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Estratto dal verbale della seduta di Lunedì 26 Settembre 2011 ore 12,00
Paragrafo n. 18

Festeggiamenti per l'80mo compleanno dell'ex Sindaco Diego Novelli.
Interventi

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
Incominciamo la cerimonia.
Onorevole Diego Novelli, signor Sindaco, Autorità tutte, Assessori, Consiglieri,
amici, inizio con una frase che l'Onorevole Novelli ricorderà bene: "Corro il rischio
di essere scambiato per l'arredo, ma non mi sento una suppellettile, perché credo di
poter ancora svolgere la mia attività per la Città". Così si esprimeva Diego Novelli
nel 1995, durante la celebrazione per i suoi 35 anni di presenza in Consiglio
Comunale.
Oggi, giorno in cui festeggiamo il suo ottantesimo compleanno, compiuto in realtà il
22 maggio scorso, sono ben lieto di poterlo accogliere, insieme a tutti i Consiglieri, al
Sindaco, alla Giunta e ai numerosissimi amici presenti, in questa Sala, che lo ha visto
protagonista ininterrotto per ben 37 anni e nella quale sedette da Sindaco dal 1975 al
1985.
Novelli è stato Deputato alla Camera e Parlamentare europeo, ma è per la nostra
Città che ha - più di ogni altra cosa - battuto il suo cuore.
Costante nella sua vita l'impegno per migliorare la sua Torino, ricercando il bene dei
torinesi. Egli stesso ha dichiarato: "La vita del Comune, la vita del Consiglio
Comunale, sono un po' intrecciati nella mia vita personale e nella mia vita
professionale come giornalista". Editorialista, saggista, ha scritto per "La Rinascita
della Sinistra" e per "L'Unità", di cui fu responsabile della redazione piemontese dal
1961 al 1975.
Nel 1972 ha poi fondato il giornale "Nuova Società", del quale attualmente è
Direttore. "Novelli è un utile maestro di come deve essere trattata la cosa pubblica e
di come si devono trattare gli uomini"; questo è il ritratto tracciato dall'allora
Consigliere Giuseppe Lodi, esponente del Partito Repubblicano Italiano, nel
dicembre del 1995. Il suo discorso continuava ancora con queste parole: "È un dono
di natura, è il suo carattere, un'attitudine naturale che gli è valsa il soprannome di
'Sindaco del ballatoio'. Ha la capacità di essere sempre un semplice uomo tra gli
uomini semplici e non un superbo supponente politico, ma è la sua morale che ne ha
fatto un degno rappresentante della torinesità anche in Italia, non solo a Torino,
anche se spesso esprime posizioni politiche diverse dalle mie". Così concludeva
Lodi.
Un giudizio decisamente positivo, che penso rappresenti il pensiero di tutti noi e che
si unisce al sentimento di gratitudine per un entusiasmo verso la sua e la nostra
Torino che si mantiene inalterato. Lo dimostrano le molte proposte inviate
all'Amministrazione Comunale (mi riferisco, ad esempio, alle richieste di
intitolazioni e di commemorazione), gli incontri e i convegni da lui organizzati come
Presidente dell'Associazione Nazionale Partigiani Italiani, non ultimo quello di
mercoledì scorso sull'annoso tema dell'evasione fiscale.
Con questo spirito di gratitudine e sincero affetto, auguro, da parte di tutto il
Consiglio Comunale, buon compleanno a Diego Novelli.
(Applausi)

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al Sindaco.

SINDACO
Prima di tutto, vorrei salutare e ringraziare tutti coloro che hanno accolto questo
nostro invito; in primo luogo, insieme a Diego, Giovanni Porcellana, Giovanna
Cattaneo, Valentino Castellani, Sergio Chiamparino, Maria Magnani Noya, che sono
qui e che hanno ricoperto l'incarico di Sindaco. Sono presenti anche tanti Consiglieri
che hanno avuto la possibilità, nell'arco degli anni, di condividere insieme a Diego
Novelli l'esperienza di questo Consiglio Comunale; sono qui in molti, amici,
compagni di Diego, avversari di Diego, uomini e donne che hanno vissuto la vita
politica ed istituzionale di Torino negli anni in cui Diego ne è stato il principale
protagonista e con lui hanno condiviso momenti di gioia e di successo di questa città,
come anche momenti difficili e di dolore.
