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FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) Incominciamo la cerimonia. Onorevole Diego Novelli, signor Sindaco, Autorità tutte, Assessori, Consiglieri, amici, inizio con una frase che l'Onorevole Novelli ricorderà bene: "Corro il rischio di essere scambiato per l'arredo, ma non mi sento una suppellettile, perché credo di poter ancora svolgere la mia attività per la Città". Così si esprimeva Diego Novelli nel 1995, durante la celebrazione per i suoi 35 anni di presenza in Consiglio Comunale. Oggi, giorno in cui festeggiamo il suo ottantesimo compleanno, compiuto in realtà il 22 maggio scorso, sono ben lieto di poterlo accogliere, insieme a tutti i Consiglieri, al Sindaco, alla Giunta e ai numerosissimi amici presenti, in questa Sala, che lo ha visto protagonista ininterrotto per ben 37 anni e nella quale sedette da Sindaco dal 1975 al 1985. Novelli è stato Deputato alla Camera e Parlamentare europeo, ma è per la nostra Città che ha - più di ogni altra cosa - battuto il suo cuore. Costante nella sua vita l'impegno per migliorare la sua Torino, ricercando il bene dei torinesi. Egli stesso ha dichiarato: "La vita del Comune, la vita del Consiglio Comunale, sono un po' intrecciati nella mia vita personale e nella mia vita professionale come giornalista". Editorialista, saggista, ha scritto per "La Rinascita della Sinistra" e per "L'Unità", di cui fu responsabile della redazione piemontese dal 1961 al 1975. Nel 1972 ha poi fondato il giornale "Nuova Società", del quale attualmente è Direttore. "Novelli è un utile maestro di come deve essere trattata la cosa pubblica e di come si devono trattare gli uomini"; questo è il ritratto tracciato dall'allora Consigliere Giuseppe Lodi, esponente del Partito Repubblicano Italiano, nel dicembre del 1995. Il suo discorso continuava ancora con queste parole: "È un dono di natura, è il suo carattere, un'attitudine naturale che gli è valsa il soprannome di 'Sindaco del ballatoio'. Ha la capacità di essere sempre un semplice uomo tra gli uomini semplici e non un superbo supponente politico, ma è la sua morale che ne ha fatto un degno rappresentante della torinesità anche in Italia, non solo a Torino, anche se spesso esprime posizioni politiche diverse dalle mie". Così concludeva Lodi. Un giudizio decisamente positivo, che penso rappresenti il pensiero di tutti noi e che si unisce al sentimento di gratitudine per un entusiasmo verso la sua e la nostra Torino che si mantiene inalterato. Lo dimostrano le molte proposte inviate all'Amministrazione Comunale (mi riferisco, ad esempio, alle richieste di intitolazioni e di commemorazione), gli incontri e i convegni da lui organizzati come Presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani, non ultimo quello di mercoledì scorso sull'annoso tema dell'evasione fiscale. Con questo spirito di gratitudine e sincero affetto, auguro, da parte di tutto il Consiglio Comunale, buon compleanno a Diego Novelli. (Applausi) FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al Sindaco. SINDACO Prima di tutto, vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che hanno accolto questo nostro invito; in primo luogo, insieme a Diego, Giovanni Porcellana, Giovanna Cattaneo, Valentino Castellani, Sergio Chiamparino, Maria Magnani Noya, che sono qui e che hanno ricoperto l'incarico di Sindaco. Sono presenti anche tanti Consiglieri che hanno avuto la possibilità, nell'arco degli anni, di condividere insieme a Diego Novelli l'esperienza di questo Consiglio Comunale; sono qui in molti, amici, compagni di Diego, avversari di Diego, uomini e donne che hanno vissuto la vita politica ed istituzionale di Torino negli anni in cui Diego ne è stato il principale protagonista e con lui hanno condiviso momenti di gioia e di successo di questa città, come anche momenti difficili e di dolore. Siamo tutti qui per festeggiare gli ottant'anni di Diego Novelli e il fatto che siamo così tanti già è una manifestazione significativa di quello straordinario affetto, di quella straordinaria simpatia, di quella straordinaria relazione umana che Diego ha costruito con la città e con i torinesi e che, a distanza di anni da quando ha cessato di fare il Sindaco, ne fanno ancora per molti il Sindaco della Città e certamente