente; certamente, noi potremo fare molto sulla parte dei fondamentali sottostanti, ma senza interventi normativi che tolgano la prima clausola e causa di abbassamento dell'outlook, che Fitch, che lo fece invece autonomamente, ha operato ai primi di agosto, ovvero la cosiddetta riduzione dell'autonomia finanziaria dei margini correnti, io non penso sia facile o controvertibile questa tendenza, che inevitabilmente sta giudicando male l'intero sistema Paese dell'Italia e, con esso, anche il ruolo che gli Enti Locali stanno svolgendo, che naturalmente è quello che noi abbiamo come compito istituzionale. Ultima battuta, ma non per polemica, non credo che toccherò le corde della Lega Nord: sono sorpreso, ma il Comune di Roma, sempre per citare un Comune che non sta tanto bene, che è commissariato, che ha la gestione commissariata separata, nonostante il commissariamento di tre anni fa e il contributo economico annuale dello Stato al ripianamento, è stato comunque declassato dell'intero rating. E non è un giudizio, sia chiaro, politico sull'Amministrazione Alemanno; vuol solo dire che, nonostante si ricevano 200-300 milioni di Euro di sostegno economico esterno per la salvaguardia e l'incremento della situazione patrimonio dell'Ente (quindi, un commissariamento), ciò non è necessariamente detto che voglia dire che i conti vengano giudicati bene o che, tra virgolette, "l'affidabilità" migliori. Quindi, vi lascio immaginare con quale serenità, con quale impostazione e con quali dubbi sul sistema svolgiamo il nostro lavoro - purtroppo, è il nostro mestiere -. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) La parola al Consigliere Ricca. RICCA Fabrizio Per rimanere in termini di battute, se a Roma governasse la Lega, magari qualcosa in più andrebbe meglio. Ringrazio l'Assessore per l'esaustività delle sue risposte. Sicuramente è importante la congiuntura economica e tutto il resto, però se esiste un debito così forte, probabilmente c'è anche una causa che l'ha generato e probabilmente questi anni di Amministrazione sono parte della causa. Sicuramente quello che ci si aspetta nei prossimi mesi non è soltanto la speranza che la congiuntura economica aiuti Torino a uscire da questo baratro (come ha detto l'Assessore pari a 3,3 miliardi di Euro, ovvero una voragine infinita), ma è anche la capacità di mettere in campo una soluzione reale che possa rilanciare Torino verso un pareggio per fine mandato. Anche perché (non voglio fare battute) sappiamo che all'interno del federalismo esiste una nota che dice che chi avrà causato debito non si potrà più ricandidare; Fassino ha detto che farà soltanto cinque anni di mandatura, però sicuramente non è un buon motivo per finire i cinque anni ancora con il segno meno davanti ai conti pubblici. Quindi, l'invito, che formalizzeremo quando ci sarà la stesura del Bilancio, è quello di mettere in campo delle manovre reali, anziché - come abbiamo ripetuto più e più volte - deliberare solamente aumenti a carico dei contribuenti. RATTAZZI Giulio Cesare (Vicepresidente) L'interpellanza è discussa. |