Siamo tutti qui per festeggiare gli ottant'anni di Diego Novelli e il fatto che siamo
così tanti già è una manifestazione significativa di quello straordinario affetto, di
quella straordinaria simpatia, di quella straordinaria relazione umana che Diego ha
costruito con la città e con i torinesi e che, a distanza di anni da quando ha cessato di
fare il Sindaco, ne fanno ancora per molti il Sindaco della Città e certamente uno dei
Sindaci più amati di questa città.
È stato un grande Sindaco, come tutti sappiamo, collocando la sua azione in una
tradizione di questa città che ha visto uomini come Roveda, Negarville, Peyron e
Grosso, oltre agli ex Sindaci che ho appena citato e che sono qui con noi e di altri che
ci hanno lasciato nel frattempo. Una lunga sequenza di Sindaci che hanno
interpretato nel modo più alto e più forte il ruolo di capo della comunità torinese e di
guida di questa città.
Diego, come tutti sappiamo - tutti coloro che sono qui lo conoscono da anni perché
sono suoi amici -, ha con questa città un rapporto che non è esagerato definire
"carnale"; un rapporto profondo, di un torinese che non soltanto è torinese perché è
nato e vissuto a Torino, svolgendo tutta la sua vita in quel Borgo San Paolo che, per
tanti, è una delle rappresentazioni simboliche e più significative della storia di questa
città, ma perché il suo grado di identificazione con la società torinese (il suo modo di
vivere, il suo modo di essere, i suoi valori, il suo linguaggio, il suo spirito) è davvero
totale.
Torino sta a tutto tondo nella vita di Diego, nella vita politica, istituzionale e
professionale, perché questa è la città nella quale Diego ha compiuto l'intera
traiettoria che l'ha condotto fin qui. È nato a Torino, quindi è un torinese doc, ha
studiato a Torino, giovanissimo è entrato a "L'Unità", imboccando quella carriera
giornalistica che poi l'ha visto diventare non solo il caporedattore della pagina, ma il
fondatore di quella straordinaria fucina di cultura politica e di giornalismo impegnato
che è stato "Nuova Società".
La vita politica di Diego si è identificata totalmente con questo Consiglio Comunale:
è entrato qui giovanissimo, com'è stato ricordato, nel 1960 e ne è uscito nel 1985
(nel 1984 fu eletto Parlamentare europeo), rappresentando per un lunghissimo
periodo il punto di riferimento non solo per il suo partito, ma per una grandissima
parte dei cittadini torinesi.
Ha assunto l'incarico di Capogruppo, che manteneva insieme all'incarico di
caporedattore del giornale del suo partito, l'Unità; è stato il punto di riferimento
dell'opposizione negli anni in cui il Partito Comunista ricopriva questo ruolo. Ma
tutti possono convenire - in primo luogo coloro che erano gli avversari del tempo,
penso a Giovanni Porcellana e altri che sono in questa Sala: vedo Dante
Notaristefano e altri ancora - che Diego non era soltanto un avversario politico; era
prima di tutto un uomo che amava profondamente la sua Città e che ogni qualvolta in
questa sede si mettevano in causa i destini di Torino, i suoi interessi, le sue esigenze,
i suoi bisogni, sapeva sempre ragionare da uomo delle istituzioni, da uomo che
amava la Città, anteponendo ai suoi convincimenti politici prima di tutto l'interesse
di Torino e dei torinesi, non avendo mai paura, dall'opposizione, di assumersi le
responsabilità e di concorrere anche con un voto positivo a quelle decisioni che
riteneva utili per la vita e lo sviluppo di Torino.