uno dei Sindaci più amati di questa città. È stato un grande Sindaco, come tutti sappiamo, collocando la sua azione in una tradizione di questa città che ha visto uomini come Roveda, Negarville, Peyron e Grosso, oltre agli ex Sindaci che ho appena citato e che sono qui con noi e di altri che ci hanno lasciato nel frattempo. Una lunga sequenza di Sindaci che hanno interpretato nel modo più alto e più forte il ruolo di capo della comunità torinese e di guida di questa città. Diego, come tutti sappiamo - tutti coloro che sono qui lo conoscono da anni perché sono suoi amici -, ha con questa città un rapporto che non è esagerato definire "carnale"; un rapporto profondo, di un torinese che non soltanto è torinese perché è nato e vissuto a Torino, svolgendo tutta la sua vita in quel Borgo San Paolo che, per tanti, è una delle rappresentazioni simboliche e più significative della storia di questa città, ma perché il suo grado di identificazione con la società torinese (il suo modo di vivere, il suo modo di essere, i suoi valori, il suo linguaggio, il suo spirito) è davvero totale. Torino sta a tutto tondo nella vita di Diego, nella vita politica, istituzionale e professionale, perché questa è la città nella quale Diego ha compiuto l'intera traiettoria che l'ha condotto fin qui. È nato a Torino, quindi è un torinese doc, ha studiato a Torino, giovanissimo è entrato a "L'Unità", imboccando quella carriera giornalistica che poi l'ha visto diventare non solo il caporedattore della pagina, ma il fondatore di quella straordinaria fucina di cultura politica e di giornalismo impegnato che è stato "Nuova Società". La vita politica di Diego si è identificata totalmente con questo Consiglio Comunale: è entrato qui giovanissimo, com'è stato ricordato, nel 1960 e ne è uscito nel 1985 (nel 1984 fu eletto Parlamentare europeo), rappresentando per un lunghissimo periodo il punto di riferimento non solo per il suo partito, ma per una grandissima parte dei cittadini torinesi. Ha assunto l'incarico di Capogruppo, che manteneva insieme all'incarico di caporedattore del giornale del suo partito, l'Unità; è stato il punto di riferimento dell'opposizione negli anni in cui il Partito Comunista ricopriva questo ruolo. Ma tutti possono convenire - in primo luogo coloro che erano gli avversari del tempo, penso a Giovanni Porcellana e altri che sono in questa Sala: vedo Dante Notaristefano e altri ancora - che Diego non era soltanto un avversario politico; era prima di tutto un uomo che amava profondamente la sua Città e che ogni qualvolta in questa sede si mettevano in causa i destini di Torino, i suoi interessi, le sue esigenze, i suoi bisogni, sapeva sempre ragionare da uomo delle istituzioni, da uomo che amava la Città, anteponendo ai suoi convincimenti politici prima di tutto l'interesse di Torino e dei torinesi, non avendo mai paura, dall'opposizione, di assumersi le responsabilità e di concorrere anche con un voto positivo a quelle decisioni che riteneva utili per la vita e lo sviluppo di Torino. Sappiamo tutti che quello straordinario impegno ebbe il suo punto culminante in quella stagione politica dell'inizio degli anni Settanta, che ebbe uno dei suoi momenti di maggiore rilievo nelle elezioni amministrative del 1975, dopo il referendum sul divorzio del 1974 e prima delle elezioni politiche del 1976. La vittoria nel 1975 rappresentò un tornante cruciale nella vita politico-istituzionale dell'Italia, perché segnò un mutamento dei rapporti di forza politici, che videro il principale partito d'opposizione, che per lungo periodo era stato essenzialmente un partito di opposizione, assumere rilevanti funzioni di Governo in primo luogo nelle grandi città. È la stagione del 1975, dei grandi Sindaci di sinistra, che si affermarono in quella tornata elettorale e segnarono la vita amministrativa di quel periodo. Insieme a Diego, penso a uomini come Maurizio Valenzi, Elio Petroselli, Elio Gabbuggiani e altri ancora, che segnarono la vita amministrativa di tante città. Fu una stagione particolarmente felice, non solo per Diego, non solo per la maggioranza che intorno a Diego si esprimeva, ma per Torino. Ripercorrere adesso le tantissime cose che in quel periodo si inaugurarono e si fecero sarebbe davvero difficile e l'elenco non sarebbe in ogni caso esaustivo, ma mi