Sappiamo tutti che quello straordinario impegno ebbe il suo punto culminante in
quella stagione politica dell'inizio degli anni Settanta, che ebbe uno dei suoi
momenti di maggiore rilievo nelle elezioni amministrative del 1975, dopo il
referendum sul divorzio del 1974 e prima delle elezioni politiche del 1976. La
vittoria nel 1975 rappresentò un tornante cruciale nella vita politico-istituzionale
dell'Italia, perché segnò un mutamento dei rapporti di forza politici, che videro il
principale partito d'opposizione, che per lungo periodo era stato essenzialmente un
partito di opposizione, assumere rilevanti funzioni di Governo in primo luogo nelle
grandi città.
È la stagione del 1975, dei grandi Sindaci di sinistra, che si affermarono in quella
tornata elettorale e segnarono la vita amministrativa di quel periodo. Insieme a
Diego, penso a uomini come Maurizio Valenzi, Elio Petroselli, Elio Gabbuggiani e
altri ancora, che segnarono la vita amministrativa di tante città.
Fu una stagione particolarmente felice, non solo per Diego, non solo per la
maggioranza che intorno a Diego si esprimeva, ma per Torino. Ripercorrere adesso
le tantissime cose che in quel periodo si inaugurarono e si fecero sarebbe davvero
difficile e l'elenco non sarebbe in ogni caso esaustivo, ma mi piace ricordare alcune
realizzazioni che assunsero un valore di grande rilievo non soltanto per la nostra
Città, ma fecero scuola nel Paese. Penso alla generalizzazione della scuola a tempo
pieno, che volle un uomo come Gianni Dolino e che realizzò in tutte le scuole di
Torino, facendo diventare quell'esperienza un punto di riferimento nazionale.
Penso a un'iniziativa straordinaria come "Settembre Musica", di cui abbiamo
celebrato poche settimane fa un'edizione altrettanto straordinaria, dopo più di
trent'anni, di un'esperienza che volle Giorgio Balmas, l'Assessore alla Cultura di
quella Giunta, e che rappresentò, anche in questo caso, un punto di riferimento per
l'intero dibattito politico e culturale nazionale.
Penso all'iniziativa dei "Punti Verdi", cioè all'idea di fare in modo che l'estate fosse
l'occasione per offrire ai cittadini di Torino un momento di svago e di
socializzazione nei tanti parchi e nei tanti siti artistici della città.
Penso al Palazzo di Giustizia, intitolato a Bruno Caccia, assassinato proprio in quegli
anni, che fu costruito grazie alla determinazione e alla volontà delle Amministrazioni
del tempo e Diego profuse, insieme ad Alberto Todros, un altro protagonista di
quegli anni, molto impegno perché si arrivasse a quella realizzazione.
Penso al Piano Regolatore Generale realizzato in quegli anni e che rappresentò, dopo
molto tempo, la cornice urbanistico-territoriale per dare a Torino un nuovo sviluppo.
Si potrebbe continuare ricordando tante altre cose di quegli anni. Anni felici, ma
anche anni difficili. Gli anni nei quali Torino dovette conoscere l'offensiva
terroristica, gli "Anni di piombo". Il Comune di Torino guidato da Diego Novelli,
così come la Regione, in cui giocò un ruolo rilevante un altro uomo importante delle
istituzioni come Dino Sanlorenzo, furono punti di riferimento essenziali perchè la
Città, piegata da un'offensiva dura e feroce, non si rassegnasse, non si arrendesse e
non subisse passivamente.
Se quell'onda terroristica ha potuto essere sconfitta, è bene ricordare che il luogo
della prima sconfitta fu proprio la trincea di Torino, una trincea nella quale alcuni
Magistrati profusero un impegno straordinario, come Giancarlo Caselli, come il
compianto Maurizio Laudi e altri che in quella stagione giocarono con grande
coraggio un ruolo da protagonisti e fecero sì che le Istituzioni fossero in grado di
reggere a quell'offensiva.