piace ricordare alcune realizzazioni che assunsero un valore di grande rilievo non soltanto per la nostra Città, ma fecero scuola nel Paese. Penso alla generalizzazione della scuola a tempo pieno, che volle un uomo come Gianni Dolino e che realizzò in tutte le scuole di Torino, facendo diventare quell'esperienza un punto di riferimento nazionale. Penso a un'iniziativa straordinaria come "Settembre Musica", di cui abbiamo celebrato poche settimane fa un'edizione altrettanto straordinaria, dopo più di trent'anni, di un'esperienza che volle Giorgio Balmas, l'Assessore alla Cultura di quella Giunta, e che rappresentò, anche in questo caso, un punto di riferimento per l'intero dibattito politico e culturale nazionale. Penso all'iniziativa dei "Punti Verdi", cioè all'idea di fare in modo che l'estate fosse l'occasione per offrire ai cittadini di Torino un momento di svago e di socializzazione nei tanti parchi e nei tanti siti artistici della città. Penso al Palazzo di Giustizia, intitolato a Bruno Caccia, assassinato proprio in quegli anni, che fu costruito grazie alla determinazione e alla volontà delle Amministrazioni del tempo e Diego profuse, insieme ad Alberto Todros, un altro protagonista di quegli anni, molto impegno perché si arrivasse a quella realizzazione. Penso al Piano Regolatore Generale realizzato in quegli anni e che rappresentò, dopo molto tempo, la cornice urbanistico-territoriale per dare a Torino un nuovo sviluppo. Si potrebbe continuare ricordando tante altre cose di quegli anni. Anni felici, ma anche anni difficili. Gli anni nei quali Torino dovette conoscere l'offensiva terroristica, gli "Anni di piombo". Il Comune di Torino guidato da Diego Novelli, così come la Regione, in cui giocò un ruolo rilevante un altro uomo importante delle istituzioni come Dino Sanlorenzo, furono punti di riferimento essenziali perchè la Città, piegata da un'offensiva dura e feroce, non si rassegnasse, non si arrendesse e non subisse passivamente. Se quell'onda terroristica ha potuto essere sconfitta, è bene ricordare che il luogo della prima sconfitta fu proprio la trincea di Torino, una trincea nella quale alcuni Magistrati profusero un impegno straordinario, come Giancarlo Caselli, come il compianto Maurizio Laudi e altri che in quella stagione giocarono con grande coraggio un ruolo da protagonisti e fecero sì che le Istituzioni fossero in grado di reggere a quell'offensiva. Il ruolo che le Amministrazioni pubbliche ebbero fu davvero decisivo e in quel tornante avere un Sindaco di cui i cittadini avessero fiducia e si riconoscessero fu davvero un elemento essenziale. Così come fu essenziale il ruolo di Diego nell'affrontare un altro tornante difficile nella vita della Città, che torna spesso alla memoria perché è uno di quei passaggi che ha segnato la vita della Città e la sua stessa identità: penso al 1980, la lotta alla FIAT, a quel grande momento di ristrutturazione della principale azienda della Città, che mise per la prima volta Torino e i torinesi di fronte alla necessità di fare i conti con un'identità che veniva consumandosi e la necessità di fare i conti con un processo di ristrutturazione e di riorganizzazione che negli anni seguenti, fino ad arrivare a noi, ci avrebbe consegnato una Torino molto diversa da quella che fino a quel momento era stata. Si potrebbe continuare, ma non voglio essere più lungo di tanto. L'impegno di Diego come Sindaco terminò nel 1984, ma il suo impegno politico proseguì, prima come parlamentare europeo, poi come parlamentare nazionale; incarichi nei quali il suo essere torinese, il sentirsi torinese si tradusse nel sentirsi in quelle Istituzioni il rappresentante a pieno titolo di questa Città, svolgendo anche in quelle Istituzioni un ruolo costante, continuo, attivo a favore della Città e delle sue esigenze. Un impegno pieno, un impegno che nella vita di Diego si è sempre intrecciato all'amore per la professione giornalistica, che ancora oggi lo vede impegnato nel dirigere una nuova edizione di "Nuova Società". Un impegno culturale: Diego sta nel novero di quei Sindaci che hanno sempre dedicato una grande attenzione alla vita culturale della Città e hanno profuso un impegno personale affinché la vita culturale della Città trovasse piena realizzazione. Mi piace ricordare la dedizione con cui