Il ruolo che le Amministrazioni pubbliche ebbero fu davvero decisivo e in quel
tornante avere un Sindaco di cui i cittadini avessero fiducia e si riconoscessero fu
davvero un elemento essenziale.
Così come fu essenziale il ruolo di Diego nell'affrontare un altro tornante difficile
nella vita della Città, che torna spesso alla memoria perché è uno di quei passaggi
che ha segnato la vita della Città e la sua stessa identità: penso al 1980, la lotta alla
FIAT, a quel grande momento di ristrutturazione della principale azienda della Città,
che mise per la prima volta Torino e i torinesi di fronte alla necessità di fare i conti
con un'identità che veniva consumandosi e la necessità di fare i conti con un
processo di ristrutturazione e di riorganizzazione che negli anni seguenti, fino ad
arrivare a noi, ci avrebbe consegnato una Torino molto diversa da quella che fino a
quel momento era stata.
Si potrebbe continuare, ma non voglio essere più lungo di tanto. L'impegno di Diego
come Sindaco terminò nel 1984, ma il suo impegno politico proseguì, prima come
parlamentare europeo, poi come parlamentare nazionale; incarichi nei quali il suo
essere torinese, il sentirsi torinese si tradusse nel sentirsi in quelle Istituzioni il
rappresentante a pieno titolo di questa Città, svolgendo anche in quelle Istituzioni un
ruolo costante, continuo, attivo a favore della Città e delle sue esigenze.
Un impegno pieno, un impegno che nella vita di Diego si è sempre intrecciato
all'amore per la professione giornalistica, che ancora oggi lo vede impegnato nel
dirigere una nuova edizione di "Nuova Società". Un impegno culturale: Diego sta nel
novero di quei Sindaci che hanno sempre dedicato una grande attenzione alla vita
culturale della Città e hanno profuso un impegno personale affinché la vita culturale
della Città trovasse piena realizzazione. Mi piace ricordare la dedizione con cui
Diego seguì la ricostruzione del Teatro Regio di Torino, fino alla sua inaugurazione.
Inoltre, ricordo come il suo impegno politico, al di là dell'impegno di partito, profuso
prima nel Partito Comunista e poi in altre organizzazioni negli anni seguenti alla
dissoluzione di quel partito, si sia intrecciato sempre con un impegno civico e un
impegno unitario, fino alla decisione generosa di assumere, qualche mese fa, la
Presidenza di un'associazione così significativa per la storia e la vita del Paese e di
Torino, come l'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia.
Ha incarnato - e voglio concludere con questo - un'idea alta della politica, come
molti che sono qui, un'idea della politica fondata sulla passione, sul disinteresse
personale, su una dedizione totale della propria esistenza e del tempo della propria
esistenza, fino a sacrificare per questo affetti e tempi privati. E soprattutto, come è
stato ricordato dal Presidente Ferraris, un'idea della politica al cui centro ci sono i
cittadini, i loro bisogni, le loro esigenze, a partire dai cittadini più umili.
Se c'è una cosa che ha fatto sì che Diego raccogliesse così grande affetto, amore e
consenso nella città, è stata la sua costante capacità, ogni giorno, di avere un orecchio
teso ad ascoltare quello che la città diceva, pensava, sentiva, esprimeva, in un
rapporto anche fisico continuo e costante di presenza in ogni quartiere, dai più
periferici, che consentisse al Sindaco e all'Istituzione che rappresentava di essere
davvero espressione dei cittadini e di far sentire i torinesi rappresentati.