Diego seguì la ricostruzione del Teatro Regio di Torino, fino alla sua inaugurazione. Inoltre, ricordo come il suo impegno politico, al di là dell'impegno di partito, profuso prima nel Partito Comunista e poi in altre organizzazioni negli anni seguenti alla dissoluzione di quel partito, si sia intrecciato sempre con un impegno civico e un impegno unitario, fino alla decisione generosa di assumere, qualche mese fa, la Presidenza di un'associazione così significativa per la storia e la vita del Paese e di Torino, come l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia. Ha incarnato - e voglio concludere con questo - un'idea alta della politica, come molti che sono qui, un'idea della politica fondata sulla passione, sul disinteresse personale, su una dedizione totale della propria esistenza e del tempo della propria esistenza, fino a sacrificare per questo affetti e tempi privati. E soprattutto, come è stato ricordato dal Presidente Ferraris, un'idea della politica al cui centro ci sono i cittadini, i loro bisogni, le loro esigenze, a partire dai cittadini più umili. Se c'è una cosa che ha fatto sì che Diego raccogliesse così grande affetto, amore e consenso nella città, è stata la sua costante capacità, ogni giorno, di avere un orecchio teso ad ascoltare quello che la città diceva, pensava, sentiva, esprimeva, in un rapporto anche fisico continuo e costante di presenza in ogni quartiere, dai più periferici, che consentisse al Sindaco e all'Istituzione che rappresentava di essere davvero espressione dei cittadini e di far sentire i torinesi rappresentati. Tutto questo lo ha sempre praticato e vissuto con i caratteri tipici della torinesità, quella sobrietà, quell'understatement, quella capacità, anche ironica, di sorridere di se stessi, che è importante, tanto più quando si ricoprono incarichi di responsabilità, quell'invito alla prudenza, che poi lo portava, nel suo amore per il dialetto piemontese, ad espressioni che mille volte ci ha ripetuto: "Fa atenssion! Pijumla pì bassa!", mi scuserete l'espressione non aulica, ma in torinese simpatica: "Pisuma pì curt", detta molte volte da Diego. Tutte espressioni che, diciamo, sono l'espressione simpatica e dialettale di un carattere, di uno spirito, che è appunto una sobrietà, unita ad un carattere - si è visto anche in questo 150° Anniversario dell'Unità d'Italia - che è un senso dello Stato: se c'è una città, se c'è una società nella quale il senso dello Stato è vivo e forte per storia, cultura, tradizione, che ci viene da lontano e di cui si è visto anche il segno nel modo straordinario con cui i torinesi hanno vissuto il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia, questa è proprio Torino, che, appunto, è stata capitale, ma continua ad essere, per tanti aspetti, una grande città capitale. Si potrebbero dire tante altre cose e ciascuno dei presenti potrebbe raccontare aneddoti, episodi, ricordi: credo che in questa ora, in cui siamo insieme, a ciascuno di voi vengano alla memoria immagini, ricordi e pensieri di esperienze e di momenti di vita vissuta con Diego, e tutto questo rende ancora più giusto che noi si sia voluto celebrare i suoi 80 anni, 80 anni che, come sapete, sono stati celebrati il 22 maggio, ma, essendo in quel periodo il Consiglio Comunale chiuso per le elezioni, non si poteva dare luogo a quella cerimonia, che, invece, abbiamo voluto oggi tutti insieme. Lo abbiamo voluto tutti. Io voglio ringraziare tutti i Gruppi Consiliari - quale che sia il partito politico che esprimono - che hanno aderito immediatamente alla proposta di dare a Diego questo momento di omaggio, di riconoscimento, così come faremo con altre personalità significative della Città anche nei prossimi mesi. Caro Diego, quindi, gli auguri davvero più cari, non solo miei personali, per le tante occasioni e i tanti momenti di vita comune che abbiamo avuto lungo molti decenni di impegno, fianco a fianco; mi piace ricordare soprattutto i momenti in cui, da Segretario del Partito Comunista torinese, avevo in Diego Sindaco un interlocutore quotidiano (anche se quotidiano è dire poco, direi quasi ogni ora di quelle giornate) per affrontare i tanti problemi; questa stessa esperienza l'ha avuta, prima di me, Renzo Gianotti, che è qui e che saluto. Gli auguri più cari, quindi, che derivano prima