Tutto questo lo ha sempre praticato e vissuto con i caratteri tipici della torinesità,
quella sobrietà, quell'understatement, quella capacità, anche ironica, di sorridere di
se stessi, che è importante, tanto più quando si ricoprono incarichi di responsabilità,
quell'invito alla prudenza, che poi lo portava, nel suo amore per il dialetto
piemontese, ad espressioni che mille volte ci ha ripetuto: "Fa atenssion! Pijumla pì
bassa!", mi scuserete l'espressione non aulica, ma in torinese simpatica: "Pisuma pì
curt", detta molte volte da Diego. Tutte espressioni che, diciamo, sono l'espressione
simpatica e dialettale di un carattere, di uno spirito, che è appunto una sobrietà, unita
ad un carattere - si è visto anche in questo 150° Anniversario dell'Unità d'Italia - che
è un senso dello Stato: se c'è una città, se c'è una società nella quale il senso dello
Stato è vivo e forte per storia, cultura, tradizione, che ci viene da lontano e di cui si è
visto anche il segno nel modo straordinario con cui i torinesi hanno vissuto il 150°
Anniversario dell'Unità d'Italia, questa è proprio Torino, che, appunto, è stata
capitale, ma continua ad essere, per tanti aspetti, una grande città capitale.
Si potrebbero dire tante altre cose e ciascuno dei presenti potrebbe raccontare
aneddoti, episodi, ricordi: credo che in questa ora, in cui siamo insieme, a ciascuno di
voi vengano alla memoria immagini, ricordi e pensieri di esperienze e di momenti di
vita vissuta con Diego, e tutto questo rende ancora più giusto che noi si sia voluto
celebrare i suoi 80 anni, 80 anni che, come sapete, sono stati celebrati il 22 maggio,
ma, essendo in quel periodo il Consiglio Comunale chiuso per le elezioni, non si
poteva dare luogo a quella cerimonia, che, invece, abbiamo voluto oggi tutti insieme.
Lo abbiamo voluto tutti. Io voglio ringraziare tutti i Gruppi Consiliari - quale che sia
il partito politico che esprimono - che hanno aderito immediatamente alla proposta di
dare a Diego questo momento di omaggio, di riconoscimento, così come faremo con
altre personalità significative della Città anche nei prossimi mesi.
Caro Diego, quindi, gli auguri davvero più cari, non solo miei personali, per le tante
occasioni e i tanti momenti di vita comune che abbiamo avuto lungo molti decenni di
impegno, fianco a fianco; mi piace ricordare soprattutto i momenti in cui, da
Segretario del Partito Comunista torinese, avevo in Diego Sindaco un interlocutore
quotidiano (anche se quotidiano è dire poco, direi quasi ogni ora di quelle giornate)
per affrontare i tanti problemi; questa stessa esperienza l'ha avuta, prima di me,
Renzo Gianotti, che è qui e che saluto.
Gli auguri più cari, quindi, che derivano prima di tutto da un grande affetto, da un
grande riconoscimento e da una grande gratitudine personale di questo Consiglio
Comunale e di tutta la Città. Diego è stato un Sindaco amato, continua ad essere tale,
è stato un grande Sindaco, è e rimane del cuore dei torinesi e credo che questo sia il
più bel riconoscimento per la sua attività. Grazie.
(Applausi)

FERRARIS Giovanni Maria (Presidente)
La parola al festeggiato, Onorevole Diego Novelli.

NOVELLI Diego
Chiedo scusa se, contrariamente alle mie abitudini, ho messo giù due appunti,
perché, quando si arriva ad una certa età, c'è il rischio della commozione, anche se
non mi considero vecchio, semmai anziano, come diceva mia madre, e aggiungeva in
buon piemontese "Chi a veul nen a vnì vei, ca sciopa da giovo".
Quando mi è stato comunicato che il Presidente del Consiglio e il Sindaco volevano
riservarmi l'incontro di oggi con i Consiglieri Comunali e un gruppo di amici, sono
rimasto un po' sorpreso e imbarazzato.
Il 22 maggio scorso, quando è caduto il mio ottantesimo compleanno, un po' come
un'anziana zitella, non ho pubblicizzato la notizia. Sarà che mia madre, molto
morigerata, nonché terziaria francescana, non amava quelle che lei chiamava
"frivolezze".
I compleanni in casa si esaurivano in uno scambio affettuoso di auguri al mattino del
giorno fatidico e tutto finiva in poche parole. Sarei, però, ipocrita se non dicessi che
in questa occasione il pensiero del Sindaco Fassino e del Presidente del Consiglio
Ferraris mi ha fatto molto piacere.
(Applausi)

NOVELLI Diego
Per questo motivo vi voglio ringraziare.
Mi scuso, invece, con l'Assemblea dei Consiglieri Comunali se, per colpa mia,
quest'oggi ritarderà l'inizio dei suoi lavori, come è stato rilevato criticamente su
qualche giornale: "Per festeggiare Novelli, si chiude il Consiglio e si ripartirà in
ritardo".
Devo dire, però, molto amichevolmente, che nei 44 anni di frequentazione di questa
Sala Rossa (Piero, me ne hai tolto qualcuno: 37 come Consigliere Comunale - dal
1960 al 1997 - e 7 sui banchi della Tribuna Stampa) pochissime volte ho visto
iniziare i lavori del Consiglio con rigorosa puntualità.
(Applausi)

NOVELLI Diego
Comunque vi chiedo scusa. In questi giorni, inoltre, sono state scritte, a proposito
della mia persona, alcune amenità, e dirò il motivo perché faccio cenno a queste
cose. È stato scritto: "Si festeggia chi non ha voluto la metropolitana, sciogliendo la
società appositamente costituita ed ha rifiutato - questo addirittura l'ha detto un
Sottosegretario lunedì scorso - il contributo dello Stato per la sua realizzazione".
A dire il vero - questo lo dico per i giovani Consiglieri - la Società per Azioni
Metropolitana di Torino, dopo aver ingoiato parecchie centinaia di milioni di lire,
senza avere fatto nulla di concreto, preciso, nemmeno un buchetto di sondaggio
geognostico grande come una palla da golf, venne sciolta dal Consiglio Comunale la
sera del 17 novembre 1975, con 79 voti favorevoli su 80 votanti. Un solo astenuto: il
Presidente di quella società.
Poiché con ogni probabilità - senza fare gli scongiuri, per carità - questa sera sarà
l'ultima volta che parlo in questo Consiglio Comunale (a meno che il famoso medico
ex Sindaco di Catania mi fornisca il miracoloso farmaco che allunga la vita sino a
120 anni), ne approfitto per sfatare un'altra leggenda metropolitana cittadina,
secondo cui sarei stato "l'Attila subalpino che ha fatto distruggere lo storico
Filadelfia". Tanto più lo dico perché poc'anzi mi è stata regalata una maglia del Toro
con un numero che non mi fa capire bene in quale ruolo dovrei giocare, visto che
dietro c'è scritto "80".
Quante sciocchezze sono state dette e scritte a questo riguardo. Il mitico "Fila" è
stato abbattuto - e qui è presente un funzionario molto valido dei Lavori Pubblici, che
oggi ricopre l'incarico di Vicedirettore Generale - dopo aver ricevuto ben 62 diffide
ed ordinanze, con tanto di benestare della Sovrintendenza ai monumenti, perché
costituiva un vero e proprio pericolo pubblico, considerate le strutture in cemento
fatiscenti, irrecuperabili, e perché il tetto di quella splendida tribuna in legno (che io
mi auguro venga ricostruita tale e quale) era coperto di amianto, quindi c'era sempre
un Guariniello con l'occhio lungo che vigilava.
Ma, cari Colleghi, lasciamo da parte queste piccole amenità o meschinità. Mi sia
consentito, invece, senza retorica nostalgica, ma proprio per la mia lunga esperienza
vissuta in questo Palazzo, esaltare il ruolo del Comune, fondamentale struttura delle
nostre istituzioni democratiche. Il piano terra - così lo chiamava un vecchio amico,
Rubes Triva, per tanti anni Sindaco di Modena ed autorevole dirigente dell'ANCI
nazionale - dell'edificio Stato. Perché? Perché, fin dalla nascita, ogni individuo il
primo contatto all'esterno della famiglia lo ha con il Comune, dove all'Anagrafe
viene registrato come nuovo cittadino. Via via, seguono l'asilo nido, le scuole
materne (sempre che ci sia posto per tutti), le scuole elementari. La torre civica
rappresenta da secoli il simbolo di una comunità, del vivere assieme, ed il Consiglio
Comunale è (o dovrebbe essere) lo specchio in cui si riflette gran parte dei problemi
di tutti i cittadini, sia quelli dei momenti gioiosi, sia quelli dei momenti grami.