di tutto da un grande affetto, da un grande riconoscimento e da una grande gratitudine personale di questo Consiglio Comunale e di tutta la Città. Diego è stato un Sindaco amato, continua ad essere tale, è stato un grande Sindaco, è e rimane del cuore dei torinesi e credo che questo sia il più bel riconoscimento per la sua attività. Grazie. (Applausi) FERRARIS Giovanni Maria (Presidente) La parola al festeggiato, Onorevole Diego Novelli. NOVELLI Diego Chiedo scusa se, contrariamente alle mie abitudini, ho messo giù due appunti, perché, quando si arriva ad una certa età, c'è il rischio della commozione, anche se non mi considero vecchio, semmai anziano, come diceva mia madre, e aggiungeva in buon piemontese "Chi a veul nen a vnì vei, ca sciopa da giovo". Quando mi è stato comunicato che il Presidente del Consiglio e il Sindaco volevano riservarmi l'incontro di oggi con i Consiglieri Comunali e un gruppo di amici, sono rimasto un po' sorpreso e imbarazzato. Il 22 maggio scorso, quando è caduto il mio ottantesimo compleanno, un po' come un'anziana zitella, non ho pubblicizzato la notizia. Sarà che mia madre, molto morigerata, nonché terziaria francescana, non amava quelle che lei chiamava "frivolezze". I compleanni in casa si esaurivano in uno scambio affettuoso di auguri al mattino del giorno fatidico e tutto finiva in poche parole. Sarei, però, ipocrita se non dicessi che in questa occasione il pensiero del Sindaco Fassino e del Presidente del Consiglio Ferraris mi ha fatto molto piacere. (Applausi) NOVELLI Diego Per questo motivo vi voglio ringraziare. Mi scuso, invece, con l'Assemblea dei Consiglieri Comunali se, per colpa mia, quest'oggi ritarderà l'inizio dei suoi lavori, come è stato rilevato criticamente su qualche giornale: "Per festeggiare Novelli, si chiude il Consiglio e si ripartirà in ritardo". Devo dire, però, molto amichevolmente, che nei 44 anni di frequentazione di questa Sala Rossa (Piero, me ne hai tolto qualcuno: 37 come Consigliere Comunale - dal 1960 al 1997 - e 7 sui banchi della Tribuna Stampa) pochissime volte ho visto iniziare i lavori del Consiglio con rigorosa puntualità. (Applausi) NOVELLI Diego Comunque vi chiedo scusa. In questi giorni, inoltre, sono state scritte, a proposito della mia persona, alcune amenità, e dirò il motivo perché faccio cenno a queste cose. È stato scritto: "Si festeggia chi non ha voluto la metropolitana, sciogliendo la società appositamente costituita ed ha rifiutato - questo addirittura l'ha detto un Sottosegretario lunedì scorso - il contributo dello Stato per la sua realizzazione". A dire il vero - questo lo dico per i giovani Consiglieri - la Società per Azioni Metropolitana di Torino, dopo aver ingoiato parecchie centinaia di milioni di lire, senza avere fatto nulla di concreto, preciso, nemmeno un buchetto di sondaggio geognostico grande come una palla da golf, venne sciolta dal Consiglio Comunale la sera del 17 novembre 1975, con 79 voti favorevoli su 80 votanti. Un solo astenuto: il Presidente di quella società. Poiché con ogni probabilità - senza fare gli scongiuri, per carità - questa sera sarà l'ultima volta che parlo in questo Consiglio Comunale (a meno che il famoso medico ex Sindaco di Catania mi fornisca il miracoloso farmaco che allunga la vita sino a 120 anni), ne approfitto per sfatare un'altra leggenda metropolitana cittadina, secondo cui sarei stato "l'Attila subalpino che ha fatto distruggere lo storico Filadelfia". Tanto più lo dico perché poc'anzi mi è stata regalata una maglia del Toro con un numero che non mi fa capire bene in quale ruolo dovrei giocare, visto che dietro c'è scritto "80". Quante sciocchezze sono state dette e scritte a questo riguardo. Il mitico "Fila" è stato abbattuto - e qui è presente un funzionario molto valido dei Lavori Pubblici, che oggi ricopre l'incarico di Vicedirettore Generale - dopo aver ricevuto ben 62 diffide ed ordinanze, con tanto di benestare della Sovrintendenza ai monumenti, perché costituiva un vero e proprio pericolo pubblico, considerate le strutture in cemento fatiscenti, irrecuperabili, e perché il tetto di quella splendida tribuna in legno (che io mi auguro venga ricostruita tale e quale) era coperto di amianto, quindi c'era sempre un Guariniello con l'occhio lungo che vigilava. Ma, cari Colleghi, lasciamo