Quante appassionate ed anche drammatiche discussioni sono risuonate in quest'Aula
nella lunga notte del terrorismo, già ricordata da Piero Fassino. Se Torino ha
respinto, compatta, la lugubre sirena che incitava alla violenza armata, lo si deve in
primo luogo al Comune e alla Regione, con uomini come Aldo Viglione e Dino
Sanlorenzo che in quel tragico momento hanno saputo rappresentare per tutti i
torinesi un punto di riferimento.
Potrei citare tante e tante altre occasioni in cui il Comune ha svolto questo ruolo, e
con alcuni anziani Consiglieri potrei ricordare quando il Comune è stato occupato dai
senza casa, quel drammatico momento che poi si è risolto quasi in una sceneggiata
alla De Filippo; i disoccupati; la mancanza delle aule scolastiche, non per negligenza
da parte degli amministratori che mi hanno preceduto, ma perché Torino nel giro di
vent'anni ha visto raddoppiare la sua popolazione.
E non bastava dire: "Qui c'è un posto di lavoro"; poi, quando uscivano dalla fabbrica
dove andavano a dormire? Dove mandavano i figli a scuola? Dove mandavano i
parenti che si ammalavano?
Purtroppo, la grande fabbrica era sorda da questo punto di vista. E quando qualche
dirigente di quella grande fabbrica pose il problema, dicendo: "Guardate che non
possiamo essere indifferenti", fu tacciato di essere un filosofo e non, come si usa
dire, un manager. Visto che è presente, ne approfitto per salutarlo: il dottor Gian
Mario Rossignolo.
La torre civica, dicevo, rappresenta da secoli il simbolo e Torino, come Comune, ha
saputo rappresentare questo punto di riferimento. Ed ecco perché, oggi più che mai,
in una fase difficile come quella che stiamo vivendo, cari Consiglieri, dobbiamo tutti
assieme, senza divisioni di parte (il mio non è un embrasse nous, non mi sono mai
piaciuti), difendere il ruolo, le prerogative, il prestigio dell'Ente Comune e chi ne fa
parte dev'essere orgoglioso della responsabilità che la cittadinanza gli ha affidato.
Io sono consapevole del fatto che l'Istituzione municipale nel corso degli anni ha
cambiato pelle parallelamente al mutare della società, della stessa politica, dei partiti,
del ruolo dei partiti. Resta comunque aperta per tutti noi la questione relativa a come
il Consiglio Comunale possa coniugare le funzioni di rappresentanza, di indirizzo del
governo e di assemblea democratica della Città.
La modernità ci impone di cogliere alcune delle forme di trasformazione della
rappresentanza politica, che talvolta possono lasciare perplessi, a fronte dell'esigenza
della partecipazione e della democrazia, per meglio coinvolgere e, soprattutto,
corresponsabilizzare gli amministrati.
Senza peccare di gianduismo - termine che spesso usava l'indimenticabile Norberto
Bobbio -, dobbiamo lavorare per fare di Torino una città sempre più bella, ma
soprattutto più umana, una città che abbia al centro della sua ragion d'essere i
problemi, le esigenze e le aspirazioni di ogni cittadino e che non dimentichi mai gli
ultimi.
Buon lavoro e ancora grazie per l'accoglienza che mi avete riservato.
Scusate, mi sono dimenticato di dire che, per tanti anni, sono stato non solo
considerato, ma nella realtà il più grande Sindaco che Torino abbia avuto. Poi è
arrivato Fassino e mi ha fregato.

SINDACO
Ha confuso la parola "grande" con la parola "alto": Fassino è il più alto.
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