da parte queste piccole amenità o meschinità. Mi sia consentito, invece, senza retorica nostalgica, ma proprio per la mia lunga esperienza vissuta in questo Palazzo, esaltare il ruolo del Comune, fondamentale struttura delle nostre istituzioni democratiche. Il piano terra - così lo chiamava un vecchio amico, Rubes Triva, per tanti anni Sindaco di Modena ed autorevole dirigente dell'ANCI nazionale - dell'edificio Stato. Perché? Perché, fin dalla nascita, ogni individuo il primo contatto all'esterno della famiglia lo ha con il Comune, dove all'Anagrafe viene registrato come nuovo cittadino. Via via, seguono l'asilo nido, le scuole materne (sempre che ci sia posto per tutti), le scuole elementari. La torre civica rappresenta da secoli il simbolo di una comunità, del vivere assieme, ed il Consiglio Comunale è (o dovrebbe essere) lo specchio in cui si riflette gran parte dei problemi di tutti i cittadini, sia quelli dei momenti gioiosi, sia quelli dei momenti grami. Quante appassionate ed anche drammatiche discussioni sono risuonate in quest'Aula nella lunga notte del terrorismo, già ricordata da Piero Fassino. Se Torino ha respinto, compatta, la lugubre sirena che incitava alla violenza armata, lo si deve in primo luogo al Comune e alla Regione, con uomini come Aldo Viglione e Dino Sanlorenzo che in quel tragico momento hanno saputo rappresentare per tutti i torinesi un punto di riferimento. Potrei citare tante e tante altre occasioni in cui il Comune ha svolto questo ruolo, e con alcuni anziani Consiglieri potrei ricordare quando il Comune è stato occupato dai senza casa, quel drammatico momento che poi si è risolto quasi in una sceneggiata alla De Filippo; i disoccupati; la mancanza delle aule scolastiche, non per negligenza da parte degli amministratori che mi hanno preceduto, ma perché Torino nel giro di vent'anni ha visto raddoppiare la sua popolazione. E non bastava dire: "Qui c'è un posto di lavoro"; poi, quando uscivano dalla fabbrica dove andavano a dormire? Dove mandavano i figli a scuola? Dove mandavano i parenti che si ammalavano? Purtroppo, la grande fabbrica era sorda da questo punto di vista. E quando qualche dirigente di quella grande fabbrica pose il problema, dicendo: "Guardate che non possiamo essere indifferenti", fu tacciato di essere un filosofo e non, come si usa dire, un manager. Visto che è presente, ne approfitto per salutarlo: il dottor Gian Mario Rossignolo. La torre civica, dicevo, rappresenta da secoli il simbolo e Torino, come Comune, ha saputo rappresentare questo punto di riferimento. Ed ecco perché, oggi più che mai, in una fase difficile come quella che stiamo vivendo, cari Consiglieri, dobbiamo tutti assieme, senza divisioni di parte (il mio non è un embrasse nous, non mi sono mai piaciuti), difendere il ruolo, le prerogative, il prestigio dell'Ente Comune e chi ne fa parte dev'essere orgoglioso della responsabilità che la cittadinanza gli ha affidato. Io sono consapevole del fatto che l'Istituzione municipale nel corso degli anni ha cambiato pelle parallelamente al mutare della società, della stessa politica, dei partiti, del ruolo dei partiti. Resta comunque aperta per tutti noi la questione relativa a come il Consiglio Comunale possa coniugare le funzioni di rappresentanza, di indirizzo del governo e di assemblea democratica della Città. La modernità ci impone di cogliere alcune delle forme di trasformazione della rappresentanza politica, che talvolta possono lasciare perplessi, a fronte dell'esigenza della partecipazione e della democrazia, per meglio coinvolgere e, soprattutto, corresponsabilizzare gli amministrati. Senza peccare di gianduismo - termine che spesso usava l'indimenticabile Norberto Bobbio -, dobbiamo lavorare per fare di Torino una città sempre più bella, ma soprattutto più umana, una città che abbia al centro della sua ragion d'essere i problemi, le esigenze e le aspirazioni di ogni cittadino e che non dimentichi mai gli ultimi. Buon lavoro e ancora grazie per l'accoglienza che mi avete riservato. Scusate, mi sono dimenticato di dire che, per tanti anni, sono stato non solo considerato, ma nella realtà il più grande Sindaco che Torino abbia avuto. Poi è arrivato Fassino e mi ha fregato. SINDACO Ha confuso la parola "grande" con la parola "alto": Fassino è il più alto. |